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A POZZUOLI metà anni Settanta del secolo scorso: COLLETTIVO TEATRALE ’75 “Ccà puntey ll’arbe!” “Per il decentramento culturale” – seconda parte (per la prima parte vedi 29 agosto)

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A POZZUOLI metà anni Settanta del secolo scorso: COLLETTIVO TEATRALE ’75 “Ccà puntey ll’arbe!” “Per il decentramento culturale” – seconda parte

2.

Prima di ritrascrivere il testo di accompagnamento alla rappresentazione pubblica va rilevato che agli inizi del 1970 la parte storica popolare di Pozzuoli (Rione Terra e zone attigue al porto) fu forzatamente evacuata; la popolazione fu costretta a dislocarsi prima in alloggi di fortuna (molte delle abitazioni “estive” della zona a nord dell’area flegrea oltre Cuma, cioè Licola, Varcaturo,Pinetamare, Castelvolturno e Mondragone furono sequestrate ed adibite a tali scopi) e poi in un nuovo insediamento, Monterusciello.
Fu con questa modalità militaresca decretata anche la fine della persistenza della lingua puteolana.
“Ccà puntey ll’arbe!” con l’ attività istruttoria del “Collettivo” fu un modesto tentativo di recuperare parte di essa.

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Il “Collettivo Teatrale ‘75” che agisce nell’ambito del “Centro Sociale Flegreo” è composto da un gruppo variamente impegnato nel campo del lavoro: pescatori, operai, artisti, insegnanti. I giovani che vi fanno parte, coloro che hanno voluto collaborare al tipo di lavoro che ha svolto e che svolge il “Collettivo”, sono pienamente consapevoli che non vi è oggi alternativa in materia culturale: qualsiasi tipo di indagine, di ricerca non può rifiutarsi di partire dalle esigenze primarie, dalle necessità pratiche, quotidiane, che le masse sempre più folte di contadini, operai, giovani o meno giovani o diversamente tali, avvertono, sì, ma sono anche portate a mistificarle con una sorta di rifiuto, di abulia, intervallata da frenetiche improvvise prese di coscienza, giustificando quasi, in questo modo, il reazionario appello alla limitazione della libertà, di cui fin troppo, secondo alcuni, ha gosuto il popolo italiano.
Certo, oggi, l’intellettuale è scomodo. Scomodo è il prete operaio o colui che, investito di cariche dal potere vigente, tradisce le aspettative non sempre del tutto oneste e genuinamente popolari del suo “datore” di riferimento. Il “Collettivo Teatrale ‘75” non si lega a precise precostituite linee di qualsivoglia parte, ma non smentisce di avere nella maniera più assoluta delle precise simpatie per chi, fino ad oggi, non ha mai tralasciato di costruire collegamenti con il movimento operaio, ed intende con questo impegno aderire ad un tipo di indagine sociale che non si stacchi dalla realtà quotidiana delle fabbriche, dei rioni ghetto, delle masse dei disoccupati, degli sfruttati (in particolare il lavoro minorile e la pratica del lavoro nero), dei lavoratori delle fabbriche, quelli del mare, i contadini, gli emarginati in toto e soprattutto i bambini che, ancora innocenti ed inconsapevoli, hanno bisogno di qualcuno che costruisca per loro un futuro sostanzialmente diverso. Oggi tutti, e specialmente la gente del Sud che tanto ha già sofferto fino ad ora, hanno bisogno estremo di razionalizzare le proprie esigenze, prenderne coscienza; questo, che risulta difficile, può essere ottenuto attraverso il tipo di lavoro che il “Collettivo” svolge, in questo periodo di tempo, insieme a tanti altri gruppi nel Sud e che va tecnicamente sotto il nome di “Decentramento culturale”.
“Ccà puntey ll’arbe!” è il secondo lavoro di indagine culturale spettacolare di tipo teatrale affrontato da questo Collettivo.
Con esso si vuole dare risalto al dialetto puteolano, vivo ancora oggi ai margini della società puteolana, per lo più sul porto, fra i pescatori del “Valione”. Partendo da una necessità oggettiva, di essere presenti sulle scene, pur continuando ad interessarsi di problemi sociali politici e culturali, il Collettivo ha creduto di poter superare la sua iniziale difficoltà creativa, affidandosi ad un canovaccio popolarissimo come “La Cantata dei Pastori”, tradizionale commedia natalizia.

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