10 settembre CINEMA – Storia “minima” 7 – gli anni Trenta (per la parte 6 vedi 26 agosto)

CINEMA – Storia “minima” 7 – gli anni Trenta

7.
Agli inizi degli Anni Trenta in Italia il cinema rivolge la sua attenzione a temi leggeri di intrattenimento. Tra i registi più attivi in questo ambito fu Mario Camerini che era reduce da alcuni successi, tra i quali “Rotaie” del 1929 che si rifaceva in modo originale ad alcuni film del periodo espressionista (ricordiamo “La rotaia” di Lupu Pick). Nel 1932 egli girò “Gli uomini che mascalzoni” che apre in qualche modo anticipato la stagione dei telefoni bianchi. Quel film è importante anche perché segna l’esordio di un grande protagonista del cinema italiano del Novecento: Vittorio De Sica (celebre tra l’altro è la canzone da lui interpretata in quell’occasione: “Parlami d’amore Mariù” uno dei motivi più noti e popolari della tradizione canora italiana). A questo motivo accenneremo poco più avanti.

Abbiamo chiuso il precedente post con i fratelli Marx. Nel 1933 esce un nuovo importante capolavoro del gruppo Marx Brothers, “La guerra lampo”, che pur non riscontrando un immediato successo (l’ironia, la satira dei Marx Brothers risultava complessa per il gusto popolare), è considerato tra i grandi capolavori del Cinema mondiale.

In quello stesso anno, anche se poi datato 1934, Alfred Hitchcock, ancora regista britannico (solo dall’estate del 1939 Hitchcock approda negli Stati Uniti) gira la prima edizione de “L’uomo che sapeva troppo”.

Tra il 1932 ed il 1933 va segnalata anche la ripresa da parte di Fritz Lang del personaggio malefico protagonista del suo capolavoro “M il mostro di Dussseldorf” con “Il testamento del dottor Mabuse”. Siamo in un periodo difficile per Lang e per la Germania, un periodo nel quale molte delle paure presenti nella poetica espressionista si vanno concretizzando con l’avvento al potere di Hitler. Anche per questo Fritz Lang lascerà Berlino prima per Parigi e poi per Hollywood.

Il 1933 è anche l’anno in cui uno dei più grandi promettenti giovani registi gira uno dei suoi due capolavori. Jean Vigo che non avrà dalla vita molto tempo per rimpinguare il suo carnet cinematografico realizza “Zero de conduite” un vero e proprio inno alla libertà e all’anarchia, un film che ha appassionato generazioni di cinefili tra cui molti degli autori della Nouvelle Vague, con capofila Francois Truffaut, che si riconobbe in alcuni dei personaggi della storia narrata nel film di Vigo. Il giovane autore nel 1934, prima di morire, realizzò l’altra pietra miliare della cinematografia mondiale, che è “L’Atalante”, meno assertivo del precedente perchè pieno di malinconiche incertezze e forti timori.
Una curiosità: il film fu proiettato solo dopo la morte di Vigo e nella parte conclusiva fu inserito un motivo, molto noto al pubblico internazionale. Si tratta dell’edizione francese di “Parlami d’amore Mariù”, il cui titolo in francese richiamava alla “chiatta” su cui si svolge gran parte della storia narrata ne “L’Atalante”: si tratta per l’appunto de “Le chalande qui passe”.

Questa, invece, la musica originale. Amo questo film – e, per questo, amo il CINEMA



Nell’Unione Sovietica in quegli anni dopo l’assunzione di un forte potere da parte di Josif Stalin, il cinema si rivolse alla tessitura di un sostegno ideologico costante. Del 1933 abbiamo tuttavia da riscontrare la parentesi messicana di Eisenstein con “Lampi sul Messico”. Il grande regista aveva avuto proposte anche da Hollywood ma furono considerate inaccettabili da parte di un ortodosso comunista come era l’autore de “Sciopero”, “La corazzata Potemkin” e “Ottobre”.

Nel 1934 poi abbiamo da ricordare uno dei film più importanti della storia del cinema sovietico, “Tre canti su Lenin”, un vero e proprio documentario di propaganda che tuttavia non piacque al regime che ormai aveva come punto di riferimento Stalin e non di certo Lenin. In quello stesso anno però un altro regista sovietico mette in scena l’apoteosi dell’umile rappresentante della società contadina, Ciapaiev, che riesce a diventare comandante di una formazione delle guardie rosse che si contrappone a quelle “bianche” controrivoluzionarie e la porta alla vittoria. Il film, “Capaiev” è di Sergei Vasilyev, giovane regista non particolramente prolifico.