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con il Referendum ormai alle porte – I danni dell’ideologismo – perché mai io voto SI

con il Referendum ormai alle porte – I danni dell’ideologismo – perché mai io voto SI

Ho trattato questo tema in modo semplicistico, utilizzando più la testa che il cuore, mostrando molta fiducia nella tenuta democratica del Paese che non mi sembra, guardando alle vicende quotidiane incline a soluzioni eversive irrispettose dei valori fondanti della nostra Costituzione. Diffido di chi utilizza l’arma del testo costituzionale per tentare di impedire il cambiamento. Il confronto con il Referendum del 2016 è profondamente scorretto: in quella occasione cercammo di convincere l’allora Premier di “spacchettare” il complesso delle proposte. Fu sordo a quelle richieste e non potemmo fare altro che bocciarlo, bocciare il Referendum ed il Premier. Non è questo il caso: qui le vere scelte si faranno solo “dopo”.

Sull’appuntamento referendario che tra qualche giorno ci attende si vanno accendendo contese spropositate e fuorvianti, connotate tutte da un ideologismo deleterio e – per quanto concerne quella parte di sostenitori del No in malafede – cialtrone. Indubbiamente non posso tacere sul fatto che coloro che sono invece in perfetta buonafede siano anche creduloni e sprovveduti. Senza voler negare di avere la presunzione di saperne più di altri, trovo altrettanto presuntuosi coloro che si dichiarano certi – siano essi convinti o furbescamente insinceri – del grave pericolo incombente dopo l’approvazione della riduzione dei parlamentari. Detta così, siamo tutti ipersicuri che nulla di rischioso c’è in vista o grave sarà la conseguenza sulla tenuta democratica del nostro Paese. Da una parte quelli che ritengono che la riduzione del numero dei rappresentanti parlamentari produrrà un effetto benefico, consentendo di accedere ad un più rapido percorso degli iter legislativi, dall’altra coloro che denunciano l’aumento del numero dei “rappresentati”, che non consentirebbe alle minoranze di poter essere rappresentate.
Personalmente condivido molte delle preoccupazioni espresse dai sostenitori del NO: lo faccio al di fuori degli ideologismi, che prefigurano uno smantellamento della Costituzione. Queste preoccupazioni, così come sono mie, sono anche di molti altri sostenitori del SI. Le ho esposte in molti post in queste settimane; e ritengo che siano doverosi gli interventi da mettere in atto subito dopo l’approvazione di quel dispositivo legislativo, il cui iter è stato di fatto interrotto dalla pur legittima richiesta di referendum e dagli eventi pandemici di quest’anno.
Non solo una nuova Legge elettorale ma anche dei meccanismi intermedi di compensazione rappresentativa.
Rimettere, senza gli “infingimenti” con cui dopo averle sospese ed esautorate sono , in piedi gli organismi provinciali, ridiscutendone ruoli, ambiti e costi; abbassare il limite minimo di abitanti per poter istituire le Circoscrizioni; operare intorno anche alle “regole” di rappresentanza ed istituire sessioni di lavoro intensificato con obblighi di cura dei territori nei quali si è stati eletti. Tutte queste “proposte” non riducono il numero complessivo dei “rappresentanti” nè incidono minimamente sulla tenuta democratica del Paese.

Un post-scriptum

Dopo la scelta popolare, prevalga il SI oppure il NO, cosa hanno in animo di fare realmente i nostri attuali rappresentanti politici?
Come pensano di ovviare al discredito profondo e diffuso (i sondaggi continuano ad essere impietosi) verso il mondo politico, soprattutto proprio quello rappresentato dai parlamentari.


Giuseppe Maddaluno

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