VERSO UN NUOVO LOCKDOWN parte 7

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN parte 7

Speravo di poter procrastinare il commento preannunciato per “i prossimi giorni” sulla questione dell’ “autonomia scolastica” ma la “capronaggine” con la quale la Ministra Azzolina persegue ad argomentare intorno alle questioni che riguardano gli Istituti scolastici locali e le Istituzioni Regionali, minacciando di ricorrere al TAR per impugnare la scelta fatta da alcuni governatori (Lombardia e Campania, dimenticando il Lazio – chissà perché – e la Liguria che si muovono nella stessa identica  direzione) nel prevedere l’utilizzo della Didattica a Distanza nelle scuole superiori di secondo grado, con modalità diverse (solo le ultime classi, alternanza per gruppi, alternanza settimanale, alternanza per discipline) mi spinge ad anticipare il mio commento.

Sono portato a scrivere soprattutto perchè ho avvertito la possibilità che in Toscana si desse avvio ad un pericoloso tentativo di espropriazione dei livelli di autonomia propria degli Istituti scolastici in relazione al DPR 275 del 1999.

La servile proposta, camuffata da consiglio di buon padre di famiglia è stata avanzata dal neo Presidente della Regione Toscana: avocare pur se temporaneamente al livello regionale (Ufficio Scolastico Regionale) la scelta decisionale della possibile chiusura temporanea di alcuni settori dell’Istruzione con il contemporaneo esercizio della Didattica a Distanza.

Eugenio Giani, e la Ministra Azzolina, non sa o dimentica che la situazione all’interno degli Istituti scolastici è estremamente variegata, per responsabilità che vengono da molto lontano. In Toscana  queste hanno avuto un segno costante dal punto di vista amministrativo: e sarebbe bene che egli stesso, erede di tanto disastro, se ne assumesse in pieno il carico.

Sinceramente c’è da sconfortarsi. Si è trascorsa l’estate a discutere di “banchi a rotelle” e si è avviato uno scaricabarile tra le strutture amministrative statali, regionali e provinciali (o interprovinciali come quella di Prato e Pistoia) circa le iniziative da prendere per rendere possibile la riapertura delle scuole il 14 settembre (vi ricordo che in Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta si votava il 20 ed il 21 senza dimenticare che in quei giorni si votava anche in 1.050  Comuni, tra cui grandi città come Venezia e Reggio Calabria, ma questo è un “carico” di senso critico). Ci si è però dimenticati – e qui lo ricordo, ma nei miei post l’ho già ampiamente segnalato nei mesi scorsi – che la situazione nelle scuole italiane – e toscane, per quel che meglio conosco – quanto a livello di sicurezza, è molto variegata e da collegare a problematiche annose (spazi angusti, sovraffollamento, mancanza di strutture che consentano l’espletamento di quella “socialità” della quale la Ministra ed i suoi servitori sciocchi si riempiono la bocca). La Ministra – e l’attuale Governo – non ne portano la responsabilità; pur tuttavia non hanno mai saputo denunciare ampiamente che lo “stato delle cose” nel settore delle “strutture scolastiche” non poteva consentire una facile ripresa.

Vanno precisate anche alcune questioni, che valgono per l’intero territorio italiano: quando si indica come alternativa una variazione di orario di ingresso e/o un utilizzo di lezioni pomeridiane si dovrebbe tener conto della impreparazione strutturale congenita ad adempiere a tale soluzione (mancanza di utili collegamenti, identico sovraffollamento dei mezzi pubblici, assenza di strutture adeguate per il servizio mensa e per il tanto legittimo bisogno di “socialità”).

La Ministra, così come i suoi predecessori, hanno visitato alcuni “istituti” virtuosi (non ne mancano ma sono una sparuta minoranza); lo hanno fatto in assenza dei flussi ordinari, semmai andando in quelle scuole fortunate che hanno visto arrivare in tempo utile (!) i nuovi banchi. A proposito dei quali, ci sarebbe molto da dire.

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