30 ottobre – DENTRO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 10 – “Avremmo…”

DENTRO UN NUOVO LOCKDOWN – 10

Probabilmente, certamente mi ripeterò; forse smentirò anche qualcosa che ho detto: le mie non sono assolute certezze; spesso il mio argomentare mi spinge a riflessioni. La situazione si va aggravando: ciascuno di noi si era augurato che saremmo ritornati ad una vita pressoché “normale”. Invece non è affatto così!

Avremmo voluto riprendere a dibattere le nostre visioni politiche; avremmo voluto rimettere in piedi alcuni percorsi interrotti; avremmo voluto ritornare con serenità nei cinema, a teatro, nelle piazze, nei circoli culturali e politici a mettere in pratica le nostre passioni, avremmo avuto un gran piacere nel rifrequentare bar e pizzerie, ristoranti pub e discoteche; avremmo volentieri ripreso a viaggiare, visitando città, musei, sagre; avremmo davvero seguito con grande attenzione la riapertura delle scuole nello scorrere di una vita “normale”; avremmo ripreso ad organizzare incontri conviviali con persone nostre amiche.

Avremmo voluto essere tutti “migliori” come avevamo auspicato in un impeto di ottimismo nel corso della prima fase pandemica, che “allora” ci appariva già tremendamente seria.

Avremmo…ma la realtà con la quale dobbiamo minuto per minuto confrontarci ci spinge a prenderci la responsabilità di mostrare gli aspetti più crudi e proporre le soluzioni più urgenti, quelle più adatte, quelle più convenienti…sul serio.

C’è una parte del Paese che avverte il peso gravoso che queste scelte che il Governo sta prendendo a nome della nazione intera comporteranno sul loro livello di vita: dobbiamo, nel rispetto delle urgenze di coloro che si ribellano – non quelle che lo fanno in modo violento, andando oltre alla protesta, salvaguardare la maggioranza e lavorare affinché sia più rapido il ritorno ad una normalità da tutti auspicata.

Questo non sarà possibile senza la compartecipazione di tutti i cittadini ed il senso di responsabilità della Politica, tutta, sia maggioranza che opposizione.

Ritorno a trattare la questione della Scuola, seguendo per l’appunto le ultime notizie: il governatore della Puglia ha chiuso tutte le scuole; la Ministra Azzolina prosegue imperterrita nell’affermare, sorretta in questo da una parte dell’opinione pubblica, che la Scuola deve rimanere aperta.

Bene! Riaprire – o non chiudere – le scuole sarebbe anche, come dico sopra, davvero molto importante; ma occorre in primo luogo sottolineare che si è perso molto tempo a rincorrere i “banchi” – e poco altro – e non ci si è impegnati per davvero a rimodulare efficacemente gli orari dei trasporti con quelli di ingresso e di uscita; non si è prodotto un intervento pubblico propedeutico nazionale per la Didattica a Distanza, probabilmente perché – oltre a non augurarselo stupidamente – non si era in grado di sopperire,  come Ministero della Pubblica Istruzione, tecnologicamente ad una ricaduta autunnale nella pandemia. Ad ogni modo la Ministra sta mostrando i suoi limiti, che non possono essere più sopportati. Le sue esternazioni sono perniciose: la scuola è un luogo – lo riconosce anche lei – di socialità; e proprio in tal senso è certamente molto più pericoloso di discoteche, bar, pizzerie e luoghi della movida. In essa il virus  scorazza impunemente in forma asintomatica pericolosissima, in grado di diffondere il contagio soprattutto nelle famiglie e nei soggetti più anziani e deboli. Lei si fa forte a volte di pareri scientifici che apparirebbero favorevoli al mantenimento dell’insegnamento in presenza. Altri pareri sono discordanti e denunciano più o meno quel che dico sopra. In un momento di grande difficoltà, sarebbe cosa buona e giusta ascoltare i pareri che consentano il miglior risultato possibile per il superamento della crisi. Non ci si perda in polemiche sterili, improduttive e pericolose: alla fin fine se le voci di tregende fossero false ma si riuscisse a venir fuori dall’impasse in uno o due mesi, niente di male. Sarebbe molto peggio il contrario.