DENTRO IL LOCK DOWN – la Sanità e la Scuola

LA SANITA’ E LA SCUOLA

Nei mesi scorsi ho scritto una serie di post nei quali evidenziavo le ombre e le luci della Sanità toscana. Tra le “ombre” ponevo in primo piano le manchevolezze della parte amministrativa gestionale troppo legata agli apparati politici; tra le “luci” invece sottolineavo la cura, l’impegno professionale – innanzitutto – e quello umano – non secondario – degli operatori, tutti indistintamente. Se la Sanità funziona  lo dobbiamo a loro che tra mille difficoltà cercano di tappare le numerose falle del sistema. E’ infatti soprattutto questo che non riesce a funzionare; questo – il sistema – e l’assenza di operatori capaci tecnologicamente e numericamente adeguati a rinnovare i meccanismi di elaborazione e condivisione al massimo dei dati, a far funzionare le più avanzate e moderne tecnologie per velocizzare i processi.

Accade però che in molte occasioni, come d’altronde è accaduto anche a me, gli utenti si adattano a vivacchiare in contesti discutibili, che tuttavia passano in secondo piano, ed esprimono un grado di soddisfazione fermandosi a valutare in modo esclusivo le prestazioni sanitarie finali, quelle degli operatori con i quali si entra in diretto contatto. A volte avviene anche il contrario, ma è fuorviante e sbagliato, allorquando per i disservizi vengono attaccati proprio coloro che non ne possono e non ne sono responsabili.

Trattando pur in maniera superficiale il tema delle nuove tecnologie e la loro scarsa applicazione pratica a sostegno degli apparati “burocratici” (il termine è quanto mai come in questo caso doverosamente portato verso la sua accezione negativa) mi sovviene il tono di un post pubblicato sull’account di una mia amica

FUTURO
“ Non vorrei mettervi ansia ma tra dieci anni l’appendicite ve la farà un medico che oggi è alle superiori e sta facendo didattica a distanza in mutande davanti all’ Xbox mentre mangia merendine.

Abbiate cura di voi “

Molti negli ultimi tempi lamentano i danni che la DaD comporterebbe. Sono dell’opinione che questa “tragedia” farà crescere la preparazione digitale sia tra i docenti (la maggior parte dei quali sono “analfabeti” parziali o totali sotto quell’aspetto) che tra gli studenti. Condivido la preoccupazione collegata alle differenti basi economiche familiari da cui partono gli studenti ma il superamento di tali disuguaglianze deve essere compito prioritario dello Stato, doveva esserlo già da tempo, ma la tromba della Storia si è assunto il ruolo di svegliarci ed anche in questo tempo “non è mai troppo tardi!”.

Tutti siamo arrivati impreparati a questo “appuntamento” inatteso. Sarebbe ottima cosa se la classe docente e quella politica di riferimento settoriale si ponesse a disposizione per poter meglio  cogliere gli aspetti positivi. Troppi sono ancora abituati a interpretare l’insegnamento come un mero “travaso” di nozioni o poco più – se va bene – e troppi ancora sono abituti ad insegnare in modo esclusivamente frontale. Se leggiamo il giudizio di questo giovane che è riportato in un articolo de “La Repubblica” del 2013 potremmo pensare che in quel tempo si fosse nel lontano Medioevo: ma no! Non è cambiato davvero nulla da allora. E’ soltanto accaduto che la pandemìa ha scoperchiato la realtà. Il rischio, come spesso accade, è che, una volta risolto il “problema sanitario” (già si festeggiano i vari vaccini in arrivo), finisca tutto “in cavalleria”.

https://scuola.repubblica.it/sicilia-catania-lcspedalierisede/tema/gli-studenti-non-sono-vasi-da-riempire-ma-fiaccole-da-accendere-cosi-e-la-scuola-italiana/

In definitiva, e per ora, a quel post intitolato FUTURO risponderei con le immagini dei tre “DIRIGENTI” della Regione Calabria (ALTI Dirigenti!); sono il “MEGLIO” di quanto noi disponiamo. Potete pensare che abbia fatto bene loro la Didattica in presenza?