7 gennaio – COVID 19 – parte 3 – I conti con la Storia – Una mancanza di maggioranza di Governo- L’assenza di strutture istituzionali sulla parte periferica dei territori urbani

3. Una mancanza di maggioranza di Governo

Uno dei più seri problemi che il nostro Paese ha è che non vi è una “maggioranza” di Governo veramente coesa; e la crudezza della realtà ci mostra una Opposizione per niente interessata sul serio ad affrontare i drammi della crisi in modo “pur temporaneamente” partecipe: piuttosto cerca di lucrare sulle “difficoltà” per lo più “oggettive” che l’Esecutivo incontra sulla sua strada, solletica il ventre molle di quella parte che sta subendo i contraccolpi più forti ed aizza la rabbia nei vari settori, che hanno conosciuto limitazioni che, come ho scritto prima, avrebbero potuto essere ridotte con un Esecutivo più “forte e coraggioso”. Un Esecutivo che scriva e detti le regole, imponga per un tempo limitato relativamente alle esigenze il loro rispetto con rigore, sanzioni le inadempienze in modo severo. Non c’è bisogno di un Governo di Destra per realizzare questo road map; basterebbe che fosse un GOVERNO in grado di assumersi questo compito sapendo bene che tali “limitazioni delle libertà” sono temporanee e condizione sine qua non per raggiungere gli obiettivi di uscire fuori del tutto da questo tunnel. In realtà nella prima parte del lockdown la maggioranza assoluta degli italiani ha appoggiato l’azione del Governo: era forte la speranza che  quei sacrifici sarebbero stati molto utili. Quello che segue è il link relativo ad un articolo di ansa.it del 7 aprile u.s..  

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/04/07/sondaggio-piepoli-cresce-la-fiducia-nel-governo-e-nel-premier-conte_64dd4114-b8c1-4430-9197-0a6c4d06c353.html

Barometro1

In quel tempo sarebbe stato molto utile la mano tesa dell’Opposizione, ma il leader del Partito di maggioranza della Destra, Matteo Salvini, era fin troppo invelenitonei confronti del Governo ed in modo specifico del Premier per tutte le vicende “assurde” dell’estate  del 2019 – quella per capirci del “Papeete” di Milano Marittima – e non è stato in grado di fare marcia indietro, fosse pure per una nobile causa.

Ritornando ai temi attuali ma con un “occhio alla Storia”, quella locale soprattutto. Nelle realtà periferiche delle medie e grandi città (superiori ai 100.000 abitanti) sarebbe stato utile avere un front office periferico istituzionale in un periodo di difficoltà come quello che abbiamo incontrato. Lo si è paragonato ad un “tempo di guerra” ed anche se, per fortuna, la maggior parte di noi non ha mai vissuto l’esperienza della guerra, alcuni tra i più esperti della materia sanitaria, come il Consigliere del Ministro della Sanità, Roberto Speranza, il dott. Walter Ricciardi, utilizzano questa “metafora”.

La presenza di strutture istituzionali sulla parte periferica dei territori urbani avrebbe permesso di ridurre lo stress di quella parte più debole della popolazione (anziani, malati cronici, indigenti) e di aiutarla in modo più ravvicinato, tenuto conto della difficoltà da parte proprio di costoro ad utilizzare e comprendere le moderne tecnologie, quelle che – pur considerate largamente disumanizzanti – permettono di essere connessi con il resto del mondo.

Questo ultimo rilievo ci permette di ritornare a parlare della grave insufficienza da assegnare alla Scuola italiana in materia di informatizzazione nonchè delle inadeguatezze strutturali ormai congenite ed assai diffuse (vi sono di certo “isole felici” ma di “classi pollaio” si parlava fino a pochissimi giorni prima del “primo lockdown”), del tutto inadatte  allo svolgimento di un corretto rapporto docenti-allievi e tra questi ultimi tra loro.

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