Una barbarie celata dietro lo schermo della civiltà – parte 2

Una barbarie celata dietro lo schermo della civiltà – parte 2.

Gli Stati Uniti nascondono i loro limiti “civili” come si fa con la “polvere sotto i tappeti”. E c’è ben poco da scherzarci su: i cittadini americani non possono considerarsi né civili né punto di riferimento per una Cultura democratica se non sono in grado di comprendere come l’applicazione di una “neo legge del taglione” sia un metodo che non tiene nel dovuto conto alcuni aspetti significativi delle vicende che si vorrebbero perseguire. Non fosse altro che con l’applicazione della pena di morte si chiude ogni possibilità concreta di revisione; non fosse altro che non si potrà realisticamente  riportare in vita chi dovesse con il tempo non essere considerato il vero colpevole.

Nel caso di Lisa Montgomery i veri colpevoli sarebbero stati i suoi “genitori”: la madre e il patrigno. Ma la legge americana non è stata in grado di sanzionare i loro crimini e, perlomeno, di questi avrebbe dovuto tener conto nell’erogazione della giustizia. In ciò risiedono i limiti “civili” di cui parlo sopra. Nascondono l’incultura, la violenza troppe volte considerata “norma”: ed è anche in questo senso che riusciamo a comprendere i motivi per cui negli Stati Uniti sia così facile acquistare e detenere armi.

Lisa aveva una colpa che “all’ingrosso” era evidente. Non è sempre così. in questi giorni mi è accaduto di poter vedere un bel mediometraggio di Giuseppe Ferlito. Lo si trova su Primevideo di Amazon ma se andate su Facebook lo ritrovate anche attraverso l’account di Amnesty International. Il titolo è “GREG” ed è l’abbreviazione del nome di Gregory Summers. Se digitate questo link lo recupererete https://www.facebook.com/watch/?v=912982145764404

Gregory Summers è un’altra vittima della Giustizia Americana (in questo caso lo Stato è il Texas). Accusato di avere assoldato dei criminali per far uccidere i suoi genitori e lo zio allo scopo di incassare un premio assicurativo. L’assassino reale dei suoi congiunti venne arrestato e dopo un processo condannato a morte. Gregory venne da subito incriminato come mandante dei delitti ma non sono mai state trovate prove certe sulla sua reale colpevolezza, per la quale si è sempre dichiarato innocente.

Sul sito de   ildialogo.org  trovate la sua storia e la storia di una delle tante orrende nefandezze commesse dalla “giustizia” statunitense. https://www.ildialogo.org/campagne/lasuastoria04092004.htm

il film di Giuseppe Ferlito ricostruisce solo una parte della “storia”, quella che vide il coinvolgimento di una docente – preside di una Scuola Media di Navacchio, in provincia di Pisa, che venuta a conoscenza di un appello internazionale a favore di Gregory, decise di parlarne con gli studenti e li coinvolse in una rete di corrispondenza così intensa da far decidere lo stesso condannato di voler essere sepolto in Italia, in quel luogo dal quale provenivano tante parole consolatorie, dopo l’esecuzione della pena.

Queste due vicende in qualche modo simili e recenti mi hanno fatto ricordare che – su questo Blog – dal 3 giugno 2019 pubblico suddiviso in diversi “blocchi” le risultanze di un Convegno dal titolo “PACE E DIRITTI UMANI” (attualmente sono alla XXIX – ventinovesima – parte, pubblicata lo scorso 4 gennaio) organizzato da me a Prato per celebrare la prima Edizione della Festa della Toscana. In quell’occasione eravamo proprio a discutere sulla pena di morte, che era stata comminata a Derek Rocco Barnabei, sulla cui colpevolezza esistevano molte incertezze ed ambiguità.