CASHBACK un’opportunità perduta perchè in gran parte “diseducativa”

CASHBACK un’opportunità perduta perchè in gran parte “diseducativa”

Una delle scelte dell’attuale Governo che meriterebbe una certa attenzione è quella del CASHBACK.

In linea di massima – viene detto – è un tentativo di limitare l’uso del denaro contante che molto spesso è collegato a prestazioni “a nero”. In realtà la maggior parte degli scontrini afferiscono, soprattutto in questo momento di profonde incertezze per il futuro, a spese necessarie di mero consumo o poco più (supermercati, farmacie, vestiario, elettrodomestici, generi vari): tutti collegabili ad operazioni che non avrebbero potuto essere “a nero”. Parlo del CASHBACK di Natale per il quale era molto facile raggiungere il limite di 10 transazioni (dopo tutto, come si sa, contribuivano al computo anche gli scontrini di pochi centesimi) ed ottenere il 10% di rimborso. Quello di Natale è stata una “prova” per far poi abituare un numero sempre più alto di persone all’utilizzo del Bancomat. E in un certo senso quella proposta poteva essere tollerabile.

Poi questa operazione ha avuto un prosieguo. E un regolamento diverso intorno al quale nutro delle forti perplessità.

Per il semestre gennaio – giugno di questo anno non c’è solo il reintegro del 10% fino ad un massimo di 150 euro ma un super premio (!) di 1500 euro per i primi (!) 100.000 contribuenti conteggiati sul totale delle spese delle quali saranno in grado di produrre scontrini.

La trovo una scelta profondamente sbagliata e diseducativa. Ad essere premiati alla fine dei conti sarebbero coloro che conducono un tenore di vita medio-alto, mentre tutti quegli altri dal 100001mo in poi si dovrebbero accontentare del minimo sindacale. In pratica si tratta di una gara tra “non pari”. Iniqua.

E’ stata una scelta infelice; nella prima parte di essa significativa ed equilibrata: non c’erano premi “super” e si sarebbe in ogni caso incentivato l’uso delle “carte” al posto dei contanti. Nella “seconda” invece si è tentato di stimolare ulteriormente la spesa ma si è ridotta drasticamente la possibilità di poter accedere a quel “bonus” di 1500 euro, a fronte di un ridottissimo plafond di 150 euro per sei mesi (mentre, va ricordato, i primi 150 o comunque 10% delle spese riconosciute si riferivano a tre sole settimane).