31 marzo 2021 – 1 aprile 2020 RIPRENDO A TRATTARE COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – COME DOVREBBE ESSERE PER ESSERE MIGLIORE

Sembrava un “pesce d’aprile” – purtroppo era realtà!

…che la “memoria” sia con voi…

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RIPRENDO A TRATTARE COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – COME DOVREBBE ESSERE PER ESSERE MIGLIORE

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Coronavirus

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Un mondo diverso, dicevamo, deve essere possibile. Ma perché si realizzi, bisogna essere in grado di analizzare le cause della diffusione massiccia del virus in aree altamente industrializzate come quelle della Lombardia e dell’Emilia Romagna. Occorre farlo in modo scientifico e senza avere soggezioni settoriali. Abbiamo detto “altamente industrializzate” e questo può essere un dato di partenza. Vorrei, però, davvero, non farmi condizionare da una posizione pregiudiziale di tipo para ideologico: vorrei accantonare la mia formazione anche se , lo so già, non potrò farne a meno. Ed allora bisogna che ci si misuri a livello democratico; bisogna agire nelle sfere politico-culturali senza temere lo scontro. Mi riferisco allo scontro delle idee, utilizzando le sinapsi aiutate dai dati scientifici e comprovati a disposizione: troppi “guru” a libro paga girano sui social e nei salotti televisivi difendendo soprattutto gli interessi macrofinanziari, fingendo di avere a cuore il bene comune. Ovviamente per aiutarci a procedere si deve – è inevitabile – partire dagli errori, soprattutto da quelli “madornali” riconoscibili a occhio nudo, cioè senza bisogno di alcune lenti. Come quello che si è diffuso nelle prime avvisaglie della bassa letalità del virus, paragonato a “la classica ricorrente influenza stagionale”, di cui si facevano portavoci luminari illustri come la dottoressa Gismondo, microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, alla quale faceva eco il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

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https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/coronavirus-sacco-1.5042749

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https://ilmanifesto.it/fontana-pompiere-il-covid-19-e-poco-piu-di-uninfluenza/

E’ del tutto evidente che l’insistenza con cui ci si incaponiva a mantenere “aperta” la città di Milano mentre la tempesta già imperversava ben oltre “l’influenza stagionale” era molto collegata all’impianto economico industriale di quell’area. E non è un caso che tra coloro che erano stati reclusi tra le mura di Codogno alcuni proprietari di seconde case in Versilia – non di certo poveri operai – siano evasi (ed è solo uno degli esempi che la stampa ha riportato).

https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/coronavirus-marina-1.5052442

Come dire che “il virus si è mosso sulle gambe di persone che non avevano di certo bisogno della pura sussistenza” ed è arrivato sulle sponde tirreniche della Toscana. Avrebbero fatto meglio, quei signori, a rendersi conto molto prima, quando avevano scelto la loro seconda casa da quelle parti, ad emigrare allontanandosi dall’aria putrida venefica di quelle lande lombarde inquinate dai fumi incontrollati dell’industria. Quell’aria ha contribuito non poco alla sopravvivenza del virus e i dati oggi sono impietose attestazioni scientifiche del disastro ambientale fin troppo tollerato dallo Stato a difesa non dell’integrità dei lavoratori e dei cittadini ma della rendita finanziaria tout court.
La stessa insistenza, più volte vincente (le cui conseguenze epidemiologiche si sono vieppiù evidenziate), a “non chiudere” le attività e quella a voler riaprire senza garanzie per l’integrità fisica ed umana non solo delle maestranze ma dell’intera popolazione è un atto che potrebbe essere riconosciuto come criminale. Ci stiamo chiedendo in questi giorni quando ne verremo fuori, ma è più urgente sapere “come” ne usciremo. Il distanziamento potrà essere allentato, ma non del tutto annullato; ed alcune regole dovranno permanere a lungo, dovremo abituarci a queste modalità comportamentali tarando dunque il nostro stile di vita in tale direzione. Molto lavoro soprattutto quello amministrativo di segretariato può proseguire ad essere svolto da casa con periodici momenti assembleari online; nelle aziende artigiane o industriali si potrà anche riprendere a lavorare ai macchinari garantendo però la sicurezza (distanza, areazione, uso di protezioni) molto più di quanto non fosse prima. E via dicendo.

Joshua Madalon

30 marzo – OPERAZIONI VERITA’ – intero

22, 24, 26 febbraio

Un po’ di operazioni verità sarebbero opportune intorno alle “presunte” inadempienze del Governo Conte 2. Chi segue questo Blog – mi ripeto ancora una volta – ha potuto leggere tante righe dedicate ai limiti che il Governo Conte 2 ha evidenziato. Ma ha letto anche che ho sempre scritto che nessun altro sarebbe stato capace di far meglio in quelle particolari condizioni, nemmeno il Mago “(Man)draghi”, tantomeno un Salvini o una Meloni che alzavano di continuo il tiro contro il Governo, nel momento in cui avrebbero dovuto tendere la mano e impegnarsi in un comune afflato cooperativo. Se ciò non è stato possibile, lo si è dovuto essenzialmente perché una parte del mondo politico aveva prodotto una frattura insanabile (la Lega innanzitutto, messa in difficoltà nei suoi progetti proprio da Giuseppe Conte; ricorderete il discorso del 20 agosto 2019 al Senato, non diversamente drammatico rispetto a quelli recenti di Mattarella e Draghi)  di quelle che difficilmente si dimenticano e un’altra piccola parte che nutriva segreti progetti destrutturanti e ambizioni spropositate fino ad ora fallite.

Molto più seri e gravi sono stati gli errori collegati alla regionalizzazione della Sanità, che non sempre è stata all’altezza della situazione (spesso si è avvertito il bisogno di annullare i poteri regionali in tema di Sanità, per le ragioni emergenziali prioritarie rispetto a tutto il resto), ed alcune scelte o “non scelte” collegate a qualche Regione più “operosa”  hanno creato focolai pandemici che hanno prodotto numerose vittime. La verità andrà poi ricercata e le responsabilità accertate.

In questo “teatrino” della Politica molti interpreti hanno svolto ruoli mistificatori e si sono raccontate, ed in qualche modo si continua a farlo, numerose bugie. Ad esempio una delle accuse per il Governo Conte 2 è stata quella di non avere preparato un Piano Vaccinale nazionale: lo si è “gridato” da qualche mese, già da quando i vaccini non avevano nemmeno ottenuto la validazione da parte degli organismi come l’EMA. Lo si è continuato a gridare anche mentre, arrivate le prime dosi, queste venivano inoculate senza risparmiarne alcuna. Di certo sta avvenendo che le strutture sono pronte (e non è stato ManDraghi ad allestirle) ma i vaccini mancano e non certo per responsabilità del Governo italiano; e se qualcosa a livello di strutture non è pronto lo si deve in gran parte alla incapacità di molti Governi regionali.

Un’altra “boutade” intorno ai vaccini riguarda l’accusa di essere fanalini di coda tra le varie nazioni, non solo quelle europee. Va precisato che alcune di queste sono anche “produttrici” di vaccino, come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Russia, la Cina e quindi ne hanno potuto usufruire in modo diretto. L’esempio che viene portato insistentemente, per sottolineare da una parte la grande capacità e dall’altra l’inefficienza italiana,  è quello di Israele: ma non viene precisato che Israele ha poco più degli abitanti della sola Lombardia e che ha voluto utilizzare come vere e proprie “cavie” i suoi cittadini sottoscrivendo un accordo in tal senso con la Pfizer.

In Europa attualmente i vaccinati sono il 6,2 % in Spagna, il 5,6% in Germania e in Italia, il 5,3% in Francia. Il nostro Paese, dunque, non è affatto in ritardo per colpa del Governo Conte ma per una serie di concause comuni nei grandi Paesi europei.

Proseguendo sui vaccini e sul Piano Vaccinale quanto “strepito” da parte dei “soloni” di Destra e di neoDestra; ad ogni “stormir di DPCM” al tempo del Conte 2  si levavano urla di “attacco alla Democrazia” (questo termine è obsoleto nei cervelli degli “urlatori”), non appena si proponevano chiusure di territori o di bar, ristoranti e altro. Quelle scelte non sono mai state prese a cuor leggero e, ecco la Verità, attualmente con la variabile Draghi, nella Lombardia di Fontana e Salvini, di Moratti e Bertolaso, quella realtà “operosa” che per la sua qualità aveva subito i maggiori contraccolpi umani ed economici, si vanno chiudendo ermeticamente con il segno “ROSSO” tante zone, città, territori. Non urlano più! E non strepita la Ministra Azzolina, ex Ministra (ce ne faremo più ragioni!), e la sua corte di difensori ad oltranza della Didattica in presenza, ora che da più parti aumentano i contagi tra i ragazzi, anche quelli più piccoli, cui le “varianti” guardano con un certo appetito. Uno dei tanti “miracoli” di “Man”Draghi? Non credo, penso semplicemente che si sta svelando l’Ipocrisia che non consente di guardare e valutare la Realtà ogni volta che ce ne è bisogno. Ovvero, in modo particolare, quando è in gioco la vita fisica delle persone, e dovrebbero ricordare che ciascuno di noi può anche superare un tempo di povertà e di miseria, ma nessuno di quelli che non ce l’hanno fatta può ritornare in vita e non lo possono fare molti dei loro cari, amici e parenti.

E non urla più “Italia Viva” con i suoi “capricci” per il MES, che appariva essenziale per sostenere la vita di noi tutti.

Diceva il suo leader “La mancata attivazione del Mes sarà pagata dai dottori, dai ricercatori, dai malati e dalle loro famiglie. E da chi potrebbe beneficiare dei capitoli di spesa che l’attivazione del Mes permetterebbe di aumentare: infrastrutture, cultura, turismo”. Lo diceva, ma poi “Abbiamo sempre detto che non era per noi imprescindibile” ha dichiarato la Boschi che di Renzi è certamente uno dei “bracci armati” di primissimo piano.

In realtà il MES, l’ho scritto in altro post, era un semplice pretesto, un “capriccio”! Il M5S non lo vuole “e noi invece sì!” è stato di sicuro il ragionamento di Renzi. E se il M5S non lo voleva, ne aveva ben ragione, perchè con l’andazzo che si è protratto nel tempo e l’annuncio sottile (visto lo sgomitamento, non solo per sicurezza antiCovid) del prossimo arrivo di oltre 200  miliardi sulle nostre piazze, saremo sorvegliati speciali da parte dell’Europa, che non penso tollererà sprechi. Il nostro è un Paese che ha molti estimatori dal punto di vista artistico, culturale, turistico nella sua complessita. E’ una terra che ha prodotto più “geni” di quanto ne abbia fatto altro Paese nel Mondo. Ed esportiamo competenze tecniche scientifiche professionali di altissimo livello. Ma non siamo stimati dal punto di vista delle pratiche burocratiche per una Pubblica Amministrazione inadeguata a svolgere funzioni e ruoli propulsivi progettuali al passo dei tempi. Questa denuncia è stata prioritariamente appannaggio del Movimento 5 Stelle, che tuttavia non ha ottenuto il consenso per poter mettere in pratica la metafora della “scatoletta di tonno”.

Giorno dopo giorno, il grande “teatrino” della Politica va in scena. E, come spesso accade, poco cambia. E vengono a svelarsi i “trucchi” utilizzati semplicemente per avvantaggiarsi nell’accaparramento di potere. E’ la parte peggiore della Politica ed emerge ancora una volta dietro l’Ipocrisia del Bene Comune. C’è sempre meno spazio per la parte migliore del Paese, che tende ad appannarsi con grande giubilo della parte peggiore, una minoranza che tuttavia detiene grandi poteri, sempre più. La bonomia con la quale di fronte alla pandemìa si sentiva dire, anche da quella parte “peggiore”, che ne “saremmo usciti migliori”, era semplicemente una ulteriore finzione.

Tutta la vicenda intorno alla quale si è inscenata la “crisi” del Governo Conte 2 sembra aver avuto l’obiettivo di riportare al Potere i punti di riferimento più affidabili delle grandi forze – in parte “opache” – finanziarie mondiali. Nondimeno, dopo la sortita di Renzi che ha prodotto il “vulnus”, non era in alcun modo possibile lasciare che un Governo del Paese in questo tempo difficile per tanti di noi (se non “quasi tutti”) andasse  nelle mani della parte peggiore (altro che “Governo dei migliori”) e pericolosa per i destini della nostra Democrazia. Capisco le perplessità di quella parte che, a Sinistra, ha votato “no” al Governo, ma avverto in quella scelta l’incapacità di saper svolgere una riflessione realistica dei veri bisogni e di come affrontarli per risolverli.

Tra le varie bugie poste in campo per giustificare la “crisi” c’è stata quella relativa al “Recovery Plan”. Ovviamente, ai comuni cittadini non era possibile dare un giudizio su quanto veniva denunciato; si trattava di “bozze” redatte dalla Presidenza del Consiglio su cui avviare la discussione.  C’erano i “capitoli” di spesa, i titoli e poco più; ma in quel periodo non sarebbe stato possibile per un Paese, come il nostro, rappresentato nel G7 (il gruppo dei sette Paesi economicamente più avanzati del Pianeta), presentare un Piano nel dettaglio: mancava il regolamento che è stato approvato solo il 10 febbraio u.s. ed è operativo dal 18 febbraio, dopo la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’UE.

D’altra parte è stato lo stesso neo Premier, Mario Draghi, a riconoscere perfettamente il buon impianto del Recovery Plan del precedente governo, anche se occorre migliorarlo, in modo particolare articolandolo sulle riforme necessarie che accompagnino la credibilità del nostro Paese. Draghi non ha potuto fare altro che riconoscere ulteriormente il buon lavoro del Conte 2, anche allorquando, presentandosi ai giornalisti subito dopo l’incontro con il Presidente Mattarella in cui aveva accettato l’incarico con la “tradizionale” riserva, parlò del necessario completamento della campagna vaccinale.

Nel corso di questi giorni, altrettanto concitati e drammatici, Draghi sta mostrando di saper mantenere la barra dritta senza lasciarsi influenzare dalle grida, istericamente espresse anche se a volte un po’ “sommesse” sotto tono e falsamente rispettose, di Salvini e compagnia bella, cui si accodano a difesa di interessi parziali alcuni Presidenti di Regione, in modalità “bipartisan” ma incapaci di operare una necessaria “moral suasion” verso alcune categorie di operatori commerciali, semmai accompagnata da una adeguata progettualità intesa al superamento “quanto prima” delle attuali precarie oggettive condizioni.

29 marzo – Non è il momento. Può darsi, e io sono perfettamente d’accordo. A patto che lo sia per tutti. Seconda parte

Non è il momento. Può darsi, e io sono perfettamente d’accordo. A patto che lo sia per tutti. Seconda parte.

Ovviamente c’è stato un ribollire di polemiche su tutta la galassia dei social, con attacchi virulenti sospinti ad accreditare la volontà di privilegiare le città della Costa, nel drenare il maggior flusso possibile di turismo a svantaggio di Firenze. Chi ha anche solo un po’ di sale in zucca e gli occhi per vedere, si è accorto in questi anni prima della pandemia di come il flusso verso Firenze fosse sempre stato intenso, facendo sì che la ricettività alberghiera e tutto l’indotto non riuscisse a garantire a tutte le richieste un’accoglienza.

Nel titolo che ho riproposto mi riferisco alla possibilità (è purtroppo una certezza)  che, in tutto questo periodo di stallo “democratico” (con l’assenza di un vero e proprio possibile confronto per la stragrande maggioranza dei cittadini, condizionati da lockdown più o meno stretti), i poteri forti economici e finanziari che regolano i grandi affari ed influenzano le scelte politiche sono stati molto attivi. Peraltro l’impegno più intenso che riusciva ad essere riconoscibile è stato collegato alla richiesta di interventi necessari a fronteggiare i problemi sanitari e quelli economici da parte delle tantissime categorie svantaggiate. Anche io ho trattato poche volte la questione, preso dall’evolversi degli eventi.

Anche per questo ripropongo parte di un post del 23 novembre 2018

23 novembre 2018 Sarebbe – a questo punto – opportuno dire che già troppi danni il “modernismo accattone e consumistico” ha fatto in questo territorio – sarebbe l’ora di dire “Basta!”. Tornare indietro anche molto più indietro “chiudendo” tutta la baracca sarebbe la cosa più utile per salvare la Natura e l’Ambiente.

Niente di nuovo sotto il sole della Toscana

Un Partito Democratico che non ha mai saputo trovare la propria essenza di Sinistra pur riformista e democratica appare sempre più confuso nell’oscillazione tra la resistenza di una leadership da sempre disponibile per la conservazione del Potere a costruire rapporti con i poteri forti e con le Destre semmai civiche ma non solo e le minoranze – che insieme non costruirebbero una maggioranza – che vanno alla ricerca di un collegamento con la vecchia e stanca base popolare ancor più indebolita dalle ricorrenti crisi economiche e sociali.

Una Destra divisa ancor più ben lontana dalle visioni culturali che negli anni avevano prodotto una certa qual egemonia che le aveva consentito di assumere posizioni di primo piano nella città di Prato, e piegata dalle ubbie e dai capricci della Lega che dietro i successi salviniani pregusta una nuova vittoria.

Un Movimento 5 Stelle inconsistente che non ha radici nella società e che vive per ora di una rendita che sembra sempre più vecchia pur non datata al di là di un quinquennio. Come scritto in un inciso parlo di Prato.
E mi riferisco in particolare alla vicenda aeroporto. Mi spiego meglio: da qualche anno si dibatte in modo anche isterico e rapsodico del possibile ampliamento dell’aeroporto di Firenze. Un intervento che prevede di costruire una nuova pista parallela al tratto conclusivo della Firenze Mare che consentirebbe a parere dei sostenitori un maggiore e più pesante afflusso di veicoli, rendendo quello scalo di livello internazionale, portando a Firenze ancor più turismo, oltre che incentivando ancor più il commercio. Una visione ultramoderna non c’è che dire! Ma non fa i conti con la realtà, limitandosi alla difesa di una visione catastrofica e distruttiva degli ambienti naturali. Non solo quelli del Parco naturale della Piana che finirebbe per essere inquinato oltre misura ma tutto il resto del territorio della stessa Città metropolitana che per consentire afflussi umani e commerciali sempre più massicci finirebbe per occupare cementificamente molti degli spazi. Ho la sensazione che vi sia una profonda ottusità, una unilateralità di visione da parte dei proprietari dei territori e delle grandi imprese commerciali e turistiche che non consente loro, dietro il baluginio della moneta, di osservare come la città capoluogo sia già troppo stretta nelle diverse e sempre più frequenti occasioni internazionali. Da parte della Politica, Partito Democratico e Destre unite, si dà forza a questa idea nella speranza di poter lucrare consensi plutocratici che permettano di disporre di sostegni sostanziali nelle sempre più costose macchine elettorali. La gran massa di popolo si lascia in parte convincere che potrà trarne benefici per sè ed i propri figli, e forse nipoti, vista anche la certezza che la realizzazione definitiva non sarebbe così vicina nel tempo. Ovviamente molti non riescono ad essere informati correttamente e pienamente, visto che la forza economica di chi si batte perché quest’opera non veda la luce è molto ridotta, per i motivi di cui accennavo prima. D’altra parte il mondo è sempre più piccolo nelle distanze e l’aeroporto di Pisa – che ha spazi naturalmente molto più ampi per crescere – assolverebbe senza produrre gli stessi catastrofici danni al ruolo di scalo internazionale.

28 marzo – Non è il momento. Può darsi, e io sono perfettamente d’accordo. A patto che lo sia per tutti. Prima parte

Non è il momento. Può darsi, e io sono perfettamente d’accordo. A patto che lo sia per tutti. Intanto, subito dopo il cambiamento al vertice del Partito Democratico, Enrico Letta ha lanciato la proposta di rivedere i piani per la nuova Pista dell’Aeroporto di Firenze e avviare una verifica sulla progettazione di una metropolitana leggera tra Pisa e Firenze. Questa è la sua dichiarazione su FirenzeToday.it del 22 marzo u.s.:

“Facciamo un esempio per la mia Toscana ma il principio vale per ogni altra parte del Paese. Penso di poter vedere un progetto già realizzato in molte altre parti del mondo: una metropolitana leggera che colleghi Pisa e Firenze in 25 minuti. Un’infrastruttura che rafforza la costa, toglie le auto anche un po’ di camion dalla strada, connette la dorsale costiera all’Alta Velocità. E chiude anche la disputa dei due aeroporti. Nel resto del mondo funziona così. Si atterra a Pisa e si va a Firenze in 25 minuti, e si possono usare i due scali in modo integrato. Si arriva a Pisa e si riparte da Firenze e viceversa”.

Potrebbe apparire un siluro lanciato al leader di Italia Viva, una risposta tardiva a quel “stai sereno” del febbraio di sette anni fa. Certo, tanta acqua è passata sotto i ponti e Renzi non è più nel Partito Democratico anche se una gran parte tra dirigenti, iscritti e supporter di quel Partito gli sono rimasti, in qualche modo, vicini (per non dire “fedeli”). In realtà il pensiero di Enrico Letta interpreta, con quella proposta, un sentimento popolare comune, accentuato ulteriormente dagli eventi drammatici che ci stanno coinvolgendo: il Progetto è una vera e propria sciagura per le sorti ecologiche (inquinamento, rumore, cementificazione selvaggia) della intera Piana tra Pistoia, Prato e Firenze. Porterà indubbiamente ricchezza, facendo affluire soprattutto nella città di Firenze torme di turisti, che avranno bisogno di allocarsi pur se temporaneamente in strutture alberghiere, ma non garantirà il rispetto di molte regole ecologiche che pur si vorrebbero attuare con gli altisonanti proclami politici ed elettoralistici, presenti anche nei Programmi dell’attuale Governo.

Dopo le dichiarazioni non si sono fatte attendere le polemiche, acide ed irridenti con punte involontarie di comicità come nelle dichiarazioni del Presidente della Regione su varie testate locali e nazionali: “Ho parlato direttamente con Letta, non ha detto questo; posso affermare che Enrico Letta, come toscano doc, crede che sia importantissimo costruire un treno che va da Firenze a Pisa velocemente; ma poi, andare in Europa e nel mondo con l’aereo è un altro discorso, si tratta di un altro mezzo. Per andare negli Stati Uniti, si passerà da Pisa, in tante città d’Europa si va da Firenze. Sono molto convinto che, grazie a Enrico Letta, avremo a Roma una voce molto più alta per supportare la complementarietà degli aeroporti di Firenze e di Pisa, ma, cosa nuova, avremo anche risorse per costruire una nuova ferrovia, sia questa un nuovo binario accanto a quella che c’è già, o una ferrovia che passa da tratti più veloci per unire le due città. Del resto, ben venga che un segretario intervenga sulla crescita complessiva della Regione”. Tuttavia Enrico Letta non ha detto affatto che si debba proseguire nella scelta sciagurata portata avanti molto convintamente in modo congiunto da una parte, chiaramente “renziana”, del Partito Democratico di Firenze e tutte le Destre, ma di lavorare ad un’integrazione tra gli attuali scali aeroportuali, incentivandoli ma senza stravolgere ecologicamente il territorio.

Poiché ne abbiamo già parlato nei tempi passati, ne riparleremo.                 L’affermazione iniziale è ovviamente in gran parte oscura ed è giusto chiarirla…..

…1…

27 marzo – In questi ultimi giorni sempre più acceso è diventato il dibattito intorno ai criteri scelti dalle diverse Regioni per la campagna di vaccinazione.

In questi ultimi giorni sempre più acceso è diventato il dibattito intorno ai criteri scelti dalle diverse Regioni per la campagna di vaccinazione.

In primo luogo mi viene da ridere, pensando alle critiche feroci rivolte dalle forze di Opposizione e da una gran parte della stampa quotidiana e dei vari network al Governo Conte 2  intorno alla assenza presunta di un Piano vaccinale valido. Se non  ci fosse da incavolarsi, per l’appunto si potrebbe anche ridere, visto che abbiamo di fronte a noi la visione chiarissima di una grande confusione, assimilabile a quel fantasioso invito “facite ammuina” di borbonica goliardica memoria. Peccato però che a pagarne le conseguenze siano persone inermi ed incolpevoli. Siamo nel marasma completo, ogni Regione interpreta a suo piacimento la distribuzione dei vaccini e allorché il Premier Draghi, che si è impegnato a fondo nella elaborazione di un Piano vaccinale nazionale (onde evitare iniquità di tipo sociale), partendo con una forma di correttezza istituzionale dal riconoscimento dell’egregio lavoro svolto dal precedente Governo, ha formalmente bacchettato questa “anarchia istituzionale” non uno dei Presidenti di Regione ha pensato di essere sul banco d’accusa. Anzi, ciascuno ha proseguito per la sua strada riconoscendo di aver fatto sempre il giusto ed il meglio. Così non va. Che siano di Destra o di Sinistra, poco importa. Ognuno ha prodotto sforzi connessi a propri parcellizzati interessi.

La Lombardia – il cui sistema “sanitario” fondato soprattutto sulle grandi professionalità a livello mondiale appariva fiore all’occhiello dell’intero Paese – sta mettendo in evidenza tutti i suoi limiti progressivamente sin dalle prime avvisaglie della “pandemia” che è scoppiata proprio in quelle “lande” operose perché non sono state più sufficienti le normali correnti azioni preventive contro un morbo che si era già fortemente annunciato in Oriente. C’è un caos accompagnato da un diffuso nervosismo collegabile alla presunzione di essere in possesso di super capacità manageriali ed imprenditoriali. Quasi certamente parleremo ancora di questa disastrosa gestione, i cui esiti per ora stanno facendo semplicemente crescere il numero dei contagi, dei ricoveri in terapia intensiva e, purtroppo, dei decessi.

Al di là di ogni possibile riferimento ideologico e non per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte non va meglio nella Regione in cui vivo, la Toscana. In modo progressivo nella ex “rossa” cuore del Paese la Sanità è stata svenduta ai settori privati con accorpamenti assurdi che hanno reso difficili molte gestioni territoriali (basti solo sapere – è un piccolo esempio – che per avere una informazione o prenotare una visita o delle analisi è necessario contattare telefonicamente un numero unico, con attese infinite, dopo di che l’impiegato vi chiederà in quale città desiderate essere deviati e vi costringerà ad attendere altrettanti minuti prima di poter essere ascoltati e soddisfatti, la qual cosa non è mai certa); anche qui vi sono poi disservizi per le informazioni ed il corrispondente servizio di prenotazioni per la vaccinazione contro il Covid e si è proceduto a vaccinare categorie che di certo non hanno la stessa urgenza di altre, come impiegati amministrativi e avvocati. Allo stesso tempo, c’è poco da ribattere – come fanno alcuni difensori dell’indifendibile gestione di questa fase così delicata – alla critica sulla gestione delle vaccinazioni dei più anziani affidata ai medici di famiglia con l’erogazione per loro, alcuni dei quali hanno fino a più di 1500 assistiti, di due-sei fiale a settimana.

Su questi temi, di sicuro approfondiremo l’analisi. Per ora, questo è “quanto”.

26 marzo – UNA DOMANDA DA PORSI (tra le tante, con urgenza) – seconda parte

UNA DOMANDA DA PORSI (tra le tante, con urgenza) – seconda parte

C’è consapevolezza o un nuovo tatticismo deleterio?

L’Assemblea nazionale del Partito Democratico del 14 marzo 2021 ha espresso praticamente all’unanimità (860 favorevoli 2 contrari e 4 astenuti) l’assunzione alla carica di Segretario di quel Partito da parte di Enrico Letta, chiamato a gran voce a sostenere quel ruolo da più parti, dopo le irrevocabili scelte di Nicola Zingaretti. Non illuda l’unanimismo, se dietro di esso si nasconda l’urgenza di trovare una sorta di “re Travicello”, un semplice simulacro per tacitare gli animi veementi ed inclini all’indisciplina. Per quanto io sappia, Enrico Letta non sorreggerà tali inclinazioni. Pur tuttavia bisogna avviarsi a trovare una pur minima risposta a quella domanda che ho inserito nel sottotitolo.

Subito dopo il discorso “programmatico” del nuovo Segretario si è aperto il confronto intorno ai temi che egli ha proposto e che sono stati annunciati come un “vademecum” che da lì a poco avrebbe fatto pervenire ai Circoli. Il titolo è “CONSULTAZIONE” il sottotitolo “Progressisti nei contenuti, riformisti nei metodi, radicali nei comportamenti” e poi 21 punti estremamente sintetici su cui dibattere.

Uno dei rischi che si corre quando c’è un “nuovo” leader è che, intuito il cambiamento del “vento”, ci si lasci trasportare in quella direzione. E forti dubbi ci sono in tal senso ed in queste ore: il dibattito sta evidenziando una sfilza infinita di pentimenti. Sembrano, in tanti, forse troppi, riconoscere gli errori, la presunzione di autosufficienza, la sottovalutazione delle critiche “pragmatiche non ideologiche” e la scarsa capacità espressa nell’aprirsi alle contaminazioni.

La resipiscenza “a chiamata” indotta da eventi non governati non è un buon segno. Significa che non si è stati in grado di esprimere al tempo debito il proprio dissenso, moderato o radicale che fosse. Questo atteggiamento significa, per me, che sono un eretico, che si privilegiano le posizioni acquisite e si opzionano miglioramenti. Non è un buon segno quando ci si appresta a seguire una nuova scia, affermando di condividerla senza che sia stata precedentemente affermata in modo chiaro e deciso.

Questo è ovviamente uno degli elementi di riflessione su cui avviare la ricostruzione di “un partito più aperto, inclusivo e partecipato”, per far sì che vi siano più “volti” veri che “maschere”; che sia possibile andare alla formazione di un partito che come “modello democratico” sia “capace di sfruttare le grandi opportunità offerte dall’innovazione digitale”; che abbia come obiettivo primario “il rapporto con i territori” e possa essere identificabile come “partito della prossimità”; che proprio per questo sia in grado di attivare una “economia della condivisione” con “il rafforzamento dei corpi intermedi”; che sia in grado di produrre un moto virtuoso nella società rendendola sempre “più inclusiva”.

Tutto questo…e altro sarà possibile soprattutto se quella “resipiscenza” non sia in possesso di un valore occasionale e strumentale, come in quel mio sospetto. A tale proposito, aprirsi dovrà significare essere capaci di produrre attrazione, e per far questo bisognerà essere in grado di dover fare non solo come segno simbolico dei passi indietro per consentire a chi entra o rientra di poter avvertire sincero interesse, ma anche non limitarsi ad un semplice strumentale consenso paternalistico.

25 marzo – UNA DOMANDA DA PORSI (tra le tante, con urgenza) – prima parte – un preambolo (nella seconda parte la domanda)

UNA DOMANDA DA PORSI (tra le tante, con urgenza) – prima parte – un preambolo  (nella seconda parte la domanda)

Agli inizi di questo mese, al termine di un percorso molto irto di ostacoli, il Segretario del Partito Democratico si è dimesso da quel ruolo. Lo ha fatto in modo inedito, inusuale nel mondo della Politica, lanciando un atto di accusa all’intero Partito. Ha detto: “Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni”.

Di fatto, che le cose nel Partito Democratico non funzionassero più di qualcuno se ne era accorto. Anche Zingaretti. ed è chiaro che, quando sei in un meccanismo che stenta a procedere inceppato da mille convenzioni e convenienze, hai milioni di difficoltà ad uscirne in modo elegante. Anche per questo motivo, non sarebbe stato comprensibile, ed accettabile, un passo indietro (sarebbe apparso come una resa per debolezza, e Zingaretti non può essere attaccato su quel versante): era necessario esprimersi con una formula di “attacco” agli stessi organigrammi e apparati da lui coordinati, quelle “correnti” litigiose ed ipocrite, molto più avvezze a mantenere le loro posizioni in equilibrio.

Il Segretario con la sua scelta non aveva alcuna intenzione di farsi pregare per ritornare in quella posizione ed ha contribuito forse proprio per questo motivo ad indicare la via di uscita, che possiede in gran parte anche il senso della figura che è stata chiamata a subentrare. In realtà il Partito Democratico stava vivendo una contraddizione strutturale sin dalla sua costituzione. Va ricordato che nelle prime consultazioni “primarie”, quelle costituenti di domenica 14 dicembre 2007, tra i candidati c’era anche il “nuovo” Segretario, Enrico Letta. Le “speranze e le aspettative” per un “cambio di passo metodologico” con le quali tanti avevano accolto questo nuovo Partito furono presto deluse (su questo Blog ne ho trattato e continuo a farlo pubblicando testi “storici” dell’esperienza personale locale). Il clou di questa tendenza, che portava sempre più lontano il Partito dalle masse più deboli e da quella parte che ne avrebbe voluto privilegiare le ragioni, è stato l’ingresso veemente di Renzi e di coloro che, oltre Matteo Renzi, anche loro fondamentalmente estranei a quegli obiettivi, lontani anni luce da essi, oltre che da una consistente parte già “interna” ne sollecitavano l’avvento per costruirsi fortune poco più che personali. E’ nato così il “renzismo” che non ha nulla da spartire con le idee “democratiche” (non necessariamente rivoluzionarie) che erano alla base dei programmi preparatori del nuovo Partito. Ho scritto – e detto – in più occasioni che per riaprire nuovi “cantieri” non vi è il bisogno di inventare nuove formule progettuali: basterebbe andare a ripescare ciò che si “scriveva e diceva” nella fase costituente.

Nella seconda parte mi porrò la “domanda” che è indubbiamente molto – ma davvero molto – retorica e la cui risposta è proprio per questo motivo unica. Senza questa “unicità” non c’è futuro, non c’è via d’uscita da questo “cul de sac” o “tunnel buio” nel quale ci siamo inoltrati.

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24 marzo – INFER(N)I – altri Inferni – non solo Dante – introduzione

Inseguendo i temi danteschi, girovago tra i testi alla ricerca di suggestioni. Da tempo avevo progettato di indagare aspetti dell’esistenza che sfuggono ai meri sviluppi della realtà e la trascendono arrivando ad intrufolarsi tra le pieghe del mistero della nostra vita. Dante fu maestro e si dispose ad un viaggio dal quale poté fare ritorno. Tanti altri in modalità diverse hanno tentato quella strada, semmai descrivendone in terza persona gli ambiti. Affronterò questo mio “viaggio” tra gli itinerari “ultraterreni” così come rappresentati nelle letterature che ci hanno accompagnato nei nostri anni, sin dai primi giorni.


Sono nato ed ho vissuto la mia infanzia e l’adolescenza nei Campi Flegrei respirando i vapori sulfurei della Solfatara e del Lago d’Averno, ho varcato in più occasioni l’Antro della Sibilla Cumana e tra le pendici occidentali del Lago sono entrato nel varco dal quale transitarono Ulisse ed Enea nella loro “discesa agli Inferi” di cui hanno parlato Omero e Virgilio. Sin da infante doppiavo il Capo Miseno per andare all’Isola di mia madre.

A quei tempi risalgono i primi contatti con il tema dell’aldilà, quando nelle notti calde d’estate giravamo tra i viottoli che sovrastano il Cimitero di Procida, nei pressi della spiaggia del Pozzo Vecchio ed osservavamo le fiammelle spuntare dalla terra con la quale erano state coperte le salme
dei defunti, avvolte solo in lenzuola, ed a noi sembravano lingue che volessero comunicare con noi viventi. Attratti dall’arcano come per una sfida di coraggio, subito dopo però fuggivamo nelle comode mura delle nostre famiglie. Allo stesso modo sfuggivamo dal porci domande sulla fine della nostra esistenza allontanando da noi quel pensiero, aiutati peraltro dalla buona sorte.

Solo più in qua negli anni, in corrispondenza con eventi luttuosi ed una serie di letture, abbiamo avviato a comprendere quanto sia consolatoria la pratica del “viaggio” verso sempiterni mondi del tutto sconosciuti nella nostra vita da svegli ma presenti a volte nei nostri sogni.

Nel mondo antico classico, per noi, la presenza dell’aldilà è rappresentata in primissimo luogo dalle divinità, personaggi la cui esistenza è, per loro natura, eterna. Esistono da quando esiste il Mondo ed esisteranno per sempre. Non è un mistero, dunque, che personaggi anch’essi mitologici come Ulisse ed Enea abbiano avuto la possibilità di varcare i limiti della vita terrena per inoltrarsi in luoghi magici come l’Ade e gli Inferi. Per fare questo hanno bisogno di avere le giuste protezioni e gli opportuni accompagnatori.

Ho indagato tra le vecchie e le nuove conoscenze letterarie per lavorare intorno ad un progetto teatrale che non è stato possibile realizzare, non solo per la pandemìa che ha tuttavia contribuito molto, ma soprattutto per la febbre “politica” che mi ha coinvolto pienamente nel corso degli ultimi anni.

Ovviamente, non ci fermeremo al mondo classico, anche se – proseguendo – non potremo escludere che tutti gli altri autori, compreso Dante, non siano stati suggestionati dagli altrettanto illustri predecessori, Omero e Virgilio in primo luogo.

Sin dal prossimo blocco riporteremo alcuni brani che riguardano quel tema, del viaggio verso l’al di là vissuto dai vivi per indagare nel profondo degli animi umani.

fine dell’introduzione

23 marzo – IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – Atti di un Convegno del 2006 – parte terza (per la parte 2 vedi 9 marzo)

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – atti di un Convegno del 2006 – terza parte

Infatti la banalità la posseggono tutti, è un elemento davvero nazional popolare e così ci siamo abituati in un mondo nel quale alla fin fine ci piace sentire soltanto ciò che ci fa piacere sentire. Pasolini non era di certo incline alla piaggeria anche dal punto di vista politico era odiato in modo trasversale ed era amato in modo altrettanto trasversale, proprio Perché non era mai banale. Sapeva andare contro tendenza, senza pensare ad essere come sempre più spesso si rileva ai nostri giorni di moda.

I giovani ed i meno giovani, che sentono di voler essere giovani senza necessariamente farsi il lifting, avranno in alcuni di noi che amiamo Pasolini, soprattutto Perché non lo conosciamo ancora come vorremmo, degli alleati nel percorso di approfondimento su questo autore. Oggi gli dedichiamo questa giornata, ma costruiremo altre occasioni anche su altri autori di quegli anni che ci consentano di capire meglio da dove veniamo ed in particolare da dove, sulla scorta delle analisi svolte in quegli anni, provenga l’attuale mortificante degrado culturale, la pochezza dei valori che si respira in questo nostro paese, lo scarso rispetto delle istituzioni, l’arroganza figlia della certezza e nemica del dubbio. Anni e anni di sottovalutazioni, di incuria. Anni e anni di tagli alle spese per la formazione, per la ricerca, per la cultura, viste sempre più come elementi trascurabili, come velleitarie, alla fin fine inutili, quelle che in tanti ahimè considerano pregi.

E’ un atteggiamento irresponsabile che non coinvolge soltanto purtroppo una parte politica, ma sempre più spesso ed anche questo trasversale contrassegnato come è da un vero e proprio populismo dall’ansia considerata irrinunciabile di rispondere alle paure della gente accontentandola negli appettiti più bassi. E si finisce per correre dietro all’odiens, ai sondaggi, senza tenere conto della qualità vera dei prodotti.

Occorrerebbe fare punto e a capo, ma sappiamo benissimo che non è facile. Ciò nonostante bisogna provare.

Ritornando appunto al programma della giornata ne parlerà Sandro Bernardi aprendo i lavori dopo gli interventi delle autorità, diamo la parola all’Assessore alla Cultura alla Provincia, Paola Giugni…(parola non comprensibile – VOCE FUORI MICROFONO)…Andrea Mazzoni e infine al Presidente (parola non comprensibile – VOCE FUORI MICROFONO). Grazie.

Parla Paola Giugni – Assessore alla Cultura della Provincia di Prato:

“Buongiorno a tutti. Sì, sono Paola Giugni e sono Assessore alla Cultura della Provincia. Come Provincia abbiamo sostenuto le iniziative che la Circoscrizione Est, nella persona del Professor Maddaluno, le iniziative che sono state fatte su Pasolini nello scorso novembre in occasione del trentesimo anniversario. Sono state iniziative rivolte certo a tutti, ma soprattutto ai giovani con interventi nelle scuole, al polo scolastico, con approfondimenti, molte giornate di approfondimenti.

Quelle iniziative di Prato sono state certamente non uniche. Perché in quel periodo, se noi si va a dare una scorsa anche su Internet velocemente, vediamo che in tutta Italia, ma non solo, anche l’estero il trentesimo anniversario della morte di Pasolini ha provato un exploit di convegni, di dibattiti, di approfondimenti, di giornate di studio che ci hanno fatto capire come Pasolini in questi anni non sia mai stato dimenticato, come Pasolini in questi anni sia sempre rimasto vivo anche se con varie problematiche legate molto spesso diciamo ad un uso anche distorto quasi anche mediatico se si vuole di questo personaggio.

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22 marzo – AVVOCATI vs BANCHIERI – ciarlieri vs taciturni parte 2

AVVOCATI vs BANCHIERI – ciarlieri vs taciturni parte 2

A coloro che hanno sostenuto fino all’ultimo il precedente Governo va detto che è un errore lasciare all’Opposizione la funzione propulsiva di una Critica puntuale ed oggettiva sui ritardi da colmare, e che occorre denunciare gli sciovinismi deleteri dei sostenitori “a prescindere”, semmai silenti per convenienza. Essere leali non significa essere servili. Lo ha mostrato Pier Luigi Bersani qualche sera fa a “Otto e mezzo” affermando che “non vedeva alcun cambio di passo in atto”. E, a dire il vero, Mario Draghi non manca occasione (non ce ne sono molte ma per ora ci si può anche accontentare: “il ragazzo si farà!” come dice Francesco De Gregori ne “La leva calcistica del ‘68”) di segnalare quanto di buono il Governo Conte 2 ha fatto, riconoscendo che non sia stato fortunato con la “bad company”, con la quale si è ritrovato a convivere, di Oppositori esterni ed “interni”.

Quanto al raffronto del titolo “Avvocati vs Banchieri” è del tutto evidente, anche all’indomani della Conferenza Stampa nella quale, tirato per la “giacchetta”, Draghi ha avviato a profferire qualche timido “blabla”, che il suo “mestiere” non è quello del “Politico”. Lo si evince da alcune sue affermazioni, forse “sincere ma avventate” dal momento in cui egli vuole presentarsi come “estraneo” alla Politica, ma poi finisce per cascarci “dentro” se non con due, almeno con un piede. In tanti si sono sperticati in lodi ed in critiche; le lodi per la prospettiva “salvifica” di cui l’ex Presidente della BCE è accreditato – le critiche per la sua connaturata tendenza a non eccedere in esternazioni verbali. Lo ha detto sin dall’inizio – ed in molti tra noi “osservatori” lo avevamo preannunciato – che non avrebbe avanzato promesse che non potevano essere mantenute. Tornando a quel titolo (Avvocati vs Banchieri) è ben chiaro il riferimento alle qualità professionali dei due leader, Conte e Draghi. Il primo, da bravo “avvocato del popolo” ha mostrato in più occasioni una delle peculiarità tipiche del lavoro forense; l’altro, economista studioso banchiere, ha evidenziato la sua propensione ad una elaborazione solitaria o limitata ad un piccolo gruppo.

In tutto questo periodo, ben contento del suo lavoro, Renzi ha sonnecchiato e poi è riapparso subito dopo l’investitura di Letta a segretario nazionale del PD. Ne parleremo in altro post  ma ho la necessità di ribadire alcuni aspetti.

Chi è Renzi? Presuppone di essere uno statista ma non riesce in quel ruolo.

Aprire al dialogo da parte del PD può essere semplicemente una delle modalità con cui ci si chiarisca per poter poi comprendere che le “strade” non possono essere condivise. Allo stesso tempo chi ha “nostalgia” di lui all’interno del PD faccia la sua scelta; d’altra parte potrebbero essere un peso per il PD e non un vantaggio per “Italia Viva” che, a mio parere, non si schioderebbe da una posizione marginale tra il 2 ed il 3 per cento dei consensi (in questi ultimi giorni c’è solo un andirivieni in atto, ma poco cambia).

Renzi che sognava di essere un epigono di Berlusconi, sostenuto anche in tale direzione da una parte del Partito Democratico (“per battere Berlusconi ci vuole uno come lui” dicevano), ha dimostrato di essere ben poca cosa. Sognava di essere un Clinton, un Obama, un Cameron; infine un Macron: il risultato, per ora è che potrebbe finire per bussare alla porta di un Centrodestra con la mano tesa e le pezze al culo.