9 marzo martedì – IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – Atti di un Convegno del 2006 -parte seconda (per la prima vedi 23 febbraio)

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte seconda

..continua l’intervento introduttivo di Giuseppe Maddaluno

….Perché a trenta anni dalla sua morte continuiamo a parlare di Pier Paolo Pasolini? L’occasione della commemorazione è trascorsa da qualche mese e noi ancora una volta intendiamo interrogarci sulla modernità del pensiero di Pasolini e forse anche per rispondere a quanti ancora qualche giorno fa obiettavano che abbiamo dedicato troppo tempo a Pasolini, diciamo che non possiamo ritenerci appagati. Soprattutto Perché Pasolini e la sua multiforme opera, la sua presenza in quei pochi anni, una cinquantina circa in cui lui è vissuto, ci pone ancora oggi davanti a mille quesiti. Spesso ci andiamo chiedendo cosa avrebbe detto Pasolini davanti alla nostra realtà politica, sociale, culturale ed è a mio parere una esercitazione ben oziosa ed inutile alla pari di quando ci si chiede cosa sarebbe stato il nostro mondo se Colombo non avesse scoperto l’America o Hitler e Mussolini non fossero stati sconfitti o il Muro di Berlino non fosse mai stato alzato o ancora in piedi non fosse stato ancora abbattuto.

Rimane di Pasolini un’opera omnia notevole non ancora del tutto studiata che vale la pena di approfondire e poiché il mondo, per fortuna, non è qualcosa di definito e statico è importante che le giovani generazioni si accostino all’universo pasoliniano per contestualizzarne il messaggio. Ed è in questo modo che dobbiamo rispondere a questo quesito che prima dicevo ozioso: non possiamo saperecosa avrebbe detto Pasolini, ma possiamo avere il contributo dei nostri giovani studenti, lettori, studiosi dell’opera di Pasolini chiedendo loro di continuare a mantenere vivo il suo pensiero. E’ ben vero infatti che quando si decide di inserire nel percorso scolastico Pier Paolo Pasolini sembra l’inizio di dover fare delle scelte coraggiose, per scoprire poi che quanto Pasolini scrive in particolare nelle sue opere per così dire polemiche, dove questo termine sta per dialettiche, forse provocatorie ma nel senso positivo di una ricerca costante di interpretazione di una realtà sempre più si direbbe ora in trasformazione genetica non proprio positiva, quel che appunto scrive Pasolini è molto più in sintonia oggi con quello che pensano le giovani generazioni. Ed è alla fine una gran bella scoperta, ci si appassiona e quello di Pasolini finisce per diventare qualcosa di molto più moderno rispetto a quanto lo fosse per davvero negli anni ’60, negli anni ’70 e nella prima metà degli anni ’70. Ci potrebbe venire addirittura da dire che al di là dei giovani, nei quali permangono due elementi che hanno caratterizzato Pasolini, passione ed ideologia, egli oggi continuerebbe ad essere un rompiscatole, un trasgressivo, un uomo non violento che ingenera verso di sé violenza. Potremmo con un accostamento neanche troppo blasfemo accostarlo a Cristo che simbolicamente crocifiggiamo quando l’umanità umilia parte di sé stessa con la guerra, con l’odio, con la violenza e con l’arroganza. Altro elemento da cui sfuggire è la banalità. Pasolini aveva già compreso l’abisso di banalità che si sarebbe toccato negli anni successivi.

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