13 maggio – LE PAROLE CHIAVE (repetita iuvant?) – parte 3 (per la 2 vedi 8 maggio)

LE PAROLE CHIAVE (repetita iuvant?) – parte 3
un raffronto tra il testo “costituente” e l’attuale “Vademecum” di Letta

Dicevo nel precedente post Riporto quel che nel 2007 si scriveva nel “Manifesto per il Partito Democratico”

3.

“Noi vogliamo un’Italia più unita, più omogenea sul piano economico e sociale. Per questo mettiamo al centro della nostra azione il Mezzogiorno. Dobbiamo assolutamente cogliere, come nazione, l’opportunità di farne il principale raccordo che, attraverso il Mediterraneo, unisca l’Europa e l’Asia. In questo quadro, la predisposizione di adeguate piattaforme logistiche, infrastrutture di comunicazione e reti telematiche, è fondamentale per attrarre stabilmente capitali e iniziative imprenditoriali. A questo fine vogliamo chiamare a raccolta tutte le migliori energie della nazione, per un progetto che richiede ingenti risorse economiche, ma soprattutto un impegno straordinario per riformare profondamente il settore pubblico, per combattere inefficienze, favoritismi, corruzione e mettere in moto le grandi riserve di ingegno di cui il Mezzogiorno è ricco. ” AA.VV. “PARTITO DEMOCRATICO – Le parole chiave – a cura di Marco Meacci – prefazione di Pietro Scoppola pagg.181-182

Ritornando ai nostri tempi Si parla di Lavoro, ma non si è mai stati in grado di produrre una legislazione che accanto agli incentivi per chi imprende preveda la certezza della dignità dei prestatori d’opera. Ovviamente sono decenni che si avverte l’esigenza di semplificare i meccanismi burocratici, ma non lo si riesce a fare. Ma l’intralcio è anche collegato ad un timore oggettivo che nella semplificazione si vada a nascondere uno squilibrio a favore dei più forti. Si parla di Merito, e allo stesso tempo si continua a pensare che questo risieda nelle persone più affidabili per “eseguire” non necessariamente idonee a progettare in modo libero ed autonomo da condizionamenti e pressioni di ogni tipo. A tale proposito mi viene in mente che si parla di Donne e si chiede la parità di genere, senza rendersi conto che le Donne diversamente dagli uomini sono molto più libere e dunque risultano meno condizionabili a dei compromessi e molto spesso proprio per questo motivo si ritraggono dalla partecipazione diretta all’azione politica: quelle che riescono sono in gran parte preparate, volitive e combattive, anche se, così come i maschietti, quasi sempre si adeguano e finiscono per imparare la prudenza ed il silenzio, quando ciò è necessario per mantenersi in piedi, finendo così per non distinguersi in modo chiaro dal genere con cui intendono concorrere. Viene il dubbio che “parità” significhi “adeguamento al ribasso, non competizione verso l’alto”. Ma è una mia malignità?

Osservando dall’esterno l’agone politico e “lo stato delle cose” così come continuano a porsi, non mi sembra fuori luogo continuare a proporre una profonda revisione del progetto. Non si può continuare a mentire, ipocritamente, ai cittadini, quelli che osservano con accorata apprensione i passi indietro complessivi della società, promettendo soluzioni irrealizzabili perché non veramente sentite. In primo luogo, accanto a quelle soluzioni “avveniristiche” ricche di fascinazione esposte anche dal Premier Mario Draghi, sarebbe utile meditare su quelle dicotomie (onestà, intelligenza, gusto del futuro versus corruzione, stupidità e interessi costituiti) di cui egli tratta in una tranche del suo discorso del 26 aprile alla Camera dei Deputati.

“Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità e gli interessi costituiti. Questa certezza non è sconsiderato ottimismo ma fiducia negli italiani, nel mio popolo, nella nostra capacità di lavorare insieme quando l’emergenza ci chiama alla solidarietà e alla responsabilità….”