20 luglio – Si può continuare a fare festa? – parte prima

Si può continuare a fare festa? – parte prima

Non si può avere “rispetto” verso coloro che si ostinano a non vaccinarsi e non mancano di fornire dimostrazioni di una “loro” presunta superiorità! Non si può avere rispetto verso chi non ha “rispetto” per quanti civilmente intendono contribuire a garantire un possibile superamento della “pandemìa”, per riprendere a vivere la nostra vita “comune”. Chi si ostina in tal senso non può continuare ad essere un mio amico.

Insieme a tanti altri milioni di italiani anche io ho seguito per intero il cammino “trionfale” della nostra Nazionale di calcio. Molti erano i presupposti favorevoli al conseguimento di un successo, non importa se primi ma secondi terzi o quarti sarebbe andata anche bene: la Nazionale veniva già da una sfilza positiva di vittorie (erano 30 fino all’ultima giocata nella fase a gironi con il Galles) e soprattutto di inviolabilità  (1100 minuti interrotti dal discutibile rigore concesso al Belgio al 45’ del primo tempo nel quarto di finale). Le vittorie saranno poi 32 compresa quella nella finale. Insieme, come dicevo, ho seguito e festeggiato non in modo diverso dal solito, in famiglia. non è stato il Covid a relegarmi in un cantuccio ma l’abitudine inveterata di godermi nella tranquillità le imprese sportive. In questo tempo tuttavia non sono stato il solo a mostrare preoccupazione per le modalità con cui il “popolo” si è mosso a tarda notte, pur essendo le solite abitudinarie manifestazioni di piazza, con cortei di auto e  motorette con sbandieramento di vessilli e urla di gioia, cori e quantaltro. Le solite manifestazioni, anche di più, ma in contesti molto diversi.

Diversi e potenzialmente pericolosi. E non erano mancati gli avvertimenti da parte soprattutto dei medici e degli scienziati. Ma, con l’arrivo della stagione calda, contando sulla complicità proprio del clima che incoraggia il naturale distanziamento, si è avuto un rilassamento dell’attenzione e la gioia collettiva è scoppiata con naturalezza. Le conseguenze di tutto questo e di qualche altra deroga, incoraggiata peraltro da irresponsabili recidivi come quella parte della Destra che lucra sulle affermazioni pressapochistiche  di Novax e compagnia bella, non stanno ad attendere e a poco a poco si affacciano alla ribalta: contagi in crescita ed una grande preoccupazione per l’autunno.

Si teme in modo particolare sugli effetti che potrebbe avere la ripresa dell’anno scolastico con lezioni “in presenza”. L’utilizzo della Didattica a Distanza ha portato a dei disastri: era inevitabile in assenza di vaccino e lo è stato nella prima fase di vaccinazione di massa controllata. Anche se la scelta di inserire il personale scolastico tra le prime categorie a poter usufruire “liberamente” della somministrazione del vaccino è stata importante, l’ adesione spontanea  unita ad una serie di errori di comunicazione e la ritrosia di una parte degli interessati ha consentito di non portare a termine un utile programma di vaccinazione per l’intero comparto dell’istruzione.    In questi giorni, infatti, si va discutendo dell’obbligatorietà ponendo quel settore sullo stesso piano di quello sanitario. Rimane incertezza, per ora, sulla vaccinazione per i minorenni, anche se qualche segnale è pervenuto dalle strutture scineifiche che supportano l’azione del Governo. Leggete l’articolo de “Il Sole 24 ore” del 25 maggio u.s. a firma di Nicola Barone

https://www.ilsole24ore.com/art/fascia-6-11-anni-e-12-15-ecco-quando-potranno-essere-disponibili-vaccini-AEkSUmL?refresh_ce=1

Sia come sia dovremo fare i conti con la refrattarietà di una parte della società, abbinata ad una profonda ignoranza e/o scarsa propensione al rispetto delle regole di convivenza civile mostrata e, come detto in altre occasioni come questa, incoraggiata da una certa forma di cialtroneria politica.

19 luglio – Gli errori degli storici “partigiani”

Gli errori degli storici “partigiani”

Ragionando su questi temi – semplicemente per una deviazione dall’obiettivo principale che è “contingente” e collegato ad un problema ricorrente in questi anni –  la mancanza di spazi per gli istituti scolastici – finisco per addentrarmi in un tema “STORICO” fondamentale: come si ricostruiscono i fatti storici del passato!   Correrò il rischio di essere frainteso. Lo avverto come “necessario” perché non riesco a condividere la sicumera di una parte considerevole della Sinistra, naturalmente caratterizzata (e qui aumento il “carico” delle mie critiche) da profonde ipocrisie. Mi è chiaro, tuttavia, che esistano persone di Sinistra che sappiano collegare le parole ai fatti, ma sono delle eccezioni.  E quel che scrivo e su cui da tempo affondo le mie taglienti accuse è riferita ad una faccenda nella quale la sedicente Sinistra post PCI è protagonista.                                                                                                                                                                          Le mie riflessioni non vogliono essere delle “lezioni”. Ribadisco che l’occasione è data da una serie di scelte politiche ed amministrative che ho considerato sbagliate  e sulle quali  a tutt’oggi non si è mai ottenuto, da parte dei responsabili di allora (la fine dello scorso secolo), alcuni dei quali ancora, dopo più di venti anni,  sulla breccia, un riconoscimento dei loro errori; peraltro sia quelli che i loro successori continuano a barcamenarsi, arrabattarsi in modo arrangiato anno dopo anno, “scolastico”, fingendo di dover fronteggiare solo delle emergenze o, peggio, ignorando ciò che non dovrebbero ignorare riguardo al recente passato. E sì;  perché si tratta della mancanza cronica degli spazi scolastici, sulla quale sembra sempre che si sia all’anno zero. Colpa della incapacità di troppi ad analizzare i “fatti” nella loro complessità.

Anche in questi giorni, mentre si svolge il dramma dei “lavoratori” licenziati “in tronco” assistiamo alla passerella delle dichiarazioni. Ormai chi capita in questo tritacarne e ne è vittima ha ben poco da sperare: sembra che la classe politica perennemente assetata nel mantenere il suo Potere si accanisca sulle debolezze di una regolamentazione ingiusta nel mercato del lavoro, promettendo ciò che non è in grado di mantenere, pronta semmai a scaricare le colpe poi sugli “altri” (l’opposizione, la Confindustria, la globalizzazione sregolata, l’Europa e via dicendo), ma non sulla loro “capacità” di mirare solo al proprio immediato tornaconto elettorale.

Digressione per digressione, ritorno a quel tema appena annunciato nel titolo: come si documentano i “fatti” storici! Nella seconda parte degli anni Sessanta ci trovammo di fronte al caso “De Felice”. Le reazioni al lavoro meticoloso di quello “storico” intorno alla genesi ed all’avvento del Fascismo furono scomposte, venate da un ideologismo accecante e le sue analisi furono attaccate in modo virulento come forme di revisionismo.

Continuo a parlare di questi temi nel prossimo post e poi ancora negli altri.             

18 luglio – GLI ESSERI UMANI seconda parte

GLI ESSERI UMANI sono tutti uguali seconda parte

Anche la madre, una giovane ragazza probabilmente abituata ad un contatto non ostile, è sorpresa. Chissà quali siano i suoi pensieri e quali quelli della bimba, si chiede Gil. E’ solo un attimo: sempre sorridente, dopo l’abbraccio si sporge verso la mamma e passa tra le sue braccia. Rivolge il sorriso a Gil dal comodo nido conquistato. Chissà, pensa Gil, che non lo abbia fatto proprio per quel transito furbesco. Ma è proprio bella e gli ricorda la sua bambina. A dire il vero, a Gil ricorda in quello stesso momento un cagnolino che aveva incontrato, condotto dal suo padrone al guinzaglio: non voleva camminare e continuava a piccoli passi con lo sguardo innalzato supplichevole verso il ragazzo, rifiutandosi di procedere. Lo disse a Mary, alla quale tornò in mente un altro episodio con un cane di grossa taglia che praticamente si stendeva spiaccicato in un corridoio di un discount. Sorrisero e proseguirono verso il supermercato. La dolcezza degli esseri viventi ha espressioni che li rendono molto simili tra loro. Anche lo sguardo truce di un uomo o quello sprezzante di una donna può assomigliare al ringhio di un doberman.
Camminare a piedi permette di osservare il mondo gli oggetti i condomini; meglio farlo lentamente senza avere la fretta. Mary e Gil passarono attraverso i giardini di via dell’Alberaccio e si diressero verso quelli di via Vivaldi, in fondo. Mary riferendosi agli stranieri che da alcuni anni hanno cominciato ad abitare quei caseggiati si rammentò di una querelle nella quale due famiglie di un contesto complesso di ben dodici condòmini avevano portato in tribunale le altre dieci perché non avevano accettato che in due occasioni all’anno lo spazio comune venisse dedicato ad incontri multiculturali coinvolgenti alcune delle famiglie formate da persone di altre nazionalità. Per fortuna, dice Mary, che hanno trovato un buon giudice, un giudice giusto che ha dato loro torto, riconoscendo la funzione civile di un contesto condominiale.
Parlando parlando arrivano al supermercato. E’ uno di quelli frequentato quasi esclusivamente da stranieri, in massima parte cinesi. La spesa è anche l’occasione in uno spazio non tanto affollato di guardare le merci come si fa al mercato generale. Non c’è molta scelta, ma ciascuno si ferma a particolari banchi. Mary al pane, Gil alle verdure; Gil ai formaggi, Mary alle carni e via via poi ci si guarda intorno e si va verso le casse. Accanto ad esse ci sono prodotti vari, dai rasoi ai chicchi dolci, dalle ricariche telefoniche alle batterie di diversa forma e potenza. C’è anche lì in fila una giovane mamma cinese con una bimbina che frigna e allunga la mano verso una mini confezione di cioccolatini. La madre la dissuade ma con dignità la bimba continua a mugolare. C’è dietro Gil e Mary un signore di età avanzata che mostra visivamente di non sopportare l’espressione della bambina e con voce alta avvia ad affermare che non se ne può più di questa gente, che se ne andassero a casa loro. Mary non può tacere e sottolinea come i bambini siano molto simili tra loro qualsiasi sia la provenienza geografica delle loro famiglie. Si avvia una controversia intorno alla educazione da impartire ai propri figli. I miei, dice quel signore là, non hanno mai piagnucolato. E lo afferma con sguardo truce. Saranno stati repressi e cresciuti nella rabbia e nel rancore, aggiunge Mary, che si becca un “cattolica di merda” dall’aggressivo signore. Mary, che peraltro “cattolica” non è, soggiunge “meglio cattolica che infelice come lei”.
Il commesso ha seguito ma, professionalmente, non interviene. La bimba ha smesso di frignare, mentre gioca con i corti capelli della madre, ignara di avere scatenato un empito cieco razzistico.
Gil e Mary pensano ai figli del signore, infelici e repressi. Saranno, ora, grandi e da genitori forse saranno diversi, pensano. Lo si spera, ma forse, quel signore là, non ha mai avuto figli; o perlomeno non ha mai avuto bambini come tutti quelli che noi conosciamo. E si avviano verso casa.

Joshua Madalon

17 luglio – GLI ESSERI UMANI…. prima parte

Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio.
Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine.
Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.

(Albert Einstein)

Quando si può, se non piove a dirotto o se fa tanto freddo o c’è un vento forte Gil e Mary escono a piedi anche solo per comprare un pezzo di pane. Non amano i piccoli supermercati vicini e quindi si allungano verso via Pistoiese fino alla Pam.
La giornata di sabato ha già l’aria di festa. Dopo alcune giornate di pioggia incessante c’è un’arietta freschina ma pulita; e non c’è vento. La palazzina dove abitano è impacchettata con impalcature ferrose ricoperte da drappi fatti di plastica tipo canapa per sacchi. Gli operai pur in una giornata semifestiva stanno lavorando a rifinire la base di alcuni balconi prima di procedere con la posa delle piastrelle.
Davanti al bar di fronte alcuni avventori osservano i lavori con il solito interesse dei nullafacenti, mentre sgranocchiano patatine e noccioline per il consueto rito dell’aperitivo. Da un balcone di fronte una giovane signora gentile accenna un saluto, al quale Gil e Mary cordialmente rispondono. Con un sorrisino beffardo rilevano come in modo ben diverso altri, nascondendo la loro maleducazione dietro una presunta timidezza, anche se salutat, sembrano non avvedersi della nostra esistenza. Ma la sorpresa è in arrivo lungo il marciapiede che Mary e Gil percorrono.
Prato – quando si andava in giro per il Paese negli anni passati – era nota per il “tessile”, per il “panno”; da qualche anno invece, allorché riveliamo la nostra dimora, “ci sono i cinesi?!” ci dicono rivelando l’incapacità ad approfondire altre caratteristiche, come la presenza di luoghi d’arte magnifici, di un Museo dedicato al tessuto, di un Teatro che ha vissuto grandi successi, di un Centro per l’Arte contemporanea unico al mondo per la sua “mission”.
Quando cammini, particolarmente nelle vie di San Paolo, ne incontri di cinesi! Ci sono anche due famiglie nel condominio di Gil e Mary, gente operosa e molto aperta all’Occidente, e non importa se tale ampiezza di vedute sia strumentale nella forma tipica dei “mercanti”.
Non è stato semplice avviare una convivenza condominiale, ma non lo è a prescindere dalle diverse nazionalità: ad esempio, nel contesto di cui si tratta, è più difficile il rapporto tra la gran parte degli altri, autoctoni o comunque immigrati interni come Gil e Mary. Diverse questioni, a partire dal corretto conferimento dei rifiuti, per il quale tuttavia non vi è stata cura da parte dell’ente preposto a tali controlli.
Un raggio di sole illumina lo stretto marciapiede attraverso il sorriso di una piccola bimba, tenuta per mano dalla mamma, che già da qualche metro agitava la manina per mostrarsi a Gil che in realtà era stato distratto da alcuni suoi pensieri e vagava con la mente. Gil infatti se la ritrova direttamente abbarbicata ad una delle sue gambone. Vuole essere sollevata, ricorda Gil di averlo fatto con i propri figli che ora sono molto grandi e, anche se non obesi, pesanti. La solleva e la bimba lo abbraccia come se fosse pratica consueta, quella con un nonno o con uno zio. Sprizza energia attraverso gorgheggi come un uccellino…..

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16 luglio – I “fatti” storici

I “fatti” storici Introduzione

Tra le diverse ragioni per cui si scrive indubbiamente c’è quella del mantenimento della memoria. La tradizione orale poneva dei limiti soggettivi ed oggettivi, collegati i primi alle caratteristiche diverse dei soggetti che si proponevano come narratori ed i secondi alla possibilità di andare incontro a frequenti interruzioni di tipo naturale ed esistenziale. Anche per questo motivo i nostri antenati preistorici hanno cominciato a tenere una loro specie di “diari” utilizzando la materia prima delle pareti rocciose (anche in questo caso certamente quel che è arrivato fino a noi, preservato dalle ingiurie meteorologiche e umane, si è conservato in ambienti molto protetti come la Grotta di Altamira) o nelle pitture rupestri dell’arco alpino italiano. Un po’ alla volta, anche per stabilire il possesso di materiali, territori e animali, l’umanità ha allargato l’uso della scrittura fino ai nostri alfabeti. Non è un caso che molti testi tramandati fino a noi abbiano tali caratteristiche. La stessa lingua italiana sembra abbia un testo primitivo che afferisce ad un atto di possesso.

La falsa ignoranza

La scrittura dunque ha tra i suoi compiti quello di lasciare il segno di un pensiero collocato in uno spazio ed in un tempo ben determinato. La datazione è uno degli elementi fondamentali per uno storico. La Storia è fatta da eventi in qualche modo semplici e complessi che, amalgamati, creano i fatti. Questi ultimi, collegati tra loro producono conseguenze che vengono poi a creare altri eventi e via dicendo. Ogni evento è dunque collegabile a ragioni e scelte, delle quali una parte di noi porta la responsabilità.

Quando si parla di Storia tutti pensano soltanto ai grandi eventi, quelli che sono trascritti sui “libri” che molti di noi hanno avuto la possibilità di leggere e studiare a scuola e  nel corso della vita. Ovviamente quella è la Grande Storia, fatta studiare in modo troppo spesso errato da parte dei docenti, che non aiutano – forse per impreparazione collegabile ai loro “maestri” altrettanto incapaci di proporre un vero e proprio “metodo” – a comprendere i meccanismi che producono i fatti storici. Non è dunque una vera e propria sorpresa scoprire  quanto sia altrettanto incapace la stragrande maggioranza dei nostri amministratori sia quelli locali sia quelli nazionali nel tener conto degli eventi storici passati e delle conseguenze, nefaste o propizie, cui hanno portato per farne tesoro. Il detto “Historia magistra vitae” rimane semplicemente un auspicio.                           Chi amministra e governa, pur se a volte la Storia la conosce, finisce per essere coinvolto in meccanismi perversi, in rovinosi condizionamenti; anche se orientati da fondamentali e positivi valori quegli ultimi finiscono per far prevalere su di loro interessi parziali che li disorientano. Ed è così che gli uomini (donne ed uomini in modo indistinto) finiscono per apparire del tutto “ignoranti” dei fatti storici  ma in realtà sono semplicemente sopraffatti da quelle contingenze negative, che producono effetti positivi per pochi e disastrosi per tanti. In definitiva non sono in grado di utilizzare i fatti storici per creare un mondo migliore.

15 luglio – Breviario per il nostro immediato futuro – SGUARDO LUNGO E SGUARDO CORTO p. 2

Breviario per il nostro immediato futuro – SGUARDO LUNGO E SGUARDO CORTO p.2.

Abbiamo convissuto in modo schizofrenico alternativamente tra la consapevolezza di partecipare ad un gioco inedito – allorquando siamo riusciti a conoscere meglio i nostri vicini ed i nostri dirimpettai che si affacciavano come noi alle finestre ed ai balconi per esprimere i comuni bisogni di socialità – e la sensazione sempre più incombente di essere impossibilitati a sviluppare percorsi collettivi che riuscissero a migliorare la condizione poco meno che passiva della maggior parte di noi. Allo stesso tempo si è percepito che la vita politica, rappresentata essenzialmente dai dirigenti e dagli amministratori locali e nazionali, proseguiva a sviluppare i suoi progetti, trascurando – dietro la giustificazione di un lockdown rigorosamente necessitato – quelli che avrebbero potuto contribuire a rendere meno grigia la solitudine diffusa.                                   Di certo di fronte a questo rilievo, negheranno, faranno spallucce e si mostreranno aggressivi ed offesi; ma si giustificheranno ulteriormente adducendo motivazioni certamente vicine ad una loro verità ma non potranno esimersi dal dover rilevare quanto poco coraggio abbiano avuto nel cercare maggiori contatti. Questi ultimi d’altra parte non sono stati negati ai loro pari, semplicemente per poter giocare meglio le prossime future partite di carattere politico ed amministrativo. In quegli ambienti ci si muove se conviene; se non conviene non ci si muove; non è materia per un settore di “volontariato”. Questa incuria sta pesando nel corso dei mesi sempre più, a quanto ci dicono i sondaggi, ed in modo particolare nella Sinistra, sia quella che tale si dice sia quell’altra che presume di esserne l’intestataria esclusiva.

Anche per questa “assenza”, ancor più si avverte il bisogno di creare delle strutture, che abbiano un minimo di riconoscimento istituzionale, sui territori periferici. Il modello potrebbe essere quello dei vecchi Quartieri che a Prato erano 11 (mentre le Circoscrizioni furono 5, a forma stellare); ma si potrebbe pensare a qualcosa di più snello, agile, leggero, duttile per corrispondere di volta in volta alle necessità.

Sguardo “corto”  intorno a quello che accade, è accaduto e potrebbe accadere: in questo modo un po’ alla volta potremo apporre sui nostri occhi lenti progressive che ci facciano comprendere meglio quel che necessita, sia in senso prettamente materiale sia in quello più spirituale, morale, culturale. In questi mesi resi più complicati dalle preoccupazioni di tipo sanitario (non solo quelle legate alla pandemia) avremmo già potuto creare nuove speranze e prospettive, ma c’è stato in pratica impedito. Sono saltati di punto in bianco i punti di riferimento logistici, troppo ristretti per poter essere utilizzati come lo erano prima; la maggior parte di noi, non avendo dimestichezza con gli strumenti di comunicazione utilizzabili “da remoto”, ha dovuto mantenere profili comunicativi pressochè rudimentali preistorici. Anche per queste ragioni occorrendo far tesoro delle “disgrazie” sarà opportuno attivarsi con una diffusa azione propedeutica di tipo informatico.

14 luglio – LE STORIE – altre (il Circolo San Paolo di via Cilea) 2009 seguenti – dopo una breve introduzione parte 1

LE STORIE – altre (il Circolo San Paolo di via Cilea) 2009 seguenti – dopo una breve introduzione parte 1

Questo Blog rappresenta, con tutti i suoi limiti segnatamente collegabili ad una certa autoreferenzialità patologica del sottoscritto Joshua Madalon al secolo Giuseppe Maddaluno, una piattaforma umile per mantenere la memoria di alcuni periodi della nostra esistenza (in modo particolare, proprio per il “personalismo” messo in evidenza, il tempo in cui mi è stato concesso di vivere). Non vi è alcuna pretesa di possedere la verità. Quest’ultima ha da sempre avuto una forma flessuosa, magmatica. Pur tuttavia sarà bene che quella parte minima di “verità” poco più che personale rimanga agli atti della “microstoria”. A questo scopo serve la trascrizione con brevi commenti attuali (il 2021) di una serie di documenti in mio possesso (perchè da me condivisi, redatti e/o ricevuti per opportuna conoscenza) che attestano quel che accadeva a Prato, quartiere Ovest e precisamente a San Paolo. Questa serie parte dal 2009 da un documento ricevuto dal compagno Lucio La Manna, al quale mi ha da sempre legato una profonda stima ed amicizia. Lucio me lo invia soprattutto perché a San Paolo- dopo la sconfitta delle amministrative del giugno 2009 – c’è un gruppo di attivisti e simpatizzanti del PD che intende procedere alla riapertura del Circolo di via Cilea. C’è un sentire comune, dunque, attestato dal bisogno di partecipazione suscitata dalla campagna elettorale comunale, della quale sto contemporaneamente trattando in “LE STORIE 2008/2009 e 2013/2014”, per il quale vado utilizzando altra documentazione, e di cui – tuttavia – si trovano i segni (“le ferite”) anche in questa altra, diciamo “nuova”, serie di documenti.

Prato 04 Settembre 2009

A: Segreteria del Partito Democratico di Prato      Comitato dei Garanti del PD Pc:Coordinatrice dei Circoli Circoscrizione Sud    

Oggetto: Riapertura della ex sezione PDS/DS di Via 1° Maggio come Circolo PD

Già da molto tempo diversi iscritti che hanno seguito l’evoluzione della politica italiana ed appartenenti a quella che è stata nel passato una sezione del vecchio Partito Comunista prima e successivamente PDS e DS, hanno espresso il desiderio di riaprire la sezione come Circolo del Partito Democratico di Via 1° Maggio.

Questo desiderio si è fatto più consistente nell’ultimo periodo a seguito anche delle passate elezioni amministrative che hanno visto la destra avanzare in una città storicamente di sinistra perdendo addirittura la guida del Comune. La vecchia sezione di Via 1° Maggio “copriva” nel suo raggio d’azione una vasta zona di Prato passata poi tutta sotto la giurisdizione del Circolo di Grignano. La posizione logistica della sezione rispetto a zone troppo lontane come Le Badie ha portato a stare lontano probabilmente anche dalla politica. Nelle scorse elezioni per la sola Circoscrizione Sud, è nata una lista civica che sicuramente ha attinto voti proprio nel nostro storico elettorato. La zona Badie inoltre, almeno nei progetti della giunta Romagnoli, dovrebbe subire una grande trasformazione nella zona ex Bangi con la realizzazione del Polo espositivo; l’attraversamento della prima linea della tramvia ed il Deposito CAP.

Abbiamo inoltre verificato un grande interesse di molte persone che vivono queste zone verso il PD con tanta voglia di partecipare attivamente alla politica cittadina ovviamente con un occhio particolare alla zona in cui vive.

Allo stato attuale durante la campagna tesseramento effettuata in Luglio, oltre 40 persone della zona Badie si sono interessati e si sono iscritte in altre sezioni con la promessa di un interessamento all’apertura del Circolo 1° Maggio. A conti fatti, tra nuovi iscritti e quelli che sono già iscritti al Circolo di Grignano ma che stando allo stradario dovrebbero appartenere alla giurisdizione del nascente Circolo 1° Maggio, gli iscritto sono già circa 50/60.

Detto questo, visto l’interessamento attivo verso il nostro Partito di tante persone e non solo di “vecchi” iscritti e militanti, SI chiede a codesta segreteria, di avviare la procedura per l’apertura del Circolo PD 1° Maggio in modo tale da essere pronto per il prossimo appuntamento congressuale. Se necessario saranno raccolte tutte le firme dei tesserati aventi giurisdizione 1°Maggio.

Per quanto riguarda la reggenza del Circolo fino al congresso ed all’elezione del coordinatore, potrebbero essere possibili almeno due soluzioni: 1) – Affidare l’incarico pro-tempore alla coordinatrice della Circoscrizione Sud; 2) – Elezione subito da parte degli iscritti, del coordinatore pro-tempore in attesa dei tempi congressuali.

Fiduciosi nell’esito positivo della richiesta, si resta a disposizione per eventuali ed ulteriori chiarimenti.

13 luglio – COAST to COAST 2021. work in progress. intro

Piccoli ma il più piccino tra i figli era già in grado di muoversi autonomamente; Pozzuoli era lontana da Prato e così si sperimentavano luoghi di vacanza più vicini, relativamente vicini, visto che da Prato i due mari (Tirreno e Adriatico)  distano più o meno in linea d’aria gli stessi chilometri. Il Tirreno è più vicino perchè ha il vantaggio di una strada abbastanza diretta, la A11, che porta verso Migliarino o  Viareggio e tutto il resto; per raggiungere l’Adriatico bisogna fare un po’ di montagne russe, anche se poi la costiera romagnola è in linea perfetta (letta con il metodo dei paralleli) con la città toscana.

Negli anni precedenti, quando Mary ed io eravamo solo una coppia senza figli, eravamo stati sia da una parte che dall’altra. Conoscevamo Donoratico e Rimini, una costa e l’altra. Eravamo stati a Riccione ed a Cecina, a Misano e a San Vincenzo e c’eravamo inoltrati nell’entroterra di entrambi i territori. San Leo e Volterra, Bolgheri e Gradara, San Marino e Castagneto Carducci, e tante altre località ci avevano spinto a pensare di poter poi trasferirci dalle montagne bellunesi finalmente al mare. E così, poi, quando per seguire la sorte ci venne offerta l’opportunità di venire in provincia di Firenze, pensammo che saremmo stati alla fine dei conti più vicini ai “nostri” (quasi a metà strada) ed in una posizione “intermedia” tra i due mari.

Nel corso degli anni con la nascita dei due figli siamo tornati a frequentare le due coste. Lo abbiamo fatto quasi regolarmente ogni estate. Con incursioni anche nell’Isola d’Elba. Ma un anno a Donoratico, un altro a Riccione; un altro anno a Tirrenia e un altro ancora a Miramare di Rimini e via dicendo alternando le nostre presenze tra una sponda e l’altra.

Siamo stati in alcune abitazioni: memorabili sono state l’ex Pensione Ariosa a Riccione, dove siamo stati molto bene più di una volta, ed è per questo motivo che ci siamo ritornati;  e un appartamento nella pineta di Donoratico, un po’ isolato ed abbastanza triste, e poi il mare non era (e non è) adatto a bambini piccoli. La riva non esiste quasi perché l’acqua è subito fonda ed in alcune occasioni si trovano veri e propri tranelli, pericolosissimi.                                                                                                                                                                                           Il mare di Rimini è quello che tutti conoscete, non è di certo allettante, tranne che di prima mattina.Non migliore è stata la sistemazione a Tirrenia anche se invece in quella località toscana il mare è più adatto, anche se mosso, ma la battigia è abbastanza bassa per qualche decina di metri. Poi c’erano attività che coinvolgevano i nostri figli che non erano più bambini ma nemmeno adulti. Erano in quello spazio di mezzo tra la fanciullezza e la pubertà.

12 luglio – Breviario per il nostro immediato futuro – SGUARDO LUNGO E SGUARDO CORTO p.1

12 luglio – Breviario per il nostro immediato futuro parte – SGUARDO LUNGO E SGUARDO CORTO p.1

Chiunque si occupi di Politica conosce bene questa “formula”. Occorre avere ”sguardo lungo” e questo è stato oggettivamente appannaggio di una serie di personalità, sia “politiche” sia “intellettuali”. Mi fermo e mi inchino davanti a due icòne della nostra Storia recente, entrambi miei punti di riferimento: Enrico Berlinguer e Pier Paolo Pasolini. Essenzialmente è prerogativa dei “grandi” il possesso di tale capacità: guardare “oltre” il contingente temporaneo; prevedere tempi peggiori e progettare tutte le vie d’uscita per poterli fronteggiare e superare positivamente. Quest’ultimo compito spetta al mondo politico, segnatamente quella parte di esso cui è demandata la scelta delle strade da seguire all’interno di una visione politica complessiva, legislativa non solo amministrativa. Ben diversa è la funzione della politica amministrativa di tipo locale (Comuni, Province, Regioni) alla quale lo “sguardo lungo” potrebbe fare brutti scherzi. E nella realtà dei fatti ciò accade.  Lo “scimmiottamento” pedissequo dei grandi geni statisti della Politica e i protagonisti del mondo intellettuale cui ci si vorrebbe ispirare finisce per far perdere il giusto orientamento e si rischia di andare troppo al di là delle necessarie ed a volte urgenti incombenze amministrative territoriali. E’ come se con un cannocchiale dall’alto di una torre noi osservassimo i contorni più lontani del territorio, sottovalutando il dilagare di un’epidemia che sta colpendo la realtà che vive appena sotto le basi della torre e poco più in là. Lo “sguardo lungo” degli aspiranti emuli dei grandi statisti finisce per descrivere solo una realtà sfocata bucolica edulcorata, assai lontana da quella che ha maggiore necessità ed urgenze da soddisfare.

Nel corso degli eventi pandemici i cui effetti permangono in gran parte irrisolti, soprattutto – anche se non solo – nelle realtà periferiche (nelle quali poi, come cerchi nell’acqua, se ne riproducono altrettante) l’abbandono si è palesato in modo drammatico, essendo venuti a mancare i punti di riferimento “essenziali”. E’ mancato, così, anche uno “sguardo corto”. La stragrande maggioranza dei cittadini è stata lasciata sola a barcamenarsi: le uniche risposte peraltro spesso isteriche, infastidite da richieste che non sempre erano polemiche, sono state caratterizzate da modalità propagandistiche attestanti il “buonismo” del Potere, ma essenzialmente inefficaci a lenire le sofferenze della stragrande maggioranza dei cittadini. Questi ultimi, anagraficamente, ed in particolare nelle periferie, appartengono alla categoria degli “anziani” e pertanto non posseggono abilità relative alle  moderne tecnologie: allo stesso tempo la Sanità pubblica, la cui funzionalità è stata e continua ad esserlo  – come non mai –  fondamentale, ha mostrato tutti i suoi limiti, a partire dalla Medicina di Base, e non è riuscita a soddisfare le minime richieste dei cittadini. E’ mancato – lo si ripete – lo “sguardo corto”.

Ne riparleremo, aggiungendo altre notazioni critiche ma con volontà positiva di entrare nel vivo di una discussione che affronti una buona volta la necessità di un maggiore e concreto coinvolgimento di tutti coloro che intendono contribuire a migliorare le nostre realtà, partendo proprio dalle “lontane” periferie.

11 luglio – PICCERE’ – un recupero con revisione – 4

Ora era a Prato, da sua cugina Adelaide; era “come” fuggita” dalla sua famiglia, una fuga non proprio autorizzata dal “padre padrone” che l’aveva addirittura minacciata di non volerla più vedere, tanta sarebbe stata la sua vergogna se fosse partita e che, da vigliacco qual era, non si era nemmeno presentato quella mattina a salutare la nipote e la figlia minore, che per qualche giorno – questi erano gli accordi – si sarebbe trattenuta in Toscana a cercare lavoro. Piccerè non si era pentita, perlomeno non ancora, anche se la sera prima al suo arrivo in quella casa nuova, per quelle strade nuove, affollate di gente ma anonime e del tutto sconosciute, si era lasciata prendere dalla paura e dallo sconforto e la tristezza le aveva riempito il cuore. Era però qualcosa di irrazionale, forse solo un timore naturale, avrebbe potuto dirlo “esistenziale”, verso il suo futuro. Di casa sua avrebbe, solo poi, provato nostalgia profonda per gli odori ed i sapori. Quella mattina si era risvegliata e, per un certo languorino allo stomaco, si era ricordata che la sera prima non aveva nemmeno cenato tanta era stata la stanchezza e l’emozione del lungo viaggio dalla Sicilia, durato un’intera giornata.
Non era abituata a tanto lusso, o perlomeno così le parve quando dopo aver disceso le scale interne del terratetto entrò in una cucina ampia e luminosa con grandi vetrages e vi trovò una tavola apparecchiata con ogni bendidio a sua disposizione; i due “monelli” di bambini con i quali aveva avuto contrasti durante il viaggio erano già compostamente seduti a sorseggiare del buon latte solo lievemente macchiato con della cioccolata. Sembravano molto lontanamente somiglianti a quelli che avevano imperversato nei giorni precedenti facendo dannare un po’ tutti; sembravano dei “piccoli lord”. Piccerè non era abituata e per questo motivo non si sedette nemmeno. Prese dal tavolo senza sedersi una tazza di latte e due biscotti e si mise in un angolo di fronte alla grande finestra alle spalle dell’acquaio e lì bevve in pochi sorsi il latte e mangiò quei primi due biscotti, che poi seppe erano tipici prodotti di quella città.

“No, per il momento no! Abbiamo già trovato” La cugina di Adelaide, quella che aveva aperto il bar in via Bologna a pochi passi da casa, purtroppo da qualche giorno aveva assunto una ragazza di Barberino che era passata a cercar lavoro. “Però” – dopo aver dato uno sguardo a Piccerè, disse – “c’è l’ingegnere Puccini che proprio stamattina, facendo come al solito colazione, mi ha chiesto se conoscevo qualche brava ragazza da mandargli a servizio. Se vuoi ”aggiunse ad Adelaide” domattina quando ritorna ti mando a chiamare”.
Andò così che due giorni dopo di prima mattina Adelaide accompagnò Piccerè in casa Puccini (erano fra l’altro imparentati, per un ramo lontano però, con il maestro di Torre del Lago) in Santa Trinita. La vecchia governante di famiglia – Eugenio Puccini era un famoso ingegnere tessile – non era più in grado di seguire le loro varie vicissitudini e si era ritirata, sostenuta da una buona pensione, da dei nipoti che ne avevano bisogno per i loro figli piccoli. La moglie dell’ingegnere per gli studi svolti avrebbe potuto insegnare ma aveva preferito fare la “signora” e si impegnava “a tempo pieno” soprattutto in una delle società cristiane caritatevoli. Caritatevole senz’altro fuori casa, abbastanza despota e piena di superbia in casa.