23 ottobre – ripropongo alcuni post recenti sull’ASCOLTO – dopo l’incontro del 22 ottobre – 6 e ultimo

In questi ultimi mesi ho avuto modo di accedere ad una serie di documenti inerenti ad alcune attività da me (e non solo) svolte sul territorio in cui sono rimasto, quello di Prato e di San Paolo nei primi anni di questo secolo. Ed in una serie di miei post li vado pubblicando affinchè possano essere conosciuti (la loro importanza è minima per la Grande Storia ma non per la “piccola” storia interlocale.

Accade – credo normalmente – che le generazioni che seguono le nostre non sappiano quel che è accaduto, ciò che è stato fatto di buono o commesso di meno buono. Devo ovviamente ringraziare il compagno ed amico Marzio che ne ha conservati tanti, li ha incasellati in una serie di file, di cartelle; da parte mia ho molti materiali cartacei (la differenza generazionale tra me e Marzio si nota anche in queste cose) che confrontati con quelli digitali ci consentono di rappresentare alle nuove generazioni, che abbiano la voglia e la forza di attingere ad essi, un quadro storico sociologico ed antropologico di una porzione di territorio che pur essendo limitrofo al centro della città appare esserne la periferia negletta.

Se a qualcuno venisse in mente che questa affermazione che ho appena fatto sia ingenerosa e bugiarda, suggerirei di approfondire le questioni urbanistiche che le Amministrazioni di Sinistra, di Destra e poi ancora di Sinistra hanno interpretato come un riconoscimento tardivo dei bisogni che ha finito per essere incomprensibile ed incompreso dalla popolazione reale (con ciò intendo non quei piccoli gruppuscoli di potere che si muovono nell’approssimarsi delle competizioni elettorali, ma tutto il resto della “massa” civica). I loro interventi potrebbero apparire molto simili alle elargizioni che la borghesia ricca cattolica promuove per liberarsi dalla cattiva coscienza, se non ci fossero dietro anche macroscopici interessi finanziari e immobiliari: vogliono farti subire una valanga di cemento dandoti in cambio qualche giardino, qualche via, qualche fasullo “centro commerciale a km zero riservato di fatto a pochi eletti” o qualche anglicizzata nuova sede bibliotecaria multiculturale o ancora qualche spazio riservato ad elite che vengono da fuori e tornano fuori, senza lasciare nulla – soprattutto come crescita culturale –  al territorio.

Ecco, dunque, uno degli esempi negativi di pragmatismo da salotto da combattere perché fortemente deleterio e spiegherò meglio il perché anche se ai più avveduti potrebbe essere già ben chiaro.  Su questo tema, molto affine a quel che abbiamo fatto in quei primi anni del nuovo secolo, tornerò a scrivere, proponendomi di cooperare a realizzare subito dopo – o nel mentre stesso – quel che dalle sedie e comode poltrone elaboriamo a chiacchiere.

Molto spesso ci ritroviamo a (sentir) dire che “non si finisce mai di imparare”. Per me è stato vero fin dall’adolescenza, quando – pur essendo figlio unico –  mi sono affrancato psicologicamente dai miei genitori. E mi piace dire che, a conferma della mia scelta professionale definitiva, in tutte le mie esperienze ho imparato e insegnato contemporaneamente. Mettevo in pratica quel che avevo imparato e proseguivo a imparare quotidianamente. Ricordo a tale proposito le mie prime sortite teatrali nell’Oratorio dell’Annunziata e la mia attività di segretario del Centro Sportivo Italiano, la cui sede era nella Biblioteca del Vescovado di Pozzuoli (allora il Rione Terra era ancora abitato e il Duomo aveva ancora la sovrastruttura barocca: bradisismo e fuoco non lo avevano ancora riportato a come è ora). Per il teatro imparavo da alcuni operatori, come Mario Izzo, che poi scelse di percorrere la vita austera di eremita in una chiesetta abbandonata sul Monte Sant’Angelo, una delle parti in cui è suddiviso il Monte Gauro; e come Nunzio Matarazzo, poliedrico personaggio della vita culturale puteolana di base, regista, arbitro di calcio, uomo vivace, fino a quando l’ho incontrato, in forma atletica costante. In maniera diversa sono stati questi i miei primi punti di riferimento educativi, accanto alla mia famiglia e ai miei insegnanti delle elementari, Federico Lamberti e la sua signora. Probabilmente già allora evidenziavo la mia tendenza all’insegnamento, pur essendo realisticamente bisognoso di apprendere. Ho imparato allora che, durante la vita, si verifica una contemporaneità tra le fasi di apprendimento e di insegnamento. Apprendevo e riversavo, spesso in modo originale, su altri quel che avevo imparato. E’ stato immediatamente così con il teatro farsesco all’impronta che reinterpretavo in altri luoghi, come l’Oratorio della Madonna della Libera nell’isola di Procida, dove c’era un prete, don Salvatore, che, notando la mia passione, si era illuso che potessi accedere alla vita clericale o in altre occasioni, sempre nell’Isola ma in un luogo che a quel tempo, gli anni Sessanta del secolo scorso, era ancora abitato: il Penitenzario per ergastolani, situato sulla rocca della Terra Murata, nel Palazzo d’Avalos.  Per quel che imparavo e poi riversavo in mie creazioni sempre di tipo organizzativo come segretario del CSI, non sfuggirono nè la voglia di andare a far visita a tutte le strutture afferenti al Centro, che andavano molto oltre il territorio della mia città (la Diocesi comprendeva comuni come Quarto, Marano e Giugliano e una parte nord di Napoli: Bagnoli, Agnano, la Loggetta) né tantomeno l’elaborazione dei miei Comunicati che venivano spediti in varie parti d’Italia, da Roma in giù ed in su.         

  Crescendo nel periodo ormai post adolescenziale ho affinato il mio senso di libertà personale, acquisendo una certa sicurezza anche nell’organizzazione di eventi, sia piccoli che grandi. Tra questi ultimi annovero i festeggiamenti per la ricorrenza dei 2500 anni dalla fondazione di Dicearchia. Come piccoli intendo le organizzazioni di feste e di eventi culturali e politici, che hanno contribuito a formarmi, facendo poche chiacchiere e molti fatti.

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