CINEMA – storia minima – parte 26

Trasferiamoci, rimanendo nel 1944, in Unione Sovietica, dove Sergei Michajlovic Eizenstein, dopo la sua avventura americana, che aveva acuito la distanza tra il potere sovietico e l’artista, sempre più sospettato dal gruppo dirigente stalinista di “commistioni” con l’Occidente, realizza un nuovo capolavoro, Ivan il Terribile, che rappresentava l’ascesa del grande primo “zar di tutte le Russie” nella seconda parte del Cinquecento. Il film fu apprezzato per il suo valore storico e agiografico dallo stesso Stalin, che tuttavia successivamente non consentì a Eizenstein di realizzarne le due ulteriori parti progettate. Forse anche con questa profonda delusione e l’impossibilità di realizzare altri suoi progetti, il grande regista fu colpito da una crisi cardiaca e morì qualche anno dopo, l’11 febbraio del 1948.

Andando dietro allo stesso periodo storico, ritorniamo negli Stati Uniti, ma per seguire le realizzazioni di un grande autore europeo che diversamente da Eizenstein era espatriato dalla Francia filo nazista già dal 1940 e vi farà poi ritorno dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Si tratta di Renè Clair. Nel 1944, mentre per l’appunto in Europa si svolgono le operazioni belliche più importanti che porteranno alla sconfitta del Nazismo ed alla fine del conflitto, egli gira una delle più straordinarie commedie brillanti della Storia del Cinema, quell'”Avvenne…domani” che ne decretò il definitivo successo internazionale. La vicenda narrata si basa su una storia, nello stile tipico surreale della sua cinematografia, fantastica; si immagina, infatti, di poter venire a conoscenza degli eventi del giorno dopo, per poterli modificare laddove questo sia necessario. Il film è interpretato da attori che avevano raggiunto già l’acme del successo, come Dick Powell e Linda Darnell ed ebbe uno straordinario successo negli Stati Uniti.

Rimanendo nell’ambito francese, ed andando ad un anno successivo (il 1945), è molto importante ricordare che, pur all’interno di un contesto reso difficoltoso dal disastro del dopoguerra, l’altro grande pilastro del Cinema d’Oltralpe, Marcel Carné, dirige uno dei capolavori assoluti del Cinema mondiale che è “Amanti perduti” (Les Enfants du paradis), che si avvale ancora una volta della collaborazione, nella costruzione della sceneggiatura, tra il regista e uno dei più grandi poeti, non solo francesi, che fu Jacques Prévert. Il film che è considerato dalla critica internazionale come il migliore, per quel che riguarda il panorama francese, di tutti i tempi, è un affresco della società post rivoluzionaria alla fine del Settecento. Storie d’amore che tuttavia rimangono sullo sfondo si intrecciano con le prevalenti ambientazioni di tipo prettamente teatrale (lo stesso titolo francese si riferisce agli spettatori del loggione, solitamente appartenenti a ceti popolari). Le interpretazioni sono straordinarie, a partire dalla star Arletty, che aveva già recitato in molti altri film di Carné, e da Jean-Louis Barrault, che era stato tra l’altro il vero ispiratore della trama, avendo raccontato ai due illustri sceneggiatori la vita di un famoso mimo del XIX secolo, Baptiste Debureau, personaggio principale del film. Non va dimenticata l’interpretazione di Pierre Brasseur nei panni di un altro
il celebre attore classico, Fréderic Lemaître.

Nel prossimo post parleremo di un altro grande capolavoro della cinematografia mondiale, andando in Italia.

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