IN RICORDO DEL POETA PIER PAOLO PASOLINI parte 21

PARte 21

Parla il Professor Antonio Costa – Docente all’Università di Venezia in storia e critica del cinema:

<< In realtà, io vorrei mostrarvi un documentario che ho fatto una decina di anni fa con un mio allievo, che si chiama “Un capriccio dolcemente robusto – Realismo e manierismo nell’universo figurativo di Pier Paolo Pasolini” tanto per mettere la cosa in contraddizione l’uno con l’altro che “Un capriccio dolcemente robusto” rievoca il lato manierista di Pasolini e l’altro rimanda a quella che è l’opzione realistica.

Però sentendo gli interventi che mi hanno preceduto e soprattutto l’ultimo, come capita in questi casi sono stato molto stimolato ed ho avuto così delle immagini, dei flash, che vorrei così insomma…dei quali vorrei rendervi un momento partecipi. Questa idea di che cosa penserebbe Pasolini delle cose che ci passano davanti agli occhi al giorno d’oggi? No, è meglio che rinunciamo subito in partenza ad una idea del genere, Perché se io penso alle sue polemiche contro il consumismo della coppia eterosessuale, ecco non oso immaginare cosa penserebbe del consumismo dei PACS che vengono proposti al giorno d’oggi, tanto per essere assolutamente scomodi e politicamente scorretti. Da parte di un uomo che, badate bene, nei primi settanta proponeva senza mezzi termini aboliamo la scuola media dell’obbligo che è alla base di tutte le nostre sciagure. Un discorso assolutamente scorretto da un punto di vista politico di una persona, di un intellettuale che lungo tutta la sua intensissima attività non ha mai avuto paura non solo di mettere in gioco valori acquisiti e così via, ma soprattutto di mettere in gioco sé stesso e come dire dei momenti già acquisiti in qualche modo consegnati alla prosperità della sua opera. tra le cose che ha molto bene evocato Tricomi c’è anche da ricordare, a proposito di queste abiure ricorrenti della sua opera, quella che è una delle operazioni forse più radicali che Pasolini ha compiuto, accanto forse al film (parola non comprensibile), che è la riscrittura della “Meglio Gioventù” che era appunto la sua opera squisita quando lui sognava di diventare un poeta squisito, di stile provenzale, dove appunto la lingua materna il friulano aveva il ruolo che aveva il provenzale.

Lui ha riscritto questa “Meglio Gioventù” in “La nuova Gioventù” che è un vero e proprio atto di sfregio, pensate come se un pittore andasse lì con la lametta a tagliare i suo quadri precedenti, Perché tutto ciò che c’è di squisito, prezioso ecc in questi versi stupendi, lui li trasforma in frasi, in parole irriferibili, irripetibili che introducono appunto una dimensione radicalmente diversa. Quindi, questa suggestiva immagine che Tricomi ci ha dato di un’opera non finita e di un’opera mancata per volontà dello stesso autore, il quale ad un dato momento, ove avesse fatto delle opere che avessero la parvenza

della compiutezza, ecco bisognava intervenire su quelle in modo da dare questa continuità.

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