I REGALI DI NATALE – p.2

Per fortuna c’è ancora molta luce. Napoli è luminosa; il suo clima è proverbialmente miracoloso. Anche se non più abituati, non ci sorprende il caos: basta lasciarsi portare dalla corrente, mantenendo il più possibile la barra dritta su una corsia, meglio quella centrale. Non bisogna avere reazioni nervose e da qualche tempo in qua per rimpinguare le casse del Comune ci sono multe salatissime per chi supera i 50 orari. Il caos illude il viaggiatore, ma difficilmente si riesce a superare quella velocità nella prima parte del percorso; piuttosto è più in là dopo l’uscita di Camaldoli, proseguendo verso Pozzuoli, che occorre evitare, complice un traffico solitamente molto meno intenso, di accelerare.

Siamo riusciti a arrivare con il vantaggio di un’oretta di luce. I mesi che sono passati ci hanno portato via anche qualche persona cara, non parenti ma grandi amici e mi si stringe il cuore a guardare quei balconi che pullulavano di energie creative anche durante il lockdown (erano lenitivi e consolanti i suoni e i canti, anche per noi che eravamo lontani e che osservavamo con attenzione quelle performance fino all’ultima che era apparsa un giorno prima che la triste notizia arrivasse sul tam tam dei social fino a noi) e che ora sono silenti e carichi di una profondissima struggente malinconia.

Scarichiamo l’auto con la solita difficoltà degli spazi a disposizione per poter manovrare agevolmente, ma per fortuna il carico è inferiore agli altri e qualche aiuto in più ci viene da nostra figlia e dal suo compagno, Bruno. Manovriamo sotto gli occhi vigili presenti o nascosti dei vicini di casa che affacciano sulla corte comune. I presenti argomentano anche un saluto e vorrebbero dopo questa lunga assenza anche recuperare il tempo perduto, ma dobbiamo scoraggiarli con gentilezza unita a fermezza, altrimenti a cosa sarebbero valse le ansie di arrivare perlomeno con un po’ di luce. Gli altri, quelli che occhieggiano dietro le tendine, ci diranno tra qualche ora, quando li contatteremo, di averci visti. La confusione ammassata, necessariamente con ordine, nell’auto diventa un guazzabuglio incontrollabile nelle prime stanze dell’appartamento. I pacchi si sovrappongono ad un’altra serie omologa che già è stata depositata da mia cognata, alla quale abbiamo dato il compito di fare una rapida ricognizione in casa, accertandosi che perlomeno funzionassero frigo, lavatrice e riscaldamento. Far partire il riscaldamento è un’operazione complessa per noi che in questa casa ci veniamo comunque – quando è andata bene (prima della pandemia) – due, tre massimo quattro mesi all’anno. Ognuno prende possesso degli spazi e per un paio d’ore si cerca di mettere ordine; perlomeno si sistema quel che necessita in modo primario.

Per far partire la caldaia devo uscire fuori al terrazzo e lo trovo molto sporco soprattutto di polvere; osservo il panorama del Monte Gauro, che è un vulcano e le collinette di Cigliano, che sono anche quelle la cornice agricola molto fertile di un altro vulcano, ma quel che mi colpisce è immediatamente una zaffata di quell’odore tipico della nostra terra, i Campi Flegrei e la Solfatara, che dista trecento metri da dove siamo. Si dice che quando è così intenso è segno di un’attività vulcanica molto forte. E nelle giornate successive ne avremo la conferma.

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