Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo) – p. 3

Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo) – p. 3

Con la chiusa di ieri (vedi parte 2 del 19 gennaio) intendevo riferirmi alla formula stereotipata genericamente espressa “E’ venuto il tempo che sia eletta una donna alla Presidenza della Repubblica”. La trovo offensiva per tutte le donne soprattutto perché la prescelta non rappresenterebbe la realtà del mondo politico ed economico, ancora maschilista fin nel midollo. Come scrivevo, ho in mente qualche rappresentante del mondo politico di genere femminile; ma proprio per il carattere, la profondità del pensiero, la capacità di mantenere un forte equilibrio nella gestione della Politica andrebbe incontro ad una levata di scudi avversa non solo nella parte ideologicamente da lei lontana ma nella stessa sua coalizione. Si tratterebbe di una personalità autorevole che ha stigmatizzato in più occasioni le ambiguità, le ipocrisie, le nefandezze di parte consistente della Politica, appartenente a qualsiasi schieramento. Non faccio nomi, ma chi mi conosce sa bene di chi si tratta; molto lontana dalle figure sbiadite che appaiono tra le diverse “nomination” in particolare ma non solo del Centrodestra.

Accolgo con favore ancora una volta le argomentazioni del saggio Bersani e le faccio mie. C’è ancora una possibilità per rimettersi in carreggiata da parte dell’intero mondo politico italiano. Ricercare una figura super partes di alto profilo istituzionale. Mi sono domandato in questi ultimi giorni, dopo la scomparsa di David Sassoli, verso la quale è stato unanime e sentito il cordoglio e sono state levate a suo favore parole di immensa gratitudine per la capacità di mantenere un grande equilibrio, una straordinaria serenità abbinata ad una ferrea convinzione di dover agire per difendere soprattutto la parte più debole del nostro mondo, a partire ma non solo nei confini dell’Europa. Mi piacerebbe, ma non si può realizzare questo mio desiderio, sentire molta parte del mondo politico a valutarne la candidabilità alla Presidenza della Repubblica. E’ un mio antico vezzo, nato nella pratica politica allorquando sentivo i necrologi ufficiali che le varie parti politiche formulavano rispetto a personaggi che “in vita” erano stati contrastati non sempre in maniera cortese (utilizzo un eufemismo). Provavo profondo disgusto.

D’altra parte la crisi del mondo politico sta tutta nel personaggio di Mario Draghi; se la si vuole protrarre al limite massimo lo si può anche elevare al Colle, con l’ammissione ulteriore al di là di ogni ragionevole dubbio dell’incapacità a trovare soluzioni “politiche” (non necessariamente di parte) e mantenere in piedi l’egemonia del potere economico afferente a realtà extranazionali.

Ovviamente sto facendo accademia; lo faccio quasi solo per me, per mantenere in piedi quel minimo di dignità, riaffermando il ruolo del pensiero critico. Sono convinto che sarà inutile; pur tuttavia, questo è!