IN RICORDO DEL POETA PIER PAOLO PASOLINI – parte 22

PARTE 22

Una mia nota: Voglio ancora una volta ricordare che vado riportando il dibattito che si svolse il 27 aprile del 2006 così come riportato dai trascrittori che sbobinarono le registrazioni. Ecco quindi perché a volte ci sono degli errori o comunque delle incertezze.

E qui, riprendendo questa suggestione dell’opera mancata, una cosa alla quale pensavo sentendo i vari interventi è anche questi pesantissimi dieci tomi che ci sono stati consegnati dell’opera (parola non comprensibile), di cui ben tre riguardano l’opera cinematografica cosa che credo farebbe orrore a Pasolini, lui che aveva scritto la sceneggiatura come struttura che vuole essere una anti-struttura, che venga dato il nome di opera cinematografica a quelli che quotidianamente sono degli scatafasci, cioè che sono appunto delle strutture che vogliono bilanciare un’altra società.

E questo quindi mi sembra che l’invito sia venuto appunto da un giovane per favore non facciamo di Pasolini un classico, mi sembra che sia una cosa da prendere estremamente alla lettera.

Anche Perché, avvicinandomi un po’ a quella che è la mia specializzazione, una delle contraddizioni di Pasolini è che lui ha detto tutto e il contrario di tutto a proposito di due configurazioni del linguaggio cinematografico e anche gli studenti del primo anno conoscono: cioè il piano sequenza e il montaggio. Cioè lui da una parte pensava che l’opera dovesse somigliare il più possibile ad un infinito piano sequenza, Perché finché siamo dentro il flusso della vita non siamo definiti, non siamo fluidi. D’altra parte sapeva benissimo, e la sua morte lo dimostra, che la morte compie improvvisamente una operazione di montaggio rispetto a questa apertura che è data dalla concezione della vita, dell’esistenza, del gesto e dell’opera stessa. E quindi irrimediabilmente la morte di Pasolini come dire compie obbligatoriamente, Perché vanno così le cose della vita, un montaggio sulla sua opera. Opera che però bisogna continuare a riaprire. Ecco io credo che il peggior servizio nei riguardi di Pasolini lo abbia cominciato Nanni Moretti con un film, che per altri versi mi è piaciuto, che si conclude con una visita, una sorta come dire di omaggio a quella che però dentro l’opera di Moretti è proprio una icona, un santino Perché provo a figurarmelo il Moretti che non dico leggere l’opera omnia di Pasolini, ma entra dentro alcune delle comparizioni che ci sono dentro.

Quindi, bisogna tornare all’opera di Pasolini. E tornare all’opera di Pasolini sapendo che dove è mancata e dove non poteva più mancare quest’opera era proprio in questa sua idea di poterla mantenere perennemente. Ma c’è questo limite invalicabile per cui ad un dato momento l’opera si chiude. Allora bisogna entrare dentro quest’opera.

All’interno di questa opera la vocazione, la spinta verso la dimensione del classico, del figurativo, cioè del non verbale è qualcosa di molto forte. E’ una delle grandi spinte che c’è dentro l’opera di Pasolini attraverso la quale, forse, lui ha cercato di superare quel peso della posizione al quale faceva riferimento Tricomi all’inizio del suo intervento. Ecco cioè questa idea, questa possibilità di riuscita dalla parte della dimensione (parola non comprensibile).

E veniamo qui al documentario che io vi propongo, che è un documentario come dicevo che ho fatto una decina di anni fa in occasione di una grande mostra fotografica sulle opere di Pasolini che si è tenuta a Villa Manin in Friuli.

Questo documentario è quello che rimane di una cosa che non era né un film né un video, ma era una multivisione. Vale a dire che dentro questa mostra fotografica, all’interno di una sala completamente buia si accendevano in punti diversi

della parete delle diapositive accompagnate da testi di Pasolini stesso o letti da uno speaker, da un attore o in alcuni casi quando esistevano letti da Pasolini stesso. Con come dire un omaggio alla poesia di Pasolini che abbiamo fatto leggere ad un poeta veneto, Andrea Zanzotto, al quale abbiamo proposto di leggere un brano de “La ricchezza” un poemetto in cui Pasolini descrive un suo viaggio attraverso l’Italia da nord verso sud con una fermata ad Arezzo dove va a vedere gli affreschi di Piero della Francesca nella Chiesa di San Francesco. Poi il viaggio prosegue ed arriva a Roma dove in un cinemino dalle parti di Trastevere vede, e prova una fortissima emozione, “Roma città aperta” film di Rossellini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *