PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA – L’IRRESPONSABILITÀ DELLA CLASSE POLITICA, A PARTIRE DA QUELLI A ME PIÙ VICINI (O CHE DOVREBBERO ESSERLO) – P. 3

Ho atteso per portare in qualche modo a compimento alcune mie riflessioni. La soluzione, che è indubbiamente – in tutto questo bailamme – la migliore – conferma le mie ragioni; in realtà è il Paese nella sua grande maggioranza a sostenerle: questa classe politica deve essere profondamente riformata.

Non lo riconosceranno, i nostri cari politici; anzi, faranno finta di avere assunto la scelta con grande responsabilità e senso dello Stato e faranno “passare il tutto in cavalleria” che è uno dei modi di dire della nostra lingua per significare la sottovalutazione dei gravi rischi che la nostra Democrazia sta correndo. E non è da sottovalutare anche il grave rischio che si è fatto correre alla Repubblica di avere un (o una) Presidente scarsamente rappresentativo del nostro popolo.

Questa è una classe politica ormai squalificata dappertutto: la qualità dei suoi rappresentanti è la cartina di tornasole di ciò che si muove nelle periferie. In ogni parte del nostro Paese ci troviamo di fronte ad una classe politica incapace di ascoltare con attenzione le critiche benevoli che da tanta parte le si sono rivolte, una classe politica che ha privilegiato le proprie sinecure incuranti, se non che a chiacchiere (che come dice il famoso detto partenopeo “Chiacchiere e tabacchere e’ lignamm o’ Banco ‘e Napule nun ne ‘mpegna!“), delle richieste di ascolto. Anche per questa sottovalutazione che si è protratta nel tempo e l’aumento dei bisogni insoddisfatti in questi ultimi anni, aggravato dalle emergenze di tipo sanitario, la gente non ha proprio più intenzione di sopportare questo stato delle cose. Segnali di disaffezione partecipativa democratica sono stati lanciati già nei decenni appena trascorsi fino alle recenti elezioni politiche suppletive a Roma del 16 gennaio 2022 dove ha partecipato al voto meno del 12% degli aventi diritto e la vincitrice ha raccolto poco più di 12.000 voti.

https://elezioni.interno.gov.it/suppletive/scrutini/20220116/scrutiniCI15110

In tutta questa vicenda è emerso l’abbassamento del livello qualitativo dell’intero quadro politico. Non è in discussione l’esito; è apparsa la soluzione migliore per uscire dall’impasse. Ma sono stati i passi precedenti ad essere indicativi dello stato confusionale in cui il mondo politico italiano si va muovendo, a partire dalla candidatura di Berlusconi e proseguire per il farsesco sostegno alla scesa in campo della Presidente del Senato, notoriamente invisa per questioni caratteriali ad una moltitudine di parlamentari, e non solo per questa ragione inadeguata a svolgere un ruolo di “super partes” (nemmeno nei lavori parlamentari in Senato le si può riconoscere tale valore). Si è poi consumata l’altra “commedia” della candidatura della Elisabetta Belloni, sostenuta soprattutto in quanto rappresentante del genere femminile ma non adeguatamente preparata anche per il suo ruolo attuale a svolgere la funzione istituzionale più alta prevista dal nostro ordinamento. Sulla impossibilità di poter avere una candidatura “al femminile” ho già scritto, precisando che le “donne” più presentabili per tale ruolo sono invise a gran parte della attuale leadership politica per le stesse ragioni che attengono alla loro capacità di utilizzare in modo autonomo e libero il pensiero critico, che è forma largamente non gradita dal Potere.

Ad ogni modo, lo ripeto, la soluzione trovata è un parziale momentaneo riconoscimento del fallimento; spero di poter avere una smentita concreta delle mie pessimistiche previsioni. Caro Presidente Mattarella, buon lavoro! Il Paese ha bisogno di te.