No Vax profeti di sventura (pescano nel torbido annebbiando la realtà)

No Vax profeti di sventura (pescano nel torbido annebbiando la realtà)

No vax come sacerdoti preveggenti dotati di conoscenze precluse ai più. Nel corso dei secoli l’umanità ha conosciuto varie figure di profeti e sibille; qualche profetessa, anticipando la stagione delle streghe, è finita anche male. Tanto è che, in molte occasioni utilizzavano formule ambigue come quella classica della Sibilla Cumana, “Ibis et redibis non morieris in bello”.

Ora ci risiamo con la preveggenza di sfracelli planetari collegati alla “dabbenaggine” di tutti coloro che si sono vaccinati tenendo fede a quella formula, “per sè e per i suoi”, alla quale si può molto realisticamente aggiungere “anche per gli altri”.

Questi grandi geni, che si ostinano a negare l’efficacia, anche se parziale (come peraltro è quella di qualsiasi altro medicinale), dei vaccini (in modo particolare ovviamente quelli contro il Covid 19) e profetizzano per la maggioranza dell’umanità orizzonti foschi fino all’autodistruzione. Di una sola cosa, se fosse tutto vero, mi rammarico: è il dover lasciare questo “mondo” nelle mani di siffatti esseri farneticanti ed inconcludenti, parenti dei terrapiattisti e delle pratiche omeopatiche, inutili rimedi per patologie davvero molto serie.

Così come avrebbe potuto dire la Sibilla di cui sopra al soldatino desideroso di conoscere il suo destino, anche gli odierni profeti possono azzeccare qualche pronostico: d’altra parte, non so se ne siete a conoscenza, “eppur si muore”. E’ nella giostra della vita e qualcuno pure dopo qualche tempo potrà subire qualche acciacco, semmai già preesistente, mettiamo pure con qualche possibile naturale aggravamento. E inoltre non lo si può negare che tali condizioni precarie siano rese più serie ed importanti anche per l’occupazione da parte dei bisognosi di cure per il Covid di tanti reparti.

E poi mi tocca di ripeterlo: è indubbia la responsabilità del mondo politico amministrativo ed economico che negli ultimi decenni ha ridotto il ruolo pubblico della Sanità per favorire l’ascesa dei privati, celandola semmai attraverso forme di cooperazione (il termine cela l’ambiguità dietro il senso positivo) e di surroga, di fronte alle deficienze della funzione pubblica dell’attività sanitaria di base e di prevenzione territoriale. Gli esempi sono molteplici e se ne ritrovano le tracce nelle numerose pagine di questo mio Blog.      

Ma all’ineffabile (ci è o ci fà) Francesco Borgonovo che sbraita sulle pagine de “La Verità” contro coloro che criticano il mondo No Vax per le difficoltà che le loro azioni finiscono per creare e li accusa di nascondere “la verità” intorno alle inefficienze delle strutture ospedaliere, incapaci di aumentare i posti di TI a disposizione faccio notare che le maggiori difficoltà sono quasi tutte (e lo sono state dal primo momento) proprio nelle regioni (devo ricordarglielo? La Sanità è di comptenza regionale) dove vi è una maggioranza omogenea al suo credo politico. Probabilmente pesca nel torbido per ottenere vantaggi da parte di chi riflette poco.     

Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo) – p. 3

Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo) – p. 3

Con la chiusa di ieri (vedi parte 2 del 19 gennaio) intendevo riferirmi alla formula stereotipata genericamente espressa “E’ venuto il tempo che sia eletta una donna alla Presidenza della Repubblica”. La trovo offensiva per tutte le donne soprattutto perché la prescelta non rappresenterebbe la realtà del mondo politico ed economico, ancora maschilista fin nel midollo. Come scrivevo, ho in mente qualche rappresentante del mondo politico di genere femminile; ma proprio per il carattere, la profondità del pensiero, la capacità di mantenere un forte equilibrio nella gestione della Politica andrebbe incontro ad una levata di scudi avversa non solo nella parte ideologicamente da lei lontana ma nella stessa sua coalizione. Si tratterebbe di una personalità autorevole che ha stigmatizzato in più occasioni le ambiguità, le ipocrisie, le nefandezze di parte consistente della Politica, appartenente a qualsiasi schieramento. Non faccio nomi, ma chi mi conosce sa bene di chi si tratta; molto lontana dalle figure sbiadite che appaiono tra le diverse “nomination” in particolare ma non solo del Centrodestra.

Accolgo con favore ancora una volta le argomentazioni del saggio Bersani e le faccio mie. C’è ancora una possibilità per rimettersi in carreggiata da parte dell’intero mondo politico italiano. Ricercare una figura super partes di alto profilo istituzionale. Mi sono domandato in questi ultimi giorni, dopo la scomparsa di David Sassoli, verso la quale è stato unanime e sentito il cordoglio e sono state levate a suo favore parole di immensa gratitudine per la capacità di mantenere un grande equilibrio, una straordinaria serenità abbinata ad una ferrea convinzione di dover agire per difendere soprattutto la parte più debole del nostro mondo, a partire ma non solo nei confini dell’Europa. Mi piacerebbe, ma non si può realizzare questo mio desiderio, sentire molta parte del mondo politico a valutarne la candidabilità alla Presidenza della Repubblica. E’ un mio antico vezzo, nato nella pratica politica allorquando sentivo i necrologi ufficiali che le varie parti politiche formulavano rispetto a personaggi che “in vita” erano stati contrastati non sempre in maniera cortese (utilizzo un eufemismo). Provavo profondo disgusto.

D’altra parte la crisi del mondo politico sta tutta nel personaggio di Mario Draghi; se la si vuole protrarre al limite massimo lo si può anche elevare al Colle, con l’ammissione ulteriore al di là di ogni ragionevole dubbio dell’incapacità a trovare soluzioni “politiche” (non necessariamente di parte) e mantenere in piedi l’egemonia del potere economico afferente a realtà extranazionali.

Ovviamente sto facendo accademia; lo faccio quasi solo per me, per mantenere in piedi quel minimo di dignità, riaffermando il ruolo del pensiero critico. Sono convinto che sarà inutile; pur tuttavia, questo è!

Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo) – p. 2

Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo) – p. 2

L’attuale classe politica non è in grado di rendersi conto della gravità della sua situazione. Direi che purtroppo è nella norma questa incapacità: quando un gruppo viaggia insieme verso un obiettivo non è in grado di osservare il mondo che lo circonda, ancor più quando è più o meno lontano da lui. Continuano a ballare inconsapevoli. E a poco o nulla, più nulla che poco, valgono le valutazioni critiche che da qualche parte, in forma amichevole, vengono sollevate. Occorrerebbe uno “stop” ed una “ripartenza”, una forma di riallineamento rifondativo; ma questo dovrebbe significare che vengono rimesse in discussione tutte le posizioni acquisite con la consapevolezza del rischio di non poterle recuperare.

Ritornando al tema attuale, certo che in contemporanea alle mie riflessioni ci sono movimenti e riposizionamenti dei quali non sappiamo nulla, non posso che condividere l’ipotesi che da qualche parte del Centrodestra stiano spingendo Berlusconi e i suoi supporter a fare un passo indietro. Il Cavaliere, così facendo, potrebbe far pesare il suo ruolo di kingmaker lanciando una proposta che vada a pescare nel mare della sua parte e confermare la sua ambizione di poter essere ricordato come un “padre nobile della Patria” (negli ultimi mesi in molte occasioni ha cercato di smarcarsi dagli altri leader del Centrodestra, particolarmente per le posizioni “europeiste” e antisovraniste). D’altra parte gli altri leader, Salvini e Meloni, hanno anche perspicacemente compreso che mantenere in piedi la candidatura del Cavaliere come unica ed assoluta avrebbe potuto arrecare danni ingenti alla loro parte: nel caso in cui non fosse passata per una manciata di voti sarebbe stato indispensabile aprirsi all’altro schieramento; nell’altro caso, apparentemente più esaltante, di una vittoriosa ascesa al Colle ci sarebbe stato un rafforzamento unitario del popolo delle Sinistre, che in molte occasioni ha mostrato di essere “in sonno” e ciò avrebbe potuto bloccare la crescita delle Destre nel Paese, in occasione di una futura molto vicina consultazione elettorale.

Nelle ultime ore all’arretramento della candidatura di Berlusconi si è rifatto vivo il Centrosinistra, avanzando una proposta procedurale di consultazioni ampie tra i due schieramenti. Come ho scritto nella prima parte, spero che non si arrivi ad una proposta Draghi, perché questa scelta, in questo momento, significherebbe anche la fine anticipata della legislatura, in piena pandemia e con le profonde incertezze sull’avanzamento dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che ancorchè sostenuti da Draghi in queste fasi che appaiono sempre di più di attesa degli eventi quirinalizi stentano a procedere nei tempi e nei modi utili al reperimento dei fondi europei.

Tra coloro che sarebbero papabili, dovendo sottoporsi ad un vaglio bipartisan maggiormente orientato a favore della Destra, ci sono molte figure maschili. Avrei qualche proposta di genere femminile ma so perfettamente che non sarebbe gradita in modo netto ed assoluto a questo Centrodestra. Non vorrei qui che si equivocasse il mio pensiero e lo si giudicasse misogino e maschilista, ma non vedo all’orizzonte una candidatura di donne: la auspicherei come un gran segnale ma non mi sembra a tutt’oggi possibile, a meno di una forzatura di tipo ideologico.

Se ciò si verificasse, ivi compresa quest’ultima ipotesi, sarebbe ancora una volta dimostrato che l’attuale classe politica è irresponsabile.

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Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo) – p.1

Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo)

Partiamo proprio da questo: non è un caso che nelle ultime elezioni del Capo dello Stato ci siano state delle difficoltà.

Non faccio la cronistoria ma cerco di osservare quel che in questi giorni appare come l’elemento più evidente sulla scena politica: il Centrodestra che vanta di essere in maggioranza se ne avvale per lanciare una candidatura improponibile a chiunque sia dotato di una minima intelligenza e di una memoria, non importa che sia molto lunga. Non è un segreto che laddove questa ipotesi andasse in porto, il discredito internazionale, al netto dei salamelecchi che non si negano quasi mai a nessuno, colpirebbe il nostro Paese. I giudizi del mondo politico internazionale non riuscirebbero a contemperare quelli dell’alta finanza, Potere distaccato dalle valutazioni di carattere politico, che attaccherebbero soprattutto il nostro debito, notoriamente altissimo. Solo ed esclusivamente la “proposta” vale a screditare l’intero Centrodestra, che – in apparenza – è apparso fino ad oggi compatto nel sostegno a Silvio Berlusconi. Si evidenzia l’incapacità di reperire in quell’area molto ampia una figura che possa essere interprete di una comunanza di valori, capace di elevarsi dall’appartenenza ad una sola delle parti in lizza. I motivi per cui Berlusconi non è adatto a ricoprire tale ruolo sono scritti nella Storia del nostro Paese.

Non è solo la Destra a evidenziare tali limiti in questi frangenti. La nuova coalizione di Centrosinistra pur potendo contare su una maggioranza di partenza ha perduto per strada innumerevoli rappresentanti e la presenza dei rappresentanti delle Regioni non può giocare a suo favore. Inoltre, essendo “nuova” (costituita più per necessità che per convincimento), non agisce come “blocco” ma in modo molto separato non riesce a portare un nome, anche per il timore di vederselo bocciare, non solo dalla Politica ma anche dai poteri della comunicazione (quelli che si fondano in primis sui sondaggi) , molto diffusi e forti più che mai. Tra i nomi che circolano peraltro non appaiono elementi distintivi di appartenenza, il che ovviamente non è “negativo”. Ciononostante di fronte all’altra coalizione che ha calato un asso, che – volendo o nolendo – rappresenta per davvero la storia del Centrodestra.

Capisco di poter essere accusato di andare in contraddizione, nell’imputare al Centrosinistra l’incapacità di “commettere” il medesimo errore della parte opposta; ma lo dico in quanto ci sarebbe potuto essere sulla “scena” Mario Draghi, in modo pieno, che avrebbe soddisfatto ampiamente tutti: la sua presenza al vertice del Consiglio dei Ministri sta ad attestare questa stima. Ora una tale scelta, che fosse portata a realizzazione, apparirebbe una iattura. Draghi è equilibrio nel Governo e non si intravedono altre figure altrettanto equidistanti tra le diverse posizioni partitiche. E dunque bisogna che una riflessione si faccia: chi si è vantato di aver estromesso Giuseppe Conte e si è intestata in modo molto aperto l’ascesa di Draghi a Palazzo Chigi? Se si fosse proceduto esclusivamente a degli aggiustamenti all’interno del Governo Conte, oggi potremmo disporre senza alcuna preoccupazione di Draghi per il Quirinale. La Storia decreta molti giudizi e, purtroppo, quasi sempre, lo fa in ritardo.

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La volgarità dei ribelli NO VAX – sulla proposta di Bersani e altro

La volgarità dei ribelli NO VAX – sulla proposta di Bersani e altro

Quel che colpisce in modo più rilevante nell’assistere al manifestarsi della volontà di contrapposizione alla vaccinazione è sempre più la volgarità che molti tra coloro che la dichiarano in modo aperto e libero mettono in pratica. Basta affacciarsi su un qualsiasi “social” e averne la dimostrazione. Per alcuni ne sono sorpreso ma non sono più intenzionato a sopportarli. Oltre agli accenti volgari essi diffondono menzogne, a volte utilizzando false ricostruzioni a volte costruendo elaborazioni pseudoscientifiche, aiutati semmai da illustri pseudo scienziati. Questi ultimi sono personaggi che da decenni non vivono nella comunità scientifica; in poche parole non possono essere considerati “scienziati”, in quanto lo si è solo se ci si confronta a 360° con tutti gli altri, anche con coloro che – vivendo sul “campo” – posseggono dati sempre più aggiornati e attinenti alle patologie con cui vengono a contatto e che dunque sono da essi studiate.

Per fortuna, la situazione nelle ultime settimane sta migliorando, grazie anche a delle scelte – di certo non pienamente condivise – che hanno sospinto una parte di No Vax a riconoscere che, se si vuole far parte di una comunità, occorra rispettarne le regole, anche quando queste impongano sacrifici. Nella prima fase della pandemia questo comportamento è stato ampiamente condiviso dalla stragrande maggioranza dei cittadini; non mancavano le trasgressioni ma in generale siamo stati esemplari per gran parte del mondo e abbiamo sopportato le limitazioni.

Pochi giorni fa, di fronte alla situazione che vedeva i reparti di terapia intensiva occupati in grandissima parte da pazienti No Vax, un uomo politico, che finora non aveva mai dato segni di instabilità, è arrivato  a chiedere, pur se in prospettiva, che quei reparti potessero essere riservati in modo prioritario da pazienti “vaccinati” che necessitassero, soprattutto in presenza di altre gravi patologie, di quelle cure per poter guarire. Ho visto che si è scatenata la polemica, in modo particolare nel mondo della Sinistra. Nulla da eccepire, a parte il fatto che sarebbe invece molto necessario dibattere su questi temi, perché “tale scelta” all’interno degli ospedali in tempi di sovraffollamento è stata e sarà materia quotidiana su cui decidere e indubbiamente coloro che hanno affermato l’inconsistenza e/o la pericolosità del “vaccino” meriterebbero di avere un trattamento in ragione delle loro convinzioni, nel rispetto dell’autodeterminazione del paziente. Non ho, a tale proposito, sentito voci discordi né da Destra che da Sinistra, allorquando qualche paziente Covid ha rifiutato di essere ospedalizzato ed ha firmato per le dimissioni. E non mi risulta che, nel ritornare nella propria comunità, esso sia stato limitato nei movimenti, ragion per cui gli è stato anche permesso di diffondere ulteriormente nella nostra – e sua – “società” il virus.

Partendo da quel “mantra” del “Non è il momento!” con il quale abbiamo sempre visto rinviare le scelte importanti dobbiamo oggi ancora una volta ribadire che forse già da quel febbraio marzo del 2020 i politici e gli amministratori (quelli che ci hanno detto sempre che “non era il momento!”) avrebbero dovuto porsi, a lato dell’emergenza, obiettivi di revisione, ammodernamento ed ampliamento dell’offerta sanitaria pubblica.

Voglio interpretare il “grido di dolore” di Pier Luigi Bersani come una provocazione, una sollecitazione a riprendere in mano il destino di noi tutti.

reloaded utile alla comprensione delle attuali difficoltà (in quel di Prato zona San Paolo – Circolo ARCI di via Cilea) – la foto è di Agnese Morganti

Scrivevo questo post il 27 novembre del 2015; molte delle difficoltà (al netto della pandemia) erano ancora da venire

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IL VIAGGIATORE riprende il cammino (mai interrotto, perché le soste sono sempre produttive!)….

Da quando non sono presente sul Blog? Dal 9 novembre e la sosta è stata imposta da una mia personale scelta, essendo straimpegnato in questo periodo sul piano culturale; sono stati giorni di acquisizione e rilancio.

Ho presentato almeno un paio di libri ed ho progettato; domani vi sarà un’altra presentazione e domenica e lunedì interventi scenici; martedì (siamo al 1° dicembre)  partirò per Napoli insieme a Nino Ceccatelli e presenterò, prima della sua Mostra “AMERIKA”, un libro di Aldo Ferraris. Venerdì 4 presenterò la Silloge pasoliniana. IL 10, ritornato a Prato, parteciperò alla presentazione de “Il silenzio sugli innocenti” di Luca Mariani; il 12 saremo con lo spettacolo pasoliniano al No Cage di Prato; il 16 siamo al Circolo San Paolo con Alessio Cesarani e tutta la combriccola de “IL Domino letterario” ed il 18 si replica “Pasolini” in uno spazio di Via del Serraglio – anche se avrò qualche problema ad esserci, dovendo scendere giù a Bacoli per Libri di Mare libri di terra – IV edizione del Premio Sovente (18-20 dicembre)  per il quale sono in giuria.

Questa è una road map per le prossime settimane ma in verità volevo svolgere una riflessione su TRAMEDIQUARTIERE che in questi giorni sta correndo il rischio di chiudere il suo percorso. I timori che avevamo, noi del Circolo ARCI San Paolo di via Cilea 3 qui a Prato, non sono stati fugati. Anche le parole “rassicuranti” ma in perfetto stile politichese di Massimo Bressan (IRIS) e Valerio Barberis (Assessore Urbanistica Comune di Prato) non ci convincono.

Non volevo intervenire l’altra sera, 25 novembre, perché quel che mi passava per la mente era vera e propria “polemica” verso alcune apparenti “concessioni” al nostro desiderio di operatività; e non avevo intenzione di rovinare un’atmosfera idilliaca ricca di falsità e ipocrisia. Diciamocelo: se questa fosse solo una mia impressione, accetto volentieri di essere rimproverato e smentito. E poi, sì, sono stato al gioco ed anche io ho partecipato al festival limitandomi con bonomia a ringraziare ed a chiedere che questo percorso appena avviato non si concluda “a tarallucci e vino”.

Il documento che avevamo preparato lo posto qui; contiene, al di là delle convenzioni, la richiesta di proseguire; contiene anche una “minaccia” che è quella di continuare in modo autonomo con chi voglia collaborare il lavoro che non è mai “finito” del tutto.

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Permettetemi di avviare con la prima persona singolare: “Mi presento. Sono un “narratore”, un modesto “narratore” dei miei tempi e della contemporaneità, un narratore di parte, di una parte infinitesimale di realtà,  quella di una “parte” di questo Quartiere, che ha tuttavia valenza di cartina di tornasole di una variegata umanità,  di una diffusa universalità.

Non sono solo! Appartengo ad un Gruppo che in questa realtà ha operato, opera e vuole continuare a farlo.

E’ su questo terreno di operatività che ci siamo reciprocamente incontrati noi e Trame, noi e IRIS in primo luogo, in un contesto di reciproche ricerche, caratterizzate dall’idea che, per progettare futuri migliori, occorra conoscere il passato e comprendere il presente.

Abbiamo lavorato insieme finora e ci siamo scambiate idee costruendo linee di prospettive. Soprattutto abbiamo condiviso il metodo e ci siamo impegnati a valutarlo discuterlo, criticarlo e poi ad applicarlo.

Di questo Progetto abbiamo apprezzato la ricerca dell’inclusione vs l’esclusione e l’esclusività che troppe volte vediamo emergere e riemergere nei processi pseudo-culturali autoreferenziali ad uso e consumo di elites.

Siamo consapevoli di aver partecipato con ruoli non secondari ad un progetto che, naturalmente, ha avuto un suo avvio e prevede una sua conclusione. Ma come accade nei percorsi dell’istruzione anche la fine cela dentro di sé un nuovo inizio che, per noi, come nel gioco dell’oca,  può prevedere qualche passo indietro per raggiungere una “linea” verso la quale però ci dirigiamo carichi di conoscenze nuove ed insperate rispetto a due anni fa, quando l’incontro con Bressan e Trame era collegato per noi ad un Progetto politico ben preciso, “politico” nel senso più alto ed ampio del termine.

Infatti noi di San Paolo ripartiamo da lì con una nuova elaborazione puntando soprattutto sulla condivisione di una forma di sperimentalismo democratico che vogliamo utilizzare come metodo. E, per far questo, chiediamo la collaborazione di Associazioni, gruppi, semplici cittadini che abbiano a cuore la pratica della Politica al servizio di tutti e non per fini personali, a partire dal nostro territorio che, se ulteriormente trascurato, rappresenta un problema per tutti mentre se è meglio curato si propone a tutti come una ricchezza.

La nostra sete non è appagata e la nostra fame di Conoscenza non è soddisfatta.

In queste poche righe sono del tutto sottintesi i profondi e sinceri ringraziamenti per Enti, Istituzioni, Associazioni e per i loro rappresentanti che hanno reso possibile la realizzazione del Progetto, così come evidenti appaiono le richieste di non considerare del tutto chiuse queste esperienze, richieste che partono in primo luogo dal territorio nel quale esse sono state calate e dal quale provengono appelli a non essere abbandonato.

Grazie!

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LE STORIE 2008/2009 – parte 16 (per la parte 15 vedi 19 dicembre 2021)

Proseguendo nella pubblicazione di alcuni documenti, quella che segue è la “Dichiarazione” (la scesa in campo) di disponibilità da parte di Massimo Carlesi a candidarsi a Sindaco di Prato per la legislatura 2009/2014

L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme  e nei limiti della Costituzione “

Costituzione Italiana art. 1

Care cittadine e cari cittadini di Prato.

Il 6 e 7 giugno 2009 nella nostra città di Prato si svolgeranno le elezioni per il nuovo Sindaco e per il rinnovo del Consiglio Comunale.

Il Partito Democratico ha deciso di scegliere il proprio candidato utilizzando le Elezioni Primarie che si svolgeranno il 01 febbraio 2009.

Accogliendo l’invito rivoltomi da alcuni cittadini ho deciso di candidarmi assumendo l’impegno di percorrere insieme questo tempo per ricercare le risposte ai problemi della nostra città.

L’esperienza maturata in questi anni prima come Presidente di Circoscrizione ed Assessore e poi nel lavoro, mi ha fatto capire quanto sia fondamentale il rapporto diretto con i cittadini; le istituzioni ed i partiti hanno il compito di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini : dalla buca nella strada, alla sicurezza al lavoro.

Le donne e gli uomini che scelgono l’impegno in politica devono farlo come servizio e non come mestiere; confermo quello che ho già avuto modo dire alla stampa : nel caso non superassi le primarie non intraprenderò altri percorsi politici.

Ho volutamente citato il primo articolo della nostra Costituzione perchè è a questa ed ai valori che essa rappresenta che intendo ispirare il modo di agire di Sindaco nel venga eletto.

Vi invito ad andare a votare il giorno delle primarie e se mi ritenete meritevole di fiducia di votare per me.

Un cordiale saluto.

Massimo Carlesi

Qui di seguito riporterò alcuni documenti programmatici che furono redatti da cittadine e cittadini che sostenevano la candidatura di Massimo Carlesi.

A tale proposito però, allo scopo di mostrare come ci fosse un forte desiderio di contribuire al Programma vi propongo la mail di un importante esponente del Partito che interviene sui temi del Decentramento e della Partecipazione, entrambi ritenuti fondamentali (oggi, dicembre 2021, assolutamente urgenti ed attuali).

L’autore è M.B.

In questa legislatura si è avuta una caduta di tensione del  decentramento da parte dell’amministrazione Comunale.

Io credo che dobbiamo fare uno sforzo per riportare all’attenzione  questo problema per le prossime elezioni. Credo che alcune esperienze  fatte in alcune realtà della nostra città  possono essere di stimolo  per affrontare il programma che approntiamo per Massimo Carlesi.

Se ci sarà la volontà di reperire risorse ,non solo economiche, sul territorio come l’associazionismo culturale, e sociale, oppure singoli intellettuali con le varie competenze, potremo creare le premesse per  un eventuale rilancio.

Cercare di portare sul territorio nuovi servizi come per esempio la  riscossione della Sori potrebbe essere il modo di avvicinare  ulteriormente i cittadini al decentramento.

Come ridare una struttura politica agni organismi  decentrati, l’esecutivo potrebbe essere allargato anche alle opposizioni e trovare un referente (il Presidente o il Vice )anche presso la Giunta Comunale.

Come pure la composizione di ogni singola commissione, dovrebbe essere  composta da membri esterni con competenze reali e non come è adesso di candidati che non sono stati eletti e quindi riciclati.

Non ultimo i finanziamenti che in questi ultimi anni hanno avuto un  taglio di oltre il 35% compromettendo e vanificando tanti bei progetti  che ci sono pervenuti e mortificando il lavoro nella ricerca di sponsor  che tanta soddisfazione ci hanno dato.

queste sono alcune proposte che mi sento di suggerire molto  sinteticamente, quando ci ritroveremo le vaglieremo insieme. Saluti M. B.

I REGALI DI NATALE – p.2

Per fortuna c’è ancora molta luce. Napoli è luminosa; il suo clima è proverbialmente miracoloso. Anche se non più abituati, non ci sorprende il caos: basta lasciarsi portare dalla corrente, mantenendo il più possibile la barra dritta su una corsia, meglio quella centrale. Non bisogna avere reazioni nervose e da qualche tempo in qua per rimpinguare le casse del Comune ci sono multe salatissime per chi supera i 50 orari. Il caos illude il viaggiatore, ma difficilmente si riesce a superare quella velocità nella prima parte del percorso; piuttosto è più in là dopo l’uscita di Camaldoli, proseguendo verso Pozzuoli, che occorre evitare, complice un traffico solitamente molto meno intenso, di accelerare.

Siamo riusciti a arrivare con il vantaggio di un’oretta di luce. I mesi che sono passati ci hanno portato via anche qualche persona cara, non parenti ma grandi amici e mi si stringe il cuore a guardare quei balconi che pullulavano di energie creative anche durante il lockdown (erano lenitivi e consolanti i suoni e i canti, anche per noi che eravamo lontani e che osservavamo con attenzione quelle performance fino all’ultima che era apparsa un giorno prima che la triste notizia arrivasse sul tam tam dei social fino a noi) e che ora sono silenti e carichi di una profondissima struggente malinconia.

Scarichiamo l’auto con la solita difficoltà degli spazi a disposizione per poter manovrare agevolmente, ma per fortuna il carico è inferiore agli altri e qualche aiuto in più ci viene da nostra figlia e dal suo compagno, Bruno. Manovriamo sotto gli occhi vigili presenti o nascosti dei vicini di casa che affacciano sulla corte comune. I presenti argomentano anche un saluto e vorrebbero dopo questa lunga assenza anche recuperare il tempo perduto, ma dobbiamo scoraggiarli con gentilezza unita a fermezza, altrimenti a cosa sarebbero valse le ansie di arrivare perlomeno con un po’ di luce. Gli altri, quelli che occhieggiano dietro le tendine, ci diranno tra qualche ora, quando li contatteremo, di averci visti. La confusione ammassata, necessariamente con ordine, nell’auto diventa un guazzabuglio incontrollabile nelle prime stanze dell’appartamento. I pacchi si sovrappongono ad un’altra serie omologa che già è stata depositata da mia cognata, alla quale abbiamo dato il compito di fare una rapida ricognizione in casa, accertandosi che perlomeno funzionassero frigo, lavatrice e riscaldamento. Far partire il riscaldamento è un’operazione complessa per noi che in questa casa ci veniamo comunque – quando è andata bene (prima della pandemia) – due, tre massimo quattro mesi all’anno. Ognuno prende possesso degli spazi e per un paio d’ore si cerca di mettere ordine; perlomeno si sistema quel che necessita in modo primario.

Per far partire la caldaia devo uscire fuori al terrazzo e lo trovo molto sporco soprattutto di polvere; osservo il panorama del Monte Gauro, che è un vulcano e le collinette di Cigliano, che sono anche quelle la cornice agricola molto fertile di un altro vulcano, ma quel che mi colpisce è immediatamente una zaffata di quell’odore tipico della nostra terra, i Campi Flegrei e la Solfatara, che dista trecento metri da dove siamo. Si dice che quando è così intenso è segno di un’attività vulcanica molto forte. E nelle giornate successive ne avremo la conferma.

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I REGALI DI NATALE – p.1

Faccio un passo indietro per descrivere quel che è il pregresso: le attese, le speranze, la voglia di recuperare un rapporto con la Madre Terra, o come meglio sarebbe dire “Terra Madre”, la terra natia: è di noi due ma in modo particolare e sorprendentemente da parte di nostra figlia. Decidiamo di partire il 22 dicembre, per evitare il rientro dei vacanzieri di fine anno, quelli in particolare collegati al mondo della scuola. Quando si parte, comunque si sia in due oppure in tre o quattro come questa volta, appariamo sempre una famiglia in trasloco e ci consola solo il fatto di non essere gli unici, felicitandoci del comune destino quando si incrociano altri veicoli ricolmi come un uovo. In realtà lo spazio è ridotto e i bisogni sono raddoppiati; in aggiunta si deve dire che tutte le vettovaglie che erano state lasciate nel gennaio del 2020 erano scadute e quindi dovevamo necessariamente portare con noi perlomeno i viveri di prima necessità.

Mi sono raccomandato con mia figlia affinché non si parta troppo tardi: voglio arrivare a Pozzuoli, in questo periodo di solstizio invernale, con un po’ di luce. Il mio desiderio, visto che sono considerato ormai un impenitente maniaco della precisione, viene esaudito; ma la speranza di trovare un traffico normale, no. Assistiamo inermi a lunghe file di centinaia di Tir che lottano arrancando per procedere in mezzo a chilometri di cantieri aperti. Si viaggia dunque quasi a passo d’uomo per molti chilometri. Per fortuna non fa tanto freddo e si possono tenere aperti anche se di poco i finestrini per aerare il poco spazio rimasto: c’è il rischio che qualcuno di noi covi il contagio, senza esserne consapevoli. E, poi, ho una strana tosse che mi scuote di tanto in tanto: a me sembra psicosomatica perché mi ritorna soprattutto se ci penso; ma il mio dottore ha detto che è collegata al reflusso gastro esofageo. Sarà; ma sono più o meno gli stessi sintomi che avvertivo nel marzo 2020 all’alba del Covid19.

Comunque, giusto per la cronaca, è proprio il gran traffico che mi impegna a mantenere desta l’attenzione ed anche la “tosse” non mi perseguita e di riflesso gli altri viaggiatori non hanno alcun motivo di preoccuparsi. I giovani ne approfittano per organizzare incontri e visite ad amici, luoghi da visitare e ristorantini dove rifocillarsi tutti insieme che diano garanzie di sicurezza. Mia moglie è intenta a seguire il traffico e di tanto in tanto distribuisce qualche snack. Il viaggio dopo le prime due ore e mezza da incubo procede abbastanza spedito; l’auto è revisionata ma non mi fido di lanciarmi oltre i 90 massimo 100 orari. Per fortuna non c’è più il gran traffico grazie anche alle corsie che da due sono tre, da Orte in giù. Ci siamo fermati solo per un parziale bisogno fisiologico; non mi sono mosso dall’auto. Arrivati a Santa Maria Capua Vetere, la sagoma del Vesuvio già si intravede sullo sfondo; poi sparirà e ritornerà dopo l’uscita dall’A1. Qualche altro chilometro e poi si entra nella bolgia infernale, che chi non è di queste parti non può immaginare (forse a Roma sarà la stessa cosa, ma qui a Napoli, entrare nella Tangenziale è il cordiale saluto della città e soprattutto dei suoi abitanti.

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IN RICORDO DEL POETA PIER PAOLO PASOLINI parte 21

PARte 21

Parla il Professor Antonio Costa – Docente all’Università di Venezia in storia e critica del cinema:

<< In realtà, io vorrei mostrarvi un documentario che ho fatto una decina di anni fa con un mio allievo, che si chiama “Un capriccio dolcemente robusto – Realismo e manierismo nell’universo figurativo di Pier Paolo Pasolini” tanto per mettere la cosa in contraddizione l’uno con l’altro che “Un capriccio dolcemente robusto” rievoca il lato manierista di Pasolini e l’altro rimanda a quella che è l’opzione realistica.

Però sentendo gli interventi che mi hanno preceduto e soprattutto l’ultimo, come capita in questi casi sono stato molto stimolato ed ho avuto così delle immagini, dei flash, che vorrei così insomma…dei quali vorrei rendervi un momento partecipi. Questa idea di che cosa penserebbe Pasolini delle cose che ci passano davanti agli occhi al giorno d’oggi? No, è meglio che rinunciamo subito in partenza ad una idea del genere, Perché se io penso alle sue polemiche contro il consumismo della coppia eterosessuale, ecco non oso immaginare cosa penserebbe del consumismo dei PACS che vengono proposti al giorno d’oggi, tanto per essere assolutamente scomodi e politicamente scorretti. Da parte di un uomo che, badate bene, nei primi settanta proponeva senza mezzi termini aboliamo la scuola media dell’obbligo che è alla base di tutte le nostre sciagure. Un discorso assolutamente scorretto da un punto di vista politico di una persona, di un intellettuale che lungo tutta la sua intensissima attività non ha mai avuto paura non solo di mettere in gioco valori acquisiti e così via, ma soprattutto di mettere in gioco sé stesso e come dire dei momenti già acquisiti in qualche modo consegnati alla prosperità della sua opera. tra le cose che ha molto bene evocato Tricomi c’è anche da ricordare, a proposito di queste abiure ricorrenti della sua opera, quella che è una delle operazioni forse più radicali che Pasolini ha compiuto, accanto forse al film (parola non comprensibile), che è la riscrittura della “Meglio Gioventù” che era appunto la sua opera squisita quando lui sognava di diventare un poeta squisito, di stile provenzale, dove appunto la lingua materna il friulano aveva il ruolo che aveva il provenzale.

Lui ha riscritto questa “Meglio Gioventù” in “La nuova Gioventù” che è un vero e proprio atto di sfregio, pensate come se un pittore andasse lì con la lametta a tagliare i suo quadri precedenti, Perché tutto ciò che c’è di squisito, prezioso ecc in questi versi stupendi, lui li trasforma in frasi, in parole irriferibili, irripetibili che introducono appunto una dimensione radicalmente diversa. Quindi, questa suggestiva immagine che Tricomi ci ha dato di un’opera non finita e di un’opera mancata per volontà dello stesso autore, il quale ad un dato momento, ove avesse fatto delle opere che avessero la parvenza

della compiutezza, ecco bisognava intervenire su quelle in modo da dare questa continuità.