I regali di Natale – intro

I regali di Natale – intro

Tra gli aspetti positivi di queste “feste” natalizie c’è da annoverare la possibilità di potersi incontrare in famiglia, anche se in misura ridotta dovuta a questo periodo particolare nel quale ci siamo trovati a vivere. Senza alcun dubbio c’è a questo mondo chi sta peggio di noi, molto peggio. E l’elenco che dovrei qui snocciolare sarebbe molto lungo; anche molti dei nostri più vicini predecessori e qualcuno di quelli che ancora oggi sono con noi hanno vissuto momenti difficili, collegati a periodi difficili dal punto di vista sanitario e bellico. Mio padre ha vissuto durante la seconda guerra mondiale ed ha conosciuto la famigerata “spagnola”, ha fatto i conti con la miseria più nera patendo proprio la fame e in tempi più recenti ha dovuto barcamenarsi tra il colera del 1973 e il bradisismo degli anni successivi, subendo un’evacuazione forzata che durò un paio di anni.

Molte vicissitudini sono state da me condivise e forse anche per questo motivo non mi sembra così pesante l’atmosfera attuale con questa pandemia. Dovrebbe ovviamente pesarmi meno, ma l’abitudine ad una vita sociale, anche intensa, non consente grandi ottimismi. Tornando per l’appunto ai nostri giorni il potersi incontrare in famiglia significa per noi in tempi normali condividere gli spazi con un massimo di otto – numero massimo, però, difficilmente raggiungibile – dico “otto” persone. Ragion per cui quel di cui penso con questi nuovi post di parlare si riferisce ad un caso assai particolare, che mi ha consentito di vedere tre diverse – per caratteristica – opere insieme a mia moglie. Scendere giù per Natale, da Prato a Pozzuoli (ecco il motivo del riferimento al bradisismo), dopo un’assenza di circa 22 mesi, un anno e tredici mesi a dir la verità, ci ha posto davanti ad una condizione inattesa, anche se avremmo potuto prevederla: il vecchio apparecchio televisivo era “off” per le “ovvie” ragioni che tutti dovrebbero ormai sapere, collegate al passaggio al digitale terrestre. A dir la verità, l’antenna aveva sempre ma funzionato ma una decin di canali fino al gennaio 2020 riuscivamo a intercettarli, e ci bastava per seguire le vicende del Paese e del Mondo. E poco più.

Siamo scesi a Napoli in quattro; forse ne incontreremo altri due, della famiglia. Due sono rimasti a Prato. E qualche volta, lo sappiamo, saremo in due, mia moglie e io. L’organizzazione non prevede grandi cenoni: solo un paio di “rendez vous” collettivi, in sei per l’appunto; poi mezzo gruppo ha già pensato di incontrare qualche altro gruppetto, mantenendo le distanze necessarie per evitare il più possibile contatti che potrebbero farci entrare in paranoia, sacrosanta in questo periodo ma pur sempre “paranoia”. Tutti vogliamo evitare di incorrere in errori più o meno fatali. Ed è anche per questo motivo che i nostri saluti avvengono a distanza di sicurezza, da un balcone o per telefono. D’altra parte, però, le cautele sono reciproche e da quel che sappiamo non sono meno esagerate rispetto alle nostre. Anzi; si racconta di contatti amichevoli con l’uso di saliscendi antidiluviani, come il classico “panariello”, utilizzato per scambiarsi oggetti, prodotti necessari per l’alimentazione e cibi preparati.

CINEMA – storia minima – parte 26

Trasferiamoci, rimanendo nel 1944, in Unione Sovietica, dove Sergei Michajlovic Eizenstein, dopo la sua avventura americana, che aveva acuito la distanza tra il potere sovietico e l’artista, sempre più sospettato dal gruppo dirigente stalinista di “commistioni” con l’Occidente, realizza un nuovo capolavoro, Ivan il Terribile, che rappresentava l’ascesa del grande primo “zar di tutte le Russie” nella seconda parte del Cinquecento. Il film fu apprezzato per il suo valore storico e agiografico dallo stesso Stalin, che tuttavia successivamente non consentì a Eizenstein di realizzarne le due ulteriori parti progettate. Forse anche con questa profonda delusione e l’impossibilità di realizzare altri suoi progetti, il grande regista fu colpito da una crisi cardiaca e morì qualche anno dopo, l’11 febbraio del 1948.

Andando dietro allo stesso periodo storico, ritorniamo negli Stati Uniti, ma per seguire le realizzazioni di un grande autore europeo che diversamente da Eizenstein era espatriato dalla Francia filo nazista già dal 1940 e vi farà poi ritorno dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Si tratta di Renè Clair. Nel 1944, mentre per l’appunto in Europa si svolgono le operazioni belliche più importanti che porteranno alla sconfitta del Nazismo ed alla fine del conflitto, egli gira una delle più straordinarie commedie brillanti della Storia del Cinema, quell'”Avvenne…domani” che ne decretò il definitivo successo internazionale. La vicenda narrata si basa su una storia, nello stile tipico surreale della sua cinematografia, fantastica; si immagina, infatti, di poter venire a conoscenza degli eventi del giorno dopo, per poterli modificare laddove questo sia necessario. Il film è interpretato da attori che avevano raggiunto già l’acme del successo, come Dick Powell e Linda Darnell ed ebbe uno straordinario successo negli Stati Uniti.

Rimanendo nell’ambito francese, ed andando ad un anno successivo (il 1945), è molto importante ricordare che, pur all’interno di un contesto reso difficoltoso dal disastro del dopoguerra, l’altro grande pilastro del Cinema d’Oltralpe, Marcel Carné, dirige uno dei capolavori assoluti del Cinema mondiale che è “Amanti perduti” (Les Enfants du paradis), che si avvale ancora una volta della collaborazione, nella costruzione della sceneggiatura, tra il regista e uno dei più grandi poeti, non solo francesi, che fu Jacques Prévert. Il film che è considerato dalla critica internazionale come il migliore, per quel che riguarda il panorama francese, di tutti i tempi, è un affresco della società post rivoluzionaria alla fine del Settecento. Storie d’amore che tuttavia rimangono sullo sfondo si intrecciano con le prevalenti ambientazioni di tipo prettamente teatrale (lo stesso titolo francese si riferisce agli spettatori del loggione, solitamente appartenenti a ceti popolari). Le interpretazioni sono straordinarie, a partire dalla star Arletty, che aveva già recitato in molti altri film di Carné, e da Jean-Louis Barrault, che era stato tra l’altro il vero ispiratore della trama, avendo raccontato ai due illustri sceneggiatori la vita di un famoso mimo del XIX secolo, Baptiste Debureau, personaggio principale del film. Non va dimenticata l’interpretazione di Pierre Brasseur nei panni di un altro
il celebre attore classico, Fréderic Lemaître.

Nel prossimo post parleremo di un altro grande capolavoro della cinematografia mondiale, andando in Italia.

Paradistopica post-epifania – parte 3

Paradistopica post-epifania – parte 3

Quantunque abbiano poche ragioni da contrapporre alle aspre critiche che il mondo civile rivolge loro, i No Vax devono essere ascoltati relativamente ai rischi immensi che il mondo democratico sta correndo. Quest’ultimo non se la passava granché bene; poi è arrivata la pandemia e il mondo dei potenti è andato avanti come se niente di grave stesse accadendo, anzi. Anzi. Ne ha colto l’occasione per ampliare il proprio status; abituati a svolgere il loro ruolo nei sottoboschi finanziari, hanno continuato a manovrare l’Economia ad esclusivo vantaggio di pochi, incuranti delle problematiche tragiche che si sono diffuse in tutto il pianeta, preoccupati di far prevalere i loro interessi. Hanno contribuito a costruire anche mediaticamente un miscuglio di terrore e speranza, consolando ed illudendo la gente, attraverso messaggi contraddittori che hanno prodotto confusione e sbandamento diffuso, creando volontariamente occasioni di ribellione, anche attraverso le voci del dissenso sanitario degli stessi No Vax, strumenti inconsapevoli quanto e più dei tanti che hanno considerato necessaria l’adesione alla campagna di vaccinazione sin dal primo momento.

Chi scrive – quanto ai vaccini – pur avendo un’età anziana (va per i 75) non aveva fino all’anno 2020 mai fatto l’antinfluenzale, pur avendo uno stile di vita sociale intenso. Ma non appena si è palesata la pandemia, prima che ci fossero i vaccini per il Covid ha chiesto al suo dottore di potersi vaccinare contro l’influenza.

Questo è un inciso, soltanto per procedere su una riflessione che è partita con una formulazione “paradistopica” convintamente pessimistica rispetto ai destini dell’umanità. Troppi sono i segnali del malessere che il nostro Pianeta sta lanciando da qualche tempo in qua ed uno di questi è di certo la pandemia. In realtà la Terra ha subìto già nei millenni passati alcune mega tragedie, a partire dalle distruzioni causate da cadute di metoriti o da eruzioni catastrofiche oppure dal Diluvio Universale, di cui parla la Bibbia, o dall’eruzione di Santorini, che sembrò causare la fine della civiltà minoica. Di certo la Terra ha subìto molte trasformazioni, visto che sulle Alpi si trovano residui marini. Le glaciazioni e l’inaridimento dei suoli hanno costretto popoli a errare lungo le linee verticali dei meridiani terrestri. Con quel che sta accadendo ora, penso che la maggior parte, complice proprio tutto quello che ho scritto nei giorni scorsi e qui vado precisando, ripetendolo in qualche modo, pensi che sia utile rintanarsi nei propri limiti e attendere che il peggio possa passare. Chi lo può fare senza avere danni, in primo luogo, di tipo economico?  Siamo di nuovo dunque a trattare della differenza di “classe”, che assegna ad una parte minoritaria migliori condizioni anche per fronteggiare la pandemia ed i suoi contraccolpi economici e sociali.

Ai No Vax ai quali ho concesso un vantaggio nelle righe iniziali di questo post riservo nella parte finale una critica doverosa; in definitiva loro che credono di essere eroi e rivoluzionari sono i più borghesi difensori dei potenti, cui rivolgono critiche dure, ma non fanno altro che far crescere il loro Potere, condizionando l’andamento di una pandemia che, se arginata con i vaccini (a conti fatti, si immaginano come sarebbe il “nostro” mondo senza quei prodotti?), che sono per ora l’unica possbile barriera al virus più aggressivo, potrebbe essere sconfitta.

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Paradistopica epifania parte 2 (le ragioni)

Paradistopica epifania parte 2 (le ragioni)

Chi mi conosce sa perfettamente che le divergenze tra me ed il Partito Democratico sono apparse immediatamente sin dalla fase costitutiva. E’ per tale motivo che non riesco a considerare in maniera esclusiva l’avvento ai vertici di Matteo Renzi tra le cause della mutazione antropologica di quella forza politica. Se pensate sia utile, andate a leggere le pagine da me scritte su questo Blog riferite al tempo in cui molti di noi, giovani e meno giovani, demmo vita a Prato al Comitato per la nascita del Partito Democratico. Per questo trovo abbastanza curioso che una semplice parziale scissione, numericamente molto ridotta rispetto ai “tanti” sostenitori della linea renziana, possa da chicchessia – dotato di una pur minima “intelligenza” –  essere considerato un poderoso colpo di spugna salvifico rispetto al “virus” mortifero. E’ del tutto evidente che anche se sia possibile considerare conclusa la parabola “renziana” tout court, ciò non possa contemperare la parallela favorevole condizione all’interno di quel Partito, dove permangono intatte le posizioni di Potere acquisite con il “renzismo”, grazie al “renzismo”. Renzi può anche sparire, ma il “renzismo” purtroppo permane. Ecco perché, pur comprendendo l’ansia di primeggiare, dopo un periodo di assenza, da parte di Massimo D’Alema, da sempre non ne riesco a condividere il pensiero, troppo riformista e democristiansocialista, e men che mai mi affascina la sua modalità di esprimerlo, con quel malefico ghigno ad attestare la sua super superiorità intellettuale.

Quasi certamente la sortita dalemiana è stata uno di quei classici “ballon d’essai” lanciato per tastare il terreno, per una verifica delle condizioni in cui il Partito Democratico, in questa fase pandemica (non mi riferisco al Covid) con la nuova segreteria Letta, verserebbe. Poco aiutato certamente dalla pandemia (quella vera), il nuovo Segretario non mostra di essere in grado di promuovere un vero cambiamento; e d’altra parte il PD non può essere costitutivamente una forza politica da un solo unico piccolo uomo al comando. Ed è dunque del tutto evidente che una gran parte della vecchia, non solo dal punto di vista anagrafico, guardia non ha alcuna intenzione di cambiare. “Cambiamento” è una parola ibrida, collegata a personali progettualità; si riferisce alla volontà di chi sta ai margini perchè non condivide la linea espressa dalla maggioranza e quindi ne sollecita un cambiamento, che è tuttavia da coloro che detengono le leve considerato velleitario, fin quando non emergano condivise necessità, di fronte ad urgenze, emergenze di carattere democratico o per di più una debacle politico culturale, amministrativa.

Difficile però è uscire da questo tunnel soprattutto allorquando prevalgono gli accordicchi tra parti per spartirsi “da buoni amici” il bottino, per giunta sulla testa dei “tanti” che, come dicevo all’inizio, non vanno oltre le scarne parole emesse da chi ha tutto l’interesse ad utilizzare prevalentemente il credito ottenuto. Questo è dunque una delle ragioni per cui sono sempre più avvolto da un cupo pessimismo.

Paradistopica epifania – parte 1

Paradistopica epifania

Nel nostro Paese c’è una “maggioranza” di persone che si avvale del “pensiero” di altri nel costruire il “proprio”;  come a dire: “c’è una maggioranza che non è in grado di sviluppare un pensiero autonomo”. In realtà non è mai possibile che ciò non accada in una società in cui la Scuola si è andata muovendo per moltissimi anni su una linea di tipo nozionistico e non ha operato sullo sviluppo critico delle nuove generazioni: per tanti, ivi compreso i genitori, era molto importante “imparare a sapere” più che “imparare a pensare”. Molti di noi sono stati partecipi di questa funzione, anche se consapevoli di non essere in grado di fornire gli strumenti, perché la società, a partire dalla Politica fino ad andare all’Economia, ha costantemente considerato l’assenza di pensiero libero un utile viatico favorevole al mantenimento del Potere. Peraltro coloro che, tra i docenti,  intraprendevano percorsi didattici indirizzati ad una formazione maggiormente critica venivano emarginati. Politica ed Economia hanno utilizzato una massa enorme di una specie di automi e li hanno formattati a loro vantaggio, inquinando i mezzi di comunicazione di massa allo scopo di diffondere il “pensiero”, condizionando attraverso il potere economico ogni possibile deviazione, collegata ad una vampata di autonomia che si andasse producendo nei cervelli umani.

Non è un sunto di un testo distopico, questo. In un tempo come quello che stiamo vivendo, “confuso”, è sempre più evidente il funzionamento di questa perversa macchinazione, della quale sono protagoniste quasi tutte le forze politiche, gli stessi Sindacati, le Organizzazioni dei datori di lavoro, la Finanza nel suo complesso, una parte imponente della Chiesa, quella che in modo particolare mal sopporta il Magistero di Papa Francesco.

Non è così semplice, soprattutto per un minuscolo granello di vita, come sono io, suggerire formule di uscita da questo tunnel. Temo che la sorte umana sia segnata in direzione del buio, e non è solo la mia, la percezione di una “fine” naturale verso cui mi sto muovendo. Questa “riflessione amara” è  collegata ad un evento apparentemente lontano da quel che ho argomentato così intriso di cupo pessimismo, un banale guizzo epifanico generato da un personaggio politico, fortemente responsabile del degrado culturale sociale e civile del nostro Paese, anche se quei tanti “scervellati” di cui sopra potrebbero non essere d’accordo. Sorprende me stesso, prima che voi, questo accostamento, che potrebbe addirittura accreditare più importanza di quanto meriti a quel signore; ma la sortita di D’Alema (perché è di lui che parlo), la cui eclisse fino a questo momento gli ha permesso di sopravvivere in apnea, è stata davvero sorprendente.                                            Ha espresso l’opinione “altissima”, tipica del suo possente “io”,  che ormai il PD sia guarito da quella brutta malattia, che è stata il “renzismo”. Un’analisi più attenta degli ultimi decenni del secolo scorso e del primo periodo del nuovo metterebbe in luce gli aspetti caratteriali che non avrebbero potuto consentire la contemporanea presenza nel Partito Democratico di due profondi inguaribili “egocentrici”. L’arroganza dei due, espressa apertamente nella prossemica, protesa verso l’acquisizione di un sempre più forte ruolo di Potere, acquisito in barba a tutti i buoni propositi dei fondatori di quel Partito, ha contribuito a sconquassarlo dalle fondamenta, consentendo a chi era al di fuori di quell’area ideale di appropriarsene. Ne riparleremo.

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parte 4 – POESIA SOSTANTIVO FEMMINILE – 2022 – un recupero dei testi di presentazione, introduzioni e Saluti (riprendiamo dalla coda del 2011- XI Edizione)

Nota del curatore

Questo è un libro di poesie.

Le persone che vi agiscono esprimono al massimo la loro libertà senza filtri particolari; decidono da sole quale sia la loro produzione migliore: non è un concorso, non esistono dunque vincitori assoluti: è la “poesia” a vincere! Attraverso la libertà dei pensieri e delle parole che li sostanziano proponendo sinteticamente idee complesse e profonde : i poeti sono così! Da 11 anni raccogliamo poesie in un contenitore dal titolo fortemente significativo con un abbinamento azzeccato e già imitato; ed è una gran bella sorpresa andare a rileggere quelle poesie delle prime edizioni per scoprire – mi si scusi un’altra ovvietà – che la poesia non invecchia mai ed esprime allo stesso tempo la sua appartenenza temporale collegata al contesto in cui nacque la sua ispirazione.

L’11 a Edizione ha subito una lieve proroga legata al fatto che, quest’anno, l’8 marzo (data che tendiamo a confermare per le prossime Edizioni) coincideva con il martedì grasso e la “concorrenza” ci ha indotti a rinviare la serata per evitare l’ingorgo!

Gli impegni dell’organizzazione hanno prodotto più rinvii: ora però ci siamo e stavolta il 16 aprile ci incontreremo nuovamente per ascoltare e leggere le “nuove” poesie. Fra l’altro lo faremo in un luogo molto importante per alcuni di noi: il Circolo del Dopolavoro Ferroviario che, al di là di ogni personalismo possibile,  è un luogo strategico fondamentale per la città non ancora del tutto valorizzato.

Noi siamo molto felici di farvi ritorno, peraltro in una cornice (il termine è quanto mai appropriato per l’occasione) pienamente e totalmente cultura ed artistica: alcuni amici “artisti” storici che negli anni hanno partecipato alle iniziative del DLF di Prato espongono loro opere. Sarà dunque, per tutti noi, una gioia per gli occhi e per le orecchie; quest’anno, inoltre, abbiamo programmato un’ulteriore serata alla FNAC a “I Gigli” di Campi Bisenzio. Anche lì saremo in un contesto “culturale e artistico” di alto livello ed opereremo in mezzo a stimoli consolidati ( i libri) e ultramoderni, portando la “parola” poetica come espressione universale della nostra profonda inattaccabile inossidabile “libertà”.

Quest’anno, ancora una volta,  altre donne ed altri uomini hanno scelto di esprimersi in versi: persone già note ma anche nuovi ingressi che rendono ormai incalcolabile il numero totale di chi ha scritto per “Poesia Sostantivo Femminile” in questi anni. Molto interessante è il contributo che ci ha voluto fornire, mentore Giovanni Petri, la Biblioteca Comunale di Mamoiada con l’invio di due splendide poesie che abbiamo posto in chiusura. Questo è il segnale che “PSF” è conosciuto anche fuori di Prato – attraverso il social nerwork Facebook sul quale è presente anche un Gruppo e nelle gambe e nelle menti dei suoi  estimatori che vanno ringraziati insieme a chi ancora una volta non ha voluto mancare l’occasione. GRAZIE!

Giuseppe Maddaluno

L’inciviltà dei ribelli NO VAX

NO VAX e l’inciviltà

A coloro che ancora si ostinino a considerare degni di essere ascoltati coloro che a loro volta proseguono ad opporsi “eroicamente(!)” alla vaccinazione contro il Covid consiglio di collegarsi con quanti hanno sollevato accuse infamanti verso quella madre che ha – con la sua denuncia – aperto un varco molto parziale sul comportamento antiscientifico e criminogeno di alcuni medici indegni di esercitare una professione che è in primo luogo a difesa della salute dei propri pazienti.

Ancora una volta si sono utilizzati collegamenti antistorici con regimi totalitari che in nulla possono essere assimilati ai nostri sistemi democratici. “Sistemi” in quanto fondati su un comune reciproco complesso rispetto ed un equilibrio stabile tra diritti e doveri.

Considerare “delazione” la legittima preoccupazione di una madre è un atto di inciviltà gravissimo. La sua denuncia è stata ben circostanziata non tanto da sospetti ma dalla conferma che alle preoccupazioni di sua madre è stata fornita dal figliolo. Beninteso fossero stati esclusivamente dei “sospetti” egualmente sarebbero stati “gravi” e bene avrebbe fatto un genitore a denunciarli. Fra l’altro colui che, “liberamente” scegliesse, anche di fronte ad un “obbligo”, di non vaccinarsi, non può contemplare tra i suoi “diritti” quello di avvalersi di un “falso”; e per aggiunta la “sua”, pur diversa ed esclusiva, libertà sarebbe un rischio elevatissimo per un’altra gran parte di cittadine e cittadini ugualmente liberi che – diversamente – considerano utile per la “salute” di tutti (la propria e quella di tutte le altre persone, a partire dai propri congiunti: ad esempio, quella madre) la vaccinazione.

Tornando a ciò che è stata considerata “delazione”, basterebbe ricorrere ad esempi banali, come l’atteggiamento “civile” di fronte ad un qualsiasi tentativo di furto, di violenza, di illecito osservato semmai da una certa distanza: cosa farei io? Chiamerei immediatamente le forze dell’ordine, attivandone l’intervento. Ordunque, di cosa andiamo parlando?

Allo stesso tempo, laddove io conoscessi qualcuno che si fosse avvalso di una pratica illegale, qual è una falsa vaccinazione, non esiterei un attimo ad affrontarlo direttamente, chiedendogli di assumersi la responsabilità di autodenunciarsi; dopo di che soprattutto di fronte ad un atteggiamento superficiale di sottovalutazione dei danni che potrebbero essere causati alla società civile, lo denuncerei senza alcuna ombra di incertezza. Danni, quelli causati da questo persistente atteggiamento dei No Vax, immensi al consesso civile. Il fatto che si tratti di una minoranza non deve indurre a quelle forme di rispetto che di norma devono essere riconosciute a tale “status”; noi in tanti, componenti la maggioranza, stiamo soffrendo la mancanza di socialità indotta dal diffondersi del virus. Di fronte ad una pur limitata certezza, che è data dal “vaccino”, negarne in toto l’efficacia e partecipare a campagne parziali ed antiscientifiche è di per sé un comportamento criminale illegale ed incivile, che deve essere sanzionato di volta in volta.

Uno di questi “comportamenti” è l’aver pubblicizzato, da parte di un gruppo di ostinati No Vax il video in cui l’ “onesto” farmacista di non so quale esercizio pubblico o privato, dati alla mano, elencava come in una giornata “tipo”(!) il numero dei “tamponati” positivi fossero in netta prevalenza “vaccinati” con un piccolissimo gruppo di “non vaccinati” (se ben ricordo quel video, erano solo “tre”). Il “video” che vi posto nell’edizione palinodica si concludeva con un “eeee… non faccio commenti. Dico solamente quello che vedo”. Devo precisare che l’attribuzione di “onestà” serviva a corroborare da parte della “minoranza” NO Vax le risultanze dell’analisi parziale portata avanti in quel video; lo stesso professionista, accortosi di aver contribuito alla creazione di un enorme equivoco (un luogo ed un giorno non forniscono dati scientificamente significativi), ha aggiunto una sua sorta di “autodifesa” e fornito spiegazioni, probabilmente indotte da qualche “legale” di sua fiducia.

parte 3 POESIA SOSTANTIVO FEMMINILE – 2022 – un recupero dei testi di presentazione, introduzioni e Saluti (la seconda parte dell’Introduzione del 2012)

POESIA SOSTANTIVO FEMMINILE – 2022 – un recupero dei testi di presentazione, introduzioni e Saluti

IL 2022 (a proposito, AUGURI) sarà l’anno della ripresa di “PSF”

…..Nel resto del mondo vi sono condizioni anche più pesanti.

Negli ultimi tempi, tuttavia, si sono verificati dei cambiamenti politici in alcuni paesi (per esempio quelli africani che si affacciano sul Mediterraneo). Merito anche delle donne che hanno dato il loro contributo per queste “rivoluzioni” che sono state definite “primavere”.

Si spera che in tali paesi, come negli altri dell’intero pianeta, aumenti la determinazione femminile nella lotta per il riconoscimento dei propri diritti e della pari dignità di essere umano.

Un auspicio che vede tragicamente contrapposto il grave problema delle “schiave del sesso”.

Nel grande e redditizio “business” mondiale della prostituzione arrivano in Europa, dall’est e dal sud del mondo, donne rese schiave con la forza della violenza e del ricatto per incrementare il giro d’affari milionario della vendita del corpo.

E’ una vera e propria “tratta” ai danni delle donne provenienti dai paesi più poveri.

Si configura come un grande sfruttamento di esseri umani ridotti a merce di scambio: donne vendute ad aste da bande criminali ad altre; con microchip sottopelle per non perderne mai il controllo; minacciate ed uccise in modo esemplare dai loro sfruttatori, come da cronache recenti riportate negli articoli dei quotidiani; costrette a prostituirsi per ripagare il loro riscatto dal “debito” contratto con l’organizzazione che le ha fatte arrivare nei paesi ricchi, lavorando in strada per pochi soldi, o negli appartamenti, dove l’indice di violenza nei loro confronti è maggiore e più nascosto.

Un mercato infame a cui va ancora poca attenzione, mentre invece si dovrebbero indirizzare maggiori risorse per contrastarlo.

In tutte le situazioni si auspica che le donne possano avere i diritti che spettano a tutti gli esseri umani e in particolare che possano contare in modo incondizionato sui seguenti: essere se stesse, vivere in sicurezza, poter di dir no, essere trattate con rispetto e dignità, amare ed essere amate, avere spazi propri, avere proprie opinioni e poterle esprimere liberamente essendo ascoltate, guadagnare soldi propri e averne il controllo, prendere decisioni che le riguardino, possedere il pieno controllo della propria vita e poterla cambiare se questa non è felice.

La sfida dei Partiti del Centro Sinistra sarà quella di porsi a fianco delle donne nella lotta contro le penalizzazioni presenti nel mercato del lavoro, nella società e all’interno della famiglia. Si dovrà promuovere l’offerta di lavoro femminile, anche attraverso sgravi fiscali per le imprese e una particolare attenzione al lavoro part-time. Contemporaneamente occorrerà provvedere ad aumentare i servizi per l’infanzia e i congedi di paternità, migliorando l’assistenza agli anziani.

Valorizzare le donne sarà un bell’investimento per il futuro.

I componenti dei Gruppi Consiliari di Opposizione presso la Circoscrizione Prato Est ringraziano tutte le donne e tutti gli uomini che, in onore delle stesse, hanno inviato le poesie per contribuire alla pubblicazione dell’edizione di quest’anno.

In modo particolare ringraziano il prof. Giuseppe Maddaluno per il suo lodevole impegno organizzativo e per la passione che mette da anni al fine della buona riuscita dell’iniziativa.

I Componenti dei Gruppi Consiliari di Centro Sinistra presso la Circoscrizione Prato Est – 2012