L’ipocrisia dei celebranti

In questi ultimi giorni sto leggendo un libro di Alberto Crespi, “Short Cuts _ Il Cinema in 12 storie” Edizioni Laterza; è stata una lettura galoppante nella Storia del Cinema, e tra i tantissimi stimoli, in concomitanza con il centenario dalla nascita di Enrico Berlinguer, alla fine del 10° percorso ho riscontrato le caratteristiche profetiche di uno dei più grandi – anche se amato e odiato visceralmente – autori del nostro Cinema, Nanni Moretti, capace di prevedere eventi decisivi del nostro tempo come la fine del comunismo, l’ascesa di Berlusconi e la fase più recente della storia della Chiesa, Ratzinger-Bergoglio.

Questo è solo un preambolo, forse più lungo del testo che produco. Quella che segue è una delle riflessioni più acute e significative che stanno a descrivere il senso profondo di smarrimento che ha colpito la base politica della Sinistra, dopo la “morte” di Enrico Berlinguer. La si ritrova nel libro da me menzionato alle pagine 296-297

“Suona strano parlare oggi di morale, eppure bisogna farlo. C’è una cosa insostituibile, cioè la tensione morale, che oggi è latitante, e non può essere sostituita dalla professionalità. Non basta saper fare bene la politica per dare un senso nuovo al partito. Per me, per milioni di persone, il cambiamento brutale è avvenuto in un solo giorno, quello della morte di Enrico Berlinguer. Con lui l’espressione “diversità” era chiara: aveva una faccia diversa, un diverso modo di affrontare la politica. Da quel giorno il partito ha cominciato a voler essere come gli altri, ad assomigliare agli altri” (Natalia Aspesi, La Repubblica 10 settembre 1989)

Quello che è accaduto dopo quell’evento così traumatizzante è stato un segno di un mondo che finiva del tutto, un sogno spezzato.

In questi giorni molti si ammassano a celebrare la figura di Berlinguer, ma sono i rappresentanti di quella classe politica che ha tradito nel senso più ampio di questo termine quel progetto di rinnovamento morale cui era protesa la pratica politica di quell’uomo e di una parte dei suoi sostenitori. Ho sempre aborrito le false celebrazioni, i peana ipocriti sulle bare dei giusti. Odio coloro che se ne imbevono; preferirei riflettessero in silenzio ed operassero realmente per il Bene Comune. Ma purtroppo è – la mia – solo una pia illusione

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