IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 29 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 29 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI

Promemoria – Vado pubblicando i testi del dibattito che si svolse nel corso di un Convegno da me organizzato a Prato, dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini – si tratta dell’unica testimonianza di quell’evento. Grazie alla sbobinatura di cui posseggo testi e registrazioni, vi riporto gli interventi di illustri critici che in quell’occasione vennero al PIN di Prato

Però al di là del caso specifico mi interessava dire questo: che c’è un Bazen però in Pasolini in qualche modo recuperato assieme o addirittura, come dire, con il filtro di (parola non comprensibile)…perchè l’altro autore essenziale per la teoria poi anche fisica di Pasolini è il Bart cinematografico, ma il Bart che legge Brecht. Quindi in pratica tutta la teoria estetica del Pasolini cineasta…(VOCI FUORI MICROFONO)….>>

Parla voce non identificata:

<< Gli studenti che non conoscessero questi saggi di Bart, ricordo che sono i saggi critici editi prima da Einaudi e adesso anche gli scritti di Roland Bart sul teatro. >>

Parla il Professor Antonio Tricomi:

<< Quindi, in pratica, c’è questa commistione tra Bart e Bazen probabilmente è all’origine dell’estetica cinematografica di Pasolini. Ci sono anche altre fonti, però a mio avviso le due fonti più calzanti e più decisive sono queste. >>

Parla il Professor Sandro Bernardi:

<< Bene, a questo punto è previsto un secondo discassant, Giuseppe Panella. Purtroppo il nome di Giuseppe Panella è rimasto fuori dal programma per un errore tipografico. Giuseppe Panella è ricercatore alla Scuola Normale Superiore di Pisa come Rino Genovese. >>

Parla il Dott. Giuseppe Panella – Ricercatore Scuola Normale Superiore di Pisa:

<< Come dire questo intervento è un po’ in contumacia, no? Latitante. Volevo dire questo: come nei buoni film polizieschi, nei buoni romandi polizieschi quando c’è una indagine gli interrogatori vengono condotti dal poliziotto buono e dal poliziotto cattivo è un gioco classico. Genovese ha fatto il poliziotto buono, io faccio il poliziotto cattivo non Perché voglio bastonare i relatori, anzi ho per loro il più vivo apprezzamento, ma Perché volevo porre dei dubbi. Proprio quella sineciosi *del dubbio come si accennava prima. Non a caso il titolo dell’intervento di Fortini è proprio “Sineciosi del dubbio” dove la sineciosi in realtà ha qualcosa ha che vedere con l’ossimoro, ma è una figura leggermente diversa proprio Perché compone i pezzi del proprio discorso, sineciosi appunto è una figura retorica nella quale le argomentazioni vengono portate in maniera infinita, cioè non si concludono. E’ qualcosa appunto che mostra tutte le possibilità di qualcosa, ma non dà alla fine una risposta. Ed è un po’ questo che accade sempre confrontandosi con Pasolini.

* riporto da Google: Il termine «sineciosi», mutuato da Franco Fortini, significa «ossimoro» ed indica il procedimento retorico, molto spesso utilizzato da Pasolini,consistente nell’accostamento di due termini opposti al fine di esprimere, ad un tempo, due contrari.

….29….. prosegue l’intervento del prof. Giuseppe Panella

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