IL CORAGGIO CHE NON C’E’ – made in Prato (e…non solo)

IL CORAGGIO CHE NON C’E’ – made in Prato (e…non solo)

Dal 1982 abito e risiedo a Prato. E sono testimone di una parte della “storia” di questa città, avendo agito nel sociale, nel culturale, nel politico ed essendo stato, per ragioni professionali, impegnato nell’insegnamento come docente, la qual cosa mi ha consentito di conoscere migliaia di persone – e di essere da loro conosciuto. Ho attraversato le vicende che hanno coinvolto molte generazioni. Ho condiviso passioni giovanili, quasi sempre suddivise tra empiti utopici e cocenti disillusioni. Negli ultimi anni ho privilegiato percorsi pragmatici alla ricerca di una unità della Sinistra oltre il Partito Democratico. Operazione difficile ma affascinante e piena stracolma di significati; abbiamo in pochi cercato di dare un senso al nostro impegno. Forse non è stata resa esplicita nel modo necessario; di certo non è stata compresa a pieno. Esistono documenti da consultare, revisionare se si ritiene opportuno, rilanciare. Nel frattempo, “made in Prato”, la deriva di quella parte della società che fa riferimento in modo diretto al Partito Democratico ha proseguito nel suo corso, rivelando le immense ambiguità con le quali deve fare i conti, incapace di scrollarsele e definire in modo diverso il suo percorso. In soldoni, non si può pensare di governare una forza politica appesantendola con una serie di patteggiamenti e compromessi, collegati al desiderio prioritario di mantenere le leve del Potere locale, come se i tempi non avessero fornito indicazioni diverse. Lo si è continuato a fare nel corso delle alterne scelte congressuali come se niente fosse accaduto. Ovviamente solo chi è all’interno del recinto stretto del Partito, un numero ridotto, sempre più, di attivisti, può – anche se in parte – comprendere (senza necessariamente condividerle) queste riflessioni. Tutto il resto della società – in una città non piccola del Centro Italia – è stata esclusa, anno dopo anno – giorno dopo giorno – dalla “partecipazione”: chiuse le sedi e le strutture democratiche circoscrizionali, si è proceduto anche a ridurre i luoghi della discussione, come i Circoli. Questo aspetto ha lasciato dei vuoti sui territori, riducendo in modo netto il numero delle persone, che a questo punto sono dei veri e propri “privilegiati”, che possono interloquire con il Partito e con l’Amministrazione. Ovviamente la quantità non si combina facilmente con la qualità.

E’ chiaro che alcune scelte, quelle più importanti, come le candidature per le elezioni politiche del prossimo 25 settembre, non necessitano – purtroppo – di un coinvolgimento massiccio (soprattutto in una situazione emergenziale come quella che stiamo subendo da circa due anni e mezzo) della base: la stessa scelta delle “Primarie” non poteva essere espletata, dato i tempi molto stretti e questo impasse è apparso provvidenziale per l’ “apparato”. Ciononostante, molti aspetti della vicenda connessa a quelle “non” scelte andranno sviscerati.

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