…si ricostituisca quel clima dei primi anni del nuovo secolo e millennio e si riprenda a camminare tra (e con) la gente.

Questa rincorsa subito dopo il risultato del 25 settembre (che non può essere “deludente” perché ampiamente previsto e atteso) a candidarsi – o a farsi candidare – al vertice della Segreteria del “dopo Letta” è fortemente patetico. La stessa espressa volontà di cambiare nome e simboli e rimarcare contenuti è soluzione del tutto insufficiente se non si procede ad un cambio di strategia, partendo da quel che è mancato fino ad ora, a partire dall’atto fondativo, che è rimasto carta straccia, vuote parole: dare corpo e gambe al progetto “democratico” di una forza progressista che si proponeva di interpretare i bisogni concreti del Paese. Si è ben presto compreso che la fusione di varie anime non partiva realmente dalle necessità che già premevano sulla nostra società ma dall’esigenza di mantenere intatte le posizioni degli apparati politici. Le battaglie si ammantavano di forti ideali ma poggiavano fermamente su interessi molto particolaristici: un cambiamento “democratico” avrebbe avuto bisogno di ben altro e progressivamente i rapporti fra gli ideali e le realtà si sono deteriorati, facendo allontanare gran parte dei sostenitori appassionati e disinteressati dalla pratica politica; nel mentre si profilava, ben accolto dalle leadership ondeggianti, l’avvento del “renzismo”, interpretato come una sorta di “Messia” molto vicino per stile al “primo Berlusconi”.  L’attuale classe dirigente ha trascorso troppo tempo a dibattere su questioni molto “particulari” nel chiuso delle loro stanze, abbandonando le periferie, non solo quelle dei loro specifici territori, ma quelle ideali di tipo psicologico sociologico e antropologico: non occorrono formule paternalistiche ma bisogna che vi sia una concreta condivisione delle più acute e urgenti problematiche. E se la Destra offre approcci semplicistici bisogna capire che occorra farsi comprendere, parlando linguaggi che non siano complessi. Per far questo, non è necessario un “nuovo” organigramma. Intanto, si vadano a rileggere i fondamentali propositi. Si ricostituisca quel clima dei primi anni del nuovo secolo e millennio e si riprenda a camminare tra (e con) la gente.