…e chi la farebbe, questa “rivoluzione culturale”?!

Occorrono anni di preparazione, di “lunghe marce”, per poter compiere una “rivoluzione culturale” che possa davvero creare le condizioni per un cambiamento. Pur nelle enormi difficoltà (e forse anche per queste) le nuove generazioni, ivi compresa la mia, sono troppo spesso rassegnati a subire le scelte dei propri amministratori, dei governanti senza scrupoli travestiti da difensori della onestà ma pronti a cambiare strada ad ogni piè sospinto, pur di ottenerne vantaggi per se stessi e per i suoi. I dati di cui disponiamo quotidianamente ci svelano una società ormai in declino, nella quale i “valori” sono semplicemente bandiere sventolanti senza reali contenuti, giusto per potersi illudere di rivivere vecchie stagioni gloriose.

E mi vengono in mente gli ultimi versi de “Le belle bandiere” di Pier Paolo Pasolini

…..“E, su tutto, lo sventolio, l’umile, pigro sventolio delle bandiere rosse: Dio! , belle bandiere degli Anni Quaranta! A sventolare una sull’altra, in una folla di tela povera, rosseggiante, di un rosso vero, che traspariva con la fulgida miseria delle coperte di seta, dei bucati delle famiglie operaie- e col fuoco delle ciliege, dei pomi, violetto per l’umidità, sanguigno per un po’ di sole che lo colpiva, ardente rosso affastellato e tremante, nella tenerezza eroica d’un immortale stagione!”

Ma questo è davvero uno degli aspetti rivelatori della stagnazione culturale che sta travagliando il mondo della Sinistra, quella parte onesta di essa che vive ancora di sane illusioni. Essi meritano rispetto come si confà nei rapporti civili familiari e amicali. Ma bisogna che qualcuno li risvegli da quella sorta di torpore catatonico cui si sono ormai assuefatti, continuando a credere che basti scendere nelle piazze a contarsi.

Serve, certamente, ma occorre accompagnare queste manifestazioni con richieste perentorie rivolte a coloro che sono stati designati democraticamente a sostenere i reali bisogni “comuni”, affinché si pongano all’ascolto e si propongano di affrontare le problematiche più urgenti, che si appoggiano sui valori fondamentali ma si palesano come concretezze sempre più difficili, perché troppo spesso appesantite da interessi “complessi” cui non ci si riesce a sottrarre. Ne è un esempio tutta la vicenda della cosiddetta “Multiutility” di cui si è discusso a Prato. Il Partito Democratico in questa città sembra essersi asservito ad interessi che poco hanno a che fare con quelli della cittadinanza che – con una maggioranza politica di un Centrosinistra appannato – amministra.

Intanto, dopo le Primarie (abbiamo avviato una riflessione partendo da queste), e passata la festa ora si ritorna alle vecchie pratiche……

Ne riparleremo. Ringrazio (Paolo) che mi ha inviato le sue riflessioni….

A presto