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6 marzo – LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO parte 4 (per la parte 3 vedi 4 marzo)

4.

Esercitando la “memoria” mi vien da ricordare che, a inizio “pandemìa”, in uno dei Paesi europei l’opposizione tese la mano a coloro che governavano. Si tratta del Portogallo; in Italia sarebbe stato impossibile, visto il clima acido, livido, rancoroso che si è instaurato da qualche tempo in qua. Sempre rincorrendo la memoria, grazie anche al “gesto” inusuale per drammaticità di Zingaretti, mi viene da ricordare come fosse accolta da molti “difensori ad oltranza” dell’integrità del corpus PD, già canceroso, la mia proposta di “scioglimento e rifondazione” di quel Partito. Temo che costoro non siano in grado di ricordarselo, ricorrendo semmai alla “rimozione convenzionale”. Il tema è riferibile al punto 3 dove si accomuna la crisi del M5S a quella del PD. Il segretario di quest’ultimo ha profferito parole di fuoco, inaudite, che potrebbero aprire spazi di rinnovamento. “Potrebbero” ma ho molti dubbi in merito alla capacità del quadro dirigente, in modo particolare quelli locali, che hanno purtroppo consolidato i loro blocchi di potere, tradendo con la complicità di molte persone per bene  (tante delle quali ancora si dispongono supinamente a turarsi il naso ed inforcare occhiali scuri), i valori fondamentali di una forza politica nata con una spinta poderosa di “popolo”, ormai però espressi su carte  quasi del tutto illeggibili.   Anche in questo caso, la Storia dovrà essere scritta per bene solo dopo aver preso in considerazione tanti di quegli aspetti che sfuggono “oggi” ai più: si dovrebbero prendere in considerazione anche tutti i “travagli” propedeutici a questa “altisonante” denuncia del Segretario Zingaretti.

Il Partito Democratico ha mostrato sin dai suoi primi passi la sua profonda ambiguità: è accaduto più o meno quello che capita agli umani, quando si accoppiano e serbano ricordi segreti di amori irrisolti o di vizi particolari difficili da rivelare, pena lo scioglimento precoce, anche se poi…..

Sono rimasti in piedi solo i meri interessi dei gruppi dirigenti, delle caste, delle lobby di riferimento diretto ed indiretto che hanno fatto “cartello”. Su questo corpo debilitato si è insediato il virus renziano, che ha introdotto altre forme malefiche del tutto estranee alla Sinistra, con un progetto di smantellamento progressivo e spostamento dell’asse verso un Centro con inclinazioni conservatoristiche, che hanno svilito, mortificato, marginalizzato la partecipazione democratica espressa nei lavoro periferico dei Circoli. Con queste ultime “turbolenze” (oltre agli eventi “sanitari”) sarà difficile continuare a trattare di quell’incontro tra il senatore italiano in carica con il principe saudita; ma a  noi quell’ “amarcord” è utile per segnalare ancora una volta il carattere del nostro personaggio, che presume di essere alla pari di altre figure come Barack Obama, Bill Clinton, Michail Gorbaciov e via dicendo, dimenticando la differenza tra lui e loro, che solo dopo aver concluso in modo definitivo e con successo la loro esperienza (direi anche ”dopo essere entrati a pieno titolo nei libri di Storia”) girano il mondo a svolgere la loro funzione catalizzatrice di valori che giustamente possono rappresentare.

Matteo Renzi ha certamente molta responsabilità in merito a quanto sta accadendo: a lui, e forse a qualche altro, potrà apparire “positiva” la deriva degli eventi. Ma – qui mi ripeto per necessità – vedremo fra molto tempo (forse, direi meglio, altri “vedranno”) quel che davvero emergerà da questa bolla magmatica con cui ci troviamo in questi giorni a fare i conti.

…4…

5 marzo 2021 – reloaded mio primo intervento su Coronavirus del 29 febbraio 2020


UN PAESE DIVISO E’ PIU’ DEBOLE in un momento difficile lo è ancor più – lo sappiano i leaders dell’opposizione esterna ed interna a questo Governo! il Paese lo ricorderà!

29 febbraio

Mostrare il ghigno o fare la faccia truce è una delle modalità di autodifesa che gli animali o le persone in difficoltà utilizzano. Basterebbe poco a neutralizzarli questi tentativi così come fa Indiana Jones in una delle scene cult dell’Arca perduta.

Nella realtà e nella Politica dei nostri giorni molto più assoggettata al mondo della comunicazione globale sono sempre più frequenti simili comportamenti: la mimica facciale , la prossemica, l’uso oratorio a dismisura dell’invettiva finiscono per essere utili per aggregare masse sempre meno colte e fondamentalmente bisognose di esprimere tutto il fiele accumulato nei tempi. Hanno bisogno di un leader che giustifichi l’espressione di quei bisogni sopiti, ne hanno bisogno per imitarlo e semmai superarlo.
Questo è solo un preambolo al disastro che una modalità di espressione politica di quel livello, così infimo, sta provocando nel nostro Paese. Sarebbe necessario, di fronte alla diffusione di un virus la cui incidenza e gravità è in gran parte ignota, fare per davvero un fronte comune. Sarebbe utile al Paese, che di questo potrebbe essere grato, fronteggiare le conseguenze di un pericolo globale per la salute e l’economia generale. Sarebbe un’ottima occasione per rivedere gli stili di vita consumistici e riappropriarci dell’essenzialità dell’esistenza “Sarebbe”: invece no. “Io vorrei” e giù un breve preambolo di buone intenzioni accompagnate da una sequela di estrema virulenza ed aggressività, con lo scopo – si osservi – di accreditarsi come sostituto aspirante non appena ve ne sia l’occasione.

Questa modalità è la prima vera responsabile del danno economico e quello di reputazione internazionale del nostro Paese. Questo non è il momento di lucrare sulle disgrazie; è l’ora di cooperare senza se e senza ma. Quando l’attuale opposizione avrà contribuito a produrre ulteriori divisioni potrà anche governare il Paese ma sulle sue macerie. Là invece dove un’opposizione responsabile potrà dimostrare di essere stata collaborativa in un momento così difficile e complesso, a tutta evidenza si accrediterebbe come alternativa positiva.
La bassezza “politica” dell’attuale opposizione (ma non è molto diverso il comportamento di Italia Viva, alla ricerca spasmodica di ottenere riconoscimenti sotto forma di sottogoverno e grand commis di Stato, oltre a qualche decimale di consenso) osannata e supportata da una parte del mondo dell’informazione gretta e meschina apporterà ulteriori danni all’immagine dell’Italia.
Viene forte il sospetto, tuttavia che, essendo i leader dell’opposizione (in primo luogo Salvini della Lega e Berlusconi di Forza Italia) rappresentanti di quel protagonismo del Nord piemontese lombardo veneto la cui superbia sfiora e travalica la tracotanza, avvertendo per sè la superiorità su tutto e tutti, stiano invece dovendo fare i conti con la superficialità con la quale qualche loro struttura sanitaria ha trattato l’inizio degli eventi di contagio. Lo dico con profonda consapevolezza: tutti possono sbagliare, è umano. Meno lo è non volerlo riconoscere e ribaltare la responsabilità nei confronti del Governo centrale, reo di non aver chiuso ermeticamente l’ingresso a persone provenienti dalle aree dove si era sviluppata l’epidemia di Coronavirus, Wuhan e via dicendo. La “consapevolezza” di cui sopra è legata al fatto che vivo a Prato, luogo dove la comunità cinese è molto presente e dove sin dalle prime avvisaglie è scattata in modo autonomo da parte loro la quarantena che in linea di massima sta proseguendo tuttora. Fatto è che non vi siano stati casi di contagio finora: anche se non mancano di essere diffuse sotterraneamente fole e fake news di bassissimo profilo sul fatto che “i contagiati ci sono ma vengono nascosti”.
Continueremo a trattare questi temi in altri post.

Joshua Madalon

Leggete quel che accade a Prato

http://www.notiziediprato.it/news/coronavirus-il-direttore-dello-spallanzani-elogia-il-metodo-prato-e-il-comportamento-della-nostra-comunita-cinese

4 marzo – LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO parte 3 (per la parte 2 vedi 3 marzo)

4 marzo – LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO parte 3 (per la parte 2 vedi 3 marzo)

Utilizzando la parte più ottimistica della mia visione politica, valuto questo periodo come una interlocuzione provocatoria che solleciti ad un risveglio delle coscienze di tutte quelle persone che sono state sospinte a mantenersi in zona neutra, costrette a sostenere progetti politici non convincenti e non condivisi o scegliere l’astensione. Di questi tempi un elettore, la cui Storia e  le cui passioni civili progressiste ed egualitarie si sono radicate nella Sinistra, non ha un punto di riferimento al quale ancorarsi. Nel corso degli anni si è confusa, annebbiata, liquefatta l’idea della Sinistra; è avvenuta una suddivisione parcellizzata progressiva in varie forme, tutte sedicenti depositarie dei valori fondamentali della Sinistra, ma “tutte” in fin dei conti traditrici di essi. A partire da quei gruppi che vivono esclusivamente nell’ortodossia delle regole, spesso condizionate da interpretazioni parziali e personali, che si autoescludono dal resto del mondo reale in una classica “turris eburnea”; per andare a quei “rassemblement” di tipo riformistico, molto aperti ai condizionamenti di un mercato essenzialmente avido e arido, solo a tratti ed in apparenza ipocritamente interessato ad occuparsi dei problemi universali. In mezzo a queste due “sponde” non vi è un terreno di confronto: non c’è mai stato. E in ogni caso, nelle condizioni in cui abbiamo vissuto, non avrebbe potuto avere alcun riconoscimento, visto il permanere surrettizio di una sorta di autosufficienza da parte di chi avrebbe dovuto disporsi a rivedere alcune forme paraideologiche paralizzanti, onde consentire una ripartenza nuova.

Ovviamente, parlo della Sinistra che non c’è ma che vorrei ci fosse. Una Sinistra concreta, non dottrinale, da mettere in moto sulle principali questioni civili, sulle ingiustizie sociali, sui temi che ci consentano di vivere dignitosamente in una realtà molto diversa da quella che, è bene dircelo con chiarezza, è responsabile dei disastri attuali. La mia risposta alla domanda finale della seconda parte di questo post è dunque: una SINISTRA nuova capace di collegare le diverse anime in una unica coalizione o federazione, pur che sia SINISTRA.

Ritornando agli “episodi” recenti su cui ragionavamo e facendo in qualche modo seguito al “discorso” di sopra sono qui a sperare che il travaglio che sta attraversando il Partito Democratico lo possa spingere  a far emergere un nuovo progetto che consenta di fare dei passi in avanti e non indietro. Certamente non si può non prendere in considerazione le “storie” pregresse; sono utili “zibaldoni” che dovrebbero permettere di non commettere gli stessi errori che lo hanno portato ai più bassi livelli della sua Storia. Allo stesso tempo ritengo sia corretto da parte mia esplicitare il mio giudizio negativo sulla posizione che ha espresso Sinistra Italiana, cui peraltro guardo con molta attenzione da qualche anno in qua, sulla formazione del nuovo Governo. Essersi autoesclusa in un momento così drammatico per me vuol dire non volersi  assumere delle responsabilità. Governare insieme a tutti quelli che sono stati “avversari” implica per tutti il dover fare un passo indietro in vista dei principali risultati su temi estremamente trasversali come la Salute pubblica e la Ripresa economica. Starsene “fuori” non produrrà un gran guadagno in termini di consensi.

…3…

3 Marzo – LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO – parte 2 (per la parte 1 vedi 2 marzo)

LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO – parte 2 (per la parte 1 vedi 2 marzo)

Ed è infatti stata già ventilata l’ipotesi che, acquisendo un ruolo primario nel nuovo Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte dovrebbe adoperarsi per ricucire i rapporti con la maggior parte di coloro che si sono allontanati, in particolar modo coloro che lo hanno deciso come non adesione al nuovo Governo. Personalmente lo avevo auspicato prima che in qualche modo fossero confermati i “rumors” in tale direzione. A tarda sera del 1 marzo, nei consueti sondaggi del lunedì che La 7 propone, l’idea di un impegno in prima persona dell’ex Primo Ministro sembra essere piaciuta al corpo elettorale, anche se è presto per comprendere se ciò avrà una sua stabilità o è il semplice entusiasmo iniziatico: come ho scritto sopra “la Storia va analizzata nei suoi sviluppi”.           

Anche per questo motivo non si può assegnare ad alcuno la palma del vincitore (peraltro in questa occasione come in tante altre i “concorrenti” sono più di uno) e non è mica detto che l’essere stati costretti a rinunciare a quell’alto incarico debba avere conseguenze negative. Così di riflesso non è mica scritto già con inchiostro indelebile che al nuovo Primo Ministro il Paese riconosca grandi meriti, così come annunciato in grande pompa. Se qualcuno ha dei dubbi si vada a rivedere l’arrivo di un altro gran Salvatore della Patria, che si chiamava (l’imperfetto è utilizzato solo per collocarne la figura in un tempo distante – anche se non molto: il personaggio è ancora in vita e gli auguro di campare ancora molto a lungo, affinché sia di buon esempio) Mario Monti. Accolto da grandi aspettative, ritengo non abbia lasciato un buon ricordo del suo Ministero. In realtà, l’altro Mario, quello più vicino a noi, ha un drammatico vantaggio a suo favore, “grazie” alla pandemìa non ancora debellata. Avendo più o meno molto identiche le “compagnie” finanziarie, i due potrebbero assomigliarsi negli esiti, in modo particolare nel settore economico finanziario; potrebbero (qualche timido annuncio, forse qualche “timore”, è stato già avanzato) farne le spese i ceti medi, ancora una volta, costretti a cedere potere economico ai grandi “squali” che continuerebbero la loro ascesa,  e rischierebbero seriamente di dover rivedere al ribasso il loro tenore di vita, finendo per essere trascinati nel fondo, dove potrebbero confrontarsi con una massa immane di nuovi poveri, come una neo Corte dei Miracoli di hughiana memoria. Ovviamente vorrei sperare di essere considerato “distopico” anche se giorno dopo giorno sono sempre più estremamente convinto che quanto “temo” possa avverarsi.  A meno che non ci si risvegli da questo grande letargo della “Ragione” e non si avvii una profonda revisione intorno a ciò che non si è fatto colpevolmente per evitare questo grande disastro umano cui sciattamente ed accidiosamente stiamo assistendo.

“Chi?” dovrebbe recuperare questo ruolo di difesa delle classi emarginate, cresciute a dismisura negli ultimi anni ed ancor più in questo ultimo anno?

A questa domanda cercherò di avanzare un timido consiglio nel prossimo post. Anche se ho sempre meno speranze.

…2…

2 MARZO – LE “STORIE” DEL NOSTRO TEMPO – PARTE 1

LE “STORIE” DEL NOSTRO TEMPO

Le “storie” vanno sempre raccontate esaminando ogni punto di vista ed in modo particolare vanno presi in considerazione gli sviluppi nel percorso, quello prossimo quello a medio e quello a lungo termine. Inevitabilmente noi assistiamo agli eventi in modo progressivo inserendo nel giudizio che ne facciamo molti elementi sentimentali, passionali ideologici, spesso connotati da una certa partigianeria.

In breve analizziamo alcuni episodi recenti: 1) le dimissioni del Governo “Conte”; 2) la formazione del nuovo Governo “Draghi”; 3) la crisi del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico 4) la partecipazione di Matteo Renzi al Future Investment Initiative; 5) la sostituzione di Domenico Arcuri commissario straordinario emergenza antiCovid.

I primi due episodi sono stati già trattati in altri miei post. Ma è opportuna una rivisitazione con la quale si possa meglio comprendere alla luce degli sviluppi “attuali” lo stato delle cose. Sulle “crisi” tratterò in modo contestuale ai primi due aspetti elencati. Sul quarto episodio di questa “telenovela” sono qui a notare la “pittoresca” boutade dell’autointervista dell’ameno leader di “Italia Viva”. Sul quinto, essendo la notizia “fresca” di stampa (scrivo alle ore 16 del 1 marzo 2021), adotterò una prima possibile valutazione previsionale.

Le “luci” e le “ombre” del Ministero Conte 2 le abbiamo già trattate “in itinere” in questo ultimo anno e mezzo. Non mi ripeterò. Addolorato per la rinuncia indotta “voi tutti sapete come” ho cominciato nell’immediatezza dell’alternanza a valutare la nuova formazione onnicomprensiva, annotando giorno dopo giorno l’assenza di una nuova era, così come annunciata. E’ ancora presto, di certo, ma le prospettive non appaiono affatto positive. Anzi, verrebbe da supporre che la attuale recrudescenza dei contagi sia essenzialmente dovuta proprio al rilassamento generale derivato dalla “speranza” di un ruolo miracolistico del nuovo Ministero, pressoché immediato.

A più di qualcuno, indotto da una “propaganda” irresponsabile, sembrava ormai giunto il momento di recuperare la “libertà perduta”. 


Verrebbe da dire, riflettendo, che la “nuova” era laddove iniziata sia poco diversa se non peggiore della precedente.

  L’ex Primo Ministro, il professor Giuseppe Conte, facendo esclusivamente ritorno al proprio ruolo di docente di Diritto privato, si eliminava dal contesto “politico” e lentamente spariva dai sondaggi, che lo avevano più volte visto in vetta alle preferenze dei cittadini italiani. Mentre accadevano questi eventi, il M5S, principale forza politica di riferimento di Conte, si spaccava in mille rivoli, arrivando addirittura a perdere il ruolo di primo Partito rappresentato in Parlamento, così come uscito dalle urne nelle elezioni di tre anni fa, quelle del 4 marzo 2018. Le varie operazioni volute da Beppe Grillo, vera anima del Movimento, forse ancora uno che fa lavorare il cervello, pur non dandolo a vedere, hanno negli ultimi mesi lasciato il segno. Anche quello che è accaduto ieri è opera sua. Da quel che sappiamo, ha riunito un gruppo di lavoro a Roma quasi certamente per sviare i giornalisti che si attendevano un incontro nella sua villa al mare di Bibbona, con lo scopo di coinvolgere più rapidamente possibile Giuseppe Conte in un progetto di rilancio del Movimento. L’obiettivo è perlomeno duplice: da una parte fare in modo che Conte non venga “bollito” in una lunga inazione; dall’altra rivitalizzare le forze che afferiscono al Movimento 5 Stelle spossate dai tanti sconvolgenti mutamenti, cui naturalmente non sono abituati.

…1….

1 marzo – PERCHE’ MARADONA E’ MEGLIO ‘E PELE’

Perchè Maradona è meglio ‘e Pele’

Le labbra fanno la differenza
In un volto, in un viso
L’estate fa strani scherzi
Sulla bocca, in un sorriso
I ragazzi hanno finito la scuola
E c’è chi è già partito per il posto del cuore
Controvento e senza un filo di trucco
Le ragazze son belle, sono piene di vita
Questa notte è un frigorifero rotto
È una canzone che non fa dormire

E allora sogno a bestia una pioggia tropicale
Dove siamo soli e tu inizi a ballare
Io ti vengo appresso, ritmo animale
Baby siamo in area siamo pronti a colpire
Come due spari del West
Come due spari del West
Come due spari

Noi crediamo in Robert De Niro
Nella Tigre di Mompracem
Nella storia che sanno tutti
Maradona è megl’ ‘e Pelé
È megl’ ‘e Pelé

Le labbra fanno la differenza
In un volto, in un viso
I campioni fanno fuoco a Ibiza
Con la testa al ritiro
E forse all’ultimo cocktail
Mentre al massimo io vado in giro
Dentro un paio di boxer
Tra la luna e il salotto
Questa notte sono io che son rotto
C’è una canzone che non fa dormire E allora sogno a bestia una pioggia tropicale
Dove siamo soli e tu inizi a ballare
Io ti vengo appresso, ritmo animale
Baby siamo in area, siamo pronti a colpire
Come due spari del West
Come due spari del West
Come due spari Noi crediamo in Robert De Niro
Nella Tigre di Mompracem
Nella storia che sanno tutti
Maradona è megl’ ‘e Pelé
È megl’ ‘e Pelé E allora sogno a bestia una pioggia tropicale
Dove siamo soli tu inizi a ballare
Io ti vengo appresso, ritmo animale
Baby siamo in area, siamo pronti a colpire
Come due spari del West
Come due spari del West
Come due spari Noi crediamo in Robert De Niro
Nella Tigre di Mompracem
Nella storia che sanno tutti
Maradona è megl’ ‘e Pelé
È megl’ ‘e Pelé
È megl’ ‘e Pelé

Non avrei mai pensato di dover scrivere intorno al tema di chi sia stato migliore tra questi due campioni assoluti, entrambi eccelsi interpreti di un tempo diverso non solo del calcio. Ma questa canzone ha risvegliato in me ricordi e quello spirito giovanile che mi assale di tanto in tanto. L’arrivo di Maradona a Napoli fu un evento che coinvolse tutta la città, la Regione e quelli che – da lontano – riempivano gli occhi di lacrime e di malinconia come gli emigranti cantati da Roberto Murolo nella celebre canzone scritta da Libero Bovio, con musica di Francesco Buongiovanni, “Lacreme napulitane”.

Ero a Napoli ma condizionato dalla mia attività professionale come Commissario per gli Esami di Maturità. Era il 1984, il 5 luglio, in un Istituto Tecnico di Frattamaggiore nell’hinterland partenopeo. Eravamo impegnati nella correzione delle prove scritte, ma quando Maradona entrò nello Stadio, si esibì in un palleggio e conquistò i nostri cuori ed anche noi che eravamo impegnati alla correzione delle prove scritte fummo attratti dall’evento trasmesso da una delle tante emittenti locali campane.

Come figlio di operaio, come sostenitore delle Sinistre, come rappresentante del popolo non potevo sentirmi vicino a Pelè. E in realtà scorrendo le pagine delle biografie si comprende il perché. Anche dopo aver lasciato il mondo del calcio i due hanno mostrato caratteristiche molto diverse: un aplomb aristocratico di superiorità ha circondato Pelé.

Molto diversa è stata la storia ed il “destino” di Diego Armando Maradona. Figlio del popolo era ed è rimasto anche quando ha avuto il successo che gli era dovuto per le sue straordinarie capacità “artistiche” nel governare il “pallone”, anche quando utilizzava arti diversi da quelli canonici, in una forma di “magia”. Anche questo “estro”, la “fantasia”, lo distingueva nettamente dall’altro grandissimo “campione” che è stato “Pelè”.

28 febbraio – ESTATE 2020 – parte 11 Baratti Populonia e verso Castagneto (per la parte 10 vedi 13 febbraio)

ESTATE 2020 parte 11 BARATTI – Populonia e verso Castagneto

Eravamo stati già un paio di altre volte a Baratti; in una di queste avevamo anche partecipato ad una visita guidata agli insediamenti archeologici etruschi, una classica necropoli (della civiltà etrusca poco più si conosce e molti riferimenti di tipo sociale ci appaiono dalle urne e dagli arredi funerari); in quell’occasione eravamo in campeggio tra Donoratico e Marina di Bibbona e approfittammo di una serie di proposte riservate ai “turisti” per conoscere meglio la zona: non eravamo ancora diventati “toscani” e la ricognizione estiva serviva anche a cercare un nido più caldo e accogliente. Avevamo in quel tempo per un po’ pensato di trasferirci a Volterra, dove eravamo stati in un’altra escursione,  tanto ci era piaciuta.

Non c’è tempo per ripetere quella visita nè di salire su verso Populonia dove da qualche anno, dopo che ci si era stati solo per una visita lampo al minuscolo borgo, ci sono stati dei ritrovamenti di epoca romana di notevole interesse. “Ci ritorniamo più in qua” ci siamo detti, andando poi a piedi verso la spiaggia attraverso la pineta. Ci colpisce un’indicazione di tipo turistico che indica di proseguire sulla destra delle dune per un sentiero abbastanza ampio. “Casa Saldarini” c’è scritto. Non se ne ha cognizione; in nessuna guida viene riportata; ma la curiosità, anche se il tempo stringe, è molta e ci si addentra. In fondo, dopo alcune casette tipicamente turistiche estive, c’è un recinto un po’ più alto ed elegante. Ci avviciniamo e su una delle ante del cancello di metallo c’è un’altra insegna: “Casa Dinosauro” c’è scritto. Attraverso le inferriate del cancello si intravede una struttura a dir poco originale.  Ci sono anche dei manufatti abitativi a palafitte ed alcuni spazi coperti da una sorta di manto preistorico con scarse aperture. Ad aver tempo sarebbe bello visitarlo, ma rinunciamo attendendo altri giorni più lunghi e liberi. E’ ad ogni buon conto una sorpresa e qualcosa che non si conosce. Tornati sulla piazzetta di fronte al Golfo salutiamo il mare e riprendiamo la navigazione via terra. Torniamo sulla strada principale, quella detta della Principessa, andando verso sinistra (a destra si va verso Piombino, ma abbiamo idea di ritornarci un altro giorno) percorrendo tutta la strada che attraversa il Parco naturale costiero di Rimigliano ricchissimo di elementi sia faunistici che floristici e che arriva nel cuore del centro di San Vincenzo. Abbiamo escluso di cercare qui un appartamento; troppo affollato ed in questo tempo di pandemìa non ci sembra del tutto adatto: detta così  non è neanche vero, perchè non ci è mai piaciuto stare nel carnaio.

Ed è così che alla prima rotonda che ci riporta verso l’Aurelia svicoliamo. La  nostra idea è andare all’interno: verso Castagneto Carducci. Un luogo, anche questo, alto da cui dominare il paesaggio. C’eravamo stati in un paio di altre occasioni, in una delle quali avevamo soggiornato con i figlioli ancora molto piccoli a Marina in un appartamento circondato da alti pini e dalla macchia mediterranea. Il mare non ci era molto piaciuto: troppo alto ed insidioso. Ma di sera si giravano i borghi dove fervevano proposte culturali di un livello più che dignitoso.

27 febbraio Riflessioni a ruota libera

Riflessioni a ruota libera

Questo pomeriggio ho ascoltato alcune parti della “Lectio magistralis” dell’ex Premier Conte presso l’Università di Firenze. Si è rivolto in modo particolare ai “giovani” ed era inevitabile visto il luogo nel quale aveva deciso di intervenire e l’argomento trattato che intendeva sintetizzare il percorso del recente “anno horribilis” in cui ha avuto modo di svolgere un compito arduo, che ben difficilmente avrebbe potuto essere meglio affrontato da un altro Governo. Le mie critiche non sono mai mancate, sotto forma di suggerimenti purtroppo – ed anche per il ruolo minimale che posso svolgere – sempre tardive e certamente molto parziali. Non ho mai tuttavia fatto venir meno il mio sostegno, anche questo assolutamente inutile: avrei potuto solo  essere tra coloro che nei sondaggi avrebbero aggiunto il proprio sostegno, se consultati,  per esprimere favore per la sua conduzione della Presidenza del Consiglio. L’essere stato riconosciuto più come un “civile” prestato alla Politica è un segno distintivo molto positivo e chi giudica il valore di coloro che si impegnano in Politica venendo da esperienze non direttamente collegate a organismi di Partito come indegne di essere al servizio del Bene Comune ad alti livelli, chi denigra persone come l’ex Presidente dovrebbe farci comprendere come mai “oggi” si inneggi all’avvento di un signore altrettanto rispettabile come Mario Draghi, eminente ed eccelso “tecnico”, non di certo naturalmente “politico”.

Trattando di altro ma pur sempre all’interno di temi molto attuali, mi scuso ma non se ne può più di sentire la litania sui danni che avrebbero i “giovani” da questa limitazione di socialità. Non c’è alcun dubbio che non se la passano proprio bene e che allorquando riescono a sfuggire alle limitazioni mettono a rischio ancor più la Salute pubblica, a partire dalle persone a loro più vicine. Ma che dire di tutto il resto della popolazione, quella un po’ più matura (per anni e canizie, oltre alla calvizie), che ha dovuto abdicare alle funzioni sociali, focolai di Democrazia, di Condivisione reale “in presenza”, di Partecipazione? Ovviamente mi chiedo perché mai i problemi psicologici debbano essere solo appannaggio dei “giovani”? facciamo finta che per tutti gli altri, quelli che hanno perduto il lavoro perché operavano in alcuni settori piuttosto che in altri, tutto va bene, come dice la canzone? Non meno di due giorni fa (scrivo alle 20.51 del 26 febbraio 2021) un operatore del turismo si è tolto la vita e non è il primo a scegliere gesti estremi per sottolineare il proprio stato psicologico.

Purtroppo la pandemia ci sta condizionando in modo drammatico e dobbiamo fare i conti con la realtà. Non chiudere gli occhi; basta stare a ripetere che “le scuole sono luoghi sicuri” a pappardella. Non è così e non lo è stato mai per diecimila motivi. Intanto sentir dire che la colpa sarebbe di quei ragazzi (o docenti e non docenti) che partecipando ad assembramenti accolgono il virus e lo portano dentro la scuola. E’ davvero una spiegazione comica inadatta a chi pretende di diffondere Cultura e Conoscenza. Oserei dire oltre che “comica” è una spiegazione lapalissiana: sembrerebbe che la Scuola abbia agito da “zona libera”. E’ chiaro che il virus non vi abita se non c’è qualcuno che lo porta.

OPERAZIONI VERITA’ – 3

OPERAZIONI VERITA’ – 3.

Giorno dopo giorno, il grande “teatrino” della Politica va in scena. E, come spesso accade, poco cambia. E vengono a svelarsi i “trucchi” utilizzati semplicemente per avvantaggiarsi nell’accaparramento di potere. E’ la parte peggiore della Politica ed emerge ancora una volta dietro l’Ipocrisia del Bene Comune. C’è sempre meno spazio per la parte migliore del Paese, che tende ad appannarsi con grande giubilo della parte peggiore, una minoranza che tuttavia detiene grandi poteri, sempre più. La bonomia con la quale di fronte alla pandemìa si sentiva dire, anche da quella parte “peggiore”, che ne “saremmo usciti migliori”, era semplicemente una ulteriore finzione.

Tutta la vicenda intorno alla quale si è inscenata la “crisi” del Governo Conte 2 sembra aver avuto l’obiettivo di riportare al Potere i punti di riferimento più affidabili delle grandi forze – in parte “opache” – finanziarie mondiali. Nondimeno, dopo la sortita di Renzi che ha prodotto il “vulnus”, non era in alcun modo possibile lasciare che un Governo del Paese in questo tempo difficile per tanti di noi (se non “quasi tutti”) andasse  nelle mani della parte peggiore (altro che “Governo dei migliori”) e pericolosa per i destini della nostra Democrazia. Capisco le perplessità di quella parte che, a Sinistra, ha votato “no” al Governo, ma avverto in quella scelta l’incapacità di saper svolgere una riflessione realistica dei veri bisogni e di come affrontarli per risolverli.

Tra le varie bugie poste in campo per giustificare la “crisi” c’è stata quella relativa al “Recovery Plan”. Ovviamente, ai comuni cittadini non era possibile dare un giudizio su quanto veniva denunciato; si trattava di “bozze” redatte dalla Presidenza del Consiglio su cui avviare la discussione.  C’erano i “capitoli” di spesa, i titoli e poco più; ma in quel periodo non sarebbe stato possibile per un Paese, come il nostro, rappresentato nel G7 (il gruppo dei sette Paesi economicamente più avanzati del Pianeta), presentare un Piano nel dettaglio: mancava il regolamento che è stato approvato solo il 10 febbraio u.s. ed è operativo dal 18 febbraio, dopo la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’UE.

D’altra parte è stato lo stesso neo Premier, Mario Draghi, a riconoscere perfettamente il buon impianto del Recovery Plan del precedente governo, anche se occorre migliorarlo, in modo particolare articolandolo sulle riforme necessarie che accompagnino la credibilità del nostro Paese. Draghi non ha potuto fare altro che riconoscere ulteriormente il buon lavoro del Conte 2, anche allorquando, presentandosi ai giornalisti subito dopo l’incontro con il Presidente Mattarella in cui aveva accettato l’incarico con la “tradizionale” riserva, parlò del necessario completamento della campagna vaccinale.

Nel corso di questi giorni, altrettanto concitati e drammatici, Draghi sta mostrando di saper mantenere la barra dritta senza lasciarsi influenzare dalle grida, istericamente espresse anche se a volte un po’ “sommesse” sotto tono e falsamente rispettose, di Salvini e compagnia bella, cui si accodano a difesa di interessi parziali alcuni Presidenti di Regione, in modalità “bipartisan” ma incapaci di operare una necessaria “moral suasion” verso alcune categorie di operatori commerciali, semmai accompagnata da una adeguata progettualità intesa al superamento “quanto prima” delle attuali precarie oggettive condizioni.

…3…

una “storia” apparentemente lontana – I CONTI NON TORNA(VA)NO parte 20(per la XIX vedi 13 gennaio)

I CONTI NON TORNA(VA)NO parte 20

20.La buona volontà a livello personale io l’ho messa proprio tutta, e devo dare atto all’Assessore Cardillo che ha dato la sua disponibilità sempre (ma la cosa devo dire con il senno di poi mi sembra addirittura peggiorativa), e così ho chiesto un incontro con i tecnici, ovverosia con l’ingegner Bartalini, alla presenza anche dell’arch. Bertini. I tecnici hanno entrambi detto che così come è, con uomini e cose (aule normali, speciali, uffici ecc…), il “Dagomari” nel “Gramsci” non ci sta.  Dopo di che hanno aggiunto che con qualche aggiustatina qua e là si potrebbe risolvere il problema, mettendo aule, Laboratori, Uffici, Palestra. Non la Biblioteca perché ce ne sarà una favolosa centrale nel secondo Lotto(qualcuno mi deve spiegare intanto se conosce in che modo funziona la Biblioteca in una scuola, dopodichè forse cominceremo a ragionare), non la mensa perché ne faranno una comunitaria sempre nel secondo Lotto(sarei curioso già fin da ora di sapere quante persone potrà servire nell’orario canonico che va dalle ore 13.30 alle 14.00), non l’Aula Magna perché ci sarà il grande Auditorium.

Avevo già fatto i conti ed ahimè ero davvero in difficoltà. Eppure c’era qualcosa che non mi tornava. E così ho detto ai tecnici che, a mio parere, mancavano comunque non meno di 1000 mq, suscitando (ma è logico, io non sono un tecnico) anche un po’ di compassione. Guardate bene, invece, mancano proprio 1009 mq soltanto per mantenere lo “statu quo” dello spazio effettivamente utilizzato.

Ho fatto presente anche che sarebbe stato comunque necessario avere dello spazio in più, come dire  uno spazio vitale, uno spazio per crescere. E  questo, ha provocato uno scatto nell’Assessore, quasi a dire ancora una volta che io non capivo niente e che diavolo di questioni ponevo se i Tecnici erano destinati a calare. E no, Assessore. Mettiamoci d’accordo: le questioni non si pongono così. La scuola non cresce soltanto con quei numeri aridi che sono riportati in quei grafici: questo è un altro segnale che chi si occupa della scuola non conosce nella realtà quello di cui parla. Ecco perché c’è chi si batte per segnalare l’importanza del legame continuo con uno specifico territorio; ecco perché tanta gente non capisce quello che si va facendo come se fosse un bene per questa città. Così si distrugge e non si crea un bel niente. Sembra quasi che si vogliano creare condizioni tali per ridimensionare (altro che dimensionamento) il “Dagomari”, perché solo con 500\600 allievi potrebbe allogare agevolmente, sul piano dei numeri e dello spazio, in quel luogo. Si distrugge quello che di buono si è creato in tanti anni di rapporti con la realtà realizzati a partire proprio dal fatto di possedere “spazi vitali”. Ma quel che sottolineerò non avrà a che vedere con questo ricco “surplus”.

Il bel “Gramsci” possiede una portineria che è la metà di quella dell’attuale “Dagomari”; l’atrio del “Gramsci” è poco più di una quarta parte del corrispettivo del “Dagomari”; la Presidenza più la Vicepresidenza è quasi uguale, ma quelle del “Dagomari” è più grande. Gli uffici di segreteria sono di gran lunga più piccoli al “Gramsci” ed andranno leggermente ampliati. Con qualche aggiustamento necessario sull’attuale planimetria mancherebbero tuttavia, senza contare ciò che l’Assessore promette all’esterno, ancora non meno di 1000 mq che posso, se volete, dimostrare immediatamente, a richiesta e che illustrerò alla stampa.