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PAROLE : DISUGUAGLIANZE

PAROLE : DISUGUAGLIANZE di J.M.

Non può essere considerato un vezzo, nè tanto meno una modalità ipocrita da parte della Sinistra, quella con la “S” maiuscola non quella snob che tanto spesso si mette in mostra e finisce prima o poi per cadere in contraddizione. Mi riferisco alle argomentazioni umanitarie, “umanistiche”, che spingono a sentirsi tutti “uguali”, a lavorare per abbattere le disuguaglianze sempre crescenti; temi che vengono discussi nei consessi partitici e sindacali ma che poi rimangono lì e finiscono per aggravare piuttosto che portare a soluzione la realtà economica delle classi più deboli. Ma, lo ripeto, affinché queste mie parole non appaiano altro “esercizio retorico”, non credo sia un vezzo o un puro lavacro delle coscienze la volontà di discutere; in realtà poi ci si ferma di fronte a muri insormontabili che spingono alla rinuncia nel procedere. Era già enormemente difficile affrontare le disuguaglianze nella metà del secolo scorso, quando ero ragazzo e l’economia si muoveva in ambiti poco più che nazionali; lo è oggi in modo drammatico di fronte ad un’economia globalizzata, fluida, liquida, sfuggente, oleosa. Tornare indietro è assolutamente improponibile; d’altra parte non dipende dalla volontà né individuale né collettiva politica e tutto potrebbe per qualche anno accadere all’interno di uno sconvolgimento apocalittico catastrofico che nessuno, proprio nessuno a partire dai più deboli, ha mai pensato di innescare.
A parte questi ultimi ragionamenti ipocondriaci di un ultrasettantenne mi piace ricordare l’impegno di Fabrizio Barca
Andate su questo sito sbilanciamoci.info o copiate questo link

http://sbilanciamoci.info/abbattere-le-diseguaglianze-la-ricetta-di-barca/

Il sito ha un sottotitolo che è

L’economia com’è e come può essere
Per un’Italia capace di futuro

Ci trovate un’articolo

Diseguaglianze, la ricetta di Barca
Rachele Gonnelli

Fabrizio Barca ha trattato da anni questi temi, partendo dalla sua esperienza di Ministro al tempo del Ministero per la coesione territoriale nel Governo Monti. Ha continuato a farlo con un Progetto di cui ho trattato in altri post.
Qui di seguito

“Ecco la triplice disuguaglianza che l’Europa deve combattere”

per il Research Magazine della LUISS (LUISS Open)

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https://open.luiss.it/2017/12/01/ecco-la-triplice-disuguaglianza-che-leuropa-deve-combattere-appunti-di-fabrizio-barca-per-una-nuova-politica-di-coesione/

Segnalo anche un’intervista al quotidiano “Avvenire” del 15 dicembre 2019 dal titolo “Aggredire le disuguaglianze”.

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Pur tuttavia in realtà periferiche come possono essere quelle in cui noi viviamo (Prato, ad esser precisi) abbiamo la possibilità – non dico il dovere, ma l’occasione – per poter dare dei segnali in controtendenza. E invece càpita proprio il contrario: nella corsa a mantenere posti di leadership – che sono, lo ricordo agli smemorati a-storici, provvisori e traballanti – si rischia di innalzare altri poderosi muri ed aumentare la distanza tra indigenti e garantiti. Ne abbiamo avuto la prova nella recente contesa tra l’Amministrazione comunale insieme al principale Sindacato confederale contro l’organizzazione sindacale di base Si Cobas. Anche su questo ho detto quel che pensavo: in un tempo come questo, che ci è dato di vivere, le divisioni nuocciono proprio ai più deboli. Tra gruppi, istituzioni, organizzazioni varie devono essere proprio le più forti e sensibili, sensibili e forti concordemente, a fare passi in avanti di apertura. I più deboli non possono essere ulteriormente mortificati, umiliati; devono essere sorretti – cristianamente e laicamente – ed aiutati a sollevarsi.

….a seguire: Rifondazione…..

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Parole

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Parole

“Collera” nell’uso in italiano la parola significa espressamente “rabbia”, quasi sempre violenta (“durante la manifestazione è scoppiata la collera dei giovani” oppure “in un impeto di collera ha aggredito…”). Nel dialetto napoletano invece il termine si ammorbidisce arrivando a significare “dispiacere” (‘A papà nun me fa piglià collera” dice il padre al bimbo che trasgredisce, oppure “M’’e fatto piglià collera” se il comportamento sgradito è avvenuto), ed è soprattutto un modo tenero di rapportarsi con l’interlocutore, sia esso un parente o un amico caro che ha commesso, o sta per commettere un atto che potrebbe dispiacere. Ben diverso è il senso di “raggia” (vera e propria traduzione in dialetto partenopeo dall’italiano “rabbia”): “Nun me fà arraggià” (Non farmi arrabbiare) espresso con severità e prossemica violenta, più o meno aggressiva, a seconda delle occasioni. Il termine, deriva da “rage” (francese) ed è stato evidentemente acquisito nel corso di tutte le dominazioni in larga parte del Meridione. Oltre che a Napoli

anche in Sicilia

sciopero e manifestazione

– il significato dei due termini non può essere confuse. Invece l’altro giorno, discutendo sulla “manifestazione” a sostegno degli operai della “Superlativa” di Prato e delle multe comminate ad alcuni di loro e a due studentesse fiorentine per aver partecipato ad uno sciopero il 16 ottobre scorso, una persona avveduta e riflessiva su Facebook ha confuso i due termini. La “manifestazione” di cui si parla è quella dello scorso 18 gennaio. Oltre ai danni subiti dagli operai e dalle due ragazze si protestava per richiedere il ritiro dei “decreti Sicurezza” del Governo gialloverde.

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Il commento, che però non ritrovo più, confondeva i termini: ai manifestanti il Sindaco di Prato lanciava accuse, rilevando che il corteo aveva interferito con lo “shopping” del fine settimana delle famiglie. Il post criticava i partecipanti adducendo che uno “sciopero” va fatto “contro” chi non ha rispettato le “regole del lavoro” (gli operai non vengono pagati da mesi) e non “contro” la gente comune che ha tutto il diritto di vivere in tranquillità la propria esistenza anche nel week end. In realtà non si trattava di uno “sciopero” ma di una “manifestazione” che sono due termini ben distinti. Nello “sciopero” ci si astiene per un periodo più o meno lungo dal lavoro e di solito si fanno i “picchetti” davanti alla sede della ditta; nella “manifestazione” invece ci si muove per un percorso prestabilito, anche cercando di avere consensi popolari, perché non anche da parte delle “famiglie”. A Prato il 18 gennaio è accaduto poi che la manifestazione si sia mossa deviando dal percorso, e questa è un’altra storia. Nei giorni precedenti il principale Sindacato confederale aveva criticato la manifestazione e lo stesso primo cittadino era aveva attaccato in modo abbastanza sopra le righe gli organizzatori. Appare curiosa la debolezza mostrata dalle forze dell’ordine nel consentire in “spazi davvero ristretti” – e quindi facilmente controllabili – il passaggio dei manifestanti verso la Piazza del Comune. Non dico altro, se non che condividere la posizione espressa da parte di alcune consigliere di maggioranza PD, a favore delle motivazioni degli operai e contro i “decreti Salvini”.

Joshua Madalon

….a seguire “Diseguaglianze”…….

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 6 ed ultima (vedi post del 12, 15, 17 e 19 gennaio u.s)

Il Seminario si svolse dal 18 al 22 maggio 1988 nei locali della Biblioteca Roncioniana di Prato

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 6 ed ultima (vedi post del 12, 15, 17 e 19 gennaio u.s)

L’ uso delle nuove tecnologie deve penetrare, a mio parere, integralmente dentro i progetti di “educazione degli adulti”: il largo uso che nella società si va facendo (a proposito ed a sproposito, in positivo e in negativo) della cultura dei mezzi di comunicazione di massa deve essere correttamente riportato all’ interno della programmazione educativa riservata agli adulti. Questo soprattutto allo scopo di rendere più agile ed usufruibile l’ apprendimento: ad esempio vanno considerati i turni di lavoro ed i ritmi della vita moderna che non sempre permettono di seguire i corsi con assiduità e che risultano sovente essere il motivo predominante di rinuncia da parte degli adulti occupati. Questa flessibilità può essere ottenuta con le nuove tecnologie, sia attraverso l’ uso di materiale già preparato ed usufruibile direttamente, sia attraverso le riprese in video delle lezioni così dette cattedratiche, ma anche con la costruzione di lezioni preregistrate o la progettazione di interventi specifici sull’immagine che preveda di passare attraverso tutte le fasi per la realizzazione di filmati di vario genere. Tutto questo permetterebbe agevolmente ai frequentatori dei corsi di poter usufruire degli interventi culturali nel settore da loro scelto anche ventiquattro ore su ventiquattro: è chiaro che occorre strutturare diversamente tutti i corsi e che si rende necessario un periodo di sperimentazione che preluda alla costruzione anche di una Banca Comunale (o Intercomunale) degli audiovisivi culturali, didattici e di servizio, la quale deve essere a disposizione degli utenti, la caratteristica dei quali dovrà essere meglio delineata, per il prestito o l’ utilizzazione in loco del materiale audiovisivo. Risulta altresì importante, soprattutto per gli adulti, il poter disporre di tecnologie avanzate e di materiale meno dispersivo possibile, come spesso accade con i libri di testo, il poter scegliere sempre e comunque su ampi, molteplici e diversi percorsi per l’ ampliamento e l’affinamento della propria cultura.
Per un intervento di tale portata sono disponibile sia personalmente sia a nome dell’Associazione che rappresento a rimboccarmi le maniche, ad operare praticamente. Alcuni sono abili teorizzatori ma preferiscono non cimentarsi, attendendo gli errori dei più coraggiosi molto spesso per denigrarli, per mortificarli: scusate se considero me stesso ed i miei amici dei coraggiosi ma di certo ci vogliono caparbietà ed ostinazione per ottenere gli obiettivi che ci si prefigge.
Oggi occorre anche che chi possiede i mezzi economici, chi controlla i processi produttivi a tutti i livelli, chi detiene e gestisce il potere politico, chi istituzionalmente possiede le tecnologie vecchie e nuove e si va ponendo quale interlocutore privilegiato per le nuovissime, a partire da chi ha organizzato questo Seminario, chi vi partecipa non negando di certo belle frasi di apprezzamento, asserzioni convinte e pareri positivamente concordi con l’ampliamento di questo settore dell’ educazione, siano tutti poi coerentemente disposti a mettere in pratica tutto quel che di positivo sarà qui emerso. Diversamente queste giornate, questi incontri, questi discorsi rimarrebbero un vuoto esercizio retorico, così come ce ne sono stati tanti altri, si aggiungerebbero, questi, agli altri dispendi inutili di risorse pubbliche: ed anche questo nostro sincero desiderio di impegno sarebbe reso vano ed in ultima analisi risulterebbe fortemente frustrante, con il risultato che un progetto che tende al futuro finirebbe con il provocare un forte arretramento o un blocco dei processi tecnologici applicati al settore educativo e didattico, ed in particolare a quello degli adulti.

Joshua Madalon

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sotto forma di lettera un commento a quel che – in parte – sta accadendo in questo Paese

Prato 18 gennaio 2020

sotto forma di lettera un commento a quel che – in parte – sta accadendo in questo Paese

Quel che scrivo vale per tutte/i coloro che hanno anteposto le proprie appartenenze alla difesa della dignità degli sfruttati.

Non la chiamate “coerenza”: è solo “opportunismo” (tutt’al più si può trattare di “senso di appartenenza” ad una “casta”)

Carissima,

ho interloquito rispondendo ad una tua legittima sollecitazione gradita per l’informazione che mi passi ma non condivisa pienamente, in quanto ritengo da sempre che non ci si possa esimere dal tentativo di essere (non sempre si riesce ad esserlo del tutto) obiettivi, equidistanti, mantenendo dritta la barra dell’interesse per coloro che sono i più bisognosi, cioè i poveri senza lavoro o sfruttati come schiavi sia utilizzando alcune forme di regolazione del mercato del lavoro sia agendo nella piena illegalità.
Va annotato che per le prime grande è la responsabilità di chi prioritariamente ha un ruolo di difesa dei lavoratori ma non ha fatto quasi nulla affinché queste scelte non venissero approvate da Governi diversi per posizione politica nel corso dei decenni.
Per quanto invece concerne la “illegalità” al di là di tante belle parole espresse anche con intensità verbale, con passione teatrale, non c’è stato molto di più. Eppure basterebbe guardarsi intorno per comprendere che si avvertono queste mancanze, questa debolezza, che a volte appare come connivenza da parte di chi dovrebbe essere paladino dei lavoratori (a prescindere dall’adesione: è solo in questo modo che si conquista la stima) con quanti gestiscono le attività imprenditoriali.
Tu, carissima, dici che “tutti i giorni in Camera del Lavoro” c’è una fila di “disperati e operai sfruttati” e che “cercate di tutelarli” con strumenti, lo ribadisci con orgoglio (almeno così a me sembra), “che non sono gli stessi dei Si Cobas”. Sarebbe opportuno sottolineare che, dal momento in cui “io” (ma chissà quanti altri come me) penso alle vicende che si sono susseguite nel 2019 a Prato (ma non solo a Prato) non ho alcuna idea in merito alla “differenza” che ci sarebbe tra un operaio “sfruttato” che si rivolge ad un Sindacato confederale ed un altro che invece si rivolge ad un Sindacato di Base.
Racconti che i Si Cobas considerano la CGIL (credo anche CISL e UIL, ma “tu” appartieni alla prima) un nemico di classe ed è per questo motivo che non si può aderire ad una manifestazione. Lo comprendo ma credo che sia stato fatto molto poco per cercare di raggiungere un punto di equilibrio comune che prendesse in considerazione le ragioni che hanno condotto a queste manifestazioni, che in definitiva dovrebbero essere condivise al massimo per arrivare uniti nella lotta per il raggiungimento degli obiettivi necessari ad una conquista di dignità e di rispetto reciproco.
Dalla sua parte l’Amministrazione comunale è in forte evidente difficoltà, con il primo cittadino che si sofferma a parlare di rispetto delle regole pur sapendo che è proprio a causa di una diffusa illegalità, espressa a più riprese da imprenditori disonesti, che nasce la protesta. In casi come questi in un “paese normale” un Sindaco dovrebbe mettersi a capo di tali proteste; ma il nostro non è un “Paese normale”, anche perché non si riesce più a comprendere la differenza tra Amministrazioni e Governi di segni opposti e ci si inoltra sempre più in un tunnel buio, anche grazie a queste forme di subordinazione da parte delle forze sindacali confederali a gruppi politici camaleontici che si appoggiano a poteri economici e finanziari per proteggere i propri interessi.
Personalmente, al di là di quanto già ho detto, credo fermamente nel potere della Ragione e della Cultura e sono davvero felice di non avere legami partitici che condizionino la mia Libertà di espressione, quella spesso contrabbandata come coerenza da chi, dietro le belle parole, nasconde propri obiettivi per raggiungere interessi poco più che personali.

Joshua Madalon

una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 5 (vedi post del 12, 15 e 17 gennaio u.s)

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 5 (vedi post del 12, 15 e 17 gennaio u.s)

5.
Detto ciò, sembra quasi che io voglia far cambiare il titolo di questo Seminario, trasformandolo in “Verso un 2000…diseducativo”: credo invece che é proprio il rischio di avviarsi seriamente, almeno per quel che concerne il nostro Paese, verso una situazione sempre più difficile, verso un mondo di analfabeti di ritorno, verso una realtà scolastica sempre più lontana da quella tecnologica, ancora troppo elitaria, a sollecitare nel Comune di Prato, nella CEE e nell’Università degli Studi di Firenze, la necessità di una verifica con questo dibattito, con questo Seminario.
Il tema principale su cui si discute è l’educazione degli adulti, ma mi sia permessa una riflessione che non deve essere considerata una digressione: la mia esperienza di educatore dei giovani nella scuola media superiore mi fa consapevole delle forti carenze esistenti nell’ordinamento scolastico – soprattutto nei “curricola” e nei “programmi” – che definirò “normale”; questa consapevolezza deve essere utilizzata per evitare nel limite delle umane possibilità gli stessi errori nell’elaborazione di progetti che riguardano l’educazione degli adulti, far riflettere ancora una volta di più sulla situazione generale della cultura e dell’apprendimento, porre a fuoco proprio le ambiguità, le contraddizioni, l’arretratezza del sistema educativo e far diventare quindi l’educazione degli adulti la palestra per il rinnovamento generale dello stesso (il sistema educativo).
In effetti oggi nella scuola “normale” avvertiamo sempre maggiore la difficoltà di costruire un mondo a misura dei nostri giovani; questi sono destinati inevitabilmente – in questo tipo di ordinamento – a confrontarsi con la realtà concreta soltanto quando sono fuori dalla scuola e spesso ne sono estromessi drammaticamente o vi si immettono con difficoltà enormi, superando gli ostacoli a proprie spese, materiali e morali.
Rinnovare la scuola risulta essere un paradosso politico irrisolto oramai da alcuni decenni: i ragazzi studiano su programmi suggeriti in epoche lontane che si spera superate e dimenticate. Rinnovare la scuola in generale, adeguarla alle nuove tecnologie, formare il personale significa dare il via ad investimenti che solo apparentemente sono improduttivi: il guaio è che in Italia non esiste una seria programmazione che leghi il settore dell’istruzione a tutti gli altri e che, ad un settore pubblico sempre più in disfacimento, dilaniato da questioni sociali ed economiche, si contrappone un settore privato che da solo, in autonomia, costruisce i propri quadri, li prepara, li stimola, li incentiva.
In questa realtà così deprimente l’educazione riservata agli adulti organizzata dagli Enti Locali, pur non essendo la panacea di tutti i mali sopra descritti, risulta essere una sana boccata d’ossigeno, anche se investe (andando molto al di là di esse) solo alcune discipline scolastiche curricolari, anche se è orientata ad una preparazione con obiettivi ridotti ma non per questo meno importanti ed interessanti.

….5…

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un documento di dieci anni fa su quel che divideva (e forse ancora divide) la sensibilità della Sinistra da quella della Destra – parte 2

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facendo seguito al post del 16 gennaio vi aggiungo il Comunicato ANSA relativo a quell’evento

un documento di dieci anni fa su quel che divideva (e forse ancora divide) la sensibilità della Sinistra da quella della Destra – parte 2

2) SALA DON MILANI ‘RIBATTEZZATA’ DON STURZO, POLEMICA A PRATO

(ANSA) – PRATO, 18 DIC – Le prossime riunioni del consiglio della circoscrizione est di Prato si svolgeranno nella sala don Luigi Sturzo e non più nella sala don Lorenzo Milani. Non un cambio di locale, ma un cambio di nome, voluto dalla nuova maggioranza di centrodestra con conseguente polemica con il centrosinistra, in minoranza. La sala infatti è sempre la stessa, solo che ora porta il nome del fondatore del Partito popolare mentre prima era intitolata al priore di Barbiana al quale adesso è stata dedicata la biblioteca circoscrizionale, finora mai ‘battezzata’. La decisione è stata presa a maggioranza nella riunione del consiglio di circoscrizione tenutasi nove giorni fa – nel corso del quale c’é stata anche una lunghissima discussione sulla presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici – grazie a una mozione presentata da due consiglieri di maggioranza, Giulio Mencattini dell’Udc e Andrea Antonio Bonacchi del Pdl. Un cambio di nome che già campeggia negli atti di convocazione della circoscrizione, anche se nessuna targa è stata apposta alla sala: del resto non c’era neanche prima per don Milani. Il centrosinistra, che ‘battezzo” per primo la sala con il nome di don Milani, non ha però gradito. Già nel corso della riunione di nove giorni fa la giovane consigliera Giulia Ciampi (credente e del Pd) aveva posto l’accento sul fatto che “Sturzo e Milani avrebbero forse litigato sull’opportunità o meno di votare democristiano ma questi due uomini di grande levatura non si sarebbero mai sognati di litigarsi il nome di una sala, di una scuola o di una strada”. Insomma don Milani continua, a pochi chilometri dalla parrocchia di san Donato a Calenzano dove scrisse ‘Esperienze pastorali’, a far discutere. L’unica differenza è che, anziché a Barbiana, stavolta è stato mandato in biblioteca. (ANSA).

Giuseppe Maddaluno
Dicearchia 2008

una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 4 (vedi post del 12 e 15 gennaio u.s)

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 4 (vedi post del 12 e 15 gennaio u.s)

Sono a ricordarvi che il documento, contenuto nel volume “Strategie per uno sviluppo generale dell’educazione degli adulti – Verso un 2000 educativo” è stato pubblicato nel 1990 per conto del Comune di Prato ed è riferito ad un seminario che si svolse in quella città dal 18 al 22 maggio 1988. E’ molto importante rammentarlo perché si comprendono alcuni tratti del mio intervento: siamo in un periodo nel quale utilizzavamo cineproiettori con pellicole 16mm e videocassette VHS. Per produrre si utilizzavano le U-matic e Betamax. Il computer aveva un uso pressochè esclusivamente amministrativo: serviva ai docenti per sostituire la macchina da scrivere.

4.

Oggi (1988), fra le altre opportunità, abbiamo anche un nuovo organismo che raccoglie operatori ed esperti del settore videocinematografico indipendente: si tratta dell’Associazione Film Video Makers, la cui presenza a Prato potrebbe essere importante all’interno della costruzione e realizzazione di un progetto di attività didattico-educativa che possa coinvolgere la più ampia gamma di presenze sociali: infatti ritengo che il ruolo delle Associazioni nell’ambito ricreativo culturale sia determinante se è qualificato il loro intervento, se esso è pienamente rispondente da una parte di una competenza accertata di settore, dall’altra a una effettiva – non importa se minima – richiesta di base. Troppo spesso si è verificato diversamente che interventi, anche dispendiosi, non fossero tutelati da questa doppia garanzia: e questo non dovrebbe assolutamente accadere! Altrettanto frequentemente non ci si è preoccupati di costruire interventi che andassero al di là della mera sussistenza provvisoria, allestiti più per ottenere contributi che per vero e proprio interesse con il risultato che, prima di nascere, erano già morti. Sono queste le linee d’intervento culturale che dovrebbero divenire fondamentali per tutti gli Enti pubblici. Il Comune di Prato, così come tanti altri Comuni, appare come uno dei sostenitori di questa linea di intervento culturale, anche se obiettivamente non è sempre facile tenervi fede, con una serie di iniziative che cercano di lasciare il segno e che, anche se non producono ricchezza economica, producono un arricchimento culturale. Fra queste vanno incluse quelle relative all’educazione degli adulti, il cui meccanismo assicura la piena rispondenza fra progetto e realizzazione pratica di esso.
Ritornando alle nuove tecnologie, relativamente alla loro introduzione ed uso all’interno dell’ordinamento scolastico, si deve affermare che siamo ancora all’anno “zero”. Intorno a noi si parla di telematica, di trasmissioni televisive senza frontiere, di strumentazioni e progetti sofisticatissimi, ma la cultura su cui si formano i nostri allievi, giovani o adulti, è ancora fortemente collegata al “libro di testo”: c’è dunque una “forbice” sempre più divaricata fra la società reale ed il sistema educativo ufficiale. Si aggiunga che nella scuola vige una situazione di forte incertezza, di elevata ambiguità e che le resistenze al “nuovo” sono molto spesso ammantate con alibi rivoluzionari “anti-istituzionali” chiaramente mistificatori. Mi spiego meglio: nella scuola è sempre più frequente l’uso “ludico” degli audiovisivi, pur essendo esso inserito all’interno di una programmazione didattica dei docenti; gli allievi vengono lasciati alla mercé del mezzo, oserei dire “parcheggiati” di fronte al monitor o al telone senza alcuna preparazione né a monte né a valle e solo in alcuni casi la “propedeucità” si basa su forme esclusivamente contenutistiche, anche perché – vale la pena sottolinearlo – i docenti sono complessivamente impreparati a percorrere strade di lettura più appropriata ed approfondita sul piano tecnico-formale. Non è che i docenti siano convinti che quel tipo di approccio vada bene, è semplicemente che si adagiano, scaricando poi la loro inevitabile frustrazione sull’istituzione, sulle problematiche dell’aggiornamento, sui regolamenti interni degli istituti, su tutto quello che giuridicamente sovrintende al funzionamento della scuola.

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un documento di dieci anni fa su quel che divideva (e forse ancora divide) la sensibilità della Sinistra da quella della Destra

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un documento di dieci anni fa su quel che divideva (e forse ancora divide) la sensibilità della Sinistra da quella della Destra

UNA RISPOSTA INDIRETTA (in diretta) alle scempiaggini “odierne” di chi rappresenta in primo piano la Lega a Prato

Vi ripropongo una documentazione relativa ad un fatto che si verificò 10 anni fa nella città di Prato – Circoscrizione Est, una parte del territorio che dal punto di vista politico è stata sempre in bilico tra Sinistra e Destra – per un quindicennio la Sinistra, utilizzando alcuni escamotage, era riuscita a prevalere ma nel 2009 a vincere era stato il Centrodestra forte anche della conquista del Comune – in quell’occasione ad occuparsi di Cultura, dopo il decennio durante il quale ero stato Presidente della Commissione, c’era una giovane leghista, Patrizia Ovattoni.
Quella che segue in due parti è 1) l’invito a partecipare ad una Serata don Milani presso uno dei Circolo ARCI del territorio Est che si svolgeva il 15 gennaio del 2010; 2) un Comunicato stampa inviato dal Gruppo dei Consiglieri del Partito Democratico nel Consiglio Circoscrizionale Prato Est; 3) un Comunicato ANSA che riprende la notizia

Cosa era accaduto? Nella Circoscrizione agli inizi del 2002 era stato aperto uno spazio pubblico a disposizione di tutti con una biblioteca ed una sala per incontri utilizzata anche come Sala del Consiglio. Il territorio Est di Prato confina con quello di Calenzano, dove don Lorenzo aveva vissuto la sua prima esperienza nella parrocchia di San Donato, cui afferiscono le note del suo “Esperienze pastorali”, caposaldo del pensiero donmilaniano. Alcuni membri del Consiglio, in primo luogo il vicepresidente della Circoscrizione Luigi Palombo, fratello di don Ezio, che con don Milani aveva avuto anche un intenso rapporto epistolare, avevano sollecitato l’intestazione di quello spazio aperto al territorio al prete di Barbiana. La proposta era stata accolta con entusiasmo.

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In questo primo post troverete l’invito (la parte 1)

Care amiche e cari amici

Buon Natale e felice anno nuovo!

Vi informo che l’Associazione Dicearchia 2008 insieme al Gruppo PD alla Circoscrizione Est del Comune di Prato organizzerà per venerdì 15 gennaio 2010 ore 21.00 presso il Circolo “I Risorti” a La Querce via Firenze 323 una

SERATA DON MILANI

nella quale parleremo del Prevosto di S.Donato (Calenzano) e Priore di Barbiana dopo la decisione presa con l’approvazione di una Mozione dalla maggioranza di Centrodestra della Circoscrizione Est di annullare l’intitolazione della Sala polivalente (Sala consiliare ed attigue) dedicata dalla precedente Amministrazione di Centrosinistra a don Lorenzo Milani dedicandola a don Luigi Sturzo.

Utilizzando Facebook abbiamo aperto un Gruppo “DON LORENZO MILANI vs. DON LUIGI STURZO – CONTRAPPOSIZIONE RIDICOLA” – Chi possiede un account Facebook può aderire ed inserire propri commenti.
Allo stesso tempo potete aderire all’evento SERATA DON MILANI.

Chi è interessata\o può considerarsi automaticamente invitata\o.

Rinnovo i miei AUGURI e vi allego alcuni documenti (un Comunicato Stampa del Gruppo PD in Circ.ne Est ed un dispaccio ANSA) in relazione all’oggetto.
Aggiungo che abbiamo richiesto l’adesione dei Gruppi PD in Comune ed in Provincia e siamo in attesa di una risposta (il Presidente del Consiglio Provinciale Maroso ha già data la sua disponibilità annunciando a voce che c’è certamente l’adesione del Gruppo).

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Joshua Madalon

una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta – parte 3

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 3 (vedi post del 12 gennaio u.s.)

Il 3 ottobre dello scorso anno (1987), si è svolto a Prato un Convegno sulle nuove tecnologie in rapporto ai processi didattico-educativi, ma senza tener in alcun conto il settore dell’educazione degli adulti. Pur tuttavia sono anch’io (organizzatore di quel Convegno) dell’opinione che quest’ultimo settore non possa essere scisso dalla problematica didattica complessiva e che la creazione di uno scambio permanente delle reciproche esperienze possa servire anche ai settori primari e secondari dell’istruzione, addirittura in misura maggiore che allo stesso ristretto settore dell’educazione degli adulti; per questo ritengo che i presupposti e gli esiti di quel Convegno possano essere utilissimi per una riflessione che riguardi l’educazione nel suo complesso, anche per quel concerne più da vicino le problematiche educative connesse alle arti e allo spettacolo.
L’apprendimento e l’uso delle nuove tecnologie avviene ancora oggi all’interno di due canali che in nessun modo però dovrebbero essere separati: la fruizione “attiva” e la produzione diretta. Il primo è rivolto a tutte le sfere ed i settori educativi e riguarda la visione di materiali già prodotti: questo non può essere considerato, come ancora troppo spesso accade, un facile e comodo dolce diversivo rispetto alla lezione orale e, se non vuole proprio essere un’integrazione ad essa, deve essere sempre sostenuta (la fruizione attiva) da una scheda programmatica non solo contenutistica ma anche tecnica. E’ a questo tipo di lavoro cui mi riferisco quando parlo di una nuova professionalità dell’insegnante (vedi introduzione nel post del 12 gennaio 2020). In questo primo canale possono essere utilmente comprese anche la registrazione in video delle lezioni cattedratiche o meno che i docenti di norma debbono svolgere; questo aspetto prelude al secondo canale, che va riferito alla possibilità di utilizzare praticamente le conoscenze tecniche e teoriche sulla realizzazione di prodotti audiovisivi: se l’intervento primario sarà svolto in modo coinvolgente e seguito con attenzione gli allievi potranno cimentarsi nella scrittura e nella messa in opera di uno o più audiovisivi, la cui valenza sarà chiaramente di tipo educativo. Non si pensa affatto di far diventare gli studenti tutti operatori e tecnici cinetelevisivi, ma l’obiettivo rimane quello educativo riferito alla conoscenza approfondita delle nuove tecnologie e del loro uso più appropriato per narrare in modo diverso i propri mondi. E’ evidente che un progetto “particolare” riservato all’apprendimento delle nuove tecnologie trova qualche difficoltà e resistenza ad essere inserito nella scuola, dove esistono programmi, in qualche caso “ferrei” a favore dei quali soprattutto le vecchie guardie tra i docenti oppongono nella loro difesa strenua resistenza; ma parlando di “educazione degli adulti” mi torna facile prospettare per questo settore la realizzazione di un Laboratorio dell’Immagine, costruito tenendo conto del palinsesto di quello creato per gli allievi della scuola media superiore ed orientato, come quello, a misura dei fruitori “adulti”. L’esperienza di cui parlo è ancora in corso e risente delle problematiche di cui sopra, anche se la risposta a tale proposta è stata, e continua ad essere, molto elevata sia da parte dei docenti che degli studenti che vi hanno aderito. Questo va detto allo scopo di evitare sia i facili ottimismi sia l’altrettanto generico pessimismo: proprio in qualità di coordinatore di quel laboratorio l’idea di un suo sviluppo rivolto agli adulti mi stimola molto, mi interessa.

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Un utile (o inutile?) promemoria

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Un utile (o inutile?) promemoria

Lo rivolgo a quante e quanti, in queste ultime settimane, vanno affermando che “non voteranno” a favore del candidato alla Presidenza della Regione Toscana espresso dal PD.
Si ricordino di tutti i “precedenti”; troppo spesso ho letto – o ascoltato – simili proponimenti. E altrettante volte ho dovuto poi assistere ad un ripensamento condizionato da motivi ideologici, del tutto legittimi ma indubbiamente sorprendenti ed…. incoerenti.
Ad ogni modo intendo ribadire che sia legittimo il procedimento della scelta del candidato da parte di una forza che ha indubbiamente le carte in regola dal punto di vista dei consensi per andare ad una scelta al suo interno. Allo stesso tempo ritengo legittimo da parte delle altre mini-forze della Sinistra affermare che non sia corretto richiamare all’unità successivamente ad una scelta “condizionante” e soprattutto in linea di continuità con il passato.
Dunque, legittima la scelta; molto meno il metodo, dal momento in cui ci si richiama ad unità condizionata dal pericolo di una vittoria delle Destre. Faccio notare che tale rischio era già nell’aria in modo pesante da qualche mese e dunque non è comprensibile l’aver adottato da parte del Partito Democratico un metodo che metteva già ben prima di aprire il confronto il “cappello” su nome e programma.
Ecco dunque il motivo del mio “pro memoria”.
Sappiamo già che le scelte principali sono state fatte. A quel che sento, ci sono pochi “spiccioli” di programma da poter discutere. Se lo ricordino i grand commis locali e regionali del Partito Democratico, se lo ricordino i portatori d’acqua e i beneficiati locali e regionali, se lo ricordino i rappresentanti delle forze politiche della Sinistra chiamate a rapportarsi al pur magro “desco”. E se lo ricordino tutti coloro che condividono e lanciano bordate “oggi” contro quel “metodo” antico ma ricorrente: se lo ricordino fino alla data del voto, che in Toscana sarà nella tarda primavera.
Negli ultimi giorni assistiamo alla crescita di formazioni “civetta”. “Civica Toscana” è l’ultima trovata; forse ne verranno fuori altre. Personalmente sono abbastanza “disgustato” da queste modalità arroganti e presuntuose.

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Legittime sì, ma dimostrative anche della profonda incapacità a comprendere quali siano le esigenze di rinnovamento e cambiamento espresse dalla volontà di cittadine e cittadini che si sono in qualche modo “palesate” anche attraverso quell’epifenomeno delle Sardine che alla fin fine potrebbero finire “fritte” nella padella del Partito Democratico. Se già non lo sono. Impanate e congelate per ora in attesa di essere fritte.

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Chi mi segue sa che non sono stato – e non sono – molto tenero con quei giovanottoni che a Bologna hanno dato il via a quelle kermesse. Il termine “sardine” non mi piace anche perché richiama la “rete” dove finire o l’amo cui abboccare. Nè la prima nè il secondo fanno per me.

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Joshua Madalon

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