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PERCEZIONE E REALTA’ a partire dall’uccisione del giovane carabiniere a Roma

PERCEZIONE E REALTA’ a partire dall’uccisione del giovane carabiniere a Roma

con un’introduzione personale

Preferisco passeggiare e incontrare gente, scrutare i volti, ascoltare storie piuttosto che…rimanere fermi sul bagnasciuga o nuotare nell’acqua alta. Quando ero ragazzo, a mare ci andavo per incontrare amici e ragazze, con i primi si facevano memorabili partite a calcio più simili a quelle della Pallagrossa per alcuni aspetti tecnici, la sabbia, ed in più di un caso gli ostacoli (scogli e bagnanti) e il leggero declivio del campo. Con le seconde si intrecciavano storie molto spesso unilaterali e rese impossibili da recondite promesse secretate nelle stesse famiglie. Nondimeno gli sguardi e gli ammiccamenti promettevano possibili trasgressioni.

Quando si torna a casa, non sempre, ora che l’età avanza ed occorre fare i conti con questa realtà, ci capita di rivederci negli sguardi e nei portamenti dei giovani. Tanto tempo è passato e le tecniche di comunicazione sempre più avanzate utilizzano altri codici, che ci escludono. Anche i luoghi si sono andati modificando e non li riconosciamo più. I canali di tramissione sono innumerevoli ed immensi e non si connettono tra di loro. La sensazione che noi abbiamo è che questo abbia drasticamente ridotto i rapporti umani non tanto e non solo tra generazioni diverse, come naturalmente accadeva quando ero giovane ma anche e soprattutto oggi tra le generazioni omologhe: ho detto ridotto e non annullato, in quanto il livello virtuale è diventato egemone e vincente e produce scarsi avanzamenti nelle conoscenze, troppo spesso costruite su basi percettive e non scientifiche. Si comunica ciò che si considera “atteso” per costruire certezze fasulle su situazioni di comodo che generano consensi. E’ il marketing della comunicazione.

Ora io scrivo su un mio Blog: ho un limitato gruppo di utenti Facebook che vi hanno aderito (il consueto “like”) spontaneamente o dietro un mio invito. Io, penso che loro lo sappiano, non scrivo attendendo il loro consenso. Utilizzando la semplicità espongo il mio pensiero.
In pratica esercito la mia interpretazione di cittadinanza attiva anche attraverso la narrazione e soprattutto la metanarrazione.

Questa mattina riflettevo sul caso del “carabiniere” ucciso a Roma. Un fatto tragico e doloroso. E’ accaduto però che questo omicidio sia stato immediatamente interpretato a livello percettivo come se fosse stato commesso da nordafricani violenti rappresentanti di alcune di quelle comunità che da alcuni anni – forse decenni – bussano alle porte della nostra terra. Ed è partito un fuoco di fila comunicativo che accentuava odio e cattiveria nei confronti di tutti loro.

Certamente molti di coloro che alimentavano quel rullo di tamburi erano ben felici di poter screditare in toto sia quelle comunità sia coloro che ne sostengono i diritti. Ci sono cascati alla grande, nel gioco della percezione, negata invece a piene mani nelle recenti campagne elettorali. Si alza il tono dello scontro nell’affermare appunto che l’insicurezza diffusa nelle città non sia collegata alla realtà, ma ad una sensazione epidermica, contraddicendo tuttavia i dati trionfalistici del Viminale che llo stesso tempo indicano un abbassamento dei reati.
Ed infatti è bastato poco per capire che non si trattava di nordafricani ma di rappresentanti di una comunità che gode la stima dell’opinione pubblica per il grado di civiltà e correttezza che esprime ma che tuttavia – come è normale – alcune volte non corrisponde alla realtà.

Joshua Madalon

reloaded da POLITICS BLOG maggio 2014 prima parte

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nel maggio del 2014 un gruppo di compagni ed amici tra cui Stefano e Marzio Gruni, Paolo Giusti avvertimmo il bisogno di porre in essere uno strumento di comunicazione all’altezza dei tempi….non funzionò e ciascuno poi continuò il suo impegno “espressivo” su strade diverse – in questi giorni vado recuperando alcune parti di quella breve stagione….quella che segue è la prima parte di un mio post che rifletteva sulla crisi culturale conoscitiva di quella parte di persone che non aveva avuto accesso all’istruzione in un tempo in cui la trasmissione dei saperi avviene sempre più attraverso canali mediatici che non danno più la garanzia di stimolare un pensiero libero e critico…

reloaded da POLITICS BLOG maggio 2014 prima parte

“Un blog non può neanche lontanamente risolvere i problemi ma può denunciarli annunciarli ed avviare una ricognizione, suscitando attenzione e dibattito”

Fra le conseguenze negative della globalizzazione dei “mercati” e delle persone vi è stato di certo in contemporanea un degrado del livello di alfabetizzazione e di preparazione professionale, di acculturamento parallelo rispetto alle trasformazioni economiche e sociali che il mondo, soprattutto quello finanziario globale, stava subendo. A Prato l’imprenditoria piccola e media (ma in qualche caso anche quella medio-grande) non era stata costruita su una solida preparazione culturale ma piuttosto su una “praticità” istintiva che pure aveva prodotto eccellenze, destinate tuttavia a non reggere il passo sia per il susseguirsi di generazioni non sempre ben disposte ad una vita fatta soprattutto di sacrifici sia per il sopraggiungere di tecnologie innovative e mutamenti epocali nelle abitudini e nei consumi. Di fronte al tempo che scorre il mondo cambia e noi non sempre ce ne rendiamo conto.
La crisi del “tessile” a Prato è stata più volte annunciata ma poi in più occasioni con formule provvisorie è stata considerata come superata; ma non si è voluto riconoscere che il problema più importante era di tipo “culturale”, intendendo con questo termine la capacità complessiva di conoscere le trasformazioni ampie in atto. Ed è anche per questo che non si è percepita, forse non si è voluto, forse non si è riusciti a, percepire la cosiddetta “invasione” cinese nei suoi connotati “positivi”. Questa sottovalutazione dal punto di vista “politico” è stata “generale”, con qualche limitata eccezione, generando sia una forma di accoglienza umanitaria di tipo “cristiano” sia – dall’altra parte – un rifiuto categorico di stampo razzistico con in mezzo un atteggiamento ambiguo del tipo “non sono razzista, ma….” che si collocava in ogni caso in un’area culturalmente e socialmente assai modesta.
Se non si comprende questo punto di partenza non si è in grado di fornire alcuna soluzione al fenomeno che da un paio di decenni sta travagliando la società pratese e mettendo in crisi profonda la parte imprenditoriale “tessile”, non di certo quella immobiliarista, né quella commerciale che, grazie alla comunità cinese, ha visto, se non elevare, reggere i propri guadagni: se il mercato immobiliare è crollato meno che altrove lo si deve alla presenza straniera; se alcuni supermercati (vedi la PAM di via Pistoiese) reggono è per lo stesso motivo; se alcune concessionarie non hanno chiuso i battenti è perché hanno i migliori clienti fra la comunità cinese. Ad ogni modo il ”degrado” del territorio è direttamente collegato al degrado che la società “pratese” (quella fatta da “pratesi” doc o non doc poco importa) ha evidenziato negli ultimi venti\trenta anni e di ciò è indubbiamente colpevole la classe politica così come quella imprenditoriale e così anche l’intellighentia che non ha saputo interpretare i mutamenti e, laddove li ha riscontrati, poco ha fatto per divulgarli e chiedere alle diverse istituzioni azioni precise e decise per affrontarne le conseguenze.

….1…..

J.M.

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Narrazioni d’estate per chi non ha avuto pazienza ed attenzione nei giorni scorsi – Flash forward e flash back si incrociano…e poi ci sono le ellissi…e le sirene…e gli alati messaggeri

Flash forward e flash back si incrociano…e poi ci sono le ellissi…e le sirene…e gli alati messaggeri

Flash forward e flash back si incrociano. La narrazione è composta essenzialmente da tanti puzzle autonomi la cui linearità a volte non è nemmeno in possesso di chi scrive. La ricomposizione può essere a carico dei singoli lettori.

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“Sarebbe bello portarci Daniele e Lavinia!” Mary era rimasta incantata da quel percorso guidato al quale già per due volte insieme a Jo aveva partecipato: la Grotta di Seiano sin dalla loro giovinezza aveva attratto l’attenzione ogni volta che si passava davanti ai cancelli “chiusi” oltre i quali si intravedeva una alta ed ampia feritoia nel tufo della punta estrema di Posillipo che si spingeva nel Golfo di Coroglio, Nisida e Bagnoli. “O forse lasciare che ci vadano da soli. Certo, però, potremmo prenotare: quando arriveranno sarà già agosto e potremmo non trovare posto” ribattè Jo, sempre entusiasta di organizzare per sè e per il resto degli amici e della famiglia.

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“U no’ Nonno!, quanti anni hai?” “72” I giovani che Jo aveva incrociato mentre scendevano baldanzosi e sicuri verso la spiaggia della Gaiola stavano risalendo: non avevano trovato un solo posto libero sulla scogliera. Era già suonata la prima ora del pomeriggio e i tanti giovani che erano scesi giù lungo la stradina avevano riempito quasi tutti gli spazi disponibili: gli scogli erano tappezzati di teli da mare e di corpi ricchi di vitalità. Mentre con Mary risaliva lentamente, rapidi e garruli si avviavano verso il basso scendendo gli ultimi cento e più scalini. “Voglio vedervi quando salirete”. E infatti dopo una sosta per Mary e Jo poco sopra la fine degli scalini, il gruppo faceva ritorno forse deluso ma non dòmiti nella loro naturale arroganza. “Ah però ci ha un buon passo!” e Mary soggiunse “Da giovane è stato un maratoneta” esagerando e aggiungendo “E poi non fuma”.

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Al deskpoint a cento metri dal Belvedere di Coroglio c’è l’ingresso della Grotta. Da alcuni anni un’Associazione culturale ha riaperto il percorso ed organizza visite guidate: d’altra parte non sarebbe nemmeno giusto e consigliabile un accesso libero, soprattutto per i costi che dovrebbero essere a carico dello Stato. Mary e Jo sono sicuri che avranno le risposte ai loro quesiti, che in parte Jo già conosce, avendo maggiore pratica sulla consultazione dei siti, ma ci sono dei punti meno chiari da sviluppare. “Vorremmo fare la visita della Grotta e del Pausilypon e poi proseguire con la barca; vorremmo però sapere meglio il punto poi di arrivo.” Il problema è che dopo la visita del sito sulla media collina vi è la possibilità di proseguire scendendo verso il mare per un’esplorazione dell’Area protetta su una piccola imbarcazione dotata di una carèna piatta trasparente. Alla fine della visita non si può ritornare per il sito e la Grotta ma bisogna risalire dalla Discesa Gaiola. Mary e Jo si chiedono dove si può parcheggiare: in pratica sarebbe un vero disastro dover fare ritorno a piedi salendo verso il Parco virgiliano e poi discendendo verso Coroglio – un giro lungo non meno di un chilometro – verso il parcheggio nei pressi dell’ingresso di partenza, quello della Grotta di Seiano. La soluzione sarebbe che qualcuno di loro facesse ritorno con il gruppo dei visitatori che non optassero per il proseguimento in barca, ritirasse l’auto e scendesse giù dall’alto dell’anello del Parco virgiliano verso la Gaiola.

Flash forward e flash back si incrociano. La narrazione è composta essenzialmente da tanti puzzle autonomi la cui linearità a volte non è nemmeno in possesso di chi scrive. La ricomposizione può essere a carico dei singoli lettori…e poi ci sono le ellissi, quella specie di buchi neri narrativi che lasciano ai lettori la libertà di immaginare quel che è avvenuto.

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Tutto facile?

Jo, raggiunti gli anni di lavoro prescritti nella Scuola, era andato in pensione. E da allora aveva ripreso a ritornare molto più frequentemente alla sua terra. Insieme a vecchi e nuovi amici aveva proposto o partecipato ad iniziative culturali, quasi sempre collegate al mondo classico, ispirate dalle suggestioni mitiche che il territorio flegreo forniva a pieno e dai ricordi dei venti anni coscienti. La Grotta di Seiano a quel tempo, anni Cinquanta, era praticamente ignorata sia dagli studiosi sia dalla gran parte dei residenti. Forse alcuni più anziani ne avevano contezza per l’utilizzo di spazi protetti (i rifugi) nel periodo dei bombardamenti che tra il 1940 ed il 1944 distrussero la città e provocarono innumerevoli perdite umane tra la popolazione civile. Solo negli ultimi anni lo spazio è stato ripulito e posto a disposizione dei visitatori.

Mary si lascia condurre e Jo, rimessosi alla guida dell’auto, percorre la Salita Coroglio (eh già ma la toponomastica dice “discesa”: chissà perché?!) deciso a consultare il moderno oracolo di Google Map solo dopo aver raggiunto il culmine nello scollinamento. Jo si ferma un attimo attratto da una decina di tir parcheggiati e da un brulichio di operatori. Legge le intestazioni “Cinetecnica” e si rende conto che sono parte di un set cinematografico allestito o da allestire e la sua curiosità è immensa e la passione di una vita riemerge ma non c’è tempo per i ricordi: bisogna trovare la strada. Si ferma. Apre l’app, scrive “discesa della Gaiola” e attende il responso. Niente. Forse non c’è linea.Riprova. Niente. Poi dopo altri due tentativi “20 minuti” scrive Google. Jo è convinto che qualcosa non funzioni. Vorrebbe lanciare il cellulare fuori dal finestrino. Mary intanto si è affacciata ad uno chalet per chiedere informazioni.

L’imbocco della stradina è angusto: un’auto media forse riesce a passarci. Intanto qualcuno risale a piedi e qualche altro in vespa. Sulla strada c’è una pattuglia di Polizia municipale. Jo è accaldato. Fa manovra con grande difficoltà, la strada è ingobbita dai tronchi dei grandi pini che affiorano dall’asfalto dei marciapiedi.L’ora è tarda per chi voglia andare al mare: il sole è già a picco sulle teste e la canicola imperversa. Gli stessi vigili sostano all’interno della vettura, mantenendo la temperatura del condizionatore ad un livello gradevole. Non sa che fare, Jo. C’è un cartello che ammonisce a non entrare, riservando questo privilegio ai condòmini. Eppure laggiù ci sarà una spiaggia, c’è il mare. Fa segno quasi spazientito al vigile, che gentile forse comprendendo il disagio (non è da tutti i vigili, però!) apre il finestrino, sporge la testa e conferma che non si può accedere, che non c’è spazio per manovrare veicoli a meno che non si acceda verso una delle ville, ospiti o meno dei proprietari. Bisogna dunque parcheggiare e proseguire a piedi. Lo avevano lasciato intendere le due guide alla Grotta, ma Jo, soprattutto lui sognatore ormai irrecuperabile, non aveva voluto dar credito a ciò che in fondo non piaceva sentirsi dire, in quella condizione climaticamente difficile.

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…e Jo vede una Sirena!

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Flash forward e flash back si incrociano….e poi ci sono le ellissi… e le sirene 3

Jo vede una Sirena.

Al gabbiotto, varcato il cancello, Mary e Jo precisano che non sono interessati alla visita che, dalla folla variopinta che gironzola intorno alle aiuole, sta per iniziare. “Vorremmo sapere quando e come poter prenotare una visita “Terra-Mare”. “Non la gestiamo noi; noi abbiamo solo la possibilità di farvi visitare la Grotta ed il Parco archeologico. Chiamate questo numero per le altre opzioni: c’è la possibilità di praticare lo snorkeling, il diving e noleggiare un kayak oltre al percorso Terra-Mare integrato comprendente la visita di Grotta e Parco Archeologico e l’utilizzazione della barca Aquavision per un percorso guidato via mare”. Jo vuole sapere però come organizzarsi una volta parcheggiata l’auto nello spazio antistante il Belvedere Coroglio, quello prospiciente la spiaggia omonima e l’Isola di Nisida. “Scusate, è possibile portare giù l’auto verso la Gaiola?” “E’ difficile trovare un posto e comunque non si arriva fino alla spiaggia” la risposta della Sibilla locale. Mary e Jo ritornano all’auto e si avviano per una ricognizione.
Il luogo, malgrado il caldo di una giornata estiva in una parte di essa – l’una e mezza – decisamente inopportuna da godersi per chi ha più di 65 anni, è da annoverarsi tra i mozzafiato. A Jo stranamente ricorda le cascate del Niagara o la vista del Gran Canyon, è di quelli che ispirano i poeti “Dovunque il guardo giro” e fanno diventare credenti per un lampo di vita gli atei “immenso Dio, ti vedo”. Blocchi di pietra lavica misti a tufo, manufatti di epoca romana mescolati a materiale piroclastico e costruzioni più recenti, risalenti a fine Ottocento. Più sopra i resti di un complesso residenziale del I° secolo dopo Cristo, con una villa arricchita da un teatro, un ninfeo e delle terme.

Non è stato facile accedere. La spiaggia, piccola, era già piena di teli: e la scogliera non tanto ampia da contenere tutti i pretendenti. Molto stretto lo spazio per chi, come Mary e Jo, volessero percorrerlo. “Lassù, dovete salire lassù” una giovane ragazza indica il luogo cui accedere “Lì c’è l’ufficio del Centro Studi della Gaiola”. C’è uno spazio protetto da un cordone: Mary vi accede, Jo invece lo aggira. Entrambi arrivano alla base di una scalinata dove c’è una lunga fila di giovani che appaiono in attesa di poter entrare.

La stradina che dall’alto della rotonda della Rimembranza scende giù verso la Gaiola intorno all’una con un caldo asfissiante è percorsa da molti giovani che vanno e pochi che ritornano. Jo fa di tutto perché Mary utilizzi la sfera d’ombra sempre più risicata. L’atmosfera è quella di un paese come tanti in una campagna sul mare; ricorda gli anni giovani nell’isola e qualche incursione in Riviera, quella sorrentina ed amalfitana. Profumi di zagare e limoni, non di certo dissimili da quelli idilliaci di Eugenio delle Cinque Terre. Mary e Jo sono fortunati: vivono intensamente la loro età matura godendo dei frutti e delle emozioni che la Natura a piene mani liberamente spande.
C’è un muretto di mattoni di tufo, oltre il quale si accede alla parte riservata ai giovani che attendono di poter entrare, lo spazio è molto ristretto e non può ospitare tutti. Il cancelletto è custodito a chiave da una sorta di secondino che tiene in carcere i liberi e libera i carcerati. Su quel bordo Jo intravede una Sirena; ha le sembianze di una dolce fanciulla, non ha la coda ma si crogiola là come una lucertola rupestre.

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Flash forward e flash back si incrociano…e poi ci sono le ellissi…e le sirene…e gli alati messaggeri – 4

Nell’ultima parte della discesa Gaiola la strada non è più percorribile da alcun mezzo, nè auto nè moto. C’è un angusto ingresso che somiglia ad un viottolo di campagna ed in qualche modo lo è. Si abbandona la strada asfaltata lungo la quale c’è l’annuncio di quel che il viaggiatore riuscirà a vedere. Lui crede già di aver visto il Paradiso, ma in realtà quel che gli si propone è solo un timido scorcio che in ogni caso cerca di ingabbiare nel suo smartphone semmai con un selfie testimoniale. C’è in ogni caso il silenzio tipico della controra in un ambiente agreste: qua e là si notano, lanciando gli sguardi attenti, attrezzi dell’agricoltura enologica: tini, torchi, scalette di legno. Dopo i primi cento metri di strada sterrata comincia il serpente di gradini di una lunga scalinata che si interrompe semplicemente quando si passa sempre in discesa un po’ meno ripida davanti a due file di abitazioni basse tutte restaurate per l’uso turistico, ricordo di un villaggio di pescatori. A Jo vengono in mente altre scalinate verso il mare, a Capri, a Sorrento. In modo particolare anche quella che porta alla spiaggia di Chiaia a Procida. E ricorda la celebre “Scalinatella”, una delle canzoni più famose della tradizione napoletana.

C’è anche per la devozione tipica della gente di mare una piccola Cappella. Sopra bassi e stretti gradini alcune fanciulle non si sa se in attesa di riprendere il cammino verso il mare o verso la collina stanno sedute. Mary e Jo scendono con la curiosità di chi pur non conoscendo il cammino ne coglie consapevolmente le suggestioni evocanti della giovinezza. Baldanzosi ragazzotti in frotte veloci corrono verso il mare che si intravede soltanto con degli squarci di promesse. “Vi voglio rivedere quando risalirete” Jo dice tra sè, ma forse uno di loro lo sente e gli lancia uno sguardo silenzioso di sfida.
Mentre si scende c’è qualcuno che risale lento mogio e deluso “Non c’è un lembo di spazio!” ed è per questo che Jo ha vaticinato il loro rapido ritorno.
L’ultima parte del viaggio verso il mare è fatto ancora di scale: due giovani volontari dispensano informazioni generali sul Parco e sulle possibili attività, al di là del puro e semplice tuffo “dove l’acqua è più blu”! Jo li ringrazia chiamandoli “Eroi” e si guadagna un sorriso lungo tutto il tempo che trascorre tra la discesa e la risalita.
Lungo la strada del ritorno Mary e Jo salgono lenti e affaticati. Si fermano più volte: la parte più dura è proprio quella della scalinata. Il borgo però accoglie con una leggera ombra ed una brezza che comincia a venire su dal mare. “Porti….orizzonti…e alati messaggeri vengano a voi a lenire la vostra stanchezza” un signore dall’apparente età di settanta che dice di averne ottantasei li accoglie con una brocca di acqua fresca e limoni. Si chiama Gabriele, racconta sprazzi della sua vita e di tanto in tanto tra questi emergono brani in versi. E’ un moderno aedo la cui ricchezza la Fortuna riserva a chi sa cogliere simili occasioni. E si annulla ogni stanchezza in questo abbandono idilliaco della Natura e dell’Uomo indistinti.

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Flash forward e flash back si incrociano…e poi ci sono le ellissi…e le sirene…e gli alati messaggeri – 4

Nell’ultima parte della discesa Gaiola la strada non è più percorribile da alcun mezzo, nè auto nè moto. C’è un angusto ingresso che somiglia ad un viottolo di campagna ed in qualche modo lo è. Si abbandona la strada asfaltata lungo la quale c’è l’annuncio di quel che il viaggiatore riuscirà a vedere. Lui crede già di aver visto il Paradiso, ma in realtà quel che gli si propone è solo un timido scorcio che in ogni caso cerca di ingabbiare nel suo smartphone semmai con un selfie testimoniale. C’è in ogni caso il silenzio tipico della controra in un ambiente agreste: qua e là si notano, lanciando gli sguardi attenti, attrezzi dell’agricoltura enologica: tini, torchi, scalette di legno. Dopo i primi cento metri di strada sterrata comincia il serpente di gradini di una lunga scalinata che si interrompe semplicemente quando si passa sempre in discesa un po’ meno ripida davanti a due fila di abitazioni basse tutte restaurate per l’uso turistico, ricordo di un villaggio di pescatori. A Jo vengono in mente altre scalinate verso il mare, a Capri, a Sorrento. In modo particolare anche quella che porta alla spiaggia di Chiaia a Procida. E ricorda la celebre “Scalinatella”, una delle canzoni più famose della tradizione napoletana.

C’è anche per la devozione tipica della gente di mare una piccola Cappella. Sopra bassi e stretti gradini alcune fanciulle non si sa se in attesa di riprendere il cammino verso il mare o verso la collina stanno sedute. Mary e Jo scendono con la curiosità di chi pur non conoscendo il cammino ne coglie consapevolmente le suggestioni evocanti della giovinezza. Baldanzosi ragazzotti in frotte veloci corrono verso il mare che si intravede soltanto con degli squarci di promesse. “Vi voglio rivedere quando risalirete” Jo dice tra sè, ma forse uno di loro lo sente e gli lancia uno sguardo silenzioso di sfida.
Mentre si scende c’è qualcuno che risale lento mogio e deluso “Non c’è un lembo di spazio!” ed è per questo che Jo ha vaticinato il loro rapido ritorno.
L’ultima parte del viaggio verso il mare è fatto ancora di scale: due giovani volontari dispensano informazioni generali sul Parco e sulle possibili attività, al di là del puro e semplice tuffo “dove l’acqua è più blu”! Jo li ringrazia chiamandoli “Eroi” e si guadagna un sorriso lungo tutto il tempo che trascorre tra la discesa e la risalita.
Lungo la strada del ritorno Mary e Jo salgono lenti e affaticati. Si fermano più volte: la parte più dura è proprio quella della scalinata. Il borgo però accoglie con una leggera ombra ed una brezza che comincia a venire su dal mare. “Porti….orizzonti…e alati messaggeri vengano a voi a lenire la vostra stanchezza” un signore dall’apparente età di settanta che dice di averne ottantasei li accoglie con una brocca di acqua fresca e limoni. Si chiama Gabriele, racconta sprazzi della sua vita e di tanto in tanto tra questi emergono brani in versi. E’ un moderno aedo la cui ricchezza la Fortuna riserva a chi sa cogliere simili occasioni. E si annulla ogni stanchezza in questo abbandono idilliaco della Natura e dell’Uomo indistinti.

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Jo vede una Sirena.

Al gabbiotto, varcato il cancello, Mary e Jo precisano che non sono interessati alla visita che, dalla folla variopinta che gironzola intorno alle aiuole, sta per iniziare. “Vorremmo sapere quando e come poter prenotare una visita “Terra-Mare”. “Non la gestiamo noi; noi abbiamo solo la possibilità di farvi visitare la Grotta ed il Parco archeologico. Chiamate questo numero per le altre opzioni: c’è la possibilità di praticare lo snorkeling, il diving e noleggiare un kayak oltre al percorso Terra-Mare integrato comprendente la visita di Grotta e Parco Archeologico e l’utilizzazione della barca Aquavision per un percorso guidato via mare”. Jo vuole sapere però come organizzarsi una volta parcheggiata l’auto nello spazio antistante il Belvedere Coroglio, quello prospiciente la spiaggia omonima e l’Isola di Nisida. “Scusate, è possibile portare giù l’auto verso la Gaiola?” “E’ difficile trovare un posto e comunque non si arriva fino alla spiaggia” la risposta della Sibilla locale. Mary e Jo ritornano all’auto e si avviano per una ricognizione.
Il luogo, malgrado il caldo di una giornata estiva in una parte di essa – l’una e mezza – decisamente inopportuna da godersi per chi ha più di 65 anni, è da annoverarsi tra i mozzafiato. A Jo stranamente ricorda le cascate del Niagara o la vista del Gran Canyon, è di quelli che ispirano i poeti “Dovunque il guardo giro” e fanno diventare credenti per un lampo di vita gli atei “immenso Dio, ti vedo”. Blocchi di pietra lavica misti a tufo, manufatti di epoca romana mescolati a materiale piroclastico e costruzioni più recenti, risalenti a fine Ottocento. Più sopra i resti di un complesso residenziale del I° secolo dopo Cristo, con una villa arricchita da un teatro, un ninfeo e delle terme.

Non è stato facile accedere. La spiaggia, piccola, era già piena di teli: e la scogliera non tanto ampia da contenere tutti i pretendenti. Molto stretto lo spazio per chi, come Mary e Jo, volessero percorrerlo. “Lassù, dovete salire lassù” una giovane ragazza indica il luogo cui accedere “Lì c’è l’ufficio del Centro Studi della Gaiola”. C’è uno spazio protetto da un cordone: Mary vi accede, Jo invece lo aggira. Entrambi arrivano alla base di una scalinata dove c’è una lunga fila di giovani che appaiono in attesa di poter entrare.

La stradina che dall’alto della rotonda della Rimembranza scende giù verso la Gaiola intorno all’una con un caldo asfissiante è percorsa da molti giovani che vanno e pochi che ritornano. Jo fa di tutto perché Mary utilizzi la sfera d’ombra sempre più risicata. L’atmosfera è quella di un paese come tanti in una campagna sul mare; ricorda gli anni giovani nell’isola e qualche incursione in Riviera, quella sorrentina ed amalfitana. Profumi di zagare e limoni, non di certo dissimili da quelli idilliaci di Eugenio delle Cinque Terre. Mary e Jo sono fortunati: vivono intensamente la loro età matura godendo dei frutti e delle emozioni che la Natura a piene mani liberamente spande.
C’è un muretto di mattoni di tufo, oltre il quale si accede alla parte riservata ai giovani che attendono di poter entrare, lo spazio è molto ristretto e non può ospitare tutti. Il cancelletto è custodito a chiave da una sorta di secondino che tiene in carcere i liberi e libera i carcerati. Su quel bordo Jo intravede una Sirena; ha le sembianze di una dolce fanciulla, non ha la coda ma si crogiola là come una lucertola rupestre.

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Flash forward e flash back si incrociano….e poi ci sono le ellissi… 2

Flash forward e flash back si incrociano….e poi ci sono le ellissi… 2

Flash forward e flash back si incrociano. La narrazione è composta essenzialmente da tanti puzzle autonomi la cui linearità a volte non è nemmeno in possesso di chi scrive. La ricomposizione può essere a carico dei singoli lettori…e poi ci sono le ellissi, quella specie di buchi neri narrativi che lasciano ai lettori la libertà di immaginare quel che è avvenuto.

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Tutto facile?

Jo, raggiunti gli anni di lavoro prescritti nella Scuola, era andato in pensione. E da allora aveva ripreso a ritornare molto più frequentemente alla sua terra. Insieme a vecchi e nuovi amici aveva proposto o partecipato ad iniziative culturali, quasi sempre collegate al mondo classico, ispirate dalle suggestioni mitiche che il territorio flegreo forniva a pieno e dai ricordi dei venti anni coscienti. La Grotta di Seiano a quel tempo, anni Cinquanta, era praticamente ignorata sia dagli studiosi sia dalla gran parte dei residenti. Forse alcuni più anziani ne avevano contezza per l’utilizzo di spazi protetti (i rifugi) nel periodo dei bombardamenti che tra il 1940 ed il 1944 distrussero la città e provocarono innumerevoli perdite umane tra la popolazione civile. Solo negli ultimi anni lo spazio è stato ripulito e posto a disposizione dei visitatori.

Mary si lascia condurre e Jo, rimessosi alla guida dell’auto, percorre la Salita Coroglio (eh già ma la toponomastica dice “discesa”: chissà perché?!) deciso a consultare il moderno oracolo di Google Map solo dopo aver raggiunto il culmine nello scollinamento. Jo si ferma un attimo attratto da una decina di tir parcheggiati e da un brulichio di operatori. Legge le intestazioni “Cinetecnica” e si rende conto che sono parte di un set cinematografico allestito o da allestire e la sua curiosità è immensa e la passione di una vita riemerge ma non c’è tempo per i ricordi: bisogna trovare la strada. Si ferma. Apre l’app, scrive “discesa della Gaiola” e attende il responso. Niente. Forse non c’è linea.Riprova. Niente. Poi dopo altri due tentativi “20 minuti” scrive Google. Jo è convinto che qualcosa non funzioni. Vorrebbe lanciare il cellulare fuori dal finestrino. Mary intanto si è affacciata ad uno chalet per chiedere informazioni.

L’imbocco della stradina è angusto: un’auto media forse riesce a passarci. Intanto qualcuno risale a piedi e qualche altro in vespa. Sulla strada c’è una pattuglia di Polizia municipale. Jo è accaldato. Fa manovra con grande difficoltà, la strada è ingobbita dai tronchi dei grandi pini che affiorano dall’asfalto dei marciapiedi.L’ora è tarda per chi voglia andare al mare: il sole è già a picco sulle teste e la canicola imperversa. Gli stessi vigili sostano all’interno della vettura, mantenendo la temperatura del condizionatore ad un livello gradevole. Non sa che fare, Jo. C’è un cartello che ammonisce a non entrare, riservando questo privilegio ai condòmini. Eppure laggiù ci sarà una spiaggia, c’è il mare. Fa segno quasi spazientito al vigile, che gentile forse comprendendo il disagio (non è da tutti i vigili, però!) apre il finestrino, sporge la testa e conferma che non si può accedere, che non c’è spazio per manovrare veicoli a meno che non si acceda verso una delle ville, ospiti o meno dei proprietari. Bisogna dunque parcheggiare e proseguire a piedi. Lo avevano lasciato intendere le due guide alla Grotta, ma Jo, soprattutto lui sognatore ormai irrecuperabile, non aveva voluto dar credito a ciò che in fondo non piaceva sentirsi dire, in quella condizione climaticamente difficile.

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…e Jo vede una Sirena!

Flash forward e flash back si incrociano……

Flash forward e flash back si incrociano. La narrazione è composta essenzialmente da tanti puzzle autonomi la cui linearità a volte non è nemmeno in possesso di chi scrive. La ricomposizione può essere a carico dei singoli lettori.

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“Sarebbe bello portarci Daniele e Lavinia!” Mary era rimasta incantata da quel percorso guidato al quale già per due volte insieme a Jo aveva partecipato: la Grotta di Seiano sin dalla loro giovinezza aveva attratto l’attenzione ogni volta che si passava davanti ai cancelli “chiusi” oltre i quali si intravedeva una alta ed ampia feritoia nel tufo della punta estrema di Posillipo che si spingeva nel Golfo di Coroglio, Nisida e Bagnoli. “O forse lasciare che ci vadano da soli. Certo, però, potremmo prenotare: quando arriveranno sarà già agosto e potremmo non trovare posto” ribattè Jo, sempre entusiasta di organizzare per sè e per il resto degli amici e della famiglia.

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“U no’ Nonno!, quanti anni hai?” “72” I giovani che Jo aveva incrociato mentre scendevano baldanzosi e sicuri verso la spiaggia della Gaiola stavano risalendo: non avevano trovato un solo posto libero sulla scogliera. Era già suonata la prima ora del pomeriggio e i tanti giovani che erano scesi giù lungo la stradina avevano riempito quasi tutti gli spazi disponibili: gli scogli erano tappezzati di teli da mare e di corpi ricchi di vitalità. Mentre con Mary risaliva lentamente, rapidi e garruli si avviavano verso il basso scendendo gli ultimi cento e più scalini. “Voglio vedervi quando salirete”. E infatti dopo una sosta per Mary e Jo poco sopra la fine degli scalini, il gruppo faceva ritorno forse deluso ma non dòmiti nella loro naturale arroganza. “Ah però ci ha un buon passo!” e Mary soggiunse “Da giovane è stato un maratoneta” esagerando e aggiungendo “E poi non fuma”.

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Al deskpoint a cento metri dal Belvedere di Coroglio c’è l’ingresso della Grotta. Da alcuni anni un’Associazione culturale ha riaperto il percorso ed organizza visite guidate: d’altra parte non sarebbe nemmeno giusto e consigliabile un accesso libero, soprattutto per i costi che dovrebbero essere a carico dello Stato. Mary e Jo sono sicuri che avranno le risposte ai loro quesiti, che in parte Jo già conosce, avendo maggiore pratica sulla consultazione dei siti, ma ci sono dei punti meno chiari da sviluppare. “Vorremmo fare la visita della Grotta e del Pausilypon e poi proseguire con la barca; vorremmo però sapere meglio il punto poi di arrivo.” Il problema è che dopo la visita del sito sulla media collina vi è la possibilità di proseguire scendendo verso il mare per un’esplorazione dell’Area protetta su una piccola imbarcazione dotata di una carèna piatta trasparente. Alla fine della visita non si può ritornare per il sito e la Grotta ma bisogna risalire dalla Discesa Gaiola. Mary e Jo si chiedono dove si può parcheggiare: in pratica sarebbe un vero disastro dover fare ritorno a piedi salendo verso il Parco virgiliano e poi discendendo verso Coroglio – un giro lungo non meno di un chilometro – verso il parcheggio nei pressi dell’ingresso di partenza, quello della Grotta di Seiano. La soluzione sarebbe che qualcuno di loro facesse ritorno con il gruppo dei visitatori che non optassero per il proseguimento in barca, ritirasse l’auto e scendesse giù dall’alto dell’anello del Parco virgiliano verso la Gaiola.

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Nuovi documenti sulla mia attività istituzionale in Circoscrizione – 19 giugno 2003 – 3 e ultima

La prima cosa bella a Pozzuoli 2015

Nuovi documenti sulla mia attività istituzionale in Circoscrizione – 19 giugno 2003 – 3 e ultima.

Un ruolo sostanziale lo ha avuto la Biblioteca Comunale di Prato, il suo Direttore Franco Neri e la signora Maria Battaglia: il loro lavoro è stato, ed è, inestimabile, così come l’impegno ed il lavoro dei diversi dirigenti ed Istruttori amministrativi delle Circoscrizioni. Per consolarli parzialmente potrei dire che il Comune aveva bisogno di uno staff che seguisse questo settore e questo Progetto potrebbe averne se non altro gettato le basi, mettendo insieme tutto il meglio delle competenze presenti sul nostro territorio. A tale proposito cosa si aspetta a dotare nuovamente il Comune e le Circoscrizioni di figure specifiche che seguano questo settore così chiaramente strategico della società dei nostri giorni e del nostro immediato futuro? Ad essere sinceri, quando abbiamo cominciato a lavorare insieme, questo era uno dei nostri obiettivi più importanti; poi si è, per motivi seri e contingenti, un po’ persa la bussola: oggi siamo qui a sperare ancora sia possibile riavere a Prato uno staff tecnico e amministrativo capace di tener dietro alla barocca burocrazia della legislazione europea.

Non sembri, quest’ultima, una critica gratuita: è principalmente rivolta a quella straordinaria contraddizione che sono i “Circoli di Studio”, fiore all’occhiello della progettualità europea; come si fa a contemperare la libertà massima istituzionalizzata del concetto stesso di “Circoli di Studio” con la costrittività mortificante della burocrazia degli apparati di controllo amministrativo, che pure sono necessari? E’ una domanda semplice e difficile che purtroppo non attende risposte immediate.
Gli incontri preparatori che si sono svolti principalmente in Biblioteca, ma abbiamo anche utilizzato momenti privati per confrontarci fra un biscottino ed un caffè, sono stati, come sempre accade in queste occasioni, momenti di emissione e di immissione di diverse competenze: se eravamo già ricchi ne siamo emersi più ricchi; perché è in simili occasioni che si percepisce la vera qualità della vita, ed io non posso non ricordare un altro personaggio che ci ha lasciato nel bel mezzo di questa impresa, Eliana Monarca, alla quale tutti noi davvero dobbiamo molto e mi avrebbe fatto molto piacere continuare a lavorare con lei.

Credo che, nel concludere, proprio per significare anche la nostra precisa volontà, debba anche precisare che l’opportunità offertaci da questo Progetto possa servirci da insegnamento, sia considerando i lati positivi sia quelli negativi. Negli ultimi anni, infatti, sono partiti nella città di Prato, per volontà delle Circoscrizioni, alcuni progetti EDA estremamente interessanti; anche laddove non è stato possibile, per varie ragioni, coordinarsi, quei progetti, per la loro validità e per i risultati che hanno dato, sono tappe fondamentali del percorso EDA di tutta la città. Infatti il Coordinamento, così come io lo interpreto deve essere anche luogo, perché non accademico e teorico?, di confronto di esperienze diverse, che possono essere utili per tutti; ed è poi da quel luogo che possono emergere progetti comuni che coinvolgano non necessariamente tutte le Circoscrizioni.

4.

Le Circoscrizioni, in ogni caso, devono essere viste come luoghi centrali essenziali per far emergere la domanda e devono essere, nel settore dell’EDA, dotate di una loro specifica autonomia da esplicare attraverso il Coordinamento. Una precisazione tuttavia va fatta: vedo il Coordinamento non come una struttura a se stante, ma come un luogo nel quale essenziale deve essere il ruolo dell’Assessorato. La richiesta più volte espressa dalle Circoscrizioni di ricevere la delega per questo settore ha valore più di un riconoscimento per il lavoro svolto che di un vero e proprio passaggio di competenze; sarebbe infatti per tutti noi più utile che da parte del Comune cui noi ci riferiamo venisse un impegno a lavorare tutti insieme per costruire progetti comuni come quello per il quale oggi siamo qui, piuttosto che un’elaborazione teorica alla quale poi non segue una vera e propria forte affermazione politica. Se invece ci fossero passate le competenze più come una rinuncia ad occuparsene che una convinta operazione di decentramento, questo creerebbe solo un grave danno al settore dell’Educazione degli Adulti, e nessuno di noi potrebbe volerlo. Piuttosto, non sarebbe un grave delitto se, nel riconoscere praticamente la funzione delle Circoscrizioni, esse fossero rappresentate in modo più diretto all’interno del Comitato locale.
Questo Progetto “Gestire il cambiamento” deve dunque servirci ad andare avanti; l’esperienza dei Circoli di Studio (così come la consimile e pionieristica esperienza della Circoscrizione Sud) è forse l’elemento sul quale continuare a lavorare per il futuro. Per diversi motivi: 1) per il coinvolgimento diretto dei cittadini; 2) per la rivitalizzazione (o il non depauperamento) di alcuni luoghi di incontro e di aggregazione; 3) per la libertà di espressione che emanano; 4) per il forte entusiasmo che questo tipo di situazione crea; 5) per i risultati per struttura specifica sempre inattesi che essi riescono a produrre; 6) per i costi abbastanza esigui che comporta la loro organizzazione e la loro realizzazione. Quest’ultimo aspetto, per chi soprattutto nelle Circoscrizioni opera, è purtroppo centrale: le risorse sono esigue e le necessità aumentano.
Per finire, vorrei auspicare che nei prossimi programmi elettorali di coalizione sia comunali che circoscrizionali (ormai, tanto, come ho detto prima, ci siamo vicini) fosse possibile inserire una parte consistente di vera progettualità dedicata all’EDA; che si avviassero anche accordi e si stilassero convenzioni con le diverse agenzie formative presenti sul territorio per costruire interventi specifici nell’area non formale; che, nei fatti, si riconoscesse alle Circoscrizioni il ruolo specifico che hanno in questo settore.

Prato li 19 giugno 2003
prof. G. Maddaluno
Coord.to Comm.ni Cultura Circoscrizioni

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Nuovi documenti sulla mia attività istituzionale in Circoscrizione 19 giugno 2003 – 2

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Nuovi documenti sulla mia attività istituzionale in Circoscrizione 19 giugno 2003 – 2

In questa seconda parte del mio intervento del giugno 2003 sottolineo l’importanza delle Circoscrizioni e di un coordinamento tra le varie omologhe Commissioni: questo era reso maggiormente possibile (in Politica tutto è “possibile”) proprio dalla coincidenza fino a quella legislatura 1999-2004 e quella successiva 2004-2009 tra Amministrazione comunale e i cinque parlamentini circoscrizionali. Non tralascio di porre in evidenza gli insuccessi e le difficoltà di rapporti ma sottolineo le potenzialità di tali strumenti. In coda c’è inoltre il riferimento alla capacità di coinvolgimento delle innumerevoli risorse culturali associative che hanno reso ricco di opportunità il nostro territorio. (J.M.)

Molti di noi, specialmente nelle Circoscrizioni infatti, nel corso di questi anni hanno mantenuto inalterata l’attenzione nei confronti dell’importanza strategica dell’educazione degli adulti, sia quella di tipo formale che quella di tipo informale. Nessuno di noi vive fuori da questa realtà; siamo per lo più amministratori, fra quelli che in più di un’occasione hanno anche partecipato da protagonisti alla stesura di un programma di governo, sia quello di tipo elettorale sia quello annuale legato al PEG. Dico questo perché nelle Circoscrizioni, in particolare in alcune come ad esempio la Circoscrizione Centro, l’impegno verso l’area non formale dell’EDA è stato molto incisivo e continuativo, e le circoscrizioni, ancora di più nella nuova forma, hanno creduto fortemente a questa cosa.

In quest’ultima legislatura, anche per la volontà espressa in modo esplicito dai Presidenti delle Commissioni Cultura della precedente legislatura, si è creata una forma di Coordinamento che ha potuto, fra l’altro, realizzare percorsi comuni in più circoscrizioni: come coordinatore non sono affatto soddisfatto; in una scala da 1 a 100 non siamo riusciti a superare 50 e questo se da una parte assume una nota di rammarico ci spinge davvero ad essere per il futuro maggiormente propositivi.
Non faccio la storia degli insuccessi, ma li assumo come esempio di quello che non deve essere fatto e spingo tutti in avanti. Anche perché quando i progetti, anche se vedono solo una o alcune Circoscrizioni in cooperazione, poi funzionano servono a tutti e bisogna essere contenti. Così, non è che il Coordinamento debba mortificare l’autonomia dei singoli; deve saperla esaltare e saper cogliere gli elementi positivi che emergono dal lavoro dei diversi operatori, dal contributo dei fruitori. Non deve mai essere un problema il “copiare”, basta farlo con personalità, basta saper inserire le proprie sensibilità, le proprie competenze specifiche al servizio degli unici nostri veri giudici (ovviamente si fa per dire, ma le elezioni incalzano) che sono i nostri cittadini.
Il ruolo delle Circoscrizioni è stato fondamentale in un momento durante il quale solo le Circoscrizioni, come dicevo prima, rappresentavano il Comune di Prato nell’ambito dell’EDA; con il Progetto del quale oggi verifichiamo il primo dei due anni previsti, le circoscrizioni erano pronte a fare quel salto di qualità necessario per accreditarsi quali agenti formativi, pur se all’interno della rete civica, ma fondamentalmente prioritari e privilegiati. Ed è stato infatti il Coordinamento delle Comm.ni Cultura delle Circoscrizioni ad attivarsi su un’idea che tendesse a rivitalizzare l’attenzione di gruppi di cittadini sulle piccole e grandi trasformazioni che il territorio aveva subito negli ultimi venti.dieci anni attraverso diversi linguaggi, attraverso diverse modalità, dal corso abbastanza tradizionale ai Circoli di Studio, coinvolgendo molti soggetti, i più importanti Enti Culturali e l’Università della Terza Età, mettendo in moto poi anche le competenze diverse di tanti soggetti, da Dryphoto alla scuola d’arte “Leonardo”, da Alta Via Trekking all’Itc Dagomari, dalla Scuola comunale G Verdi ai Circoli della Circoscrizione Est (La Querce, La Macine, La Pietà e Mezzana).

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Joshua Madalon

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