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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – nona parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – nona parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

riprende a parlare Elisa Valdambrini

Noi ci occuperemo di molte problematiche, partendo dai temi locali di un territorio che nel corso degli ultimi anni, più di altri, ha visto modifiche sostanziali sul piano sociale, culturale, economico e demografico. San Paolo dovrà essere un importante avamposto della nostra azione “politica”; non è un mistero che il Centrosinistra ha perso Prato per essere stato poco attento a quello che era accaduto qui nel corso dei decenni passati. Occorre con rigorosa meticolosità recuperare questo svantaggio e lo dobbiamo fare noi; non c’è presunzione in questa nostra affermazione, ma vorremmo che si avvertisse il nostro grido di dolore e che non si perdesse altro tempo a discutere di “lana caprina”. Sui temi dell’immigrazione abbiamo voluto ascoltare le proposte formulate dal responsabile provinciale del Forum; le consideriamo una base da cui prendere le mosse per affrontare poi congiuntamente ai cittadini più attenti e disponibili di questo territorio (anche quelli appartenenti alle comunità straniere) i necessari approfondimenti per andare nel minor tempo possibile a delle proposte chiare e precise, proprio quello che è mancato fino ad oggi. Abbiamo lasciato che personaggi ambigui e pericolosi, al di là della loro presunta professionalità specifica, facessero largamente pensare che l’unico metodo percorribile fosse quello meramente repressivo e militare. Noi invece crediamo sia estremamente importante riprendere a sviluppare le relazioni interculturali mettendo in moto i pensieri e le intelligenze. Noi siamo fortemente contrari ad operazioni poliziesche che puntano sulle paure e spingono a chiusure progressive di tipo razzista e xenofobo. Non accettiamo di essere considerati sic et simpliciter “buonisti”, vogliamo coltivare la Cultura del confronto e vogliamo avere gli strumenti per poterla perseguire; anche per questo vorremmo chiamare a raccolta qui l’ intellighentia progressista e civile di cui ancora Prato si può vantare, vogliamo che vengano qui sociologi e storici, scrittori ed antropologi; vogliamo produrre uno sforzo di coinvolgimento progressivo interculturale rivolgendoci anche alle persone più disponibili e preparate appartenenti alle diverse etnie.
Al Partito chiediamo di non perdere altro tempo prezioso;. il Circolo PD Sezione Nuova San Paolo proprio perché costitutivamente non si pone come autosufficiente nell’aggredire temi complessi come quello dell’immigrazione suggerisce alla Segreteria in modo ufficiale – dopo averlo fatto in modo ufficioso più di una volta – che vi sia un impegno più attento a valorizzare anche la struttura del Circolo Curiel di via Filzi. Quel luogo che naturalmente dovrebbe essere ascritto alla pratica democratica rischia di essere definitivamente colonizzato dal Centrodestra; la Dirigenza del Circolo è disponibile ad ospitare incontri ed assemblee ed aveva dato anche il via libera ad una presenza stabile dei Giovani Democratici; crediamo che questa opportunità non sia stata colta ancora e pensiamo invece che sia estremamente opportuna.

….9….

» Sempre E Per Sempre «

Pioggia e sole
cambiano
la faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano
e tornano
e non la smettono mai
Sempre e per sempre tu
ricordati
dovunque sei,
se mi cercherai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Ho visto gente andare, perdersi e tornare
e perdersi ancora
e tendere la mano a mani vuote
E con le stesse scarpe camminare
per diverse strade
o con diverse scarpe
su una strada sola
Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai

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“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – reloaded prima e seconda parte (nei prossimi giorni riprenderò la pubblicazione)

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“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – intro e prima parte

“Cesare Beccaria – Dei delitti e delle pene – e l’influenza che questa opera ebbe”

Nel 1995 fui eletto al Consiglio comunale di Prato. Fu una grande bella avventura quella campagna elettorale; una vera e propria “palestra” di vita politica. Dopo i fasti della vittoria del campionato del Mondo di calcio spagnolo del 1982, l’anno in cui arrivai a Prato e partecipai quasi da clandestino ai festeggiamenti in onore di Paolo (Pablito) Rossi “pratese doc”, eravamo poi arrivati ai fasti di Jury Chechi, altro “pratese doc” e grande ginnasta specialista degli anelli (“il signore degli anelli”), che poi otterrà la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta del 1996. Nella lista dei DS c’era anche lui. Come sia finita la contesa tra compagni e per quel che riguarda la mia personale “performance” vi rimando ad uno dei miei racconti metanarrativi (“Altri tempi?” del luglio 2016).
Ma oggi volevo parlare di quell’altra esperienza svolta nella Circoscrizione Est. Era il 1999. Una delle iniziative più significative di quella legislatura avvenne nel 2000, un anno dopo il mio insediamento come Presidente della Commissione Scuola e Cultura. La Regione Toscana aveva avuto una straordinaria intuizione nell’indire la Festa della Toscana per il 30 novembre in ricordo dell’abolizione della pena di morte voluta dal Granduca Leopoldo di Toscana promulgata con atto formale nel Codice Penale il 30 novembre 1786.
Il 30 novembre 2000 fu dunque indetta la prima Festa della Toscana.
In qualità di coordinatore delle Commissioni Cultura delle cinque Circoscrizioni (c’era ancora la condizione favorevole dell’omogeneità amministrativa che si perse purtroppo dal 2009) ebbi l’onore di gestire le iniziative cittadine organizzando la struttura di un Convegno su “Pace e Diritti Umani”, temi molto sentiti universalmente in relazione anche all’applicazione ancora vigente in tantissimi paesi della “pena di morte”.
Tra i relatori che ebbi modo personalmente di contattare ci fu il professor Giuseppe Panella, che conoscevo già da tempo avendolo incrociato in alcune occasioni nelle sue lezioni di epistemologia applicata soprattutto all’arte cinematografica, lezioni riservate ad allievi particolarmente curiosi interessati e dotati di senso critico.
Avevo annunciato qualche giorno fa di voler dedicare uno spazio a Giuseppe, venuto a mancare da poco prematuramente. Ed avevo ripescato il testo del suo intervento riportato in un piccolo dossier pubblicato nel novembre del 2002. La sala più grande del “Pecci” è stracolma di giovani e docenti.

….omissis mio intervento di presentazione….

Parla il professor Giuseppe Panella

Non vedo altro modo che quello di iniziare leggendo l’Editto del 30 novembre 1786 sulla riforma del codice criminale, proemio.

“Fino al nostro avvenimento al trono di Toscana riguardammo come uno dei nostri principali doveri l’esame e riforma della legislazione criminale, ed avendola ben presto riconosciuta rtroppo severa, e derivata da massime stabilite nei tempi meno felici dell’impero romano o nelle turbolenze dell’anarchia dei bassi tempi, e specialmente non adatta al dolce e mansueto carattere della Nazione, procurammo provvisionalmente temperarne il rigore con istruzioni ed ordini, ai nostri tribunali e con particolari editti, con i quali vennero abolite le pene di morte, la tortura e le pene immoderate e non proporzionate alle trasgressioni ed alle contravvenzioni alle leggi fiscali, finchè non ci fossimo posti in grado di mediante un serio e maturo esame e con il soccorso dell’esperimento di tali nuove esposizioni , di riformare interamente la detta legislazione”.

Chi parla in prima persona e dichiara questo proposito di riforma è il Pietro Leopoldo Granduca di Toscana. Pietro Leopoldo era il secondo figlio di Maria Teresa d’Austria e di Stefano di Lorena, che governavano la Toscana a partire dalla caduta dei Medici.
L’ultimo discendente della famiglia Medici, Gian Gastone, era morto nel 1761 senza lasciare eredi e lasciando la Toscana in condizioni di grande abbandono e fatiscenza come stato nazionale, uno stato ancora legato agli statuti medioevali, malgovernato e soprattutto uno stato povero.
Il primo compito che i Lorena si assunsero fu quello di riformare drasticamente sia la legislazione sia l’economia del Granducato, in modo da portarlo a livello europeo e di acclararne e consolidarne i processi di riforma e di modernizzazione che sembravano necessari ad un inserimento della Toscana nell’ambito dell’allora fiorente Regno Asburgico. Grazie.

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L’intervento del prof. Giuseppe Panella continua, davanti (lo ricordo) ad una platea composta da studenti e docenti, oltre che da un pubblico formato da amministratori pubblici ed intellettuali. Il luogo era la Sala riservata alle conferenze, quella ampia al piano superiore del Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci”, il cui direttore era allora Bruno Corà.

Dicevo che Pietro Leopoldo era il secondogenito ed era fratello di quel Giuseppe II primogenito di Maria Teresa la cui opera riformistica soprattutto intesa alla trasformazione dell’Austria in uno stato moderno ma anche a controbattere e combattere duramente lo strapotere della legislazione che favoriva i beni ecclesiastici, e comunque il predominio degli ecclesiastici e dei gesuiti, passerà nei libri di storia (almeno nei manuali che voi usate a scuola) con il nome di giuseppinismo.

Quando Giuseppe II morirà nel 1791, sarà chiamato Pietro Leopoldo al trono con il nome di Francesco I e lascerà la Toscana per diventare Imperatore d’Austria. Il problema è che quello che gli era riuscito in Toscana, cioè l’abolizione della pena di morte e di tutte le pene ancora di derivazione medievale, non riuscì nell’ambito del grande Regno Asburgico, dove la proposta di abolizione della pena di morte, pur avallata dallo stesso Beccaria nel 1792, non incontrò quel successo che invece aveva avuto nella riforma della legislazione toscana, non solo, ma nonostante Beccaria stesso richiamasse la legislazione toscana come esempio di contemperamento tra severità della pena e mitezza della punizione, nonostante questo, l’intento di abolire la pena di morte anche nell’ambito del regno austriaco non riuscì per la decisa opposizione da parte di una serie di Consiglieri del nuovo Imperatore.

L’editto, il proemio dell’editto, continua così:

“Con la più grande soddisfazione del nostro paterno cuore, abbiamo finalmente riconosciuto che la mitigazione delle pene congiunta con la più esatta vigilanza per prevenirne le reazioni, e mediante la celere spedizione dei processi, e la prontezza e sicurezza della pena dei veri delinquenti, invece di accrescere il numero dei delitti, ha considerevolmente diminuiti i più comuni, e resi quasi inauditi gli atroci, e quindi siamo venuti nella determinazione di non più lungamente differire la riforma della legislazione criminale con la quale abolita per massima costante la pena di morte, come non necessaria per il fine propostosi dalla società nella punizione dei rei, eliminato affatto l’uso della tortura, la confiscazione dei beni dei delinquenti, come tendente per la massima parte al danno delle loro innocenti famiglie che non hanno complicità del delitto, e sbandita dalla legislazione la moltiplicazione dei delitti impropriamente detti di lesa maestà con raffinamento di crudeltà inventati in tempi perversi, fissando le pene proporzionate ai delitti, ma inevitabile nei rispettivi casi, ci siamo determinati ad ordinare con la pienezza della nostra suprema autorità quanto appresso”.

In sostanza, qual è il proposito di Pietro Leopoldo, del suo paterno cuore? E’ quello di abolire la pena di morte come non necessaria alla prevenzione e al ristabilimento dell’ordine, abolire del tutto la tortura perché inadeguata alla conoscenza ed all’accertamento della verità nei processi criminali e l’abolizione di alcune norme fortemente vessatorie presenti nei codici medievali e non solo, l’abolizione dell’istituto della confisca dei beni ai danni delle vittime e soprattutto delle famiglie delle vittime di questa confisca a vantaggio dell’erario. Era tradizione che i beni di famiglia e personali dei condannati a morte o dei condannati a lunghe pene detentive venissero incamerati dall’erario dello stato e, di conseguenza, il rischio, questo salta agli occhi, era quello di un incameramento di questi beni e della creazione di una pena che rendesse suscettibile questo incameramento. Tipico esempio della tirannide è appunto quello di inventare un reato che permetta di condannare un supposto reo per poterne sussumere ed incamerare i beni. Il codice criminale è molto lungo, la versione attualmente riprodotta ed analizzata da Dario Zuliani è oltre 12 pagine in folio, di conseguenza non mi sembra opportuno leggerla integralmente; si può però leggere, e lo farà qui gentilmente il prof. Giuseppe Maddaluno, il paragrafo 51 del codice criminale che è quello relativo all’abolizione della pena di morte, dopo di che io continuerò con il commento.

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

questo fu la parte riservata all’intervento di Sabrina Pratesi

E dire che ce l’abbiamo con tutti è vero, perché anche i Gruppi degli amministratori locali viaggiano in modo separato ma, con un’ aggettivazione ironica, “molto articolato e diverso”. Troppi negli ultimi tempi scelgono modalità personalistiche preferendo il palcoscenico della Stampa locale alle Assemblee deputate al confronto.
Non è un caso, dunque, che si vada assistendo negli ultimi mesi ad una congerie di candidature per le prossime occasioni che presentano all’opinione pubblica un Partito che non ha come obiettivi la buona Politica, un Programma che contribuisca a rendere meno difficili le condizioni dei pratesi, ma l’acquisizione di prestigio personale da parte di alcuni. Non ne abbiamo proprio bisogno.
Il nostro parere sarebbe che un candidato debba emergere dalla discussione sui programmi e non essere catapultato preventivamente sulla scena semplicemente per la bella faccia che ha. Non ci convincono neanche, e qui chiudiamo, le ventilate ipotesi da parte di alcuni di dare vita a “liste civiche” a meno che questo non sia un “punto di arrivo” condiviso e frutto del dibattito programmatico.
Di fronte a questo quadro sconfortante vi sono però centinaia di semplici militanti che ancora credono in questo Partito e che costituiscono l’ossatura forte dalla quale ripartire: sono le risorse fondamentali su cui poter contare; sono le persone come noi che chiedono solo che vengano messe da parte le divisioni e che si faccia fronte comune contro gli avversari che non sono i nostri amici ed i nostri compagni.
Negli ultimi tempi probabilmente acuiti dalla crisi che morde un po’ tutti ma colpisce maggiormente chi è più debole sono emersi come un problema da affrontare con maggiore urgenza i temi cosiddetti dell’etica e della trasparenza; alcuni di noi ne hanno parlato sin dalla fase genetica del Partito Democratico altri ne hanno parlato da molto prima altri ancora hanno ritirato fuori queste problematiche da poco. Il fatto è che non si può oggi fingere che non esistano motivi validi, a prescindere dagli “scandali” (alcuni dei quali coinvolgenti anche esponenti a noi a vario modo collegabili), per affrontare la questione dei “rimborsi elettorali” (ed il Partito Democratico ha già risposto) e del modo con cui dovrebbe essere finanziato un Partito. Su questo ovviamente siamo convinti che vadano esaminati e discussi i Bilanci per verificare in modo serio e corretto oltre che rigoroso i motivi per cui, anche a Prato, non si riesca ad avere un Bilancio attivo o perlomeno con perdite minime. Noi abbiamo un’idea sul perché e non mancheremo di esplicitarla nel rispetto delle competenze degli organismi statutari. In ogni caso abbiamo aderito al documento che è stato preparato da alcuni dirigenti fiorentini ed è stato diffuso sul web; alcuni degli estensori come abbiamo detto nell’introduzione sono qui con noi e ne parleranno (il loro documento si intitola “Etica e trasparenza); abbiamo altresì dato il nostro apporto alla elaborazione di un Documento sugli stessi temi redatto qui a Prato e presentato alla Segreteria provinciale.

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Mentre Sabrina interviene sul display appaiono le parole del testo della canzone accompagnate solo dalla “base” musicale

L’assenza (Fiorella Mannoia)

(P.Fabrizi)

Sarai distante o sarai vicino
sarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c’è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell’assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un’antica danza
Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C’è solo un posto dove puoi tornare
c’è solo un cuore dove puoi stare

Le foto non mentono

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Le foto non mentono

Le foto non mentono, a meno che non vengano ritoccate magistralmente con aggiunte ed omissioni. Ma non mi sembra sia il caso che riguarda la foto che ritrae i quattro leader delle “sardine” con Benetton e Toscani, tutti sorridenti, in posa fashion, ben felici di essere in quel posto, luogo certamente ricco di spunti e riflessioni positive relativamente al mondo del lavoro contemporaneo, quello della creatività. Sia Benetton che Toscani rappresentano quel mondo borghese ed aristocratico che ha guardato con grande attenzione all’ascesa di personaggi rappresentativi nel mondo della Politica caratterizzata da un rampantismo esasperato senza limiti e postideologico. Non discuto qui della loro visione industriale poggiata fortemente sui contributi pubblici, anche se – dopo le sciagure del Ponte Morandi e la scoperta di tantissima altre falle sulle strade italiane – è la più forte accusa che si rivolge a Benetton, non altre, visto che stiamo vivendo in un tempo nel quale gli interessi primari della gente vengono calpestati impunemente e la responsabilità di tutto questo non può che essere addebitata al mondo politico sempre più orientato verso scelte di Centro, che producono un progressivo impoverimento delle fasce più deboli.
Le foto non mentono ed a poco vale che le “sardine” punzecchiate da api operose si siano scusate. Anzi, sono proprio le scuse ad attrarre l’attenzione di chi ne osserva le mosse.
Probabilmente l’ubriacatura di un voto nelle Regionali dell’Emilia Romagna che non mi è apparso proprio essere di Sinistra e il vedersi assegnare dei meriti che non vanno al di là della manovalanza organizzativa di masse impaurite dallo spauracchio della Destra salviniana, ha fatto perdere loro la percezione della realtà. Certamente è molto bello scendere in piazza ed essere in tanti, ma quella gente appartiene a quella parte della società generalmente garantita se non da sufficienti situazioni economiche proprie perlomeno da rendite familiari: non si trattava di “popolo” pentito che ritrovava la strada smarrita. Ben diversa è la provenienza del voto della Destra, sottratto anche alla Sinistra nel corso degli ultimi anni, che in quelle piazze ovviamente non era rappresentato. Ed è questo il dramma: la Sinistra non riesce più a parlare con quella parte di società che si è vista progressivamente abbandonata; e non saranno certamente le “sardine” a sanare questo “vulnus”. I loro rappresentanti fanno parte integrante della buona borghesia cittadina, quella che, insieme ad un ceto medio urbano, ha decretato la vittoria di Bonaccini. Ed è per questo motivo che la loro presenza accanto a Benetton e Toscani non era fuori luogo: ci stavano bene, erano sorridenti, baldanzosi, felici; perché scusarsi?

J.M.

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Parole: Inaffidabilità

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Inaffidabilità

Scrivevo ieri pomeriggio

….pauca verba sed aeterna semper….

C’è una grande confusione, c’è un profondo disorientamento, c’è un’ambiguità che vorrebbe essere riconosciuta come certezza, c’è una contraddizione diffusa che si barcamena tra ingenuità ed ipocrisia.
Alla Politica vorrei riconoscere uno status di nobiltà: invece no. E’ sempre più deludente: forse lo è sempre stata, ma occorrerebbe andare al di là delle convenzioni e riconoscere i limiti di questa attività primaria per la convivenza civile, non decantarne in modo esclusivo ad ogni piè sospinto gli aspetti idealistici. Dal primo all’ultimo pur provvisorio possessore di uno scranno si sperticano in affermazioni di principio inattuate ed inattuabili. E non sempre è la collocazione ideologica – di Destra o di Sinistra – a fare la differenza. Tutti riempiono le loro pagine e le loro enunciazioni di straordinari e rivoluzionari propositi. Forse sanno perfettamente che tutto ciò è utile a convogliare consensi tra vecchi delusi e nuovi adepti entusiasti. Io non voglio essere “un ingenuo a vita”. Vorrei non arrendermi di fronte ad evidenze insopportabili e non ho “patria”, sempre più lontano è l’approdo.

J.M.

A sera, mi sorprende che Mary, così aliena dalle banalità locali sia molto attentamente a seguire un notiziario su una Tv locale; benemerita e professionale: intendiamoci!
Penso per un attimo che abbia avuto problemi ad utilizzare il telecomando (spesso accade), ma non è così. Mi dice di essere interessata a seguire alcune notizie relative al fenomeno della criminalità che è stato portato alla luce da una brillante operazione antimafia della Guardia di Finanza.

http://www.notiziediprato.it/news/operazione-antimafia-in-manette-dodici-persone-ritenute-vicine-a-cosa-nostra

Seguo anch’io e rifletto intorno al fatto che nel servizio viene messo in luce il parere del Sindaco di Prato. Lo trovo profondamente “giusto”: un “primo cittadino” ha il compito e l’obbligo di avere a cuore l’operatività di chi sovrintende al rispetto della legalità ed al mantenimento della sicurezza all’interno di un contesto civile. E’ “giusto” che esprima soddisfazione per tutto questo. E mi congratulo con lui.

Ma, ora, qualcuno dirà: che cavolo c’entra con quel “grido di dolore” da me espresso ieri?

Il fatto è che poco più di un mese fa lo stesso primo cittadino, operando in senso molto diverso, si era sdegnosamente scagliato contro il Presidente della Fondazione Caponnetto che aveva operato un parallelismo ardito tra Prato e Corleone, riferendosi – sì – ad una realtà non autoctona, ma aggregando Cina e Italia sotto lo stesso denominatore per quel che riguarda la malavita, la criminalità, soprattutto quella di tipo economico finanziario.

https://www.adhocnews.it/prato-come-corleone-mafia-cinese/

Salvatore Calleri aveva detto “La Toscana rischia di essere divorata dalla mafia in silenzio”.

Apriti cielo! Invece che convocare semmai in modo riservato il dott. Calleri per capire quali fossero i dati in suo possesso il primo cittadino ha alzato la voce per denigrare il denunciante, con una forma di campanilismo becero ed inutile.
E allora?
Ecco il senso della parola del titolo: Inaffidabilità

Ovviamente è solo uno degli “exempla”. Che dire dell’incapacità a difendere i diritti dei cittadini che aspirano sempre più ad avere un Ambiente che migliori le condizioni di tutti, senza intaccare altro suolo, diminuendo le emissioni venefiche prodotte dall’Industria e dai Trasporti, a fronte dell’adesione piena per il candidato Presidente della Regione Toscana nella prossima competizione elettorale che ha tra gli obiettivi prioritari la nuova maxi pista dell’aeroporto di Peretola che inquinerà tutta la Piana ed i suoi Comuni da Pistoia a Firenze?

Ne riparleremo. Di certo chi ragiona in questo modo non può appellarsi all’insondabilità del futuro nella Politica, come Arte del Possibile. E’ a parer mio, INAFFIDABILE. Ma, e già, il mio parere non fa testo. Lo sapevo già; l’ho detto e soprattutto scritto già in altre occasioni. Come può non essere “inaffidabile” chi afferma che i voti, come le “pecuniae”, “non olent”.

J.M.

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“pauca verba sed aeterna semper”

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….pauca verba sed aeterna semper….

C’è una grande confusione, c’è un profondo disorientamento, c’è un’ambiguità che vorrebbe essere riconosciuta come certezza, c’è una contraddizione diffusa che si barcamena tra ingenuità ed ipocrisia.
Alla Politica vorrei riconoscere uno status di nobiltà: invece no. E’ sempre più deludente: forse lo è sempre stata, ma occorrerebbe andare al di là delle convenzioni e riconoscere i limiti di questa attività primaria per la convivenza civile, non decantarne in modo esclusivo ad ogni piè sospinto gli aspetti idealistici. Dal primo all’ultimo pur provvisorio possessore di uno scranno si sperticano in affermazioni di principio inattuate ed inattuabili. E non sempre è la collocazione ideologica – di Destra o di Sinistra – a fare la differenza. Tutti riempiono le loro pagine e le loro enunciazioni di straordinari e rivoluzionari propositi. Forse sanno perfettamente che tutto ciò è utile a convogliare consensi tra vecchi delusi e nuovi adepti entusiasti. Io non voglio essere “un ingenuo a vita”. Vorrei non arrendermi di fronte ad evidenze insopportabili e non ho “patria”, sempre più lontano è l’approdo.

J.M.

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – settima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – settima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

continuano gli interventi “programmati” riprende la parola ELISA Valdambrini

Vogliamo per questo invitare il nostro Partito ad analizzare con severità e rigore tutte le fasi che hanno portato – negli ultimi anni – Prato ad essere amministrata, dopo più di 60 anni, dal Centrodestra. Crediamo sia fortemente indispensabile ed urgente perché si avvicinano importanti scadenze e non possiamo sottovalutare le critiche che, soprattutto dall’interno, o dall’immediata periferia del Partito, sono venute e continuano tuttora a venire. Ognuno di noi, è logico, si è fatta un’idea specifica di quanto è accaduto; ma non è più il tempo di ragionare per gruppi separati. E’ l’ora di lavorare tutti insieme, perché se si riesce a vincere, vinceremo tutti; se si perde, allo stesso modo, perderemo tutti. E non ci si venga a dire che questa esperienza del passaggio all’Opposizione è stata positiva – oltre che per noi – per la nostra città! E dunque noi dobbiamo cercare di vincere e dobbiamo farlo abbandonando gli errori dopo averli riconosciuti e costruendo una piattaforma programmatica chiara e comprensibile e, per poterlo fare, non bisogna attendere altro tempo: noi proponiamo la convocazione dei Forum per il Programma e pensiamo ad un Programma che, senza tralasciare alcun aspetto, si presenti alla fine con delle Sintesi ampie. Finora non abbiamo fatto altro che rincorrere le ubbie del Centrodestra; ora bisogna cambiare rotta. Per poterlo fare bene occorrerà aprire la discussione davvero e non solo per slogan, farlo preventivamente senza steccati precostituiti, raccogliere le idee e la progettualità, valutandone le reali concrete fattibilità, valorizzare la “parola” e diffondere le “idee”:

riprende la parola STEFANO Gruni

Per fare questo occorre innanzitutto un Partito Democratico unito e forte, anche perché “unito”. Nel PD le vecchie “anime” precostituenti si sono amalgamate solo in parte in modo positivo; le divisioni, al di là di schieramenti riferiti alle storie precedenti si riferiscono a malumori sopiti che affondano le loro piccole robuste radici in alcune diatribe prevalentemente di natura personale fra opposte fazioni a sostegno di questo o quel personaggio, di questo o quel candidato etc etc etc
E sarà necessario un impegno poderoso e robusto, coraggioso di tutti, proprio tutti e sottolineiamo tutti, in quella direzione.
A noi oggi il Partito appare in forte difficoltà: se non fosse vero, se fosse solo l’impressione di un minuscolo gruppetto di militanti incapaci di interpretare la Politica, non potremmo che esserne felici. Noi in effetti vediamo divisioni, sentiamo critiche spesso feroci non solo fuori ma anche dentro i gruppi Dirigenti; c’è una Segreteria Provinciale che non ci convince. Tutti sanno che questo Circolo, nel suo nucleo costitutivo, ha sostenuto la candidatura di Ilaria Bugetti e non ci accingiamo qui a smentire il nostro operato. Chiediamo un cambio deciso di passo; chiediamo che chi fa parte della Segreteria si assuma pienamente le sue responsabilità; non ci interessano le questioni personali: bisogna essere operativi come Gruppo, bisogna essere coesi e, se necessario, cambiare. Noi pensiamo che sia venuto il momento di fare chiarezza e bisognerà andare ad una gestione collegiale non necessariamente unitaria (intendendo con ciò che chi ha perso il Congresso può anche rifiutarsi di avere delle responsabilità ma chi lo ha vinto ha degli obblighi ed a questi deve corrispondere). Pertanto sarà opportuno procedere ad una verifica di “maggioranza” per comprendere cosa non abbia funzionato: non ci si può nascondere solamente dietro al disfattismo o complottismo della minoranza. C’è di certo qualcosa da verificare e bisogna farlo al più presto. E’ assolutamente necessario sviluppare una maggiore forza propulsiva sui territori e sulle tematiche evitando fra l’altro di lasciare spazi del tutto liberi ed incustoditi a quella che genericamente chiamiamo “Antipolitica”. C’è un’Assemblea Provinciale che viaggia a scartamento ridotto: parte di essa non è molto presente (scusateci l’eufemismo ironico!) e non partecipa al dibattito “aperto” e democratico neppure in modo apertamente critico. E questo, in una città governata male da un Centrodestra impreparato ed arrogante oltre che a tratti aggressivo ed offensivo, non è ammissibile. Occorre avvertire un senso di corresponsabilizzazione ed evitare, non solo apparentemente ed ipocritamente, divisioni che non siano il frutto di discussioni franche aperte e comuni, evitando incontri separati e semi-segreti o conventicole di parte.

Uno dei brani con cui si intervallarono gli interventi:

Sognamo il pane, bambino mio
E le mele rosse e lo scintillio
Dell’uragano che porta via
E pulisce l’aria di nostalgia
Un cuore caldo e le calze lunghe
Gli inverni corti e le libertà
Gli uccelli neri e la pioggia lieve
Che viene e và
Sognamo il mare, bambino mio
E le reti piene e lo scampanio
Un uomo in casa e la verità
La sua sposa rosa che riderà
Il passato è una fotografia
Ma l’avvenire ti aspetta già
Sulla nave bianca che un giorno o l’altro ti ruberà

Sognare è vita
è fare cosa non puoi fare
(è sentire che ti puoi) dimenticare
La porta aperta e poi dormire
Sognare è vita
è cogliere la luna amica
è l’acqua della fantasia

Sognamo il sole, bambino mio
Con il tempo bello del nostro addio
Mentre il canto della malinconia
è una chitarra giù nella via
Con un po’ di vino e la tua allegria
Un vestito nuovo e la mia poesia
Sotto le lenzuola di lino e neve tu voli via

Sognare è vita
è fare cosa non puoi fare
(è sentire che ti puoi) dimenticare
La luce accesa e poi dormire
Sognare è vita
è cogliere la luna amica
è l’acqua della fantasia
Sognare è vita
Sognare è vita
è il fuoco della tua follia
Sognare è vita
Sognare è vita

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NON C’E’ NIENTE DI NUOVO

Black monitor with blank white screen isolated on white background
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NON C’E’ NIENTE DI NUOVO

Sono sempre più convinto che la “partita” per la Regione Toscana da parte della “Sinistra” (continuo ad utilizzare disperatamente questo termine – “Sinistra” – per identificare l’opposizione alla Destra) sia in forte salita. Parlo di “Sinistra” mettendoci dentro sia il Partito Democratico che quelle forze che gli fanno da “contorno” satellitare e quelle altre che pur gli si oppongono in vario modo. Da tempo ho espresso tutti i miei dubbi sul processo politico che ha condotto alla scelta del candidato alla presidenza della Regione Toscana, proprio perché tale candidatura è stata formulata con un meccanismo centralistico di potere senza che venissero coinvolte le strutture popolari periferiche. D’altra parte la questione del “metodo” è fondamentale, lo è stato da sempre – a mia memoria – ed ha motivato sempre più il mio allontanamento dalla partecipazione attiva. Chi segue i miei post, in particolare quelli che recuperano parti della “storia” minore del Partito Democratico (quella locale di una parte periferica del Comune di Prato), non fa alcuna fatica a comprendermi. A nulla vale, a mio parere, la consolazione della vittoria in Emilia e Romagna. Quella, con buona pace delle “sardine” e della coraggiosa “Elly Schlein”, appartiene ad una storia molto lontana dalla mia sensibilità: è figlia del renzismo che ha caratterizzato in modo energico e mortale quegli anni nei quali occorreva ampliare la fase partecipativa diffusa ed invece si sono privilegiati i caminetti ridotti e sono state chiuse molte strutture periferiche: c’è stato un calo vertiginoso di iscritti e di simpatizzanti, che ha portato anche alla difficoltà di organizzare momenti collettivi come le “Feste de “l’Unità”. Quello che ho descritto come “epifenomeno” (copio da Wikipedia “un fenomeno secondario e accessorio che talora accompagna o segue un fenomeno primario senza apparente necessario rapporto con esso”) riferendomi alle “sardine” è l’espressione momentanea di un “senso profondo di colpa” di una parte del centrosinistra borghese, molto simile peraltro alle “madamine” torinesi, alla ricerca disperata di recuperare “piazze”. In Emilia Romagna la differenza non l’hanno fatta le “sardine” ma la fottuta paura di ritrovarsi, con la vittoria della Lega, tutto il Nord Italia al di là dell’Appennino – che avrebbe fatto da confine statale – nelle mani della Destra, la peggiore da ottanta anni in qua; una mano forte a far vincere Bonaccini l’ha data quella parte “borghese” regionalistica autoreferenziale che ne ha apprezzato le proposte autonomistiche omogenee a quelle delle altre ricche Regioni del Nord; un contributo poi lo ha dato il leader della Lega che ha di fatto richiesto un vero e proprio “referendum” (Renzi docet! Ma non in questo caso, evidentemente!) sulla sua persona e sull’obiettivo di scalare il potere nazionale. In Toscana, così come in E.R., il Partito Democratico si sente forte e pensa di poter decidere molto liberamente su uomini, a partire dall’alto, e scelte strategiche. Gli fanno da “coretto” un po’ di cespuglietti che si accontentano di avere piccoli riconoscimenti attraverso candidature di bandiera; anche i “pescetti” toscani si aggiusteranno nelle loro scatolette, facendosi portare a spasso da ingenui sostenitori di un voto “utile” che finirà per ribadire i blocchi di potere così come sono, forse più forti ancora di prima. “Blocchi di potere” che contribuiranno a rendere più dura la vita dei toscani, a peggiorarla negli elementi fondamentali, di cui in modo contraddittorio ed ipocrita i sostenitori del Partito Democratico e loro affini tratteranno nelle ipotesi programmatiche: lavoro, sviluppo, green deal, e blablabla.

Joshua Madalon

tempesta

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 2 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio)

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 2 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio)

2.
Quando lo andiamo a trovare per intervistarlo scatta in piedi, in una posizione eratta che ci fa anche un pochino di invidia; gli occhi gli brillano di una luce straordinaria che ci trasmette una gran voglia di comnicare; si agita un po’ perché sa che di lì a poco dovrà parlare con noi della sua vita delle sue storie. La figlia ci ha fatto trovare dei documenti: li guardiamo e li troviamo assolutamente importanti, così interessanti da non volerli portare via, come ci consigliano: torneremo invece a fotografarli, forse li fotocopieremo (sotto casa c’è una copisteria) un altro giorno, per ora li guardiamo soltanto: riguardano la partecipazione di Eugenio Tinti, classe 1899, alla prima guerra mondiale.

Eugenio congedo

Parte del foglio di congedo illimitato relativo alla Grande Guerra
Gli chiediamo di ricordare qualche episodio: ci parla del Piave, ci parla delle cariche, era un Bersagliere con il cappello piumato e la tromba, e lui suonava la tromba dando la carica. Ci tornano alla memoria alcuni passi della “Canzone del Piave” ed il tributo di vite umane e di gioventù perduta che quella guerra, non meno di certo delle tante altre guerre che hanno insanguinato il Novecento, ha significato.
Eugenio Tinti è un sopravvissuto, uno che ha visto e che ha potuto raccontare: quanti altri giovani come lui non sono più tornati, quanti altri sono ritornati a casa mutilati nel corpo e nell’anima, testimoni degli orrori e delle sofferenze fisiche e morali che hanno dovuto subire, nelle fredde umide anguste trincee, nei percorsi di marcia faticosi e nelle cariche di morte! Forse gli fa fatica oggi ricordare quei momenti: non è uno sforzo soltanto mentale, è qualcosa d’altro, è la volontà di dimenticare una parte così essenziale nella storia di un uomo, la giovinezza, perduta un po’ dietro questi percorsi obbligati da un Paese che sceglieva la forza delle armi per risolvere alcuni problemi territoriali.

Eugentio Tinti, lo si capisce meglio incontrandolo, è un pacifista e quella parte di vita vorrebbe non averla vissuta ed infatti la rimuove: ma ci sono i documenti che noi riportiamo in fotografia e che costituiscono un’attestazione comunque storicamente fondamentale della sua vita, a riportare quei momenti all’attenzione di chi come noi ha pensato che fosse di grande interesse ricostruire i cento e più anni di un uomo, testimone di grandi eventi e di piccoli eventi, che hanno costellato il secolo scorso.
Ricorda anche l’infanzia e l’adolescenza, i giochi, gli amori: nella sua Poppi; ci parla della parte alta e della parte bassa, ricorda ancora il vecchio Ponte medievale sull’Arno distrutto nella seconda guerra mondiale (ora ce n’è un altro – ci dice – ma anche se gli assomiglia è tutta un’altra cosa) e la vita che si svolgeva in paese con le stradine fiancheggiate tutte da portici, ed i bagni nell’Arno in un periodo nel quale le amicizie e le storie d’amore non erano ancora contrassegnate da quei contrasti mortali che caratterizzarono gli anni del famigerato Ventennio fascista: infatti alcuni degli amici di Eugenio Tinti poi divennero suoi nemici, nel vero senso del termine in quell’ambito di guerra civile che contrassegnò lo scontro fascisti-antifascisti (fra i ricordi particolari di quel periodo, il nostro ne sottolinea due con un po’ di confusione che ci viene dissolta con l’aiuto della figlia Marite: il primo riguarda la tragica fine di un suo amico d’infanzia annegato nell’Arno: il secondo una serie di furibondi litigi di carattere ideologico con l’allora giovane capostipite della pelletteria Gucci).

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – sesta parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – sesta parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

Come scrivevo nei precedenti post fu un gruppo nutrito di noi attiviste ed attivisti del Circolo a scrivere, dopo un dibattito al quale parteciparono anche tanti militanti e simpatizzanti, i testi della “Relazione” per il Congresso. Riportammo anche alcune testimonianze, in quella parte che abbiamo descritto come “multimediale”. Tre queste voglio qui ricordare, perché mi fu rivolta in modo diretto, avendolo io invitato attraverso la figlia Valeria, incrociata sui sentieri della “Poesia”, quella di un grande dirigente del PCI, Abdon Alinovi, che ringraziammo con un lungo applauso:

“Grazie di quest’invito, partecipo da…Napoli. Interessa me, ma anche voi, capire perché Prato è stata una delle prime città italiane, 1912, ad avere un Sindaco socialista. Si chiamava Ferdinando Targetti. Nel dopoguerra e fino agli anni ’80, la maggioranza è stata sempre di sinistra e così il Sindaco. Eleggeva da sola un deputato della circoscrizione di Firenze e un senatore. Fare l’analisi, che cosa è cambiato nell’economia, nella società, nella politica , nella testa della gente? Se volete esplorare il futuro dovete analizzare il passato. Non per restaurarlo; al contrario per cogliere le contraddizioni e superarlo in avanti. Alla cieca non si va da nessuna parte. Tutto quel che vi sto dicendo viene da Gramsci. Non sono io un maestro. Grazie.”

Abdon Alinovi

Fu Elisa Valdambrini a leggere questa parte

“Nuovo Circolo – Circolo nuovo”

Da qui siamo partiti per la costituzione di un Circolo nuovo e lo abbiamo fatto proponendo di sperimentare nella pratica gli elementi costitutivi del Partito Democratico.
Lo abbiamo fatto rinunciando a rispondere, di fronte alla disillusione ed allo sconforto, con l’abbandono ed il riflusso ed abbiamo invece scelto l’impegno e la passione.
A nostro modo di vedere, occorre superare vecchi schematismi che hanno contribuito a creare da troppo tempo (ancor prima della costituzione del Partito nuovo) all’interno dei Circoli fazioni contrapposte “irriducibili e costanti” sulla base di scelte personali legittime non di certo riferibili ai valori fondamentali delineati nei documenti statutari; questi comportamenti hanno alla fine diviso, dilaniato e fatto allontanare progressivamente dal nostro
Partito forze storiche ed energie nuove che si erano a lui rivolte nella speranza di un vero rinnovamento.
Anche qui su questo territorio è accaduto; anche qui le incomprensioni hanno generato sconcerto ed imbarazzo e, per fare chiarezza una volta per tutte (un Congresso è utile anche per questo!), sarebbe stato davvero molto saggio per
tutti comprendere che l’esperienza del nostro Circolo andava da subito colta come un’occasione nuova da incoraggiare.
Si è perso tempo, tanto tempo, ma ora abbandoniamo questi rimpianti e diamoci da fare tutti insieme.

Fu Stefano Gruni a leggere quel che segue:

Struttura del Circolo “nuovo”

Sulla scorta di tutte le aspettative deluse abbiamo dunque pian piano costituito un gruppo che si ponesse l’obiettivo di rafforzare e valorizzare la nostra presenza come Partito Democratico su questo territorio, lavorando in modo aperto e democratico proponendo un approccio nuovo alla pratica politica con lo scopo di crescere soprattutto in qualità (senza escludere la quantità, riferibile tuttavia precipuamente ad una crescita numerica degli elettori) e senza porre limiti e vincoli alla partecipazione piena anche a chi non sia tesserato. In questo Circolo infatti chi desidera partecipare lo fa – e lo potrà fare – senza sentirsi obbligato all’adesione preventiva formale, avendo come unico vincolo il rispetto delle regole statutarie legate ai “fondamentali” di un Partito come il nostro, espressi nei Documenti approvati dall’Assemblea Nazionale (Statuto, Codice Etico, Regolamenti). E potrà direttamente anche decidere nella maggior parte delle riunioni; anzi sarà chiamato ad esprimersi ed a fornire utili suggerimenti. Noi ovviamente ci auguriamo che poi decida anche di aderire formalmente ma non forzeremo mai questa scelta.
Allo stesso modo, continuando la positiva esperienza dei mesi scorsi, il Coordinamento sarà composto da tutti gli iscritti; sarà eletto in questa Assemblea il Coordinatore e saranno nominati i responsabili di settore portavoce nei corrispettivi Forum provinciali.
Anche se molti di noi sono “vecchi” ci presentiamo come “nuovi” senza disconoscere la Storia del passato, quel passato che necessariamente deve essere fonte di studio da parte di tutti noi per andare avanti cercando di non ricommettere gli errori di ieri facendo tesoro delle positività espresse dai nostri amministratori e politici.

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