Archivi categoria: Ambiente

10 gennaio 2021- IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – atti di un Convegno del 2006 PREMESSA sulle iniziative del novembre-dicembre 2005 – parte terza (per la seconda parte vedi 7 dicembre)

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – atti di un Convegno del 2006 – PREMESSA sulle iniziative del novembre-dicembre 2005 Parte terza

Giovedì 17 novembre alle ore 21.00 siamo ritornati negli ambienti sotterranei del Dopolavoro Ferroviario in Piazza della Stazione il cui Circolo era gestito da Lucio La Manna e Nicola Verde e con la Compagnia Teatrale “Altroteatro” diretta da Antonello Nave è stato presentato il loro lavoro “Amico di Pasolini: Omaggio al poeta Massimo Ferretti”. Il professor Nave aveva curato già qualche anno prima una riduzione teatrale, rappresentata a Chiaravalle, tratta dalle opere di Massimo Ferretti dal titolo “Sopra il cuore”.

Venerdì 18 novembre alle 14.30, orario che consente agli studenti realmente interessati di partecipare al di fuori dell’orario di lezione siamo ritornati all’Auditorium dell’Istituto “Gramsci-Keynes” nel Polo scolastico di via Reggiana per un incontro dal titolo “Che cosa sono le nuvole: analisi di un cortometraggio” curato dal dott. Riccardo Castellacci ricercatore dell’Università di Firenze.

Con le stesse modalità lunedì 21 novembre ore 14.30 ci siamo spostati nell’Aula della Biblioteca del Liceo “Copernico” in viale Borgovalsugana 63 per un incontro sul tema “La sceneggiatura nel cinema di Pier Paolo Pasolini: dalla teoria alla pratica” a cura della dottoressa Costanza Julia Bani ricercatrice dell’Università di Pisa.

Martedì 22 novembre il nutrito cartellone presenta un altro incontro curato dalla dottoressa Stefania Cappellini presso l’Auditorium dell’Istituto “Gramsci-Keynes” nel Polo scolastico di via Reggiana, sempre alle ore 14.30 sul tema “Uccellacci e Uccellini: analisi ed approfondimenti del film”.

Il giorno successivo mercoledì 23 novembre sempre nello stesso Auditorium alla identica ora si è tenuto un incontro sul tema “La rappresentazione dell’adolescenza: percorsi fra cinema e letteratura e viceversa”, curato dalla dottoressa Costanza Julia Bani.

Venerdì 25 novembre alle 14.30 abbiamo previsto di replicare nell’Auditorium del “Gramsci-Keynes” particolarmente adatto per eventi teatrali il lavoro di Antonello Nave già rappresentato nella sede del Circolo del DLF.

Nello stesso giorno alle ore 21.00 curato dalla Circoscrizione Ovest presso il Circolo ARCI “Renzo Grassi” di Narnali in via Pistoiese 500 viene presentato il documentario “Pasolini: una disperata vitalità” collage di testi poetici di Pier Paolo Pasolini, recitati da Laura Betti che nel 1996 ne ha curato la regia teatrale. L’incontro coordinato dalla Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Ovest, Monia Faltoni, è condotto da Riccardo Castellacci.

Martedì 29 novembre alle ore 21.00 siamo poi ospitati dal Teatro “Magnolfi” in via Gobetti dove, in collaborazione con l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) viene presentato un video di Carlo Di Carlo “Primo Piano: Pier Paolo Pasolini” e un nuovo libro di Italo Moscati “Pasolini Passione”. Regista e autore sono presenti. Il coordinamento è di Giuseppe Maddaluno.

Venerdì 2 dicembre a cura della Circoscrizione Nord presso l’Auditorium della Scuola Media “E. Fermi” in via Gherardi 66 un altro nuovo evento teatrale “Dedicato a Pier Paolo Pasolini un poeta contro” con Giovanni Fochi che ne cura la regia e con la musica originale orchestrata da Alessandro Cecchini. Coordina l’evento Mario Barbacci presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Nord.

Il denso programma si conclude martedì 6 dicembre alle ore 21.00 presso la Sala “don Lorenzo Milani” della Circoscrizione Est in Viale De Gasperi 63 dove il gruppo teatrale del Lieco “Copernico”, “Poetar Teatrando” diretto dalla professoressa Angela Pagnanelli presenta “”Passione vs Ideologia” un collage di testi tratti dalle opere di Pier Paolo Pasolini.

Nell’occasione i Presidenti delle Commissioni Cultura coordinate da Giuseppe Maddaluno annunciano l’intendimento di organizzare nel corso della prima metà dell’anni successivo un Convegno dedicato al tema che è stato posto nel titolo della Rassegna di fine 2005, “L’universalità dell’opera di Pier Paolo Pasolini . non una commemorazione, non un banale rimpianto ma tanto desiderio di capire e di riappropriarsi del suo pensiero a trent’anni dalla sua morte”.

23 dicembre – DENTRO IL LOCK DOWN – Quesiti irrisolti di una fine anno davvero enigmatica

DENTRO IL LOCK DOWN – Quesiti irrisolti di una fine anno davvero enigmatica

Leggo della volontà da parte di Zingaretti (e del PD?) di andare ad un accordo elettorale con il Movimento 5 Stelle nel caso in cui fosse inevitabile il ricorso alle urne in un prossimo immediato “futuro”. La considero un’idea da “libro dei sogni” ed è la dimostrazione della scarsa serietà della Politica di questi giorni nei quali invece dovrebbe prevalere il senso di concretezza. Come si potrebbe mettere in piedi una “coalizione” che tenga dentro PD e M5S senza fare ancora una volta i conti con i sostenitori “renziani”, laddove fosse proprio il loro leader di riferimento a portare a termine l’idea di far cadere l’attuale Governo ed il suo Presidente del Consiglio? La domanda ha una sua logicità ed è da collegare ad una realtà che troppo spesso è ignorata dalla maggior parte dei commentatori politici: “ignorata”, dimenticata e/o sottovalutata!

Quando Renzi ha lasciato il Partito Democratico non tutti i suoi “fedelissimi” sono transitati nella nuova formazione. Una parte considerevole è rimasta all’interno del “vecchio” partito. Questa mia idea non può essere sic et simpliciter considerata una delle tante forme di ossessione da parte di chi, come me, con l’avvento di Renzi, ha lasciato il Partito, denunciando l’impossibilità di continuare a costruire quella forma di Partito aperto accogliente e pienamente democratico nato dalle forze politiche precedenti, di Sinistra e di Centrosinistra. Non è un’ ubbìa anche perché è confermata a pieno da alcune presenze spurie all’interno degli organismi dirigenti, dove – come accade in Toscana (!) – la maggioranza non è “zingarettiana” ma “ex-renziana”. Prova ne sia ulteriormente la scelta fatta in previsione delle elezioni regionali del 2020 che hanno visto prevalere la figura di Eugenio Giani; per aggiungere che al vertice del Partito Democratico in Toscana è una delle fedelissime del “giglio magico”, Simona Bonafè, tra le coordinatrici della campagna elettorale di Matteo Renzi per le primarie del 2012; ed ancora che basterebbe osservare la composizione degli organismi territoriali, dove l’ala zingarettiana, vincente nelle Primarie,  non riesce a spiccare il volo, segregata ai margini e silente, forse al solo scopo di preservare ipocritamente l’integrità del corpo del partito.

Di fronte a questo scenario poco entusiasmante i commentatori potrebbero trovare la risposta a “E’ mai possibile che una forza che a malapena raggiunge tra il 2 ed il 3 per cento dei consensi nei sondaggi frequenti abbia tale forza di ascolto nella compagine governativa?”. La risposta sta insita nel peso su cui i “renziani” di “Italia Viva” possono contare non sono soltanto in quel misero 3 per cento scarso ma in una considerevole parte del Partito Democratico. Una volta, però, svelato il segreto, ritornando al quesito “nascosto” tra lerighe della prima parte di questo post, occorrerebbe capire intanto quali speranze nutra l’attuale leader del PD in merito ad una futura alleanza con il Movimento 5 Stelle che fosse attaccato ai suoi vertici con una crisi del Governo “Conte” ed in secondo luogo che senso avrebbe presentare all’elettorato una coalizione più o meno “fotocopia” di questa.

Cani gatti e figli – il nostro “primo figlio” era “peloso” parte prima

Cani gatti e figli – il nostro “primo figlio” era “peloso” parte prima

…1….

Non ho avuto mai una grande passione per i cani per diversi motivi. Innanzitutto trovo che possono anche essere fedeli ma non sono autonomi, e quindi sono molto lontani dal mio prototipo di riferimento animale ed umano: un cane avrà sempre dei “padroni” o “il padrone”.  In secondo luogo, anche se per una ragione molto simile alla prima, hanno bisogno di essere “accompagnati” e di essere “curati” (non escono da soli nè sono in grado di provvedere alle loro deiezioni in ambienti ristretti, producono una salivazione eccessiva e nn sono in grado di autoregolarsi nelle pulizie: in sintesi, spesso “puzzano”). Hanno la necessità di essere “portati” fuori e lì, complici “padroni” incivili (non tutti, per fortuna, ma tanti e troppi!), alzano la loro gambetta, di solito quella più vicina ad un muro o ad un oggetto solido, per pisciare e poi… non si limtano a questo e producono altri tipi di deiezione qui e là. Spesso ringhiano ed abbaiano non sempre in modo logico: lo fanno esclusivamente in modo selvatico per difendere il loro territorio. Indubbiamente svolgono anche un ruolo di difesa della proprietà del loro padrone. Spesso lo fanno mentre stanno in casa, abbandonati da “padroni” che li trascurano, ed in quel caso a volte disturbano il vicinato di giorno e di notte. Per tutti questi motivi non ho mai avuto un mio “cane” ma ho accolto quelli di altri con il rispetto dovuto anche ai loro padroni. A qualcuno di loro accennerò.

I gatti, sì, mi sono sempre piaciuti per la ragione opposta a quella che provoca in me una repellenza verso i cani. Sono liberi, autonomi, pieni di inventiva, sorprendenti nella varietà di espressione della loro essenza; le loro azioni sono irripetibili e le reazioni esprimono un livello di partecipazione unico nel suo genere. Ne ho avuti sin dalla mia più tenera età ed a loro ho dedicato anche liriche infantili che ho scoperto essere rimaste nella memoria di qualche compagno di scuola  (da qualche parte ho anche i manoscritti), e ringrazio ancora quanti, tra i felini, mi hanno fatto compagnia nella solitudine da “figlio unico”.

Crescendo, poi, avendo sempre meno tempo (ero in perenne fuga) e rimanendo spesso lontano da casa non ho avuto altri amici pelosi, anche se i miei genitori per ragioni forse associabili alla mia assenza hanno continuato ad averne. Quando poi ho incontrato Mary e sua sorella Teresa ho conosciuto anche “Pallina” un siamese bisbetico ed umorale, che provava grandi simpatie ma altrettante insofferenze verso alcuni ospiti, ai quali riservava minacciosi agguati. Credo di poter dire che, pur non essendogli (“gli” e non “le” perchè “Pallina” era un gatto maschio) del tutto simpatico, mi sopportava ma non mi riservava per niente attenzione, vale a dire che “mi snobbava” fin quando, poi, per una serie di vicende di tipo sanitarie (veterinarie) non ebbe bisogno lui di coccole. D’altra parte, è nel DNA dei felini, questo adattarsi al bisogno.

16 dicembre ESTATE 2020 – parte 8 – su per Campiglia (per la 7 vedi 20 novembre)

ESTATE 2020 Parte 8 – Campiglia

Timidamente e condizionati dalla presenza canina, abbiamo suonato alla porta e Patrizia dall’alto di una scala interna ci ha detto di salire. Ci mostra l’appartamento e ci anticipa che ad ogni modo non intende affittarlo: ci verrà lei: anche a causa della pandemìa, quest’anno, diversamente dal solito, a luglio non andrà all’estero. Ci mostrerà poi un altro appartamento di un suo amico. In realtà avevamo capito che per luglio sarebbe stato disponibile e siamo in qualche modo delusi anche se non lo lasciamo intravedere. Dal soggiorno si gode una straordinaria vista su tutta la pianura. Ad ogni buon conto, anche se l’appartamento è di certo collocato in un contesto davvero affascinante, guardandoci negli occhi, io e Mary, ci comunichiamo un certo imbarazzo ed un segreto sospiro di sollievo. In realtà, un po’ ci aveva spaventato l’idea di dover percorrere tutti i giorni quei tornanti con l’auto e quelle stradine scoscese a piedi, semmai con bagagli e varie borse delle spese alimentari che di solito sono abbondanti.

Patrizia ci mostra gli altri ambienti: l’appartamento è un insieme di camere che si innestano su un corridoio formato da una doppia scalinata interna: si tratta di un terratetto ed in qualche modo più che le tipologie toscane a me ricorda ambienti mediterranei, come quelli della mia isola, Procida. Sarà perché da lì lo sguardo si spinge verso il mare, lo stesso nel quale ho navigato per tanti anni sin dalla prima infanzia, il Tirreno.

Lo dico alla padrona di casa e i miei occhi luccicano di malinconia.

Patrizia, però, vorrebbe non deludere quelle che giustamente considera le nostre aspettative: ci propone di visionare un altro appartamento poco distante. Lasciamo i due cani a far da guardia alla casa: le porte sono aperte proprio come nelle abitazioni isolane a mia memoria – anche se forse nel tempo questa abitudine è andata a modificarsi. Ci spostiamo di un centinaio di metri poco più in giù in una stradina parallela. L’abitazione è molto più angusta e poco luminosa (non c’è lo stesso affascinante affaccio della casa di Patrizia), anche se ben arredata con il segno della Cultura: ci sono tanti libri. Apprezziamo proprio questa caratteristica, rivelando che tuttavia non può essere per noi: a stento ci staremmo Mary ed io.

Patrizia comprende e decide di sentire una sua amica, che possiede altro immobile. Nel mentre cerca di contattarla, usciamo per recuperare i due amici custodi della casa. Insieme a loro ci spostiamo verso la piazza e ritorniamo in Piazza del Mercato, dove ci lascia con i due cani, i cui guinzagli vengono legati ad uno di quegli anelli che verosimilmente in un borgo agreste come Campiglia servivano a legare le cavezze degli equini,  e si inoltra in un vicolo per poter  contattare in modo diretto l’amica, che non si riesce a rintracciare a telefono.

I due cani sono molto diversi tra loro e solo uno appare innervosito dai vari passaggi di altri cani al guinzaglio dei loro padroni; l’altro appare quasi infastidito da quell’atteggiamento.

15 dicembre – DENTRO IL LOCKDOWN – le disuguglianze tra “pregresso” e “futuro” parte 1

DENTRO IL LOCKDOWN – le disuguglianze tra “pregresso” e “futuro”

Non ci voleva la sfera di cristallo per capire che con la diffusione del contagio e le scelte sacrosante del Governo nel voler limitare al massimo la circolazione delle persone e del virus una parte della popolazione italiana avrebbe subìto gravi contraccolpi economici, per tutta una serie di motivi.

In primo luogo, come mi ostino da un po’ di tempo in qua a evidenziare, va considerato il “pregresso”. Non possiamo dimenticare infatti che in Italia una gran parte del “lavoro” non è svolto alla luce piena del sole: la piaga del “lavoro nero”  è pratica diffusa, lo è stata e lo era anche quando la pandemìa ha prodotto i suoi effetti negativi sulla “nostra” società.

Chi lavora in modo irregolare totalmente senza coperture assicurative previdenziali è stato condizionato in modo tale da non poter vantare le giuste coperture statali (i cosidetti ristori); laddove poi il datore abbia eluso la dichiarazione di una parte del tempo lavoro l’operatore dovrà contare solo su quel che è stato dichiarato che molto spesso è una parte minima del totale ricevuto.

In una realtà come quella del nostro Paese in cui non si sono  ricercati metodi per abbattere questa piaga il risultato della chiusura per alcuni mesi di molti esercizi commerciali e di tante altre attività artigianali ed industriali è stato drammatico per tante famiglie.

Si sono fermate anche tutte le attività collegate al Turismo, al Teatro, alla Cultura in generale. Le città si sono svuotate e si è diffuso il pessimismo, temperato solo da una forma quasi naturale di resilienza, che in larga parte della società è riuscita a creare anche qualche progettualità innovativa.

Senza dubbio, però, alcuni errori fondati essenzialmente su egoismo e scarso senso pratico di prospettiva hanno prodotto immensi danni aprendo le porte alla “ripresa” di una pandemìa che a questo punto ha decimato la popolazione soprattutto quella anziana. Le immagini della coda della nostra estate con le discoteche piene di giovani festanti sono state l’annuncio dei danni che sarebbero stati inferti dalla diffusione dei contagi. Può anche darsi che non siano stati “solo” quei giovani, come spesso sentiamo dire da chi non vuole gettare la croce sul desiderio di socialità che emerge da quelle immagini, ma è un dato di fatto che la stragrande maggioranza delle persone adulte o in ogni caso rispettose delle prescrizioni,  e soprattutto quelle “anziane” come me, ha mantenuto una condotta di vita super prudente, tenendosi lontano da quelle tentazioni.

Ritornando al “tema” richiamato dal titolo passerei ad evidenziare l’urgenza di procedere ad una revisione dei nostri stili di vita. Se da una parte la piaga del lavoro nero ha contribuito a creare “povertà” dall’altra sono state le nostre abitudini a produrre un vero e proprio disastro “a catena”: moltissimi hanno vissuto al limite o superando il limite delle proprie possibilità, spendendo quanto guadagnavano o addirittura di più. Questo stile ha ovviamente creato una “cultura” dello sperpero cui sono state date naturalmente risposte da parte degli esercenti, per cui molte attività commerciali si sono diffuse “al di là del reale bisogno” . La pandemìa ha ovviamente creato un vuoto che ora difficilmente potrà essere colmato senza una vera e propria restyling delle nostre abitudini.

8 dicembre – DENTRO IL LOCKDOWN – I GIOVANI la “rivoluzione mancata” – una passerella di inutili insignificanti personaggi gli aspetti positivi e il lavoro delle api parte 2

DENTRO IL LOCKDOWN – la “rivoluzione mancata” – una passerella di inutili insignificanti personaggi ed il lavoro delle api

Nel corso degli ultimi anni abbiamo troppo spesso “parlato” delle “magnifiche sorti e progressive” del nostro mondo ma poco o nulla è stato fatto per realizzarle. Esistono funzioni diversificate che devono pensare ad essere complementari per mirare all’ottenimento degli obiettivi sognati annunciati e mai attivati. Questi eventi drammatici dovrebbero aver prodotto accanto alla necessaria resilienza una progettualità a medio e lungo termine, partendo dall’utilizzazione delle immense risorse umane disperse (non solo quelle che hanno trovato spazio all’estero; anzi, quelle sono utilissime dove sono per recuperare il nuovo know how  accumulato: qui, nelle condizioni attuali si disperderebbero inutilmente) in mille rivoli nell’accettazione di lavori umilianti sotto pagati malpagati pagati a nero. C’è da far partire per davvero (non attraverso lo strumento della bocca) una rivoluzione tecnologica che non sia esclusivamente impiegata per l’ottenimento di risultati utili a questa o quell’azienda.

La realtà che sta emergendo è deludente: quando ci si è resi conto che per fronteggiare la pandemia avremmo dovuto “fermarci” in tanti, un po’ per consolazione un po’ per dabbenaggine un po’ perchè ci si credeva davvero, abbiamo annunciato che non tutti i mali vengono per nuocere e che ne saremmo venuti fuori “migliori”.

Da una parte oggi avvertiamo la delusione ma non ci sentiamo ancora perdenti in quella direzione. Si può ancora sperare anche se molti sono i segnali che ci condizionano verso un pensiero negativo. E non ci aiuta quella congerie di inutili personaggi che a pagamento ogni giorno e più volte al giorno appaiono sugli schermi televisivi a raccontarci il tutto ed il suo contrario spargendo saggezze banali come se dovessero essere verità assolute. Tra l’altro non riescono neanche a condizionare in modo efficace gli imbecilli che se ne strafregano delle regole e le piegano ai loro esclusivi vantaggi. Questi ultimi sono intercambiabili; si riproducono progressivamente: non può essere che così, non è pensabile che nessuno di loro in questi mesi non sia stato colpito in modo diretto o indiretto dalla pandemìa e non abbia dunque avuto alcun pur minimo segno di resipiscenza.

Un altro elemento di delusione sempre riferito a quei sentimenti collettivi di positività che durante il primo lockdown venivano trasmessi dai balconi è emerso pian piano: corruzione e malaffare hanno proseguito ad allignare sotto traccia e varie indagini ancora in corso ne approfondiranno la gravità.

In realtà bisogna anche render conto di tutta una serie di aspetti positivi che sono emersi e che – lo si spera – possano sospingere a scelte migliorative: uno di questi aspetti riguarda il nostro ambiente. Poco prima che l’epidemia scoppiasse e divenisse pandemia avevamo assistito a raduni oceanici a favore di uno sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico progressivo portato avanti dalla giovanissima attivista svedese Greta Thunberg. Il processo negativo non si è arrestato a livello globale ma nelle nostre campagne, nei parchi, nei giardini anche quelli piccoli e privati c’è stata una straordinaria fioritura e anche i successivi raccolti sono stati abbondanti. “Le api hanno svolto con tranquillità il loro lavoro!”

Environmental activist Greta Thunberg, of Sweden, addresses the Climate Action Summit in the United Nations General Assembly, at U.N. headquarters, Monday, Sept. 23, 2019. (AP Photo/Jason DeCrow)

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – atti di un Convegno del 2006 – PREMESSA sulle iniziative del novembre-dicembre 2005 – parte seconda per parte prima vedi 13 novembre

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – atti di un Convegno del 2006 – PREMESSA sulle iniziative del novembre-dicembre 2005 – parte seconda

Nell’occasione avemmo anche la collaborazione dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, con il quale avevo avviato un intenso rapporto di cooperazione sin dalla mia esperienza con il Cinema di Gillo Pontecorvo (vedasi tutta la serie di miei post dedicati a “Giovanna”, figura inventata ma realistica di operaia tessile in lotta per la conquista dei diritti – particolarmente quelli delle donne – negli anni Cinquanta qui a Prato).

Altra collaborazione preziosa fu quella del Dopolavoro Ferroviario di Prato in Piazza della Stazione che in quel periodo era condotto dal punto di vista gestionale ma con una propensione particolare allo Sport ed alla Cultura da Lucio La Manna e Nicola Verde.

Ad ogni modo ora scenderemo nel dettaglio, in questa Premessa agli Atti del Convegno del 27 aprile del 2006, relativamente alle iniziative che si svolsero nell’intera città di Prato tra il novembre ed il dicembre del 2005 a trenta anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini.

Il 4 novembre del 2005 alle ore 12.00 presentammo alla Stampa e ad un pubblico scelto rappresentativo del mondo scolastico cittadino il Programma delle inziative. Il luogo scelto fu l’Istituto “Tullio Buzzi” in Viale della Repubblica 9 non molto distante dalla sede della Circoscrizione Est di Viale De Gasperi 67, luogo operativo principale (vedasi foto di uno degli incontri svolti nella Sala “don Lorenzo Milani”).

La prima iniziativa era prevista lunedì 7 novembre e già dava il segno della rilevanza del complesso di proposte che travalicavano i confini provinciali e accoglievano gruppi nazionali. L’avevamo concordata con la Circoscrizione Sud ed il coinvolgimento operativo della Circoscrizione Centro (anche perchè dovendo coinvolgere gli Istituti di Scuola Media Superiore questi ultimi non erano presenti sul territorio Sud ma quasi tutti afferivano al Centro). Infatti l’evento del 7 novembre fu organizzato nell’Auditorium dell’Istituto “Gramsci-Keynes” nel Polo Scolastico di via Reggiana, dove confluiscono altri Istituti come il “Dagomari” ed il “Datini”. L’importanza dell’iniziativa non era solo la presenza di più Enti amministrativi ma in modo particolare la cooperazione tra il Teatro Stabile della Toscana “Metastasio” di Prato e la Compagnia Teatrale Mercadante Teatro Stabile di Napoli. Non solo questo, però! Lo spettacolo, perché di questo si trattava, era coprodotto dal Teatro “La Baracca” di Maila Ermini. “Idroscalo 93” (il riferimento del titolo è al luogo preciso di Ostia dove fu trovato il corpo senza vita di Pasolini) portava la firma di Mario Gelardi con la consulenza di Carla Benedetti ed era interpretato da Ivan Castiglione e Daniele Russo.

La seconda iniziativa era per venerdì 11 novembre ore 21.00 presso gli spazi naturalmente scenografici del Dopolavoro Ferroviario in Piazza della Srazione 22. In quella occasione fu la Compagnia teatrale “Per l’acquisto dell’Ottone” diretta da Viviano Vannucci e Andrea Bianconi a presentare la messa in scena di “Che cosa sono le nuvole: Pasolini riscrittore”, chiaro riferimento all’episodio cinematografico del film “Capriccio all’italiana”.

Con la terza iniziativa avviavamo una serie di incontri di approfondimento su alcuni aspetti della vita e delle opere letterarie di Pasolini. Il mercoledì 16 novembre alle ore 14.30 eravamo nell’Aula della Bibilioteca del Liceo Scientifico “Copernico” in viale Borgovalsugana 63. A relazionare sul tema “Pasolini viaggiatore e reporter” fu la dottoressa Stefania Cappellini, ricercatrice dell’Università di Pisa.

DENTRO IL LOCKDOWN – quel che cambia (e non è tutto positivo; anzi!) – alcune immagini

DENTRO IL LOCKDOWN – quel che cambia (e non è tutto positivo; anzi!) – alcune immagini

La pandemìa ha condizionato le nostre vite. Lo ha fatto in modi molto diversi e distanti in modo contraddittorio. Per poter comprendere meglio alcuni aspetti dobbiamo tuttavia aprire una finestra immaginaria nelle nostre menti e far lavorare la memoria.

La nostra memoria non dovrà fare grandi salti indietro; basterà rileggere le cronache del 2019, del 2018, del 2017 et cetera.

Si potrebbe cominciare a rivedere quelle scene di massa che hanno caratterizzato molte fasi delle campagne elettorali; ne assumo una esemplarmente – quella in cui il 14 novembre del 2019  pochissimi giorni prima che si scoprissero in Italia i primi due casi della pandemìa  (30 gennaio 2020) un nuovo movimento nato da un tam tam su Facebook si presenta nella piazza di Bologna. Si tratta delle Sardine che sin dal primo momento mi sono apparse “contro” qualcosa ma senza una vera e propria proposta omogenea e complessiva. Le Sardine hanno svolto un ruolo per il quale vanno ringraziate ma che si è in gran parte consumato e che, come tanta altra (“altra” perchè non è chiaro se le Sardine abbiano o meno una gestione economica  “occulta”) parte della Politica “povera”, potrebbe essere destinata a soccombere di fronte a quanti agiscono all’interno di organizzazioni politiche che detengono poteri così forti da non consentire la piena pratica e realizzazione delle libertà. Intorno a questi temi ho già espresso forti timori, pur nella consapevolezza, ahimè, della impossibilità di soluzioni diverse ed alternative in questo drammatico tempo di pandemìa. Le “sardine” sono un soggetto di tipo mediatico, un “fenomeno”: alcuni di loro “forse” troveranno “posto” nei meccanismi politici, normalizzandosi oltre ogni possibile immaginazione, così come si sono normalizzati tanti tra quelli che “strillavano propositi rivoluzionari” negli anni Settanta e Ottanta e a quegli anni sono sopravvissuti.

Rimane in piedi questa perplessità generale su quel che ci attende, rispetto alle pratiche “democratiche” cui eravamo abituati. Ma ne riparleremo, di certo.

Di Andol – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=77362976

Un’altra immagine tra promesse del recente passato e speranze del prossimo futuro è quella dei grandi raduni internazionali organizzati da “Friday for Future” in tutto il mondo (“Venerdì per il Futuro” la traduzione alla lettera in Italia) a difesa dell’Ambiente contro il riscaldamento globale ed il conseguente cambiamento climatico. Senza dubbio, essendo un movimento “tematico”, i suoi leaders  sostenitori sono in possesso di una forte struttura di contenuto prima di assurgere a “simboli” del tempo che viviamo. La maggiore leader di “Friday for Future” è Greta Thurnberg ed, essendo giovanissima e determinata, dovrà darsi da fare parecchio nei prossimi mesi, soprattutto già da subito perché l’ansia di ripresa che le strutture industriali hanno posto in essere in questa fase di ripartenza produttiva sta già mostrando i suoi limiti ambientali ecologici con innumerevoli agenti inquinanti disciolti nelle acque e nell’aria, con più scarsi controlli e con danni incommensurabili.  Quelle “masse” di giovani che si sono occupati di questi temi dovranno forse rivedere le modalità per poter diffondere una cultura ambientale diversa da questa che ancor ora ci preoccupa. Dobbiamo sostenerne la forza per dare loro ancora più vigore; ma per fare questo bisogna convincere tutti coloro che “oggi” detengono i poteri che la Terra non appartiene loro e bisogna preservarla, semmai migliorandone le condizioni, a coloro che verranno “naturalmente” dopo di noi. E’ una battaglia contro anche questi “egoismi” così come occorre battere altre forme di “egoismo”. Ne parleremo più avanti.

DENTRO IL LOCKDOWN – riflessioni e domande

DENTRO IL LOCKDOWN –   riflessioni e domande

Il caleidoscopio colorato dell’Italia Covid19 sembra virare verso il “giallo” all’interno di una commedia dell’ipocrisia che ci riporta alle consuete valutazioni nei confronti della “pratica” politica.

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

I cambiamenti auspicati forse non vedranno neanche la luce, abortiti all’interno delle convenienze ed in barba alla necessità primaria che in un ordine di valori dovrebbe vedere in primo luogo la salvaguardia della Salute pubblica. Se proprio si vuole dare uno sguardo al termometro della mia complessione, esso vira verso il maltempo, la depressione. E ciò è dovuto alla consapevolezza che il nostro destino è oggi nelle mani non solo di governanti imbelli, ma anche di quella parte di Opposizione al Governo che si pone come obiettivo quello di mettersi alla testa di coloro che, a vario titolo e per ragioni molto spesso contrapposte (commercianti, mercanti da una parte e consumatori dall’altra), sono pronti ad approfittare di una deregulation pericolosissima soprattutto per chi rischia maggiormente la propria vita.

I governanti, ivi compresi gli esponenti locali, soprattutto regionali, utilizzano solo per mostrarsi “saggi” parole di prudenza. Sono pronti ad intestarsi un passaggio di colore come una propria vittoria; chiaramente strizzano l’occhio alle categorie commerciali e pubblici esercizi che hanno visto, non diversamente da altri settori – penso a quello dello spettacolo cui sono affezionato – una catastrofica riduzione dei loro cespiti.  Il rischio che si corre con la “riapertura” – pur con regole dichiarate “ferree”(!) – è di dover assistere su ogni parte del nostro territorio urbano alle stesse scene di affollamento vedute in Lombardia e Piemonte qualche giorno fa, quando si “festeggiava” semplicemente un cambio di colore da “rosso” ad “arancione”. Chi impedirà che ciò accada? Ciascuno di noi potenzialmente potrebbe accampare pretese in tal senso: perché i miei vicini vanno in Centro a fare lo shopping di Natale ed io no? E’ quel che hanno pensato a Torino e a Milano ed è quel che penseranno a Firenze, a Napoli, a Palermo e via dicendo. Ho la sensazione che non sia stata compresa a pieno la gravità della situazione e che qualcuno – molto in alto – stia a sperimentare sulle masse per seguire la diffusione del virus.

In tutto questo prosegue la “telenovela” della Scuola.

Lo ripeto: sono pienamente convinto che la chiusura delle scuole sia una iattura che rischiamo di dover pagar caro.

Di poi però mi piacerebbe che quei genitori, quegli studenti, quei docenti, quei dirigenti e tutti i “soloni” politicanti che in questi giorni elevano funerei lai sulla Scuola al tempo del Covid fossero davvero consapevoli di cosa era la SCUOLA italiana prima che questi eventi drammatici ci hanno condizionato così come oggi si vede.

Su 35 paesi europei siamo al 30mo posto per abbandono scolastico; peggio di noi solo Bulgaria, Romania, Malta, Spagna e Islanda. I dati sono del settembre 2020 ma chiaramente si riferiscono al pregresso (certamente in questo periodo sono di gran lunga aumentati; ma – per effetto della pandemìa – sono generalizzati).

Gli edifici scolastici, cari genitori, sono abbondantemente inadatti a contenere il numero di studenti che vi erano ammassati: una delle cause dell’abbandono è dovuto anche a questi motivi. Cari genitori che così ardentemente chiedete la riapertura della Didattica in presenza dove eravate “prima” che questo “cataclisma” scoppiasse?

Middle school students demonstrate against distance teaching, in front of the Piedmont Region headquarter, in Castello square, Turin, 30 November 2020. ANSA /JESSICA PASQUALON

DENTRO IL LOCKDOWN I rischi per la tenuta democratica: non solo inutili allarmismi parte 1

DENTRO IL LOCKDOWN    I rischi per la tenuta democratica: non solo inutili allarmismi 

In questi giorni ho trattato in modo quasi quotidiano i temi del lockdown e le mie riflessioni hanno oscillato tra pessimismo ed ottimismo, anche se i miei punti cardinali di riferimento sono stati e rimangono Gramsci e Pasolini.

Non mi ripeto e per questo oggi il pendolo si piega verso il negativo, il pessimismo.

A indurmi in tale impantanamento hanno contribuito un virologo ed una “compagna” di avventure politiche.

Mi spiego meglio, superando il cripticismo.

Esistono pochi, anche se a volte ci appaiono in tanti, che hanno veementemente professato il loro rifiuto verso l’utilizzazione di vaccini; allo stesso tempo esistono alcuni che hanno alzato forte il loro allarme sul rischio che corre la Democrazia. Ai primi non ho mai dato credito, perchè forte è stato il controllo sugli esiti dalla somministrazione dei prodotti a salvaguardia di alcune diffuse e terribili patologie e non vi è stato alcun riscontro intorno alla loro pericolosità. Ai secondi ho riservato invece una forma di scetticismo, motivato dalla consapevolezza dell’esigenza di interventi pur temporanei che fossero rigorosi energici e risoluti ancor più di quanto non sia poi stato attuato.

Questo, in sintesi, quel che ho creduto fino a pochi giorni fa: verso i secondi sono stato molto più prudente di quanto non abbia fatto con i primi, ai quali proseguo ad assegnare degradanti patenti.

Pur tuttavia, quando l’altro giorno un autorevole virologo ha cominciato a nutrire qualche dubbio sull’efficacia dei vaccini così rapidamente a quasi-diretta disponibilità delle masse, ho avviato una riflessione, che va oltre: mi sono chiesto e non trovo risposte adeguate se fossero state attivate da parte dei ricercatori le opportune necessarie verifiche su fasce di età diversificate scientificamente ed in particolare su possibili interazioni nocive tra vaccino antinfluenzale e quelli che dovranno contrastare il Covid19.

Collegato a quel che potrà significare, con esiti positivi, l’inoculazione del vaccino contro il Coronavirus19, ho allargato la mia visione “pessimistica” al fatto che, dovendosi trattare di un prodotto estremamente necessitato per la “vita” di tutti, nessuno escluso  – a partire dai più anziani e più deboli (che notoriamente sono categorie affini), la disponibilità potrebbe variare a seconda della qualità economica del mercato.

Apparentemente quel che ho scritto qui sopra è di una eccezionale gravità e si potrebbe ascrivere ad uno stato di prostrazione pessimistica eccezionale. Ma di tanto in tanto mi è capitato di sentire di peggio e di sentirlo non in modo furtivo ma con dichiarazioni esplicite. Spero siano solo mie “voci di dentro” malevoli. Ma quando fuori ai nosocomi nelle grandi città ci sono file di ambulanze in attesa e nei corridoi gli ammalati attendono di poter essere collocati a seconda della gravità delle loro condizioni allorquando non vi sono alternative logistiche a disposizione ed è assai urgente intervenire, si procede ad una scelta drammatica.

….a questo punto  interrompo il mio “scriptum” e riporto uno degli articoli dai quali si rileva che le mie parole non sono personali “ubbìe” di vecchio decrepito:

https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_09/coronavirus-scegliamo-chi-curare-chi-no-come-ogni-guerra-196f7d34-617d-11ea-8f33-90c941af0f23.shtml

Questa è una “situazione di guerra”.

…. prosegue “DENTRO IL LOCKDOWN    I rischi per la tenuta democratica: non solo inutili allarmismi”