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RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 2 e finale

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RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 2 e finale

“Un blog non può neanche lontanamente risolvere i problemi ma può denunciarli annunciarli ed avviare una ricognizione, suscitando attenzione e dibattito”

Ognuno ha pensato a rincorrere i propri vantaggi, le proprie rendite di posizione: politici, imprenditori, intellettuali, quelli che avrebbero potuto e non hanno agito, tanti di quelli che oggi ancora sopravvivono a se stessi, complice il vento di rinnovamento ipocrita che sta investendo la nostra società. Non sarà facile modificare quello che oggi vediamo, per cui ne traggono vantaggio “politico” – in netta e chiara malafede – coloro che spingono a scelte estreme come i blitz hollywoodiani con grande utilizzo di mezzi e di uomini, coloro che urlano in modo insensato che “devono andare tutti via” o che “ci hanno portato e ci portano via il lavoro”, coloro che parlano più alla pancia che alle menti. Ed allora mi vengono in mente due film particolarmente significativi anche se non si tratta di “capolavori”; il primo è già chiaro dal titolo: “Un giorno senza messicani”. Eh già, meno male che si tratta di un solo “giorno”, anche perché i poveri americani non ne saprebbero fare a meno, visto che i messicani svolgono in quella città al confine fra gli States ed il Messico lavori molto umili ma altrettanto utili; eppure di questi messicani si dicono le cose peggiori fin quando non ci si rende conto della loro “utilità” fino ad allora mai riconosciuta. L’altro film è “La macchina ammazzacattivi” (1959) di Roberto Rossellini, una sorta di “favola dark nostrana” e lo utilizzo semplicemente per suggerire un sistema risolutivo per eliminare tutti quelli che non ci piacciono, quelli che anche temporaneamente ci disturbano, che sono colpevoli di qualcosa che non riusciamo nemmeno a spiegarci: lo hanno fatto anche in passato, ad esempio, con gli Ebrei, con i disabili, con i rom, con gli omosessuali, con gli oppositori. Che dite? Ci si vuole provare ancora una volta? Forse una sparizione “temporanea” – ma non di un solo giorno – potrebbe servire a togliere il velo che copre il preesistente “degrado” di cui non si vuole essere consapevoli per non assumersene in quota parte le profonde e fondamentali responsabilità.
Noi non pensiamo tuttavia di poter proporre soluzioni ma non vogliamo rinunciare a leggere, studiare, approfondire la realtà che ci circonda sapendo anche che lo facciamo in modo parziale e gravato da forme di ideologismi che si sono andati accumulando nel tempo e che difficilmente potremmo superare senza un “reset” impossibile per ora nel cervello umano. Ad ogni modo è del tutto evidente che il nostro Paese, e con esso la città di cui abbiamo parlato, evidenzia un’arretratezza “culturale” che la sua Storia non merita, anche se tale “gap” è inscritto nella sua Storia. Ne sono prove certe le difficoltà del settore dell’istruzione che ormai non forma più adeguati “quadri” dirigenti e professionisti: i migliori studenti, al termine del loro percorso formativo, frustrati da una costante sottovalutazione del “merito” e da una sopravvalutazione di ben altre doti non sempre significative dal punto di vista delle relative competenze, trovano il loro spazio vitale in altri Paesi, dai quali difficilmente tornano: è questo da anni il vero drammatico “spread” che inficia l’ingente impiego di risorse a fondo perduto. I dati sono di un’evidenza assoluta anche per il settore del Turismo nel quale il nostro Paese potrebbe eccellere, “dovrebbe” eccellere. Ne parleremo ancora in uno dei prossimi interventi.

Giuseppe Maddaluno

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RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 1

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“Un blog non può neanche lontanamente risolvere i problemi ma può denunciarli annunciarli ed avviare una ricognizione, suscitando attenzione e dibattito”

RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 1

Fra le conseguenze negative della globalizzazione dei “mercati” e delle persone vi è stato di certo in contemporanea un degrado del livello di alfabetizzazione e di preparazione professionale, di acculturamento parallelo rispetto alle trasformazioni economiche e sociali che il mondo, soprattutto quello finanziario globale, stava subendo. A Prato l’imprenditoria piccola e media (ma in qualche caso anche quella medio-grande) non era stata costruita su una solida preparazione culturale ma piuttosto su una “praticità” istintiva che pure aveva prodotto eccellenze, destinate tuttavia a non reggere il passo sia per il susseguirsi di generazioni non sempre ben disposte ad una vita fatta soprattutto di sacrifici sia per il sopraggiungere di tecnologie innovative e mutamenti epocali nelle abitudini e nei consumi. Di fronte al tempo che scorre il mondo cambia e noi non sempre ce ne rendiamo conto.
La crisi del “tessile” a Prato è stata più volte annunciata ma poi in più occasioni con formule provvisorie è stata considerata come superata; ma non si è voluto riconoscere che il problema più importante era di tipo “culturale”, intendendo con questo termine la capacità complessiva di conoscere le trasformazioni ampie in atto. Ed è anche per questo che non si è percepita, forse non si è voluto, forse non si è riusciti a, percepire la cosiddetta “invasione” cinese nei suoi connotati “positivi”. Questa sottovalutazione dal punto di vista “politico” è stata “generale”, con qualche limitata eccezione, generando sia una forma di accoglienza umanitaria di tipo “cristiano” sia – dall’altra parte – un rifiuto categorico di stampo razzistico con in mezzo un atteggiamento ambiguo del tipo “non sono razzista, ma….” che si collocava in ogni caso in un’area culturalmente e socialmente assai modesta.
Se non si comprende questo punto di partenza non si è in grado di fornire alcuna soluzione al fenomeno che da un paio di decenni sta travagliando la società pratese e mettendo in crisi profonda la parte imprenditoriale “tessile”, non di certo quella immobiliarista, né quella commerciale che, grazie alla comunità cinese, ha visto, se non elevare, reggere i propri guadagni: se il mercato immobiliare è crollato meno che altrove lo si deve alla presenza straniera; se alcuni supermercati (vedi la PAM di via Pistoiese) reggono è per lo stesso motivo; se alcune concessionarie non hanno chiuso i battenti è perché hanno i migliori clienti fra la comunità cinese. Ad ogni modo il ”degrado” del territorio è direttamente collegato al degrado che la società “pratese” (quella fatta da “pratesi” doc o non doc poco importa) ha evidenziato negli ultimi venti\trenta anni e di ciò è indubbiamente colpevole la classe politica così come quella imprenditoriale e così anche l’intellighentia che non ha saputo interpretare i mutamenti e, laddove li ha riscontrati, poco ha fatto per divulgarli e chiedere alle diverse istituzioni azioni precise e decise per affrontarne le conseguenze.

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UN DOCUMENTO DEL 19 GIUGNO 2003 – TERZA ed ultima PARTE

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UN DOCUMENTO DEL 19 GIUGNO 2003 – TERZA ed ultima PARTE

Questo che segue è un mio intervento su temi che hanno conosciuto una stagione d’oro nella nostra città e che negli ultimi decenni sono stati trascurati. Il disastro che potrebbe derivare da questa negligenza potrebbe essere letale anche per la nostra Democrazia. (J.M.)

Come potete comprendere, vado recuperando la mia memoria con la speranza che non tutto ciò che è stato fatto sia stato inutile.

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Il decentramento delle attività formative sul territorio

3.
Non sembri, quest’ultima, una critica gratuita: è principalmente rivolta a quella straordinaria contraddizione che sono i “Circoli di Studio”, fiore all’occhiello della progettualità europea; come si fa a contemperare la libertà massima istituzionalizzata del concetto stesso di “Circoli di Studio” con la costrittività mortificante della burocrazia degli apparati di controllo amministrativo, che pure sono necessari? E’ una domanda semplice e difficile che purtroppo non attende risposte immediate.
Gli incontri preparatori che si sono svolti principalmente in Biblioteca, ma abbiamo anche utilizzato momenti privati per confrontarci fra un biscottino ed un caffè, sono stati, come sempre accade in queste occasioni, momenti di emissione e di immissione di diverse competenze: se eravamo già ricchi ne siamo emersi più ricchi; perché è in simili occasioni che si percepisce la vera qualità della vita, ed io non posso non ricordare un altro personaggio che ci ha lasciato nel bel mezzo di questa impresa, Eliana Monarca, alla quale tutti noi davvero dobbiamo molto e mi avrebbe fatto molto piacere continuare a lavorare con lei.
Credo che, nel concludere, proprio per significare anche la nostra precisa volontà, debba anche precisare che l’opportunità offertaci da questo Progetto possa servirci da insegnamento, sia considerando i lati positivi sia quelli negativi. Negli ultimi anni, infatti, sono partiti nella città di Prato, per volontà delle Circoscrizioni, alcuni progetti EDA estremamente interessanti; anche laddove non è stato possibile, per varie ragioni, coordinarsi, quei progetti, per la loro validità e per i risultati che hanno dato, sono tappe fondamentali del percorso EDA di tutta la città. Infatti il Coordinamento, così come io lo interpreto deve essere anche luogo, perché non accademico e teorico?, di confronto di esperienze diverse, che possono essere utili per tutti; ed è poi da quel luogo che possono emergere progetti comuni che coinvolgano non necessariamente tutte le Circoscrizioni.
Le Circoscrizioni, in ogni caso, devono essere viste come luoghi centrali essenziali per far emergere la domanda e devono essere, nel settore dell’EDA, dotate di una loro specifica autonomia da esplicare attraverso il Coordinamento. Una precisazione tuttavia va fatta: vedo il Coordinamento non come una struttura a se stante, ma come un luogo nel quale essenziale deve essere il ruolo dell’Assessorato. La richiesta più volte espressa dalle Circoscrizioni di ricevere la delega per questo settore ha valore più di un riconoscimento per il lavoro svolto che di un vero e proprio passaggio di competenze; sarebbe infatti per tutti noi più utile che da parte del Comune cui noi ci riferiamo venisse un impegno a lavorare tutti insieme per costruire progetti comuni come quello per il quale oggi siamo qui, piuttosto che un’elaborazione teorica alla quale poi non segue una vera e propria forte affermazione politica. Se invece ci fossero passate le competenze più come una rinuncia ad occuparsene che una convinta operazione di decentramento, questo creerebbe solo un grave danno al settore dell’Educazione degli Adulti, e nessuno di noi potrebbe volerlo. Piuttosto, non sarebbe un grave delitto se, nel riconoscere praticamente la funzione delle Circoscrizioni, esse fossero rappresentate in modo più diretto all’interno del Comitato locale.
Questo Progetto “Gestire il cambiamento” deve dunque servirci ad andare avanti; l’esperienza dei Circoli di Studio (così come la consimile e pionieristica esperienza della Circoscrizione Sud) è forse l’elemento sul quale continuare a lavorare per il futuro. Per diversi motivi: 1) per il coinvolgimento diretto dei cittadini; 2) per la rivitalizzazione (o il non depauperamento) di alcuni luoghi di incontro e di aggregazione; 3) per la libertà di espressione che emanano; 4) per il forte entusiasmo che questo tipo di situazione crea; 5) per i risultati per struttura specifica sempre inattesi che essi riescono a produrre; 6) per i costi abbastanza esigui che comporta la loro organizzazione e la loro realizzazione. Quest’ultimo aspetto, per chi soprattutto nelle Circoscrizioni opera, è purtroppo centrale: le risorse sono esigue e le necessità aumentano.
Per finire, vorrei auspicare che nei prossimi programmi elettorali di coalizione sia comunali che circoscrizionali (ormai, tanto, come ho detto prima, ci siamo vicini) fosse possibile inserire una parte consistente di vera progettualità dedicata all’EDA; che si avviassero anche accordi e si stilassero convenzioni con le diverse agenzie formative presenti sul territorio per costruire interventi specifici nell’area non formale; che, nei fatti, si riconoscesse alle Circoscrizioni il ruolo specifico che hanno in questo settore.

Prato li 19 giugno 2003
prof. G. Maddaluno
Coord.to Comm.ni Cultura Circoscrizioni

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UN DOCUMENTO DEL 19 GIUGNO 2003 – SECONDA PARTE

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UN DOCUMENTO DEL 19 GIUGNO 2003 – SECONDA PARTE

Questo che segue è un mio intervento su temi che hanno conosciuto una stagione d’oro nella nostra città e che negli ultimi decenni sono stati trascurati. Il disastro che potrebbe derivare da questa negligenza potrebbe essere letale anche per la nostra Democrazia. (J.M.)

Come potete comprendere, vado recuperando la mia memoria con la speranza che non tutto ciò che è stato fatto sia stato inutile.

Il decentramento delle attività formative sul territorio

2.
In quest’ultima legislatura, anche per la volontà espressa in modo esplicito dai Presidenti delle Commissioni Cultura della precedente legislatura, si è creata una forma di Coordinamento che ha potuto, fra l’altro, realizzare percorsi comuni in più circoscrizioni: come coordinatore non sono affatto soddisfatto; in una scala da 1 a 100 non siamo riusciti a superare 50 e questo se da una parte assume una nota di rammarico ci spinge davvero ad essere per il futuro maggiormente propositivi.
Non faccio la storia degli insuccessi, ma li assumo come esempio di quello che non deve essere fatto e spingo tutti in avanti. Anche perché quando i progetti, anche se vedono solo una o alcune Circoscrizioni in cooperazione, poi funzionano servono a tutti e bisogna essere contenti. Così, non è che il Coordinamento debba mortificare l’autonomia dei singoli; deve saperla esaltare e saper cogliere gli elementi positivi che emergono dal lavoro dei diversi operatori, dal contributo dei fruitori. Non deve mai essere un problema il “copiare”, basta farlo con personalità, basta saper inserire le proprie sensibilità, le proprie competenze specifiche al servizio degli unici nostri veri giudici (ovviamente si fa per dire, ma le elezioni incalzano) che sono i nostri cittadini.
Il ruolo delle Circoscrizioni è stato fondamentale in un momento durante il quale solo le Circoscrizioni, come dicevo prima, rappresentavano il Comune di Prato nell’ambito dell’EDA; con il Progetto del quale oggi verifichiamo il primo dei due anni previsti, le circoscrizioni erano pronte a fare quel salto di qualità necessario per accreditarsi quali agenti formativi, pur se all’interno della rete civica, ma fondamentalmente prioritari e privilegiati. Ed è stato infatti il Coordinamento delle Comm.ni Cultura delle Circoscrizioni ad attivarsi su un’idea che tendesse a rivitalizzare l’attenzione di gruppi di cittadini sulle piccole e grandi trasformazioni che il territorio aveva subito negli ultimi venti.dieci anni attraverso diversi linguaggi, attraverso diverse modalità, dal corso abbastanza tradizionale ai Circoli di Studio, coinvolgendo molti soggetti, i più importanti Enti Culturali e l’Università della Terza Età, mettendo in moto poi anche le competenze diverse di tanti soggetti, da Dryphoto alla scuola d’arte “Leonardo”, da Alta Via Trekking all’Itc Dagomari, dalla Scuola comunale G Verdi ai Circoli della Circoscrizione Est (La Querce, La Macine, La Pietà e Mezzana).
Un ruolo sostanziale lo ha avuto la Biblioteca Comunale di Prato, il suo Direttore Franco Neri e la signora Maria Battaglia: il loro lavoro è stato, ed è, inestimabile, così come l’impegno ed il lavoro dei diversi dirigenti ed Istruttori amministrativi delle Circoscrizioni. Per consolarli parzialmente potrei dire che il Comune aveva bisogno di uno staff che seguisse questo settore e questo Progetto potrebbe averne se non altro gettato le basi, mettendo insieme tutto il meglio delle competenze presenti sul nostro territorio. A tale proposito cosa si aspetta a dotare nuovamente il Comune e le Circoscrizioni di figure specifiche che seguano questo settore così chiaramente strategico della società dei nostri giorni e del nostro immediato futuro? Ad essere sinceri, quando abbiamo cominciato a lavorare insieme, questo era uno dei nostri obiettivi più importanti; poi si è, per motivi seri e contingenti, un po’ persa la bussola: oggi siamo qui a sperare ancora sia possibile riavere a Prato uno staff tecnico e amministrativo capace di tener dietro alla barocca burocrazia della legislazione europea.

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breve post – Chi è causa del suo mal pianga se stesso

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Chi è causa del suo mal pianga se stesso

La distanza tra gli apparati (grandi, medi e piccoli) politici della Sinistra (nessuno escluso, in quanto tutti sodali a difesa dei propri parchi, giardini, giardinetti, orti ed orticelli) ed il sentire della gente non può essere colmata dal pannicello delle “sardine”. Anche se affollate quelle piazze sono la dimostrazione evidente della sconfitta e della debacle futura. Anche se ci si aggrappa a valori fondativi dell’antifascismo, tutti condivisibilissimi, non rimane altro ed emerge tutta l’incapacità a riprendere un cammino che sia di rinascita. Per mantenere i loro posti, ci si accorda con le lobbies, bypassando totalmente i bisogni primari della gente (in ordine alfabetico quelli che mi vengono in mente sono Ambiente, Casa, Istruzione, Lavoro, Salute). Tutti ormai capiscono che per fare Politica occorrono gli “schei” ma questo impedisce nei fatti di privilegiare gli interessi comuni, a partire da quelli minimi riferiti alla parte più debole. Invece si opera attraverso meccanismi diabolici condizionanti che finiscono per allontanare sempre più le persone dalla Politica: i più deboli, poi, verranno condizionati da ricatti vergognosi in nome di un antifascismo farlocco, che in defintiva serve a coprire le nefandezze politiche alle quali stiamo assistendo.

Joshua Madalon

GLI ESSERI UMANI sono tutti uguali

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GLI ESSERI UMANI sono tutti uguali
di Joshua Madalon

Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio.
Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine.
Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.

(Albert Einstein)

Quando si può, se non piove a dirotto o se fa tanto freddo o c’è un vento forte Gil e Mary escono a piedi anche solo per comprare un pezzo di pane. Non amano i piccoli supermercati vicini e quindi si allungano verso via Pistoiese fino alla Pam.
La giornata di sabato ha già l’aria di festa. Dopo alcune giornate di pioggia incessante c’è un’arietta freschina ma pulita; e non c’è vento. La palazzina dove abitano è impacchettata con impalcature ferrose ricoperte da drappi fatti di plastica tipo canapa per sacchi. Gli operai pur in una giornata semifestiva stanno lavorando a rifinire la base di alcuni balconi prima di procedere con la posa delle piastrelle.
Davanti al bar di fronte alcuni avventori osservano i lavori con il solito interesse dei nullafacenti, mentre sgranocchiano patatine e noccioline per il consueto rito dell’aperitivo. Da un balcone di fronte una giovane signora gentile accenna un saluto, al quale Gil e Mary cordialmente rispondono. Con un sorrisino beffardo rilevano come in modo ben diverso altri, nascondendo la loro maleducazione dietro una presunta timidezza, anche se salutati, sembrano non avvedersi della loro esistenza. Ma la sorpresa è in arrivo lungo il marciapiede che Mary e Gil percorrono.
Prato – quando si andava in giro per il Paese negli anni passati – era nota per il “tessile”, per il “panno”; da qualche anno invece, allorché da pratesi si rivela la loro dimora, “ci sono i cinesi?!” dicono esprimendo l’incapacità ad approfondire altre caratteristiche, come la presenza di luoghi d’arte magnifici, di un Museo dedicato al tessuto, di un Teatro che ha vissuto grandi successi, di un Centro per l’Arte contemporanea unico al mondo per la sua “mission”.
Quando cammini, particolarmente nelle vie di San Paolo, ne incontri di cinesi! Ci sono anche due famiglie nel condominio di Gil e Mary, gente operosa e molto aperta all’Occidente, e non importa se tale ampiezza di vedute sia strumentale nella forma tipica dei “mercanti”.
Non è stato semplice avviare una convivenza condominiale, ma non lo è a prescindere dalle diverse nazionalità: ad esempio, nel contesto di cui si tratta, è più difficile il rapporto tra la gran parte degli altri, autoctoni o comunque immigrati interni come Gil e Mary. Diverse questioni, a partire dal corretto conferimento dei rifiuti, per il quale tuttavia non vi è stata cura da parte dell’ente preposto a tali controlli.
Un raggio di sole illumina lo stretto marciapiede attraverso il sorriso di una piccola bimba, tenuta per mano dalla mamma, che già da qualche metro agitava la manina per mostrarsi a Gil che in realtà era stato distratto da alcuni suoi pensieri e vagava con la mente. Gil infatti se la ritrova direttamente abbarbicata ad una delle sue gambone. Vuole essere sollevata, ricorda Gil di averlo fatto con i propri figli che ora sono molto grandi e, anche se non obesi, pesanti. La solleva e la bimba lo abbraccia come se fosse pratica consueta, quella con un nonno o con uno zio. Sprizza energia attraverso gorgheggi come un uccellino…..
Anche la madre, una giovane ragazza probabilmente abituata ad un contatto non ostile, è sorpresa. Chissà quali siano i suoi pensieri e quali quelli della bimba, si chiede Gil. E’ solo un attimo: sempre sorridente, dopo l’abbraccio si sporge verso la mamma e passa tra le sue braccia. Rivolge il sorriso a Gil dal comodo nido conquistato. Chissà, pensa Gil, che non lo abbia fatto proprio per quel transito furbesco. Ma è proprio bella e gli ricorda la sua bambina. A dire il vero, a Gil ricorda in quello stesso momento un cagnolino che aveva incontrato, condotto dal suo padrone al guinzaglio: non voleva camminare e continuava a piccoli passi con lo sguardo innalzato supplichevole verso il ragazzo, rifiutandosi di procedere. Lo disse a Mary, alla quale tornò in mente subito un altro episodio con un cane di grossa taglia che praticamente si stendeva spiaccicato in un corridoio di un discount. Sorrisero e proseguirono verso il supermercato. La dolcezza degli esseri viventi ha espressioni che li rendono molto simili tra loro. Anche lo sguardo truce di un uomo o quello sprezzante di una donna può assomigliare al ringhio di un doberman.
Camminare a piedi permette di osservare il mondo gli oggetti i condomìni; meglio farlo lentamente senza avere fretta. Mary e Gil passarono attraverso i giardini di via dell’Alberaccio e si diressero verso quelli di via Vivaldi, in fondo. Mary riferendosi agli stranieri che da alcuni anni hanno cominciato ad abitare quei caseggiati si rammentò di una querelle nella quale due famiglie di un contesto complesso di ben dodici condòmini avevano portato in tribunale le altre dieci perché non avevano accettato che in due occasioni all’anno lo spazio comune venisse impegnato in incontri multiculturali coinvolgenti tutto il caseggiato compreso alcune delle famiglie formate da persone di altre nazionalità. Per fortuna, dice Mary, che hanno trovato un buon giudice, un giudice giusto che ha dato loro torto, riconoscendo la funzione civile di un contesto condominiale.
Parlando parlando arrivano al supermercato. E’ uno di quelli frequentato quasi esclusivamente da stranieri, in massima parte cinesi. La spesa è anche l’occasione in uno spazio non tanto affollato di guardare le merci come si fa al mercato generale. Non c’è molta scelta, ma ciascuno si ferma a particolari banchi. Mary al pane, Gil alle verdure; Gil ai formaggi, Mary alle carni e via via poi ci si guarda intorno e si va verso le casse. Accanto ad esse ci sono prodotti vari, dai rasoi ai chicchi dolci, dalle ricariche telefoniche alle batterie di diversa forma e potenza. C’è anche lì in fila una giovane mamma cinese con una bimbina che frigna e allunga la mano verso una mini confezione di cioccolatini. La madre la dissuade ma pur se con dignità la bimba continua a mugolare. C’è dietro Gil e Mary un signore di età avanzata che mostra visivamente di non sopportare l’espressione della bambina e con voce alta avvia ad affermare che non se ne può più di questa gente, che se ne tornassero a casa loro. Mary non può tacere e sottolinea come i bambini siano molto simili tra loro qualsiasi sia la provenienza geografica delle loro famiglie. Si avvia una controversia intorno alla educazione da impartire ai propri figli. I miei, dice quel signore là, non hanno mai piagnucolato. E lo afferma con sguardo truce. Saranno stati repressi e cresciuti nella rabbia e nel rancore, aggiunge Mary, che si becca un “cattolica di merda” dall’aggressivo signore. Mary, che peraltro “cattolica” non è, soggiunge “meglio cattolica che infelice come lei”. Il commesso ha seguito ma, professionalmente, non interviene. La bimba ha smesso di frignare, mentre gioca con i corti capelli della madre, ignara di avere scatenato un empito cieco razzistico. Gil e Mary pensano ai figli del signore, infelici e repressi. Saranno, ora, grandi e da genitori forse saranno diversi, pensano. Lo si spera, ma forse, quel signore là, non ha mai avuto figli; o perlomeno non ha mai avuto bambini come tutti quelli che noi conosciamo. E si avviano verso casa.

Joshua Madalon

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GLI ESSERI UMANI sono tutti uguali

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GLI ESSERI UMANI sono tutti uguali seconda parte

Anche la madre, una giovane ragazza probabilmente abituata ad un contatto non ostile, è sorpresa. Chissà quali siano i suoi pensieri e quali quelli della bimba, si chiede Gil. E’ solo un attimo: sempre sorridente, dopo l’abbraccio si sporge verso la mamma e passa tra le sue braccia. Rivolge il sorriso a Gil dal comodo nido conquistato. Chissà, pensa Gil, che non lo abbia fatto proprio per quel transito furbesco. Ma è proprio bella e gli ricorda la sua bambina. A dire il vero, a Gil ricorda in quello stesso momento un cagnolino che aveva incontrato, condotto dal suo padrone al guinzaglio: non voleva camminare e continuava a piccoli passi con lo sguardo innalzato supplichevole verso il ragazzo, rifiutandosi di procedere. Lo disse a Mary, alla quale tornò in mente un altro episodio con un cane di grossa taglia che praticamente si stendeva spiaccicato in un corridoio di un discount. Sorrisero e proseguirono verso il supermercato. La dolcezza degli esseri viventi ha espressioni che li rendono molto simili tra loro. Anche lo sguardo truce di un uomo o quello sprezzante di una donna può assomigliare al ringhio di un doberman.
Camminare a piedi permette di osservare il mondo gli oggetti i condomini; meglio farlo lentamente senza avere la fretta. Mary e Gil passarono attraverso i giardini di via dell’Alberaccio e si diressero verso quelli di via Vivaldi, in fondo. Mary riferendosi agli stranieri che da alcuni anni hanno cominciato ad abitare quei caseggiati si rammentò di una querelle nella quale due famiglie di un contesto complesso di ben dodici condòmini avevano portato in tribunale le altre dieci perché non avevano accettato che in due occasioni all’anno lo spazio comune venisse dedicato ad incontri multiculturali coinvolgenti alcune delle famiglie formate da persone di altre nazionalità. Per fortuna, dice Mary, che hanno trovato un buon giudice, un giudice giusto che ha dato loro torto, riconoscendo la funzione civile di un contesto condominiale.
Parlando parlando arrivano al supermercato. E’ uno di quelli frequentato quasi esclusivamente da stranieri, in massima parte cinesi. La spesa è anche l’occasione in uno spazio non tanto affollato di guardare le merci come si fa al mercato generale. Non c’è molta scelta, ma ciascuno si ferma a particolari banchi. Mary al pane, Gil alle verdure; Gil ai formaggi, Mary alle carni e via via poi ci si guarda intorno e si va verso le casse. Accanto ad esse ci sono prodotti vari, dai rasoi ai chicchi dolci, dalle ricariche telefoniche alle batterie di diversa forma e potenza. C’è anche lì in fila una giovane mamma cinese con una bimbina che frigna e allunga la mano verso una mini confezione di cioccolatini. La madre la dissuade ma con dignità la bimba continua a mugolare. C’è dietro Gil e Mary un signore di età avanzata che mostra visivamente di non sopportare l’espressione della bambina e con voce alta avvia ad affermare che non se ne può più di questa gente, che se ne andassero a casa loro. Mary non può tacere e sottolinea come i bambini siano molto simili tra loro qualsiasi sia la provenienza geografica delle loro famiglie. Si avvia una controversia intorno alla educazione da impartire ai propri figli. I miei, dice quel signore là, non hanno mai piagnucolato. E lo afferma con sguardo truce. Saranno stati repressi e cresciuti nella rabbia e nel rancore, aggiunge Mary, che si becca un “cattolica di merda” dall’aggressivo signore. Mary, che peraltro “cattolica” non è, soggiunge “meglio cattolica che infelice come lei”.
Il commesso ha seguito ma, professionalmente, non interviene. La bimba ha smesso di frignare, mentre gioca con i corti capelli della madre, ignara di avere scatenato un empito cieco razzistico.
Gil e Mary pensano ai figli del signore, infelici e repressi. Saranno, ora, grandi e da genitori forse saranno diversi, pensano. Lo si spera, ma forse, quel signore là, non ha mai avuto figli; o perlomeno non ha mai avuto bambini come tutti quelli che noi conosciamo. E si avviano verso casa.

Joshua Madalon

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Due euro l’ora e altri film

Due euro l’ora e altri film

Poche volte il “caso” bussa alla porta in perfetto orario. E’ accaduto ieri sera. Come molte altre volte, trascorro la prima parte del riposo collegandomi con il mio smartphone a RaiPlay (in tempi di Fiorello, tuttavia, non ho ancora visto una sola delle puntate del suo “VivaRaiPlay”: sarà che il titolo non mi convince!). Guardo film, documentari (molto belli quelli sul Cinema non solo quelli della RAI ma anche e soprattutto le “sintesi” di “Blow Up, l’actualité du cinéma (ou presque) – ARTE” di cui allegherò una clip per consentirvi di accedere (l’app è gratuita). Vado sulla “banda” delle opzioni e digito “On demand” e scorro le offerte.

Ieri sera, però, ho cliccato su “La mia lista”, casualmente. E mi è apparso un titolo di cui non sapevo nulla (di solito i film si scelgono e, poi, non avendo il tempo di guardarlo, lo si accantona in una “lista”. In questo caso, no. Non riesco a comprendere come mai ci fosse “quel” titolo. Forse il “sistema operativo” ha interpretato le mie sensibilità, i miei gusti, così come la “mia” propensione politica ideologica.

“Due euro l’ora”. Il titolo suggerisce immediatamente problematiche lavorative di sfruttamento della manodopera e mette a nudo questa pratica diffusa sui nostri territori capillarmente (non c’è luogo immune da essa ed è ancor più presente nelle realtà periferiche) e non esclusiva di una nazionalità (uno dei protagonisti, il perfido padrone della ditta di confezioni, è “italiano”). Le operaie subiscono trattamenti violenti, vessazioni, angherie senza avere neanche il supporto delle forze dell’ordine e questo mette in luce una delle tante questioni che non sono state affrontate con vigore per poter essere risolte (diciamo che il “buonismo” va male da una parte e va bene dall’altro).
Ovviamente, il film è molto più altro nella narrazione complessa del tema “emigrazione” che ci coinvolge: c’è chi è andata e chi ritorna, c’è chi è andato e chi vuole partire. Le terre meridionali (il film si basa su una vicenda realmente accaduta a Montesano sulla Marcellana, un piccolo comune in provincia di Salerno ai confini con la Lucania) sono sempre state povere, ma la globalizzazione ha spinto più rapidamente alla loro desertificazione.
Tutto il film è costruito in maniera egregia. Un piccolo capolavoro di cui sentiremo ancora parlare: una menzione speciale voglio tuttavia dedicare alla colonna sonora di Fausto Mesolella, straordinaria figura di musicista autore, componente degli Avion Travel (a proposito il perfido è interpretato da uno straordinario Peppe Servillo, anima del complesso), scomparso a fine marzo del 2017.

Negli ultimi tempi il cinema ha prodotto dei veri piccoli “capolavori” a basso costo che parlano del nostro Sud. Uno di questi è “Lucania – Terra Sangue e Magia” di Gigi Roccati, giovane documentarista alle prese con un vero e proprio film; è uscito nella prima parte di quest’anno. L’altro che è invece uscito da qualche giorno è “Aspromonte – La terra degli ultimi” di Mimmo Calopresti, regista di successo che ha alternato nel tempo la realizzazione di documentari e di film. Nel primo, quello sulla Lucania, troviamo Pippo Delbono che interpreta un malvivente ecologico; nel secondo troviamo Marcello Fonte. “Gli ultimi” mi richiama alla mente quel film dimenticato di padre David Maria Turoldo: siamo lontani dal Sud ma in terre altrettanto povere.

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Come annunciavo nel post del 7 novembre nell’impostare un discorso intorno alla necessità di strutturare un nuovo Progetto di Educazione degli Adulti farò riferimento agli Atti del Seminario “Strategie per uno sviluppo generale dell’educazione degli adulti. Verso un 2000 educativo” svoltosi a Prato nel maggio del 1988. Pubblicherò poi il mio intervento e vi farò seguire un’idea sui bisogni consapevoli e/o inconsapevoli dei cittadini, sia quelli che da generazioni vivono questi territori sia quelli che invece vi sono da pochi anni, sia appartenenti alla nazionalità italiana sia a quelle non italiane, ma che comunque abbiano bisogno di approfondire la conoscenza della lingua e delle storie, offrendo innanzitutto in cambio le loro specifiche conoscenze mettendole insieme nello stesso comune crogiolo inter-multiculturale.

Dalla presentazione del prof. Federighi:

“…..A partire dal 1986, a Prato si è dato vita ad un controllato processo di costruzione di un sistema urbano di educazione degli adulti che, oggi, ha oramai superato il primo quinquennio di attuazioni. La ricerca, impostata da De Sanctis assieme ai suoi collaboratori ed a Massimo Bellandi e Doriano Cirri, prospetta obiettivi e tappe di attuazione che giungono fino all’anno 2000. Oggi, a sei anni dal suo inizio, dopo aver percorso le prime fasi del suo processo di attuazione alcune risposte alle principali questioni fondanti la ricerca sono state date.
Realizzando attività educative organizzate per oltre mille cittadini ogni anno – per la maggior parte nel campo dell’educazione formale – sono state messe a fuoco le ragioni che finora hanno impedito o non hanno lasciato emergere le aspirazioni dei cittadini verso uno sviluppo intellettuale generale.
A partire dal ruolo di programmazione e di diretto rapporto con i problemi della gente, di gestione di servizi comuni ai diversi agenti educativi locali, si è definito, sia sul piano teorico che pratico, il ruolo di un Comune rispetto alle aspirazioni educative dei propri abitanti. Si è precisato come sia possibile dare inizio ad un processo formativo nel campo dell’educazione degli adulti a partire dal Comune. Ciò sia nella prospettiva di una ripartizione di competenze con le amministrazioni pubbliche sovraordinate, che nella possibile loro latitanza. Nello stesso tempo, praticando il superamento della contrapposizione tra accentramento e decentramento, tendendo a far assumere a ciascuno le proprie competenze – dai consigli di circoscrizione agli organismi nazionali ed internazionali – si è riusciti a raggiungere obiettivi sociali più avanzati……Il seminario – progettato e organizzato con Filippo M. De Sanctis, Doriano Cirri e Manuela Borchi – fu dedicato, come ricorda De Sanctis nell’Introduzione qui pubblicata, a Nabila Breir, educatrice degli adulti, che con noi aveva cooperato per la creazione dell’Associazione Mediterranea di Educazione degli Adulti, uccisa a Beirut.”

In relazione a questa dedica riporto il paragrafo conclusivo dell’Introduzione del prof. De Sanctis qui sopra richiamata. Il suo titolo assume un profondo ed inequivocabile significato: non c’è Cultura senza la Pace. E la Pace ha inizio e completamento all’interno delle Conoscenze e delle Culture.

E’ il paragrafo cinque, quello conclusivo dal titolo “A dedication for peace“

In the name of the Mediterranean Adult Education Association, I wish to ask participants to dedicate this seminar to the name of Nabila Breir. Nabila was an Arabian colleague who on the 18th of December, 1986, in Beirut, on his way to work, was barbarously assassinated. I met Nabila in Paris during the last assembly of UNESCO. On that occasion he worked towards establishing on behalf of the Association relations between Arabs and Israelis. Together we thought that neither yesterday’s or today’s conflicts should prevent us from working towards peace for tomorrow. The International Council for Adult Education has created a prize dedicated to the memory pf Nabila Breir. We invite you to join us in this enterprise.

…ALTRE STORIE…… 1

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 8 e finale

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 8 e finale

Non sempre le app funzionano e non sempre chi legge le app le interpreta per quel che veramente dicono.
E così, di fretta, senza poter osservare di nuovo gli ambienti per poterne cogliere aspetti non evidenziati all’andata ed approfondire altri già riscontrati, procediamo verso la stazione di Portici. Utilizziamo i pochi e ristretti spazi di ombra, anche se la canicola ferragostana è lenita da una brezza marina piacevole ma ingannatrice. E mentre scendiamo lungo il Corso Umberto I° ad una verifica ugualmente rapida ma poco più accurata – alla ricerca di una conferma – ci si rende conto che il treno – oggi 15 agosto – non c’è. Dobbiamo dunque attendere un paio d’ore. Scendiamo in modo più lento verso la stazione. Sarà l’occasione, pensiamo all’unisono, per visitare altre parti della città. A partire dal porto e dal lungomare. Ci si inoltra giù passando sotto la strada ferrata costeggiando alcuni ristoranti che hanno soprattutto la presenza di famiglie festanti e chiassose: gli ultimi posti liberi lungo la parte esterna di un marciapiede a ridosso degli esercizi vengono occupati; i clienti vengono acconciati alla meglio sotto un ombrellone incerto ma utile all’occasione. Arrivati sul porto, la baia è quasi deserta e sonnacchiosa; c’è un varco che di norma conduce le imbarcazioni alle pratiche del varo o del metterle a secco. Il caldo spinge soprattutto Mary ad immergere piedi e gambe nell’acqua, ma il fondo è scivoloso e occorre molta prudenza. A lato del varco c’è un canale nel quale scorre acqua limpida, forse proveniente da una sorgente. E’ particolarmente fresca e Mary seduta sul bordo della banchina vi immerge i piedi e massaggia le gambe. Io preferisco osservare il sito senza allontanarmene: due giovani sono impegnati in una pesca con la canna senza grande fortuna ma trascorrono il loro tempo a discutere di temi senza senso. Su un marciapiede rialzato poco distante una coppia si dibatte in uno scontro verbale a tratti minaccioso. Ritorno da Mary ed insieme a lei facciamo un giro sul molo anche per poter godere del panorama dell’entroterra vesuviano, dove per l’appunto torreggia minaccioso il vulcano. Sulla scogliera solitari uomini felliniani prendono il sole. Non ci curiamo del fatto che siamo stati costretti a rimanere ancora per un paio d’ore; avevamo in animo di pranzare a casa anche se fosse stato nel tardo pomeriggio: alla nostra età basta nutrire il corpo con pochi cibi e acqua abbondante e quest’ultima non ci mancava. Ne avevamo di non più fresca negli zaini e ci bastava. Nondimeno un gelato lo avremmo volentieri gustato. Lascio Mary nel suo bagnetto marino privato e faccio un giro; non vendono gelati e, quindi, di ritorno decidiamo di andare verso la Stazione, dove c’è un barettino. Niente di che! Gelati ve ne sono ma sono di una forma industriale che non ci convince e decidiamo di farne a meno. Prendiamo solo una bottiglietta d’acqua più fresca. E ci sediamo sulle scale antistanti la stazione. Tra una ventina di minuti il treno arriva; vado a fare anche il biglietto di reintegro da Portici a Pietrarsa per sanare perlomeno l’illegalità dell’andata e, per davvero, il costo ci appare come una vera e propria contravvenzione. Ne trarremo un buon consiglio, la prossima volta. Ad ogni modo il treno arriva in orario e torniamo a casa, con il proposito di fare ritorno prima possibile da queste parti semmai in autunno o in primavera.

Joshua Madalon

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