Archivi categoria: Ambiente

PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 4

2487,0,1,0,360,256,443,5,2,198,52,0,0,100,0,1972,1968,2177,542929
2487,0,1,0,360,256,443,5,2,198,52,0,0,100,0,1972,1968,2177,542929

PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 4

Girata la balaustra che affacciava sul salottino collegato ad ambienti che noi, per memoria, presupponevamo essere collegati alle vecchie terme ed ai locali di un Cinema che da giovani avevamo frequentato da artisti filodrammatici e e da spettatori molto attenti alle opera dei grandi registi europei ed americani, ci eravamo così diretti verso le “voci”.

Un ufficio dove sedevano tre persone, due donne giovani ed un signore attempato ma di un’eleganza professionale indubbia, mentre di spalle sulla soglia dell’ufficio un altro signore altrettanto elegante in piedi questionava intorno a temi probabilmente organizzativi.

Al nostro saluto doveroso, si girò verso di noi; e fu allora che lo riconobbi. Quando ero all’Università, lo conoscevo appena, essendo solo il fratello di un altro mio coetaneo, che partecipava in modo costante alle nostre organizzazioni culturali, oltre che ricreative. Sapevo che poi aveva fatto carriera nella Democrazia Cristiana, arrivando a ricoprire incarichi prestigiosi fino a quello di primo cittadino puteolano.

“Ciao” con reciproca cordialità. Una stretta di mano vigorosa. “Sei te che ti occupi di questo spazio?” “Sì, da alcuni anni…” “Ma eravamo passati e sembrava tutto in perfetto ordine, ma non in attività!” “Sì, certo, da qualche mese ci siamo dati da fare. C’è l’albergo, il ristorante, la beauty farm con le terme e poi delle iniziative culturali…”. Procedemmo nella visita, ora accompagnati da uno chaperon esclusivo che ci spinge verso la terrazza panoramica, dalla quale si gode nel pieno del calore già estivo uno splendido panorama sul golfo, a partire dal Serapeo sottostante. L’ambiente è però algido, indistinto; manca un vero e proprio tocco artistico che non sarebbe male: la terra flegrea è per sua natura semantica vulcanica, calda impetuosa ed in quella realtà invece ci si trova di fronte ad un luogo che, pur nella sua indubbia eleganza, potrebbe essere tra le fredde valli delle Alpi.

Ovviamente il nostro amico vantava professionalità di ottimo livello come collaboratori e collaboratrici e su questo non potevamo che assentire. Lasciammo che decantasse anche quelli che erano importanti collegamenti con bagni esclusivi raggiungibili con facilità dalla Ferrovia sottostante, la Cumana, esempio di fatiscenza ormai consolidata e disperata. Non riuscimmo a visitare gli altri ambienti; volevamo accedere a qualche camera per saggiarne le caratteristiche, ma non fu possibile. Andammo via insesauditi. Perplessi sul futuro di un’attività nella quale la passione è sovrastata da un’indolenza caratteristica di una parte della mentalità meridionale, che sembra affidarsi più nelle mani della dea “fortuna” piuttosto che nell’ativismo umano. “Dio gliela mandi buona. Dio perchè non altri!” pensammo all’unisono.

Scendemmo le scale del vicoletto sempre lurido di residui corporali ed acque indistinte che cascano da tubature pendenti, quella stretta viuzza che conduce verso il piccolo passaggio a livello della Cumana che si affaccia sul lato interno del Tempio di Serapide. Giusto allora dei rintocchi segnalavano l’arrivo del treno impedendo l’attraversamento pedonale. Di lì a poco un treno reso cadente anche dall’impeto graffittaro di anonimi artisti, che ne avevano letteralmente coperto tutti i finestrini, abbuiando gli interni, sopraggiunse fischiando forse semplicemente per salutare gli addetti del casello che corrisposero con un cenno delle loro mani.

 

J.M.

 

…fine parte 4….continua

2487,0,1,0,360,256,443,5,2,165,47,1,0,100,0,1970,1968,2177,1333587
2487,0,1,0,360,256,443,5,2,165,47,1,0,100,0,1970,1968,2177,1333587

reloaded dal 15-18 e 19 marzo 2018 PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema….

reloaded dal 15-18 e 19 marzo 2018

PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema….

Questi sono “inevitabilmente” giorni di riflessione conseguenti ai risultati elettorali. E’ per questi motivi che ho utilizzato come titolo il proclama-mantra di larga parte della Destra, che per qualche breve rigo di questo post condividerò.
Le compagne ed i compagni della Sinistra stiano tranquille/i. O, meglio, si preoccupino anche loro di quel che dirò, perché siamo tutti coinvolti: ve la ricordate la “Canzone del Maggio” di Fabrizio De André?
E siamo coinvolti in quanto italiani! Mio Dio, non vorrei che ci si riferisse ad uno stereotipo generico come ve ne sono a iosa: il napoletano, il siciliano, il calabrese, il toscano, il genovese, il milanese ed il veneto. Ciascuno certamente rappresenta nella vulgata antropologica diffusa un tipo, un carattere, una predilezione quasi sempre pittoresca e oggetto di maldicenze simpatiche. C’è qualcosa che ci accomuna, tutti: oltre alla simpatia, alla giovialità scoppiettante, si rileva un difetto che consiste nella induzione alla trasgressione con naturalezza estrema. E questa la si rileva in particolare tra coloro che dovrebbero far rispettare le regole prescritte, sancite in precedenza attraverso atti legislativi, con una forma di eccessivo lassismo che crea nell’applicazione pratica una generale anarchia intervallata da interventi istituzionali a volte isterici ed improduttivi.
Porterò esempi concreti semplicissimi anche allo scopo di mettere in evidenza come si possa partire dal “basso” per profilare un “cambiamento”.

Il primo. Alla fine dello scorso anno all’interno della Legge di Bilancio del Ministero dei Trasporti è stato approvato un emendamento per sanzionare non solo chi telefona al volante, ma anche chi lo sta semplicemente consultando ad un semaforo rosso con multe salatissime e sospensione della patente in modo progressivo alla reiterazione dell’infrazione. Si è data poi una roboante pubblicità durata due tre settimane relativamente ai controlli “serrati” da parte di agenti – alcuni dei quali anche in borghese; dopodichè tutto è calato nell’oblio. Basta osservare mentre si cammina o si guida quante persone continuano pericolosamente per sè e per gli altri a trasgredire.

Il secondo. Altro esempio “pratico” e verificabile nella città di Prato: la raccolta differenziata “porta a porta”. ASM (poi sostituita come sigla da ALIA) nel far partire il progetto distribuisce ai cittadini un opuscolo nel quale viene indicata la modalità di conferimento delle varie qualità di rifiuti. Si legge: “Esporre sacchi e contenitori fronte strada dalle 21.00 del giorno precedente ed entro le 5.00 del giorno di raccolta” in italiano, in inglese, cinese e arabo. Parte la raccolta porta a porta e a volte durante le prime settimane sul cassonetto condominiale viene apposto un modulo plastificato ed adesivo con una sorta di “avviso di sanzione” per evidenti trasgressioni. Dopodichè tutto è nell’oblio. Nè altre apposizioni minacciose nè sanzioni. Caos e sporcizia diffuse in tutta la città senza rispetto minimo delle regole.

 

 

Un terzo. Ora, in attesa di un nuovo Governo, siamo “alle porte coi sassi” sulla questione “vaccini”. Il tempo è scaduto e si contano molti inadempienti; passerà tutto “in cavalleria”? forse no perchè il tema “appare ed è” serio; ma non auguriamoci che ciò accada soltanto a causa dello scoppio di una mini-epidemia (me la augurerei, se ci fosse, molto “mini”). Le “regole” anche quando a qualcuno non piacciono vanno rispettate e, come ho detto in altre occasioni, eventualmente modificate, annullate in modo democratico e responsabilmente, accollandosi poi le conseguenze, con la speranza che siano ottime.

…continua…

Joshua Madalon

 

IMG-20170705-WA0004-678x381

PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema…. (seconda parte)

Un preambolo reso necessario dalla difficoltà che hanno mostrato alcuni lettori (i pochi che mi seguono) a comprendere il senso del titolo. Ho la sensazione anche che non abbiano però avuto la pazienza di leggere tutto il post fino in fondo. Allora vi dirò pensando di parlare davvero a pochi che c’è dell’amara ironia in quel titolo che richiama lo slogan preferito dalla Destra sovranista. In fin dei conti, sono convinto che nulla cambia se non cambiano gli italiani!

1d6a2f89f34947104f5489a1e8104c83

 

 

No_spitting_sign_(China)

Le due foto riportano un’indicazione relativa al divieto di “sputare per

terra” – norma igienica necessaria in un consesso civile. A Prato con l’arrivo dei cinesi che utilizzano questa pratica a loro modo necessaria molti nostri concittadini la rilevano come forma tipica di inciviltà “etnica”. Tuttavia quella stessa pratica è molto diffusa tra i ceti popolari autoctoni. Anche in questo caso occorrerebbe sanzionare complessivamente e non in linea unidirezionale tale comportamento!

La nostra “italianità” va difesa, certamente, ma sarebbe anche più urgente impegnarci a costruire una società maggiormente rispettosa delle regole, meno incline a valorizzare le furbizie e le trasgressioni, meno isterica nei rapporti con le altre comunità, alle quali spesso “indebitamente” richiediamo che rispettino quelle regole che noi stessi non siamo sempre pronti ad osservare diligentemente.

E’ quasi ovvio che qualora una forza politica avanzasse la proposta di sviluppare un’azione pedagogica che riducesse fino al limite massimo gli elementi negativi di carattere quasi ormai connaturati nella cosidetta “italianità”, l’insuccesso sarebbe inevitabile. Ed è per questo che nessuna delle forze politiche che conosciamo prova a proporre nulla che possa essere perlomeno accostato a quell’idea.
E’ evidente che utilizzo un paradosso, ma è anche molto chiaro che la mia è una visione pessimistica globale. Non nutro peraltro fiducia alcuna nelle attuali forze politiche egemoni all’indomani delle elezioni. Ed allo stesso tempo non sono in grado di riprendere fiducia pensando a Partiti presenti e futuri che rappresentino idee ed ideologie che siano a me congeniali.
Assumo per dimostrare l’impossibilità di un cambiamento uno degli aspetti che ha permesso al Movimento 5 Stelle di raggranellare migliaia e migliaia di voti: la proposta del “reddito di cittadinanza”. Non intendo pormi in opposizione netta e ottusa come farebbe un bambino nel rifiutare pregiudizialmente un cibo, ritenuto gustoso e nutriente da parte dei genitori. Ma comincio il mio ragionamento chiedendo a me stesso: “Perché mai una soluzione così “intelligente” del problema della sopravvivenza di chi si trova temporaneamente in indigenza non è stata approvata da chi ha finora governato?”. Risponderei da cialtrone dicendo che non trovo “intelligente” tale proposta ed urterei doppiamente la sensibilità delle persone che ci hanno creduto e di quelle che lo hanno proposto, anche se per queste ultime nutro scarsa stima, e lo spiegherò meglio, riportando l’attenzione su quanto dicevo nell’Introduzione. Allo stesso tempo assegno la patente di “intelligente” a chi finora, affidandosi al pragmatismo, non ha provato ad affrontare il problema dell’indigenza con quella modalità. Non credano – questi ultimi però – di cavarsela senza essere redarguiti. E lo capiranno subito dopo.

….continua….

Joshua Madalon

ansa - lavoro - Un ragazzo davanti a una agenzia interinale, in una foto del 31 maggio 2010. Sarà un autunno nero per l'occupazione: anche se l'emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente (circa 1,5 milioni) mostra ancora il segno meno: 88mila i posti in uscita - dice Unioncamere - pari a un calo dell'occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%.               ANSA/ FRANCO SILVI
ansa – lavoro – Un ragazzo davanti a una agenzia interinale, in una foto del 31 maggio 2010. Sarà un autunno nero per l’occupazione: anche se l’emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente (circa 1,5 milioni) mostra ancora il segno meno: 88mila i posti in uscita – dice Unioncamere – pari a un calo dell’occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%. ANSA/ FRANCO SILVI

PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema…. (terza parte)

Il “reddito di cittadinanza” funziona con un meccanismo burocratico apparentemente semplice. Intanto occorre avere avuto un “lavoro” ma non “in nero”, averne uno “sottopagato” ma non “in nero”, non averne avuto ma essere comunque alla ricerca di esso, utilizzando i “Centri per l’impiego”. Ora, qualche “Centro per l’Impiego” funziona ma non come dovrebbe, anche perché spesso, con i meccanismi legislativi, agli imprenditori (che, diciamocelo, sono “in gran parte” onesti!) non conviene assumere attraverso strutture che in qualche modo potrebbero procedere a verifiche ed in ogni caso risulta più utile assumere sotto banco contrattando direttamente con il prestatore d’opera. Ed è proprio per lo stesso motivo che non sarà facile controllare che funzioni il “processo” delle tre chiamate, oltre le quali – se non accolta perlomeno una – si perderebbe il diritto all’assegno di cittadinanza. Per non parlare della parte dove si accenna a “Iniziare un percorso per essere accompagnato nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego”: e qui ritorno alla funzionalità dei “Centri per l’Impiego”. Così come appare ridicolo (ed i moralisti si astengano dal commentare che “ci vuole rispetto” per chi attraversa momenti di difficoltà) il riferimento alle due ore giornaliere durante le quali si dovrà svolgere una “ricerca attiva del lavoro” da parte del detsinatario del reddito. Quanto ad “Offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (8 ore settimanali)” sarebbe interessante capire chi li organizza e con quali ulteriori fondi da assegnare a tecnici e funzionari di vari livelli si coprirebbero queste spese. Quanto poi al “Comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito” riterrei che vuole fare “le nozze con i fichi secchi” e rimando al post di Introduzione dove si tratta dell’inveterata abitudine degli “italiani” alla “furbizia”.

Non vorrei far torto all’intelligenza dei miei pochi lettori, ma non riesco a fare a meno di sottolinearvi come tantissime strutture pubbliche, private o partecipate, in modo particolare nel Sud (là dove la “protesta” a favore dei 5 Stelle è stata più forte), sono oberate da presenze e pratiche illegali (che, alla lunga, sono state viste come consolidate e dunque “necessarie”).

In Sicilia, inaugurando l’anno giudiziario della Corte dei Conti Gianluca Albo ha tra l’altro scritto:

“Un insidioso fenomeno che caratterizza la gestione delle risorse in Sicilia, ma, non dubito, anche altrove, è quello della metabolizzazione dell’atto illecito In sostanza, la condotta amministrativa vietata ma non immediatamente perseguita viene reiterata nel tempo divenendo prassi amministrativa ove la percezione di illiceità si affievolisce sempre di più nel tempo, tanto poi da suscitare addirittura sorpresa (o simulazione di sorpresa) l’intervento della Procura contabile volto a reintegrare le conseguenze della condotta illecita. Ipotesi emblematica al riguardo è la vicenda dei milioni di euro con disinvoltura elargiti extrabudget agli enti di formazione professionale. Un approccio serio e sereno con la sana gestione finanziaria delle risorse siciliane non può, quindi, prescindere da una convinta adesione ai principi di legalità e ragionevolezza, presidi democratici imprescindibili, sia nella fase di indirizzo politico che nella fase di gestione delle risorse pubbliche. In questa ottica, va da sé, non possono ipotizzarsi deroghe riconducibili all’autonomia statutaria o parlamentare”.

Lo riporto dal seguente link http://www.palermotoday.it/politica/inaugurazione-anno-giudiziario-corte-dei-conti-2018-regione.html

E qui mi fermo.

Ho tuttavia un aneddoto, un vero e proprio apologo da riportare, per avvalorare drammaticamente le mie riflessioni.

Nella mia giovinezza ho incontrato tante persone che si impegnavano nel loro lavoro: una di queste era mio padre. Ha avuto anche lui periodi di disoccupazione, ma erano altri tempi, ma non è di lui che voglio parlarvi.

Non farò nomi, ma è “gente in carne ed ossa” che rappresenta una parte della nostra popolazione.
Allorquando il figlio A. ormai in età da aspirare ad un lavoro ne trovò uno in Germania, il padre lo chiamò e, premuroso ed affettuoso, gli disse:

“Tu, quando sei insieme agli altri, fatti valere; non appena, però, sei in disparte e nessuno ti controlla, riposati!”

Il ragazzo acquisì tale lezione e dopo poche settimane ritornò forzatamente alla sua casa.
Ebbe un’altra occasione e, memore della sollecitudine paterna, non si comportò diversamente.
Il risultato fu uguale.

Con questi presupposti maligni il Movimento 5 Stelle avrà gioco facile a dire che “non è colpa loro” se il meccanismo non avrà funzionato.
E’ del tutto evidente che non basta “cambiare” le facce e qualcosaltro dei politici per far cambiare le cose. E’ necessario anche questo, intendiamoci!
In realtà occorre cambiare gli “italiani”. PRIMA GLI ITALIANI!

Joshua Madalon

PICCOLE (ma signifIcative) INEFFICIENZE parte 2

 

Attese

 

– la prima parte è stata pubblicata lo scorso 8 giugno –

 

PICCOLE (ma signifIcative) INEFFICIENZE

2.

“Santa pazienza!” penso ma so di averne anche se non sempre riconosciuta. “Le scrivo anche il numero di telefono…non so se a quest’ora ci sono; in ogni caso sono nei piani alti dove c’è la Direzione!” aggiunge, nel mentre che si infila in una delle porte.

Anche la signora ascolta ma quando le faccio cenno del mio disappunto, mi rivela che lei non è interessata ai buoni per i celiachi; deve fare uno striscio! “Mondo confuso!”  ripenso ma ancor non mi esprimo. Passano alcuni minuti e la signora dal càmice bianco non riappare e temo che sia stata ingoiata da altre incombenze. Decido di affacciarmi, chiedendo innanzitutto il permesso rassicuratore ai numerosi astanti in trepida attesa, non so di che cosa perché a questo punto non capisco cosa sia questo ufficio.

Non vedendo la mia ipotetica e potenziale benefattrice pongo il quesito ad un’altra signora “in borghese”; mentre anche lei mi ripete che “Non è qui!” riappare la prima che un po’ stizzita mi consegna un foglio con una scritta per ipovedenti con un numero di telefono, ripetendo che “Le ho già detto che è dall’altra parte, dove c’è la Direzione. Telefoni perché non vi è accesso ai privati!”. “Strano! Sarà quel che dicono loro i Dirigenti!” pensai “ma io, da privato, in quegli spazi ci sono stato già in un’altra occasione. C’è anche il “Centro per i Diritti del Malato”. Potrei ritornarci, proponendo che tra i Diritti sia prevista anche quello di poter essere informati in modo preciso. Molto spesso, come sta accadendo a me, essendo in forma, pur settantenne e blablabla…, non è per niente piacevole per una persona, semmai anziana ed in difficoltà economiche e fisiche,  dover essere sballottato da una serie di “Non è qui!”.

Mentre penso, trotto di ritorno verso la sede principale dell’Ospedale. Ho ben capito dove andare e mi ci dirigo senza perdere tempo, anche perché sono già le 11.30 e vuoi vedere che tra una corsa e l’altra arrivo fuori tempo massimo?

Per non sbagliare prendo l’ascensore. La Direzione è per l’appunto al terzo piano in uno splendido e dorato isolamento. Il “memory” del marchingegno mi ferma al primo piano dove una coppia di mezza età mi fa presente che, anche se lo hanno chiamato per scendere, mi concedono di farsi scarrozzare al terzo, forse perché notano il mio volto concitato dal caldo estivo. “Grazie!” dico loro e abbozzo un sorriso. Al terzo piano ci sono dei reparti per degenti sulla destra, ma io devo andare di fronte sul lato sinistro. La porta è chiusa, me lo ricordo, anche perché le altre due volte che ci sono stato lo avevo sperimentato. In effetti, è vero che non vi è “accesso” e la porta a vetri non è dotata di maniglie, ma decido di agire: c’è una signora, sola nel lungo corridoio, busso sul vetro e mi faccio notare, ci provo, le chiedo di aprire il varco.

Sono fortunato, stavolta. Mi apre e le chiedo subito se sa dove distribuiscono i buoni per la celiachia.

…fine parte 2…. (purtroppo) continua…..

 

Joshua Madalon

 

Attesa 2

 

PASSEGGIATE FLEGREE – giugno 2018

 

images

PASSEGGIATE FLEGREE – giugno 2018

 

“Fru fru!  Frufruuuu!” la donnina attempata ma dalla figura eretta vagava sulla strada assolata del primo pomeriggio caldo di giugno. Il selciato era sconnesso e la via,  ingombra di auto parcheggiate, polverosa anche per i lavori di rifacimento di alcune facciate rovinate dal tempo e dal vento ricco di salsedine.

Stavamo facendo ritorno da una lunghissima “passeggiata”. Contando sulle nostre forze espresse nei percorsi pedonali   sulle ciclabili lungo il fiume Bisenzio non avevamo temuto di intraprendere il nostro viaggio urbano sulle pendici che dalla Solfatara portano verso il mare. Spesso ci dicevamo che camminavamo poco e che, alla nostra età, avevamo bisogno di farlo quotidianamente: d’inverno era  più difficile uscire a passeggiare mentre tirava vento, con il  freddo e la  pioggia; in primavera ed in estate dovevamo recuperare.

Avevamo preso la strada più diritta che dal Parco Bognar  portava verso le ex Palazzine, attraversando il tunnel della Ferrovia; era ancora fresca la mattina e spirava un leggero venticello, anche se il cielo era sgombro di nubi. La piazza che fino a pochi anni prima era sede di un mercato rionale allora era ingombra di auto. Avevamo deciso di andare al Cimitero per un saluto ai nostri cari. Davanti all’Ufficio Postale non c’era ancora la fila consueta, in fondo erano appena le otto e mezza del mattino. Rasentammo utilizzando il marciapiede sulla Domiziana il muro delle case Olivetti, costruite negli anni Sessanta per i dipendenti di quella grande fabbrica.                                                                                                                                                      Mura fatte di mattoni di tufo corrosi dal tempo. Erano là sin dall’inizio di quell’avventura: chissà da dove provenivano, non molto lontano da quel luogo certamente! Ma da quale cava tra quelle che, girando un’occhiata rapida  in giro per i Campi Flegrei riuscivate a scorgere, abbandonate, dopo l’intenso sfruttamento umano che per secoli hanno subìto, quelle pietre provenivano? Di fronte alle case Olivetti, là dove c’era la Scuola elementare che io avevo frequentato dopo la “primina” e che era stata una delle sedi dove Marietta aveva insegnato quando iniziavo a conoscerla, c’erano soltanto i maestosi ruderi di un complesso termale romano: tutta l’area trasudava  storia antica mal sopportata dai contemporanei che nel corso degli ultimi secoli ne hanno fatto strame. Era un miracolo puro che fosse rimasto intatto l’Anfiteatro Flavio, a pochi passi indietro da dove stavamo, mentre non aveva avuto altrettanta fortuna l’altro, il secondo, Anfiteatro, che segnalava – se ce ne fosse pur stato bisogno – l’importanza della Puteoli romana, porto imperiale precedente a quello di Ostia.  Di fronte alle case Olivetti accanto ai ruderi antichi ed ai ricordi nostalgici della mia infanzia e della nostra giovinezza notammo il perimetro difeso da filo spinato della Casa Circondariale Femminile, con il piccolo ingresso privato riservato alle suore, che avevano  il compito di portare sollievo “spirituale” alle povere donne carcerate, povere in genere anche se, per motivi molto diversi e lontani dalla “povertà” aveva avuto l’onore di frequentare quella realtà anche una delle più illustri figure artistiche internazionali di origine puteolana.

Arrivati alla Piazza dell’Annunziata, Piazza Francesco Capomazza, uno sguardo appena sollevato sulla nostra destra ci fece  scorgere il massiccio bastione del Palazzo Cosenza, che dominava tutta la scena. Là dietro c’era in disordine sparso una delle più grandi Necropoli romane visibili ma non visitabili, anche se per fortuna non del tutto distrutte dalla violenta inciviltà degli uomini. Noi proseguimmo.

…fine parte 1….

 

Joshua Madalon

 

2487,0,1,0,360,256,443,5,2,165,45,1,0,100,96,2293,2281,2337,3247286
2487,0,1,0,360,256,443,5,2,165,45,1,0,100,96,2293,2281,2337,3247286

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 9

30784347_10213192638302973_562223794_n

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 9

 

Di fronte la collina di Capodimonte sotto la quale si sviluppa il vallone della Sanità lasciava intravedere il verde della campagna e la struttura tufacea, un panorama collinare con alberi da frutta rari ma ricchi e abbondanti. Case povere, piccoli orti,  strade ridotte a poco più di una mulattiera che si inerpicavano. In noi ricordavano i luoghi delle “pagliarelle” caserecce dove bere un buon bicchiere di vino fresco ed intrecciare storie d’amore godendosi il panorama classico partenopeo.

 

Chiesa

Eravamo ormai davanti alla Chiesa Maria Santissima del Carmine, costruita tra il 1878 ed il 1884 proprio come luogo di culto attiguo al Cimitero delle Fontanelle. Non contiene opere importanti ma è stata abbellita nel 2016 quando all’esterno sulla facciata della canonica e del campanile è stato realizzato un variopinto e suggestivo murale ad opera degli artisti Mono Gonzalez, Tono Cruz e Sebastian Gonzalez.

30831408_10213192639663007_791226765_n

Due passi e sulla sinistra si aprì davanti a noi un ampio varco in fondo al quale si vedeva un immenso spazio alto, buio  e profondo e masse di gente che uscivano e che, come noi, entravano. Entrando ci si rendeva conto di essere in un’enorme cava di tufo utilizzata fino a metà del 1600, quando, a causa di una pestilenza cominciarono ad esservi depositati i corpi dei defunti. Con l’andare del tempo, poi, oltre a vittime di altre epidemie, trovarono ricovero le ossa dei morti degli ipogei bonificati dopo l’arrivo dei napoleonici. Era impressionante  la sistemazione precisa delle diverse parti dello scheletro, qui i crani, qui le tibie, qui altre ossa ben ordinate. Nel corso dei secoli c’è stato un culto molto intenso verso questi resti da parte di alcune donne cui veniva riconosciuto una funzione importante da essere considerate “maste” cioè “capo”. Sono state loro a mettere quell’ordine e quella cura per quelle povere anime chiamate amorevolmente “pezzentelle”, poverine per l’appunto.

 

viaggio-in-italia-cimitero-delle-fontanelle-napoli-1954-internettuale (1)

 

A me vennero in mente le celebri inquadrature del film di Rosselini, “Viaggio in Italia” del 1954 con Ingrid Bergman che dopo aver visitato altri luoghi a me molto cari, come l’antro della Sibilla a Cuma e il vulcano Solfatara, entrando proprio dal’ingresso della Chiesa Naria Santissima del Carmine, si trova all’interno del Cimitero delle Fontanelle.

La guida ci descrisse ogni spazio con grande precisione, aggiungendo ad ognuno di essi degli aneddoti, delle curiosità.

Prima di lasciarci volle però farci un dono recitando con grande maestria la famosa poesia di Totò, “’A livella”. Applausi finali e saluti.

Ciascuno ritornò per proprio conto lentamente godendosi la tranquillità della strada. Approfittai anche a ritorno dei bagni del “Munacone” e poi utilizzammo l’ascensore per risalire su via Santa Teresa degli Scalzi. Avevamo un appuntamentoin una pizzeria senza glutine in via Bellini, a due passi dall’Accademia di Belle Arti, dalla Galleria Principe Umberto, da Piazza Dante.

Se avrete modo di essere a Napoli non mancate di farvi accompagnare in questi luoghi. Ce ne sono molti, ma il grande ipogeo delle Fontanelle è ben superiore a qualsiasi altro. E tutto il resto che vi ho descritto sommariamente e che noi stessi ci ripromettiamo di approfondire in una delle nostre prossime puntate in quella città che, non lo dimenticate, è la mia città natale.

L’Associazione culturale cui ci eravamo rivolti è Insolitaguida e la trovate su Internet. Ci sono anche altri itinerari curiosi ed interessanti dal punto di vista culturale, sociale, storico ed antropologico che potrebbero essere di vostro gradimento.

Il culto dei morti è ovviamente un aspetto archetipico che coinvolge tutte le civiltà; a Napoli come per tante altre caratteristiche c’è uno sviluppo abnorme paradossale di queste attività volontaristiche. Ne sono prova anche alcuni riferimenti culturali artistici poetici e teatrali di cui tratterò in un prossimo post.

 

Joshua Madalon

Il “cambiamento”(!) e le contraddizioni nella nuova compagine di Governo (a partire da un caso fiorentino)

Il “cambiamento”(!) e le contraddizioni nella nuova compagine di Governo (a partire da un caso fiorentino)

DSCF1653

 

Tutto dunque deve “sembrare” un cambiamento. Ecco che il riferimento al “cambiamento” quando si parla di “Contratto di Governo” non può servire ad altro che a comunicare un desiderio, una volontà, per ora solo un “auspicio” e in ogni caso un possibile “fake”.  Ancora un annuncio propagandistico come se la campagna elettorale non fosse mai finita.  Se “cambiamento” ci potrà essere lo sapremo a fine anno o forse un po’ più in là ma indubbiamente già dalle prime mosse potremo capire se davvero funziona il “matrimonio” tra sovranisti e populisti.  Più di un dubbio ci viene posto quando leggiamo nel Contratto di Governo gli aspetti afferenti con chiarezza alla Lega (in primo luogo i temi dell’dentità e della sicurezza, dell’immigrazione, quelli della legittima difesa, della flat tax e dei campi nomadi).

Proprio su questi ultimi le contraddizioni emergono anche sui territori: è di ieri mattina la notizia apparsa su “Repubblica” di Firenze relativa alle “casette” di via del Guarlone a Firenze. Nel Quartiere 2 il Presidente Michele Pierguidi che appartiene al PD ha presentato una delibera per chiedere al Sindaco Nardella di intervenire in merito alla situazione di degrado delle casette di via del Guarlone a Rovezzano che a metà degli anni ’90 al tempo della giunta Primicerio furono insediate per rispondere all’emergenza nomadi. In quegli stessi anni anche a Prato ci occupammo di dare risposte adeguate utili al conseguimento di una forma civile di integrazione reciproca tra stanziali e nomadi che intendevano aderire a quei progetti. C’è un’ansia da parte dei Partiti di Governo del Centrosinistra, tuttora egemoni in queste aree, di accreditarsi come difensori della legalità e della sicurezza, che li porta a strutturare interventi che nulla hanno da invidiare rispetto a quelli proposti dalle Destre. La richiesta intenderebbe procedere ad una sorta di sfratto delle famiglie rom, sulla base del fatto che tutto intorno all’area ed al suo interno siano state rilevate forme di degrado e non siano state rispettate le norme igieniche. Si va poi oltre chiedendo che quelle strutture possano essere riservate a tutti coloro che ne hanno bisogno e abbiano fatto richiesta di partecipare a graduatorie per l’assegnazione di case popolari. Si fa riferimento a regolamenti comunali, quello in particolare di Polizia Municipale. Verrebbe da chiedersi però se quei “regolamenti” siano stati applicati finora con diligenza dagli amministratori e siano state avviate dei rapporti istituzionali (Commissioni specifiche)  e siano state eventualmente comminate le necessarie sanzioni allo scopo di educare ed evitare situazioni di degrado come quelle denunciate in questo caso.

La delibera del Quartiere 2 ha avuto il sostegno sia del PD, proponente, che delle forze di Destra con il voto contrario dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle, che l’ha bollata come razzista.

Poichè ho avviato la riflessione sulle contraddizioni interne alla compagine di Governo “grigio-verde” (non “giallo-verde” come piacerebbe) non posso non condividere la posizione del M5S del Quartiere 2 di Firenze ma sono ad interrogarmi su come  si procederà in un’azione di Governo del Paese nell’immediato futuro viste queste differenze di “sensibilità” molto lontane tra loro.

Non credo che sia possibile controbattere da parte del M5S che sia stata colpa del PD che non ha voluto accettare l’invito a partecipare alla stesura del “contratto”; anche perchè non sarebbe stato possibile, visto che erano già intercorsi accordi molto forti tra M5S e Destre sin dall’avvio della legislatura.

Joshua Madalon

 

Foto di scuola particolare 001

 

 

da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale….quella politica e cinematografica – ottava parte – 6

 

 

 

friuli-1976_015-1000x600

 

da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale….quella politica e cinematografica – ottava parte – 6

 

Quel che accadde giovedì 6 maggio 1976 non l’ho vissuto direttamente, perché non ero a Feltre: ero sceso a Napoli per concludere quella fase di corso abilitante cui avevo partecipato,  con il colloquio finale.

Me lo ha raccontato Pinuccio Loiacono, compagno di Partito e convivente provvisorio per necessità reciproca in tempi di “vacche magre”.

In quel periodo lui però era ancora al Park Hotel, un Albergo gestito da meridionali molto vicino alla Stazione ferroviaria. Non ci si conosceva ancora. Dopo cena, era andato intorno alle 21.00 in bagno, proprio quando arrivò lo scossone più forte, 6.5 della Scala Richter. Tutto tremò ed andò all’aria ma la cosa tremenda fu il black-out ed il conseguente disorientamento per psicosi, per cui Pino rimase chiuso nel bagno in preda al panico.

Il sisma aveva colpito il Friuli a nord di Udine creando danni enormi in aree prevalentemente montane provocando 990 morti e oltre 45.000 senza tetto. A Feltre non ci furono danni evidenti ma molta paura. Quell’evento mi ha insegnato a capire la profonda dignità di quel popolo, che non si perse d’animo in piagnistei ed in pochi anni ricostruì in modo diretto il proprio habitat. Di quell’evento avemmo testimonianza anche da parte di un altro collega originario del Friuli, che aveva perso tutto, tranne una fornitissima biblioteca familiare che portò a Feltre e con la quale rivestì totalmente l’appartamento che aveva preso in affitto senza mobili, arrivando a dormire sugli stessi libri in un atto d’amore folle. Un collega carissimo di cui ho perso le tracce, un uomo geniale, originale, dalla tipica fisicità montanara, votato alla solitudine randagia.

In quegli anni la passione per il Cinema si era abbinata a quella della Politica, del Sindacato. Avemmo modo di collaborare anche con l’ARCI e con l’ANPI in una occasione particolare. Con la prima Associazione che non aveva una sede a Feltre si entrò in contatto per stabilire una collaborazione, dopo che con il giovane Francesco Padovani avevo fondato il Circolo di Cultura Cinematografica “La Grande Bouffe”. C’era un gruppo attivo a Ponte nelle Alpi a nord di Belluno. E si aderì all’UCCA, l’Unione dei Circoli Cinematografici dell’ARCI. Così si avviarono una serie di rapporti anche con Padova e Venezia e da lì al livello superiore fino a Bologna ed a Roma. Fu così che ebbi modo anche di frequentare Festival come quello di Venezia, di Pesaro e di Cattolica e di incontrare amici che avrei poi continuato a frequentare con il mio trasferimento in Toscana, in modo particolare Andrea Coveri di Prato e Jaurés Baldeschi di Castelfiorentino.

Tra le tante iniziative culturali e cinematografiche, senza mai dimenticare la mia passione civile e politica, sarebbe molto importante ricordare quella dedicata al Lavoro ed al Movimento operaio che mi pose in contatto con alcune strutture romane molto importanti, come la Cineteca Italia-URSS curata dai fratelli Predieri e la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico con cui ho costruito anche in seguito una serie di collaborazioni.

 

logo-aamod-compatto-1

Ho accennato all’ “occasione particolare” di collaborazione tra ARCI ed ANPI e ne parlerò nel prossimo post, dopo aver anche ricordato in modo più preciso le caratteristiche della Rassegna sul “Movimento operaio”.

…continua….

 

Joshua Madalon

LA RACCOLTA PORTA A PORTA funziona? Direi che la città (di Prato) non se n’è accorta

 

32078360_10213277653668304_4898787110238027776_n

Girando per la città non si vedono più i cassonetti e le campane collocate in spazi comuni. In effetti dava noia vederli a volte stracolmi e circondati da altri residui “indifferenziati”. Quegli spazi poi diventavano maleodoranti via e via più con l’avanzare della stagione calda.

Sono, questi, ricordi ormai superati. Ora c’è il porta a porta! Siamo nella modernità; non ci sono più luoghi comuni intercondominiali. No, ora ogni condominio ha il suo spazio e con molta frequenza quello spazio ha sostituito in tutto e per tutto i precedenti, distribuendo a tappeto il sudicio.

Se interpellate il servizio pubblico, che qui a Prato si chiama ALIA, vi dirà che devono essere le assemblee condominiali a redarguire i reprobi ed eventualmente stabilire le regole. Bisogna dire tuttavia che, in assenza di un intervento condominiale, dovrebbero essere vigenti le “regole” istituzionali, quelle presenti nelle “Istruzioni” che sono state inviate a ciascun cittadino molto prima che il “porta a porta” fosse avviato.

Come sempre accade, dunque, il cittadino virtuoso è vittima dei cittadini irrispettosi dell’ambiente. Bisognerebbe mettere in atto un’attività pedagogica educativa diffusa sul territorio. Se qualcuno avanza l’obiezione che tali interventi sono stati già prodotti poco prima dell’inizio di quel servizio mi permetto di replicare evidenziando una profonda incapacità da parte dei “docenti”: infatti ho sempre pensato che se gli studenti non raggiungono risultati perlomeno sufficienti (anche se non basta la mera “sufficienza”) la responsabilità sia proprio da addebitare ai docenti.

E non si venga a dire che “è colpa dei cinesi!”. In quota parte certamente sì, ma laddove ci fosse un’adeguata sorveglianza e venissero comminate davvero delle “multe” ( e non isteriche marginali ed estemporanee ripicche) noi davvero saremmo in grado di svolgere una funzione positiva.

Inoltre, in un rapporto più diretto tra Istituzione, servizi e cittadinanza, si creerebbero energie cooperanti sui territori che potrebbero risolvere non soltanto i problemi dei rifiuti, ma anche molti altri, come quelli che si riferiscono alla insicurezza ed alle solitudini.

Joshua Madalon

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 7

30776253_10213192641183045_1466989085_n

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 7

Tutto intorno ai nostri percorsi c’è un mondo nascosto sotterraneo che sarebbe molto interessante poter visitare. Napoli ha tesori incommensurabili nel sottosuolo e soprattutto in questa parte della città. La Sanità (Sanitas, ovvero “salute”) ha avuto un ruolo storico per il “popolo”. La nobiltà partenopea risiedeva sostanzialmente all’interno delle mura contrassegnate oggi dalle “porte” di ingresso. Quella da cui eravamo partiti con la guida, dal punto in cui c’era l’appuntamento, è Porta San Gennaro, la più antica delle nove porte di Napoli, anche se purtroppo è forse tra quelle meno conosciute; di certo era molto importante ed il suo nome derivava dal fatto che da qui partiva l’unica strada che conduceva alle Catacombe di San Gennaro; era conosciuta anche come porta del tufo”, perché da lì entravano i grandi blocchi di tufo provenienti dalle cave del vallone della Sanità, delle quali parleremo dopo. Tra le altre porte la più famosa è quella “Capuana” il cui toponimo è indicativo della direzione di uscita verso la città di Capua; per noi studenti liceali ed universitari rimane impressa Port’ Alba, sede di bibliofili e librai, a pochi passi dal Convitto “Vittorio Emanuele II”, dal Conservatorio “San Pietro a Maiella” e dall’Università “Federico II” in via Mezzocannone. Altre porte sono Porta di Costantinopoli, Porta Carbonara, Porta del Carmine, Porta Medina, Porta Nolana e Porta del Santo Spirito. La guida aveva trottato lasciando indietro un po’ di persone; poi per fortuna il caldo e l’ipotesi di dover parlare ancora un po’ la sollecitarono ad un breve break per acquistare una bottiglietta d’acqua. Così il gruppo si ricompose. Proprio di fronte a quel barettino c’era l’ingresso dell’Acquedotto augusteo del Serino. Un’opera fondamentale di origini per l’appunto “augustee” datato 10 d.C. che partiva (in verità continua a farlo) dall’entroterra campano irpino per raggiungere la sede della flotta imperiale romana a Miseno. Era chiuso ma non avevamo in programma la sua visita: sarà per una delle prossime volte!

30874534_10213192640623031_686143382_n

Dopo la sosta benefica – non solo per la guida – si riprese la sgroppata fino alla Chiesa di Santa Maria della Sanità, quella che potete ammirare anche nel recente film dei Manetti Brothers, “Ammore e malavita”. La piazza è ampia, quasi ad affermare la volontà del popolo a partecipare alle grandi adunanze di festa e di dolore. Nella torre abita un nobile moderno uomo di fede, Alex Zanotelli, che lì ha deciso di risiedere, in quel territorio così denso di contraddizioni dicotomiche. La costruzione è della fine del XVI secolo ma risiede sopra le Catacombe di San Gaudioso, alle quali si accede dall’interno della Basilica attraverso una cancellata posta sotto il presbiterio della chiesa seicentesca . Il territorio è ricchissimo di ipogei cristiani, grazie anche all’abbondanza di materiale tufaceo che veniva asportato per costruzioni edilizie che mantenessero gli interni delle abitazioni fresche di estate e calde d’inverno. Molto più importanti e non poco distanti vi sono le catacombe dette di San Gennaro.
Straordinari per la loro bellezza sono il pregevole monumentale pulpito ed una rampa barocca che si innalza da due parti verso il presbiterio. Molto suggestiva è la cripta sottostante.

Joshua Madalon

…fine parte 7…continua

30429647_10213192641383050_1163300138_n

reloaded “PASSEGGIANDO NEL “DIGITAL STORYTELLING” di TRAMEDIQUARTIERE”

Oggi voglio ricordare l’esperienza di “TRAME DI QUARTIERE” attraverso un primo “book” fotografico e uno dei miei “metaracconti”.

gocce-di-pioggia-6040702

PASSEGGIANDO NEL “DIGITAL STORYTELLING” di TRAMEDIQUARTIERE
– continuando con la meta-narrazione –

Stamattina piove. Le prime gocce tamburellando sulle tettoie mi hanno svegliato: che ore sono?

– continua –

pioggia-lampedusa
11156179_1584491061789608_8616234054379257403_n

STORYTELLING (digital) e METANARRAZIONE – proseguendo il lavoro in TRAMEDIQUARTIERE
Scrivevamo l’altro giorno: “Stamattina piove. Le prime gocce tamburellando sulle tettoie mi hanno svegliato: che ore sono? Dieci alle sette; tra qualche minuto anche il telefono sussulterà, vibrerà e poi suonerà. Decido di staccare la “sveglia”, non ne ho più bisogno e non voglio disturbare gli altri che continuano tranquillamente a dormire; mi alzo e vado in cucina a prepararmi il solito caffè. C’è meno luce del solito. Eppure siamo già al 15 di maggio. Con la tazzina di caffè fumante vado davanti all’ampia vetrage del salone attraverso la quale osservo la vasta pianura che va verso il mare, al di là delle colline pistoiesi che nascondono la piana di Montecatini e tutto il resto verso occidente. Le nuvole sono basse e continua a piovere. Ieri mattina a quest’ora la luce era così intensa e sono riuscito a fare una serie di buone riprese ed ottime foto.
Meno male, mi dico e continuo a dirlo mentre accedo al balcone esterno che guarda verso il Montalbano e si affaccia sul giardino e sulla vecchia Pieve. Sul balcone i fiori di cactus che ieri mattina erano aperti e turgidi si sono afflosciati, altri ne stanno nascendo e quando saranno pronti, come sempre faccio, li fotograferò. I colori della natura tendono in prevalenza al grigio, grigio-verdi, e la pioggia copre con il suo cadere a tratti i suoni ed i rumori della vita della gente che va a lavorare: è ancora presto per il “traffico” scolastico che tra poco si materializzerà. E continuo a pensare tra me e me: “Meno male che ieri mattina sono riuscito a fare le foto e le riprese di cui oggi avrò bisogno. Stamattina sarebbero state così cupe!”.
Da martedì insieme a pochi altri seguo un corso intensivo di soli quattro giorni: lavoriamo su “temi e storia” di questo territorio. Siamo a Prato. Quartiere San Paolo, periferia Ovest della città post-industriale. E’ piacevole ed interessante, forse anche utile. Siamo soltanto in sei suddivisi equamente quanto a genere ed età anagrafica. Il primo appuntamento è in una delle scuole della città appena alla periferia del nostro territorio. Mi sono presentato come uno scolaretto per l’appello del primo giorno. Molte le facce a me già note: in definitiva ad occuparci di Cultura ci si conosce. Sento subito che ci divertiremo, insieme. Handicap assoluto è la mia profonda impreparazione linguistica con l’inglese. La docente anche se in possesso di un curriculum internazionale di primissimo livello dal suo canto non capisce un’acca della nostra lingua: e questo mi consola ma non giustifica entrambi. C’è grande attenzione in tutti ma il più indisciplinato è colui che dovrebbe , per età soprattutto e per la professione che ha svolto, essere da esempio, cioè io. Mi distraggo, chiacchiero, insomma disturbo come un giovane allievo disabituato alla disciplina. L’americana mi guarda con severità e con quel solo sguardo impone il silenzio. Ciascuno viene chiamato poi a confessare in una sorta di autoanalisi, della quale non parlerò, le origini del proprio nome e della propria storia familiare. Io scherzo sul significato del mio cognome che richiama atmosfere donchisciottesche e sulle attività “carpentieristiche e marinare” di mio nonno paterno.

PROPOSTE
STORYTELLING (digital) e METANARRAZIONE – proseguendo il lavoro in TRAMEDIQUARTIERE – seconda parte

download (2)

 

L’americana detta poi compiti e tempi. A ciascuno la sua storia. Non ne parlerò per rispettare la consegna del “silenzio” anche se qualche indicazione emergerà dal “racconto”. Discutiamo, scambiandoci idee ed opinioni, poi scriviamo. Amo la sintesi: lo so che voi (che leggete) non lo direste, che non siete d’accordo. Molti dicono che sono un “grafomane”. Ma io, in effetti, scrivo molto ma poi taglio: scorcio e taglio.

E così andiamo avanti fino ad ora di pranzo: non tutti però sono pronti e quindi si ripartirà più tardi per il confronto finale, dopo pranzo.

La scrittura deve essere sintetica (e dagli con questa “sintesi”!) e sincopata per poter poi più agevolmente trasformarsi in uno story board dove le parole e le immagini si mescolino. Mentre le parole sono lì già pronte sul foglio di carta la docente ci invita a reperire quante più immagini possibili da poter collegare.

Dopo il pranzo infatti ciascuno di noi lavora per costituire il proprio esclusivo “database” da cui attingere poi foto e riprese in video da utilizzare.

Dalla prima scrittura a questo punto si passa ad una rielaborazione ad uso di traccia sonora parlata da ciascuno di noi. Dovremo essere noi a leggerla domattina, mercoledì 13 maggio, registrandola su una traccia audio che poi entrerà a far parte del nostro personale bottino.

Si ritorna a casa, però, con un compito da svolgere: cercare una musica da utilizzare, adattandola alle immagini. E’ una delle operazioni che mi coinvolgono a pieno; il suono musicale deve appartenere alle immagini con il ritmo che acquistano nel mio pensiero; i movimenti delle persone e degli oggetti devono corrispondere nel miglior modo possibile alle note all’interno della loro composizione; devono viaggiare all’unisono come corpi in un amplesso erotico. Ne sono stato sempre convinto: ascoltare musica genera orgasmi mentali.

d_34393e1d19

“La bellezza espressa da un artista non può risvegliarci un’emozione cinetica o una sensazione puramente fisica. Essa risveglia o dovrebbe risvegliare, produce o dovrebbe produrre, una stasi estetica, una pietà o un terrore ideali, una stasi protratta e finalmente dissolta da quello ch’io chiamo il ritmo della bellezza…..Il ritmo….è il primo rapporto estetico formale tra le varie parti di un tutto estetico oppure di un tutto estetico colle sue parti o con una sola oppure di una qualunque delle parti col tutto estetico al quale questa appartiene”

(da “Dedalus” di James Joyce trad.ne di Cesare Pavese, Frassinelli editore pag. 251)

 

Pavese_Dedalus

13398_10205088157416016_2116048296149904703_n

19003_10205088167776275_8483648878881998017_n10352742_10205088163056157_8997625203602485534_n10422031_10205088156776000_944605422709066588_n10423301_10205088156976005_7129679529615334342_n
10922699_10205088167376265_8303428853741867908_n11009156_10205088155575970_4442287445297520397_n11014891_10205088165696223_391593504111643230_n11015464_10205088154175935_6461580031888871963_n11041114_10205088158936054_4178630123519674334_n11053191_10205088159896078_7630682732206752523_n11140333_10205088166216236_1426880415164088543_n11203098_10205088154495943_6346689178252349519_n11209354_10205088158136034_8043302591638969278_n11209387_10205088165296213_7564118402092806123_n11224022_10205088166656247_7650912598864755419_n11269095_10205088164776200_1082703856519281164_n11264802_10205088155055957_1923552361248110535_n11263124_10205088156575995_2883440139073971293_n