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VERSO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 2 (per la parte 1 vedi 11 ottobre)

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 2 (per la parte 1 vedi 11 ottobre)

Nel periodo del lockdown in questi primi mesi dell’anno furono sospesi ad esempio i lavori edilizi sulle facciate del condominio dove abito. Ovviamente tutti erano concentrati e d’accordo sul blocco totale, incapaci di avviare riflessioni ponderate, equilibrate; posizioni diverse rispetto alle caratteristiche delle varie lavorazioni: un cantiere edile sulle impalcature esterne non ha bisogno di operai che stiano a meno di un metro di distanza. Nè uno nè due ma molto spesso dieci, venti metri di distanza in orizzontale e verticale. Non si toccano e possono utilizzare anche mezzi di trasporto singoli. Ma la, pur comprensibile perchè ampiamente diffusa,  nevrosi generale non consentiva riflessioni avvedute, calibrate sul tema specifico.  E questo valeva per ogni tipologia di “cantiere”; bastava prevedere controlli continui.                              Allo stesso tempo in quel periodo eravamo confinati in casa, con l’obbligo di non spostarci se non a non più di un raggio di 200 metri dalla propria residenza o domicilio (a patto che quest’ultimo fosse stato dichiarato come “unico” luogo di provvisoria residenza). Anche questa prescrizione è stata generalmente rispettata “in modo pedissequo ed acritico, irrazionale”. La stragrande maggioranza lo ha fatto per il profondo rispetto delle regole, a prescindere dall’uso della ragione. In realtà la “ragione” è stata piegata dalla paura.

Una passeggiata “lunga” ben più dei duecento metri, ma “in solitaria compagnia di se stessi”, avrebbe comportato molti effetti positivi sulla salute fisica e mentale. In contemporanea però nel chiuso delle mura (fossero abitazioni o capannoni o piccoli sgabuzzini) si poteva continuare a lavorare senza controlli. E profonde sono state le differenze tra coloro che potevano continuare ad operare in quello che abbiamo chiamato “smart-working” ( che è poi “lavoro a casa”, che per la nostra patologica sottomissione alla terminologia anglosassone viene anche detto “home-working” – solo che questo termine si può confondere con il più semplice “lavoro casalingo”) e tutti quelli che, per poter lavorare, avevano la necessità di uscire di casa. Molti tra questi ultimi sono stati costretti a rinunciare alla loro attività o hanno purtroppo perso “tout court” il loro impiego con tutte le conseguenze del caso.

Ovviamente, sono a sintetizzare alcuni aspetti proprio per segnalare innanzitutto il profondo ritardo “ingiustificabile” (in una situazione chiaramente e largamente “emergenziale” non si può perdere del tempo in giggionerie e passerelle varie, come è accaduto, solo per fare un esempio, con gli Stati Generali). Bisogna saper fare squadra, ampliando oltre le forme ideologiche ed i capricci molto personali – come quelli che caratterizzano ancor oggi la Ministra Azzolina – il parterre delle condivisioni e delle compartecipazioni organiche e funzionali ad una vera e propria più ampia e diffusa sui territori corresponsabilizzazione.

In realtà, proprio per questa incapacità dei governanti, stiamo dilapidando i sacrifici fatti nella prima parte di quest’anno e rischiamo di dover rinunciare soprattutto per insipienza e disorganizzazione ai vantaggi che avremmo dovuto mantenere in questi ultimi mesi.

La responsabilità è di tutti, a partire dal Governo, che non può – soprattutto in questa fase, che è, a tutta evidenza, la più delicata e pericolosa – non ascoltare i pareri dei rappresentanti delle Regioni, che – va notato – sono in maggioranza schiacciante condotte da forze politiche che sono all’Opposizione. Allo stesso tempo il Governo non può derogare dalle proprie competenze e responsabilità. Questo crea un vero e proprio blocco che non permette di essere in perfetta sintonia con il Paese. Fino ad ora i sondaggi hanno premiato l’azione del Governo, ma nel futuro sarà molto difficile mantenere questo consenso.

Aspetti negativi e aspetti positivi della Sanità pubblica toscana (partendo da alcune esperienze personali) parte 3 – per la parte 2 vedi 24 settembre

Aspetti negativi e aspetti positivi della Sanità pubblica toscana (partendo da alcune esperienze personali)

Parte 3

Si era nel pieno della emergenza pandemica e gli ospedali, in particolare quelli pubblici, erano assaliti, letteralmente invasi, da centinaia di persone, in modo particolare “anziane”, affette da Covid19. I reparti delle terapie intensive scoppiavano; le strutture ospedaliere non riuscivano più a reggere l’urto ed era necessario utilizzare nuovi spazi, distinguere in modo netto le zone dove venivano ricoverate le persone affette da sindromi che fino a pochi giorni prima sembravano drammatiche ma che erano diventate di colpo meno significative di attenzione. Eppure, si continuava ad essere colpiti da ictus, infarti, coliche e la gravità dei decorsi oncologici non poteva essere sospesa, interrotta, per effetti miracolosi. In questi frangenti, assimilabili quasi ad uno stato di guerra, i generali non bastano a fronteggiare gli eventi se non hanno truppe disponibili. Ed è del tutto evidente che i generali molto spesso non si confondono con le truppe cui inviano solo indicazioni attraverso i loro portaborse e sottoposti. C’è un tempo per ribellarsi ed uno per avvertire che il proprio dovere è ben superiore a qualsiasi altra opportuna rivendicazione: ed è stato così anche in questa occasione. Le truppe, a partire dai medici,  quelli di base e quelli ospedalieri, per arrivare all’ultimo grado di “infermiere”, a quegli OSS che nelle loro mansioni hanno compiti rilevanti in una situazione come quella che si è dovuta fronteggiare nella prima parte di quest’anno, sono state costrette, per senso di responsabilità ad operare in condizioni precarie (nelle prime settimane non esistevano “protezioni” che garantissero la loro incolumità e quella dei loro temporanei pazienti), con turnazioni improponibili dal punto di vista della tenuta psico-fisica  (alcuni di loro – tanti a dire il vero – rinunciavano, anche per garantire la sicurezza al proprio nucleo familiare, ad ore libere). Non sto raccontando qualcosa di nuovo: lo sappiamo tutti ora, li abbiamo chiamati “eroi”. Anche se, quasi certamente, nessuno di loro si sentiva tale, nessuno di loro riteneva di doversi fregiare di tale titolo. Ci siamo appassionati a seguire le loro storie, come angeli custodi dei cari che sono morti lontano dai loro affetti. Lo Stato, tuttavia, che dovrebbe garantire il rispetto di cotanti “eroi” o “angeli” attraverso riconoscimenti formali non si è smentito nella sua profonda ingratitudine pur ricoperta da forme di ipocrisia: ha pagato quell’impegno con un solo miserabile “euro” l’ora di straordinario. Temevano forse che in tanti si arricchissero. I “nostri eroi” non hanno fiatato, pur avvertendo la mortificazione; non era quello il momento.

Dovevo trattare degli aspetti positivi della Sanità toscana. Mi sono però allargato a tutto il nostro Paese, forse (non so se in altre lande il trattamento degli “ospedalieri” e dei “sanitari” in genere sia stato migliore) a tutta la categoria in ogni realtà territoriale colpita dalla pandemia. La mia esperienza (né diretta né indiretta)  per fortuna non è stata collegata al Coronavirus.

Ad ogni modo anche io intendo segnalare come aspetti positivi il mio contatto poi con gli operatori sanitari che mi hanno operato in “day hospital” qui a Prato. Come già scritto si è trattato di un intervento banale preceduto dall’ effettuazione di un tampone preventivo due giorni prima dell’intervento. Ma anche nelle operazioni semplici si nota la professionalità di tutte e tutti. Ed è davvero una garanzia per chi ha bisogno di cure.

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – ottava parte 1(per la settima – 18 vedi 10 aprile 2020)

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – ottava parte 1 (per la settima – 18 vedi 10 aprile 2020)

Questo è lo shortlink per riprendere il cammino su uno dei temi che ho trattato relativamente a quel che ho vissuto negli ultimi tempi in cui stabilmente sono stato nella mia terra natìa: “Pozzuoli nei Campi Flegrei”
DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE http://www.maddaluno.eu/?p=11530
E’ datato 10 aprile 2020

Il titolo è
DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 18 e ultima della parte settima – una necessaria precisazione

In linea di massima sono alcuni appunti su come nacque l’idea di scrivere un testo per il secondo ciclo delle scuole elementari e per le classi della scuola media inferiore della città di Pozzuoli.
Ho trascritto tutto il testo del librettino in vari post. Di certo le informazioni che in esso ho dispensato risultano in alcune parti essere datate: si trattava in qualche modo di abbinare ad esse delle indicazioni civiche per le nuove generazioni ed infatti il riferimento del titolo della serie di “post” è “illuminante” allorquando si fa riferimento alla “sensibilità ambientalista, storica e culturale”.

Tra le attività che, da organizzatore (in cooperazione con Raffaele e Renato), svolsi in quella straordinaria occasione dei “2500 anni dalla fondazione di Dicearchia”, ci fu il Concerto della “Nuova Compagnia di Canto Popolare” che era stata fondata all’inizio della seconda parte del decennio precedente (1966) dai musicisti napoletani Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Roberto De Simone e Giovanni Mauriello ai quali si unirono Peppe Barra, Patrizia Schettino, Patrizio Trampetti, Fausta Vetere e Nunzio Areni.
Prendemmo contatto con l’impresario, che in quel periodo iniziale era Giulio Baffi, uno dei personaggi del mondo dello spettacolo, come studioso del teatro, non solo popolare, ma soprattutto quello di ricerca e di studio che era (ed è) una delle caratteristiche fondamentali dell’esperienza della NCCP, particolarmente in quel periodo in cui facevano riferimento in modo diretto al grande “maestro” Roberto De Simone.
In pochissimi giorni avevamo già concordato gli aspetti amministrativi e per la fase logistica organizzativa, essendo stato previsto l’utilizzo di uno spazio della Diocesi, la Cittadella Apostolica che si trova accanto all’Accademia Aeronautica, fissammo un appuntamento con alcuni membri della Compagnia alla Stazione della Metropolitana.
Arrivarono Eugenio Bennato, Giovanni Mauriello e Patrizio Trampetti; e, con loro, il geniale fratello maggiore di Eugenio, Edoardo, che si estranea e non partecipa alle discussioni, confermando la sua indole ribelle. Andammo poi tutti insieme a fare un sopralluogo tecnico acustico nel Teatro della Cittadella.
Molti tra noi già conoscevano ed apprezzavano la Nuova Compagnia di Canto Popolare che avevamo seguito sin dalle loro prime prove. Io stesso avevo in qualche occasione avviato un percorso teatrale etnomusicale insieme a Salvatore Di Fraia, Raffaele Caso e Enzo Aulitto senza ottenere tuttavia alcun incoraggiamento per i risultati – per me – davvero deludenti (non ho mai avuto una preparazione musicale); e non ho insistito, assistendo volentieri però al successo dei miei compagni di avventura di quel tempo che ancora oggi riescono ad esprimere un buon livello nelle loro performance.

Nel prossimo post riporterò un Comunicato Stampa da me redatto per l’occasione del Concerto di cui parlo, che si tenne il 22 ottobre del 1972.

Nuova Compagnia

Nuova Compagnia

NUOVA CCP

ESTATE 2020 – parte 4 – arrivo a Venturina (per la parte 3 vedi 13 settembre)

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ESTATE 2020 – parte 4 – arrivo a Venturina (per la parte 3 vedi 13 settembre )

Prima di uscire, però, ci fermiamo ad un Autogrill per alcune operazioni “fisiologiche” ma soprattutto per sentire le nostre interlocutrici proprietarie di appartamenti. Avevamo già fissato per le 10.00 circa con una di loro; l’altra ci aveva fatto comprendere che bastava avvertire perché si rendesse disponibile. La terza persona l’avremmo vista nell’arco di tempo tra la prima e la seconda. Decidemmo comunque di avvertire che eravamo a pochissimi chilometri dall’uscita di Venturina, rassicurando che non ci sarebbero stati nuovi impedimenti.

Venturina è un piccolo borgo disteso nella pianura da cui poi si sale a Campiglia Marittima. E’ infatti, pur avendo la prevalenza numerica della popolazione complessiva, solo una frazione di quella cittadina che è a 232 metri sul livello del mare. Venturina proprio perchè alle pendici del Comune più importante si avvale di alcune fonti termali, due delle quali sono rinomate non solo tra i territori della Maremma ma anche fuori da questi. Il complesso più importante, che personalmente conosciamo da alcuni decenni, essendoci stati con i figlioli ancora piccoli una ventina d’anni or sono, è il Calidario. Si tratta di un complesso di vasche termali e di una serie di residence che si trovano proprio alle pendici del territorio del centro storico di Campiglia, prevalentemente medievale. Accanto a queste poco distanti ci sono le Terme di Venturina, una struttura moderna con vasca enorme ed anche in questo caso con la possibilità di trovare ospitalità nell’Hotel omonimo. Al di là della strada principale, Via delle Terme, un tratto dell’Aurelia Nord, vi sono due laghetti che possono, nelle ore più calde della giornata, ristorare il turista che non voglia utilizzare le spiagge, che distano poco meno di un chilometro in linea d’aria, di cui poi parleremo.

Venturina, lo impariamo subito in modo diretto, è così chiamata perché vi battono i venti in modo anche intenso e piacevole durante l’estate, smorzando così il senso d’afa. In modo indiretto ce lo confermano anche le persone che incontriamo. Quando arriviamo è ancora fresco e ci lasciamo accompagnare dal navigatore cellulare. Ci sono delle attività di trasformazione alimentare, come la PETTI: ci passiamo accanto. E poi dopo aver superato la Caserma dei Carabinieri, girando a destra lasciamo a sinistra il Corso principale del paese. A trecento metri il congegno elettronico ci dice di girare a sinistra, anche se i cartelli non indicano tale possibilità ma vediamo che altri prima di noi vi accedono. A destra c’è la Conad ed un centro commerciale modernissimo ma veniamo sospinti a girare a sinistra alla rotonda e procediamo diritto, costeggiando il Parco della Fiera. Lungo tutto il percorso il muro perimetrale del lungo Viale è adornato con una serie di ritratti che grandi artisti contemporanei hanno dedicato a grandi donne della Storia.

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La crisi e l’evoluzione dell’homo sapiens o “insipiens”? ancora su “Perché voto SI al Referendum del 20 e 21 settembre 2020”

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La crisi e l’evoluzione dell’homo sapiens o “insipiens”? ancora su “Perché voto SI al Referendum del 20 e 21 settembre 2020”

Un termine “ambiguo” soprattutto nella interpretazione di persone diverse: chi è pessimista lo legge come un momento di profonda difficoltà nel quale ci si arrende, ci si ferma delusi ed ipocondriaci; in tal modo ci si rinchiude in se stessi e si attende la fine. Chi è ottimista si attrezza per riflettere, sosta e poi riprende il cammino, rafforzato dalle nuove prospettive cui guarda.
Ecco: sono in “crisi”.
Forse lo sono da tempo, così come lo è il mondo consapevole dei propri limiti e non incline alla cristallizzazione dei propri convincimenti.
Errore giovanile di quel tempo in cui apparivano utili le certezze assolute, costituite allo scopo di una rivolta generazionale che da sempre ha caratterizzato la vita umana.
Errore giovanile che con il tempo e con l’età che avanza occorrerebbe fosse superato, ma così non è. Le forme rigide e fisse come le ideologie costringono a declinare l’agire umano in modo unidirezionale e si predispongono ad una conservazione irrispettosa dell’incessante ed impietoso mutare dei tempi.
Dal punto di vista generale si va verso una indistinzione congenita che fa propendere ad un appiattimento delle coscienze. Ed invece bisogna andare “oltre”; non sarà facile perchè le incrostazioni sono indurite e costituiscono limiti insormontabili soprattutto a causa della scarsa volontà nel volersene disfare – pur attraverso un lento percorso di ricognizione e di rinnovamento – da parte di vecchi diffusori e nuovi adepti.
Continuo ad essere perplesso verso il rifiuto che l’apparato sta ponendo all’approvazione della proposta di riduzione del numero dei parlamentari.
Fatti i conti, la riduzione ci porrebbe in linea con gli altri paesi europei: se passasse il NO avrebbero verso di noi più di una ragione per credere che non vi sia la volontà di “cambiare”. Già non abbiamo, a volte a torto altre a ragione, un buon credito.
So perfettamente di non essere in linea con quanti fino a pochi giorni or sono condividevo speranze. Ciononostante nessuna giustificazione addotta da chi ritiene che votare SI non sia di Sinistra ed invece votare il contrario appartenga alla Sinistra mi convince. Tanto è che il rimescolamento è così ampio da non lasciare ombra di dubbio. Essere – per me – di Sinistra è collegato al mantenimento dei valori fondamentali rappresentati dai primi 12 articoli della Costituzione ed alla possibilità di espressione libera del proprio pensiero, ancorché rielaborato senza vincoli ideologici mortificanti.

Giuseppe Maddaluno

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Estate 2020 – parte 1 La preparazione: un piccolo necessario vademecum per le vacanze

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Estate 2020 – parte 1 La preparazione: un piccolo necessario vademecum per le vacanze

“Forzata” ma produttiva e costruttiva: la sosta pandemica per una parte, forse minima, di noi è stata così. Ora, il caldo…e l’abitudine ci spingono a cambiare aria: si sceglie di non allontanarsi troppo ma allo stesso tempo di non andare troppo lontano. La vacanza estiva ci impegna. Non può essere casuale la scelta del luogo dove fermarsi. Abbiamo impegnato alcuni giorni facendoci aiutare dalla nostra capacità di spippolare sul web; abbiamo escluso alcuni luoghi dove ci eravamo già fermati in altre occasioni: negli anni Settanta in un campeggio tra Donoratico e La California, che ancora adesso è situato, anche se notevolmente ampliato e migliorato, subito dopo l’Oratorio San Guido, celebrato dal Carducci, all’incrocio del lungo viale alberato da 2400 cipressi; in altre occasioni eravamo stati sulla Riviera della Versilia da Livorno a Pisa, Marina di Tirrenia, a Viareggio, Camaiore, Pietrasanta e Massa fino a Pontremoli per i miei impegni professionali. Ci eravamo fermati un po’ di più nuovamente a Donoratico negli anni Novanta insieme ai piccoli; ma, lo si sa: quando i piccoli sono “piccoli” si vanno a cercare luoghi adatti per loro, come parchi gioco ed attività ludiche, e poi si sta sulla spiaggia a costruire castelli di sabbia e la sera si va a dormire aspettando che l’alba sia poi serena.
Per quest’anno pensavamo sin dall’inizio a luoghi tranquilli come Campiglia e Massa, entrambe “Marittime” ma, in contrasto con il nome, collinari ed abbastanza lontane dalla costa. E così con l’aiuto del web e di un tam tam amichevole ci siamo mossi. Il web ci suggeriva alcune proposte tra Venturina, Cafaggio, Castagneto Carducci, Suvereto e Massa Marittima con incursioni verso l’interno, fino a Sassetta: quest’ultima, scartata proprio per una collocazione ben distante dal mare, forse più adatta agli amanti della montagna e dei bagni termali, rimanevano per l’appunto Venturina, Campiglia e Massa che, pur essendo lontana, ci attirava dal punto di vista ambientale. Una nostra cara amica ci proponeva Campiglia e ci fornì un contatto telefonico.
Posti insieme le indicazioni telematiche e quelle “amicali” avviammo i contatti. Sul web funzionano i siti dedicati a “Case vacanze, affitti temporanei estivi e non”. La maggior parte di questi afferisce a dei motori di ricerca (trivago, housetrip, holidu, casavacanza e altro) che tuttavia non ti consentono in generale di renderti conto a pieno della validità – e veridicità – delle proposte ed inoltre non permettono ai proprietari di entrare in contatto con i clienti (a meno che il contratto non preveda un pagamento a monte per l’iscrizione e la pubblicazione). Proprio per evitare sorprese (le più varie: una truffa in piena regola; una collocazione inappropriata rispetto alla proposta, per esempio un luogo rumoroso per chi cerca tranquillitù e quiete; un ambiente inadeguato ai bisogni, come per esempio due camere da letto al posto delle tre pubblicizzate) e vista la distanza non siderale per noi che stiamo a Prato dopo aver visitato molti siti scegliamo alcune proposte e dopo aver lasciato i nostri recapiti di posta elettronica e telefonici poniamo quesiti sperando che i proprietari si facciano vivi.

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L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA “a breve” (reloaded di un mio post 31 marzo 2020)

L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA “a breve” (reloaded di un mio post 31 marzo 2020)

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COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Ovviamente quello che scrivo è quel che io penso, ciò che mi appartiene come indomito inguaribile utopista. L’ utopia però non è sempre nella sua interezza irraggiungibile chimera. Accade però che là dove è fissato l’orizzonte da raggiungere ne appaia subito un altro e un altro ancora e, a volte, la compagnia con cui ci si muove verso quella meta non è delle migliori o, in altre occasioni si arricchisce di incogniti soggetti o di eventi inattesi il cui obiettivo, come in alcuni giochi da tavolo, spinge ad arretrare.
Ad ogni modo, quella che chiamo “utopia” oggi ha la possibilità di essere praticata molto diversamente da come accadde agli uomini della fine del Trecento che emersero con enormi difficoltà dalla “peste nera” di cui parla Boccaccio nel suo “Decameron”. Su quei “fatti storici” vi sono eccellenti esempi di trattazione. A quelli occorre riferirsi quando dovremo avviare ad emergere. Ma non è mai troppo presto per farlo. Anche in questo caso, come in tanti altri – forse meno seri e gravi – bisognerà urlare sulla faccia di tutti quelli che, nel mentre, insieme ai loro sodali, ci diranno che “non è il momento” (che è un “mantra” drammatico) pregustando vantaggi per sè (semmai trasfigurandoli come interessi generali), decidiamo noi “ORA” quando sia il momento e cominciamo a discuterne.
Che si sopravviva o meno – e qui “scongiuri vari” da grattatine ad uso di amuleti – bisognerà essere in grado di osservare il “prima” ed il nostro “durante” e progettare il “dopo”. Partendo dalla consapevolezza che, come sta accadendo adesso, non riusciremo a farlo se non “insieme”, tutti indistintamente a prescindere dagli interessi personali limitati e limitanti.
Abbiamo di fronte a noi un “mondo” che non ci piaceva, che volevamo cambiare; anche se, nel progettare tali cambiamenti partivamo inevitabilmente dal nostro “particulare” e ci arroccavamo a difesa di questo, utilizzando troppi “distinguo”. Quante volte, anche nel nostro “piccolo”, abbiamo superato le discussioni chiudendoci a riccio: lo abbiamo fatto più volte dividendo e non aggregando.
Abbiamo denunciato le ingiustizie ma non siamo stati in grado di creare rapporti virtuosi con quella parte della società che avrebbe potuto sostenere le nostre posizioni. Il mondo che conosciamo è troppo legato alla forma delle fortune finanziarie e questo ha condizionato anche l’esito di questa crisi pandemica che ci assale. I grandi imperi finanziari non conosceranno la crisi che oggi fingono di temere: sanno perfettamente che, come è accaduto nel passato, saranno loro a dettare le leggi delle ricostruzioni. Nessuno potrà impedirlo; è una pia illusione quella di chi lo prevede, minacciando fulmini e saette. Toccherà tuttavia alla parte più colta dei paesi mettere in piedi una task force intellettuale che tenda a limitare l’arroganza e la prosopopea, la presunzione di poter agire senza “cultura” se non quella del Dio denaro intorno alle macerie.
Un mondo diverso deve essere possibile; un mondo in cui prevalga la giustizia sociale e dove la ricchezza sia distribuita al di là delle differenze tenendo conto in modo specifico dei reali meriti e delle concrete competenze.

Joshua Madalon

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VALORI E PRINCIPI NON NEGOZIABILI

VALORI E PRINCIPI NON NEGOZIABILI

E’ davvero molto scomoda la posizione di chi, in questo spazio di tempo nel primo quarto del secolo ventunesimo si ritrova ad avere uno spirito critico autonomo da appartenenze partitiche, pur mantenendo ben fermi gli ideali collegati ai valori progressisti, democratici, solidali, egualitari e libertari: semplicemente “di Sinistra”. Da molto tempo, ma in modo particolare dall’inizio di questo nuovo millennio, non ci convincono le scelte di quella Sinistra di Governo che si è troppe volte lasciata sedurre da progetti riformistici disponibili ad una serie di accordi con il mondo della Finanza e dell’Impresa, contrabbandati come necessari alla creazione di nuove ed importanti opportunità lavorative ma troppe volte rivelatisi tranelli allestiti per far crescere a dismisura le differenze sociali; una sedicente Sinistra che con inganno e simulazione sventola una sua presunta anima verde ma non rinuncia ad inquinare con tantissimi piccoli medi grandi e devastanti interventi infrastrutturali quali la nuova Pista aeroportuale di Firenze.
Quest’ultimo sciagurato proponimento in questa terra di Toscana sarà più che simbolicamente l’emblema del distacco ulteriore tra me ed il Partito Democratico. E’ in assoluto il discrimine poichè in quella scelta si coglie proprio l’elemento di contraddizione che si evince dall’uso di termini ecologici che si dicono essenziali e le attività imprenditoriali che si vogliono intraprendere in una realtà territoriale comunque delicata e fragile come la Piana fiorentina. Il candidato alla Presidenza della Regione Toscana non ha mai fatto mistero sulle sue idee in proposito e non ha mai fatto un passo indietro nè ha mai fatto esprimere su questi temi coloro che maggiormente vi saranno coinvolti. Questa sua “insensibilità” tradisce che per lui gli interessi delle imprese coinvolte in questo progetto sono più importanti dei cittadini che in quei luoghi vivono o che hanno inteso difendere tout court gli ecosistemi sotto scatto.
Questa candidatura, emersa al di fuori di qualsiasi normale condivisione anche interna, è l’espressione di gruppi di potere economico finanziario molto più forti rispetto alla stessa massa – sempre più esigua ma abbastanza consistente – degli stessi militanti attivisti, molti dei quali condividono il mio disappunto, anche se avvertono forte il ricatto insito nella possibilità che a vincere non sia il Centrosinistra ma i suoi avversari più temuti, rappresentati in questo caso dalla Lega, sempre più un Partito di Destra. Verso di loro, intendo i militanti di base, ci sarà una grande provvisoria interessata convergenza da parte dei dirigenti e dei loro accoliti portaborse e cortigiani senza colore che si impegneranno a portare acqua a quel mulino sfasciato cercando di dimostrare l’inverosimile pur di poter avere un piccolo momentaneo consenso.
Noi non siamo più dei giovani virgulti rampanti con tanta prospettiva davanti. Ed è anche questo uno dei motivi per cui “tertium non datur”, non c’è alternativa: o il sedicente centro(Sinistra) si chiarisce al suo interno in relazione al “modello di sviluppo” che intende scegliere (per ora, quello prospettato, non è adatto ad una Sinistra che voglia davvero essere ambientalista) e parlo di un complesso di scelte ineludibili come la gestione dei rifiuti, la Sanità eminentemente “pubblica”, la legalità economica ed il rispetto rigoroso delle regole nel mercato del Lavoro, un modello di servizi sociali che sia per tutti a partire dagli “ultimi”, un blocco strategico del consumo di suolo e di spazi (c’è un surplus di appartamenti nuovi non affittati e non venduti mentre si continuano a costruire “mostri” di cemento) a vantaggio del restauro e risanamento conservativo dei vecchi edifici, adeguandoli alle norme antisismiche e semmai riconvertendoli ad usi pubblici o privati “nuovi”, collegati anche ai bisogni insorti dopo gli eventi pandemici.

Joshua Madalon

FACCIAMO FINTA CHE TUTTO VA BEN TUTTO VA BEN – PARTE 1

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Facciamo finta che “tutto va ben – tutto va ben!” – parte 1

C’erano una volta dei Sindaci che, mentre ancora la pandemia era in corso (si era a fine aprile) volevano riaprire le scuole; lo dicevano con molta energia, come per convincere coloro che lo tiravano per la giacchetta: intanto facevano lunghe passeggiate in bici per lanciare occhiate severe; molte dirette per rispondere alle domande della popolazione; dichiaravano una grande disponibilità ad occuparsi delle angustie della gente. Tuttavia, “anche” grazie ad una legge che concentra nelle loro mani – e nella loro testa – molti poteri alla conta dei “fatti” hanno soltanto utilizzato gli spazi a loro disposizione per farsi propaganda: non importa se poi l’applicazione pratica di quei “poteri” non permette, per mancanza di materia grigia e di capacità organizzative “manageriali”, di affrontare i veri problemi quotidiani che come nodi irrisolti incancreniti da anni di profonda incuria e sottovalutazione (ambiente, scuola, traffico, sanità, cura del territorio a partire dalle periferie), finiscono per accumularsi e rendere peggiore il livello qualitativo della vita della gente comune.
Accade in molte parti. Quasi dappertutto. Accade anche a Prato. In una città, che ha retto nel periodo dell’emergenza grazie al senso civico di “responsabilità” della cittadinanza, ma che ai suoi vertici (non solo amministrativi ma anche imprenditoriali) non ha costruito un nuovo inizio per il “dopo” emergenza. Come e più che altrove i suoi amministratori e le sue classi dirigenti non sono in grado di rispondere ai bisogni e non può essere una giustificazione che “è così dappertutto” oppure che “il Governo non è in grado di…”.
Parlo spesso dei problemi della Scuola. Anche l’altro giorno in un post che cercava di spiegare il senso di quei “conti che non tornano” ponevo in evidenza l’incapacità dei governi di ieri e dell’altroieri – non supportati diversamente da quelli di “oggi” – nell’affrontare i problemi della Scuola, non “un” problema ma i “mille” problemi irrisolti che da diversi anni condizionano il livello di Istruzione e di Cultura “generale” (a partire da quella “civica”) nel nostro Paese.
Sin dal primo momento dell’emergenza Covid19 con la chiusura delle strutture scolastiche una classe dirigente con gli attributi avrebbe dovuto luogo per luogo, in piena ed assoluta autonomia mettere in piedi una “task force” (che bello, questo termine, di cui i governanti piccoli, medi e grandi, si sono riempiti la bocca!) per affrontare le urgenze di una emergenza che viene da lontano.
Io, da parte mia, mi riempio la bocca di un altro macrotermine, “Memoria”. E lo faccio per segnalare che ciò che oggi ha difficoltà a funzionare non è che funzionasse prima del marzo 2020: non è stato certo il Covid19 ad evidenziare le carenze strutturali degli edifici scolastici; la mancanza di aule era male cronico, così grave da condizionare gli avvii di ogni anno scolastico e costringere gruppi numerosi di studenti a frequentare le loro lezioni in spazi “inventati”, adattati all’uso didattico ma non a tale scopo vocati nella loro genesi. E neanche si può pensare che una didattica moderna, semmai digitale ma non a distanza, si possa praticare in aule costruite per una didattica ottocentesca, eminentemente umanistica; ed ancor più ciò può avvenire in strutture che non erano destinate a scopi didattici. E dunque bisognava, bisogna, bisognerà preparare una progettazione che guardi davvero verso il futuro, verso il quale naturalmente si rivolge il mondo dell’Istruzione, della ricerca, dell’apprendimento, della Cultura.
In questo stesso periodo, ma c’è chi osserva giudica ed esprime sue opinioni in merito da tempo, si mette in evidenza l’esistenza di un surplus insopportabile di strutture abitative “nuove” ma invendute (colpa ovviamente dei costi, della crisi di prima e di quella che andiamo vivendo ora, ma non solo: anche qui c’è una profonda incapacità progettuale. Che rasenta l’irresponsabilità e l’illegalità). Ci si giustifica – nei “piani alti” – che, così facendo (cioè permettendo a ditte edili di lavorare e far lavorare) – si svolga anche un ruolo ed una funzione sociale. Molto bene: allora se è così dirottiamo sull’edilizia pubblica di riconversione, ristrutturazione o anche semplice manutenzione del patrimonio esistente delle scuole e degli edfici pubblici generici.
Ne riparleremo. Non si può tacere.

Joshua Madalon

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L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA (perché non si differiscono le competizioni elettorali al prossimo anno?)

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L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA (perché non si differiscono le competizioni elettorali al prossimo anno?)

La smania per gli appuntamenti elettorali sta ad evidenziare la scarsissima considerazione dei veri problemi del Paese da parte della classe politica italiana. Sarebbe oltremodo opportuno il differimento di un anno degli appuntamenti elettorali. Sarebbero molteplici le motivazioni favorevoli a questo “gesto”, in primo luogo il rispetto per la grave situazione che si è creata e che va verso un aggravamento ulteriore. Le campagne elettorali sono sostanzialmente fatte di enunciati positivi e propositivi “da realizzare in un quinquennio”; il Paese ha bisogno invece di fatti concreti “ad horas”.
In questi rilievi non c’è alcuna differenza tra chi “governa” e chi fa “opposizione”. Appaiono tutti ben disponibili a dimenticare le traversie e tuffarsi in una “intensa(?!?) calda campagna elettorale “estiva”, con il risultato certo (non valgono rassicurazioni in merito: gli “interessi” particulari prevarranno alla grande, ricoperti da un ipocrita riferimento ad interessi “collettivi”. Molti dei “protagonisti” delle prossime contese, previste in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto, scalpitano da tempo ed allo stesso modo alcuni leader nazionali di Centrosinistra, di Centrodestra e Destra insistono addirittura di poter votare prima possibile, il che avrebbe in un primo tempo potuto significare nei mesi estivi, poi sembrano accontentarsi di settembre, noncuranti non solo delle problematiche connesse alla conduzione di una campagna elettorale sotto gli ombrelloni e, si intende, nel rispetto delle regole anti Covid, ma anche delle tante urgenze collegate alla ripresa del nuovo anno scolastico con annessi e connessi già oggetto di accese discussioni.

Quel che io sto scrivendo qui non mi sembra essere argomento in cima ai pensieri di molti altri cittadini nè tanto meno dei diversi – a diverso titolo – partecipanti alle prossime contese elettorali. E’ indubbio che la preoccupazione maggiore della stragrande maggioranza del Paese siano le scelte di politica economica per fronteggiare la crisi e che la preoccupazione maggiore della stragrande maggioranza – oserei pensare la “totalità” – dei sostenitori delle forze politiche sia collegata strettamente alla messa a reddito dei loro presunti (o reali, non intendo discutere su questo: non ne ho oggettiva contezza) meriti, su cui preparerebbero una campagna elettorale paradossale, una campagna ancor più davvero insensata, nel malaugurato caso di ritrovarsi di fronte ad una epidemia di ritorno.

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Ci sarebbe davvero tanto da fare, al di là delle vaghe promesse elettorali, in ogni Regione. La pandemia ha messo in primissimo piano molti problemi che “prima” erano snobbati dalla stragrande maggioranza dei politici; in primo luogo, non ci stancheremo di ripeterlo, la delega ai privati di vasti settori della Sanità; la sottovalutazione dei temi ambientali e la cura delle infrastrutture più utili, in primo luogo quelle scolastiche, da troppi anni abbandonate nella loro progressiva obsolescenza ed insufficienza. Allo stesso tempo, però, ci si preoccupava di mettere in piedi “mostri” come il Ponte sullo Stretto o una nuova Pista aeroportuale a Firenze, i cui impatti sia ambientali che eco-umani sarebbero devastanti ed i cui costi rischierebbero di vanificare quel Piano di verifica statica su tutta la rete extraurbana nazionale resa necessaria dal suo invecchiamento.
Le urgenze non possono essere procrastinate ad una nuova stagione politica là da venire. Occorre occuparsene ora, subito.

Joshua Madalon