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Ci vuole pazienza, ancora un po’ prima che finisca!

Ci vuole pazienza, ancora un po’ prima che finisca!

Indubbiamente ci vuole pazienza, poi ci vuole una dedizione massima che ci faccia dimenticare i nostri specifici – e perciò “miseri” – interessi ponendo come priorità quello degli altri, che sono altrettanto “personali” ma appartengono a persone più deboli, meno tutelate dalla fortuna e dalle vicissitudini del contesto in cui sono vissute. in questo senso, la pratica politica può somigliare anche a quella religiosa che ha tuttavia un limite, che è quello di affidarsi, consultandola continuamente, ad una entità ignota, invisibile, difficilmente riconoscibile. Ciascuno, però, degli operatori politici, sia aspiranti sia praticanti di medio o lungo corso, vive la sua storia centripeta, senza mai allargare il proprio raggio d’azione oltre gli steccati del territorio che si è costruito intorno.
E’ anche per questi motivi che non si è compreso ancora che, non essendo mai soli, si ha il bisogno urgente di aprirsi anche a coloro che la pensano in maniera diversa: perchè il mondo non è mai stato come ora, un granitico monolita compatto. E si ha un grande bisogno di collegarsi a competenze che non siano solo quelle strettamente imparate nell’agone politico, sterile platea di compromessi mortiferi.

Joahua Madalon

DEMOCRAZIA, ipocrisia ed ignoranza

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DEMOCRAZIA, ipocrisia ed ignoranza

Ieri sono stato attaccato al telefono per seguire le vicende che vedevano coinvolte le tante persone che erano partite anche da Prato per raggiungere Roma per partecipare alla manifestazione contro il Decreto Salvini, contro il razzismo emergente e contro il Disegno di Legge Pillon. Leggevo i commenti che venivano postati su Facebook ed i messaggi che arrivavano via whatsapp corredati entrambi da foto. Provavo lo stesso sdegno che veniva trasmesso attraverso quegli strumenti comunicativi, contemporaneamente riflettevo intorno alle ragioni per le quali tutto ciò accadeva. Molti erano i commenti che presagivano progressive riduzioni della Democrazia, uno Stato illiberale voluto dal nuovo Governo e si attaccava in modo esclusivo l’attuale vice Ministro titolare degli Interni come “mandante” di simili operazioni liberticide. Indubbiamente Salvini non fa molto per rasserenare gli animi ed ha un atteggiamento altezzoso e tracotante che non fa ben sperare per il futuro relativamente ad una pace sociale di cui il nostro Paese da tanto tempo ha urgente bisogno. Quel piglio con il quale rappresenta la sua narrazione lascia credere ciò che non gli appartiene direttamente, di cui però con piacere raccoglie i frutti.
In realtà sono stati applicati forse in maniera estensiva alcuni dettami del Decreto Sicurezza n.14 del 20.02.2017 firmato dal predecessore di Salvini, Marco Minniti. E qui ovviamente occorre fare chiarezza: so che serve a poco dire che “lo avevamo detto” che la stragrande maggioranza delle iniziative legislative dei Governi sedicenti di Centrosinistra erano molto più orientate verso il Centro e la Destra. Non voglio vantarmi di averlo detto ma tanto è: le scelte di questo Governo non hanno molto bisogno di mettere in discussione sul serio quelle precedenti. Basta semplicemente calcare la mano, utilizzando quello che è già indicato.
Inoltre c’è un elemento molto importante da valutare: i partecipanti alla manifestazione di ieri erano essenzialmente liberi cittadini, molti dei quali facenti riferimento ad associazioni ed organizzazioni che non erano state funzionali o collaterali al Governo precedente e quindi non avevano neanche la tutela del maggior Partito pur residuale, e cioè il Partito Democratico, il quale si è ben guardato dall’appoggiare la loro scelta. D’altronde al Partito Democratico nell’ultimo anno della legislatura passata era mancato il coraggio, o i suoi rappresentanti non ne erano così convinti o ritenevano di dover soggiacere a volontà xenofobe ed autenticamente razziste per lucrare sporchi consensi, allorquando non hanno fatto avanzare l’iter di approvazione dello “ius soli”.
L’ipocrisia che è una forma endemica di malattia politica ha prodotto, oltre che una visione parziale dell’attuale situazione (si attacca Salvini ed il Governo ma non si riconoscono gli errori commessi), anche una sorta di via libera sotterranea per iniziative parapolitiche (il termine non è negativo in sè e per sè, ma è negativo ciò che si vuol far credere alla gente che possiede valori alti e che finisce per essere strumentalizzata) in cui una parte della Poltica si traveste da “società civile” ed organizza eventi “paralleli” ad uso poco più che personale.
Con questi presupposti, aggiunti a quelli che da tempo vado rilevando e che appartengono comunemente ad una parte considerevole delle persone che avvertono l’impossibilità di un dialogo “politico” con il Partito Democratico, non è per niente ricevibile alcun invito all’unità, come i “messaggi di pace” molto anonimi e impersonali che vengono distribuiti qua e là, accompagnati da ricatti morali poco credibili e davvero penosi.

Joshua Madalon

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

Eh sì è anche per questo che poi avvengono fatti drammatici nella nostra città. Sembra, dico “sembra” non per prudenza ma per correttezza, che siano stati dei “cinesi” a picchiare l’altro giorno in modo violento ed apparentemente senza un motivo logico alcuni operai che, in un’azienda tessile condotta da cinesi, si erano ribellati denunciando il trattamento economico essenzialmente “a nero” e fortemente al di sotto del minimo della dignità.
Lo dico a voce alta: in un Paese nel quale l’elusione e l’evasione contributiva e fiscale non è mai stata adeguatamente controllata, sanzionata e punita, le comunità straniere trovano terreno fertile per allinearsi in tal senso e considerare a ragione (una ragione “amara” ma perfino comprensibile) atto di intolleranza xenofoba e persecutoria qualsiasi accertamento in materia fiscale. Possiamo certamente dire che entrando nel nostro Paese devono rispettarne le regole, ma non possiamo chiedere “solo” a loro di adeguarsi, perchè potrebbero rispondere che, certo, sono ben più integrati di quanto noi si chieda.
Se, e dico “se” per le ragioni di cui sopra, quel che è accaduto nel capannone di Montemurlo ha a che vedere davvero per una resa dei conti nei confronti di chi ha voluto denunciare al Sindacato il trattamento economico illegale, allora bisogna dire che molte sono le continue segnalazioni “anonime” (mi spiego meglio, io conosco chi segnala ma spesso per motivi “umanitari” mi chiede di non procedere in una denuncia) sul lavoro nero diffuso in questa città.
Sarebbe tempo di reagire e rimettere in circolo l’economia in modo legale, ma anche il Governo del “cambiamento” non ha tra le sue proposte questa scelta come priorità, alla faccia dell’ “Onestà” di cui ci si riempie la bocca.
Ritornando a questioni più umili, non meno serie, ma amene, vi parlo del dramma del “porta a porta” e degli esiti paradossali della sua diffusione.
Arrivarono forse sottopagati come tanti operatori delle cooperative ad illustrarci le magnifiche sorti e progressive della raccolta rifiuti porta a porta, condominio per condominio, scala per scala. Tutti muniti di opuscoli colorati su cui campeggiava, accompagnato dal simpatico Lupo Alberto, il logo dell’Azienda partecipata locale. Illustrarono con dovizia di particolari tutte le pratiche e le funzioni dei vari contenitori, annunciando che in una prima fase sarebbero state segnalate le infrazioni e successivamente sarebbero state sanzionate esplicitamente e solidamente.
L’uomo d’ordine, che –anche se non vi sembrerò tale (leggete il post del 6 novembre) – sono io, si propose di avviare all’interno della scala condominiale un controllo, segnalando le infrazioni “involontarie” per motivi logici collegati all’analfabetismo, di “andata” e di “ritorno”.
Diciamo che la “cosa” non funzionò; troppe volte pacchi maleodoranti e grondanti liquidi venivano per l’aggiunta depositati alcuni giorni prima di quando sarebbero poi stati prelevati dagli addetti. La carta che viene ritirata un solo giorno a settimana e per la quale espressamente era richiesto che fosse raccolta in modo compatto (e non alla rinfusa) veniva buttata a casaccio, con il risultato che allorquando traboccava e c’era il vento si spargeva per le strade.
Ero rimasto fermo con l’auto all’uscita dal passo carrabile. Davanti a me il furgone della raccolta della carta, abbandonato provvisoriamente per il tempo nel quale l’addetto, un giovanotto dall’aria intelligente e cortese, fosse tornato con un nuovo carico.
“Mi scusi. Deve uscire? Mi sposto” gli faccio cenno di no, anche se la posizione del mio mezzo rivela la bugia. Rimango lì a guardare il suo lavoro, rispettoso dei suoi tempi molto più cogenti dei miei. La macchina a cui ha agganciato i due contenitori solleva un carico di carta svolazzante. Glielo faccio notare. E lui: “Sono i “cinesi”!”

Joshua Madalon

….continua…

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Gli sciacalli e la Sinistra (Salvini e gli “ambientalisti da salotto”)

Top candidates of the ecologist Greens party in Bavaria Katharina Schulze and Ludwig Hartmann celebrate on stage at the election party after the Bavaria state election in Munich, southern Germany, on October 14, 2018. (Photo by Sven Hoppe / dpa / AFP) / Germany OUT        (Photo credit should read SVEN HOPPE/AFP/Getty Images)
Top candidates of the ecologist Greens party in Bavaria Katharina Schulze and Ludwig Hartmann celebrate on stage at the election party after the Bavaria state election in Munich, southern Germany, on October 14, 2018. (Photo by Sven Hoppe / dpa / AFP) / Germany OUT (Photo credit should read SVEN HOPPE/AFP/Getty Images)

Gli sciacalli e la Sinistra(Salvini e gli ambientalisti da salotto)

Ottobre 2018. In Baviera ed in Assia, due degli stati federati tra i più popolosi della Germania, il successo dei Verdi blocca la crescita dei movimenti xenofobi e nazionalisti pur decretando la crisi delle forze politiche maggioritarie tradizionali CDU e SPD.
I Verdi tedeschi si candidano dunque a rappresentare le istanze di una Sinistra che è largamente messa all’angolo in realtà storiche come la Francia e l’Italia.
Questo accade soprattutto perché l’attuale forma partito degli ambientalisti tedeschi si è dimostrata in grado di rispondere ai bisogni ed alle esigenze di una larga parte di elettorato di Sinistra con un progetto politico che va al di là dei fondamentali ecologisti, aperto al confronto dialettico, meno ideologico e più concreto.
Ecco dunque le ragioni per cui il Ministro Salvini, approfittando della situazione collegata agli eventi che hanno colpito larga parte del nostro Paese, imitando gli sciacalli, si è scagliato contro “gli ambientalisti da salotto”, somigliando egregiamente a quei cani aggressivi ma docili allo stesso tempo che abbaiano e digrignano i denti per paura. Verdi o non Verdi, il disastro che abbiamo sotto gli occhi è proprio dovuto scientificamente alla scarsa cura dell’ambiente nei decenni passati e dunque al non ascolto delle istanze che proprio gli ecologisti (“da salotto o non”, poco importa) hanno più volte posto all’attenzione del mondo politico ed economico. Sarebbe anche gioco facile sottolineare come siano proprio le amicizie politiche internazionali che questo Governo sostiene a rendere sempre più difficili le condizioni ambientali mondiali.
Quel che è avvenuto nelle elezioni tedesche è un buon annuncio per il futuro italiano della Sinistra, a patto che sia in grado di superare i settarismi dai quali è perennemente appesantita; che sappia costruire progetti che mirino alla realizzazione di una società che sia prospera senza trascurare l’equità, riuscendo a declinare in modo innovativo libertà ed eguaglianza, in modo nettamente alternative alle politiche neoriformiste e tributarie di istanze neocentriste espresse da chi ha inteso rappresentare la Sinistra senza possederne le qualità.

Joshua Madalon

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Una “fisima”

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Una “fisima”

L’altro giorno in “In(decoro)so paesaggio” ho rappresentato il livello di degrado della nostra società.
L’ho fatto involontariamente ma nel finale c’era un segnale lanciato in modo subliminale che avrebbe dovuto farlo comprendere: immagino che un lettore di qualche anno in qua dopo la mia scomparsa e che abbia del tempo da perdere leggendo i miei post probabilmente in modo critico, così come oggi noi conosciamo la “critica letteraria”, potrebbe intuire ciò che nemmeno io supponevo di fare.
Ebbene, quel lettore oggi sono io, preincarnato in me stesso, e confermo che già in quel titolo inserito dopo la “scrittura” volessi segnalare il senso complessivo di smarrimento di fronte al crollo dei valori raffigurato attraverso immagini di sporcizia non solo reale ma anche morale.
Il “j’accuse” era rivolto alla nostra stessa società incapace di distinguere tra il bene ed il male, o meglio non in grado più di riconoscere che sia il bene che il male siano in modo complessivo e trasversale non dislocati in una sola categoria, quella peraltro altrettanto complessiva degli “stranieri”.
A Cambridge già qualche anno fa, forse dieci, forse meno – non so se Primo Ministro fosse Gordon Brown o David Cameron – parlando con un imprenditore di origini italiane (l’inglese lo mastico male) mi venne da chiedergli cosa pensasse dei cinesi (ne avevo visti alcuni in giro e non mi erano parsi dei turisti) e “Gente che lavora sodo, in gamba e” poichè gli avevo chiesto se pagavano le tasse e si comportavano in modo illecito quanto a rispetto delle regole soggiunse “…sono sempre ligi ai doveri previsti dalla nostra legislazione…D’altra parte tutti devono essere in regola, a partire da noi”. E, a dire il vero, ebbi modo di capire che diceva la verità. Io, da parte mia, non potevo affermare la stessa cosa quanto a quello che conoscevo già allora, riferito ad una parte considerevole della comunità cinese e, riconoscendo che quel “tutti devono essere in regola, a partire da noi” non ci apparteneva, masticai amaro ed abbozzai un sorrisino di cui forse solo io potevo cogliere il significato.
Tra le mie “fisime” (in effetti una “fisima” è qualcosa di anomalo, di proibito; e quindi non posso proprio identificarla con questa accezione) c’è l’ordine. Diamine, se passate da casa, penserete che sono un mentitore: troverete una gran confusione di oggetti spaiati e fuori posto, fogliacci apparentemente insignificanti, cartelline semiaperte che denunciano ricerche avviate e mai concluse, panni da stirare che attendono con pazienza, scarpe abbandonate qua e là, giubbotti attaccati fuori posto. E allora? Di che ordine si tratta? Ho anche litigato con i miei condòmini sulle modalità di conferimento dei rifiuti, dopo l’avvento del porta a porta; ed ho fatto anche rimostranze ufficiali attraverso la mia pec al gestore locale per non aver mantenuto quanto prescritto in merito al rispetto delle regole civili. Eh sì, anche nel condominio dove abito ci sono dei cinesi e non hanno molta cura del decoro “esterno” (su quello interno non mi esprimo, non vado a metter naso, anche se a volte gli odori non sono molto gradevoli); ma non si può chieder loro di fare ciò che noi non facciamo, di rispettare ciò che noi non rispettiamo.

– continua… –

Confusione

Disordine

IRRICEVIBILI FANFARONATE E SERIE PROPOSTE

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IRRICEVIBILI FANFARONATE E SERIE PROPOSTE

Negli ultimi giorni su Facebook, prototipo dei socials e testimone eminente dell’umana follia del XXI° secolo, si è svolto un dibattito che si occupava della mancata o scarsa o non pronta evidenza delle varie tragedie che hanno colpito il Paese ed in particolare il Nordest, con particolare attenzione all’area bellunese. Veniva denunciata la mancata pubblicizzazione da parte della stampa “di regime” (sic!) con una modalità pretestuosa e vuota di contenuti. Un attacco che veniva molto chiaramente da aree di Destra che intendeva essenzialmente diffondere la rabbia tra la gente del Nord nei confronti della Roma (non la squadra di calcio), che ora come ora non può essere più “ladrona”, visto che quella “Lega” che sventolava tali slogan è stata peraltro condannata proprio per ragioni che con quel “ladrona” hanno eccellenti riferimenti.
Quell’intervento tuttavia appariva fuori luogo a coloro che seguivano le informazioni attraverso la televisione in modo imparziale, dato che il cataclisma stava colpendo diverse zone del Paese ed è chiaro che non si poteva accontentare soltanto una parte di esso ed in modo particolare chi seguiva solo il proprio punto di vista, considerandosi “ombelico del mondo”.
Questi alcuni passi del post di cui parlo

“In Veneto sono giorni che le cataratte del cielo si sono aperte.
I danni sono incalcolabili, interi paesi nel bellunese rasi al suolo, migliaia di persone senza elettricità, senza acqua potabile, senza gas.
E tutto nel vergognoso silenzio dei media.
Tutto nella vergognosa indifferenza del resto del paese.”

Faccio notare però che attraverso la solita catena di solidarietà dalle mie zone già immediatamente e non per soddisfare l’egotismo dell’autore del post stavano partendo i soccorsi. Faccio notare che La7 attraverso il suo direttore già da qualche ora chiedeva di poter avviare una raccolta di liberi contributi come già fatto in altre occasioni (ciò non può avvenire attraverso un colpo di bacchetta magica, ma con meccanismi di garanzia istituzionali): il “noto” estensore lamentava anche “Niente gare di solidarietà, niente “dona 2 euro al numero…”.
Evito di aggiungere altro su questo individuo, mentre do un riconoscimento ad un altro figlio di quelle terre che contemporaneamente avanzava una proposta seria:

“Proporrei un fondo pluriennale che metta assieme risorse che stanno per essere stanziate per il reddito di cittadinanza,per i fondi stanziati per i comuni di confine,alfine di finanziare un grande progetto pluriennale dove si occupano dei disoccupati che formati e guidati da ditte boschive e agricole , anche edilizie e sotto il controllo dei comuni o dei servizi forestali possano servire a recuperare i boschi cancellati,la costante manutenzione idrogelogica e ambientale,la cura del territorio,gli sfalci.A mio parere sarebbe cosa utile e apprezzata da tutti e potrebbe mettere d’accordo perfino i mercati finanziari e l’unione Europea.”

Conosco quella realtà. L’ho amata e l’amo ancora. Conosco il carattere dei veneti, soprattutto quelli di altura e so per certo che hanno una grande forza, una straordinaria intelligenza e che apprezzeranno chi fa proposte serie e non fanfaronate,anche se sembrano essere di moda (penso in modo particolare a quell’invettiva di Salvini sugli “ambientalisti da salotto” senza alcun senso come tante delle altre sortite pittoresche dell’attuale Vicepremier).

Joshua Madalon

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IN(DECORO)SO paesaggio

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L’altra sera per andare in un discount sono passato ed un ratto mi è sgusciato davanti. Stamattina, sperando che tutto fosse stato “ripulito” e che si trattasse di una casualità sono ritornato. I ratti si sono ben guardati dal mettersi in posa ma la situazione era anche peggiorata… Signori, siamo in via del Gelso! Sembra che, chiamati dal discount che non cito per motivi vari (incolpevole del dissesto igienico), i vigili urbani abbiano dichiarato di non aver alcun potere. A me davvero sembra allucinante! Incredibile! e non mi si venga a dire che si tratta di “cinesi”. Significa molto poco: semplicemente lo scaricare su un’etnia la responsabilità di tutti noi, comunità educante – a questo punto – fallita!

La situazione non era certo migliore sei mesi fa

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PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

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PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

Negli ultimi tempi dedico molto spazio al recupero della memoria attraverso la scrittura, la lettura e la visione di filmati. Molto più spazio rivolgo a riflessioni amare sulla crisi delle istituzioni ed il degrado dei livelli culturali espressi dai governanti attuali, con lievi ma non confortanti eccezioni. Negli ultimi anni si è fatto progressivamente molto poco per elevare il grado di istruzione del nostro Paese. Il livello qualitativo è sempre più peggiorato mentre quello quantitativo si è sempre più assottigliato. La dispersione scolastica ha mostrato segnali insopportabili per un Paese civile, come storicamente meriterebbe di essere riconosciuto l’Italia. Eppure questo è un tasto dolente che non appartiene soltanto al nostro tempo: a mia memoria ne trattavamo già sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso quando me ne occupavo in Commissione Scuola e Cultura nella Federazione Comunista pratese, essendo questa città tradizionalmente vocata al lavoro che spingeva pragmaticamente i giovani fuori dai percorsi scolastici a volte in modo legislativamente prematuro. Ma da allora tanto tempo è passato. Le occasioni lavorative sono diminuite ma questa condizione non ha influenzato in modo positivo i dati della dispersione.
A Prato, dunque, si evidenzia in modo netto la necessità di operare interventi specifici rivolti al recupero di conoscenze e competenze che nel corso dei decenni si sono perdute. Queste attività competono solo in parte al Ministero nazionale; la comunità locale ha indubbiamente un ruolo di primo piano nell’approntare strategie di recupero soprattutto rivolte a coloro che, avendo abbandonato gli studi trenta, venti, dieci anni fa si ritrova ad essere più o meno “analfabeta di ritorno” e volontariamente – oltre che gratuitamente – intendono usufruire di tali opportunità.
In un riassetto strategico territoriale del decentramento sarebbe molto importante inserire percorsi educativi a disposizione degli adulti, non essenzialmente intesi ad ottenere riconoscimenti ufficiali ma neanche del tutto potenzialmente scevri dalla possibilità di accedere a percorsi scolastici ministeriali.
Per fare questo è comunque necessario aprire un rapporto con le Istituzioni scolastiche territoriali, anche se solo per coordinare le possibili utilizzazioni di spazi e strumenti.

Joshua Madalon

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Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli? (sul “modello Riace” e sulla protervia e l’ignavia di chi ci governa)

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Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli? (sul “modello Riace” e sulla protervia e l’ignavia di chi ci governa)

Non si può liquidare il “modello Riace” come illegale ed allo stesso tempo muoversi all’interno di profonde illegalità con nonchalance approfittando del provvisorio potere politico ottenuto (vedasi la generosità che lo Stato attraverso uno dei suoi poteri autonomi ha mostrato nell’affare non proprio limpido dei fondi della Lega); così come non si può garantire a coloro che non sono in grado di soddisfare il loro debito con l’erario condoni più o meno tombali, semplicemente perché appartengono ad una base elettorale di riferimento (gli imprenditori sanno già molto prima di intraprendere la loro attività che le fortune vanno e vengono e non possono essere trattati in modo diverso da quanti perdono il lavoro).
Ritornando al “modello Riace” non posso non rilevare che sarebbe stato opportuno assumerlo ad esempio istituzionale già dai precedenti Governi (è uno degli addebiti negativi che assegno al Partito Democratico, incapace di affrontare con coraggio le problematiche inerenti l’immigrazione, così come ha fatto Mimmo Lucano.
Di persone coraggiose il nostro Paese ne ha conosciute e con il senno di poi abbiamo mitizzato don Milani, Pier Paolo Pasolini, Danilo Dolci e altri. Sembra quasi che si abbia bisogno prima di riconoscerne il valore, di umiliarle, denigrarle, sbeffeggiarle, accusarle di ignominie varie, incatenarle,imprigionarle fino alla distruzione totale. In questo ruolo ben si inserisce l’attuale Governo, nella sua interezza. Il leader della Lega con la sua superbia e tracotanza che non riesce a nascondere nella prossemica non è mai limitato in tale direzione dai difensori dell’onestà per antonomasia, quelli del Movimento 5 Stelle, che in cambio dei 30 denari d’argento di un possibile vacuo “reddito di cittadinanza” tacciono.
Se il modello fosse stato riconosciuto in modo ufficiale e proposto e diffuso sui territori, incoraggiando quelli virtuosi, disponibili all’accoglienza, e l’esempio avesse avuto un sostegno istituzionale concreto, oggi il tema dell’immigrazione non potrebbe nemmeno lontanamente apparire un “problema” ma sarebbe davvero una “risorsa”.
Così come è stato nei fatti a Riace.
Ma non solo.
Il n.41 del settimanale LEFT, l’unico giornale di sinistra, è dedicato a RIACE. Il titolo è evocativo “Una due tre quattro cinque dieci cento Riace” e si occupa proprio dei “luoghi” oltre Riace nei quali il “modello” ha vissuto alcuni tentativi di imitazione, a cominciare da Camini proprio confinante con Riace nella Calabria ionica, o Badolato in provincia di Catanzaro, o nella Sicilia orientale tra Acireale e Catania o in quella profonda di Caltanissetta tra Milena, Mazzarino e Sutera. Non dimentichiamo la profonda umanità espressa da Danilo Dolci e i suoi contadini pescatori ed il processo che gli fu intentato. Ricordiamo la difesa che Piero Calamandrei approntò in quella occasione. Danilo Dolci era stato arrestato il 2 febbraio 1956 per aver promosso e capeggiato, insieme con alcuni suoi compagni, una manifestazione di protesta contro le autorità che non avevano provveduto a dar lavoro ai disoccupati della zona. Anche lui non aveva rispettato le leggi. E Calamandrei ad un certo punto si chiede e tuona: “Ma questo non è un processo penale: dov’è il reo, il delinquente, il criminale? Dov’è il delitto, in che consiste il delitto, chi lo ha commesso?”.

Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli?


Joshua Madalon

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reloaded COME ERAVAMO – Supplemento al documento pubblicato lo scorso 1-2-3 agosto

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– questo documento era “preparatorio” all’altro – “ufficiale” e trascritto così come espresso dalla mia voce nel corso del Convegno del 6 dicembre 2002 – E’ evidente la tensione tra l’Amministrazione ed il Decentramento, che pochi anni dopo fu smantellato –

COME ERAVAMO – Supplemento al documento pubblicato lo scorso 1-2-3 agosto

Tessere Cultura – 5\6 dicembre 2002

Intervento del Coordinatore delle Commissioni Cultura delle cinque Circoscrizioni del Comune di Prato

Una premessa doverosa

Troviamo estremamente significativo ed importante che, nell’impianto generale che qualche giorno fa ci è stato sottoposto dall’Assessore Giorgi la quarta sessione, questa nella quale noi interveniamo, sia quella con il commento più smilzo (lo rileggo per la cronaca “E’ la parte del convegno riservata all’approfondimento delle tematiche locali. Discuterà le linee del progetto cultura”). Ci sia consentito auspicare che questo impianto abbia il significato che a noi più interessa, e cioè che da oggi noi si parta per costruire poi, sin da domani, insieme il Progetto.

Un’altra notazione fortemente positiva è nel titolo.
Il verbo “Tessere”, così familiare e connaturato alla nostra realtà, implica la cooperazione, lo stare insieme in modo concatenato e stretto nel formare un tessuto; “Tessere” implica la coesione forte di ogni parte, e questa coesione, questa cooperazione per chi ci segue e ci conosce, diciamo di noi che, nelle Circoscrizioni ci occupiamo di Cultura, è stata la nostra “stella polare”, che ci ha consentito di fare qualche importante passo avanti nella elaborazione e nella costruzione di una politica culturale che, se non è univoca, è comunque conosciuta e rispettata da tutti.

IERI

In una situazione di percorso amministrativo più o meno simile, ovvero più o meno verso la parte conclusiva della scorsa legislatura quattro anni fa all’incirca (20 – 21 novembre 1998) a Villa Fiorelli ci si interrogò in modo serio ed approfondito sulle tematiche culturali. A realizzare quell’incontro furono le “nuove” Circoscrizioni.
Queste ultime sono ancora davvero giovani, essendo appena alla seconda legislatura; anche se, nei fatti, hanno dimostrato di saper agire sul territorio di loro competenza con significativa maturità ed eccellente capacità amministrativa in molti settori, fra i quali spicca, oltre al sociale, allo sport ed alla formazione, proprio l’intervento culturale. Un intervento culturale che si avvicina, senza assecondarli in maniera piatta e pedissequa, ai gusti della gente che su quel territorio insiste: ecco perché dunque l’intervento culturale, soprattutto questo, varia da territorio a territorio e nel suo complesso evidenzia una varietà multiforme di interessi, che si concretizzano sia negli utilissimi corsi di base sia negli stimolantissimi momenti di approfondimento di tematiche culturali di buon livello storico, sociale, artistico, filosofico e quant’altro, sia nell’organizzazione di eventi piccoli, medi e grandi nel campo dello spettacolo: il tutto con una capacità di gestione delle risorse umane e finanziarie che non può essere sottovalutata.
Dal Convegno di Villa Fiorelli al quale accennavamo emerse, con l’accordo di tutti, la necessità di promuovere un’azione di Coordinamento fra le diverse Istituzioni pubbliche del territorio per costruire comuni opportunità culturali nuove e consolidare, migliorandoli, precedenti progetti. Dietro la spinta della Regione Toscana si avviò un lavoro collegiale intorno a tematiche soprattutto di multiculturalità con il progetto “Porto Franco”.
All’inizio di questa legislatura si è poi dato vita ad un nuovo Coordinamento fra le cinque Circoscrizioni, all’insediamento del quale, fu presentato un brevissimo documento, al quale era allegato il “Documento Programmatico” conclusivo di Villa Fiorelli, con il quale si sottolineava ancora una volta l’importanza di un sempre più ampio Coordinamento per un lavoro di progettazione e realizzazione comune e per una migliore razionalizzazione dei nostri interventi sul territorio.

OGGI e DOMANI

Dette queste poche cose sul “passato”, ci interessa molto parlare del presente e del futuro, e lo farò con necessaria sintesi.

Oggi occorrerebbe partire dal riconoscimento che le Circoscrizioni sono un serbatoio di risorse umane, soprattutto dal punto di vista della capacità elaborativa culturale, cui non può essere disgiunta quella straordinaria capacità di operare in economia anche su progetti di medio e alto valore; questo riconoscimento è pervenuto alle Circoscrizioni soprattutto ma non solo da parte dei cittadini singoli ed associati: e questo ci riempie di positivo e giusto orgoglio.
Noi siamo qui, come in altre occasioni, anche a dimostrare di essere parte integrante del Comune di Prato ed a chiedere nuovamente di lavorare tutti insieme: si sappia che non ci bastano più le classiche pacche sulla spalla e le chiacchiere più o meno in quel momento sincere a modificare la sensazione che la politica culturale delle Circoscrizioni sia, soprattutto dall’Amministrazione Comunale che invece dovrebbe sostenerla in modo più concreto, scarsamente considerata e snobbata il più delle volte. E’ una sensazione, credeteci, abbastanza sgradevole che, neanche per amor di parte, può essere taciuta: è una sensazione che vorremmo davvero fosse una volta per tutte superata! Questa Amministrazione, il ceto politico che l’ha espressa, si è voluto dotare di articolazioni che si diramassero al meglio sul territorio; ma l’autonomia che posseggono non può essere distacco, né può essere controllata nei contenuti; noi chiediamo infatti che sia compartecipata.
E’ dunque necessario ancora una volta chiedere che si attuino le linee di Villa Fiorelli, che sia dunque creato un Coordinamento più ampio, semmai con un proprio Regolamento, con un riconoscimento anche sostanziale, presieduto dall’Assessore alla Cultura e con la partecipazione sia del Presidente della Commissione Cultura del Comune sia, volendolo, del pari grado della Provincia.

Per ritornare al nostro atteggiamento propositivo vogliamo aggiungere che da tempo andiamo affermando che sia antieconomico ed antipolitico, amministrativamente disordinato, procedere in maniera disarticolata e sparsa in una confusione generale di bei progetti spesso senza un loro fine comune ben delineato e senza una condivisione la più larga possibile.
Poi, per carità, nessuno vuole negare che esistano differenze nelle nostre Istituzioni, un diverso modo di interpretare l’azione amministrativa; ma è molto importante un lavoro di Coordinamento perché, fra le tante cose positive, permette a tutti di imparare qualcosa di nuovo e di migliorare i propri interventi e consente anche di realizzare progetti comuni di più ampio respiro.

Avvertiamo, per questo, la necessità di progetti comuni di grande respiro che possano essere utili a tutta la città; abbiamo, ad esempio, bisogno di un lavoro che unisca il momento culturale a quello formativo.
Le Circoscrizioni lo hanno percepito in particolare nel settore dell’Educazione Permanente ed in quello degli Adulti: abbiamo chiesto per questo il riconoscimento di una nostra “autonomia” ed abbiamo per adesso raccolto soltanto l’impegno da parte dell’Assessorato ad occuparsene in modo prioritario. Siamo convinti che questa affermazione non basti, non insistiamo sulla nostra richiesta, ma consideriamo la risposta dell’Assessore come una vera e propria sfida in positivo proprio nella direzione di un lavoro di Coordinamento, che abbiamo espressamente ed in più di un’occasione richiesto su quelle tematiche.

Esistono anche altri percorsi “comuni” da sperimentare: a partire dai consueti contenitori stagionali come Natalogie e Pratestate per andare verso momenti estremamente importanti come l’8 Marzo, il 30 novembre ed il 21 di gennaio (giorno della memoria), senza trascurare altre occasioni come il Carnevale, il 25 aprile ed il primo maggio. Vi è la necessità di un discorso comune, formativo e culturale, sul decentramento delle Biblioteche e sulla ricerca di nuovi luoghi per la Cultura nell’intera città, così come nel rapporto con le più importanti Istituzioni Culturali del territorio, il Pecci ed il Metastasio.
Quanto al Teatro sarebbe opportuno avere anche un’idea comune sulla programmazione teatrale estiva sia per i ragazzi che per gli adulti, utilizzando al meglio alcuni spazi.
Inoltre un discorso a parte ma fortemente significativo andrebbe svolto su “Porto Franco” e sui progetti legati alle tematiche della multiculturalità, intorno ai quali le Circoscrizioni hanno sempre mostrato di possedere una grande sensibilità.

Come si vede, non c’è poco da fare per chi si occupa di una Circoscrizione e viene smentito chiunque creda che il lavoro in una Circoscrizione sia meno impegnativo che in altre Istituzioni.

Altro motivo importante che richiede un lavoro di Coordinamento così come noi desideriamo è la concatenazione ahimè sinergica di tagli alla spesa pubblica e di sottovalutazione dell’intervento culturale, sempre più asservito a logiche di profitto, che promana dal Governo italiano.
Di fronte a questi attacchi vorremmo non essere considerati compagni dei leggendari “polli di Renzo” e vorremmo che tutti noi (Comune, Circoscrizioni e Provincia) riuscissimo a fare fronte comune, attuando interventi sinergici che rispondano positivamente alla necessaria economicità e possano essere utilmente stimolanti per la crescita culturale della nostra città, in un momento come questo che potrebbe vedere fortemente arretrare la linea dei “diritti”, non ultimi quelli legati propriamente alla formazione ed alla cultura: le Circoscrizioni come frontiera dell’Ente Locale sono in grado di recepire anche il più flebile grido d’allarme e sono in grado di affrontare le diverse problematiche con le capacità di cui già dicevamo dianzi.

A proposito poi di “utilità dell’inutile” bisognerebbe chiarirsi: a noi, in linea di massima, non piacciono quei progetti che non producano qualcosa che sia utilizzabile poi. Certo, noi abbiamo nei nostri programmi anche momenti riservati al consumo di spettacoli ed è difficile dire se essi poi producano dei risultati e quali essi siano; per lo più anche gli interventi nelle diverse sezioni dello spettacolo afferiscono in gran parte a particolari operazioni culturali condotte precedentemente: esempi ce ne sono a bizzeffe e sarebbe lungo e forse fuori tema elencarli.

Ci limitiamo a riflettere, tuttavia, su che cosa sarebbe la nostra città senza i nostri interventi culturali e le nostre programmazioni di concerti, di teatro, di arte, di cinema e altro.
Prato non è un deserto come qualcuno di tanto in tanto molto strumentalmente la vuole dipingere; anzi, a volte, i fiorentini ce la invidiano, la nostra città, e quelli che sono, come il sottoscritto, un po’ stranieri possono davvero dirsi molto felici di vivere qui. Potremmo aggiungere in ogni caso, un po’ per convinzione un po’ per continuare a portare acqua al proprio mulino (ma si tratta di una casa comune che produce beni comuni), che l’ ”inutilità” di cui si parla nasca tante volte dalla sovrapposizione di iniziative molto simili fra di loro che si danneggiano reciprocamente in mancanza di Coordinamento: un motivo in più, appunto, per insistere nel nostro obiettivo.

Vorrei aggiungere una parte relativamente personale.
Vorrei concludere per ora questo intervento sintetico, evidenziando un certo disagio che personalmente mi porto dentro da qualche anno.
Quando ero giovane consideravo la mia appartenenza politica come l’unica nella quale la Cultura trovava una collocazione privilegiata; forse ero giovane o forse erano anni un po’ particolari nei quali si è costruito molto nel settore dei diritti alla Formazione ed alla Cultura; forse parlo anche di luoghi diversi, di città diverse, dove non ci si interroga se all’intervento culturale che si progetta ci possa essere un tornaconto tangibile. E’ vero che Prato ha il mito del Datini e che fonda la sua ricchezza sui bilanci, dove campeggiano i riparti del dare e dell’avere, ma è anche vero, come ho detto prima, che la Cultura non può essere assoggettata alla convenienza economica ma deve essere comunque inserita in un Progetto politico amministrativo per la città dei prossimi anni. Il mio disagio è legato al fatto che sempre meno leggo nelle vere intenzioni (non nelle parole, ma nei fatti) della mia parte politica un’attenzione verso le problematiche culturali, sempre più collegate a questioni di bilancio finanziario e sempre meno inserite in un discorso strategico di ampio respiro.

Bene aver organizzato questo Convegno! anche se chiederemmo che venga recuperato il nostro ruolo in una seduta suppletiva non straordinaria nella quale tracciare in modo più chiaro e definito il progetto “Prato Culture”, che se fosse presentato oggi potrebbe apparire quasi verticistico e potrebbe essere davvero un frutto acerbo del nostro impegno istituzionale, il risultato frettoloso di una carrellata di gruppi, associazioni ed individui che presentano i loro bei risultati o di critici che smantellano tutto quello che gli altri di buono o di meno buono hanno costruito anche con una certa cura.

Un dato certo che implicherebbe una risoluzione urgente è che, a quattro anni di distanza, fra di noi ancora continua ad aleggiare lo spirito di “Villa Fiorelli”, il quale non ha ancora trovato la sua risoluzione. E questo è più significativo di tante chiacchiere, di quelle mie prima di tutte, e poi di quelle di tutti noi; chiacchiere, volendolo, anche molto futili, se non pretendessimo di voler fare le cose sul serio ed a patto che non si consideri anche questa occasione una mera passerella di sfogo.

Questa è una sintesi dello stato d’animo, a volte amareggiato a volte combattivo che noi abbiamo; ma questa sintesi, pur in alcune sue parti apertamente critica, ha delle sue forti proposizioni ed è quindi proiettata verso il futuro: noi crediamo nell’impegno dell’Amministrazione Comunale ed in quello specifico dell’Assessore nel costruire un raccordo sempre più stretto e coinvolgente con le Circoscrizioni soprattutto su alcune problematiche; noi riteniamo che, per la nostra esperienza, possiamo fornire un forte contributo alla strutturazione di un Progetto per la Cultura nella nostra città che si spinga fino alla fine di questo decennio, e cioè nella prossima legislatura. Questo Convegno, dunque, non sia (come peraltro ribadito dall’Assessore) un punto di arrivo, ma un vero e proprio momento di partenza per la costruzione di un Programma di Governo che si incardini su un’asse eminentemente culturale, partendo, per questa volta, non dal Centro ma dalle periferie.

Prato li dicembre 2002
Il Coordinatore delle Commissioni Cultura
-prof. Giuseppe Maddaluno-
Joshua Madalon

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