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PATRIMONIO CULTURALE E DEMOCRAZIA: QUALE FUTURO? reloaded di tre miei post del maggio 2015, in attesa di incontrare Tomaso Montanari qui a Prato insieme a MIrco ROCCHI candidato Sindaco per Prato in Comune

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…ripropongo tre miei post di fine maggio 2015 redatti in occasione di un incontro da me organizzato a Bacoli nei Campi Flegrei…..
Avremo occasione di incontrarci nuovamente con Tomaso Montanari tra pochi giorni (6 maggio ore 18.00 presso il Ridotto del “Metastasio”) per discutere, insieme a Mirco ROCCHI candidato Sindaco 2019 per Prato in Comune, i temi della Cultura dell’Arte e dell’Ambiente nei nostri territori. In quell’occasione il tema era “Patrimonio culturale e Democrazia: quale futuro?” Da allora penso che la realtà sia vieppiù peggiorata. Perché non riprendere proprio quei temi?

TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – MAGGIO DEI LIBRI – MERCOLEDI’ 27 MAGGIO 2015 ORE 17.00 – VILLA CERILLO – BACOLI

Patrimonio Culturale e Democrazia: quale futuro?

In chiusura del suo libro “Le pietre e il popolo – Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane” Edizioni Minimum Fax marzo 2013 Tomaso Montanari scriveva: “Se torneranno ad essere governate dai cittadini per i cittadini, le nostre cosiddette “città d’arte” possono ancora resuscitare la loro funzione plurisecolare: possono di nuovo dare forma e alimento a una vita civile la cui missione principale dev’essere, oggi, quella di fornire un modello culturale alternativo al mercato, di favorire l’integrazione tra italiani e immigrati, di permettere la frequentazione reciproca di classi diverse ormai chiuse in luoghi e vite nettamente separati.
Le nostre città, e la loro arte, non servono a trasformarci in turisti, ma a farci cittadini sovrani, e a farci tutti uguali.
E’ ancora possibile: dipende da noi.”

Immagine.Tomaso-Montanari

Come potete ben vedere, era il marzo 2013 e Renzi era ancora sindaco di Firenze. Quel che è accaduto dopo non è di certo migliore di quanto il futuro Presidente del Consiglio abbia compiuto nel capoluogo toscano e, nel libro “Le pietre e il popolo” le sue “imprese” vengono seguite dettagliatamente. Cosa possiamo augurarci per il futuro? Forse, purtroppo, il futuro grigio-nero è già qui insieme a noi. Cosa possiamo fare? E’ ancora possibile? Dipende da noi? Ma quando ci si risveglia?

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TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – VILLA CERILLO DI BACOLI – mercoledi’ 27 maggio ore 17.00

Tomaso Montanari ed il suo libro “ISTRUZIONI PER L’USO DEL FUTURO . Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà” edito da Minimum fax e pubblicato nel marzo del 2014 riporta sulla copertina una riflessione che a leggerla oggi può apparire nefastamente profetica: “Solo la Repubblica può permettere al patrimonio di svolgere la sua vera funzione, quella stabilita dalla Costituzione. Che non è assicurare il riletto privato di pochi, ma alimentare la virtù civile, essere palestra di vita pubblica, strumento per costruire uguaglianza e democrazia sostanziali. Una via per rimanere umani, un mezzo per rovesciare la dittatura del mercato.”
Il libro si snoda attraverso un “vocabolario differente, un alfabeto rivoluzionario: un altro modo per guardare alla funzione della cultura. Un modo che riprenda le parole e lo spirito della Costituente: e soprattutto che ne riprenda lo sguardo felicemente presbite, e cioè libero dall’angoscia del presente e capace di guardare lontano…” E la parte introduttiva da cui ho ripreso queste frasi si conclude: “..le nostre città, i nostri musei, il nostro paesaggio non contengono solo cose belle: contengono valori e prospettive che possono liberarci, innalzarci, renderci di nuovo umani, restituirci un’idea dell’uomo e un’idea di comunità che ci permettano di costruire un futuro diverso.”
Perché ho scritto “nefastamente profetica” parlando della riflessione iniziale? In effetti avendo letto il libro per intero mi riferivo ad altre parti di esso: in particolare alle conclusioni del capitolo “O” (non “zero”) “ORGANIZZAZIONE” nel quale si accenna alla Commissione per la riorganizzazione del Ministero per i Beni culturali voluta dal Ministro Massimo Bray della quale Montanari ha fatto parte, sulla quale il giudizio espresso è positivo. Quella “Sezione” si conclude tuttavia con un tragico dilemma “Mentre scrivo queste righe (sono gli ultimi giorni del 2013) – scrive Montanari – non è chiaro se Bray, o addirittura l’intero governo Letta, sopravviveranno all’avvento di Matteo Renzi, ben deciso a occuparsi in prima persona di cultura….”. Per coloro che soffrono di “amnesie” ed in questo Paese sono la maggioranza ricordo che Enrico Letta fu invitato dall’attuale Primo Ministro a “stare sereno” con una forma di “fratricidio” senza sangue che tuttavia sta producendo un appannamento della Democrazia a favore di una dittatura del mercato e dei poteri finanziari.

Tra l’altro le “imprese” dell’ex Sindaco di Firenze sono drammaticamente elencate nel precedente libro di Montanari “Le pietre e il popolo”. Ma, lo si sa, Montanari è un “talebano”: “Così, in Italia, è chiamato non chi distrugge l’arte del passato…ma chi tenta di salvarla. La posizione “ideologica” sarebbe quella di chi vuole applicare la Costituzione, non quella di chi la calpesta in nome dell’ideologia neoliberista. La stessa retorica vuole che la difesa del patrimonio culturale sia sintomo di passatismo, misoneismo, mancanza di coraggio: e che il suo sfruttamento economico sappia invece di nuovo, di moderno.” (pag.116 Z come ZENIT in “Istruzioni per l’uso”)

Immagine.Tomaso-Montanari

“PRIVATI DEL PATRIMONIO” incontro con TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – BACOLI – VILLA CERILLO – 27 MAGGIO 2015 ORE 17.00

“La religione del mercato sta imponendo al patrimonio culturale il dogma della privatizzazione. Ma se l’arte e il paesaggio italiani perderanno la loro funzione pubblica, tutti avremo meno libertà, uguaglianza, democrazia. L’alternativa è rendere lo Stato efficiente. Ma non basta: dobbiamo costruire uno Stato giusto.” Questa “sintesi” la si legge sulla copertina del libro “Privati del patrimonio” pubblicato alla fine del 2014 per Einaudi da Tomaso Montanari.
Il docente di Storia dell’Arte Moderna sarà mercoledì 27 maggio alle ore 17.00 ospite de “Il Maggio dei libri” a Villa Cerillo di Bacoli in provincia di Napoli – con lui sarà presente ed interverrà anche la Soprintendente ai Beni Archeologici dei Campi Flegrei e Pompei dott.ssa Costanza Gialanella. I temi che saranno affrontati saranno ovviamente quelli che Montanari ha trattato e continua a trattare nelle sue pubblicazioni ( libri e Blog ). Abbiamo già parlato di “Le pietre e il popolo” e di “Istruzioni per l’uso” entrambi pubblicati nel 2013 ed inizio 2014 per Minimum fax. Oggi accenneremo a “Privati del patrimonio” dove la parola “Privati” è volutamente ambigua e sottintende sia la connotazione della scelta prevalente che il Governo italiano in questo ultimo trentennio ha favorito (la concessione dei beni culturali e paesaggistici comuni alle imprese private) sia la condizione nella quale i cittadini vengono portati con la effettiva “priva(tizza)zione” di essi.
Come sempre l’analisi del prof. Tomaso Montanari è lucida e sintetica pur nella complessità degli esempi numerosissimi che egli porta a sostegno della sua denuncia.
Purtroppo la battaglia è dura ed è sempre più difficile da condurre in un ambiente che si è vieppiù appiattito ed omologato fino a perdere delle connotazioni che non necessariamente devono essere ideologiche ma che a mio parere devono comunque mantenersi legate a valori ed ideali civili di primaria importanza, quei valori ed ideali che sono riportati all’interno del dettato costituzionale. Fin quando per accedere al Potere sarà inevitabile stringere accordi con il Capitale (società private, Lobby, Aziende, etc…) non sarà possibile non pagare “pegno” e lo stato finirà definitivamente per abdicare ai suoi “doveri” costituzionali.
Illuminante è quanto scrive Montanari nel capitolo settimo, il cui titolo è “Un altro privato”. In esso si sottolinea come vi sia nel nostro Paese la “consapevolezza di quella superproprietà collettiva …sfociata nell’art.9 della Costituzione… che definisce “della nazione” tutto il patrimonio, non solo quello pubblico. Il patrimonio privato è un bene privato di interesse pubblico, o, se si preferisce, è privato solo l’oggetto, mentre è sempre pubblico il valore immateriale del suo essere appunto “bene culturale”: e si potrebbe dire che nel caso del patrimonio culturale la “funzione sociale” cui l’articolo 42 della Costituzione condiziona il riconoscimento della proprietà privata è rappresentata proprio dall’esercitare comunque una funzione pubblica.”

Sarà importante chiedere al prof. Montanari quali siano le reali prospettive, le vie d’uscita da questa situazione aberrante che egli denuncia. Penso al ruolo del volontariato “organizzato” e senza fini di lucro. Mio riferimento è la “Magna Charta Volontario per i Beni culturali” approntata dal CESVOT Toscana di cui tuttavia non conosco gli esiti. Occorre riappropriarsi del ruolo “pubblico” di questi beni, portando avanti delle battaglie “comuni”. E’ urgente farlo mentre, mi dispiace notarlo, i segnali di “abbandono” sono dilaganti. Tra l’altro ci ritroviamo in una fase estremamente ambigua dal punto di vista politico ed è necessario che il “cittadino” democratico e progressista faccia sentire la sua voce, svegliandosi da questo torpore “mortale”.

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TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – MAGGIO DEI LIBRI – MERCOLEDI’ 27 MAGGIO 2015 ORE 17.00 – VILLA CERILLO – BACOLI

Patrimonio Culturale e Democrazia: quale futuro?

In chiusura del suo libro “Le pietre e il popolo – Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane” Edizioni Minimum Fax marzo 2013 Tomaso Montanari scriveva: “Se torneranno ad essere governate dai cittadini per i cittadini, le nostre cosiddette “città d’arte” possono ancora resuscitare la loro funzione plurisecolare: possono di nuovo dare forma e alimento a una vita civile la cui missione principale dev’essere, oggi, quella di fornire un modello culturale alternativo al mercato, di favorire l’integrazione tra italiani e immigrati, di permettere la frequentazione reciproca di classi diverse ormai chiuse in luoghi e vite nettamente separati.
Le nostre città, e la loro arte, non servono a trasformarci in turisti, ma a farci cittadini sovrani, e a farci tutti uguali.
E’ ancora possibile: dipende da noi.”

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Come potete ben vedere, era il marzo 2013 e Renzi era ancora sindaco di Firenze. Quel che è accaduto dopo non è di certo migliore di quanto il futuro Presidente del Consiglio abbia compiuto nel capoluogo toscano e, nel libro “Le pietre e il popolo” le sue “imprese” vengono seguite dettagliatamente. Cosa possiamo augurarci per il futuro? Forse, purtroppo, il futuro grigio-nero è già qui insieme a noi. Cosa possiamo fare? E’ ancora possibile? Dipende da noi? Ma quando ci si risveglia?

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TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – VILLA CERILLO DI BACOLI – mercoledi’ 27 maggio ore 17.00

Tomaso Montanari ed il suo libro “ISTRUZIONI PER L’USO DEL FUTURO . Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà” edito da Minimum fax e pubblicato nel marzo del 2014 riporta sulla copertina una riflessione che a leggerla oggi può apparire nefastamente profetica: “Solo la Repubblica può permettere al patrimonio di svolgere la sua vera funzione, quella stabilita dalla Costituzione. Che non è assicurare il riletto privato di pochi, ma alimentare la virtù civile, essere palestra di vita pubblica, strumento per costruire uguaglianza e democrazia sostanziali. Una via per rimanere umani, un mezzo per rovesciare la dittatura del mercato.”
Il libro si snoda attraverso un “vocabolario differente, un alfabeto rivoluzionario: un altro modo per guardare alla funzione della cultura. Un modo che riprenda le parole e lo spirito della Costituente: e soprattutto che ne riprenda lo sguardo felicemente presbite, e cioè libero dall’angoscia del presente e capace di guardare lontano…” E la parte introduttiva da cui ho ripreso queste frasi si conclude: “..le nostre città, i nostri musei, il nostro paesaggio non contengono solo cose belle: contengono valori e prospettive che possono liberarci, innalzarci, renderci di nuovo umani, restituirci un’idea dell’uomo e un’idea di comunità che ci permettano di costruire un futuro diverso.”
Perché ho scritto “nefastamente profetica” parlando della riflessione iniziale? In effetti avendo letto il libro per intero mi riferivo ad altre parti di esso: in particolare alle conclusioni del capitolo “O” (non “zero”) “ORGANIZZAZIONE” nel quale si accenna alla Commissione per la riorganizzazione del Ministero per i Beni culturali voluta dal Ministro Massimo Bray della quale Montanari ha fatto parte, sulla quale il giudizio espresso è positivo. Quella “Sezione” si conclude tuttavia con un tragico dilemma “Mentre scrivo queste righe (sono gli ultimi giorni del 2013) – scrive Montanari – non è chiaro se Bray, o addirittura l’intero governo Letta, sopravviveranno all’avvento di Matteo Renzi, ben deciso a occuparsi in prima persona di cultura….”. Per coloro che soffrono di “amnesie” ed in questo Paese sono la maggioranza ricordo che Enrico Letta fu invitato dall’attuale Primo Ministro a “stare sereno” con una forma di “fratricidio” senza sangue che tuttavia sta producendo un appannamento della Democrazia a favore di una dittatura del mercato e dei poteri finanziari.

Tra l’altro le “imprese” dell’ex Sindaco di Firenze sono drammaticamente elencate nel precedente libro di Montanari “Le pietre e il popolo”. Ma, lo si sa, Montanari è un “talebano”: “Così, in Italia, è chiamato non chi distrugge l’arte del passato…ma chi tenta di salvarla. La posizione “ideologica” sarebbe quella di chi vuole applicare la Costituzione, non quella di chi la calpesta in nome dell’ideologia neoliberista. La stessa retorica vuole che la difesa del patrimonio culturale sia sintomo di passatismo, misoneismo, mancanza di coraggio: e che il suo sfruttamento economico sappia invece di nuovo, di moderno.” (pag.116 Z come ZENIT in “Istruzioni per l’uso”)

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“PRIVATI DEL PATRIMONIO” incontro con TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – BACOLI – VILLA CERILLO – 27 MAGGIO 2015 ORE 17.00

“La religione del mercato sta imponendo al patrimonio culturale il dogma della privatizzazione. Ma se l’arte e il paesaggio italiani perderanno la loro funzione pubblica, tutti avremo meno libertà, uguaglianza, democrazia. L’alternativa è rendere lo Stato efficiente. Ma non basta: dobbiamo costruire uno Stato giusto.” Questa “sintesi” la si legge sulla copertina del libro “Privati del patrimonio” pubblicato alla fine del 2014 per Einaudi da Tomaso Montanari.
Il docente di Storia dell’Arte Moderna sarà mercoledì 27 maggio alle ore 17.00 ospite de “Il Maggio dei libri” a Villa Cerillo di Bacoli in provincia di Napoli – con lui sarà presente ed interverrà anche la Soprintendente ai Beni Archeologici dei Campi Flegrei e Pompei dott.ssa Costanza Gialanella. I temi che saranno affrontati saranno ovviamente quelli che Montanari ha trattato e continua a trattare nelle sue pubblicazioni ( libri e Blog ). Abbiamo già parlato di “Le pietre e il popolo” e di “Istruzioni per l’uso” entrambi pubblicati nel 2013 ed inizio 2014 per Minimum fax. Oggi accenneremo a “Privati del patrimonio” dove la parola “Privati” è volutamente ambigua e sottintende sia la connotazione della scelta prevalente che il Governo italiano in questo ultimo trentennio ha favorito (la concessione dei beni culturali e paesaggistici comuni alle imprese private) sia la condizione nella quale i cittadini vengono portati con la effettiva “priva(tizza)zione” di essi.
Come sempre l’analisi del prof. Tomaso Montanari è lucida e sintetica pur nella complessità degli esempi numerosissimi che egli porta a sostegno della sua denuncia.
Purtroppo la battaglia è dura ed è sempre più difficile da condurre in un ambiente che si è vieppiù appiattito ed omologato fino a perdere delle connotazioni che non necessariamente devono essere ideologiche ma che a mio parere devono comunque mantenersi legate a valori ed ideali civili di primaria importanza, quei valori ed ideali che sono riportati all’interno del dettato costituzionale. Fin quando per accedere al Potere sarà inevitabile stringere accordi con il Capitale (società private, Lobby, Aziende, etc…) non sarà possibile non pagare “pegno” e lo stato finirà definitivamente per abdicare ai suoi “doveri” costituzionali.
Illuminante è quanto scrive Montanari nel capitolo settimo, il cui titolo è “Un altro privato”. In esso si sottolinea come vi sia nel nostro Paese la “consapevolezza di quella superproprietà collettiva …sfociata nell’art.9 della Costituzione… che definisce “della nazione” tutto il patrimonio, non solo quello pubblico. Il patrimonio privato è un bene privato di interesse pubblico, o, se si preferisce, è privato solo l’oggetto, mentre è sempre pubblico il valore immateriale del suo essere appunto “bene culturale”: e si potrebbe dire che nel caso del patrimonio culturale la “funzione sociale” cui l’articolo 42 della Costituzione condiziona il riconoscimento della proprietà privata è rappresentata proprio dall’esercitare comunque una funzione pubblica.”

Sarà importante chiedere al prof. Montanari quali siano le reali prospettive, le vie d’uscita da questa situazione aberrante che egli denuncia. Penso al ruolo del volontariato “organizzato” e senza fini di lucro. Mio riferimento è la “Magna Charta Volontario per i Beni culturali” approntata dal CESVOT Toscana di cui tuttavia non conosco gli esiti. Occorre riappropriarsi del ruolo “pubblico” di questi beni, portando avanti delle battaglie “comuni”. E’ urgente farlo mentre, mi dispiace notarlo, i segnali di “abbandono” sono dilaganti. Tra l’altro ci ritroviamo in una fase estremamente ambigua dal punto di vista politico ed è necessario che il “cittadino” democratico e progressista faccia sentire la sua voce, svegliandosi da questo torpore “mortale”.

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PERCHE’ ABBIAMO SCELTO MIRCO COME CANDIDATO DI PRATO IN COMUNE – TERZA PARTE – CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 12 CON PRATO IN COMUNE

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PERCHE’ ABBIAMO SCELTO MIRCO COME CANDIDATO DI PRATO IN COMUNE – TERZA PARTE – CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 12 CON PRATO IN COMUNE

di Joshua Madalon

Vi racconterò la campagna elettorale per le amministrative del 2019 qui a Prato con Prato in Comune – candidato Sindaco Mirco Rocchi

A quell’incontro del 16 gennaio era stata invitata anche un’altra persona, una giovane donna rappresentativa anche dell’universo culturale e civile della Sinistra, alla quale avevamo mostrato interesse affinchè fosse lei a guidare la lista (o le liste, nell’eventualità che si fosse costruita una coalizione) del nostro soggetto politico. Non c’era stato un rifiuto anche se non c’era stato nemmeno un assenso: diciamo che il nostro era, come si suol dire, un “cauto ottimismo” verso un’accettazione di questa proposta. Non ho una documentazione certa su come davvero siano andate le cose, ma sono molto sicuro invece sul fatto che la sua candidatura venisse letta da una parte come “escludente” rispetto a quel che erano le attese di “una parte” minoritaria che aveva già in modo separato una propria candidatura da proporre. Anche per questo motivo, come potete ben capire, taccio sull’identità della nostra prima proposta.
Di fronte al naufragio di una proposta che consideravamo “sintesi” del Progetto di Prato in Comune, alcuni di noi hanno pensato a Mirco, con il quale avevamo nel frattempo instaurato un rapporto molto più denso e continuativo. La storia di Mirco cominciavamo a conoscerla un po’ alla volta e ci convinceva vieppiù la sua appartenenza ad una realtà culturale che metteva insieme tutta una serie di elementi politici ad una parte di noi molto vicini (essere lui un chiaro appartenente agli immigrati interni, avere sostenuto con il voto sempre forze di Sinistra senza mai avere aderito ad un Partito, guardare alla realtà pratese con uno sguardo libero da pregiudizi annosi, occuparsi dei giovani in modo specifico attraverso il Teatro, il Cinema e l’Arte collaborando con l’Università, essere particolarmente attento ai temi ambientalistici, urbanistici e sociali), la qual cosa ci aiutava a realizzare al meglio l’obiettivo di creare un collegamento con il mondo al di là delle forze partitiche strutturate e quello di aprirsi a quella parte della Sinistra delusa dalle politiche neocentriste ed ambigue, dal punto di vista ideologico, del Partito Democratico.
Mirco Rocchi è una persona che possiede una preparazione culturale derivante dalla sua apertura mentale e grande disponibilità al confronto. Sin da subito, dopo aver accettato di partecipare alla sfida insieme a noi, si è messo a lavoro, facendo contemperare i suoi numerosi impegni lavorativi, prevalentemente artistici, a quelli nuovi ai quali noi con un “tour de force” incessante lo stiamo sottoponendo.

Joshua Madalon

simbolo PRATO in Comune

PERCHE’ ABBIAMO SCELTO MIRCO COME CANDIDATO DI PRATO IN COMUNE – SECONDA PARTE – CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 11 CON PRATO IN COMUN

simbolo PRATO in Comune
PERCHE’ ABBIAMO SCELTO MIRCO COME CANDIDATO DI PRATO IN COMUNE – SECONDA PARTE – CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 11 CON PRATO IN COMUNE

Vi racconterò la campagna elettorale per le amministrative del 2019 qui a Prato con Prato in Comune – candidato Sindaco Mirco Rocchi

Mirco Rocchi nel frattempo continuava ad occuparsi della sua attività principale, lo spettacolo, il teatro, il cinema ma non ci si perdeva del tutto di vista. Di tanto in tanto ci si sentiva a telefono, a volte ci si incrociava in qualche occasione “culturale”. Intanto, alcune ed alcuni di noi ci si organizzava per riproporre quel percorso unitario alternativo ad un PD che aveva progressivamente perduto (è la mia idea, non condivisa da quanti ritengono che non l’abbia mai posseduta) la sua visione democratica di una Politica al servizio dei più deboli. Abbiamo lavorato insieme, in modo intenso nella seconda parte del 2018, rappresentanti ufficiali di un mondo politico strutturato di Sinistra, come Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista (Potere al Popolo forse osservava ma non partecipava), e singoli appartenenti ad ex forze politiche e persone sensibili elettrìci senza mai avere aderito ad alcuna compagine.
Il 6 ottobre abbiamo presentato il nostro Manifesto in un incontro al Cinema “Terminale”. In quell’occasione sia Andrea Martinelli che io chiamammo Mirco. Ricordavo che sui temi della Cultura aveva preparato un suo intervento articolato e connotato da una visione originale dei temi già ai tempi di Prato A Sinistra ed avendone un file lo ristampai, chiedendogli di proporlo all’Assemblea. Mirco venne ed intervenne con la sua straordinaria capacità comunicativa, aggiungendo nuove elaborazioni ai contenuti del documento di un anno prima.
Da quell’incontro poi presero il via alcuni Gruppi di Lavoro e sulla Cultura, pur avendo io delle esperienze pregresse e mai del tutto abbandonate, pensammo di affidarne la guida a Mirco, che tuttavia era spesso in giro per I suoi impegni lavorativi. Su quei temi infatti abbiamo tardato. Ci siamo occupati di Urbanistica, di Scuola, di Welfare, di Democrazia partecipata, di Lavoro e di tante altre questioni. Sulla Cultura pensavamo sempre che se ne dovesse occupare Mirco Rocchi e così a metà dicembre 2018 convocammo un primo incontro organizzativo sulle tematiche culturali al Circolo ARCI di Coiano. In quell’occasione – con Mirco e Marzio, unici presenti oltre me – emerse l’idea di organizzare un vero e proprio evento programmatico sul tema “Le Culture nella città che vogliamo”, proponendo a Mirco di condurlo. Avremmo noi strutturato, attraverso il coinvolgimento di altre figure rappresentative delle varie forme di Cultura (quella giovanile, quella di genere, del mondo del lavoro, antroposociologica, sportiva, artistica, teatrale, e altro) quella serata, che si svolse con grande partecipazione e successo il 16 gennaio del 2019 presso il Circolo “Curiel”. L’idea, che si è rivelata vincente era che la Cultura sia elemento fondamentale dell’attività amministrativa e che dovesse sostanziare di contenuti ogni altra tematica.

fine seconda parte

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CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 5 con PRATO IN COMUNE

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PRATO IN COMUNE; verso i Gruppi di Lavoro – Decentramento e partecipazione attiva diffusa

L’esperienza degli ultimi dieci anni e quella ad essa precedente sollecita tutti noi ad una riflessione sulla crisi della partecipazione attiva sui territori, in primo luogo quelli più periferici.
Abbiamo provato a porre in evidenza negli anni come a questa necessità le istituzioni contrapponevano una visione essenzialmente centralistica del coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini, anche se nei progetti e nelle scelte amministrative non si risparmiavano ad indentificarle come “strumenti partecipativi”. Nei fatti quella modalità di presentare le scelte appariva sempre più una sorta di giustificazione per avere un “via libera” da parte di un gruppo sempre più ridotto di persone interessate, ma succubi di interessi poco più che personali.
Non si vogliono certo riproporre esperienze del passato vantandole come “età dell’oro”, anche se non si può mettere da parte tutto il bagaglio di risorse umane e di progettazioni che in quell’ambito sis ono prodotte e che hanno fatto crescere la capacità “politica” reale forgiata sul rapport diretto con I territori.
Alcuni di noi sono stati protagonisti di quelle stagioni e potranno essere utili in un’elaborazione progettuale future che riporti l’attenzione giusta sulle problematiche delle frazioni, che non possono essere accontentate semplicemente con una mano di vernice o poco più, quando mancano di strutture vitali per il tempo libero e la Cultura, per lo Sport ed il sociale.
Dobbiamo recuperare il tempo perduto e proporci all’attenzione della gente con idee innovative che partano tuttavia da un primo contatto fatto soprattutto di ascolto. Evitiamo di essere proponenti semmai ideologici ma apprestiamoci ad organizzare incontri. Dopo questo momento pubblico nel quale ci presentiamo per farci riconoscere cominciamo a marciare creando collegamenti per condividere ed aggregare.
La crisi delle Circoscrizioni è stato il segnale della distanza sempre più forte tra le forze politiche che governavano la città e la voglia di partecipare in modo più diretto da parte dei cittadini. Indubbiamente la pratica della Democrazia ha avuto anche dei costi ed è su questi problem che in gran parte surrettiziamente si sono prodotte le fratture che hanno poi condotto alla scelta dell’abolizione “in toto” di quelle istituzioni di secondo grado. Appellandosi alla legislazione che prevedeva la non obbligatorietà di istituire quegli organismi in città che non superassero I 250.000 abitanti come si ricava dall’art. 17 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), il Comune di Prato scelto di non dotarsi dal 2014 di tale strumento democratico.
Senza tuttavia proporre alternative concrete e coerenti con le affermazioni politiche di valorizzazione delle periferie. Tali interventi peraltro nel periodo 2014-2018 sono stati essenzialmente operazioni elitarie che non hanno coinvolto la popolazione, nè nella fase elaborativa nè in quella decisionale e realizzativa.
Sarà opportuno nel costruire questa serie di incontri sui territori non chiudersi nella convinzione di essere in possesso dell’assoluta poco più che unica verità .

Dobbiamo avere grande rispetto per chi ancora guarda al PD e per chi ha continuato anche nella crisi a sostenerlo, dobbiamo essere noi in grado di portarli ad aderire ad un progetto che non deve essere nuovo, ma deve riutilizzare gli strumenti della Democrazia che sono stati “rottamati” dalla politica negli ultimi anni, lasciando credere che non fosse più necessario stare a discutere. Indubbiamente ha funzionato il messaggio che la Politica trascorresse troppo tempo a ragionare su questioni marginali all’interno dei Circoli e delle Sezioni. Era certamente vero nel senso che si investivano risorse fisiche nel chiuso e si abbandonavano le strade, i condomini, le piazze, i mercati.
Accanto al messaggio del PD, un Partito che non aveva mai risolto del tutto ( e non lo ha fino ad ora ) le contraddizioni della sua genesi a freddo, fatto proprio dai nuovi adepti e da quelli vecchi e scaltri che andavano approfittando dell’aria nuova che tirava e che affermava che la nuova Politica avrebbe fatto a meno di tanti sproloqui, andava emergendo in modo prorompente un profondo discredito popolare della classe politica che tendeva ad affermare un nuovo modello di Democrazia, quella “digitale”,
Sarebbe opportuno far comprendere ciò che fondamentalmente risulta evidente: la proposta di far Politica attraverso l’utilizzazione del web che il Movimento 5 stelle ha diffuso con evidente successo risulta “esclusiva” e “sospetta”.
Induce alla solitudine.
Noi vogliamo combattere la rassegnazione attraverso l’impegno attivo.
Fondamentalmente sarebbe bene ricordare che prima o poi la Storia busserà alle nostre porte e dobbiamo essere poi pronti a rispondere, ma non [ detto che ne avremo le forze. Compito di chi ha capelli bianchi ( non parlo solo di me che ne ho pochi anche se bianchi ) e storie da ricordare: anche quello di assumere un ruolo defilato ma utile.

Ritornando alla questione della partecipazione, vorrei qui riproporre solo a titolo esemplificativo la proposta che un gruppo di ex PD del Circolo di San Paolo aveva avanzato nel 2014.

Democrazia sostanziale, economia sociale di mercato e territorio
a) Dopo le Circoscrizioni
Fra i temi più specifici che vorremmo affrontare c’è la indubbia necessità di trovare una soluzione rapida (ma ponderata in modo serio ed utile) ai problemi che scaturiranno con la fine dell’esperienza del Decentramento attraverso le Circoscrizioni. Cosa proponiamo per mantenere ed accrescere (visto che da molti erano considerate inadeguate a corrispondere ai nuovi bisogni) una funzione di “relazione di prossimità” in un periodo così complesso e difficile come quello che stiamo vivendo?
Il tema è complesso e sarà organizzativamente ed amministrativamente “trasversale”.
Qui di seguito poniamo una serie di quesiti “aperti”. Li elenchiamo .
a) Occorrerà riflettere su quali siano i compiti inderogabili che le attuali Circoscrizioni hanno avuto da mantenere e da cui prendere le mosse in modo tassativo

b) Interventi concreti su base di volontariato (molti già nel precedente incontro hanno sottolineato che sarebbe stato necessario nelle precedenti esperienze che non vi fosse alcun compenso a favore di chi si occupava di Decentramento), ma all’interno di un apparato organizzativo retribuito, tenendo in servizio “ad hoc” una parte del personale amministrativo attualmente impegnato
c) Censire spazi pubblici (Scuole – Chiese – ecc…) e sedi associative (ARCI, UISP, MCL, Case del Popolo, Patronati, ecc….) e di volontariato (Pubblica Assistenza, Misericordia, Croce d’Oro) disponibili sui territori
d) Costituire “condomini\ comitati di strada” con uno o più responsabili\referenti dell’Amministrazione
e) Costituzione di “Pro-loco” in tutti i paesi – laddove non esistano già

f) Rivitalizzare tutto ciò che c’è nell’associazionismo privato occupandosi del “Sociale”, del “Tempo Libero”, della “Cultura”, del “Territorio – Ambiente ed Urbanistica –Viabilità ed avere

g) contatti diretti attraverso i referenti di strada anche con i “Cantieri” (buche, perdite d’acqua, ecc…)

Temi e tempi del sub-progetto

Nella sua trasversalità dal punto di vista dei temi e tenendo conto anche dei tempi di realizzazione del presente Progetto, che noi vediamo come “parte” del nostro intervento sul territorio, questo argomento avrà una assoluta priorità rispetto a tutti gli altri. Nel corso degli ultimi giorni abbiamo avviato anche delle consultazioni sia a livello locale (con una seduta de “La Palestra delle Idee” dedicata esplicitamente a ciò) sia a livello nazionale, attraverso contatti con la realtà di La Spezia, con quella di Bergamo e di Reggio Emilia. I tempi di attuazione saranno suddivisi in

1) Fase preparatoria tramite confronti con gli Amministratori circoscrizionali storici locali e incontro con amministratori di altre città (febbraio-marzo 2014);
2) Verifica degli strumenti amministrativi e legislativi a disposizione incontrando funzionari dello Stato e della Regione Toscana (Stato – Regione Toscana)marzo 2014;
3) Enucleazione proposte attuative di politica “partecipata” sui territori, a partire da quello di San Paolo (aprile-maggio 2014);
4)Attuazione progressiva di “politiche partecipate” sul territorio (giugno-dicembre 2014).

Allo stesso tempo avvicinandoci ai nostri giorni possiamo avere come punti di riferimento per riprendere il cammino le analisi che altri in altri luoghi hanno prodotto insieme ai cittadini. Parlo in particolare del Programma amministrativo del candidato a Sindaco di Pisa per la coalizione “DIRITTI IN COMUNE” ma non solo.
E infatti andando alla ricerca di “buone pratiche” perché non tener conto dell’elaborazione che in altre città, come Bologna e Napoli, è stata prodotta in tema di Patti di collaborazione attiva tra cittadini e Amministrazione e che sta dando ottimi frutti.

Joshua Madalon

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CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 4 con PRATO IN COMUNE

CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 4 con PRATO IN COMUNE

Vi racconterò la campagna elettorale per le amministrative del 2019 qui a Prato con Prato in Comune – candidato Sindaco Mirco Rocchi

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PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

Negli ultimi tempi dedico molto spazio al recupero della memoria attraverso la scrittura, la lettura e la visione di filmati. Molto più spazio rivolgo a riflessioni amare sulla crisi delle istituzioni ed il degrado dei livelli culturali espressi dai governanti attuali, con lievi ma non confortanti eccezioni. Negli ultimi anni si è fatto progressivamente molto poco per elevare il grado di istruzione del nostro Paese. Il livello qualitativo è sempre più peggiorato mentre quello quantitativo si è sempre più assottigliato. La dispersione scolastica ha mostrato segnali insopportabili per un Paese civile, come storicamente meriterebbe di essere riconosciuto l’Italia. Eppure questo è un tasto dolente che non appartiene soltanto al nostro tempo: a mia memoria ne trattavamo già sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso quando me ne occupavo in Commissione Scuola e Cultura nella Federazione Comunista pratese, essendo questa città tradizionalmente vocata al lavoro che spingeva pragmaticamente i giovani fuori dai percorsi scolastici a volte in modo legislativamente prematuro. Ma da allora tanto tempo è passato. Le occasioni lavorative sono diminuite ma questa condizione non ha influenzato in modo positivo i dati della dispersione.
A Prato, dunque, si evidenzia in modo netto la necessità di operare interventi specifici rivolti al recupero di conoscenze e competenze che nel corso dei decenni si sono perdute. Queste attività competono solo in parte al Ministero nazionale; la comunità locale ha indubbiamente un ruolo di primo piano nell’approntare strategie di recupero soprattutto rivolte a coloro che, avendo abbandonato gli studi trenta, venti, dieci anni fa si ritrova ad essere più o meno “analfabeta di ritorno” e volontariamente – oltre che gratuitamente – intendono usufruire di tali opportunità.
In un riassetto strategico territoriale del decentramento sarebbe molto importante inserire percorsi educativi a disposizione degli adulti, non essenzialmente intesi ad ottenere riconoscimenti ufficiali ma neanche del tutto potenzialmente scevri dalla possibilità di accedere a percorsi scolastici ministeriali.
Per fare questo è comunque necessario aprire un rapporto con le Istituzioni scolastiche territoriali, anche se solo per coordinare le possibili utilizzazioni di spazi e strumenti.

Joshua Madalon

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CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 3 GIU’ LE MANI DALLA GRETA

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CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 3

GIU’ LE MANI DALLA GRETA

Vi racconterò la campagna elettorale per le amministrative del 2019 qui a Prato con Prato in Comune – candidato Sindaco Mirco Rocchi

Scandali che vanno scandali che vengono. Mentre la vicenda Marino aiuta a riflettere su quanto male abbia fatto al decorso del Partito Democratico la presenza di Matteo Renzi e di coloro che lo hanno aiutato e sostenuto “convintamente”, quel che sta accadendo in queste ore in Umbria ci sospinge a ritenere che il malessere non possa essere considerato sulla via della guarigione. Beninteso, può darsi che anche questi sospetti possano essere considerati “non sussistenti” ed in cuor nostro ce lo auguriamo; ma vediamo anche intorno a noi, e soprattutto all’interno di quelle forze che hanno una loro consistenza per così dire “di massa”, un groviglio di paradossi e contraddizioni nello stile puro del “politichismo” peggiore. Troppe connivenze esplicite e nascoste spingono a lanciare promesse impossibili e peraltro inesistenti su quelle carte che consideriamo “ufficiali”. E così ai difensori dell’Ambiente si promette battaglia su quei temi, a partire da un certo qual “no” all’Aeroporto per andare alle centinaia di migliaia di nuovi insediamenti arboriferi mentre d’altra parte si continua a coprire di cemento zone verdi con inutilizzabili appartamenti, dai costi esorbitanti e proibitivi per la stragrande maggioranza della gente, soprattutto delle nuove giovani generazioni, destinate a subire condizioni disumane nell’ambito lavorativo.
E’ da parecchi anni che si chiede di riconvertire il settore dell’edilizia dal nuovo al recupero del patrimonio esistente con operazioni di riadattamento di messa a norma e di adeguamento energetico; invece si preferisce elevare manufatti nuovi che fanno diminuire gli spazi verdi. Di tutto questo, che è ben chiaro nel Piano operativo, si tace quando si vuol parlare ai giovani ed a quella parte di elettorato più sensibile a queste tematiche. Detto con molta più chiarezza, trovo ipocrita e davvero fuori luogo il farsi scudo della Greta.

Joshua Madalon

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CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 2

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CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 2

Vi racconterò la campagna elettorale per le amministrative del 2019 qui a Prato

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PRATO IN COMUNE – Mirco ROCCHI candidato Sindaco
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Biffoni, Carrai ed altri compari

Non so quanto varrà la faccenda “Aeroporto di Peretola” in questa campagna elettorale, ma sarebbe bene a questo punto cominciare a far emergere la profonda ipocrisia delle forze politiche, ben rappresentata da quel quadretto bucolico di dieci giorni fa, quando sui prati antistanti il Polo Universitario di Sesto Fiorentino si sono ritrovati – tra gli altri che avevano da sempre sostenuto la contrarietà all’ampliamento – anche il Sindaco di Prato, candidato alla riconferma in tale ruolo per la campagna elettorale del 26 maggio, ed il suo avversario del Centrodestra, tale Daniele Spada. L’aspetto paradossale è nella posizione “tentennante” del primo cittadino ed in quella fortemente contraria del rappresentante della Destra.
Cosa ci facevano? La campagna elettorale “impazza” e dunque bisogna essere sul pezzo e mostrare attenzione; entrambi erano più o meno fuori “parte”, fuori “luogo”, anche se recitavano una parte per così dire “a soggetto”!
Ma poi, proprio l’altro ieri c’è stato un siparietto penoso qui a Prato al quale insieme al Sindaco Biffoni hanno preso parte tra gli altri il Presidente di Toscana Aeroporti Marco Carrai, l’assessore regionale Stefano Ciuoffo e il presidente di Confindustria Toscana Alessi Marco Ranaldo. Uno scontro fittizio fatto tra compari che si reggono la parte nella tradizione della peggiore “sceneggiata” (peggiore, perché la sceneggiata ha una sua onesta dignità).
Potete leggere quel che è avvenuto, corredato da video dell’emittente pratese TV Prato.
Tutti però tacciono su quelli che sono i veri interessi in gioco: non è affatto strano che è la plutocrazia a sostenere in prima fila la bontà di tale opera. Parlano di enormi vantaggi per la popolazione con migliaia di nuovi posti di lavoro senza dire che – mentre migliaia di lavoratori avranno stipendi più o meno di fame – loro si arricchiranno a dismisura. Faranno mostra di una loro interpretazione dell’ambientalismo ad uso e consumo dei loro interessi ma glisseranno sulle conseguenze venefiche prodotte dal combinato disposto di nuovo inquinamento e dauperamento dell’ambiente naturalistico della Piana.
Tra l’altro giornalisti “favorevoli” all’ampliamento si dilungano nel minimizzare l’impatto acustico con paralleli ridicoli ed indegni della loro stessa categoria. Altri commentatori plaudono allo spostamento della direzione di marcia dei velivoli che finalmente risolverà i problemi di quei territori che fino ad ora hanno dovuto subire i rombi dei motori in fase di atterraggio. Anche per questo motivo – e per tanti altri di cui già in diverse occasioni abbiamo trattato – sarebbe meglio chiudere l’Aeroporto di Peretola e puntare su quello di Pisa (i lavoratori attuali e migliaia di nuovi assunti sarebbero ugualmente impiegati nelle loro mansioni e l’ambiente ne trarrebbe un immenso incommensurabile vantaggio).

Joshua Madalon

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CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 1

Vi racconterò la campagna elettorale per le amministrative del 2019 qui a Prato

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PRATO IN COMUNE – Mirco ROCCHI candidato Sindaco

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Impazza. Già impazza…la campagna elettorale qui a Prato. Già qualcuna o qualcuno dei candidati Sindaco si è dato da fare per riempire gli spazi privati con le sue facce e con qualche slogan senza fantasia.
A parte la rapidità e la tempestività anticipatrice e al netto delle rendicontazioni di legge sulle spese, ci viene da riflettere su quel che si muove sotto, dietro, sopra e di lato delle “quinte” e su quali siano le motivazioni “filantropiche” di chi sostiene tali spese.
Sia gloria per tutte quelle forze politiche che, in un tempo di profonda crisi (lo 0,2% di previsione di crescita non “docet”?), faranno la loro campagna elettorale parlando in modo diretto, andando a toccare le “piaghe” senza timori, facendosi riconoscere senza intermediazioni mediatiche.

Joshua Madalon

PRATO E DILETTANTISMO AMMINISTRATIVO – L’emergenza rifiuti

Mie care e miei cari “pochi lettori” (mneno di quelli manzoniani, forse!), scrivevo questo post tra giugno e Agosto del 2017.
Siamo in dirittura d’arrivo di una campagna elettorale nella quale si fa a gara a proporre il tutto ed il suo contrario. Ci sono molti aspetti che ci mostrano una realtà “peggiorata” a causa di un’Amministrazione incapace, alla cui difesa non si può frapporre una identica posizione ideologica.
Indubbiamente la lista “politica” che rappresento, “PRATO IN COMUNE”, sente doverosamente – e non per partito preso – di non condividere le posizioni espresso dal candidato della Destra – ed in modo specific – della Lega. Esse si pongono in modo distruttivo e diseducativo, senza tener conto delle reali problematiche, parte delle quali già esprimevo in questo post del 2017.

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reloaded di un post dell’8 giugno u.s. – PRATO E DILETTANTISMO AMMINISTRATIVO – L’emergenza rifiuti

Una città allo sbaraglio: non parlo della Capitale, dove la responsabilità del degrado è antica e non può essere addebitata esclusivamente alla Giunta in carica, sulla quale ho espresso forti critiche soprattutto in relazione ai livelli culturali ed alla possibilità di discostarsi da quelle precedenti per rinnovare in meglio quei territori. Parlo di Prato, la cui realtà penso di poter conoscere meglio in modo diretto, vivendoci da circa 35 anni ed avendo ricoperto incarichi politici ed amministrativi di secondo livello a cavallo del passaggio di secolo per tre quinquenni.
Nelle prossime settimane tratterò altri aspetti del degrado urbano da diversi punti di vista. Oggi mi soffermo sull’emergenza rifiuti.
Da alcuni mesi è stato completato gradualmente nell’intera città il progetto di raccolta porta a porta dei rifiuti solidi urbani. La partenza ha rilevato grossolane sottovalutazioni dal punto di vista educativo in larga parte della città, insieme ad una profonda incapacità gestionale complessiva delle esigenze reali. Come spesso accade, le critiche in partenza si sono dirette sui classici “capri espiatori” rappresentati dagli “stranieri”, in primis la comunità cinese. Ci sta che possa anche essere parte “rilevante” della verità, visto il degrado che caratterizza l’habitat di larga parte di quelle comunità, condizionate dal “mercato” a vivere in ambienti del tutto insufficienti sia per spazio che per igiene. E quindi occorreva una riflessione globale che colpevolmente sarebbe far partire a posteriori, consolandosi con un “meglio tardi che mai”.
E’ così: manca la “progettazione” e si viaggia a tentoni, facendosi prendere da isterismi vari, come quel punitivo infantile rifiuto di far svolgere una delle manifestazioni culturali più riuscite che coinvolgeva realtà locali con la comunità cinese, la “Festa delle luci”.
Andando “oltre” le comunità straniere destinatarie dei primi “strali” popolari, cavalcati dalla Destra e dalla pseudo-Sinistra di governo, il degrado appare diffuso a tappeto in tutta la città, essendo chiaramente insufficiente il servizio di raccolta porta a porta programmato dalla società ALIA che ha inglobato Asm. Occorrerebbe un intervento progettuale che crei intanto una profonda intensa “cultura del riciclo”, coinvolgendo il tessuto complessivo della società, creando semmai sovrastrutture e strutture territoriali umane coinvolgenti. Non è certamente inutile sottolineare come nell’ultimo quinquennio sia venuto a mancare completamente l’apporto della sovrastruttura amministrativa, denominata Circoscrizione, che non è stata sostituita nemmeno da un livello volontaristico riconoscibile e riconosciuto.
In alcune parti della città più che in altre il degrado è evidente; le abitazioni nel centro storico o nell’immediata periferia sono state costruite in assenza di vincoli specifici per garantire il rispetto dell’igiene: tante di esse non hanno spazi sia interni che esterni in grado di sopportare il “lezzo” dell’organico nell’attesa del turno di raccolta ed il “package” esagerato richiesto da un “mercato” assolutamente impermeabile a rinnovarsi, adeguarsi alle nuove esigenze non consente di essere raccolto in spazi esigui senza creare problemi di convivenza nella comunità dei condomini. E quindi che dire? Non vale la pena stare a discutere dei massimi sistemi senza rendersi conto che è dalle nostre radici, dai piedi, dalla terra che calpestiamo che bisogna partire.

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All’anema d”a palla (diffidate dalle fanfaronate e dalle promesse mirabolanti)! Bufale ecologiche a cielo aperto!

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All’anema d”a palla (diffidate dalle fanfaronate e dalle promesse mirabolanti)! Bufale ecologiche a cielo aperto!

Sarò breve. Anche perché ho scritto già qualcosa in merito alle sciocchezze che verranno messe in campo dai “venditori di tappeto” di Destra e di Centrosinistra. E qualcuno ha già protestato, piccato per la verità che evidentemente esprimevo.

Ma, davvero, facciamola finita!

Smettiamola di prendere in giro la gente travestendosi da ecologisti, difensori dell’ambiente, con lusinghieri apprezzamenti alla giovane leader svedese alla quale idealmente si porgono cadeaux. Queste sono sporche strumentalizzazioni della specie più bassa.

Davvero, allora, smettiamola di raccontare balle, fandonie.

La realtà è molto più chiara di quanto non possa apparire.

D’altra parte, bisogna essere seri e dire che il Progetto principale su cui si innesta il Programma di Governo del Centrosinistra, cioè il Piano operativo, è costituito da una serie di ammiccamenti sia al mondo imprenditoriale, soprattutto edilizio, sia ai difensori dell’ambiente. Un colpo alla botte ed uno al cerchio, entrambi tuttavia inficiati da una serie di vincoli che non consentiranno la messa in opera sia dei progetti degli uni che degli auspici degli altri.
Con il sistema della compensazione sarà complicato costruire, e forse questo è un bene, anche perché i tempi di approvazione del Piano sono lunghi, più o meno un anno, e la sua durata non supera la prossima legislatura: è un Piano a tempo, giusto per costruire una campagna elettorale. Allo stesso tempo non sarà possibile procedere alla piantumazione di 180 mila nuovi alberi, non fosse altro che per i costi vivi e a regime di tale operazione.
Si tratta dunque di una bufala! Ed è evidente che ci si possa credere: le bufale sono costruite ad arte per accalappiare consensi.

E’ stato (ed è) lo stile “politico” anche dei pentastellati e dei leghisti. Ma il miglior modo per opporsi loro (lo dico a quei benpensanti che credono che l’unità a tutti i costi sia un valore: lo è se si basa sull’onestà culturale e politica: non lo è se si presume di essere i migliori senza confronto e senza ascolto, o con un falso ipocrita confronto ed ascolto).

Joshua Madalon

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