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PRATO IN COMUNE – i gruppi di lavoro parte 2

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PRATO IN COMUNE – i gruppi di lavoro parte 2

Dobbiamo avere grande rispetto per chi ancora guarda al PD e per chi ha continuato anche nella crisi a sostenerlo, dobbiamo essere noi in grado di portarli ad aderire ad un progetto che non deve essere nuovo, ma deve riutilizzare gli strumenti della Democrazia che sono stati “rottamati” dalla politica negli ultimi anni, lasciando credere che non fosse più necessario stare a discutere. Indubbiamente ha funzionato il messaggio che la Politica trascorresse troppo tempo a ragionare su questioni marginali all’interno dei Circoli e delle Sezioni. Era certamente vero nel senso che si investivano risorse fisiche nel chiuso e si abbandonavano le strade, i condomini, le piazze, i mercati.
Accanto al messaggio del PD, un Partito che non aveva mai risolto del tutto ( e non lo ha fino ad ora ) le contraddizioni della sua genesi a freddo, fatto proprio dai nuovi adepti e da quelli vecchi e scaltri che andavano approfittando dell’aria nuova che tirava e che affermava che la nuova Politica avrebbe fatto a meno di tanti sproloqui, andava emergendo in modo prorompente un profondo discredito popolare della classe politica che tendeva ad affermare un nuovo modello di Democrazia, quella “digitale”,
Sarebbe opportuno far comprendere ciò che fondamentalmente risulta evidente: la proposta di far Politica attraverso l’utilizzazione del web che il Movimento 5 stelle ha diffuso con evidente successo risulta “esclusiva” e “sospetta”.
Induce alla solitudine.
Noi vogliamo combattere la rassegnazione attraverso l’impegno attivo.
Fondamentalmente sarebbe bene ricordare che prima o poi la Storia busserà alle nostre porte e dobbiamo essere poi pronti a rispondere, ma non [ detto che ne avremo le forze. Compito di chi ha capelli bianchi ( non parlo solo di me che ne ho pochi anche se bianchi ) e storie da ricordare: anche quello di assumere un ruolo defilato ma utile.

Ritornando alla questione della partecipazione, vorrei qui riproporre solo a titolo esemplificativo la proposta che un gruppo di ex PD del Circolo di San Paolo aveva avanzato nel 2014.

Democrazia sostanziale, economia sociale di mercato e territorio
a) Dopo le Circoscrizioni
Fra i temi più specifici che vorremmo affrontare c’è la indubbia necessità di trovare una soluzione rapida (ma ponderata in modo serio ed utile) ai problemi che scaturiranno con la fine dell’esperienza del Decentramento attraverso le Circoscrizioni. Cosa proponiamo per mantenere ed accrescere (visto che da molti erano considerate inadeguate a corrispondere ai nuovi bisogni) una funzione di “relazione di prossimità” in un periodo così complesso e difficile come quello che stiamo vivendo?
Il tema è complesso e sarà organizzativamente ed amministrativamente “trasversale”.

…parte 2 ….. continua

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MIMMO LUCANO sindaco di Riace e le buone pratiche nel settore dell’accoglienza e dell’ integrazione con un preambolo tecnico tipografico

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MIMMO LUCANO sindaco di Riace e le buone pratiche nel settore dell’accoglienza e dell’ integrazione con un preambolo tecnico tipografico

Scrivo sempre con una tastiera impazzita con errori involontari. Tuttavia spero che involontariamente io possa essere pi\ corretto *lo vedete_ clicco una parentesi ed appare un asterisco, clicco un punto interrogativo ed emerge un trattino basso( e poi chiudo la parentesi e potete vedere che invece mi si apre. Quindi cercate di interpretare la follia della tastiera allo stesso tempo con cui interpreterete la mia.
Ma quel che ho scritto [ *volevo scrivere la terza persona del presente indicativo del verbo essere ed invece [ apparsa una parentesi quadra [, lo ripeto, solo un preambolo tecnico tipografico.

Nelle ultime ore la protervia la arroganza della Destra salviniana supportata dalla dabbenaggine del Movimento 5 Stelle si va impegnando a sottolineare la propria soddisfazione per l’intervento della Magistratura nei confronti del Sindaco di Riace, Domenico detto Mimmo Lucano, che è costretto agli arresti domiciliari per presunte irregolarità nella gestione dell’immigrazione.
A Salvini che gioisce potremmo anche far sapere che laddove fossero riscontrati degli addebiti, ormai risulta molto chiaro che Mimmo Lucano potrebbe appellarsi ad un precedente grazie proprio alla Lega, chiedendo che le multe che gli fossero comminate fossero dilazionate in circa 80 rate annuali.
Purtroppo non funziona in questo modo, anche perchè in primo luogo sarebbero in molti, forse i soliti buonisti, a voler compartecipare ed in secondo luogo, ve lo assicuro, perchè tutto si scioglierà in una bolla di sapone, in quanto non ha valenza di reato quel che si compie attraverso la volontà dei protagonisti.
Tutta questa bagarre serve per mantenere attenzione intorno a temi che appassionano i destrorsi ed allontanano dalla mente dei cittadini la consapevolezza della incapacità sostanziale di questo Governo, alle prese con scelte impossibili da realizzarsi per ragioni che ho diverse volte descritto come antropologiche connaturate nel corpo vivo del nostro popolo, lo stesso peraltro che ha applaudito e sostenuto e continua ancora a farlo questi movimenti che anche per questi motivi sono populisti e sovranisti.
A Mimmo Lucano che ho incontrato nel maggio 2015 invio la mia personale solidarietà. La sua attenzione verso le vite degli immigrati ha avuto uno sviluppo che va esportato nei tanti luoghi del nostro Paese che sono stati abbandonati, per rivitalizzarli e renderli produttivi. La sua è una buona pratica da imitare anche sui nostri territori, e non penso soltanto agli immigrati ma anche a tanti italiani che potrebbero rimettersi in gioco nella vita, con il vedersi assegnate delle strutture periferiche abbandonate con piccoli appezzamenti di terreno nelle zone collinari e montane qui circostanti. Sembra impossibile? Forse no.

Joshua Madalon

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DOPO L ’ARTICOLO DI TV PRATO una mia risposta a Publiacqua

UNA RISPOSTA A PUBLIACQUA

da TV Prato riporto

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Rubinetti a secco da dieci giorni per quattro famiglie di piazza Ciardi, costrette a fare scorta di acqua minerale per usi domestici o ad andare a lavarsi da parenti e amici.
“Il nostro problema è la mancanza di acqua nei rispettivi appartamenti – spiega uno dei condomini, Claudio Masti -. Essendo al terzo piano, l’erogazione che ci viene fornita misurata in pressione, risulta insufficiente e pertanto non possiamo usufruire di un servizio pubblico così importante come quello dell’acqua. Da giovedì 20 settembre, abbiamo più e più volte telefonato alla società Publiacqua, con circa un centinaio di telefonate registrate e protocollate, alle quali sono seguiti semplici interventi tecnici che hanno appurato che non ci sono guasti, perdite o lavori in corso nella zona, bensì poca pressione (esattamente da 0,8 ad un massimo di 1,5 atmosfere), la quale, a detta degli specialisti, risulta del tutto insufficiente a far arrivare l’acqua ai piani alti, dove viviamo noi. Viste queste circostanze, una volta finita l’acqua nei serbatoi personali, non vi è rifornimento continuo e ciò porta ad una mancanza totale di acqua nelle abitazioni.
Questa situazione permane ormai da 10 giorni, lascio a voi immaginare il pesante disagio che stiamo sopportando da tutto questo tempo. Uno dei condomini si è recato presso gli uffici tecnici di via Donnini a Prato, parlando con un responsabile ed ottenendo l’assicurazione che avrebbero aumentato la pressione, ma ciò non si è mai verificato”.
Interpellata sulla questione, Publiacqua risponde che il disservizio è frutto di una serie di concause. Limitati e temporanei abbassamenti di pressione hanno interessato anche il Comune di Prato per effetto della lunga coda estiva che ha portato ad una diminuzione sensibile della risorsa “soprattutto – specifica Publiacqua – per quei sistemi acquedottistici che per loro natura sono legati a risorse superficiali, stagionali e che, fisiologicamente a fine estate vanno ad esaurirsi per poi ricaricarsi con le piogge. A questa criticità, Publiacqua ha posto rimedio con una gestione intercomunale dei flussi idrici, grazie alla quale non si sono registrate mancanze d’acqua generalizzate, razionamenti o estesi disservizi nei comuni della piana”.
A Publiacqua, tuttavia, risulta che il problema della mancanza d’acqua è limitato alle sole 4 utenze di piazza Ciardi, che “hanno impianti interni di vecchia concezione, con il “deposito” ubicato in soffitta”. Anche per questo motivo – scrive Publiacqua – “gli abbassamenti di pressione non hanno di fatto reso possibile il riempimento della cisterna”.
L’azienda aggiunge che ha risposto alle segnalazioni dei residenti tramite sopralluoghi e verifiche atte a valutare l’eventuale esistenza di problemi puntuali. “A tale scopo oltre al consueto monitoraggio dei punti di misura telecontrollati su impianti e rete, sono state effettuate campagne di misura e ricerca perdite nei giorni 22-24-28-29 settembre 2018. A questo si sono aggiunti incontri e contatti telefonici tra i nostri tecnici ed i cittadini. Insomma, l’azienda è stata presente ed ha cercato di trovare soluzioni per eliminare il disagio dei cittadini. Disagio che, però, lo ripetiamo dipende dall’effetto di una situazione più generale, oltre che dal tipo di impianto di accumulo presente ai suddetti civici, e che andrà risolvendosi con il ritorno alla normalità della situazione generale”.

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UNA RISPOSTA A PUBLIACQUA

Per dodici giorni dal 20 di settembre a ieri 2 ottobre alcune famiglie in Piazza Ciardi hanno dovuto subire senza plausibili spiegazioni la mancanza di afflusso di acqua potabile. In effetti i tecnici di Publiacqua dopo reiterate sollecitazioni da parte di noi tutti singolarmente hanno affermato che non ci potevano far nulla e che la pressione erogata era molto al di sotto del necessario, certamente per far arrivare l’acqua ai piani alti, e nessuno di loro ha mai affermato che questa mancanza fosse da collegare alle autoclavi poste in alto e non in basso. Ad ogni modo questa potrebbe essere la motivazione logica e oggettiva nel caso che la pressione erogata fosse stata al livello normale. Sembra che la pressione venga mantenuta bassa anche per evitare i frequenti necessari interventi sulla rottura di tubazioni obsolete, che molto spesso rimangono a lungo inevasi.

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Publiacqua attraverso I suoi amministratori e dirigenti ha mostrato di appartenere a quella categoria padronale arrogante e presuntuosa contro cui il cittadino si trova a combattere alcune battaglie quotidiane. In relazione a quel che mi riguarda in modo forse indiretto ma in ogni caso sostanziale avendo ricevuto da mia figlia, proprietaria di un appartamento sito ultimo piano di Piazza Ciardi 33, di fronte a reiterate rimostranze per un afflusso di acqua molto al di sotto della norma minima per forza di pressione, pur avendo inviato il personale con sollecitudine, non ha mai voluto riconoscere le sue responsabilità giustificandosi con la presenza di autoclavi poste in sommità dell’edificio invece che alla sua base. Probabilmente dal punto di vista scientifico quel che obietta Publiacqua potrebbe essere accettato, pur tuttavia permane una certezza. Se la pressione fosse stata regolare, l’acqua sarebbe affluita senza creare alcun disagio.
Peraltro abbiamo dovuto attendere che fosse informata l’opinione pubblica per ottenere una pur minima insufficiente risposta. Questo è il segno tangibile dell’ arroganza di cui parlavo nell’introdurre la mia breve spiegazione.

Giuseppe Maddaluno

PROVE DI RIPARTENZA

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PROVE DI RIPARTENZA

Non sarà possibile un vero cambiamento politico, come più volte annunciato in modo altisonante con slogan e gesti simbolici da parte della “nuova” classe politica, che ha sostituito quella “vecchia”, senza un vero e proprio patto sociale condiviso in modo ampio nelle sue diverse e complesse articolazioni.

Abbiamo assistito spesso inerti ed inermi alla trasformazione antropologica progressiva della società italiana, debilitata ulteriormente da progressivi interventi governativi che dagli anni Ottanta del secolo scorso sono arrivati fino a noi, rendendo normale l’edonismo sospinto dalle luci mediatiche ed elevato a stile di vita principale. Con interventi permissivi progressivi sono stati praticamente sdoganati comportamenti illeciti che hanno consentito ai più furbi di farsi strada ed assurgere ad esempi considerati positivi pur nella loro palese illegalità. Il debito pubblico ha continuato a lievitare, mentre l’elusione e l’evasione fiscale assumeva livelli sempre più alti. Anche per questo, in modo sommerso l’economia ha continuato a girare indisturbata, contando su compensi praticamente “a nero”, che hanno consentito di non porre in modo eccessivo in evidenza la crisi economica. Si ricorderanno le affermazioni paradossali delle “pizzerie strapiene” e degli “aeroporti affollatissimi” portate ad esempio di una società florida, che poneva in discussione la denuncia di una sempre più diffusa sofferenza di un numero sempre più alto di cittadini.

In effetti, quando si gira nei nostri centri storici e nelle cattedrali del consumismo, stracolme di giovani spensierati e festanti, la sensazione di ritrovarsi in un mondo dorato è molto alta e viene da chiedersi da dove provengano le risorse che in ogni caso in quei contesti vengono redistribuite in modo legale. Lavoretti marginali malpagati a nero o cespiti provenienti dai risparmi delle famiglie sono spesso la base primaria per le “piccole spese nel tempo libero” dei giovani. Ma per loro, in generale e ad ogni modo, non si apre un futuro così roseo da poter prevedere di mantenere il tenore di vita degli anni verdi, sia quello loro di adesso che quello dei loro genitori sin dagli anni della loro giovinezza.

Troppe volte l’atteggiamento maramaldesco non è in grado di fare i conti con le realtà: tutto sembra possibile, tutto quello che “gli altri hanno fatto o non fatto” è da rivedere, modificare o ribaltare, tutto sembra molto facile perché dovrebbe basarsi sull’idea che per essere concreta deve invece essere posta al vaglio della realtà,ma poi così non è. Se non si cambia il modello comportamentale costruito, ad essere superficiali ed imprecisi, in quasi più di mezzo secolo, non si può modificare la struttura socio antropologica del nostro Paese.

Questo messaggio non è solo per chi governa, ma è soprattutto rivolto a chi non ha mai governato di fatti, la Sinistra, che deve mettere da parte l’impianto ideologico e scendere nel concreto delle dinamiche, rinunciando alla sua posizione su di un comodo piedistallo sterile di chi si fa forza con i valori ma non li mette a confronto con il mondo reale che continua a girare sotto i suoi piedi. Modificare i modelli comportamentali significa anche saper riconoscere il marcio che viene tante volte rappresentato da chi si trincera dietro il paravento ideologico rivoluzionario e finisce per non riuscire a distinguere la legalità dall’illegalità, il rispetto delle regole e delle leggi dall’insolenza rozza, la conoscenza dalla presunzione.

Joshua Madalon

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – parte 3

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – parte 3

Ci siamo avviati verso il centro, ripassando accanto alla Chiesa di San Vincenzo ed al Monumento ai Caduti e oltrepassando l’ampio arco sotto la strada che pota al Rione Terra. La piazza della Repubblica era già gremita di avventori seduti ai tavolini dei bar che ormai occupano lo spazio centrale in lungo e in largo, lasciando ai passanti non consumatori piccoli varchi. Anche questo è un segno della modernità sconosciuta a noi quando eravamo giovani. Qualcuno dei miei coetanei si rammarica di questi aspetti ma tende a minimizzare l’impatto che nella nostra società ha avuto l’era berlusconiana, peraltro preceduta da quella craxiana e seguita da quella renziana. Di quei periodi siamo tutti responsabili, e non possiamo fingere di non esserlo. Li abbiamo subìti tirando a campare: alcuni addirittura ne hanno usufruito ed il dilemma è se siano ipocriti o pentiti. Anche per questo motivo fino all’ultimo nostro respiro, mostrando il ravvedimento, a rischio di essere sbeffeggiati ed insultati, di non essere creduti, dobbiamo impegnarci a riprendere il cammino di una vera e propria Sinistra di Governo. Attraversiamo dunque una parte del Corso della Repubblica e svicoliamo per via Cosenza, detta ‘O canalone, perché fino ai primi anni del secolo scorso a causa dei fenomeni bradisismici Pozzuoli poteva sembrare una piccola Venezia, attraversata come era dal mare. Oltre a qualche foto antica di repertorio cartolinesco ci sono dei frame nel film muto “Assunta Spina” del 1915 che riprendono proprio questa strada invasa dall’acqua e corredata di ponteggi per l’attraversamento: non proprio la Venezia dei ponti ma quella dell’acqua alta.

 

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Decidiamo di dirigerci poi verso le rampe San Giuseppe, più agevoli di altre per portarci verso casa in collina. Si attraversano i binari della ferrovia Cumana, vetusta linea che da Torregaveta, frazione di Monte di Procida, porta a Napoli Montesanto, luogo centrale che attraverso la base dei Quartieri spagnoli e Pignasecca esce verso Piazza Salvo d’Acquisto e via Toledo, centro vitale della città di Napoli. Si cominciano a salire le scalinate lunghe che lasciano tempo anche al riposo, aiutate da un panorama eccelso di una parte del centro flegreo e del golfo fino a intravedere Monte Nuovo e il castello aragonese di Baia.

Le pareti delle rampe che portano poi alla Chiesa del Ss Nome di Gesù nota tuttavia come San Giuseppe ed all’ingresso secondario della Villa Avellino, che prende il nome da un archeologo Francesco Maria Avellino che la possedette a partire dal 15 marzo 1836, sono state decorate dalla fine del 2014  con murales da artisti locali come Stefania Colizzi, Aida Guardai, Antonio Isabettini, Bianca Ida Gerundo. Rappresentano con riferimenti locali i quattro elementi della natura Acqua, Aria, Terra e Fuoco. Gli elementi della natura sono anche accompagnati da riferimenti leggendari mitologici ed epici. Anche se un po’ invecchiate con il tempo sono forme gradevoli che rendono ancor meno faticoso il procedere. Salendo inoltre si incrocia la parte occidentale del complesso di palazzo Toledo, quella però meno pubblica. In alto poi si raggiunge la Chiesa e viale Capomazza per riprendere, passando accanto alla splendida chiesa barocca di San Raffaele, la strada che conduce al complesso di Villa Avellino-De Gemmis e si inerpica verso la Solfatara.

Joshua Madalon

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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

 

Abbiamo deciso di scendere verso via Napoli attraverso le rampe Cappuccini sul far della sera per godere dell’ultimo sole d’estate rinfrescato però dalla brezza marina attenuata, quel caldo ma non tanto, piacevole frescolino serale. Lavi è scesa indossando un paio di infradita che hanno deciso di interrompere la loro collaborazione ed una dopo l’altra in diverse parti l’una dall’altra si sono rotte. Scegliere di utilizzare la pianta nuda dei piedi in un ambiente come quello di Pozzuoli non è proprio l’optimum e  allora dopo un tentativo di Mary, fallito, di riaggiustarle alla meglio, mia moglie stessa decide di andar in uno dei negozietti cinesi della città, che di certo è aperto nonostante sia domenica e per giunta di sera, a cercare un paio di ciabatte per sostituirle. Lavi ed io siamo rimasti seduti alla prima panchina libera che abbiamo trovato sul lungomare.

Si sorride del caso, rilevando che ogni volta che si decide di venir fuori qualche caso strano ci accade. Ricordiamo l’episodio dell’ape sulla spiaggia di Acquamorta che ci ha costretti a cambiare programma e temiamo possa accadere qualcosaltro di nuovo. “Questa è mia figlia Lavinia!” dico ai due amici gentili che si sono avvicinati. Gentili anche per un cortese passaggio serale di qualche giorno prima, quando eravamo scesi giù Mary ed io e li avevamo incontrati sullo stesso percorso. Spiegato l’accaduto, la gentilezza si ripete: “Se avete bisogno, questo è il mio numero di cellulare! Chiamateci e vi riportiamo volentieri su, più tardi”. “Grazie, ad ogni modo vi aggiornerò brevemente”.

Di lì a poco, un messaggio whatsapp di Mary ci annuncia che ha trovato un paio di ciabatte e che arriva, noi di risposta diamo indicazione del luogo dove ci troviamo.  Sono buffe le ciabatte, tipicamente cinesi, che ci porta Mary, ma dopotutto Lavi le utilizzerà. Annunciata da una telefonata, appare anche Teresa, la zia e la cognata, che ci ha raggiunto per fare una passeggiata. Finalmente. Ci fermiamo sul Lido che è stato strutturato quest’anno  sulla scogliera ed argomentiamo intorno alla difficoltà di poter nuotare lì davanti con le onde che battono sulle impalcature: pensiamo anche ai bambini che non sanno ancora nuotare e ci chiediamo anche come si possa investire in strutture turistiche marine in assenza di balneabilità, accertata e palesata con cartelli diffusi su tutta la linea della riva. So che potrebbero rispondere che lo spazio, piuttosto elegante, opera come “solarium” e la discesa a mare attraverso delle ampie e sicure scale in legno serve esclusivamente per bagnarsi senza immersione.

In questo scorcio di fine estate la sera, prefestiva e festiva, gli spazi vengono utilizzati come bar esclusivo, il cui accesso è sorvegliato da un giovanotto che facendo passare chi lo desidera comunica agli addetti al servizio del locale quanti posti sono necessari preparare. Un segno, questo, di professionalità che fa piacere scoprire e che, tutto sommato, rende meno severa la critica. Non è il mio mondo, questo; non lo è mai stato. Ma ne conosco l’esistenza e non mi ergo a giudice sulle scelte libere soprattutto dei giovani.

Ci si muove per procedere. La serata è calda piacevole, come si era annunciata.

Joshua Madalon

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – ‘o Valione

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – ‘o Valione

L’impatto è devastante; il Valione è uno dei luoghi dove Mary ed io andiamo frequentemente. Ci sono molti motivi che ci spingono a farlo. Nei prossimi post ne parleremo. Tornando in questi luoghi nel settembre 2018 dopo una mia breve assenza da Pozzuoli abbiamo visto che non è accessibile più “per lavori”. E ci siamo chiesti: Qual è il Piano alternativo per la fruizione anche parziale dello spazio detto “O Valione” da parte dell’Amministrazione comunale di Pozzuoli ora che stanno per partire i lavori di risistemazione di quella parte? Come sarà possibile accedere alla Chiesetta della Madonna Assunta ed al Laboratorio Vallozzi? E come si pensa di rendere meno complicata la vita dei pescatori che avevano accesso per trasportare tutto ciò che era necessario per il loro lavoro?

Non penso di potermi ergere a loro interesse e difesa, non ne ho il diritto né le competenze. Ma ho la sensazione che tutto sia stato ordinato senza concordare preventivamente le soluzioni. Da un giorno all’altro sono state sistemate delle  alte recinzioni che hanno delimitato il perimetro della darsena e  ne hanno limitato l’accesso.

 

 

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Abbiamo incontrato qualche giorno fa Antimo Vallozzi, l’ultimo rappresentante di una famiglia di Maestri d’ascia, davanti al suo Laboratorio; aria stanca che tuttavia sparisce quando lo si coinvolge nel racconto di quello che è stato il suo lavoro. Ha davanti a sé un modellino di nave: è del nipote e lo sta restaurando.      Ci parla anche delle caratteristiche della barca “puzzulana” (di Pozzuoli)  della cui costruzione è specializzato tecnico e descrive la differenza tra questa e quella “sorrentina”. . Ci racconta del progetto “ultima barca” preparato da alcuni anni e mai avviato a causa di vari eventi e condizioni sfavorevoli. Ne volevano fare un documentario che seguisse le varie fasi; poi sono morti un fratello ed uno degli organizzatori locali ed il documentario è stato realizzato solo in parte attraverso interviste e documentazioni  (“Una città in barca” è il lavoro di Dario Antonioli del 2014 contornato ancora da un lieve ottimismo relativo al futuro)  ma l’ultima barca non è stata costruita.      Antimo Vallozzi rammaricato ci dice che tutta la legna che doveva servire per quel progetto è accatastata là dentro il casotto e non ha più né la forza né la voglia di metterci  mano:  avverte la stanchezza e la solitudine. Tra l’altro l’Associazione che avrebbe dovuto sovraintendere a quel lavoro “si è sfasciata” come una vecchia barca. Inoltre denuncia gli atti di vandalismo subiti e lo scarso rispetto che i giovani hanno per quel luogo, utilizzato spesso come bivacco notturno dove ubriacarsi e far trascorrere “allegramente” la serata. Antimo Vallozzi è forse anche disilluso dalla trascuratezza vissuta anche umiliazione da parte delle istituzioni che non sono state in grado di valorizzare le sue competenze aiutando a trasmetterle a nuove generazioni. Vita difficile e grama, con scarsi risultati economici ma vita sana certamente e aiutata da interventi pubblici e privati di sostegno culturale a questa attività. Ma purtroppo non c’è la giusta sensibilità verso il passato tale da poter traghettare al futuro la conoscenza tecnica di quel mestiere.

Ci siamo andati insieme a nostra figlia Lavinia, curiosa osservatrice degli aspetti sociologici ed antropologici della terra di origine dei suoi genitori. Ci siamo arrivati dopo un sopralluogo alla ricerca dei ricordi, così come qualche giorno prima ci eravamo andati, Mary ed io.

“Ah, mastu Peppe era proprio nu scassacazzo! T’’o ricuorde?” e chi era Mastu Peppe? La prossima volta ne parleremo.

 

 

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PROMEMORIA PER UNA SINISTRA CHE VUOLE RIPARTIRE

 

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PROMEMORIA PER UNA SINISTRA CHE VUOLE RIPARTIRE

Cosa spinge tanti fra gli elettori italiani oggi a sostenere la Lega, il M5S e tutto il Governo? La possibilità che costoro incidano sulle situazioni economiche sociali di una parte sempre più consistente della popolazione preoccupata non solo delle proprie condizioni di vita ma anche di quelle dei propri figli e nipoti.

A fronte di tali perduranti presupposti  il sostegno a chi prospettava e rappresentava un “cambiamento” continua ad essere molto forte, o addirittura in crescita. Tanti elettori avevano avanzato  richiesta di presa in carico ed avvio a soluzione dei problemi ma questa  è risultata sostanzialmente inevasa ed inappagata anche a causa di una ben precisa volontà di privilegiare le rendite finanziarie, quelle imprenditoriali e quelle, spesso connesse ad entrambe le precedenti, immobiliari,  prescelta dai precedenti Governi a guida sia del Centrodestra che del Centrosinistra. Non era strana  in verità l’impressione che gli opposti schieramenti avessero condiviso alcune scelte di fondo.

Anche in questa direzione occorre interpretare i sondaggi che in larga misura premiano il sovranismo ed il populismo delle due forze politiche. Ed il premio è basato su dati ancora percettivi, vista l’assenza di scelte significative. La luna di miele è stata peraltro contraddittoriamente dilatata a causa del tragico evento di Ferragosto, che ha impegnato l’Esecutivo in attività purtroppo straordinarie, anche se i mesi estivi di solito non possono essere conteggiati a pieno nel processo legislativo.

I conti, che non sono i due viceministri del Premier Conte, verranno al pettine a fine anno quando dovranno essere state comprese nella loro pienezza le linee governative.

C’è allo stesso tempo un’ansia di prestazione che è ben comprensibile nel proporre rispetto delle promesse. Una di queste riguarda lo spoil system che prevede il cambio ai vertici di molti Istituti ed Aziende controllate dallo Stato: i vertici precedenti sono sotto pressione e finiranno per essere sostituiti  a prescindere dal loro valore.  Il vero problema sta infatti nelle competenze che una massa di funzionari dello Stato, onesti, possedevano a monte ed hanno conseguito; e non solo: il loro allontanamento costerà molti quattrini e ridurrà drasticamente il risparmio previsto da una sorta di spending  review.   C’è accanto alla volontà di cambiamento una rabbia che emerge e fa diventare rozzo e volgare gran parte di questo Governo.  C’è poi una imperizia culturale e politica che ai più appare ruspante e baldanzosa, ma che genera a livello internazionale forte preoccupazione (e non si tratta di una apprensione immotivata, visto che non c’è futuro senza l’Europa: piuttosto mettiamoci d’accordo su come vogliamo che essa sia) che spinge ancor più all’angolo la nostra economia.

Alcune affermazioni sono state improvvide, anche se applaudite dagli ultras. Minacciare di non versare i contributi all’Europa significa in primo luogo non sapere nemmeno di che cosa si stia parlando. Tra persone ignoranti si può condividere e plaudere;  ma un’Economia che viene messa ai margini comporta un livello di disperazione e miseria che già è stata sperimentata a poche miglia dalle nostre coste ioniche.

Alzare la voce contro l’immigrazione può essere doveroso, se si denunciano le irregolarità, che poi devono essere provate; ma non a casaccio  e semmai andando ad affrontare le problematiche legate ai processi  di integrazione che sono stati spesso lasciati alla libera scelta di organizzazioni senza  che venissero  accompagnate da regole precise.

Per non parlare, oggi, di quella bella proposta avanzata dal M5S: il cosiddetto reddito di cittadinanza. Ne parleremo; ne riparleremo.

Joshua Madalon

 

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

Mi ero ripromesso di pubblicare su questo mio Blog il testo di un mio libretto preparato in occasione dei 2500 anni dalla fondazione di Dicearchia, nome greco della mia città di provenienza, cioè Puteoli – nome romano – Pozzuoli. Avevo da tempo questa intenzione. Ora, in coda alla mia presenza estiva su questi luoghi della mia infanzia adolescenza e giovinezza, mi appresto a pubblicarlo. Può apparire datato; tuttavia, le problematiche antropologiche e sociali sono peggiorate o perlomeno poco è cambiato, a volte tuttavia in peggio. La mia non è una critica senza dolore; nell’intenzione del giovane che ero esisteva la volontà di un cambiamento in meglio. Tuttavia ritorno alla mia terra e non rilevo miglioramenti nella sua cura. Anche i tanti interventi prodotti potenzialmente  positivi subiscono il degrado antropologico ormai strutturale.

So bene che gli amministratori sono dotati di una volontà propositiva  eccellente; pur tuttavia non riescono per motivi che mi sfuggono a superare le numerose difficoltà che incontrano ed anche alcuni interventi  che avrebbero dovuto e potuto produrre effetti positivi  sono stati poi negletti e disattesi come ad esempio lo spazio antistante l’uscita dal tunnel del tram chiamato Piazza Rione Terra, nel quale peraltro si celebrava la Storia della città, la mia, di Pozzuoli.

Sul mio Blog dall’inizio ho parlato del mio ritorno in questi luoghi che mi hanno visto crescere. Non ho mai accettato di ricevere rimproveri per essermene allontanato che tendevano a ribaltare su coloro che da qui sono partiti la responsabilità del degrado che se non è peggiorato – come io credo –  è di certo rimasto ai livelli precedenti. Non sarei stato in grado di cambiare e forse sarei rimasto invischiato in quei meccanismi antropologici che io critico o mi sarei isolato come è accaduto a qualcuno dei miei amici antichi. Quindi non ho  volontà specifiche  sanzionatorie nei confronti di chi ha amministrato ed amministra e di quella “intellighentia” alla quale avrei potuto essere affiliato.

Dal libretto possiamo comprendere l’entusiasmo di un neofita: nel 1971 avevo 24 anni e la volontà di produrre un cambiamento. Sono andato via da questa città poco dopo per lavoro e quando ne avevo la possibilità non sono ritornato. Non avrei potuto cambiare nulla; ma il mio sguardo mitteleuropeo l’ho potuto costruire rimanendo tra l’Alto Veneto e l’Alta Toscana. Non sono pentito di averlo fatto.

 

PASSEGGIATA NEI CAMPI FLEGREI novembre 1971

Prendendo il treno della Metropolitana e andando verso Napoli c’è, prima di entrare nel tunnel, un rapido scorcio panoramico di rara bellezza. Ma non viene notato. Immaginiamo allora di essere dei viaggiatori cui questa terra è sconosciuta e sentiremo, a vederla, un certo brivido. E’ proprio vero, bisogna per un attimo trasformarsi  per godere a pieno di un simile spettacolo.

Per il turista che invece arriva da Napoli per la Domitiana (leggi “Domiziana”), i Campi Flegrei si presentano dapprima con la conca cratere di Agnano una volta sede di un lago e di una vegetazione ed ora di industrie e cemento. Il verde si assottiglia.

Poco più avanti l’Accademia Aeronautica, da un belvedere, si può godere lo stupendo panorama del Golfo di Pozzuoli e delle isole dell’Arcipelago napoletano: Capri (a sinistra), Procida a destra e, dietro di questa, Ischia.

….fine parte 3…..   continua

Joshua Madalon

 

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PASSEGGIATE FLEGREE – settembre 2018

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PASSEGGIATE FLEGREE – settembre 2018

“Mi scusi, saprebbe indicarci una Farmacia? La ragazza è stata punta da un’ape” ci eravamo rivolti al vigile urbano che presidiava la struttura comunale che avevamo incrociato lungo la strada principale che da Acquamorta portava verso la piazza di Monte di Procida. Quella mattina avevamo deciso di fare due passi lungo un breve tratto di mare ed avevamo scelto di utilizzare quello che si distende a destra del molo. Avevamo parcheggiato sullo sterrato antistante il parco marino di Torrefumo e poi a piedi, attraversando il porto dei pescatori, tutti intenti a ripulire le reti, per la goduria di alcuni gabbiani espressa con stridolini irripetibili, siamo ritornati indietro verso il molo. E così mentre mia moglie e Lavi passeggiavano lungo la battigia scattavo foto sullo splendido autunno. La spiaggia di Acquamorta non è baciata dal sole per larga parte della mattinata e rende il paesaggio di fronte nel contrasto molto più luminoso: l’isolotto di San Martino luogo di scorribande giovanili dei tempi andati mi ricorda la tragedia di Genova con il suo pontile interrotto e mai più ricostruito. Dall’altra parte l’isola di Ischia si eleva sovrastando la piccola Procida che appare ad un tiro di schioppo: in mattinata c’è sempre un vaporetto che collega Acuamorta con Procida ad un prezzo più che vantaggioso rispetto a quanto costa partire da Pozzuoli e molti, facendo un po’ di conti lo utilizzano d’estate, mentre nel resto dell’anno è utile agli studenti del Nautico.

Fotografo anche quel che resta delle caverne ricavate nel costone tufaceo per riparare le barche dei pescatori negli anni in cui non c’era il bel porto costruito da qualche decennio, ma molto recente rispetto al tempo dei miei ricordi.

Senza molte storie “Lavi è stata punta da un’ape sotto il piede” mi dice Mary. Le vedo far ritorno e pregusto una passeggiata anche a Torrefumo, ma il benvenuto di questa terra è un po’ più amaro anche se risolvibile con un goccio di ammoniaca.  “Chiediamo a quei signori che sono là sotto quelle panchine” gli anziani pescatori presidiano il territorio. “Mia figlia è stata punta da un’ape. Avete dell’ammoniaca?” ci guardano molto perplessi e poi “Ma siete proprio sicure? Non è che si tratta di una tracina?” “Guardate che abbiamo visto anche l’ape divincolarsi morente dopo aver punto il piede!” ma intanto si è compreso che non c’è nulla che possa servire al caso: il punto colpito comincia a gonfiarsi e allora si procede salutando cortesemente. Andiamo verso la scogliera a lavare bene il piede pieno di sabbia. “Aspettate qua” dico e vado a riprendere l’auto.

“Ci fermeremo in Farmacia” e così procediamo sui tornanti verso la piazza. “C’è un vigile” dice Mary “chiediamo a lui dove sia la Farmacia”.

Ci accostiamo. All’apertura del finestrino il vigile fa il suo saluto militare ponendosi a disposizione. Ascolta “Ma sì, intanto perché non prendete quattro o cinque erbe diverse, tra quelle naturali che crescono nei cespugli e le passate sulla parte punta?”  “ Grazie, sì. Ora che passiamo da Monte Grillo ci si ferma”. “Ma aspettate” ci dice e poi attraversa la strada che intanto, essendo abbastanza stretta, si è affollata di auto in transito e di un autobus che fatica a muoversi in quella contingente difficoltà creata dalla nostra sosta non del tutto corretta. Sparisce, il vigile, dietro alcune recinzioni e riappare dopo alcuni minuti con un pugno di erbe. Ringraziamo e, mentre nostra figlia si stropiccia sotto il piede quell’impacco naturale, riparto verso casa. Anche se sorridiamo, in fondo quei rimedi naturali sono davvero portentosi. A casa poi l’ammoniaca farà il resto. Per oggi la nostra vacanza è accompagnata dal piacevole incontro del vigile cortese.

Joshua Madalon

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