Archivi categoria: Antropologia

XI. UN MIO AMPIO INTERVENTO (vedi 27 luglio)

XI. UN MIO AMPIO INTERVENTO (vedi 27 luglio)
C’è un dibattito in questi giorni e sembra quasi di capire che sia tra nostalgici del passato e difensori dello “status quo”. Non vedo alcun segnale di “progresso”. C’è qualcuno che oggi possa dire che era meglio prima? C’è qualcuno che possa dire che è peggio adesso? Sarei davvero un imbecille a dire che la Politica “tout court” non debba occuparsi del Teatro ma non mi esimo dal dire lo stesso che un certo tipo di Politica è bene che rimanga fuori dal Teatro. Non ho intenzione di assumere le difese di alcuno, ma credo fermamente che alcuni uomini di cultura come Veronesi e Borsoni che si occupano di teatro ed in ruoli diversi del Metastasio paventino più che altro l’occupazione del Met da parte di “politici” il cui unico scopo strumentale è apparso abbastanza chiaramente quello di rivalersi rispetto al passato, puntando non tanto sui contenuti quanto sulla collocazione di alcuni uomini (o donne, “uomini” è solo un modo di identificare le “persone” in senso generico) di loro fiducia, che opererebbero per stravolgere l’attuale idea di “Teatro”. Se questo si annuncia come il “nuovo”, allora mi fa piacere di appartenere al “vecchio”, anche perché continuo ad essere sempre più convinto che il nostro “vecchio” (che poi così vecchio non è) è comunque sempre stato migliore del migliore di quel che è considerato “nuovo”. Anche perché non si può considerare nuovo quell’arrogante assalto al potere fatto come si trattasse di una crociata purificatrice. So bene che sarà comunque necessario procedere a scelte di alcune persone che rappresentino gli Enti, ma per essere al posto giusto sarà importante delineare i contorni e i contenuti di questo “ruolo”. Intanto, scusate se mi ripeto, per me chi assumerà questo incarico di Presidente del Met, anche – e forse più – se temporaneamente, dovrà fornire la più ampia garanzia di voler difendere le scelte già fatte – soprattutto quelle strategiche – con la massima decisione, discutendone semmai per migliorarle non di certo per annullarle o mortificarne gli impatti. Allo stesso tempo, poi, occorre che vi sia una distinzione ben netta tra ruolo dell’Esecutivo (Comune, Provincia se quest’ultima deciderà di entrare nella Fondazione) e quello del Consiglio di Amministrazione. E’ molto convincente quel che ha esposto Massimo Luconi nel suo “gesto di pacificazione”: all’Assessore (direi forse alla Giunta, al Consiglio) spetta il compito di tracciare le linee, gli obiettivi, gli indirizzi generali, al Consiglio di Amministrazione toccano invece le scelte. Quel che non capisco ancora (lo dico – mi si creda – senza intendimenti personali) è come si potrebbe attuare, anche se temporaneamente, il suo inserimento come Assessore nel CdA. Di certo il legislatore aveva previsto casi simili allorquando ha stilato l’art.26 della Legge 81 del 25 marzo 1993*. Ho sentito che c’è già un caso (o forse due) in cui non è stata applicata, ma non riesco, pur cercando la massima obiettività, a trovarne in’interpretazione diversa dal fatto che “è vietato”: non c’è deroga alcuna, non una postilla, è per me tutto chiaro.

* La legge 25 marzo 1993 n. 81 è una legge dello Stato italiano che disciplina l’elezione del sindaco, del presidente della provincia, dei consigli comunali e provinciali. La legge viene comunemente identificata come la norma che introdusse l’elezione diretta del sindaco da parte dei cittadini. L’articolo 26 fu abrogato nel 2000
26. Divieto di incarichi e consulenze. [1. Al sindaco e al presidente della provincia, nonché agli assessori e ai consiglieri comunali e provinciali è vietato ricoprire incarichi e assumere consulenze presso enti ed istituzioni dipendenti o comunque sottoposti al controllo e alla vigilanza dei relativi comuni e province] (58). (58) Articolo abrogato dall’art. 274, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267. Vedi, ora, l’art. 78, comma 5 dello stesso decreto **.
** 5. Al sindaco ed al presidente della provincia, nonche’ agli assessori ed ai consiglieri comunali e provinciali e’ vietato ricoprire incarichi e assumere consulenze presso enti ed istituzioni dipendenti o comunque sottoposti al controllo ed alla vigilanza dei relativi comuni e province.

…fine parte 11….

25 luglio ancora sulle politiche scolastiche abborracciate

scuola-raccontata1a-1280x720

25 luglio
ancora sulle politiche scolastiche abborracciate

Avevo percepito tra alcuni docenti il gradimento nei confronti del Ministro della Pubblica Istruzione del Governo Giallo-Rosso, Azzolina. Mi sorprendeva questo endorsement soprattutto da parte di docenti notoriamente iper democratici, per capirci bene “assolutamente e risolutamente di Sinistra”. Lo trovavo strano anche perché quasi sempre la contrapposizione da parte di questi colleghi era apparsa tale a prescindere dalla collocazione partitica dei Ministri in carica. Indubbiamente mi sono sentito spesso in linea con alcune critiche verso Ministri come la Gelmini o la Moratti rappresentanti della Destra ma non mi erano affatto piaciute nè la Carrozza nè la Giannini rappresentanti del Centrosinistra. Non credo che sia stata l’appartenenza nè alla parte politica nè tantomeno al “genere” che mi hanno fatto apprezzare Ministri come Berlinguer, come De Mauro e, negli ultimi tempi, lo stesso Fioramonti.
Eccolo, il Fioramonti. Sarebbe utile che la signora Ministra Azzolina, verso cui la critica da me rivolta ha degli elementi ben fondati (esposti in un post molto recente) legati alla incapacità di sviluppare una “memoria storica” adeguata alla necessità di attribuire le giuste responsabilità del disastro epocale cui stanno spingendo il nostro mondo della scuola, spieghi a se stessa ed a tutti noi le ragioni dell’astio, del fastidio profondo che esprime ogni qualvolta sente il nome del suo predecessore, proprio quel Fioramonti verso il quale mi sono sopra espresso positivamente. Non lo capisco, anche perchè il Fioramonti aveva denunciato il degrado del settore, una situazione molto complessa che aveva bisogno di interventi massicci, speciali, ben prima dell’arrivo del Covid19 e dei problemi che con esso si sono acuiti ulteriormente.
La Azzolina sta dimostrando di essere molto più vicina a rappresentare quelle forme di autocelebrazione, a partire dalle pretese competenze, peraltro (non scherziamoci su troppo!) di una “dilettante alle prime armi”, di esperienza ben difficile da essere credibile, molto più assimilabile a quelle di Ministre come la Moratti o la Gelmini, assai lontane da quelle di Ministri come Berlinguer o Di Mauro. Insomma, dimostri l’umiltà “vera” reale, di essere in grado di affrontare le emergenze, riconoscendo i suoi limiti culturali, storici. Basterebbe intanto far riferimento alla forza politica cui appartiene, quel Movimento 5 Stelle che ha fondato la sua forza sulla critica non sempre puntuale ma in ogni caso in grado di coinvolgere le masse e che è cresciuta essenzialmente sulla critica all’establishment consolidato. Uno dei motivi principali della disaffezione progressiva dell’elettorato verso quel Movimento, evidenziata dai frequenti sondaggi, è proprio l’abbandono – altrettanto progressivo – della opposizione alla politica di mestiere che i suoi Ministri stanno praticando. In realtà, l’Azzolina sta ogni giorno di più mettendo in mostra una modalità molto vecchia – non di certo alternativa – di far Politica. Questa omologazione sta producendo disastri, facendo crescere il consenso a favore delle Destre, che in realtà senza troppa fatica acquistano forza, nel mentre si riducono proprio quelli del Movimento 5 Stelle.
Questa mia attenzione verso il Ministero della Pubblica Istruzione è legata essenzialmente al ruolo che assegno a quel dicastero, che si occupa di costruire il futuro, il nostro e soprattutto quello dei nostri figli e dei nostri nipoti. Ne parleremo? Sì, certo, ne riparleremo.

UN PROGETTO PER IL CINEMA 2 gennaio 1984 Parte 4 (per la terza parte vedi 12 luglio)

UN PROGETTO PER IL CINEMA 2 gennaio 1984
Parte 4

Ne deriva che non vi è alcun bisogno comprovato di aprire una nuova sala cinematografica, che affronti in maniera banale e solita la gestione della sua programmazione, riuscendo anche, perché non augurarcelo, ad ottenere un certo successo quanto all’affluenza del pubblico e, di riflesso, alla generosità degli incassi, ma senza fornire alcuna risposta seria ed adeguata alle attese nuove che un pubblico più studiato da vicino, maggiormente coinvolto e stimolato ad esprimere le proprie esigenze, i propri interessi culturali, potrebbe mettere in evidenza con laggiore forza e chiarezza che nel passato.
Due livelli di proposta
Esistono dunque due livelli di intervento: il primo che chiameremo “minimo” si potrebbe identificare, ad esempio, con il “BORSI d’essai” e, peggio, con una sla di tipo parrocchiale, dove unico interesse imperante è programmare, anche se lo si fa in maniera soggettivamente intelligente e funzionale ad un proprio progetto di intervento; il secondo che chiamremmo “massimo” dovrebbe invece comprendere una forma culturale più complessiva, aperta alle istanze ed alle sollecitazioni esterne, quando esse si caratterizzino particolarmente per essere interessanti dal punto di vista sociale e politico e legate ad uno specifico intento culturale, soprattutto nel quadro di interventi di educazione permanente rivolti ai più diversi soggetti sociali (studenti, operai, giovani e giovanissimi, anziani, etc…); occorre altresì essere capaci di creare un centro di studi cinematografici che abbia anche la possibilità di fornire materiali filmografici e critici di prima mano e che sappia diffondere, oltretutto, il gusto e la passione per l’arte cinematografica, riuscendo a diventare centro di raccolta e di diffusione delle iniziative più importanti e culturalmente più convincenti. E’ a questo ultio livello di intervento cui il nostro gruppo deve pretendere di pervenire, non può accontetarsi di raggiungere l’obiettivo “minimo”. Certamente, non intendo nè trovare la soluzione della crisi cinematografica, nè assumere il compito di insegnare agli altri come si fa a costruire e sorreggere l’attività di un circolo di cultura cinematografica che funzioni; intendo solamente “sfondare porte aperte” che molti non riescono a vedere e spero non siano un semplice e personale miraggio; cioè vorrei capire e ricercare insieme a voi, come si è già da qualche tempo, ma sporadicamente e disorganicamente, cominciato a fare, come si può e si deve lavorare per ottenere risultati dignitosi ed interessanti in un circolo di cultura cinematografica, ben altro dunque rispetto a tutto quello che finora è stato fatto dalle nostre e dalle altre Associazioni qui a Prato.
Potremmo accennare anche, e perché no, ad un progetto “intermedio”, ma forse non ne vale la pena, soprattutto perché mirare al progetto “massimo”, che comunque potrebbe essere utopistico, ci garantisce parzialmente nella convinzione che, vada come vada, si potrà pervenire ad una posizione “media” del tutto nuova, anche se non ottimale, in questa nostra realtà.
Le “assenze”
Occorrebbe dunque “in primis” innestarsi sulle cosiddette “assenze”: ne ho voluto evidenziare cinque, ma possono essere nè così tante nè così poche, sarete voi a confermarlo. Le assenze: un problema che pomposamente ed in maniera particolarmente ristretta si potrebbe chiamare “di scenario”. Uno scenario molto poco esaltante, in verità leggermente squallido e deludente.

…4…

LA SCUOLA AL TEMPO DEL GOVERNO BERLUSCONI parte 7 per la sesta parte vedi 9 luglio

LA SCUOLA AL TEMPO DEL GOVERNO BERLUSCONI parte 7 per la sesta parte vedi 9 luglio

Come avevo annunciato, c’è un “extra” a quelle riflessioni che puntavano una certa attenzione sui temi della “dispersione e dell’abbandono” scolastico.
Protocollato 26.3 del 28.01.1993 un Comunicato Stampa del Partito Democratico della Sinistra Federazione di Prato – Dipartimento Scuola e Cultura analizza i dati allarmanti che subito dopo riporterò in modo analitico intorno all’abbandono ed alla dispersione scolastica nelle scuole superiodi di secondo grado della città. Per fare questo utilizzerò “in parte” un articolo che uscì il giorno dopo, 29 gennaio 1993, su “Il Tirreno” Cronaca di Prato a firma di Fabio Barni.
COMUNICATO STAMPA
Il Ministero della Pubblica Istruzione, guidato dalla signora Rosa Russo Iervolino si sta caratterizzando per l’ottica bigotta e codina, impedendo la diffusione nelle scuole di un manuale di prevenzione dell’AIDS per l’uso che ivi viene fatto della parola “profilattico” (come se i bambini ed i ragazzi, le bambine e le ragazze non dovessero conoscere quell’oggetto a forma di palloncino cilindrico che molto spesso vedono, oltre che in televisione, nei cassetti dei loro genitori!); si è altresì caratterizzato di fronte alla crisi economica, con scelte contraddittorie ma parimenti miranti a rendere più squilibratoe difficoltoso il percorso formativo nell’ambito della scuola italiana: ci si riferisce in particolare al blocco del contratto per il personale della scuola (che impedisce di fatto ogni possibile rinnovamento) , all’evidente volontà di far fallire ogni ipotesi di reale riforma della scuola, ed in particolare della scuola media superiore (con il proliferare di sperimentazioni, per le quali si parla di entrata prossima in ordinamento!), all’incapacità di affrontare gli enormi sprechi (esami di maturità, esami di riparazione, corsi di aggiornamento speciali, convenzioni costose ed improduttive, ecc…). il Ministero della P.I. non interviene invece su quelli che sono i problemi più acuti del percorso formativo dei giovani: l’abbandono e la dispersione, legati soprattutto al settore della scuola media superiore. Il Dipartimento Scuola del PDS di Prato ha analizzato alcuni dati provenienti dall’Assessorato alla P.I. del Comune di Prato ed intende lanciare un primo allarme sulla situazione cittadina, in materia particolarmente di dispersione, che si attesta su livelli superiori (anche di molto) alle percentuali nazionali. Nei prossimi giorni il Dipartimento attiverà una seria riflessione per ricercare le possibili soluzioni e culturali per far sì che nei futuri anni scolastici sia sensibilmente ridotto il tasso di dispersione.
Il tasso di dispersione è dato dal rapporto fra allievi iscritti e promossi nell’arco di un anno scolastico o di un quinquennio. Risulta evidente che il dato reale è da considerare in ogni caso ben superiore a quello espresso, in quanto fra i promossi ed i maturati non vengono conteggiati i ripetenti la cui condizione è da annoverare già fra i “dispersi” di un anno precedente o di un quinquennio appena precedente. Allo stesso modo non vengono espressi gli “abbandoni” che si sommano dunque al numero dei dispersi. Ad una prima riflessione occorre dire che ci si trova di fronte ad un sistema di orientamento che non funziona; ad una scuola ancora troppo “squilibrata” nei suoi comparti; ad un’organizzazione scolastica complessivamente fallimentare.
Si allega prospetto sui dati finora pervenuti

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO (a Prato) – parte terza (per la seconda parte vedi 7 luglio)

3.

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO (a Prato) – parte terza (per la seconda parte vedi 7 luglio)

A quella mail inviata ad un numeroso gruppo di compagne/i ed amcihe/amici, che avevano in gran parte seguito le vicende del Comitato e che condividevano – quasi tutte/i – la proposta di costituire un Comitato vero, istituzionalizzato come un organismo con Statuto e Direttivo riconosciuto democraticamente, risposeo rapidamente in tanti, ma in modo particolare rispose Alberto Rocca, che del Comitato già esistente ma considerato da tante e tanti insufficiente, era il promotore. Questa la sua mail, molto precisa, articolata ed in larga parte anche condivisibile nei toni ed anche nella sostanza prevalentemente arricchita dalla capacità culturale di Alberto:
Caro Giuseppe, ti rispondo volentieri e con la franchezza che prediligo come metodo nelle relazioni politiche. Partiamo dalla critica più dura. Quella di velleitarismo verso l’agire, di noi del comitato, in termini “aerei”. E’ vero che è stato seguito siffatto metodo che definirei “fluido” più che “aereo” (quest’ultimo termine evoca un qualcosa che sta per aria ed evoca ingenerosità aristofanesche). *

Sono convinto, e penso che riprove di vario genere e natura le si possan cogliere tutti, che la fluidità del nostro agire abbia dato frutti importanti, adeguati alla attuale fase nella nostra città: confronto, stimolo, aggregazione (estemporanea, ma aggregazione). Ritengo onesto rivendicare queste tre funzioni da noi svolte in meno di un anno di serena presenza. Altrettanto voglio sottolineare che il dibattito ha una vasta area di attenzioni e le idee sono penetrate oltre argini e cancelli. Così consentendo a molti di riconoscersi in esse superando apriorismi e reticenze nostalgiche. E’ vero che oggi (dalla ripresa post-agostana) nulla più abbiamo fatto. E’ nella natura del Comitato (formula felice per sintetizzare uno scopo e la non velleità: di assomigliare ora ad un partito) di essere fluido ed incostante, è un torrene non un fiume. Pertanto agiamo con umiltà per superare l’inerzia. In questa logica apprezzo la Tua iniziativa. Dobbiamo proseguire ad essere “volenterosi” ma costituendo un riferimento più certo ed attivo; questo cercherei di offrirlo più che con una sede e delle cariche mediante uno strumento agile come un sito internet di iniziativa e discussione (essenziale, aperto e che svolga la funzione di consentire le massime interrelazioni).
Dobbiamo però tener presente l’importanza dell’obbiettivo PD e di un percorso molto concreto. Per questo riprendo la proposta palesata in occasione del dibattito con Del Vecchio e Gestri: si invitino coloro che hanno votato per le primarie ad eleggere un numero di rappresentanti utili ad interloquire con i rappresentanti dei partiti con pari dignità per tracciare, in via sperimentale ed in sede locale, un percorso. Si abbia presente che il percorso dovrà essere efficace per una costituzione corrispondente ai bisogni di unitarietà massima, effettiva democraticità dei metodi, coinvolgimento delle nuove generazioni.
Negli ultimi giorni ho tenuto contatti che mi appaiono fertili in questa direzione ed ho ribadito la proposta in sede di pubblico dibattito a Mezzana perché sono convinto che sia il percorso più corretto e corrispondente anche a quelle esigenze da Te evidenziate. Cercherò di presenziarev Martedì sera, ad ogni buon conto Vi prego e Ti prego di tener presente nel dibattito questa proposta.
Per parte mia mi impegno a precisarla meglio ed a darle forza mediante un appello che costringa a pronunciarsi tutti senza infingimenti!!!
Alberto Rocca
*è del tutto evidente il riferimento al “Pensatoio” de “Le Nuvole”

…3…

PACE E DIRITTI UMANI parte XVIII 18 (per la 17 vedi 28 giugno)

PACE E DIRITTI UMANI parte XVIII 18 /strong>
Prosegue l’intervento della prof.ssa Anna Agostini, che rappresenta il Provveditorato agli Studi di Prato
Ecco, stasera sono state costruite, secondo me, le condizioni perchè la riflessione sia più profonda e perchè si tenti una attualizzazione di quello che è stato e soprattutto si riscopra il fatto che certi prodotti non maturano nel vuoto. Se voi guardate, se voi fate un’analisi attenta di quel periodo vi rendete conto che i prodotti sono diversi e vi ripeto ancora una volta che si può fare una politica buona soprattutto se le idee circolano, soprattutto se ci si ferma un attimo, soprattutto se si fanno delle riflessioni. E’ il modo migliore, credo, per difendere i nostri diritti e quelli degli altri, non tanto con le manifestazioni di piazza, anche quelle sono una cosa che quando ci vogliono sono necessarie. I modi migliori rimangono soprattutto una riflessione seria ed attenta ed una interiorizzazione di quello che la storia ancora oggi ci può comunicare. Quindi grazie al professor Maddaluno ed a quelli che insieme a lui hanno in qualche modo realizzato questo omento di riflessione.
Riprende a parlare il Professor Maddaluno
Grazie, io penso che la professoressa Agostini abbia colto nel segno perché se non altro questi sono i nostri obiettivi; vogliamo dare degli stimoli, partecipare a questo dibattito anche noi, solo così renderemo utile la nostra presenza qui in questo momento, il 30 novembre dell’anno 2000. Una piccola precisazione, perché c’è qualcuno che evidentemente forse mi vede solo come il Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Est quale veramente sono, ed è bene invece precisare che noi stiamo svolgento questo dibattito all’interno della Circoscrizione Est ma in una struttura che appariene alla città intera e non solo, essendo essa uno dei pochissimi Centri per l’Arte contemporanea in Europa. In effetti e per la verità, questa è un’iniziativa congiunta delle cinque Circoscrizioni del Comune di Prato; insieme a me che contemporaneamente sono il coordinatore delle Commissioni Cultura, in sala c’è la Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Ovest, Cristina Sanzò, ed il Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Centro, Matteo Aiazzi, che in questa iniziativa hanno collaborato allo stesso livello, meglio di me per tanti versi. Non sono presenti, ma hanno ugualmente lavorato per realizzare questa giornata il Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Sud, Gabriele Zampini e la Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Nord Laura Castagni. Ho fatto questa precisazione per dovere nei confronti di chi coopera a pari merito in questo progetto: come avevo preannunciato, passo la parola alla Signora Liviana Livi che è un membro delegato da Amnesty International di questa città e che credo abbia dei dati molto interessanti ed importanti da fornirci.
Parla la Signora Liviana Livi, delegata di Amnesty International di Prato:
Allora, diciamo subito che Amnesty International è contro la pena di morte, in quanto incompatibile con la difesa dei diritti umani; siamo convinti che la pena di morte renda brutale qualsiasi società la utilizzi ed incoraggia un clima di vendetta e violenza, distogliendo l’attenzione dalla ricerca di migliori e più efficaci rimedi alla criminalità….

…XVIII…

I CONTI NON TORNANO 11 – per la 10 vedi 27 giugno

I CONTI NON TORNANO 11 – per la 10 vedi 27 giugno

11. In questo post commenterò il “Quadro riepilogativo residenti 14-18 anni e iscritti agli istituti secondari superiori”. Molto interessanti sono ancor più adesso a venti anni di distanza le parti previsionali.
Eravamo alla fine degli anni Novanta: alla fine del XX secolo. A pensarci adesso, sono ancor più convinto che le scelte che furono fatte allora sulle scuole medie superiori di secondo grado a Prato fossero sbagliate in ogni senso.
Le previsioni su cui si basarono erano errate. Noi lo dicemmo ma non vollero ascoltarci o di certo non vollero accogliere quelle che erano posizioni assolutamente contrarie alle scelte che si profilavano, considerate in ogni caso anche controtendenti rispetto alla legislazione cui si diceva di volersi riferire, quella del dimensionamento ottimale. Le previsioni parlavano di un calo complessivo di studenti sulla base di un calo di residenti nella fascia 14 – 18 anni che non era credibile. In quegli anni molte famiglie cinesi si erano trasferite sia da altre città italiane sia dal loro Paese e quindi andavano accrescendo il numero dei richiedenti servizio scolastico; inoltre era già partita la Riforma Berlinguer che avrebbe portato l’obbligo di frequenza per tutti fino ai primi tre anni delle superiori di secondo grado ed allo stesso tempo era diffusamente sentita l’esigenza di abbattere i livelli altissimi (in modo particolare in realtà come quella di Prato) di dispersione ed abbandono. Su questi ultimi aggiungerò dei dat in un successivo post.
I nostri esperti (!) avevano invece previsto che dal 1991 la popolazione scolastica residente della fascia 14 -18 che contava 14.312 unità sarebbe passata in fase progressivamente calante fino a 9857 nell’anno 2003. In realtà i dati cui ci si riferiva per gli anni dal 1991 al 1998 apparivano (ma non sono certo che lo fossero davvero) calanti fino a 10656. Per gli anni successivi si procedeva per tendenza. Allo stesso tempo i dati dei totali degli iscritti per anno andavano dai 8862 del 1991 agli 8328 del 1998. Su questo dato non venivano fatte previsioni per le annate successive. Molta attenzione avrebbero dovuto fare in realtà sui dati del tasso di scolarità che, come dicevo prima, era stato da sempre molto basso, a livelli di aree depresse. Questo era però in lieve aumento lineare e progressivo dal 61,9 % del 1991 al 78,2 % del 1998. In un successivo grafico veniva mantenuta la progressione del tasso di scolarità fino al 2003 mentre il totale degli iscritti dal 1999 al 2003 sarebbe passato da 8259 a 8047, la qual cosa per tutto quello che cominciava ad essere prevedibile appariva come una forzatura, che tra l’altro decretava indirettamente che alcune scuola non avrebbero avuto un incremento numerico, forse per un appeal sempre meno positivo, ed altre invece, dotate di appeal super positivo, sarebbero invece cresciute. Indubbiamente, se tu releghi in uno spazio ridotto un Istituto che non riesce a fornire in modo adeguato la sua offerta formativa ne disegni il destino in una direzione calante; diversamente quell’Istituto che si ritrova ad avere molti spazi in più, è destinato a crescere. Per dimostrare che invece il Dagomari non avrebbe avuto problemi si costruì un’altra tabella davvero incredibile per la fantasia che i cosiddetti “esperti” profusero nell’impostarla.
Su questa ed altro parleremo nel prossimo post.

…11…

“repetita iuvant”

download

“repetita iuvant”

C’è un gran numero di persone in buonafede che, semmai richiamandosi ai valori fondanti della Sinistra (esimio Salvini dei miei stivali, quelli – i valori di cui sopra – non sono intercambiabili con i tuoi, ed è davvero un segno di profonda confusione e difficoltà mentale il richiamo che hai fatto al Berlinguer dei nostri verdi anni: meriteresti un ricovero coatto), hanno speso la loro esistenza e continuano imperterriti a cercare di mettere in pratica un attivismo politico puro. Ci sono tanti giovani che, andando dietro alle bandiere della libertà e dell’eguaglianza; molto poco ciò ha a che vedere con LeU, un’operazione di maquillage politico che – a parte alcune degne persone – si sta rivelando semplicemente una delle tante “foglie di fico” per coprire ipocrisie ed interessi personali (a parte – lo ripeto – ad onor del vero, “alcune degne persone”).
E ritornando alle belle bandiere ideali che hanno sospinto anche le nostre esistenze dagli anni Sessanta ai Novanta del secolo scorso, esse stentano a sventolare, indebolite da venti di passione sempre più scarsi.
L’altro giorno ho lanciato una sorta di invettiva verso coloro che ritengono di dover essere i custodi dell’ unità delle Sinistre. Sarebbe anche molto facile mostrare come questa ricerca (dell’ unità) sia solo utilizzata a chiacchiere (perché è un “must” positivo) come simbolo necessario per sentirsi utili, ma basterebbe rileggere la storia – quella più recente – di uno dei tanti tentativi locali portati allo sfascio in quel di Prato per “futili motivi” per poter comprendere a pieno il valore di chi “oggi” afferma di essere “sempre stato a favore dell’unità”. Per avere “unità” occorre praticarla in modo quotidiano; una proposta andava fatta: gli steccati dovevano cadere, annullati gli ostacoli, azzerati gli organigrammi a dimostrazione che l’unico interesse potesse essere una buona volta per tutte – e poi sempre – quello “comune”. Si ricorderanno alcuni di quei falsi apostoli dell’unità e dell’ortodossia unitaria di come avevamo lavorato intorno ad un progetto, chiamandolo “…in Comune” con il presupposto di avere un progetto “comune”. Avevamo fatto una scelta “laica” scommettendo su una personalità di indubbia fede democratica; non sui programmi, su cui nessuno avrebbe creato difficoltà, quell’”unità” si arenò, ma sulla figura che ci avrebbe rappresentato. E, lo ripeto, per futili banali miserabili che nulla avevano a che spartire con la “Politica”, che con quel gesto fu messa sotto i piedi, mortificata da interessi di piccola bottega.
Ora ad alcuni di noi, che non sono stati – e non sono – marginali nell’attività socio politica quotidianamente svolta sul corpo vivo del Paese, verrebbe richiesto di avvicinarsi ad un desco già affollato e pronto. Ho la sensazione che molti “unitari” non abbiano capito un’acca del momento che stiamo vivendo: probabilmente l’apocalisse potrebbe essere un toccasana, come lo fu nella prima parte del secolo scorso. Fosse così, ho una sempre più timida speranza che non lo sia, che si possa comprendere prima a quale rischio si sta andando incontro, la responsabilità risiede nelle politiche riformiste del centrosinistra, nella totale incapacità politica del Movimento 5 Stelle, nella pretesa, pseudo rappresentativa dell’Unità, di una parte comunque minoritaria della Sinistra.
Quasi certamente in quel periodo di settembre non sarò disponibile; spero vivamente che il mondo politico sappia trarre una giusta lezione da quel che accadrà.

Joshua Madalon

11 luglio ALLA RICERCA DELL’UTOPIA (affinchè sia sempre meno “utopia” e “più” realtà)!

103067812_2315323048771263_8338932505341414019_n

11 luglio ALLA RICERCA DELL’UTOPIA (affinchè sia sempre meno “utopia” e “più” realtà)!

Avevo scritto un paio di post, sollecitando una pausa di riflessione, non competitiva elettoralmente, anche per avviare quelle trasformazioni necessarie a rendere il nostro Paese e la sua società “migliori” dopo la dura lezione della pandemìa. Stiamo invece attraversando un periodo molto pericoloso non solo per le sorti della nostra economia ma anche per quelle legate al nostro sistema democratico.
Non aver trovato riscontro da parte di nessuno, devo supporre che:
1) sono nel giusto coloro che ritengono utile e necessaria la competizione pur in presenza di un quadro economico gravemente malato ed istituzionale già frammentato;
2) la società è preoccupata a tal punto da non essere per niente capace di reagire o aderire ad una proposta, che fatico a considerare solo mia;
3) in quest’ultimo caso, dovrei essere, soprattutto io, fortemente preoccupato per la mia integrità mentale.
Ecco, ancor più per questi motivi ed in presenza di una ostinata follia, perché…..
Non mi stanco ancora, anche se le forze vengono progressivamente a mancare, di raccontare quelle che sono le mie preoccupazioni. Esse si svolgono in modo critico all’interno di un pensiero sempre più delineato ed in contrasto con quanti si sono mostrati disponibili
1) in gran parte ad aggiustare a propria convenienza le sacre e giuste parole di giustizia sociale e libertà, di spinta sostanziosa all’uguaglianza pur nella diversità dei ruoli e delle competenze;
2) in altra, anche questa, gran parte a fingere dentro di sè di credere che dietro quei progetti poco più che individuali ci possa essere qualcosa di onesto; e
3) in definitiva (si sono mostrati disponibili ed in qualche modo anche convinti) a scaricare la responsabilità del disastro sociale prossimo venturo su quanti si ostinano, come e più intensamente di me, a non riconoscere tali ubbìe, che davvero rappresentano la progressiva decomposizione della “democrazia”.
Non mi stanco ancora, e lo ripeto, di sollecitare una ricerca di “unità” che non può essere tuttavia quella imposta in modo acritico anche da chi sostiene di essere poco più che unico e solo rappresentante delle pur sacrosante istanze di una Sinistra che ancor più oggi si va riproponendo in modo autoreferenziale ed ipocrita verso coloro che – come me – sollecitano un dialogo anche in extremis. Non si può “mai” dire che “non c’è il tempo”; che “non è l’ora”; che (forse) “se ne riparlerà”; e che “adesso” bisogna fermare la deriva. Ecco, mi chiedo, qual è la “deriva”? non è forse totale e plurivalente?
La mia intende essere una forma di autocritica funzionale e tale rimane. Ce l’ho in primo luogo con me stesso, incapace di svolgere un ruolo ed una funzione in un momento così delicato; ce l’ho in secondo luogo con tutti quelli che sempre più individualmente, o poco più che tali, continuano a non costruire ponti ed aperture, ma ne minano le fondamenta.
Se volete, chiamatelo pure “rancore”; io preferisco chiamarlo “infinito disgusto e disprezzo”, una vera e propria “nausea”.
E’ del tutto evidente che si tratti di un mio “punto di vista”!

FOTO SEGNALETICA 6

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO a Prato – seconda parte (per la prima parte vedi 30 giugno)

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO a Prato – seconda parte (per la prima parte vedi 30 giugno)

Dopo alcuni mesi di discussioni “accademiche” su cosa dovesse essere il futuro Partito, la sensazione diffusa era sempre più che avrebbero contato solo i numeri dell’aggregazione (la quantità e, forse, la qualità) e non ci sarebbe mai stato un contributo di elaborazione, cosa che invece interessava ad alcuni di noi, in primo luogo a me ed a Tina Santini. A questo punto decisi di agire e di preparare un’Assemblea per la costituzione di un vero e proprio Comitato per il Partito Democratico a Prato.
Quelle che seguono solo alcune delle interlocuzioni che ci furono (siamo a metà dell’ottobre 2006): questa è una mail del 21 ottobre 2006 ore 19.14. Il titolo è “Incontro sul futuro di quello che sarà un/una…..per il Partito Democratico (ovviamente a Prato)”

1) Gentilissimi amici ritengo sia importante vederci per riflettere insieme sulla necessità di costituire un punto di riferimento chiaro qui a Prato che si occupi di sostenere l’idea del Partito Democratico al di fuori ma in ogni caso accanto – e per qualcuno dentro – i Partiti che lo vorranno preparare e realizzare. Per me è necessaria la creazione di una struttura – un Comitato (non quello “aereo” che finora io stesso ho contribuito a mantenere in piedi) con una sede, un sito, un gruppo “aperto” che ne organizzi gli aspetti “esterni”. Chiedevo a qualcuno di voi, nei giorni scorsi cosa potrebbe fare un cittadino che non si riconosce nei Partiti già presenti ma che voglia contribuire a costruire il futuro Partito Democratico, a chi si rivolge (non di certo ai Partiti di cui non condivide l’attuale struttura, ad esempio, o dei quali apprezza soltanto parziali aspetti) per mettersi a disposizione? Come si fa a coinvolgere la società civile? Non me ne voglia chi predilige le cene o i brindisi ma non è certo in quel modo che possiamo andare avanti. Con spirito assolutamente costruttivo e con profonda onestà mentale, sono a chiedervi di ricavarvi un paio d’ore martedì prossimo 24 ottobre dalle ore 21.00 per vederci. Chi sarà presente discuterà e, spero, deciderà cosa fare. Ribadisco da parte mia che trovo inutile impegnarmi all’interno del Comitato così come è adesso, inutile e velleitario (d’altra parte essendo iscritto ad un Partito potrei portare in quella sede il mio impegno, ma vedo tiepidezza e difficoltà anche nelle forze politiche locali, che avrebbero bisogno di essere sollecitate da qualcosa di serio e di consistente e non da un “gruppo di volenterosi” come ci ha chiamato il segretario Del Vecchio). Scriverò altro nelle prossime ore: il luogo lo fisserò domani e vi informerò. Vi ringrazio: conto di vedere tutti e se possibile allargate l’invito ad altri.

…2.