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sotto forma di lettera un commento a quel che – in parte – sta accadendo in questo Paese

Prato 18 gennaio 2020

sotto forma di lettera un commento a quel che – in parte – sta accadendo in questo Paese

Quel che scrivo vale per tutte/i coloro che hanno anteposto le proprie appartenenze alla difesa della dignità degli sfruttati.

Non la chiamate “coerenza”: è solo “opportunismo” (tutt’al più si può trattare di “senso di appartenenza” ad una “casta”)

Carissima,

ho interloquito rispondendo ad una tua legittima sollecitazione gradita per l’informazione che mi passi ma non condivisa pienamente, in quanto ritengo da sempre che non ci si possa esimere dal tentativo di essere (non sempre si riesce ad esserlo del tutto) obiettivi, equidistanti, mantenendo dritta la barra dell’interesse per coloro che sono i più bisognosi, cioè i poveri senza lavoro o sfruttati come schiavi sia utilizzando alcune forme di regolazione del mercato del lavoro sia agendo nella piena illegalità.
Va annotato che per le prime grande è la responsabilità di chi prioritariamente ha un ruolo di difesa dei lavoratori ma non ha fatto quasi nulla affinché queste scelte non venissero approvate da Governi diversi per posizione politica nel corso dei decenni.
Per quanto invece concerne la “illegalità” al di là di tante belle parole espresse anche con intensità verbale, con passione teatrale, non c’è stato molto di più. Eppure basterebbe guardarsi intorno per comprendere che si avvertono queste mancanze, questa debolezza, che a volte appare come connivenza da parte di chi dovrebbe essere paladino dei lavoratori (a prescindere dall’adesione: è solo in questo modo che si conquista la stima) con quanti gestiscono le attività imprenditoriali.
Tu, carissima, dici che “tutti i giorni in Camera del Lavoro” c’è una fila di “disperati e operai sfruttati” e che “cercate di tutelarli” con strumenti, lo ribadisci con orgoglio (almeno così a me sembra), “che non sono gli stessi dei Si Cobas”. Sarebbe opportuno sottolineare che, dal momento in cui “io” (ma chissà quanti altri come me) penso alle vicende che si sono susseguite nel 2019 a Prato (ma non solo a Prato) non ho alcuna idea in merito alla “differenza” che ci sarebbe tra un operaio “sfruttato” che si rivolge ad un Sindacato confederale ed un altro che invece si rivolge ad un Sindacato di Base.
Racconti che i Si Cobas considerano la CGIL (credo anche CISL e UIL, ma “tu” appartieni alla prima) un nemico di classe ed è per questo motivo che non si può aderire ad una manifestazione. Lo comprendo ma credo che sia stato fatto molto poco per cercare di raggiungere un punto di equilibrio comune che prendesse in considerazione le ragioni che hanno condotto a queste manifestazioni, che in definitiva dovrebbero essere condivise al massimo per arrivare uniti nella lotta per il raggiungimento degli obiettivi necessari ad una conquista di dignità e di rispetto reciproco.
Dalla sua parte l’Amministrazione comunale è in forte evidente difficoltà, con il primo cittadino che si sofferma a parlare di rispetto delle regole pur sapendo che è proprio a causa di una diffusa illegalità, espressa a più riprese da imprenditori disonesti, che nasce la protesta. In casi come questi in un “paese normale” un Sindaco dovrebbe mettersi a capo di tali proteste; ma il nostro non è un “Paese normale”, anche perché non si riesce più a comprendere la differenza tra Amministrazioni e Governi di segni opposti e ci si inoltra sempre più in un tunnel buio, anche grazie a queste forme di subordinazione da parte delle forze sindacali confederali a gruppi politici camaleontici che si appoggiano a poteri economici e finanziari per proteggere i propri interessi.
Personalmente, al di là di quanto già ho detto, credo fermamente nel potere della Ragione e della Cultura e sono davvero felice di non avere legami partitici che condizionino la mia Libertà di espressione, quella spesso contrabbandata come coerenza da chi, dietro le belle parole, nasconde propri obiettivi per raggiungere interessi poco più che personali.

Joshua Madalon

un documento di dieci anni fa su quel che divideva (e forse ancora divide) la sensibilità della Sinistra da quella della Destra – parte 2

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facendo seguito al post del 16 gennaio vi aggiungo il Comunicato ANSA relativo a quell’evento

un documento di dieci anni fa su quel che divideva (e forse ancora divide) la sensibilità della Sinistra da quella della Destra – parte 2

2) SALA DON MILANI ‘RIBATTEZZATA’ DON STURZO, POLEMICA A PRATO

(ANSA) – PRATO, 18 DIC – Le prossime riunioni del consiglio della circoscrizione est di Prato si svolgeranno nella sala don Luigi Sturzo e non più nella sala don Lorenzo Milani. Non un cambio di locale, ma un cambio di nome, voluto dalla nuova maggioranza di centrodestra con conseguente polemica con il centrosinistra, in minoranza. La sala infatti è sempre la stessa, solo che ora porta il nome del fondatore del Partito popolare mentre prima era intitolata al priore di Barbiana al quale adesso è stata dedicata la biblioteca circoscrizionale, finora mai ‘battezzata’. La decisione è stata presa a maggioranza nella riunione del consiglio di circoscrizione tenutasi nove giorni fa – nel corso del quale c’é stata anche una lunghissima discussione sulla presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici – grazie a una mozione presentata da due consiglieri di maggioranza, Giulio Mencattini dell’Udc e Andrea Antonio Bonacchi del Pdl. Un cambio di nome che già campeggia negli atti di convocazione della circoscrizione, anche se nessuna targa è stata apposta alla sala: del resto non c’era neanche prima per don Milani. Il centrosinistra, che ‘battezzo” per primo la sala con il nome di don Milani, non ha però gradito. Già nel corso della riunione di nove giorni fa la giovane consigliera Giulia Ciampi (credente e del Pd) aveva posto l’accento sul fatto che “Sturzo e Milani avrebbero forse litigato sull’opportunità o meno di votare democristiano ma questi due uomini di grande levatura non si sarebbero mai sognati di litigarsi il nome di una sala, di una scuola o di una strada”. Insomma don Milani continua, a pochi chilometri dalla parrocchia di san Donato a Calenzano dove scrisse ‘Esperienze pastorali’, a far discutere. L’unica differenza è che, anziché a Barbiana, stavolta è stato mandato in biblioteca. (ANSA).

Giuseppe Maddaluno
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Mi sono sempre chiesto da dove il male….. Pino Petruzzelli recita Bonhoeffer

Mi sono sempre chiesto da dove il male….. Pino Petruzzelli recita Bonhoeffer

Un utile promemoria per chi ha poca memoria o non conosce la storia; anche questo è un recupero di memoria in qualche modo personale, anche se afferente ad un Progetto che con Stefano Gruni abbiamo promosso (ne accenno in quella lettera a Mattia Diletti riportata l’altro ieri, 8 gennaio, in questo Blog) nella frazione San Paolo di Prato

Il video è stato registrato dal nostro amico e compagno Luca Bravi. All’inizio del Progetto che poi non ebbe un seguito dopo il naufragio della nostra partecipazione a “Luoghi (idea)li” in un incontro nella stanzetta del Circolo San Paolo avemmo l’opportunità di incontrare Pino Petruzzelli, anche se nessuno di noi ne conosceva le qualità.

Oggi vogliamo intanto solo in minima parte riparare a quella ignoranza. Se volete sapere di più andate pure sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/teatroipotesi/

https://www.wuz.it/biografia/407/Petruzzelli-Pino.html

Ad ogni modo ascoltate le parole di Dietrich Bonhoeffer perchè sono molto utili ad evitare facili entusiasmi legati a discutibili proposte.

Joshua Madalon

continuo a riprodurre alcuni documenti per la storia politica del territorio – Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO seconda parte

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continuo a riprodurre alcuni documenti per la storia politica del territorio – Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO seconda parte

18 gennaio 2014

2.

Il Partito non era (e non è ancor oggi, gonfio dei successi effimeri della valanga renziana) in grado di lavorare in tale direzione; il partito non è in grado neanche di produrre una vera e propria sua Piattaforma programmatica a quattro mesi dalla prossima scadenza elettorale. A noi purtroppo sembra che l’onda dell’incultura sia lunga e che difficilmente in questa città riusciremo a riprendere l’egemonia; si parla di “egemonia” perché anche laddove si fosse in grado di vincere non vi sarebbe alcun cambiamento. E’ la Cultura che manca a questa sedicente classe dirigente ed in tutto questo noi che possediamo il senso dei nostri limiti vorremmo far prevalere la ricerca della conoscenza all’ideologia del pragmatismo quotidiano.
Quando Fabrizio Barca ha deciso di intraprendere il suo Viaggio noi avevamo già avviato un percorso di approfondimento di temi con il più ampio coinvolgimento di persone, di associazioni, di forze politiche, sindacali, economiche ed imprenditoriali e l’avevamo chiamata “La Palestra delle Idee”. Il Partito ci guardava (ma questo avveniva anche prima) con un certo sospetto, ci sopportava, sperando che alla fine ci saremmo stancati. Non è accaduto anche se il nostro stato è in una fase precomatosa, nella quale la nostra forza è tendenzialmente “fuori” dal Partito, anche se singolarmente ciascuno deciderà il proprio destino. Quando abbiamo letto la “Memoria” di Fabrizio ci si è aperto un varco ed è stato lì che abbiamo attivato i nostri contatti ed è partito l’invito, raccolto con entusiasmo da Fabrizio e Silvia, ma accolto con enormi sospetti dall’apparato locale con il quale abbiamo dovuto ingaggiare un braccio di ferro inspiegabile a chi poco conosce i meccanismi della Politica.
Dopo quell’incontro siamo andati avanti per un po’ con i vari incontri de “La Palestra delle Idee” riscuotendo grandi consensi in particolre fra gli osservatori esterni alla Politica. In alcuni di questi incontri abbiamo cominciato a discutere con Massimo Bressan, con Betsy Krause, con Roberto Vezzosi; abbiamo attivato un rapporto molto stretto con alcuni altri Circoli, con il Laboratorio di via del Cittadino fatto soprattutto di giovani, come Michele Del Campo, direttore della FIL (che si occupa di Formazione professionale e mercato del Lavoro) e con alcuni rappresentanti di forze politiche minori, come Alessandro Michelozzi. E le discussioni sono state frequenti, assidue e fruttuose dal punto di vista progettuale; anche se negli ultimi mesi abbiamo dovuto pagare lo scotto degli appuntamenti frenetici che la Politica del Partito Democratico ci ha riservato con la congerie di pre-Congressi e Congressi, di Primarie e Secondarie che tutti conosciamo. E si è perso del tempo prezioso per ascoltare e discutere, per analizzare ed approfondire. Sì, tempo prezioso! Anche se vi è una parte dell’apparato che sembra avere l’orticaria quando le si chiede di confrontarsi: hanno già le loro soluzioni, ovverosia i nomi ed i cognomi di coloro che saranno chiamati a comandare.
Ma arriviamo a noi ed a quello che, a prescindere da quale sia il destino di questo Partito e di questa città, noi vorremmo proporre. Innanzitutto il territorio, questo che circonda il Circolo; un’area ben precisa che conosciamo come Macrolotto Zero. E’ un’area caratterizzata da forte connotazione industriale sulla quale aveva puntato grande attenzione Bernardo Secchi con il suo Piano urbanistico del 1996. Abbiamo incontrato il grande urbanista venerdì 10 u.s. in un incontro che rimarrà nella nostra memoria come lezione somma di intervento urbanistico in un’area postindustriale. E forse l’idea di ripartire dall’analisi di quel Piano a quasi venti anni di distanza per lavorare poi su questo nuovo tessuto sfrangiato di rapporti umani vecchi e nuovi non è irrilevante. Noi non vogliamo porci dei limiti troppo vicini; anche per questo non vendiamo a nessuno la nostra proposta in relazione a competizioni elettorali ravvicinate. Costruiremo un Progetto che veda la presenza costante di un nucleo di esperti di vari settori che ci aiutino a comprendere meglio la nostra realtà, coinvolgendo gli stessi abitanti del Quartiere, sia quelli autoctoni che stranieri, con frequenti interviste sia strutturate che libere da registrare in video che conserveremo in un nostro Archivio della Memoria. Il Progetto che è “in fieri” si chiamerà quasi certamente “Quartieri inclusivi” ma ne discuteremo meglio nei prossimi giorni. Gli obiettivi minimi sono quelli di una migliore conoscenza della nostra realtà, ma ci piacerebbe essere in grado di migliorare la condizione di vita “morale” e “civile” di tutti gli abitanti, contribuendo a creare un clima più sereno fra le diverse etnie portandole tutte ad una positiva cointegrazione.

…2….. segue integrazione

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continuo a riprodurre alcuni documenti per la storia politica del territorio – Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO

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Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO

Tra gli obiettivi che mi sono posto operando su questo Blog c’è quello di riportare molte delle documentazioni su quanto siamo riusciti a fare nei decenni passati – credo di poter essere considerato tra i promotori ed ispiratori di progetti – insieme a tanti altri, come Marzio Gruni, Paolo Giusti, Nicola Verde, Elda Baldacci, Livio Santini (menziono solo una piccola parte non presente nel testo che oggi ripropongo nel suo primo blocco)

La struttura che noi in primo luogo rappresentiamo è un Circolo ARCI (S.Paolo) antico nel quale trova sede un Circolo PD (Sezione Nuova San Paolo) molto giovane (vi era assai prima una sede PCI, poi PDS e poi ancora DS) ma solo da poco più di due anni si è costituito un Gruppo di persone di varia provenienza culturale ed anche territoriale con l’obiettivo di lavorare su questo territorio partendo da una critica severa nei confronti dell’apparato politico tradizionale. L’ansia di rinnovamento espressa ha fatto sì che, all’apparir del Renzi, questo Gruppo fosse accreditato, a prescindere da qualsiasi valutazione, alla sua corte. Ma non poteva essere così, in quanto il nostro obiettivo non era quello di sostituire una leadership vincente ad un’altra perdente ma molto più ambizioso e coerente con i bisogni culturali del territorio.
Questa parte di Prato – zona Ovest, zona Macrolotto Zero, Quartiere di San Paolo – ha vissuto gli anni della crisi del distretto tessile senza più quell’apporto vitale che la Politica era riuscita a dare fino alla fine degli anni Ottanta. Le crisi, che erano state cicliche ed erano state risolte con interventi straordinari dallo Stato, dagli anni Novanta ad oggi hanno prodotto uno sfilacciamento progressivo del rapporto fra Politica e territorio e dei rapporti umani, provocando quel disastro che oggi appare irrisolvibile. Anche se è vero che parlando di Politica il pensiero va a quella della Sinistra e qualcuno potrebbe obiettare che a quella si è andata sostituendo quella della Destra, occorre precisare che la Destra ha solo occupato dei “vuoti” ma non è stata in grado di fornire risposte adeguate per risolvere i drammi, sia quelli che colpiscono gli autoctoni (una congerie di provenienza disparata dal Friuli all’Emilia, alla Campania, alla Sicilia e oltre) sia quelli che riguardano le comunità straniere , in primo luogo quella cinese.
Il nucleo principale del nostro Circolo, prima della sua nascita, è apparso attivo immediatamente dopo la sconfitta del 2009: una sconfitta inattesa ma a conti fatti meritata, perché da anni la Sinistra ed il Centro che la sosteneva avevano smesso di ascoltare in modo diretto i cittadini e si era asserragliata nelle stanze delle Segreterie e nei palazzi centrali senza mai avere la consapevolezza che si era definitivamente rotto quel rapporto di fiducia che fino a pochi anni indietro era comunque il risultato di un lavoro condotto in prima linea dagli amministratori e dai militanti. Su quella sconfitta fino ad oggi il Partito più importante del Centro Sinistra pratese non ha mai voluto fare i conti. In verità quanto accadeva a Prato (dove un gruppo dirigente “giovane” arrogantemente si permetteva di dire, dopo un’analoga sconfitta a Pistoia, che “Prato non era Pistoia”!) avveniva un po’ dappertutto e questo funzionava da “pomata lenitiva” dei dolori politici di tanti di noi. Ma non era sufficiente. Occorreva lavorare, analizzare, studiare, approfondire tanti dei processi che avevano prodotto quel disastro.

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In breve 2020 . “Temi all’Ordine del giorno”

Avvenire

In breve 2020 . “Temi all’Ordine del giorno”

Nelle ultime settimane del 2019 mi è stata data la possibilità di leggere le pagine di un quotidiano, “Avvenire”, e non credo sia stata la gratuità inattesa a farmene apprezzare i contenuti. Per ciascuno di noi l’apprezzamento è collegato non solo – e non soltanto – alla consonanza di valutazioni su diversi temi, ma anche – e soprattutto – alle dissonanze, pur all’interno di un confronto dialettico virtuale. Intendo dire che, pur non essendo sempre del tutto d’accordo con alcune delle idee espresse ho trovato una presenza ampia di posizioni che consentono di discorrere civilmente; e, questo, in tempi di recrudescenza di posizioni tranchant intolleranti verso chi dissente o si pone in modo dissimile, rappresenta un vero presidio di salvezza e di difesa della Democrazia, e delle Libertà.

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Una nuova rivoluzione. Quando scoppierà, solo quando gli effetti si moltiplicheranno, il mondo se ne avvederà. Pur tuttavia, alcuni segnali la annunciano. Non saranno più i proletari schiavi spartachisti nè il popolo di Masaniello o quello cencioso da “corte dei miracoli” di fine Settecento o i “miserabili” vittorughiani nè le masse sovietiche a cambiare il mondo. Sarà il clima e la Natura con i suoi elementi, l’acqua, la terra, il fuoco, l’aria, come cavalieri dell’Apocalisse ha cominciato già da tempo a dare segnali: terremoti, eruzioni, incendi, uragani, alluvioni sono protagonisti quotidiani. La Natura si ribella all’insipienza umana…e Greta, la piccola Giovanna d’Arco dei nostri tempi, finirà per apparire come un gigantesco profeta dei disastri prossimi venturi.

Prima che sia troppo tardi. Una trasmissione della RAI degli anni Sessanta del Novecento, pioniera nell’ambito dell’educazione di base in tempi di diffuso analfabetismo, si intitolava “Non è mai troppo tardi”. Oggi, mentre entriamo nel secondo decennio del 2000, non possiamo non prendere in considerazione la necessità, l’urgenza di procedere verso un recupero dell’alfabetismo. Da tempo era evidente a tutti coloro che praticavano l’ambiente educativo e scolastico, e se ne occupavano nei contesti sociali e politici, come l’abbandono e la dispersione continuativa negli anni andasse procurando danni ingenti alla convivenza civile. Già negli anni Ottanta del secolo scorso, a mia memoria, nelle stanze del Partito Comunista Italiano qui a Prato (la città dove vivo), ci si interrogava su come agire in relazione ai dati spietati con i quali un territorio, che aveva privilegiato il “lavoro” alla “cultura” ed all’”istruzione”, doveva fare i conti. Da quegli anni in avanti poco è stato fatto, anche se la città ha mostrato di avere sensibilità cui tuttavia non vi è stato conseguentemente un vero e proprio progetto di recupero per una massa sempre più ampia di dropout naturali. Ecco, “Prima che sia troppo tardi” sarebbe un titolo adatto per avviare questo Progetto.

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Fabrizio Barca ha una vera e propria “idea fissa”: “Aggredire le disuguaglianze”. Ebbene, dovrebbe essere un viatico costante per chi si occupa di Politica. Invece, anche per ottenere consensi e contributi finanziari per mantenere gli apparati, la Politica, pur sbandierando in modo propagandistico gli stessi proclami, tende in realtà ad ampliare il divario tra chi più possiede e chi poco o nulla ha.

Joshua Madalon

“ANNO NUOVO – VECCHIO ANNO la continuità” un vecchio post preceduto da un nuovo post non dissimile dal primo

“ANNO NUOVO – VECCHIO ANNO la continuità” un vecchio post preceduto da un nuovo post non dissimile dal primo

Il testo dell'”operetta morale” di Leopardi aiuta a comprendere come noi diamo un senso a ciò che in linea di massima non ne ha.
Ogni giorno è l’ultimo ed il giorno successivo è il primo di una serie di giorni che potranno dare una svolta (un nuovo inizio, una sollecitazione diversa) alla nostra vita. Molto dipende da noi stessi, anche se si vorrebbe attraverso meccanismi metafisici – come gli oroscopi o gli atti di fede religiosi – assegnare la responsabilità del nostro destino ad altre figure aliene (gli angeli buoni o cattivi, le divinità, gli altri da noi). Ciascuno è responsabile delle proprie scelte e deve accollarsene il peso; bisogna essere, anche attraverso il lavoro, la famiglia, l’impegno sociale e civile, politico tout court, co-protagonisti della storia del nostro tempo. Non ci si può arroccare in “torri d’avorio” che separano dalla vita reale. Oggi è il nostro giorno, sempre.

Il vecchio post rifletteva sul 2018….c’era un Governo essenzialmente di Destra (giallo verde – giallo per il M5S, verde per la Lega). Dall’agosto 2019 c’è un Governo che potrebbe essere diverso ma che in definitiva non lo ha ancora dimostrato. Il Governo “giallo rosso” (giallo vedi sopra – rosso dovrebbe rappresentare il PD) è ancora molto sbiadito e non si è neanche formato il colore “arancione” (il rosso ed il giallo dovrebbero dare l’arancione). Molte delle cose che scrivevo un anno fa sono ancora da divenire (alcune scelte del Governo precedente sono in piedi e creano problemi alla convivenza civile). Bisogna avere più coraggio; certamente non è facile quando la plutocrazia finanziaria condiziona anche l’informazione e l’azione positiva viene offuscata da “fake-news” fuorvianti. Ma la battaglia con i Titani giganti crea il mito degli eroi. Occorre mettere insieme le forze, anche se i passi in tale direzione dovrebbero partire da chi è più forte non da chi non lo è.
Ad ogni modo, è il tempo che scorre che racconterà la Storia.

BUON ANNO giorno dopo giorno fino alla fine dei tempi!

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IL POST DI UN ANNO FA

Cominciamo il nuovo Anno così come abbiamo chiuso il vecchio.
A coloro che – nella tradizione favolistica d’antan – credevano che ci si potesse lasciar dietro tutto quello che non ci era piaciuto e mantenere quella parte di buono, diciamo “di comodo”, che avevamo acquisito, dovrò dare una delusione. E’ finito il tempo in cui in modo apotropaico a fine anno buttavamo dalla finestra quegli oggetti che non ci servivano più, vecchi arnesi, piatti sbeccati e simbolicamente anche la spazzatura che, nel suo complesso, allagava le strade. Oggi, dopo la mezzanotte, finito lo spettacolo dei fuochi di artificio, si può circolare senza il timore che vi siano danni agli pneumatici ed alla carrozzeria: la crisi ha indotto la buona educazione, grazie al fatto che anche le cose un po’ vecchie un po’ rotte possono essere utili ancora, con il risultato che le cantine e i ripostigli, i garage, sono pieni di cianfrusaglie che ciascuno conserva, “non si sa mai possano essere utili”.
E’ tempo, questo, di letture e di riflessioni. A fine anno in zona Cesarini il Governo è riuscito a produrre e farsi approvare a tamburo battente una legge di Bilancio che dire “creativa” le fa assumere un valore di positività che non merita. La modalità attuata, generata da una necessità emergenziale (andare oltre il 31 dicembre sarebbe stato un atto doveroso per il rispetto del ruolo del Parlamento ma una iattura ulteriore inferta al quadro economico del nostro Paese), è legata al fatto che si è voluto costruire un Bilancio attraverso un braccio di ferro con la Comunità europea, che ha prodotto nel suo iter danni incommensurabili alla nostra economia attraverso lo spread. Lo si è fatto per difendere fino all’ultimo le scelte che ciascuna delle due forze, antitetiche in campagna elettorale – alleate per necessità nel Governo, aveva messo in campo. Via facendo, con il consiglio dei responsabili istituzionali europei, a quei progetti è stato fatto il tagliando; e la soluzione apparentemente positiva è scaturita da un assist poderoso da parte del Presidente francese Macron che, spintonato dai gilet gialli ha promesso l’impossibile facendo crescere a dismisura il rapporto deficit/pil del suo Paese.
Ho accennato al termine “creatività” assegnandolo al Bilancio appena approvato. Ho anche detto che non lo assegnavo come elemento positivo. Infatti il termine “creativo” solitamente collegato a forme artistiche ha un valore positivo, mentre quello collegato agli strumenti economici con cui si governa uno Stato è stato da sempre contornato dall’ironia.
Nel Bilancio, infatti, ci sono molte cifre di uscita che di fronte a quelle “incerte” di entrata non possono che essere delle mere illusioni. Tra l’altro gli interventi collegati a quella pur minima parte della “flat tax” ridurranno le entrate, facendo crescere l’elusione fiscale; quelli collegati alla fantomatica “quota 100” per le pensioni potrebbero avere effetti devastanti anche sulla qualità del lavoro; quelli riservati invece al “reddito di cittadinanza” sono pure affermazioni ideologiche che produrranno tuttavia danni irreparabili su un corpo antropologicamente malato di una parte considerevole del Paese: e non c’è alcuna differenza tra Nord Centro e Sud anche se la Lega continua a pensare che la parte peggiore sia nel Mezzogiorno (anche se, negli ultimi tempi, tende strumentalmente a nascondere questa idea).
Ovviamente i sostenitori di questo Governo sbandierano cifre a tutto spiano per propagandare “le magnifiche sorti e progressive” innescate dai loro interventi. Continueranno a dirlo, allo scopo di imbambolare un popolo disperso che avrebbe bisogno di essere sostenuto ben diversamente da quanto non hanno fatto i precedenti Governi e non sono in grado di fare costoro, venditori di odio e di fumo.

Joshua Madalon

su una lettera “dal carcere” di Antonio Gramsci datata 30 dicembre 1929 – cioè novanta anni fa

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su una lettera “dal carcere” di Antonio Gramsci datata 30 dicembre 1929 – cioè novanta anni fa

Novanta anni fa, il 30 dicembre 1929, in una lettera apparentemente “familiare”, Antonio Gramsci “dal carcere” di Turi, dove era rinchiuso dal luglio del precedente anno, traccia tutta una serie di riflessioni politiche e pedagogiche, che a tutt’oggi sono elementi fondamentali per chiunque voglia approssimarsi a divenire un educatore. Come spesso accade, sono le semplici argomentazioni a divenire, partendo dal “particolare” generico ed occasionale e proprio per la loro capacità di arrivare al cuore delle problematiche, in definitiva universali. Gramsci scrive alla moglie Giulia Schucht, che aveva lasciato l’Italia con il figlio Delio ed incinta di Giuliano nell’agosto del 1926 e fa riferimento all’altra donna forse addirittura più importante dal punto di vista intellettuale, la più anziana, e matura, delle sorelle Schucht, Tatiana, sua prioritaria interlocutrice politica e culturale in tutto l’arco della sua permanenza in carcere.
Nella lettera del 30 dicembre Gramsci fa un diretto riferimento al rapporto, in qualche modo condizionato dall’assenza di Giulia con Tatiana, un rapporto molto più che “epistolare” visto che la donna faceva visita all’illustre recluso e ne era diventata la principale confidente.

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Cara Giulia,
non mi sono ricordato di domandare a Tatiana con la quale ho avuto un colloquio qualche giorno fa, se ti aveva trasmesso le mie due ultime lettere a lei. Penso di sí, perché avevo domandato che lo facesse; perché volevo che tu fossi informata d’un mio stato d’animo, che si è attenuato, ma non è ancora completamente sparito, anche a costo di procurarti qualche dispiacere.

In Gramsci c’è questo profondo dissidio anche sentimentale: probabilmente avverte su di sè il peso di una intera famiglia, alla quale si è legato, la Schucht (innamorato in un primo tempo di Eugenia, aveva poi sposato Giulia), e comprende pienamente le ragioni che spingono Giulia a lasciare l’Italia, indebolita nell’animo e nel fisico, per tornare in Unione Sovietica.
La lettera di cui parlo, partendo da riflessioni condizionate dalla reclusione e dalla logica distanza con la famiglia si incentra sull’educazione del primogenito e sul suo grado di apprendimento.

Le osservazioni che farò devono essere naturalmente giudicate tenendo presente alcuni criteri limitativi: 1) che io ignoro quasi tutto dello sviluppo dei bambini proprio nel periodo in cui lo sviluppo offre il quadro piú caratteristico della loro formazione intellettuale e morale, dopo i due anni, quando si impadroniscono con una certa precisione del linguaggio, incominciano a formare nessi logici oltre che immagini e rappresentazioni; 2) che il giudizio migliore dell’indirizzo educativo dei bambini è e può essere solo di chi li conosce da vicino e può seguirli in tutto il processo di sviluppo, purché non si lasci acciecare dai sentimenti e non perda con ciò ogni criterio, abbandonandosi alla pura contemplazione estetica del bambino, che viene implicitamente degradato alla funzione di un’opera d’arte.
Dunque, tenendo conto di questi due criteri, che poi sono uno solo in due coordinate, mi pare che lo stato di sviluppo intellettuale di Delio, come risulta da ciò che mi scrivi, sia molto arretrato per la sua età, sia troppo infantile. Quando aveva due anni, a Roma, egli suonava il pianoforte, cioè aveva compreso la diversa gradazione locale delle tonalità sulla tastiera, dalla voce degli animali: il pulcino a destra, e l’orso a sinistra, con gli intermedi di svariati altri animali. Per l’età di due anni non ancora compiuti questo procedimento era compatibile e normale; ma a cinque anni e qualche mese, lo stesso procedimento applicato all’orientamento, sia pure di uno spazio enormemente maggiore (non quanto può sembrare, perché le quattro pareti della stanza limitano e concretano questo spazio), è molto arretrato e infantile.

in corsivo il testo della lettera

…..a seguire la seconda parte……

Joshua Madalon

parte 2 Le dimissioni del Ministro della Pubblica Istruzione sono una buona notizia

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parte 2 Le dimissioni del Ministro della Pubblica Istruzione sono una buona notizia

Annunciavo ieri che avrei ulteriormente commentato alcuni aspetti emersi “nuovamente” alla luce del sole (gli italiani, forse “gli uomini”, dimenticano spesso alcuni aspetti della realtà e si lasciano deviare dagli incantatori di serpenti: non solo ai napoletani piacciono “tarallucci e vvino”). In primo luogo i dirigenti del Movimento 5 Stelle dimenticano che nei loro programmi vi era una parte dedicata alla Scuola che si intitolava “7 Soluzioni per la Scuola”. Tra i 7 punti spiccava al punto 3 “Più finanziamenti alle scuole” e non mancava il riferimento al primo punto ad un “Piano edilizio per scuole sicure”. Al punto 4 si evidenziava un “No alle classi pollaio” ed al punto 6 “Stop a finanziamenti a scuole paritarie e diplomifici”.
Vinte le elezioni, anche se, parafrasando il buon Bersani, “non avendo vinto le elezioni”, nello scendere a patti con la Lega si produceva un “Contratto di Governo” nel quale, per ritrovare la parola “Scuola” occorre raggiungere il punto 27 e per quanto concerne l’Università e la Ricerca il punto 29, cioè l’ultimo.

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2018/05/18/news/contratto-di-governo-lega-m5s-ecco-il-testo-definitivo-1.322214

Non mi soffermo per ora sulla qualità delle affermazioni di principio che solitamente sono paccottiglia indigesta ad uso e consumo dei creduloni che di questi tempi con il livello culturale ormai diffusamente ai minimi termini sono sempre più numerosi; rilevo che in quel “Contratto” ben poco contasse sia la Scuola sia la Cultura, che vanno a braccetto nel delineare la qualità della vita civile di ogni Paese.
Con una certa evidenza tuttavia al calar del Governo giallo verde il sottosegretario e poi viceministro alla Pubblica Istruzione etc etc nominato poi Ministro ha inteso tener conto giustamente dei temi programmatici del Movimento 5 Stelle di cui prima accennavo, puntando in modo forte sulle sue esperienze dirette e non sottomettendole prioritariamente, come tanti altri hanno fatto prima di lui, agli interessi delle lobbies.
Indubbiamente molti degli aspetti espressi in quei “7 punti” chiamati “Soluzioni” si avvicinano pur se in maniera sintetica a proposte ben più articolate e precise espresse da ben più lungo tempo dalla Sinistra, soprattutto quella extraPD. Si è detto in molte occasioni che il M5S avesse attratto voti da quella parte di elettorato e ciò viene confermato dai sondaggi attuali che vedono calare il sostegno al M5S, anche se molti di quei voti non riescono più (per ora, si spera, solo per ora) a trovare un nuovo luogo sicuro dove approdare.
Il Ministro (oramai ex), mi ripeto, ha fatto bene a dare un segnale forte rispetto ad un tema che rappresenta, non solo per me, l’asse portante di una Politica coraggiosa che voglia invertire la rotta che si dirige verso la barbarie ed il baratro civile. E non condivido le critiche né del M5S né del Partito Democratico; non solo sono ingenerose ma rivelano la scarsissima sensibilità verso quei temi e la incapacità ad avviare una ristrutturazione dell’impianto scolastico che tenga conto del livello infimo culturale nel quale il nostro Paese giace ed i rischi conseguenti connessi a questo degrado.
Ho tra l’altro letto stamattina (28 dicembre 2019) il commento di una collega di Partito del Ministro, una certa Fabiana Dadone, della quale, mi si perdoni, ignoravo l’esistenza. Anche se, a quanto sembra, sia a capo del Ministero della Pubblica Amministrazione. Ella accusa Fioramonti “Trovo stucchevole che chi professi coraggio agli elettori poi scappi dalle responsabilità politiche”.

Indubbiamente è facile agire sotterraneamente vivacchiando ed attendendo soltanto che “altri” risolvano i problemi, semmai continuando a sopravvivere con quel poco di coerenza che rimane ma rimanendo tristemente succubi dei poteri estranei alla Democrazia.

Joshua Madalon

Nelle ultime ore il Ministero della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca è stato suddiviso tra la prima parte, affidata alla onorevole Lucia Azzolina e la seconda (Università e Ricerca) al Rettore dell’Università “Federico II” di Napoli, Gaetano Manfredi. Non posso far altro che augurar loro un “buon lavoro” sperando che non dimentichino di praticare la virtù ormai rara della “coerenza” tra ciò che si afferma e quel che si fa. (J.M.)

Una combo che mostra Lucia Azzolina (D), dirigente scolastico, e attualmente sottosegretario alla Scuola in quota M5S, e Gaetano Manfredi, rettore dell'Università Federico II di Napoli, 28 dicembre 2019.  ANSA - ARCHIVIO
Una combo che mostra Lucia Azzolina (D), dirigente scolastico, e attualmente sottosegretario alla Scuola in quota M5S, e Gaetano Manfredi, rettore dell’Università Federico II di Napoli, 28 dicembre 2019. ANSA – ARCHIVIO

Le dimissioni del Ministro della Pubblica Istruzione sono una buona notizia

Le dimissioni del Ministro della Pubblica Istruzione sono una buona notizia

Finalmente un “politico”, un intellettuale prestato alla Politica, dà seguito ad affermazioni “politiche” in modo coerente. Leggendo il suo curriculum comprendo perfettamente il senso del suo gesto e lo condivido. Discutiamo sul valore della coerenza, apprezzandola come elemento positivo, ma poi siamo troppo spesso indulgenti con quanti la sottomettono al proprio interesse – semmai contrabbandandolo come “universale”.
La scuola, con il suo complesso di categorie (allievi, docenti, non docenti, famiglie), è stata da sempre un punto di riferimento di tutti coloro che si occupano di Politica, anche se con nonchalance ipocrita ciascuno afferma che “nella e sulla scuola non si fa Politica”. Ed invece molte delle azioni amministrative collegate al mondo della Scuola sono contornate da “passerelle” con invito alla Stampa ed ai mezzi di informazione più vari e diversi.
La Scuola, negli ultimi decenni (dagli anni Settanta in poi), ha vissuto un lento inesorabile declino complessivo; in modo particolare la Scuola superiore di secondo grado ha smarrito la bussola dei suoi obiettivi. Forse proprio le “politiche” confuse, raffazzonate, azzeccagarbugliate dei legislatori, che hanno prodotto una classe docente incapace di fornire agli allievi il metodo per districarsi all’interno delle problematiche, fermandosi al nozionismo puro e spinto, hanno portato al disastro “culturale e morale” il nostro Paese. E soprattutto in relazione alle altre realtà europee con le quali necessita un confronto immediato i nostri allievi, in generale (non mancano di certo le eccellenze, collegate però in modo più esplicito al caratteristico “genio italico”), sanno ma “non sanno fare”.
Il Paese aveva bisogno (ha bisogno) di una scossa virtuosa, di un incoraggiamento, di una iniezione di fiducia: e questi aspetti devono essere ricostruiti attraverso il Sapere e la Conoscenza, attraverso un rispetto per la Legalità nel senso più ampio del termine, con un progetto di largo respiro, che in questo momento sembra molto lontano anni luce dall’essere avviato, se non soltanto “preso in considerazione”. Sono inadeguati questi governi: lo era quello giallo-verde, lo è ancor di più anche se per motivi molto diversi questo giallo-rosso (dove il “rosso” è incolore). Ma entrambi, così come quelli precedenti hanno solo sfruttato, strumentalizzato con i loro “annunci” (patetici quelli renziani – andateveli a rileggere) il mondo della Scuola e lo hanno fatto senza ritegno.
Vi ricordate quando annunciava che avrebbe visitato ogni mercoledì una scuola? Ecco cosa diceva l’inossidabile faccia da schiaffi http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/02/25/news/matteo-renzi-e-la-scuola-che-cade-a-pezzi-1.154912 .

“Da Presidente del Consiglio io entrerò nelle scuole, una volta ottenuta – se così sarà – la fiducia del Senato e della Camera. Mercoledì mattina, come faccio tutte le settimane, mi recherò in una scuola; la prima sarà un istituto di Treviso mentre la settimana prossima andrò in una scuola del Sud”. Quelle che avete appena letto sono le parole del premier Matteo Renzi nell’aula del Senato pronunciate in occasione della richiesta della fiducia il 24 febbraio scorso.”

Era il febbraio del 2014.
Noi non possiamo – oggi – di fronte alle dimissioni del Ministro Fioramonti non riflettere su quel che si deve fare. Nessuno è fuori dalle responsabilità; lo dico a me stesso e lo dico anche a quei compagni della Sinistra che continuano a ragionare all’interno di schematismi ormai obsoleti ed inapplicabili; così come chiedo a quella parte di Sinistra democratica e cattolica di essere capaci di distinguere l’interesse di tutti dall’interesse di una parte, anche se non residuale.

Concludo con un brano da questo articolo del “Sole24ore” del 20 gennaio 2019 scritto da Corrado Griffa, manager bancario ed industriale (CFO, CEO), consulente aziendale in Italia e all’estero, giornalista pubblicista

https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2019/01/20/scuola-italiana-declino-societa/
La scuola è malata; la sua malattia pervade la società e proviene allo stesso tempo dalla società stessa; senza una adeguata scuola un paese è destinato prima al declino, poi al disastro: l’istruzione è la linfa vitale di una nazione.

Tratterò questi temi in altro post, nei prossimi giorni.

7soluzioniscuola

Joshua Madalon