Archivi categoria: Antropologia

TRAME DI QUARTIERE A PRATO SAN PAOLO E MACROLOTTO ZERO

Alle amiche ed agli amici del mio BLOG rivolgo l’invito ad iscriversi ai corsi proposti dal Progetto “Trame di quartiere – Racconti dei luoghi e degli abitanti di San Paolo e del Macrolotto 0” dell’IRIS Toscana e curato da Massimo Bressan con il supporto di Sara Iacopini e Massimo Tofanelli.

10882359_1540847619487286_3905320540154625678_n

In questo Progetto viene coinvolto il territorio di San Paolo sul quale operiamo noi del Circolo ARCI San Paolo di via Cilea dove si svolgeranno i Corsi qui sotto pubblicizzati. Il Progetto vedrà altri luoghi coinvolti a partire dalle strade, dalle piazze, dai giardini, dai condomini, dalle case e dalle persone che vi abitano.
UTILIZZO ALCUNI DEI MATERIALI E DEI COMMENTI CHE SONO STATI POSTATI SU FACEBOOK DAI CURATORI DEL PROGETTO
https://www.facebook.com/pages/Tramediquartiere/1539611732944208?fref=ts

buon-anno-35791409

Buon inizio 2015 a tutti/e!!!
E non poteva essere un inizio migliore con 3 workshop gratuiti (due di fotografia e il terzo sul tema del verde urbano, giardini e spazio pubblico) @Circolo ricreativo San Paolo!
Partecipate numerosi ma non dimenticate di prenotarvi perché i posti sono limitati!
Sappiamo che il sito web non è ancora attivo (lo sarà a breve, non disperate!); se volete prenotarvi o avere ulteriori informazioni sui workshop scrivete qui o all’indirizzo territorio@irisricerche.it
Spread the word!!

Vi aggiungo una scheda su Enrico Bianda così come riportata su Facebook in Tramediquartiere

Enrico Bianda (1971), giornalista della Radio Televisione Svizzera (Rete Due RSI), ha lavorato come inviato in tutta Europa orientale. Dal 2001 al 2014 ha insegnato giornalismo all’Università di Firenze presso la Facoltà di Scienza Politiche. Da qualche anno ha affiancato all’attività di giornalista radiofonico quella di fotografo, esponendo nel dicembre 2013 alla ZonaB di Firenze, in occasione della presentazione di un e-book fotografico intitolato In movimento.
Nel 2013 ha pubblicato insieme a Carlo Sorrentino Studiare giornalismo (Carocci, Roma).
Si è occupato di evoluzione delle pratiche giornalistiche sia come ricercatore che come autore di alcune pubblicazioni (Attraverso la rete. Dal giornalismo monomediale alla convergenza crossmedale, Rai/ERI, 2010).
“Durante un reportage dedicato all’Estonia che stava per entrare in Europa, scelsi di visitare il quartiere della minoranza russa della città. Apolidi per decisione dello Stato estone, i russi del quartiere di Lasmanaï vivevano proiettati nel passato sovietico. Quella mattina la temperatura era precipitata di parecchi gradi sotto lo zero, bruciandomi le batterie della macchina fotografica”.
– Enrico Bianda da http://www.stanza251.com/2014/10/lasmanai-tallin-2.html

A seguire il Progetto prevede altri workshop

1558438_1542401262665255_7040376047609891840_n

reloaded da POLITICS BLOG 1° MAGGIO 2014 – Intrecci saldi: San Paolo e il Macrolotto 0 al centro di una importante ricerca internazionale

Bressan 2
Intrecci saldi: San Paolo e il Macrolotto 0 al centro di una importante ricerca internazionale

di Massimo Bressan

Un quartiere che è attraversato con forza da molti dei fenomeni che caratterizzano il recente cambiamento economico e sociale di un sistema sempre più globalizzato. La ricerca evidenzia come un quartiere relativamente giovane sia in realtà connesso con molti luoghi da reti di relazioni economiche e sociali e come sia necessario che i residenti acquisiscano una maggiore consapevolezza della centralità del proprio territorio nei processi di globalizzazione.

Nei primi mesi del 2012 un progetto di ricerca elaborato da due antropologi – Elizabeth Krause, del Dipartimento di Antropologia dell’Università del Massachusetts, e da Massimo Bressan, dell’Istituto di ricerca IRIS di Prato – viene approvato e finanziato da due importanti fondazioni americane, la National Science Foundation (l’agenzia federale creata dal Parlamento degli USA nel 1950 allo scopo di promuovere la ricerca scientifica) e la Wenner Gren Foundation (una fondazione privata americana che promuove lo sviluppo della ricerca antropologica). Il titolo del progetto è: “Intrecci saldi: reti familiari in un distretto industriale globalizzato”. La ricerca si svolge a Prato a partire dall’estate del 2012 e si caratterizza per essere centrata intorno agli snodi dell’incontro tra migranti e residenti, famiglie e istituzioni locali, imprenditori e lavoratori. Ognuno di questi snodi si caratterizza per essere attraversato da flussi (di significato come di valore) che coinvolgono movimenti tra luoghi diversi e lontani.

Molti incontri tra noi ricercatori e i nostri informatori – incontri che si realizzano attraverso interviste o comunque interazioni più o meno formali – hanno avuto luogo presso gli uffici del Servizio “Immigrazione e Cittadinanza” del Comune di Prato – grazie alla collaborazione della dott.ssa Valentina Sardi -, e presso l’Unità Funzionale ‘Salute mentale infanzia e adolescenza’ della USL 4 di Prato – grazie alla collaborazione del dott. Marco Armellini. Oltre agli snodi istituzionali il lavoro sul campo si è svolto in alcuni luoghi particolarmente significativi della città di Prato: in modo particolare nell’area del cosiddetto Macrolotto 0 (il quartiere di San Paolo e tutta l’area che da Via Donizetti arriva fino a Porta Pistoiese, dal tracciato della ferrovia che porta verso la costa fino ai residui rurali che si spingono verso Via Galcianese), negli altri quartieri centrali e nelle aree industriali poste a sud della città (i Macrolotti 1 e 2).

La prospettiva transnazionale con cui si osservano i processi migratori è uno dei presupposti della ricerca; questa prospettiva si applica tanto alle intense relazioni economiche che caratterizzano il sistema produttivo pratese, quanto alla fitta rete di relazioni sociali che si svolgono all’interno e tra i poli della migrazione cinese. In tal modo si introducono nella lettura delle trasformazioni della città, dei suoi quartieri, e della società locale, connessioni, movimenti e comportamenti altrimenti relegati nell’opacità della retorica e delle pratiche politiche della separazione e segregazione. Una retorica che ha insistito con forza sulla separazione tra i gruppi cinese e italiano, tanto sul piano economico che su quello sociale, ma che ha solo oscurato le innumerevoli e sostanziali occasioni di contatto, scambio, cooperazione e intreccio che legano i gruppi che vivono e lavorano nel territorio pratese.

La nostra ricerca tende a evidenziare la centralità delle famiglie dei migranti cinesi nella dinamica della globalizzazione e a mostrare come le risorse attivate dai meccanismi della reciprocità siano importanti nel sostenere la competitività e la flessibilità del sistema produttivo locale del “pronto moda”. Questa lettura di un fenomeno economico non è molto distante dal modo in cui nel passato si è descritto ed interpretato il distretto industriale (vedi l’opera di Giacomo Becattini). Anche in quel caso la famiglia era considerata un tratto fondamentale per comprendere i meccanismi di riproduzione del distretto industriale – e in particolare come fosse possibile garantire la flessibilità del lavoro e della produzione in un contesto di forte competizione.

Alcuni ambiti e situazioni della vita urbana che abbiamo osservato a lungo sono: le pratiche di gestione della prole adottate dalle famiglie di lavoratori migranti – che prevede spesso il movimento dei bambini tra i poli della migrazione familiare; le politiche restrittive adottate dalle amministrazioni locali sull’utilizzo dello spazio pubblico nei quartieri di insediamento dei migranti – strutturalmente spesso poco dotati di marciapiedi, piazze, giardini, ecc.; le modalità di relazione tra imprese, lavoratori e residenti italiani e cinesi nei mercati intermedi del ‘pronto moda’; le interazioni che hanno luogo nei servizi pubblici locali, come gli uffici comunali, gli ospedali, le scuole.

Questa strategia ci consente di concentrare l’attenzione sulla dimensione del potere che compenetra i conflitti tra economie locali, pratiche sociali e orientamenti morali dominanti e subordinati; spesso, ad es., quando il discorso pubblico si occupa degli immigrati, il riferimento è ai lavoratori stranieri, ma non sempre si ricorda come all’origine di questi flussi vi sia il bisogno di manodopera poco qualificata che si impiega in lavori faticosi e/o con orari pesanti. L’immigrazione comporta l’allontanamento dal proprio nucleo familiare che, in molti casi, costituisce la conseguenza più difficile da sostenere per i migranti. Le esperienze che descriviamo fanno emergere, come osserva Paul Ricoeur, «il contrasto stridente tra la mobilità del lavoro su scala mondiale e la chiusura dello spazio pubblico della cittadinanza» (P. Ricoeur, Ermeneutica delle migrazioni, 2013).

Ciò che non traspare a sufficienza nel dibattito pubblico (ed in particolare nella retorica politica) ma che emerge in modo lampante nelle interviste con i migranti cinesi, così come con gli imprenditori italiani e gli operatori dei servizi pubblici, è la distanza sempre più ampia tra i processi di regolazione della cittadinanza (democrazia) e del lavoro e la scala locale, di quartiere o di città, dove si svolge gran parte della vita dei residenti (italiani e stranieri). In sostanza il pervadere della dimensione globale del capitalismo alimenta il movimento e la distanza tra i luoghi in cui il potere esercita le proprie decisioni ed i luoghi della vita delle persone, famiglie, comunità. Apatia, rassegnazione, incapacità di concepire il conflitto o la partecipazione nei luoghi della cittadinanza, sono atteggiamenti che traspaiono dalle interviste o dai discorsi che abbiamo realizzato. Resta il fatto che le condizioni poste dal capitalismo alla competizione delle imprese, in particolare per i mercati dei prodotti del tessile-abbigliamento, richiede quasi necessariamente che la produttività del lavoro sia alimentata, ad es., dalle reti e dalle risorse familiari, oltre che dal sacrificio personale e dagli intensi orari di lavoro. Molti distretti industriali italiani hanno seguito questa deriva anche attraverso il lavoro degli immigrati; altre strategie sono state quelle di uscita dal sistema di produzione manifatturiero attraverso lo spostamento verso altre attività economiche nel terziario, oppure la rendita immobiliare che deriva dalla trasformazione delle vecchie fabbriche in condomini o centri commerciali – gli esempi pratesi sono numerosi ed in particolare nell’area di Via Pistoiese e di San Paolo. Questi fenomeni sono una conseguenza delle mutate condizioni della competizione internazionale e il loro impatto non riguarda solo le imprese, ma in modo rilevante anche le famiglie (italiane e straniere) e gli stessi processi di costruzione di comunità locali (nei quartieri e nelle città).

Per approfondimenti sulla ricerca:

http://www.anthropology-news.org/index.php/2013/01/10/my-trouble-with-the-anti-essentialist-struggle/Betsy

http://blogs.umass.edu/ekrause/Iris

http://www.irisricerche.it/Bressan

http://www.farsiunidea.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=15023

JOSHUA MADALON – Cari amici questo blog è anche vostro BUON ANNO

buon-anno-35791409

Cielo stellato

QUESTO BLOG APPARTIENE A GIUSEPPE MADDALUNO ED OGNI SCRITTO E’ DI SUO PUGNO (E LA RESPONSABILITA’ DI QUANTO SCRIVE E PUBBLICA E’ SUA) A MENO CHE NON VI SIA CHIARAMENTE SCRITTO IL COGNOME ED IL NOME DEL PROVVISORIO COLLABORATORE O LA FONTE DA CUI LO SCRITTO DERIVI

 

Cara amica e caro amico questo BLOG può essere anche “tuo”! Si occuperà di CULTURA in tutte le sue declinazioni: CULTURA scientifica, CULTURA ambientale, CULTURA economica, CULTURA sociale, CULTURA ambientale, CULTURA letteraria, CULTURA storica, teatrale, cinematografica… CULTURA in ogni senso. L’Italia, il nostro Paese ha vissuto e sta vivendo una profonda crisi per mancanza di CULTURA, per l’incapacità e la rapacità di una classe dirigente politica ed imprenditoriale che ha generato i populismi di Berlusconi, Grillo e Renzi che sono stati e sono i profondi persuasori di un popolo che non riesce più a decifrare i processi storici e politici per una profonda mancanza di riferimenti culturali.E’ chiaro che non posso nascondere la profonda delusione che provo nel conoscere la caratteristica di una parte dei “riciclati” e degli “imbucati” nelle diverse “squadre” che sostengono a livelli diversissimi il nuovo leader del Partito Democratico. Ed è anche per questo che non mi ci riconosco più! Punto

Questo Blog è dunque uno dei tentativi di fare “resistenza” a questo appiattimento generalizzato che si va diffondendo all’interno di una mutazione antropologica peggiore di quella di cui parlava Pasolini. Passi indietro in un baratro di ignoranza.

 

 

 

PICT0148PICT0171GiuseppeMaddaluno-150x150

SMANTELLIAMO IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE in nome e per conto dell’Austerity – PRATO DUE ESEMPI LOCALI

PICT0018

SMANTELLIAMO IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE in nome e per conto dell’Austerity
– PRATO DUE ESEMPI LOCALI –

Capita, e sì che capita, che in una certa parte della nostra vita si abbia più bisogno di cure, analisi, medicine e via dicendo, si abbia maggior bisogno della Sanità. E di certo ne hanno ancor più bisogno coloro che non sono vissuti negli agi e nella ricchezza; coloro che hanno tribolato, arrancato nelle loro attività lavorative e si trovano nella parte discendente della loro vita, semmai rinunciando ai costosi mezzi di trasporto personali, con difficoltà progressive nella deambulazione. La società anziana e sempre più povera con la crisi crescente subirà nuovi attacchi alla qualità della sua vita con altri interventi che si assommano a quelli già in atto. Per quel che riguarda la Toscana e Prato utilizzo due esempi concreti sui quali intenderei avere anche sostegni e risposte.
Il primo riguarda ciò che è già in atto e che appare un vero e proprio attacco al Servizio Sanitario Nazionale; non so se quel che accade qui in Toscana avvenga anche altrove, ma capita che per tantissime persone, sia per la mancanza di servizi adeguati sulla diagnostica (soprattutto radiografie, TAC e Risonanza Magnetica) sia per i costi, risulti maggiormente conveniente servirsi di strutture private. In questo modo si profila il depauperamento del SSN ed il conseguente arricchimento dei “privati”.
Il secondo esempio ha caratteristiche locali. A Prato, a breve, il Distretto Sanitario Prato Ovest in via Clementi – San Paolo chiuderà i battenti. Qualcuno potrebbe dire che da pochi mesi a due passi c’è il “nuovo” Ospedale, ma già si sentirebbero opporre la certezza che quella struttura, per ampiezza (si fa per dire; è più piccolo di gran lunga rispetto al “vecchio”) e per competenze esplicate non ha alcuna possibilità di supplire alla operatività del Distretto di via Clementi. Qualcun altro potrebbe dire che gli ambienti di via Clementi sono angusti ed inadatti ad ospitare tali funzioni; bene! se i politici e gli amministratori si fossero guardati meglio intorno si sarebbero accorti che vi sono decine, forse centinaia di capannoni inutilizzati proprio in quell’area e che, dunque, prima di decidere lo smantellamento dei servizi, si attivassero sullo stesso territorio di San Paolo a trovare soluzioni utili per la collettività.
Il territorio di San Paolo e zone limitrofe è abitato densamente da una popolazione anziana e la chiusura del Servizio Sanitario di via Clementi apporterà un ulteriore arretramento della loro “qualità della vita”.
Il Circolo ARCI San Paolo di via Cilea si fa promotore di una raccolta firme a sostegno del “provvisorio” mantenimento dei servizi sanitari di via Clementi in attesa che venga reperito uno spazio più ampio e dignitoso dove espletarlo in futuro.

cena-dei-poveri

reloaded TERRE(E)MOTI DEL CUORE – IL RACCONTO DEL RICORDO (SUL BRADISISMO FLEGREO DEL 1970 E 1983)

Rionew Terra

QUESTO ARTICOLO E’ STATO PUBBLICATO DA ME LO SCORSO 9 GIUGNO 2014 SU POLITICSBLOG.IT

I legami con Pozzuoli sono stati, in questi ultimi quaranta anni, essenzialmente episodici. Fondamentalmente ho lavorato con intensità passionale, e ne porto addosso profonde ferite, sul territorio toscano dopo una parentesi veneta che pure ha dato i suoi frutti. Fra questi legami, al di là degli affetti familiari, pongo in posizione prevalente quello con Oscar Poerio che, negli anni Novanta, da Assessore alle politiche Sociali del Comune di Pozzuoli (credo rivestisse anche incarico di vice Sindaco) venne a “studiare” alcuni interventi dell’Amministrazione comunale pratese (allora era, a Prato, Assessore Alessandro Venturi) in materia di edilizia scolastica “primaria”. Oscar notò come da noi in Toscana le scuole fossero state pensate e costruite con delle grandi vetrate che lasciavano intravvedere dall’esterno le attività che si svolgevano all’interno di esse.
Non è un caso, dunque, che con Oscar si sia poi mantenuto un rapporto positivo anche se non continuativo ed intenso, e non è un caso che, ritornando di recente più spesso in terra flegrea, è con lui, forse più di altri, che io abbia attivato un legame profondo dal punto di vista culturale. Oscar mi parla dell’Archivio Vescovile e di Città Meridiana; mi parla di un Festival delle Idee Politiche (FIP è l’acronimo identificativo) che, insieme ad alcune amiche ed amici, sta organizzando ed io, che di Pane e Politica oltre che di Cultura ho vissuto finora soprattutto idealmente, accendo su questi temi il mio interesse. Mi piace peraltro questo accostamento a prima vista quasi irriverente fra il sacro dell’ideologia (le Idee politiche) ed il profano del nazional-popolare (Festival). Ed il mio interesse ha radici profonde nell’elaborazione di un Progetto di Sinistra che, partendo dall’esistente, lo superi con una rigenerazione post ideologica che si basi sullo sperimentalismo democratico e sulla mobilitazione cognitiva di cui parla negli ultimi tempi Fabrizio Barca. In effetti mi interessa moltissimo ( I care ) l’idea ma, per una serie di concomitanze, non riuscirò a partecipare. Non rinuncio tuttavia a mandare, via posta elettronica, uno dei progetti su cui sto lavorando. Oscar mi parla anche di un’iniziativa svolta lo scorso anno da Città Meridiana. Conosce la mia passione per il Cinema e per la “documentazione antropologica” e mi accenna ad un filmato, “Sud come Nord” (1957) di Nelo Risi presentato sempre lo scorso anno dalla sua Associazione nel corso di una delle iniziative. Gli dico che non lo conosco, anche se poi, da frequentatore di youtube, ricordo di averlo visto nel mentre ricercavo filmati su Pozzuoli e sull’Olivetti. E poi fa riferimento ad una pubblicazione di cui, dice, mi farà dono.
Si tratta di un “percorso nella memoria individuale e necessariamente collettiva riferito agli anni del “bradisismo” (il 1970 ed il 1983). Gli dico di avere già visto di recente alcuni video di “Lux in fabula”, un’associazione molto attiva nel recupero di riprese private e pubbliche audiovisive sul passato flegreo. Riparto per Prato sapendo di ritornare a breve. Ed è così che in questa fine di maggio, dopo l’esaltante vittoria del Centropd, ritornato a Pozzuoli, Oscar e Regina sua moglie, approfittando di una delle mie iniziative, sono venuti a trovarmi. E’ venuto lui; io non sono ancora riuscito ad andare da lui, in Archivio, come più volte ho promesso di fare. E mi ha portato il libro. Il titolo mi colpisce TERREEMOTI DEL CUORE Il racconto del ricordo. CINQUE PAROLE CHIAVE cinque tag fondanti. E dentro nella prima pagina di copertina anche una dedica “significante” che recupera alcuni lemmi e spinge me ad inoltrarmi fra le altre pagine. Ritrovare “fatti, persone e moti del cuore” perché risveglino in me “ricordi mai cancellati”: è questo l’auspicio di Oscar. Con affanno e voracità scorro rapidamente il libro con gli occhi e col cuore innanzitutto alla ricerca di nomi e volti noti collegati ad esperienze comuni, tutte amiche ed amici della “bella gioventù”.
Il bradisismo, quello del 1970, sconvolse i nostri destini con una diaspora tentacolare: era, quello, un tempo difficilmente spiegabile a chi soprattutto è nato e vissuto dopo quegli anni. Come si fa a raccontare ai nostri giovani cybernauti e sacerdoti di Android che, per nessun motivo al mondo avremmo avuto modo allora di relazionarci costantemente – come riusciamo a fare adesso – con le amiche e gli amici con cui fin a qualche giorno od ora prima avevamo vissuto gomito a gomito. Anche le diverse lontananze incisero creando storie nuove, nuove amicizie, nuove solitudini e qualche volta nuovi amori. L’evento di bradisismo del 1983 mi ha visto già cittadino di altra Regione, dal 1975 ero andato via da Pozzuoli, dove nel 1972 avevamo festeggiato i 2500 anni dalla sua fondazione, e nel 1983 ho vissuto le “storie”, di cui ho letto nel libro, anche dai racconti dei “miei”, che erano ritornati a Mondragone ma non nella casa dove ero stato con loro nel 1970, quando avevamo abbandonato la nostra abitazione di via Girone soltanto per prudenza.
Ma non voglio aggiungere un capitolo al libro che ho trovato estremamente vario e ricco e mi ha consentito davvero di ritrovare in un solo unico contesto quelle sensazioni comuni ma diverse che ciascuno dei protagonisti lì dentro presenti ha vissuto; di ritrovare nomi e volti a volte provvisoriamente dimenticati ma che – ora – vorresti incontrare nuovamente per intrecciare percorsi fertili comuni. Tanti nomi; non posso sceglierne solo alcuni; farei torti incomprensibili, ingenerosi ed ingiusti. Ho una matrice culturale di tipo “antropologico” che mi spinge ad indagare sulle “storie” umane e questa raccolta di “storie” mi ha coinvolto appassionatamente. Non amo da qualche tempo l’approccio meramente politico; lo trovo sempre più arido e colmo di ipocrisie. Ad ogni buon conto concluderei questo “racconto” sotto forma di “commento” (o commento sotto forma di racconto, fate voi!): nel 1972 pubblicai, a mie spese, un lungo racconto accanto ad uno breve, bellissimo ed intenso, del mio amico Raffaele Adinolfi. Era, quello mio, un racconto anomalo fatto di un pretesto di partenza (un breve viaggio a Ponza) ma con una lunghissima serie di rimandi “logici” (per me lo erano di certo, per gli altri ho qualche dubbio lo fossero). In una di queste pagine c’è la mia “memoria” di quel distacco del 1970.

J.M.
Immagine mia

DEMOCRAZIA E COERENZA vanno a braccetto (per qualcuno sì e per altri no)

Nella nostra società tanti sono in profonda sofferenza, in particolare le giovani generazioni che non trovano, avendone conquistato i diritti con il loro impegno nello studio, la giusta collocazione nel mondo del lavoro e sono costretti anche a rinunciare a costruire un futuro creando i presupposti per un disastro “sociale” di immani ed inedite proporzioni; non vedono affermati vecchi e nuovi diritti e sono condizionati da un mercato del lavoro selvaggio. Ed anche la Politica nel suo complesso non riesce a star dietro alla domanda di “giustizia” che si leva. Questa realtà la osserviamo e cerchiamo di analizzarla con pazienza ma i tempi sono frenetici e non ci consentono grandi pause di riflessione. A tutto questo si può rispondere con nervosismi ed isterie; c’è chi risponde con un “NO” fermo nei confronti di chi si è arrogato poco democraticamente alcune scelte ammantandole, indorandole, imbiancandole di una “patina” di Democrazia e c’è chi, per conve-coerenza, nella speranza di tempi migliori ha voluto impegnarsi nella campagna politica. I fatti sono chiari e non si accettano lezioni “postume” di Democrazia da parte di coloro che hanno scelto di subire le umiliazioni piegando il capo ed andando avanti perché a qualcuno questo faceva comodo ed a qualcun altro avrebbe potuto fare “poi” comodo. Se poi si vogliono esaminare i fatti concreti, è stata attuata una “dissociazione” davvero originale nel corso di questi mesi e si continua su questa strada, dal momento in cui si scopre la pratica della Democrazia come prassi necessaria si difende un Partito verso il quale si è lanciato strali e semmai si continua a tenere i piedi in diverse staffe nel rispetto del trasformismo ad uso personale non di certo emule di Leopoldo Fregoli o Arturo Brachetti. Non si accettano, anche se è un controsenso-paradosso (ed il rispetto delle idee deve essere mantenuto altissimo), lezioni di Democrazia se questa poi non viene rispettata e praticata.

NON SONO UN GRAFOMANE – ma un’anima inquieta, sì!

– piuttosto che scrivere sui muri….

FOTO per BlogNon sono un grafomane! Osservo le diverse realtà, le riscontro, le analizzo, e poi ne scrivo. Rispondo ad un amico di cui ho stima; sospetto che vi sia una certa ironia, una forma di complimenti che rischia per passare per critica. Ma è perché sono benevolo con me stesso e tento di dare una spiegazione a questo mio modo di comunicare. D’altronde i “tempi” sono davvero bui e la ricerca di “luce” è ancora più forte. Il BLOG è una delle modalità per esprimere questa mia condizione umana nell’attraversamento della “nottata”.

DI NUOVO GIOIE E DOLORI

rione terra1pozzuoliVicienzo a mmare
GiuseppeMaddaluno-150x150

DI NUOVO GIOIE E DOLORI
Ritornare nei Campi Flegrei, che sono la mia terra, è fonte di grande piacere e riproposizione di immensi dolori. Il piacere di percorrere una terra piena di Storia, di Cultura, di Arte e di Amore; il dolore per dovermi rassegnare dopo quaranta anni di assenza a verificare che nulla è cambiato e che, pur operando un calcolo di costi e ricavi, i risultati tendono al negativo. . Non vorrei sentirmi accusato di aver abbandonato queste terre rinunciando a cambiarne in senso positivo il corso della sua civiltà; non ho una statura così elevata da essere titolato a realizzare tali “miracoli” ed in risposta a questi rilievi, che a volte ho avvertito – in senso generale – espressi con profonda ipocrisia e, forse, malafede, vorrei alzare il tiro avanzando una proposta molto alta ed importante: perché non provare a portare a valore, come rendita a cui attingere proposte ed idee, proprio le esperienze formative di tipo professionale ed amministrativo che i tanti figli (donne ed uomini) di questa terra hanno accumulato negli anni lontano da essa. Come e cosa fare non spetta di certo a me dirlo; anche perché non è più il tempo di operare da soli, non c’è più spazio per posizioni leaderistiche, autopromozionali ed autoreferenti. Occorre lavorare in equipe: lo dico anche ai miei amici che si arrendono troppe volte ad essere isolati mentre occorre rispondere con generosità ed apertura inclusiva anche a coloro che ti snobbano, spesso per paura o per avvertenza dei propri limiti.
Ma, come ho detto nel post dell’altro ieri, non intendo soffermarmi soltanto sugli aspetti negativi ed, avendo conosciuto una vivacità culturale straordinaria della quale sono protagoniste soprattutto le forze giovani, ne ho già parlato in altri post (“La prima cosa bella” innanzitutto!) e continuerò a parlarne. Ma avviamoci sui crinali degli elementi negativi, che non possono essere taciuti. Accennavo a posizioni prevalenti di alcuni Gruppi che si occupano di Cultura e che non si aprono alle contaminazioni positive; spesso si assiste a reciproche esclusioni per cui molti sforzi che potrebbero fornire risultati eccellenti finiscono per navigare nella mediocrità o nella stretta sufficienza. E questo è un difetto grandissimo soprattutto in tempi di “vacche magre” come i nostri. E, poi, vi sono innumerevoli incertezze in relazione agli spazi da riservare alla Cultura; c’è uno “spreco” di risorse e di tempo sia per le vicende del complesso “Toledo” (alcuni spazi interni al Palazzo sede della Bibilioteca, come quelli “aperti” adiacenti alla proprietà Falanga (?!?) sono ricettacolo di erbacce frammiste a reperti archeologici abbandonati dentro cassette di plastica accumulate l’una sopra l’altra; la Torre che era stata restaurata ed era pronta ad un uso incerto risulta essere abbandonata dopo il passaggio di vandali); c’è uno spreco di risorse ed un’incertezza sull’utilizzo futuro nella parte già restaurata del Rione Terra, a partire dal Palazzo De Fraja Frangipane; c’è un altro spreco di spazi rappresentato dal Mostro di cemento ex Vicienzo ‘a mmare sul cui futuro si addensano nubi minacciose (perché non riproporne un restauro che riporti la struttura nella forma che aveva negli anni Sessanta così come si vede dalla fotografia allegata?). E, poi, un nuovo aspetto negativo che si insedia su una positività è rappresentato dall’incuria, dovuta ad una scarsa manutenzione, in cui versa il bellissimo Lungomare Yalta. Altro elemento negativo molto importante che è da addebitare a responsabilità vicine e lontane da parte della Politica locale è la non utilizzazione delle risorse naturali geotermiche di cui la Natura ha fatto dono a queste nostre terre: gli stabilimenti termali che fino agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso risiedevano a Pozzuoli sono progressivamente scomparsi e l’ultimo, a parte le Stufe di Nerone che sono a Lucrino e che godono di buona salute, vive a stento (le Terme Puteolane in Corso Umberto I che sono state pochi giorni fa funestate da un crollo). Eppure la Storia ricorda che Pietro da Eboli, uno dei grandi collaboratori di Federico II di Svevia, il grande Imperatore laico, aveva scritto “De balneis puteolanis” un vero e proprio trattato sugli effetti benefici della geotermia. Non sarà un caso che l’ unica struttura funzionante (a parte le Stufe di Nerone di cui parlerò in altro post) in tal senso è condotta da “privati” cui deve essere data grande riconoscenza: si tratta del complesso “La Solfatara”. Ecco, questo può essere un elemento positivo da prendere in considerazione: si tratta di un luogo molto frequentato da turisti provenienti da ogni parte del mondo. Eh sì, i turisti! Ci vuole un bel coraggio ad avventurarsi fra difficoltà infrastrutturali e fregature varie; qui l’Amministrazione comunale ha delle grandi responsabilità: perché, ad esempio, non forma il Corpo della Polizia Municipale pretendendo da loro la conoscenza perlomeno di una lingua straniera (l’inglese soprattutto) e di un’adeguata preparazione per fornire le informazioni minime indispensabili a chi, italiano o straniero, transiti per i nostri luoghi? Chi opera al pubblico in qualsiasi sede dovrebbe – in particolar modo le “nuove leve” – essere in grado di svolgere funzioni rassicuranti per tutti. E, poi, vogliamo chiederci una volta per tutte come mai il turismo preferisce sempre più mete estere come la Croazia, il Portogallo, la Grecia, la Turchia? E’ solo per moda? O perché esiste un rispetto più elevato degli standard minimi di accoglienza per chi si reca in vacanza?
Ahimè, intendevo parlare degli aspetti positivi ed ho posto in evidenza ancora quelli negativi; ma… se osservate fra le righe ci troverete tanti elementi su cui riflettere e da cui prendere il via. Suvvia, parliamone!
9808491402_4_pozzuoli-lungomare-peopleterme puteolane1

GIOIA E DOLORE ( ritornando a Pozzuoli )

pozzuoli
Foto pozzuoli 2
San Celso, vista da Via Pesterola
PICT0018

La gioia del ritorno ed il dolore nel vedere che (quasi) nulla è cambiato!
Ritornare nei Campi Flegrei, che è la mia terra, dopo tanti anni di “esilio” lavorativo durante i quali non sempre avevo voglia di riannodare antichi rapporti e costruirne di nuovi ad ogni mio ritorno, preso – come di norma deve essere – da affari piccoli e grandi di “famiglia”, deve essere un “piacere”. E, per tanti motivi, di cui ho già più volte parlato, soprattutto afferenti alla vivacità culturale che vi si respira, un “piacere” lo è. Ma qui, oggi, ahimè, voglio affrontare gli aspetti negativi collegati all’incuria che permane diffusa su tanta parte del territorio e che non può essere sempre e solo accreditata allo scarso senso civico della gente “comune” ma va assegnata alla classe dirigente politica ed amministrativa di questo paese, che troppe volte ritiene di poter rappresentare la propria città solo attraverso momenti di esteriorità mondana arricchiti da sermoni accattivanti e solenni che si mantengono lontani dai problemi della gente e soprattutto dalla dilagante maleducazione travestita da aspetti etnici.
Parlo di Pozzuoli. Ci ritorno più frequentemente e riesco a cogliere alcune piccole trasformazioni positive che tuttavia finiscono per scomparire di fronte al peggioramento (negli anni Sessanta e Settanta della mia adolescenza molti aspetti di sciatteria e maleducazione venivano già denunciati) del livello educativo soprattutto nei rapporti sociali. Alcuni di questi difetti forse appartengono al “mondo” ma dalle nostre parti si avvalgono di molti “bonus” peggiorativi. E le Amministrazioni si impegnano, con la loro assenza o con la loro presenza a facilitarne la diffusione. Comincio con un esempio: inizio Agosto, torno a Pozzuoli con l’auto (per fortuna, in autunno ci ritornerò con il treno); risparmio i lettori dall’accanirmi verso i colleghi conducenti che mi hanno accompagnato llungo la Tangenziale (un miglioramento c’è, ma è dovuto alle multe salatissime comminate ai “piloti” di Formula 01 che zigzagavano imperturbati fra gli inermi timidi conducenti rispettosi dei limiti e dei vincoli civili) ma, usciti a via Campana, imbocco la rotonda che mi fa tornare indietro verso la variante Solfatara. Che dire? Sono esterrefatto dalla grande confusione della segnaletica di fronte ad un Progetto che sicuramente ha grande valore ma che evidenzia in questa fase l’incapacità (perlomeno l’incapacità) di far interloquire amministratori e progettisti, progettisti e realizzatori: la “logica” acclarata dai fatti è che si deve procedere in una direzione che viene negata dalla segnaletica per cui procedendo si corre l’enorme rischio di incontrare una vettura di fronte che vanti i medesimi tuoi diritti. Mentre procedo a tentoni (le indicazioni sono carenti e testimoniano sciatteria ed incuria di chi deve amministrare, cui tocca il compito di verificare “scientificamente” – ma forse è chiedere troppo! – sulla carta e sul terreno le modalità di attuazione dei Progetti, ancor più in una strada ad elevato scorrimento come quella di cui si parla) e riesco a sfangarla indenne noto poco più avanti uno strano individuo davanti ad un cassonetto della spazzatura estrarre dal cofano della sua auto e riversare in quello ogni ben di Dio, ivi compreso un televisore maxischermo che certamente non era funzionante. Non doveva essere il primo visto che i cassonetti erano già stracolmi grazie alle “donazioni” di altri “passanti”. Mi sono chiesto quali motivi potessero condurre a tale gesto e sono addivenuto al numero di tre: ignoranza, maleducazione, strafottenza. A pochi metri dal “fattaccio” c’è una splendida isola ecologica in via Vecchia delle Vigne e poi si può contattare direttamente chi si occupa di “RIFIUTI INGOMBRANTI” ai numeri di telefono 0813009111 e 0813000023 o su Internet consultare il sito http://www.elenchi.com/aziende/manutencoop-facility-management-spa-pozzuoli
Dimenticavo di aggiungere che il giovanotto che ha commesso il “reato” se denunciato con documentazione fotografica dovrebbe essere perseguito dall’Amministrazione. A Prato, dove io abito, chi si permette di trasgredire viene redarguito dai cittadini ma perseguito a dovere dalla pubblica Amministrazione. In tutta evidenza ci sono più Italie ed a me dispiace constatarlo. Tuttavia allo stesso modo andrebbero redarguiti e sanzionati quei Dirigenti ed Amministratori “incapaci” di compiere il loro dovere. E non è consolazione per me giustificarsi con “Il pesce puzza dalla testa” perché lo Stato è un “corpus” unico nel quale i diritti ed i doveri di ciascuno devono trovare la loro realizzazione. PURTROPPO non è finita qui! Ma toccherò anche elementi “positivi” che appaiono evidentemente tali a chi, come me, ritorna; mentre sembra che chi su quella terra “felice” vive da anni non se ne accorge o “NON” se ne vuole accorgere (il rapporto con la Cultura mette – forse – in evidenza le contraddizioni?).

LA PRIMA COSA BELLA 21 MARZO A POZZUOLI – i preparativi dell’incontro con Giuseppe Mario GAUDINO

PICT0118

Voglio ringraziare l’Associazione LUX in FABULA per gli splendidi video realizzati!
Avendo ricevuto anche delle indicazioni dall’Associazione Lux in Fabula allego il link di un sito sul bradisismo flegreo: http://www.bradisismoflegreo.it/

E’ stato naturale che, nell’organizzare “La prima cosa bella- Esordi d’autore” a Pozzuoli io abbia pensato a Giuseppe. Non è stato così semplice rintracciarlo. Ero invece convinto che lo fosse perché avevo dei punti di riferimento che consideravo “sicuri”(dei parenti che erano anche amici miei – vedi link http://www.maddaluno.eu/?p=406ed alcune altre persone che abitavano al Rione “Olivetti”); invece dopo una serie di verifiche a vuoto ero al punto di prima, cioè quasi “zero”. Tornando, però, a casa una sera (credo fosse il 29 dicembre dello scorso anno), incontro Enzo Aulitto, con il quale ho un’antica e solida amicizia: gli dissi che ero alla ricerca di Gaudino e lui mi fornì un numero di cellulare, pur non essendo certo che fosse ancora attivo ed appartenesse a Giuseppe. Non volevo essere invasivo ed inviai a quel numero un messaggio chiedendo di poterlo contattare. “Ciao sono Beppe Gaudino aspetto una tua chiamata” 30/12/2013 09.16.22 – una risposta sollecita e piena di evidente disponibilità. Nel giro di pochi minuti abbiamo poi affrontato i temi che ci interessavano (gli esordi, le passioni, le prospettive) e fermato la data dell’evento nel primo giorno di primavera, il 21 marzo, come sempre un venerdì, alle ore 17.30. e, poi, con gli auguri per il nuovo anno che stava arrivando ci siamo detti che non c’era furia per i “particolari” e che ci saremmo presto risentiti. Lo abbiamo fatto un paio di volte per telefono e con Skype per affinare le tematiche da trattare; mi ha inviato ampi materiali ed in particolare un curriculum molto articolato ed alcuni filmati. Poiché l’iniziativa tratta degli esordi nei dialoghi telfonici ci siamo voluti soffermare su questi, sapendo peraltro che il percorso produttivo e realizzativo del suo primo lungometraggio (“Giro di lune…”) è stato lungo e faticoso. Molta parte della produzione iniziale è stata intimamente legata alla terra flegrea da cui entrambi originiamo ed in essa si inseriscono le ragioni della scelta di temi classici e storici e quelli del “mito” mescolata alla profonda volontà che si eviti l’oblio sia di vicende arcaiche sia della storia più recente soprattutto quella relativa alla “diaspora” del Rione Terra dopo gli eventi del 1970 ( vedi articoli sullo stesso tema – corredati da video – e da me scritti il 9 giugno http://www.politicsblog.it/?p=350 ed il 10 giugno u.s. http://www.politicsblog.it/?p=361) . Oltre a “Giro di lune…” di cui abbiamo parlato (http://www.maddaluno.eu/?p=406) il 22 luglio, grande successo è arriso al film “Calcinacci” premiato in vari Festival e vincitore di un premio di prima grandezza a Cinema Giovani di Torino nel 1990; “Calcinacci” recupera altre storie del “dopo bradisisma” del “dopo diaspora” dell’”abbandono” cui il Rione Terra è stato fatto segno per oltre venti anni. A Pozzuoli questi due film (insieme ad altri suoi che trattano questi temi) sono stati spesso proiettati, anche se Beppe comunque – e giustamente – rileva che non sono molti, al di fuori delle cerchie “colte” , i puteolani ad averli realmente visti. I temi trattati partono da una visione locale ma vanno a “pescare” nelle fondamenta archetipiche della Storia di Dicearchia (il nome che i profughi da Samo diedero più di due millenni e mezzo fa alla terra che poi i Romani chiamarono Puteoli e che oggi si chiama Pozzuoli) e si collegano alle “diaspore” antiche e recenti cui la Storia non ci ha mai purtroppo negato di dover assistere. “Giro di lune…” è un film ricchissimo di rimandi mitologici e storici; c’è la Sibilla Cumana, Agrippina e Nerone, Artema e Gennaro, protomartiri, Maria puteolana, guerriera citata da Petrarca, detta anche “la Pazza”. E c’è la storia di una famiglia di pescatori, i Gioia, che ci ricorda lontanamente i Malavoglia (soprattutto il ruolo e la funzione delle donne), che si trovano a subire il dramma del bradisismo sia sulla terra che sul mare all’inizio degli anni Settanta, poco prima e durante la fase dello sgombero “forzato” di cui parla anche Enzo Neri nell’articolo sul Duomo di Pozzuoli pubblicato il 25 luglio u.s. (http://www.maddaluno.eu/?p=433).
Ad ogni modo mi dispiacerebbe dover ripresentare gli stessi film ad un pubblico che forse li ha già veduti. E con Beppe condividiamo questa perplessità, anche se lui mi chiede di organizzare una sua personale più in là dove far vedere tutto quanto possibile. Lui intanto mi ha inviato anche un film più recente del quale parlerò diffusamente in altro post, “Per questi stretti morire” del 2010, e decidiamo di puntare esclusivamente su questo per il 21 marzo. Nei colloqui telefonici intanto ci soffermiamo sui nostri “amori”, sulle passioni che ci hanno fatto crescere e Beppe accenna a Rossellini, a Pasolini e ad Amelio con cui ha più volte lavorato ed al quale ha dedicato nel 1992 anche un documentarioritratto dal titolo “Joannis Amelii animula vagula blandula” girato sul set del film “Il ladro di bambini” dove Gaudino ha agito da scenografo (“La scenografia – dice Beppe – è una forma di narrazione diretta” ed è uno dei suoi principali ed irrinunciabili punti fermi per il suo lavoro). A questi autori italiani egli si ispira in particolare per lo “sguardo etico” che rivolgono verso la realtà. Fra gli autori stranieri aggiunge Elia Kazan e John Cassavetes, oltre ad Andrei Tarkovskij ed il suo “Andrei Rublev” che a me ricorda peraltro le origini culturali di Gaudino, legate sommamente al mondo dell’Arte (il Diploma all’Accademia di Belle Arti e la predilezione per la Scenografia, di cui si diceva appena più sopra). Guardando il film di cui parlerò nel prossimo post ho aggiunto anche altri grandi autori contemporanei che sono, a mio parere, riferibili allo stile di Giuseppe Mario Gaudino.