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Un invito ai miei amici campani – al PAN di Napoli – mercoledì 15 aprile ore 17.30 – TODO CAMBIA di Gennaro Carotenuto

Un invito ai miei amici campani – al PAN di Napoli – mercoledì 15 aprile ore 17.30 – TODO CAMBIA di Gennaro Carotenuto

Interverranno il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il prof. Marco Meriggi e la prof.ssa Gabriella Gribaudi dell’Università Federico II, la prof.ssa Raffaela Nocera dell’Università Orientale

Breve introduzione dell’autore dal suo Blog
http://www.gennarocarotenuto.it/


È in libreria la mia terza monografia: Todo cambia. Figli di desaparecidos e fine dell’impunità in Argentina, Cile e Uruguay, Le Monnier 2015. Todo cambia, è un titolo che non ricorda solo la negra Mercedes Sosa, ma ancora di più, per chi avrà l’amabilità di leggere, testimonia che non ci sia un destino segnato né nel bene né nel male e come la Storia ci insegni che dalle più angosciose tragedie, la vita, la verità e la giustizia, possano tornare a fiorire facendo del passato e della memoria il seme del futuro.

Voglio lasciarvi alle righe della Scheda editoriale e poi alla mia Introduzione come invito alla lettura. Dovrei fare una lunga lista di ringraziamenti, li tengo nel cuore, di qua e di là dell’Oceano e mi limito a quelli istituzionali, non meno sentiti, Fulvio Cammarano, curatore della Collana e l’editor, Alessandro Mongatti.

nei prossimi giorni aggiungerò le righe della Scheda editoriale

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MELANIA PETRIELLO a Prato – Circolo “Matteotti” – venerdì 17 aprile ore 18.00 – MANIPOLATI storie violente di Melania Petriello

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Venerdì 17 alle ore 18.00 parleremo anche di questo Progetto al quale sta lavorando Melania Petriello

MANIPOLATI
storie violente

di Melania Petriello

Reading a più voci
con l’accompagnamento di Luca Aquino alla tromba
3 novembre 2014 – Teatro Eliseo di Roma
Una produzione Alt Academy

Manipolazioni della coscienza e del consenso, violenze urbane palpabili e sanguinamenti familiari, solitudini grevi nella centrifuga dal tempo, sogni e segni corrosi, il peso dell’incuria sulla prepotenza dell’oblio.
I fatti raccontano di un paese ferito e stanco, nelle cui pieghe si dipana il colore delle resistenze.
Dietro le storie, ci sono le donne e gli uomini che ne muovono l’epilogo. Vite abortite o consegnate, rinascimenti privati e silenzi affollati, memorie rapite dalla chiamata al racconto. Identità che appartengono alla storia comune, nelle quale ci sono colpevoli e vinti, carnefici mascherati e morti senza giustizia. Ci sono le città che viviamo e la città che siamo. C’è, anche, il non essere mai del tutto.
Con una sola, forte responsabilità che chiede riscatto: allargare la parentesi del bene.
Certe parole hanno ragione, e quando ci chiediamo che fine fanno le abbiamo già condannate.
Salvarle è provare a salvarsi.

prologo

Ci sono donne e uomini che fanno un mestiere complicato: costruiscono parole.
Assistono ogni giorno al miracolo del foglio bianco che prende a macchiarsi, si contamina, scalpita, grida, dissente, riempie di senso.
Le parole non sono segni ma percorsi: indicano, chiara, la direzione. E detengono il potere assoluto: avere torto o essere nella ragione. Ma è come nella commedia dell’arte: i figuranti prendono a moltiplicarsi, il gioco si fa duro, ha diritto la finzione, perdura il mascheramento, fluttua l’inganno.
Chi dice la verità? Sono i fatti a costruire il torto e la ragione, o le parole a dare ai fatti il beneficio del vero e il fardello della bugia? In un Paese preso, o perso, a rammendare brandelli di necessità sono utili entrambi.
Il dubbio fortifica, la giustizia cementa.
Sono tanti i punti interrogativi che la storia affigge. Come cemento cadono gli interrogativi, ma non restano i punti.
Chi ha ucciso Pasolini il primo novembre del ’75, cosa di fatto si è dissolto a Capaci, quante parole buone c’erano nell’agenda rossa di Borsellino e su quale comodino questa si trovi dal ’92, a chi ha fatto comodo la stagione delle stragi, quale meccanismo si sia innescato nella palestra Diaz di Genova, cosa abbiano ordito le sacche estremiste lente a svuotarsi, chi ha segnato gli 81 morti di Ustica e perché era troppo facile uccidere Mino Pecorelli o Giancarlo Siani, se la massoneria è morta o ha solo completato il disegno, in quanti stiano guadagnando dal crac del 2009.
L’Italia è quel paese nel quel si moltiplicano le commissioni d’inchiesta senza la conseguente moltiplicazione di riposte.
I costruttori di parole hanno la grande responsabilità di scegliere se mettersi a spolverare le storie sospese o ritenere la sospensione una imperdonabile, ma imprescindibile, matrice delle cose.
Non siamo noi ad interrogare il passato, è lui in carne e ossa che, quando ancora insoluto, ritorna su nuove gambe e con occhi nuovi.
Cambia nome e si mimetizza nella modernità.
Più stiamo zitti, più aumenta la sua capacità polmonare.
La radiografia di quello che siamo porta in sé i segni della lotta alla quale siamo sopravvissuti.
Le mafie, come le dittature, hanno più paura delle parole che della bomba atomica o del 41 bis. Perché le parole liberano dalla manipolazioni o stringono al collo come la corda del suicida.
Sono maldestri e a volte ingannano, ingenui o impazienti, ma i costruttori di parole ci servono più del pane. Perché le persone, anche a pancia vuota, possono scegliere da che parte stare.

…continua…

“Al mio Paese, perché” di MELANIA PETRIELLO che sarà a PRATO – CIRCOLO MATTEOTTI – venerdì 17 aprile – ore 18.00

A Prato avremo il piacere e l’onore di ospitare Melania Petriello, che ho conosciuto nel corso del Festival della settima Edizione del Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di mare libri di terra svoltosi a fine settembre del 2014 tra Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida – Melania ti colpisce prima inevitabilmente con la sua giovinezza bionda e poi per la sua “forza” per la sua “energia” vitale per l’impegno “civile” che traspare e si impone nel sapiente e concreto uso della “parola”.
Noi – Dicearchia 2008 – Circolo “Matteotti” – Il Diario del viaggiatore -Laboratorio di via del Cittadino – Succede a Prato – Altroteatro e ADSP Circolo delle Idee – abbiamo organizzato questa sua presenza per continuare a parlare del nostro comune impegno culturale, politico e civile – per superare i silenzi per diffondere la condivisione attraverso il confronto culturale e superare l’omologazione che appiattisce e mortifica.
Parleremo di “Al mio Paese. Sette vizi una sola Italia” edito da eDimedia e scritto da Melania Petriello insieme ad altri 10 giornalisti ed uno storico ma ci inoltreremo anche sul futuro con “Manipolati”, la nuova sfida lanciata dalla Petriello.

CI VEDIAMO – E VI ASPETTIAMO – VENERDI’ 17 APRILE ALLE ORE 18.00 PRESSO IL CIRCOLO MATTEOTTI IN PRATO VIA VERDI 30 – NON MANCATE

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Al mio Paese, perché

Al mio Paese è nato in un giorno di ordinaria sopportazione, aprendo il cassetto dei sogni possibili. Ideificio diventato viaggio inedito nelle viscere di un Paese viziato e virtuoso.
Il libro “Al mio Paese – Sette vizi. Una sola Italia”, terzo esperimento per l’illuminata collana PensieroLento della casa editrice Edimedia, nasce come sfida alla sottocultura della disaffezione della demagogia. Dalla necessità di dare ossigeno alle notizie che smettono di essere cronaca e ancora non sono memoria, dalla volontà di unire penne diverse e complementari per un affresco giornalistico e irriverente dell’Italia che siamo, dalla tenacia delle storie di una storia più grande che non vogliono silenzio.
Raccontato da nove eccellenti giornalisti italiani – Vanni Truppi, Carlo Puca, Luciano Ghelfi, Luca Maurelli, Carlo Tarallo, Tiziana Di Simone, Giuseppe Crimaldi, Fausta Speranza e Gianmaria Roberti con la prefazione di Franco di Mare (nella foto qui sopra alla presentazione partenopea) e la postfazione dello storico Fabrizio Dal Passo – il nostro libro parla di coralità e di sforzi condivisi.
È tutto profondamente italiano. Di un’Italia riletta attraverso lo spettro dei vizi capitali.
Sette sono infatti i famigerati vizi, infinite le loro declinazioni: nella storia, nella cultura sociale, nell’eredità identitaria che ci portiamo dietro.
Abbiamo preso in prestito personaggi e illusioni, spazi e tempi delle convivenze nazionali per ricomporre pennellate dal cromatismo nuovo, pescando dall’abisso. Con sentimento.
Dalla strage di Capaci al Concilio Vaticano II, passando per il delitto Pasolini, il colera del ’73, il nuovo meridionalismo e il Codice Da Vinci, i rigurgiti postunitari e il crollo della diccì, la spinta orgiastica del potere e la corruzione come metastasi genetica.
E se un libro rivive nel movimento del suo “altro”, non potevamo fermarci al libro.
“Al mio Paese” ha ispirato anche lo short film omonimo di Valerio Vasteso, con le musiche del maestro Vanni Miele, oggi in proiezione nelle più importanti rassegne di corti e video-arte italiane e un grande lavoro teatrale, scritto e diretto da Paolo Vanacore, con Sebastiano Nardone (produzione Itaca), in cartellone per la stagione 2012-2013 del Teatro Eliseo.
Abbiamo ancora molto da dire. Al mio paese, si chiama cultura.

Melania Petriello

Un’anticipazione: il 17 e 18 aprile a Prato MELANIA PETRIELLO presenterà il suo “AL MIO PAESE. SETTE VIZI UNA SOLA ITALIA” eDimedia Edizioni – eccone l’introduzione

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Dall’introduzione di Melania Petriello

In un pomeriggio di ordinaria (auto)sopportazione, ho aperto il cassetto dei sogni possibili: l’ideificio che avete in mano è la prima cosa balzata fuori.
Al mio Paese è il viaggio dell’occhio che guarda per raccontare, utilizzando il filtro della lingua, della catarsi, della identificazione.
Della dissomiglianza. Della coralità.
È uno sforzo. Un rigurgito. Il ticchettio delle lettere sulla tastiera. L’abat-jour che fa compagnia perché scaccia lo spettro del buio.
Il paradigma della frattura tra ricerca e giornalismo, che attiene alla necessità storica di ricontestualizzare la memoria. E che abbiamo il dovere di raccontare, per vincere la resistenza della demagogia e della disaffezione.
La cultura è la sola risposta. Magari altra. Magari molteplice. Magari capovolta.
Abbiamo preso in prestito personaggi e illusioni, spazi e tempi delle convivenze nazionali per ricomporre pennellate dal cromatismo nuovo, inforcando la lente d’ingrandimento, che pesca dall’abisso la metafora dei vizi capitali.
Sette espedienti, radicati nell’animo, per mettere a nudo il Paese nostro.
Sempre in bilico tra cronaca e narrazione tout court. Io sono l’Italia. I nove, eccellenti giornalisti che hanno impreziosito queste pagine, sono le tante Italie che in essa si celano.
(…)
La sfida etica, oltre che estetica, del foglio bianco che partorisce storie, si vince ad occhi chiusi. E con il cuore aperto. Ho lasciato il cuore lì, sospeso tra i segni, perché intercettasse suggestioni, per riplasmarle.
La destinazione di questo libro è stata il suo viaggio, brulicante di bellezza.
Felicità è strappare un’idea al tempo, sapendo che nella corsa hai qualcuno accanto che sorride di complicità.
A me, hanno sorriso i migliori.
Buona lettura.

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VA’ PENSIERO – Storie ambulanti – PERCORSI DI ANTIRAZZISMO IN CLASSE a cura dell’AMM – Archivio delle memorie migranti – GIUNTI Scuola – una presentazione all’ITES “Paolo Dagomari” di Prato -VENERDI’ 27 MARZO –

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VA’ PENSIERO – Storie ambulanti – PERCORSI DI ANTIRAZZISMO IN CLASSE a cura dell’AMM – Archivio delle memorie migranti – GIUNTI Scuola – una presentazione all’ITES “Paolo Dagomari” di Prato

Venerdì 27 marzo durante la mattinata all’ITES “Paolo Dagomari” la casa Editrice GIUNTI Scuola presenterà un kit, composto da una guida per l’insegnante e un DVD, a docenti ed allievi.
Il materiale è stato consegnato nei mesi scorsi ai Dirigenti delle scuole superiori di Prato.
L’unico Istituto che ha risposto positivamente alla proposta è stato proprio il “Dagomari” che si conferma essere all’avanguardia sul fronte della multiculturalità e dell’accoglienza.
Un grazie dunque alla Dirigente scolastica, Maria Josè Manfré ed ai suoi collaboratori Gianfranco Alberti e Gabriella Pimazzoni.

Durante l’incontro si prevede la proiezione del film Va’ Pensiero. Storie ambulanti preceduta da una breve presentazione del film e del kit didattico a cura dell’Archivio delle memorie migranti. La proiezione sarà seguita fino all’intervallo da una discussione con studenti e docenti. Nell’ultima parte dell’incontro, magari al termine dell’intervallo, si propone un momento laboratoriale con i docenti interessati dedicato all’utilizzo del kit in classe.
La suddivisione alunni/docenti tiene conto della natura del kit come strumento didattico che ogni docente può scegliere di sperimentare in modo autonomo e originale con i loro alunni. AMM ritiene che la sperimentazione di singole attività del kit vada condotta con gruppi limitati di alunni in seguito a un lavoro di approfondimento graduale con ogni gruppo-classe.

Programma dell’incontro

10,40 Alessandro Triulzi Presentazione di AMM e del film
10,50 Monica Bandella Presentazione del kit didattico Percorsi di antirazzismo in classe

11,00 Proiezione del film Va’ Pensiero. Storie ambulanti

12,00 Discussione con studenti e docenti sui temi e le storie narrate nel film

12,30 Intervallo

12,45 Incontro operatori Giunti e AMM con docenti interessati

1) Alessandro Triulzi/Monica Bandella e docenti 20’
Brainstorming collettivo sul film e le tematiche che affronta

2) Alessandro Triulzi/Monica Bandella 60’
Incontro-microformazione con docenti

Da Ruby a Lupi – la “lezione” di Craxi e la deriva italiana del 2015

Da Ruby a Lupi – la “lezione” di Craxi e la deriva

Intorno alle “dimissioni” del ministro Lupi mi viene da esprimere alcune riflessioni; e partirei da due elementi a questo punto “incontrovertibili”: innanzitutto il fatto che non sia “ancora inquisito” e di poi la certezza che il figlio di Lupi abbia ricevuto indubbi vantaggi da parte di chi è invece “già inquisito” almeno per ora.
Perché Lupi si dimette? E’ del tutto evidente che il livello di IPOCRISIA della Politica italiana abbia raggiunto limiti oramai da Guinness. E quindi da una parte c’è chi in questo gesto trova motivi di santificazione, dall’altra parte c’è chi tira un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo di una mozione di sfiducia che rischiava di trascinare sulle secche la navicella del Governo, resa fragile dalle pressioni forti interne al PD e dalla volontà di vendetta da parte della Destra e di giustizialismo a tutto tondo di altre parti del Parlamento.
Ci troviamo dunque di fronte ad un gesto che andrebbe interpretato mettendolo in correlazione con quanto ebbe a dire (vedi video) Craxi in quel memorabile discorso del 3 luglio 1992 alla Camera quando chiamò alla correità i suoi “amici” ed i suoi “avversari”, entrambi ipocriti e silenti.
Non avevo alcuna simpatia per Craxi e non ne sono affatto pentito. Ma provo rabbia e pena e mi sforzo di razionalizzare ciò che è sempre più difficile ricondurre ad una giustificazione assolutoria pur minima. Il marcio è sempre più diffuso ed è complicato pensare a proporre dei ragionamenti. La gente per bene, forse, non esiste nemmeno fra noi che ci affanniamo ad attaccare questa deriva; abbiamo costruito una società che sta procedendo in modo progressivo verso la distruzione: è lo stesso concetto di Stato che sta naufragando. Gruppi di potere , sia piccoli che grandi, se ne vanno impadronendo in modo sempre meno subdolo e contribuiscono a svenderlo agli amici ed agli amici degli amici: non è infatti neanche più necessario costituire “lobby segrete”; la Massoneria è un circolo dopolavoristico al confronto di questi Gruppi. E cosa volete che sia, di fronte a ciò, una “raccomandazione”, un “regalino”, la concessione di un posto di lavoro privilegiato al figlio di un personaggio così importante? E’ una modalità corrente, una pratica normale di intrattenere rapporti e relazioni cui pochissime “mosche bianche”, idealisti d’antan, che a questo punto fatico di molto ad identificare, si sottraggono.
E allora di che parliamo?

G.M.

“GIOVANNA” di Gillo Pontecorvo extra – un tentativo di metanarrazione ad uso personale – un recupero della memoria collettiva sulle conquiste che ci stanno rubando – terza parte

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“GIOVANNA” di Gillo Pontecorvo extra – un tentativo di metanarrazione ad uso personale – un recupero della memoria collettiva sulle conquiste che ci stanno rubando – terza parte

Il primo degli appuntamenti con Armida-Giovanna è per domenica 1° marzo. Manca una settimana; prima di salutare ho chiesto ad Armida il numero telefonico di casa: lo ritrovo sulla rubrica del cellulare e chiamo. Mi risponde la signora che le tiene compagnia e la accudisce e mi fa comprendere, non senza difficoltà da parte mia, che non è possibile che “Giovanna” esca né qui a Prato né dopo, ancor più, a Napoli. Sono confuso, e la mia interlocutrice lo intuisce e mi dice che ad ogni modo sarebbe meglio parlarne con le figlie. Mi faccio dare il numero di telefono di una di loro e poi saluto, lasciandone tanti anche per la “signora”. Men che mai voglio intromettermi nelle questioni private ma non posso fare a meno di chiarire la mia richiesta a persone che conosco fin da ragazze. “Purtroppo non è in grado di stare fuori casa se non per il minimo necessario per qualche visita medica; la mamma non esce più. In apparenza, sì è vero, sta bene, ma non è davvero il caso di insistere…”.
E, così, aspetto qualche ora per parlarne con le compagne ed i compagni.
Sono rammaricate ma comprendono.
Porterò “Armida-Giovanna” così come l’abbiamo registrata nel 1990, Pippo ed io, all’interno del suo luminoso salotto con le rigogliose ortensie con quella sua nobile figura con il suo capo leggermente inclinato verso sinistra mentre ci racconta la sua adolescenza già dedicata al lavoro e l’invidia che provava verso coloro che potevano studiare, lei che a tredici anni ogni mattina all’alba veniva giù dal Mugello fino a Prato a lavorare prima in tipografia poi in una ditta di cordami della famiglia Suckert (per intenderci, quella del “Malaparte”) e poi di sera, al buio, faceva ritorno a casa.
Domenica 1° marzo arrivo al Circolo di Figline un po’ prima del pranzo, come d’accordo, perché ho bisogno di provare le tecnologie. Mirko e le compagne più qualche altro maschietto sono impegnati a preparare il pranzo: leggo il menu ed il primo mi incuriosisce perché lo hanno voluto dedicare all’Armida; ma saluto senza entrare in cucina, altrimenti che sorpresa è? Le tecnologie non sono adeguate: i “comunisti”, soprattutto quelli “d’antan” sono ancora legati al passato, anche se si considerano “progressisti”. Ma i due giovani compagni che se ne occupano si danno da fare per superare le difficoltà e partono per recuperare dei cavi più adatti; altrimenti il rischio di non riuscire a vedere né il film di Gillo né le mie interviste sarebbe molto alto. Tra un problema e l’altro si decide però di cominciare il pranzo. Intanto è arrivata la Paola che è “Assessora” al Comune di Cascina, in provincia di Pisa; è con il marito e con il nipotino di circa sei anni, che è giustamente più attratto dal biliardino; avrà tempo per scegliere i suoi impegni “seriosi”: chissà che fanno oggi quei bambini che negli anni Settanta conoscevano a menadito la sequenza dei Segretari del PCI. In quale “Destra” saranno andati? E’ pur vero che “oggi” è più difficile distinguere la collocazione: sembra che la visione del conservatorismo e del ritorno al passato sia “vincente” aiutata da un “riflusso” generale che fa impallidire quello poderoso degli anni Ottanta. Ma il bambino di oggi è prudentemente tenuto ai margini delle discussioni politiche; ed è un bene. Tempo al tempo!

 fine terza parte…. continua

NON PROTESTE MA PROPOSTE – dal Circolo ARCI San Paolo di Prato via Cilea e dall’ADSP – CIRCOLO DELLE IDEE – seconda ed ultima parte

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NON PROTESTE MA PROPOSTE – dal Circolo ARCI San Paolo di Prato via Cilea e dall’ADSP – CIRCOLO DELLE IDEE – seconda ed ultima parte

Viabilità
Il Quartiere di San Paolo è collocato ed è stretto, da una parte, a ridosso della linea ferroviaria FirenzePratoPistoia, dall’altra dall’asse viario di percorrenza veloce della strada detta “Declassata” che conduce a Firenze o a Pistoia e dall’altro asse che è la Tangenziale che porta verso la Vallata. Nel corso degli anni ed in particolar modo negli ultimi sei il territorio di San Paolo è stato compresso per la lungaggine dei lavori non ancora a tutt’oggi terminati per la costruzione del nuovo Ospedale. Tutto ciò ha notevolmente aggravato e compromesso il senso di Sicurezza da parte della popolazione residente. L’incuria delle ultime Amministrazioni ha prodotto un abbassamento non solo percettivo della qualità della vita e della percezione di Sicurezza. Avanzare proposte che affrontino queste tematiche servirebbe a creare un clima di maggiore tranquillità (si pensi soltanto al fatto che a pochissime centinaia di metri dall’abitato di San Paolo è stato costruito il nuovo Ospedale di Prato ma per accedervi per gli abitanti di questo territorio vi sono più difficoltà rispetto a prima quando il nosocomio cittadino era a due chilometri di distanza) per tutti.

Anche in questo caso struttureremo i nostri interventi allo scopo di ottenere risultati tangibili; abbiamo già avviato delle riflessioni sul disagio che una viabilità inadeguata ha prodotto sui cittadini di San Paolo (2012 e 2013); ora proseguiremo con un’attività di critica propositiva a chiedere che alcune questioni vengano affrontate ed alcuni nodi vengano sciolti.
Il tema della viabilità sarà affrontato in tre fasi:
– Studio sulle cartine e discussione con esperti, tecnici e cittadini;
– prime proposte alternative all’attuale viabilità;
– studi sulla fattibilità e prime progettazioni.
Relazioni economiche
Il tema delle relazioni economiche è fortemente condizionato da quello dell’evasione fiscale e dello sfruttamento dei lavoratori da parte degli imprenditori cinesi. Sono fra i temi più attuali collegati al lavoro all’interno dei capannoni laddove in special modo la comunità cinese opera e vive per tutto l’arco delle ventiquattro ore, sottoposta a ritmi di lavoro che essa accetta in cambio di guadagni che consentano loro di poter innanzitutto liberare i loro “passaporti” e poi di riuscire diventare imprenditori in proprio o in patria o fuori di essa. Oltre alle problematiche di ambiente malsano e di igiene vi è tutta la partita dell’evasione fiscale e contributiva che pesa gravemente sulle spalle della nostra comunità; occorre trovare vie d’uscita che non siano solamente quelle repressive attuate dall’Amministrazione di Centrodestra che non vuole ascoltare le critiche che una parte avveduta della città non obnubilata da forme xenofobe e razziste le rivolge e continua imperterrita a proporre blitz ed incursioni hollywoodiane che non producono poi effetti reali sull’economia. Il Circolo propone dunque di incontrare funzionari della Guardia di Finanza, imprenditori e commercialisti attivi nell’ambito dell’imprenditoria straniera locale e confrontarsi anche con le categorie sociali e sindacali locali.
Ascoltando le opinioni della gente spesso prevale la sensazione che l’evasione o elusione dei diversi oneri sia prevalentemente ascrivibile alla comunità cinese; noi vorremmo capire meglio cosa accade. Ascoltando altre opinioni verifichiamo se dietro questo comportamento illegale si celino interconnessioni la cui responsabilità ricada su parte della comunità italiana che lucra sulla manodopera straniera a bassissimo costo, anche perché troppo spesso quasi costretta alla vita clandestina.
Noi vorremmo dimostrare che non è affatto “buonismo” la ricerca della verità e l’utilizzo di forme di intervento che tengano in massimo conto della complessità dei fenomeni e che non continuino ad accanirsi in modo irrazionale e generalmente unidirezionale come ha fatto l’attuale Amministrazione di Centrodestra di Cenni e Milone.
Il lavoro si svolgerà attraverso incontri nei Circoli e nei luoghi comuni (Giardini, piazze, sedi parrocchiali) allo scopo di confrontarsi in modo ampio con la maggior parte dei cittadini. Suddivideremo in tre fasi il nostro intervento:
– Scelta degli interlocutori “esperti” e primi approcci con le problematiche attraverso incontri “riservati” agli operatori di questo progetto;
– incontri pubblici nei Circoli con discussioni sui dati a disposizione e sulle possibili “exit strategies” da proporre alla prossima Amministrazione comunale;
– applicazione di parte delle strategie evidenziate nella pratica amministrativa locale.

TRAMEDIQUARTIERE E METANARRAZIONE – un nuovo esempio – “I giardini di via dell’Alberaccio” – seconda parte

TRAMEDIQUARTIERE E METANARRAZIONE – un nuovo esempio – “I giardini di via dell’Alberaccio” – seconda parte

…Il quartiere fra gli anni Sessanta e i Settanta si era affollato a dismisura; vi erano arrivati nuovi immigrati – molti dal Sud altri dal Centro e dal Nord, i primi soprattutto i primi qui li chiamavamo “marocchini”. L’affluenza era stata così massiccia in un periodo di tempo molto limitato al punto che il Comune non ebbe modo, in effetti non volle, di verificare e seguire progettazioni e realizzazioni urbanistiche e i “palazzoni” sorsero come funghi, senza criteri prestabiliti e senza alcun controllo. Era tutto necessario ma ovviamente qualcuno ne approfittò.
A quel tempo ero ormai adulto; avevo altri amici con i quali ero cresciuto, Giuseppe, Vincenzo, Elda, Sirianna, Michelangelo e con loro si andava a ballare nei Circoli e nelle Case del Popolo; ce n’era uno al Centro ben frequentato, il Circolo “Rossi”, a due passi dal Castello dell’Imperatore e proprio sotto la sede del Partito Comunista. Con loro ero anche iscritto al Partito, tutti lo eravamo ed io insieme a Giuseppe ero nel Direttivo locale; e c’era anche una struttura di Quartiere con un Presidente ed un Comitato tutto di non eletti. in tutta quella confusione innescata da quegli arrivi “di massa”, nessuno – nemmeno noi che eravamo nel Quartiere e lavoravamo nelle Sezioni – sapeva quel che stava per accadere. In verità nessuno aveva mai saputo molte delle non-scelte urbanistiche che l’Amministrazione aveva attuato nel corso degli ultimi anni.
E così una mattina… ero appena rientrato dal turno di notte della tessitura che fu proprio Michelangelo a scampanellare dal portone. Mi affacciai per vedere chi fosse il disturbatore mattutino: “Oh vieni giù! ci sono già le ruspe…” Non capii bene cosa volesse dirmi ma mi riaggiustai i pantaloni alla meglio ed ancora in pantofole e con la tazzina di caffè tra le mani scesi per le scale e rapidamente, senza nemmeno badare alle ultime gocce la lasciai sul bordo del primo finestrone, fui giù. “Che succede, Michelangelo?” In effetti non ci avevo capito granché anche se mi ero reso conto della gravità della situazione. “Là in quello spiazzo dove noi abbiamo sempre pensato di farci un giardino ci sono le ruspe e gli operai lo stanno transennando…Saranno arrivati con il buio!” Rientrai in casa con la stessa velocità con cui ero sceso, misi le scarpe senza nemmeno allacciarle e volai giù. “E allora, andiamo!”
“Il sonno, Andrea, mi era passato ma allora non ci pensavo nemmeno. Lungo il percorso ci si fermò a chiamare altri compagni, altri amici cui spiegavamo il motivo della nostra concitazione: ed in men che non si dica anche questi ne chiamarono altri. Le donne accorsero con i bambini che avrebbero dovuto accompagnare a scuola, gli anziani sollecitati dalle donne informate da un tam tam mediterraneo erano confluiti tutti davanti a questo spiazzo, proprio qua dove ora ci troviamo, caro Andrea. E proprio io, insieme a Michelangelo ed Elda che ci aveva raggiunti, con questa folla alle spalle – più di centocinquanta forse duecento persone – andai a parlare con il capomastro, chiedendogli di sospendere i lavori. Era a tutta evidenza che volevano tirar su un altro “palazzone”! Lui però ci disse che non ci poteva fare nulla.
La gente diventò irrequieta e ci toccò calmarla facendo ragionare quelli che sembravano più agguerriti ma anche capaci di comprendere. Poi io e Elda andammo a casa del Presidente del Quartiere che dopo una nostra breve illustrazione ci accompagnò al Palazzo Comunale dove, grazie soprattutto a lui, al suo credito, fummo subito ricevuti dal Sindaco che, informato delle intenzioni “ragionevoli” della gente, telefonò ai vigili chiedendo che facessero sospendere, perlomeno in quella giornata, i lavori. Noi, però, chiedemmo al Sindaco di venire ad ascoltarci; mentre con la 500 del Presidente andavamo verso il Centro avevamo concordato con lui di convocare un’Assemblea urgente; ed era giusto che vi fosse invitato il Sindaco…. E tu lo vedi, come è andata a finire. I lavori non ripresero, anche se per più di un mese le ruspe ed altri attrezzi per gli scavi delle fondamenta e materiali vari rimasero minacciosi sul posto difesi da un doppio recinto di metallo e di legno.
A quel tempo Ginotto era andato già via, credo in Belgio ma non ne ho più avuto notizie ed alcuni dei miei amici sono partiti per sempre. Tu, Andrea, ricorda che gli interessi dei poveri come noi che pure stiamo ancora bene non sono quasi mai gli stessi dei ricchi, soprattutto quelli che hanno il brutto difetto di volere sempre di più, perché hanno una gran paura di diventare come noi o peggio di noi. E per noi un giardino conquistato ci fa stare bene, ci fa vivere meglio. Loro non ne sentono il bisogno o, forse, e questo è triste, non sanno nemmeno più di cosa hanno bisogno”.

FINE