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“Carlo Monni – Balenando in burrasca” a cura di Pilade Cantini – Edizioni Clichy Collana “Sorbonne” 2016

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Lo scorso 28 dicembre pubblicando il post di cui sopra riporto lo shortlink scrivevo “…tratterò di un altro libro di Pilade Cantini dedicato al Monni, nel ricordare i quattro anni dalla sua scomparsa e i due esatti da quella del Casaglieri…” ed eccomi a voi con questo nuovo post, come promesso.

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“Carlo Monni – Balenando in burrasca” a cura di Pilade Cantini – Edizioni Clichy Collana “Sorbonne” 2016

Sarà per il richiamo tipicamente di natura letteraria che ne caratterizza il titolo…ma sarà anche il piacere ed il dolore, il dolore ed il piacere che si accompagna al ricordo di questo nobile personaggio delle campagne campobisentine che ha accompagnato il tempo della mia esperienza negli anni della maturità…sarà per il consiglio che mi è indirettamente pervenuto attraverso un’altra piccola grande stimolante operina che è “Il Manifesto del Partito Comunista in ottava rima” di Pilade Cantini, sarà per questo e tanto altro che non posso esimermi dal dedicare uno spazio a Carlo Monni, utilizzando questo “Balenando in burrasca” che a me sembra proprio la migliore evocazione antropologica e biografica che riesca a rendere a pieno la complessità dell’universo monniano.
Carlo Monni ha avuto la capacità di presentare la “poesia” di grandi autori come Angiolieri, Dante, Campana, Cardarelli, Prévert assumendola come personale espressione della sua naturale irrequietezza ed insieme dolcezza. Il suo essere nel corpo tozzo contadino si elevava nel divenire idealmente angelo per poi precipitare con una quasi inattesa naturalezza in un’edonistica materialità, riportando gli spettatori in quel mondo fatto di passioni veraci ed istintive, mai volgari, rappresentative della forza che la “letteratura” possiede quando si innerva in un contesto popolare.
Ad osservarlo bene, questo artista, non può che farci rammaricare di non averlo visto recitare Shakespeare quando nel 2009 con la regia di Andrea Bruno Savelli portò in scena il “Falstaff” in una libera interpretazione di quei due testi che afferiscono al mondo della crapula e della dissacrazione; sempre con Shakespeare e la sua poesia Monni aveva creato un sodalizio forte, e amava presentarla ai suoi pubblici.
Scorrendo le pagine del libro di Pilade Cantini sentiamo ancora una volta la sua voce, suadente, naturalmente impostata (la sua scuola è stata la strada, i circoli, i teatrini, i locali popolari fumosi come bettole, osterie, i viali delle periferie come Le Cascine) ripetere i versi del Campana

Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele!
Che tesson e tesson: lamento
Volubil che l’onda che ammorza
Ne l’onda volubile smorza…
Ne l’ultimo schianto crudele…
Le vele le vele le vele

o quelli del Cardarelli da cui il Cantini ha tratto ispirazione per il titolo

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

o ancora quei versi “eterni” che celebrano il “supremo motore dell’Universo” con il quinto canto dell’Inferno dantesco o con “Questo amore” di Jacques Prévert (il cui cognome Monni pronuncia in modo evidentemente “toscano” con la “t” finale ben nitida) o in quelli corrosivi dell’Angiolieri o quegli altri colti e triviali dell’Aretino, accompagnati da contributi “fai da te” della periferia fiorentina.

Devo anche dire che mi è molto difficile sintetizzare le pagine di questo “Balenando in burrasca” che è in maniera esclusiva un “atto d’amore e d’amicizia” dell’autore verso Carlo Monni, basato essenzialmente sui percorsi comuni nei variegati territori teatrali della Toscana. In un andirivieni tra diversi momenti del passato, Pilade Cantini racconta il suo “incontro” con Carlo Monni ed il suo mondo. Il libretto è corredato di riferimenti biografici essenziali, di una Teatrografia e di una Filmografia.

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Joshua Madalon

ANNIVERSARIO (triste) di straordinaria insolita allegria: FRANCO CASAGLIERI

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ANNIVERSARIO (triste) di straordinaria insolita allegria: CASAGLIERI e MONNI

Sì, certamente la mia esperienza amministrativa in una Circoscrizione che era grande quanto la mia città d’origine è stata entusiasmante e ne sono stato arricchito immensamente. Il lavoro in Circoscrizione è gratuito; solo i Presidenti del Consiglio Circoscrizionale percepivano un compenso che era basato su quello degli Assessori. A tutti gli altri eletti veniva corrisposto un gettone di presenza ad ogni partecipazione in Consiglio o in Commissione. Ma personalmente quel lavoro l’avrei fatto anche gratis ed a pensarci ora lo rifarei ancora di più gratis. In quegli anni ho avuto modo di conoscere tantissima gente di Cultura e di Spettacolo perché mi occupavo di questi temi come Presidente della Commissione Scuola e Cultura. E sin dai primi giorni prima nella sede di via Firenze e poi in quella di via De Gasperi ho lavorato per dare un contributo anche personale (qualcuno ha rilevato nel tempo che fosse “troppo personale”) alla gestione del programma culturale del territorio di mia competenza. Indubbiamente alla fine dei miei due mandati potevo dire di avere costruito dei contenitori che sarebbero andati avanti quasi da soli ma non avevo fatto il conto con il cambiamento di maggioranza che si verificò nel 2009, sia in Circoscrizione che in città.
Fu in quegli anni che ebbi modo di conoscere Franco Casaglieri, che peraltro abitava anche nel territorio circoscrizionale, quando mi fu presentato da Gianfranco Ravenni, che si occupava negli uffici non solo delle mie materie ma che per le questioni culturali ha sempre avuto una grande cura ed attenzione. Franco, non appena lo incontravi metteva in moto quella sua verve straordinaria che oltre a mettere a proprio agio gli interlocutori non ti consentiva di capire se stava a prenderti in giro o faceva sul serio. Io, ad esempio, non l’ho mai capito. Ma alla fin fine non era questo quel che importava: lui arrivava, ti presentava un’idea, la discuteva con te, ti faceva sentire importante perché tu la condividessi , stabiliva con il funzionario il budget, e via! E poi qualche settimana prima ti faceva sapere bene chi sarebbero stati i suoi compagni di viaggio. Franco aveva una capacità di coinvolgimento ampio e con lui vedevi arrivare Carlo Monni, Logli Altamante, Bobo Rondelli e ti poteva capitare che nel pubblico si affacciassero anche Ceccherini, Paci, Ettore il Grezzo, un tale Roberto Benigni e su di lì. Una volta si esibirono al Cantiere e gli abitanti del quartiere vuoi per timidezza vuoi per maleducazione (che a volte si confondono in un tutt’uno) non si decidevano a schierarsi sul davanti del palco e continuavano, mentre il Monni si impegnava con i suoi monologhi un po’ scollacciati inframezzati a canzoni come “L’amore è come l’ellera…”, a rimanere di lato e dietro, mentre davanti c’era un minuscolo drappello di “autorità” e qualche loro amico e parente.
Dopo un quarto d’ora di quella solfa, Monni si rifiutò di continuare la sua esibizione, anche perché nessuno dei “cantierini” ne voleva sapere di mettersi davanti.
In un’altra occasione con la Circoscrizione, affidandoci sempre a Franco, pensammo bene di organizzare un Concerto di Bobo Rondelli nella frazione di Gonfienti. A quell’evento avrebbe partecipato anche Carlo Monni. L’iniziativa era collegata alla festa paesana che si svolgeva in collaborazione con la Parrocchia: nessuno di noi aveva previsto che tra il cantante e la gente per bene, timorata di Dio, religiosa non poteva correre buon sangue. Ed infatti fu un vero disastro con polemiche che durarono alcuni giorni sulla stampa locale.
Di occasioni di incontri con Franco ve ne sono stati tanti anche fuori dai contesti pubblici; l’ultima volta che l’ho visto è stata la presentazione del libro di Maurizio Giardi e Marco Mannori, “Il fratello di Marta” alla Libreria Mondadori a Prato (oggi non c’è più “anche” quella libreria), ma non capii che stava male: era fatto così, scherzava come sempre, ti prendeva (o no?) per il culo. Poi arrivò la notizia della sua morte il 31 dicembre del 2015. Due anni fa, proprio il 2 gennaio, ci furono i funerali nel Duomo. Funerali solenni, anche allegri come lui avrebbe voluto che fossero se vi avesse potuto partecipare da vivo. Solenni anche perché ufficiati da due vescovi, l’emerito Gastone Simoni e quello in carica Franco Agostinelli oltre che dall’esperto di arte e spettacolo don Giuseppe Billi.
Uno dei suoi amici pratesi più cari, un artista dell’ottava rima come Gabriele Ara in quell’occasione ebbe a chiedergli proprio di salutare Carlo Monni non appena lo avesse incrociato lassù nei pascoli del cielo.

Joshua Madalon

In giornata ripubblicherò anche quel che scrissi il 2 gennaio del 2016

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Una strenna natalizia di grande valore – a 170 anni dal “Manifesto del Partito Comunista”

Una strenna natalizia di grande valore – a 170 anni dal “Manifesto del Partito Comunista”

“Galeotta fu la curiosità che mai mi abbandona!” ed è stato così che rincorrendo la presentazione di un libro del quale ho già scritto, “La banda della culla”, agli inizi di questo mese, insieme all’autrice Francesca Fornario ho rivisto un’altra giovane scrittrice, Simona Baldanzi, della quale circa un anno fa avevo trattato in relazione ad un suo libro, “Mal di fiume”, che mi aveva attratto in modo particolare.
“Cortesia ma non solo mi aveva spinto” a chiederle semmai avesse pubblicato altro dopo di quello; mi aveva sorpreso “Sì, una piccola cosa per un libro collettivo sul “Manifesto del Partito Comunista”.
“Ordinato, cotto e mangiato” per la curiosità che mi sopravventa. Piccolo – 12 x 19 e 0,5 di spessore – 88 pagine più la copertina rosso fiammante il libro di cui mi parlava Simona è un originale pamphlet dedicato alla Carta Costituzionale Comunista dei protocompagni Carlo Marx e Friedrich Engels. Oltre alla celebre ouverture in doppia veste, quella originale in quella lingua che l’esperienza nazista ci ha reso ostica, e quella tradotta in italiano nel 1947 da Palmiro Togliatti, il libro si caratterizza già dal titolo per un’operazione nazional-popolare tipicamente toscana. Operazione davvero ben riuscita, quella di mettere l’intro del “Manifesto” in ottava rima.
“Nazional-popolare mi sia concesso spiegarne il perché” a compagni ed amici che non conoscono la Toscana e che non hanno avuto la fortuna di incontrare veri e propri autori della letteratura che si dice “popolare” perché risiede in quelle parti dei territori dove la “Cultura” con la “C” maiuscola si tramandava di generazione in generazione nelle esperienze delle “veglie” dove a volte ci si sfidava in senso alto nei “contrasti”. In quelle occasioni si metteva a disposizione della piccola comunità un bagaglio di conoscenze acquisite miracolosamente e vi era chi oltre ad inventare recitava a memoria la “Divina Commedia”, l’Orlando Furioso”, la “Gerusalemme Liberata”.
“Logli Altamante, Roberto Benigni, Franco Casaglieri, Carlo Monni, Ettore detto “il Grezzo”, Gabriele Ara” sono soltanto alcune delle punte di diamante della tradizione popolare dell’ottava rima, persone in carne, ossa e mente fervida che ho conosciuto in modo diretto nelle iniziative culturali che ho prodotto sia quando sono stato coordinatore regionale dell’UCCA sia nella mia esperienza amministrativa tra Comune e Circoscrizione Est di Prato.

Non conoscevo (o forse sì ma l’Alzheimer – ahimè – incombe) Pilade Cantini, autore della trasposizione in ottava rima della celebre introduzione “Uno spettro si aggira per l’Europa” e della composizione della squadra di illustri cooperatori, alcuni già menzionati ed involontari come Marx ed Engels e Togliatti, altri consapevoli come la nostra Simona Baldanzi così come il sommo esperto di narrazione e tradizione popolare Carlo Lapucci, lo storico Guido Carpi, i musicisti Federico Maria Sardelli e Max Collini, il docente di Politica comparata Mario Caciagli. L’unica del gruppo, l’unica donna, Simona Baldanzi la conosco da poco, come detto sopra, anche se da qualche anno ne seguivo le impronte.
Con tutta questa bella compagnia non poteva che sortire un composto di alto livello, variegato e variopinto arricchito da un disegno, opera del Sardelli, dedicato a Pilade Cantini che “canta il comunismo”. Lo stesso Cantini interviene con un’esegesi sul lavoro svolto per spiegare come mai il primo verso non poteva essere “Uno spettro si aggira per l’Europa”.

Sul brano di Simona, “Fame, freddo e fumo” tratterò in un nuovo post. E tratterò di un altro libro di Pilade Cantini dedicato al Monni, nel ricordare i quattro anni dalla sua scomparsa e i due esatti da quella del Casaglieri.

Il libro “Il Manifesto del Partito Comunista in ottava rima” di Pilade Cantini e autori vari è edito da Clichy – Firenze.

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Manifesto

Joshua Madalon

ANNIVERSARI a Montemurlo con “Un secolo fa: Appunti, parole ed immagini a cento anni dalla Rivoluzione. – solo un preambolo, un’anticipazione dell’appuntamento del 6 novembre ore 21.00 presso il CENTRO GIOVANI – piazza Don Milani – MONTEMURLO

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In queste ore 100 anni fa si andava compiendo quell’atto complesso che viene ricordato come “la Rivoluzione d’Ottobre”. In Russia era (oggi) il 23 ottobre secondo il calendario allora in uso. Da noi, come potete immaginare era il 5 novembre, un lunedì.
Il 24 ottobre – era un martedì – nella notte (da noi era il 6 novembre – oggi 100 anni fa)

ANNIVERSARI a Montemurlo con “Un secolo fa: Appunti, parole ed immagini a cento anni dalla Rivoluzione. – solo un preambolo, un’anticipazione dell’appuntamento del 6 novembre ore 21.00 presso il CENTRO GIOVANI – piazza Don Milani – MONTEMURLO

Il contenitore di ANNIVERSARI grazie anche alla sensibilità degli amministratori, dei funzionari e dei dirigenti del Comune e della Biblioteca di Montemurlo (l’Assessore Giuseppe Forastiero, la Dirigente Roberta Chiti, il Referente per la Biblioteca “Bartolomeo Della Fonte” Valerio Fiaschi e la Dipendente responsabile per i progetti Silvia Zizzo) si arricchisce di un nuovo tassello.
Lunedì 6 novembre proseguiremo nell’introdurre il percorso sulle tracce della Rivoluzione russa insieme all’Associazione Altroteatro Firenze coordinata dal prof. Antonello Nave. La prima parte tratterà del periodo 1861 – 1905 (dall’abolizione della servitù della gleba alla prima Rivoluzione) utilizzando brani documentari e filmici intervallati da letture. Io stesso condurrò il tutto con la collaborazione di quattro giovani – tre ragazze ed un ragazzo – che si impegneranno come “tessitori” (addetti ai collegamenti) e “lettori”. A tessere saranno Davide Finizio e Bianca Nesi, a leggere invece Serena Di Mauro e Serena Mannucci. Il tutto con la collaborazione di Chiara Gori per la scelta dei brani filmici.

La serata proseguirà, dopo la proiezione del brano filmico tratto da “La corazzata Potemkin” di Sergei Eisenstein (parte IV “La scalinata di Odessa”) con la lettura di un brano da “Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica” scritto da Lenin nell’estate del 1905 mentre si trovava in esilio a Ginevra: in quel saggio egli affronta le questioni della prima rivoluzione russa e indica i compiti del proletariato per gli anni futuri, che culmineranno nella Rivoluzione d’ottobre del 1917.
Marx aveva pensato ad una rivoluzione socialista ad opera di una democrazia borghese matura e la Russia era invece ancorata saldamente ad un regime assolutistico autoritario aristocratico. In quel congresso del 1903 la maggioranza (bolscevichi da bolsinstvo) sostenne l’idea espressa da Lenin secondo il quale il potenziale rivoluzionario permetterebbe un salto ellittico della fase democratico-borghese ritenuta necessaria dal filosofo di Treviri. Dall’altra parte c’è la minoranza (mensinstvo) da cui il nome “menscevichi” che seguendo gli insegnamenti di Marx si pongono a sostegno della borghesia industriale e del riformismo antizarista, in attesa che, a sviluppo capitalistico concluso, la lotta di classe porti alla realizzazione del socialismo.

La serata proseguirà con una descrizione del personaggio Lenin e si concluderà con la proiezione della seconda parte del film realizzato nel 1937 “Lenin in Ottobre” da Mikhail Romm.

Joshua Madalon

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ANNIVERSARI a Montemurlo con “Un secolo fa: Appunti, parole ed immagini a cento anni dalla Rivoluzione. – solo un preambolo, un’anticipazione dell’appuntamento del 6 novembre ore 21.00 presso il CENTRO GIOVANI – piazza Don Milani – MONTEMURLO

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ANNIVERSARI a Montemurlo con “Un secolo fa: Appunti, parole ed immagini a cento anni dalla Rivoluzione. – solo un preambolo, un’anticipazione dell’appuntamento del 6 novembre ore 21.00 presso il CENTRO GIOVANI – piazza Don Milani – MONTEMURLO

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In queste ore 100 anni fa si andava compiendo quell’atto complesso che viene ricordato come “la Rivoluzione d’Ottobre”. In Russia era (oggi) il 23 ottobre secondo il calendario allora in uso. Da noi, come potete immaginare era il 5 novembre, era un lunedì.

ANNIVERSARI a Montemurlo con “Un secolo fa: Appunti, parole ed immagini a cento anni dalla Rivoluzione. – solo un preambolo, un’anticipazione dell’appuntamento del 6 novembre ore 21.00 presso il CENTRO GIOVANI – piazza Don Milani – MONTEMURLO

Il contenitore di ANNIVERSARI grazie anche alla sensibilità degli amministratori, dei funzionari e dei dirigenti del Comune e della Biblioteca di Montemurlo (l’Assessore Giuseppe Forastiero, la Dirigente Roberta Chiti, il Referente per la Biblioteca “Bartolomeo Della Fonte” Valerio Fiaschi e la Dipendente responsabile per i progetti Silvia Zizzo) si arricchisce di un nuovo tassello.
Lunedì 6 novembre proseguiremo nell’introdurre il percorso sulle tracce della Rivoluzione russa insieme all’Associazione Altroteatro Firenze coordinata dal prof. Antonello Nave. La prima parte tratterà del periodo 1861 – 1905 (dall’abolizione della servitù della gleba alla prima Rivoluzione) utilizzando brani documentari e filmici intervallati da letture. Io stesso condurrò il tutto con la collaborazione di quattro giovani – tre ragazze ed un ragazzo – che si impegneranno come “tessitori” (addetti ai collegamenti) e “lettori”. A tessere saranno Davide Finizio e Bianca Nesi, a leggere invece Serena Di Mauro e Serena Mannucci. Consulenza per la scelta dei filmati di Chiara Gori.
Dopo l’esecuzione della condanna a morte del fratello di Lenin gli anni passano ed il proletariato operaio è costretto a sopportare il peso enorme di una politica di salari bassissimi a fronte di condizioni di vita pessime.
Al proletariato manca ancora una guida organizzativa e teorica che possa superare lo spontaneismo violentissimo ma sostanzialmente episodico dei gruppi terroristici. Se ne assumeranno la responsabilità tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento alcuni intellettuali rivoluzionari come Plechanov, Troskji e Lenin, che focalizzeranno il loro impegno sulla necessità di creare un’organizzazione di tipo marxista. Nel 1898 viene fondato a Minsk il Partito Operaio Socialdemocratico Russo.

Nel 1904 scoppia la guerra russo-giapponese che mette in evidenza l’incapacità politica e militare della leadership aristocratica russa che ambiva ad ottenere esclusivamente vantaggi personali, a scapito del popolo che, presone coscienza, diede vita il 22 gennaio del 1905 a Pietroburgo ad una grande manifestazione. La guardia imperiale apre il fuoco sui dimostranti ed in tutta la Russia vengono organizzati scioperi giganteschi, mentre il proletariato si organizza in nuovi organismi, i soviet, che per la loro diffusione immediata lasciano prevedere lo scoppio di una rivoluzione.
A questo punto verrà proiettata una delle cinque parti in cui è diviso il capolavoro della cinematografia sovietica (è del 1925 e dunque si parla di URSS, la cui nascita è del 22 dicembre 1922), “La corazzata Potemkin” di Sergei Eisenstein. Verrà presentata la quarta parte, cioè “La scalinata di Odessa”.

SIETE TUTTE/I INVITATE/I a partecipare

Promemoria: 6 novembre ore 21.00 presso il Centro Giovani (di fronte a Villa Giamari) Piazza don Milani MONTEMURLO

L’INGRESSO E’ LIBERO

Joshua Madalon

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UN SECOLO FA – Appunti, parole e immagini a cento anni dalla Rivoluzione – MONTEMURLO 6 – 13 E 20 NOVEMBRE 2017

UN SECOLO FA – Appunti, parole e immagini a cento anni dalla Rivoluzione – MONTEMURLO 6 – 13 E 20 NOVEMBRE 2017

UN SECOLO FA a Montemurlo

Come si svolgeranno le due serate dedicate alla Rivoluzione russa (nel centenario della Rivoluzione d’Ottobre – 7/8 novembre 1917) organizzate dal Comune di Montemurlo Biblioteca Comunale “Bartolomeo Della Fonte” nei giorni 6 – 13 novembre?
Preparate e condotte dal prof. Giuseppe Maddaluno con la collaborazione di Altroteatro Firenze del prof. Antonello Nave vedranno la presenza di quattro giovani (in ordine alfabetico: Serena Di Mauro, Davide Finizio, Serena Mannucci e Bianca Nesi) che si alterneranno nel ruolo di “tessitori” e “lettori”. I primi saranno impegnati nella narrazione degli eventi mentre i secondi utilizzeranno letture e testimonianze collegate ad essi. La scelta dei materiali è del prof. Maddaluno mentre quella delle immagini è di Chiara Gori, che ha enucleato alcuni passi tratti da documentari e film sul tema.

La prima serata è quella di lunedì 6 novembre ore 21.00 presso il Centro giovani in Piazza don Milani 3 a Montemurlo e seguirà le vicende nell’Impero russo dal 1861 (abolizione della servitù della gleba) al 1905 (prima rivoluzione russa); la seconda serata è prevista pe ril 13 novembre, sempre ore 21.00 e stesso luogo, riguarderà la partecipazione della Russia alla prima guerra mondiale e analizzando le vicende che condurranno alle due rivoluzioni del 1917, quella di febbraio con la caduta dello zar e quella di Ottobre ( per il calendario giuliano – Novembre per quello gregoriano).

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Verranno proiettati, tra gli altri, alcuni brani da “REDS” di Warren Beatty che nel 1982 ottenne tre premi Oscar e segue la storia del giornalista statunitense John Reed, l’unico americano ad essere sepolto sotto le mura del Cremlino; da “Lenin in Ottobre” che è un film di propaganda sovietico del 1937, diretto da Mikhail Romm e Dmitriy Vasilev. Il film narra l’attività politica di Lenin seguendolo dal suo ritorno dall’esilio svizzero nell’aprile del 1917 fino alla presa del potere nel Palazzo d’inverno di Pietrogrado; da “La corazzata Potemkin” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Si tratta di una delle più note e influenti opere della storia del cinema, ingiustamente maltrattata dalla comicità di Paolo Villaggio e anche per questo poco conosciuta dalle giovani generazioni.

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E’ poi prevista una terza serata il 20 novembre –ore 21.00 stesso luogo – con la presentazione del libro “1917 L’Anno della Rivoluzione” del prof. Angelo d’Orsi, che sarà presente. In quella occasione Altroteatro leggerà dei brani dal libro.

Joshua Madalon

PER LA NUOVA SINISTRA – appunti

cultura

PER LA NUOVA SINISTRA – appunti

Quando i “filosofi” troveranno ascolto tra coloro che si candidano a governare o a scrivere programmi per il “buon Governo” di una città o di un Paese forse avremo trovato la soluzione agli annosi problemi nei quali ci dibattiamo. Ovviamente non basta essere o essere creduti o sentirsi “filosofi” per potersi accreditare all’interno del consesso “politico” e non nego che alcuni veri “filosofi” prestati come costruttori di progettualità alla Politica abbiano dato cattiva prova di sè nel secolo scorso. Non potrei – per l’appunto – negarlo. E per togliere il vino dai fiaschi sottolineo che non scrivo quello che segue sentendomi un “filosofo”: quindi non mi propongo come tale ai miei interlocutori “provvisori” (“provvisori” come è giusto che sia: nessuno di noi è “eterno”). Allo stesso tempo non risparmio le mie energie e proseguo ad esprimere il mio parere su quanto sia necessario fare nei prossimi mesi.
Mi sarebbe piaciuto che tra i dieci punti iniziali del percorso costruito al “Brancaccio” lo scorso giugno ve ne fosse uno esclusivamente dedicato alla “CULTURA” e se fosse stato il primo dei dieci ancora meglio.
Il tema della “CULTURA” può essere declinato in numerose varianti e rimanere il minimo comune multiplo del PROGRAMMA DI GOVERNO di un Paese e di una città. C’è una CULTURA ambientale, una CULTURA sociale, una CULTURA sanitaria, una CULTURA urbanistica una CULTURA economica, una CULTURA del Lavoro, una CULTURA internazionale, una CULTURA tout court (e non credo di avere esaurito l’elenco).
Essendo necessaria la “sintesi” proseguo in quel lavoro di ricerca delle contraddizioni profonde nelle quali si dibatte la nostra SINISTRA, mostrando a volte la sua indole conservatrice a difesa di diritti a volte necessariamente discutibili (il welfare del nostro Mezzogiorno, ad esempio, si avvale di una distribuzione “a pioggia” di benefici a vantaggio di falsi invalidi: lo difendiamo? Spesso accade che alcuni operatori inadempienti in modo illegale sotto molti punti di vista vengano difesi dai Sindacati che appartengono idealmente alla nostra storia: li difendiamo anche noi? La Sanità è nelle mani di persone incompetenti a tutti i livelli, da quello amministrativo a quello professionale specifico: non facciamo nulla? Nel percorso dell’Immigrazione troviamo molti aspetti di illegalità: cosa proponiamo?). Ecco; è necessario avanzare proposte serie che non abbiano teste tra le nuvole ma piedi saldamente ancorati a terra, a nche a costo di smentire il “noi stessi” di “ieri” (un “ieri” simbolico).
Ecco dunque la CULTURA della LEGALITA’, ma non chiacchiere a vuoto!
Mi soffermo nuovamente – l’ho già scritto circa un mese fa il 26 agosto sul mio Blog -http://www.maddaluno.eu/?p=6226 – sul tema dell’Immigrazione e del “razzismo” che viene diffuso.
E – lo ripeto – molto è da addebitare allo scarso livello “culturale” presente nel nostro Paese (sarà peggio o sarà meglio “altrove” poco deve importarci). Abbiamo il dovere di porci di fronte alle problematiche evitando isterismi e cercando soluzioni impostate nel massimo rispetto dei nostri valori costituzionali. Questi “giovani” stranieri arrivano da terre povere e martoriate da guerre e cataclismi di vario genere; vengono sparsi in realtà diverse e sconosciute senza che vi sia un vero e proprio progetto di accoglienza (non mi riferisco ad un “tetto” e al sostentamento vitale, ma alla provvisoria integrazione in un tessuto sociale alieno dal loro: vengono considerati “numeri” portatori di “benessere economico per una parte di noi” ma non più di questo). Se vi sono delle falle nella legislazione, se sono necessari interventi “sociali” in quella, dobbiamo sentirci parte attiva anche per evitare che “forme di schiavismo larvato sotterraneo” si diffondano (a chi interessa mantenerle? A noi di certo no!). Chi arriva da noi dopo quel viaggio tremendo sui “barconi” fatiscenti non può pensare che troverà ospitalità a scrocco del nostro Paese , dunque, nulla impedisce alle istituzioni governative lo stabilire che, in cambio dell’ospitalità, questi assolvano compiti determinati con la massima precisione, ad esempio, nel settore dell’Ambiente urbano ed extraurbano. Si eviterebbe di assistere a gruppi di giovani migranti ciondoloni per la città, possibili prede di malviventi e di approfittatori e si eviterebbe allo stesso tempo il diffondersi di sentimenti razzistici, soprattutto se operatori sensibili e preparati si adoperino per costruire un raccordo tra gli immigrati ed i residenti, tendente a far conoscere in modo reciproco le “storie” delle vite degli uni e degli altri.

Joshua Madalon

cultura

PAUSILYPON E LA GAIOLA – un viaggio tra il mito ed il moderno nel ventre di Napoli di fronte al suo mare

PAUSILYPON E LA GAIOLA – un viaggio tra il mito ed il moderno nel ventre di Napoli di fronte al suo mare

In sei otto mesi traforare e – come oggi si direbbe – “mettere in sicurezza” la base di un promontorio vulcanico fatto di tufo e pozzolana è un’impresa improponibile ai nostri tempi. Non lo era – e non lo fu – per i Romani che intorno al 37 a.C. costruirono una galleria alta circa quindici metri larga almeno quattro che da Coroglio per una lunghezza di settecento metri porta, attraversando la collina di Posillipo, ad un complesso residenziale di epoca imperiale prospiciente le due isole della Gaiola nel golfo di Napoli.
Non aggiungerò molto di più, evitando sia “sfondoni” sia “sfoggio di sapienza” inutile, invitando però i lettori curiosi del mio Blog a mettersi in contatto con l’organizzazione delle visite guidate, che costano tanto poco da non consentire il dubbio che io abbia interessi personali da far valere in cambio della pubblicizzazione.

I numeri di telefono sono 081 2403235 e 328 5947790; la mail è info@gaiola.org; il sito per accedere ad altre informazioni è www.gaiola.org

La pubblicizzazione del sito è per me doverosa, dopo aver conosciuto alcune delle operatrici culturali che se ne occupano – devo dire – in modo altamente professionale con eccellente capacità di interagire con ciascuno dei visitatori.
Come ci si arriva? Bene, vi dirò come ci siamo arrivati mia moglie ed io. Negli anni passati transitando dalla spiaggia di Bagnoli verso Coroglio ed imboccando la salita che porta nei pressi del Parco Virgiliano di Posillipo (quante volte lo abbiamo fatto da fidanzati e quante altre volte da genitori alla ricerca di spazi aperti, verdi e panoramici!) sulla destra subito dopo la “sosta” del primo Belvedere a destra si intravedeva un’apertura di uno spazio profondo che può far ricordare la consimile Galleria che si chiama Piedigrotta e si trova accanto al tunnel che porta gli automobilista da Mergellina a Fuorigrotta. Bene, quella era (ed è) la Grotta di Seiano, quella di cui stiamo parlando. Sempre chiusa, però, fino a qualche mese fa, forse poco più di un anno.
L’altro giorno ci siamo fermati al Belvedere e dialogando con un cortese netturbino di mezza età abbiamo espresso l’ipotesi di visitare il sito; è stato lui stesso a dirci che anche a lui era venuta quell’idea e mentre noi girovagavamo sul bordo del Belvedere, cercando angoli di visuale inediti da fermare con la nostra Canon, era già di ritorno e soddisfatto con alcune informazioni. A quel punto noi non potevamo essere da meno, anche perché dovevamo appagarci nella nostra curiosità. E siamo andati al botteghino in legno dall’interno del quale attraverso un’apertura è spuntata la testolina castana di una giovane donna dagli occhi vivaci e ragionanti, che ci ha fornito una marea di indicazioni ed ha prenotato la nostra visita “guidata” per il giorno dopo alle 10.

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Per capire meglio la straordinarietà della visita che vi propongo occorre che siate in possesso di una cartina geografica, oppure che conosciate già le caratteristiche morfologiche del luogo.
Ad ogni modo non posso, in ciò spalleggiato da mia moglie (che non sempre è però d’accordo con me), non rilevare la straordinaria competenza professionale di Alessia, che è stata per l’occasione la nostra guida. Ed infine non mi dispiace (anche in ciò sostenuto dalla mia consorte) ricordare che il sito è protetto da Sua Maestà Gattesca il cui nome è Menelao, una splendida gattina nera che seguirà ciascuno dei visitatori una volta raggiunto il sito dopo i settecento metri di percorso in leggera salita.
Chi lo desidera ( e si ricordi di farlo presente ) può anche prenotare un giro in barca nei dintorni della Gaiola.

Joshua Madalon

UN DOCUMENTO DEL 6 dicembre 2002 – come eravamo – seconda parte

Tessere Cultura 6 dicembre 2002 – come eravamo – seconda parte

In quel periodo curavo un lavoro di équipe all’interno del territorio pratese – Questo documento è pubblicato in un libro che raccoglie tutti gli interventi, gli Atti di quel Convegno. E’ soprattutto un testo molto importante per comprendere le “difficoltà del Decentramento” che poi è stato smantellato (in un intervento successivo al mio il prof. Giampiero Nigro mi onora di una menzione “Ho sentito dire da Maddaluno cose molto intelligenti, ma ho letto nelle sue riflessioni un problema di rapporti istituzionali più che di politiche culturali.”). Il prof. Nigro aveva ben compreso quali fossero gli elementi della contesa; ed infatti con il 2014 il Decentramento a Prato ha smesso di esistere con grande sospiro di sollievo da parte dell’Amministrazione.

– seconda parte –

Devo dire che questa premessa ci consente di collegarci all’intervento fatto dall’Assessore Giorgi, che non ho ascoltato ma che ho letto con molta attenzione, in una direzione tutta particolare: è possibile, oggi, per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini, ricercare obiettivi e percorsi comuni o dobbiamo, ciascuno nel suo territorio, intervenire in maniera separata, per salvaguardare eventualmente ciascuno la nostra identità e la nostra personale visibilità?
Io penso che, se noi agiamo, pur in maniera diversa ed articolata, ma con obiettivi comuni con un Progetto generale comune, questo potrà essere nel nostro piccolo cosmo, un elemento di forte positività.
Infatti se si pensa davvero, ma proprio davvero (il dubbio a volte è forte) che cooperando tutti, come peraltro in alcune occasioni ci è riuscito di fare, si riesca dunque a fare meglio e di più con costi anche inferiori (che di questi tempi è davvero importante), non dobbiamo avere paura di ricevere critiche e di suscitare polemiche. Sfido chiunque infatti a porre sui piatti di una bilancia da una parte le polemiche e dall’altra i risultati e tutti si accorgerebbero che i risultati ottenuti, pur fra le tante difficoltà, sono più consistenti e pesanti delle critiche e delle polemiche. D’altra parte voglio aggiungere che temere le critiche e le polemiche (anche per me lo dico nei confronti di chi me le rivolge) mi sembra davvero ben poca cosa in un mondo, quello nostro, questo nostro, che ci permette poi comunque di lavorare, di ottenere risultati positivi, di avere le soddisfazioni di costruire tanti piccoli progetti utili.
Nelle realtà periferiche che noi rappresentiamo si costruiscono, spesso con le nostre mani e la nostra intelligenza, progetti culturali validi per tutte le fasce d’età; sono progetti utili perché producono, perché creano nuove occasioni, fermenti nuovi, idee nuove, che per qualcuno possono anche sembrare “vecchie” ma che sono nuove per chi ne usufruisce.
Gli esempi possono essere tanti, ma io ne farò uno solo. Ed è quello legato al progetto di Educazione degli Adulti, “Gestire il cambiamento” che ha coinvolto, grazie alle Circoscrizioni, tante diverse realtà grandi e piccole della nostra rete culturale.
Quel Progetto, inoltre, almeno per la mia esperienza, sta creando nuovi percorsi, nuove domande e saranno perciò costruite nuove occasioni per i cittadini del mio territorio.
Dopo di che voglio dire che parlare di “mio territorio” è completamente fuori luogo perché le iniziative che noi facciamo sono aperte a tutti i cittadini.
E’ utile progettare? Serve? Può sembrare di no (perché ci vuole un’idea e ci vuole del tempo). Può sembrare di sì.
Comunque se vi è un Progetto, questo, se funzionasse male, potrebbe essere modificato. Viceversa sarebbe tutto più difficile. Certo, anche la verifica risulta difficile perché i veri risultati, positivi o negativi, si coglierebbero solo dopo qualche tempo. E mi viene così da ricordare che solo da poco stiamo lentamente superando quel periodo di crisi innescato dal “riflusso” (ve lo ricordate?) degli anni Settanta. Andate a riguardarvi tutti i dati: dopo l’impegno il disimpegno la casa la famiglia la televisione il gatto le pantofole, dopo il pubblico il privato e poi uno dopo l’altro calci nel sedere e pugni sui denti e non è finita ancora ma da poco come è bello manifestare eravamo in tanti quanta gente che bella gioventù.

– fine seconda parte….continua –

BUON APPETITO 2 a Prato Circolo ARCI San Paolo via Cilea 3 stasera 28 dicembre 2016 a 121 anni dalla nascita del CINEMA ore 21.00

BUON APPETITO 2 a Prato Circolo ARCI San Paolo via Cilea 3 stasera 28 dicembre 2016 a 121 anni dalla nascita del CINEMA ore 21.00

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UN EXCURSUS MULTIDISCIPLINARE SUL CIBO
Dai graffiti delle grotte di Lascaux alle opere di grandi artisti lungo i secoli successivi fino a noi.
Dalle opere cinematografiche che ne hanno trattato agli spot pubblicitari di grandi registi fino alle produzioni cinematoggrafiche interamente pagate da uno sponsor del settore come la Pasta Garofalo.
Dai testi di grandi scrittori come Petronio Arbitro e poeti come Dante Alighieri e Pablo Neruda per andare poi a scrittori più vicini a noi come Erri De Luca e Francesco Guccini.
e, per finire, una carrellata sui cibi tipici di Napoli e dintorni (il ragù, la pastiera e le sfogliatelle).

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TUTTO QUESTO STASERA A PARTIRE DALLE ORE 21.00 AL CIRCOLO ARCI SAN PAOLO DI VIA CILEA 3 A PRATO con Manlio ALTIMATI, Lia GUARDASCIONE e Rosi MANNINO – coordinati da Giuseppe MADDALUNO

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