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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

questo fu la parte riservata all’intervento di Sabrina Pratesi

E dire che ce l’abbiamo con tutti è vero, perché anche i Gruppi degli amministratori locali viaggiano in modo separato ma, con un’ aggettivazione ironica, “molto articolato e diverso”. Troppi negli ultimi tempi scelgono modalità personalistiche preferendo il palcoscenico della Stampa locale alle Assemblee deputate al confronto.
Non è un caso, dunque, che si vada assistendo negli ultimi mesi ad una congerie di candidature per le prossime occasioni che presentano all’opinione pubblica un Partito che non ha come obiettivi la buona Politica, un Programma che contribuisca a rendere meno difficili le condizioni dei pratesi, ma l’acquisizione di prestigio personale da parte di alcuni. Non ne abbiamo proprio bisogno.
Il nostro parere sarebbe che un candidato debba emergere dalla discussione sui programmi e non essere catapultato preventivamente sulla scena semplicemente per la bella faccia che ha. Non ci convincono neanche, e qui chiudiamo, le ventilate ipotesi da parte di alcuni di dare vita a “liste civiche” a meno che questo non sia un “punto di arrivo” condiviso e frutto del dibattito programmatico.
Di fronte a questo quadro sconfortante vi sono però centinaia di semplici militanti che ancora credono in questo Partito e che costituiscono l’ossatura forte dalla quale ripartire: sono le risorse fondamentali su cui poter contare; sono le persone come noi che chiedono solo che vengano messe da parte le divisioni e che si faccia fronte comune contro gli avversari che non sono i nostri amici ed i nostri compagni.
Negli ultimi tempi probabilmente acuiti dalla crisi che morde un po’ tutti ma colpisce maggiormente chi è più debole sono emersi come un problema da affrontare con maggiore urgenza i temi cosiddetti dell’etica e della trasparenza; alcuni di noi ne hanno parlato sin dalla fase genetica del Partito Democratico altri ne hanno parlato da molto prima altri ancora hanno ritirato fuori queste problematiche da poco. Il fatto è che non si può oggi fingere che non esistano motivi validi, a prescindere dagli “scandali” (alcuni dei quali coinvolgenti anche esponenti a noi a vario modo collegabili), per affrontare la questione dei “rimborsi elettorali” (ed il Partito Democratico ha già risposto) e del modo con cui dovrebbe essere finanziato un Partito. Su questo ovviamente siamo convinti che vadano esaminati e discussi i Bilanci per verificare in modo serio e corretto oltre che rigoroso i motivi per cui, anche a Prato, non si riesca ad avere un Bilancio attivo o perlomeno con perdite minime. Noi abbiamo un’idea sul perché e non mancheremo di esplicitarla nel rispetto delle competenze degli organismi statutari. In ogni caso abbiamo aderito al documento che è stato preparato da alcuni dirigenti fiorentini ed è stato diffuso sul web; alcuni degli estensori come abbiamo detto nell’introduzione sono qui con noi e ne parleranno (il loro documento si intitola “Etica e trasparenza); abbiamo altresì dato il nostro apporto alla elaborazione di un Documento sugli stessi temi redatto qui a Prato e presentato alla Segreteria provinciale.

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Mentre Sabrina interviene sul display appaiono le parole del testo della canzone accompagnate solo dalla “base” musicale

L’assenza (Fiorella Mannoia)

(P.Fabrizi)

Sarai distante o sarai vicino
sarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c’è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell’assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un’antica danza
Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C’è solo un posto dove puoi tornare
c’è solo un cuore dove puoi stare

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – settima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – settima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

continuano gli interventi “programmati” riprende la parola ELISA Valdambrini

Vogliamo per questo invitare il nostro Partito ad analizzare con severità e rigore tutte le fasi che hanno portato – negli ultimi anni – Prato ad essere amministrata, dopo più di 60 anni, dal Centrodestra. Crediamo sia fortemente indispensabile ed urgente perché si avvicinano importanti scadenze e non possiamo sottovalutare le critiche che, soprattutto dall’interno, o dall’immediata periferia del Partito, sono venute e continuano tuttora a venire. Ognuno di noi, è logico, si è fatta un’idea specifica di quanto è accaduto; ma non è più il tempo di ragionare per gruppi separati. E’ l’ora di lavorare tutti insieme, perché se si riesce a vincere, vinceremo tutti; se si perde, allo stesso modo, perderemo tutti. E non ci si venga a dire che questa esperienza del passaggio all’Opposizione è stata positiva – oltre che per noi – per la nostra città! E dunque noi dobbiamo cercare di vincere e dobbiamo farlo abbandonando gli errori dopo averli riconosciuti e costruendo una piattaforma programmatica chiara e comprensibile e, per poterlo fare, non bisogna attendere altro tempo: noi proponiamo la convocazione dei Forum per il Programma e pensiamo ad un Programma che, senza tralasciare alcun aspetto, si presenti alla fine con delle Sintesi ampie. Finora non abbiamo fatto altro che rincorrere le ubbie del Centrodestra; ora bisogna cambiare rotta. Per poterlo fare bene occorrerà aprire la discussione davvero e non solo per slogan, farlo preventivamente senza steccati precostituiti, raccogliere le idee e la progettualità, valutandone le reali concrete fattibilità, valorizzare la “parola” e diffondere le “idee”:

riprende la parola STEFANO Gruni

Per fare questo occorre innanzitutto un Partito Democratico unito e forte, anche perché “unito”. Nel PD le vecchie “anime” precostituenti si sono amalgamate solo in parte in modo positivo; le divisioni, al di là di schieramenti riferiti alle storie precedenti si riferiscono a malumori sopiti che affondano le loro piccole robuste radici in alcune diatribe prevalentemente di natura personale fra opposte fazioni a sostegno di questo o quel personaggio, di questo o quel candidato etc etc etc
E sarà necessario un impegno poderoso e robusto, coraggioso di tutti, proprio tutti e sottolineiamo tutti, in quella direzione.
A noi oggi il Partito appare in forte difficoltà: se non fosse vero, se fosse solo l’impressione di un minuscolo gruppetto di militanti incapaci di interpretare la Politica, non potremmo che esserne felici. Noi in effetti vediamo divisioni, sentiamo critiche spesso feroci non solo fuori ma anche dentro i gruppi Dirigenti; c’è una Segreteria Provinciale che non ci convince. Tutti sanno che questo Circolo, nel suo nucleo costitutivo, ha sostenuto la candidatura di Ilaria Bugetti e non ci accingiamo qui a smentire il nostro operato. Chiediamo un cambio deciso di passo; chiediamo che chi fa parte della Segreteria si assuma pienamente le sue responsabilità; non ci interessano le questioni personali: bisogna essere operativi come Gruppo, bisogna essere coesi e, se necessario, cambiare. Noi pensiamo che sia venuto il momento di fare chiarezza e bisognerà andare ad una gestione collegiale non necessariamente unitaria (intendendo con ciò che chi ha perso il Congresso può anche rifiutarsi di avere delle responsabilità ma chi lo ha vinto ha degli obblighi ed a questi deve corrispondere). Pertanto sarà opportuno procedere ad una verifica di “maggioranza” per comprendere cosa non abbia funzionato: non ci si può nascondere solamente dietro al disfattismo o complottismo della minoranza. C’è di certo qualcosa da verificare e bisogna farlo al più presto. E’ assolutamente necessario sviluppare una maggiore forza propulsiva sui territori e sulle tematiche evitando fra l’altro di lasciare spazi del tutto liberi ed incustoditi a quella che genericamente chiamiamo “Antipolitica”. C’è un’Assemblea Provinciale che viaggia a scartamento ridotto: parte di essa non è molto presente (scusateci l’eufemismo ironico!) e non partecipa al dibattito “aperto” e democratico neppure in modo apertamente critico. E questo, in una città governata male da un Centrodestra impreparato ed arrogante oltre che a tratti aggressivo ed offensivo, non è ammissibile. Occorre avvertire un senso di corresponsabilizzazione ed evitare, non solo apparentemente ed ipocritamente, divisioni che non siano il frutto di discussioni franche aperte e comuni, evitando incontri separati e semi-segreti o conventicole di parte.

Uno dei brani con cui si intervallarono gli interventi:

Sognamo il pane, bambino mio
E le mele rosse e lo scintillio
Dell’uragano che porta via
E pulisce l’aria di nostalgia
Un cuore caldo e le calze lunghe
Gli inverni corti e le libertà
Gli uccelli neri e la pioggia lieve
Che viene e và
Sognamo il mare, bambino mio
E le reti piene e lo scampanio
Un uomo in casa e la verità
La sua sposa rosa che riderà
Il passato è una fotografia
Ma l’avvenire ti aspetta già
Sulla nave bianca che un giorno o l’altro ti ruberà

Sognare è vita
è fare cosa non puoi fare
(è sentire che ti puoi) dimenticare
La porta aperta e poi dormire
Sognare è vita
è cogliere la luna amica
è l’acqua della fantasia

Sognamo il sole, bambino mio
Con il tempo bello del nostro addio
Mentre il canto della malinconia
è una chitarra giù nella via
Con un po’ di vino e la tua allegria
Un vestito nuovo e la mia poesia
Sotto le lenzuola di lino e neve tu voli via

Sognare è vita
è fare cosa non puoi fare
(è sentire che ti puoi) dimenticare
La luce accesa e poi dormire
Sognare è vita
è cogliere la luna amica
è l’acqua della fantasia
Sognare è vita
Sognare è vita
è il fuoco della tua follia
Sognare è vita
Sognare è vita

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta – parte 3

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 3 (vedi post del 12 gennaio u.s.)

Il 3 ottobre dello scorso anno (1987), si è svolto a Prato un Convegno sulle nuove tecnologie in rapporto ai processi didattico-educativi, ma senza tener in alcun conto il settore dell’educazione degli adulti. Pur tuttavia sono anch’io (organizzatore di quel Convegno) dell’opinione che quest’ultimo settore non possa essere scisso dalla problematica didattica complessiva e che la creazione di uno scambio permanente delle reciproche esperienze possa servire anche ai settori primari e secondari dell’istruzione, addirittura in misura maggiore che allo stesso ristretto settore dell’educazione degli adulti; per questo ritengo che i presupposti e gli esiti di quel Convegno possano essere utilissimi per una riflessione che riguardi l’educazione nel suo complesso, anche per quel concerne più da vicino le problematiche educative connesse alle arti e allo spettacolo.
L’apprendimento e l’uso delle nuove tecnologie avviene ancora oggi all’interno di due canali che in nessun modo però dovrebbero essere separati: la fruizione “attiva” e la produzione diretta. Il primo è rivolto a tutte le sfere ed i settori educativi e riguarda la visione di materiali già prodotti: questo non può essere considerato, come ancora troppo spesso accade, un facile e comodo dolce diversivo rispetto alla lezione orale e, se non vuole proprio essere un’integrazione ad essa, deve essere sempre sostenuta (la fruizione attiva) da una scheda programmatica non solo contenutistica ma anche tecnica. E’ a questo tipo di lavoro cui mi riferisco quando parlo di una nuova professionalità dell’insegnante (vedi introduzione nel post del 12 gennaio 2020). In questo primo canale possono essere utilmente comprese anche la registrazione in video delle lezioni cattedratiche o meno che i docenti di norma debbono svolgere; questo aspetto prelude al secondo canale, che va riferito alla possibilità di utilizzare praticamente le conoscenze tecniche e teoriche sulla realizzazione di prodotti audiovisivi: se l’intervento primario sarà svolto in modo coinvolgente e seguito con attenzione gli allievi potranno cimentarsi nella scrittura e nella messa in opera di uno o più audiovisivi, la cui valenza sarà chiaramente di tipo educativo. Non si pensa affatto di far diventare gli studenti tutti operatori e tecnici cinetelevisivi, ma l’obiettivo rimane quello educativo riferito alla conoscenza approfondita delle nuove tecnologie e del loro uso più appropriato per narrare in modo diverso i propri mondi. E’ evidente che un progetto “particolare” riservato all’apprendimento delle nuove tecnologie trova qualche difficoltà e resistenza ad essere inserito nella scuola, dove esistono programmi, in qualche caso “ferrei” a favore dei quali soprattutto le vecchie guardie tra i docenti oppongono nella loro difesa strenua resistenza; ma parlando di “educazione degli adulti” mi torna facile prospettare per questo settore la realizzazione di un Laboratorio dell’Immagine, costruito tenendo conto del palinsesto di quello creato per gli allievi della scuola media superiore ed orientato, come quello, a misura dei fruitori “adulti”. L’esperienza di cui parlo è ancora in corso e risente delle problematiche di cui sopra, anche se la risposta a tale proposta è stata, e continua ad essere, molto elevata sia da parte dei docenti che degli studenti che vi hanno aderito. Questo va detto allo scopo di evitare sia i facili ottimismi sia l’altrettanto generico pessimismo: proprio in qualità di coordinatore di quel laboratorio l’idea di un suo sviluppo rivolto agli adulti mi stimola molto, mi interessa.

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IN BREVE e Attendendo la Befana, ho ricevuto due regali

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IN BREVE e Attendendo la Befana, ho ricevuto due regali

Due regali importanti sui quali mi esprimerò più diffusamente nei prossimi giorni:
il primo è quello che mi ha portato Roberto Marcelli. In realtà non è proprio “un regalo”, avendolo io pagato a prezzo intero. L’ho fatto volentieri, ma lo sottolineo solamente perché non vorrei che altri potessero pretendere da lui simile trattamento.
Da qualche giorno, Roberto mi aveva contattato per informarmi che il prossimo sabato 11 gennaio sarebbe ritornato a Prato il prof. Angelo d’Orsi. Lo aveva fatto anche per ottenere un suggerimento sull’ “accomodation” che avevo riservato al professor d’Orsi nelle due occasioni in cui era stato ospite a Prato ed a Montemurlo (in realtà l’organizzazione dell’ospitalità di Prato era stata mia, quella di Montemurlo, invece, del Comune di quella cittadina: in questa seconda occasione, avevo svolto un ruolo prioritariamente culturale). Avevo suggerito la location ma avevo già annunciato che, con grandissimo rammarico, non avrei potuto partecipare, anche se avrei voluto leggere il libro che Angelo veniva a presentare.
Sto leggendo “Leone Ginzburg – L’intellettuale antifascista” e nei prossimi giorni prima dell’11 scriverò qualche nota.

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Il secondo regalo è quello che mi ha inviato “gratuitamente” Maurizio Giardi. L’amico Maurizio, il compagno Maurizio che si firma Lidice ha realizzato un cortometraggio dal titolo “Il corpo dell’attrice”. Le immagini in bianco e nero sono nitide ed, accompagnate da un motivo “Eyes Shut – Nocturne in C Minor” di Olafur Arnalds, musicista islandese, eseguito al pianoforte da Alice Sara Ott una giovane artista giapponese, rappresentano attraverso dei primissimi piani dedicati a particolari del “corpo” (occhi, orecchie, labbra, braccia, schiena, piedi, gambe, capelli), una vera e propria pregevole coreografia. Il testo evidenzia la profondità di tematiche non banali che trattano in modo particolare i processi dell’espressione artistica creatrice sia dal punto di vista letterario che da quello prettamente teatrale, entrambi inscindibili e non riconoscibili da chi non li vive intensamente in modo diretto. Il dono che mi è stato fatto è ancor più rilevante dal momento che, a leggere ed interpretare il testo, è Mario Giansanti,la cui voce ho immediatamente riconosciuto. A dare volto, o “corpo”, alla protagonista, pur nella parcellizzazione delle diverse parti, è una delle icone del teatro sperimentale della scena pratese, Monica Bucciantini.

Icelandic music and composer Olafur Arnalds poses for the photographer in Madrid, central Spain, on 12 June 2013, on the eve of his concert. On 14 June he will offer a concert in Barcelona. EFE/Fernando Alvarado (Newscom TagID: efephotos229973.jpg) [Photo via Newscom]
Icelandic music and composer Olafur Arnalds poses for the photographer in Madrid, central Spain, on 12 June 2013, on the eve of his concert. On 14 June he will offer a concert in Barcelona. EFE/Fernando Alvarado (Newscom TagID: efephotos229973.jpg) [Photo via Newscom]

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RACCONTO D’AUTUNNO-INVERNO (con annunci di primavera) – 2

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RACCONTO D’AUTUNNO-INVERNO (con annunci di primavera) – 2

2.
Proseguo su una linea diretta, di incontro. Due veicoli umani che viaggiano su posizioni opposte. Una forma di infantilismo che non mi abbandona. Sorrido ed il giovane sorride per quel che sa fare. Giovani significa anche saper distinguere le differenze e fidarsi delle persone libere; ma appare, sin dal sorriso appena accennato che dalla prossemica impertubata, incapace di volare, forse impaurito da prospettive incerte. “Come va?” generiche domande. “Sono sempre più convinto che il futuro senza un vero cambiamento non abbia sbocchi positivi. Se non si risponde in modo significativo alle domande della stragrande maggioranza della gente, che è sempre più bisognosa di riprendere fiducia, si offre spazio alle Destre, quelle peggiori.”
Mi risponde “Chi dice che noi non cambiamo e ci rinnoviamo; è il tuo punto di vista”. Capisco e pur isnistendo mi rendo sempre più conto della divergenza di vedute, con punti di vista sempre più distanti e gli ricordo “Hai detto da tempo che ormai non avevo più nulla da condividere con il tuo Partito, anche se è stato per tanto tempo il mio!”.
Ciascuno ha fretta di riprendere il cammino. “Auguri! Saluti alla famiglia!” e “Auguri! Saluti anche alla tua!”
Attraverso lo sboco di via Santa Margherita per entrare in Piazza Mercatale. E mi avvio verso San Bartolomeo, con il campanile che ricorda quello di Venezia; salgo la scalinata ed entro nell’atrio, imbocco la porticina che conduce al piccolo Chiostro. Salgo le scale interne. Non sono ancora le 9. Do una mano alla segretaria del corso per mettere in ordine i registri ed aprire tutte le imposte. Fa freddo dentro, più freddo che fuori: oggi non c’è il riscaldamento, la caldaia non funziona, e temo per la mia salute oltre che per quella degli allievi che ancora tardano a salire. I miei allievi ormai “storici” riferiti però a questi ultimi mesi (c’è un turn over incessante e frequente) arrivano puntuali. Noto che una di loro, una giovane signora marocchina, puntuale come gli altri non c’è e chiedo se fosse stata già assente lo scorso martedì, giorno in cui non ci sono io a condividere questa esperienza. “Ha l’influenza; anche i suoi due bambini” mi dice una delle tre giovani donne cinesi. Come sempre, colgo al volo il tema. E lo sviluppo. La prima delle due ore parte sempre da un argomento utile per la conoscenza della lingua di uso quotidiano. Il lessico farmaceutico, il riconoscere i primi sintomi e saperli esporre, le precauzioni da adottare: sono propedeutiche alla coniugazione ed alla declinazione dei termini, maschile e femminile, singolare e plurale. La seconda ora, poco prima o poco dopo, è riservata ad una serie di esercizi su comparativo e superlativo e sui verbi impersonali e riflessivi, sull’uso frequente di questi. C’è una grande partecipazione, soprattutto da parte delle ragazze cinesi che si divertono un mondo a ripetere le parole con la “erre”. “State davvero diventando brave, soprattutto con la doppia “erre” – dico loro. Si aiutano tra di loro ed aiutano anche il “grande uomo” del Pakistan, capelli e baffi nerissimi, che ha più difficoltà a seguire. E’ più lento, la sua scuola “coranica” gli ha insegnato a leggere ma non a scrivere e quindi impiega più tempo a copiare.
Al termine delle due ore, solitamente c’è fretta di andar via. Oggi sembra tutto meno frenetico.

…2…..

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 12

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 12

Ma è dall’alto del Monte Grillo, una delle sommità estreme del Monte di Procida, che si gode un magnifico paesaggio. Da un lato Procida, Ischia due delle isole campane, la più grande e la più piccola. Dall’altro pure su uno strapiombo, come su una cartina geografica, lo sguardo si posa su tutta la spiaggia di Miliscola, Bacoli, Miseno e viene sospinto oltre su tutta la plaga flegrea fino alla estremità di Nisida, isolotto ora collegato alla terraferma e sede del Carcere minorile. Oltre si scorge parte della città di Napoli ed il Vesuvio ed il prolungamento costiero sorrentino fino alla Punta della Campanella e l’altra isola, Capri.
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Uno sguardo sulla zona interna a nord (Cappella, Fusaro, Cuma) lo si può dare ampiamente e progressivamente lungo la salita che da Torregaveta porta al Monte di Procida. Dall’alto dell’Acropoli di Cuma possiamo completare il nostro viaggio paesaggistico ammirando la lunga linea della spiaggia di Licola alla ricerca di un orizzonte marino e terrestre speso reso opaco dal sole. Per tutto l’arco dei Campi Flegrei ci sarebbe ancora tanto da dire riguardo al paesaggio. Ma potrei essere noioso se continuassi e poi voglio fare in modo che il resto possiate scoprirlo da soli o, almeno, sotto la guida dei vostri insegnanti o genitori.
In bocca al lupo, dunque, e buona fortuna!
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….settima – 12……

riprendo da un post del 23 marzo 2019 DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 11

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

Mi ero ripromesso di pubblicare su questo mio Blog il testo di un mio libretto preparato in occasione dei 2500 anni dalla fondazione di Dicearchia, nome greco della mia città di provenienza, cioè Puteoli – nome romano – Pozzuoli. Avevo da tempo questa intenzione. Ora, in coda alla mia presenza estiva su questi luoghi della mia infanzia adolescenza e giovinezza, mi appresto a pubblicarlo. Può apparire datato; tuttavia, le problematiche antropologiche e sociali sono peggiorate o perlomeno poco è cambiato, a volte tuttavia in peggio. La mia non è una critica senza dolore; nell’intenzione del giovane che ero esisteva la volontà di un cambiamento in meglio. Tuttavia ritorno alla mia terra e non rilevo miglioramenti nella sua cura. Anche i tanti interventi prodotti potenzialmente  positivi subiscono il degrado antropologico ormai strutturale.

So bene che gli amministratori sono dotati di una volontà propositiva  eccellente; pur tuttavia non riescono per motivi che mi sfuggono a superare le numerose difficoltà che incontrano ed anche alcuni interventi  che avrebbero dovuto e potuto produrre effetti positivi  sono stati poi negletti e disattesi come ad esempio lo spazio antistante l’uscita dal tunnel del tram chiamato Piazza Rione Terra, nel quale peraltro si celebrava la Storia della città, la mia, di Pozzuoli.

Sul mio Blog dall’inizio ho parlato del mio ritorno in questi luoghi che mi hanno visto crescere. Non ho mai accettato di ricevere rimproveri per essermene allontanato che tendevano a ribaltare su coloro che da qui sono partiti la responsabilità del degrado che se non è peggiorato – come io credo –  è di certo rimasto ai livelli precedenti. Non sarei stato in grado di cambiare e forse sarei rimasto invischiato in quei meccanismi antropologici che io critico o mi sarei isolato come è accaduto a qualcuno dei miei amici antichi. Quindi non ho  volontà specifiche  sanzionatorie nei confronti di chi ha amministrato ed amministra e di quella “intellighentia” alla quale avrei potuto essere affiliato.

Dal libretto possiamo comprendere l’entusiasmo di un neofita: nel 1971 avevo 24 anni e la volontà di produrre un cambiamento. Sono andato via da questa città poco dopo per lavoro e quando ne avevo la possibilità non sono ritornato. Non avrei potuto cambiare nulla; ma il mio sguardo mitteleuropeo l’ho potuto costruire rimanendo tra l’Alto Veneto e l’Alta Toscana. Non sono pentito di averlo fatto.

 

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 11

…riprendo questo tema dopo l’ultimo mio post del 23 marzo 2019….

…..Dall’alto del nostro (immaginario) aereo potremmo notare altri laghi (per lo più stagni costieri) nella nostra terra: a nord il lago di Patria, ora sede di competizioni sportive (Olimpiadi 1960); ad ovest il lago del Fusaro fra Cuma e il Monte di Procida, i cui mitili sono ancora riconosciuti fra i migliori della nostra zona; a sud-ovest il Mare Morto fra il Monte di Procida e il Capo Miseno. Altro cratere evidente è la pianura che sorge in una vasta concavità al di sotto e verso l’interno del castello Aragonese di Baia. E’ questo un posto di rara bellezza.
Molte rientranze costiere nascondono crateri, dove la forza delle acque ha corroso o i fenomeni bradisismici evidenti su tutta la zona del litorale flegreo hanno inabissato una parte del ciglio craterico. Luogo di grande interesse è il Capo Miseno anch’esso oggetto di incendi, di speculazioni incontrollate che hanno deturpato irreparabilmente il paesaggio, a difesa del quale si alzarono autorevoli voci.

RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 2 e finale

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RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 2 e finale

“Un blog non può neanche lontanamente risolvere i problemi ma può denunciarli annunciarli ed avviare una ricognizione, suscitando attenzione e dibattito”

Ognuno ha pensato a rincorrere i propri vantaggi, le proprie rendite di posizione: politici, imprenditori, intellettuali, quelli che avrebbero potuto e non hanno agito, tanti di quelli che oggi ancora sopravvivono a se stessi, complice il vento di rinnovamento ipocrita che sta investendo la nostra società. Non sarà facile modificare quello che oggi vediamo, per cui ne traggono vantaggio “politico” – in netta e chiara malafede – coloro che spingono a scelte estreme come i blitz hollywoodiani con grande utilizzo di mezzi e di uomini, coloro che urlano in modo insensato che “devono andare tutti via” o che “ci hanno portato e ci portano via il lavoro”, coloro che parlano più alla pancia che alle menti. Ed allora mi vengono in mente due film particolarmente significativi anche se non si tratta di “capolavori”; il primo è già chiaro dal titolo: “Un giorno senza messicani”. Eh già, meno male che si tratta di un solo “giorno”, anche perché i poveri americani non ne saprebbero fare a meno, visto che i messicani svolgono in quella città al confine fra gli States ed il Messico lavori molto umili ma altrettanto utili; eppure di questi messicani si dicono le cose peggiori fin quando non ci si rende conto della loro “utilità” fino ad allora mai riconosciuta. L’altro film è “La macchina ammazzacattivi” (1959) di Roberto Rossellini, una sorta di “favola dark nostrana” e lo utilizzo semplicemente per suggerire un sistema risolutivo per eliminare tutti quelli che non ci piacciono, quelli che anche temporaneamente ci disturbano, che sono colpevoli di qualcosa che non riusciamo nemmeno a spiegarci: lo hanno fatto anche in passato, ad esempio, con gli Ebrei, con i disabili, con i rom, con gli omosessuali, con gli oppositori. Che dite? Ci si vuole provare ancora una volta? Forse una sparizione “temporanea” – ma non di un solo giorno – potrebbe servire a togliere il velo che copre il preesistente “degrado” di cui non si vuole essere consapevoli per non assumersene in quota parte le profonde e fondamentali responsabilità.
Noi non pensiamo tuttavia di poter proporre soluzioni ma non vogliamo rinunciare a leggere, studiare, approfondire la realtà che ci circonda sapendo anche che lo facciamo in modo parziale e gravato da forme di ideologismi che si sono andati accumulando nel tempo e che difficilmente potremmo superare senza un “reset” impossibile per ora nel cervello umano. Ad ogni modo è del tutto evidente che il nostro Paese, e con esso la città di cui abbiamo parlato, evidenzia un’arretratezza “culturale” che la sua Storia non merita, anche se tale “gap” è inscritto nella sua Storia. Ne sono prove certe le difficoltà del settore dell’istruzione che ormai non forma più adeguati “quadri” dirigenti e professionisti: i migliori studenti, al termine del loro percorso formativo, frustrati da una costante sottovalutazione del “merito” e da una sopravvalutazione di ben altre doti non sempre significative dal punto di vista delle relative competenze, trovano il loro spazio vitale in altri Paesi, dai quali difficilmente tornano: è questo da anni il vero drammatico “spread” che inficia l’ingente impiego di risorse a fondo perduto. I dati sono di un’evidenza assoluta anche per il settore del Turismo nel quale il nostro Paese potrebbe eccellere, “dovrebbe” eccellere. Ne parleremo ancora in uno dei prossimi interventi.

Giuseppe Maddaluno

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UN DOCUMENTO DEL 19 GIUGNO 2003 – TERZA ed ultima PARTE

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UN DOCUMENTO DEL 19 GIUGNO 2003 – TERZA ed ultima PARTE

Questo che segue è un mio intervento su temi che hanno conosciuto una stagione d’oro nella nostra città e che negli ultimi decenni sono stati trascurati. Il disastro che potrebbe derivare da questa negligenza potrebbe essere letale anche per la nostra Democrazia. (J.M.)

Come potete comprendere, vado recuperando la mia memoria con la speranza che non tutto ciò che è stato fatto sia stato inutile.

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Il decentramento delle attività formative sul territorio

3.
Non sembri, quest’ultima, una critica gratuita: è principalmente rivolta a quella straordinaria contraddizione che sono i “Circoli di Studio”, fiore all’occhiello della progettualità europea; come si fa a contemperare la libertà massima istituzionalizzata del concetto stesso di “Circoli di Studio” con la costrittività mortificante della burocrazia degli apparati di controllo amministrativo, che pure sono necessari? E’ una domanda semplice e difficile che purtroppo non attende risposte immediate.
Gli incontri preparatori che si sono svolti principalmente in Biblioteca, ma abbiamo anche utilizzato momenti privati per confrontarci fra un biscottino ed un caffè, sono stati, come sempre accade in queste occasioni, momenti di emissione e di immissione di diverse competenze: se eravamo già ricchi ne siamo emersi più ricchi; perché è in simili occasioni che si percepisce la vera qualità della vita, ed io non posso non ricordare un altro personaggio che ci ha lasciato nel bel mezzo di questa impresa, Eliana Monarca, alla quale tutti noi davvero dobbiamo molto e mi avrebbe fatto molto piacere continuare a lavorare con lei.
Credo che, nel concludere, proprio per significare anche la nostra precisa volontà, debba anche precisare che l’opportunità offertaci da questo Progetto possa servirci da insegnamento, sia considerando i lati positivi sia quelli negativi. Negli ultimi anni, infatti, sono partiti nella città di Prato, per volontà delle Circoscrizioni, alcuni progetti EDA estremamente interessanti; anche laddove non è stato possibile, per varie ragioni, coordinarsi, quei progetti, per la loro validità e per i risultati che hanno dato, sono tappe fondamentali del percorso EDA di tutta la città. Infatti il Coordinamento, così come io lo interpreto deve essere anche luogo, perché non accademico e teorico?, di confronto di esperienze diverse, che possono essere utili per tutti; ed è poi da quel luogo che possono emergere progetti comuni che coinvolgano non necessariamente tutte le Circoscrizioni.
Le Circoscrizioni, in ogni caso, devono essere viste come luoghi centrali essenziali per far emergere la domanda e devono essere, nel settore dell’EDA, dotate di una loro specifica autonomia da esplicare attraverso il Coordinamento. Una precisazione tuttavia va fatta: vedo il Coordinamento non come una struttura a se stante, ma come un luogo nel quale essenziale deve essere il ruolo dell’Assessorato. La richiesta più volte espressa dalle Circoscrizioni di ricevere la delega per questo settore ha valore più di un riconoscimento per il lavoro svolto che di un vero e proprio passaggio di competenze; sarebbe infatti per tutti noi più utile che da parte del Comune cui noi ci riferiamo venisse un impegno a lavorare tutti insieme per costruire progetti comuni come quello per il quale oggi siamo qui, piuttosto che un’elaborazione teorica alla quale poi non segue una vera e propria forte affermazione politica. Se invece ci fossero passate le competenze più come una rinuncia ad occuparsene che una convinta operazione di decentramento, questo creerebbe solo un grave danno al settore dell’Educazione degli Adulti, e nessuno di noi potrebbe volerlo. Piuttosto, non sarebbe un grave delitto se, nel riconoscere praticamente la funzione delle Circoscrizioni, esse fossero rappresentate in modo più diretto all’interno del Comitato locale.
Questo Progetto “Gestire il cambiamento” deve dunque servirci ad andare avanti; l’esperienza dei Circoli di Studio (così come la consimile e pionieristica esperienza della Circoscrizione Sud) è forse l’elemento sul quale continuare a lavorare per il futuro. Per diversi motivi: 1) per il coinvolgimento diretto dei cittadini; 2) per la rivitalizzazione (o il non depauperamento) di alcuni luoghi di incontro e di aggregazione; 3) per la libertà di espressione che emanano; 4) per il forte entusiasmo che questo tipo di situazione crea; 5) per i risultati per struttura specifica sempre inattesi che essi riescono a produrre; 6) per i costi abbastanza esigui che comporta la loro organizzazione e la loro realizzazione. Quest’ultimo aspetto, per chi soprattutto nelle Circoscrizioni opera, è purtroppo centrale: le risorse sono esigue e le necessità aumentano.
Per finire, vorrei auspicare che nei prossimi programmi elettorali di coalizione sia comunali che circoscrizionali (ormai, tanto, come ho detto prima, ci siamo vicini) fosse possibile inserire una parte consistente di vera progettualità dedicata all’EDA; che si avviassero anche accordi e si stilassero convenzioni con le diverse agenzie formative presenti sul territorio per costruire interventi specifici nell’area non formale; che, nei fatti, si riconoscesse alle Circoscrizioni il ruolo specifico che hanno in questo settore.

Prato li 19 giugno 2003
prof. G. Maddaluno
Coord.to Comm.ni Cultura Circoscrizioni

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breve post – Chi è causa del suo mal pianga se stesso

Danza

Chi è causa del suo mal pianga se stesso

La distanza tra gli apparati (grandi, medi e piccoli) politici della Sinistra (nessuno escluso, in quanto tutti sodali a difesa dei propri parchi, giardini, giardinetti, orti ed orticelli) ed il sentire della gente non può essere colmata dal pannicello delle “sardine”. Anche se affollate quelle piazze sono la dimostrazione evidente della sconfitta e della debacle futura. Anche se ci si aggrappa a valori fondativi dell’antifascismo, tutti condivisibilissimi, non rimane altro ed emerge tutta l’incapacità a riprendere un cammino che sia di rinascita. Per mantenere i loro posti, ci si accorda con le lobbies, bypassando totalmente i bisogni primari della gente (in ordine alfabetico quelli che mi vengono in mente sono Ambiente, Casa, Istruzione, Lavoro, Salute). Tutti ormai capiscono che per fare Politica occorrono gli “schei” ma questo impedisce nei fatti di privilegiare gli interessi comuni, a partire da quelli minimi riferiti alla parte più debole. Invece si opera attraverso meccanismi diabolici condizionanti che finiscono per allontanare sempre più le persone dalla Politica: i più deboli, poi, verranno condizionati da ricatti vergognosi in nome di un antifascismo farlocco, che in defintiva serve a coprire le nefandezze politiche alle quali stiamo assistendo.

Joshua Madalon