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NAPOLI è……

 

 

 

 

 

 

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NAPOLI E’ TANTO, UNA CITTA’ RICCHISSIMA DI STORIA, DI CULTURA NEL SENSO PIU’ AMPIO DEL TERMINE

LE IMMAGINI SONO RIFERITE AL COMPLESSO DI SAN GIOVANNI IN CARBONARA, A QUELLO DI SANTA MARIA LA NOVA ED A PANORAMI FLEGREI

NON MANCA L’OMAGGIO A PULCINELLA ED A PINO DANIELE

 

J.M.

reloaded 19 e 20 aprile 2018 da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale – settima parte – 1 e 2

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Lo scorso 19 e 20 aprile avevo pubblicato queste parti 1 e 2 del blocco 7 dedicato alle mie esperienze giovanili. Oggi, 14 agosto le ripropongo e darò loro un seguito da domani.

 

Grazie per la vostra attenzione

 

Joshua Madalon

 

 

19 e 20 aprile —-  da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale – settima parte – 1

Alla fine degli anni Sessanta la mia formazione culturale era stata legata ad una profonda libertà; mi scrollavo di dosso ciò che mi veniva imposto dagli altri e cominciavo a rendermi conto di quale sarebbe stato il mio “tempo”. Amavo il mio territorio senza retoriche scioviniste. Lo scrutavo, analizzando i comportamenti umani che lo deturpavano, incoraggiati da un Potere corrotto come da eterno copione.
Nei post precedenti ho ripercorso alcuni aspetti della mia formazione, solo pochi e solo epidermicamente. Ho cercato di utilizzare l’ironia, quando mi sembrava utile, ma non sempre riuscendoci a pieno. Nella vita capita a ciascuno di noi di avere occasioni varie che ci sospingono. A volte è necessario il coraggio, altre volte invece è una vera e propria Fortuna che ti accoglie tra le braccia. Mi è stato consentito di nascere e di vivere in un posto ed in un tempo nel quale la Storia ci consentiva di ricordare un Anniversario straordinario tondo tondo: 2500 anni, un doppio millennio e mezzo; questo è quel che avveniva nel 1972 a Pozzuoli, l’antica Dicearchia greca, poi Puteoli al tempo dei Romani. E sono stato davvero fortunato perché quella città dal 1953 fu scelta da Adriano Olivetti per insediarvici una delle sue fabbriche (per capirci quella di “Donnarumma all’assalto” di Ottiero Ottieri, romanzo del 1959). Il luogo dove essa fu costruita è una delle straordinarie terrazze panoramiche sul golfo di Pozzuoli. La fabbrica costituiva per l’organizzazione una grande scommessa per il mondo del lavoro del nostro Paese: purtroppo diventerà un caso da manuale e poco più.
Grazie alle mie “amicizie” di cui ho accennato in altri post “da giovane” fui inserito in un contesto celebrativo dei 2500 anni di Dicearchia. Il Comune ed altri enti di cui oggi poco ricordo sponsorizzati da Olivetti avviarono sin dall’autunno del 1970 la progettazione e mi chiesero di produrre un libretto da diffondere nelle scuole, quelle medie inferiori e le ultime due della primaria. Partecipai ad una serie di incontri del Comitato organizzatore come giovane studente che aveva mostrato attenzione verso i problemi ecologici, che dalle nostre parti erano già acuti, abbinati ad una conoscenza dei territori storici e geologici. Nei prossimi post mi dedicherò alla riproposizione di quei temi così come riportati nel testo del libretto.
da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale – settima parte – 2

Gabbiani o viandanti medievali pellegrini alla ricerca del loro destino, avrei voluto essere! I secondi alla fin fine mi assomigliavano di più perché non potevo volare se non che con la fantasia ed in anticipo sui tempi mi inventai il “drone”.

D’altronde non possiamo sceglierci il luogo né la famiglia; ma l’uno e l’altra sono due delle mie grandi fortune. Solo la fine della nostra esistenza ci renderà piatti ed un luogo varrà l’altro così come una famiglia.
Nascere e “vivere” nei Campi Flegrei è stato ed è straordinario. Non esiste un luogo nel quale la leggenda, il Mito e la Storia si sono intrecciate in modo così continuativo ed intenso. Le abbiamo respirate tutte quelle vicende e le portiamo dentro di noi. Non c’è altro luogo che possa contenere tutta la “bellezza” che qui trasuda dalle zolle sulfuree e dalle onde che emanano profumo di salsedine ineguagliabile nella sua composizione vulcanica. Viviamo tra e dentro i vulcani e la nostra terra ribolle come il nostro sangue sempre caldo.

Joshua Madalon

PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 4

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PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 4

Girata la balaustra che affacciava sul salottino collegato ad ambienti che noi, per memoria, presupponevamo essere collegati alle vecchie terme ed ai locali di un Cinema che da giovani avevamo frequentato da artisti filodrammatici e e da spettatori molto attenti alle opera dei grandi registi europei ed americani, ci eravamo così diretti verso le “voci”.

Un ufficio dove sedevano tre persone, due donne giovani ed un signore attempato ma di un’eleganza professionale indubbia, mentre di spalle sulla soglia dell’ufficio un altro signore altrettanto elegante in piedi questionava intorno a temi probabilmente organizzativi.

Al nostro saluto doveroso, si girò verso di noi; e fu allora che lo riconobbi. Quando ero all’Università, lo conoscevo appena, essendo solo il fratello di un altro mio coetaneo, che partecipava in modo costante alle nostre organizzazioni culturali, oltre che ricreative. Sapevo che poi aveva fatto carriera nella Democrazia Cristiana, arrivando a ricoprire incarichi prestigiosi fino a quello di primo cittadino puteolano.

“Ciao” con reciproca cordialità. Una stretta di mano vigorosa. “Sei te che ti occupi di questo spazio?” “Sì, da alcuni anni…” “Ma eravamo passati e sembrava tutto in perfetto ordine, ma non in attività!” “Sì, certo, da qualche mese ci siamo dati da fare. C’è l’albergo, il ristorante, la beauty farm con le terme e poi delle iniziative culturali…”. Procedemmo nella visita, ora accompagnati da uno chaperon esclusivo che ci spinge verso la terrazza panoramica, dalla quale si gode nel pieno del calore già estivo uno splendido panorama sul golfo, a partire dal Serapeo sottostante. L’ambiente è però algido, indistinto; manca un vero e proprio tocco artistico che non sarebbe male: la terra flegrea è per sua natura semantica vulcanica, calda impetuosa ed in quella realtà invece ci si trova di fronte ad un luogo che, pur nella sua indubbia eleganza, potrebbe essere tra le fredde valli delle Alpi.

Ovviamente il nostro amico vantava professionalità di ottimo livello come collaboratori e collaboratrici e su questo non potevamo che assentire. Lasciammo che decantasse anche quelli che erano importanti collegamenti con bagni esclusivi raggiungibili con facilità dalla Ferrovia sottostante, la Cumana, esempio di fatiscenza ormai consolidata e disperata. Non riuscimmo a visitare gli altri ambienti; volevamo accedere a qualche camera per saggiarne le caratteristiche, ma non fu possibile. Andammo via insesauditi. Perplessi sul futuro di un’attività nella quale la passione è sovrastata da un’indolenza caratteristica di una parte della mentalità meridionale, che sembra affidarsi più nelle mani della dea “fortuna” piuttosto che nell’attivismo umano. “Dio gliela mandi buona. Dio perchè non altri!” pensammo all’unisono.

Scendemmo le scale del vicoletto sempre lurido di residui corporali ed acque indistinte che cascano da tubature pendenti, quella stretta viuzza che conduce verso il piccolo passaggio a livello della Cumana che si affaccia sul lato interno del Tempio di Serapide. Giusto allora dei rintocchi segnalavano l’arrivo del treno impedendo l’attraversamento pedonale. Di lì a poco un treno reso cadente anche dall’impeto graffittaro di anonimi artisti, che ne avevano letteralmente coperto tutti i finestrini, abbuiando gli interni, sopraggiunse fischiando forse semplicemente per salutare gli addetti del casello che corrisposero con un cenno delle loro mani.

 

J.M.

 

…fine parte 4….continua

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NAPOLI E’…..

 

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La città di Napoli è “naturalmente” vulcanica. E lo sono in modo diretto i suoi abitanti. Geniali, estroversi, fantasiosi. C’è davvero un mondo intero da scoprire. A fronte dei discrediti cialtroneschi che ci tocca sopportare accolgo con grande sottile piacere i complimenti di amici antichi ed occasionali che venendo a Napoli riescono meglio di tanti altri a cogliere lo spirito partenopeo. Ovviamente ogni gesto può essere una “provocazione”. Ma questo è! D’altronde Pino Daniele ha delineato con pennellate ricche di sana ironia il carattere profondo della napoletanità ed  il grande John Turturro ha creato uno dei suoi capolavori sull’anima napoletana ricorrendo proprio alla canzone tradizionale.

Osservate, ad esempio quel che accade in Piazza San Domenico Maggiore a due passi dalle sedi universitarie della “Federico II” di via Mezzocannone.  Qui c’è una “classica” Università di strada tipicamente napoletana. C’è un Rettore e ci sono due posti per i laureandi.

Non inserisco le foto dei volti del Rettore Magnifico e dei due giovani laureandi per motivi di privacy.

 

J.M.

…e questo è altro!

 

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…e con il contributo del Comune….

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PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 2

 

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PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 2

Passando davanti alla Chiesa buttai lo sguardo all’ingresso come d’abitudine si fa con un luogo amico. Compresi che tanto tempo era trascorso da quando frequentavo quegli ambienti. Ma a quell’ora non si intravedeva alcun movimento, non sarebbe stato possibile.  Ci inoltrammo su via Luciano, la strada degli addii perché porta al Cimitero. Sulla sinistra cespugli incolti dietro un alto cancello nascondevano il vialetto di ingresso ad una Villa signorile, che apparteneva ad una famiglia che ebbi modo di conoscere da bambino, avendo ricevuto in quel luogo  lezioni private per la “primina” alla quale mi inviarono i miei genitori. Più in là da adolescente ho frequentato quei luoghi perché amico di Ludovico un mio coetaneo del quale ho perso le tracce da un mezzo secolo circa. La villa era interamente abbandonata, circondata da alberi alti e rovi pungenti, allo stesso modo con cui lo erano altre vestigia imperiali all’esterno di quella.

 

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Camminammo lungo la strada tra abitazioni popolari fatiscenti e sorrette da travature di acciaio per difendere i passanti da un possibile crollo e manufatti ristrutturati, tra i quali quelli del complesso che appartiene alla Curia vescovile e che, prima del picco del bradisismo agli inizi degli anni ’80, ospitavano giovani orfani e bisognosi di sostegno economico per gli studi. Dagli anni Ottanta, poi, il “Villaggio del Fanciullo” aveva accolto tutto l’Archivio e la Biblioteca Diocesana. I suoi spazi moderni ed accoglienti vengono utilizzati per Convegni e Seminari non solo afferenti alla cultura cattolica. Poco prima del “Villaggio” c’era uno spazio semi verde che forniva l’idea dell’incuria e dell’abbandono: si trattava di un vallone incolto adibito ad attività artigianali.

Poco oltre sulla sinistra grazie ad un muro meno alto degli altri si apriva a noi uno splendido panorama sul Golfo di Pozzuoli.  Sollevando il nostro sguardo al di sopra del muretto  scorgemmo altri ruderi più corposi ed apparentemente meno trascurati. Si trattava dello Stadio Antonino Pio, una vera e propria rarità, il cui trattamento ci spingeva a maggiori preoccupazioni per il futuro rispetto delle “storie”: l’incuria verso il passato è segno di una inciviltà barbarica.

Era abbastanza presto; di prima estate in prossimità del solstizio i frequentatori del cimitero si riducono, soprattutto nei giorni infrasettimanali lavorativi. Avanzammo lentamente per rendere il nostro saluto ai parenti più stretti. C’era un grande ordine nei viali. Sostituimmo i fiori fradici rinsecchiti e scoloriti con nuovi e sgargianti oggetti floreali in plastica, non essendo consentito con la stagione calda il deposito di fiori freschi. Tra le tombe notammo che in qualche vasetto di nostra pertinenza  avevano sottratto – o erano magicamente spariti – ogni traccia di fiori. Pensammo anche ai colombi che imperversavano nelle aree protette da loggiati, accomodandosi sugli steli fogliosi a costruire una sorta di loro esclusivo nido. Non che quelle bestiole li avessero portati nel becco da una tomba all’altra, ma che li avessero fatti cascare e…raccogliere da qualche umano passante.

Muovendoci da una parte all’altra del luogo gettavo lo sguardo ad osservare cognomi e nomi e date, anche alla ricerca di visi da me conosciuti; per anni ero stato via e di alcuni avevo perso le tracce e non sempre i pochi amici rimasti mi informavano delle “storie” concluse.

….fine parte 2…..

 

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 9

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 9

 

Di fronte la collina di Capodimonte sotto la quale si sviluppa il vallone della Sanità lasciava intravedere il verde della campagna e la struttura tufacea, un panorama collinare con alberi da frutta rari ma ricchi e abbondanti. Case povere, piccoli orti,  strade ridotte a poco più di una mulattiera che si inerpicavano. In noi ricordavano i luoghi delle “pagliarelle” caserecce dove bere un buon bicchiere di vino fresco ed intrecciare storie d’amore godendosi il panorama classico partenopeo.

 

Chiesa

Eravamo ormai davanti alla Chiesa Maria Santissima del Carmine, costruita tra il 1878 ed il 1884 proprio come luogo di culto attiguo al Cimitero delle Fontanelle. Non contiene opere importanti ma è stata abbellita nel 2016 quando all’esterno sulla facciata della canonica e del campanile è stato realizzato un variopinto e suggestivo murale ad opera degli artisti Mono Gonzalez, Tono Cruz e Sebastian Gonzalez.

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Due passi e sulla sinistra si aprì davanti a noi un ampio varco in fondo al quale si vedeva un immenso spazio alto, buio  e profondo e masse di gente che uscivano e che, come noi, entravano. Entrando ci si rendeva conto di essere in un’enorme cava di tufo utilizzata fino a metà del 1600, quando, a causa di una pestilenza cominciarono ad esservi depositati i corpi dei defunti. Con l’andare del tempo, poi, oltre a vittime di altre epidemie, trovarono ricovero le ossa dei morti degli ipogei bonificati dopo l’arrivo dei napoleonici. Era impressionante  la sistemazione precisa delle diverse parti dello scheletro, qui i crani, qui le tibie, qui altre ossa ben ordinate. Nel corso dei secoli c’è stato un culto molto intenso verso questi resti da parte di alcune donne cui veniva riconosciuto una funzione importante da essere considerate “maste” cioè “capo”. Sono state loro a mettere quell’ordine e quella cura per quelle povere anime chiamate amorevolmente “pezzentelle”, poverine per l’appunto.

 

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A me vennero in mente le celebri inquadrature del film di Rosselini, “Viaggio in Italia” del 1954 con Ingrid Bergman che dopo aver visitato altri luoghi a me molto cari, come l’antro della Sibilla a Cuma e il vulcano Solfatara, entrando proprio dal’ingresso della Chiesa Naria Santissima del Carmine, si trova all’interno del Cimitero delle Fontanelle.

La guida ci descrisse ogni spazio con grande precisione, aggiungendo ad ognuno di essi degli aneddoti, delle curiosità.

Prima di lasciarci volle però farci un dono recitando con grande maestria la famosa poesia di Totò, “’A livella”. Applausi finali e saluti.

Ciascuno ritornò per proprio conto lentamente godendosi la tranquillità della strada. Approfittai anche a ritorno dei bagni del “Munacone” e poi utilizzammo l’ascensore per risalire su via Santa Teresa degli Scalzi. Avevamo un appuntamentoin una pizzeria senza glutine in via Bellini, a due passi dall’Accademia di Belle Arti, dalla Galleria Principe Umberto, da Piazza Dante.

Se avrete modo di essere a Napoli non mancate di farvi accompagnare in questi luoghi. Ce ne sono molti, ma il grande ipogeo delle Fontanelle è ben superiore a qualsiasi altro. E tutto il resto che vi ho descritto sommariamente e che noi stessi ci ripromettiamo di approfondire in una delle nostre prossime puntate in quella città che, non lo dimenticate, è la mia città natale.

L’Associazione culturale cui ci eravamo rivolti è Insolitaguida e la trovate su Internet. Ci sono anche altri itinerari curiosi ed interessanti dal punto di vista culturale, sociale, storico ed antropologico che potrebbero essere di vostro gradimento.

Il culto dei morti è ovviamente un aspetto archetipico che coinvolge tutte le civiltà; a Napoli come per tante altre caratteristiche c’è uno sviluppo abnorme paradossale di queste attività volontaristiche. Ne sono prova anche alcuni riferimenti culturali artistici poetici e teatrali di cui tratterò in un prossimo post.

 

Joshua Madalon

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 8

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 8

 

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Dall’interno attiguo alla sagrestia c’è la possibilità di visitare le Catacombe di San Gaudioso ma il tempo che era stato previsto per noi non ci consentiva di fermarci. Ad ogni modo ci ripromettemmo di farlo quanto prima.

Pur tuttavia una breve sosta nello spazio ellittico del chiostro la facemmo anche per ascoltare la nostra guida, che accennò ad alcune iniziative culturali di arte contemporanea  che si erano svolte in quegli spazi. Mi lesse nel pensiero e nel bisogno quando consigliò a tutti noi di approfittare della disponibilità di bagni comodi prima di proseguire il nostro cammino.

Avevamo intravisto un viavai di giovani, stranieri. Uscendo poi di nuovo sulla Piazza da un portone secondario del complesso ci accorgemmo che si trattava di un “Bed and breakfast” intestato al “patròn”, il cosidetto “Munacone”, san Vincenzo Ferrer, la cui statua è considerata miracolosa da quando nel 1836 nel primo martedì del mese di luglio, il 5 per l’esattezza, l’epidemia di colera che aveva colpito la città di Napoli fu fermata grazie all’intercessione del Santo portato in processione.

Per proseguire verso il Cimitero delle Fontanelle, luogo finale previsto nel programma, si passa sotto il cavalcavia di Santa Teresa degli Scalzi, strada che sale verso Capodimonte e scende verso il Museo, come genericamente si suole chiamare il Museo Archeologico. Per chi voglia proseguire più rapidamente verso quei due luoghi c’è un comodissimo e gratuito ascensore.

Andando avanti la strada saliva lievemente, impercettibilmente e si passò accanto alle mura della struttura che ospita il Centro d’accoglienza “La Tenda”, un luogo che dal 2005 si è aperto ai bisogni degli “ultimi”, di quelli senza fissa dimora e per fornire servizi educativi e sociali alle famiglie ed attivare percorsi di aggregazione riservati ai minorenni. Il Quartiere ha una sua connotazione “negativa” mediatica che è mitigata dalla presenza di questi “angeli”. In verità, di tanto in tanto, girando lo sguardo noti la presenza inquietante di pattuglie militari in assetto antisommossa e ti chiedi a cosa possano servire. C’è qualche tabernacolo dedicato a “caduti” in una guerra insensata per l’occupazione degli spazi ed il conseguimento di un potere “effimero” e malato. Più avanti poi vedi ragazzine ultra-minorenni che, senza casco, ma dotate di cuffia bluetooth, sfrecciano su motori che senza dubbio consideri potenti tra la folla e con grande sicurezza procedono zigzagando tra i passanti.

Il paesaggio man mano divenne più antropologicamente popolare. Le abitazioni vetuste lasciavano intravedere l’impianto tufaceo corroso ma ancora decisamente possente. Qua e là, potevi notare dagli ingressi spalancati di alcune officine e rimesse la profondità verso cui i vani si estendevano, rendendo evidente che si trattava di luoghi ri(s)cavati dal lavoro degli uomini che ne avevano progressivamente estratto veri e propri manufatti per la costruzione di abitazioni solide e naturalmente ben coinbentate. Sulla destra muovendosi verso le Fontanelle un ingresso indicava la presenza di corsi d’acqua sotterranei.

Eravamo ormai convinti di essere fuori dalla città; l’aria che si respirava era davvero salubre. Eppure il caos del traffico non era molto lontano. Al di sopra delle case sulla nostra sinistra proseguiva il suo percorso lineare via Santa Teresa degli Scalzi ed il rione di Materdei.

….fine parte 8…..

 

Joshua Madalon

FRA PR1
FRA PR1

da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale….quella politica e cinematografica – ottava parte – 6

 

 

 

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da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale….quella politica e cinematografica – ottava parte – 6

 

Quel che accadde giovedì 6 maggio 1976 non l’ho vissuto direttamente, perché non ero a Feltre: ero sceso a Napoli per concludere quella fase di corso abilitante cui avevo partecipato,  con il colloquio finale.

Me lo ha raccontato Pinuccio Loiacono, compagno di Partito e convivente provvisorio per necessità reciproca in tempi di “vacche magre”.

In quel periodo lui però era ancora al Park Hotel, un Albergo gestito da meridionali molto vicino alla Stazione ferroviaria. Non ci si conosceva ancora. Dopo cena, era andato intorno alle 21.00 in bagno, proprio quando arrivò lo scossone più forte, 6.5 della Scala Richter. Tutto tremò ed andò all’aria ma la cosa tremenda fu il black-out ed il conseguente disorientamento per psicosi, per cui Pino rimase chiuso nel bagno in preda al panico.

Il sisma aveva colpito il Friuli a nord di Udine creando danni enormi in aree prevalentemente montane provocando 990 morti e oltre 45.000 senza tetto. A Feltre non ci furono danni evidenti ma molta paura. Quell’evento mi ha insegnato a capire la profonda dignità di quel popolo, che non si perse d’animo in piagnistei ed in pochi anni ricostruì in modo diretto il proprio habitat. Di quell’evento avemmo testimonianza anche da parte di un altro collega originario del Friuli, che aveva perso tutto, tranne una fornitissima biblioteca familiare che portò a Feltre e con la quale rivestì totalmente l’appartamento che aveva preso in affitto senza mobili, arrivando a dormire sugli stessi libri in un atto d’amore folle. Un collega carissimo di cui ho perso le tracce, un uomo geniale, originale, dalla tipica fisicità montanara, votato alla solitudine randagia.

In quegli anni la passione per il Cinema si era abbinata a quella della Politica, del Sindacato. Avemmo modo di collaborare anche con l’ARCI e con l’ANPI in una occasione particolare. Con la prima Associazione che non aveva una sede a Feltre si entrò in contatto per stabilire una collaborazione, dopo che con il giovane Francesco Padovani avevo fondato il Circolo di Cultura Cinematografica “La Grande Bouffe”. C’era un gruppo attivo a Ponte nelle Alpi a nord di Belluno. E si aderì all’UCCA, l’Unione dei Circoli Cinematografici dell’ARCI. Così si avviarono una serie di rapporti anche con Padova e Venezia e da lì al livello superiore fino a Bologna ed a Roma. Fu così che ebbi modo anche di frequentare Festival come quello di Venezia, di Pesaro e di Cattolica e di incontrare amici che avrei poi continuato a frequentare con il mio trasferimento in Toscana, in modo particolare Andrea Coveri di Prato e Jaurés Baldeschi di Castelfiorentino.

Tra le tante iniziative culturali e cinematografiche, senza mai dimenticare la mia passione civile e politica, sarebbe molto importante ricordare quella dedicata al Lavoro ed al Movimento operaio che mi pose in contatto con alcune strutture romane molto importanti, come la Cineteca Italia-URSS curata dai fratelli Predieri e la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico con cui ho costruito anche in seguito una serie di collaborazioni.

 

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Ho accennato all’ “occasione particolare” di collaborazione tra ARCI ed ANPI e ne parlerò nel prossimo post, dopo aver anche ricordato in modo più preciso le caratteristiche della Rassegna sul “Movimento operaio”.

…continua….

 

Joshua Madalon

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 7

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 7

Tutto intorno ai nostri percorsi c’è un mondo nascosto sotterraneo che sarebbe molto interessante poter visitare. Napoli ha tesori incommensurabili nel sottosuolo e soprattutto in questa parte della città. La Sanità (Sanitas, ovvero “salute”) ha avuto un ruolo storico per il “popolo”. La nobiltà partenopea risiedeva sostanzialmente all’interno delle mura contrassegnate oggi dalle “porte” di ingresso. Quella da cui eravamo partiti con la guida, dal punto in cui c’era l’appuntamento, è Porta San Gennaro, la più antica delle nove porte di Napoli, anche se purtroppo è forse tra quelle meno conosciute; di certo era molto importante ed il suo nome derivava dal fatto che da qui partiva l’unica strada che conduceva alle Catacombe di San Gennaro; era conosciuta anche come porta del tufo”, perché da lì entravano i grandi blocchi di tufo provenienti dalle cave del vallone della Sanità, delle quali parleremo dopo. Tra le altre porte la più famosa è quella “Capuana” il cui toponimo è indicativo della direzione di uscita verso la città di Capua; per noi studenti liceali ed universitari rimane impressa Port’ Alba, sede di bibliofili e librai, a pochi passi dal Convitto “Vittorio Emanuele II”, dal Conservatorio “San Pietro a Maiella” e dall’Università “Federico II” in via Mezzocannone. Altre porte sono Porta di Costantinopoli, Porta Carbonara, Porta del Carmine, Porta Medina, Porta Nolana e Porta del Santo Spirito. La guida aveva trottato lasciando indietro un po’ di persone; poi per fortuna il caldo e l’ipotesi di dover parlare ancora un po’ la sollecitarono ad un breve break per acquistare una bottiglietta d’acqua. Così il gruppo si ricompose. Proprio di fronte a quel barettino c’era l’ingresso dell’Acquedotto augusteo del Serino. Un’opera fondamentale di origini per l’appunto “augustee” datato 10 d.C. che partiva (in verità continua a farlo) dall’entroterra campano irpino per raggiungere la sede della flotta imperiale romana a Miseno. Era chiuso ma non avevamo in programma la sua visita: sarà per una delle prossime volte!

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Dopo la sosta benefica – non solo per la guida – si riprese la sgroppata fino alla Chiesa di Santa Maria della Sanità, quella che potete ammirare anche nel recente film dei Manetti Brothers, “Ammore e malavita”. La piazza è ampia, quasi ad affermare la volontà del popolo a partecipare alle grandi adunanze di festa e di dolore. Nella torre abita un nobile moderno uomo di fede, Alex Zanotelli, che lì ha deciso di risiedere, in quel territorio così denso di contraddizioni dicotomiche. La costruzione è della fine del XVI secolo ma risiede sopra le Catacombe di San Gaudioso, alle quali si accede dall’interno della Basilica attraverso una cancellata posta sotto il presbiterio della chiesa seicentesca . Il territorio è ricchissimo di ipogei cristiani, grazie anche all’abbondanza di materiale tufaceo che veniva asportato per costruzioni edilizie che mantenessero gli interni delle abitazioni fresche di estate e calde d’inverno. Molto più importanti e non poco distanti vi sono le catacombe dette di San Gennaro.
Straordinari per la loro bellezza sono il pregevole monumentale pulpito ed una rampa barocca che si innalza da due parti verso il presbiterio. Molto suggestiva è la cripta sottostante.

Joshua Madalon

…fine parte 7…continua

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 6

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 6

La domanda non ottenne risposta: “Dunque, a Napoli, ogni settimana ha la sua festa “patronale”?” Non insistetti, anche perché la nostra guida sembrò non accogliere il mio quesito. E si partì per via Crocelle a Porta San Gennaro in fila indiana costeggiando le file dei negozi che si affacciano direttamente con i loro prodotti sulla strada. Voci indistinte per qualità e quantità. Noi, turisti, di gran carriera a procedere dietro il piccolo gruppo che procedeva mostrando curiosità mescolata a sapienza e qualcun altro per motivi fisici o per distrazione si attardava. Noi eravamo più o meno a metà fila, facendo attenzione alla direzione del gruppo. Primo luogo da visitare, il Palazzo dello Spagnuolo. In via Vergini 19.
Tutto intorno si respira in modo ampio e diffuso la presenza di uno dei personaggi più importanti della storia napoletana ed italiana, quella del principe Antonio De Curtis, ovvero Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio Gagliardi Focas di Tertiveri, in arte Totò.

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Totò era nato alla fine del XIX secolo proprio in quel quartiere, in via Santa Maria Antesaecula e, dalla sua morte nel 1967 non avendo compiuto ancora i 70 anni, gli abitanti del rione Sanità non hanno mai smesso di chiedere, ricevendo promesse mai mantenute, l’apertura di un Museo che ne ricordasse la figura così come egli meriterebbe. E proprio il Palazzo dello Spagnuolo dovrebbe essere il luogo adatto per tale compito. All’ingresso vedemmo che per ora solo una raffigurazione scultorea aveva marcato il territorio.
La struttura del palazzo costruito nella prima metà del XVIII secolo è stata resa celebre dalle location cinematografiche. Una delle ultime ne ha modificato, si spera provvisoriamente, il colore. Ci si riferisce a quella celebrazione della canzone napoletana che ha voluto fare John Turturro con il suo “Passione”. Il Palazzo viene utilizzato come luogo di ambientazione della coreografia collegata alla celebre canzone “Comme facette mammeta”, esaltazione della bellezza femminile, cantata da Pietra Montecorvino. L’atrio risuonava anche nel momento della nostra visita di quel motivo e ne rivedevamo mentalmente le forme femminili danzanti sui ballatoi. L’architettura vivace e mossa si impresse visivamente nei nostri occhi.
Scattammo come tanti altri le nostre foto. E poi di corsa verso un’altra dimora nobiliare, assai simile a quella che lasciavamo alle nostre spalle. La strada impercettibilmente si solleva (proseguendo si arriverebbe a Capodimonte); lasciammo via Vergini ed alla confluenza di Via dei Cristallini andammo, seguendo il passo della guida e del gruppetto che la interrogava, a sinistra in via Arena della Sanità e poi via Sanità. L’obiettivo era il Palazzo Sanfelice, una copia leggermente diversa da quella del precedente “Palazzo dello Spagnuolo”, utilizzato anche questo per location cinematografiche, la più celebre delle quali fu “Questi fantasmi” commedia amara di Eduardo, diretta da Renato Castellani nel 1967.

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Su Eduardo De Filippo ce ne sarebbe da raccontare, a partire dalla sua scelta di trattare un argomento come quello esposto ne “Il Sindaco del rione Sanità”, ma è tutta un’altra storia, quella di don Antonio Barracano, personaggio positivo, un mediatore di conflitti, in un ambiente che richiama alla pratica della malavita.

….fine parte 6….continua

Joshua Madalon