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TRE MIEI POST di fine agosto 2018 – per capire meglio il nostro presente

TRE MIEI POST di fine agosto 2018 – per capire meglio il nostro presente
(per essere chiari, sono sempre più convinto che il virus del “populismo” abbia contagiato anche la Sinistra)

IL DEGRADO STRUTTURALE DEL POPULISMO e i rischi che corriamo

Non è possibile affrontare i nodi nazionali ed internazionali che il nostro tempo ci presenta senza l’Europa. Lo era già da prima, molto prima; ma oggi, di fronte alle problematiche collegate da una parte ai nazionalismi diffusi e dall’altra alla necessità di fronteggiare emergenze mondiali, è ancora più urgente.

Parto con affermazioni ovvie, perfino banali, per segnalare gli immensi pericoli connessi alla volontà espressa dagli attuali nostri governanti in un contesto peraltro sempre più caratterizzato da una parcellizzazione di egoismi e visioni sovraniste che molto difficilmente potrebbero comprendersi e convergere su una linea comune che non preluda a soluzioni apocalittiche, quelle che con l’idea di Europa che molti dei nostri “padri” hanno costruito abbiamo potuto evitare per più di mezzo secolo.

Tra poco più di un anno l’Europa potrebbe cambiare; sarà ancor più nostra responsabilità indirizzarne gli obiettivi anche alla luce delle esigenze che vengono espresse da una larga parte delle popolazioni. Non sono qui a negare la legittimità di una forza di Governo a pretendere con forza che tutti i Paesi dell’Europa in modo indistinto e secondo un piano condiviso aprano le porte a coloro che fuggono da teatri di miserie e di guerre; rilevo tuttavia che tale richiesta cozza contro le idee di Paesi che altrettanto legittimamente negano l’accoglienza di tali immigrati. L’Europa è in questo senso estremamente disarmata, incapace ed impossibilitata ad agire se non di fronte ad emergenze umanitarie palesi.

Devo dire tuttavia che il nostro Paese pur avendo dimostrato di possedere una grande apertura nell’accoglienza di tantissimi immigrati non è stato in grado di organizzare al proprio interno un progetto di integrazione diffusa. I Governi di Centrodestra e quelli di Centrosinistra che si sono alternati e susseguiti nel corso degli ultimi venti anni non sono stati in grado di educare la popolazione ad accogliere ed integrare positivamente queste masse. Il tutto è peraltro avvenuto con la complicità di linee di politica economica e strutturali che si riferivano a forme neocapitalistiche che hanno progressivamente impoverito i ceti medi, che sono divenuti di riflesso il serbatoio di voti per populisti e sovranisti, diffondendo posizioni razzistiche di rifiuto totale verso gli immigrati. Gravissimi sono stati gli errori del Centrodestra, ma molto di più lo sono stati quelli del Centrosinistra che hanno prodotto sconquassi in particolare nel loro elettorato.

Alla base di tutto c’è stato certamente il rifiuto “organizzato” da parte di numerosi Enti locali afferenti alle Destre che hanno negato l’afflusso di poche unità di immigrati sui loro territori. Davanti a questa pur legittima opposizione si sono verificati concentramenti abnormi in poche realtà soprattutto urbane, anche per questo motivo male organizzate pur in presenza di interventi onerosi che hanno visto in azione numerose cooperative sociali, molte delle quali fondamentalmente inadeguate a svolgere tali ruoli ma ben pronte ad assumerseli. Hanno avuto di certo il loro bel da fare in situazioni di continua emergenza: molto guadagno ma una grande confusione.

E’ evidente che occorrerà continuare a riflettere su questi temi: l’immigrazione non si fermerà per le urla di qualche tribuno locale. Né peraltro è pensabile che basti dire “aiutiamoli a casa loro” per fronteggiarla. Soprattutto perché finora molti di quelli che lo hanno detto lo hanno fatto a loro vantaggio; escludo a tutta evidenza la miriade di persone per bene (ne conosco tantissime) che hanno inteso dedicare parte o tutta la loro vita alla cura di quelle popolazioni.

Ma chi pronuncia di nuovo quella frase è un ipocrita che non tiene conto volontariamente delle connessioni mondiali che stanno ancor più impoverendo quei territori con interventi monocolturali spropositati e depauperamento delle risorse, all’interno di un neocolonialismo perverso. Se non lo sa è un ignorante che non è degno di rappresentare un Paese a livello non solo europeo ma mondiale.

IL DEGRADO STRUTTURALE DEL POPULISMO e i rischi che corriamo – 2

 

 

Il nostro Paese è sull’orlo del tracollo; ne sono responsabili le classi politiche ed economiche che lo hanno governato finora e lo sono altrettanto quelle che si sono assunto il compito di governarlo, costituendo un conciliabolo di nuovo conio eterogeneo ma caratterizzato da una comune rabbia ed intolleranza condite entrambi con forme reazionarie.

Molti sono gli esempi che si possono portare, ma più di tutti vale quello che afferisce al comportamento schizofrenico delle due forze di Governo in relazione ai fatti di Genova.

Se qualcuno sperava in un cambiamento, in un rinnovamento delle pratiche di governo potrebbe avviare un suo ripensamento, se….se avesse ancora un po’ di sale in zucca. Temo che passeranno molti altri errori e sfaceli prima che ci si penta di aver sostenuto questa congerie rozza e volgare. Forse ciò avverrà quando il tracollo si sarà già verificato; speriamo possa essere un attimo, anche solo un attimo, prima.

In tal caso, se dovessimo ripagare i sostenitori dabbene di questo Governo della stessa moneta che ci porgono, non basterebbe un pur salutare “Vaffa!”; anche perché questo giochino rischia di mandare in fallimento l’intera società e servirebbe davvero a ben poco lamentarsi dei danni della Fornero, del Debito Pubblico stratosferico (ridotto con “fake” grazie a….), delle presunte e/o reali ruberie e delle incurie collegate peraltro ad un sistema economico finanziario attraverso il quale sia il Movimento 5 Stelle che la Lega ha potuto usufruire di vantaggi significativi, di cui ora negherebbero l’esistenza.

Tornando a Genova, trovo il comportamento di Di Maio e Salvini non diverso da quelle corna di Berlusconi o quel “culone in….” riservato alla Merkel dallo stesso nostro illustre “statista”, entrambi in sedi ufficiali internazionali. Un Di Maio vice premier e capo politico del M5S dovrebbe ben misurare il proprio eloquio e mantenere il giusto contegno di fronte alla tragedia. Sembra quasi che non ci sia il tempo per riflettere e ci si abbandona all’esternazione; mi ricorda (ma forse lo si è già dimenticato) il Di Maio “furioso” che annunciava a tamburo battente la richiesta di “impeachment” per Mattarella. Ora annuncia “immediatamente” a mercati aperti la revoca della concessione governativa alla Società Autostrade senza un minimo di atteggiamento pietoso verso le vittime.

Un Salvini vice premier e capo politico della Lega che va e viene da Genova, continuando a partecipare ad iniziative festose del Ferragosto, finendo con la ciliegina sulla torta del selfie vanitoso durante i funerali pubblici. Tout le monde lo hanno potuto ammirare. Questo sarebbe il “nuovo”?

Ma, per finire (ed è un the end amaro non solo per me e chi la pensa come me), voglio ricordare a tutti voi che le prospettive che abbiamo davanti non dipendono soltanto dalla irresponsabilità di quelli che c’erano prima ma in modo concatenato come un classico giochino di domino le scelte attuali producono contraccolpi tali da portare anche all’uscita necessitata dall’Europa (screditata giorno dopo giorno con-sa-pe-vol-men-te) e dall’euro. Se si continua ad essere ciechi si finirà con un referendum (non mi si dica che non è previsto; tutto si può fare con le attuali maggioranze parlamentari. Tenendo conto del fatto che i più ricchi e potenti spostano cifre stratosferiche da un paese all’altro con un click, avrà la sua moneta di cambio quel gruppo di “amici” che criticano le scelte sciagurate dei governi passati quando si troverà di fronte a “carta straccia” e come accade oggi in Venezuela ed è avvenuto in Grecia non venga a dirmi che “non l’avevo previsto”.
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IL DEGRADO STRUTTURALE DEL POPULISMO e i rischi che corriamo – 3

Non si esce dalla crisi politica nella quale stiamo vivendo in questi tempi senza aver prodotto una seria e profonda analisi dei motivi per cui a capo del nostro Paese sono arrivate persone che ottengono consensi ampi sulle problematiche tipicamente razziste e xenofobe.

La forza demagogica e populistica di alcune forze politiche ha potuto contare soprattutto sull’ignavia di molti e sull’uso ideologico del pensiero, per così dire “perentorio ed intransigente”. Troppo spesso di fronte ai problemi che venivano a crearsi ed alla conseguente richiesta di interventi che li affrontassero si è prodotta da parte della Sinistra e del Centrosinistra essenzialmente una contrapposizione diseducativa di stampo sciovinista. Quel popolo meno disponibile, per motivi e condizioni molto diversi tra loro, ad intraprendere una discussione, ha avvertito una percezione di abbandono e solitudine; spalleggiato da coloro che per motivi ideologici politici e culturali hanno felicemente accolto questa percezione per scopi spesso molto personali.

Occorrerà riprendere in mano anche se con grande fatica il ruolo cui democraticamente possiamo aspirare; ma non con i vecchi strumenti “solo” ideologici. Bisogna guardare ai problemi e sviscerarli a 360°; non si può chiudere ogni discussione intorno a temi che riguardano, ad esempio l’immigrazione, etichettando come “razzisti” tutti coloro che hanno più volte chiesto che vi sia un’organizzazione ed una progettazione seria che parta dal rispetto dei diritti umani e dalle regole della convivenza civile.

Qualche anno fa un gruppo di attivisti, quasi tutti afferenti al PD, in quel di San Paolo frazione di Prato, aveva lavorato ad un progetto. Purtroppo non si è potuto realizzare per diretta responsabilità del Partito a cui in quel periodo ci si riferiva. Troppo libero ed autonomo era il pensiero. Oggi è palese il disastro prodotto.

Dobbiamo dunque reagire con fermezza e compostezza. Essere dalla parte dei più deboli, qualsiasi sia la provenienza, lo stato civile, il colore della pelle, la lingua parlata, è il nostro punto di riferimento.

Ai dirigenti del Partito Democratico che si ergono ad opposizione di questo Governo, suggerisco di partire dalla autocritica più profonda possibile. Qualcuno che fa di tutta le erbe un solo mazzo chiede loro di sparire. Può essere utile un profondo serio ripensamento: oggi l’alternativa per voi del PD nelle attuali condizioni è solo un’alleanza con quel che resta di Berlusconi. La Sinistra è sempre più lontana e le politiche renziane lo hanno confermato e lo ribadiscono costantemente. Solo fuori da questo PD si possono costruire serie alternative al degrado politico, sociale ed economico che si respira e si preannuncia in modo peggiore.

 

J.M.

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RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 2 e finale

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RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 2 e finale

“Un blog non può neanche lontanamente risolvere i problemi ma può denunciarli annunciarli ed avviare una ricognizione, suscitando attenzione e dibattito”

Ognuno ha pensato a rincorrere i propri vantaggi, le proprie rendite di posizione: politici, imprenditori, intellettuali, quelli che avrebbero potuto e non hanno agito, tanti di quelli che oggi ancora sopravvivono a se stessi, complice il vento di rinnovamento ipocrita che sta investendo la nostra società. Non sarà facile modificare quello che oggi vediamo, per cui ne traggono vantaggio “politico” – in netta e chiara malafede – coloro che spingono a scelte estreme come i blitz hollywoodiani con grande utilizzo di mezzi e di uomini, coloro che urlano in modo insensato che “devono andare tutti via” o che “ci hanno portato e ci portano via il lavoro”, coloro che parlano più alla pancia che alle menti. Ed allora mi vengono in mente due film particolarmente significativi anche se non si tratta di “capolavori”; il primo è già chiaro dal titolo: “Un giorno senza messicani”. Eh già, meno male che si tratta di un solo “giorno”, anche perché i poveri americani non ne saprebbero fare a meno, visto che i messicani svolgono in quella città al confine fra gli States ed il Messico lavori molto umili ma altrettanto utili; eppure di questi messicani si dicono le cose peggiori fin quando non ci si rende conto della loro “utilità” fino ad allora mai riconosciuta. L’altro film è “La macchina ammazzacattivi” (1959) di Roberto Rossellini, una sorta di “favola dark nostrana” e lo utilizzo semplicemente per suggerire un sistema risolutivo per eliminare tutti quelli che non ci piacciono, quelli che anche temporaneamente ci disturbano, che sono colpevoli di qualcosa che non riusciamo nemmeno a spiegarci: lo hanno fatto anche in passato, ad esempio, con gli Ebrei, con i disabili, con i rom, con gli omosessuali, con gli oppositori. Che dite? Ci si vuole provare ancora una volta? Forse una sparizione “temporanea” – ma non di un solo giorno – potrebbe servire a togliere il velo che copre il preesistente “degrado” di cui non si vuole essere consapevoli per non assumersene in quota parte le profonde e fondamentali responsabilità.
Noi non pensiamo tuttavia di poter proporre soluzioni ma non vogliamo rinunciare a leggere, studiare, approfondire la realtà che ci circonda sapendo anche che lo facciamo in modo parziale e gravato da forme di ideologismi che si sono andati accumulando nel tempo e che difficilmente potremmo superare senza un “reset” impossibile per ora nel cervello umano. Ad ogni modo è del tutto evidente che il nostro Paese, e con esso la città di cui abbiamo parlato, evidenzia un’arretratezza “culturale” che la sua Storia non merita, anche se tale “gap” è inscritto nella sua Storia. Ne sono prove certe le difficoltà del settore dell’istruzione che ormai non forma più adeguati “quadri” dirigenti e professionisti: i migliori studenti, al termine del loro percorso formativo, frustrati da una costante sottovalutazione del “merito” e da una sopravvalutazione di ben altre doti non sempre significative dal punto di vista delle relative competenze, trovano il loro spazio vitale in altri Paesi, dai quali difficilmente tornano: è questo da anni il vero drammatico “spread” che inficia l’ingente impiego di risorse a fondo perduto. I dati sono di un’evidenza assoluta anche per il settore del Turismo nel quale il nostro Paese potrebbe eccellere, “dovrebbe” eccellere. Ne parleremo ancora in uno dei prossimi interventi.

Giuseppe Maddaluno

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breve post – Chi è causa del suo mal pianga se stesso

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Chi è causa del suo mal pianga se stesso

La distanza tra gli apparati (grandi, medi e piccoli) politici della Sinistra (nessuno escluso, in quanto tutti sodali a difesa dei propri parchi, giardini, giardinetti, orti ed orticelli) ed il sentire della gente non può essere colmata dal pannicello delle “sardine”. Anche se affollate quelle piazze sono la dimostrazione evidente della sconfitta e della debacle futura. Anche se ci si aggrappa a valori fondativi dell’antifascismo, tutti condivisibilissimi, non rimane altro ed emerge tutta l’incapacità a riprendere un cammino che sia di rinascita. Per mantenere i loro posti, ci si accorda con le lobbies, bypassando totalmente i bisogni primari della gente (in ordine alfabetico quelli che mi vengono in mente sono Ambiente, Casa, Istruzione, Lavoro, Salute). Tutti ormai capiscono che per fare Politica occorrono gli “schei” ma questo impedisce nei fatti di privilegiare gli interessi comuni, a partire da quelli minimi riferiti alla parte più debole. Invece si opera attraverso meccanismi diabolici condizionanti che finiscono per allontanare sempre più le persone dalla Politica: i più deboli, poi, verranno condizionati da ricatti vergognosi in nome di un antifascismo farlocco, che in defintiva serve a coprire le nefandezze politiche alle quali stiamo assistendo.

Joshua Madalon

GLI ESSERI UMANI sono tutti uguali

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GLI ESSERI UMANI sono tutti uguali
di Joshua Madalon

Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio.
Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine.
Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.

(Albert Einstein)

Quando si può, se non piove a dirotto o se fa tanto freddo o c’è un vento forte Gil e Mary escono a piedi anche solo per comprare un pezzo di pane. Non amano i piccoli supermercati vicini e quindi si allungano verso via Pistoiese fino alla Pam.
La giornata di sabato ha già l’aria di festa. Dopo alcune giornate di pioggia incessante c’è un’arietta freschina ma pulita; e non c’è vento. La palazzina dove abitano è impacchettata con impalcature ferrose ricoperte da drappi fatti di plastica tipo canapa per sacchi. Gli operai pur in una giornata semifestiva stanno lavorando a rifinire la base di alcuni balconi prima di procedere con la posa delle piastrelle.
Davanti al bar di fronte alcuni avventori osservano i lavori con il solito interesse dei nullafacenti, mentre sgranocchiano patatine e noccioline per il consueto rito dell’aperitivo. Da un balcone di fronte una giovane signora gentile accenna un saluto, al quale Gil e Mary cordialmente rispondono. Con un sorrisino beffardo rilevano come in modo ben diverso altri, nascondendo la loro maleducazione dietro una presunta timidezza, anche se salutati, sembrano non avvedersi della loro esistenza. Ma la sorpresa è in arrivo lungo il marciapiede che Mary e Gil percorrono.
Prato – quando si andava in giro per il Paese negli anni passati – era nota per il “tessile”, per il “panno”; da qualche anno invece, allorché da pratesi si rivela la loro dimora, “ci sono i cinesi?!” dicono esprimendo l’incapacità ad approfondire altre caratteristiche, come la presenza di luoghi d’arte magnifici, di un Museo dedicato al tessuto, di un Teatro che ha vissuto grandi successi, di un Centro per l’Arte contemporanea unico al mondo per la sua “mission”.
Quando cammini, particolarmente nelle vie di San Paolo, ne incontri di cinesi! Ci sono anche due famiglie nel condominio di Gil e Mary, gente operosa e molto aperta all’Occidente, e non importa se tale ampiezza di vedute sia strumentale nella forma tipica dei “mercanti”.
Non è stato semplice avviare una convivenza condominiale, ma non lo è a prescindere dalle diverse nazionalità: ad esempio, nel contesto di cui si tratta, è più difficile il rapporto tra la gran parte degli altri, autoctoni o comunque immigrati interni come Gil e Mary. Diverse questioni, a partire dal corretto conferimento dei rifiuti, per il quale tuttavia non vi è stata cura da parte dell’ente preposto a tali controlli.
Un raggio di sole illumina lo stretto marciapiede attraverso il sorriso di una piccola bimba, tenuta per mano dalla mamma, che già da qualche metro agitava la manina per mostrarsi a Gil che in realtà era stato distratto da alcuni suoi pensieri e vagava con la mente. Gil infatti se la ritrova direttamente abbarbicata ad una delle sue gambone. Vuole essere sollevata, ricorda Gil di averlo fatto con i propri figli che ora sono molto grandi e, anche se non obesi, pesanti. La solleva e la bimba lo abbraccia come se fosse pratica consueta, quella con un nonno o con uno zio. Sprizza energia attraverso gorgheggi come un uccellino…..
Anche la madre, una giovane ragazza probabilmente abituata ad un contatto non ostile, è sorpresa. Chissà quali siano i suoi pensieri e quali quelli della bimba, si chiede Gil. E’ solo un attimo: sempre sorridente, dopo l’abbraccio si sporge verso la mamma e passa tra le sue braccia. Rivolge il sorriso a Gil dal comodo nido conquistato. Chissà, pensa Gil, che non lo abbia fatto proprio per quel transito furbesco. Ma è proprio bella e gli ricorda la sua bambina. A dire il vero, a Gil ricorda in quello stesso momento un cagnolino che aveva incontrato, condotto dal suo padrone al guinzaglio: non voleva camminare e continuava a piccoli passi con lo sguardo innalzato supplichevole verso il ragazzo, rifiutandosi di procedere. Lo disse a Mary, alla quale tornò in mente subito un altro episodio con un cane di grossa taglia che praticamente si stendeva spiaccicato in un corridoio di un discount. Sorrisero e proseguirono verso il supermercato. La dolcezza degli esseri viventi ha espressioni che li rendono molto simili tra loro. Anche lo sguardo truce di un uomo o quello sprezzante di una donna può assomigliare al ringhio di un doberman.
Camminare a piedi permette di osservare il mondo gli oggetti i condomìni; meglio farlo lentamente senza avere fretta. Mary e Gil passarono attraverso i giardini di via dell’Alberaccio e si diressero verso quelli di via Vivaldi, in fondo. Mary riferendosi agli stranieri che da alcuni anni hanno cominciato ad abitare quei caseggiati si rammentò di una querelle nella quale due famiglie di un contesto complesso di ben dodici condòmini avevano portato in tribunale le altre dieci perché non avevano accettato che in due occasioni all’anno lo spazio comune venisse impegnato in incontri multiculturali coinvolgenti tutto il caseggiato compreso alcune delle famiglie formate da persone di altre nazionalità. Per fortuna, dice Mary, che hanno trovato un buon giudice, un giudice giusto che ha dato loro torto, riconoscendo la funzione civile di un contesto condominiale.
Parlando parlando arrivano al supermercato. E’ uno di quelli frequentato quasi esclusivamente da stranieri, in massima parte cinesi. La spesa è anche l’occasione in uno spazio non tanto affollato di guardare le merci come si fa al mercato generale. Non c’è molta scelta, ma ciascuno si ferma a particolari banchi. Mary al pane, Gil alle verdure; Gil ai formaggi, Mary alle carni e via via poi ci si guarda intorno e si va verso le casse. Accanto ad esse ci sono prodotti vari, dai rasoi ai chicchi dolci, dalle ricariche telefoniche alle batterie di diversa forma e potenza. C’è anche lì in fila una giovane mamma cinese con una bimbina che frigna e allunga la mano verso una mini confezione di cioccolatini. La madre la dissuade ma pur se con dignità la bimba continua a mugolare. C’è dietro Gil e Mary un signore di età avanzata che mostra visivamente di non sopportare l’espressione della bambina e con voce alta avvia ad affermare che non se ne può più di questa gente, che se ne tornassero a casa loro. Mary non può tacere e sottolinea come i bambini siano molto simili tra loro qualsiasi sia la provenienza geografica delle loro famiglie. Si avvia una controversia intorno alla educazione da impartire ai propri figli. I miei, dice quel signore là, non hanno mai piagnucolato. E lo afferma con sguardo truce. Saranno stati repressi e cresciuti nella rabbia e nel rancore, aggiunge Mary, che si becca un “cattolica di merda” dall’aggressivo signore. Mary, che peraltro “cattolica” non è, soggiunge “meglio cattolica che infelice come lei”. Il commesso ha seguito ma, professionalmente, non interviene. La bimba ha smesso di frignare, mentre gioca con i corti capelli della madre, ignara di avere scatenato un empito cieco razzistico. Gil e Mary pensano ai figli del signore, infelici e repressi. Saranno, ora, grandi e da genitori forse saranno diversi, pensano. Lo si spera, ma forse, quel signore là, non ha mai avuto figli; o perlomeno non ha mai avuto bambini come tutti quelli che noi conosciamo. E si avviano verso casa.

Joshua Madalon

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Due euro l’ora e altri film

Due euro l’ora e altri film

Poche volte il “caso” bussa alla porta in perfetto orario. E’ accaduto ieri sera. Come molte altre volte, trascorro la prima parte del riposo collegandomi con il mio smartphone a RaiPlay (in tempi di Fiorello, tuttavia, non ho ancora visto una sola delle puntate del suo “VivaRaiPlay”: sarà che il titolo non mi convince!). Guardo film, documentari (molto belli quelli sul Cinema non solo quelli della RAI ma anche e soprattutto le “sintesi” di “Blow Up, l’actualité du cinéma (ou presque) – ARTE” di cui allegherò una clip per consentirvi di accedere (l’app è gratuita). Vado sulla “banda” delle opzioni e digito “On demand” e scorro le offerte.

Ieri sera, però, ho cliccato su “La mia lista”, casualmente. E mi è apparso un titolo di cui non sapevo nulla (di solito i film si scelgono e, poi, non avendo il tempo di guardarlo, lo si accantona in una “lista”. In questo caso, no. Non riesco a comprendere come mai ci fosse “quel” titolo. Forse il “sistema operativo” ha interpretato le mie sensibilità, i miei gusti, così come la “mia” propensione politica ideologica.

“Due euro l’ora”. Il titolo suggerisce immediatamente problematiche lavorative di sfruttamento della manodopera e mette a nudo questa pratica diffusa sui nostri territori capillarmente (non c’è luogo immune da essa ed è ancor più presente nelle realtà periferiche) e non esclusiva di una nazionalità (uno dei protagonisti, il perfido padrone della ditta di confezioni, è “italiano”). Le operaie subiscono trattamenti violenti, vessazioni, angherie senza avere neanche il supporto delle forze dell’ordine e questo mette in luce una delle tante questioni che non sono state affrontate con vigore per poter essere risolte (diciamo che il “buonismo” va male da una parte e va bene dall’altro).
Ovviamente, il film è molto più altro nella narrazione complessa del tema “emigrazione” che ci coinvolge: c’è chi è andata e chi ritorna, c’è chi è andato e chi vuole partire. Le terre meridionali (il film si basa su una vicenda realmente accaduta a Montesano sulla Marcellana, un piccolo comune in provincia di Salerno ai confini con la Lucania) sono sempre state povere, ma la globalizzazione ha spinto più rapidamente alla loro desertificazione.
Tutto il film è costruito in maniera egregia. Un piccolo capolavoro di cui sentiremo ancora parlare: una menzione speciale voglio tuttavia dedicare alla colonna sonora di Fausto Mesolella, straordinaria figura di musicista autore, componente degli Avion Travel (a proposito il perfido è interpretato da uno straordinario Peppe Servillo, anima del complesso), scomparso a fine marzo del 2017.

Negli ultimi tempi il cinema ha prodotto dei veri piccoli “capolavori” a basso costo che parlano del nostro Sud. Uno di questi è “Lucania – Terra Sangue e Magia” di Gigi Roccati, giovane documentarista alle prese con un vero e proprio film; è uscito nella prima parte di quest’anno. L’altro che è invece uscito da qualche giorno è “Aspromonte – La terra degli ultimi” di Mimmo Calopresti, regista di successo che ha alternato nel tempo la realizzazione di documentari e di film. Nel primo, quello sulla Lucania, troviamo Pippo Delbono che interpreta un malvivente ecologico; nel secondo troviamo Marcello Fonte. “Gli ultimi” mi richiama alla mente quel film dimenticato di padre David Maria Turoldo: siamo lontani dal Sud ma in terre altrettanto povere.

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 7

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 7

…Questa iniziativa, che peraltro partiva da precise richieste da parte dei giovani di queste località, ha trovato delle resistenza inaccettabili, fra le quali vogliamo ricordare gli anatemi del parroco di Villapaiera, don Mares, al quale va perlomeno contestata l’incapacità di avanzare proposte alternative culturali adeguate nei confronti dei giovani e dei meno giovani, che avevano preferito, pur essendo credenti e praticanti, rivolgersi ad altri forse meno manichei del loro pastore. Ed è proprio un altro episodio, legato alla medesima iniziativa, che ci conferma nel nostro giudizio negativo espresso pocanzi: a Mugnai, subito dopo la conclusione del “Cine-giro”, un gruppo di giovani cattolici ha proposto un ciclo di film, mostrando in questo modo di aver colto lo stimolo insito nel nostro Statuto, in cui si legge che “il Circolo di Cultura Cinematografica ha per fine essenziale lo sviluppo e la diffusione della cultura cinematografica…”. Noi, infatti, crediamo che la pluralità di interventi offra maggiori garanzie di qualità e di democrazia, per cui siamo sinceramente contenti, allorquando altri organismi, o gruppi, avanzano delle proposte o realizzano progetti formativi interessanti e coinvolgenti, soprattutto per quel che concerne il settore cinematografico e degli audiovisivi in generale. Occorre anche ricordare che, accanto a proposte ben seguite, che ci hanno dato molta soddisfazione, ve ne sono state altre, che il pubblico ha disertato: intorno a queste abbiamo avviato tra di noi una lunga e dialettica discussione.

Per concludere questo primo intervento vorremmo già dire delle nostre iniziative future, ad esempio quella che interesserà particolarmente il mondo della scuola e l’uso corretto didattico dei mezzi audiovisivi, che in dettaglio presenteremo al Provveditore agli Studi di Belluno, all’ IRRSAE, al Consiglio Scolastico Distrettuale n.4, ai Direttori Didattici ed ai Presidi. La necessità di un approfondimento di studio su questi temi è tanta ed è comprovata da una parte dall’importanza che hanno assunto, e vanno assumendo sempre di più, i mezzi audiovisivi, dall’altra dall’imperizia della maggior parte degli operatori scolastici nell’essere in grado di adoperare correttamente tutta la più o meno complessa serie di attrezzature che, pur acquisite dai singoli Istituti, giacciono molto spesso inutilizzate negli sgabuzzini e nei sottoscala delle varie scuole.
Un’altra iniziativa, già preannunciata ufficialmente durante gli incontri di studio su Jean Vigo, riguarderà l’Avanguardia degli anni Trenta. Anche se la nostra particolare struttura associativa dovrebbe indurci a restringere il discorso su questi temi al solo ambito cinematografico, non potremo fare a meno di rivolgere la nostra attenzione a quei fenomeni artistici, musicali, letterari e filosofici che hanno contribuito notevolmente alla formazione di un’arte cinematografica, sempre più perfezionata tecnicamente, la cui piena comprensione oggi risulterebbe impossibile, senza la conoscenza di questi diversi apporti.
I lettori di “AREANORD” verranno informati con tempestività sulle prossime iniziative in calendario, che copriranno l’arco del prossimo anno della nostra attività.

=====giuseppe======maddaluno======feltre========28.06.1982

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nda: Nei mesi successivi mia moglie ebbe il trasferimento a Prato ed io la seguii con un’assegnazione provvisoria a Empoli. E tra Prato ed Empoli iniziarono altre storie.

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 8 e finale

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 8 e finale

Non sempre le app funzionano e non sempre chi legge le app le interpreta per quel che veramente dicono.
E così, di fretta, senza poter osservare di nuovo gli ambienti per poterne cogliere aspetti non evidenziati all’andata ed approfondire altri già riscontrati, procediamo verso la stazione di Portici. Utilizziamo i pochi e ristretti spazi di ombra, anche se la canicola ferragostana è lenita da una brezza marina piacevole ma ingannatrice. E mentre scendiamo lungo il Corso Umberto I° ad una verifica ugualmente rapida ma poco più accurata – alla ricerca di una conferma – ci si rende conto che il treno – oggi 15 agosto – non c’è. Dobbiamo dunque attendere un paio d’ore. Scendiamo in modo più lento verso la stazione. Sarà l’occasione, pensiamo all’unisono, per visitare altre parti della città. A partire dal porto e dal lungomare. Ci si inoltra giù passando sotto la strada ferrata costeggiando alcuni ristoranti che hanno soprattutto la presenza di famiglie festanti e chiassose: gli ultimi posti liberi lungo la parte esterna di un marciapiede a ridosso degli esercizi vengono occupati; i clienti vengono acconciati alla meglio sotto un ombrellone incerto ma utile all’occasione. Arrivati sul porto, la baia è quasi deserta e sonnacchiosa; c’è un varco che di norma conduce le imbarcazioni alle pratiche del varo o del metterle a secco. Il caldo spinge soprattutto Mary ad immergere piedi e gambe nell’acqua, ma il fondo è scivoloso e occorre molta prudenza. A lato del varco c’è un canale nel quale scorre acqua limpida, forse proveniente da una sorgente. E’ particolarmente fresca e Mary seduta sul bordo della banchina vi immerge i piedi e massaggia le gambe. Io preferisco osservare il sito senza allontanarmene: due giovani sono impegnati in una pesca con la canna senza grande fortuna ma trascorrono il loro tempo a discutere di temi senza senso. Su un marciapiede rialzato poco distante una coppia si dibatte in uno scontro verbale a tratti minaccioso. Ritorno da Mary ed insieme a lei facciamo un giro sul molo anche per poter godere del panorama dell’entroterra vesuviano, dove per l’appunto torreggia minaccioso il vulcano. Sulla scogliera solitari uomini felliniani prendono il sole. Non ci curiamo del fatto che siamo stati costretti a rimanere ancora per un paio d’ore; avevamo in animo di pranzare a casa anche se fosse stato nel tardo pomeriggio: alla nostra età basta nutrire il corpo con pochi cibi e acqua abbondante e quest’ultima non ci mancava. Ne avevamo di non più fresca negli zaini e ci bastava. Nondimeno un gelato lo avremmo volentieri gustato. Lascio Mary nel suo bagnetto marino privato e faccio un giro; non vendono gelati e, quindi, di ritorno decidiamo di andare verso la Stazione, dove c’è un barettino. Niente di che! Gelati ve ne sono ma sono di una forma industriale che non ci convince e decidiamo di farne a meno. Prendiamo solo una bottiglietta d’acqua più fresca. E ci sediamo sulle scale antistanti la stazione. Tra una ventina di minuti il treno arriva; vado a fare anche il biglietto di reintegro da Portici a Pietrarsa per sanare perlomeno l’illegalità dell’andata e, per davvero, il costo ci appare come una vera e propria contravvenzione. Ne trarremo un buon consiglio, la prossima volta. Ad ogni modo il treno arriva in orario e torniamo a casa, con il proposito di fare ritorno prima possibile da queste parti semmai in autunno o in primavera.

Joshua Madalon

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LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 8

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 8

….vorrei ricordare che il documento è datato 5 ottobre 2004………..

8.

Abbiamo accennato al contatto con le due grandi Istituzioni culturali pubbliche cittadine; con il Teatro Stabile c’è un rapporto di ottimo livello: al Metastasio diamo collaborazione nel periodo della campagna abbonamenti sia con un front office in Circoscrizione sia con iniziative di promozione culturale sul Cartellone. Nel corso dell’anno poi di tanto in tanto ma sempre con una precisa programmazione prepariamo incontri con le compagnie, ospitandole in luoghi della Circoscrizione (di solito Scuole o Circoli), a volte offrendo ai nostri cittadini delle vere e proprie performances. Nel corso degli ultimi mesi, insieme alle altre Circoscrizioni, abbiamo avviato un percorso di primissimo livello culturale, che prevede un lavoro di ricognizione, seguito da un tutor, collegato al tema della memoria da farsi in cinque diverse realtà (ogni Circoscrizione dovrà cercarne una all’interno del proprio territorio) e poi la rielaborazione dei risultati operata da un esperto di scrittura teatrale e la messinscena finale realizzata con il contributo diretto dei cittadini protagonisti. Il tutto dovrebbe svolgersi in una biennalità suddivisa in parti uguali nelle due fasi prima descritte.
La nostra Circoscrizione, avendo svolto già un lavoro di ricognizione sulla interessantissima ed unica nel suo genere realtà del Cantiere, aveva avuto la possibilità di saltare il primo anno e diventare punto di riferimento delle altre Circoscrizioni per le modalità già attivate, preparandosi subito alla realizzazione finale. Il progetto ha ricevuto uno stop comprensibilissimo, connesso alle fasi pre elettorali che sono state, come tutti sanno, piuttosto lunghe e difficoltose. Nel corso di questi prossimi anni l’idea va ripresa soprattutto all’interno del Coordinamento delle Commissioni Cultura.

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Si è già svolto un incontro fra i Presidenti delle Commissioni Cultura e la neo-Presidente del Teatro Metastasio, durante il quale si è stabilito di continuare la collaborazione fornendo spazio per un front-office una volta alla settimana nel mese di ottobre per la vendita di biglietti ed abbonamenti e per informazioni generali sulle attività del Teatro; inoltre si è anche progettato un incontro pubblico con il Teatro Metastasio da svolgersi presumibilmente presso questa sede o in altro luogo della Circoscrizione, nel quale presentare in modo semispettacolare il Cartellone 2004\2005.

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Collegato al Metastasio è l’altro elemento importante nella cultura teatrale di cui la nostra Circoscrizione può andar fiera: il Teatro ed il complesso “Magnolfi”. La nostra Circoscrizione è chiamata a collaborare, con un ruolo prioritario, nella gestione culturale di questo spazio. Abbiamo già chiesto che le scuole, non solo (ma di certo “in primis”) quelle del nostro territorio, abbiano la possibilità di mettere in scena nello spazio teatrale del “Magnolfi” le loro realizzazioni teatrali e musicali. Altri spazi potranno essere fruiti temporaneamente da artisti vari, pensiamo soprattutto ai giovani; mentre soltanto con l’apertura di quello che comunemente viene chiamato il terzo lotto potremo pensare ad uno spazio all’aperto anche per la musica contemporanea. L’idea che lo spazio sia poi riservato anche alla Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” per stages e seminari, oppure ai grandi artisti internazionali qui di passaggio che vogliano progettare momenti di approfondimento culturale di grande rilevanza è assolutamente da appoggiare. Non possiamo pensare che la Cultura sia ripartita fra “bassa” ed “alta”: esiste solo una Cultura ed è quella che stimola, forma e per questi motivi diverte. Al di fuori di questa esiste l’intrattenimento ameno, che non ha altri obiettivi: occorrerebbe seguire semplicemente quell’invito che molto spesso i nostri genitori ci facevano e che, se fosse necessario, rivolgerei anch’io ai miei figli, che è quello di avere sempre come punto di riferimento per migliorare se stessi chi è più bravo, più intelligente, più capace.

….8….

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 7

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 7

7.
Durante la legislatura 1999\2004 la sede della Circoscrizione è stata spostata dalla sede de La Querce in via Firenze ai “Lecci” in Viale De Gasperi. Collegato alla sede anagrafico – istituzionale è lo spazio che abbiamo voluto dedicare a “don Lorenzo Milani”. La scelta di intitolarlo al priore di Barbiana è da mettere in relazione proprio alla volontà di fare di quello spazio un luogo per la formazione delle giovani generazioni, possibilmente al di fuori dei soliti vincoli, sia burocratici che ideologici, e schematismi. Era ed è ancora una vera e propria sfida, difficile da realizzarsi, ma possibile umanamente con l’impegno di noi tutti, e soprattutto dei giovani amministratori che in questa legislatura si sono affacciati alla ribalta.

Alle giovani generazioni, nel complesso di questo termine, la Circoscrizione ha voluto dare molta attenzione: non è stato facile, anche perché la differenza generazionale fra noi e loro è notevole.
Importante in questa prossima legislatura, che per fortuna si prospetta meglio rispetto a quella precedente, è unire le forze giovanili presenti per costruire un progetto strategico che, partendo dalle magre risorse a nostra disposizione, ma puntando nel contempo ad utilizzare tutto quanto sia possibile a costo zero (si pensi a tutta l’esperienza di Officina Giovani, si pensi alla disponibilità di spazi cui la Circoscrizione può accedere), ponga le basi per una politica culturale a misura dei giovani. Molto importante è il confronto con realtà, come ad esempio quella del Centro “Michele Ventrone” a S.Giusto (circoscrizione Centro), dove le politiche giovanili hanno trovato, pur tra difficoltà e contrasti, terreno fertile per esprimersi.
Anche se in piccolo si potrebbe partire dalla sede civica istituzionale del Centro “don Milani” organizzando qualche iniziativa che punti ad aggregare con elementi di propositività in primo luogo i giovani che gravitano intorno a noi, quelli che abbiamo incontrato durante la campagna elettorale e che hanno dimostrato interesse ad operare su questo territorio.

Si potrebbe mettere in piedi un gruppo di lavoro “volontario” composto da consiglieri per proporre interventi culturali che puntino sui giovani.

….7……

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Post scriptum: Al termine della legislatura 2004-2009 la città ed alcune Circoscrizioni come quella Est passarono al Centrodestra e tra i primi atti decisero di cambiare l’intitolazione del Centro civico “don Milani”. Il Priore di Barbiana continuava ad essere scomodo. Fu un atto simbolico che è rimasto come onta ed offesa indelebile, segno distinto delle differenze non solo “ideologiche” ma soprattutto antropologiche ed etiche tra una Destra aggressiva ed una Sinistra accogliente.
Qualche tempo fa scrissi un post su questa vicenda. Ve lo ripropongo in coda

http://www.maddaluno.eu/?p=6149

QUANDO “sfrattarono” DON MILANI DALLA CIRCOSCRIZIONE EST DEL COMUNE DI PRATO (era il 2009)

Il post, nella sua forma variegata (un’introduzione, una lettera-invito, un Comunicato stampa, un’Agenzia ANSA), è un po’ lungo ma non me la sento di ridurlo o di spezzettarlo.

La nuova Amministrazione di Centrodestra, la prima nella Storia della città di Prato dopo la Liberazione, si era appena insediata e nella Circoscrizione Est, tradizionale serbatoio della Destra che per alcune legislature era stata strappata a quella parte, non si lasciarono scappare l’occasione di dare un “segnale” di cambiamento e si distinsero in un’operazione apparentemente paradossale ma che proseguiva di fatto la persecuzione verso il pensiero libero che era stata riservata già in vita al Priore di Barbiana.

Nel 2002 allorquando ero Presidente della Commissione Istruzione e Cultura in quella Circoscrizione un altro membro della Giunta, Luigi Palombo, ci propose di dedicare la Sala del Consiglio nella nuova sede de “I Lecci” a don Lorenzo Milani. Luigi, che ora purtroppo non è più con noi, aveva conosciuto il viceparroco di Calenzano in modo diretto essendo il fratello minore di don Ezio che era stato molto vicino a don Lorenzo ed aveva intrattenuto con lui un’intensa corrispondenza. La proposta fu accolta con grande entusiasmo.

Il comunicato invito è a mia firma ed è del Natale 2009 (25/12/2009).
A quel tempo insieme ad un gruppo di compagne e compagni che avevano operato su quel territorio avevo già contribuito in prima persona a costituire un’Associazione di Cultura e Politica Democratica, denominandola Dicearchia 2008.

Care amiche e cari amici

Buon Natale e felice anno nuovo!

Vi informo che l’Associazione Dicearchia 2008 insieme al Gruppo PD alla Circoscrizione Est del Comune di Prato organizzerà per venerdì 15 gennaio 2010 ore 21.00 presso il Circolo “I Risorti” a La Querce via Firenze 323 una

SERATA DON MILANI

nella quale parleremo del Prevosto di S.Donato (Calenzano) e Priore di Barbiana dopo la decisione presa con l’approvazione di una Mozione dalla maggioranza di Centrodestra della Circoscrizione Est di annullare l’intitolazione della Sala polivalente (Sala consiliare ed attigue) dedicata dalla precedente Amministrazione di Centrosinistra a don Lorenzo Milani dedicandola a don Luigi Sturzo.

Utilizzando Facebook abbiamo aperto un Gruppo “DON LORENZO MILANI vs. DON LUIGI STURZO – CONTRAPPOSIZIONE RIDICOLA” – Chi possiede un account Facebook può aderire ed inserire propri commenti.
Allo stesso tempo potete aderire all’evento SERATA DON MILANI.

Chi è interessata\o può considerarsi automaticamente invitata\o.

Rinnovo i miei AUGURI e vi allego alcuni documenti (un Comunicato Stampa del Gruppo PD in Circ.ne Est ed un dispaccio ANSA) in relazione all’oggetto.
Aggiungo che abbiamo richiesto l’adesione dei Gruppi PD in Comune ed in Provincia e siamo in attesa di una risposta (il Presidente del Consiglio Provinciale Maroso ha già data la sua disponibilità annunciando a voce che c’è certamente l’adesione del Gruppo).

1) ARTICOLO

“DON MILANI, ULTIMO COME I SUOI ULTIMI”
La propaganda come priorità del centro destra

Tra i vari problemi della Circoscrizione di Prato Est, esposti con varie interrogazioni e mozioni presentate dal gruppo del Partito Democratico, il centro destra ha scelto di dare la precedenza, per la discussione nel Consiglio Circoscrizionale del 9 dicembre, alle mozioni sui crocifissi nelle scuole e alla rimozione dell’intitolazione della Sala Polivalente della Circoscrizione stessa.

Non sembra che per le scuole sia priorità urgente discutere sulla presenza o meno dei crocifissi nelle aule: i tagli inferti così drasticamente alla pubblica istruzione da parte del ministro Gelmini stanno mettendo a dura prova la qualità della proposta educativa nei confronti degli alunni della scuola stessa.

Tuttavia si continua da parte del centrodestra locale, come di quello nazionale, a preferire le azioni di sola facciata e propaganda, come quello tenuto dall’assessore Milone a La Tenda di Mezzana il 10 dicembre sulla “razza cinese”, così come è stata definita da Tosoni, Presidente della Commissione Consiliare Sicurezza Urbana del Comune di Prato.

Per non essere da meno, visto che si hanno da sfruttare i numeri e si vogliono far vedere i muscoli di chi comanda, la maggioranza del centrodestra ha approvato di togliere l’intitolazione della Sala Polivalente della Circoscrizione Est a Don Milani e di intitolarla a Don Luigi Sturzo, relegando al primo una saletta attigua di minore importanza, quasi si volesse misurare l’importanza degli stessi in base alle dimensioni dei locali a loro intitolati.

Non ci ha guadagnato il nuovo intestatario, illustre personaggio storico, trascinato in una così inopportuna e squallida contrapposizione politica.
Non ci fa una bella figura la maggioranza che ha imposto questa scelta, ridimensionando Don Milani, la sua opera e la sua memoria. Proprio il grande Sacerdote, che ha operato a poca distanza dal territorio della Circoscrizione Est stessa, a S. Donato di Calenzano dove lavorò per una scuola di operai, è stato trattato da ultimo, come gli ultimi, di cui tanto si occupò nella scuola di Barbiana.

I consiglieri della maggioranza parlano di un affiancamento dei due grandi personaggi, di una titolazione ugualmente importante per Don Milani. Ma ci si chiede perchè non intitolare qualcosa di nuovo a Don Luigi Sturzo, anziché TOGLIERE, perché così è stato, qualcosa al prete di Barbiana? Questa soluzione era stata suggerita nell’ambito della discussione avvenuta in Consiglio di Circoscrizione, ma non è stata considerata possibile dall’attuale maggioranza.

La realtà è che l’intenzione di questa maggioranza di centrodestra pare essere più lo sfogo di una prova di forza che il dare risalto ad un personaggio storico illustre come Don Sturzo, di cui nessuno discute i meriti.

Prato, 17-12-2009
Gruppo dei Consiglieri del Partito Democratico
Consiglio Circoscrizionale Prato Est

Enrico Aiazzi, Giulia Ciampi, Giuseppe Francesco Gori, Carla Guerrini, Roberta Lombardi, Francesco Ricciarelli, Marco Sapia, Simone Tripodi

2) SALA DON MILANI ‘RIBATTEZZATA’ DON STURZO, POLEMICA A PRATO

(ANSA) – PRATO, 18 DIC – Le prossime riunioni del consiglio della circoscrizione est di Prato si svolgeranno nella sala don Luigi Sturzo e non più nella sala don Lorenzo Milani. Non un cambio di locale, ma un cambio di nome, voluto dalla nuova maggioranza di centrodestra con conseguente polemica con il centrosinistra, in minoranza. La sala infatti è sempre la stessa, solo che ora porta il nome del fondatore del Partito popolare mentre prima era intitolata al priore di Barbiana al quale adesso è stata dedicata la biblioteca circoscrizionale, finora mai ‘battezzata’. La decisione è stata presa a maggioranza nella riunione del consiglio di circoscrizione tenutasi nove giorni fa – nel corso del quale c’é stata anche una lunghissima discussione sulla presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici – grazie a una mozione presentata da due consiglieri di maggioranza, Giulio Mencattini dell’Udc e Andrea Antonio Bonacchi del Pdl. Un cambio di nome che già campeggia negli atti di convocazione della circoscrizione, anche se nessuna targa è stata apposta alla sala: del resto non c’era neanche prima per don Milani. Il centrosinistra, che ‘battezzo” per primo la sala con il nome di don Milani, non ha però gradito. Già nel corso della riunione di nove giorni fa la giovane consigliera Giulia Ciampi (credente e del Pd) aveva posto l’accento sul fatto che “Sturzo e Milani avrebbero forse litigato sull’opportunità o meno di votare democristiano ma questi due uomini di grande levatura non si sarebbero mai sognati di litigarsi il nome di una sala, di una scuola o di una strada”. Insomma don Milani continua, a pochi chilometri dalla parrocchia di san Donato a Calenzano dove scrisse ‘Esperienze pastorali’, a far discutere. L’unica differenza è che, anziché a Barbiana, stavolta è stato mandato in biblioteca. (ANSA).

Joshua Madalon

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 4

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 4

Il cinema ungherese è stato il protagonista assoluto dell’edizione di quest’anno alla Mostra di Pesaro. Chi ha avuto la possibilità di seguire le proiezioni sin dal primo giorno, sarà stato colpito favorevolmente da un’antologia di cortometraggi, “A piacere” di Zoltàn Huszàrik. Non lo conoscevamo questo autore e abbiamo saputo molto su di lui in quel di Pesaro. Disegnatore e pittore, membro fondatore dello Studio Béla Balàzs, aiuto regista e scenografo, Huszàrik è morto prematuramente l’anno scorso, lasciando diverse opere, alcuni cortometraggi e due lungometraggi, “Szindbàd” (1971) e “Csontvàry” (1979). I cinque cortometraggi presentati ci offrono un assaggio molto squisito della capacità del loro autore nel costruire “arte filmica”. Dice Huszàrik: “L’essenza del cinema…è “pictografia” scrittura con immagini. Questa scrittura non rinuncia alla verbalità, ma fa un uso economico dei dialoghi. La pictografia è ancora al livello della formazione dell’alfabeto”. A dire il vero, le immagini che appaiono susseguirsi sullo schermo, anche nella loro sequenza, non hanno bisogno di un commento verbale, si esprimono così come sono: è il loro ritmo, la durata, il movimento e la staticità naturale di cose, uomini ed animali, a rendere il senso voluto dal suo autore. Così “Elègia” (1965), con i suoi bei cavalli in libertà, simbolo dell’angoscia e della sofferenza di chi, amando e vivendo la vita liberamente, è destinato invece alla sconfitta del compromesso e della morte, in particolare quella civile, non ha bisogno di parole: è sufficiente il martellio incalzante degli strumenti e delle immagini a palesare, esprimere, trasmettere pensieri, anche astratti come questi. Stupendo, anche nel suo silenzio ovattato è “Capriccio” (1969), una fantasmagorica coreografia di pupazzi di neve e paesaggi, fotografati con rara ed elegante padronanza del mezzo da Jànos Tòth, un altro eccellente autore del cinema ungherese dei nostri giorni. Più sul tono documentaristico è invece il terzo, “Amerigo Tot” (1969), che è dedicato a un maestro scultore di origine ungherese, il quale viene ripreso nel pieno della sua attività a Roma, in via Margutta. E, dopo “Angelus” (1972), interessante e calligrafica prova di bravura sugli angeli, più estetizzante nel senso puro che pregno di significati reali, c’è il bellissimo “A piacere” (1974) che dà il titolo all’Antologia; è un film documentario sui pericoli che ha corso l’umanità e che incombono tuttora su di essa: la guerra, la morte, la perdita della libertà. Abbiamo parlato di questi cortometraggi e scriveremo fra poco anche di “Szindbàd”, perchè siamo abbastanza sicuri che il pubblico bellunese potrà vedere questo e quelli grazie all’impegno del Circolo di Cultura Cinematografica “La Grande Bouffe” che li presenterà quest’anno all’interno di un corposo ciclo sul cinema ungherese.
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Nota dell’autore: In un prossimo post riporterò la seconda parte dell’articolo datato 28 giugno 1982. Aggiungo tuttavia una nota intorno al Circolo “La Grande Bouffe” che fondai a Feltre insieme a Francesco Padovani. Molte furono le iniziative che proponemmo, anche se quella sul “Cinema ungherese” non fu realizzata a Feltre ma un paio di anni dopo a Prato dove ero arrivato in modo provvisorio alla fine del 1982 e stanziale dall’anno successivo. A Prato contribuii in modo diretto e corposo alla fondazione del Cinema “TERMINALE Movies” tra via Frascati e via Carbonaia. E fu lì che la vedova di Zoltàn Uszàrik ci inviò tutti i materiali filmici del coniuge per una personale che ebbe grande successo.

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