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CORONAVIRUS: e dopo?

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CORONAVIRUS: e dopo?

Occorrerà stare ben attenti a quel che succederà dopo: le prospettive, a leggere alcuni post di gente che un po’ di sale nella zucca dovrebbero averlo, non sono affatto rosee. In tanti, troppi, che pure stanno rispettando – anche se a malincuore – le restrizioni “domiciliari”, le accettano nell’attesa che “tutto” ritorni come prima.

Dopo questa esperienza l’umanità – anche quella parte di essa che ci appartiene in modo più vicino e diretto – dovrà rivedere molti dei suoi comportamenti. Ovviamente, anche per l’età che ho, ciò riguarderà la parte che ora è più giovane: ma non mi sottraggo ad un ruolo che mi appartiene di diritto e cercherò di impartire lezioncine ai sopravvissuti, sperando comunque di poter essere ancora per un po’ tra questi ultimi.
Comprendo pienamente che si andrà incontro ad una riduzione della socialità così come l’abbiamo finora conosciuta e dovremo limitare gli assembramenti oceanici che tanto appassionavano i leader politici di ogni schieramento. Allo stesso tempo bisognerà salvaguardare la Democrazia, il rispetto delle regole comuni democratiche condivise tra le diverse classi sociali, utilizzare strumenti per mantenere questi equilibri adattati in un tempo di post crisi che non si annuncia breve e che potrebbe diventare “normale”.
Dobbiamo porci questi obiettivi in modo preventivo e questi giorni di riflessioni più o meno imposte anche dalla sedentarietà dovrebbero e potrebbero essere meglio utilizzati proprio in tale direzione.
In realtà in questi giorni si continua a discutere di tutti i temi: la Sanità, il Lavoro, la Scuola, l’Economia, la Cultura, il Turismo, le Infrastrutture, i Rapporti con il resto del Mondo sono tra quelli che mi vengono in mente solo a pensarci un attimo. E ne discutiamo con un “prima”, un “durante” ed un “dopo”, anche se l’urgenza ci fa privilegiare soprattutto il secondo ed il primo dei “tempi”, mentre poco si riesce a discutere intorno al “terzo tempo”: quello del “futuro”. Ed invece sarebbe opportuno avviare delle serie riflessioni su come, sulla scorta delle esperienze concrete, lavoriamo intorno alle prospettive.
Può, ci viene da chiederci, l’Economia e l’Imprenditoria e la Finanza continuare ad egemonizzare i ritmi dell’umanità? Soprattutto potrà esimersi dall’ assumersi la responsabilità di una disumanizzazione dei processi produttivi; potranno continuare, i suoi sacerdoti, a non riconoscere la prevalenza dei fattori umani nella creazione di ricchezza?

THE MEDIATOR BETWEEN HEAD AND HANDS MUST BE THE HEART!
IL MEDIATORE FRA MENTE E BRACCIA è IL CUORE!

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 6 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio più quella numero 3 del 12 febbraio, la numero 4 del 17 febbraio e la numero 5 del 1° marzo)

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 6 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio più quella numero 3 del 12 febbraio, la numero 4 del 17 febbraio e la numero 5 del 1° marzo)

La libertà è un bene prezioso che gli uomini hanno cercato da sempre; per conquistarlo hanno sofferto, lottato, hanno sacrificato il loro tempo e la loro vita. Ma la libertà non è mai un bene acquisito per sempre, va curato, sostenuto, controllato, mantenuto, rinforzato: gli uomini che, dopo la Liberazione dal Nazifascismo, hanno creduto di avere acquisito la libertà, si sono ritrovati molto spesso a dover continuare a lottare per ottenerla pienamente e per difenderla. Eugenio Tinti è stato uno di questi: nel 1954 ha visuto un’esperienza tangibile di queste inequivocabili sofferenze; in un Paese che si diceva “democratico” era praticamente vietata la diffusione delle idee che non fossero funzionali al “potere” di allora. La Costituzione, ancora giovane, fu calpestata nei diritti naturali ed inalienabili e chi era “comunista” non aveva gli stessi diritti degli altri; non trovava lavoro e, se lo aveva, facilmente lo perdeva; se diffondeva le sue idee era equiparato ad un “terrorista”; peraltro la gerarchia ecclesiastica comminava (non solo minacciava) scomuniche a chi, da cattolico praticante, avesse affermato di essere comunista o di voler votare il Partito Comunista.
A mettere in pratica tutto ciò (tranne quel ruolo che non spettava allo Stato, ma alla Chiesa) fu la famigerata “Legge Scelba”, che porta il nome di un uomo politico della “Democrazia Cristiana”, Luigi Scelba, accanito “anticomunista”, dal 1947 in poi prima Ministro degli Interni poi, proprio nel 1954, anche (in quanto mantenne per sè il dicastero degli Interni) Presidente del Consiglio in una coalizione spostata verso la Destra della quale facevano parte, oltre alla DC, il PSDI, il PLI ed il PRI. Egli, cioè l’onorevole Mario Scelba, con il suo discorso programmatico di insediamento, con una serie di interventi e di successivi provvedimenti contro gli appartenenti al PCI, tentò addirittura di allargare la coalizione del suo Governo verso la Destra estrema. In quel modo egli, oltre ad impedire nei fatti la libertà di lavoro (peraltro sancita come diritto nei primi fondamentali articoli della Costituzione repubblicana) e quella sindacale, impediva e sanzionava come illegale la diffusione dell’organo ufficiale del Partito Comunista Italiano, il giornale “l’Unità”.

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P.S.: Nei prossimi giorni procederò rapidamente verso la conclusione

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 13

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 13

CENNI ARCHEOLOGICI
La zona dei Campi Flegrei possiede anche altre ricchezze oltre al paesaggio naturale.
Le antiche vestigia dell’Anfiteatro Flavio, ora in restauro (il testo si riferisce al novembre 1971, data della pubblicazione del libretto “Passeggiata nei CAMPI FLEGREI – POZZUOLI”), si presentano subito al viaggiatore che arrivi nella nostra città, lungo la Domiziana. Sede di spettacoli gladiatorii, né più né meno nel modo in cui vengono descritti nelle trasposizioni cinematografichw, era fornito di posti distinti per ogni ceto sociale. Ma esso era più adatto in realtà alle cacce con tigri, leoni, pantere (le cosiddette “venationes”). Con speciali e per il tempo davvero sorprendenti ed avveniristici meccanismi le fiere venivano tirate su nell’arena dalle gabbie che si trovavano giù nei sotterranei, riportati in modo integro, e splendidamente conservati, alla luce da pochi anni. E’ fra i pezzi più noti della raccolta che si trova nell’Anfiteatro Flavio il famoso “Santo Mamozio” cosiddetto a causa della storpiatura popolare di un’incisione “MAVORTIO” sotto la statua acefala di un senatore romano (mancando la testa, essa fu sostituita con un’altra ben più piccola, la qual cosa spinse a collegare tale dissonanza scultorea alla demenza o stupidità, cosicchè “Mamozio” assunse il significato di “storpio” o semplicemente “brutto”: uno scarabocchio per intenderci.
Soggetto ora (ricordarsi sempre che siamo nel 1971) alla fase ascendente (negativa) ed ora alla discendente (positiva) del bradisisma, il Tempio di Serapide ha agito nel tempo, fin che ha potuto, da mareografo segnalatore. i piccoli buchi che si notano sulla superficie delle tre colonne ancora in piedi (la quarta giace supina nell’acqua) sono opera di alcuni animaletti marini detti “litodomi” (abitatori della pietra). Il suo nome è improprio in quanto si trattava certamente di un grande magazzino mercato forse anche a due piani e con una disposizione alternata degli ingressi nei vari reparti. Al centro, in un tempietto, fu rinvenuta la statua del dio fenicio Serapide che dunque impropriamente diede il nome al presunto Tempio.

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“Qui sono tutti matti” a partire da me

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“Qui sono tutti matti” a partire da me

Qualche giorno fa commentando alcuni dati sull’incidenza del Coronavirus rispetto ad altre patologie una mia amica oncologa concludeva: “Qui sono tutti matti!”. Ricevendo questo messaggio, non riuscivo però a comprendere chi fossero i “matti”. In realtà non avrei potuto comprenderlo, avendo io involontariamente (la mia non è una scelta condizionata dalla diffusione del virus) utilizzato una sorta di “quarantena” culturale: me ne sto per gran parte della giornata in casa in mezzo a migliaia di stimoli culturali, che mi distraggono dalla “catastrofe” mediatica. L’altra mattina Mary, svegliandosi un po’ più tardi del solito mi chiedeva i dati aggiornati sul contagio ed io le ho risposto che “non se ne può più…non c’è uno spazio libero dai bollettini di guerra…la tv non fa altro che questo…e io stamattina non l’ho proprio accesa!”.
Così, un po’ alla volta, sto comprendendo a cosa si riferisse la dottoressa, parlando di “matti”. Sono perfettamente convinto che quel che sta accadendo sia molto serio e grave: pur tuttavia occorre mantenere la calma e non farsi prendere dal panico, contribuendo ad aumentare così il numero dei “matti”.
Le isterie colletive non aiutano a superare la crisi. Occorre certamente rispettare le norme igieniche, anche se sarebbe stato bene farlo da sempre; ma non è mai troppo tardi per imparare. Sono quelle cose che ci aiutano a giustificare quel che ci appare come un sacrificio insormontabile. Ovviamente alcune indicazioni, come quella della “distanza di uno o, meglio, due (facciamo uno e mezzo) metri” non vanno interpretate in modo rigoroso: sarebbe molto comico vederci zigzagare per la strada o nei corridoi del supermarket alla ricerca di uno spazio di sicurezza. Intanto si evitino i luoghi pieni e si privilegino quelli meno affollati. Bene, perciò, aver chiuso le scuole; così, con l’accortezza di uscire poco, e con gli strumenti tecnologici sempre più avanzati utilizzati soprattutto dalle nuove generazioni, si potrebbero studiare forme alternative di trasmissione del sapere, sperando tuttavia di non dover corrispondere alle assurde pretese di quel Dirigente (!) preoccupato per il fatto che la chiusura straordinaria delle scuole avrebbe comportato un danno alla preparazione didattica dell’Istituto. A proposito di “matti” ci sono anche queste tipologie, che assestano un colpo di credibilità fortissimo alla validità della preparazione scolastica dei nostri studenti: basta lavorare sul “sapere” in modo esclusivo ed avviare invece un “saper fare”, che nella scuola italiana è fortemente carente. In Italia c’è ancora troppa accademia e troppi parrucconi vetusti a dettar legge. Chissà che un “virus” anche tanto pericoloso non ci aiuti in quella direzione.
E poi la grande confusione che alberga sovrana è dovuta proprio a questo analfabetismo civile che caratterizza il momento. L’altra sera ho ricevuto la richiesta da parte di una giovane amica supplente temporanea di farsi accompagnare alla Guardia medica. Forse non era necessario ma la solitudine fa brutti scherzi e quindi mi sono prestato per accontentarla. Aveva seguito le indicazioni prescritte dal giorno prima, per cui per accedere occorreva prenotare telefonicamente l’appuntamento. Ed era tutto in regola: niente di che, solo un mal di gola persistente, qualche linea di febbre. Ma mentre attendevo che uscisse dall’ambulatorio sono passate altre persone che non avevano tuttavia prenotato e le Guardie giurate le informavano su come fare, commentando in modo improprio che “la legge non ammette ignoranza”. Purtroppo non di “legge” si trattava, ma di una prescrizione temporanea di tipo organizzativo tesa ad evitare assembramenti pericolosi per la diffusione della patologia virale; e poi solo da poche ore era stata comunicata: fino al giorno prima chi aveva bisogno in giorno festivo o feriale notturno di un controllo ne poteva usufruire senza alcun preavviso. Ecco, dunque, che – guardandosi intorno – i matti li scopriamo un po’ dappertutto, a partire da noi stessi, ovviamente.

Joshua Madalon

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MAGICI LUOGHI

MAGICI LUOGHI

In ogni territorio ci sono luoghi magici, sorprendenti. Ciascuno di noi, sin dall’infanzia ne ha conosciuti. Per me l’isola di Procida è stato un luogo di formazione, di sofferenze e di gioie. Lo sono stati anche altri luoghi come la Necropoli di via Celle ed alcune cave di tufo abbandonate in quella che chiamavamo “’a sèvera” dove andavamo a giocare. Nella Necropoli ci infiltravamo attraverso stretti cunicoli e ragionavamo di Storia e di Poesia, un po’ anticipando gli studenti del collegio Welton che in una grotta calcarica di notte andavano ricostituendo la Setta dei Poeti Estinti, con la complicità del professor Keating (ricordate? L’attimo fuggente): avevamo poco più di dieci anni, ma il nostro mondo in quel lembo di terra ci appariva troppo piccolo e ristretto. Là dentro sognavamo; nelle “cupe”, strette stradine ricavate da sentieri antichi, i nostri passi veloci per non perdere tempo, ci lasciavano immaginare avventure con pirati e tesori.

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Nel corso della vita ho conosciuto altri luoghi magici; di qualcuno, come il Cantiere di Prato, ho già parlato. Non pensavo però di poter incrociare altri luoghi così, fino a qualche giorno fa.
La mia famiglia, laica, ha un rapporto molto stretto e frequente con un’organizzazione che si occupa del riciclo partendo da un progetto religioso di vita comunitaria. Il dono è sacro contributo alla condivisione del quotidiano. E’ la Comunità Emmaus di Prato: abbiamo imparato a non disfarci del superfluo gettandolo in modo indistinto nei cassonetti, anche quelli che riportano destinazioni rassicuranti, e portiamo lì vestiti ed oggetti ancora in buono stato e funzionanti. Il nostro punto di riferimento è il Gruppo di Narnali in via Pistoiese 519.
In realtà abbiamo poi avviato a frequentare anche altre sedi. A Prato ce ne sono almeno cinque. In una di queste, “I libri dimenticati”, in fondo a via Santa Trinita 117, in un ambiente riservato e claustrofobico (il termine è tuttavia dotato di ambiguità: a me piacciono i luoghi stretti pieni di stimoli e di sorprese) si trovano molte occasioni. Qui vengono raccolti libri, riviste, dischi, stampe, quadri, cd, dvd e altro materiale cartaceo.
Ma l’altro giorno insieme a Mary ed a Lalla (Lalla, o meglio Lavinia, è nostra figlia ed è ricercatrice di Storia Moderna, dopo aver conseguito il dottorato a Cambridge) siamo andati in una delle altre sedi di Emmaus, “Le rose di Emmaus” in viale Montegrappa 310. C’eravamo stati più volte ed avevamo portato oggetti come videonastri VHS anche originali ed avevamo acquistato materiali vari. Anche il vestiario e biancheria di altissima qualità aveva attratto l’attenzione; oltre agli oggetti di uso comune, come piccoli elettrodomestici o mobili (a tale proposito c’è una falegnameria molto accurata che rimette in sesto anche qualche malandato mobile).
Ma quel che ci ha sorpreso è l’allestimento della “nuova” libreria (c’erano già da tempo degli scaffali e delle teche piene di volumi ben sistemati in ordine sia di materia trattata che di collezione in una delle prime stanze un po’ anguste). E’ stato molto difficile staccare gli occhi e le mani dai tantissimi e vari volumi, anche questi ben collocati per materia: alcuni di questi sono ormai testi introvabili anche in attrezzatissime biblioteche, come quella comunale “Lazzerini” che pure ha un grandissimo valore. E’ un luogo per me magico come gli altri e forse oggi, che la mia esistenza corre verso il declino, forse più degli altri: camminando lungo gli scaffali ritrovo amici di un tempo che consideravo perduti. Vale la pena ritornarci e rimanere là fin quando non sia l’ora di chiusura.

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 2 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio)

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 2 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio)

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Quando lo andiamo a trovare per intervistarlo scatta in piedi, in una posizione eratta che ci fa anche un pochino di invidia; gli occhi gli brillano di una luce straordinaria che ci trasmette una gran voglia di comnicare; si agita un po’ perché sa che di lì a poco dovrà parlare con noi della sua vita delle sue storie. La figlia ci ha fatto trovare dei documenti: li guardiamo e li troviamo assolutamente importanti, così interessanti da non volerli portare via, come ci consigliano: torneremo invece a fotografarli, forse li fotocopieremo (sotto casa c’è una copisteria) un altro giorno, per ora li guardiamo soltanto: riguardano la partecipazione di Eugenio Tinti, classe 1899, alla prima guerra mondiale.

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Parte del foglio di congedo illimitato relativo alla Grande Guerra
Gli chiediamo di ricordare qualche episodio: ci parla del Piave, ci parla delle cariche, era un Bersagliere con il cappello piumato e la tromba, e lui suonava la tromba dando la carica. Ci tornano alla memoria alcuni passi della “Canzone del Piave” ed il tributo di vite umane e di gioventù perduta che quella guerra, non meno di certo delle tante altre guerre che hanno insanguinato il Novecento, ha significato.
Eugenio Tinti è un sopravvissuto, uno che ha visto e che ha potuto raccontare: quanti altri giovani come lui non sono più tornati, quanti altri sono ritornati a casa mutilati nel corpo e nell’anima, testimoni degli orrori e delle sofferenze fisiche e morali che hanno dovuto subire, nelle fredde umide anguste trincee, nei percorsi di marcia faticosi e nelle cariche di morte! Forse gli fa fatica oggi ricordare quei momenti: non è uno sforzo soltanto mentale, è qualcosa d’altro, è la volontà di dimenticare una parte così essenziale nella storia di un uomo, la giovinezza, perduta un po’ dietro questi percorsi obbligati da un Paese che sceglieva la forza delle armi per risolvere alcuni problemi territoriali.

Eugentio Tinti, lo si capisce meglio incontrandolo, è un pacifista e quella parte di vita vorrebbe non averla vissuta ed infatti la rimuove: ma ci sono i documenti che noi riportiamo in fotografia e che costituiscono un’attestazione comunque storicamente fondamentale della sua vita, a riportare quei momenti all’attenzione di chi come noi ha pensato che fosse di grande interesse ricostruire i cento e più anni di un uomo, testimone di grandi eventi e di piccoli eventi, che hanno costellato il secolo scorso.
Ricorda anche l’infanzia e l’adolescenza, i giochi, gli amori: nella sua Poppi; ci parla della parte alta e della parte bassa, ricorda ancora il vecchio Ponte medievale sull’Arno distrutto nella seconda guerra mondiale (ora ce n’è un altro – ci dice – ma anche se gli assomiglia è tutta un’altra cosa) e la vita che si svolgeva in paese con le stradine fiancheggiate tutte da portici, ed i bagni nell’Arno in un periodo nel quale le amicizie e le storie d’amore non erano ancora contrassegnate da quei contrasti mortali che caratterizzarono gli anni del famigerato Ventennio fascista: infatti alcuni degli amici di Eugenio Tinti poi divennero suoi nemici, nel vero senso del termine in quell’ambito di guerra civile che contrassegnò lo scontro fascisti-antifascisti (fra i ricordi particolari di quel periodo, il nostro ne sottolinea due con un po’ di confusione che ci viene dissolta con l’aiuto della figlia Marite: il primo riguarda la tragica fine di un suo amico d’infanzia annegato nell’Arno: il secondo una serie di furibondi litigi di carattere ideologico con l’allora giovane capostipite della pelletteria Gucci).

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005)

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria.

Così si legge su Wikipedia. Ma il recupero della “memoria” è stato uno degli obiettivi che, durante la mia permanenza amministrativa nella Circoscrizione Est come Presidente della Commissione Scuola e Cultura, insieme ad altri componenti come la Presidente Fulvia Bendotti ed il segretario amministraivo della Circoscrizione, Gianfranco Ravenni, ci ponemmo.

Non intendo accreditarmi come anticipatore, essendo ben consapevole che tante altre iniziative consimili si attuavano sia nella sfera pubblica che in quella privata.

Fummo stimolati e fortunati, in quanto – all’interno di un percorso programmato dall’Amministrazione che festeggiava le cittadine ed i cittadini che compivano 100 anni – incontrammo Eugenio Tinti.
A lui nel maggio 2001 dedicammo il primo opuscolo della “Mediateca della Memoria”. Il titolo ha un riferimento fantasy “E.T. (Eugenio Tinti)” – il sottotitolo indica la particolarità del contesto, “Tre secoli”.
A pagina 25 c’è una mia postfazione.

“La Circoscrizione Est del Comune di Prato, sin dall’inizio di questa legislatura (1999-2004) ha inserito nel suo Programma un impegno specifico di recupero della memoria collettiva attraverso la ricerca diretta sul territorio con il coinvolgimento della nostra gente. Questo Progetto porta il titolo di “Mediateca della Memoria” ed ha lo scopo attraverso tutta una serie di interventi (raccolta materiali, raccolta testimonianze, riprese in video e registrazioni audio, lavori svolti dalle istituzioni scolastiche con i giovani) di ordinare questi materiali e metterli a disposizione di quanti li vogliano studiare. La Circoscrizione poi con i mezzi e le risorse che riuscirà a convogliare su questo Progetto produrrà in proprio delle elaborazioni, come questa piccola e limitata monografia su Eugenio Tinti, che peraltro ringraziamo per questa collaborazione prestataci.”

A precisare il senso dell’iniziativa della Circoscrizione ecco le parole della Prefazione scritta dalla prof.ssa Fulvia Bendotti, presidente della Circoscrizione Est dal 1996.

“Càpita sempre più spesso ascoltare personaggi di grande prestigio (studiosi, politici, scrittori, uomini genericamente di cultura) formulare delle affermazioni sul secolo che si è appena concluso che tendono a rivalutare alcuni movimenti a scapito di altri, senza nessun apparente tipo di approfondimento analitico. Noi non intendiamo in questa sede supplire a questa carenza; vogliamo invece avviare una riflessione più profonda su alcuni aspetti del secolo scorso che, basandosi su documenti e testimonianze, chiarisca il più possibile le questioni. Sembra quasi, negli ultimi anni, che si vogliano dimenticare le ragioni diverse che nel Novecento hanno visto nascere e poi morire alcune ideologie di tipo totalitario per creare poi nella confusione generale una corte fumogena che offuschi la “memoria collettiva”: La Circoscrizione Est, nell’attuare il programma di questa legislatura, avvia dunque quella che ha chiamato “MEDIATECA della Memoria”: la raccolta di materiali più vari (lettere, fotografie, testimonianze, diari, nastri magnetici in audio e in video, ecc…) che supportino poi un lavoro di rielaborazione critica che, tenendo conto delle diverse idee e posizioni, contribuisca a mantenere la memoria sul secolo scorso. Queste riflessioni, frutto degli incontri con un nostro concittadino, Eugenio Tinti, costituiscono dunque il primo elemento di questa “Mediateca”.

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 4 (vedi post del 12 e 15 gennaio u.s)

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 4 (vedi post del 12 e 15 gennaio u.s)

Sono a ricordarvi che il documento, contenuto nel volume “Strategie per uno sviluppo generale dell’educazione degli adulti – Verso un 2000 educativo” è stato pubblicato nel 1990 per conto del Comune di Prato ed è riferito ad un seminario che si svolse in quella città dal 18 al 22 maggio 1988. E’ molto importante rammentarlo perché si comprendono alcuni tratti del mio intervento: siamo in un periodo nel quale utilizzavamo cineproiettori con pellicole 16mm e videocassette VHS. Per produrre si utilizzavano le U-matic e Betamax. Il computer aveva un uso pressochè esclusivamente amministrativo: serviva ai docenti per sostituire la macchina da scrivere.

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Oggi (1988), fra le altre opportunità, abbiamo anche un nuovo organismo che raccoglie operatori ed esperti del settore videocinematografico indipendente: si tratta dell’Associazione Film Video Makers, la cui presenza a Prato potrebbe essere importante all’interno della costruzione e realizzazione di un progetto di attività didattico-educativa che possa coinvolgere la più ampia gamma di presenze sociali: infatti ritengo che il ruolo delle Associazioni nell’ambito ricreativo culturale sia determinante se è qualificato il loro intervento, se esso è pienamente rispondente da una parte di una competenza accertata di settore, dall’altra a una effettiva – non importa se minima – richiesta di base. Troppo spesso si è verificato diversamente che interventi, anche dispendiosi, non fossero tutelati da questa doppia garanzia: e questo non dovrebbe assolutamente accadere! Altrettanto frequentemente non ci si è preoccupati di costruire interventi che andassero al di là della mera sussistenza provvisoria, allestiti più per ottenere contributi che per vero e proprio interesse con il risultato che, prima di nascere, erano già morti. Sono queste le linee d’intervento culturale che dovrebbero divenire fondamentali per tutti gli Enti pubblici. Il Comune di Prato, così come tanti altri Comuni, appare come uno dei sostenitori di questa linea di intervento culturale, anche se obiettivamente non è sempre facile tenervi fede, con una serie di iniziative che cercano di lasciare il segno e che, anche se non producono ricchezza economica, producono un arricchimento culturale. Fra queste vanno incluse quelle relative all’educazione degli adulti, il cui meccanismo assicura la piena rispondenza fra progetto e realizzazione pratica di esso.
Ritornando alle nuove tecnologie, relativamente alla loro introduzione ed uso all’interno dell’ordinamento scolastico, si deve affermare che siamo ancora all’anno “zero”. Intorno a noi si parla di telematica, di trasmissioni televisive senza frontiere, di strumentazioni e progetti sofisticatissimi, ma la cultura su cui si formano i nostri allievi, giovani o adulti, è ancora fortemente collegata al “libro di testo”: c’è dunque una “forbice” sempre più divaricata fra la società reale ed il sistema educativo ufficiale. Si aggiunga che nella scuola vige una situazione di forte incertezza, di elevata ambiguità e che le resistenze al “nuovo” sono molto spesso ammantate con alibi rivoluzionari “anti-istituzionali” chiaramente mistificatori. Mi spiego meglio: nella scuola è sempre più frequente l’uso “ludico” degli audiovisivi, pur essendo esso inserito all’interno di una programmazione didattica dei docenti; gli allievi vengono lasciati alla mercé del mezzo, oserei dire “parcheggiati” di fronte al monitor o al telone senza alcuna preparazione né a monte né a valle e solo in alcuni casi la “propedeucità” si basa su forme esclusivamente contenutistiche, anche perché – vale la pena sottolinearlo – i docenti sono complessivamente impreparati a percorrere strade di lettura più appropriata ed approfondita sul piano tecnico-formale. Non è che i docenti siano convinti che quel tipo di approccio vada bene, è semplicemente che si adagiano, scaricando poi la loro inevitabile frustrazione sull’istituzione, sulle problematiche dell’aggiornamento, sui regolamenti interni degli istituti, su tutto quello che giuridicamente sovrintende al funzionamento della scuola.

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta – parte 3

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una documentazione su un Progetto complesso di Educazione degli Adulti realizzato a Prato negli anni Ottanta -parte 3 (vedi post del 12 gennaio u.s.)

Il 3 ottobre dello scorso anno (1987), si è svolto a Prato un Convegno sulle nuove tecnologie in rapporto ai processi didattico-educativi, ma senza tener in alcun conto il settore dell’educazione degli adulti. Pur tuttavia sono anch’io (organizzatore di quel Convegno) dell’opinione che quest’ultimo settore non possa essere scisso dalla problematica didattica complessiva e che la creazione di uno scambio permanente delle reciproche esperienze possa servire anche ai settori primari e secondari dell’istruzione, addirittura in misura maggiore che allo stesso ristretto settore dell’educazione degli adulti; per questo ritengo che i presupposti e gli esiti di quel Convegno possano essere utilissimi per una riflessione che riguardi l’educazione nel suo complesso, anche per quel concerne più da vicino le problematiche educative connesse alle arti e allo spettacolo.
L’apprendimento e l’uso delle nuove tecnologie avviene ancora oggi all’interno di due canali che in nessun modo però dovrebbero essere separati: la fruizione “attiva” e la produzione diretta. Il primo è rivolto a tutte le sfere ed i settori educativi e riguarda la visione di materiali già prodotti: questo non può essere considerato, come ancora troppo spesso accade, un facile e comodo dolce diversivo rispetto alla lezione orale e, se non vuole proprio essere un’integrazione ad essa, deve essere sempre sostenuta (la fruizione attiva) da una scheda programmatica non solo contenutistica ma anche tecnica. E’ a questo tipo di lavoro cui mi riferisco quando parlo di una nuova professionalità dell’insegnante (vedi introduzione nel post del 12 gennaio 2020). In questo primo canale possono essere utilmente comprese anche la registrazione in video delle lezioni cattedratiche o meno che i docenti di norma debbono svolgere; questo aspetto prelude al secondo canale, che va riferito alla possibilità di utilizzare praticamente le conoscenze tecniche e teoriche sulla realizzazione di prodotti audiovisivi: se l’intervento primario sarà svolto in modo coinvolgente e seguito con attenzione gli allievi potranno cimentarsi nella scrittura e nella messa in opera di uno o più audiovisivi, la cui valenza sarà chiaramente di tipo educativo. Non si pensa affatto di far diventare gli studenti tutti operatori e tecnici cinetelevisivi, ma l’obiettivo rimane quello educativo riferito alla conoscenza approfondita delle nuove tecnologie e del loro uso più appropriato per narrare in modo diverso i propri mondi. E’ evidente che un progetto “particolare” riservato all’apprendimento delle nuove tecnologie trova qualche difficoltà e resistenza ad essere inserito nella scuola, dove esistono programmi, in qualche caso “ferrei” a favore dei quali soprattutto le vecchie guardie tra i docenti oppongono nella loro difesa strenua resistenza; ma parlando di “educazione degli adulti” mi torna facile prospettare per questo settore la realizzazione di un Laboratorio dell’Immagine, costruito tenendo conto del palinsesto di quello creato per gli allievi della scuola media superiore ed orientato, come quello, a misura dei fruitori “adulti”. L’esperienza di cui parlo è ancora in corso e risente delle problematiche di cui sopra, anche se la risposta a tale proposta è stata, e continua ad essere, molto elevata sia da parte dei docenti che degli studenti che vi hanno aderito. Questo va detto allo scopo di evitare sia i facili ottimismi sia l’altrettanto generico pessimismo: proprio in qualità di coordinatore di quel laboratorio l’idea di un suo sviluppo rivolto agli adulti mi stimola molto, mi interessa.

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IN BREVE e Attendendo la Befana, ho ricevuto due regali

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IN BREVE e Attendendo la Befana, ho ricevuto due regali

Due regali importanti sui quali mi esprimerò più diffusamente nei prossimi giorni:
il primo è quello che mi ha portato Roberto Marcelli. In realtà non è proprio “un regalo”, avendolo io pagato a prezzo intero. L’ho fatto volentieri, ma lo sottolineo solamente perché non vorrei che altri potessero pretendere da lui simile trattamento.
Da qualche giorno, Roberto mi aveva contattato per informarmi che il prossimo sabato 11 gennaio sarebbe ritornato a Prato il prof. Angelo d’Orsi. Lo aveva fatto anche per ottenere un suggerimento sull’ “accomodation” che avevo riservato al professor d’Orsi nelle due occasioni in cui era stato ospite a Prato ed a Montemurlo (in realtà l’organizzazione dell’ospitalità di Prato era stata mia, quella di Montemurlo, invece, del Comune di quella cittadina: in questa seconda occasione, avevo svolto un ruolo prioritariamente culturale). Avevo suggerito la location ma avevo già annunciato che, con grandissimo rammarico, non avrei potuto partecipare, anche se avrei voluto leggere il libro che Angelo veniva a presentare.
Sto leggendo “Leone Ginzburg – L’intellettuale antifascista” e nei prossimi giorni prima dell’11 scriverò qualche nota.

Lintellettuale antifascista 01 (1)

Il secondo regalo è quello che mi ha inviato “gratuitamente” Maurizio Giardi. L’amico Maurizio, il compagno Maurizio che si firma Lidice ha realizzato un cortometraggio dal titolo “Il corpo dell’attrice”. Le immagini in bianco e nero sono nitide ed, accompagnate da un motivo “Eyes Shut – Nocturne in C Minor” di Olafur Arnalds, musicista islandese, eseguito al pianoforte da Alice Sara Ott una giovane artista giapponese, rappresentano attraverso dei primissimi piani dedicati a particolari del “corpo” (occhi, orecchie, labbra, braccia, schiena, piedi, gambe, capelli), una vera e propria pregevole coreografia. Il testo evidenzia la profondità di tematiche non banali che trattano in modo particolare i processi dell’espressione artistica creatrice sia dal punto di vista letterario che da quello prettamente teatrale, entrambi inscindibili e non riconoscibili da chi non li vive intensamente in modo diretto. Il dono che mi è stato fatto è ancor più rilevante dal momento che, a leggere ed interpretare il testo, è Mario Giansanti,la cui voce ho immediatamente riconosciuto. A dare volto, o “corpo”, alla protagonista, pur nella parcellizzazione delle diverse parti, è una delle icone del teatro sperimentale della scena pratese, Monica Bucciantini.

Icelandic music and composer Olafur Arnalds poses for the photographer in Madrid, central Spain, on 12 June 2013, on the eve of his concert. On 14 June he will offer a concert in Barcelona. EFE/Fernando Alvarado (Newscom TagID: efephotos229973.jpg) [Photo via Newscom]
Icelandic music and composer Olafur Arnalds poses for the photographer in Madrid, central Spain, on 12 June 2013, on the eve of his concert. On 14 June he will offer a concert in Barcelona. EFE/Fernando Alvarado (Newscom TagID: efephotos229973.jpg) [Photo via Newscom]

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