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24 febbraio – OPERAZIONI VERITA’ – 2

OPERAZIONI VERITA’ – 2.

Proseguendo sui vaccini e sul Piano Vaccinale quanto “strepito” da parte dei “soloni” di Destra e di neoDestra; ad ogni “stormir di DPCM” al tempo del Conte 2  si levavano urla di “attacco alla Democrazia” (questo termine è obsoleto nei cervelli degli “urlatori”), non appena si proponevano chiusure di territori o di bar, ristoranti e altro. Quelle scelte non sono mai state prese a cuor leggero e, ecco la Verità, attualmente con la variabile Draghi, nella Lombardia di Fontana e Salvini, di Moratti e Bertolaso, quella realtà “operosa” che per la sua qualità aveva subito i maggiori contraccolpi umani ed economici, si vanno chiudendo ermeticamente con il segno “ROSSO” tante zone, città, territori. Non urlano più! E non strepita la Ministra Azzolina, ex Ministra (ce ne faremo più ragioni!), e la sua corte di difensori ad oltranza della Didattica in presenza, ora che da più parti aumentano i contagi tra i ragazzi, anche quelli più piccoli, cui le “varianti” guardano con un certo appetito. Uno dei tanti “miracoli” di “Man”Draghi? Non credo, penso semplicemente che si sta svelando l’Ipocrisia che non consente di guardare e valutare la Realtà ogni volta che ce ne è bisogno. Ovvero, in modo particolare, quando è in gioco la vita fisica delle persone, e dovrebbero ricordare che ciascuno di noi può anche superare un tempo di povertà e di miseria, ma nessuno di quelli che non ce l’hanno fatta può ritornare in vita e non lo possono fare molti dei loro cari, amici e parenti.

E non urla più “Italia Viva” con i suoi “capricci” per il MES, che appariva essenziale per sostenere la vita di noi tutti.

https://www.repubblica.it/politica/2021/02/12/news/mes_governo_renzi-287233446/

Diceva il suo leader “La mancata attivazione del Mes sarà pagata dai dottori, dai ricercatori, dai malati e dalle loro famiglie. E da chi potrebbe beneficiare dei capitoli di spesa che l’attivazione del Mes permetterebbe di aumentare: infrastrutture, cultura, turismo”. Lo diceva, ma poi “Abbiamo sempre detto che non era per noi imprescindibile” ha dichiarato la Boschi che di Renzi è certamente uno dei “bracci armati” di primissimo piano.

in realtà il MES, l’ho scritto in altro post, era un semplice pretesto, un “capriccio”! Il M5S non lo vuole “e noi invece sì!” è stato di sicuro il ragionamento di Renzi. E se il M5S non lo voleva, ne aveva ben ragione, perchè con l’andazzo che si è protratto nel tempo e l’annuncio sottile (visto lo sgomitamento, non solo per sicurezza antiCovid) del prossimo arrivo di oltre 200  miliardi sulle nostre piazze, saremo sorvegliati speciali da parte dell’Europa, che non penso tollererà sprechi. Il nostro è un Paese che ha molti estimatori dal punto di vista artistico, culturale, turistico nella sua complessita. E’ una terra che ha prodotto più “geni” di quanto ne abbia fatto altro Paese nel Mondo. Ed esportiamo competenze tecniche scientifiche professionali di altissimo livello. Ma non siamo stimati dal punto di vista delle pratiche burocratiche per una Pubblica Amministrazione inadeguata a svolgere funzioni e ruoli propulsivi progettuali al passo dei tempi. Questa denuncia è stata prioritariamente appannaggio del Movimento 5 Stelle, che tuttavia non ha ottenuto il consenso per poter mettere in pratica la metafora della “scatoletta di tonno”.

23 febbraio IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – atti di un Convegno del 2006 -parte prima (vedi Premessa del 10 gennaio)

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI atti di un Convegno del 2006 – parte prima (vedi Premessa del 10 gennaio)

IL 2 NOVEMBRE DEL 1975 PASOLINI VENIVA UCCISO BARBARAMENTE – SONO PASSATI 45 ANNI – Rinnovo il mio particolare impegno a ricordarlo trascrivendo gli atti del Convegno che si svolse il 27 aprile del 2006 da me coordinato.

Parte prima

In vari periodi della mia vita ho organizzato iniziative culturali. Nel tempo in cui sono stato Presidente della Commissione Cultura della Ciroscrizione Est del Comune di Prato ho messo a frutto le mie conoscenze culturali cinematografiche più volte. In una di queste occasioni ebbi modo di preparare un Convegno presso l’Università di Firenze – PIN di Prato intorno alla figura di Pier Paolo Pasolini. Era la primavera del 2006. Già nella seconda parte dell’anno precedente avevo messo a punto l’iniziativa (della quale tratto nella “PREMESSA” nel precedente post) che doveva essere realizzata nel 30° Anniversario della morte del poeta (sintetizzo al massimo nell’attribuzione del ruolo di Pier Paolo Pasolini, riconoscendo una valenza complessiva della sua esistenza in quel termine: “poeta”), coinvolgendo molti elementi politico-culturali tra cui il prof. Maurizio Fioravanti, docente di Diritto costituzionale e direttore del PIN di Prato; insieme a lui tanti rappresentanti del mondo della scuola pratese, il prof. Sandro Bernardi del Corso di Laurea Progeas, Direttore del Prosmat, docente di Storia del Cinema; gli Assessori alla Cultura di Comune e Provincia, Andrea Mazzoni e Paola Giugni, entrambi docenti; i Presidenti delle cinque Circoscrizioni della città di Prato. Quella che segue è la trascrizione degli atti del Convegno che si svolse presso il Salone del PIN alle spalle della Stazione Ferroviaria del Serraglio. Molti altri interlocutori importanti vengono menzionati nella mia introduzione al Convegno.

N.B.: I nastri registrati furono sbobinati e la trascrizione non venne mai corretta. Dove è possibile per me, apporterò delle lievi correzioni.

Parla il Professor Maddaluno – Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Est:

” Innanzitutto un ringraziamento a tutti quelli che sono qui presenti. Il programma è molto articolato, lo potete anche prendere, lo trovate in fondo alla sala. Io sono Giuseppe Maddaluno, sono il Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Est, e parlo in rappresentanza anche delle altre circoscrizioni all’interno del coordinamento delle Commissioni Cultura. Sono doverosi i ringraziamenti a tutti quelli che hanno creduto in questo nostro impegno, le Circoscrizioni, in particolare i Presidenti e i Presidenti delle Commissioni Cultura ( vedo tra l’altro e saluto qui presenti i rappresentanti della Circoscrizione Nord , il Presidente Roberto Manzan e il Presidente della Commissione Cultura Mario Barbacci. Ringrazio gli Assessori di Comune e Provincia, gli Assessori alla Cultura che sono qui presenti al tavolo, Andrea Mazzoni e Paola Giugni; il Professor Sandro Bernardi del Corso di Laurea Progeas, Direttore del Pro.SMArt Scienze dello Spettacolo che conduce con me questa giornata di studi; il Teatro Stabile della Toscana “Metastasio” di Prato; il Gruppo Consiag SPA che dopo aver sponsorizzato la giornata dedicata, lo scorso anno, più o meno in questi tempi, era il 19 di aprile, a Jean Vigo, non ha mancato, non ha voluto mancare questa nuova occasione. Ed un ringraziamento anche all’Università del Tempo Libero intitolata ad Eliana Monarca rappresentata qui dalla Presidente, la professoressa Valeria Tempestini, che ringrazio, così come ringrazio Giuseppe Gregori dell’Associazione per il Lavoro e la Democrazia.

…fine parte prima…

16 febbraio – Le aspettative – Parte 3 – il ruolo degli “storici” (con una digressione sulla battaglia dei “generi” in scena nel PD)

Le aspettative – Parte 3 – il ruolo degli “storici” (con una digressione sulla battaglia dei “generi” in scena nel PD)

“Chiacchiere e tabacchere e’ lignamm o’ Banco ‘e Napule nun ne ‘mpegna!“

Il tempo sarà galantuomo. Lo sapremo o lo sapranno quelli che verranno se e come Mario Draghi avrà realizzato i miracoli di cui, per ora è soltanto virtualmente accreditato (gli si riconosce un credito rispetto a quanto ha prodotto nel suo settore di competenza primaria e ci si “auspica” una capacità di riconversione in una visione politicamente “totale”). Rispetto a tanti altri che, da Sinistra, avanzano critiche già severe e chiaramente pregiudiziali, intendo dare attenzione a quel che realmente riuscirà a realizzare. So perfettamente che questo Governo, essendo opera di Matteo Renzi (non l’ho di certo detto io, eh!?!), non garantisce che molte delle problematiche irrisolte dai precedenti Governi (entrambi gli ultimi, responsabilità del leader di Italia Viva, eh!?!) possano essere realizzate. Il Governo Draghi non aveva emesso ancora il suo primo vagito che già cominciavano a circolare proposte su come affrontare e tappare le falle del sistema scolastico post pandemìa, lanciando peraltro (forse qualche giornalista ci ha ricamato un po’ su e la notizia si è trasformata in una probabile “fake”) accuse sottili al personale docente che ha dovuto invece rapidamente convertirsi ad una pratica che per molti era assolutamente ostica (su questo analfabetismo tecnologico occorrerà avviare una seria riflessione su quanto sia necessario “fare” e quanto sia stato trascurato da parte dei “precedenti Governi”, non solo Conte, soprattutto il “secondo”).

Mi sono molto dilungato sulla profonda incapacità espressa dalla Ministra “uscente”, Azzolina. Ed in precedenza  avevo in diverse occasioni espresso molte perplessità su altre Ministre. Correndo il rischio di essere considerato un misogino, o – se preferite – un maschilista, non mi sono proprio piaciute né la Carrozza, né la Giannini né la Fedeli. E qui, deviando verso un tema attuale “spinoso”, devo rilevare che si tratta di tre “donne” che fanno riferimento alla “quota” femminile del Partito Democratico.   Ritengo che l’attuale “battaglia” dei “generi” non abbia alcun senso “politico” in relazione al nuovo Governo. Il Paese ha bisogno di tutte e di tutti, dalla carica più elevata fino al sessantamilionesimo (e rotti) cittadino. Può ben essere, questa, un’occasione per tutte e tutti per mettere in evidenza le proprie qualità.

Il Paese non ha bisogno di “chiacchiere”, di discussioni che finiscono per apparire “accademiche e fuori luogo” (vedi proverbio napoletano su inserito in grassetto).

Uno “storico” dei nostri tempi, quando leggerà i documenti che parlano di noi dopo aver spulciato tutto focalizzerà la sua attenzione su quel che saremo capaci di “aver realizzato”. Ci sarà spazio per i “rottamatori” ma per sanzionarli mentre saranno esaltati i “costruttori” e non ci sarà alcuna differenza relativamente ai “generi”: si darà merito a donne e uomini che si saranno impegnate/i “a tirare la carretta”.

Piuttosto impegniamo questo “tempo” che ci è dato per realizzare le “riforme” senza le quali continueremo ad essere sempre più marginali nel mondo contemporaneo. E quanto alla Sinistra, partendo da un Partito Democratico che sia consapevole dei suoi limiti, avvii una profonda revisione che porti ad una formazione che abbia chiari riferimenti al mondo dei più deboli, degli emarginati, della parte che ha maggiore e sempre più impellente bisogno di essere aiutata e sostenuta.

Basterebbe per far questo riprendere in mano i principali documenti del periodo fondativo e valutare “storicamente” tutto ciò che non è stato realizzato, giudicando in modo severo i motivi per cui ciò non è accaduto.

…3….

15 febbraio CINEMA – Storia minima parte 15 – anno 1939 (per la parte 14 vedi 31 gennaio)

CINEMA – Storia minima parte 15 – anno 1939

Ritorniamo negli Stati Uniti. Eravamo già entrati a trattare l’anno  1939 parlando de “La taverna della Giamaica” di Alfred Hitchcock, perché fu l’ultimo girato dal grande regista in terra britannica, ma ora tratteremo degli altri grandi film di quell’anno.

Straordinariamente ricco di effetti speciali, sia per le scenografie che per i costumi e i trucchi, “Il mago di Oz”, ispirato al romanzo “Il meraviglioso mago di Oz”, primo tra i quattordici libri di Oz scritto da Liman Frank Baum è indubbiamente un prototipo al quale faranno seguito nel corso del XX secolo fino ai giorni nostri altre rivisitazioni. Questo del 1939 non è il primo film dedicato a questi romanzi, pubblicati tra il 1900 ed il 1920 (si contano già nel periodo del muto altre tre pellicole nel 1910, 1914 e 1925; quest’ultima, per la regia di Larry Semon – “Ridolini”, è la più interessante tra le tre: nel ruolo del boscaiolo di latta troviamo Oliver Hardy).

Il film del 1939 è anche arricchito da una eccellente promessa del cinema, Judy Garland, che nel ruolo di Dorothy si annuncia anche come una delle interpreti maggiori delle commedie musicali.  Notevole anche per il suo significato simbolico di prospettiva (il mondo si stava inoltrando verso uno dei periodi più bui della sua storia) il motivo musicale “Somewhere Over the Rainbow” che lanciava un messaggio di speranza verso il futuro.

La regia è di Victor Fleming, del quale parleremo ancora in questo blocco, essendo l’autore in quello stesso anno di uno dei più grandi successi cinematografici di tutti i tempi, quel “Via col vento” (“Gone with the Wind”)  che già dal titolo trasmetteva un messaggio di speranza, cui si aggiungeva quel “tomorrow is another day”  con cui il film si conclude. Il film venne interpretato da un cast davvero stellare: Clark Gable, Vivien Leigh, Leslie Howard, Olivia de Havilland. La storia narrata è ambientata in un altro dei periodi bui della storia americana, la guerra civile e ciò che ne conseguì con la ricostruzione e la necessità di rivedere i rapporti umani. Il successo del film, riconosciuto come quarto per importanza tra i primi cento, è anche dovuto alla caratterizzazione formidabile dei personaggi, la Rossella O’Hara capricciosa e boriosa del suo “status” sociale che dovrà però fare i conti con la dura nuova realtà e il gretto e scaltro Rhett Butler. La produzione del film fu molto difficoltosa ma il risultato fu egregio.   Di recente, si è voluto fortemente criticare questo film fino a farne paventare la distruzione, perché gli ascriverebbero una sorta di sostegno alla segregazione razziale. Un’opera letteraria, un testo teatrale, un monumento rappresentano momenti della Storia, che – se vogliamo condannare – non possono essere cancellati. 

                                                                                         Molto rilevante è anche la funzione della colonna sonora, a partire da quel “Main theme” ormai reso a noi abituale da una delle sigle di un programma televisivo quasi quotidiano. A “Via col vento” nel 1940 furono assegnati ben 8 Premi Oscar e tantissimi altri premi. Tra gli Oscar va ricordato quello al Miglior film, alla Migliore regia (Victor Fleming) e ad una delle attrici protagoniste (Vivien Leigh).

Non è possibile dimenticare che sempre in questo anno (il 1939) negli Stati Uniti viene realizzato un altro grande film, diretto da un altro grandissimo regista, John Ford, che veniva già da una grande esperienza e che ha segnato indelebilmente la storia del Cinema. quello di cui parliamo è anch’esso al pari dei due precedenti film qui – pur molto minimamente trattati – una pietra miliare. Ne tratteremo però nella prossima parte, la 16.

13 febbraio ESTATE 2020 – parte 10 (per la parte 9 vedi 20 gennaio)

Panorama dalla Rocca

La Rocca di Campiglia è una straordinaria imponente struttura altomedievale dalla quale si domina l’intero territorio della provincia di Livorno. Patrizia rimane giù con Carol e Cloe e noi saliamo su per le scale metalliche per poter osservare il vasto panorama. Fa caldo ed è quasi l’ora del pranzo; noi pensiamo di fare una rapida merenda, in qualche pizzeria. Invitiamo anche Patrizia, che declina, aggiungendo che ha fatto colazione molto tardi e che mangerà qualcosa di leggero intorno all’ora del tè. Scendiamo insieme verso il parcheggio, percorrendo una strada che è contornata da ampie siepi di lavanda fiorita che sprizza un intenso profumo. Ne strappiamo un rametto per appropriarci di quella fragranza. Patrizia si ferma in un negozietto di generi vari che sta per chiudere: non so di cosa abbia bisogno, ma ci saluta con la promessa di un “Arrivederci!”.  Ricambiamo anche con un sorriso verso le due simpatiche cagnette.

Ritorniamo verso Venturina. Prima di salire su avevamo adocchiato una pizzeria, mentre attendavamo l’arrivo della seconda proprietaria ed eravamo lungo via Indipendenza. Ci fiondiamo là direttamente ed è proprio per un pelo che la troviamo aperta. Prendiamo un paio di tranci e due birre e non potendo trattenerci al tavolo ci muoviamo sempre con l’auto verso un Parco vicino, intravisto su Google Maps. Ci sono anche dei tavoli per picnic e accanto due laghetti. L’acqua è calda e proviene dalle zone termali, il Calidario e l’Hotel delle Terme Caldana. Un posto meraviglioso pieno di vegetazione tipica – soprattutto canneti e rovi – e con una fauna molto ricca, non solo avicola ma anche ittica che si sviluppa lungo le canalizzazioni. Il clima è ottimo e si sta davvero bene. Ma abbiamo l’intento di vedere altri appartamenti. In realtà non siamo riusciti a contattare preventivamente altri proprietari o, meglio, così come già esposto nella prima parte di questo blocco dedicato all’Estate 2020 (quella del Coronavirus 19), ci abbiamo provato ma non è stato facile, anche perché gli annunci si riferiscono a portali immobiliari che non consentono un contatto diretto.

Decidiamo dunque di spostarci verso la costa, che non dista in linea d’aria più di un paio di chilometri. Ci spostiamo a naso orientandoci in modo un po’ artigianale e ci ritroviamo in mezzo ai campi senza più una certezza. Riprendiamo lo strumento elettronico che ci dia una migliore resa e così prendiamo una strada molto diritta che passa prima davanti agli Stabilimenti di produzione Petti e poi da un lato e dall’altra grandi appezzamenti di terra coltivati a pomodoro targato con lo stesso marchio.

Usciamo sulla strada provinciale principale della Principessa (il riferimento è alla Principessa di Lucca e Piombino sorella di Napoleone, Elisa Bonaparte Baciocchi). Collega San Vincenzo a Piombino. Giriamo prima a sinistra e poi a destra per entrare nella località Baratti. In realtà non abbiamo fissato alcun appuntamento né tanto meno avevamo adocchiato qualche proposta. E, poi, a Baratti non vi sono molti insediamenti abitativi: bisognerebbe salire su a Populonia, ma anche quel borgo è piccolissimo. Percorriamo un quattrocento metri e giriamo a destra per andare verso la spiaggia sulla costa che è straordinariamente incantevole, ancor più per noi, gente di mare.

12 febbraio DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – decima parte – 3 (Trenta più cinquanta fa “Nouvelle Vague”) – per la parte 2 vedi 22 gennaio

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – decima parte – 3 (Trenta più cinquanta fa “Nouvelle Vague”)

Una richiesta particolare, una semplice e pura consulenza a noi rivolta dal prof. Valerio Chiarini del Liceo Classico “Virgilio” di Empoli per un ciclo a stretto giro di scuola sul cinema francese degli Anni Trenta e degli Anni Cinquanta: un foglietto scritto su ambedue le facciate con i registi e le opere che interessava loro visionare; questo il vero e proprio “inizio” della nostra avventura empolese di questo anno scolastico. Subito dopo, reperiti i film nelle Cineteche ed all’Ambasciata di Francia, si è pensato di dare un respiro pubblico a questa iniziativa, chiedendo al Comune di Empoli e ad altre Associazioni e Scuole, nonché al C.R.T.C. (Coordinamento Regionale Toscano della attività Cinematografiche) ed al CEDRIC (Centro di Ricerca Cinematografica), di intervenire e partecipare all’organizzazione. Superate quelle difficoltà tipiche della pubblica burocrazia, che non guarda se una proposta realizzativa sia più o meno seria, se ha referenti diversi e naturalmente accreditati (come Scuole, Ambasciate, Cineteche), se ha innanzitutto un serio e coerente bilancio preventivo, si è potuto costruire il programma quasi nella sua stesura definitiva.

Uno degli obiettivi più importanti che il Comitato organizzatore ha imposto a se stesso ed ai suoi partner è stato quello di impegnarsi a costruire e stimolare, con questa occasione, un interesse nelle giovani generazioni e tra i docenti delle scuole medie superiori nei confronti dell’arte cinematografica innestando su conoscenze tecniche e teoriche quelle umane, sociali e storiche di un periodo tutto sommato felice e ricco di speranze, purtroppo molto presto deluse. Proprio per rivolgerci a questi interlocutori, si è pensato di proporre le proiezioni e gli incontri in orario pomeridiano e, per facilitare la loro frequenza le giornate sono state scaglionate nel rispetto di un discorso didattico che li impegnasse (in particolare gli allievi) in pomeriggi diversi, escludendo il fine settimana poco adatto ad un pubblico naturalmente “pendolare”.

Quando poi ci si è confrontati su come impostare il programma è apparso a tutti noi doveroso dare almeno uno sguardo alla fine degli Anni Venti, un periodo che sotto il piano organizzativo (in riferimento alle richieste) non ci interessava, ma che poteva fornirci più di una risposta sulla provenienza tecnica e culturale di maestri del Cinema quali Luis Buñuel, Jean Vigo, René Clair, Jean Renoir e Marcel Carné.

Tutti, come appassionati spettatori, come critici o come diretti operatori provenivano da esperienze che affondavano fermamente le radici negli Anni Venti, gli anni della sperimentazione dell’Avanguardia, una palestra fortemente formativa della tecnica cinematografica che vede impegnati artisti come Fernand Legér e Man Ray, teorici della nuova arte come Germaine Dulac e Luis Buñuel, poeti come Jean Cocteau e Jacques Prévert. Alcuni di essi si appassionarono ad un’arte un po’ più tecnica, “astratta”, geometrica, fondata su giochi del ritmo e della luce, sperimentando una realtà nuova, fino ad allora inesistente, ma che veniva creata proprio in quell’istante e diveniva di poi eterna e vera.

…3….


5 febbraio – IL TEMPO DELLE RESPONSABILITA’ – intorno al MES un preambolo e parte 3

IL TEMPO DELLE RESPONSABILITA’ – intorno al MES un preambolo e parte 3.

Proseguendo fin quando avrò la possibilità di esprimere il mio DISGUSTO

Una NAUSEA profonda verso quella parte della Politica che ha evidenziato un livello alto di irresponsabilità nel tentativo di far prevalere interessi estremamente limitati e personali, non “poco più che” ma “molto meno che” individuali limitati e personali, anche se contrabbandati come “generali” a difesa della gente, del popolo. E’ la sensazione che sto provando in questi giorni, durante i quali la Buona Politica è stata sottomessa a ricatti continui, in una sorta di danza macabra sul corpus debole del Paese. I responsabili di questo sfascio – in primo luogo quel tale Matteo Renzi – hanno continuato a fingere di lottare per il “bene comune” e nel contempo però lo tradivano meditando vendette e rivalse molto lontane dalla Buona Politica. Con uno degli esempi di questa “querelle” faccio ritorno alle posizioni del Movimento 5 Stelle (verso il quale non ho atteggiamenti di sussiego e rivolgo critiche aspre) e cerco di comprendere le ragioni per cui si oppongono a richiedere i fondi del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), anche se collegabili esclusivamente alla emergenza sanitaria del Covid19. Il problema principale è che “proprio per quel motivo” collegato ad una emergenza sanitaria i parlamentari del M5S non si fidano delle strutture amministrative che sovraintendono a quel settore nella sua complessità. Questa scarsa fiducia ci fa ritornare alle colpe “originali” del Movimento, anche se in questo caso emerge un certo livello di consapevolezza dei limiti di azione politica, assenti in quegli altri due temi da me accennati sommariamente nei due post precedenti. In particolare c’è un forte dubbio collegato al recepimento di tali risorse e la preoccupazione che le strutture pubbliche non sarebbero in grado di gestirle con adeguata oculatezza; visti i precedenti e annotati anche alcuni eventi recenti come dar torto a chi si oppone a richiedere quei fondi. Di certo non è un buon segnale: significa che ci si arrende di fronte alla corruzione ed al malaffare e ci si autodenuncia come incapaci di governare.

Pur tuttavia questa presa di coscienza rivela di essersi avviati in un percorso di maturazione che può dare buoni frutti.

Molto lontano da questo è quell’atteggiamento maramaldesco, arrogante e presuntuoso, finanche con aspetti di infantilismo raggiunti nelle dichiarazioni degli esponenti responsabili della crisi delle ultime ore, allorquando dichiarano di essere sempre stati attenti agli interessi del Paese. Peccato che, con questa loro scelta, il Paese è ancor più lontano dai luoghi e dai “cuori” della Politica.

Anche se condivido il pensiero di chi non tiene conto dei sondaggi per avanzare proposte ed idee innovative per migliorare il nostro Paese non si può fingere di non leggerli. Italia Viva non si schioda dal suo limitato consenso (lo “zoccolo duro” del 2 o 3%) e il Premier uscente è sempre più contornato da affetto e stima, a partire da quella che gli ho espresso, senza mai indulgere in piaggerie e senza mai risparmiare critiche all’operato del suo Governo.

4 febbraio IL TEMPO DELLA RESPONSABILITA’ un preambolo e parte 2

IL TEMPO DELLA RESPONSABILITA’ un preambolo e parte 2

Mentre scrivevo, quasi in diretta, si avvertivano i segnali della “crisi politica” che sta portando a soluzioni non del tutto inattese: ovvero “annunciate”.

Quel difetto “originale” (dovrei dire “quei difetti” ma mi sono limitato a tracciarne due, che hanno caratterizzato le “diatribe” degli utlimi giorni) del maggior gruppo politico rappresentato in questo Parlamento sta creando una serie di difficoltà che rendono ancor più tragica la nostra attuale situazione. A conti fatti è il meccanismo di accettazione e reclutamento del personale politico (anche se non è accettata questa accezione da parte del Movimento di cui si parla) ad essere il vero e proprio “problema” da cui trae origine lo spappolamento lento e progressivo di quel gruppo. Molto affascinante da un punto di vista ideale (la possibilità di poter accedere rapidamente a ruoli di primo piano nel “mondo” politico) porta ad un difficile “controllo” (non rigido ma rigoroso, nel rispetto delle regole democratiche) da parte degli organismi dirigenti prescelti in assemblee riservate. Quel difetto iniziale conduce ad una rappresentanza dispersiva nella quale si combinano interessi spesso molto diversi e contrapposti tra loro. Come scrivevo nel primo blocco, il desiderio (il “progetto”)  primitivo era quello di riuscire ad avere una maggioranza che non avrebbe dovuto compromettersi in accordi di vario tipo per poter governare. Non è andato a buon fine. A questo punto, prima lo capiranno, i maggiori dirigenti di quel Movimento, e meglio sarà per tutto il Paese. Ovviamente, dovranno procedere ad una necessaria “revisione” dei fondamentali e scegliere prima di tutto da che parte stare: dire che “si sta dalla parte dei cittadini” non è solo demagogico e populista; è – come dicevamo noi giovani – “qualunquismo d’accatto”.

E’ forse una pia illusione, la mia (e ancora una volta mi ripeto).

Ovviamente, non ci siamo nemmeno fatto mancare altre “follie”. Faccio fatica a riparlare di quel soggetto politico (grandi paroloni di sostegno intorno a lui si continuano a spendere, insieme ad improperi e addebiti negativi) verso il quale ho da sempre assunto un atteggiamento di motivato disprezzo. E negli ultimi mesi ha messo in mostra il peggio di sè, alienandosi molti consensi, alcuni definitivamente perduti altri hanno espresso un dissenso “paterno o fraterno” ipocritamente affermato nell’attesa di capire quale peso potrà avere nell’immediato prossimo futuro.

Ed è proprio in questo momento nel quale “tutti” avrebbero dovuto mettere da parte i loro distinguo che è emerso il peggio del peggio.

Leggo “post” di preoccupazione da parte della Sinistra, quella che crede di essere la sola ed unica depositaria di quella “parte” di verità, che ha di norma  praticato l’arte dello sfasciamento, nei confronti del possibile Governo Draghi. Non ho ancora letto tuttavia proprio da parte di questi ultimi l’assegnazione delle responsabilità, come se da una parte si volesse soprassedere alle irresponsabili azioni di Renzi e il suo gruppetto di sostenitori e dall’altra preferire una contesa elettorale, per la quale si sarebbe destinati ad ulteriori ridimensionamenti: una specie di “cupio dissolvi” del Terzo Millennio.

Ragionare sì, si deve; ma non con i paraocchi.

E comunque, anche se mi rendo conto che entrerò in una forte contraddizione (mi riferisco alla mia richiesta di “moderazione” riflessiva in questa fase di crisi), sono ad auspicare che – nella prossima contesa elettorale – IV, tenendo fede ai suoi comportamenti, sostenga il Centrodestra. Tale è per me la condizione “sine qua non” per poter sostenere un raggruppamento “politico” di Sinistra, in cui non ci sia spazio per quella sigla.

2 febbraio – Cani gatti e figli – il nostro “primo figlio” era “peloso” – parte terza (per la seconda vedi 19 gennaio)

Cani gatti e figli – il nostro “primo figlio” era “peloso” – parte terza

Con Saverio, il cui cognome è identico a quello di un politico verso cui non ho stima (non lo menziono per non fargli alcun tipo di pubblicità), abbiamo anche organizzato iniziative culturali di prestigio e delle escursioni di tipo storico sul Grappa e sull’Altopiano di Asiago alla ricognizione delle vecchie trincee della Prima Guerra Mondiale, che a quel tempo – metà anni Settanta – non erano state delimitate a uso turistico: di quest’ultima gita conservo una foto nella quale sono proprio con il suo cane. Ho scritto questa parte  per dimostrare quanto i miei giudizi sui “cani” siano chiari e non del tutto indicativi di un rifiuto totale nei loro confronti: detto questo, spero che non mi mordano!

Poi, i miei colleghi uno dopo l’altro andarono via per trasferimento. E d’altra parte Mary ed io avevamo deciso di sposarci e la mansarda “arredata” sarebbe stato il nostro primo appartamento per la nuova vita in comune.

Una notte di inverno (era gennaio) non particolarmente gelida in quella realtà del centro della città antica, dove non ci sono rumori nemmeno nei periodi di festeggiamenti, sentimmo un pigolio come si trattasse di un paperottolo. Era incessante e accorato. All’alba quel pianto proseguiva ad interrogarci: “Cosa fate?”

“Che facciamo!?”, ci affacciammo alla luce tenue del giorno per capire da dove provenisse; lo facemmo dalle piccole finestrelle della cucina e del bagno che davano su un cortile interno dove c’erano ambienti disabitati ormai abbandonati come ruderi e pieni di una vegetazione varia.

Vi si accedeva attraverso un vano stretto e buio adibito al pianterreno come deposito di attrezzi per spalare la neve e per accatastare legna per il camino. Anche per questo motivo (l’inverno era ancora lungo e a Feltre dura fino al marzo inoltrato)  lo spazio per transitare verso il cortile era ridotto. Mary ed io andammo a vedere dove fosse il paperottolo e, con grande sorpresa scoprimmo che si trattava di un minuscolo gattino, di pochi giorni, quasi del tutto sfinito dalla fame e dalla disperazione. Mary corse su a prendere un panno, una vecchia maglia sdrucita con cui agguantare la bestiolina, sia per difendersi dalla naturale ritrosa aggressività, solo potenziale ma non reale visto che aveva ancora gli occhi chiusi e doveva essere venuto al mondo da pochissime ore, sia per dare a quel corpicino un po’ di calore.

Lo avvolsi nella lana e lo portammo su in mansarda. Mary si vestì e corse alla Farmacia che distava un trecento metri da casa subito dopo la Porta da cui si accede sul “liston”. Su consiglio della dottoressa acquistò un piccolissimo biberon e poi si fermò alla Standa per comprare del latte. Intanto io avevo recuperato uno scatolo di scarpe e, inseriti a giaciglio altri panni un po’ riscaldati sui termosifoni, vi avevo adagiato il micetto, che appariva sempre più tranquillo. Era un gatto europeo dal pelo striato tra grigi chiari e rossicci. Un esserino indifeso, il cui destino sarebbe stato segnato in modo negativo se non ne avessimo percepito la presenza.

IL TEMPO DELLA RESPONSABILITA’ un preambolo e parte 1

Questo post, come altri, ha lo scopo di mantenere alto il livello di “memoria” (a partire dalla “mia”, si intende) per poter meglio comprendere la realtà nella quale viviamo

IL TEMPO DELLA RESPONSABILITA’ parte 1


Vale per tutti.

Anche in un post di alcuni mesi fa, avevo sottolineato che – di fronte agli eventi infausti – una classe politica deve essere in grado di far emergere gli aspetti positivi comuni.

In realtà era – la mia (ma anche quella “nostra”) – una mera pia illusione. Troppi sono stati gli eventi “infausti” che hanno caratterizzato il quadro politico italiano “prima” che la pandemìa dilagasse. Una crisi profonda soprattutto morale proveniente da tempi lontani e mai sanata, nonostante gli sforzi della parte migliore del paese, incapace tuttavia di assumere ruoli dominanti, ha fatto sì che la crisi economica – anch’essa, per un periodo di tempo, pandemìca – producesse danni insanabili.

Deve essere in grado. “Dovrebbe”. Ma in questi ultimi anni è anche accaduto che fosse messo in discussione in modo superficiale il mondo politico, proponendo soluzioni di tipo populistico che avevano – e hanno, purtroppo – il difetto di non essere garantite da una base di riforme assolutamente necessarie per poterle poi applicare concretamente.

Il Movimento 5 Stelle ha di certo il merito di aver posto all’attenzione del Paese la necessità di interventi in modo particolare nei settori della Giustizia e del Lavoro. Lo ha fatto puntando all’ottenimento di una maggioranza assoluta per poter governare ed allo stesso tempo evitare di dover concordare con altre forze politiche l’azione di Governo. Tutti sanno come è andata nel 2018: il progetto è “fallito”. E si è dato vita ad una coalizione con la Destra salviniana, tra le peggiori che si siano fino ad ora conosciute. Prova ne sia che ad apertura dell’estate dell’anno successivo, il 2019, Salvini ha tentato di far saltare il Governo presupponendo di avere ormai le carte giuste per assumerne la guida. Anche questo progetto è fallito; e si è dato vita ad una nuova coalizione di segno opposto.

L’accenno a Giustizia e Lavoro è riferito ad alcuni aspetti come la sospensione della prescrizione dal momento dell’inizio del processo (ovvero con l’assunzione della qualità di imputato) e a tutta la partita del “reddito di cittadinanza”.

In realtà se non viene riformata l’intera impalcatura del settore della Giustizia i piccoli interventi, pur se accreditati positivamente, non possono far funzionare una “macchina” che ha incrostazioni velenose ormai insanabili. La realtà è quella di una massa immensa di addetti al settore che lo rende ormai ingovernabile, irriformabile, irredimibile, che molto spesso lo fanno considerare una “casta”, una vera e propria “lobby”.

Allo stesso tempo, non si può pensare di intervenire sul settore del Lavoro con una ricetta che funzionerebbe bene (ed infatti in alcune realtà estere riesce ad affrontare il dramma della mancanza – temporanea –  di Lavoro) se ci fosse una legislazione rigorosa e severa del mercato. “Il reddito di cittadinanza” così come è stato formulato serve soltanto a tamponare molto provvisoriamente il problema atavico della disoccupazione; ma se non si interviene sulle “regole”, accompagnando il tutto con una riforma fiscale che colpisca il lavoro nero, anche quello “camuffato” da contratti fasulli, quella proposta non creerà vantaggi concreti. Inoltre sarebbe stato utile anche intervenire in modo organico sulla formazione e sulla riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, partendo dalle Agenzie del Lavoro.

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