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CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – con PRATO IN COMUNE – Vi racconterò la campagna elettorale per le amministrative del 2019 qui a Prato con Prato in Comune – candidato Sindaco Mirco Rocchi PERCHE’ ABBIAMO SCELTO MIRCO come candidato di PRATO IN COMUNE di Joshua Madalon

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CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – con PRATO IN COMUNE

Vi racconterò la campagna elettorale per le amministrative del 2019 qui a Prato con Prato in Comune – candidato Sindaco Mirco Rocchi

PERCHE’ ABBIAMO SCELTO MIRCO come candidato di PRATO IN COMUNE
di Joshua Madalon

Non conoscevo il Mirco autore del film “La ballata del sacco di Prato” fino a quando, insieme a tante altre persone, non si è avviato un percorso ricognitivo intorno alla Sinistra dispersa in mille rivoli tra gruppi organizzati e singole figure (la cosiddetta “società civile”) alla ricerca di un nuovo approdo. Dopo l’esperienza del referendum del 2016 – 4 dicembre – quella galassia che aveva ritrovato una unità prima non praticata provò sin dalle prime albe del 2017 a riproporsi come un nuovo possibile soggetto politico. E fu, dunque, nelle stanze dello Spazio Aut ed in alcuni Circoli (San Giusto, San Paolo, Paperino) che, lavorando intorno a questa nuova idea, ebbi l’occasione di incontrare Mirco Rocchi e, conoscendolo, di apprezzare le sue doti umane, artistiche, culturali. Fu lui a preparare alcune bozze per il simbolo di quel Progetto che alcuni di noi volemmo, ascoltati da una straordinaria maggioranza assembleare, chiamare “Prato A Sinistra”.
Da quella “storia” sono emerse molte riflessioni di valore politico che ci hanno accompagnato per alcuni mesi. L’idea che ci sorreggeva era riferita alle Amministrative del 2019 ma “Prato A Sinistra” naufragò sulle scogliere delle elezioni politiche del 2018, 4 marzo. Ci si divise, a Prato con naturalezza senza polemiche, tra Liberi e Uguali e Potere al Popolo. Mancò la possibilità di una decisione diversa da quella nazionale, dato che quel rassemblement detto “Brancaccio”, il cui scopo era proprio lo stesso che aveva animato “Prato A Sinistra”, nel novembre del 2018 chiuse definitivamente I battenti.
A Prato alcuni di noi, rappresentanti soprattutto del “civismo”, avendo ormai da tempo abbandonato l’appartenenza a forme partitiche, decisero di rimanere ai margini, pur preferendo agire in modo collaterale all’interno di un percorso più moderato e disponibile ad un dialogo basato su un confronto dialettico. Si sceglieva LeU pur rispettando PaP, i cui aderenti apparivano tradizionalmente meno disponibili a rimettere in discussione strutture del loro pensiero categorizzate come imprescindibili. In un certo senso, l’assolutizzazione del pensiero rendeva impossibile un dialogo, anche se la speranza di una possbilità futura ci sorreggeva.
Ad ogni buon conto la presenza di alcuni, come me, all’esterno di LeU, poneva una condizione sine qua non per la quale non sarebbe stato accolta una scelta di appoggio al Partito Democratico, in particolar modo a quel Partito che non rimettesse in discussione molte delle scelte centriste e molto più consone ad un’Amministrazione di Centrodestra.
L’implosione di LeU, successiva all’esito catastrofico del 4 marzo ed in vicinanza del nuovo appuntamento amministrativo locale del 2019, è stata provocata proprio da questa profonda ambiguità.


simbolo PRATO in Comune

Mirco Rocchi nel frattempo continuava ad occuparsi della sua attività principale, lo spettacolo, il teatro, il cinema ma non ci si perdeva del tutto di vista. Di tanto in tanto ci si sentiva a telefono, a volte ci si incrociava in qualche occasione “culturale”. Intanto, alcune ed alcuni di noi ci si organizzava per riproporre quel percorso unitario alternativo ad un PD che aveva progressivamente perduto (è la mia idea, non condivisa da quanti ritengono che non l’abbia mai posseduta) la sua visione democratica di una Politica al servizio dei più deboli. Abbiamo lavorato insieme, in modo intenso nella seconda parte del 2018, rappresentanti ufficiali di un mondo politico strutturato di Sinistra, come Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista (Potere al Popolo forse osservava ma non partecipava), e singoli appartenenti ad ex forze politiche e persone sensibili elettrìci senza mai avere aderito ad alcuna compagine.
Il 6 ottobre abbiamo presentato il nostro Manifesto in un incontro al Cinema “Terminale”. In quell’occasione sia Andrea Martinelli che io chiamammo Mirco. Ricordavo che sui temi della Cultura aveva preparato un suo intervento articolato e connotato da una visione originale dei temi già ai tempi di Prato A Sinistra ed avendone un file lo ristampai, chiedendogli di proporlo all’Assemblea. Mirco venne ed intervenne con la sua straordinaria capacità comunicativa, aggiungendo nuove elaborazioni ai contenuti del documento di un anno prima.
Da quell’incontro poi presero il via alcuni Gruppi di Lavoro e sulla Cultura, pur avendo io delle esperienze pregresse e mai del tutto abbandonate, pensammo di affidarne la guida a Mirco, che tuttavia era spesso in giro per I suoi impegni lavorativi. Su quei temi infatti abbiamo tardato. Ci siamo occupati di Urbanistica, di Scuola, di Welfare, di Democrazia partecipata, di Lavoro e di tante altre questioni. Sulla Cultura pensavamo sempre che se ne dovesse occupare Mirco Rocchi e così a metà dicembre 2018 convocammo un primo incontro organizzativo sulle tematiche culturali al Circolo ARCI di Coiano. In quell’occasione – con Mirco e Marzio, unici presenti oltre me – emerse l’idea di organizzare un vero e proprio evento programmatico sul tema “Le Culture nella città che vogliamo”, proponendo a Mirco di condurlo. Avremmo noi strutturato, attraverso il coinvolgimento di altre figure rappresentative delle varie forme di Cultura (quella giovanile, quella di genere, del mondo del lavoro, antroposociologica, sportiva, artistica, teatrale, e altro) quella serata, che si svolse con grande partecipazione e successo il 16 gennaio del 2019 presso il Circolo “Curiel”. L’idea, che si è rivelata vincente era che la Cultura sia elemento fondamentale dell’attività amministrativa e che dovesse sostanziare di contenuti ogni altra tematica.

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A quell’incontro del 16 gennaio era stata invitata anche un’altra persona, una giovane donna rappresentativa anche dell’universo culturale e civile della Sinistra, alla quale avevamo mostrato interesse affinchè fosse lei a guidare la lista (o le liste, nell’eventualità che si fosse costruita una coalizione) del nostro soggetto politico. Non c’era stato un rifiuto anche se non c’era stato nemmeno un assenso: diciamo che il nostro era, come si suol dire, un “cauto ottimismo” verso un’accettazione di questa proposta. Non ho una documentazione certa su come davvero siano andate le cose, ma sono molto sicuro invece sul fatto che la sua candidatura venisse letta da una parte come “escludente” rispetto a quel che erano le attese di “una parte” minoritaria che aveva già in modo separato una propria candidatura da proporre. Anche per questo motivo, come potete ben capire, taccio sull’identità della nostra prima proposta.
Di fronte al naufragio di una proposta che consideravamo “sintesi” del Progetto di Prato in Comune, alcuni di noi hanno pensato a Mirco, con il quale avevamo nel frattempo instaurato un rapporto molto più denso e continuativo. La storia di Mirco cominciavamo a conoscerla un po’ alla volta e ci convinceva vieppiù la sua appartenenza ad una realtà culturale che metteva insieme tutta una serie di elementi politici ad una parte di noi molto vicini (essere lui un chiaro appartenente agli immigrati interni, avere sostenuto con il voto sempre forze di Sinistra senza mai avere aderito ad un Partito, guardare alla realtà pratese con uno sguardo libero da pregiudizi annosi, occuparsi dei giovani in modo specifico attraverso il Teatro, il Cinema e l’Arte collaborando con l’Università, essere particolarmente attento ai temi ambientalistici, urbanistici e sociali), la qual cosa ci aiutava a realizzare al meglio l’obiettivo di creare un collegamento con il mondo al di là delle forze partitiche strutturate e quello di aprirsi a quella parte della Sinistra delusa dalle politiche neocentriste ed ambigue, dal punto di vista ideologico, del Partito Democratico.
Mirco Rocchi è una persona che possiede una preparazione culturale derivante dalla sua apertura mentale e grande disponibilità al confronto. Sin da subito, dopo aver accettato di partecipare alla sfida insieme a noi, si è messo a lavoro, facendo contemperare i suoi numerosi impegni lavorativi, prevalentemente artistici, a quelli nuovi ai quali noi con un “tour de force” incessante lo stiamo sottoponendo.

Joshua Madalon

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UNA PROPOSTA CORAGGIOSA per affrontare il degrado urbano: rivitalizzare i luoghi di incontro e confronto – Joshua Madalon per PRATO IN COMUNE 2019 con Mirco ROCCHI Sindaco

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UNA PROPOSTA CORAGGIOSA per affrontare il degrado urbano: rivitalizzare i luoghi di incontro e confronto – Joshua Madalon per PRATO IN COMUNE 2019 con Mirco ROCCHI Sindaco

Le case del Popolo e i Circoli ARCI hanno svolto una grande azione civile sui territori, in particolar modo in quelle parti decentrate – lontane dal centro amministrativo e per lungo tempo anche in qualche modo produttivo – degli innumerevoli paesi che costellano in modo concentrico progressivamente sempre più distante il territorio pratese.
Non è ancor oggi raro sentir dire ad un abitante di San Paolo o di Iolo o di Mezzana o di Paperino, solo per fare qualche esempio, “vado in Prato” per significare che si sposta verso il centro, identificato più o meno nella parte circondata dalle mura.
La società liquida che caratterizza in modo sempre più impetuoso la nostra vita quotidiana ha decretato l’egemonia della solitudine allontanando le persone dai luoghi comuni e costringendo sempre più al declino questi ultimi, a partire per l’appunto dalle Case del Popolo e i Circoli ricreativi culturali.
Allo stesso tempo si è andato producendo un profondo invecchiamento sia dei gestori che dei frequentatori e fruitori dei servizi in quei luoghi. La loro crisi è soprattutto il segno di un abbandono negligente da parte delle Amministrazioni ed è ancor più stata aggravata dall’assenza di quegli avamposti democratici che erano le Circoscrizioni.
Queste ultime in realtà non potevano supplire totalmente al disinteresse mostrato verso i territori decentrati ma riuscivano ad incoraggiare, pur con forme a volte di una pur lieve protesta, la partecipazione dei cittadini.
Bisognerà riconoscere in questi luoghi uno “status” di Bene Comune da salvaguardare, utilizzandone gli spazi, incoraggiando le giovani nuove generazioni ad impossessarsene culturalmente. Bisognerà integrare un Piano operativo carente con la ristrutturazione ed ampliamento di questi spazi, mettendoli al servizio dei bisogni della cittadinanza, da quelli dei bambini a quelli degli anziani, facendo partire semmai delle forme di compartecipazione “dal basso” così come è d’altronde presente nel DNA di quelle forme collettive nate ormai da più di un secolo.
Sarebbe importante allo stesso tempo sottolineare l’esigenza che da più parti è stata posta in evidenza e che consiste nell’abbandono delle attività collegate al gioco d’azzardo attraverso le slot machine che generano ludopatie.
Per evitare le solite “giustificazioni” intorno alla “libertà degli individui” e “I bisogni di mantenimento” di un’attività, la nostra proposta è quella di eliminarle sulla base di un Progetto coraggioso, che come Prato in Comune presenteremo all’attenzione dell’elettorato.

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con PRATO IN COMUNE un modo divertente ed intelligente per portare avanti una campagna elettorale difficile ed entusiasmante con una squadra di candidate e candidati eccezionale

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UN MODO DIVERTENTE ORIGINALE PER PORTARE AVANTI UNA CAMPAGNA ELETTORALE DIFFICILE ANCHE SE, FORSE PROPRIO PER QUESTO MOTIVO, ENTUSIASMANTE E RICCA DI SORPRESE
PRATO IN COMUNE con MIRCO ROCCHI candidato SINDACO

26 maggio ’19
ELEZIONI COMUNALI PRATO 2019
VOTATE E FATE VOTARE
PRATO IN COMUNE

MARTEDI’ 21 MAGGIO ORE 21.00 AL CIRCOLO CURIEL IN VIA FILZI 39/m
CENA CON DELITTO

CENA con delitto

Prato in Comune è un Progetto politico culturale che guarda al futuro, si muove in un contesto difficile, reso ancor più arduo dalle contingenze politiche nazionali e dalla incapacità di quanti si sono occupati della cosa pubblica da Sinistra, non solo Centrosinistra, fino ad oggi.
La campagna elettorale di Prato in Comune è condotta soprattutto sui temi ambientali a 360°, su quelli della Democrazia partecipativa, quelli del Lavoro, quelli Sociali, quelli urbanistici a 360°, quelli delle Culture, intese nel senso complessivo del termine.
A segnare questa volontà Prato in Comune organizza una Cena un tantino particolare, alla quale ti invita a partecipare e ad allargare tale invito a quanti possono, a tuo parere, gradirlo.
Ad organizzare tale Cena sarà uno dei nostri candidati, il dott. Enrico Solito, nelle vesti di autore di gialli. Tutti saremo coinvolti anche in un “plot” intrigante e saremo invitati a sciogliere alcuni misteri, in un gioco certamente più coinvolgente rispetto al normale agone politico. I testi sono di Enrico Solito, la messa in scena è a cura di Alessandro Brandi di “Effetto Notte 2.0”.
La “Cena con delitto – Sherlock Holmes: Delitto a teatro” avrà luogo martedì 21 maggio dalle ore 20.00 presso il Circolo CURIEL in via Filzi 39/M
Antipasto toscano con crostini
Pennette al ragù
Arrosto misto con contorno
Dolce
Caffè
Bevute
Quota cena 20 euro
Per prenotare telefonare
Marzio 329 217 0392
Giuseppe 346 525 9722

CENA con delitto

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – quinta ed ultima parte

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – quinta ed ultima parte

“ ‘I ci aggie ditto…gliel’ho detto ‘o dottore al dottore ca nun me senteve bbona, ma chille manco p’’a capa mi ha voluto dare ‘o certificato”
Era rammaricata di non aver ricevuto quel che desiderava e lo esprimeva in un linguaggio misto tra un napoletano ed una sorta di traduzione simultanea in italiano.
Una delle due ragazze era evidentemente piccata dal rifiuto del suo medico curante di concederle qualche giorno di malattia. L’altra ascoltava forse distratta anche da suoi pensieri e sembrava non dare peso al dramma dell’amica.
In effetti non appariva sofferente, forse insofferente sì, e nervosa.
Erano due operatrici sanitarie, forse dipendenti da una cooperativa; parlavano di bambini e di colleghi non sempre disponibili al rispetto delle regole. Lo fecero in quella modalità ibrida e ripetitiva come se avessero bisogno allo stesso tempo orgogliosamente di sentirsi autoctoni ma anche italiani. Un’umanità in movimento come il treno che mi conduceva di nuovo verso la mia infanzia, la mia adolescenza e parte considerevole della mia giovinezza. Uscimmo dal tunnel e la luce intensa del sole ci colpì ed illuminò il golfo; come un sipario che si apre davanti a noi lo spettacolo della natura prese tutta la mia attenzione. Nisida, Capri, Miseno, Procida, Ischia, Bacoli, Monte di Procida, Baia, il Monte Nuovo ed il Gauro tutto davanti a me rimandava alla memoria ricordi lontani e vicini. Al di sotto di noi, la città bassa di Pozzuoli con la sua Terra murata; al di sopra il vulcano Solfatara.
Ero a casa. C’era il sole. Mi mossi con i bagagli pesanti a scendere le scale dopo tutti gli altri. Incrociai due sguardi smarriti di extracomunitari e pensai a cosa potesse significare il sentirsi stranieri. Usxii dalla stazione e lessi un graffito sul muro “Salvini unico straniero” e lo fotografai. Pensai “Lo invierò ai compagni che sono impegnati nella campagna elettorale per incoraggiarli. E’ un buon primo saluto civile della mia città”.

Joshua Madalon
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APOLOGO (ahinoi!) CONTEMPORANEO (di chi è la colpa se non “nostra”? di educatori e intellettuali!)

…ispirato da dialoghi reali….

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APOLOGO (ahinoi!) CONTEMPORANEO (di chi è la colpa se non “nostra”? di educatori e intellettuali!

“Galciana? certo che conosco dove si trova…”
Lily si meravigliò che Adelina detta “Lina” sapesse dov’era situata la sua casa. Non proprio dove fosse lei, che non glielo aveva neanche detto, ma suppergiù! A Galciana nei primi tempi che abitava a San Paolo c’era distrattamente finita e, poi, ci abitavano anche alcuni vecchi amici.
“E come mai sai dov’è Galciana?”
“Ci vengo spesso in Biblioteca!” rispose Lina.
Le due mature signore frequentavano la piscina di San Giusto per motivi terapeutici e mentre si preparavano per gli esercizi in acqua dialogavano.
“E che ci vai a fare in biblioteca?”
“A leggere e scegliere libri da prendere per portarli a casa…”
“Ma paghi? A che serve prendere libri?”
“Per me è un grande piacere! A volte si trovano anche libri da portar via e tenere per sé”
“Mah, non capisco proprio a cosa possano servire…Ma dov’è questa biblioteca?”
Lina provò, pur con difficoltà (non era abile a descrivere i luoghi), a dare indicazioni a Lily e le aggiunse che la Biblioteca (con la “B” maiuscola”) si trovava non molto lontano da quello spazio gestito dai frati francescani che ospitavano richiedenti asilo, soprattutto donne e bambini.
Lily a quel punto ebbe un evidente cambiamento di umore e “Non mi piacciono quelle persone…ci portano malattie, violenza e tolgono il lavoro a noi e ai nostri figli e… “poi aggiunse con uno sguardo incattivito “…sono d’accordo con Salvini….prima gli italiani….” e si immerse nell’acqua della piscina.

Joshua Madalon

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte quarta

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte quarta

Festose accoglienze da parte dei due viaggiatori al sopraggiungere dell’attempato nuovo arrivo, che ricambia con affettuose dimostrazioni d’affetto. Da quel che appare si tratta di un loro parente. Eloquio tipicamente contrassegnato dall’appartenenza autoctona, l’anziano descrive la fatica che ha fatto per venire a piedi dal cimitero, un altro tra i diversi luoghi sacri della città, quello di Fuorigrotta. La statura e la portatura magra gli consentono certamente di poterlo fare: ha una lunga capigliatura bianca che riduce in una lunga treccia, della quale è evidentemente orgoglioso nel mentre la scuote come un giovane puledro ribelle. Il suo slang strascicato un tantino nobile e affettato ne rivela la femminilità patente, anche questa sbandierata apertamente. Anche i commenti verso giovani corpi maschili di passaggio sono coloriti da un desiderio incorrotto, incoraggiato dai suoi conoscenti con parole sorridenti e ammiccanti. Tutte queste notazioni sono rese possibili da una sosta prolungata e finiscono per essere considerate fastidiose dalla pia dama, che lanciandomi uno sguardo di disgusto e disapprovazione decide di lasciare la carrozza. I commenti salaci ma non volgari del signore colpivano la sua sensibilità.
Dopo qualche minuto di sosta c’è un moto di insofferenza per un ritardo inspiegabile. E ci sono commenti coloriti e acidi da parte dell’anziano vivace signore, che si alza e va verso la testa del convoglio per protestare. Ne fa ritorno senza avere ottenuto risposte data l’assenza di personale: siamo senza nocchiero, dunque. E protesta per il fatto che le toilette di servizio sono chiuse. E’ seduto in diagonale rispetto a me, che ne riesco ad osservare le movenze femminee. Incrocia il mio sguardo “Il treno non è in ritardo…le ferrovie allungano i tempi…se osserva il display si renderà conto che non è ancora l’ora di partenza!” gli faccio per placare un’ira irrazionale. Capisce, dal modo con cui interloquisco, che non sono più napoletano “Bello signore, di dove siete?” mi fa ed io corrispondo. Intanto il treno con soli tre minuti di ritardo parte. “Sono nativo di Napoli ma da più di quaranta anni sono fuori, a Prato” rispondo “Ah addo’ ce stanno i cinesi” Ecco, il solito stereotipo, penso. “E so’ cattive” “No” ribatto “per nulla, sono come tanti altri: ci sono i buoni e i cattivi!” “Ma vuie site in pensione?” mi fa, proseguendo un dialogo con me, tralasciando la sua compagnia, che tuttavia segue con attenzione. “Sicuramente, ‘na bbona pensione!” e “pecchè nun me sposate? Site nu bbuono partito”. “Grazie!” gli dico “io sono già sposato!” “Mah, lasciatela ‘a muggliera vosta e vvenite cu ‘mme!”. “Io vi ringrazio ma non penso di volerlo fare. Scusatemi!”. Non sono certo che la sua fosse una proposta solo amena; forse ci provava, forse era una provocazione. Tuttavia, arrivammo a Bagnoli e il gruppo si alzò per scendere. Le due persone più giovani sorrisero e salutarono con una certa affabilità, consapevoli forse che – chissà – avrei potuto diventare un loro parente, avessi accettato la proposta.
Ci si stava ormai avvicinando a Pozzuoli, termine di corsa, e a Bagnoli salirono due giovani ragazze.

…fine parte quarta….

Joshua Madalon

Cavalleggeri

SECONDO INDIZIO – L’OVVIETA’ E LA PAURA – seconda parte CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 14 CON PRATO IN COMUNE

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SECONDO INDIZIO – L’OVVIETA’ E LA PAURA – seconda parte
CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 14 CON PRATO IN COMUNE

Ognuno di noi ha il suo personale punto di vista, fatto da tanti elementi molto particolari, legati alle esperienze di una vita, alle letture, alle amicizie, agli eventi più recenti che condizionano nelle scelte. A Prato, dove con un gruppo di persone provenienti da varie storie politiche ma non solo ho partecipato a costruire un nuovo soggetto politico, PRATO IN COMUNE, abbiamo assistito negli ultimi tempi ad una serie di eventi che potrebbero, anche se non ce lo auguriamo ma lo temiamo e ci attrezziamo per scongiurarne gli esiti peggiori, essere “profetici” in relazione ad un’avanzata delle Destre nelle prossime contese elettorali locali, nazionali ed “europee” (il 26 maggio si vota per il Governo locale e per l’Europa).
Il 23 marzo Forza Nuova programma di svolgere una manifestazione nazionale senza neanche tanto nascondere l’obiettivo che è quello di commemorare la nascita dei fasci di combattimento a 100 anni da Piazza San Sepolcro a Milano. Lo stesso giorno i consimili di Casa Pound avevano organizzato una manifestazione di uguale segno a Milano. A Prato un numero che avrebbe dovuto essere considerato impressionante per la quantità di adesioni tra organizzazioni antifasciste, associazioni democratiche e singole persone chiede alla Prefetta ed al Questore di impedire quela manifestazione, segnatamente caratterizzata dalla volontà di richiamarsi al Partito fascista e dunque costituzionalmente illegale. La stessa cosa contemporaneamente avviene a Milano, dove in breve tempo le autorità ne vietano l’effettuazione.
A Prato invece accade che la Prefetta si avvalga di una forma di garantismo dell’illegalità disconoscendo a pieno la validità della Legge Scelba n.645 del 20 giugno 1952 e la Legge Mancino n.205 del 25 giugno 1993 ed avvalendosi curiosamente dell’art. 21 della Costituzione che concede libertà di pensiero. E autorizza la manifestazione di Forza Nuova. In quello stesso giorno, però, non può non autorizzare la contromanifestazione delle forze democratiche costituzionali antifasciste. Da quell’evento tuttavia viene a crearsi un baratro tra le masse popolari e le Istituzioni governative cittadine (Questura e Prefetto) che si concretizza nel corso della manifestazione del 25 aprile – laddove non solo i rappresentanti delle associazioni come l’ANPI e delle forze politiche della Sinistra contestano in modo sonoro i due esponenti – ed in occasione dell’arrivo in città del Ministro dell’Interno sotto la veste tuttavia di leader di una forza politica, allorquando si impedisce in un’area vasta, molto più ampia rispetto a quanto necessitato per i normali motivi di sicurezza, l’effettuazione della normale propaganda elettorale da parte delle forze politiche. Sempre più lontani dunque dal cuore della città!

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Tra l’altro in mezzo a queste due occasioni, il 25 aprile ed il 4 maggio, c’è la farsa della minaccia da parte del Questore di denunciare coloro i quali avevano fischiato in piazza. Una ridicolaggine assoluta, e non richiamo il saggio Presidente della Repubblica Sandro Pertini, l’appellarsi all’oltraggio verso la Repubblica italiana (che tuttavia era stata ben offesa dai neofascisti il 23 marzo, su autorizzazione proprio di costoro che avvertivano di essere destinatari dei fischi).
Tutto sommato, assegnando a Prefetta e Questore un riconoscimento di essere anche un po’ furbi, potrebbe anche trattarsi di un escamotage per allineare sulla “libertà di pensiero e di espressione” Forza Nuova e contestatori, anche se questo abbinamento paritario è ancor più offensivo della dignità di chi si richiama ai valori della Costituzione e dell’antifascismo, che dovrebbero essere punti di riferimento essenziali ed indiscutibili di tutte le Autorità pubbliche dello Stato italiano.

….secondo indizio (prosegue)…..

Joshua Madalon

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DUE INDIZI – L’OVVIETA’ E LA PAURA prima parte – CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 13 con PRATO IN COMUNE

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DUE INDIZI – L’OVVIETA’ E LA PAURA prima parte

CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 13 con PRATO IN COMUNE

In queste ultime ore a Prato sono accadute un paio di cose che inducono ad avviare una riflessione più attenta e profonda di quanto non sia finora avvenuto.
Un illustre storico esponente forzaitaliota di questa città, uno di quelli che ambiscono giustamente per l’esperienza accumulata ad ottenere riconoscimenti nazionali, ed a buon diritto li hanno conquistati, ha deciso di lasciare il gruppo politico del partito berlusconiano per confluire, credo provvisoriamente, nel Gruppo Misto. La motivazione è abbastanza curiosa anche se rivelatrice di un qualcosa che è per me una conferma di “indizio”:

“Non accetto più di sentirmi dire dagli amici e sostenitori di una vita che su molti temi, siamo diventati come il Pd, testuali parole”. E proseguendo: “Amici cari, con tutto il rispetto, metà di noi oggi incarnano una linea che assomiglia più a quella di Matteo Renzi che non a quella che, con impegno e dedizione, impostammo insieme ormai oltre un decennio fa, quando eravamo noi a trainare la coalizione del centrodestra e non a esser trainati….”.

Parlavo di “indizio” e mi riferisco essenzialmente al fatto che alcuni di noi, come me, quel ragionamento che oggi (4 maggio 2019) fa Giorgio Silli lo avevano già da un altro punto di vista, da SINISTRA, avviato alcuni anni fa. Lasciare il PD inserendosi in una ”terra di mezzo” è stata una scelta inevitabile, quando abbiamo cominciato ad essere convinti che le scelte di quel Partito così faticosamente fatto nascere non si distinguevano da quelle di un Centro-Centrodestra-Destra più abituato a costruire progettualità fortemente a favore dei ceti potenti e ricchi lasciando a ceti medi e poveri le briciole di una caritatevole benevolenza. Un cumulo di errori che ha in definitiva prodotto la distruzione della Sinistra, ridotta ai margini per l’incapacità di reagire razionalmente affidando la propria azione essenzialmente ai capisaldi ideologici improduttivi e dunque anch’essa colpevole del disastro che ha condotto oggi una forza della Destra ad essere considerata capace di interlocuzione proprio con quella parte più debole e negletta del Paese.
Dunque, Silli dalla sua parte (solo) oggi riesce a comprendere come Forza Italia e PD siano simili.
Capisco sempre meno quelle compagne e compagni (le/i chiamo ancora così) che continuano a sostenere quelle scelte che anche a Prato il Partito Democratico ha continuato a percorrere rincorrendo la Destra per ottenere consensi attraverso scelte ambigue in ogni senso, dal ni o so all’Aeroporto (per non scontentare nè i Comitati nè gli imprenditori nè tantomeno i colleghi di Firenze), agli annunci di un Piano operativo come ambientalista ma allo stesso tempo infarcito di promesse verso gli imprenditori edili incapaci di riconvertire la propria attività, alla gestione disastrosa della Sanità e del Sociale le cui responsabilità non possono essere solo accollate alla Regione, alla mancanza di un Piano per l’Edilizia pubblica semmai concordato con i proprietari di centinaia di immobili invenduti e sfitti. E l’elenco potrebbe continuare.
La scelta del deputato azzurro pratese potrebbe diventare un elemento di riflessione per coloro che non hanno ancora operato quel collegamento che già qualche anno fa ho compiuto.
Benvenuto Silli nella “terra di mezzo”.

Io, però, l’ho già lasciata per quel progetto di recupero di una Sinistra capace di rivedere i propri errori e le proprie contraddizioni basate su letture solo ideologiche e costruire un futuro anche qui, in questa città, con “PRATO IN COMUNE”.

…fine prima parte….(il primo indizio)…..

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aspettando TOMASO MONTANARI lunedì 6 maggio ore 18.00 presso il Ridotto del TEATRO METASTASIO – CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 12 con PRATO IN COMUNE

aspettando TOMASO MONTANARI lunedì 6 maggio ore 18.00 presso il Ridotto del TEATRO METASTASIO – CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 12 con PRATO IN COMUNE

IL VERO FASCISMO E’ PROPRIO QUESTO POTERE DELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI CHE STA DISTRUGGENDO L’ITALIA (1974)

Quando penso ai temi della valorizzazione e della conservazione del paesaggio e dei beni culturali ritorna alla mente la figura di Pier Paolo Pasolini e delle sue battaglie, in primo luogo quella per la difesa del paesaggio della rocca – città di Orte, e quella di Sabaudia.

Il timore che abbiamo leggendo tra le pieghe del Piano Operativo del Comune di Prato, laddove non si ferma l’aggressione alle parti verdi della città, è che il futuro non è declinato sui temi dell’ambientalismo, così come a chiacchiere si dichiara, sventolando la bandiera di 180.000 nuove piantumazioni, ma sull’altare degli interessi immobiliari su territori che potrebbero essere invece utilizzati come parchi e come luoghi sperimentali di agricoltura.
La Grazia di Prato, quella forma diffusa di città che è stata costruita nel corso dei secoli, dal Medioevo ai giorni nostri, potremmo dire dai tempi etruschi se pensassimo a quella straordinaria realtà venuta alla luce poco meno di venti anni fa, Gonfienti, finirebbe per essere ulteriormente sfigurata da interessi di pochi, che non rispettano la Storia forse ignorandone i percorsi.
La Grazia di Prato è nelle Pievi diffuse sul territorio anche e soprattutto quello lontano dal centro; è nelle ville signorili delle colline; è nei luoghi del lavoro otto e novecenteschi semi o del tutto abbandonati; è nei giardini segreti recintati; è nella storia immateriale dei nostri vecchi; è nella gioiosa inventiva dei nostri giovani.

Joshua Madalon

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PATRIMONIO CULTURALE E DEMOCRAZIA: QUALE FUTURO? reloaded di tre miei post del maggio 2015, in attesa di incontrare Tomaso Montanari qui a Prato insieme a MIrco ROCCHI candidato Sindaco per Prato in Comune

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…ripropongo tre miei post di fine maggio 2015 redatti in occasione di un incontro da me organizzato a Bacoli nei Campi Flegrei…..
Avremo occasione di incontrarci nuovamente con Tomaso Montanari tra pochi giorni (6 maggio ore 18.00 presso il Ridotto del “Metastasio”) per discutere, insieme a Mirco ROCCHI candidato Sindaco 2019 per Prato in Comune, i temi della Cultura dell’Arte e dell’Ambiente nei nostri territori. In quell’occasione il tema era “Patrimonio culturale e Democrazia: quale futuro?” Da allora penso che la realtà sia vieppiù peggiorata. Perché non riprendere proprio quei temi?

TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – MAGGIO DEI LIBRI – MERCOLEDI’ 27 MAGGIO 2015 ORE 17.00 – VILLA CERILLO – BACOLI

Patrimonio Culturale e Democrazia: quale futuro?

In chiusura del suo libro “Le pietre e il popolo – Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane” Edizioni Minimum Fax marzo 2013 Tomaso Montanari scriveva: “Se torneranno ad essere governate dai cittadini per i cittadini, le nostre cosiddette “città d’arte” possono ancora resuscitare la loro funzione plurisecolare: possono di nuovo dare forma e alimento a una vita civile la cui missione principale dev’essere, oggi, quella di fornire un modello culturale alternativo al mercato, di favorire l’integrazione tra italiani e immigrati, di permettere la frequentazione reciproca di classi diverse ormai chiuse in luoghi e vite nettamente separati.
Le nostre città, e la loro arte, non servono a trasformarci in turisti, ma a farci cittadini sovrani, e a farci tutti uguali.
E’ ancora possibile: dipende da noi.”

Immagine.Tomaso-Montanari

Come potete ben vedere, era il marzo 2013 e Renzi era ancora sindaco di Firenze. Quel che è accaduto dopo non è di certo migliore di quanto il futuro Presidente del Consiglio abbia compiuto nel capoluogo toscano e, nel libro “Le pietre e il popolo” le sue “imprese” vengono seguite dettagliatamente. Cosa possiamo augurarci per il futuro? Forse, purtroppo, il futuro grigio-nero è già qui insieme a noi. Cosa possiamo fare? E’ ancora possibile? Dipende da noi? Ma quando ci si risveglia?

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TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – VILLA CERILLO DI BACOLI – mercoledi’ 27 maggio ore 17.00

Tomaso Montanari ed il suo libro “ISTRUZIONI PER L’USO DEL FUTURO . Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà” edito da Minimum fax e pubblicato nel marzo del 2014 riporta sulla copertina una riflessione che a leggerla oggi può apparire nefastamente profetica: “Solo la Repubblica può permettere al patrimonio di svolgere la sua vera funzione, quella stabilita dalla Costituzione. Che non è assicurare il riletto privato di pochi, ma alimentare la virtù civile, essere palestra di vita pubblica, strumento per costruire uguaglianza e democrazia sostanziali. Una via per rimanere umani, un mezzo per rovesciare la dittatura del mercato.”
Il libro si snoda attraverso un “vocabolario differente, un alfabeto rivoluzionario: un altro modo per guardare alla funzione della cultura. Un modo che riprenda le parole e lo spirito della Costituente: e soprattutto che ne riprenda lo sguardo felicemente presbite, e cioè libero dall’angoscia del presente e capace di guardare lontano…” E la parte introduttiva da cui ho ripreso queste frasi si conclude: “..le nostre città, i nostri musei, il nostro paesaggio non contengono solo cose belle: contengono valori e prospettive che possono liberarci, innalzarci, renderci di nuovo umani, restituirci un’idea dell’uomo e un’idea di comunità che ci permettano di costruire un futuro diverso.”
Perché ho scritto “nefastamente profetica” parlando della riflessione iniziale? In effetti avendo letto il libro per intero mi riferivo ad altre parti di esso: in particolare alle conclusioni del capitolo “O” (non “zero”) “ORGANIZZAZIONE” nel quale si accenna alla Commissione per la riorganizzazione del Ministero per i Beni culturali voluta dal Ministro Massimo Bray della quale Montanari ha fatto parte, sulla quale il giudizio espresso è positivo. Quella “Sezione” si conclude tuttavia con un tragico dilemma “Mentre scrivo queste righe (sono gli ultimi giorni del 2013) – scrive Montanari – non è chiaro se Bray, o addirittura l’intero governo Letta, sopravviveranno all’avvento di Matteo Renzi, ben deciso a occuparsi in prima persona di cultura….”. Per coloro che soffrono di “amnesie” ed in questo Paese sono la maggioranza ricordo che Enrico Letta fu invitato dall’attuale Primo Ministro a “stare sereno” con una forma di “fratricidio” senza sangue che tuttavia sta producendo un appannamento della Democrazia a favore di una dittatura del mercato e dei poteri finanziari.

Tra l’altro le “imprese” dell’ex Sindaco di Firenze sono drammaticamente elencate nel precedente libro di Montanari “Le pietre e il popolo”. Ma, lo si sa, Montanari è un “talebano”: “Così, in Italia, è chiamato non chi distrugge l’arte del passato…ma chi tenta di salvarla. La posizione “ideologica” sarebbe quella di chi vuole applicare la Costituzione, non quella di chi la calpesta in nome dell’ideologia neoliberista. La stessa retorica vuole che la difesa del patrimonio culturale sia sintomo di passatismo, misoneismo, mancanza di coraggio: e che il suo sfruttamento economico sappia invece di nuovo, di moderno.” (pag.116 Z come ZENIT in “Istruzioni per l’uso”)

Immagine.Tomaso-Montanari

“PRIVATI DEL PATRIMONIO” incontro con TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – BACOLI – VILLA CERILLO – 27 MAGGIO 2015 ORE 17.00

“La religione del mercato sta imponendo al patrimonio culturale il dogma della privatizzazione. Ma se l’arte e il paesaggio italiani perderanno la loro funzione pubblica, tutti avremo meno libertà, uguaglianza, democrazia. L’alternativa è rendere lo Stato efficiente. Ma non basta: dobbiamo costruire uno Stato giusto.” Questa “sintesi” la si legge sulla copertina del libro “Privati del patrimonio” pubblicato alla fine del 2014 per Einaudi da Tomaso Montanari.
Il docente di Storia dell’Arte Moderna sarà mercoledì 27 maggio alle ore 17.00 ospite de “Il Maggio dei libri” a Villa Cerillo di Bacoli in provincia di Napoli – con lui sarà presente ed interverrà anche la Soprintendente ai Beni Archeologici dei Campi Flegrei e Pompei dott.ssa Costanza Gialanella. I temi che saranno affrontati saranno ovviamente quelli che Montanari ha trattato e continua a trattare nelle sue pubblicazioni ( libri e Blog ). Abbiamo già parlato di “Le pietre e il popolo” e di “Istruzioni per l’uso” entrambi pubblicati nel 2013 ed inizio 2014 per Minimum fax. Oggi accenneremo a “Privati del patrimonio” dove la parola “Privati” è volutamente ambigua e sottintende sia la connotazione della scelta prevalente che il Governo italiano in questo ultimo trentennio ha favorito (la concessione dei beni culturali e paesaggistici comuni alle imprese private) sia la condizione nella quale i cittadini vengono portati con la effettiva “priva(tizza)zione” di essi.
Come sempre l’analisi del prof. Tomaso Montanari è lucida e sintetica pur nella complessità degli esempi numerosissimi che egli porta a sostegno della sua denuncia.
Purtroppo la battaglia è dura ed è sempre più difficile da condurre in un ambiente che si è vieppiù appiattito ed omologato fino a perdere delle connotazioni che non necessariamente devono essere ideologiche ma che a mio parere devono comunque mantenersi legate a valori ed ideali civili di primaria importanza, quei valori ed ideali che sono riportati all’interno del dettato costituzionale. Fin quando per accedere al Potere sarà inevitabile stringere accordi con il Capitale (società private, Lobby, Aziende, etc…) non sarà possibile non pagare “pegno” e lo stato finirà definitivamente per abdicare ai suoi “doveri” costituzionali.
Illuminante è quanto scrive Montanari nel capitolo settimo, il cui titolo è “Un altro privato”. In esso si sottolinea come vi sia nel nostro Paese la “consapevolezza di quella superproprietà collettiva …sfociata nell’art.9 della Costituzione… che definisce “della nazione” tutto il patrimonio, non solo quello pubblico. Il patrimonio privato è un bene privato di interesse pubblico, o, se si preferisce, è privato solo l’oggetto, mentre è sempre pubblico il valore immateriale del suo essere appunto “bene culturale”: e si potrebbe dire che nel caso del patrimonio culturale la “funzione sociale” cui l’articolo 42 della Costituzione condiziona il riconoscimento della proprietà privata è rappresentata proprio dall’esercitare comunque una funzione pubblica.”

Sarà importante chiedere al prof. Montanari quali siano le reali prospettive, le vie d’uscita da questa situazione aberrante che egli denuncia. Penso al ruolo del volontariato “organizzato” e senza fini di lucro. Mio riferimento è la “Magna Charta Volontario per i Beni culturali” approntata dal CESVOT Toscana di cui tuttavia non conosco gli esiti. Occorre riappropriarsi del ruolo “pubblico” di questi beni, portando avanti delle battaglie “comuni”. E’ urgente farlo mentre, mi dispiace notarlo, i segnali di “abbandono” sono dilaganti. Tra l’altro ci ritroviamo in una fase estremamente ambigua dal punto di vista politico ed è necessario che il “cittadino” democratico e progressista faccia sentire la sua voce, svegliandosi da questo torpore “mortale”.

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TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – MAGGIO DEI LIBRI – MERCOLEDI’ 27 MAGGIO 2015 ORE 17.00 – VILLA CERILLO – BACOLI

Patrimonio Culturale e Democrazia: quale futuro?

In chiusura del suo libro “Le pietre e il popolo – Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane” Edizioni Minimum Fax marzo 2013 Tomaso Montanari scriveva: “Se torneranno ad essere governate dai cittadini per i cittadini, le nostre cosiddette “città d’arte” possono ancora resuscitare la loro funzione plurisecolare: possono di nuovo dare forma e alimento a una vita civile la cui missione principale dev’essere, oggi, quella di fornire un modello culturale alternativo al mercato, di favorire l’integrazione tra italiani e immigrati, di permettere la frequentazione reciproca di classi diverse ormai chiuse in luoghi e vite nettamente separati.
Le nostre città, e la loro arte, non servono a trasformarci in turisti, ma a farci cittadini sovrani, e a farci tutti uguali.
E’ ancora possibile: dipende da noi.”

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Come potete ben vedere, era il marzo 2013 e Renzi era ancora sindaco di Firenze. Quel che è accaduto dopo non è di certo migliore di quanto il futuro Presidente del Consiglio abbia compiuto nel capoluogo toscano e, nel libro “Le pietre e il popolo” le sue “imprese” vengono seguite dettagliatamente. Cosa possiamo augurarci per il futuro? Forse, purtroppo, il futuro grigio-nero è già qui insieme a noi. Cosa possiamo fare? E’ ancora possibile? Dipende da noi? Ma quando ci si risveglia?

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TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – VILLA CERILLO DI BACOLI – mercoledi’ 27 maggio ore 17.00

Tomaso Montanari ed il suo libro “ISTRUZIONI PER L’USO DEL FUTURO . Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà” edito da Minimum fax e pubblicato nel marzo del 2014 riporta sulla copertina una riflessione che a leggerla oggi può apparire nefastamente profetica: “Solo la Repubblica può permettere al patrimonio di svolgere la sua vera funzione, quella stabilita dalla Costituzione. Che non è assicurare il riletto privato di pochi, ma alimentare la virtù civile, essere palestra di vita pubblica, strumento per costruire uguaglianza e democrazia sostanziali. Una via per rimanere umani, un mezzo per rovesciare la dittatura del mercato.”
Il libro si snoda attraverso un “vocabolario differente, un alfabeto rivoluzionario: un altro modo per guardare alla funzione della cultura. Un modo che riprenda le parole e lo spirito della Costituente: e soprattutto che ne riprenda lo sguardo felicemente presbite, e cioè libero dall’angoscia del presente e capace di guardare lontano…” E la parte introduttiva da cui ho ripreso queste frasi si conclude: “..le nostre città, i nostri musei, il nostro paesaggio non contengono solo cose belle: contengono valori e prospettive che possono liberarci, innalzarci, renderci di nuovo umani, restituirci un’idea dell’uomo e un’idea di comunità che ci permettano di costruire un futuro diverso.”
Perché ho scritto “nefastamente profetica” parlando della riflessione iniziale? In effetti avendo letto il libro per intero mi riferivo ad altre parti di esso: in particolare alle conclusioni del capitolo “O” (non “zero”) “ORGANIZZAZIONE” nel quale si accenna alla Commissione per la riorganizzazione del Ministero per i Beni culturali voluta dal Ministro Massimo Bray della quale Montanari ha fatto parte, sulla quale il giudizio espresso è positivo. Quella “Sezione” si conclude tuttavia con un tragico dilemma “Mentre scrivo queste righe (sono gli ultimi giorni del 2013) – scrive Montanari – non è chiaro se Bray, o addirittura l’intero governo Letta, sopravviveranno all’avvento di Matteo Renzi, ben deciso a occuparsi in prima persona di cultura….”. Per coloro che soffrono di “amnesie” ed in questo Paese sono la maggioranza ricordo che Enrico Letta fu invitato dall’attuale Primo Ministro a “stare sereno” con una forma di “fratricidio” senza sangue che tuttavia sta producendo un appannamento della Democrazia a favore di una dittatura del mercato e dei poteri finanziari.

Tra l’altro le “imprese” dell’ex Sindaco di Firenze sono drammaticamente elencate nel precedente libro di Montanari “Le pietre e il popolo”. Ma, lo si sa, Montanari è un “talebano”: “Così, in Italia, è chiamato non chi distrugge l’arte del passato…ma chi tenta di salvarla. La posizione “ideologica” sarebbe quella di chi vuole applicare la Costituzione, non quella di chi la calpesta in nome dell’ideologia neoliberista. La stessa retorica vuole che la difesa del patrimonio culturale sia sintomo di passatismo, misoneismo, mancanza di coraggio: e che il suo sfruttamento economico sappia invece di nuovo, di moderno.” (pag.116 Z come ZENIT in “Istruzioni per l’uso”)

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“PRIVATI DEL PATRIMONIO” incontro con TOMASO MONTANARI E COSTANZA GIALANELLA – BACOLI – VILLA CERILLO – 27 MAGGIO 2015 ORE 17.00

“La religione del mercato sta imponendo al patrimonio culturale il dogma della privatizzazione. Ma se l’arte e il paesaggio italiani perderanno la loro funzione pubblica, tutti avremo meno libertà, uguaglianza, democrazia. L’alternativa è rendere lo Stato efficiente. Ma non basta: dobbiamo costruire uno Stato giusto.” Questa “sintesi” la si legge sulla copertina del libro “Privati del patrimonio” pubblicato alla fine del 2014 per Einaudi da Tomaso Montanari.
Il docente di Storia dell’Arte Moderna sarà mercoledì 27 maggio alle ore 17.00 ospite de “Il Maggio dei libri” a Villa Cerillo di Bacoli in provincia di Napoli – con lui sarà presente ed interverrà anche la Soprintendente ai Beni Archeologici dei Campi Flegrei e Pompei dott.ssa Costanza Gialanella. I temi che saranno affrontati saranno ovviamente quelli che Montanari ha trattato e continua a trattare nelle sue pubblicazioni ( libri e Blog ). Abbiamo già parlato di “Le pietre e il popolo” e di “Istruzioni per l’uso” entrambi pubblicati nel 2013 ed inizio 2014 per Minimum fax. Oggi accenneremo a “Privati del patrimonio” dove la parola “Privati” è volutamente ambigua e sottintende sia la connotazione della scelta prevalente che il Governo italiano in questo ultimo trentennio ha favorito (la concessione dei beni culturali e paesaggistici comuni alle imprese private) sia la condizione nella quale i cittadini vengono portati con la effettiva “priva(tizza)zione” di essi.
Come sempre l’analisi del prof. Tomaso Montanari è lucida e sintetica pur nella complessità degli esempi numerosissimi che egli porta a sostegno della sua denuncia.
Purtroppo la battaglia è dura ed è sempre più difficile da condurre in un ambiente che si è vieppiù appiattito ed omologato fino a perdere delle connotazioni che non necessariamente devono essere ideologiche ma che a mio parere devono comunque mantenersi legate a valori ed ideali civili di primaria importanza, quei valori ed ideali che sono riportati all’interno del dettato costituzionale. Fin quando per accedere al Potere sarà inevitabile stringere accordi con il Capitale (società private, Lobby, Aziende, etc…) non sarà possibile non pagare “pegno” e lo stato finirà definitivamente per abdicare ai suoi “doveri” costituzionali.
Illuminante è quanto scrive Montanari nel capitolo settimo, il cui titolo è “Un altro privato”. In esso si sottolinea come vi sia nel nostro Paese la “consapevolezza di quella superproprietà collettiva …sfociata nell’art.9 della Costituzione… che definisce “della nazione” tutto il patrimonio, non solo quello pubblico. Il patrimonio privato è un bene privato di interesse pubblico, o, se si preferisce, è privato solo l’oggetto, mentre è sempre pubblico il valore immateriale del suo essere appunto “bene culturale”: e si potrebbe dire che nel caso del patrimonio culturale la “funzione sociale” cui l’articolo 42 della Costituzione condiziona il riconoscimento della proprietà privata è rappresentata proprio dall’esercitare comunque una funzione pubblica.”

Sarà importante chiedere al prof. Montanari quali siano le reali prospettive, le vie d’uscita da questa situazione aberrante che egli denuncia. Penso al ruolo del volontariato “organizzato” e senza fini di lucro. Mio riferimento è la “Magna Charta Volontario per i Beni culturali” approntata dal CESVOT Toscana di cui tuttavia non conosco gli esiti. Occorre riappropriarsi del ruolo “pubblico” di questi beni, portando avanti delle battaglie “comuni”. E’ urgente farlo mentre, mi dispiace notarlo, i segnali di “abbandono” sono dilaganti. Tra l’altro ci ritroviamo in una fase estremamente ambigua dal punto di vista politico ed è necessario che il “cittadino” democratico e progressista faccia sentire la sua voce, svegliandosi da questo torpore “mortale”.

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