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SULLA CATASTROFE PROSSIMA VENTURA (seguendo le vicende del progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Firenze Peretola)

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SULLA CATASTROFE PROSSIMA VENTURA (seguendo le vicende del progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Firenze Peretola)

Niente di nuovo sotto il sole della Toscana

Un Partito Democratico che non ha mai saputo trovare la popria essenza di Sinistra pur riformista e democratica appare sempre più confuso nell’oscillazione tra la resistenza di una leadership da sempre disponibile per la conservazione del Potere a costruire rapporti con i poteri forti e con le Destre semmai civiche ma non solo e le minoranze – che insieme non costruirebbero una maggioranza – che vanno alla ricerca di un collegamento con la vecchia e stanca base popolare ancor più indebolita dalle ricorrenti crisi economiche e sociali.

Una Destra divisa ancor più ben lontana dalle visioni culturali che negli anni avevano prodotto una certa qual egemonia che le aveva consentito di assumere posizioni di primo piano nella città di Prato, e piegata dalle ubbie e dai capricci della Lega che dietro i successi salviniani pregusta una nuova vittoria.

Un Movimento 5 Stelle inconsistente che non ha radici nella società e che vive per ora di una rendita che sembra sempre più vecchia pur non datata al di là di un quinquennio.

Come scritto in un inciso parlo di Prato.
E mi riferisco in particolare alla vicenda aeroporto. Mi spiego meglio: da qualche anno si dibatte in modo anche isterico e rapsodico del possibile ampliamento dell’aeroporto di Firenze. Un intervento che prevede di costruire una nuova pista parallela al tratto conclusivo della Firenze Mare che consentirebbe a parere dei sostenitori un maggiore e più pesante afflusso di veicoli, rendendo quello scalo di livello internazionale, portando a Firenze ancor più turismo, oltre che incentivando ancor più il commercio. Una visione ultramoderna non c’è che dire! Ma non fa i conti con la realtà, limitandosi alla difesa di una visione catastrofica e distruttiva degli ambienti naturali. Non solo quelli del Parco naturale della Piana che finirebbe per essere inquinato oltre misura ma tutto il resto del territorio della stessa Città metropolitana che per consentire afflussi umani e commerciali sempre più massicci finirebbe per occupare cementificamente molti degli spazi. Ho la sensazione che vi sia una profonda ottusità, una unilateralità di visione da parte dei proprietari dei territori e delle grandi imprese commerciali e turistiche che non consente loro, dietro il baluginio della moneta, di osservare come la città capoluogo sia già troppo stretta nelle diverse e sempre più frequenti occasioni internazionali. Da parte della Politica, Partito Democratico e Destre unite, si dà forza a questa idea nella speranza di poter lucrare consensi plutocratici che permettano di disporre di sostegni sostanziali nelle sempre più costose macchine elettorali. La gran massa di popolo si lascia in parte convincere che potrà trarne benefici per sè ed i propri figli, e forse nipoti, vista anche la certezza che la realizzazione definitiva non sarebbe così vicina nel tempo. Ovviamente molti non riescono ad essere informati correttamente e pienamente, visto che la forza economica di chi si batte perché quest’opera non veda la luce è molto ridotta, per i motivi di cui accennavo prima. D’altra parte il mondo è sempre più piccolo nelle distanze e l’aeroporto di Pisa – che ha spazi naturalmente molto più ampi per crescere – assolverebbe senza produrre gli stessi catastrofici danni al ruolo di scalo internazionale.
Qui di seguito un Comunicato di Prato in Comune (vedi cosa è Prato in Comune seguendo il mio Blog) relativo alla posizione delle varie forze politiche toscane in seguito ad un voto espresso qualche giorno fa.

Joshua Madalon

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Prato in comune Vicenda aeroporto

Dopo il si di ieri in regione di Ciolini e l’uscita dall’aula di Bugetti, dovrebbero dimettersi. Se no lo faccia Bosi. Gli unici contrari davvero noi di Prato in Comune qui e in regione. Dagli altri spettacolo indegno

Vicenda aeroporto. Tutta la comunità pratese ha preso ieri dal Consiglio regionale uno schiaffo tremendo. Con la risoluzione votata dall’ aula infatti è stato dato mandato al presidente Rossi di portare il parere favorevole della Regione per la nuova pista da 2400 metri del nuovo aeroporto di Peretola in Conferenza dei servizi. Come cittadine e cittadini di Prato non possiamo non chiedere le dimissioni immediate dei consiglieri regionali pratesi Bugetti e Ciolini (uno a favore, una uscita dall’aula, a differenza dei voti contari espressi dal consigliere pratese del PD nella scorsa legislatura Mattei), in quanto hanno espresso un voto in totale contrasto con la volontà del loro territorio, del Consiglio comunale e dello stesso PD locale. Se non si dimetteranno – non potendo pensare che sia un no falso quello del Sindaco e del Partito Democratico di questa città – un minimo di decenza vorrà che si dimetta il segretario del PD Bosi, per manifesta incapacità di far rispettare ai propri eletti il volere del suo partito, insieme allo stesso Sindaco che pur avendo tanta rappresentatività istituzionale (ANCI) e politica ( con un ruolo di primo piano a livello nazionale) non è stato in grado di svolgere un ruolo positivo come primo cittadino pratese. Infatti il PD ieri (21 novembre) in Regione ha votato compatto per la nuova pista insieme a Forza Italia. A Destra si è svolto invece uno psicodramma con ogni posizione possibile espressa (sono usciti dall’aula al momento del voto) compreso quella solita inconcludente dei 5 Stelle, contrari alla risoluzione ma astenuti sugli atti collegati, alcuni dei quali chiedevano espressamente il si alla nuova pista. Gli unici contrari, il gruppo di SI Toscana a sinistra e la rappresentante di MDP, Serena Spinelli che a questo punto ha votato coerentemente contro le indicazioni del suo Partito. Per l’aggiunta questo atto a nostro avviso non è solo politicamente illegittimo ma anche istituzionalmente barbarico perché dà carta bianca al “socialista” Rossi (quello che disse nel 2015 che se si fosse andati oltre la pista di 2000 metri si sarebbe dinesso) di distruggere il Parco agricolo della Piana, il Polo scientifico di Castello, mandare al macero la programmazione urbanistica dei comuni della piana. Insomma in Conferenza dei servizi potranno fare quello che vogliono pur di portare a casa il risultato, cioè il nuovo aeroporto. Fermiamoli con una mobilitazione di popolo, quel popolo che hanno abbandonato per fare politicamente primariamente gli interessi di qualche potere forte.

PRATO in Comune

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Ci vuole pazienza, ancora un po’ prima che finisca!

Ci vuole pazienza, ancora un po’ prima che finisca!

Indubbiamente ci vuole pazienza, poi ci vuole una dedizione massima che ci faccia dimenticare i nostri specifici – e perciò “miseri” – interessi ponendo come priorità quello degli altri, che sono altrettanto “personali” ma appartengono a persone più deboli, meno tutelate dalla fortuna e dalle vicissitudini del contesto in cui sono vissute. in questo senso, la pratica politica può somigliare anche a quella religiosa che ha tuttavia un limite, che è quello di affidarsi, consultandola continuamente, ad una entità ignota, invisibile, difficilmente riconoscibile. Ciascuno, però, degli operatori politici, sia aspiranti sia praticanti di medio o lungo corso, vive la sua storia centripeta, senza mai allargare il proprio raggio d’azione oltre gli steccati del territorio che si è costruito intorno.
E’ anche per questi motivi che non si è compreso ancora che, non essendo mai soli, si ha il bisogno urgente di aprirsi anche a coloro che la pensano in maniera diversa: perchè il mondo non è mai stato come ora, un granitico monolita compatto. E si ha un grande bisogno di collegarsi a competenze che non siano solo quelle strettamente imparate nell’agone politico, sterile platea di compromessi mortiferi.

Joahua Madalon

PARTITO DEMOCRATICO E SUOI “FAKE” (a Prato ma non solo)

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PARTITO DEMOCRATICO E SUOI “FAKE” (a Prato ma non solo)

La mistificazione E il trasformismo

Non accadrà solo a Prato, figuriamoci! Ognuno vive la propria fettina di storia ma non ci sarà da qui a minimo un paio di anni la reale diffusa presa di coscienza che, a causa di un livellamento al basso della Cultura tout court (a partire da quella scolastica per andare poi su per tutta la società), che in qualche modo è servita ai più furbi per costruire provvisorie fortune economiche e politiche, occorrerà ricostruire la Sinistra senza più riferirsi direttamente o indirettamente al PD. Non ci sarà nella sua piena consapevolezza: altri insuccessi saranno necessari per comprenderlo. Occorrerà dunque prepararsi e questo impegnerà il tempo di chi già da qualche anno lo aveva previsto.
Purtroppo vi è una parte della società minoritaria che ritiene ancora possibile la rinascita del Partito Democratico così come si è andato formando e trasformando nel corso dell’ultimo decennio. Si è parlato di “mutazione antropologica” ed è un termine complesso che sintetizza il progressivo degrado della società accentuato dalla presenza di una classe dirigente che non ha saputo corrispondere alle esigenze del Paese, arroccandosi in una difesa degli interessi dei pochi contrabbandata e mistificata come scelta per i tanti.
Non basterebbe purtroppo come qualcuno afferma cambiare qualche personaggio e, a dire il vero, non basterebbe neanche modificare in toto la leadership attuale. E’ la proposta politica che è stata attuata e mai fino ad ora rimessa in discussione che deve essere totalmente cambiata.
Invece cosa accade? A Prato, ma ritengo non solo in questa città, si va costruendo un progetto basato sulla mistificazione, per il fatto stesso che si presenta come alternativo al PD ma allo stesso tempo si propone di sostenerlo per fronteggiare il Centrodestra e il Movimento 5 Stelle.
Tale scelta è in generale controproducente prima e dopo, sia prima che dopo la prossima fase elettorale verso cui si guarda prioritariamente. “Prima” perché si tende a non riconoscere, per motivi sostanzialmente legati agli interessi di pochissime persone, che sarebbe necessario andare verso un’alternativa netta e non collaterale; “poi” perchè non si comprenderà la “ratio” di tale scelta e l’elettorato che non vorrà scegliere il PD non sceglierà neanche il fakePD. Così facendo non si contribuirà a quel necessario rinnovamento dei metodi e delle pratiche politiche di cui la Sinistra nel nostro Paese ha bisogno.

Joshua Madalon
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La visione positiva dei partenopei

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La visione positiva dei partenopei

Stamattina mentre andavo ad incontrare I miei allievi a San Bartolomeo dove svolgo da volontario attività di alfabetizzazione con adulti provenienti da diverse nazioni del Mondo, passando per via Garibaldi ho lanciato lo sguardo verso le locandine del Politeama e ne ho particolarmente memorizzata una, che riguarda un evento dal titolo “Up and Down” con Paolo Ruffini. Diciamo che non è stata la locandina con la faccia buffa straniante del simpaticissimo conduttore livornese a colpirmi ma il titolo, sul quale ho svolto una immediata riflessione. Mi è venuta infatti alla mente dalle mie origini partenopee, che pure di tragedie e disastri ne avrebbero da raccontare, il modo di esprimere qualsiasi evento drammatico che nasconde tuttavia una visione tutto sommato ottimistica, di evidente speranza. Il titolo si rifà certamente ad una modalità inglese per definire (anche) le alterne vicende umane: gli alti ed i bassi, che mettono in evidenza la possibilità per uno che se la passa bene di andare verso un tracollo. Eppure gli inglesi, diversamente dai tedeschi e dai popoli mitteleuropei (mi riferisco essenzialmente alla letteratura, anche se non a tutta – si pensi solo a Mann ed a Kafka) sono dotati di un humour davvero raffinato ed hanno spesso narrato le fortune di persone che si sono “fatte” partendo dal basso. In questo loro modo di dire mi hanno deluso un pochino; e ci ho messo settanta anni per comprenderlo. Noi, partenopei, forse siamo un po’ troppo ottimisti e non lo nascondiamo nemmeno nelle nostre espressioni. Non diciamo “Sopra e sotto” ma “Sotto e sopra” intendendo dire che diamo un calcio alla iella ed abbiamo sempre la speranza di un tempo migliore. Sì, certo per rifarsi al motto di Gramsci che mutuava da Romain Rolland: “pessimismo della ragione e ottimismo della volontà”, sono ben felice di sentirmi figlio di quel popolo che tra tante traversie dovute anche a dominazioni predatorie, penso ai Borboni ma anche al periodo di Lauro e di Gava, riesce sempre a trovare il modo di sorridere. Ah dimenticavo: noi partenopei diciamo “Sotto e ‘ncoppa”

Joshua Madalon

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DEMOCRAZIA, ipocrisia ed ignoranza

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DEMOCRAZIA, ipocrisia ed ignoranza

Ieri sono stato attaccato al telefono per seguire le vicende che vedevano coinvolte le tante persone che erano partite anche da Prato per raggiungere Roma per partecipare alla manifestazione contro il Decreto Salvini, contro il razzismo emergente e contro il Disegno di Legge Pillon. Leggevo i commenti che venivano postati su Facebook ed i messaggi che arrivavano via whatsapp corredati entrambi da foto. Provavo lo stesso sdegno che veniva trasmesso attraverso quegli strumenti comunicativi, contemporaneamente riflettevo intorno alle ragioni per le quali tutto ciò accadeva. Molti erano i commenti che presagivano progressive riduzioni della Democrazia, uno Stato illiberale voluto dal nuovo Governo e si attaccava in modo esclusivo l’attuale vice Ministro titolare degli Interni come “mandante” di simili operazioni liberticide. Indubbiamente Salvini non fa molto per rasserenare gli animi ed ha un atteggiamento altezzoso e tracotante che non fa ben sperare per il futuro relativamente ad una pace sociale di cui il nostro Paese da tanto tempo ha urgente bisogno. Quel piglio con il quale rappresenta la sua narrazione lascia credere ciò che non gli appartiene direttamente, di cui però con piacere raccoglie i frutti.
In realtà sono stati applicati forse in maniera estensiva alcuni dettami del Decreto Sicurezza n.14 del 20.02.2017 firmato dal predecessore di Salvini, Marco Minniti. E qui ovviamente occorre fare chiarezza: so che serve a poco dire che “lo avevamo detto” che la stragrande maggioranza delle iniziative legislative dei Governi sedicenti di Centrosinistra erano molto più orientate verso il Centro e la Destra. Non voglio vantarmi di averlo detto ma tanto è: le scelte di questo Governo non hanno molto bisogno di mettere in discussione sul serio quelle precedenti. Basta semplicemente calcare la mano, utilizzando quello che è già indicato.
Inoltre c’è un elemento molto importante da valutare: i partecipanti alla manifestazione di ieri erano essenzialmente liberi cittadini, molti dei quali facenti riferimento ad associazioni ed organizzazioni che non erano state funzionali o collaterali al Governo precedente e quindi non avevano neanche la tutela del maggior Partito pur residuale, e cioè il Partito Democratico, il quale si è ben guardato dall’appoggiare la loro scelta. D’altronde al Partito Democratico nell’ultimo anno della legislatura passata era mancato il coraggio, o i suoi rappresentanti non ne erano così convinti o ritenevano di dover soggiacere a volontà xenofobe ed autenticamente razziste per lucrare sporchi consensi, allorquando non hanno fatto avanzare l’iter di approvazione dello “ius soli”.
L’ipocrisia che è una forma endemica di malattia politica ha prodotto, oltre che una visione parziale dell’attuale situazione (si attacca Salvini ed il Governo ma non si riconoscono gli errori commessi), anche una sorta di via libera sotterranea per iniziative parapolitiche (il termine non è negativo in sè e per sè, ma è negativo ciò che si vuol far credere alla gente che possiede valori alti e che finisce per essere strumentalizzata) in cui una parte della Poltica si traveste da “società civile” ed organizza eventi “paralleli” ad uso poco più che personale.
Con questi presupposti, aggiunti a quelli che da tempo vado rilevando e che appartengono comunemente ad una parte considerevole delle persone che avvertono l’impossibilità di un dialogo “politico” con il Partito Democratico, non è per niente ricevibile alcun invito all’unità, come i “messaggi di pace” molto anonimi e impersonali che vengono distribuiti qua e là, accompagnati da ricatti morali poco credibili e davvero penosi.

Joshua Madalon

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

Eh sì è anche per questo che poi avvengono fatti drammatici nella nostra città. Sembra, dico “sembra” non per prudenza ma per correttezza, che siano stati dei “cinesi” a picchiare l’altro giorno in modo violento ed apparentemente senza un motivo logico alcuni operai che, in un’azienda tessile condotta da cinesi, si erano ribellati denunciando il trattamento economico essenzialmente “a nero” e fortemente al di sotto del minimo della dignità.
Lo dico a voce alta: in un Paese nel quale l’elusione e l’evasione contributiva e fiscale non è mai stata adeguatamente controllata, sanzionata e punita, le comunità straniere trovano terreno fertile per allinearsi in tal senso e considerare a ragione (una ragione “amara” ma perfino comprensibile) atto di intolleranza xenofoba e persecutoria qualsiasi accertamento in materia fiscale. Possiamo certamente dire che entrando nel nostro Paese devono rispettarne le regole, ma non possiamo chiedere “solo” a loro di adeguarsi, perchè potrebbero rispondere che, certo, sono ben più integrati di quanto noi si chieda.
Se, e dico “se” per le ragioni di cui sopra, quel che è accaduto nel capannone di Montemurlo ha a che vedere davvero per una resa dei conti nei confronti di chi ha voluto denunciare al Sindacato il trattamento economico illegale, allora bisogna dire che molte sono le continue segnalazioni “anonime” (mi spiego meglio, io conosco chi segnala ma spesso per motivi “umanitari” mi chiede di non procedere in una denuncia) sul lavoro nero diffuso in questa città.
Sarebbe tempo di reagire e rimettere in circolo l’economia in modo legale, ma anche il Governo del “cambiamento” non ha tra le sue proposte questa scelta come priorità, alla faccia dell’ “Onestà” di cui ci si riempie la bocca.
Ritornando a questioni più umili, non meno serie, ma amene, vi parlo del dramma del “porta a porta” e degli esiti paradossali della sua diffusione.
Arrivarono forse sottopagati come tanti operatori delle cooperative ad illustrarci le magnifiche sorti e progressive della raccolta rifiuti porta a porta, condominio per condominio, scala per scala. Tutti muniti di opuscoli colorati su cui campeggiava, accompagnato dal simpatico Lupo Alberto, il logo dell’Azienda partecipata locale. Illustrarono con dovizia di particolari tutte le pratiche e le funzioni dei vari contenitori, annunciando che in una prima fase sarebbero state segnalate le infrazioni e successivamente sarebbero state sanzionate esplicitamente e solidamente.
L’uomo d’ordine, che –anche se non vi sembrerò tale (leggete il post del 6 novembre) – sono io, si propose di avviare all’interno della scala condominiale un controllo, segnalando le infrazioni “involontarie” per motivi logici collegati all’analfabetismo, di “andata” e di “ritorno”.
Diciamo che la “cosa” non funzionò; troppe volte pacchi maleodoranti e grondanti liquidi venivano per l’aggiunta depositati alcuni giorni prima di quando sarebbero poi stati prelevati dagli addetti. La carta che viene ritirata un solo giorno a settimana e per la quale espressamente era richiesto che fosse raccolta in modo compatto (e non alla rinfusa) veniva buttata a casaccio, con il risultato che allorquando traboccava e c’era il vento si spargeva per le strade.
Ero rimasto fermo con l’auto all’uscita dal passo carrabile. Davanti a me il furgone della raccolta della carta, abbandonato provvisoriamente per il tempo nel quale l’addetto, un giovanotto dall’aria intelligente e cortese, fosse tornato con un nuovo carico.
“Mi scusi. Deve uscire? Mi sposto” gli faccio cenno di no, anche se la posizione del mio mezzo rivela la bugia. Rimango lì a guardare il suo lavoro, rispettoso dei suoi tempi molto più cogenti dei miei. La macchina a cui ha agganciato i due contenitori solleva un carico di carta svolazzante. Glielo faccio notare. E lui: “Sono i “cinesi”!”

Joshua Madalon

….continua…

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Gli sciacalli e la Sinistra (Salvini e gli “ambientalisti da salotto”)

Top candidates of the ecologist Greens party in Bavaria Katharina Schulze and Ludwig Hartmann celebrate on stage at the election party after the Bavaria state election in Munich, southern Germany, on October 14, 2018. (Photo by Sven Hoppe / dpa / AFP) / Germany OUT        (Photo credit should read SVEN HOPPE/AFP/Getty Images)
Top candidates of the ecologist Greens party in Bavaria Katharina Schulze and Ludwig Hartmann celebrate on stage at the election party after the Bavaria state election in Munich, southern Germany, on October 14, 2018. (Photo by Sven Hoppe / dpa / AFP) / Germany OUT (Photo credit should read SVEN HOPPE/AFP/Getty Images)

Gli sciacalli e la Sinistra(Salvini e gli ambientalisti da salotto)

Ottobre 2018. In Baviera ed in Assia, due degli stati federati tra i più popolosi della Germania, il successo dei Verdi blocca la crescita dei movimenti xenofobi e nazionalisti pur decretando la crisi delle forze politiche maggioritarie tradizionali CDU e SPD.
I Verdi tedeschi si candidano dunque a rappresentare le istanze di una Sinistra che è largamente messa all’angolo in realtà storiche come la Francia e l’Italia.
Questo accade soprattutto perché l’attuale forma partito degli ambientalisti tedeschi si è dimostrata in grado di rispondere ai bisogni ed alle esigenze di una larga parte di elettorato di Sinistra con un progetto politico che va al di là dei fondamentali ecologisti, aperto al confronto dialettico, meno ideologico e più concreto.
Ecco dunque le ragioni per cui il Ministro Salvini, approfittando della situazione collegata agli eventi che hanno colpito larga parte del nostro Paese, imitando gli sciacalli, si è scagliato contro “gli ambientalisti da salotto”, somigliando egregiamente a quei cani aggressivi ma docili allo stesso tempo che abbaiano e digrignano i denti per paura. Verdi o non Verdi, il disastro che abbiamo sotto gli occhi è proprio dovuto scientificamente alla scarsa cura dell’ambiente nei decenni passati e dunque al non ascolto delle istanze che proprio gli ecologisti (“da salotto o non”, poco importa) hanno più volte posto all’attenzione del mondo politico ed economico. Sarebbe anche gioco facile sottolineare come siano proprio le amicizie politiche internazionali che questo Governo sostiene a rendere sempre più difficili le condizioni ambientali mondiali.
Quel che è avvenuto nelle elezioni tedesche è un buon annuncio per il futuro italiano della Sinistra, a patto che sia in grado di superare i settarismi dai quali è perennemente appesantita; che sappia costruire progetti che mirino alla realizzazione di una società che sia prospera senza trascurare l’equità, riuscendo a declinare in modo innovativo libertà ed eguaglianza, in modo nettamente alternative alle politiche neoriformiste e tributarie di istanze neocentriste espresse da chi ha inteso rappresentare la Sinistra senza possederne le qualità.

Joshua Madalon

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Una “fisima”

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Una “fisima”

L’altro giorno in “In(decoro)so paesaggio” ho rappresentato il livello di degrado della nostra società.
L’ho fatto involontariamente ma nel finale c’era un segnale lanciato in modo subliminale che avrebbe dovuto farlo comprendere: immagino che un lettore di qualche anno in qua dopo la mia scomparsa e che abbia del tempo da perdere leggendo i miei post probabilmente in modo critico, così come oggi noi conosciamo la “critica letteraria”, potrebbe intuire ciò che nemmeno io supponevo di fare.
Ebbene, quel lettore oggi sono io, preincarnato in me stesso, e confermo che già in quel titolo inserito dopo la “scrittura” volessi segnalare il senso complessivo di smarrimento di fronte al crollo dei valori raffigurato attraverso immagini di sporcizia non solo reale ma anche morale.
Il “j’accuse” era rivolto alla nostra stessa società incapace di distinguere tra il bene ed il male, o meglio non in grado più di riconoscere che sia il bene che il male siano in modo complessivo e trasversale non dislocati in una sola categoria, quella peraltro altrettanto complessiva degli “stranieri”.
A Cambridge già qualche anno fa, forse dieci, forse meno – non so se Primo Ministro fosse Gordon Brown o David Cameron – parlando con un imprenditore di origini italiane (l’inglese lo mastico male) mi venne da chiedergli cosa pensasse dei cinesi (ne avevo visti alcuni in giro e non mi erano parsi dei turisti) e “Gente che lavora sodo, in gamba e” poichè gli avevo chiesto se pagavano le tasse e si comportavano in modo illecito quanto a rispetto delle regole soggiunse “…sono sempre ligi ai doveri previsti dalla nostra legislazione…D’altra parte tutti devono essere in regola, a partire da noi”. E, a dire il vero, ebbi modo di capire che diceva la verità. Io, da parte mia, non potevo affermare la stessa cosa quanto a quello che conoscevo già allora, riferito ad una parte considerevole della comunità cinese e, riconoscendo che quel “tutti devono essere in regola, a partire da noi” non ci apparteneva, masticai amaro ed abbozzai un sorrisino di cui forse solo io potevo cogliere il significato.
Tra le mie “fisime” (in effetti una “fisima” è qualcosa di anomalo, di proibito; e quindi non posso proprio identificarla con questa accezione) c’è l’ordine. Diamine, se passate da casa, penserete che sono un mentitore: troverete una gran confusione di oggetti spaiati e fuori posto, fogliacci apparentemente insignificanti, cartelline semiaperte che denunciano ricerche avviate e mai concluse, panni da stirare che attendono con pazienza, scarpe abbandonate qua e là, giubbotti attaccati fuori posto. E allora? Di che ordine si tratta? Ho anche litigato con i miei condòmini sulle modalità di conferimento dei rifiuti, dopo l’avvento del porta a porta; ed ho fatto anche rimostranze ufficiali attraverso la mia pec al gestore locale per non aver mantenuto quanto prescritto in merito al rispetto delle regole civili. Eh sì, anche nel condominio dove abito ci sono dei cinesi e non hanno molta cura del decoro “esterno” (su quello interno non mi esprimo, non vado a metter naso, anche se a volte gli odori non sono molto gradevoli); ma non si può chieder loro di fare ciò che noi non facciamo, di rispettare ciò che noi non rispettiamo.

– continua… –

Confusione

Disordine

IRRICEVIBILI FANFARONATE E SERIE PROPOSTE

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IRRICEVIBILI FANFARONATE E SERIE PROPOSTE

Negli ultimi giorni su Facebook, prototipo dei socials e testimone eminente dell’umana follia del XXI° secolo, si è svolto un dibattito che si occupava della mancata o scarsa o non pronta evidenza delle varie tragedie che hanno colpito il Paese ed in particolare il Nordest, con particolare attenzione all’area bellunese. Veniva denunciata la mancata pubblicizzazione da parte della stampa “di regime” (sic!) con una modalità pretestuosa e vuota di contenuti. Un attacco che veniva molto chiaramente da aree di Destra che intendeva essenzialmente diffondere la rabbia tra la gente del Nord nei confronti della Roma (non la squadra di calcio), che ora come ora non può essere più “ladrona”, visto che quella “Lega” che sventolava tali slogan è stata peraltro condannata proprio per ragioni che con quel “ladrona” hanno eccellenti riferimenti.
Quell’intervento tuttavia appariva fuori luogo a coloro che seguivano le informazioni attraverso la televisione in modo imparziale, dato che il cataclisma stava colpendo diverse zone del Paese ed è chiaro che non si poteva accontentare soltanto una parte di esso ed in modo particolare chi seguiva solo il proprio punto di vista, considerandosi “ombelico del mondo”.
Questi alcuni passi del post di cui parlo

“In Veneto sono giorni che le cataratte del cielo si sono aperte.
I danni sono incalcolabili, interi paesi nel bellunese rasi al suolo, migliaia di persone senza elettricità, senza acqua potabile, senza gas.
E tutto nel vergognoso silenzio dei media.
Tutto nella vergognosa indifferenza del resto del paese.”

Faccio notare però che attraverso la solita catena di solidarietà dalle mie zone già immediatamente e non per soddisfare l’egotismo dell’autore del post stavano partendo i soccorsi. Faccio notare che La7 attraverso il suo direttore già da qualche ora chiedeva di poter avviare una raccolta di liberi contributi come già fatto in altre occasioni (ciò non può avvenire attraverso un colpo di bacchetta magica, ma con meccanismi di garanzia istituzionali): il “noto” estensore lamentava anche “Niente gare di solidarietà, niente “dona 2 euro al numero…”.
Evito di aggiungere altro su questo individuo, mentre do un riconoscimento ad un altro figlio di quelle terre che contemporaneamente avanzava una proposta seria:

“Proporrei un fondo pluriennale che metta assieme risorse che stanno per essere stanziate per il reddito di cittadinanza,per i fondi stanziati per i comuni di confine,alfine di finanziare un grande progetto pluriennale dove si occupano dei disoccupati che formati e guidati da ditte boschive e agricole , anche edilizie e sotto il controllo dei comuni o dei servizi forestali possano servire a recuperare i boschi cancellati,la costante manutenzione idrogelogica e ambientale,la cura del territorio,gli sfalci.A mio parere sarebbe cosa utile e apprezzata da tutti e potrebbe mettere d’accordo perfino i mercati finanziari e l’unione Europea.”

Conosco quella realtà. L’ho amata e l’amo ancora. Conosco il carattere dei veneti, soprattutto quelli di altura e so per certo che hanno una grande forza, una straordinaria intelligenza e che apprezzeranno chi fa proposte serie e non fanfaronate,anche se sembrano essere di moda (penso in modo particolare a quell’invettiva di Salvini sugli “ambientalisti da salotto” senza alcun senso come tante delle altre sortite pittoresche dell’attuale Vicepremier).

Joshua Madalon

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IN(DECORO)SO paesaggio

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L’altra sera per andare in un discount sono passato ed un ratto mi è sgusciato davanti. Stamattina, sperando che tutto fosse stato “ripulito” e che si trattasse di una casualità sono ritornato. I ratti si sono ben guardati dal mettersi in posa ma la situazione era anche peggiorata… Signori, siamo in via del Gelso! Sembra che, chiamati dal discount che non cito per motivi vari (incolpevole del dissesto igienico), i vigili urbani abbiano dichiarato di non aver alcun potere. A me davvero sembra allucinante! Incredibile! e non mi si venga a dire che si tratta di “cinesi”. Significa molto poco: semplicemente lo scaricare su un’etnia la responsabilità di tutti noi, comunità educante – a questo punto – fallita!

La situazione non era certo migliore sei mesi fa

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