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28 settembre – INFER(N)I – altri Inferni – non solo Dante – La navigazione di San Brandano

INFER(N)I – altri Inferni – non solo Dante – La navigazione di San Brandano

Si tratta di un testo precedente alla elaborazione che ne ha fatto Dante, che certamente era da lui conosciuto. E’ un’opera anonima scritta in latino e tramandata in manoscritti a partire dal X secolo. Vi si narra di un viaggio condotto da un frate benedettino irlandese che decide di intraprenderlo insieme ad un gruppo di altri monaci alla ricerca del Paradiso terrestre che si immaginava poter essere situato su un’isola Riporto qui un brano dell’opera nella traduzione di Giuseppe Bonghi…..

Di Unknown mediaeval scribe. – University of Applied Sciences, Augsburg, Germany (image), Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1603556


“Padre, sali sulla nave e navighiamo sul mare ad occidente verso l’isola che è chiamata terra promessa dei Santi che Dio sta per dare ai nostri successori in un futuro molto prossimo”. Salimmo a bordo e mentre navigavamo una fitta nebbia ci coprì tanto che appena potevamo scorgere la poppa o la prora della navicella. Trascorso lo spazio di quasi un’ora ci avvolse una grande luce e apparve una terra spaziosa, verdeggiante e ricca di frutti. Fermata la nave, raggiungemmo la terra e cominciammo a percorrere l’isola per 15 giorni, come credemmo e non potemmo trovarne l’estremo confine. Non vedemmo nessun’erba senza fiori e nessun albero senza frutti. Ed anche le pietre sono preziose per loro natura. Inoltre al quindicesimo giorno scoprimmo un fiume che scorreva da Oriente verso Occidente. Considerando tutte queste cose, fummo assaliti dal dubbio su cosa dovessimo fare. Preferimmo attraversare il fiume. Ma aspettammo il consiglio di Dio. Avendo ragionato di queste cose fra di noi, all’improvviso apparve un uomo di grande splendore davanti a noi. E lui subito ci chiamò coi nostri nomi e ci salutò dicendo: “Evviva, buoni fratelli. Il Signore veramente vi ha rivelato questa terra che sta per dare ai suoi santi.

È infatti la metà di quest’isola fino a questo fiume. (Non vi è lecito proseguire) oltre. Ritornate dunque d’onde siete venuti”. Dopo aver detto queste cose, (subito gli chiesi di dove fosse) e con qual nome si chiamasse. E lui disse: Perché mi chiedi di dove sono e qual è il mio nome? Perché non mi chiedi di quest’isola? Così come la vedi è rimasta dall’inizio del mondo. Manchi di cibo o di acqua o di vestimenti? (un anno infatti) sei vissuto in quest’isola e non ti è mancato cibo o acqua. Mai fosti oppresso dal sonno né la notte ti ha mai avvolto. Infatti c’è sempre il giorno senza mai la cecità (qui delle tenebre. Il Signore nostro Gesù Cristo) stesso è la Luce di questo luogo. Senza indugio intraprendemmo il viaggio e quell’uomo (con noi arrivò fino alla zona caliginosa) (all’isola deliziosa). E quando i fratelli ci
videro esultarono con grande gioia per il nostro arrivo e si lamentavano per la nostra così lunga assenza dicendo: “Perché padri avete lasciato (senza pastore le vostre pecorelle) erranti in questa selva? Sappiamo che il nostro abate spesso s’allontana da noi per rifugiarsi in qualche grotta a noi
sconosciuta, talvolta per un mese, talaltra per una o due settimane o più o meno”. Appena udite queste cose, cominciai a confortarli dicendo loro: “Fratelli, non (pensate se non a cose buone. Il vostro soggiorno senza dubbio avviene davanti alla porta del Paradiso. Qui vicino si trova l’isola
chiamata Terra della Promessa di Redenzione dei Santi), ove né la notte incombe né il giorno finisce mai. E là si porta spesso il nostro abate Mernocato. (Infatti un Angelo del Signore) la (custodisce). Non riconoscete nell’odore dei nostri vestimenti che siamo stati nel Paradiso di Dio?”
Allora i frati risposero dicendo: “Abate, sappiamo che siete stato nel Paradiso di Dio al di là del mare, ma ignoriamo dove si trovi questo Paradiso. Infatti spesso abbiamo sentito la fraganza odorosa dei vostri vestiti nei quaranta giorni seguiti al vostro ritorno.” “Laggiù, in verità, sono
rimasto due settimane con il mio figliolo senza cibo né acqua. Là abbiamo ricevuto tanto cibo per la sazietà del corpo che agli altri sembravamo ripieni di mosto. Ma dopo quaranta giorni, ricevuta la benedizione dei fratelli e dell’abate, sono ritornato con i fratelli per portarmi alla mia cella alla quale ci sarò nuovamente domani.”

22 aprile – 75 – Pulcinella parte 1 dopo il preambolo (vedi preambolo 15 marzo)

75 – Pulcinella parte 1 dopo il preambolo

La mia curiosità è stata da sempre innata, mai sopita, anche a costo di rimetterci, come quella volta che mi ficcai in un anfratto strettissimo, un vero e proprio buco per lo scolo delle acque, per andare a scoprire cosa c’era al di là di un muro, durante una Pasquetta con i miei genitori, e non riuscivo a fare marcia indietro, carponi come ero (e me la vidi davvero nera!). E quindi, scendendo ancora una volta per le scale dei Cappuccini, per non smentirmi premetti il pulsante e pur nel silenzio dell’ambiente non avvertii alcun segno sonoro: sembrava non funzionante. In realtà lo era; ma me ne accorsi la volta successiva perché decisi, dopo il vano tentativo “tecnologico”, di utilizzare le nocche sulla porta di legno. Vennero ad aprirmi due giovani ragazze, così timide e silenziose quanto me, che decisamente non sapevo cosa chiedere, se non che “passando di qui, mi sono sempre chiesto di cosa vi occupate!”. Al che da una stanza in fondo sentii una voce “Entra pure! Qui siamo tutti a casa”. Era il “patron”, il Nume tutelare, il “Genius” di quella dimora e di quell’Associazione. Con Claudio Correale ci intendemmo da subito ed avviammo una cooperazione culturale con una serie di piccoli progetti. Compresi subito dopo il motivo della timidezza delle ragazze; erano lì da poco tempo, facevano parte di uno dei progetti del Servizio civile presso Enti ed Associazioni culturali promosso dalla Regione Campania. In quell’occasione andavano censendo centinaia e centinaia di pubblicazioni afferenti a temi collegati ai Campi Flegrei. Una delle attività che mi coinvolse da subito era relativa al Pre-Cinema. In giro nelle stanzette dell’Associazione c’erano molte riproduzioni di “macchine” come lo zootropio, un praxinoscopio e tanti taumatropi disegnati proprio da bambini, nelle diverse occasioni che l’Associazione aveva messo in cantiere intorno al Pre-Cinema. Claudio mi descrisse alcune delle attività che aveva realizzato e chiese ad alcuni dei giovani che nel frattempo avevano ripreso a lavorare di illustrarmele. Ascoltai con molta attenzione e colsi il loro entusiasmo.

In quel periodo, oltre ad alcune attività portate in terra Flegrea e riservate agli esordi d’autore con il patrocinio del Comune di Pozzuoli, andavo collaborando con alcuni docenti a Prato ed avevo preparato e presentato a studenti di un Liceo Classico un Progetto che collegava Jean Vigo a Francois Truffaut. Non ebbi alcuna esitazione e  proposi anche a Claudio di poter mettere in calendario un mio intervento, in uno dei futuri miei “ritorni” in patria.

Quella fu la prima delle iniziative che portai a Pozzuoli, felice di poter contribuire a creare passioni nelle giovani generazioni e reciprocamente arricchirmi di esse.

Da quel giorno, ogni volta che ritorno mi annuncio a Claudio e ad ogni modo ogni volta che scendo o salgo quelle scale non manco di bussare con le nocche, anche se il più delle volte, non essendoci alcuna presenza, nessuno apre quella porta.

L’ultima volta, un paio di settimane prima che scoppiasse l’evento pandemico che ci sta ancora oggi condizionando, avevo preventivamente fissato con Claudio e ci siamo incontrati.

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