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Saro’ breve!

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Sarò breve!

Ho lavorato in quest’ultimo scorcio di tempo (da un paio di anni ad oggi) con lo scopo di contribuire alla nascita di un organismo politico genuinamente di Sinistra, non quella però autoreferente radicale e dogmatica, ma quella aperta alla condivisione democratica dei bisogni spesso primari ma non solo di tutta quella parte di popolazione che negli ultimi anni ha subìto più forte l’attacco del mondo borghese imprenditoriale plutocratico collegato agli interessi finanziari multinazionali.

Quella Sinistra che dopo un’analisi delle realtà e l’ascolto attento e rigoroso delle necessità sappia assumersi la responsabilità di governare, partendo oltretutto dalle profonde contraddizioni esistenti anche in quelle parti che afferiscono in modo più netto al mondo del lavoro, Sindacati – Partiti – Organizzazioni varie.

In questa direzione intendo continuare il mio impegno.

In questa fase tre forze politiche (MDP-Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) hanno avviato un percorso per la costituzione di una lista e la formazione di un nucleo unico – LIBERI E UGUALI – che si proponga come nuova aggregazione democratica di Sinistra: ho salutato con favore questa scelta, ho partecipato a diversi momenti, assumendo in modo volontario anche il ruolo di promotore di un piccolo nucleo a San Paolo.
Svolgerò il ruolo di “promotore” scegliendo tuttavia una posizione “esterna” alla nuova formazione: intendo continuare il mio impegno di costruzione di un soggetto unico della Sinistra alternativo al PD in vista delle prossime elezioni amministrative comunali. Per poter fare questo devo essere in grado di interloquire anche con quelle forze e quei soggetti “unici” che guardano con attenzione a questa possibilità e con loro (le forze ed i soggetti unici) voglio già avviare – o proseguire in molti casi – un dialogo ed un confronto senza steccati.

Joshua Madalon

ARCI 1984

La buona volontà non mi manca, ma il tempo stringe

La buona volontà non mi manca, ma il tempo stringe

La buona volontà non mi manca, ma il tempo stringe e probabilmente assumerà un ruolo da “implacabile tiranno”! Continuo ad essere ottimista, ma non riesco ad essere convinto che lo rimarrò ancora a lungo. E ben al di là di una convinzione che la mia adesione – la “mia” – sia straordinariamente importante, non posso non rilevare che il mio travaglio – “il mio” – non appartenga a dieci, cento, forse più di cento altre individualità che si sono poste alla ricerca di un nuovo soggetto di Sinistra che interpreti l’immenso disagio di tante cittadine e cittadini di questo sempre più dilaniato Paese.
Perchè scrivo queste parole? In queste ore vedo la debolezza della proposta di “Libereguali” verso la quale, confermando quel che ho già espresso, ho un’attenzione vigile (paragonabile a quell’attività di tipo poliziesco allorqunado vi sono dei “sospetti” da seguire) nell’attesa di avere una conferma chiara e precisa, più o meno definitiva che si tratti di un soggetto che voglia assumere la guida di quel mondo della Sinistra – un vulgo disperso – squassato da innumerabili divisioni, ma diffuso sul territorio.
Molti sono stati i dubbi in questi giorni, ai quali ho contrapposto giustificazioni stiracchiate: a partire dalla fretta con cui si è proceduto alla scelta del leader, forte per la sua storia ed il rilievo morale ma debole dal punto di vista dell’appeal – e non certamente quello così caro al Cavaliere o allo stesso Renzi ma quello squisitamente “politico” che genera empatia al primo impatto. La sua prima apparizione in scena ha fatto emergere il suo imbarazzo, attenuato dalla grande volontà da parte dei presenti di sostenerlo (anche io l’ho fatto), ma ho compreso che se lui era lì per accettare la proposta rivoltagli dalle tre forze politiche che avevano deciso di dare una svolta alla palude politica mancina era ovvio che non si fosse del tutto preparato a svolgere quel ruolo ed aveva sciolto le riserve con quel “Io ci sono!” leggermente teatrale cui è seguita una standing ovation abbastanza spontanea.
Sullo stesso nome scelto verticisticamente (non vi è peraltro stato un benchè minimo coinvolgimento nemmeno dei “delegati” in alcuna scelta) ho espresso i miei dubbi, che permangono tutti, a partire dalla preoccupazione che alla base vi sia una sorta di “damnatio memoriae” intorno al termine “SINISTRA” che non precludendo l’ingresso a chi “non è” di Sinistra rischia di rovinare in partenza l’idea che questa nuova formazione – pur non portandone il nome – possa essere davvero di Sinistra.
L’altro giorno al Circolo San Paolo dove avevo invitato alcune compagne ed alcuni compagni ad aprire una prima discussione intorno alla prospettiva di aderire a “Libereguali” sono emerse varie riflessioni su quel che è necessario fare, a partire dai territori, per coinvolgere quanta più gente possibile nel corso dei prossimi giorni ed in vista della campagna elettorale politica imminente. Ho espresso preoccupazioni su alcuni livelli nazionali in relazione alle scelte che hanno prodotto in Parlamento a favore di leggi – come l’abolizione dell’art.18, il Job’s Act, la Buona Scuola – approvate nella corrente legislatura, o come la modifica dell’art.81 della Costituzione con il pareggio di bilancio, approvata all’inizio del 2012 dal Governo Monti. A quei parlamentari che sono progressivamente poi usciti dal PD ed ora essendo confluiti in MdP-Art.1, sono parte del nuovo soggetto promotore di questa lista “Libereguali” chiederei perlomeno di formalizzare un “ravvedimento operoso”.
Scherzi a parte, ho chiesto però di poter esaminare le linee programmatiche che tra domani, sabato 16, e domenica 17 dicembre verranno focalizzate in sei incontri attraverso assemblee tematiche. La buona volontà non mi manca, ma il tempo stringe

Joshua Madalon

C’E’ UN VOTO UTILE? certamente, è orientato a SINISTRA! a partire da “LIBEREGUALI”


C’E’ UN VOTO UTILE? certamente, è orientato a SINISTRA!a partire da “LIBEREGUALI”

Già da qualche giorno, e durerà un bel po’, è partito il refrain del “voto utile” a favore del PD rivolto verso quegli elettori che nella prossima consultazione elettorale politica potrebbero trovare spazio in quelle formazioni chiaramente di Sinistra che si vanno creando, come ad esempio “Libereuguali” il cui leader è Pietro Grasso. La stessa scelta dell’attuale Presidente del Senato viene aspramente criticata in modo chiaramente strumentale per non aver presentato le sue dimissioni dalla carica istituzionale prima di assumere questo nuovo incarico politico.

Si tratta di un’evidente strumentalizzazione collegata al fatto che mancano pochi giorni alla scadenza, peraltro anticipata anche se di poco, della legislatura, e le forze politiche hanno ormai da tempo già scelto i loro leaders. Il Presidente Grasso ha motivato la sua scelta di dimettersi intanto dal Partito Democratico in seguito all’approvazione della nuova legge elettorale, considerandola inadeguata a garantire la governabilità del Paese in un periodo molto difficile con l’avanzare di formazioni di Destra, alcune delle quali pericolose per la Democrazia. La successiva decisione di accettare la candidatura a leader della nuova lista politica è avvenuta in un momento molto delicato della legislatura e le sue dimissioni, che – ne sono sicuro – avrebbe di certo dato in un momento diverso – avrebbero avuto effetti molto più dirompenti sul quadro politico generale.
Nel mentre si invoca il voto utile non vi è alcun segnale di autocritica da parte della leadership del PD.
Eppure la presenza di quelle neoformazioni di Destra estrema e il successo per ora annunciato di un movimento politico che si caratterizza con lo strabismo divergente (il suo sguardo è contemporaneamente rivolto sia a Destra che a Sinistra ed a entrambe queste parti cerca consensi) sono ascrivibili alla incapacità profonda del maggiore Partito del sedicente centrosinistra di riuscire ad interpretare, affrontare e portare a soluzione le esigenze, i bisogni, la domanda di attenzione che proviene dalla parte più debole sempre più numerosa della gente.

I temi del lavoro continuano ad essere affrontati favorendo la parte più ricca del Paese, che vede lievitare i profitti, segnalati peraltro dall’aumento della produzione cui non corrisponde nè l’aumento dell’occupazione nè quello dei consumi, nè quello dei salari.

Il tema della Sanità è stato affrontato invece con un poderoso attacco ai costi a svantaggio delle classi più povere e svantaggiate ed anche per questo maggiormente bisognevoli di cure, preventive, diagnostiche e mediche.

Il mondo dell’istruzione è stato progressivamente attaccato facendolo diventare un luogo di competizione privatistica sempre più lontano dai bisogni degli utenti (soprattutto ma non solo studenti) e rendendo l’insegnamento una pratica burocratica arida ed improduttiva, salvo miracoli dovuti alla passione di donne ed uomini sensibili e professionalmente preparate/i.

L’immigrazione è stata poi trattata con modalità praticamente indistinte da quanto richiesto in modo esplicito dalla destra xenofoba e senza essere in grado di affrontare le emergenze che si sono venute a creare proprio per l’assenza di regole che garantissero la presenza degli stranieri, sia quelli regolari con il riconoscimento dello status di rifugiati (di cui è stato fatto un vasto uso improprio ed incontrollato) sia quelli non regolari, garantendo loro un trattamento dignitoso da parte delle Istituzioni statali anche in cambio di attività per il periodo durante il quale fosse stata necessaria la loro permanenza sul nostro territorio. Abbiamo assistito e stiamo tuttora assistendo ad un profondo caos in merito, e le soluzioni appaiono piuttosto inadeguate e pasticciate.

Ho accennato soltanto a queste quattro tematiche (Lavoro, Sanità, Istruzione, Immigrazione) ma propongo di approfondirne le caratteristiche allargando il dibattito in modo aperto e coinvolgente sin dalle prossime settimane, con un occhio specifico ai nostri territori.

Torno al “voto utile”. Esiste questa possibilità per l’elettorato che si appresterà a scegliere uno dei Progetti politici in competizione; e certamente questa è a favore di chi intende rappresentare una svolta politica seria e decisa a SINISTRA. “LIBEREGUALI con Pietro Grasso”. Diamo un segnale di cambiamento, vero, deciso, capace di interpretare le necessità della parte più debole del nostro Paese.

Joshua Madalon

P.S.: Seguite i dibattiti che si svolgeranno sabato 16 p.v. a Brescia, Napoli, Firenze, Roma e Padova e domenica 17 a Genova. Qui di seguito troverete le indicazioni generali dei luoghi e degli orari.

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Ci sarebbe davvero da ridere se non ci restasse che piangere.

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Ci sarebbe davvero da ridere se non ci restasse che piangere.


(per la cronaca, sapete cosa rappresenta l’immagine in evidenza? un volantino del Comitato del NO appallotolato e buttato via con ira da un sostenitore del SI al mercato del venerdì a San Paolo e non si trattava solo di un semplice sostenitore: questa è la Democrazia a parole di chi vorrebbe dirsi “Democratico”: meno male che quella proposta di Riforma è stata bocciata!)

Qualche giorno fa mi è capitato e sarà capitato anche a qualcun altro di leggere queste argute riflessioni (ve ne riporto solo una piccola parte):

“Un anno fa la maggioranza degli elettori bocciò la riforma costituzionale; un progetto che…..avrebbe migliorato le nostre istituzioni.

Nel frattempo non abbiamo visto (alcuna proposta alternativa……)
Abbiamo invece una nuova legge elettorale, frutto di un compromesso……. impianto proporzionale, niente premio di maggioranza, probabilmente nessun vincitore la sera stessa del voto ma solo dopo le trattative in Parlamento.

Azzardo una facile previsione:………… credo che riparleremo.”

Innanzitutto la proposta di riforma costituzionale è stata sonoramente bocciata da un 60% di elettori su un plafond del 65% di partecipanti (si ricordi che per i referendum costituzionali non è necessario superare il quorum del 50% + 1 voto) e bisognerebbe rendersene conto, ma a tutt’oggi appare improbabile una resipiscenza in tal senso da parte dei sostenitori di quella proposta.
Le alternative erano già apparse in tutta evidenza nel corso dei mesi precedenti all’effettuazione del referendum. Fossero state ascoltate si sarebbe potuto evitare, ma la “capronite” è una brutta malattia dura a morire e si è voluto andare avanti, senza ascoltare anche semplici consigli, come lo “spacchettamento”: si sarebbe portato a casa l’abolizione del CNEL, una diminuzione del numero dei parlamentari, forse addirittura l’abolizione del Senato, idea certamente migliore rispetto a quella dei proponenti di fare del Senato una sede di nominati-premiati nullafacenti (come se non bastassero quelli che ci sono, il cui impegno è quasi sempre a favore dei talk-show).
E poi l’esimio estensore lancia l’accusa di una “nuova legge elettorale” inutile e dannosa come se l’avessero proposta ed approvata i sostenitori del NO. Ci sarebbe davvero da ridere se non ci restasse che piangere.

Ed infine una conclusione che è quasi una minaccia.

La bellezza di tutto questo è che l’autore delle frasi da me riportate è l’attuale Segretario Provinciale del PD di Prato.

Joshua Madalon

La mia firma

Quel che dirò domani a San Paolo di Prato – 1

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Quel che dirò domani a San Paolo di Prato – 1

(questa parte è esclusivamente un pro-memoria; serve soltanto come rapida carrellata sul perché noi di San Paolo siamo così “diversi)

Il Circolo PD Sezione nuova San Paolo e la sua storia: sintesi “sintetica” all’osso

Nel 2011 esisteva solo il Circolo di San Paolo-Borgonuovo (il PD era nato a fine 2007 dopo una gestazione difficile; a Prato sono stato, insieme a T.S., coordinatore dell’unico Comitato per il PD); nel corso del 2011 un gruppo di iscritti al PD chiede a gran voce di riaprire una Sezione qui a San Paolo. Non sarà facile, anche perché questo Circolo nasceva già con presupposti di forte critica verso una conduzione del Partito non condivisa nei metodi e nelle pratiche, del tutto priva di una volontà di vero rinnovamento.
L’attività del Circolo già prima del suo riconoscimento ufficiale si è svolta in una ben precisa direzione: rinnovare, rappresentare, produrre analisi critica, avanzare proposte innovative in piena ed assoluta autonomia.
Questo è stato il nostro segno distintivo. Al punto tale da indurre in errore coloro che in modo superficiale interpretano il messaggio politico.
Noi ci possiamo vantare di aver interpretato invece molto in anticipo quale rischio incombesse sul Partito Democratico, ben al di là di quanto già insito nelle differenze iniziali, con l’arrivo di Matteo Renzi già nella prima delle due contese (le Primarie) quella del 2 dicembre 2012.
I segnali di contaminazioni velenose in quella prima occasione si palesarono. E a Prato la situazione condizionava la nostra autonomia democratica. Un Circolo “pericoloso” il nostro, che aveva cominciato a produrre analisi critica ed avanzare proposte programmatiche con “La Palestra delle Idee”. Tra la fine di aprile ed i primissimi giorni di maggio del 2013, dietro un nostro invito passò Fabrizio Barca nella prima delle sue uscite “extra moenia” romane.
Vengono prodotti una serie di documenti ad uso del territorio e non solo. Ma il Circolo San Paolo, per la sua caratteristica “autonoma ed anarchica”, che è stata sempre però posta a contributo per il PD, è stato osteggiato e limitato dalla dirigenza provinciale.
L’8 dicembre del 2013 Renzi vince le Primarie con modalità che ancor oggi gridano vendetta.
Nel 2014 dopo cinque anni di Centrodestra vi sono le elezioni amministrative a Prato. Candidato è un renziano doc, che afferma chiaramente anche quando viene invitato a parlarne in Sezione che “non gli importa nulla di chi lo voti (lui li cerca tutti) basta che lo votino”. Il riferimento era in relazione ad abboccamenti avvenuti nella zona di nostro riferimento con gruppi chiaramente xenofobi.
Eravamo già in crisi; alcuni di noi non erano più nemmeno tesserati (il sottoscritto addirittura era membro della Commissione di garanzia che non riusciva ad essere convocata per analizzare alcune incongruenze relative al versamento delle quote da parte di personaggi anche influenti).
Peraltro già nel 2014 da parte di alcuni di noi vi era una certa attenzione verso i gruppi politici di Sinistra. Ma non eravamo affidabili, non eravamo credibili; per qualcuno addirittura non era proprio chiaro come mai coloro che si erano battuti per un cambiamento di metodi e pratiche, per quella che poteva apparire una volontà di “rottamazione”, non fossero sostenitori di Matteo Renzi.

parte 1 ….. segue parte 2

Joshua Madalon

La mia firma

Quel che dirò domani a San Paolo di Prato – 2

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Quel che dirò domani a San Paolo di Prato – 2

Parlo dunque per me, ora! Sento il bisogno di adoperare quel che mi rimane di vita per costituire un soggetto unico della Sinistra. Considero il PD tranne che per pochi residui, che spero presto si stacchino, un Partito di centro, ad essere buoni, ma forse addirittura di centrodestra ad essere giusti. Tanto è che la parola Sinistra non ha mai trovato albergo neanche nel nome. E sono oggi critico per la scelta appena fatta da chi afferma di voler creare un primo nucleo di quel nuovo soggetto per il nome significativo sì ma non esaustivo.

Dall’inizio di quest’anno (2017) ho partecipato alla formazione di un gruppo di persone interessate a costruire un punto di riferimento delle Sinistre che potesse essere in grado di rappresentare i bisogni e le necessità che provengono da larghissima parte della popolazione, che è stata oggetto esclusivamente di interventi effimeri e provvisori, caritatevoli e paternalistici, alla quale è stata garantita la stabilità della precarietà mentre ai possessori della ricchezza veniva garantito di accrescerla a dismisura.
Del tutto evidente, dunque, l’assoluta difformità da una Politica di Sinistra!
Il dibattito su quel soggetto ha avuto un percorso tormentato, che ho voluto personalmente riprendere dopo che era del tutto evidente il disinteresse da parte di alcuni a protrarre la sua esistenza.
Ho partecipato anche ad un breve dibattito (un paio di incontri) sulla possibilità a livello nazionale di mettere in piedi un gruppo di base per una Sinistra unita, meglio conosciuto dal nome del luogo dove i suoi promotori si erano riuniti a giugno.
Il fallimento di questo gruppo è collegato a motivazioni diverse a seconda delle posizioni di chi le esprime: da un lato certamente l’incapacità di riconoscere in anticipo la difficoltà di mettere insieme un raggruppamento politico pensando al successo dello stesso in occasione del referendum del 4 dicembre 2016; da quella stessa parte l’inadeguatezza di concepire la Politica come arte del compromesso. Dall’altro lato la volontà di non disperdere la propria identità messa insieme alla non completa elaborazione del lutto da parte di coloro che avevano da poco abbandonato il PD. Si aggiunga inoltre la scarsa chiarezza sulle critiche verso il proprio recente passato e le scelte governative approvate.
Ne è nata una forza politica composta da MdP-Art.1, Possibile ed una parte (la maggioranza) di Sinistra Italiana, che è stata chiamata LiberiE Uguali. Ho espresso apprezzamenti per questo sforzo, che tuttavia continuo a ritenere inadeguato, limitato se i suoi dirigenti non chiariscono quali davvero siano i suoi obiettivi.
Per capirci, a me va bene che si possa anche partire da LEU, ma serve davvero a poco fermarsi ad esso.
Il nostro Paese, non solo Prato, ha bisogno di Politiche di Sinistra che riducano al massimo le differenze, eliminando la precarietà, restituendo la dignità a ciascuno, aggredendo le contraddizioni immense che sono state avallate negli ultimi anni, senza neanche un accenno di analisi critica.
La mia presenza all’Assemblea nazionale di domenica 3 dicembre aveva questo significato: aderisco in modo critico con l’obiettivo di aggregare altre forze, altre individualità verso un soggetto unico simile a quello che si intendeva – e per me l’ipotesi è ancora viva – proporre qui a Prato.
E cioè PRATO A SINISTRA

Joshua Madalon

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La mia firma

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 4

manifesto referendum 1946

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 4

Ed arriviamo così al 2 giugno del 1946.

Diciamo subito che i risultati del referendum del 2 giugno 1946 non furono così esaltanti per la Repubblica (a fare un calcolo ad occhio e croce la scelta referendaria dello scorso 4 dicembre è stata più netta a favore del NO allorquando 19.419.507 voti a fronte di 13.423.208 assegnarono la vittoria ai sostenitori del rigetto del quesito referendario). La scelta repubblicana fu approvata con poco più di 2 milioni di differenza da quella monarchica (12.718.641 votarono per la Repubblica, 10.718.502 per la Monarchia), mentre il 4 dicembre del 2016 la differenza ha toccato poco meno di 6.000.000 a favore del NO (19.419.507 contro 13.423.208).

L’Italia del 2 giugno risultò peraltro spaccata in due con un Nord quasi tutto schierato a favore della Repubblica con realtà come Cuneo e Brescia dove il risultato fu molto equilibrato ed altre realtà tradizionalmente resistenti al nazifascismo come Genova, Milano, Bologna, Parma e Trento (dove la scelta per la Repubblica fu dell’ 85%) chiaramente repubblicane. Al centro a sostegno della Repubblica si distinsero, superando il 70% dei consensi, le città toscane ed Ancona, mentre Roma pur percorsa da una grande partecipazione popolare a favore della Liberazione il risultato fu lievemente a vantaggio della Monarchia, così come avvenne in tutto il mezzogiorno, con valori altissimi come a Napoli dove si sfiorò l’80% del sostegno ai Savoia.

Contemporaneamente alla scelta istituzionale si svolsero le elezioni per l’Assemblea costituente: prevalse la Democrazia Cristiana con il 35,2%; le due forze di Sinistra – il PSIUP – Partito Socialista di Unità Proletarie ed il PCI – Partito Comunista Italiano – ottennero rispettivamente il 20,7% ed il 18,9% superando di fatto di 22 unità il numero di deputati ottenuto dalla DC (207 a fronte dei rispettivi 115 più 104). L’Unione Democratica Nazionale di ispirazione liberale ottenne il 6,8% con 41 rappresentanti, il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini ebbe il 5,3% con 30 eletti, il Partito Repubblicano Italiano il 4,4% con 23 membri ed il Blocco Nazionale delle Libertà che si dissolse poi rapidamente tra Liberali, Monarchici e Qualunquisti prese il 2,8% con 16 deputati. Lo storico Partito d’Azione raccolse solo l’1,4% con 7 rappresentanti.

Proclamati i risultati il Consiglio dei Ministri l’11 giugno volle subito portare a compimento il
3° comma dell’art. 2 del Decreto Legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98: «Nella ipotesi prevista dal primo comma (cioè la vittoria della Repubblica, n.d.r.), dal giorno della proclamazione dei risultati del referendum e fino alla elezione del Capo provvisorio dello Stato, le relative funzioni saranno esercitate dal Presidente del Consiglio dei Ministri in carica nel giorno delle elezioni».

Per una forma di cortesia istituzionale il Consiglio dei Ministri affifdata la guida ad Alcide De Gasperi si affrettò a stilare un documento da sottoporre all’attenzione del re Umberto II:

«Preso atto della proclamazione dei risultati del referendum fatta dalla Corte di Cassazione, tenuto conto che questi risultati, per dichiarazione della stessa Corte di Cassazione, sono suscettibili di modificazione e di integrazione, nel supremo interesse della concordia degli italiani, si consente che, fino alla proclamazione dei risultati definitivi, il Presidente del Consiglio dei Ministri, on.le Alcide De Gasperi, eserciti i poteri del Capo dello Stato, di cui all’art. 2, DLL 16 marzo 1946, n. 98, secondo i principi dell’attuale ordinamento costituzionale”.

Joshua Madalon

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COERENZA ED AFFIDABILITA’ (i perché di una Storia) ripartire da San Paolo con la Palestra delle Idee

La Palestra delle Idee - prossima fermata

COERENZA ED AFFIDABILITA’ (i perché di una Storia) ripartire da San Paolo con la Palestra delle Idee

Mi sono già molte volte trovato a sottolineare la distanza tra il Partito Democratico ed una parte sempre più considerevole di coloro che ne avevano sostenuto la Fondazione, tra i quali mi annovero.
Forse è necessario ribadire che già nella fase fondativa alcuni di noi (e dunque me stesso) avevano scelto di impegnarsi in modo critico e propositivo. In uno dei documenti da me stilati e datato 29 giugno 2008 scrivevo:

“abbiamo lavorato in modo particolare per il cambiamento, per un Partito davvero nuovo, per un Partito davvero aperto, per un Partito che includesse e fondesse; abbiamo lavorato “contro” coloro che non volevano cambiare pur profferendo parole di cambiamento o rimanendo in silenzio “in attesa fiduciosa”.
Questo nostro convincimento che occorresse restituire entusiasmo e fiducia alla gente, che occorresse rimettere in moto le passioni civili ed ideali ha dato fastidio, ha creato una sorta di muro difensivo da parte dei “politici di mestiere” soprattutto perché si chiedeva a “tutti” di rimettersi in discussione, di aprirsi al confronto, di riproporsi in modo nuovo.”

Trovammo dileggio e contrasti, ma siamo andati avanti.

A San Paolo poi abbiamo avviato un lavoro “democratico” lottando nel vero senso della parola ma con l’uso della ragionevolezza e della dialettica per poter aprire un Circolo nuovo nei metodi e nelle scelte. Altri contrasti ed altre contrapposizioni accompagnate da blandizie e tranelli vari. Di cosa si preoccupavano? Di sicuro di un metodo “democratico” aperto ai contributi di quante persone fossero interessate a partecipare in modo attivo (non ho visto affluire gente che non condividesse pienamente i valori della Sinistra) ed è nata così “La Palestra delle Idee”, un modo come l’altro di affrontare questioni territoriali e nazionali come l’Immigrazione, la Formazione, il Lavoro, la Sanità, la Cultura, l’Ambiente, il Territorio e via dicendo. Anche per questo la meteora Barca ci coinvolse con il suo “sperimentalismo democratico” che a San Paolo avevamo anticipato a praticare. E, fallito quel progetto insieme all’eclissi dello stesso Fabrizio Barca, abbiamo partecipato da protagonisti a “Trame di Quartiere”, portando il nostro contributo ed arricchendoci vicendevolmente.
Forse è proprio questo metodo a creare preoccupazione e timore in coloro che hanno disimparato a praticarlo ed è ancora più inaccettabile che sia posto un limite a chi lo pratica, allorquando ciò è svolto in maniera disinteressata e limpida (mi facevano ridere coloro che si chiedevano “perché lo fanno? chi c’è dietro?” e spero tanto non debba continuare a ridere adesso che sono passati tanti anni).
Certamente il metodo che continuerei a chiamare “sperimentalismo democratico” (Fabrizio Barca mi consentirà di appropriarmi del titolo) ha bisogno di un profondo rispetto e di cambiali in bianco; in cambio chi concede quel rispetto potrà trovare elementi utili per un raccordo programmatico che parta dal basso o, ad essere precisi, dal medio-basso (chi partecipa a questi incontri pur essendo questi “aperti e pubblici” è portatore di culture e conoscenze di un certo livello).

Ecco: il gruppo che a San Paolo potrebbe riprendere la sua attività, a partire da “LIBERI e UGUALI”, è nella sua stragrande maggioranza lo stesso che ha praticato lo “sperimentalismo democratico”; è quello stesso che, dopo un riconoscimento non solo formale da parte dello stesso Barca (voglio qui ricordare che Fabrizio partì dal Circolo San Paolo per il suo “Viaggio in Italia” di cui parla ne “La Traversata”), fu praticamente bloccato dal Partito che non ci riconosceva la necessaria affidabilità.

Joshua Madalon

FABRIZIO BARCA a San Paolo con Marzio Gruni e Daniele Pinai

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 3

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BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 3

Dopo la Liberazione di Roma avvenuta il 4 e 5 giugno 1944 era stato emanato il decreto legge Luogotenenziale n.151 che verrà considerato come la prima “Costituzione provvisoria dell’Italia” (il documento è stato pubblicato in un mio post lo scorso 3 dicembre con il titolo “BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 2″) seguirà il Decreto-legge luogotenenziale n.98 del 16 marzo 1946, che viene considerato la seconda “Costituzione provvisoria” con la quale viene praticamente deciso che sarà il popolo a scegliere, attraverso un referendum, tra monarchia e repubblica quale dovesse essere la forma di governo del Paese. Nella stessa occasione che sarà indetta per il 2 giugno 1946, come già previsto genericamente dal Dl 151, sarebbe stata eletta l’Assemblea costituente. Se in un primo tempo anche la scelta tra monarchia e repubblica era stata affidata ai membri che sarebbero stati eletti, dietro una sollecitazione di parte monarchica, preoccupata dalla accertata preponderanza repubblicana fra gli eletti, si pensò di consultare il popolo. L’idea ovviamente aveva una sua logica: la monarchia possedeva un suo indubbio fascino ed aveva svolto un ruolo da protagonista negli ultimi anni, riconoscendo di fatto gli errori commessi nell’appoggiare il regime fascista.
Vedremo poi come si svolse il referendum e quali furono i risultati in un prossimo post. Qui sotto trovate il documento cui faccio riferimento.

Joshua Madalon

Decreto-legge luogotenenziale
16 marzo 1946, n. 98

(In Gazz. Uff., 23 marzo 1946, n. 699). – Integrazioni e modifiche al decreto legge Luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151 relativo all’Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, al giuramento dei Membri del Governo ed alla facoltà del Governo di emanare norme giuridiche
In virtù dell’autorità a Noi delegata.
Visto il decreto legge Luogotenenziale 25 giugno 1944 n. 151 relativo all’Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, al giuramento di membri del governo ed alla facoltà del Governo per emanare norme giuridiche;
Visto il decreto legislativo luogotenenziale I febbraio 1945, n. 58, concernente nuove norme sull’emanazione, promulgazione e pubblicazione dei decreti luogotenenziali e di altri provvedimenti.
Ritenuta la necessità di apportare integrazioni e modifiche al sopra citato decreto-legge Luogotenenziale 25 giugno 1945 n. 15;
Udito il parere della Consulta Nazionale;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro Segretario di Stato, e del Ministro per la Costituente di concerto con tutti i Ministri.
Abbiamo sanzionato e promulgato quanto segue :
Art. 1.
Contemporaneamente alle elezioni per l’Assemblea Costituente il popolo sarà chiamato a decidere mediante referendum sulla forma istituzionale dello Stato (Repubblica o Monarchia).
Art. 2.
Qualora maggioranza degli elettori votanti si pronunci in favore della Repubblica, dopo la sua Costituzione, come suo primo atto eleggerà il Capo provvisorio dello Stato, che eserciterà le sue funzioni fino a quando sarà nominato il Capo dello Stato a norma della Costituzione deliberata dall’Assemblea.
Per l’elezione del Capo provvisorio dello Stato è richiesta la maggioranza dei tre quinti dei membri dell’Assemblea. Se al terzo scrutinio non sarà raggiunta tale maggioranza, basterà la maggioranza assoluta.
Avvenuta l’elezione del Capo provvisorio dello Stato, il Governo in carica gli presenterà le sue dimissioni e il Capo provvisorio dello Stato darà l’incarico per la formazione del nuovo Governo.
Nell’ipotesi prevista dal primo comma, dal giorno della proclamazione dei risultati del referendum e fino alla elezione del Capo provvisorio dello Stato, le relative funzioni saranno esercitate dal Presidente del Consiglio dei Ministri in carica nel giorno delle elezioni.
Qualora la maggioranza degli elettori votanti si pronunci in favore della Monarchia, continuerà l’attuale regime Luogotenenziale fino all’entrata in vigore delle deliberazioni dell’Assemblea sulla nuova Costituzione e sul Capo dello Stato.
Art. 3.
Durante il periodo della Costituzione e fino alla convocazione del Parlamento a norma della nuova Costituzione il potere legislativo resta delegato, salva la materia costituzionale, al Governo, ad eccezione delle leggi elettorali e delle leggi di approvazione dei trattati internazionali, le quali saranno deliberate dall’Assemblea.
Il Governo potrà sottoporre all’esame dell’Assemblea qualunque altro argomento per il quale ritenga opportuna la deliberazione di essa,
Il Governo è responsabile verso l’Assemblea Costituente.
Il rigetto di una proposta governativa da parte dell’Assemblea non porta come conseguenza le dimissioni del Governo. Queste sonno obbligatorie soltanto in seguito alla votazione di sfiducia, intervenuta non prima di due giorni dalla sua presentazione e adottata a maggioranza assoluta dei Membri dell’Assemblea.
Art. 4.
L’Assemblea Costituente terrà la sua prima riunione in Roma, nel Palazzo di Montecitorio, il ventiduesimo giorno successivo a quello in cui si saranno svolte le elezioni.
L’Assemblea è sciolta di diritto il giorno dell’entrata in vigore della nuova Costituzione e comunque non oltre l’ottavo mese dalla sua prima riunione. Essa può prorogare questo termine per non più di quattro mesi.
Finchè non avrà deliberato il proprio regolamento interno dell’Assemblea Costituente applicherà il regolamento interno della camera dei deputati in data I luglio 1900 e successive modificazioni fino al 1922.
Art. 5.
Fino a quando non sia entrata in funzione la nuova Costituzione le attribuzioni del Capo dello Stato sono regolate dalle norme finora vigenti in quanto applicabili.
Art. 6.
I provvedimenti legislativi che non siano di competenza dell’Assemblea Costituente ai sensi del primo comma dell’art. 3, deliberati nel periodo ivi indicato, devono essere sottoposti a ratifica del nuovo Parlamento entro un anno dalla sua entrata in funzione.
Art. 7.
Entro il termine di trenta giorni dalla data del decreto luogotenenziale che indice le elezioni dell’Assemblea Costituente i dipendenti civili e militari dello Stato devono impegnarsi, sul loro onore, a rispettare e far rispettare nell’adempimento dei doveri del loro stato il risultato del referendum istituzionale e le relative decisioni dell’Assemblea Costituente. Nessuno degli impegni da essi precedentemente assunti, anche con giuramento, limita la libertà di opinione e di voto dei dipendenti civili e militari dello Stato.
Art. 8.
Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito in Consiglio dei Ministri, saranno emanate le norme relative alle operazioni del referendum, alla proclamazione dei risultati di esso e al giudizio definitivo sulle contestazioni, le proteste ed i reclami relativi alle operazioni del referendum, con facoltà di variare ed integrare, a tali fini, le disposizioni del decreto legislativo Luogotenenziale 10 marzo 1946 n. 74, per l’elezione dei deputati dall’Assemblea Costituente e di disporre che alla scheda di Stato, prevista dal decreto anzidetto, siano apportate le modificazioni eventualmente necessarie.
Per la risposta al referendum dovranno essere indicati due distinti contrassegni.
Art. 9.
Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella “Gazzetta Ufficiale ” del Regno

manifesto referendum 1946

LIBERI UGUALI dopo il 3 dicembre!

LIBERI UGUALI dopo il 3 dicembre!

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Joshua Madalon

Inserisco il paragrafo con cui chiudo questo post perché non sfugga a chi di dovere:

Detto questo, aggiungo che molte persone sono ritornate a fare Politica e moltissime ancora ritorneranno nelle prossime ore. Lo faranno sperando che condivisione, partecipazione, coinvolgimento non siano parole vuote, a partire da subito. La Festa potrebbe essere già finita, ancorchè bella, coinvolgente e ricca di stimoli appassionati. Se non vogliamo renderci complici di un disastro democratico, se vogliamo davvero fermare le Destre (quelle con lo sguardo al passato e le teste vuote e lucide ed anche quelle che credono di poter governare con la rabbia e la disperazione dei più deboli) facciamo un “pieno” di Democrazia prima delle grandi “convention tematiche” già previste, che potrebbero alla fin fine essere poco più che delle “passerelle” teatrali. Anche per questo vanno ascoltati i territori, vanno coinvolti quanti non sono stati già coinvolti, al di fuori dei piccoli recinti partitici ed occorre avviare un dialogo franco ed aperto con quelle forze politiche e sociali di Sinistra che sono rimaste fuori.

LIBERI UGUALI dopo il 3 dicembre!

LIBERI E UGUALI è un ottimo binomio che sintetizza l’esigenza fondamentale che la Sinistra deve porre a base della sua stessa esistenza. Ad essere sincero non lo avevo apprezzato quando la sera prima del 3 dicembre uno dei segretari locali delle tre forze politiche principali già organizzate me lo ha comunicato e l’impatto negativo era comune.

Sarà – come diranno i maligni (e a pensar male spesso non si sbaglia) – la necessità di accogliere ciò che è stato prescelto in modo verticistico come binomio da accompagnare all’agire politico dei prossimi mesi ed anni (insieme all’auspicio ci metto l’impegno) per tante e tanti di noi!

“Liberi e uguali” si riferisce certamente alla storia della Sinistra, a partire dalla collocazione che assunsero i deputati francesi ostili verso la monarchia fin dal periodo pre-rivoluzionario; ma si riferisce poi ad uno dei testi fondamentali della storia giuridica mondiale e cioè la DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO DEL 26 AGOSTO 1789 al cui Art. 1 si legge
“Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune”.

Non l’ho riportata per intero perché siete perfettamente in grado di recuperarla ma ne avevo voglia allo scopo di confermare il mio gradimento verso la scelta che i vertici hanno prodotto: potrei lamentarmi per non aver potuto partecipare ad essa, ma non posso evitare di essere fiero di appartenere a questo nuovo soggetto politico; anche perché in tempi come questi di celebrazione della nostra Carta costituzionale non va dimenticato che “Liberi” e “Uguali” rappresentano le basi dei principi fondamentali espressi in quell’alto documento, come si rileva nell’art.3

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Qualcuna/o si è rammaricata/o di non aver trovato la parola “Sinistra” (anche io peraltro lo faccio) e soprattutto non si comprendono le “giustificazioni” non richieste (excusationes non petitae) da parte dei leaders quando affermano che vi era il timore di costituire uno steccato con quel termine. Ad essi dico che facciano tuttavia grande attenzione: con la “libera circolazione” all’interno del nuovo soggetto non vorrei ritrovarmi con personaggi come quelli che “l’altro ieri” sostenevano il centrodestra ed ieri si dirigevano ed oggi ancora trasmigrano contribuendo alla definitiva contaminazione del Partito Democratico.

Detto questo, aggiungo che molte persone sono ritornate a fare Politica e moltissime ancora ritorneranno nelle prossime ore. Lo faranno sperando che condivisione, partecipazione, coinvolgimento non siano parole vuote, a partire da subito. La Festa potrebbe essere già finita, ancorchè bella, coinvolgente e ricca di stimoli appassionati. Se non vogliamo renderci complici di un disastro democratico, se vogliamo davvero fermare le Destre (quelle con lo sguardo al passato e le teste vuote e lucide ed anche quelle che credono di poter governare con la rabbia e la disperazione dei più deboli) facciamo un “pieno” di Democrazia prima delle grandi “convention tematiche” già previste, che potrebbero alla fin fine essere poco più che delle “passerelle” teatrali. Anche per questo vanno ascoltati i territori, vanno coinvolti quanti non sono stati già coinvolti, al di fuori dei piccoli recinti partitici ed occorre avviare un dialogo franco ed aperto con quelle forze politiche e sociali di Sinistra che sono rimaste fuori.

Joshua Madalon

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