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ALTRE STORIE 2 (un impegno per la PACE e per la Conoscenza contro la violenza e le guerre)

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ALTRE STORIE 2 (un impegno per la PACE e per la Conoscenza contro la violenza e le guerre)

C’è un modo sublime, straordinario, di impegnarsi per costruire la Pace, e non è quella di andare armati in luoghi di “guerra” e di “violenza” anche se nominalmente a difesa di popoli oppressi, come tante volte hanno fatto tanti giovani, alcuni dei quali impropriamente sono stati descritti come “eroi” dopo aver perso la vita. Grande pena per parenti ed amici, ma non riesco a riconoscere come paladini della pace e delle libertà simili personaggi. Ben diversa è la scelta di quelle persone che hanno deciso di dedicare la loro vita, anche se in luoghi di guerra e di violenze, alle popolazioni che hanno bisogno di Tecnologie e di Culture per poter costruire il loro futuro.
Nabila Breir è stata una di queste.

Proseguo il trattamento del tema delle tecnologie a servizio dei progetti educativi, così come le interpretavo negli anni Ottanta a Prato. Questo fu il mio intervento svolto tra il 18 ed il 22 maggio 1988:

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NUOVE TECNOLOGIE…. VERSO IL 2000

Introduzione

La dizione “nuove tecnologie” è così ampiamente generica da richiedere in apertura una precisazione: il mio intervento è riferito alle nuove tecnologie elettroniche cineaudiovisuali nell’ambito della riproduzione e fruizione delle immagini in movimento e l’ambito di riferimento cui è diretto è quello dei progetti didattico-educativi, nel senso più ampio. Nel passaggio dagli Anni Settanta agli Anni Ottanta si è verificato un cambiamento di tendenza estremamente importante nella socieà italiana: si è cioè passati da una politica sociale e culturale rivolta all’esaltazione dell’ “effimero” ad un diverso tipo di intervento che puntasse maggiormente sull’impegno e sulla concretezza, contrapposto ad un’astrattezza e ad una passività (nell’ambito della fruizione) che avevano contraddistinto fortemente il precedente periodo. Il riflusso che è alla base di questo mutamento di direzione culturale fu innescato da circostanze non proprio felici fra le quali vanno annoverate la crisi economica, la crisi politica e sociale, il terrorismo, la liberalizzazione delle emittenze radiotelevisive. Infatti, soprattutto nelle grandi città è apparso sempre più difficile portare fuori la gente dalle loro abitazioni particoralmente di sera e la spesa culturale è andata sempre più ridimensionandosi: da qui è derivato che occorreva spendere meno ma spendere meglio, realizzando interventi che non fossero fini a se stessi. Parlare di nuove tecnologie in maniera generica finisce con il creare quasi sempre una grande confusione; gli stessi addetti ai lavori potenziali hanno difficoltà semplicemente a riferire di cosa si tratti e, quando pure una minoranza ne sappia fare l’elenco, è una successiva molta ridotta percentuale di essa a saper descrivere l’uso pratico e soprattutto didattico di questi strumenti. Eppure, all’interno dell’ordinamento scolastico italiano, non è previsto l’adeguamento ufficiale del personale, sia quello docente sia quello di supporto tecnico, e tale “aggiornamento” è riservato in modo esclusivo alle capacità individuali, alla buona volontà e particolare sensibilità, alla disponibilità di tempo e di denaro personale del docente: appare chiaro che nelle rivendicazioni categoriali questo aspetto (che non va certamente riferito in modo stretto all’ambito della nostra discussione) assume una forte rilevanza; il docente avverte la necessità, per mettersi in linea con i tempi, che gli venga riconosciuta in modo specifico una valenza educativa più complessa e più ampia, se non diversa tout court, che vada al di là del rapporto diretto con i suoi allievi, pur rimanendo questo compito altamente prioritario.

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ALTRE STORIE 1

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ALTRE STORIE 1

Come annunciavo nel post del 7 novembre nell’impostare un discorso intorno alla necessità di strutturare un nuovo Progetto di Educazione degli Adulti farò riferimento agli Atti del Seminario “Strategie per uno sviluppo generale dell’educazione degli adulti. Verso un 2000 educativo” svoltosi a Prato nel maggio del 1988. Pubblicherò poi il mio intervento e vi farò seguire un’idea sui bisogni consapevoli e/o inconsapevoli dei cittadini, sia quelli che da generazioni vivono questi territori sia quelli che invece vi sono da pochi anni, sia appartenenti alla nazionalità italiana sia a quelle non italiane, ma che comunque abbiano bisogno di approfondire la conoscenza della lingua e delle storie, offrendo innanzitutto in cambio le loro specifiche conoscenze mettendole insieme nello stesso comune crogiolo inter-multiculturale.

Dalla presentazione del prof. Federighi:

“…..A partire dal 1986, a Prato si è dato vita ad un controllato processo di costruzione di un sistema urbano di educazione degli adulti che, oggi, ha oramai superato il primo quinquennio di attuazioni. La ricerca, impostata da De Sanctis assieme ai suoi collaboratori ed a Massimo Bellandi e Doriano Cirri, prospetta obiettivi e tappe di attuazione che giungono fino all’anno 2000. Oggi, a sei anni dal suo inizio, dopo aver percorso le prime fasi del suo processo di attuazione alcune risposte alle principali questioni fondanti la ricerca sono state date.
Realizzando attività educative organizzate per oltre mille cittadini ogni anno – per la maggior parte nel campo dell’educazione formale – sono state messe a fuoco le ragioni che finora hanno impedito o non hanno lasciato emergere le aspirazioni dei cittadini verso uno sviluppo intellettuale generale.
A partire dal ruolo di programmazione e di diretto rapporto con i problemi della gente, di gestione di servizi comuni ai diversi agenti educativi locali, si è definito, sia sul piano teorico che pratico, il ruolo di un Comune rispetto alle aspirazioni educative dei propri abitanti. Si è precisato come sia possibile dare inizio ad un processo formativo nel campo dell’educazione degli adulti a partire dal Comune. Ciò sia nella prospettiva di una ripartizione di competenze con le amministrazioni pubbliche sovraordinate, che nella possibile loro latitanza. Nello stesso tempo, praticando il superamento della contrapposizione tra accentramento e decentramento, tendendo a far assumere a ciascuno le proprie competenze – dai consigli di circoscrizione agli organismi nazionali ed internazionali – si è riusciti a raggiungere obiettivi sociali più avanzati……Il seminario – progettato e organizzato con Filippo M. De Sanctis, Doriano Cirri e Manuela Borchi – fu dedicato, come ricorda De Sanctis nell’Introduzione qui pubblicata, a Nabila Breir, educatrice degli adulti, che con noi aveva cooperato per la creazione dell’Associazione Mediterranea di Educazione degli Adulti, uccisa a Beirut.”

In relazione a questa dedica riporto il paragrafo conclusivo dell’Introduzione del prof. De Sanctis qui sopra richiamata. Il suo titolo assume un profondo ed inequivocabile significato: non c’è Cultura senza la Pace. E la Pace ha inizio e completamento all’interno delle Conoscenze e delle Culture.

E’ il paragrafo cinque, quello conclusivo dal titolo “A dedication for peace“

In the name of the Mediterranean Adult Education Association, I wish to ask participants to dedicate this seminar to the name of Nabila Breir. Nabila was an Arabian colleague who on the 18th of December, 1986, in Beirut, on his way to work, was barbarously assassinated. I met Nabila in Paris during the last assembly of UNESCO. On that occasion he worked towards establishing on behalf of the Association relations between Arabs and Israelis. Together we thought that neither yesterday’s or today’s conflicts should prevent us from working towards peace for tomorrow. The International Council for Adult Education has created a prize dedicated to the memory pf Nabila Breir. We invite you to join us in this enterprise.

…ALTRE STORIE…… 1

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UN PAESE POVERO —- UN’OPPOSIZIONE PER NIENTE CREDIBILE NON AIUTA LA CRESCITA IN UN PAESE DOVE ANCHE GRAN PARTE DEL GOVERNO NON GODE DI ALTA CREDIBILITA’

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UN PAESE POVERO

UN’OPPOSIZIONE PER NIENTE CREDIBILE NON AIUTA LA CRESCITA IN UN PAESE DOVE ANCHE GRAN PARTE DEL GOVERNO NON GODE DI ALTA CREDIBILITA’

Ho criticato in modo costante una delle parti – particolarmente “una” – che formano l’attuale maggioranza di Governo. Ho criticato soprattutto quella “parte” a me più vicina, anche se – negli ultimi anni – sempre più distante.
All’attuale Governo riconosco il “coraggio” di aver voluto intraprendere un viaggio improbo, costellato, come non mai, di enormi difficoltà. A partire dai problemi sociali, del Lavoro in primo luogo, per andare a quelli economici, la strada è resa ben più difficoltosa rispetto agli ultimi anni: la divaricazione tra ricchezza e povertà è aumentata in modo vertiginoso.
In un contesto di crisi si mettono da parte le differenze e ci si aiuta; è accaduto in tante altre occasioni. E ciascuno ha potuto mantenere la propria integrità ideologica, anteponendo per un breve periodo gli interessi comuni a quelli di parte.
Non è possibile, invece, oggi, con questa opposizione che pure vorrebbe accingersi a prendere il posto di chi governa. Non lo è in modo netto e chiaro, perchè alla fine dei conti, a Salvini e Meloni non interessa il bene del Paese. Nelle loro affermazioni a volte farneticanti perchè postideologiche e semplicistiche non vi sono soluzioni reali ai problemi del Paese. La stessa Lega ha fatto saltare il banco in pieno Agosto non perché intendeva lucrare nuove e più comode posizioni in un’ imminente contesa elettorale, ma semplicemente perché non era in grado di sopportare scelte impopolari nella imminente Legge Finanziaria.
Quel che scrivo è incontrovertibile: non una parola propositiva, non un’idea alternativa utile a migliorare le condizioni del Paese, della parte più debole di esso.
E tutto questo rende ancor più pericolosa l’ascesa “irresistibile” di quella parte nell’elettorato, che appare destinato ad un “cupio dissolvi” collettivo davvero pieno di incognite.
Ciò che preoccupa è d’altra parte l’inconsistenza progettuale del M5S. Ne avevo accennato benevolmente nei tempi passati, assegnando loro il beneficio dell’innocenza e la giustificazione di un’impreparazione dovuta al “destino” che li aveva portati in alto troppo in fretta. Ed è ora inevitabile la loro crisi progressiva, collegata purtroppo ad un’incapacità nell’affrontare collettivamente tutta una serie di problematiche urgenti, vista la mancanza di un vero e proprio collante ramificato nei territori.
Il Partito Democratico d’altra parte non sembra in grado di risollevarsi dai danni al suo “corpo” inflitti dalla ascesa e dal crollo del “renzismo” che ha desertificato i Circoli e mortificato le competenze e le passioni “storiche” dei militanti. Dovrebbe mostrare una “reazione” sia verso la scelta dell’ex leader nel voler formare un nuovo soggetto sia verso le scelte di coloro che, pur essendo stati strenui e convinti sostenitori di Renzi, non hanno deciso di seguirlo, mostrandosi scaltri “tartufi” opportunisti.
Quella parte di Sinistra che è dispersa in mille rivoli come “il volgo” manzoniano “disperso che nome non ha” mostri l’orgoglio di poter essere protagonista di una rinascita civile rinunciando alla parcellizzata identità molecolare ed avvii un percorso “costituente” ricco dei valori comuni di Democrazia, Uguaglianza, Libertà elementi fondamentali da difendere strenuamente, tutti insieme.

Joshua Madalon

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 8 e finale

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 8 e finale

Non sempre le app funzionano e non sempre chi legge le app le interpreta per quel che veramente dicono.
E così, di fretta, senza poter osservare di nuovo gli ambienti per poterne cogliere aspetti non evidenziati all’andata ed approfondire altri già riscontrati, procediamo verso la stazione di Portici. Utilizziamo i pochi e ristretti spazi di ombra, anche se la canicola ferragostana è lenita da una brezza marina piacevole ma ingannatrice. E mentre scendiamo lungo il Corso Umberto I° ad una verifica ugualmente rapida ma poco più accurata – alla ricerca di una conferma – ci si rende conto che il treno – oggi 15 agosto – non c’è. Dobbiamo dunque attendere un paio d’ore. Scendiamo in modo più lento verso la stazione. Sarà l’occasione, pensiamo all’unisono, per visitare altre parti della città. A partire dal porto e dal lungomare. Ci si inoltra giù passando sotto la strada ferrata costeggiando alcuni ristoranti che hanno soprattutto la presenza di famiglie festanti e chiassose: gli ultimi posti liberi lungo la parte esterna di un marciapiede a ridosso degli esercizi vengono occupati; i clienti vengono acconciati alla meglio sotto un ombrellone incerto ma utile all’occasione. Arrivati sul porto, la baia è quasi deserta e sonnacchiosa; c’è un varco che di norma conduce le imbarcazioni alle pratiche del varo o del metterle a secco. Il caldo spinge soprattutto Mary ad immergere piedi e gambe nell’acqua, ma il fondo è scivoloso e occorre molta prudenza. A lato del varco c’è un canale nel quale scorre acqua limpida, forse proveniente da una sorgente. E’ particolarmente fresca e Mary seduta sul bordo della banchina vi immerge i piedi e massaggia le gambe. Io preferisco osservare il sito senza allontanarmene: due giovani sono impegnati in una pesca con la canna senza grande fortuna ma trascorrono il loro tempo a discutere di temi senza senso. Su un marciapiede rialzato poco distante una coppia si dibatte in uno scontro verbale a tratti minaccioso. Ritorno da Mary ed insieme a lei facciamo un giro sul molo anche per poter godere del panorama dell’entroterra vesuviano, dove per l’appunto torreggia minaccioso il vulcano. Sulla scogliera solitari uomini felliniani prendono il sole. Non ci curiamo del fatto che siamo stati costretti a rimanere ancora per un paio d’ore; avevamo in animo di pranzare a casa anche se fosse stato nel tardo pomeriggio: alla nostra età basta nutrire il corpo con pochi cibi e acqua abbondante e quest’ultima non ci mancava. Ne avevamo di non più fresca negli zaini e ci bastava. Nondimeno un gelato lo avremmo volentieri gustato. Lascio Mary nel suo bagnetto marino privato e faccio un giro; non vendono gelati e, quindi, di ritorno decidiamo di andare verso la Stazione, dove c’è un barettino. Niente di che! Gelati ve ne sono ma sono di una forma industriale che non ci convince e decidiamo di farne a meno. Prendiamo solo una bottiglietta d’acqua più fresca. E ci sediamo sulle scale antistanti la stazione. Tra una ventina di minuti il treno arriva; vado a fare anche il biglietto di reintegro da Portici a Pietrarsa per sanare perlomeno l’illegalità dell’andata e, per davvero, il costo ci appare come una vera e propria contravvenzione. Ne trarremo un buon consiglio, la prossima volta. Ad ogni modo il treno arriva in orario e torniamo a casa, con il proposito di fare ritorno prima possibile da queste parti semmai in autunno o in primavera.

Joshua Madalon

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LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 8

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 8

….vorrei ricordare che il documento è datato 5 ottobre 2004………..

8.

Abbiamo accennato al contatto con le due grandi Istituzioni culturali pubbliche cittadine; con il Teatro Stabile c’è un rapporto di ottimo livello: al Metastasio diamo collaborazione nel periodo della campagna abbonamenti sia con un front office in Circoscrizione sia con iniziative di promozione culturale sul Cartellone. Nel corso dell’anno poi di tanto in tanto ma sempre con una precisa programmazione prepariamo incontri con le compagnie, ospitandole in luoghi della Circoscrizione (di solito Scuole o Circoli), a volte offrendo ai nostri cittadini delle vere e proprie performances. Nel corso degli ultimi mesi, insieme alle altre Circoscrizioni, abbiamo avviato un percorso di primissimo livello culturale, che prevede un lavoro di ricognizione, seguito da un tutor, collegato al tema della memoria da farsi in cinque diverse realtà (ogni Circoscrizione dovrà cercarne una all’interno del proprio territorio) e poi la rielaborazione dei risultati operata da un esperto di scrittura teatrale e la messinscena finale realizzata con il contributo diretto dei cittadini protagonisti. Il tutto dovrebbe svolgersi in una biennalità suddivisa in parti uguali nelle due fasi prima descritte.
La nostra Circoscrizione, avendo svolto già un lavoro di ricognizione sulla interessantissima ed unica nel suo genere realtà del Cantiere, aveva avuto la possibilità di saltare il primo anno e diventare punto di riferimento delle altre Circoscrizioni per le modalità già attivate, preparandosi subito alla realizzazione finale. Il progetto ha ricevuto uno stop comprensibilissimo, connesso alle fasi pre elettorali che sono state, come tutti sanno, piuttosto lunghe e difficoltose. Nel corso di questi prossimi anni l’idea va ripresa soprattutto all’interno del Coordinamento delle Commissioni Cultura.

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Si è già svolto un incontro fra i Presidenti delle Commissioni Cultura e la neo-Presidente del Teatro Metastasio, durante il quale si è stabilito di continuare la collaborazione fornendo spazio per un front-office una volta alla settimana nel mese di ottobre per la vendita di biglietti ed abbonamenti e per informazioni generali sulle attività del Teatro; inoltre si è anche progettato un incontro pubblico con il Teatro Metastasio da svolgersi presumibilmente presso questa sede o in altro luogo della Circoscrizione, nel quale presentare in modo semispettacolare il Cartellone 2004\2005.

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Collegato al Metastasio è l’altro elemento importante nella cultura teatrale di cui la nostra Circoscrizione può andar fiera: il Teatro ed il complesso “Magnolfi”. La nostra Circoscrizione è chiamata a collaborare, con un ruolo prioritario, nella gestione culturale di questo spazio. Abbiamo già chiesto che le scuole, non solo (ma di certo “in primis”) quelle del nostro territorio, abbiano la possibilità di mettere in scena nello spazio teatrale del “Magnolfi” le loro realizzazioni teatrali e musicali. Altri spazi potranno essere fruiti temporaneamente da artisti vari, pensiamo soprattutto ai giovani; mentre soltanto con l’apertura di quello che comunemente viene chiamato il terzo lotto potremo pensare ad uno spazio all’aperto anche per la musica contemporanea. L’idea che lo spazio sia poi riservato anche alla Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” per stages e seminari, oppure ai grandi artisti internazionali qui di passaggio che vogliano progettare momenti di approfondimento culturale di grande rilevanza è assolutamente da appoggiare. Non possiamo pensare che la Cultura sia ripartita fra “bassa” ed “alta”: esiste solo una Cultura ed è quella che stimola, forma e per questi motivi diverte. Al di fuori di questa esiste l’intrattenimento ameno, che non ha altri obiettivi: occorrerebbe seguire semplicemente quell’invito che molto spesso i nostri genitori ci facevano e che, se fosse necessario, rivolgerei anch’io ai miei figli, che è quello di avere sempre come punto di riferimento per migliorare se stessi chi è più bravo, più intelligente, più capace.

….8….

Recuperare le “memorie” storiche ed impegnarsi di nuovo

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Recuperare le “memorie” storiche ed impegnarsi di nuovo

Si vive purtroppo sempre più “alla giornata”. Non c’è “memoria storica” o meglio “non c’è il rispetto della “memoria storica”. C’è stata la volontà di passare un tratto di spugna sulla lavagna della “storia”, pur se “piccola” ma diffusa in modo tale da poter essere paragonata ad una “grande Storia”. Tuttavia alcune/i di noi hanno conservato – oltre alla memoria cerebrale – materiali che attestano quel che accadeva nella seconda parte del primo decennio di questo secolo, quando nella ricerca di costruire una forza democratica che potesse essere competitiva con il Centrodestra berlusconiano, si avviò il procedimento costitutivo del Partito Democratico.
Quelli che seguono sono alcune mail inviate e ricevute pochi mesi dopo la nascita di quel Partito, che proprio per i motivi che ho superficialmente addotti in qualche post recente avrebbe bisogno di essere riformato dalle fondamenta. Durante la campagna elettorale delle amministrative ho più volte detto che sarebbe stato necessario per la nostra Democrazia che si avviasse un processo di scioglimento e di ricostituzione. Dalla (ri)lettura dei documenti che vi propongo si ricavano le ragioni di quella proposta, per la quale potrei essere disponibile ad impegnarmi.

Non utilizzerò una cronologia ma parto dal marzo 2008 poco prima dell’appuntamento elettorale nazionale dell’aprile 2008.

Che cos’è la Politica? e che cos’è la Democrazia? che cos’è il Partito che abbiamo voluto chiamare Democratico?
Volevamo, o no, nel costruire il PD, rinnovare anche le modalità di accesso alla Politica? parlavamo di un Partito aperto, di un Partito nuovo, diverso da quelli che ci volevamo lasciare alle spalle; parlavamo di un Partito che avrebbe dovuto vedere abbattuti gli steccati non solo ideologici, utilizzando tutto il buono dei grandi valori ed abbandonando gli schematismi inutili delle appartenenze a questa o quella combriccola, un Partito che avrebbe dovuto sentirsi ricco delle differenze e soprattutto che avrebbe dovuto sapere valorizzare anche le “critiche”. E’ accaduto invece tutto il peggio di quel che poteva accadere: avevamo messo in conto che le antiche leadership avrebbero opposto una resistenza ufficialmente sotto una forma di continua dilazione delle scelte e di una decisa pur se silenziosa sottovalutazione degli elementi positivi che si andavano costituendo verso il PD nuovo. L’avevamo messo in conto ma non avevamo messo in conto che la malattia endemica del potere avrebbe coinvolto anche alcuni di quelli che apparivano sinceramente partecipi del processo verso il nuovo. Avevamo messo in conto tutte le possibili difficoltà ma siamo stati presi in un ingranaggio frenetico che ha fatto il gioco del pre-potere e che sta portando il PD attuale verso una situazione che solo fra una settimana riusciremo in qualche modo a giudicare. Abbiamo utilizzato e sentito utilizzare slogan sul PD fatto per i giovani, dove i giovani vengono soltanto utilizzati per la manodopera e dove la maggior parte della “vecchia guardia” di fatto decide per tutti. Abbiamo assistito ad un tempo preelettorale nel quale le scelte venivano prese di fatto così e così certamente si intenderebbe continuare a fare. A Prato decide forse la Coordinatrice, ma forse decide l’onorevole Giacomelli o forse decide Manciulli o forse decide Franceschini forse Veltroni.
E’ questa la Democrazia? E’ questo il PD? E’ questo il PD che se vuole realizzare un’iniziativa a livello decentrato la deve in ogni sua parte concordare con il Centro?
Bene. Sono fieramente all’opposizione di una simile procedura: questo non solo non è il PD che volevamo; non è nemmeno un Partito “democratico”. Con questo Partito non rinnoveremo un bel niente: ed infatti non servirà nè ridurre il numero nè i vantaggi dei Parlamentari. Non è questo quel che speravamo. Noi pensiamo ad un Partito che sappia indicare alle giovani generazioni una via diversa rispetto alla Politica che non sia più vista come una carriera ma come un vero e proprio servizio civile al quale ci si presta per brevi tratti della propria esistenza. Troppi sono davanti ai nostri occhi gli elementi negativi che caratterizzano la Politica degli affari, dei compromessi e delle clientele; è impossibile perpetuare questo stato di cose che può essere sopportato soltanto provvisoriamente con gesti umanitari nei confronti degli attuali fruitori di queste beneficenze. In tal senso tuttavia – se c’è qualcuno che ha segnali diversi li comunichi con urgenza! – non c’è alcun segnale. E dunque come pensate che si possa gioire di questo PD?
Confermo anche a quegli amici che hanno ritenuto concluso il lavoro del Comitato per il PD (quello detto Prato Democratica) che tale impegno proseguirà perchè non siamo soddisfatti di questo Partito; lo vogliamo come pensavamo e come non è: lo vogliamo diverso da DS e Margherita ed invece è ancora troppo collegato agli aspetti peggiori di quei due Partiti.

Ora pensiamo al voto; ma non dimentichiamoci che, subito dopo, come vada vada, dobbiamo lavorare di più alla forma Partito e dobbiamo “davvero” costruire il PD che vogliamo.

A presto. Giuseppe Maddaluno

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Ho scritto poco di Politica in queste ultime settimane….

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Ho scritto poco di Politica in queste ultime settimane; non ho tuttavia smesso di ascoltare scrutare approfondire soprattutto dal punto di vista socio antropologico le discussioni intorno a quel che è accaduto nel periodo estivo che, molto diversamente da tanti altri, hanno prodotto rivolgimenti storico politici di cui certamente parleranno i nostri figli e nipoti. E, così, nell’ascoltare e leggere il dibattito soprattutto sui media e sui social, abbiamo potuto verificare il grado di sopportabilità connesso al livello di ipocrisia persistente nel ceto politico medio alto dei sedicenti “Democratici”. Molti non ci crederanno ma ho da sempre avuto la capacità di fare autocritica di alcuni miei errori ed avrei potuto – forse “voluto” – farla anche in questa occasione. Ho alzato il tiro, il livello di scontro, nei mesi scorsi durante la campagna elettorale, arrivando anche a dire che il Partito Democratico meritava di sparire per il bene di tutti. Sono inorriditi i dirigenti del medio livello locale, sentendosi punti ed offesi, o perlomeno mostrando di essere “punti ed offesi”. Ho guadagnato soprattutto su Facebook attacchi virulenti cui sono seguiti silenzi, in modo particolare dopo il sospiro di sollievo che ha preso il posto dello sgomento per lo scampato pericolo di una riedizione “peggiorativa” della sconfitta del 2009. Erano “silenzi” dovuti anche al sentimento di superiorità verso uno “sconfitto” e forse, oltre i silenzi, c’è stata anche la disistima. E, come suggerivo pocanzi, ho taciuto, aspettando che qualcosa mi portasse chiarezza sia nella buona che nella cattiva conferma del mio pensiero.
Mi ha aiutato molto Matteo, Renzi intendo dire. Il quale ha fatto la sua scelta, e per la prima volta ha mostrato coerenza: in realtà lui non aveva nulla da condividere con il Partito Democratico. Si dice spesso, affondando il dito nella piaga con nonchalance, che un Partito è uno strumento attraverso il quale alcune donne ed alcuni uomini costruiscono, realizzano e mettono in pratica il loro Progetto. Renzi si è reso conto di avere fallito e, come spesso lui stesso è andato ripetendo, ha portato via il “pallone” ed ha cambiato squadra e campo di gioco, presupponendo che potrà essere riconosciuto, al di là delle enunciazioni democratiche ed ecumeniche sulla “squadra” e sulla “parità assoluta di genere”, capo indiscusso, gallo in mezzo ad un pollaio di indistinte entità.
Insieme a Renzi qualcun altro è uscito dal PD, ma molti altri – e forse troppi – preoccupati di non avere spazio, avendo ben conosciuto lo stile dell’ex leader, pur continuando a stimarlo, anche per inveterata amicizia, hanno deciso “per ora” di non lasciare il Partito. Questo atteggiamento, comprensibile dal punto di vista pragmatico, rischia di produrre un doppio danno mortale sia al corpo debole con cui è stato generato il Pd e che non ha permesso alla Sinistra di diventare matura nel Paese sia alla stessa nuova formazione che non riesce a raccogliere consensi in un elettorato già in possesso di solidi punti di riferimento nella parte moderata del Centro e del Centrodestra nel Paese.
Sarebbe molto utile un momento di riflessione semmai nella prossima primavera. Occorre una presa di coscienza degli errori e un cambio di passo, che parta dal riconoscimento delle profonde ragioni espresse con critiche a volte connotate da pregiudizi da parte della Sinistra diffusa, quella dell’associazionismo e delle forze politiche civiche, che sono state massacrate e ricattate con lo spauracchio concreto peraltro della vittoria delle Destre. Dopo i ricatti però i risultati non sono cambiati e proseguono ad libitum altri ricatti consimili. Usque tandem…?

Joshua Madalon

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LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 7

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 7

7.
Durante la legislatura 1999\2004 la sede della Circoscrizione è stata spostata dalla sede de La Querce in via Firenze ai “Lecci” in Viale De Gasperi. Collegato alla sede anagrafico – istituzionale è lo spazio che abbiamo voluto dedicare a “don Lorenzo Milani”. La scelta di intitolarlo al priore di Barbiana è da mettere in relazione proprio alla volontà di fare di quello spazio un luogo per la formazione delle giovani generazioni, possibilmente al di fuori dei soliti vincoli, sia burocratici che ideologici, e schematismi. Era ed è ancora una vera e propria sfida, difficile da realizzarsi, ma possibile umanamente con l’impegno di noi tutti, e soprattutto dei giovani amministratori che in questa legislatura si sono affacciati alla ribalta.

Alle giovani generazioni, nel complesso di questo termine, la Circoscrizione ha voluto dare molta attenzione: non è stato facile, anche perché la differenza generazionale fra noi e loro è notevole.
Importante in questa prossima legislatura, che per fortuna si prospetta meglio rispetto a quella precedente, è unire le forze giovanili presenti per costruire un progetto strategico che, partendo dalle magre risorse a nostra disposizione, ma puntando nel contempo ad utilizzare tutto quanto sia possibile a costo zero (si pensi a tutta l’esperienza di Officina Giovani, si pensi alla disponibilità di spazi cui la Circoscrizione può accedere), ponga le basi per una politica culturale a misura dei giovani. Molto importante è il confronto con realtà, come ad esempio quella del Centro “Michele Ventrone” a S.Giusto (circoscrizione Centro), dove le politiche giovanili hanno trovato, pur tra difficoltà e contrasti, terreno fertile per esprimersi.
Anche se in piccolo si potrebbe partire dalla sede civica istituzionale del Centro “don Milani” organizzando qualche iniziativa che punti ad aggregare con elementi di propositività in primo luogo i giovani che gravitano intorno a noi, quelli che abbiamo incontrato durante la campagna elettorale e che hanno dimostrato interesse ad operare su questo territorio.

Si potrebbe mettere in piedi un gruppo di lavoro “volontario” composto da consiglieri per proporre interventi culturali che puntino sui giovani.

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Post scriptum: Al termine della legislatura 2004-2009 la città ed alcune Circoscrizioni come quella Est passarono al Centrodestra e tra i primi atti decisero di cambiare l’intitolazione del Centro civico “don Milani”. Il Priore di Barbiana continuava ad essere scomodo. Fu un atto simbolico che è rimasto come onta ed offesa indelebile, segno distinto delle differenze non solo “ideologiche” ma soprattutto antropologiche ed etiche tra una Destra aggressiva ed una Sinistra accogliente.
Qualche tempo fa scrissi un post su questa vicenda. Ve lo ripropongo in coda

http://www.maddaluno.eu/?p=6149

QUANDO “sfrattarono” DON MILANI DALLA CIRCOSCRIZIONE EST DEL COMUNE DI PRATO (era il 2009)

Il post, nella sua forma variegata (un’introduzione, una lettera-invito, un Comunicato stampa, un’Agenzia ANSA), è un po’ lungo ma non me la sento di ridurlo o di spezzettarlo.

La nuova Amministrazione di Centrodestra, la prima nella Storia della città di Prato dopo la Liberazione, si era appena insediata e nella Circoscrizione Est, tradizionale serbatoio della Destra che per alcune legislature era stata strappata a quella parte, non si lasciarono scappare l’occasione di dare un “segnale” di cambiamento e si distinsero in un’operazione apparentemente paradossale ma che proseguiva di fatto la persecuzione verso il pensiero libero che era stata riservata già in vita al Priore di Barbiana.

Nel 2002 allorquando ero Presidente della Commissione Istruzione e Cultura in quella Circoscrizione un altro membro della Giunta, Luigi Palombo, ci propose di dedicare la Sala del Consiglio nella nuova sede de “I Lecci” a don Lorenzo Milani. Luigi, che ora purtroppo non è più con noi, aveva conosciuto il viceparroco di Calenzano in modo diretto essendo il fratello minore di don Ezio che era stato molto vicino a don Lorenzo ed aveva intrattenuto con lui un’intensa corrispondenza. La proposta fu accolta con grande entusiasmo.

Il comunicato invito è a mia firma ed è del Natale 2009 (25/12/2009).
A quel tempo insieme ad un gruppo di compagne e compagni che avevano operato su quel territorio avevo già contribuito in prima persona a costituire un’Associazione di Cultura e Politica Democratica, denominandola Dicearchia 2008.

Care amiche e cari amici

Buon Natale e felice anno nuovo!

Vi informo che l’Associazione Dicearchia 2008 insieme al Gruppo PD alla Circoscrizione Est del Comune di Prato organizzerà per venerdì 15 gennaio 2010 ore 21.00 presso il Circolo “I Risorti” a La Querce via Firenze 323 una

SERATA DON MILANI

nella quale parleremo del Prevosto di S.Donato (Calenzano) e Priore di Barbiana dopo la decisione presa con l’approvazione di una Mozione dalla maggioranza di Centrodestra della Circoscrizione Est di annullare l’intitolazione della Sala polivalente (Sala consiliare ed attigue) dedicata dalla precedente Amministrazione di Centrosinistra a don Lorenzo Milani dedicandola a don Luigi Sturzo.

Utilizzando Facebook abbiamo aperto un Gruppo “DON LORENZO MILANI vs. DON LUIGI STURZO – CONTRAPPOSIZIONE RIDICOLA” – Chi possiede un account Facebook può aderire ed inserire propri commenti.
Allo stesso tempo potete aderire all’evento SERATA DON MILANI.

Chi è interessata\o può considerarsi automaticamente invitata\o.

Rinnovo i miei AUGURI e vi allego alcuni documenti (un Comunicato Stampa del Gruppo PD in Circ.ne Est ed un dispaccio ANSA) in relazione all’oggetto.
Aggiungo che abbiamo richiesto l’adesione dei Gruppi PD in Comune ed in Provincia e siamo in attesa di una risposta (il Presidente del Consiglio Provinciale Maroso ha già data la sua disponibilità annunciando a voce che c’è certamente l’adesione del Gruppo).

1) ARTICOLO

“DON MILANI, ULTIMO COME I SUOI ULTIMI”
La propaganda come priorità del centro destra

Tra i vari problemi della Circoscrizione di Prato Est, esposti con varie interrogazioni e mozioni presentate dal gruppo del Partito Democratico, il centro destra ha scelto di dare la precedenza, per la discussione nel Consiglio Circoscrizionale del 9 dicembre, alle mozioni sui crocifissi nelle scuole e alla rimozione dell’intitolazione della Sala Polivalente della Circoscrizione stessa.

Non sembra che per le scuole sia priorità urgente discutere sulla presenza o meno dei crocifissi nelle aule: i tagli inferti così drasticamente alla pubblica istruzione da parte del ministro Gelmini stanno mettendo a dura prova la qualità della proposta educativa nei confronti degli alunni della scuola stessa.

Tuttavia si continua da parte del centrodestra locale, come di quello nazionale, a preferire le azioni di sola facciata e propaganda, come quello tenuto dall’assessore Milone a La Tenda di Mezzana il 10 dicembre sulla “razza cinese”, così come è stata definita da Tosoni, Presidente della Commissione Consiliare Sicurezza Urbana del Comune di Prato.

Per non essere da meno, visto che si hanno da sfruttare i numeri e si vogliono far vedere i muscoli di chi comanda, la maggioranza del centrodestra ha approvato di togliere l’intitolazione della Sala Polivalente della Circoscrizione Est a Don Milani e di intitolarla a Don Luigi Sturzo, relegando al primo una saletta attigua di minore importanza, quasi si volesse misurare l’importanza degli stessi in base alle dimensioni dei locali a loro intitolati.

Non ci ha guadagnato il nuovo intestatario, illustre personaggio storico, trascinato in una così inopportuna e squallida contrapposizione politica.
Non ci fa una bella figura la maggioranza che ha imposto questa scelta, ridimensionando Don Milani, la sua opera e la sua memoria. Proprio il grande Sacerdote, che ha operato a poca distanza dal territorio della Circoscrizione Est stessa, a S. Donato di Calenzano dove lavorò per una scuola di operai, è stato trattato da ultimo, come gli ultimi, di cui tanto si occupò nella scuola di Barbiana.

I consiglieri della maggioranza parlano di un affiancamento dei due grandi personaggi, di una titolazione ugualmente importante per Don Milani. Ma ci si chiede perchè non intitolare qualcosa di nuovo a Don Luigi Sturzo, anziché TOGLIERE, perché così è stato, qualcosa al prete di Barbiana? Questa soluzione era stata suggerita nell’ambito della discussione avvenuta in Consiglio di Circoscrizione, ma non è stata considerata possibile dall’attuale maggioranza.

La realtà è che l’intenzione di questa maggioranza di centrodestra pare essere più lo sfogo di una prova di forza che il dare risalto ad un personaggio storico illustre come Don Sturzo, di cui nessuno discute i meriti.

Prato, 17-12-2009
Gruppo dei Consiglieri del Partito Democratico
Consiglio Circoscrizionale Prato Est

Enrico Aiazzi, Giulia Ciampi, Giuseppe Francesco Gori, Carla Guerrini, Roberta Lombardi, Francesco Ricciarelli, Marco Sapia, Simone Tripodi

2) SALA DON MILANI ‘RIBATTEZZATA’ DON STURZO, POLEMICA A PRATO

(ANSA) – PRATO, 18 DIC – Le prossime riunioni del consiglio della circoscrizione est di Prato si svolgeranno nella sala don Luigi Sturzo e non più nella sala don Lorenzo Milani. Non un cambio di locale, ma un cambio di nome, voluto dalla nuova maggioranza di centrodestra con conseguente polemica con il centrosinistra, in minoranza. La sala infatti è sempre la stessa, solo che ora porta il nome del fondatore del Partito popolare mentre prima era intitolata al priore di Barbiana al quale adesso è stata dedicata la biblioteca circoscrizionale, finora mai ‘battezzata’. La decisione è stata presa a maggioranza nella riunione del consiglio di circoscrizione tenutasi nove giorni fa – nel corso del quale c’é stata anche una lunghissima discussione sulla presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici – grazie a una mozione presentata da due consiglieri di maggioranza, Giulio Mencattini dell’Udc e Andrea Antonio Bonacchi del Pdl. Un cambio di nome che già campeggia negli atti di convocazione della circoscrizione, anche se nessuna targa è stata apposta alla sala: del resto non c’era neanche prima per don Milani. Il centrosinistra, che ‘battezzo” per primo la sala con il nome di don Milani, non ha però gradito. Già nel corso della riunione di nove giorni fa la giovane consigliera Giulia Ciampi (credente e del Pd) aveva posto l’accento sul fatto che “Sturzo e Milani avrebbero forse litigato sull’opportunità o meno di votare democristiano ma questi due uomini di grande levatura non si sarebbero mai sognati di litigarsi il nome di una sala, di una scuola o di una strada”. Insomma don Milani continua, a pochi chilometri dalla parrocchia di san Donato a Calenzano dove scrisse ‘Esperienze pastorali’, a far discutere. L’unica differenza è che, anziché a Barbiana, stavolta è stato mandato in biblioteca. (ANSA).

Joshua Madalon

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 5

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LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 5

5.

La Cultura

– introduzione –

In questo settore all’avvio della scorsa legislatura poco era stato realizzato: ci si era per lo più limitati a riempire i contenitori normali (il Natale e l’Estate) più qualche piccolo intervento (ad esempio il primo autarchico librettino “prezioso” sul Magnolfi).
Anche se a rilento (immaginate di essere voi, adesso, a dover presiedere questa Commissione e a dover prevedere delle scelte) sia per il fatto che era stato già programmato tutto fino ad ottobre sia per il fatto che, come ora (ma di certo un po’ meglio), c’erano scarsissime risorse a disposizione, cominciai ad orientarmi, tenendo ben presente sia il programma di Governo dell’Ulivo sia quello dell’Asinello, che avevo redatto personalmente per questa Circoscrizione.
Forte dei contatti, tanti, costruiti nel corso degli anni (dal 1982 ad allora) nell’attività politica e culturale a Prato ed in Toscana (sono stato nella Direzione nazionale dell’Unione Circoli Cinematografici dell’ARCI – UCCA, socio fondatore del Cinema “Terminale” e responsabile per alcuni anni prima nel PCI poi nel PDS e nei DS sia della Commissione Cultura sia di quella che si occupava di Formazione e, poi, membro della Commissione Cultura del Comune di Prato dal 1994 al 1998 e nel 1999 Presidente di essa; ho collaborato con la CGIL di Prato nel realizzare alcuni documentari – fra i quali quello su “Giovanna” – ed ho realizzato con diverse scuole medie superiori film e documentari) avviai immediatamente un contatto con le più importanti Istituzioni culturali pratesi – il “Pecci” ed il “Metastasio” – per chiederne ed offrir loro la massima collaborazione.
Fra i primi Consigli Circoscrizionali ne organizzai uno proprio sull’importanza della politica culturale svolgendolo in una delle sale del Centro “Pecci”.

– le realizzazioni –

Nei cinque anni che sono alle nostre spalle la Circoscrizione Est ha svolto un ruolo di capofila, essendo stato a noi affidato il Coordinamento dei Presidenti delle Commissioni Cultura delle cinque Circoscrizioni.

Va ricordato che nel novembre del 1998, sotto la spinta di molti amministratori attenti alle politiche del decentramento, soprattutto nell’ambito delle scelte culturali, si svolse a Villa Fiorelli un Convegno – Seminario dal titolo “La Cultura nelle Circoscrizioni: un’occasione per la città”.
Da quel convegno emerse, fra le altre cose, la necessità di creare un Coordinamento delle Commissioni Cultura il più ampio possibile. Il lavoro di Coordinamento non è stato facile, soprattutto per il fatto che non è contemplato ancora all’interno del regolamento per il Decentramento ed invece a nostro parere andrebbe addirittura allargato anche agli altri settori principali (Sociale, Urbanistica, Sport, Ambiente, Lavori pubblici).

Occorre dire tuttavia che, nel lavoro di Coordinamento, chi ha raccolto maggiori opportunità è stata proprio la nostra Circoscrizione, sia in qualche modo per il ruolo propositivo che abbiamo avuto e che ci è stato più volte riconosciuto, sia perché sul nostro territorio insiste il Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” dove alcune iniziative “comuni” si sono svolte. Si pensi al lavoro “straordinario” che le Circoscrizioni hanno svolto per la Festa della Toscana sin dal 30 novembre 2000, allorquando fu istituita per la prima volta: il programma di quella giornata si inserì come momento principale di conoscenza, per le scuole medie superiori e per la città, delle tematiche su cui la stessa scelta del 30 novembre era stata incardinata (l’abolizione della pena di morte voluta dal Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, con la promulgazione, il 30 novembre del 1786, del nuovo Codice Criminale): ne è parziale testimonianza la Raccolta degli Atti del Convegno che si svolse al “Pecci”.
Da quell’anno il 30 novembre è rimasta una delle date fondamentali in cui le Circoscrizioni, ma soprattutto la nostra, preparano delle iniziative: quest’anno l’argomento, molto interessante come sempre, è “Bambini in guerra ed in pace”.

PACE E DIRITTI UMANI

Insieme agli altri Presidenti delle Commissioni Cultura stiamo già avviando un confronto con la Provincia su queste tematiche.

…5……

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 6

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 6

Le strade sono vuote…sarà il caldo e l’ora certamente non del tutto adatta a muoversi. Anche le case appaiono inanimate…solo di tanto in tanto si incontra qualche anima. Uscendo da uno di quegli androni che portano verso panorami inattesi anche se sperati incrociamo due giovani, una coppia che a tutta evidenza dovrebbe abitare proprio là, da dove noi usciamo. Apprezziamo la bellezza tralasciando tutto quello che di vetusto, anche se non trascurato, appare in modo diffuso.
Poco dopo incrociamo una strada che porta verso la Marina; non c’è traffico…crediamo insolitamente, immaginando il viavai dei giorni normali. Ancora un po’ d’ombra c’è sotto le file dei palazzi e si va in fila indiana fino all’incrocio principale della via che conduce al mitico Mercato di Pugliano, dove nel dopoguerra molti di noi riuscivamo a trovare i primi jeans americani oltre a tanti altri materiali di seconda mano. Resìna o Pugliano erano mete ambìte: trovavamo di tutto e gli stracci di Prato non li conoscevamo ancora o, meglio, nemmeno Prato li conosceva ancora.
Siamo entrati nel Parco archeologico brulicante di visitatori; un luogo anche gradevole, ordinato, ben diverso dal più gettonato Pompei. Là una grande confusione in una sorta di suk polveroso ricolmo di paccottiglie di cattivo gusto; qui un giardino amèno che prende il via subito dopo un ingresso austero in puro stile neoclassico. Prendiamo i biglietti e scendiamo verso l’ingresso vero e proprio dove troviamo spazi di inattesa eleganza e pulizia. Scendendo non abbiamo incrociato pseudo venditori di oggetti di scarso buon gusto; dentro c’è molta folla ma la qualità appare essere ben superiore di quella che, in altre occasioni abbiamo incrociato nella città principale. Pompei vive grazie ad una propaganda immeritata, ma costruita nel tempo lungo, un ruolo di primo piano, anche grazie alla complessità degli spazi. Ercolano è ben più concentrata e consente una migliore fruibilità al visitatore colto; Pompei la raffronto ad un moderno centro commerciale mentre Ercolano somiglia a quello che può essere oggi un “centro storico” di una città mediamente importante come può essere Prato, città che a tutta evidenza ben conosco.
Oltrepassiamo i tornelli e ci rechiamo in uno spazio chiuso con la speranza che sia ben fresco. C’è una mostra sulla storia di Ercolano con l’esposizione di pezzi rari e preziosi. “Splendori ad Ercolano” è infatti il titolo dove gli “……ori” risplendono dentro teche ben protette. Non c’è fila e noi entriamo, anche se poi dentro si sgomita per poterci affacciare su alcuni di quegli scrigni. Non è solo per il fresco che si gode, ci sono anche comode panchine per riposare le membra stanche, ma è tutto il contesto che ci rende raggianti e felici per avere fatto questa scelta, oggi che è il 15 agosto. Continuano ad entrare intanto frotte di visitatori che rendono più difficile la fruizione. Ci sediamo prima di riprendere il cammino sempre all’interno dell’exhibition ed ecco che appare una figura elegante e statuaria vestita con giacca e cravatta, fa un cenno ad alcune giovani la cui divisa ci fa capire essere provvisorie custodi degli spazi.

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…continua….