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PROVE DI RIPARTENZA

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PROVE DI RIPARTENZA

Non sarà possibile un vero cambiamento politico, come più volte annunciato in modo altisonante con slogan e gesti simbolici da parte della “nuova” classe politica, che ha sostituito quella “vecchia”, senza un vero e proprio patto sociale condiviso in modo ampio nelle sue diverse e complesse articolazioni.

Abbiamo assistito spesso inerti ed inermi alla trasformazione antropologica progressiva della società italiana, debilitata ulteriormente da progressivi interventi governativi che dagli anni Ottanta del secolo scorso sono arrivati fino a noi, rendendo normale l’edonismo sospinto dalle luci mediatiche ed elevato a stile di vita principale. Con interventi permissivi progressivi sono stati praticamente sdoganati comportamenti illeciti che hanno consentito ai più furbi di farsi strada ed assurgere ad esempi considerati positivi pur nella loro palese illegalità. Il debito pubblico ha continuato a lievitare, mentre l’elusione e l’evasione fiscale assumeva livelli sempre più alti. Anche per questo, in modo sommerso l’economia ha continuato a girare indisturbata, contando su compensi praticamente “a nero”, che hanno consentito di non porre in modo eccessivo in evidenza la crisi economica. Si ricorderanno le affermazioni paradossali delle “pizzerie strapiene” e degli “aeroporti affollatissimi” portate ad esempio di una società florida, che poneva in discussione la denuncia di una sempre più diffusa sofferenza di un numero sempre più alto di cittadini.

In effetti, quando si gira nei nostri centri storici e nelle cattedrali del consumismo, stracolme di giovani spensierati e festanti, la sensazione di ritrovarsi in un mondo dorato è molto alta e viene da chiedersi da dove provengano le risorse che in ogni caso in quei contesti vengono redistribuite in modo legale. Lavoretti marginali malpagati a nero o cespiti provenienti dai risparmi delle famiglie sono spesso la base primaria per le “piccole spese nel tempo libero” dei giovani. Ma per loro, in generale e ad ogni modo, non si apre un futuro così roseo da poter prevedere di mantenere il tenore di vita degli anni verdi, sia quello loro di adesso che quello dei loro genitori sin dagli anni della loro giovinezza.

Troppe volte l’atteggiamento maramaldesco non è in grado di fare i conti con le realtà: tutto sembra possibile, tutto quello che “gli altri hanno fatto o non fatto” è da rivedere, modificare o ribaltare, tutto sembra molto facile perché dovrebbe basarsi sull’idea che per essere concreta deve invece essere posta al vaglio della realtà,ma poi così non è. Se non si cambia il modello comportamentale costruito, ad essere superficiali ed imprecisi, in quasi più di mezzo secolo, non si può modificare la struttura socio antropologica del nostro Paese.

Questo messaggio non è solo per chi governa, ma è soprattutto rivolto a chi non ha mai governato di fatti, la Sinistra, che deve mettere da parte l’impianto ideologico e scendere nel concreto delle dinamiche, rinunciando alla sua posizione su di un comodo piedistallo sterile di chi si fa forza con i valori ma non li mette a confronto con il mondo reale che continua a girare sotto i suoi piedi. Modificare i modelli comportamentali significa anche saper riconoscere il marcio che viene tante volte rappresentato da chi si trincera dietro il paravento ideologico rivoluzionario e finisce per non riuscire a distinguere la legalità dall’illegalità, il rispetto delle regole e delle leggi dall’insolenza rozza, la conoscenza dalla presunzione.

Joshua Madalon

 

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AVERE LA FACCIA COME IL ….

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AVERE LA FACCIA COME IL ….

E ‘ un modo di dire “popolare” forse un po’ troppo “popolare” forse un po’ tranchant forse un po’ rozzo e volgare ma dire che i capi e gli “ultras” del Movimento 5 stelle “hanno la faccia come il culo” mi sembra il minimo, visto i tempi che corrono. Costoro infatti non si accorgono che stanno ridiscutendo senza ammetterlo, nel pieno del fervore ipocrita del Potere raggiunto, molti aspetti che avevano fatto breccia anche tra quanti erano di Sinistra. Ma non solo: a fronte di promesse mirabolanti non riusciranno a realizzare neanche briciole minori dei progetti. Lo avevamo previsto, annotando quel che in realtà avremmo potuto realizzare con “quel che passa il convento”, anche perché sapevamo perfettamente che sia per ragioni economico finanziarie sia per motivazioni antropologiche diffuse e generali non appartenenti a fazioni politiche particolari non sarebbe stato possibile applicare un “reddito di cittadinanza” generalizzato. Praticamente sarebbe stato un intervento assistenziale non riconosciuto come tale da chi lo proponeva. Appare addirittura ridicolo l’atteggiamento critico verso il Centrosinistra dopo che, in primis, è stato coinvolto come possibile partner di un “Contratto”: a quella parte ci si rivolge con disprezzo annunciando che presto verrà distrutta non tanto come avversaria la qual cosa avrebbe la sua logica, ma come espressione della vecchia Politica. Si dimentica che oltre un terzo di quella vecchia Politica è sua attuale partner e tra una virgola ed un esclamativo di imbarazzo se ne appoggiano le scelte che, non è un mistero ormai, sembrano aver preso il sopravvento nel gruppo di Governo.

Nel 2019 si voterà anche per le Europee e ad osservare il quadro politico il Movimento 5 Stelle non ha una sua visione politica europea e la sua leadership sarà sempre più prigioniera di una visione demagogica sterile ed anche molto pericolosa per la tenuta economica e democratica del Paese.

Alla Sinistra, quella oltre il Partito Democratico che è in preda ad una profonda crisi di identità (la qual cosa è a mio parere comunque elemento positivo), tocca avviare una riflessione profonda, ricca di contenuti culturali, non succube dei potentati locali e nazionali, per evidenziare tutte le contraddizioni che sono emerse nel corso dei decenni passati oltre a quelle espresse da questi nuovi movimenti che prefigurano cambiamenti nel mentre approfittano dei vantaggi della vecchia Politica, così come ad esempio accade con le proposte miserevoli della Lega che non sa fare altro che riproporre gli strumenti dei “condoni” pur camuffandoli dal punto di vista lessicale (ma “ccà nisciuno è fesso!”) e dopo aver offeso la Magistratura, che ha portato avanti molto prima che si profilasse il successo del 4 marzo la sua indagine, va a contrattare con lo Stato dilazioni vergognose dei milioni indebitamente sottratti (vorrei che non si dimenticasse che l’attuale leadership della Lega era ben presente ed attiva in quei tempi di “vacche grasse” a spese dei contribuenti) che sono un pugno nello stomaco della gente, in particolare di quella che sulla bocca di Di Maio, espressione dell’altra parte del Governo, è onnipresente e reale, “cinque milioni di poveri”.

 

Joshua Madalon

 

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – parte 3

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – parte 3

Ci siamo avviati verso il centro, ripassando accanto alla Chiesa di San Vincenzo ed al Monumento ai Caduti e oltrepassando l’ampio arco sotto la strada che pota al Rione Terra. La piazza della Repubblica era già gremita di avventori seduti ai tavolini dei bar che ormai occupano lo spazio centrale in lungo e in largo, lasciando ai passanti non consumatori piccoli varchi. Anche questo è un segno della modernità sconosciuta a noi quando eravamo giovani. Qualcuno dei miei coetanei si rammarica di questi aspetti ma tende a minimizzare l’impatto che nella nostra società ha avuto l’era berlusconiana, peraltro preceduta da quella craxiana e seguita da quella renziana. Di quei periodi siamo tutti responsabili, e non possiamo fingere di non esserlo. Li abbiamo subìti tirando a campare: alcuni addirittura ne hanno usufruito ed il dilemma è se siano ipocriti o pentiti. Anche per questo motivo fino all’ultimo nostro respiro, mostrando il ravvedimento, a rischio di essere sbeffeggiati ed insultati, di non essere creduti, dobbiamo impegnarci a riprendere il cammino di una vera e propria Sinistra di Governo. Attraversiamo dunque una parte del Corso della Repubblica e svicoliamo per via Cosenza, detta ‘O canalone, perché fino ai primi anni del secolo scorso a causa dei fenomeni bradisismici Pozzuoli poteva sembrare una piccola Venezia, attraversata come era dal mare. Oltre a qualche foto antica di repertorio cartolinesco ci sono dei frame nel film muto “Assunta Spina” del 1915 che riprendono proprio questa strada invasa dall’acqua e corredata di ponteggi per l’attraversamento: non proprio la Venezia dei ponti ma quella dell’acqua alta.

 

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Decidiamo di dirigerci poi verso le rampe San Giuseppe, più agevoli di altre per portarci verso casa in collina. Si attraversano i binari della ferrovia Cumana, vetusta linea che da Torregaveta, frazione di Monte di Procida, porta a Napoli Montesanto, luogo centrale che attraverso la base dei Quartieri spagnoli e Pignasecca esce verso Piazza Salvo d’Acquisto e via Toledo, centro vitale della città di Napoli. Si cominciano a salire le scalinate lunghe che lasciano tempo anche al riposo, aiutate da un panorama eccelso di una parte del centro flegreo e del golfo fino a intravedere Monte Nuovo e il castello aragonese di Baia.

Le pareti delle rampe che portano poi alla Chiesa del Ss Nome di Gesù nota tuttavia come San Giuseppe ed all’ingresso secondario della Villa Avellino, che prende il nome da un archeologo Francesco Maria Avellino che la possedette a partire dal 15 marzo 1836, sono state decorate dalla fine del 2014  con murales da artisti locali come Stefania Colizzi, Aida Guardai, Antonio Isabettini, Bianca Ida Gerundo. Rappresentano con riferimenti locali i quattro elementi della natura Acqua, Aria, Terra e Fuoco. Gli elementi della natura sono anche accompagnati da riferimenti leggendari mitologici ed epici. Anche se un po’ invecchiate con il tempo sono forme gradevoli che rendono ancor meno faticoso il procedere. Salendo inoltre si incrocia la parte occidentale del complesso di palazzo Toledo, quella però meno pubblica. In alto poi si raggiunge la Chiesa e viale Capomazza per riprendere, passando accanto alla splendida chiesa barocca di San Raffaele, la strada che conduce al complesso di Villa Avellino-De Gemmis e si inerpica verso la Solfatara.

Joshua Madalon

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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

 

Abbiamo deciso di scendere verso via Napoli attraverso le rampe Cappuccini sul far della sera per godere dell’ultimo sole d’estate rinfrescato però dalla brezza marina attenuata, quel caldo ma non tanto, piacevole frescolino serale. Lavi è scesa indossando un paio di infradita che hanno deciso di interrompere la loro collaborazione ed una dopo l’altra in diverse parti l’una dall’altra si sono rotte. Scegliere di utilizzare la pianta nuda dei piedi in un ambiente come quello di Pozzuoli non è proprio l’optimum e  allora dopo un tentativo di Mary, fallito, di riaggiustarle alla meglio, mia moglie stessa decide di andar in uno dei negozietti cinesi della città, che di certo è aperto nonostante sia domenica e per giunta di sera, a cercare un paio di ciabatte per sostituirle. Lavi ed io siamo rimasti seduti alla prima panchina libera che abbiamo trovato sul lungomare.

Si sorride del caso, rilevando che ogni volta che si decide di venir fuori qualche caso strano ci accade. Ricordiamo l’episodio dell’ape sulla spiaggia di Acquamorta che ci ha costretti a cambiare programma e temiamo possa accadere qualcosaltro di nuovo. “Questa è mia figlia Lavinia!” dico ai due amici gentili che si sono avvicinati. Gentili anche per un cortese passaggio serale di qualche giorno prima, quando eravamo scesi giù Mary ed io e li avevamo incontrati sullo stesso percorso. Spiegato l’accaduto, la gentilezza si ripete: “Se avete bisogno, questo è il mio numero di cellulare! Chiamateci e vi riportiamo volentieri su, più tardi”. “Grazie, ad ogni modo vi aggiornerò brevemente”.

Di lì a poco, un messaggio whatsapp di Mary ci annuncia che ha trovato un paio di ciabatte e che arriva, noi di risposta diamo indicazione del luogo dove ci troviamo.  Sono buffe le ciabatte, tipicamente cinesi, che ci porta Mary, ma dopotutto Lavi le utilizzerà. Annunciata da una telefonata, appare anche Teresa, la zia e la cognata, che ci ha raggiunto per fare una passeggiata. Finalmente. Ci fermiamo sul Lido che è stato strutturato quest’anno  sulla scogliera ed argomentiamo intorno alla difficoltà di poter nuotare lì davanti con le onde che battono sulle impalcature: pensiamo anche ai bambini che non sanno ancora nuotare e ci chiediamo anche come si possa investire in strutture turistiche marine in assenza di balneabilità, accertata e palesata con cartelli diffusi su tutta la linea della riva. So che potrebbero rispondere che lo spazio, piuttosto elegante, opera come “solarium” e la discesa a mare attraverso delle ampie e sicure scale in legno serve esclusivamente per bagnarsi senza immersione.

In questo scorcio di fine estate la sera, prefestiva e festiva, gli spazi vengono utilizzati come bar esclusivo, il cui accesso è sorvegliato da un giovanotto che facendo passare chi lo desidera comunica agli addetti al servizio del locale quanti posti sono necessari preparare. Un segno, questo, di professionalità che fa piacere scoprire e che, tutto sommato, rende meno severa la critica. Non è il mio mondo, questo; non lo è mai stato. Ma ne conosco l’esistenza e non mi ergo a giudice sulle scelte libere soprattutto dei giovani.

Ci si muove per procedere. La serata è calda piacevole, come si era annunciata.

Joshua Madalon

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – ‘o Valione

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – ‘o Valione

L’impatto è devastante; il Valione è uno dei luoghi dove Mary ed io andiamo frequentemente. Ci sono molti motivi che ci spingono a farlo. Nei prossimi post ne parleremo. Tornando in questi luoghi nel settembre 2018 dopo una mia breve assenza da Pozzuoli abbiamo visto che non è accessibile più “per lavori”. E ci siamo chiesti: Qual è il Piano alternativo per la fruizione anche parziale dello spazio detto “O Valione” da parte dell’Amministrazione comunale di Pozzuoli ora che stanno per partire i lavori di risistemazione di quella parte? Come sarà possibile accedere alla Chiesetta della Madonna Assunta ed al Laboratorio Vallozzi? E come si pensa di rendere meno complicata la vita dei pescatori che avevano accesso per trasportare tutto ciò che era necessario per il loro lavoro?

Non penso di potermi ergere a loro interesse e difesa, non ne ho il diritto né le competenze. Ma ho la sensazione che tutto sia stato ordinato senza concordare preventivamente le soluzioni. Da un giorno all’altro sono state sistemate delle  alte recinzioni che hanno delimitato il perimetro della darsena e  ne hanno limitato l’accesso.

 

 

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Abbiamo incontrato qualche giorno fa Antimo Vallozzi, l’ultimo rappresentante di una famiglia di Maestri d’ascia, davanti al suo Laboratorio; aria stanca che tuttavia sparisce quando lo si coinvolge nel racconto di quello che è stato il suo lavoro. Ha davanti a sé un modellino di nave: è del nipote e lo sta restaurando.      Ci parla anche delle caratteristiche della barca “puzzulana” (di Pozzuoli)  della cui costruzione è specializzato tecnico e descrive la differenza tra questa e quella “sorrentina”. . Ci racconta del progetto “ultima barca” preparato da alcuni anni e mai avviato a causa di vari eventi e condizioni sfavorevoli. Ne volevano fare un documentario che seguisse le varie fasi; poi sono morti un fratello ed uno degli organizzatori locali ed il documentario è stato realizzato solo in parte attraverso interviste e documentazioni  (“Una città in barca” è il lavoro di Dario Antonioli del 2014 contornato ancora da un lieve ottimismo relativo al futuro)  ma l’ultima barca non è stata costruita.      Antimo Vallozzi rammaricato ci dice che tutta la legna che doveva servire per quel progetto è accatastata là dentro il casotto e non ha più né la forza né la voglia di metterci  mano:  avverte la stanchezza e la solitudine. Tra l’altro l’Associazione che avrebbe dovuto sovraintendere a quel lavoro “si è sfasciata” come una vecchia barca. Inoltre denuncia gli atti di vandalismo subiti e lo scarso rispetto che i giovani hanno per quel luogo, utilizzato spesso come bivacco notturno dove ubriacarsi e far trascorrere “allegramente” la serata. Antimo Vallozzi è forse anche disilluso dalla trascuratezza vissuta anche umiliazione da parte delle istituzioni che non sono state in grado di valorizzare le sue competenze aiutando a trasmetterle a nuove generazioni. Vita difficile e grama, con scarsi risultati economici ma vita sana certamente e aiutata da interventi pubblici e privati di sostegno culturale a questa attività. Ma purtroppo non c’è la giusta sensibilità verso il passato tale da poter traghettare al futuro la conoscenza tecnica di quel mestiere.

Ci siamo andati insieme a nostra figlia Lavinia, curiosa osservatrice degli aspetti sociologici ed antropologici della terra di origine dei suoi genitori. Ci siamo arrivati dopo un sopralluogo alla ricerca dei ricordi, così come qualche giorno prima ci eravamo andati, Mary ed io.

“Ah, mastu Peppe era proprio nu scassacazzo! T’’o ricuorde?” e chi era Mastu Peppe? La prossima volta ne parleremo.

 

 

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PROMEMORIA PER UNA SINISTRA CHE VUOLE RIPARTIRE

 

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PROMEMORIA PER UNA SINISTRA CHE VUOLE RIPARTIRE

Cosa spinge tanti fra gli elettori italiani oggi a sostenere la Lega, il M5S e tutto il Governo? La possibilità che costoro incidano sulle situazioni economiche sociali di una parte sempre più consistente della popolazione preoccupata non solo delle proprie condizioni di vita ma anche di quelle dei propri figli e nipoti.

A fronte di tali perduranti presupposti  il sostegno a chi prospettava e rappresentava un “cambiamento” continua ad essere molto forte, o addirittura in crescita. Tanti elettori avevano avanzato  richiesta di presa in carico ed avvio a soluzione dei problemi ma questa  è risultata sostanzialmente inevasa ed inappagata anche a causa di una ben precisa volontà di privilegiare le rendite finanziarie, quelle imprenditoriali e quelle, spesso connesse ad entrambe le precedenti, immobiliari,  prescelta dai precedenti Governi a guida sia del Centrodestra che del Centrosinistra. Non era strana  in verità l’impressione che gli opposti schieramenti avessero condiviso alcune scelte di fondo.

Anche in questa direzione occorre interpretare i sondaggi che in larga misura premiano il sovranismo ed il populismo delle due forze politiche. Ed il premio è basato su dati ancora percettivi, vista l’assenza di scelte significative. La luna di miele è stata peraltro contraddittoriamente dilatata a causa del tragico evento di Ferragosto, che ha impegnato l’Esecutivo in attività purtroppo straordinarie, anche se i mesi estivi di solito non possono essere conteggiati a pieno nel processo legislativo.

I conti, che non sono i due viceministri del Premier Conte, verranno al pettine a fine anno quando dovranno essere state comprese nella loro pienezza le linee governative.

C’è allo stesso tempo un’ansia di prestazione che è ben comprensibile nel proporre rispetto delle promesse. Una di queste riguarda lo spoil system che prevede il cambio ai vertici di molti Istituti ed Aziende controllate dallo Stato: i vertici precedenti sono sotto pressione e finiranno per essere sostituiti  a prescindere dal loro valore.  Il vero problema sta infatti nelle competenze che una massa di funzionari dello Stato, onesti, possedevano a monte ed hanno conseguito; e non solo: il loro allontanamento costerà molti quattrini e ridurrà drasticamente il risparmio previsto da una sorta di spending  review.   C’è accanto alla volontà di cambiamento una rabbia che emerge e fa diventare rozzo e volgare gran parte di questo Governo.  C’è poi una imperizia culturale e politica che ai più appare ruspante e baldanzosa, ma che genera a livello internazionale forte preoccupazione (e non si tratta di una apprensione immotivata, visto che non c’è futuro senza l’Europa: piuttosto mettiamoci d’accordo su come vogliamo che essa sia) che spinge ancor più all’angolo la nostra economia.

Alcune affermazioni sono state improvvide, anche se applaudite dagli ultras. Minacciare di non versare i contributi all’Europa significa in primo luogo non sapere nemmeno di che cosa si stia parlando. Tra persone ignoranti si può condividere e plaudere;  ma un’Economia che viene messa ai margini comporta un livello di disperazione e miseria che già è stata sperimentata a poche miglia dalle nostre coste ioniche.

Alzare la voce contro l’immigrazione può essere doveroso, se si denunciano le irregolarità, che poi devono essere provate; ma non a casaccio  e semmai andando ad affrontare le problematiche legate ai processi  di integrazione che sono stati spesso lasciati alla libera scelta di organizzazioni senza  che venissero  accompagnate da regole precise.

Per non parlare, oggi, di quella bella proposta avanzata dal M5S: il cosiddetto reddito di cittadinanza. Ne parleremo; ne riparleremo.

Joshua Madalon

 

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

Mi ero ripromesso di pubblicare su questo mio Blog il testo di un mio libretto preparato in occasione dei 2500 anni dalla fondazione di Dicearchia, nome greco della mia città di provenienza, cioè Puteoli – nome romano – Pozzuoli. Avevo da tempo questa intenzione. Ora, in coda alla mia presenza estiva su questi luoghi della mia infanzia adolescenza e giovinezza, mi appresto a pubblicarlo. Può apparire datato; tuttavia, le problematiche antropologiche e sociali sono peggiorate o perlomeno poco è cambiato, a volte tuttavia in peggio. La mia non è una critica senza dolore; nell’intenzione del giovane che ero esisteva la volontà di un cambiamento in meglio. Tuttavia ritorno alla mia terra e non rilevo miglioramenti nella sua cura. Anche i tanti interventi prodotti potenzialmente  positivi subiscono il degrado antropologico ormai strutturale.

So bene che gli amministratori sono dotati di una volontà propositiva  eccellente; pur tuttavia non riescono per motivi che mi sfuggono a superare le numerose difficoltà che incontrano ed anche alcuni interventi  che avrebbero dovuto e potuto produrre effetti positivi  sono stati poi negletti e disattesi come ad esempio lo spazio antistante l’uscita dal tunnel del tram chiamato Piazza Rione Terra, nel quale peraltro si celebrava la Storia della città, la mia, di Pozzuoli.

Sul mio Blog dall’inizio ho parlato del mio ritorno in questi luoghi che mi hanno visto crescere. Non ho mai accettato di ricevere rimproveri per essermene allontanato che tendevano a ribaltare su coloro che da qui sono partiti la responsabilità del degrado che se non è peggiorato – come io credo –  è di certo rimasto ai livelli precedenti. Non sarei stato in grado di cambiare e forse sarei rimasto invischiato in quei meccanismi antropologici che io critico o mi sarei isolato come è accaduto a qualcuno dei miei amici antichi. Quindi non ho  volontà specifiche  sanzionatorie nei confronti di chi ha amministrato ed amministra e di quella “intellighentia” alla quale avrei potuto essere affiliato.

Dal libretto possiamo comprendere l’entusiasmo di un neofita: nel 1971 avevo 24 anni e la volontà di produrre un cambiamento. Sono andato via da questa città poco dopo per lavoro e quando ne avevo la possibilità non sono ritornato. Non avrei potuto cambiare nulla; ma il mio sguardo mitteleuropeo l’ho potuto costruire rimanendo tra l’Alto Veneto e l’Alta Toscana. Non sono pentito di averlo fatto.

 

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Prendendo il treno della Metropolitana e andando verso Napoli c’è, prima di entrare nel tunnel, un rapido scorcio panoramico di rara bellezza. Ma non viene notato. Immaginiamo allora di essere dei viaggiatori cui questa terra è sconosciuta e sentiremo, a vederla, un certo brivido. E’ proprio vero, bisogna per un attimo trasformarsi  per godere a pieno di un simile spettacolo.

Per il turista che invece arriva da Napoli per la Domitiana (leggi “Domiziana”), i Campi Flegrei si presentano dapprima con la conca cratere di Agnano una volta sede di un lago e di una vegetazione ed ora di industrie e cemento. Il verde si assottiglia.

Poco più avanti l’Accademia Aeronautica, da un belvedere, si può godere lo stupendo panorama del Golfo di Pozzuoli e delle isole dell’Arcipelago napoletano: Capri (a sinistra), Procida a destra e, dietro di questa, Ischia.

….fine parte 3…..   continua

Joshua Madalon

 

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ANTIFASCISMO senza ipocrisie

Prato

ANTIFASCISMO senza ipocrisie

Mi chiedo a cosa sia servito portare in Commissione, credo la prima, e poi in aula del Consiglio comunale di Prato un Ordine del giorno per chiedere l’applicazione di leggi dello Stato in materia di concessioni di spazi e di manifestazioni a coloro che a titolo personale o collettivo nei fatti si richiamano ad ideologie nazifasciste e anticostituzionali. La soluzione di affidare ad una dichiarazione, che nella pratica risulterebbe mendace e dunque passibile penalmente, di rispetto della Costituzione italiana è un escamotage che non può che essere considerato un appoggio esplicito a che queste persone possano manifestare impunemente la loro ideologia intrisa di violenza verbale e fisica.

Questo è avvenuto lo scorso anno più o meno in questo periodo. Ne ho scritto in modo indiretto attraverso una narrazione solo in parte inventata quasi a ridosso dell’evento. Ieri ho ripubblicato il racconto ispirato a quella vicenda.

Personalmente sono molto colpito dall’inazione del Comune e delle autorità preposte, che mostrano un atteggiamento quasi curiale da semplici travet dello Stato. E’ inammissibile che si esalti per giunta con gesti e grida minacciose la storia di un passato intriso di sangue e di sopraffazioni antidemocratiche, prefigurando la possibilità di un balzo all’indietro del tempo. Non si tratta di limitazione delle libertà ma di una difesa di queste di fronte ad una prospettiva molto diversa.

Ho pertanto aderito con la mia Associazione di Cultura Politica e Democratica “Dicearchia 2008” alla stesura del documento che è stato inviato alla Stampa. Lo ripropongo qui di seguito

 

Comunicato stampa

Ieri rigurgiti fascisti in piazza delle Carceri. SI, PAP, PRC, CGIL Prato e numerose associazioni: “perché le istituzioni hanno autorizzato il presidio ? Le forze politiche “democratiche” ne prendano le distanze o si dimostreranno quantomeno impotenti davanti a  questi infausti rigurgiti”

Prato, 10 settembre. Esprimiamo stupore e forte disappunto per la concessione dell’autorizzazione concessa a un presidio ieri in piazza delle Carceri che ha fatto sfoggio, nelle motivazioni e nello svolgimento,  di evidente apologia del fascismo (e dei fascisti) “sfregiando” con tutto ciò non solo la storia di una città come la nostra medaglia d’argento per la resistenza, ma – specificamente – anche la memoria delle deportazioni che proprio una targa ricorda in quel luogo. Perché le istituzioni – Comune, prefettura, questura ecc – hanno concesso l’autorizzazione o comunque non si sono opposte? L’amministrazione non aveva disposto la non concessione degli spazi a chi non avesse fatto pubblica dichiarazione di riconoscersi nei valori anti fascisti?

Chiediamo che le forze politiche prendano pubblicamente le distanze da tutto questo e condannino l’accaduto. E non lo facciamo solo per il rispetto dei drammi del passato, ma anche per il presente e soprattutto per il futuro. Per due motivi: il clima che si sta registrando nel paese è di montante razzismo e xenofobia, e  richiede non solo dichiarazioni di facciata e mobilitazioni mediatiche, ma anche una ferma condanna diffusa sui territori e in tutte le città. Il secondo motivo, strettamente legato al primo, è che non vorremmo che questo silenzio – e queste autorizzazioni – fossero dovute ad un bieco calcolo politico: quello di far rialzar la testa a simili rigurgiti per poi passare all’incasso con appelli al fronti unici in vista di appuntamenti elettorali prossimi. Sarebbe ignobile, sull’anti fascismo (e anti razzismo) non si gioca! Noi continueremo – così come abbiamo fatto con la partecipazione al presidio organizzato da ANPI venerdì scorso proprio in Piazza delle Carceri e contestando poi l’appuntamento – ad opporci in ogni modo a tutto questo, appunto per il presente e per il futuro. La politica, e diremmo la città tutta (se si escludono appunto rari casi registrati) esca da un silenzio che su questi temi – al di là delle volontà – non è mai neutro e rischia di farsi complice. La condanna delle leggi razziali e poi il silenzio e l’autorizzazione di tutto questo sono fatti che stridono, non vorremmo pensare che essa sia stata – a livello nazionale – una condanna di circostanza. E’ arrivato il momento – anche a Prato – per autorità e forze politiche, di dimostrarlo.

CGIL Prato

Sinistra Italiana Prato

Potere al Popolo Prato

Rifondazione Comunista Prato

Associazione Dicearchia 2008 Prato

Associazione Le Mafalde Prato

Left Lab Prato

MeltinPo

https://www.facebook.com/106708932732379/videos/695449714145001/

A seguito di questa presa di posizione rivolta a tutte le forze politiche costituzionali sorprende la dichiarazione attraverso Facebook  del segretario del Partito Democratico di Prato, Gabriele Bosi. In essa rilevo una profonda incapacità a venir fuori dalla palude creata intorno al suo Partito da una leadership arrogante e presuntuosa incapace di poter rappresentare la maggioranza dei propri cittadini. Forse se avesse letto a fondo il documento avrebbe compreso che all’Amministrazione comunale si addebitava la responsabilità di trasmettere alle altre Istituzioni il dettato dell’Ordine del giorno di cui parlo sopra,  la cui validità non è soltanto data dall’approvazione di un Ordine del giorno (vedi sopra) a larghissima maggioranza ma anche dal riferirsi alle leggi dello Stato ed agli articoli della Costituzione italiana. A tutta evidenza non c’è stato il necessario collegamento tra le varie Istituzioni, ben diversamente da altre occasioni (ma la storia settembrina pratese dovreste conoscerla meglio di alcuni di noi, o no?) e la maggiore responsabilità di questo “disguido” è del Comune. Forse si sta chiedendo, Gabriele Bosi, come mai alcune forze politiche e sindacali ed alcune Associazioni non abbiano sentito il PD come proprio alleato, pur non disconoscendone l’appartenenza all’antifascismo? E’ molto probabile che tutto ciò accada per la preoccupazione che un’operazione comune venga interpretata, con le dovute mistificazioni, come un preambolo ad accordi politici, che non sono a vista, soprattutto a causa di una non volontà di riconoscere le ragioni profonde del recente disastro elettorale, che è allo stesso tempo culturale e politico.

Ecco il testo della breve

 

 

Dichiarazione di Bosi

A me sinceramente dispiace che dopo il presidio di 23 neofascisti in Piazza delle Carceri una serie di associazioni e partiti abbia come prima cosa attaccato l’Amministrazione comunale per aver concesso loro il permesso.
L’Amministrazione comunale non ha concesso nessuna autorizzazione, come si sarebbe potuto appurare facendo magari un paio di telefonate.
Ricordo a tutti che questo Sindaco ha ricevuto recentemente minacce esplicite accompagnate da simboli neofascisti. 
Forse sarebbe il caso di fare fronte comune su queste cose, invece di dividersi tra antifascisti.

 

++

Ipocrisia o ignoranza? Il Segretario Bosi forse non sa che già il 6 settembre, in vista della parata di Casa Pound, era stato inviato alle tre Istituzioni – Comune, Prefettura e Questura – dall’ANPI un esposto per chiedere l’annullamento di quella manifestazione, offensiva della memoria della deportazione.

Le forze politiche, sindacali e antifasciste  hanno  espresso la loro solidarietà agli atti minacciosi ricevuti dal Sindaco ed il segretario Bosi non può ricordarlo a noi; sia egli a ricordarselo!

Richiamarsi ai valori comuni degli antifascisti, va ribadito, non appartiene ad una sola parte. Coloro che hanno protestato, non solo in questa occasione, hanno avvertito il silenzio e l’incuria delle Istituzioni, e lo hanno denunciato.

 

Joshua Madalon

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NON SONO AMICO, COMPLICE ED ELETTORE di Matteo Salvini – sono Giuseppe Maddaluno (Joshua Madalon) e sono cittadino italiano

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NON SONO AMICO, COMPLICE ED ELETTORE di Matteo Salvini

 

Stamattina ho svolto il mio dovere di cittadino ed ho inviato il messaggio a Prima Pagina di Radio 3 comunicando che non mi sento né amico, né complice, né tantomeno elettore di Salvini.

L’ho fatto su sollecitazione telematica  ma, a dire il vero, meditavo di dichiararlo quanto prima attraverso questo Blog e sul mio account Facebook.

E’ da un po’ di tempo che la “comunicazione” del leader della Lega esprime la volontà da parte del suo leader di accreditarsi ruoli e funzioni che non possono essere affidate a singoli o a parti minoritarie del Paese, ancor più se indagati sia singolarmente che collettivamente come è il caso attuale di Salvini e della Lega. Ed ancor più non è tollerabile civilmente e costituzionalmente che si chiamino a raccolta in modo indistinto le cittadine ed i cittadini italiani a difesa di interessi parziali  a tutta evidenza illegali ed incostituzionali.

Non si può allargare, seguendo ed approvando l’azione indagatoria della Magistratura, all’intera nazione la responsabilità di avere sequestrato centinaia di persone sulla nave “Diciotti” né allo stesso tempo chiamare l’intero Paese alla correità sull’uso improprio e personale dei fondi elettorali destinati ai Partiti che i dirigenti della Lega hanno compiuto tempo addietro (2008-2010), allorquando in ogni caso Salvini era già della partita (dal 2004 al 2006 è stato al Parlamento europeo; nel 2006 è capogruppo della Lega Nord a Milano ed è vicesegretario nazionale della Lega lombarda; nel 2008, viene eletto alla Camera; nel 2009 ritorna al Parlamento europeo e si dimette da quello nazionale. Nel 2012 assume l’incarico di segretario della Lega lombarda…e via dicendo fino alla elezione come segretario federale il 7 dicembre del 2013) e non poteva ignorare quel che stava accadendo.

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Posso pensare tutto il male possibile di quest’uomo ma non che non sia avveduto e scaltro; il dubbio che ne abbia approfittato contando sull’impunità, tipica del giocatore di calcio che dopo aver commesso il fallo si scosta sdegnato, è molto concreto.

Lo considero un ipocrita, considerando peraltro che l’ipocrisia è stata la cifra corrente dell’azione politica più o meno da sempre, compreso quel Movimento 5 stelle che si è presentato in un modo e poi si sta comportando in tutt’altro (sarà la cattiva compagnia?). Ad ogni modo i nodi e i conti si sciolgono al loro tempo. Ma l’avvio è stato “rivelatore” senza più speranze.

L’onestà, di cui ci si adorna, non è pane per i loro denti.

In definitiva, è molto importante distinguersi da questa volontà di inserire tutti nel buglione generico ed indistinto: siamo tutti colpevoli. Ma di cosa parliamo? Potrei accusare di correità chi ti ha votato, esimio signor Salvini: sei un cittadino come tutti noi e lo sono tutti quelli che sono iscritti al tuo Partito o Movimento. Non generalizzare, signor Salvini. Sei tra i massimi responsabili del degrado civile, culturale, sociale e politico di questo Paese. E, da laico, ti diffido ad utilizzare il Santo Vangelo come arma di persuasione della tua onestà, non ne hai il diritto esclusivo, anche perché a conti fatti non ti sarebbe riservato il Paradiso, forse il Purgatorio ma ancor più l’Inferno.

Bisognerebbe ad ogni modo avviare una buona volta l’analisi dei bisogni che la gente ha espresso e che non sono stati ascoltati dalla Politica. Non ho alcuna fede nell’attuale Governo, composto da improvvisatori, arroganti e mentitori. Ma la Sinistra, quella vera, cosa fa?

 

Joshua Madalon

 

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RITORNO A POZZUOLI estate 2018 parte 4

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RITORNO A POZZUOLI estate 2018 parte 4

“Vado via qualche giorno…” saluto gli amici del condominio, che intanto erano passati a farci dei cadeaux deliziosi, alici marinate e cozze.  Me ne lamento perché non ne potrò godere, ma sono certo che Mary, che rimarrà qui, saprà apprezzarle e…mi dirà. “Mannaggia…” tra me e me. Devo tornare a Prato per delle commissioni familiari, ma ne approfitterò per curare le mie imprese politiche, anche se non è mica detto che senza di me non riescano meglio. Prima di prendere la via della partenza agli amici chiedo un’informazione: “Ma voi riuscite a leggere il contatore del gas?” Sergio rivela che lui non lo ha mai fatto e che se ne occupa la moglie. Chiamata in causa, Vittoria dice che lei lo legge senza problemi: “Basta mettere uno specchio!” e sì, perché questi contatori sono stati tutti esposti in modo esterno girati a godersi  il paesaggio, beati loro! “Certo!” dico io “quello che c’era prima lo leggevo; ma quest’ultimo che ci hanno montato l’anno scorso, no!”    “L’anno scorso? Ma noi abbiamo ancora quello vecchio! E perché mai a voi l’hanno cambiato? Lo avete richiesto?”. A dire il vero, i gestori del gas ci avevano inviato un comunicato a Prato  nel quale ci avvertivano che sarebbero passati a sostituirci il dispositivo a fine maggio. In quell’anno si lavorava ancora e sinceramente era abbastanza improbabile che uno di noi si fosse presenti  in quel periodo. Mi affrettai a comunicare la richiesta di rinvio attraverso pec senza però ricevere alcun segnale, per cui a metà luglio quando decidemmo di scendere mettemmo in conto che avremmo affrontato il problema. In primo luogo decisi di riutilizzare la pec; di solito si dovrebbe avere una risposta nel giro di ventiquattro quarantotto ore. Nulla di nulla. Cercai su Internet un recapito telefonico; provai quest’altra  strada, ma non rispose nessuno.  Poiché era tutto rimasto lettera morta pensai di cercare ancora sul web un indirizzo valido per comunicare de visu il nostro disagio. Ci precipitammo a quell’indirizzo, consapevoli che “forse” avremmo risolto. Era una struttura protetta da portoni blindati e varchi quasi militari. A mio rischio e pericolo, sceso dall’auto, mentre Mary mi attendeva al sole,  entrai e palesai il motivo per cui ero arrivato fino a lì. Furono cortesi e dopo una spiegazione la più precisa e dettagliata dei vari passaggi, mi comunicarono che sarebbero passati il giorno dopo, in mattinata dalle 9 alle 12. Tronfio dell’essere finalmente giunto ad un obiettivo concreto dopo lunghe inutili peregrinazioni telematiche, ci apprestammo all’attesa.  Aspettammo fino alle 12.30; poi, visto che non si era palesato persona alcuna, neanche il postino, telefonai all’ufficio nel quale ero andato il giorno avanti. Per fortuna, risposero. Dopo una breve indagine, mentre la solita musichetta sinfonica allietava l’attesa, ci informarono che si scusavano ma da lì a una settimana ci avrebbero risolto il problema, giurarono sui loro principali che ciò sarebbe accaduto con la massima precisione: alle 9 del mattino del giovedì successivo qualcuno avrebbe provveduto. Se ricordo bene, dissi che non avrei atteso oltre le 9.30 e loro mi rassicurarono nuovamente. Avevano ragione, infatti. L’operaio arrivò munito di tesserino di riconoscibilità e con un pacchetto integro. Ci spiegò che era finita la scorta già da più di una settimana e che avevano dovuto anche loro fermarsi per attendere il nuovo stock.

Già, perché ho raccontato tutto questo? Erano tutti sorpresi per quell’oggetto nuovo in nostro possesso. Mannaggia a loro! Non funziona, caspita! Non riesco a leggere i consumi e quando all’improvviso per qualche strano “miracolo” tecnico la cifra appare è scritta in un formato piccolissimo ed io che sono oltre che sordo anche cecagnolo non ce la faccio a leggerla. Diciamola così: loro, i condòmini, invidiano noi e noi loro. Così va spesso il mondo…voglio dire, così (va) nel secolo ventunesimo…..(non me ne vogliano i manzoniani e don Alessandro!).

 

J.M.

 

…..e intanto io parto…… ma ritorno, eh!

 

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