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I REGALI DI NATALE – parte 7

Questa serie di post ha un titolo che difficilmente può essere spiegato se non si comprendono le ragioni primarie che li hanno ispirati.

Recupero un estratto dall’ introduzione (vedi 10 gennaio e 26 febbraio)

Scendere giù per Natale, da Prato a Pozzuoli (ecco il motivo del riferimento al bradisismo), dopo un’assenza di circa 22 mesi, un anno e tredici mesi a dir la verità, ci ha posto davanti ad una condizione inattesa, anche se avremmo potuto prevederla: il vecchio apparecchio televisivo era “off” per le “ovvie” ragioni che tutti dovrebbero ormai sapere, collegate al passaggio al digitale terrestre. A dir la verità, l’antenna aveva sempre mal funzionato ma una decine di canali fino al gennaio 2020 riuscivamo a intercettarli, e ci bastava per seguire le vicende del Paese e del Mondo. E poco più.

Cerco di recuperare con una deviazione doverosa:

Tra le mie passioni della vita c’è il Cinema; anche su questo Blog ne troverete indizi. E quasi sempre quando viaggio per un periodo medio lungo porto sempre con me qualche film. Di solito poi me ne vedo una parte solo “in solitario”, recuperando anche la “memoria” classica.

Ma questa volta con la penuria di immagini ho poche soluzioni; una di queste, al di là dei dispositivi drive compatti, è il cellulare attraverso il quale collegarsi con la Rai e con qualche network privato come La7 per vedere o rivedere qualche programma. Lo utilizzo io la sera quando si è a letto per seguire le principali vicende che si sono verificate: ancora la pandemia fa da protagonista. Pur tuttavia c’è qualche bella promessa come ad esempio una nuova serie de “La penisola dei tesori” condotta da Alberto Angela. E’ annunciata la prima puntata della quarta stagione, dedicata in buona parte all’isola di Procida (anche questo tema, lo sa chi mi segue, mi è molto caro) e non vogliamo perdercela.

Guardare un programma sul cellulare è una fatica immane. Resistiamo giusto il tempo nel quale si tratta della nostra isola, quest’anno che verrà (il 2022) capitale italiana della Cultura. Poi pensiamo che potremo rivedere quella puntata con più calma a casa a Prato quando torniamo.

Ma in una delle serate successive non demordiamo e quindi vado a pescare un altro prodotto. Si tratta dell’opera originale di uno straordinario operatore culturale, un giovane che ha già realizzato molti programmi di grande qualità. La serie “Caro marziano” ne è un esempio. Si tratta di Pierfrancesco Diliberto, del quale ho apprezzato anche “La mafia uccide solo d’estate” e “In guerra per amore”. Ma non avevo ancora visto il nuovo “E noi come stronzi rimanemmo a guardare”.

Una nota “contemporanea” alla stesura del post (oggi 13 marzo): trovo il titolo “profetico”, disarmante e disperato.

Proseguirò nel prossimo blocco…..

LE STORIE 2008/2009 – parte 19 (per la 18 vedi 10 febbraio)

LE STORIE 2008/2009 – parte 19 (per la 18 vedi 10 febbraio)

Proseguendo nella pubblicazione di alcuni documenti, quella che segue è la “Dichiarazione” (la scesa in campo) di disponibilità da parte di Massimo Carlesi a candidarsi a Sindaco di Prato per la legislatura 2009/2014

1.2. OBIETTIVI PER SCUOLA E FORMAZIONE

Se prendiamo come riferimento gli obiettivi fissati dalla Conferenza Europa di Lisbona per l’Europa del 2010 nel settore della scuola e della formazione per valutare la situazione della scuola e della formazione nel Comune di Prato, possiamo notare come essa si discosti progressivamente dagli standard richieste con il progredire dei livelli scolastici.

Nei servizi alla prima infanzia, la situazione è molto positiva: per la fascia compresa tra i 0-3 anni, nell’a.s. 2006/2007 il grado di copertura della domanda è stato del 24,75%, non molto al di sotto dell’obiettivo europeo del 33%; il livello risulta invece addirittura superiore per la scuola dell’infanzia: a Prato sono oltre il 94% i bambini iscritti, a fronte del 90% richiesto dalla Comunità Europea.

Per quanto riguarda la dispersione scolastica, i dati dell’Osservatorio provinciale indicano come sia quasi assente fino al compimento della Secondaria di I°, ma precipiti oltre il 13% nella Secondaria di II°, un livello ancora al di sopra della soglia del 10% richiesta a Lisbona. Nel complesso, risulta ancora difficile nel nostro territorio il raggiungimento dell’obiettivo dell’85%  di  diplomati  nella  popolazione  dei ventiduenni. Nell’a.s. 2006/2007 erano 8.878 (2006) gli iscritti alla scuola secondaria di 2° su 13.137 residenti, ovvero il 67%. Anche aggiungendo gli studenti che frequentano scuole secondarie di 2° in altri Comuni (es. Firenze), il numero degli iscritti non è sicuramente elevato. Preoccupante il dato che indica come la percentuale di non ammessi al secondo anno è pari al 10,2% nei licei, al 23,9% nei tecnici e raggiunge il 34,1% negli istituti professionali (uno studente su tre).  Anche la maggior parte degli alunni in ritardo si concentra negli istituti professionali (è già in ritardo il 53,3% degli iscritti al primo anno), verso i quali si orientano gli alunni più deboli scolasticamente, provenienti dalla scuola media o da altre scuole secondarie (dopo esiti negativi). Ciò produce un effetto moltiplicativo sul ritardo, tanto che nelle classi prime dei tre istituti professionali oltre la metà degli studenti è in ritardo di uno o più anni. Tra gli alunni ritardatari, quasi l’80% sono stranieri.

A livello universitario, la conferenza di Lisbona propone agli Stati di aumentare del 15%  il  numero  dei  laureati  nelle  facoltà  scientifiche  e diminuire -anche in questa area- il differenziale di genere. In base alle statistiche del MUR, gli studenti immatricolati nel 2007 con provenienza dalla provincia di Prato sono 155, ma solo 37 hanno scelto facoltà scientifiche (23%); tra i 232 studenti che hanno concluso positivamente il corso di studi nel 2007, solo 57 hanno conseguito la laurea presso in facoltà scientifiche (24%).

La conferenza di Lisbona aggiunge altri due obiettivi che, pur non interessando direttamente il sistema scolastico, contribuiscono sicuramente ad elevare il livello di preparazione culturale della popolazione: diminuire di almeno il 20% la quota di quindicenni con basso livello di lettura (i risultati della recentissima indagine del Sole 24 ore colloca la provincia di Prato all’ultimo posto in Italia per libri acquistati) e  coinvolgere  almeno  il  12,5  per  cento  della  popolazione  adulta  in iniziative di educazione/formazione permanente/ricorrente.

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 26 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI

PARTE 26

Quindi, diciamo, è proprio mettendoci in una condizione di accettazione-rifiuto al tempo stesso che noi possiamo venire a capo del problema Pasolini non prendendolo come un classico o peggio ancora come un santino. Questo diciamo è quello che volevo dire per così dire in appoggio alle tesi di Tricomi.

E poi volevo fare una domanda a Costa, di cui ho apprezzato il documentario, tra l’altro la citazione finale su cui si interrompe non è per esempio di Pasolini, ma è una cosa che lui ha preso da Bashlah, esattamente così nella Poetique della Reverì e lo dico semplicemente per fare vedere come Pasolini era uno che si muoveva tra varie cose e le utilizzava. Ma la domanda che io volevo fargli è questa: lui ad un certo punto ha parlato e sicuramente c’è questa dimensione diciamo di centralità della questione del montaggio su cui ha detto delle cose assolutamente (parola non comprensibile), una sintesi della posizione di Pasolini sul montaggio assolutamente condivisibile. Una domanda che vorrei fargli invece sul piano sequenza: cioè lui ha parlato, Costa ha parlato di un piano sequenza ininterrotto il che potrebbe diciamo essere messo in relazione con l’idea di un’opera aperta che non si conclude mai, che è sempre un’opera mancata Perché programmaticamente mancata. Quindi una sorta di piano sequenza ininterrotto. Però poi io ricordo che Pasolini, proprio a proposito mi pare de “Il Fiore delle mille e una notte” intervenendo così in risposta alle critiche che gli erano piovute addosso aveva detto: ma vi rendete conto che questo film è girato con un rifiuto continuo del piano sequenza? E’ girato invece appunto con tutte inquadrature fisse che dovrebbero dare una dimensione di estraneamento che non è assolutamente tipica del piano sequenza? Beh, allora una osservazione come questa di Pasolini su sé stesso, quindi come di uno che faceva film anche attraverso il rifiuto proprio del piano sequenza, come si concilia appunto con l’idea di una centralità del piano sequenza nell’opera finita generale. Grazie. >>

Parla il Professor Sandro Bernardi:

<< Forse si può rispondere volta per volta in modo che sia più diretta la cosa, altrimenti poi il discorso si finisce per generalizzare. >>

Parla voce non identificata:

<< Direi che questa figura dell’ossimoro che è stata rievocata riguarda un po’ anche questa sezione in Pasolini che, a proposito di queste due cose, prende delle posizioni che possono sembrare contraddittorie una rispetto all’altra. Io ho evocato quella che mi ha colpito di più, questa idea che la morte realizza un improvviso montaggio rispetto a quel piano della sequenza che è (parola non comprensibile), ed allora questa idea quella chiusura del senso che Pasolini non avrebbe mai voluto chiusa. Questa è una posizione generale in cui il montaggio, il piano sequenza sono da prendere in termini metaforici.

Poi invece per quello che riguarda la tecnica di realizzazione di Pasolini, Pasolini forse è il registra cinematografico che più integralmente ha applicato il principio del montaggio verticale, ed il montaggio non è solo il collegamento tra….>>

* L’INTERVENTO SI INTERROMPE IMPROVVISAMENTE. DALLA REGISTRAZIONE RISULTA LA PROIEZIONE DI UN FILMATO.

…26……

parte 9 – POESIA SOSTANTIVO FEMMINILE – parte 9 – 2022 – un recupero dei testi di presentazione, introduzioni e Saluti (e questa è “La presentazione” della VIII edizione, del 2008)

La nona Edizione di cui abbiamo trattato lo scorso 1 marzo si svolse domenica 8 marzo 2009 presso l’Aula Magna dell’Istituto “Tullio Buzzi” (g.c.) in Viale della Repubblica 9 e le letture dei versi furono accompagnate da uno spettacolo di poesia e musica, “Quando la donna canta…” a cura di Lisetta Luchini

In questo nuovo blocco parliamo dunque dell’ VIII a Edizione riportando il testo della presentazione, un po’ insolita rispetto a tutte le altre.

Mi accorgo sempre più spesso che il tempo fugge e non riusciamo a fare tutto quel che vorremmo, anche le cose più necessarie, le più impellenti, le più urgenti, a volte le più belle ed interessanti. Devo, dunque, concentrarmi ed avviare questa ottava introduzione al libretto di poesie che ogni anno, con la Circoscrizione Est, preparo in omaggio all’universo femminile. Mi rivolgo in modo particolare a quelle donne libere, le tante donne che in questi anni sono state punto di riferimento delle nostre iniziative e chiedo loro di non lasciarsi imbrigliare dal potere e di essere sempre costantemente se stesse, con la loro autonoma capacità critica che è la loro principale forza. Il titolo è ormai straconosciuto anche fuori della nostra città e ne ho spiegato la genesi. La modalità ampliamente collaudata: non un concorso, non un premio, ma una vera e propria Festa della Poesia, parola che é di per sé – grammaticalmente parlando – un “sostantivo femminile”.

Mi accorgo sempre più spesso che l’uomo ha un profondo bisogno di POESIA; ha la necessità di approfondire temi legati alla sua esistenza, attingendoli alla sfera dei ricordi, delle sensazioni, delle sofferenze. La POESIA àncora di salvezza rispetto alle miserie della vita politica incapace sempre più di rispondere alle reali domande, di capire davvero la realtà; una Politica sempre più ancorata a sua volta ad una navigazione a vista di piccolo cabotaggio che si riempie la bocca solo di parole. Non ho ancora davanti a me tutte le poesie di quest’anno; fino a qualche giorno fa sembrava quasi che ne mancassero all’appello tante. Poi, all’improvviso, quasi per un miracolo laico (esistono anche questi) molte poesie sono arrivate, si sono materializzate, tante da parte di persone che per la prima volta hanno deciso di partecipare. E’ stupendo pensare che la “POESIA” sgorghi così all’improvviso in modo carsico dai nostri animi.

Abbiamo dunque nuovamente questa straordinaria occasione di vederci, di parlare, di esprimere le nostre sensazioni in forma sia individuale che corale. Stasera – tutti insieme – riconosceremo che si può realizzare un momento così bello, così importante, così coinvolgente con i nostri poveri mezzi, con la nostra immensa ricchezza interiore, quella che tante volte purtroppo scarseggia altrove.

Mi accorgo sempre più spesso che non siamo soli mi accorgo che la condivisione della parola poetica aiuta tutti noi a vivere meglio Mi accorgo che in questi anni noi come Circoscrizione Est siamo riusciti a mettere insieme tante donne e uomini che hanno scelto di parlarci, con cui noi abbiamo parlato e cantato

Attenti alla guerra – arma di distrazione di massa – il prosieguo di una introduzione ai temi attuali

Concludevo il post del 4 marzo ponendo una domanda scomoda:
può, e aggiungo oggi, un (“vero”) pacifista accettare che sia una soluzione l’eliminazione fisica violenta del “despota”?

La scesa in campo così numerosa di “pacifisti” nelle manifestazioni di questi giorni è solo la cartina di tornasole del senso di colpa profondo che tanti di costoro, forse inconsapevolmente, avvertono nell’aver sottovalutato la pericolosità della presenza antidemocratica di alcuni personaggi sulla scena contemporanea, a partire ma purtroppo non solo da quella di Putin. Sulla sua figura da molto tempo vi erano delle forti perplessità relative al comportamento dispotico che aveva evidenziato soprattutto contro i suoi oppositori, non solo quelli che avrebbero potuto avere un ruolo di concorrenza politica, ma anche tutti coloro che, senza distinzione di classe sociale e di età, avevano provato a dissentire su piccole o grandi scelte. E’ – ed era – a tutti ben nota l’idiosincrasia verso i dissenzienti, che avevano anche portato ad eliminazioni fisiche, come è accaduto alla giornalista Anna Politkovskaja uccisa con un colpo di pistola il 7 ottobre 2006 nell’ascensore del suo palazzo a Mosca; e a tentativi più o meno falliti di eliminazione come nel caso di Alexei Navalny, attualmente in carcere. 

Non si può pensare di alzare barricate di bandiere con proclami semplicistici come il “Fermiamo la guerra, no all’invio di armi”; non si può pensare di avviare una trattativa, allorquando il fragore delle armi è priva di una forma razionale minima di disponibilità da una delle parti, mentre le altre, forse troppe e probabilmente non così unite come vorrebbero sembrare, cincischiano, pensando ad ottenere qualche piccolo vantaggio per sé nell’immediato futuro.

Anche se è vero, profondamente, che non ci si possa oggi fermare a tracciare le linee di demarcazione delle responsabilità della situazione, non di meno bisogna che ciascuno di noi comprenda che da quella consapevolezza occorre ripartire. La qual cosa significa anche che l’alternativa alla guerra potrebbe essere una trattativa nella quale dover riconoscere le ragioni della Russia, ma promuovere allo stesso tempo l’elaborazione di una strategia democratica di collaborazione tra popoli. Detta così è una grande formulazione utopica, a dimostrazione anche che tutte le buone volontà, di pace disarmo fratellanza, finiscono per naufragare di fronte alle velleità di quei pochi che spingono per far prevalere i loro specifici personali interessi.

E ce ne sono tanti, troppi ancora anche tra di noi; oltre ai tanti che fingono ora di essere contrari a Putin e che invece ne hanno esaltato lo stile fino all’altro giorno. E non mi riferisco solo ai nazionalisti nostrani, ma ai tanti che ancora si ostinano ad esaltare l’ex Unione Sovietica e i suoi successori, dimenticando che in quelle realtà “prima durante e dopo” non c’era libertà di pensiero e soprattutto di parole. In soldoni, non c’era la Democrazia. E vale a poco sussurrare che anche nella nostra realtà spesso i livelli democratici vacillano.

Attenti alla guerra – arma di distrazione di massa – il prosieguo di una introduzione ai temi attuali

Attenti alla guerra – arma di distrazione di massa – il prosieguo di una introduzione ai temi attuali

Il 28 febbraio scrivevo un post sottolineando la debolezza degli Stati europei, della Nato e degli USA, ma non mancavo di cominciare ad esporre le mie perplessità intorno alla inadeguatezza e alla sempre più scarsa credibilità di un fronte pacifista, che finisce per avere connotati ideologici improduttivi. Non basteranno questa volta raduni oceanici a far girare la ruota della Storia; così come in altre occasioni “storiche” non è la bandiera della Pace che può fornire una giusta risposta ai problemi dell’Ucraina e del suo popolo. Piuttosto sarebbe opportuno chiedersi davvero cosa significhi l’invio di armi ai resistenti; solo un atto pietoso simbolico, dopo il quale occorrerà uno sforzo maggiore da parte delle potenze internazionali, UE e Cina comprese, nel perseguire una linea di trattative credibili, che possano concedere a tutti i concorrenti elementi di soddisfazione. Se questo non accade, e ci si limita a mettere in campo personalità in declino come Macron, significa praticamente che finiscono per prevalere posizioni molto personali dei grandi protagonisti, non solo Putin ma anche Biden, che giocano una battaglia poco nobile sulla testa di inermi cittadini e combattenti diversamente armati.

Molto spesso siamo condizionati da punti di vista veicolati dal Potere nostrano, per cui – sì davvero – Putin appare il demonio e Biden l’angelo del Bene. Non è così, a parte quelle che sono le caratteristiche personali di facciata, per cui Putin rappresenta il “machismo” e Biden il “buon padre di famiglia”. Poi è del tutto evidente che chi utilizza le armi (ma gli USA hanno brillato in tal senso) non può avere consensi tra la stragrande maggioranza della gente comune; ma quest’ultima parte della società conta davvero molto poco e prevalgono ristrettissime oligarchie sia tra gli uni (la Russia, per noi i “cattivi”) che tra gli altri (USA, Nato e UE, per noi i “buoni”).

Partendo dalla consapevolezza che non è così netta la distinzione tra buoni e cattivi, bisognerà anche ragionare intorno ad un dilemma che dovrebbe essere motivo di turbamento da parte di coloro che, risvegliandosi dal letargo, ergono il vessillo della Pace, a tutti i costi. Una delle condizioni migliori per loro sarebbe che, toccato da un effetto miracoloso, il despota russo ritorni anche solo parzialmente sui suoi passi e si disponga ad un accordo, facendo fermare e retrocedere l’esercito. Ma questa soluzione appare oggi improbabile utopia. L’altra possibilità potrebbe essere che una parte del gruppo di oligarchi politici e militari che circonda Putin lo convinca a desistere, a farsi da parte in modo pacifico con un suon “buen retiro” una sorta di prepensionamento (ma, visto il lungo tempo di permanenza al Potere, sarebbe cosa buona e giusta) come è accaduto per alcuni suoi predecessori, a partire da Gorbaciov, e di converso si avvii una fase nuova di trattative, che potrebbero essere anche più vantaggiose per la stessa Russia (estromesso Putin, ciò non sarebbe impossibile). Una terza ipotesi tuttavia potrebbe essere elemento di “turbamento” per le menti pacifiste. Ed è il principale dilemma di cui accennavo poco qui sopra: può un pacifista accettare che sia una soluzione l’eliminazione fisica violenta del “despota”?

Questa non è un’ipotesi peregrina, visto il cumulo di odio che si è addensato sulla testa di Putin.

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 25 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI

Il prossimo 5 marzo sarà il centenario dalla nascita del grande intellettuale italiano. Qui continua la trascrizione “difficoltosa” (lo sbobinamento non è mai stato verificato) del Convegno del 2006 Questa è la PARTE 25

PARTE 25

Ma nello stesso tempo però c’era anche qualche cosa che coinvolgeva molto fortemente. Con il tempo e soprattutto quando è uscito “Petrolio, che io considero un romanzo molto importante, anche se come sapete è nient’altro che un progetto di romanzo, beh lì allora lo spostamento di me come lettore, come fruitore è stato piuttosto dall’altro lato della contraddizione, cioè dal lato della accettazione. Ora con il tempo io credo che bisogna tenere presente ambedue questi poli accettazione e rifiuto. Questo significa non consegnare Pasolini ad una classicità alquanto, come dire, sciocca, alquanto conciliatoria in senso troppo placido, proprio mantenendo questa dimensione che è di distacco e di avvicinamento.

Noi non possiamo accettare alcune delle tesi di Pasolini e lo dico francamente. Non sono accettabili Perché non è immaginabile la difesa ad esempio della famiglia tradizionale, della maternità di tipo tradizionale nei confronti della questione dell’aborto. Voi sapete che aveva preso una posizione così chiaramente contro l’aborto che è qualcosa di non accettabile. Era sicuramente anche una provocazione che lui faceva, però questo non vuol dire che una tesi come quella si accettabile. L’idea di una omosessualità che è tutta all’interno di una dimensione maschile, diciamo un recupero ma attraverso alcune mediazioni della dimensione di una omosessualità greca in cui c’è un rapporto come dire da discepolo, da docente a discepolo nei confronti dell’amasio o appunto del giovane. Una diciamo lettura dell’omosessualità estremamente riduttiva e poi a lui veniva anche diciamo da una tradizione letteraria. Anche qui c’è una tradizione letteraria pensiamo a Jeed che ha una posizione sull’omosessualità molto simile. Beh, anche questo non è accettabile, soprattutto oggi noi vediamo che è una visione estremamente estetizzante della omosessualità, tra l’altro anche con una dimensione sadomasochistica esplicita. Quindi ci sono delle cose che non sono accettabili e che ci devono mettere in una situazione di rifiuto.

Al tempo stesso però poi, proprio elementi di questo tipo, condotti così o ricondotti con forza all’interno di un’opera aperta nel senso in cui Tricomi ha parlato di opera aperta, cioè non nel senso della neo avanguardia, ma nel senso di una letteratura che cerca una sua strada quale che sia la verità. Beh, allora questo diventa un elemento di contraddizione che può essere produttivo di qualche cosa proprio Perché ci mette in uno stato di contraddizione. Quindi, ad esempio, le tesi sul consumismo che vengono ormai citate in maniera diciamo quasi quotidiana come qualche cosa che Pasolini aveva già visto e che ci ha come dire consegnato con una profezia che si è realizzata, anche lì una tesi

come quella estremamente interessante nel momento in cui veniva svolta, veniva tirata fuori, cioè negli anni settanta in Italia soprattutto, anche quella va presa con un atteggiamento che è io direi di un sì e anche di un mah Perché non si è verificata nel mondo una omologazione generale delle culture, quelle culture che Pasolini andava riscoprendo e che cercava come qualche cosa che ancora manifestavano una resistenza alla omologazione delle culture, ma che in breve sarebbero sparite proprio quelle culture, quelle culture del terzo mondo ecc, hanno manifestato poi come abbiamo visto un qualcosa di più di una capacità di resistenza. Si sono reinventati una tradizione al punto che oggi noi non possiamo parlare di una omologazione delle culture sul pianeta, un discorso diverso andrebbe fatto per l’Italia, però anche lì ci sarebbe da diversificare l’analisi che faceva.

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 24 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 24 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI

continua la trascrizione “difficoltosa” (lo si comprende dal testo riportato proprio in questo blocco) del Convegno del 2006 Questa è la PARTE 24

* PROIEZIONE DI UN DOCUMENTARIO

FINE LATO B PRIMA CASSETTA

SECONDA CASSETTA INIZIO LATO A

Parla voce non identificata:

<< Io vorrei, in questo intervento molto breve, dire qualcosa sul discorso che ha fatto Tricomi e poi rivolgere una domanda, una semplice domanda a Costa che non nasconde inibizione, ma è proprio una domanda. Per quanto riguarda la relazione di Tricomi che si rifà a due libri che ha pubblicato in questi ultimi tempi su Pasolini, io devo dirvi innanzitutto che trovo la tesi, che lui ha presentato qui, che appunto ha discusso ancor meglio in questi volumi, assolutamente convincente. A me sembra che si possa dire che tutto quello che Tricomi fa, ma lo fa con una grande dovizia di documentazione sia in sostanza svolgere dispiegare quello che era un giudizio critico di Franco Cortini su Pasolini, che Pasolini accettava peraltro, e cioè la possibilità di leggere Pasolini, l’opera di Pasolini secondo la figura retorica della sineciosi o dell’ossimoro. L’ossimoro sapete è una figura retorica in cui due contrari sono unificati all’interno di una stessa formula, come per esempio quando si dice un morto vivente. Questo è un ossimoro e un po’ tutto Pasolini è un ossimoro. Io credo che questo lo si veda bene proprio attraverso la tesi di Tricomi del sadomasochismo, no? Questo rapporto che Pasolini ha con la tradizione letteraria, con il potere, con la sessualità anche che è un rapporto di contraddizione perenne in cui non si arriva mai ad una sintesi, quindi ad una conciliazione degli opposti, ma al contrario si ha una configurazione in cui gli opposti sono presenti e si scontrano continuamente. Quindi non una soluzione del conflitto, ma un conflitto esibito in maniera costante. Allora questa cosa, questa dimensione per esempio della accettazione rifiuto di una tradizione letteraria, questo è secondo me visibilissimo se vediamo ad esempio la svolta che appunto conduce Pasolini dalle prime prove che si possono in qualche modo, sia pure con una certa approssimazione, considerare neorealistiche o almeno realistiche fino poi alla diciamo sperimentazione piuttosto forsennata degli anni ’70, questo si vede per esempio in un libro come “Petrolio”, beh questa dimensione di accettazione e rifiuto di una tradizione letterariami sembra una cosa che viene esibita continuamente.

Ma l’idea che io ho e che è in qualche modo una sorta corollario della tesi di Tricomi è che il lettore stesso debba mettersi in una condizione di ossimoro quando si avvicina ad un’opera come quella di Pasolini. Cioè la dimensione dell’accettazione e del rifiuto devono convincere, altrimenti non si coglie veramente il punto. Devo dire anche che questa cosa può procurare, come dire, degli sbalzi di umore nella lettura di Pasolini. Io li ho sentiti molto, molto fortemente anche Perché così per età anagrafica faccio parte proprio di quella generazione di giovani nevrotici, pallidi, forse anche brutti che lui aveva così fortemente criticato. Quindi la dimensione del rifiuto era sicuramente prevalente quando ero un ragazzo e anche veniva fuori in maniera molto forte quando vedevo un suo film ecc.

….24….

“buttare il bambino con l’acqua sporca”

Ho aperto un percorso qualche giorno fa per ragionare su una delle malattie del mondo politico “bipartisan” con sfumature diverse e avverse. Sembra quasi che ci si diverta a distruggere senza proporre alternative valide. Non fosse così vorrei essere smentito. Sin da quando ero nella Scuola in servizio attivo il tema dell’Alternanza Scuola Lavoro è stato uno dei temi più dibattuti al quale il corpo docente impegnato specificamente in quel percorso ha presto grande attenzione e sforzo critico. Se mancano tali presupposti, ovvero se le iniziative vengono progettate senza un impegno specifico con le agenzie formative con le Istituzioni con gli organismi sindacali con il mondo della produzione industriale e produttivo, con gli Enti culturali di certo i risultati di una simile esperienza non serviranno a nulla: ma da quel che io ricordo questa attenzione esisteva e di volta in volta l’esperienza portava a dei correttivi, necessari sempre per rendere migliori gli esiti. Indubbiamente, esistevano anche gli incidenti di percorso, per quel che concerne la mia esperienza non assimilabili a quelli drammatici recenti, ma collegati ad ambienti non consoni all’espletamento funzionale dei Progetti (l’inserimento “coinvolgente” in struttura lavorativa): a volte lo studente veniva abbandonato a se stesso, quasi come un impiccio, o in altre occasioni gli veniva commissionato un lavoro non rispondente a quello specifico. Di fronte a queste denunce che venivano poi anche verificate con una sorta di blitz dei responsabili dell’Istituto, si procedeva a cancellare dalla lista la struttura ospitante per l’anno successivo.

L’altro tema trattato con passione dagli attuali studenti riguarda la struttura dell’Esame di Stato 2022. Anche su questo ho delle perplessità e ne tratterò nei prossimi giorni.

la necessità di percorsi post ideologici -Alternanza Scuola Lavoro e Esami di Maturità 2022 – blocco 1 e 2 con Intro e Premessa

Premessa – Tratterò alcuni degli aspetti della nostra “contemporaneità” nel convincimento che vadano declinati fuori dalle ideologie mature o perlomeno utilizzando nuovi strumenti interpretativi.

Non posso non ammettere di essere stato sostenitore di ideologie già formulate, come tanti altri della mia generazione e tanti di quelle che hanno precedute le “nostre”. Nonostante ciò non posso non riconoscere che le ideologie già formulate debbano essere considerate non un punto di arrivo ma una base per procedere verso elaborazioni cui ciascuno nella misura delle elaborazioni personali possa aggiungere qualche elemento in più per interpretarle e procedere verso nuove formulazioni. Quando si è giovani è quasi del tutto normale che le ideologie cui ci si affida siano considerate come approdi cui aggrappare la gomena del proprio personale vascello. I giovani hanno bisogno di certezze e quando ritengono di essersene appropriate le declinano le applicano le professano a ogni piè sospinto, trasformandole in poco più che slogan tassativi esclusivi da rispettare rigorosamente .

Sarebbe normale, soprattutto per chi possiede solide capacità intellettive, formate in modo culturalmente scientifico, per un giovane ormai cresciuto e divenuto adulto, provare a sciogliere le gomene e prendere il largo verso orizzonti rinnovati arricchiti dalle proprie esperienze di vita e consolidati dall’applicazione sempre corretta delle proprie acquisizioni ideologiche. In teoria ciò dovrebbe apparire ed essere naturale; ma nella pratica molto spesso accade che ci si sieda sul trono delle ideologie e ci si senta comodi, contenti solo della semplice mera applicazione dei fondamentali senza avvertire il bisogno di un riallineamento, di una interpretazione più consona alle trasformazioni sopravvenute.

Ancor più seria diventa la questione, allorquando a non crescere intellettivamente e non essere in grado di superare la fase dell’infantilismo ideologico sono gli attuali educatori e i “maitre à penser” che si propongono di formare allievi non sulla base critica ma sull’assertività assoluta intorno a categorie ideologiche cristallizzate utili per ogni luogo e ogni tempo, a prescindere dalle condizioni che si sono man mano formate e diversificate.

Ho esperienza diretta, in linea individuale e non solo, rispetto a questa forma di presunzione intellettuale; voglio ribadire che è molto comodo (lo è stato per l’appunto anche per me) farsi forte delle acquisizioni di base rinunciando a elaborazioni nuove più adatte, e non ne sono stato immune. Pur tuttavia da alcuni anni, in una tardiva maturazione, di fronte alle vicende sociali economiche politiche e culturali alle quali ho avuto modo di partecipare in modo quasi sempre diretto e coinvolgente, ho avviato a costruire una revisione lenta ma progressiva, fatta di aggiustamenti interpretativi, collegabili a ragionamenti personali, e per questo motivo suscettibili di errori, rispetto alle basi ideologiche da me possedute.

Nello stesso momento in cui rifletto su quel che per me è stato un limite, superato da una presa di coscienza personale su ciò che mi ha condizionato, non posso rinunciare a comprendere che chiunque abbia proseguito a riferirsi in modo categorico ed esclusivo ai principi ideologici in modo genuino e richiamandosi ad una coerenza di fondo merita tutto il nostro rispetto.

Questo mio percorso è del tutto evidente nella elaborazione di gran parte dei miei post, alcuni dei quali riferiti a decenni trascorsi.

Alternanza Scuola Lavoro e Esami di Maturità 2022 – la necessità di percorsi post ideologici – p.2

Sin dall’alba del mondo, allorquando l’umanità ha avuto bisogno di regole, sia da rispettare sia da trasgredire, coloro che detengono il Potere hanno fatto camminare i loro proclami sulle gambe dei loro seguaci più fedeli. Ma quasi sempre al momento in cui si sta per raggiungere qualche obiettivo scendono a compromessi con altre forze di Potere e lo mettono n tasca a coloro di cui si sono serviti.                                                             Sin dalle vicende iniziali narrate dalle Sacre Scritture questo rapporto tra servi sciocchi e potentati si evidenzia in modo lampante; pensate alle tavole della Legge, nelle quali vi sono le prescrizioni morali cui attenersi non solo in quanto comunità religiosa ma anche civile: sono state applicate solo per creare condizionamenti negli animi deboli.                                                                                                                                Abbandoniamo per un momento questo “territorio” chiaramente digressivo per non ingenerare confusione: l’intendimento è quello di riaffermare che l’attuazione dei diritti si scontra con un disquilibrio sociale economico che non può essere sanato semplicemente con un’affermazione di principio. Bisogna che i rapporti di forza siano condotti su un terreno neutro nel quale le differenze si annullino non sulla base di benevoli concessioni.

Sono partito da due questioni esemplificative; le ho menzionate nel titolo ma non mi sono addentrato su quel terreno.

Nei giorni scorsi, sospinti da un evento drammatico, molti studenti delle scuole medie superiori sono scesi in piazza a formare cortei. Non era solo la voglia di riprendersi la vita, dopo questi lunghi mesi di clausura forzata e di abbandono della socialità, imposta dalla pandemia; era il bisogno estremo di poter esprimere il loro dissenso verso questo tipo di società che – nonostante alcuni proclami ottimistici – sta dimostrando di procedere a tappe forzate verso un predominio delle classi plutocratiche economiche, incuranti della sofferenza sempre più largamente e profondamente diffusa nella stragrande massa di popolazione, non solo quella dei Paesi sottosviluppati, destinati a patire ancora di più rispetto a prima, ma anche in questa nostra società, riconosciuta come industrializzata ed evoluta, sviluppata.

Per combattere questo stato delle cose pericolosamente e incessantemente in rapida evoluzione negativa per tanti di noi non bastano gli slogan delle masse urlanti; occorre costruire strategie di condivisione dal basso, altrimenti finirebbe per prevalere un profondo senso di frustrazione accresciuto dal fatto che molto spesso i Poteri forti finiscono per fagocitare una parte del dissenso inserendoli nei meccanismi di Potere cui avrebbero voluto e dovuto frapporre la volontà loro e dei loro rappresentati. Tali strategie non possono essere condivise a priori con chi gestisce le forme del Potere, e vi partecipa da protagonista. Questo accade quasi sempre, perchè c’è sempre tra chi gestisce le leve del Potere l’ambizione di non cederle; e per poter raggiungere tale obiettivo ha bisogno di sguarnire le file di coloro che protestano in modo più o meno disorganizzato. In diverse occasioni ho potuto assistere a tali manovre di basso profilo ed è bene che ciò sia segnalato; spesso ci si vende per ottenere una collocazione di comodo. Anche per tali motivi la qualità di chi si occupa di Politica o di gestione del Sociale non è sempre di buon livello.

Nel prossimo post mi interesserò di quelle che sono le ragioni delle proteste studentesche di questi giorni.

parte 7 – POESIA SOSTANTIVO FEMMINILE – parte 7 – 2022 – un recupero dei testi di presentazione, introduzioni e Saluti (e questa è “La presentazione” della X edizione, del 2010)

parte 7 – POESIA SOSTANTIVO FEMMINILE – parte 7 – 2022 – un recupero dei testi di presentazione, introduzioni e Saluti (e questa è “La presentazione” della X edizione, del 2010)

PRESENTAZIONE

8 MARZO. Questa data celebra la Festa della Donna: evoca mimose, fiori, baci di cioccolata, cena fuori con amiche. Una giornata dedicata alle donne di ogni età e condizione, di ogni paese. Una festa democratica, perché accomuna tutte le donne, senza distinzione.

Un giorno pensato per quella metà dell’umanità ritenuta da tanti più debole e da qualcuno la più significativa. Questa data festeggiata soltanto in una parte del mondo, mentre nell’altra se ne ignora l’esistenza e il significato: in alcune zone del nostro pianeta la sensibilità verso le “donne” non è sufficiente per tanta attenzione; in altre ancora oggi si propone di condividere questa festa, ma come diversivo, uno spostamento delle menti verso “l’altro sesso” per lo spazio di ventiquattro ore, per poi tornare alla considerazione secondaria e agli atteggiamenti di discriminazione.

Come nell’antica Atene, luogo di nascita della democrazia, il potere del popolo non dava poi a tutti la facoltà di partecipare alla cosa pubblica (le donne erano escluse, come gli stranieri e gli schiavi), così anche la Festa della Donna rimane talvolta un paravento, un momento che si celebra solo in alcune parti del mondo e che non riesce a rendere piena dignità alle donne. Le donne infatti si ritrovano a combattere ogni giorno, in qualsiasi paese del mondo, contro coloro che le vorrebbero sottomesse, dipendenti, ignoranti, ubbidienti, sfruttate, violentate, se non addirittura schiave o, in tante occasioni, vittime; dalla famiglia ai luoghi di lavoro, spesso il trattamento non cambia.

Tuttavia c’è chi ritiene importante continuare a proporre questa festa, a non dimenticarla, ma arricchirla ogni anno di contenuti nuovi. La condizione delle donne non si migliora sottraendo, semmai aggiungendo occasioni e opportunità di confronto, di sollecitazione delle coscienze, per arrivare un giorno a quella parità di diritti in ogni parte del mondo che sdarà il vero riconoscimento al ruolo delle donne nella società. Per questo noi Consiglieri dei Gruppi di Opposizione nel Consiglio della Circoscrizione Prato Est ringraziamo il Prof. Giuseppe Maddaluno per il suo impegno nell’avere, ancora una volta, riproposto l’iniziativa da lui promossa già da diversi anni, “POESIA SOSTANTIVO FEMMINILE”, e per averci voluto coinvolgerci nell’organizzazione. E ringraziamo le donne, che con le loro poesie hanno preso parte a questa proposta, e gli uomini che hanno scritto pensando a loro. La natura del centro sinistra da sempre esprime attenzione per le donne e per le loro aspettative di pari opportunità. Così anche i Consiglieri, che rappresentano nelle Istituzioni tali ideali e che da quest’anno si trovano all’opposizione nella Circoscrizione Est di Prato, ritengono importante sottolineare la festa dell’8 marzo attraverso una serata resa piacevole dai sentimenti e dall’arte della Poesia.

I membri dei gruppi consiliari di Opposizione presso la Circoscrizione Est di Prato – Marzo 2010