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Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo)

Presidenza della Repubblica – l’irresponsabilità della classe politica, a partire da quelli a me più vicini (o che dovrebbero esserlo)

Partiamo proprio da questo: non è un caso che nelle ultime elezioni del Capo dello Stato ci siano state delle difficoltà.

Non faccio la cronistoria ma cerco di osservare quel che in questi giorni appare come l’elemento più evidente sulla scena politica: il Centrodestra che vanta di essere in maggioranza se ne avvale per lanciare una candidatura improponibile a chiunque sia dotato di una minima intelligenza e di una memoria, non importa che sia molto lunga. Non è un segreto che laddove questa ipotesi andasse in porto, il discredito internazionale, al netto dei salamelecchi che non si negano quasi mai a nessuno, colpirebbe il nostro Paese. I giudizi del mondo politico internazionale non riuscirebbero a contemperare quelli dell’alta finanza, Potere distaccato dalle valutazioni di carattere politico, che attaccherebbero soprattutto il nostro debito, notoriamente altissimo. Solo ed esclusivamente la “proposta” vale a screditare l’intero Centrodestra, che – in apparenza – è apparso fino ad oggi compatto nel sostegno a Silvio Berlusconi. Si evidenzia l’incapacità di reperire in quell’area molto ampia una figura che possa essere interprete di una comunanza di valori, capace di elevarsi dall’appartenenza ad una sola delle parti in lizza. I motivi per cui Berlusconi non è adatto a ricoprire tale ruolo sono scritti nella Storia del nostro Paese.

Non è solo la Destra a evidenziare tali limiti in questi frangenti. La nuova coalizione di Centrosinistra pur potendo contare su una maggioranza di partenza ha perduto per strada innumerevoli rappresentanti e la presenza dei rappresentanti delle Regioni non può giocare a suo favore. Inoltre, essendo “nuova” (costituita più per necessità che per convincimento), non agisce come “blocco” ma in modo molto separato non riesce a portare un nome, anche per il timore di vederselo bocciare, non solo dalla Politica ma anche dai poteri della comunicazione (quelli che si fondano in primis sui sondaggi) , molto diffusi e forti più che mai. Tra i nomi che circolano peraltro non appaiono elementi distintivi di appartenenza, il che ovviamente non è “negativo”. Ciononostante di fronte all’altra coalizione che ha calato un asso, che – volendo o nolendo – rappresenta per davvero la storia del Centrodestra.

Capisco di poter essere accusato di andare in contraddizione, nell’imputare al Centrosinistra l’incapacità di “commettere” il medesimo errore della parte opposta; ma lo dico in quanto ci sarebbe potuto essere sulla “scena” Mario Draghi, in modo pieno, che avrebbe soddisfatto ampiamente tutti: la sua presenza al vertice del Consiglio dei Ministri sta ad attestare questa stima. Ora una tale scelta, che fosse portata a realizzazione, apparirebbe una iattura. Draghi è equilibrio nel Governo e non si intravedono altre figure altrettanto equidistanti tra le diverse posizioni partitiche. E dunque bisogna che una riflessione si faccia: chi si è vantato di aver estromesso Giuseppe Conte e si è intestata in modo molto aperto l’ascesa di Draghi a Palazzo Chigi? Se si fosse proceduto esclusivamente a degli aggiustamenti all’interno del Governo Conte, oggi potremmo disporre senza alcuna preoccupazione di Draghi per il Quirinale. La Storia decreta molti giudizi e, purtroppo, quasi sempre, lo fa in ritardo.

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La volgarità dei ribelli NO VAX – sulla proposta di Bersani e altro

La volgarità dei ribelli NO VAX – sulla proposta di Bersani e altro

Quel che colpisce in modo più rilevante nell’assistere al manifestarsi della volontà di contrapposizione alla vaccinazione è sempre più la volgarità che molti tra coloro che la dichiarano in modo aperto e libero mettono in pratica. Basta affacciarsi su un qualsiasi “social” e averne la dimostrazione. Per alcuni ne sono sorpreso ma non sono più intenzionato a sopportarli. Oltre agli accenti volgari essi diffondono menzogne, a volte utilizzando false ricostruzioni a volte costruendo elaborazioni pseudoscientifiche, aiutati semmai da illustri pseudo scienziati. Questi ultimi sono personaggi che da decenni non vivono nella comunità scientifica; in poche parole non possono essere considerati “scienziati”, in quanto lo si è solo se ci si confronta a 360° con tutti gli altri, anche con coloro che – vivendo sul “campo” – posseggono dati sempre più aggiornati e attinenti alle patologie con cui vengono a contatto e che dunque sono da essi studiate.

Per fortuna, la situazione nelle ultime settimane sta migliorando, grazie anche a delle scelte – di certo non pienamente condivise – che hanno sospinto una parte di No Vax a riconoscere che, se si vuole far parte di una comunità, occorra rispettarne le regole, anche quando queste impongano sacrifici. Nella prima fase della pandemia questo comportamento è stato ampiamente condiviso dalla stragrande maggioranza dei cittadini; non mancavano le trasgressioni ma in generale siamo stati esemplari per gran parte del mondo e abbiamo sopportato le limitazioni.

Pochi giorni fa, di fronte alla situazione che vedeva i reparti di terapia intensiva occupati in grandissima parte da pazienti No Vax, un uomo politico, che finora non aveva mai dato segni di instabilità, è arrivato  a chiedere, pur se in prospettiva, che quei reparti potessero essere riservati in modo prioritario da pazienti “vaccinati” che necessitassero, soprattutto in presenza di altre gravi patologie, di quelle cure per poter guarire. Ho visto che si è scatenata la polemica, in modo particolare nel mondo della Sinistra. Nulla da eccepire, a parte il fatto che sarebbe invece molto necessario dibattere su questi temi, perché “tale scelta” all’interno degli ospedali in tempi di sovraffollamento è stata e sarà materia quotidiana su cui decidere e indubbiamente coloro che hanno affermato l’inconsistenza e/o la pericolosità del “vaccino” meriterebbero di avere un trattamento in ragione delle loro convinzioni, nel rispetto dell’autodeterminazione del paziente. Non ho, a tale proposito, sentito voci discordi né da Destra che da Sinistra, allorquando qualche paziente Covid ha rifiutato di essere ospedalizzato ed ha firmato per le dimissioni. E non mi risulta che, nel ritornare nella propria comunità, esso sia stato limitato nei movimenti, ragion per cui gli è stato anche permesso di diffondere ulteriormente nella nostra – e sua – “società” il virus.

Partendo da quel “mantra” del “Non è il momento!” con il quale abbiamo sempre visto rinviare le scelte importanti dobbiamo oggi ancora una volta ribadire che forse già da quel febbraio marzo del 2020 i politici e gli amministratori (quelli che ci hanno detto sempre che “non era il momento!”) avrebbero dovuto porsi, a lato dell’emergenza, obiettivi di revisione, ammodernamento ed ampliamento dell’offerta sanitaria pubblica.

Voglio interpretare il “grido di dolore” di Pier Luigi Bersani come una provocazione, una sollecitazione a riprendere in mano il destino di noi tutti.

reloaded utile alla comprensione delle attuali difficoltà (in quel di Prato zona San Paolo – Circolo ARCI di via Cilea) – la foto è di Agnese Morganti

Scrivevo questo post il 27 novembre del 2015; molte delle difficoltà (al netto della pandemia) erano ancora da venire

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IL VIAGGIATORE riprende il cammino (mai interrotto, perché le soste sono sempre produttive!)….

Da quando non sono presente sul Blog? Dal 9 novembre e la sosta è stata imposta da una mia personale scelta, essendo straimpegnato in questo periodo sul piano culturale; sono stati giorni di acquisizione e rilancio.

Ho presentato almeno un paio di libri ed ho progettato; domani vi sarà un’altra presentazione e domenica e lunedì interventi scenici; martedì (siamo al 1° dicembre)  partirò per Napoli insieme a Nino Ceccatelli e presenterò, prima della sua Mostra “AMERIKA”, un libro di Aldo Ferraris. Venerdì 4 presenterò la Silloge pasoliniana. IL 10, ritornato a Prato, parteciperò alla presentazione de “Il silenzio sugli innocenti” di Luca Mariani; il 12 saremo con lo spettacolo pasoliniano al No Cage di Prato; il 16 siamo al Circolo San Paolo con Alessio Cesarani e tutta la combriccola de “IL Domino letterario” ed il 18 si replica “Pasolini” in uno spazio di Via del Serraglio – anche se avrò qualche problema ad esserci, dovendo scendere giù a Bacoli per Libri di Mare libri di terra – IV edizione del Premio Sovente (18-20 dicembre)  per il quale sono in giuria.

Questa è una road map per le prossime settimane ma in verità volevo svolgere una riflessione su TRAMEDIQUARTIERE che in questi giorni sta correndo il rischio di chiudere il suo percorso. I timori che avevamo, noi del Circolo ARCI San Paolo di via Cilea 3 qui a Prato, non sono stati fugati. Anche le parole “rassicuranti” ma in perfetto stile politichese di Massimo Bressan (IRIS) e Valerio Barberis (Assessore Urbanistica Comune di Prato) non ci convincono.

Non volevo intervenire l’altra sera, 25 novembre, perché quel che mi passava per la mente era vera e propria “polemica” verso alcune apparenti “concessioni” al nostro desiderio di operatività; e non avevo intenzione di rovinare un’atmosfera idilliaca ricca di falsità e ipocrisia. Diciamocelo: se questa fosse solo una mia impressione, accetto volentieri di essere rimproverato e smentito. E poi, sì, sono stato al gioco ed anche io ho partecipato al festival limitandomi con bonomia a ringraziare ed a chiedere che questo percorso appena avviato non si concluda “a tarallucci e vino”.

Il documento che avevamo preparato lo posto qui; contiene, al di là delle convenzioni, la richiesta di proseguire; contiene anche una “minaccia” che è quella di continuare in modo autonomo con chi voglia collaborare il lavoro che non è mai “finito” del tutto.

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Permettetemi di avviare con la prima persona singolare: “Mi presento. Sono un “narratore”, un modesto “narratore” dei miei tempi e della contemporaneità, un narratore di parte, di una parte infinitesimale di realtà,  quella di una “parte” di questo Quartiere, che ha tuttavia valenza di cartina di tornasole di una variegata umanità,  di una diffusa universalità.

Non sono solo! Appartengo ad un Gruppo che in questa realtà ha operato, opera e vuole continuare a farlo.

E’ su questo terreno di operatività che ci siamo reciprocamente incontrati noi e Trame, noi e IRIS in primo luogo, in un contesto di reciproche ricerche, caratterizzate dall’idea che, per progettare futuri migliori, occorra conoscere il passato e comprendere il presente.

Abbiamo lavorato insieme finora e ci siamo scambiate idee costruendo linee di prospettive. Soprattutto abbiamo condiviso il metodo e ci siamo impegnati a valutarlo discuterlo, criticarlo e poi ad applicarlo.

Di questo Progetto abbiamo apprezzato la ricerca dell’inclusione vs l’esclusione e l’esclusività che troppe volte vediamo emergere e riemergere nei processi pseudo-culturali autoreferenziali ad uso e consumo di elites.

Siamo consapevoli di aver partecipato con ruoli non secondari ad un progetto che, naturalmente, ha avuto un suo avvio e prevede una sua conclusione. Ma come accade nei percorsi dell’istruzione anche la fine cela dentro di sé un nuovo inizio che, per noi, come nel gioco dell’oca,  può prevedere qualche passo indietro per raggiungere una “linea” verso la quale però ci dirigiamo carichi di conoscenze nuove ed insperate rispetto a due anni fa, quando l’incontro con Bressan e Trame era collegato per noi ad un Progetto politico ben preciso, “politico” nel senso più alto ed ampio del termine.

Infatti noi di San Paolo ripartiamo da lì con una nuova elaborazione puntando soprattutto sulla condivisione di una forma di sperimentalismo democratico che vogliamo utilizzare come metodo. E, per far questo, chiediamo la collaborazione di Associazioni, gruppi, semplici cittadini che abbiano a cuore la pratica della Politica al servizio di tutti e non per fini personali, a partire dal nostro territorio che, se ulteriormente trascurato, rappresenta un problema per tutti mentre se è meglio curato si propone a tutti come una ricchezza.

La nostra sete non è appagata e la nostra fame di Conoscenza non è soddisfatta.

In queste poche righe sono del tutto sottintesi i profondi e sinceri ringraziamenti per Enti, Istituzioni, Associazioni e per i loro rappresentanti che hanno reso possibile la realizzazione del Progetto, così come evidenti appaiono le richieste di non considerare del tutto chiuse queste esperienze, richieste che partono in primo luogo dal territorio nel quale esse sono state calate e dal quale provengono appelli a non essere abbandonato.

Grazie!

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LE STORIE 2008/2009 – parte 16 (per la parte 15 vedi 19 dicembre 2021)

Proseguendo nella pubblicazione di alcuni documenti, quella che segue è la “Dichiarazione” (la scesa in campo) di disponibilità da parte di Massimo Carlesi a candidarsi a Sindaco di Prato per la legislatura 2009/2014

L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme  e nei limiti della Costituzione “

Costituzione Italiana art. 1

Care cittadine e cari cittadini di Prato.

Il 6 e 7 giugno 2009 nella nostra città di Prato si svolgeranno le elezioni per il nuovo Sindaco e per il rinnovo del Consiglio Comunale.

Il Partito Democratico ha deciso di scegliere il proprio candidato utilizzando le Elezioni Primarie che si svolgeranno il 01 febbraio 2009.

Accogliendo l’invito rivoltomi da alcuni cittadini ho deciso di candidarmi assumendo l’impegno di percorrere insieme questo tempo per ricercare le risposte ai problemi della nostra città.

L’esperienza maturata in questi anni prima come Presidente di Circoscrizione ed Assessore e poi nel lavoro, mi ha fatto capire quanto sia fondamentale il rapporto diretto con i cittadini; le istituzioni ed i partiti hanno il compito di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini : dalla buca nella strada, alla sicurezza al lavoro.

Le donne e gli uomini che scelgono l’impegno in politica devono farlo come servizio e non come mestiere; confermo quello che ho già avuto modo dire alla stampa : nel caso non superassi le primarie non intraprenderò altri percorsi politici.

Ho volutamente citato il primo articolo della nostra Costituzione perchè è a questa ed ai valori che essa rappresenta che intendo ispirare il modo di agire di Sindaco nel venga eletto.

Vi invito ad andare a votare il giorno delle primarie e se mi ritenete meritevole di fiducia di votare per me.

Un cordiale saluto.

Massimo Carlesi

Qui di seguito riporterò alcuni documenti programmatici che furono redatti da cittadine e cittadini che sostenevano la candidatura di Massimo Carlesi.

A tale proposito però, allo scopo di mostrare come ci fosse un forte desiderio di contribuire al Programma vi propongo la mail di un importante esponente del Partito che interviene sui temi del Decentramento e della Partecipazione, entrambi ritenuti fondamentali (oggi, dicembre 2021, assolutamente urgenti ed attuali).

L’autore è M.B.

In questa legislatura si è avuta una caduta di tensione del  decentramento da parte dell’amministrazione Comunale.

Io credo che dobbiamo fare uno sforzo per riportare all’attenzione  questo problema per le prossime elezioni. Credo che alcune esperienze  fatte in alcune realtà della nostra città  possono essere di stimolo  per affrontare il programma che approntiamo per Massimo Carlesi.

Se ci sarà la volontà di reperire risorse ,non solo economiche, sul territorio come l’associazionismo culturale, e sociale, oppure singoli intellettuali con le varie competenze, potremo creare le premesse per  un eventuale rilancio.

Cercare di portare sul territorio nuovi servizi come per esempio la  riscossione della Sori potrebbe essere il modo di avvicinare  ulteriormente i cittadini al decentramento.

Come ridare una struttura politica agni organismi  decentrati, l’esecutivo potrebbe essere allargato anche alle opposizioni e trovare un referente (il Presidente o il Vice )anche presso la Giunta Comunale.

Come pure la composizione di ogni singola commissione, dovrebbe essere  composta da membri esterni con competenze reali e non come è adesso di candidati che non sono stati eletti e quindi riciclati.

Non ultimo i finanziamenti che in questi ultimi anni hanno avuto un  taglio di oltre il 35% compromettendo e vanificando tanti bei progetti  che ci sono pervenuti e mortificando il lavoro nella ricerca di sponsor  che tanta soddisfazione ci hanno dato.

queste sono alcune proposte che mi sento di suggerire molto  sinteticamente, quando ci ritroveremo le vaglieremo insieme. Saluti M. B.

I REGALI DI NATALE – p.2

Per fortuna c’è ancora molta luce. Napoli è luminosa; il suo clima è proverbialmente miracoloso. Anche se non più abituati, non ci sorprende il caos: basta lasciarsi portare dalla corrente, mantenendo il più possibile la barra dritta su una corsia, meglio quella centrale. Non bisogna avere reazioni nervose e da qualche tempo in qua per rimpinguare le casse del Comune ci sono multe salatissime per chi supera i 50 orari. Il caos illude il viaggiatore, ma difficilmente si riesce a superare quella velocità nella prima parte del percorso; piuttosto è più in là dopo l’uscita di Camaldoli, proseguendo verso Pozzuoli, che occorre evitare, complice un traffico solitamente molto meno intenso, di accelerare.

Siamo riusciti a arrivare con il vantaggio di un’oretta di luce. I mesi che sono passati ci hanno portato via anche qualche persona cara, non parenti ma grandi amici e mi si stringe il cuore a guardare quei balconi che pullulavano di energie creative anche durante il lockdown (erano lenitivi e consolanti i suoni e i canti, anche per noi che eravamo lontani e che osservavamo con attenzione quelle performance fino all’ultima che era apparsa un giorno prima che la triste notizia arrivasse sul tam tam dei social fino a noi) e che ora sono silenti e carichi di una profondissima struggente malinconia.

Scarichiamo l’auto con la solita difficoltà degli spazi a disposizione per poter manovrare agevolmente, ma per fortuna il carico è inferiore agli altri e qualche aiuto in più ci viene da nostra figlia e dal suo compagno, Bruno. Manovriamo sotto gli occhi vigili presenti o nascosti dei vicini di casa che affacciano sulla corte comune. I presenti argomentano anche un saluto e vorrebbero dopo questa lunga assenza anche recuperare il tempo perduto, ma dobbiamo scoraggiarli con gentilezza unita a fermezza, altrimenti a cosa sarebbero valse le ansie di arrivare perlomeno con un po’ di luce. Gli altri, quelli che occhieggiano dietro le tendine, ci diranno tra qualche ora, quando li contatteremo, di averci visti. La confusione ammassata, necessariamente con ordine, nell’auto diventa un guazzabuglio incontrollabile nelle prime stanze dell’appartamento. I pacchi si sovrappongono ad un’altra serie omologa che già è stata depositata da mia cognata, alla quale abbiamo dato il compito di fare una rapida ricognizione in casa, accertandosi che perlomeno funzionassero frigo, lavatrice e riscaldamento. Far partire il riscaldamento è un’operazione complessa per noi che in questa casa ci veniamo comunque – quando è andata bene (prima della pandemia) – due, tre massimo quattro mesi all’anno. Ognuno prende possesso degli spazi e per un paio d’ore si cerca di mettere ordine; perlomeno si sistema quel che necessita in modo primario.

Per far partire la caldaia devo uscire fuori al terrazzo e lo trovo molto sporco soprattutto di polvere; osservo il panorama del Monte Gauro, che è un vulcano e le collinette di Cigliano, che sono anche quelle la cornice agricola molto fertile di un altro vulcano, ma quel che mi colpisce è immediatamente una zaffata di quell’odore tipico della nostra terra, i Campi Flegrei e la Solfatara, che dista trecento metri da dove siamo. Si dice che quando è così intenso è segno di un’attività vulcanica molto forte. E nelle giornate successive ne avremo la conferma.

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I REGALI DI NATALE – p.1

Faccio un passo indietro per descrivere quel che è il pregresso: le attese, le speranze, la voglia di recuperare un rapporto con la Madre Terra, o come meglio sarebbe dire “Terra Madre”, la terra natia: è di noi due ma in modo particolare e sorprendentemente da parte di nostra figlia. Decidiamo di partire il 22 dicembre, per evitare il rientro dei vacanzieri di fine anno, quelli in particolare collegati al mondo della scuola. Quando si parte, comunque si sia in due oppure in tre o quattro come questa volta, appariamo sempre una famiglia in trasloco e ci consola solo il fatto di non essere gli unici, felicitandoci del comune destino quando si incrociano altri veicoli ricolmi come un uovo. In realtà lo spazio è ridotto e i bisogni sono raddoppiati; in aggiunta si deve dire che tutte le vettovaglie che erano state lasciate nel gennaio del 2020 erano scadute e quindi dovevamo necessariamente portare con noi perlomeno i viveri di prima necessità.

Mi sono raccomandato con mia figlia affinché non si parta troppo tardi: voglio arrivare a Pozzuoli, in questo periodo di solstizio invernale, con un po’ di luce. Il mio desiderio, visto che sono considerato ormai un impenitente maniaco della precisione, viene esaudito; ma la speranza di trovare un traffico normale, no. Assistiamo inermi a lunghe file di centinaia di Tir che lottano arrancando per procedere in mezzo a chilometri di cantieri aperti. Si viaggia dunque quasi a passo d’uomo per molti chilometri. Per fortuna non fa tanto freddo e si possono tenere aperti anche se di poco i finestrini per aerare il poco spazio rimasto: c’è il rischio che qualcuno di noi covi il contagio, senza esserne consapevoli. E, poi, ho una strana tosse che mi scuote di tanto in tanto: a me sembra psicosomatica perché mi ritorna soprattutto se ci penso; ma il mio dottore ha detto che è collegata al reflusso gastro esofageo. Sarà; ma sono più o meno gli stessi sintomi che avvertivo nel marzo 2020 all’alba del Covid19.

Comunque, giusto per la cronaca, è proprio il gran traffico che mi impegna a mantenere desta l’attenzione ed anche la “tosse” non mi perseguita e di riflesso gli altri viaggiatori non hanno alcun motivo di preoccuparsi. I giovani ne approfittano per organizzare incontri e visite ad amici, luoghi da visitare e ristorantini dove rifocillarsi tutti insieme che diano garanzie di sicurezza. Mia moglie è intenta a seguire il traffico e di tanto in tanto distribuisce qualche snack. Il viaggio dopo le prime due ore e mezza da incubo procede abbastanza spedito; l’auto è revisionata ma non mi fido di lanciarmi oltre i 90 massimo 100 orari. Per fortuna non c’è più il gran traffico grazie anche alle corsie che da due sono tre, da Orte in giù. Ci siamo fermati solo per un parziale bisogno fisiologico; non mi sono mosso dall’auto. Arrivati a Santa Maria Capua Vetere, la sagoma del Vesuvio già si intravede sullo sfondo; poi sparirà e ritornerà dopo l’uscita dall’A1. Qualche altro chilometro e poi si entra nella bolgia infernale, che chi non è di queste parti non può immaginare (forse a Roma sarà la stessa cosa, ma qui a Napoli, entrare nella Tangenziale è il cordiale saluto della città e soprattutto dei suoi abitanti.

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IN RICORDO DEL POETA PIER PAOLO PASOLINI parte 21

PARte 21

Parla il Professor Antonio Costa – Docente all’Università di Venezia in storia e critica del cinema:

<< In realtà, io vorrei mostrarvi un documentario che ho fatto una decina di anni fa con un mio allievo, che si chiama “Un capriccio dolcemente robusto – Realismo e manierismo nell’universo figurativo di Pier Paolo Pasolini” tanto per mettere la cosa in contraddizione l’uno con l’altro che “Un capriccio dolcemente robusto” rievoca il lato manierista di Pasolini e l’altro rimanda a quella che è l’opzione realistica.

Però sentendo gli interventi che mi hanno preceduto e soprattutto l’ultimo, come capita in questi casi sono stato molto stimolato ed ho avuto così delle immagini, dei flash, che vorrei così insomma…dei quali vorrei rendervi un momento partecipi. Questa idea di che cosa penserebbe Pasolini delle cose che ci passano davanti agli occhi al giorno d’oggi? No, è meglio che rinunciamo subito in partenza ad una idea del genere, Perché se io penso alle sue polemiche contro il consumismo della coppia eterosessuale, ecco non oso immaginare cosa penserebbe del consumismo dei PACS che vengono proposti al giorno d’oggi, tanto per essere assolutamente scomodi e politicamente scorretti. Da parte di un uomo che, badate bene, nei primi settanta proponeva senza mezzi termini aboliamo la scuola media dell’obbligo che è alla base di tutte le nostre sciagure. Un discorso assolutamente scorretto da un punto di vista politico di una persona, di un intellettuale che lungo tutta la sua intensissima attività non ha mai avuto paura non solo di mettere in gioco valori acquisiti e così via, ma soprattutto di mettere in gioco sé stesso e come dire dei momenti già acquisiti in qualche modo consegnati alla prosperità della sua opera. tra le cose che ha molto bene evocato Tricomi c’è anche da ricordare, a proposito di queste abiure ricorrenti della sua opera, quella che è una delle operazioni forse più radicali che Pasolini ha compiuto, accanto forse al film (parola non comprensibile), che è la riscrittura della “Meglio Gioventù” che era appunto la sua opera squisita quando lui sognava di diventare un poeta squisito, di stile provenzale, dove appunto la lingua materna il friulano aveva il ruolo che aveva il provenzale.

Lui ha riscritto questa “Meglio Gioventù” in “La nuova Gioventù” che è un vero e proprio atto di sfregio, pensate come se un pittore andasse lì con la lametta a tagliare i suo quadri precedenti, Perché tutto ciò che c’è di squisito, prezioso ecc in questi versi stupendi, lui li trasforma in frasi, in parole irriferibili, irripetibili che introducono appunto una dimensione radicalmente diversa. Quindi, questa suggestiva immagine che Tricomi ci ha dato di un’opera non finita e di un’opera mancata per volontà dello stesso autore, il quale ad un dato momento, ove avesse fatto delle opere che avessero la parvenza

della compiutezza, ecco bisognava intervenire su quelle in modo da dare questa continuità.

I regali di Natale – intro

I regali di Natale – intro

Tra gli aspetti positivi di queste “feste” natalizie c’è da annoverare la possibilità di potersi incontrare in famiglia, anche se in misura ridotta dovuta a questo periodo particolare nel quale ci siamo trovati a vivere. Senza alcun dubbio c’è a questo mondo chi sta peggio di noi, molto peggio. E l’elenco che dovrei qui snocciolare sarebbe molto lungo; anche molti dei nostri più vicini predecessori e qualcuno di quelli che ancora oggi sono con noi hanno vissuto momenti difficili, collegati a periodi difficili dal punto di vista sanitario e bellico. Mio padre ha vissuto durante la seconda guerra mondiale ed ha conosciuto la famigerata “spagnola”, ha fatto i conti con la miseria più nera patendo proprio la fame e in tempi più recenti ha dovuto barcamenarsi tra il colera del 1973 e il bradisismo degli anni successivi, subendo un’evacuazione forzata che durò un paio di anni.

Molte vicissitudini sono state da me condivise e forse anche per questo motivo non mi sembra così pesante l’atmosfera attuale con questa pandemia. Dovrebbe ovviamente pesarmi meno, ma l’abitudine ad una vita sociale, anche intensa, non consente grandi ottimismi. Tornando per l’appunto ai nostri giorni il potersi incontrare in famiglia significa per noi in tempi normali condividere gli spazi con un massimo di otto – numero massimo, però, difficilmente raggiungibile – dico “otto” persone. Ragion per cui quel di cui penso con questi nuovi post di parlare si riferisce ad un caso assai particolare, che mi ha consentito di vedere tre diverse – per caratteristica – opere insieme a mia moglie. Scendere giù per Natale, da Prato a Pozzuoli (ecco il motivo del riferimento al bradisismo), dopo un’assenza di circa 22 mesi, un anno e tredici mesi a dir la verità, ci ha posto davanti ad una condizione inattesa, anche se avremmo potuto prevederla: il vecchio apparecchio televisivo era “off” per le “ovvie” ragioni che tutti dovrebbero ormai sapere, collegate al passaggio al digitale terrestre. A dir la verità, l’antenna aveva sempre ma funzionato ma una decin di canali fino al gennaio 2020 riuscivamo a intercettarli, e ci bastava per seguire le vicende del Paese e del Mondo. E poco più.

Siamo scesi a Napoli in quattro; forse ne incontreremo altri due, della famiglia. Due sono rimasti a Prato. E qualche volta, lo sappiamo, saremo in due, mia moglie e io. L’organizzazione non prevede grandi cenoni: solo un paio di “rendez vous” collettivi, in sei per l’appunto; poi mezzo gruppo ha già pensato di incontrare qualche altro gruppetto, mantenendo le distanze necessarie per evitare il più possibile contatti che potrebbero farci entrare in paranoia, sacrosanta in questo periodo ma pur sempre “paranoia”. Tutti vogliamo evitare di incorrere in errori più o meno fatali. Ed è anche per questo motivo che i nostri saluti avvengono a distanza di sicurezza, da un balcone o per telefono. D’altra parte, però, le cautele sono reciproche e da quel che sappiamo non sono meno esagerate rispetto alle nostre. Anzi; si racconta di contatti amichevoli con l’uso di saliscendi antidiluviani, come il classico “panariello”, utilizzato per scambiarsi oggetti, prodotti necessari per l’alimentazione e cibi preparati.

Paradistopica post-epifania – parte 3

Paradistopica post-epifania – parte 3

Quantunque abbiano poche ragioni da contrapporre alle aspre critiche che il mondo civile rivolge loro, i No Vax devono essere ascoltati relativamente ai rischi immensi che il mondo democratico sta correndo. Quest’ultimo non se la passava granché bene; poi è arrivata la pandemia e il mondo dei potenti è andato avanti come se niente di grave stesse accadendo, anzi. Anzi. Ne ha colto l’occasione per ampliare il proprio status; abituati a svolgere il loro ruolo nei sottoboschi finanziari, hanno continuato a manovrare l’Economia ad esclusivo vantaggio di pochi, incuranti delle problematiche tragiche che si sono diffuse in tutto il pianeta, preoccupati di far prevalere i loro interessi. Hanno contribuito a costruire anche mediaticamente un miscuglio di terrore e speranza, consolando ed illudendo la gente, attraverso messaggi contraddittori che hanno prodotto confusione e sbandamento diffuso, creando volontariamente occasioni di ribellione, anche attraverso le voci del dissenso sanitario degli stessi No Vax, strumenti inconsapevoli quanto e più dei tanti che hanno considerato necessaria l’adesione alla campagna di vaccinazione sin dal primo momento.

Chi scrive – quanto ai vaccini – pur avendo un’età anziana (va per i 75) non aveva fino all’anno 2020 mai fatto l’antinfluenzale, pur avendo uno stile di vita sociale intenso. Ma non appena si è palesata la pandemia, prima che ci fossero i vaccini per il Covid ha chiesto al suo dottore di potersi vaccinare contro l’influenza.

Questo è un inciso, soltanto per procedere su una riflessione che è partita con una formulazione “paradistopica” convintamente pessimistica rispetto ai destini dell’umanità. Troppi sono i segnali del malessere che il nostro Pianeta sta lanciando da qualche tempo in qua ed uno di questi è di certo la pandemia. In realtà la Terra ha subìto già nei millenni passati alcune mega tragedie, a partire dalle distruzioni causate da cadute di metoriti o da eruzioni catastrofiche oppure dal Diluvio Universale, di cui parla la Bibbia, o dall’eruzione di Santorini, che sembrò causare la fine della civiltà minoica. Di certo la Terra ha subìto molte trasformazioni, visto che sulle Alpi si trovano residui marini. Le glaciazioni e l’inaridimento dei suoli hanno costretto popoli a errare lungo le linee verticali dei meridiani terrestri. Con quel che sta accadendo ora, penso che la maggior parte, complice proprio tutto quello che ho scritto nei giorni scorsi e qui vado precisando, ripetendolo in qualche modo, pensi che sia utile rintanarsi nei propri limiti e attendere che il peggio possa passare. Chi lo può fare senza avere danni, in primo luogo, di tipo economico?  Siamo di nuovo dunque a trattare della differenza di “classe”, che assegna ad una parte minoritaria migliori condizioni anche per fronteggiare la pandemia ed i suoi contraccolpi economici e sociali.

Ai No Vax ai quali ho concesso un vantaggio nelle righe iniziali di questo post riservo nella parte finale una critica doverosa; in definitiva loro che credono di essere eroi e rivoluzionari sono i più borghesi difensori dei potenti, cui rivolgono critiche dure, ma non fanno altro che far crescere il loro Potere, condizionando l’andamento di una pandemia che, se arginata con i vaccini (a conti fatti, si immaginano come sarebbe il “nostro” mondo senza quei prodotti?), che sono per ora l’unica possbile barriera al virus più aggressivo, potrebbe essere sconfitta.

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Paradistopica epifania parte 2 (le ragioni)

Paradistopica epifania parte 2 (le ragioni)

Chi mi conosce sa perfettamente che le divergenze tra me ed il Partito Democratico sono apparse immediatamente sin dalla fase costitutiva. E’ per tale motivo che non riesco a considerare in maniera esclusiva l’avvento ai vertici di Matteo Renzi tra le cause della mutazione antropologica di quella forza politica. Se pensate sia utile, andate a leggere le pagine da me scritte su questo Blog riferite al tempo in cui molti di noi, giovani e meno giovani, demmo vita a Prato al Comitato per la nascita del Partito Democratico. Per questo trovo abbastanza curioso che una semplice parziale scissione, numericamente molto ridotta rispetto ai “tanti” sostenitori della linea renziana, possa da chicchessia – dotato di una pur minima “intelligenza” –  essere considerato un poderoso colpo di spugna salvifico rispetto al “virus” mortifero. E’ del tutto evidente che anche se sia possibile considerare conclusa la parabola “renziana” tout court, ciò non possa contemperare la parallela favorevole condizione all’interno di quel Partito, dove permangono intatte le posizioni di Potere acquisite con il “renzismo”, grazie al “renzismo”. Renzi può anche sparire, ma il “renzismo” purtroppo permane. Ecco perché, pur comprendendo l’ansia di primeggiare, dopo un periodo di assenza, da parte di Massimo D’Alema, da sempre non ne riesco a condividere il pensiero, troppo riformista e democristiansocialista, e men che mai mi affascina la sua modalità di esprimerlo, con quel malefico ghigno ad attestare la sua super superiorità intellettuale.

Quasi certamente la sortita dalemiana è stata uno di quei classici “ballon d’essai” lanciato per tastare il terreno, per una verifica delle condizioni in cui il Partito Democratico, in questa fase pandemica (non mi riferisco al Covid) con la nuova segreteria Letta, verserebbe. Poco aiutato certamente dalla pandemia (quella vera), il nuovo Segretario non mostra di essere in grado di promuovere un vero cambiamento; e d’altra parte il PD non può essere costitutivamente una forza politica da un solo unico piccolo uomo al comando. Ed è dunque del tutto evidente che una gran parte della vecchia, non solo dal punto di vista anagrafico, guardia non ha alcuna intenzione di cambiare. “Cambiamento” è una parola ibrida, collegata a personali progettualità; si riferisce alla volontà di chi sta ai margini perchè non condivide la linea espressa dalla maggioranza e quindi ne sollecita un cambiamento, che è tuttavia da coloro che detengono le leve considerato velleitario, fin quando non emergano condivise necessità, di fronte ad urgenze, emergenze di carattere democratico o per di più una debacle politico culturale, amministrativa.

Difficile però è uscire da questo tunnel soprattutto allorquando prevalgono gli accordicchi tra parti per spartirsi “da buoni amici” il bottino, per giunta sulla testa dei “tanti” che, come dicevo all’inizio, non vanno oltre le scarne parole emesse da chi ha tutto l’interesse ad utilizzare prevalentemente il credito ottenuto. Questo è dunque una delle ragioni per cui sono sempre più avvolto da un cupo pessimismo.