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OGGI IO VIRTUALMENTE SONO IN PIAZZA CON LA CGIL

MCM20027

Alcuni anni fa in varie occasioni il Sindacato (CGIL da solo oppure in modo unitario) ha indetto manifestazioni a Roma e in altre città per protestare contro le scelte di Governi nei quali la stragrande maggioranza degli iscritti non trovava punti di riferimento (Craxi e Berlusconi sono durati circa trenta anni) ed era consueto sentire i leaders delle maggioranze di Governo sottolineare come la maggioranza degli italiani fosse rimasta a casa e come per l’appunto quella fosse il riferimento cui affidare le valutazioni e le sottovalutazioni. Non credo che la manifestazione di oggi sarà in grado di cambiare l’Agenda del Governo, innanzitutto per un motivo: il Governo Renzi è il frutto di una metastasi della Democrazia e di un Trasformismo diffuso che opera sullo smantellamento delle ideologie, utilizzandole a proprio vantaggio in positivo ed in negativo quando servono. Il Governo Renzi è il frutto di un compromesso politico che diffonderà nella società veleni e divisioni che potrebbero diventare pericolose per il mantenimento del tessuto democratico.
Ed infatti Renzi che dice di essere di Sinistra, così come si affrettano a confermare altri suoi illustri sodali, non smentisce l’arroganza e la presunzione dei suoi illustri predecessori, cui evidentemente intende accostarsi ed ieri sera ha confermato che lui pensa ai milioni di persone che oggi sono rimasti a casa. Bravo! Lo ringrazio perché, anche se non ci sarebbe stato bisogno, si è omologato e mi ha confortato nel giudizio. In un post precedente sottolineavo come in quel 40,8% mancasse il mio voto e, dunque, ci fossero invece parte considerevole dei voti della Destra e di un Centrodestra in generale molto più vicino agli interessi della parte ricca e garantita (in questi non ci sono solo quelli a reddito fisso pubblico ed i pensionati ma anche tutti coloro che evadono impunemente il fisco e tutti coloro che delocalizzano e portano i loro soldi all’estero; ci sono gli sfruttatori della manodopera clandestina e giovanile; ci sono coloro che vogliono che le maglie delle regole in materia di imprenditoria siano più larghe per avvantaggiarsi non di certo per migliorare le condizioni della nostra società: tutti questi hanno compreso di avere finalmente trovato chi avrebbe corrisposto alle loro “esigenze”). Non è strano che la Confindustria in controtendenza perfino a Berlusconi sostenga pienamente convintamente questo Governo.
E, dunque, io sono a casa ma virtualmente sono in piazza con i lavoratori cassintegrati, con i licenziati (a proposito, quando si parla di “nuovi posti di lavoro” e ci si riempie la bocca di numeri, si pensi a tutte quelle persone che il posto di lavoro lo hanno già perso e che lo perderanno nei prossimi giorni, settimane e mesi), con gli sfruttati, con i disoccupati e con tutta quella brava ed onesta gente che oggi invece sarà a Roma.
Renzi sarà a Firenze con i “suoi”; è anche giusto che si distingua e che si distinguano coloro che lo osannano, coloro che lo fanno in buona fede (che io stimo nell’espressione del loro libero pensiero) e coloro che lo fanno in mala fede (che io aborro per la loro evidente grettezza).
A Renzi chiedo però, anche se continuerà ad avere quegli atteggiamenti di superiorità che non contraddistinguono un uomo di Sinistra (ammesso che lui ci creda davvero, e ne dubito), di aggiungere il mio nome fra coloro che parteciperanno con la mente e con il cuore alla manifestazione: più UNO, dunque! e contestualmente di aggiungermi fra coloro che non lo sosterranno mai!

reloaded VOCI FUORI DAL CORO

Ripropongo questo articolo

Libertà e Giustizia

VOCI FUORI DAL CORO
Da qualche mese non riesco a condividere più la linea ufficiale del Partito Democratico, che ho contribuito “in primo (non primissimo, ma comunque primo) piano” a far nascere, concependone la necessità già molto prima che altri la prendessero in considerazione. Orgoglioso e presuntuoso, sì; sono tale e sfido coloro che ne avvertissero per strumentalità la necessità di muovere questi addebiti come accuse ed elementi negativi a farsi avanti. Nondimeno, pur non condividendo tale linea, non rinuncio ad una battaglia “legale”, ma senza impegnare terze persone, perché venga riconosciuto il diritto a coloro che “fecero il PD” di sostenere le loro posizioni liberamente senza rinunciare all’appartenenza. Avverto che ciò, anche se nell’indifferenza “offensiva” di ipocriti gruppi dirigenti, in una situazione che spinge la leadership a limitare la libertà di espressione di alcuni parlamentari (il caso Mineo è evidenza logica e razionale = se non fai quel che ti si chiede sei fuori), non è affatto facile; ma questo aspetto non mi spaventa. Piuttosto, soccorso dalla Storia, quella più e quella meno recente mi avvio a delle riflessioni che, come intravedo da alcune letture recenti, non sono vaghe peregrine e meramente personali. Abbiamo sentito il leader del PD tuonare contro i disfattisti e farsi forte di una volontà popolare che è trasversale ed a-politica semplicemente riferendosi senza menzionarli a sondaggi che tendono ad accontentare il popolo indistinto ed inferocito a causa dei demeriti di una classe politica non estranea né a Renzi né a tantissimi di quelli che si dichiarano suoi sostenitori. Quel popolo a cui si intende dare ascolto è lo stesso popolo che dovrebbe ribellarsi (in effetti lo farebbe pure se non avesse perduto la fiducia nell’essere ascoltato nelle richieste sacrosante di far ripartire l’economia e far riavviare il mercato del lavoro) ma non lo fa perché non sa più nemmeno organizzarsi e non riesce più – anche per un deficit di cultura – a rappresentare le sue istanze se non in maniera individuale come elemento di sondaggio. Questo sfilacciamento consente ad una classe di potere furba ed avida che si picca di rappresentare il “rinnovamento” nelle forme e nella sostanza (ma né quelle – homines novi e giovani vecchi nei metodi – né questa – la furia selvaggia in un accelerato iter di “riforme” che mortificano la nostra Storia repubblicana – affermano o preludono ad un cambiamento davvero rivoluzionario) di appropriarsi (o riappropriarsi) delle leve del comando senza averne il “merito” ma semplicemente con un’azione scorretta di pirateria politica (le Primarie dello scorso anno). E così, andando avanti, continuando ad umiliare l’intelligenza e la cultura si rende sempre meno importante la partecipazione dal basso e si “valorizzano” (!) i piani intermedi e quelli alti del Potere. A casa mia tutto questo – sia chiaro – ha ben poco a che vedere con la Democrazia.
Parlavo di “disfattismo” e sono andato a rileggere un intervento di Adriano Prosperi su “Repubblica” del 15 giugno 2009. Il prof. Prosperi parlava di Mussolini e Berlusconi ma le sue riflessioni appaiono quanto mai attuali. L’articolo ha per titolo “Il fantasma necessario del disfattismo” e vi si legge:
“Il filo dell’ attacco al disfattismo non si interruppe qui. Fu il leit motiv della propaganda del regime. Se rievochiamo queste vecchie cose non è per tornare sulla questione generale se quello che si presentò anni fa come il «nuovo che avanza» sia in realtà qualcosa di molto vecchio, se il berlusconismo sia classificabile come fascismo. Quello che si presenta è una nuova declinazione di qualcosa che appartiene alle viscere profonde della storia italiana, alle magagne della nostra società, alle questioni non risolte nel rapporto tra gli italiani e il passato del paese. E’ il linguaggio del leader a svelare che il regime che giorno dopo giorno avanza nel nostro paese tende a riproporre qualcosa che l’ Italia ha già conosciuto. Il disfattismo fu per il regime fascista un fantasma necessario, continuamente evocato, il responsabile a cui imputare le difficoltà e gli insuccessi.”

Anche Libertà e Giustizia nell’aprile scorso ha elaborato una riflessione cruda ma drammatica del “cul de sac” in cui si è andato ad infilare la Sinistra con la sua incapacità di esprimere una via d’uscita negli anni passati. Ci si è felicemente crogiolati nei solipsismi intellettuali senza comprendere che si attraversava un periodo di “guerra-nonguerra” nel quale bisognava fare fronte comune senza storcere la bocca ma anche senza doversi necessariamente turare il naso.

E Salvatore Settis sempre nell’aprile di quest’anno elabora una riflessione sui rischi che con il Governo Renzi ad essere “rottamata” sia la nostra “Democrazia”:

“… occorre fermare la «svolta autoritaria» del governo, perché il progetto di riforma costituzionale tanto voluto dal premier è «affrettato, disordinato e assolutamente eccessivo». Tanto per cominciare, «non si può accettare che a incidere così profondamente sulla Carta sia un Parlamento di nominati e non di eletti, con un presidente del Consiglio nominato e non eletto»….Il guaio è che il male viene da lontano: si tratta di «decisioni prese in stanze segrete», che «non ci sono mai state spiegate», perché sono i diktat del neoliberismo che vorrebbe sbaraccare lo Stato democratico, visto come ostacolo al grande business…”
Continua il prof. Settis: “ Solo che finché si adeguano Berlusconi e Monti mi stupisco ben poco. Ma che ceda il Pd, che dovrebbe rappresentare la sinistra italiana, è incredibile. E porterà a un’ulteriore degrado del partito, e dunque a una nuova emorragia di votanti».

Secondo Settis, «La sinistra sta proprio perdendo la sua anima: si sta consegnando a un neoliberismo sfrenato, presentato come se fosse l’unica teoria economica possibile, l’unica interpretazione possibile del mondo».
Renzi cavallo di Troia di questo neoliberismo che ha colonizzato la sinistra? «Certamente l’unico elemento chiaro del suo stile di governo è la fretta».Dice Settis. «Dovrebbe prima spiegarci qual è il suo traguardo e poi come vuole arrivarci. Non basta solo la parola “riforma”, che può contenere tutto. Anche abolire la democrazia sarebbe una riforma». “Quello che cerca Renzi” continua Settis, «è l’effetto annuncio, il titolone sui giornali: “Renzi rottama il Senato”. Lui punta a una democrazia spot, a una democrazia degli slogan. Se il premier sostiene che la Camera alta non è più elettiva, ma doppiamente nominata, allora significa che ha veramente perso il senso di che cosa voglia dire “democrazia”». Un nuovo Senato composto da sindaci e presidenti di Regione? «Mi pare una concessione volgare agli slogan leghisti secondo i quali il Senato dev’essere la Camera delle autonomie, cioè l’anticamera dei secessionismi. È inutile festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia se poi i nostri figli rischiano di non celebrare il 200esimo compleanno».

Ecco perché, sentendomi purtroppo in buona compagnia, c’è da preoccuparsi e non si può far finta di niente.

MCM20027

Settis Salvatore

LIBERA AGGREGAZIONE DEMOCRATICA PRATO SAN PAOLO MACROLOTTO ZERO

prato

Facendo seguito a quanto annunciato oggi pomeriggio su invito e sollecitazione di un Gruppo di cittadine e cittadini che avevano fin qui guardato con grande attenzione al Partito Democratico operando al suo interno con passione ed entusiasmo critico scrivo quel che segue:

Proponiamo, di fronte al protrarsi della crisi politica del PD, gestito da gruppi dirigenti che non corrispondono alla base (i dati del tesseramento evidenziano questo profondo malessere/dissenso), di costituire presso il Circolo ARCI di via Cilea in Prato la LIBERA AGGREGAZIONE DEMOCRATICA PRATO SAN PAOLO MACROLOTTO ZERO* che, a partire dalle proposizioni programmatiche esposte nell’ATTO FONDATIVO DEL CIRCOLO PD Sezione Nuova San Paolo, si occupi delle problematiche del territorio coinvolgendo tutte le forze politiche che intendono interloquire con proposte concrete alla creazione di un senso più ampio di appartenenza territoriale e di uno sviluppo analitico metodologico e progettuale utile alla città intera.

La proposta verrà presa in considerazione e discussa in una delle prossime riunioni.

*l’Atto fondativo del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo Prato via Cilea è disponibile per chi lo chiedesse

Tramonto sul mare

CAMBIO VERSO per la mia vita – 2

Kant 1

C’è un po’ di confusione nella mente di coloro che hanno festeggiato qualche mese fa credendo in buona fede o strumentalizzando in malafede le idee di cambiamento che nella Sinistra venivano annunciate. Il Partito Democratico dopo aver accolto l’idea che – essendo il mondo cambiato – occorreva aprirsi al massimo senza steccati ideologici, senza un briciolo che fosse un briciolo di ideologia democratica (eh sì, perché non è mica detto che quando si parla di ideologie si debbano per forza intendere quelle che avevano prodotto disastri e fallimenti) fondata su diritti, doveri e democrazia, oggi si va accorgendo che nei Circoli non si discute più, che non sono più frequentati, che vi è un calo vertiginoso di adesioni. Poiché il difetto di memoria è molto diffuso sia perché è connaturato all’animo umano, in particolare quello italiano, sia perché conviene dimenticare in buona fede (si soffre di meno, si pratica la rimozione psichica) o in mala fede (superiamo l’ostacolo di lato per poter andare avanti nelle nostre convenienze), è chiaro che non ci si ricorderà dei tanti che, in nome e per conto dei “rinnovatori” sono miracolosamente apparsi ai “gazebo” nei giorni del voto ma, sollecitati a continuare la loro partecipazione in modo più assiduo o hanno fatto spallucce e declinato subito l’invito o hanno affermato che coloro che fino a quel momento si erano impegnati non avevano compreso che il mondo era cambiato e che non sarebbe stato più possibile una militanza siffatta d’ora in poi,  e che il futuro era  del Partito 2.0.
Poiché non scrivo per altri ma per me (cioè esprimo il “mio” pensiero) confermo che non sono più disponibile a supportare con il mio impegno questa “pratica”; c’è una parte del Partito, un gruppo non molto nutrito che ritiene (di certo ha ritenuto) di poter utilizzare la forzalavoro di altri a proprio vantaggio, ne ha strumentalizzato le intelligenze e le capacità organizzative, ha continuato ad utilizzare in un percorso di “rinnovamento” le vecchie pratiche, i vecchi metodi, quelle e quelli che servono a mantenere in piedi un Gruppo di Potere esclusivamente per il perseguimento dei propri interessi senza avere idee, senza una progettualità. Lo disse anche un mio amico e compagno:” Questi non sanno cosa fare, non sanno dove andare, non c’è un’idea, c’è un livello di avventurismo.” Ecco, anche a Prato c’è!
Il senso di tutto questo: sono uno dei tantissimi che non prenderà la tessera di questo Partito Democratico; largo a coloro che vogliono farsi avanti; largo a coloro che ancora desiderano farsi umiliare, largo a coloro che sbandierano la loro coerenza rifacendosi alle ideologie d’antan, che come leggete io continuo a rispettare. E vorrei ricordare che un mondo senza ideologie, passioni, sentimenti è un mondo arido, povero, pieno di cinismo ed ipocrisia. Io, dunque, come ho scritto l’altro giorno, “CAMBIO VERSO” ma non è la stessa cosa “vuota” che qualcuno demagogicamente sbandiera.

Immanuel_Kant

AL MIO PAESE – SETTE VIZI UNA SOLA ITALIA al FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI

Al mio Paese - copertina

“Al mio Paese – sette vizi. Una sola Italia” di Melania Petriello 2012 Edimedia collectanea pensierolento si presenta come un’operazione molto intelligente con una struttura unitaria e compatta ma nell’insieme collettiva ed artisticamente varia e composita. Partendo dall’idea di utilizzare come “metafora” universale quella dei sette vizi capitali (ma con l’aggiunta di un Ottavo di cui la Petriello scrive ne “Dal Vizio perduto al Vizio ritrovato”) che sono la Superbia, l’Avarizia , la Lussuria, l’ Invidia, La Gola, L’ Ira, L’ Accidia tutti analizzati in interventi scritti dall’autrice-coordinatrice de “Al mio Paese”. In effetti, un Ottavo vizio era fino al VI secolo d.C. la Tristezza, ma fu “archiviata per volontà di Gregorio Magno. Nel proseguire questo intervento sull’Ottavo, la Petriello lo evidenzia come l’Impunità e, di certo, si riferisce alla realtà politica del nostro Paese. Dicevamo prima che si tratta di un’operazione collettiva ed artisticamente varia e composita. Perché? L’autrice non è sola; si è avvalsa di un gruppo forte di giornalisti ed artisti di vario genere. Intanto vi è un’introduzione che presenta l’idea, il progetto ed i diversi protagonisti che lo incarneranno, scritta con piglio deciso e battagliero facendo forza sul ruolo e la funzione della Cultura. Subito dopo viene data la parola ad uno dei giornalisti più impegnati degli ultimi decenni, Franco Di Mare che nel Prologo prova a scardinare, utilizzando i più validi esempi, la demonizzazione “tout court” dei vizi a scapito delle “virtù”.
L’Ira viene presa in carico da Vanni Truppi in “Mezzo/giorno” che ci racconta di un incontro con un anziano signore che poi si scoprirà essere uno dei maggiori meridionalisti – Nicola Zitara – durante un viaggio allucinante sui treni che dal Sud portano al Nord; e da Gianmaria Roberti in “In/Capaci” dove si analizza il “pozzo nero” colpevolmente inesplorato delle stragi mafiose (ad iniziare da quella di Capaci).
L’Invidia è affidata a Carlo Tarallo con “Monnalisa, Monnamia”; l’Avarizia verrà trattata da Luca Maurelli in “Capo di Gabinetto”; la Superbia da Giuseppe Crimaldi in “Alfa et Omega” che si lancia in un Giudizio Universale contrappuntato dal “Dies Irae”; il tema dell’Accidia è in “La camicia ripiegata” di Fausta Speranza che tratta dei ritardi della Chiesa su temi come quelli della “pedofilia”. La Gola è descritto da Tiziana Di Simone in “Consiglio Europeo, 15 dicembre” dove tratta con ironia amara il ruolo del Menu negli incontri “europei”. La Lussuria è materia analizzata da Luciano Ghelfi in “A letto con l’Italia” che sceglie di impersonare un personaggio molto importante per la Storia italiana, la contessa di Castiglione. Anche Carlo Puca tratta con modalità originalissime il vizio della Lussuria in “Re/pubbliche”.
La Petriello intervalla con suoi interventi quelli degli amici e colleghi che hanno accettato di partecipare a questa impresa. Perché mai manca l’Avarizia? E come mai non si è voluto aggiungere uno dei peggiori difetti che hanno condizionato la vita e l’esistenza dell’umanità ma, per senso di colpa (forse), non si vuole ammettere nel novero dei vizi capitali? Dove è l’IPOCRISIA?
Dicevamo composita questa operazione ed è infatti corredata da un malinconico ma vibrante epilogo scritto da Fabrizio Dal Passo a difesa della nostra Italia, di cui si sente, come tutti noi, figlio, fino a commuoversi. Ma non finisce qui. C’è anche una rielaborazione drammaturgica realizzata dalla Sezione Scuola del Teatro Eliseo ed uno short film – “Al mio Paese” scritto e diretto da Valerio Veloso che potete ritrovare su youtube cliccando


Cosa dirvi di più. Leggetelo!

 

CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO

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Sarà capitato a tanti di noi, durante un viaggio in treno, di incrociare nello scompartimento un bambino noioso, capriccioso ed indisponente (uno di quelli che ti spinge anche a sentirti un po’ Erode). Ci si trova in una di quelle condizioni irreparabili (il treno è affollato e nessuno vorrà scambiare con te il posto) e bisogna proprio ma proprio stare zitti e sopportare tutte le angherie nei confronti dei genitori inabili e dei poveri compagni di prigionia occasionali. Tutti, questi ultimi, con la speranza che la “famiglia” scenda alla prossima fermata. Ma no, lo si capisce ad un certo punto, arriveranno fino al capolinea. E, quindi, dovremo sopportare i capricci e le angherie distribuite per tutti noi; anche se ai “suoi” quelle angherie e quei capricci risultano essere familiari, ci hanno fatto l’abitudine, il “callo”! Ecco, il “viaggio” è da sempre metafora della vita: perché dobbiamo sopportare le angherie ed i capricci, i ricatti e le offese di un “bambino”?

n.b.: il “bambino” in questione è diventato “adulto” mantenendo tuttavia i “difetti” di quando era bambino…allorquando, nei giardini non accettava le sconfitte o il contraddittorio e come un piccolo despota portava via il “pallone” (qualcuno se la ricorderà questa “metafora” spesso ripetuta dal nostro “bimbo con il broncio”!).

NAPOLI E I CAMPI FLEGREI – la grande bellezza

Festival PozzuoliRione Terra 2casina

 

 

LA GRANDE BELLEZZA  di G. M.

ringrazio le amiche e gli amici che mi hanno accolto e quellei che vorranno accogliermi nelle prossime iniziative comuni – ringrazio Luigi Zeno per la pazienza che ha mostrato, Maria Teresa Moccia Di Fraia per le iniziative che abbiamo realizzato insieme a Peppe Borrone (ringrazio anche lui) e ringrazio Angela Schiavone ed il suo “staff” che mi sta coinvolgendo nella bellissima avventura del Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di Mare libri di Terra che si svolgerà dal 26 al 28 settembre.

ringrazio Claudio Correale per il bel video “Aeris” della sua splendida inestimabile Associazione “Lux in Fabula”

pozzuoli

 

Non è del film che intendo parlare ma dei tantissimi aspetti positivi che ritrovo ogni volta che torno a Napoli e nei miei Campi Flegrei. La “mia” Napoli (ci sono nato nel febbraio del 1947) ed i miei Campi Flegrei (ci sono vissuto fino al 1974 ininterrottamente) sono luoghi “magici” affascinanti e pieni di Storia e di Cultura. In effetti, quando mi dolgo delle attuali condizioni che non sempre contribuiscono a valorizzare questi territori non lo faccio con spirito solo critico. Lo vogliamo chiamare utilizzando termini fiscali come un “tardivo ravvedimento”? diciamo di sì, a patto che non si voglia addossare sulle spalle di chi si è impegnato, si è formato ed ha formato generazioni di allieve ed allievi “extra moenia”, la responsabilità dell’incuria “amministrativa” dei decenni passati anche quelli in cui ero ancora presente in quelle realtà. Nello spostarmi da un posto all’altro ho imparato una lezione che vorrei trasmettere, al di là di sospette aspirazioni personali che vorrei fugare immediatamente: a Feltre ed a Prato le competenze “in fieri”, in formazione”, del sottoscritto e quelle di altre persone “straniere” (“terroni” – a Feltre; “marocchini” a Prato come spesso siamo stati chiamati) sono state accolte e valorizzate come una grande ricchezza aggiunta, un “valore aggiunto”. A Feltre, per raccontarla molto ma molto in breve ho animato culturalmente la città con l’organizzazione di attività cinematografiche (Seminari e Cineforum), fondando anche un Circolo di Cultura Cinematografica; ho operato nella Politica e nel Sociale (Sindacato e Consultori) e, quando sono andato via per trasferirmi in Toscana se la sono davvero presa a male. A Prato ho operato nell’ARCI e nel PCI con tutte le sue “appendici”, fondando nel 1984 il Cinema Terminale d’Essai; ho avuto l’onore di essere Consigliere Comunale e Consigliere Circoscrizionale con delega alla Scuola ed alla Cultura, riuscendo anche ad organizzare momenti significativi dal punto di vista dello Spettacolo (nel corso della mia esperienza comunale ho contribuito in prima persona alla nascita ed allo sviluppo del Teatro Stabile della Toscana, il “Metastasio”. Sono stato Presidente dell’Associazione Film-Video Makers toscani ed ho organizzato tre grandi Rassegne dedicate agli autori giovani della Toscana). Ho realizzato anche alcuni film, soprattutto ma non solo documentari. Negli ultimi anni mi sono occupato della nascita del Partito Democratico ed ho curato gli aspetti culturali di un Circolo politico molto importante del territorio pratese. Per ricordare ed onorare la mia terra ho fondato nel 2008 un’Associazione di Cultura e Politica democratica che ho chiesto (ed ottenuto) di chiamare “Dicearchia 2008”. Ed ora negli ultimi tempi “ritorno a casa” anche se non in modo definitivo, un po’ alla volta.
Quello che ho fatto l’ho certamente prodotto per orgoglio personale; chi mi conosce e mi ha rivisto ha potuto notare che l’attivismo giovanile non si è attenuato e che “una ne faccio e cento ne penso”; chiaramente con l’esperienza diventa più facile elaborare rapidamente dei progetti. Ma è proprio la pratica che poi mi spinge a rallentare senza fermarmi, a riflettere mentre agisco e tutto questo ha solo bisogno che si capisca che poco o nulla si fa da soli ed è necessario da una parte avere una buona compagnia e dall’altra essere disponibili ad insegnare il “mestiere” ad altri, semmai, perché no, giovani.
Ho detto ad amici “sono a disposizione”. L’ho detto con modestia; vorrei non fosse considerata (perché non lo è davvero) falsa. Lo vorrei dire come messer Machiavelli che nella nota lettera XI a Francesco Vettori chiedeva ai Medici (vi risparmio la lezione storica) di poter perlomeno “voltolare un sasso”. Intendeva quel che ho inteso dire io: “sono qua, ho imparato delle cose, poche ma concrete; utilizzatemi! Sono a disposizione!”

NON E’ TEMPO DI NOSTALGIA – JOSEPH FARRELL INTERVISTA FRANCA RAME

 

Farrell e Rame

 

 

Joseph Farrell è uno studioso scozzese (là dove il prossimo 18 settembre si terrà una consultazione referendaria storica) Professo Emeritus di Italianistica, dal 2005 per meriti attinenti all’Italia è Cavaliere della Repubblica. Ha una passione particolare per la Storia della cultura siciliana e per il Teatro italiano, ragion per cui si è avvicinato a due protagonisti importanti del nostro Teatro, Dario Fo e Franca Rame, riconoscendo in loro uno dei pochi esempi moderni ma anche archetipici della costruzione e della pratica teatrale. La storia di Franca Rame (Dario Fo in questo volumetto è visto essenzialmente come il compagno che Franca ha voluto fosse al suo fianco) mantiene le sue forti radici nella Commedia dell’Arte. Franca già dai primi giorni di vita viene portata sul palcoscenico e quindi annusa gli odori e condivide le difficoltà di una vita necessariamente raminga per i paese della Bassa Val Padana. Burattinai e marionettisti, di fronte al mutamento della società coll’avvento della televisione, riconvertono le loro attività in un Teatro improvvisato che si basa sulle vicende reali dei luoghi e dei personaggi, che in questi luoghi agiscono, paese dopo paese con una tecnica, quella dell’ascolto, che era praticata dai teatranti del Seicento. La giovanissima Franca Rame acquisisce questa capacità sul campo, sulle tavole e nei luoghi pubblici frequentati dalle persone vere. Il libro, nel quale Joseph Farrell riporta un’intervista (l’ultima o forse una delle ultime) a Franca Rame, parte per l’appunto dall’esperienza che parte dal basso di un TeatroVita (sociale, civile, politica in senso altolato) che ha caratterizzato la forma mentis della grande attriceautrice scomparsa. Si tratta di “Non è tempo di nostalgia” edito nel 2013 da DELLAPORTA editori. Nella Storia di Franca si inserisce poi con modalità che lei stessa descrive rocambolesche la Vita ed il Genio di Dario Fo. Joseph Farrell ha scritto anche “Dario e Franca. La biografia della coppia Fo – Rame attraverso la storia italiana”. Il titolo è ovvio ma significativo, in quanto seguendo le vicende di questa coppia di artisti si viene a conoscenza di parte notevole della nostra Storia (dal Fascismo all’Antifascismo, dalla Liberazione agli anni del dopoguerra contrassegnati dalla supremazia della Democrazia Cristiana e caratterizzati da un perbenismo diffuso e da una censura pressante, dagli anni di piombo al sequestro Moro, dal femminismo al post-femminismo, dagli anni del Centrosinistra craxiano a quelli del berlusconismo inframmezzati da Mani pulite fino ai giorni nostri). Un libro di Storia, dunque, del Teatro ma anche della Società; della Società ma inevitabilmente del Teatro italiano. E’ piacevole leggere Farrell ed è un piacere ascoltare Franca Rame. Il libro, dopo una breve introduzione di Farrell, si suddivide in 6 parti (1. Figlia d’arte; 2. A nous deux, maintenant!” La prima compagnia Fo-Rame; 3. I giullari del proletariato; 4. Il monumento Dario Fo; 5. Scrittura a quattro mani; 6. Religione di una non credente).

Vorrei chiudere con la parte conclusiva dell’ Introduzione di Farrell che rende onore a Franca Rame per la sua sensibilità civile: “Franca Rame si impegnata, fuori dal teatro, con esseri umani a disagio in questo mondo – i detenuti e le loro famiglie, i disabili, i giovani con problemi di droga. Spesso ha sostenuto che fare l’attrice in fondo non le piace e che se fosse nata in una famiglia di idraulici, sarebbe diventata idraulica. Può darsi, ma quel che è più significativo è il fatto che grazie al lavoro fatto, è riuscita anche a portare avanti le altre cose in cui crede. E questo non è poco. Invece di cercare di moltiplicare varie Franca Rame forse possibili, è meglio celebrare quella che c’è, con le convinzioni e le esperienze esposte da Franca in questa intervista.” BUONA LETTURA

Franca Rame e Farrell

Incontreremo Joseph Farrell il 26 settembre al FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREIFestival Pozzuoli

 

DEMOCRAZIA E COERENZA vanno a braccetto (per qualcuno sì e per altri no)

Nella nostra società tanti sono in profonda sofferenza, in particolare le giovani generazioni che non trovano, avendone conquistato i diritti con il loro impegno nello studio, la giusta collocazione nel mondo del lavoro e sono costretti anche a rinunciare a costruire un futuro creando i presupposti per un disastro “sociale” di immani ed inedite proporzioni; non vedono affermati vecchi e nuovi diritti e sono condizionati da un mercato del lavoro selvaggio. Ed anche la Politica nel suo complesso non riesce a star dietro alla domanda di “giustizia” che si leva. Questa realtà la osserviamo e cerchiamo di analizzarla con pazienza ma i tempi sono frenetici e non ci consentono grandi pause di riflessione. A tutto questo si può rispondere con nervosismi ed isterie; c’è chi risponde con un “NO” fermo nei confronti di chi si è arrogato poco democraticamente alcune scelte ammantandole, indorandole, imbiancandole di una “patina” di Democrazia e c’è chi, per conve-coerenza, nella speranza di tempi migliori ha voluto impegnarsi nella campagna politica. I fatti sono chiari e non si accettano lezioni “postume” di Democrazia da parte di coloro che hanno scelto di subire le umiliazioni piegando il capo ed andando avanti perché a qualcuno questo faceva comodo ed a qualcun altro avrebbe potuto fare “poi” comodo. Se poi si vogliono esaminare i fatti concreti, è stata attuata una “dissociazione” davvero originale nel corso di questi mesi e si continua su questa strada, dal momento in cui si scopre la pratica della Democrazia come prassi necessaria si difende un Partito verso il quale si è lanciato strali e semmai si continua a tenere i piedi in diverse staffe nel rispetto del trasformismo ad uso personale non di certo emule di Leopoldo Fregoli o Arturo Brachetti. Non si accettano, anche se è un controsenso-paradosso (ed il rispetto delle idee deve essere mantenuto altissimo), lezioni di Democrazia se questa poi non viene rispettata e praticata.