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ECCO PERCHE’…..DI CIASCUNO DI NOI

ECCO PERCHE’…..DI CIASCUNO DI NOI

Ecco perché,

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pur sospinto

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da passioni civili

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e politiche

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e da impegni familiari,

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faccio ritorno a Prato

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con qualche linea

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di malinconia.

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Questi paesaggi

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rimangono nella mente

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e nel cuore

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di ciascuno di noi.

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il mio BLOG – LA SINISTRA ed alcune domande – LA SINISTRA nel prossimo futuro – PENSO DUNQUE SONO

il mio BLOG – LA SINISTRA ed alcune domande – LA SINISTRA nel prossimo futuro – PENSO DUNQUE SONO

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IL MIO BLOG

Sin dal primo giorno in cui ho avviato ad utilizzare questo Blog a mio nome anche se contrassegnato da un “alias” riconoscibile in ogni sua forma (i miei amici degli anni Sessanta e Settanta cominciarono a chiamarmi Giosuè e nelle mie attività culturali scelsi di modificare il mio nome in Joshua Madalon) ho caratterizzato i miei interventi seguendo le mie predilezioni letterarie.
Ho parlato di altri ma anche di me, sia scrivendo recensioni sia producendo “storie” che hanno sempre l’intendimento di approfondire gli aspetti sociologici ed antropologici partendo dalla realtà.
Allo stesso tempo ho voluto raccontare spesso con molta passione le tormentate vicissitudini politiche che hanno coinvolto la mia esistenza nel corso degli ultimi dieci anni.
Oltre questo ho accompagnato per lungo tratto alcune porzioni piccole di Cultura costruendo occasioni originali o partecipando in modo costruttivo alla realizzazione di queste.

LA SINISTRA ed alcune domande

Nelle ultime settimane ho esposto alcune preoccupazioni in merito alla difficoltà che sta continuando a vivere la Sinistra, tutta insieme ma con profonde differenze tra quella che si considera “Sinistra” ma che ha privilegiato scelte più che altro centriste riservando alla parte più debole – sempre più debole – solo briciole intrise di pauperismo veterocattolico e che afferisce al PD, e quella che è sparsa in più rivoli e sigle ma che non riesce a trovare una strada maggiormente unitaria.
Vogliamo una buona volta porci qualche domanda? Per cercare di rispondere?
Esistono solo pochi e buoni rappresentanti dell’ideologia di Sinistra?
E’ davvero molto soddisfacente sentirsi depositari quasi unici dell’ideologia di Sinistra?
Ovviamente parlo di “ideologia” perché non mi trovo d’accordo con gli inventori della “morte delle ideologie” le cui affermazioni considero invece come espressione di una volontà di diffondere tale teoria, portando poi alla ”consapevolezza” che ciò che si dice e si ripete sia vero.
C’è solo un modo “unico” per interpretare le diverse realtà?
La Sinistra deve porsi come interprete e paladina dei diritti di tutti? A partire ovviamente da chi è più debole, ma senza dimenticare che la “debolezza” è insita anche in chi apparentemente non la evidenzia.
E cosa esprime la Sinistra intorno ai “doveri”? e come giudica la necessità di rapportarsi alla “legalità”?
Una Sinistra che voglia riportare l’attenzione su tutti questi temi può affidarsi ad una interpretazione acritica dei fatti, delle realtà?
Continuo ad affermare che l’illegalità, la trasgressione, a volte la violenza, non può appartenere alla Sinistra. Il rispetto delle regole deve camminare allo stesso passo della richiesta, accompagnata da iniziative anche forti, che tali regole, se considerate ingiuste, vadano cambiate in parte o in toto. Ma la Democrazia non può essere messa a rischio e quindi va praticata soprattutto da quelle persone che rappresentano storicamente il riferimento a coloro che questa Democrazia hanno contribuito a far nascere e far crescere pur attraverso tanti ostacoli.

LA SINISTRA nel prossimo futuro

Nei prossimi giorni alcuni di noi cominceranno a ritrovarsi per costruire un nuovo percorso delle Sinistre. Il mio riferimento al Partito Democratico sottintende in linea di massima la necessità di non dimenticare che in quella forza politica c’è una grande presenza di disillusi alla ricerca di uno spazio vitale nel quale cimentarsi per un cambiamento nella direzione “ostinata e contraria” rispetto a quel che oggi accade.

PENSO DUNQUE SONO

Queste poche righe possono essere un piccolo inizio di contributo. Chi mi ha seguito su questo Blog sa che non sto scrivendo nulla di nuovo. Penso dunque sono.

Joshua Madalon

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RACCONTO D’AUTUNNO riproposto

Prato

c’è un Teatro al quale si accede gratis in un luogo stupendo dove di tanto in tanto duellano con le parole, sprecandole sovrabbondanti ed inutili, semplicemente per auto convincersi che hanno un ruolo. Quel che è strano è che non sempre ciò che si dice vuol dire quel che una persona normale crede di capire….
In un’Aula di Consiglio comunale si discute di un Ordine del giorno e Alfonso, un ragazzino vispo ed intelligente cerca di capire. Ce la farà mai?

– RACCONTO D’AUTUNNO –

“…ha detto che loro sono pienamente d’accordo con il testo e che vogliono aggiungere degli elementi per migliorarla…Buono, no?”.

Un marziano che fosse per caso piombato in quell’Aula, a parte il fatto che non ci avrebbe capito un gran che, si sarebbe convinto di quanto espresso dal giovane Alfonso che accompagnava la madre ed un gruppo di sostenitori dell’ANPI.
Si trovavano in Consiglio comunale ed assistevano ad un dibattito su un Ordine del giorno presentato dalla maggioranza relativo al divieto di concessione di spazi pubblici ad Associazioni, gruppi e singoli che non dichiarassero nel loro Statuto apertamente di ispirarsi ai valori esplicitati nella Carta costituzionale, chiaramente antifascisti. Aveva appena finito di parlare uno dei rappresentanti dell’opposizione di Centrodestra e ad Alfonso era parso che fosse d’accordo con i contenuti dell’Ordine del giorno ma chiedeva che venissero approvate delle integrazioni. Tra l’altro appariva quasi offeso dal fatto che quelli che gli erano di fronte si considerassero “antifascisti” lasciando intendere che, dunque, dall’altra parte fossero “fascisti” o “filofascisti”.
La madre di Alfonso, Rebecca De Vivo, presidente dell’ANPI, cercò velocemente di spiegare ad Alfonso “Guarda, molte volte quel che si dice qui dentro non significa quel che a te sembra…quello lì semplicemente vuole annacquare tutto, metterci ancor più elementi per rendere impossibile poi la vera applicazione di quel che si chiede…alla fine non sarà possibile concedere spazi a nessuno per cui…li si concederanno a tutti….Sei troppo giovane ancora…”. Alfonso con tutti gli sforzi possibili cercò di capire ma non ci riusciva: perché mai uno per dire una cosa ne deve dire una che è esattamente il contrario?
Tra l’altro aveva sentito anche interventi della maggioranza che anche loro non capivano perché mai quegli altri non capissero ma ci aggiungevano tutta una serie di riferimenti a fatti orrendi che si erano verificati settanta anni prima ed esprimevano l’orrore verso alcuni che inneggiavano a coloro che li avevano commessi, accusando l’opposizione di volerli proteggere e fiancheggiare. Si parlava anche di una ripresa delle forze di Destra e del pericolo che correva la Democrazia.
Tra i banchi dell’opposizione ad Alfonso parve di intravedere la figura di Agathe Clery; lo disse a Lucio, che era tra i rappresentanti più giovani dell’Associazione, e questi “Ma no! Agathe Clery è un personaggio inventato…quella è solo una consigliera!”. Eppure aveva le stesse sembianze di quella dirigente d’azienda che odiava dal profondo dell’anima la gente dal coloro scuro e che era stata colpita da una rara malattia che progressivamente le avrebbe fatto cambiare la pelle rendendola simile alle persone che disprezzava.
Intervenne poi una donna dai banchi dell’opposizione, seduta in fondo quasi a volersi distinguere dagli altri e si diffuse in un intervento pedagogico facendo l’elenco dei parenti e degli amici e dei valori comuni a cui ella si era ispirata sin da quando era ragazza, e teatralmente aveva dato anche libero sfogo alle lacrime: un intervento che ad Alfonso apparve una lezione non richiesta di Storia in un contesto che aveva bisogno di un Si o di un NO. Aveva anche aggiunto che la Storia dell’antifascismo era ormai di dominio pubblico e che la studiavano alle elementari, alle medie inferiori ed anche a quelle superiori. Non disse “Uffà” ma poco ci mancava. Chiese lumi a Lucio mentre Rebecca si intratteneva a parlare con alcuni dei consiglieri di maggioranza. “Si tratta di una consigliera eletta nella maggioranza ma che ha lasciato quella parte non condividendone più le linee del Sindaco, lo stesso che aveva convintamente sostenuto in campagna elettorale…Alfò, è un altro dei misteri della Politica. Oggi ti stai proprio facendo una cultura…”

Alfonso era arrivato più tardi rispetto alla madre ed ai suoi collaboratori; si era attardato per seguire gli esiti di un match di volley internazionale che non si decideva a concludere. Abitavano a pochi passi dal Salone del Consiglio ed era abituato a girare per le vie del centro da solo: aveva tredici anni e la Politica lo interessava così a grandi linee, ma quel giorno, invitato dalla madre ad accompagnarlo aveva soltanto chiesto di rimanere ancora un po’ a casa.
Salì per le scale alte insieme ad uno dei vigili che faceva lo stesso percorso ed al quale aveva chiesto come fare per entrare nella sala del Consiglio. Lo seguì e prima di entrare, così come gli aveva suggerito raccomandandosi Rebecca, silenziò il suo cellulare.
Che meraviglia! Un luogo nel quale non era mai stato: la famiglia di Alfonso non era originaria di Prato; era arrivato da circa due anni e non aveva avuto, anche per pigrizia, mai occasione di visitare il Palazzo comunale. Non salutò neanche con un cenno del capo, tutto preso dal girare lo sguardo intorno verso gli affreschi ed i fregi che arricchivano quel luogo. Si diresse pian piano verso il gruppo, che mostrava una grande attenzione al fiume di parole che proveniva dai banchi dei consiglieri attraverso i microfoni. Lui non capiva assolutamente nulla di quel che stavano dicendo perché non aveva per niente capito i meccanismi di quel tanto parlare e dell’agitazione che ciò faceva nascere sia tra chi interveniva sia tra una gran parte di quelli che ascoltavano e si esprimevano con gesti e parole spezzate.
Lucio gli spiegò in larghe linee i motivi della contesa, proprio mentre interveniva un uomo maturo, brizzolato, che dimostrava di essere molto esperto dei duelli politici, apparendo leader della maggioranza: difese l’operato della sua parte, rilevando che fosse necessario creare un argine alla deriva antidemocratica che andavano proponendo gruppi di estrema Destra sempre più presenti in città con le loro provocazioni.
Alfonso era un ragazzino di intelligenza superiore alla media ed afferrò immediatamente il senso del dibattito, anche se non riusciva a capire perchè si esprimessero con tanta foga, poco meno di quella che aveva accompagnato l’esito della partita di pallavolo le cui fasi conclusive aveva voluto seguire poco prima.
Il più anziano del gruppo, Andrea, che era seduto in prima fila insieme a Rebecca, notò l’interesse di Alfonso e si complimentò con lui, chiese però di abbassare le voci, annunciando che stava per intervenire il più folcloristico rappresentante dell’opposizione e che forse, al di là del giusto rispetto dovuto per il luogo, valeva la pena ascoltarlo. Folcloristico lo era doppiamente, anche perchè il suo slang era poco chiaro, parlando in un italiano incerto, ma aggressivo nei toni, disprezzante, irridente. “Voi volete approvare quest’Ordine del giorno solo per continuare a strumentalizzare a vostro vantaggio alcuni episodi irrilevanti. E’ un vero e proprio schiaffo alla Democrazia, alla libertà di espressione. Non c’è differenza tra noi e voi sul piano dell’antifascismo! Siamo forse più antifascisti noi di quanto lo siate voi!”.
Dall’altra parte chiese di intervenire una consigliera di maggioranza. “Se quel che dite rispondesse a verità, e cioè che siete più antifascisti di noi, innanzitutto non stareste a rinfacciarcelo non riconoscendo che la discriminante antifascista è nel nostro DNA costitutiva più di quanto lo possa essere nel vostro che riscontra – o finge di farlo – l’esistenza dell’antifascismo in modo strumentale, e lo dimostrate nell’agire quotidiano, spesso sostenendo in modo celato ma anche aperto le azioni provocatorie di forze dell’estrema Destra in questa città… Anche per questo il vostro tentativo di rendere tutto una melassa confusa ed indistinta non può che fallire. Mentite sapendo di mentire ed in modo non dissimile dallo stile che contraddistingue chi, da antifascisti (se in realtà voi lo foste), dovreste combattere. Non siete credibili in questa farsa da guitti di strada!”

Si andava facendo sera, ma era ancora più buio del solito. Ed infatti ad un certo punto le parole sparse dell’interno furono contrastate da un roboante tuono e per un attimo ci fu anche un calo di pressione dell’energia elettrica. Niente di importante, ma la Presidente del Consiglio titubò un poco, cincischiò con delle frasi smozzicate prima di concedere la parola ad un tizio nei banchi alla sua Destra che somigliava un poco a Dick Tracy e che rivelò subito la sua verve popolare radicata nelle modalità con cui si esprimeva che tuttavia rivelava una buona esperienza oratoria “Non si comprende perché mai avete tutta questa fretta per approvare un Ordine del giorno su questi temi: a noi non sembra che vi sia tanta urgenza. Riparliamone in Commissione.” E sullo stesso schema intervenne un altro dei giovani seduto a Destra “Strano davvero questa fretta di approvare tale delibera: non si è mai visto che si discuta in Consiglio nei primissimi giorni di settembre…”.
Strano, sì. Perché mai? Anche Alfonso se lo chiese e lo chiese a Lucio, che però era attratto da un paio di gambe che sbucavano tra le sedie dei consiglieri ed andava spippolando sul suo smartphone. Non ottenne risposta, ma non insistette più di tanto, anche perché dalla Presidenza venne annunciato che non vi erano più iscritti a parlare e che si poteva procedere alle dichiarazioni di voto.
Ribadirono tutti le loro motivazioni, chi avrebbe votato il Documento chi avrebbe votato gli emendamenti e non avrebbe approvato l’Ordine del giorno se non fossero passati quelli e poi prese la parola una giovane seduta anch’ella sulla Destra, che aveva per tutto il tempo confabulato con altri due consiglieri, un giovane ed una ragazza dai capelli rossi tipo Pippi Calzelunghe, ed annunciò che il suo Gruppo, evidentemente quei tre, avrebbe votato a favore sia dell’Ordine del giorno sia degli emendamenti, a prescindere dal fatto che questi fossero poi approvati o meno dalla maggioranza.
Alfonso aveva ben ragione di essere confuso. Che strano modo di ragionare! Guardò perplesso Andrea che con un sorriso gli rispose: “Alfò, questa è la Democrazia! D’altronde meglio così; un Ordine del giorno approvato dalla sola maggioranza sarebbe stato “zoppo”: dobbiamo anche ringraziarli! anche se continuano ad essere ambigui e la loro scelta è orientata a non scontentare il plafond dei loro elettori, un po’ di Centro un po’ di Destra ed un altro po’ di Sinistra!”.
Qualcuno poi suonò una campanella ed alcuni consiglieri che erano fuori posto si sistemarono per votare….
Alfonso, quella sera, tornando a casa, non ne volle nemmeno parlare. Era andato con curiosità a seguire quel dibattito; forse era ancora troppo giovane. Non ci aveva proprio capito nulla: anzi, era più confuso di prima. E decise che, sì, forse tra qualche anno ci sarebbe tornato. Forse! Ma chissà! La Politica non faceva davvero per lui: aveva un carattere da sognatore. La fantasia non gli mancava. Quel pomeriggio però non era riuscito ad utilizzarla. Era così arida la Politica? Eppure è uno dei compiti più importanti per chi voglia contribuire a migliorare il mondo, a partire dal suo.

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anche se alcune figure possono essere riconoscibili il testo ha puramente valore pedagogico orientato come è verso la conquista di una pratica politica che sia meno rigida e che dia più spazio alla fantasia . C’era una volta il Consiglio comunale dei ragazzi: purtroppo finiva per scimmiottare pedissequamente quello dei loro genitori. Invece sarebbe bello che i giovani si esprimessero molto liberamente e al di fuori degli schematismi precostituiti; forse Alfonso avrebbe molto da dire ed altri come lui potrebbero davvero insegnare ai grandi l’essenzialità e la concretezza.

 

 

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La rozzezza e l’improvvisazione – Il paese di Pulcinella

 

 

La rozzezza e l’improvvisazione – Il paese di Pulcinella

Sono le due caratteristiche grossolanamente evidenti rappresentate nella compagine di Governo di questo Paese dopo il 4 marzo 2018. La prima è stata antropologicamente il tratto distintivo dei fondatori della Lega, a partire da quell’Umberto Bossi, le cui espressioni “colte” sono state fondamento del successo. Un florilegio analizzato con una certa accuratezza è presente in questo articolo di Fulvio Sguerso  e quindi non mi dilungo troppo su questi aspetti, rimandando tuttavia i lettori alle puntate successive, non le mie, ma quelle del rude Salvini che a tutta evidenza raccoglie consensi nella parte più debole culturalmente del nostro Paese. Utilizza parole base come “papà”, “famiglia” e mostra lo sguardo severo e truce verso i suoi avversari. Tra l’altro coglierei l’occasione per suggerirgli, sapendo comunque di non essere ascoltato, di non rivolgersi a me come suo amico, come suo elettore. Non sono né l’uno nè l’altro e la mia espressione è quella di sentirmi costretto a trascendere, scendendo al suo livello pur se per un solo attimo: “Ma va’…….!”.

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http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2202:il-linguaggio-della-lega&catid=65:fulvio-sguerso&Itemid=57

Dall’altra parte c’è la seconda caratteristica, confusionaria, velleitaria, basata sulla scarsa conoscenza del livello bassissimo di rispetto delle regole da parte del popolo italiano. Parlano di “cambiamento” e vorrebbero partire dalla coda mentre sarebbe opportuno prendere il bandolo della matassa dal capo. Ma per fare questo occorrerebbe svelare agli italiani, non tutti ma quasi tutti, che responsabili dello stato di degrado non sono in maniera esclusiva coloro che hanno governato e i boiardi di Stato in genere ma loro stessi, inclini al non rispetto delle leggi. Tra l’altro è la stessa natura del Movimento, basato su un rapporto quasi esclusivamente telematico, a creare questa incertezza “istituzionale”: dichiarazioni improvvisate, individuali, sotto l’effetto di un accesso passionale costringono quasi sempre a marce indietro, distinguo, che ci fanno assistere impotenti (per ora) ad un teatrino della Politica che se appartiene alla Terza Repubblica identifica quest’ultima come “il Paese di Pulcinella”. A proposito, vuoi vedere che ci sia un grado di parentela tra quel personaggio, originario di Acerra, e l’attuale viceministro, che è invece originario di un paese che dista pochissimi chilometri, poco più di 6?

 

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Forse questa è la verità. In fondo Pulcinella non è poi un personaggio dai tratti negativi. Come tutte le maschere rappresenta una parte della società. Lui è beffardo, contrasta i potenti da quelli più vicini a lui a quelli più in alto. Una specie di Beppe Grillo, no? e chissà che non sia stato proprio in questa direzione che abbia fatto sì che a rappresentare il Movimento sia stato scelto Di Maio. in ogni caso ritorno ad evidenziare quello che è il modello base della partecipazione che non garantisce democrazia perché sfugge ai più ed è prerogativa solo dei “capi”. In questo modo è molto chiaro che non ci si possa fidare e che troppo spesso assisteremo a scelte contraddittorie smentite nel giro di poco tempo (il valzer dei vaccini sì-vaccini no-vaccini vediamo).

 

J.M.

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Andare dal barbiere…..

 

 

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Andare dal barbiere…..

Andare dal barbiere e/o dal parrucchiere dovrebbe essere utile a chi voglia occuparsi di “res publica”, di sociale, di antropologico. Avessi un po’ di tempo mi fermerei più a lungo ed invidio quei signori in pensione (ahi ahi anche io lo sono) che vi sostano pur avendo capelli e barba in ordine per accapigliarsi su temi sportivi, politici, locali. Certo, capita soltanto dai barbieri; dai parrucchieri non è solito nè trovare maschi anziani polemizzanti mè allo stesso tempo donne, che hanno di norma appuntamenti abbastanza precisi e non si prodigano in chiacchiere. E poi è di regola molto diverso anche il materiale a disposizione per trascorrere il tempo: i signori leggono quotidiani locali o sportivi, le signore riviste di gossip, di cucina e di costume. C’era un tempo in cui ai maschi era riservato anche qualche rivista più spericolata; d’altronde di donne non se ne vedevano e l’unico limite era dettato dal tener lontano i casti occhietti dei rampolli che venivano lì accompagnati. Si ricordano quei calendarietti profumati con le foto delle dive in posa audace con le poppe in vista, anche se ancora difese da corsetti minimi.

Badate bene, non sto deviando dalle mie noiosissime elucubrazioni politiche, non ci penso nemmeno un po’. Mi chiedevo infatti quale barbiere o parrucchiere abbiano frequentato i nostri politici della cosidetta Sinistra ampia (tutta! Non faccio eccezioni, perché – lo sapete – ce l’ho un po’ con tutte le sigle) per non aver capito le sofferenze decennali della parte più debole del Paese?

Infatti bastano solo uno o due turni di attesa in una barberìa che non chiede la prenotazione per ascoltare il disagio di gran parte dei frequentatori. Non si è tenuto conto delle sofferenze che spingevano persone democratiche ad esprimere concetti che si aprivano, e chiudevano con “Io non sono razzista, ma…” e “…ma non sono razzista!”. Si è lasciato che tantissime persone si accaparrassero attraverso la pratica politica posti be n remunerati di rilievo, mentre tantissime altre soffrivano la perdita del posto di lavoro e la difficoltà per i loro giovani di trovarne uno. Si è fatto sì che diventasse una norma positiva la flessibilità, non tenendo conto che questa pratica è fruttuosa per i i ricchi e piena di incognite e pericoli per tutti gli altri.

Bastava aver ascoltato. Ma eh già! Avrebbero potuto farlo, e forse lo hanno fatto; ma non hanno dato poi pratica a quel che ascoltavano. E’ un dato di fatto, incontrovertibile. Il dramma è che ancora oggi non hanno trovato la buona strada.

J.M.

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reloaded 21 agosto 2017 Loris, Alfredo, Alessia e tanti altri giovani come loro

 

Ripropongo oggi questo post perché Alfredo di cui parlavo in queste righe è Alfredo Vernazzani, autore del post che ho pubblicato oggi.

J.M.

 

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Loris, Alfredo, Alessia e tanti altri giovani come loro

Non ho chiesto loro di declinarmi la loro passione politica, ma sono sicuro che daranno il loro piccolo contributo a portar fuori questo Paese dall’incultura diffusa da addebitare quasi interamente al disinteresse che la Cultura ha dovuto subire nel corso degli ultimi decenni e di cui le generazioni cui io stesso appartengo sono responsabili. Forse l’indifferenza forse la cialtroneria e la supina sopportazione delle scelte politiche in materia di Formazione e Cultura hanno consentito la barbarie progressiva nella quale stiamo inabissandoci. In tutto questo assistiamo alla vittoria dell’ignoranza e del pressappochismo, della furbizia e dell’arroganza di fronte alla nostra ignavia: occorre risvegliare le nostre coscienze per rimettere in gioco positivo tutte le energie ancora utili a risalire la china e rivedere i primi bagliori di luce. Quando parlo di energie positive penso a questi giovani che occasionalmente ho incontrato e che fanno da contraltare agli esempi anonimi diseducativi di cui genericamente ho trattato nei giorni scorsi in quei due post dedicati proprio alla Cultura; in verità, dopo la mia invettiva del primo ho sottolineato in modo positivo l’impegno degli Under 30 di PrimaVera Progressista, considerando che o la Sinistra recupera una piena consapevolezza della sua essenza oppure siamo destinati “politicamente” ad un periodo di subalternità alle Destre, quelle vere, e quelle truccate, che sono molto più pericolose delle prime.
Ed è così che ho incrociato grazie a mia figlia Lavinia ed al caso alcuni giovani che si occupano di Cultura in modo molto diverso, contribuendo con il loro impegno ad orientare – solo potenzialmente, però – la Politica verso un futuro migliore. Detta così la questione appartiene alle tante “utopie” di ingenui perenni sognatori come io sono stato e sono ancora. A meno che coloro che si occupano di Politica non smettano di rincorrere i propri interessi e quelli delle lobbies che li promuovono e comincino ad occuparsi della vita reale delle persone sul serio e non riservando a questo scopo soltanto l’uso delle parole vuote dei loro discorsi ufficiali.
Loris, Alfredo, Alessia non sono nomi inventati, ma sono l’esempio di quel che devono fare i giovani se vogliono dedicarsi (anche se non necessariamente) alla Politica. Alcuni di noi lo hanno detto e ridetto, denunciandone le aberrazioni, ma non sono stati ascoltati e sono stati creati dei veri e propri “monstra” cloni ad immagine e somiglianza dei loro pedagoghi allo scopo di perpetuare una pratica politica mortificante il libero pensiero tutta costruita per soddisfare personalismi e interessi di gruppi limitati.
So bene che sto sparando nel mucchio e che ad essere colpiti possono essere anche giovani in buona fede; so bene che non è del tutto facile riconoscere la moneta falsa da quelle buone. Ma non possiamo più permetterci di lasciare l’obiettivo di un sano e giusto rinnovamento nelle mani di tantissimi outsiders nullafacenti ed ignoranti che semmai utilizzando il web attirano sul proprio nome un pugno residuale di consensi e vengono lanciati senza una vera e propria preparazione culturale sul palcoscenico della Politica.
Chi sono Loris, Alfredo, Alessia? Sì, potrebbero far parte anche di chi sostiene posizioni politiche diverse da quelle mie; ma avrebbero intanto tutte le belle caratteristiche per occuparsi di Politica, dopo gli anni di formazione culturale varia (Scienze Motorie, Ingegneria Aeronautica, Filosofia, Archeologia) che hanno superato brillantemente più che altro guardando oltre i confini asfittici delle loro città, dei loro ambienti, dei loro politicanti. Potrebbero far parte però dei settori di cui si sono occupati e di quelli di cui si occuperanno (bravi cittadini attivi e consapevoli), affidando i loro consigli, attraverso il loro operato, ai “politici” che ne volessero utilizzare le competenze gratuitamente, in cambio del “lavoro” svolto e retribuito dignitosamente non per vie clientelari ma basato sulle riconosciute competenze.
Suvvia! Ce n’è abbastanza per cominciare a scrivere un Programma ideale da realizzare?
Ringrazio Loris, Alfredo, Alessia e tutti i giovani che alle parole vuote contrappongono i fatti, a partire da quel che amano più di altro.

Joshua Madalon

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IL DEGRADO STRUTTURALE DEL POPULISMO e i rischi che corriamo

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IL DEGRADO STRUTTURALE DEL POPULISMO e i rischi che corriamo

Non è possibile affrontare i nodi nazionali ed internazionali che il nostro tempo ci presenta  senza l’Europa. Lo era già da prima, molto prima; ma oggi, di fronte alle problematiche  collegate da una parte ai nazionalismi diffusi e dall’altra alla necessità di fronteggiare emergenze mondiali, è ancora più urgente.

Parto con affermazioni ovvie, perfino banali, per segnalare gli immensi pericoli connessi alla volontà espressa dagli attuali nostri governanti in un contesto peraltro sempre più caratterizzato da una parcellizzazione di egoismi e visioni sovraniste che molto difficilmente  potrebbero comprendersi e convergere su una linea comune che non preluda a soluzioni apocalittiche, quelle che con l’idea di Europa che molti dei nostri “padri” hanno costruito abbiamo potuto evitare per più di mezzo secolo.

Tra poco più di un anno l’Europa potrebbe cambiare; sarà ancor più nostra responsabilità indirizzarne gli obiettivi anche alla luce delle esigenze che vengono espresse da una larga parte delle popolazioni. Non sono qui a negare la legittimità di una forza di Governo a pretendere con forza che tutti i Paesi dell’Europa in modo indistinto e secondo un piano condiviso aprano le porte a coloro che fuggono da teatri di miserie e di guerre; rilevo tuttavia che tale richiesta cozza contro le idee di Paesi che altrettanto legittimamente negano l’accoglienza di tali immigrati. L’Europa è in questo senso estremamente disarmata, incapace ed impossibilitata ad agire se non di fronte ad emergenze umanitarie palesi.

Devo dire tuttavia che il nostro Paese pur avendo dimostrato di possedere una grande apertura nell’accoglienza di tantissimi immigrati non è stato in grado di organizzare al proprio interno un progetto di integrazione diffusa. I Governi di Centrodestra e quelli di Centrosinistra che si sono alternati e susseguiti nel corso degli ultimi venti anni non sono stati in grado di educare la popolazione ad accogliere ed integrare positivamente queste masse. Il tutto è peraltro avvenuto con la complicità di linee di politica economica e strutturali che si riferivano a forme neocapitalistiche che hanno progressivamente impoverito i ceti medi, che sono divenuti di riflesso il serbatoio di voti per populisti e sovranisti, diffondendo posizioni razzistiche di rifiuto totale verso gli  immigrati. Gravissimi sono stati gli errori del Centrodestra, ma molto di più lo sono stati quelli del Centrosinistra che hanno prodotto sconquassi in particolare nel loro elettorato.

Alla base di tutto c’è stato certamente  il rifiuto “organizzato” da parte di numerosi Enti locali afferenti alle Destre che hanno negato l’afflusso di poche unità di immigrati sui loro territori. Davanti a questa pur legittima opposizione si sono verificati concentramenti abnormi in poche realtà soprattutto urbane, anche per questo motivo male organizzate pur in presenza di interventi  onerosi che hanno visto in azione numerose cooperative sociali, molte delle quali fondamentalmente inadeguate a svolgere tali ruoli ma ben pronte ad assumerseli. Hanno avuto di certo il loro bel da fare in situazioni di continua emergenza: molto guadagno ma una grande confusione.

E’ evidente che occorrerà continuare a riflettere su questi temi: l’immigrazione non si fermerà per le urla di qualche tribuno locale. Né peraltro è pensabile che basti dire “aiutiamoli a casa loro” per fronteggiarla. Soprattutto perché finora molti di quelli che lo hanno detto lo hanno fatto a loro vantaggio; escludo a tutta evidenza  la miriade di persone per bene (ne conosco tantissime) che hanno inteso dedicare parte o tutta la loro vita alla cura di quelle popolazioni.

Ma chi pronuncia di nuovo quella frase è un ipocrita che non tiene conto volontariamente delle connessioni  mondiali che stanno ancor più impoverendo quei territori con interventi monocolturali spropositati e depauperamento delle risorse, all’interno di un neocolonialismo perverso. Se non lo sa è un ignorante che non è degno di rappresentare un Paese a livello non solo europeo ma mondiale.

 

J.M.

 

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IL BUONISMO e le sue interpretazioni

 

Mani nelle mani

IL BUONISMO e le sue interpretazioni

“Basta con il buonismo” urlano le Destre e i destrorsi, accusando la Sinistra di essere troppo disponibili all’accoglienza “senza se e senza ma”.

Indubbiamente c’è un “buonismo” che caratterizza l’intera società italiana e che forse proviene antropologicamente dall’essere stata da secoli la terra della cristianità e del cattolicesimo imperante.

Partendo da esperienze personali, dirette ed indirette, potrei elencare a migliaia i casi in cui di fronte a trasgressioni lievi ma allo stesso tempo significative in deroga a regole precise da rispettare in una pacifica e civile convivenza queste ultime siano state violate con la nostra complicità.

Non c’è Destra o Sinistra che possa ergersi a giudice inflessibile senza cadere nella contraddizione personale.                                                                                                                                                                           Gli “italiani” per regola antropologica sono fatti così.

E lo sono ancora di più, perlomeno così a me è sembrato, le donne e gli uomini del Centro Sud rispetto a quelli che hanno invece conosciuto in modo più diretto forme di regime  asburgiche e calviniste-luterane, che hanno imposto regole molto più dirette e precise insite pienamente in quella “religione” che non concede spazio alla redenzione attraverso le opere buone e le assoluzioni tramite la confessione.

Ovviamente, però, il rimescolamento avvenuto tra Sud Centro e Nord con il fenomeno dell’emigrazione “interna” ha fornito ai sociologi argomenti utili al riconoscimento di una peculiarità  quasi unica in tutta Italia.

Siamo buoni! Tutti.

Sarebbe anche opportuno parlare di coerenza e sottolinearne  gli aspetti ambigui.  L’ho già fatto in altre occasioni ed a quelle rimando i miei lettori. Negli ultimi casi, quello di  Moncalieri e quello di Vicofaro,  gli autori di un gesto violento preceduto da epiteti la cui chiarezza non può essere equivocata, riconosciuti e scoperti hanno affermato di aver voluto compiere un gesto “goliardico” disconoscendo l’accusa di “razzismo”. Ho intanto in modo più che netto il convincimento che sia i giovani tredicenni  di Vicofaro sia quelli lievemente più attempati di Moncalieri non sappiano neanche lontanamente cosa significhi “goliardia”. E’ – questo – un termine utilizzato in modo surrettizio dagli avvocati difensori per allontanare dai loro assistiti l’aggravante relativa al “razzismo”. Inoltre rabbrividisco nell’apprendere che quei tredicenni abbiano saputo utilizzare termini netti e chiari “razzistici” insieme ad armi che pur sparando colpi a salve non dovrebbero in assoluto essere nelle loro mani: tutto ciò richiama alla responsabilità genitoriale e della società intera, incapace ad educare i suoi figli ai profondi principi della convivenza e del rispetto della persona, qualsiasi sia il suo colore, la sua religione, la sua nazionalità, la sua fede politica.

In tutto questo, cosa è questa volontà di sottovalutare il gesto dei giovani di Moncalieri e di Vicofaro (prendo ad esempio nuovamente loro: ma non solo loro sono il punto di riferimento di quel che scrivo) se non un’altra forma di “buonismo”, che sotto questo aspetto è  molto conveniente per la Destra?

Rispetto don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro, fatto segno di attenzioni da xenofobi e razzisti già nei mesi scorsi, ma non condivido il suo “buonismo”. Prima di essere un prete egli è un cittadino e non è certamente educativo mostrare disponibilità al perdono. Occorre una severità, non durezza, ma ragione e conoscenza.

 

Joshua Madalon

 

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COSA PASSA IL CONVENTO – a partire da quello che si vede, si legge e si sente a Prato QUATTRO SALTI DI GRILLO a Prato

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COSA PASSA IL CONVENTO a partire da quello che si vede, si legge e si sente a Prato

QUATTRO SALTI DI GRILLO a Prato

Ieri i cittadini pratesi hanno avuto l’onore di ricevere la visita del nuovo Ministro della Salute, Giulia Grillo. Alfiere del cambiamento pare si sia presentata utilizzando un tweet e comunicandolo attraverso Facebook ai suoi diretti sostenitori. “Pare” ma non ne sono di certo sicuro allorché leggo che ad accoglierla all’Ospedale Santo Stefano c’erano, oltre ai “suoi” anche alcune personalità istituzionali di alto prestigio: oltre al Prefetto, ovviamente avvertito dagli uffici preposti alla Sicurezza di un qualsiasi Ministro, e oltre al Direttore Amministrativo forse anche avvertito dallo stesso Prefetto, che ha compiti istituzionali di collegamento c’era l’Assessore Regionale di riferimento. Il codazzo di sostenitori politici (M5S uber alles e Lega) non mancava ed è strano che “invece” in nome del cambiamento così strombazzato si voglia negare che vi sia stata una “passerella” classica come quelle delle altre edizioni di “Repubblica”. Oh Dio, mancava il Sindaco, il quale si è lamentato di non averne saputo nulla “in tempo”! Ormai Biffoni ci ha abituati a questo stile e ce ne stiamo facendo una ragione. Indubbiamente se non fosse stato avvertito si tratterebbe di una sgrabo istituzionale di cui chiedere conto allo stesso Prefetto. Sarebbe stato perlomeno logico, se d’altra parte si fosse saputo di questa visita, peraltro riservata anche a Firenze, di fronte ad impegni improrogabili (Biffoni ne ha tantissimi), fosse stato inviato un ViceSindaco o l’Assessore alle Politiche Sociali. Invece si è preferito polemizzare e basta.
Certamente questo Governo “nuovo” presenta delle differenze anche nei livelli culturali e di rispetto istituzionale (lo si è compreso in varie occasioni) ma tocca a chi possiede superiori qualità politiche mostrarle coram populo. Assentandosi non si fa di certo il bene della città.
Detto questo, ben poco c’è da attendersi da questo Governo in tema di politiche sanitarie. Diciamocela tutta: quella di ieri a Prato (lo si voglia riconoscere o no) è stata una vera e propria PASSERELLA “pe ‘ffà verè”.

Joshua Madalon

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UN’ANTICIPAZIONE “CONDIZIONATA” DI “Cambridge-London 2018″

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UN’ANTICIPAZIONE “CONDIZIONATA” DI “Cambridge-London 2018″ (fuori sacco)

Volevo trattare delle mie impressioni sul viaggio in Gran Bretagna più in là, così come sono solito fare allo scopo di far decantare emozioni sia positive che negative, ma…avverto il dovere di anticiparle anche se in modo “parziale” di qualche giorno, a causa di un increscioso seppur (forse) atteso intervento del neo Ministro dei Beni Culturali del Governo grigio-nero(!)-verde di questo sempre più disgraziato e culturalmente disastrato Paese. Il signore in questione è Alberto Bonisoli, targato 5 Stelle, ma…con un curriculum “culturale” di indubbio valore: traggo da Wikipedia (al netto delle fake) “è direttore della Nuova accademia di belle arti di Milano; è presidente, dal 2013, dell’Association of Italian Fashion Schools[1] e dal 2017 dell’Association of Italian Art and Design Accredited Higher Education Institutions.Nel 1986 si è laureato presso la Università Bocconi[2] dove poi è stato professore di Innovation Management.E’ stato anche Decano, dal 2008 al 2013, della Domus Academy, scuola di design di Milano.”
Tante parole “inglesi” che sono di moda, alla faccia del sovranismo (e questo è un merito), ma “zero capacità” di collegarsi alla straordinaria imprenditorialità britannica nel settore dell’Arte e della Cultura. Il nostro eroico rappresentante dei Beni Culturali ha appena ieri (più o meno, pare, se non mi sbaglio o se è una “fake”) affermato che si deve dire “basta” all’ apertura gratis per i Musei (non tutti ma tanti) ogni prima domenica del mese. Va bene quella di agosto (il prossimo 5) ma da settembre, non più! Semmai si voglia derogare, lo decideranno liberamente i Direttori.
Ora questo signore con un tal curriculum nulla ha imparato da uno sguardo oltre Alpi.
Era il 22 luglio, sì, era una Domenica ma poteva essere anche un lunedì, un martedì o un venerdì o un sabato: dalle 10.00 alle 17.00 con la mia famiglia – 4 persone adulte – saremmo comunque entrate gratis. E non solo: dopo la mattina al British nel pomeriggio dopo un pranzo di cui tratterò perchè molto particolare, tutti e quattro siamo andati “anche” alla Tate Gallery “gratis”. E non perchè noi si sia speciali: tutt’altro, è la norma che vale per tutti senza distinzioni di casta, colore – della pelle e politico – di appartenenza nazionale. In Gran Bretagna la Cultura è di tutti,è “per” tutti. E non solo nei “grandi” Musei. In effetti è una gran cosa: immaginate cosa ci sarebbe costato un ingresso per 4 persone se avessimo dovuto pagare. Prendiamo ad esempio la Galleria degli Uffizi: il biglietto minimo è di 20 euro, che per 4 fa 80. Hai voglia di corrispondere “redditi di inclusione o cittadinanza” a chicchessia; se ne ha effettivo bisogno, dovrà necessariamente rinunciare alla Cultura. Con il risultato (forse voluto?) di impoverire la nazione. L’esempio albionico sarebbe invece da imitare e “migliorare” in terra italica: dietro quella modalità di fruizione ci sono famiglie potenti e professionisti mecenati che hanno sovvenzionato le arti e le culture senza mai chiedere nulla in cambio tranne che la “memoria”.
Il nostro Paese rischia di essere ancor più povero. Fermiamo questi “barbari”! e non considero questo epiteto offensivo, visto che oggettivamente ci si va muovendo in quella direzione, ammantando l’operatività politica di parole come “rinnovamento”, “rivoluzione”, “cambiamento”.
Ho scritto in altra occasione che queste parole sono ambigue, e per questo la loro interpretazione è varia e contraddittoria.

Joshua Madalon

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