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BUON SANGUE NON MENTE – l’attività sociale di un vicesindaco

Ci giunge notizia della solerzia “civica” di un tale Paolo Polidori, vicesindaco della città di Trieste, “leghista” (varda un po’!), che di fronte ad un mucchio di stracci si è offerto di riporli in un cassonetto. Incurante del rischio di beccarsi qualche “malattia” ha operato nell’esclusivo interesse della “sua” città.
Abbiamo molto bisogno di lui anche dalle nostre parti, dove “cresce” il disordine. Ce ne sarebbe di lavoro civico!

Joshua Madalon

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ANNO NUOVO – VECCHIO ANNO la continuità

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ANNO NUOVO – VECCHIO ANNO la continuità

Cominciamo il nuovo Anno così come abbiamo chiuso il vecchio.
A coloro che – nella tradizione favolistica d’antan – credevano che ci si potesse lasciar dietro tutto quello che non ci era piaciuto e mantenere quella parte di buono, diciamo “di comodo”, che avevamo acquisito, dovrò dare una delusione. E’ finito il tempo in cui in modo apotropaico a fine anno buttavamo dalla finestra quegli oggetti che non ci servivano più, vecchi arnesi, piatti sbeccati e simbolicamente anche la spazzatura che, nel suo complesso, allagava le strade. Oggi, dopo la mezzanotte, finito lo spettacolo dei fuochi di artificio, si può circolare senza il timore che vi siano danni agli pneumatici ed alla carrozzeria: la crisi ha indotto la buona educazione, grazie al fatto che anche le cose un po’ vecchie un po’ rotte possono essere utili ancora, con il risultato che le cantine e i ripostigli, i garage, sono pieni di cianfrusaglie che ciascuno conserva, “non si sa mai possano essere utili”.
E’ tempo, questo, di letture e di riflessioni. A fine anno in zona Cesarini il Governo è riuscito a produrre e farsi approvare a tamburo battente una legge di Bilancio che dire “creativa” le fa assumere un valore di positività che non merita. La modalità attuata, generata da una necessità emergenziale (andare oltre il 31 dicembre sarebbe stato un atto doveroso per il rispetto del ruolo del Parlamento ma una iattura ulteriore inferta al quadro economico del nostro Paese), è legata al fatto che si è voluto costruire un Bilancio attraverso un braccio di ferro con la Comunità europea, che ha prodotto nel suo iter danni incommensurabili alla nostra economia attraverso lo spread. Lo si è fatto per difendere fino all’ultimo le scelte che ciascuna delle due forze, antitetiche in campagna elettorale – alleate per necessità nel Governo, aveva messo in campo. Via facendo, con il consiglio dei responsabili istituzionali europei, a quei progetti è stato fatto il tagliando; e la soluzione apparentemente positiva è scaturita da un assist poderoso da parte del Presidente francese Macron che, spintonato dai gilet gialli ha promesso l’impossibile facendo crescere a dismisura il rapporto deficit/pil del suo Paese.
Ho accennato al termine “creatività” assegnandolo al Bilancio appena approvato. Ho anche detto che non lo assegnavo come elemento positivo. Infatti il termine “creativo” solitamente collegato a forme artistiche ha un valore positivo, mentre quello collegato agli strumenti economici con cui si governa uno Stato è stato da sempre contornato dall’ironia.
Nel Bilancio, infatti, ci sono molte cifre di uscita che di fronte a quelle “incerte” di entrata non possono che essere delle mere illusioni. Tra l’altro gli interventi collegati a quella pur minima parte della “flat tax” ridurranno le entrate, facendo crescere l’elusione fiscale; quelli collegati alla fantomatica “quota 100” per le pensioni potrebbero avere effetti devastanti anche sulla qualità del lavoro; quelli riservati invece al “reddito di cittadinanza” sono pure affermazioni ideologiche che produrranno tuttavia danni irreparabili su un corpo antropologicamente malato di una parte considerevole del Paese: e non c’è alcuna differenza tra Nord Centro e Sud anche se la Lega continua a pensare che la parte peggiore sia nel Mezzogiorno (anche se, negli ultimi tempi, tende strumentalmente a nascondere questa idea).
Ovviamente i sostenitori di questo Governo sbandierano cifre a tutto spiano per propagandare “le magnifiche sorti e progressive” innescate dai loro interventi. Continueranno a dirlo, allo scopo di imbambolare un popolo disperso che avrebbe bisogno di essere sostenuto ben diversamente da quanto non hanno fatto i precedenti Governi e non sono in grado di fare costoro, venditori di odio e di fumo.

Joshua Madalon

LE CULTURE – UN NUOVO VIAGGIO

Qualche mese fa scrivevo un post con altro titolo; lo ripropongo con diverso titolo e pressoché identico contenuto (tranne i riferimenti alla precedente occasione, che potrebbero essere inutilmente fuorvianti).
J.M.

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LE CULTURE – UN NUOVO VIAGGIO

In quell’occasione mi sorprendeva la posizione quasi defilata del tema “Cultura”.
Sarà una mia fissazione: ma la CULTURA dovrebbe essere al primo punto dell’agenda politica perlomeno nelle accezioni che io ho da sempre dato a questo termine.

Non penso infatti a quella CULTURA legata agli eventi ed a ciò che gira intorno ad essi, legati essenzialmente al business. Quella è in linea di massima una forma di subcultura, sottomessa al mercato ed a quello collegato indissolubilmente. Quella Cultura non può interessare il processo civile del Paese, non può avere status di attenzione particolare per una formazione politica di Sinistra che voglia rinnovare, cambiare “davvero e non in modo propagandistico fittizio” dalle fondamenta, la vita delle nuove generazioni.
Quel che noi “oggi” osserviamo e giudichiamo negativamente della nostra società (lo scarso rispetto delle regole, la valorizzazione dell’apparire, il disprezzo per il merito, l’umiliazione verso i deboli) deriva dalla scarsa considerazione verso le tematiche culturali, del sapere e della conoscenza che nel corso dei decenni una classe dirigente spesso incolta e famelica di potere ha prodotto. Ne sono segnali incontestabili il degrado progressivo della contesa politica con l’apparire di movimenti che hanno finito per valorizzare personaggi populistici e demagogici (non solo quelli afferenti al M5S).

Sarebbe altresì importante approfondire un’analisi severa sulle ragioni per cui si vanno riproponendo in modo crescente formazioni che afferiscono alle Destre più aggressive e razziste.

La CULTURA, dunque, sia al centro del Progetto politico dei prossimi anni. Una grande Rivoluzione Culturale non necessariamente configurata come alcune di quelle che abbiamo conosciuto come “imposte” dall’alto! Una grande Rivoluzione Culturale che riprenda idealmente il percorso, ad esempio, delle straordinarie esperienze delle 150 ore (anche in questo caso non mi riferisco ad una riproposizione di quei momenti e di quel periodo, essendo passati più di quaranta anni da allora). Mi piacerebbe che la parola CULTURA venisse abbinata a “del Lavoro”, dell’Ambiente”, “della Salute”, “del Sapere e della Conoscenza”, “della Legalità”, “dei Diritti”, “delle Differenze” e “dell’Umanità”.

Fondamentale dovrà essere il riferimento costante alle “periferie” cuore pulsante della vita di ogni città, piccola, media e grande, soprattutto per le ultime due categorie. Negli ultimi decenni si è avuta maggiore attenzione per i centri storici, lasciando alle periferie le briciole dell’attenzione politica, spesso collegate ad interessi personalistici e senza una vera e propria progettualità che ne affronti le emergenze, il degrado, l’abbandono.

Joshua Madalon

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IL FUTURO DELLA SINISTRA

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IL FUTURO DELLA SINISTRA

Ho speso molta parte del mio tempo a tracciare il mio pensiero politico sulle vicende degli ultimi anni. Sono da un po’ di tempo convinto, dopo essere passato per una serie di delusioni – o illusioni, che tutta la storia del Partito Democratico così come si è venuta a concretizzare, subito dopo – o addirittura “durante” – la sua fase costitutiva, sia stata una vera e propria beffa nei confronti di quella parte che aveva dato fiducia ad un progetto di rinnovamento dei metodi e delle scelte politiche, dopo gli anni della Prima Repubblica ed i tentativi di costituire un blocco progressista democratico di Sinistra. Non ho mai accettato la posizione dei compagni della Sinistra che non aderivano a quel progetto, anche perché probabilmente con il loro dissenso non hanno consentito al nuovo Partito di affermare con chiarezza i fondamentali valori democratici. Detto ciò, tuttavia, sono ancor più convinto, oggi, che non si sarebbe comunque riusciti a creare una forza politica davvero innovativa nei contenuti e nei metodi. Troppi e potenti erano gli interessi particolari in gioco per consentire al “nuovo” di emergere e cambiare il verso della Politica.
Per questi motivi ho assunto insieme ad altre ed altri una posizione critica anche se sempre condotta con moderazione, punteggiata da forme caratteriali personali di rifiuto silente o di protesta dirompente. Tranne che per brevi periodi la mia, e quella di altre figure a me affini, è stata una visione di minoranza, accentuata dal “golpe” interno del renzismo caratterizzato da una serie di scelte mortificanti. In questi frangenti non c’è stata da parte di chi oggi rappresenta l’opposizione interna la consapevolezza di essere corresponsabili in toto del disastro che si è generato nel Partito e nel Paese. Taccio per ora (anche se ho già trattato questo tema in altri post) su quel che ha significato il tradimento profondo di coloro che avevano sostenuto surrettiziamente e forse in modo ignobile la posizione di Civati.
Anche le riflessioni che ho – oggi -sottomano perché Marzio attraverso una delle rappresentanti della minoranza attuale me le ha inviate in file sono eleganti ma deludenti. A scuola l’avrei descritta come “aria fritta”. Si parla di “Sinistra”, presumendo di poterla identificare come “SempliceMente Sinistra”. Ma si capisce perfettamente che si vuole ancora una volta gabellare gli umili ingenui come sono stato io per tanto tempo. La Sinistra di cui si parla è in fin dei conti una costruzione che ha lo scopo di mantenere anche se in una posizione di minoranza un ruolo ed una funzione che non è in grado di svincolarsi dai rapporti di Potere con gruppi di interesse, lobbies e congreghe varie che non hanno lo scopo di livellare i profitti a favore di chi ha perso forza economica e potere d’acquisto.
Non funziona purtroppo nemmeno la parte critica verso l’attuale (s)compagine governativa perché pur riconoscendo che le risposte del sovranismo e del populismo sono sbagliat(issime)e, purtroppo dobbiamo rilevare che sono state – e sono – le “uniche” che tentano di collegarsi al mal di pancia diffuso nel Paese, che non è stato minimamente intercettato dai precedenti Governi.
In tutto questo certamente il futuro della Sinistra non può essere quello di una galassia indistinta di monadi impazzite ed autoreferenziali ma non può – oggi – ergersi a capofila una congerie di personaggi ormai screditati – a torto o a ragione, non spetta a me dirlo – dall’aver mantenuto il bordone alla maggioranza del PD per garantirsi qualche posizione, accettando a volte anche delle umiliazioni.
Sarà faticosa la traversata e forse ci si incontrerà in qualche oasi, sperando che si sia ritrovata l’unità “ideale” non a scopi personali ma per cambiare davvero questo nostro Paese, a partire da Prato e con uno sguardo all’Europa.

Joshua Madalon

reloaded mio post “datato” 22 marzo 2018 “PASSAGGI CRITICI – un metodo democratico necessario (che non c’è)”

reloaded mio post “datato” 22 marzo 2018 “PASSAGGI CRITICI – un metodo democratico necessario (che non c’è)”

La pigrizia ed un pc che recalcitra a suo piacimento mi spingono ad affrettarmi per il post odierno – è una riproposizione che andrebbe spiegata più a fondo, ed ha un suo senso soprattutto riferibile a quel che ho espresso forse non troppo bene nei confronti ma che ho scritto da mesi, anche quando la mia scelta tra una Sinistra di testimonianza ed una con un possibile progetto governativo mi ha portato a preferire la seconda senza mai contrappormi alla prima. Il desiderio era di rivederci presto!

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PASSAGGI CRITICI – un metodo democratico necessario (che non c’è)


Tra le riflessioni che emergono maggiormente tra tutti coloro che guardano al futuro per affrontare le conseguenze di una tornata elettorale disastrosa per la Sinistra vi è la mancanza di un metodo critico democratico che fosse in grado di far emergere gli aspetti negativi dell’azione di Governo e di produrre analisi concrete per agganciare parte dell’elettorato deluso.
Se per il Partito Democratico questa mancanza di metodo è da assegnare al suo ruolo di “maggioranza” ed alla presunzione del suo gruppo dirigente, per altre forze che si sono – e sono state – “rappresentate” come di “Sinistra radicale” può servire come giustificazione soltanto la fretta con la quale si è dovuto procedere alla elaborazione di un “Progetto”, ivi compreso il nome (mi riferisco chiaramente a LeU) ed il Programma, elaborato il primo in un ristretto “caminetto” ed il secondo con cinque “dibattiti tematici aperti” della durata di una giornata. Ho assistito ad uno solo di questi dibattiti e ne ho ricavato il ragionevole dubbio che non siano serviti a produrre – se non che in minima parte – il programma.
Nel corso della “campagna elettorale” ho scritto molti post sul Programma e ne ho rilevato alcuni aspetti che stridevano ragionevolmente con la logica di fondo che dovrebbe possedere una forza di Sinistra che voglia avviare un processo di rinnovamento e di cambiamento partendo dal basso.
LeU prosegue un percorso, in questa fase postelettorale, che presenta numerose ambiguità ed incertezze a quelle collegate. Tra l’altro più si è “piccoli” e maggiormente si dovrebbe applicare alla propria azione politica un metodo democratico, per aggregare e poter poi crescere. Invece si applica un metodo centralistico con una leadership ristrettissima ed indistinta che si muove perseguendo una linea che non ha alcuna rispondenza con il sentire comune dei “militanti” più attivi. Questo accade dappertutto e non è un mistero che produca disaffezione (in diretta seguo “PIAZZAPULITA” con le intenzioni di voto al 22 marzo dai quali LeU non avrebbe neppure rappresentanza parlamentare, essendo ben al di sotto del 3%). E’ molto difficile capire chi decida a livello nazionale cosa si fa o cosa non si fa in Parlamento: Grasso tratta con le altre forze politiche, ma quando decide chi rappresenta? A livello locale, la domanda che ho posto è: “quando si discute con l’attuale Sindaco di cosa si parla e cosa si propone?”.
E allora, diciamocela tutta: “se si fanno le assemblee, per discutere del “sesso degli angeli” e piangersi addosso e poi alla fine si annunciano incontri “di vertice” sui quali nessuno ha avuto modo di intervenire “in merito”, a questo punto o se ne ragiona prima in un incontro appositamente convocato oppure evitiamo del tutto di perdere del tempo, non raccontiamoci fandonie “pseudodemocratiche” ed ognuno viva la sua esistenza in modo libero.

Joshua Madalon

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TEMPO DI SINTESI

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TEMPO DI SINTESI

Le mie assenze sono il segno di una forma schizofrenica mai portata agli eccessi e per questo motivo non sempre evidenziata. Si accentuano quando si annunciano momenti di passaggio come la fine di un anno caratterizzata peraltro da una situazione meteorologica che tende al declino collegata ad un periodo dell’anno astronomico che non offre sufficienti garanzie a chi è depresso.
E allora mi soffermo a riflettere sullo stato delle cose, su quel che ho fatto e su quel che non sono riuscito a fare. Sin da quando ero fanciullo la mia condizione esistenziale mi conduceva a rinchiudermi nel mio “io” proponendo un aspetto di me che era in controtendenza rispetto agli standard di uomo mediterraneo latino: di me la famiglia di una zia che era emigrato nel Regno Unito per amore diceva che avevo un carattere britannico, austero e riservato. Certamente ero talvolta immerso nei miei pensieri, imbronciato (‘o pizzo a chiàgnere” diceva di me mia suocera) e tormentato da oscuri pensieri.
Comprendo tuttavia che le complessioni opposte, che si ritrovano tra quelle persone che si danno un gran da fare a ridosso delle feste natalizie e del passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo, siano il frutto di un’esorcizzazione estrema verso la fine della vita e l’esigenza di non essere troppo critici nei confronti di se stessi, utilizzando a proprio vantaggio una forma di “carpe diem” non sempre interpretata culturalmente e scelta consapevolmente.
Ho da sempre vissuto in modo schivo i tempi della “caciara”, cercando di utilizzare quella parte della vita per riprendere in mano i fili del discorso talvolta interrotti dal ritmo frenetico dei giorni che man mano sono diventati sempre più corti con il passare degli anni.
Non mi è mai tuttavia – forse in virtù di questo carattere – venuto in mente di coinvolgere altri (dai più vicini ai più lontani) in questo mio comportamento e, fino ad oggi, l’ho conservato dentro di me come un necessario segreto, figlio di quella mia riservatezza congenita.
Forse d’ora in poi cambierò, forse no. Di certo, chi si muove come me non ha molto da chiedere agli altri, oggi più che ieri e domani ancora più di oggi; ma, come ieri oggi e domani, non sono disposto neanche a svendere le mie idee per uno o due piatti di lenticchie, che di questi tempi sarebbero anche beneagurali per l’Anno nuovo!

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reloaded a immediata memoria – Un anno fa dicevo quel che è scritto – io non ho cambiato

Un’utile occasione per parlare di un’ALTERNATIVA al PD qui a Prato sarebbe già quella qui sotto pubblicizzata, alla quale sono invitate tutte le persone interessate.

Domenica 26 novembre ore 17.00 – a Vaiano La Briglia c/o “La spola d’oro”

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UN NUOVO SOGGETTO POLITICO DI SINISTRA – la mia adesione ed il mio appello

Il percorso verso un nuovo soggetto della Sinistra in questo Paese si è avviato da alcuni mesi a questa parte: chi tra i nostri discendenti tra qualche anno proverà a scrivere la Storia dei nostri giorni potrebbe rendersi conto che a produrre la spinta verso la creazione di un ampio raggruppamento di Sinistra ha contribuito ampiamente proprio colui che si voleva accreditare come “rottamatore” sia dei vecchi politici sia dei loro ideali. Chi, come il sottoscritto (e non sono il solo), ha vissuto la stagione della fondazione del PD ne aveva tempestivamente denunciato i limiti, insiti certamente nella fusione condizionata di varie formazioni precedenti, ma non rinunciava ad un ruolo di spirito critico verso i metodi e le scelte che continuavano ad essere molto diverse e lontane da una pratica democratica. Ne fanno testo documenti su documenti ed iniziative di carattere politico sui territori che denunciavano queste pratiche accentrate nei luoghi di potere spesso non corrispondenti nemmeno alle sedi politiche ed istituzionali. Fino a quando poi si è deciso di allontanarsi definitivamente da quel Partito. Il sottoscritto lo ha fatto da quattro anni, altri lo hanno fatto nel corso del tempo – prima o dopo di me, altri ancora possono vantarsi di aver compreso assai prima dove sarebbe andato il Partito Democratico.

Beninteso, questo è soltanto un preambolo. Ha la funzione di sottolineare sinteticamente il pregresso e guardare avanti, incoraggiando i timorosi, in particolare coloro che – e sono ancora tanti – non si fidano ancora ad avvicinarsi a quello che potrebbe essere (utilizzo il condizionale anch’io ma non sono timoroso, perchè questa è l’ora del coraggio e delle scelte) – dopo anni di grandi divsioni – un nuovo grande Partito della Sinistra italiana, una forza capace di aggregare le varie anime dell’attuale sinistra e le tantissime persone che in questi anni avevano perduto la speranza e non si sentivano più rappresentate. Occorre dunque restituire fiducia, attraverso un’operazione di generosità, alle masse che in questi ultimi decenni hanno visto diminuire progressivamente la loro dignità di lavoratori, che sono state spinte ai margini della società, vedendo sempre di più diminuire il loro potere democratico, costrette a soggiacere a regole del mercato che le porta ad essere sempre più simili a schiavi, accettando ricatti ed essendo costrette a rinunce per se stessi e per le loro famiglie.
Di fronte a tutto questo continuano a dirci che non vi sia differenza tra Destra e Sinistra, e se ci si oppone all’ avanzare delle Destre ci rinfacciano le nefandezze del Comunismo; e poi ci raccontano che tuto va bene, che l’economia va a gonfie vele mentre nella realtà c’è chi si arricchisce sempre di più e chi si impoverisce in modo altrettanto rapido. Ma non è la stessa cosa! Noi vogliamo un mondo nel quale le differenze economiche diminuiscano; vogliamo che sia garantito a tutti attraverso un lavoro dignitoso un corrispettivo economico che permetta loro di poter vivere e progredire, procurando benessere e sviluppo della conoscenza in modo diffuso. Noi vogliamo che vengano applicati gli articoli fondamentali della nostra Costituzione, in modo particolare il primo ed il quarto, laddove si parla di “lavoro”. In modo particolare ma non solo.

Per questi motivi, sarò al fianco delle forze politiche che stanno per ora stringendo un patto di alleanza (MdP Art.1 – Sinistra Italiana – Possibile) augurandomi che a queste si possano sin dai prossimi giorni aggiungere altre forze organizzate della Sinistra come CP, Rifondazione e lo stesso parterre del Brancaccio, oltre a quelle persone che da singoli, come peraltro io stesso sono, vorranno parteciparvi strada facendo.
Per quel che riguarda poi la realtà territoriale di Prato sono estremamente convinto che occorrerà da subito mettersi al lavoro per la costituzione di una struttura comune aperta a 360° ai contributi esterni, che anzi vanno ricercati e stimolati, facendo partire dei “Gruppi di lavoro” su tematiche ben definite, quakli – ad esempio – Il lavoro, la Sanità, l’Ambiente, l’Urbanistica, l’Immigrazione, la Cultura, il Lavoro, la Sicurezza.

GIUSEPPE MADDALUNO (joshua madalon)

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L’anormalità (ovvero La normalità)

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L’anormalità (ovvero La normalità)

Intorno alle questioni sollevate dalle irregolarità riscontrate nella famiglia Di Maio quanto a rispetto delle regole nel rapporto lavorativo con alcuni dipendenti della loro ditta edile ed in relazione ad abusi piccoli o grandi all’interno di alcune loro proprietà si stanno sbizzarrendo i mass media e le varie fazioni politiche, disponibili da una parte a relativizzare tali accadimenti o dall’altra a far pagare pan per focaccia lo stentoreo richiamo alla Onestà così perentoriamente proclamato da parte dei pentastellati.
Un giochino delle parti che tende purtroppo a nascondere il reale punto centrale della questione, che finisce per condizionare la stessa sorte del Governo, in particolare quella parte che fa riferimento al M5S, ced al loro “reddito di cittadinanza” (intendo per “loro” la loro interpretazione e proposta di attuazione di quel progetto). Ho già scritto senza pretesa di essere originale che il “reddito di cittadinanza” proposto non può essere attuato in presenza di una realtà antropologica che ha costruito la sua essenza sul clientelismo, sulla trasgressione fatta norma corrente tale da far ritenere legittimo ogni comportamento, quali per l’appunto il non rispetto delle regole ediizie, il fenomeno del lavoro nero, l’elusione fiscale.
Ecco perché nel titolo di queste breve post ho utlizzato la doppia forma di una composizione che utilizza le medesime lettere alfabetiche conducendo a risultati opposti.
“Che volete che sia, bazzecole!, “quisquilie e pinzillacchere” aggiungerebbe Totò per suggerire l’infondatezza per meriti di appartenenza alla stessa terra di origine. Ma, detto ciò, delle due l’una! O questo Governo accennando a “cambiamento” e “rivoluzione” sa di cosa sta parlando (e non vende, come sembra, del fumo!) oppure molto presto finirà per sbattere contro il muro dell’impotenza.
Quanto al giudizio su questo “incidente” di percorso ribadisco che l’ingenuità, il pressappochismo, l’impreparazione culturale non possono appartenere allo “status” di governanti. Ed anche questo si aggiunge a tutte le altre castronerie, che pur essendo molto gravi, possono far sorridere maternalisticamente una parte del pubblico più indulgente, i veri “buonisti”(quelli che “o poverini, lasciamoli governare!”), che pensano che la Politica sia un gioco per ragazze e ragazzi e non una cosa seria. Chi legge ed è sostenitore di parte o tutto questo Esecutivo, può astenersi dallo scagliarsi contro di me e cominiciare a riflettere sui danni che il proseguimento dell’azione del Governo arrecherà al nostro Paese nella sua totalità, ma con maggiori gravi conseguenze per la parte più debole di esso.

Joshua Madalon

P.S.: Non c’è paragone tra quel che hanno combinato Boschi e Renzi…. loro non sono dei dilettanti!

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LE DIVISIONI DELLA “SINISTRA”

LE DIVISIONI DELLA “SINISTRA”

Non sono innocente e riconosco che dal punto di vista politico e culturale ho le mie responsabilità in merito ed allo stesso tempo ce le hanno coloro che a me in questo momento sono più vicini. Allo stesso tempo riconosco che non sia possibile dialogare con chi in modo a volte chiaro a volte criptico pensa ad altre strade da percorrere, altre condivisioni, altre collocazioni, altre strategie per il future, quello prossimo e quello a medio e lungo termine. Se la Politica è quella cosa che dovrebbe aiutare a costruire il bene comune e non quello personale o poco poco più allora è abbastanza evidente il disappunto mio e dei miei vicini attuali di fronte a scelte che non ci sono piaciute e nelle quali non vi è stato peraltro (per me la differenza è molto sottile, non mi avrebbe, ciò, fatto cambiare idea) alcun tentativo di un nostro coinvolgimento. C’è un profondo discrimine legato a quel che si presume e che non è del tutto palesato: si opera su “sospetti”, non ci si fida e, dunque, non si coopera. Punto
Se non lo si è compreso, mi riferisco – per esperienza personale – a quel che accade a Prato. La mia presunzione non va oltre.
Ma poichè siamo in un Paese nel quale c’è una maggioranza di Destra, nella quale populismo e sovranismo fanno a cazzotti sulla nostra pelle, occorrerebbe che se ne prendesse piena consapevolezza e si evitassero personalismi da una parte e dall’altra: ma, lo si sa, non mi sembra che ciò stia avvenendo e non se ne intravede all’orizzonte una soluzione in tal senso.
Una maggioranza che non fa velo di voler ricercare un cambiamento nell’impianto democratico del Paese, uno smantellamento dell’insieme dei diritti fondamentali conquistati con lotte mai regalati dal Potere. Gli anni del berlusconismo e poi quelli più recenti del renzismo hanno annunciato questo “cambiamento”; ed è stato evidente come ci si sia indeboliti progressivamente incapaci di reagire e di capire fino in fondo quello che stava accadendo, quello che stava per accadere, quali sono i rischi per il futuro, quello prossimo e quello più lontano ma non tanto da non appartenerci.
Assistiamo al paradosso dei paradossi allorquando troviamo al nostro fianco addirittura Silvio Berlusconi. Ovviamente lo disconosciamo come nostro sodale, ma non possiamo non confermarci nell’idea che il consociativismo del “Nazareno” è stato reale ed ha creato cloni diffuse sui territori.
C’è un attacco alla libertà di stampa per giunta condotto in modo maldestro, dato che il livello culturale di chi lo sferra è infimo. Sentir attaccare la stampa perchè si occuperebbe troppo delle confuse e balzane idee dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle fa indubbiamente riflettere su quali potrebbero essere gli interventi che attraverso il Governo si intendono proporre ed approvare. C’è un attacco al Parlamento sempre più esautorato nelle sue funzioni a vantaggio dell’esecutivo e nemmeno nella sua totalità. Ma anche su questi temi poco di nuovo appare, visto quello che abbiamo vissuto nell’ultimo ventennio; grande è la responsabilità di chi ha presieduto le ultime legislature. Noi non possiamo condividerne I passi. Non possiamo confonderci.

PRATO IN COMUNE o “come nella Sinistra si possano avere idee diverse senza perdere l’orientamento”

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PRATO IN COMUNE o “come nella Sinistra si possano avere idee diverse senza perdere l’orientamento”

Lo scorso 14 ottobre scrivevo un post che trattava di una scelta portata avanti dalla Dirigente dell’Istituto scolastico “San Niccolò” relativo al divieto imposto agli studenti stranieri (in modo specifico “cinesi”) di utilizzare nel corso della loro permanenza all’interno delle mura scolastiche la loro lingua per comunicare. Sottolineavo che in un primo momento anche io ho trovato questa scelta antilibertaria ed abnorme. “In un primo momento”; dopodichè ho riflettuto e sono tornato con la memoria agli anni del mio insegnamento nella scuola media superiore e ho cercato di capire il senso di una scelta così perentoria da parte della Preside e del Consiglio d’Istituto di quella scuola.
L’istituzione scolastica è una comunità dialogante all’interno della quale occorre essenzialmente perseguire obiettivi di inclusione attraverso la condivisione di spazi, conoscenze ed esperienze per mirare alla integrazione positiva nella società nella quale l’altra importante istituzione ha scelto di vivere almeno una parte della propria esistenza, e cioè la famiglia. Se quest’ultima peraltro chiede esplicitamente che i propri figli acquisiscano abilità linguistiche autoctone anche per contribuire ad un inserimento più forte in questa società è compito dell’altra istituzione con la quale si interagisce rendere possibile questi risultati. Senza queste regole i gruppi etnicolinguistici tendono ad isolarsi comunicando anche per comodità nella propria lingua.
Indubbiamente la percezione che viene indotta da notizie che ci raggiungono attraverso articoli di stampa costruiti su interviste che tendono a produrre l’effetto “sensazionale” è quella di una costrizione insopportabile dal punto di vista libertario. Occorre però ricordare che la vita in comune deve essere sempre regolata da precise norme che tendano al perseguimento degli obiettivi di cui sopra. Forse sarebbe stato importante, ma non sappiamo se ciò sia o meno avvenuto, comunicare preventivamente agli studenti queste scelte motivandole.
Ho segnalato tuttavia questo tema proprio per far comprendere che le “regole” non devono essere sempre e comunque considerate “di Destra”, scatenando proteste “ideologiche” da parte della “Sinistra”. Continuerò a “faticare” per spiegarlo ai miei compagni.

PRATO IN COMUNE – prove di dialogo (intorno ad un caso recente)

“No, non sono per niente d’accordo!” Roberto è stato assertivo in modo netto.
Eppure, avevo bisogno di portare un esempio per poter poi ulteriormente confermare ed affermare la necessità di una visione diversa da quella prettamente ideologica rispetto alle multiformi realtà. Il “punto di vista” che non rinnega la validità dei valori collegati alla libertà, alla richiesta di giustizia sociale connessa al bisogno sempre più impellente di raggiungere l’eguaglianza tra le diverse classi. “Est modus in rebus” con cui affrontare non necessariamente in modo moderato ed ambiguo, a dirla tout court “riformista”, le diverse questioni. Ribadisco dunque che non si riuscirebbe a fare un solo passo in avanti senza mettersi a disposizione dialettica non pregiudiziale nei confronti di coloro che a prima vista appaiono nostri avversari. Bisognerebbe convincersi che alcune persone ed alcuni eventi tra quelle e quelli che incontriamo potrebbero essere utili a comprendere meglio la realtà che vogliamo trasformare e non è detto che non si riesca a trovare delle ragioni che suffraghino pienamente la realizzazione dei valori in cui crediamo. C’è una modalità integralista che chiude completamente a saracinesca le porte del dialogo e finisce per non essere utile al progresso: d’altronde, si può essere ancora più convinti delle “proprie ragioni” dopo un dialogo, dopo l’approfondimento delle “ragioni degli altri”. Certamente da soli o in piccola compagnia ci si sente sicuri e protetti, ed è infinitamente più comodo! Diversamente c’è da faticare, utilizzando il cervello in modo aperto e senza condizionamenti. E, dopo questo preambolo, scendiamo nello specifico: non ho condiviso la posizione di una parte della Sinistra e dei Giovani Democratici in relazione alla scelta che il Consiglio d’Istituto della scuola “San Niccolò” ha approvato all’inizio di questo anno scolastico concernente il divieto di utilizzare a scuola la lingua cinese da parte dei bambini e ragazzi di quella nazionalità.
Di primo acchito anche a me è apparsa una scelta antilibertaria ed ho condiviso l’opinione di chi la osteggiava anche se nelle affermazioni di chi la proponeva ed in quella di chi la combatteva trovavo da subito delle profonde verità. Perchè – mi sono chiesto – non incrociarle? Immagino che siano queste le modalità che attengono ad educatori e politici nel tentativo di migliorare il nostro mondo. La contrapposizione non rende facile l’esistenza e crea altri muri.
La scelta della scuola “San Niccolò” è indubbiamente quella di chi ha un ruolo specifico nel campo dell’educazione; tocca al “politico” andare oltre ma per “procedere” bisogna parlarsi; altrimenti ciascuno rimane nella convinzione delle “proprie ragioni”.

Joshua Madalon

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