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13 ottobre – DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – ottava parte -2 (per la parte 1 vedi 30 settembre)

“Meravigliosi!”, “Stupendi!”, “Sono bravissimi!”, e la Nuova Compagnia di Canto Popolare non aveva che da pco iniziato il suo Recital alla Cittadella Apostolica offerto dal Comitato delle Celebrazioni in occasione del XXV Centenario della fondazione di Pozzuoli ad un folto gruppo di autorità e di cittadini.

La breve presentazione fatta dall’eclettico prof. Adinolfi aveva in precedenza predisposto il pubblico al tipo di spettacolo cui avrebbe di lì a poco assistito.

Fra le altre cose veniva riportata alla luce parte della nostra storia cittadina con tre canti di tradizione puteolana, recitati in maniera pregevole dallo stesso prof. Adinolfi.

Allo spettacolo era intervenuto un pubblico di eccezione, quale mai era stato visto, un pubblico preparato ed attento he, man mano, divenuto entusiasta fino a confondersi con il gruppo dei cantanti in un collettivo che raramente si raggiunge, ha espresso la sua opinione con applausi prolungati e ripetute richieste di “bis”.

Terminata la breve parentesi di presentazione, il gruppo della Nuova Compagnia Popolare si accostava, passando attraverso un corridoio laterale alla sala, verso la pedana palcoscenico e nei loro caratteristici abiti d’epoca si presentavano con un inchino, mentre il maestro Roberto De Simone, che dà luce e stile al gruppo con la sua perizia di ricercatore etnofonico e la sua bravura di Direttore, indicava la finalità della loro arte, tesa alla riscoperta dei valori che ci vengono offerti dalla tradizione popolare attraverso i canti della gente del nostro Sud.

Roberto De Simone

Quello che più ci aveva sorpresi era la loro semplicità, che avevamo potuto riconoscere nei primi incontri con questi ragazzi, e provammo un’intensa commozione nel dover ammettere che essi, proprio per quella virtù, meritavano ancor più il nostro plauso, allorché cominciarono a presentarci il loro valido, interessante repertorio.

“Madonna de la Grazia”, il primo brano di derivazione procidana, ancora in voga in quell’isola, vide il pubblico attento all’ascolto, mentre tutto il gruppo si presentava con le sue possibilità canore.

Poi, pian piano, si arrivò, tra un entusiasmo e un altro, a quel canto che gli organizzatori dello spettacolo attendevano, quel “Cicerenella”, che la Compagnia presenta nei suoi spettacoli, utilizzando il nostro dialetto in maniera del tutto perfetto, tanto da ingannare spesso i presenti, che si chiedono se questo o quell’altro dei membri o tutto il gruppo non sia di origine puteolana.

Cicerenella



Fausta Vetere, unica donna della “Compagnia” non ha niente, tuttavia, da invidiare nei confronti dei suoi amici per bravura musicale e canora e si fece applaudire nelle sue interpretazioni di “Nun me chiammate cchiù Donna Sabella” e nel “Ritornello delle lavandaie del Vomero”, nonché nel ruolo di solista e in quei pregevoli arpeggi che si sono rivelati la delizia degli esperti.

Bravo Patrizio Trampetti, la cui voce nell’interpretazione de “La morte de mariteto” e di “Vurria addeventare”, canto di cocente delusione, è stata in definitiva tra le più interessanti.

Un plauso davvero speciale per Eugenio Bennato, bravissimo “Pulcinella” nella “Zeza”, sorprendete artista strumentale, elemento sommamente indispensabile in un complesso di quella levatura.

Non va dimenticato Giovanni Mauriello, con la sua voce particolarmente affascinante, perché ai più anziani ricorda un po’ le canzoni di qualche anno fa, così come ha dimostrato in “Lacreme ‘e cundannate”, che ripropone, in tono certamente più vicino alla storia, il caso di Sacco e Vanzetti.

Di Peppino Barra non riesco a dire in breve, tanto le sue qualità di cantante e di attore hanno sorpreso il pubblico presente che lo ha ripetutamente richiesto dopo la sua esibizione nel “Ballo di Sfessania”

Nunzio Areni non canta, o almeno, se lo fa, si limita ad un sottofondo velato, ma col suo flauto è inimitabile e la sua fortuna, anche come solista, è sicura se continuerà di questo passo.

Un “Bravi!” dunque che va all’intera Compagnia ed un ringraziamento che è diretto al Comitato che ha permesso che un simile spettacolo potesse essere presentato al pubblico puteolano, che ha mostrato di voler, in seguito, avere altre occasioni di riascoltare questo gruppo, semmai con l’introduzione nel suo repertorio di altri canti di tradizione popolare puteolana.

Tra gli intervenuti, oltre al Sindaco, prof. Angelo Nino Gentile, Presidente del Comitato per i festeggiamenti, erano presenti il senatore Dott. Salvatore Sica, l’ Onorevole Antonio Palumbo, Assessore Regionale, il professor Armando Traetta De Bury e consorte, Monsignor don Ignazio Imbò, Monsignore Cascella, il professor Gennaro Saverio Gentile, il professor Sirago ed altri.

Pozzuoli 22 ottobre 1972

ESTATE 2020 – parte 5 Venturina (per la 4 vedi 28 settembre)

ESTATE 2020 – parte 5.

Ci fermiamo per osservarle. C’è Alda Merini, Margherita Hack, Fernanda Pivano, Frida Khalo, Malala, Maria Callas, Maria Montessori, Marie Curie, Monica Vitti, Bebe Vio, Madre Teresa di Calcutta, Tina Anselmi, Nilde Iotti, Samantha Cristoforetti, Mina, Rita Levi Montalcini, Rosa Ballistreri, Rosa Luxemburg, Rosa Parks e tante altre: in tutto 54 ritratti, che mi fermo a riprendere.

E’ una Mostra permanente realizzata nell’ambito della collaborazione tra il Comune di Campiglia e l’Accademia di Belle Arti di Firenze con il titolo “CampigliAccademia, giovani artisti e committenza pubblica”. Il titolo è “Fiera!” e con esso si sottolinea la straordinarietà delle figure femminili di cui l’umanità deve essere orgogliosa.

La Fiera è ancora chiusa, deserta: la pandemìa ha fermato tutte le operazioni di conoscenze e di scambio  intorno ai prodotti, locali e non solo, di artigianato, industria, commercio e agricoltura. L’ingresso principale è spalancato ed il piazzale è vuoto.

Subito dopo c’è la sede del Comune davanti alla quale fa bella mostra una installazione complessa in bronzo che ricorda proprio il mondo del lavoro. Abbiamo già un appuntamento fissato: il desiderio è di fermarsi per osservare ma proseguiamo affidandoci alle mappe elettroniche, che in modo straordinario stanno funzionando. Passiamo anche accanto alla deviazione per Campiglia, la superiamo e superiamo anche quella per il Calidario. Imbocchiamo una stradina collinare che ci conduce ad un fronte chiuso, oltre il quale ci sono uliveti. La voce del dispositivo ci dice che “siamo arrivati a destinazione”. Ed in realtà, usciti dall’auto, vediamo una giovane donna in un giardinetto che, avendo intuito (come peraltro noi) il motivo del nostro arrivo (d’altra parte in quella strada non c’è molto movimento umano), ci sorride e ci saluta, da noi pienamente ricambiata. Un’appassionata di giardinaggio non può non palesarsi che in tuta da lavoro e con un rastrello, con il quale sta raschiando il terreno, un po’ disordinato, e capiremo subito il perché. E’ una villetta un po’ trascurata, forse per qualche tempo (uno o due anni) abbandonata, composta da un seminterrato, che non vedremo, perchè non disponibile per l’uso da noi richiesto, da un piano rialzato che è suddiviso in due porzioni abitative ed un primo piano. A noi interessa una delle porzioni del piano rialzato, quella che contiene due camere da letto o comunque la possibilità di almeno quattro posti letto. La padrona di casa è molto cortese e ci spiega perchè mai nella proposta di affitto si parla di “Villetta con giardino “LE TARTARUGHE””, facendocene incontrare alcune lungo il cammino che porta all’ingresso riservato all’appartamento: sono lì tranquille a consumare foglie di insalata. Ci accompagna precedendoci verso l’ingresso che è posto sul retro del fronte strada dove c’è anche uno spazio semicoperto dove poter organizzare, all’occorrenza, pranzi e cene, colazioni e merende con barbecue e forno. Il resede è dotato anche di tavoli e sedie sotto un piccolo pergolato. All’appartamento si accede attraverso pochi scalini. Dalla porta si accede subito allo spazio cucina, collocato in un vano corridoio, piccolo sì ma adatto di certo ad una sosta breve pur di un mese intero. Di sicuro, ben inserito per poter servire chi volesse utilizzare gli spazi esterni per i momenti conviviali.

2 OTTOBRE – IL FUTURO DELLA “SINISTRA” (unita) ed il possibile accordo (non solo di Programma) tra PD e M5S

IL FUTURO DELLA “SINISTRA” (unita) ed il possibile accordo (non solo di Programma)  tra PD e M5S

Se davvero….bisogna fronteggiare le Destre, “le più pericolose e aggressive”, allora occorre che vi sia una Sinistra, “unita”, che non abbia tuttavia alcun elemento in comune di contenuti e di forme, di mezzi e di risorse umane e che abbia davvero in mente di declinare in senso democratico l’arcobaleno valoriale che si incentra sulla libertà e l’uguaglianza di donne ed uomini, lavoratrici e lavoratori, e che riesca a contemperare le ipotesi programmatiche con la volontà del popolo chiamato ad esprimersi in modo partecipativo attraverso una miriade di organismi territoriali diffusi. Se invece chi si dice di Sinistra anche facendo precedere a quella distinzione politica il termine Centro, allo scopo di aggregare forme variegate e spurie sempre più lontane dagli obiettivi ideali fondamentali dell’essere “di Sinistra”, dell’essere “Sinistra”, rischia di produrre divisioni in una parte considerevole dell’elettorato che o si rassegna o si ribella o si estranea. Nondimeno alcuni “matrimoni” forzosi non possono produrre effetti benefici d’emblée, con un semplice schiocco di dita.

Si è insistito molto sulla necessità di piegare la leadership – e l’elettorato – del Movimento 5 Stelle a garantire nelle elezioni regionali un sostegno ai candidati del Centro Sinistra. Ovviamente non è andata bene in quella direzione; il Centro Sinistra ha vinto malgrado il non avvenuto accordo là dove poteva vincere, aggregando anche voti proveniente da elettori del Centrodestra; ha perso dove non poteva vincere e dove invece un accordo si è verificato. Sento che qui in Toscana in questo fine settimana, quando si svolgeranno i ballottaggi, in uno dei Comuni dove questi sono previsti, c’è stato l’apparentamento tra PD-altre liste civiche e il Movimento 5 Stelle. Il Comune in oggetto è Càscina, in provincia di Pisa, roccaforte della Lega e della ex Sindaca Susanna Ceccardi (anche se in questo primo turno sia per le Regionali che per il Comune le cose non sono andate bene per Salvini e per la sua “pupilla”) ma l’apparentamento è una forma di disperato tentativo, soprattutto laddove o ci sono molte differenze tra le forze politiche che si accordano o ci sono troppi punti in comune. A ben vedere le due ipotesi così d’acchitto non si tengono in piedi. Pur tuttavia quello che può sembrare un inizio fulgido in previsione di un futuro più solido accordo anche a livello nazionale è sempicemente un riconoscere la profonda debolezza della parte a Sinistra in questo paese. Sarebbe invece ottima cosa procedere in un clima di reciproco rispetto, conoscersi meglio, comprendere le differenze e valorizzarle pienamente, senza soffermarsi sui distinguo ideologici da una parte e postideologici dall’altra, abbattendo il muro dei sospetti. E’ un lavoro molto difficile, pieno di incognite ma anche ricco di possibili soddisfazioni. Sarà probabilmente più semplice riuscire ad operare in questa direzione nelle sedi territoriali periferiche, laddove è la concretezza del “fare” a prevalere; ai livelli centrali bisogna richiedere prudenza ed equilibrio, che possano essere di buon esempio anche in tutto il resto del Paese. Ci saranno temi che possono appassionare al di là delle tifoserie partigiane consuete, come – solo per fare un esempio la revisione e la messa a punto dei meccanismi del “reddito di cittadinanza”. Chi lo ha sostenuto in modo fideistico e chi lo ha denigrato dovrebbero ricercare punti di accordo per non deprivare di quel contributo chi ha davvero “onestamente” usufruito di quel contributo (e sono moltissimi) e per mettere a punto un percorso virtuoso che metta in condizione le strutture che si occupano del “mercato del lavoro” di poter funzionare e consentire a coloro che devono controllare nel merito la giustezza del RdC concesso di poterlo fare nel migliore modo possibile.E poi ci sono altri temi che dovrebbero appassionare in modo concorde a dimostrazione di possedere la stessa identica anima “di Sinistra”. Su questo avremo da discutere: non c’è un gran “tempo” di fronte a tutti noi e dobbiamo mettere alla prova la tenuta democratica di questo Paese. Ne riparleremo.

Joshua Madalon

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO – una serie di documenti del Comitato di Prato per il Partito Democratico 9. (per la parte 8 vedi 16 settembre)

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO – una serie di documenti del Comitato di Prato per il Partito Democratico


9.

In quello stesso incontro il Comitato di Prato per il Partito Democratico presentò una Bozza di Regolamento, così come già previsto”sintetico e leggero” che fu approvata all’unanimità. Qui di seguito i 10 articoli

Art.1 E’ costituito a Prato il Comitato per il Partito Democratico, di seguito detto semplicemente “Comitato”.
Art.2 Il Comitato è un luogo aperto di dibattito e di impegno civile e politico che ha come unico scopo quello di contribuire e facilitare a livello locale il percorso politico per la formazione del Partito Democratico nel quadro di un più generale rinnovamento democratico del sistema politico.
Art.3 Il Comitato è costituito da cittadini e cittadine che, iscritti o non iscritti ai partiti politici, si riconoscano nell’area del centrosinistra e siano interessati alla costituzione del Partito Democratico ed al rinnovamento democratico del sistema politico.
Art.4 Il Comitato promuove il dibattito, la riflessione e la partecipazione civile e politica dei cittadini e delle cittadine. Promuove occasioni di incontro e di confronto finalizzati a favorire la costituzione di una forza unitaria, aperta e plurale, democratica e riformista. Organizza assemblee e dibattiti pubblici, specifici forum tematici e ogni altra iniziativa utile al raggiungimento del proprio obiettivo. Partecipa con propri rappresentanti, scelti in sedute aperte, pubblicizzate con largo anticipo, preferibilmente tra coloro che non hanno già appartenenza politica, ad iniziative pubbliche e ad incontri o tavoli di lavoro nei quali sia invitato. Assume tra le regole politiche prioritarie per la selezione della futura classe dirigente quella delle “Primarie”.
Art.5 Il Comitato è un organismo a termine che si scioglierà una volta costituito il Partito Democratico.
Art.6 Il Comitato dichiara incompatibile con la sua natura di servizio alle forze de L’Ulivo e all’intera coalizione di centrosinistra la presentazione di proprie liste in qualsivoglia competizione elettorale.
Art.7 Organi del Comitato sono: – l’Assemblea degli aderenti, convocata periodicamente in tempo utile e in modo plenario a mezzo mail, telefono o sms; – il Coordinamento, composto da un numero variabile di persone indicate dall’Assemblea degli aderenti mediante lo strumento delle votazioni. Il Comitato si avvale altresì di un Tesoriere e di un vice-tesoriere con il compito di raccogliere e tenere i fondi per le attività che di volta in volta il Comitato andrà a sostenere
Art.8 Al Comitato si aderisce tramite il sito web che verrà approntato o compilando l’apposita scheda di adesione cartacea. Non è previsto tesseramento e non è richiesta alcuna quota di iscrizione. Tuttavia, ciascuno degli aderenti potrà sostenere l’attività del Comitato con contributi liberi in ogni caso sempre certificati e contabilizzati. A ciascun aderente è garantita in ogni momento la facoltà di ritirare la propria adesione previa idonea comunicazione. Gli aderenti al Comitato possono liberamente aderire in modo personale a partiti politici e a qualsiasi altro comitato o associazione, purchè nell’ambito del Centrosinistra e nel rispetto dei valori democratici costituzionali.
Art.9 Il Comitato non possiede beni, non ha una sede, se non di volta in volta provvisoria laddove si riunisce, e non si strutturerà in sezioni. Si è dotato di un proprio sito web e di un proprio indirizzo di posta elettronica.
Art.10 L’Assemblea degli aderenti può modificare il presente Regolamento a maggioranza qualificata ma non lo scopo del Comitato.

Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 9 (per la parte 8 vedi 4 settembre)

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Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 9

….Ci si può anche candidare ad essere punto centrale e terminale di tutte queste esigenze che, purificate dall’avventurismo, dal provincialismo e dal volontarismo esasperato, potrebbero essere ricondotte ad unità sotto la nostra sigla. Ma, compagni, ora come ora, occorre o uno sforzo di fantasia o un pizzico di intelligenza e di spregiudicatezza mista a conoscenza e professionalità oppure, ma senza escludere niente di quanto prima ho detto, qualche giovane in più che “lavori” concretamente su questo progetto e vi assicuro che scrivere e parlare è molto facile, il difficile è “fare”.
Queste le “assenze”, i vuoti che vanno colmati. Se si pensa di farlo, non basta l’impegno fin qui profuso; se si pensa di non farlo, ci siamo dette tante bugie, abbiamo parlato, e sognato, a lungo invano.

Le “presenze”

Poichè, nell’elaborare questa traccia, ho messo in evidenza la mia preferenza per un intervento di “massima, ritengo di dover aggiungere a queste considerazioni una parte più propriamente pratica con un elenco di “necessità funzionali”, di “operatori necessari” e di “presenze” che in parte già sono state poste in evidenza. Accanto alle “assenze” pongo, quindi, delle “presenze”; esse sono, a parer mio, almeno tre e le elenco velocemente: 1) Il Circolo “MOVIES” ed il suo nucleo dirigente fondatore con il suo progetto, peraltro in via di formazione; 2) Una esigenza fondamentalmente attiva e stimolante da parte del pubblico; 3) Una pressante richiesta, pur se molto spesso non formalizzata concretamente, ed un interesse sempre più ampio della scuola nei confronti delle nuove tecnologie e del Cinema, in generale.

Il gruppo dirigente: quello che c’è
Il grupo dirigente del Circolo, quello funzionale, secondo me, non esiste ancora (o, se esiste, è insufficiente a reggere il progetto di “massima”), in quanto su circa nove elementi che lo compongono sulla carta, solo due potrebbero garantire di impegnarsi sul progetto e non sono sufficienti; tre altri compagni potrebbero, comunque, garantire un impegno, ma sono già oberati di lavoro nell’organizzazione del complesso; sui rimanenti quattro non me la sento di pronunciarmi a pieno, in quanto, secondo alcuni, non offrirebbero – essendone consapevoli – sufficienti garanzie di un impegno continuativo, ed io d’altra parte, anche nel rispetto delle loro consapevolezze, conoscendoli molto poco non azzardo giudizi negativi: anzi!

Professionalità e volontariato
E’ proprio partendo da questo dato “oggettivo” che io ho iniziato a porre delle serie difficoltà ed ho avanzato continue perplessità sulla possibilità di realizzare, in queste condizioni, il progetto in cui intendiamo imbarcarci. Devo dire purtroppo che non ho ricevuto ancora risposte convincenti e che il mio atteggiamento naturalmente è sul guardingo e di riflesso non è incondizionato. Tra l’altro, poco si addicono i discorsi di alcuni compagni che parlano di “professionalità” e di “imprenditorialità” con altri discorsi che non prevedono neanche il recupero delle spese vive da parte dei collaboratori. Devo qui confermare il mio netto dissenso con quanti parlano appunto di “professionalità” e poi vorrebbero affidare la gestione del progetto in gran parte al “volontariato”: questi due termini non possono facilmente coincidere nella realtà (anche se molto spesso il volontariato si basa, soprattutto in questi territori, su criteri di sufficiente professionalità), perchè il volontariato può venir meno quando vuole dai suoi compiti e creare dei vuoti pericolosi e difficoltà letali per l’attività del Circolo….

Fine parte 9

Estate 2020 – 3. La partenza per la ricognizione (per la parte 2 vedi 1 settembre)

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Estate 2020 parte 3. La partenza per la ricognizione

…e sì! A quarantotto ore da venerdì 5 giugno le previsioni meteorologiche ci dicono che il tempo non sarà dei migliori. E’ la stessa signora Patrizia che ci consiglia di prorogare di un giorno la nostra visita: peraltro lei non ci sarebbe, mentre invece sabato 6, sì, è bel tempo e lei sarà a Campiglia. Per diversi buoni motivi, il primo dei quali è che non pensiamo di trattenerci due giorni telefono alle due “signore” con cui abbiamo interloquito, entrambe di Venturina e riesco, anche se con fatica e con qualche lieve punta di sospetto da parte loro, a differire il nostro sopralluogo.
Peraltro di sabato nostro figlio non sta quasi mai a casa: già il venerdì sera è via e quindi di buon mattino ci avviamo prendendo la Firenze-Mare. Come di consueto abbiamo preparato qualche panino e dell’acqua, che potrebbe esserci utile (“potrebbe”, perché quasi sempre nell’ansia e nella furia di vedere il mondo, con ciò che è nuovo e ciò che è cambiato, soprattutto i panini fanno ritorno a casa e vengono consumati solo allora), una cartina stradale 1:500.000 e la classica Guida rossa del Touring Club Italiano della Regione Toscana. Google Maps non ci è molto utile nella prima fase: la direzione la conosciamo ed è quella verso Pisa Nord. Da lì poi si devia verso Livorno – Grosseto fino al casello di Rosignano dopo il quale si procede dritti per l’Aurelia fino a Venturina-Campiglia Marittima. L’impegno è quello di chiamare a telefono le due signore per concordare l’appuntamento una mezzora prima. Il viaggio prosegue liscio fino ad un chilometro dal casello: la fila è annunciata come lunga; non avevamo fatto il conto sul fatto che di sabato benchè sia nei primi giorni del mese di giugno qualcuno più che nei giorni lavorativi si sposti verso il mare, verso l’imbarco per l’Elba (il porto più vicino e quindi più conveniente è quello di Piombino non quello di Livorno). Poichè da sempre non utilizziamo nè tessere come Viacard nè tantomeno carte di credito (ci limitiamo ad una debit card e fatichiamo a ricordarci il pin) o Telepass dobbiamo fare la fila, che negli ultimi tempi è ancora più lenta ad essere smaltita perché con il Covid19 hanno ridotto al minimo – fino ad arrivare alla totale cancellazione – la presenza di addetti alla rscossione del pedaggio. Pertanto non è infrequente trovarsi di fronte a dei rallentamenti all’uscita per le varie difficoltà connesse al pagamento del pedaggio (incomprensione dei messaggi, rifiuti tecnologici, inconvenienti vari). E puntualmente qualcuno di questi problemi coinvolge uno o più autoveicoli e ci si pianta lì per minuti e minuti, ingrossando le file.
Lasciamo la E80 e iniziamo l’A1, l’Aurelia, la nuova (la vecchia SP 39 scorre più o meno sempre al fianco della nuova, incrociando però centri abitati a volte anche affollati) che scorre dritta e ci porta velocemente verso Cecina, La California, dopo cui incrociamo il tempietto di San Guido e il filare di cipressi che porta a Bolgheri, Castagneto Carducci mare, Donoratico fino a San Vincenzo all’annuncio della cui uscita abbiamo un attimo di sbandamento: c’è scritto “Venturina”. Ci fermiamo e consultiamo per la prima volta la cartina e comprendiamo che certamente uscendo si arriva a Venturina ma è solo la prossima quella che arriva direttamente in città.

31 agosto PACE E DIRITTI UMANI – 22 (per la parte 21 vedi 17 agosto)

PACE E DIRITTI UMANI – 22

…Prosegue l’intervento della Signora Liviana Livi, delegata di Amnesty International

Relativamente alla pena di morte comminata ai minori, in agosto del 2000 la sotto Commissione delle Nazioni Unite sulla protezione e la promozione dei diritti umani ha dottato una risoluzione in cui si condanna l’esecuzione di minorenni all’epoca del reato, come una violazione del diritto internazionale consuetudinario. Secondo questo organismo, l’imposizione della pena di morte nei confronti di persone di età inferiore a 18 anni all’epoca del reato è contraria al diritto internazionale consuetudinario. La sotto Commissione condanna inequivocabilmente l’uso della pena di morte in questi casi e chiede agli stati di porvi fine al più presto. Nel frattempo ricorda ai giudici che l’imposizione della pena di morte contro questi imputati rappresenta una violazione del diritto internazionale. Il divieto di pena di morte nei confronti dei minorenni all’epoca del reato è diventato un principio di diritto internazionale e consuetudinario, accertato come legge e vincolante nei confronti i tutti gli stati, a prescindere dall’aver ratificato o meno i trattati in materia. Dal 1993 sono state 17 le esecuzioni dei minorenni all’epoca del reato, 12 delle quali nei soli Stati Uniti d’America, dove la Corte Suprema ha stabilito che la pena di morte può essere applicata anche nei confronti di persone che avevano 17 anni all’epoca del reato.
Sulla pena di morte negli Stati Uniti d’America posso fornire dati aggiornati: la pena di morte è prevista in 38 Stati ed in 2 legislazioni federali sia civili che militari. Nel periodo primo gennaio – 14 settembre 2000 sono state eseguite: 68 condanne a morte di cui 32 in Texas ed 11 in Oklahoma, il totale dal 1976 è di 666 esecuzioni, di cui 231 in Texas e 79 in Virginia; al rpimo luglio 2000 i prigionieri in attesa di esecuzione nel braccio della morte erano 3682, di cui circa il 46% bianchi ed il 43% afroamericani. Di essi 69 erano stati condannati a morte per reati commessi quando erano minorenni, 83 erano cittadini stranieri: dalla ripresa delle esecuzioni 41 condannati a morte hanno ottenuto la commutazione della pena ed 87 sono stati rilasciati perché innocenti. Quanto agli errori giudiziari, l’11 giugno sono stati pubblicati i risultati di uno studio approfondito sul tasso di errori verificatesi nei casi di pena di morte negli USA, tra il ’73 ed il ’95. L’indagine durata 9 anni e condotta da James Leiman della Columbia University School Law, ha preso in esame 5760 sentenze capitali e 4578 appelli che risalgono a 23 anni in questione. Durante il periodo preso in considerazione le corti d’appello hanno trovato errori gravi con conseguente annullamento della sentenza: in quasi 7 condanne a morte su 10, l’82% delle condanne a morte annullate sono state mutate in pene più lievi, mentre in 7 casi su 100 l’imputato è stato addirittura scagionato. Gli errori nei processi sarebbero talmente numerosi che occorrono in media 3 livelli di revisione giudiziale per trovarli tutti; lasciando, secondo gli autori, fortissimi dubbi che si riesca effettivamente a scoprirli tutti, la documentazione allegata illustra centinaia di esempi: avvocati addormentatisi in aula, cittadini afroamericani esclusi dalle giurie nei processi contro un imputato di colore, giudici che hanno screditato un imputato davanti ai mezzi di informazione nel corso del processo.

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UN MIO AMPIO INTERVENTO – parte 13 e ultima (per la 12 vedi 12 agosto) – a breve il testo intero

UN MIO AMPIO INTERVENTO – parte 13 e ultima (per la 12 vedi 12 agosto)

Per andare verso la conclusione dico che sul Teatro e sul ruolo che esso deve avere nella nostra società mi appaiono illuminanti e precise le affermazioni generali rese da Luconi in Consiglio comunale nella prima parte del testo, soprattutto quando parla di un Teatro aperto; mentre per quel che riguarda la produzione ritengo indispensabile far riferimento ad alcune pagine sul Teatro (pagg.8,9) di un documento fornitomi dal precedente Assessore alla Cultura, prima della campagna elettorale del 23 aprile (1995). Un’altra questione di fondamentale importanza nell’ambito delle politiche culturali è a mio parere il Teatro Ragazzi. Si tratta di uno dei settori culturali più avanzati che la città di Prato abbia prodotto negli ultimi 15 anni. Il Teatro Ragazzi, per opera del “Teatro di Piazza e d’Occasione” ( TPO ) ha raggiunto risultati considerevoli di rilevanza nazionale ed internazionale, ottenendo svariati riconoscimenti nel settore produttivo e finanziamenti statali, svolgendo un ruolo prezioso soprattutto di tipo didattico. Ci sono dati incontestabili sul lavoro svolto e sui risultati ottenuti, che non lasciano alcun dubbio.

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In questi ultimi tempi, però, la storia del Teatro Ragazzi si è andata intrecciando con le problematiche connesse all’atavica mancanza di strutture culturali nella nostra città ed al destino del Teatro Santa Caterina, sede “storica” di questa attività.
Proprio negli ultimi giorni, poi, dovendo il Comune procedere al restauro del Santa Caterina, il dibattito, diciamo così, è entrato nel vivo, cosicché all’interno della Giunta si sono fronteggiate due tipi di scelta sul futuro di quella struttura: la prima che prevederebbe l’uso per uffici comunali, l’altra che riterrebbe più opportuno un uso culturale polivalente. Fatto sta che soprattutto l’una ma anche l’altra non consentirebbero, pur prevedendola a parole, la sopravvivenza dell’esperienza del Teatro Ragazzi e, di riflesso, del TPO, che ne è l’anima, il cuore. Infatti tra le proposte avanzate al TPO, da quel che ci risulta, ci sarebbe quella di rimanere nella struttura con un compito umiliante di “portierato”: posso pensare che una tale proposta la avanzi chi non si intende di “Teatro”, ma mi ha molto sorpreso sapere che una simile proposta fosse stata avanzata invece da chi si occupa prevalentemente di Teatro e da chi afferma di amare il Teatro. Io non voglio fermarmi alla denuncia: chiedo che con urgenza si affronti questo problema, con la necessaria massima serietà, sapendo che occorre difendere ciò che di buono è stato realizzato in questa città. Una delle forme possibili potrebbe essere quella di una convenzione temporanea con il TPO con l’uso di una sede per le attività e l’affidamento di una struttura “provvisoria” adeguata ai bisogni in attesa del reperimento di una “definitiva”.
Vado alle conclusioni per davvero. E dico anche con un certo imbarazzo alcune cose, che preferisco lasciare al ricordo scritto. Ho sentito più volte rivolgermi da parte di Luconi un invito “accorato e caloroso” a collaborare, senza mai chiaramente poter capire, forse per mia difficoltà, come ciò potesse essere possibile in pratica. La mia indole e la mia esperienza vorrebbero sempre accettare, il mio attuale ruolo mi dissuade – mi si creda – con molta amarezza. Sono cresciuto come operatore culturale e nell’organizzazione sia teatrale, sia cinematografica sia da poco quella musicale ho realizzato momenti anche entusiasmanti. Potrei indubbiamente dare una mano a qualcuno con cui condividere un progetto, ma per altri due motivi proprio non ci riesco, non posso: il primo, perché per ora non intravedo ancora un progetto; il secondo, perché per poterlo realizzare concordemente occorrerebbe un’investitura istituzionale che non caldeggio e che comunque non accetterei senza il superamento del primo dei due motivi.
Una questione finale: tra poco più di un mese il nostro Partito (ndt.: il PDS) dovrà tenere la Conferenza-Congresso allo scopo si rinnovare il gruppo dirigente ed il suo Segretario. Bene, io credo che non vi possa essere né Segretario né Gruppo Dirigente che non si ponga il problema di affrontare le tematiche qui da me trattate e non le avvii a soluzione. Voglio – proprio per questo – lanciare qui una sfida “culturale” ai compagni che sono o saranno candidati al ruolo di Segretario del Partito qui a Prato: comincino ad esprimersi fin da ora sulle questioni fondamentali della Cultura; io infatti credo che solo così facendo noi potremo trovare il giusto Gruppo Dirigente per affrontare il nostro immediato futuro.

Prato 20 ottobre 1995 Giuseppe Maddaluno

UN PROGETTO PER IL CINEMA 6 (per la parte 5 vedi 2 agosto)

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UN PROGETTO PER IL CINEMA 6 (per la parte 5 vedi 2 agosto)

Uno straniero

E’ evidente che questo “scenario” lo si può guardare così bene solo dall’esterno: uno “straniero” lo può fare! E, quantunque io mi ostini a considerarmi dei vostri, non mi è parso affatto che ufficialmente, che chiaramente vi sia da parte vostra – si dice, per aride ragioni burocratiche e gerarchiche – un pur semplice riconoscimento in tal senso. Durante quest’anno di permanenza a Prato ho sempre offerto impegno e disponibilità, trovando scarsissima disponibilità e pochissime soddisfazioni e, quando qualcuno argomenta sui risultati che non sono venuti, il mio pensiero corre a qualche chilometro di distanza (vedi Firenze, vedi Empoli –soprattutto-), dove lo “straniero”, pur rimanendo tale, in una realtà tutto sommato non diversa da quella di Prato, con una struttura cinematografica, l’UNICOOP, già attiva da anni, con un gruppo dirigente preparato e consolidato (BALDESCHI, BERTI, PAGLIAI, ecc…), ha contribuito in prima persona a realizzare due rassegne, il cui significato e la cui garanzia e serietà professionale non sono certo riconosciute soltanto dal sottoscritto, presuntuoso impenitente. E’ giustificabile, almeno lo penso, che il mio atteggiamento negli ultimi tempi sia diventato nervoso e guardingo e mi convinco sempre di più che non valga la pena lavorare – anche per una causa così onesta e disinteressata, per qualcosa che si è visto nascere e che si vorrebbe veder crescere – senza ottenere delle garanzie, delle rassicurazioni, dei riconoscimenti morali. E di fronte a questa disillusione, che anche io spero possa svanire al più presto, il mio pensiero si svolge su toni di elevato pessimismo.
Ritorniamo alle “assenze”
“Arrogante e superficiale, spregiudicato e impavido, anche se consapevole dei propri limiti ma pronto a vendere anche del fumo”: la differenza fra me e molti altri potrebbe essere questa: io non faccio velo nè dei miei pregi nè dei miei difetti, non mi piace la falsa modestia; altri nascondono anche i loro pregi, alcuni per giunta rimuovono i loro difetti per una sorta di autodifesa, altri li celano a bella posta, in mala fede, ma in fondo per il potere ucciderebbero anche la loro madre, per parafrasare un illustre toscano. Ed è proprio nel Machiavelli che, per altri versi, bisogna ricercare un’indicazione organizzativa – un misto di spregiudicatezza, prudenza ed intelligenza – per la nostra attività cinematografica.
Stavo accennando poco fa alle “assenze” ed ho messo in evidenza quelle politicamente più grandi ed importanti – ci riguardano molto da vicino – ma forse anche sono limpide e più – come dicevo prima – rimosse dalla nostra coscienza. Esistono però altre “assenze” a Prato che direttamente ed indirettamente sono legate ad un nucleo così importante come la nostra Associazione. E qui, analizzando la realtà in maniera personale approfondirò indirettamente anche la tematica del presunto provincialismo pratese.
Avevamo parlato di cinque “assenze”:
1) A Prato risulta “assente” un centro promotore e coordinatore di attività culturali cinematografiche, manca fino ad ora nella volontà politica dei vari gruppi operanti sul territorio una scelta di questo tipo, anche se, per vie settoriali, c’è un gruppo che si interessa dei rapporti tra Cinema e Musica ed un altro che interviene periodicamente sul tema “Cinema e Fumetti”………..

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Fatevi la domanda e datevi la risposta

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Fatevi la domanda e datevi la risposta

Una campagna elettorale ha dei costi insostenibili per gruppi popolari
In una campagna elettorale sostenere interessi di gruppi di potere rende più facile il cammino
In Toscana sia la Destra che la Sinistra sostengono interessi non popolari ma afferenti a quelli di gruppi di potere
Alcuni di questi interessi non collimano con quelli di una gran parte dell’elettorato

Fatevi la domanda e datevi la risposta