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11 gennaio CINEMA – Storia minima 1937-38 parte 13 (per la parte 12 vedi 24 dicembre 2020)

CINEMA – Storia minima 1937-38 parte 13

Sempre nel 1937 conta dar merito alla trasposizione di un’ importante opera della scrittrice Pearl S.Buck, che con “La buona terra” scritto nel 1931 vinse il Premio Pulitzer nel 1932 e la medaglia di riconoscimento dall’Accademia americana delle arti e delle lettere. La scrittrice si avvale della sua esperienza diretta in Cina, dove ella visse dai tempi dell’infanzia. Il film, la cui regia fu di Sidney FranklinSam WoodGustav Machatý e la sceneggiatura della stessa autrice Pearl S. Buck, insieme a Owen Davis e Donald Davis è tutto basato sulla vita di alcuni contadini ed è un vero e proprio trattato etno antropologico su quella realtà (il duro lavoro, le varie fasi della vita, il dramma della carestia, della siccità e della conseguente miseria). Esso ebbe numerose nomination e vinse l’Oscar alla migliore attrice ( Luise Rainer ) e l’Oscar alla migliore fotografia ( Karl Freund ).

Ancora nel 1937 ci piace ricordare una delle edizioni (ve ne erano state alcune anche nel periodo del cinema muto nel 1913 e nel 1922) di un film tratto anch’esso da un romanzo di Anthony Hope, “Il prigioniero di Zenda”. Ve ne saranno altrettante in seguito. Quella di cui parliamo fu diretta da John CromwellW. S. Van Dyke ed interpretato da Ronald Colman, Douglas Fairbanks Jr., Madeleine Carroll e da un giovane già esperto David Niven. La storia è incentrata su uno scambio di persone somigliantissime. Ronald Colman le interpreta entrambi.

Nel 1991, il film è stato scelto per la conservazione dal National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Facciamo un piccolo salto ed entriamo sia nell’anno successivo ma anche in Europa sulle sponde occidentali, in Francia. Qui proseguono il loro percorso artistico Jean Renoir e Marcel Carné. Il primo gira uno dei suoi capolavori, tratto da “La bestia umana” romanzo di Émile Zola. Una storia torbida di passioni e pulsioni malefiche interpretata in modo egregio da uno dei più grandi artisti cinematografici, Jean Gabin. E’ infatti “L’angelo del male”, Severine, donna intrigante e seduttiva, interpretata da Simone Simon a portare Jacques Lantier, macchinista di locomotive, sull’orlo dell’abisso omicida. Da notare la presenza sullo schermo dello stesso regista, che interpreta il personaggio di Cabouche. Il film fu un successo immediato e decretò in modo definitivo il successo di Renoir.

In quello stesso anno sempre il grande interprete, Jean Gabin, insieme ad un’altra straordinaria figura del divismo cinematografico francese, Michèle Morgan, danno vita ad un altro dei grandi film cult, “Il porto delle nebbie” (Le Quai des Brumes) di Marcel Carnè, scritto da Jacques Prévert tratto dall’omonimo romanzo di Pierre Mac Orlan. Anche in questo caso gli ambienti sono degradati e fumosi e prefigurano violenze e delitti. Il film ebbe il riconoscimento ufficiale al Festival di Venezia del 1938, la sesta edizione dell’importante vetrina, con la  Medaglia di segnalazione per la regia.

In quella stessa edizione, vinsero il primo premio – la Coppa Mussolini – un film italiano celebrativo del regime, “Luciano Serra pilota” di Goffredo Alessandrini, interpretato da Amedeo Nazzari e sceneggiato anche da un giovane Roberto Rossellini, ed un film documentario straordinariamente diretto da una giovanissima fotografa e regista la cui attività si è protratta per l’intero ventesimo secolo, Leni Riefenstahl nata a Berlino, 22 agosto 1902 –  e morta a Pöcking, 8 settembre 2003. Si tratta di “Olympia” vero capolavoro del genere, con il quale la giovanissima artista seguì tutte le fasi dei Giochi Olimpici di Berlino 1936, utilizzando tecniche innovative che sarebbero diventate punti di riferimento da lì in avanti per i documentaristi e non solo.

6 gennaio – COVID 19 – I conti con la Storia – parte 2 – I limiti dell’azione degli Enti locali sulle strutture artistiche culturali in generale

COVID 19 – I conti con la Storia – parte 2 – I limiti dell’azione degli Enti locali sulle strutture artistiche culturali in generale   .

Trovo che sia semplice da parte di un singolo cittadino avanzare proposte che difettano molto spesso nella visione della complessità. Pur tuttavia fino a quando non venga negata a ciascuno la capacità di intendere e di volere occorre mettere in moto le sinapsi ed esercitarsi alla ricerca di soluzioni possibili, anche se realisticamente, in queste particolari condizioni, possano apparire rivoluzionarie.

Tra le altre cose, non possiamo non prendere in considerazione che la pandemìa si sia rivelata nelle nostre contrade già da poco meno di un anno. E l’emergenza, se è tale, non può durare tanto. La sensazione è che si sia dato troppo potere ad un organismo tecnico scientifico senza un vero e proprio coinvolgimento delle categorie professionali “in toto”. Non posso negare che il ruolo del Comitato T.S. non sia (e sia stato) utile; e non posso negare che molto spesso l’organismo governativo abbia agito in parziale autonomia (come è in ogni caso logico che sia), calibrando gli interventi intorno alle necessità di singole e differenti categorie. La qual cosa, però, invece che affrontare e risolvere i problemi,  ha provocato un trattamento differente creandone ancor di più nella società, aumentando i costi sociali in maniera inverosimile: la diatriba intorno alle discoteche in estate, la telenovela della Scuola, l’aprire e chiudere gli esercizi commerciali ha messo in difficoltà intere catene produttive.

Lo ripeterò ancora una volta: dopo il tempo dell’emergenza (febbraio, marzo, aprile 2020) sarebbe stato logico attivare una struttura parallela che non fosse limitata alla parte sanitaria scientifica. Ora, forse, non è tardi. “Forse!”. Anche perchè si addensano nubi fosche sulla compattezza del Governo ed in ogni caso, non essendoci un’alternativa alle viste, è ben difficile procedere con una unità di intenti dell’intero Paese, di cui abbiamo urgente bisogno.  Anche per questo, ritornando ai luoghi dell’Arte e della Cultura (Biblioteche, Musei, Teatri, Cinema, Circoli e altro), non si è avuto il coraggio di riorganizzarli mantenendoli in funzione, attraverso sistemi di prenotazione obbligatoria contingentata al minimo. Il mondo amministrativo è andato “in vacanza”; in modo particolare, quello legato alla Cultura, che si è rivelato incapace di gestire il post-emergenza. Avrebbe dovuto progettarlo da subito ma è andato “in vacanza”. Una Biblioteca, un Teatro più che un Cinema, dipendono chi più chi meno dalla struttura pubblica (ci sono Teatri “privati” che tuttavia accedono anche a fondi pubblici) ed un Ente locale avrebbe potuto stabilire le modalità operative per l’accesso. Non è stata proposta altra soluzione al di là della “chiusura” totale. Un Cinema ha la possibilità di limitare l’accesso attraverso l’utilizzo di prenotazioni online o in ogni caso anche al botteghino. Non è stata proposta altra soluzione che la “chiusura”. Questo poteva essere sopportato in periodo di alta emergenza; non più di tanto. Ovviamente se non è stato provveduto fino ad ora ciò non significa che non lo si possa fare adesso.

Nel prossimo blocco proverò a sottolineare in modo critico ma propositivo la necessità di far ripartire le strutture periferiche istituzionali laddove, come per esempio a Prato, siano state smantellate.

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DENTRO IL LOCKDOWN – La “capricciosa” ed alcuni “servi sciocchi”

La “capricciosa” ed alcuni “servi sciocchi”

Avrebbe potuto far parte esclusiva del “bestiario politico” dei nostri tempi: purtroppo però siamo anche entrati in uno “spazio” che è occupato da una terribile pandemìa

Le è stato offerto un “giocattolo” e, quando le è stata tolta una parte di questo, ha messo il broncio ed avviato a far capricci.

E, quindi, proprio in quanto siamo in un periodo davvero pieno di incognite verso il futuro (il “futuro” è perennemente incognito, ma noi abbiamo imparato anche a distrarci, a non pensare a quello che di negativo ci attende), c’è poco da giocherellare, trastullarsi nel volersi sentire “grandi statisti”.

Riprendo un ragionamento accennato in altro post: nei rapporti dialettici bisogna mantenere una “correttezza” formale e mi piacerebbe che la mia analisi critica non sia oggetto di equivoci: poco hanno a che vedere i miei ragionamenti con la casualità per cui il Ministro della Pubblica Istruzione sia una figura femminile. Le “rape” sono tali a prescindere dal loro genere. Ed è molto bene che io assegni patenti negative anche a tutti coloro che ritengono che la Scuola, a prescindere dalle condizioni in cui si è fatta trovare allo scoppio dell’evento pandemico, sia il luogo più sicuro del mondo (vorrei far notare, giusto per dire, che l’Onorevole Santanchè, in agosto si lanciava a proclamare che le “discoteche” fossero molto più sicure delle quattro mura domestiche).

Su questa idea potrei anche essere d’accordo: a patto che negli ambienti scolastici, i cui spazi siano meglio adeguati al numero complessivo dei fruitori e del personale tutto, si permanga per larga parte della giornata in una sorta di “campus” dove si sviluppano tutte le potenzialità (non solo lo studio teorico, ma anche le applicazioni pratiche, lo sport, le attività culturali generali, la socializzazione). Dico ciò perché il problema principale che può provocare altri danni sanitari, riaprendo le scuole, sta nel transito non tanto nella permanenza.

Fare i capricci, di fronte a posizioni criticabilissime come la volontà espressa da parte di imprenditori vari del turismo e della ristorazione nel voler a tutti i costi riaprire le loro attività, e pretendere che “a questo punto si riaprano anche le scuole”, è davvero puerile! Come per dire “Muoia Sansone con tutti i Filistei!” o “abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno!”. Ma di che cavolo andiamo parlando?!? Con questa smania di voler riprendere a muoversi più o meno come prima, con questa “gara” dell’insipienza non si va da nessuna parte, si va a sbattere! Ho scritto dai primi momenti che le strutture scolastiche “non certo per responsabilità” di questo Governo non potevano essere sicure in un tempo di pandemìa come quello che ci sta capitando. In più ho sempre scritto (“lo so perfettamente, chi cavolo sono io!?!”) che sarebbero occorsi interventi specifici per tamponare l’emergenza (un’emergenza che poteva durare tre mesi come un anno) ed invece ci si è baloccati con i “banchi a rotelle” praticamente inutili rispetto alla maggior parte dei banchi esistenti “monoposti”, con il brillante risultato di aver portato al macero banchi ancora funzionali e aver costretto alcune classi (dico “alcune” perché ne ho conosciute “solo” alcune) a far lezione all’avvio senza banchi e senza sedie.

Che dire? Ne riparleremo: eh sì che ne riparleremo!

Le motivazioni di chi vorrebbe ritornare a scuola sono sacrosante, ma le condizioni “invariate” rispetto alla prima parte di quest’anno non possono consentirlo.

DENTRO IL LOCK DOWN – prima durante e ora

DENTRO IL LOCK DOWN – prima durante e ora

Durante la prima fase della pandemìa ci ha sorpreso la capacità di resilienza del popolo italiano, quasi entusiasta di poter essere alla ribalta con delle sortite “magiche”. Abbiamo potuto vedere immagini di compostezza: una delle prime apparse e diffuse in tutto il mondo è stata quella della lunga fila di persone  nel piazzale antistante all’Esselunga di Prato in via Fiorentina in attesa dell’apertura del supermercato il primo giorno di lockdown. Poi c’è stata una lunga sequenza di interventi, alcuni dei quali “geniali”, innovativi, con il “privato” che diventava “pubblico” sui diversi “social”. Abbiamo riscoperto il fascino delle “case di ringhiera”, quelle dove a Milano i condòmini, in particolare quelli di origine forestiera – immigrati interni provenienti nella maggior parte dal Sud – condividendo i ballatoi comunicavano in modo dilatato, dialogando con le persone degli altri condomìni. Abbiamo urlato e cantato l’inno italiano e qualche altra canzone, diffondendo il tam tam sulle piattaforme sociali. Un po’ alla volta abbiamo avuto modo anche di apprezzare l’impegno di quella parte di artisti resilienti che mettendosi insieme in un loro progetto “a distanza” hanno composto concerti e performance di altissimo livello qualitativo.

Di fronte a tutto questo, che è solo una minima parte delle cose buone (quelle “cattive” sono state soprattutto i lutti che hanno colpito tante persone, tante famiglie, tanti affetti), non abbiamo esitato a diffondere, credendoci davvero, che sarebbe andato “tutto bene”!

Il livello di guardia in maniera generica per tutti noi (tantissimi di noi) non è venuto meno con la riapertura delle attività lavorative, ma alcune scelte e soprattutto la scarsità ( diremmo meglio “assenza totale”) dei controlli dall’inizio dell’estate fino ad oggi (“fino ad oggi” va sottolineato) hanno condotto al disastro attuale.

Di recente, vi è stata un’inchiesta intorno al tema della “riapertura delle discoteche”. A leggere l’articolo che allego (da “Money.it” del 31 luglio 2020) non vi è stata esplicita autorizzazione alla riapertura, ma un’affermazione pilatesca da parte del Ministro Speranza riportata tra virgolette “Se le Regioni decideranno di farlo autonomamente, possono eliminare le restrizioni ma dovranno assumersene le responsabilità”.

https://www.money.it/discoteche-slitta-riapertura-nuovo-dpcm

In realtà si è continuato a non intervenire solo quando sono scoppiati i contagi. A luglio, per nostra esperienza diretta, girando per le strade nei luoghi della nostra vacanza spesso si incrociavano gruppi resistenti agli obblighi di prevenzione e nel chiuso boschivo retrodunale in alcuni spazi si organizzavano festini “alternativi” alle regole. Andavano sanzionati; invece hanno contribuito a far dilagare il virus non appena il caldo si è attenuato. In alcuni luoghi non ci si è nemmeno nascosti e si è derogato ampiamente: il tutto in nome della libertà di impresa ed a scapito della salute pubblica.

Altro grave errore, collegato essenzialmente alla prevalenza di una gestione del Potere da parte delle forze politiche, tutte in modo indistinto (non c’è Sinistra o Destra che si distingua), è stata la volontà di far partire la campagna elettorale per il rinnovo degli organismi amministrativi regionali e comunali in piena Estate ed in piena crisi pandemìca.

Su questo tema abbiamo più volte espresso il nostro dissenso, motivato dal fatto che in piena post-pandemìa (quella che credevamo “post” ma che era solo una timida sosta) mettere in moto meccanismi che – per essere “democratici” – devono essere in grado di coinvolgere il massimo dei cittadini, è da irresponsabili. Ne parleremo, così come parleremo anche della Sanità in Campania (quella della Toscana l’abbiamo già trattata in alcuni post).

30 ottobre – DENTRO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 10 – “Avremmo…”

DENTRO UN NUOVO LOCKDOWN – 10

Probabilmente, certamente mi ripeterò; forse smentirò anche qualcosa che ho detto: le mie non sono assolute certezze; spesso il mio argomentare mi spinge a riflessioni. La situazione si va aggravando: ciascuno di noi si era augurato che saremmo ritornati ad una vita pressoché “normale”. Invece non è affatto così!

Avremmo voluto riprendere a dibattere le nostre visioni politiche; avremmo voluto rimettere in piedi alcuni percorsi interrotti; avremmo voluto ritornare con serenità nei cinema, a teatro, nelle piazze, nei circoli culturali e politici a mettere in pratica le nostre passioni, avremmo avuto un gran piacere nel rifrequentare bar e pizzerie, ristoranti pub e discoteche; avremmo volentieri ripreso a viaggiare, visitando città, musei, sagre; avremmo davvero seguito con grande attenzione la riapertura delle scuole nello scorrere di una vita “normale”; avremmo ripreso ad organizzare incontri conviviali con persone nostre amiche.

Avremmo voluto essere tutti “migliori” come avevamo auspicato in un impeto di ottimismo nel corso della prima fase pandemica, che “allora” ci appariva già tremendamente seria.

Avremmo…ma la realtà con la quale dobbiamo minuto per minuto confrontarci ci spinge a prenderci la responsabilità di mostrare gli aspetti più crudi e proporre le soluzioni più urgenti, quelle più adatte, quelle più convenienti…sul serio.

C’è una parte del Paese che avverte il peso gravoso che queste scelte che il Governo sta prendendo a nome della nazione intera comporteranno sul loro livello di vita: dobbiamo, nel rispetto delle urgenze di coloro che si ribellano – non quelle che lo fanno in modo violento, andando oltre alla protesta, salvaguardare la maggioranza e lavorare affinché sia più rapido il ritorno ad una normalità da tutti auspicata.

Questo non sarà possibile senza la compartecipazione di tutti i cittadini ed il senso di responsabilità della Politica, tutta, sia maggioranza che opposizione.

Ritorno a trattare la questione della Scuola, seguendo per l’appunto le ultime notizie: il governatore della Puglia ha chiuso tutte le scuole; la Ministra Azzolina prosegue imperterrita nell’affermare, sorretta in questo da una parte dell’opinione pubblica, che la Scuola deve rimanere aperta.

Bene! Riaprire – o non chiudere – le scuole sarebbe anche, come dico sopra, davvero molto importante; ma occorre in primo luogo sottolineare che si è perso molto tempo a rincorrere i “banchi” – e poco altro – e non ci si è impegnati per davvero a rimodulare efficacemente gli orari dei trasporti con quelli di ingresso e di uscita; non si è prodotto un intervento pubblico propedeutico nazionale per la Didattica a Distanza, probabilmente perché – oltre a non augurarselo stupidamente – non si era in grado di sopperire,  come Ministero della Pubblica Istruzione, tecnologicamente ad una ricaduta autunnale nella pandemia. Ad ogni modo la Ministra sta mostrando i suoi limiti, che non possono essere più sopportati. Le sue esternazioni sono perniciose: la scuola è un luogo – lo riconosce anche lei – di socialità; e proprio in tal senso è certamente molto più pericoloso di discoteche, bar, pizzerie e luoghi della movida. In essa il virus  scorazza impunemente in forma asintomatica pericolosissima, in grado di diffondere il contagio soprattutto nelle famiglie e nei soggetti più anziani e deboli. Lei si fa forte a volte di pareri scientifici che apparirebbero favorevoli al mantenimento dell’insegnamento in presenza. Altri pareri sono discordanti e denunciano più o meno quel che dico sopra. In un momento di grande difficoltà, sarebbe cosa buona e giusta ascoltare i pareri che consentano il miglior risultato possibile per il superamento della crisi. Non ci si perda in polemiche sterili, improduttive e pericolose: alla fin fine se le voci di tregende fossero false ma si riuscisse a venir fuori dall’impasse in uno o due mesi, niente di male. Sarebbe molto peggio il contrario.

13 ottobre – DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – nona parte -2 (per la parte 1 vedi 30 settembre)

“Meravigliosi!”, “Stupendi!”, “Sono bravissimi!”, e la Nuova Compagnia di Canto Popolare non aveva che da pco iniziato il suo Recital alla Cittadella Apostolica offerto dal Comitato delle Celebrazioni in occasione del XXV Centenario della fondazione di Pozzuoli ad un folto gruppo di autorità e di cittadini.

La breve presentazione fatta dall’eclettico prof. Adinolfi aveva in precedenza predisposto il pubblico al tipo di spettacolo cui avrebbe di lì a poco assistito.

Fra le altre cose veniva riportata alla luce parte della nostra storia cittadina con tre canti di tradizione puteolana, recitati in maniera pregevole dallo stesso prof. Adinolfi.

Allo spettacolo era intervenuto un pubblico di eccezione, quale mai era stato visto, un pubblico preparato ed attento he, man mano, divenuto entusiasta fino a confondersi con il gruppo dei cantanti in un collettivo che raramente si raggiunge, ha espresso la sua opinione con applausi prolungati e ripetute richieste di “bis”.

Terminata la breve parentesi di presentazione, il gruppo della Nuova Compagnia Popolare si accostava, passando attraverso un corridoio laterale alla sala, verso la pedana palcoscenico e nei loro caratteristici abiti d’epoca si presentavano con un inchino, mentre il maestro Roberto De Simone, che dà luce e stile al gruppo con la sua perizia di ricercatore etnofonico e la sua bravura di Direttore, indicava la finalità della loro arte, tesa alla riscoperta dei valori che ci vengono offerti dalla tradizione popolare attraverso i canti della gente del nostro Sud.

Roberto De Simone

Quello che più ci aveva sorpresi era la loro semplicità, che avevamo potuto riconoscere nei primi incontri con questi ragazzi, e provammo un’intensa commozione nel dover ammettere che essi, proprio per quella virtù, meritavano ancor più il nostro plauso, allorché cominciarono a presentarci il loro valido, interessante repertorio.

“Madonna de la Grazia”, il primo brano di derivazione procidana, ancora in voga in quell’isola, vide il pubblico attento all’ascolto, mentre tutto il gruppo si presentava con le sue possibilità canore.

Poi, pian piano, si arrivò, tra un entusiasmo e un altro, a quel canto che gli organizzatori dello spettacolo attendevano, quel “Cicerenella”, che la Compagnia presenta nei suoi spettacoli, utilizzando il nostro dialetto in maniera del tutto perfetto, tanto da ingannare spesso i presenti, che si chiedono se questo o quell’altro dei membri o tutto il gruppo non sia di origine puteolana.

Cicerenella



Fausta Vetere, unica donna della “Compagnia” non ha niente, tuttavia, da invidiare nei confronti dei suoi amici per bravura musicale e canora e si fece applaudire nelle sue interpretazioni di “Nun me chiammate cchiù Donna Sabella” e nel “Ritornello delle lavandaie del Vomero”, nonché nel ruolo di solista e in quei pregevoli arpeggi che si sono rivelati la delizia degli esperti.

Bravo Patrizio Trampetti, la cui voce nell’interpretazione de “La morte de mariteto” e di “Vurria addeventare”, canto di cocente delusione, è stata in definitiva tra le più interessanti.

Un plauso davvero speciale per Eugenio Bennato, bravissimo “Pulcinella” nella “Zeza”, sorprendete artista strumentale, elemento sommamente indispensabile in un complesso di quella levatura.

Non va dimenticato Giovanni Mauriello, con la sua voce particolarmente affascinante, perché ai più anziani ricorda un po’ le canzoni di qualche anno fa, così come ha dimostrato in “Lacreme ‘e cundannate”, che ripropone, in tono certamente più vicino alla storia, il caso di Sacco e Vanzetti.

Di Peppino Barra non riesco a dire in breve, tanto le sue qualità di cantante e di attore hanno sorpreso il pubblico presente che lo ha ripetutamente richiesto dopo la sua esibizione nel “Ballo di Sfessania”

Nunzio Areni non canta, o almeno, se lo fa, si limita ad un sottofondo velato, ma col suo flauto è inimitabile e la sua fortuna, anche come solista, è sicura se continuerà di questo passo.

Un “Bravi!” dunque che va all’intera Compagnia ed un ringraziamento che è diretto al Comitato che ha permesso che un simile spettacolo potesse essere presentato al pubblico puteolano, che ha mostrato di voler, in seguito, avere altre occasioni di riascoltare questo gruppo, semmai con l’introduzione nel suo repertorio di altri canti di tradizione popolare puteolana.

Tra gli intervenuti, oltre al Sindaco, prof. Angelo Nino Gentile, Presidente del Comitato per i festeggiamenti, erano presenti il senatore Dott. Salvatore Sica, l’ Onorevole Antonio Palumbo, Assessore Regionale, il professor Armando Traetta De Bury e consorte, Monsignor don Ignazio Imbò, Monsignore Cascella, il professor Gennaro Saverio Gentile, il professor Sirago ed altri.

Pozzuoli 22 ottobre 1972

ESTATE 2020 – parte 5 Venturina (per la 4 vedi 28 settembre)

ESTATE 2020 – parte 5.

Ci fermiamo per osservarle. C’è Alda Merini, Margherita Hack, Fernanda Pivano, Frida Khalo, Malala, Maria Callas, Maria Montessori, Marie Curie, Monica Vitti, Bebe Vio, Madre Teresa di Calcutta, Tina Anselmi, Nilde Iotti, Samantha Cristoforetti, Mina, Rita Levi Montalcini, Rosa Ballistreri, Rosa Luxemburg, Rosa Parks e tante altre: in tutto 54 ritratti, che mi fermo a riprendere.

E’ una Mostra permanente realizzata nell’ambito della collaborazione tra il Comune di Campiglia e l’Accademia di Belle Arti di Firenze con il titolo “CampigliAccademia, giovani artisti e committenza pubblica”. Il titolo è “Fiera!” e con esso si sottolinea la straordinarietà delle figure femminili di cui l’umanità deve essere orgogliosa.

La Fiera è ancora chiusa, deserta: la pandemìa ha fermato tutte le operazioni di conoscenze e di scambio  intorno ai prodotti, locali e non solo, di artigianato, industria, commercio e agricoltura. L’ingresso principale è spalancato ed il piazzale è vuoto.

Subito dopo c’è la sede del Comune davanti alla quale fa bella mostra una installazione complessa in bronzo che ricorda proprio il mondo del lavoro. Abbiamo già un appuntamento fissato: il desiderio è di fermarsi per osservare ma proseguiamo affidandoci alle mappe elettroniche, che in modo straordinario stanno funzionando. Passiamo anche accanto alla deviazione per Campiglia, la superiamo e superiamo anche quella per il Calidario. Imbocchiamo una stradina collinare che ci conduce ad un fronte chiuso, oltre il quale ci sono uliveti. La voce del dispositivo ci dice che “siamo arrivati a destinazione”. Ed in realtà, usciti dall’auto, vediamo una giovane donna in un giardinetto che, avendo intuito (come peraltro noi) il motivo del nostro arrivo (d’altra parte in quella strada non c’è molto movimento umano), ci sorride e ci saluta, da noi pienamente ricambiata. Un’appassionata di giardinaggio non può non palesarsi che in tuta da lavoro e con un rastrello, con il quale sta raschiando il terreno, un po’ disordinato, e capiremo subito il perché. E’ una villetta un po’ trascurata, forse per qualche tempo (uno o due anni) abbandonata, composta da un seminterrato, che non vedremo, perchè non disponibile per l’uso da noi richiesto, da un piano rialzato che è suddiviso in due porzioni abitative ed un primo piano. A noi interessa una delle porzioni del piano rialzato, quella che contiene due camere da letto o comunque la possibilità di almeno quattro posti letto. La padrona di casa è molto cortese e ci spiega perchè mai nella proposta di affitto si parla di “Villetta con giardino “LE TARTARUGHE””, facendocene incontrare alcune lungo il cammino che porta all’ingresso riservato all’appartamento: sono lì tranquille a consumare foglie di insalata. Ci accompagna precedendoci verso l’ingresso che è posto sul retro del fronte strada dove c’è anche uno spazio semicoperto dove poter organizzare, all’occorrenza, pranzi e cene, colazioni e merende con barbecue e forno. Il resede è dotato anche di tavoli e sedie sotto un piccolo pergolato. All’appartamento si accede attraverso pochi scalini. Dalla porta si accede subito allo spazio cucina, collocato in un vano corridoio, piccolo sì ma adatto di certo ad una sosta breve pur di un mese intero. Di sicuro, ben inserito per poter servire chi volesse utilizzare gli spazi esterni per i momenti conviviali.

2 OTTOBRE – IL FUTURO DELLA “SINISTRA” (unita) ed il possibile accordo (non solo di Programma) tra PD e M5S

IL FUTURO DELLA “SINISTRA” (unita) ed il possibile accordo (non solo di Programma)  tra PD e M5S

Se davvero….bisogna fronteggiare le Destre, “le più pericolose e aggressive”, allora occorre che vi sia una Sinistra, “unita”, che non abbia tuttavia alcun elemento in comune di contenuti e di forme, di mezzi e di risorse umane e che abbia davvero in mente di declinare in senso democratico l’arcobaleno valoriale che si incentra sulla libertà e l’uguaglianza di donne ed uomini, lavoratrici e lavoratori, e che riesca a contemperare le ipotesi programmatiche con la volontà del popolo chiamato ad esprimersi in modo partecipativo attraverso una miriade di organismi territoriali diffusi. Se invece chi si dice di Sinistra anche facendo precedere a quella distinzione politica il termine Centro, allo scopo di aggregare forme variegate e spurie sempre più lontane dagli obiettivi ideali fondamentali dell’essere “di Sinistra”, dell’essere “Sinistra”, rischia di produrre divisioni in una parte considerevole dell’elettorato che o si rassegna o si ribella o si estranea. Nondimeno alcuni “matrimoni” forzosi non possono produrre effetti benefici d’emblée, con un semplice schiocco di dita.

Si è insistito molto sulla necessità di piegare la leadership – e l’elettorato – del Movimento 5 Stelle a garantire nelle elezioni regionali un sostegno ai candidati del Centro Sinistra. Ovviamente non è andata bene in quella direzione; il Centro Sinistra ha vinto malgrado il non avvenuto accordo là dove poteva vincere, aggregando anche voti proveniente da elettori del Centrodestra; ha perso dove non poteva vincere e dove invece un accordo si è verificato. Sento che qui in Toscana in questo fine settimana, quando si svolgeranno i ballottaggi, in uno dei Comuni dove questi sono previsti, c’è stato l’apparentamento tra PD-altre liste civiche e il Movimento 5 Stelle. Il Comune in oggetto è Càscina, in provincia di Pisa, roccaforte della Lega e della ex Sindaca Susanna Ceccardi (anche se in questo primo turno sia per le Regionali che per il Comune le cose non sono andate bene per Salvini e per la sua “pupilla”) ma l’apparentamento è una forma di disperato tentativo, soprattutto laddove o ci sono molte differenze tra le forze politiche che si accordano o ci sono troppi punti in comune. A ben vedere le due ipotesi così d’acchitto non si tengono in piedi. Pur tuttavia quello che può sembrare un inizio fulgido in previsione di un futuro più solido accordo anche a livello nazionale è sempicemente un riconoscere la profonda debolezza della parte a Sinistra in questo paese. Sarebbe invece ottima cosa procedere in un clima di reciproco rispetto, conoscersi meglio, comprendere le differenze e valorizzarle pienamente, senza soffermarsi sui distinguo ideologici da una parte e postideologici dall’altra, abbattendo il muro dei sospetti. E’ un lavoro molto difficile, pieno di incognite ma anche ricco di possibili soddisfazioni. Sarà probabilmente più semplice riuscire ad operare in questa direzione nelle sedi territoriali periferiche, laddove è la concretezza del “fare” a prevalere; ai livelli centrali bisogna richiedere prudenza ed equilibrio, che possano essere di buon esempio anche in tutto il resto del Paese. Ci saranno temi che possono appassionare al di là delle tifoserie partigiane consuete, come – solo per fare un esempio la revisione e la messa a punto dei meccanismi del “reddito di cittadinanza”. Chi lo ha sostenuto in modo fideistico e chi lo ha denigrato dovrebbero ricercare punti di accordo per non deprivare di quel contributo chi ha davvero “onestamente” usufruito di quel contributo (e sono moltissimi) e per mettere a punto un percorso virtuoso che metta in condizione le strutture che si occupano del “mercato del lavoro” di poter funzionare e consentire a coloro che devono controllare nel merito la giustezza del RdC concesso di poterlo fare nel migliore modo possibile.E poi ci sono altri temi che dovrebbero appassionare in modo concorde a dimostrazione di possedere la stessa identica anima “di Sinistra”. Su questo avremo da discutere: non c’è un gran “tempo” di fronte a tutti noi e dobbiamo mettere alla prova la tenuta democratica di questo Paese. Ne riparleremo.

Joshua Madalon

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO – una serie di documenti del Comitato di Prato per il Partito Democratico 9. (per la parte 8 vedi 16 settembre)

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO – una serie di documenti del Comitato di Prato per il Partito Democratico


9.

In quello stesso incontro il Comitato di Prato per il Partito Democratico presentò una Bozza di Regolamento, così come già previsto”sintetico e leggero” che fu approvata all’unanimità. Qui di seguito i 10 articoli

Art.1 E’ costituito a Prato il Comitato per il Partito Democratico, di seguito detto semplicemente “Comitato”.
Art.2 Il Comitato è un luogo aperto di dibattito e di impegno civile e politico che ha come unico scopo quello di contribuire e facilitare a livello locale il percorso politico per la formazione del Partito Democratico nel quadro di un più generale rinnovamento democratico del sistema politico.
Art.3 Il Comitato è costituito da cittadini e cittadine che, iscritti o non iscritti ai partiti politici, si riconoscano nell’area del centrosinistra e siano interessati alla costituzione del Partito Democratico ed al rinnovamento democratico del sistema politico.
Art.4 Il Comitato promuove il dibattito, la riflessione e la partecipazione civile e politica dei cittadini e delle cittadine. Promuove occasioni di incontro e di confronto finalizzati a favorire la costituzione di una forza unitaria, aperta e plurale, democratica e riformista. Organizza assemblee e dibattiti pubblici, specifici forum tematici e ogni altra iniziativa utile al raggiungimento del proprio obiettivo. Partecipa con propri rappresentanti, scelti in sedute aperte, pubblicizzate con largo anticipo, preferibilmente tra coloro che non hanno già appartenenza politica, ad iniziative pubbliche e ad incontri o tavoli di lavoro nei quali sia invitato. Assume tra le regole politiche prioritarie per la selezione della futura classe dirigente quella delle “Primarie”.
Art.5 Il Comitato è un organismo a termine che si scioglierà una volta costituito il Partito Democratico.
Art.6 Il Comitato dichiara incompatibile con la sua natura di servizio alle forze de L’Ulivo e all’intera coalizione di centrosinistra la presentazione di proprie liste in qualsivoglia competizione elettorale.
Art.7 Organi del Comitato sono: – l’Assemblea degli aderenti, convocata periodicamente in tempo utile e in modo plenario a mezzo mail, telefono o sms; – il Coordinamento, composto da un numero variabile di persone indicate dall’Assemblea degli aderenti mediante lo strumento delle votazioni. Il Comitato si avvale altresì di un Tesoriere e di un vice-tesoriere con il compito di raccogliere e tenere i fondi per le attività che di volta in volta il Comitato andrà a sostenere
Art.8 Al Comitato si aderisce tramite il sito web che verrà approntato o compilando l’apposita scheda di adesione cartacea. Non è previsto tesseramento e non è richiesta alcuna quota di iscrizione. Tuttavia, ciascuno degli aderenti potrà sostenere l’attività del Comitato con contributi liberi in ogni caso sempre certificati e contabilizzati. A ciascun aderente è garantita in ogni momento la facoltà di ritirare la propria adesione previa idonea comunicazione. Gli aderenti al Comitato possono liberamente aderire in modo personale a partiti politici e a qualsiasi altro comitato o associazione, purchè nell’ambito del Centrosinistra e nel rispetto dei valori democratici costituzionali.
Art.9 Il Comitato non possiede beni, non ha una sede, se non di volta in volta provvisoria laddove si riunisce, e non si strutturerà in sezioni. Si è dotato di un proprio sito web e di un proprio indirizzo di posta elettronica.
Art.10 L’Assemblea degli aderenti può modificare il presente Regolamento a maggioranza qualificata ma non lo scopo del Comitato.

Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 9 (per la parte 8 vedi 4 settembre)

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Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 9

….Ci si può anche candidare ad essere punto centrale e terminale di tutte queste esigenze che, purificate dall’avventurismo, dal provincialismo e dal volontarismo esasperato, potrebbero essere ricondotte ad unità sotto la nostra sigla. Ma, compagni, ora come ora, occorre o uno sforzo di fantasia o un pizzico di intelligenza e di spregiudicatezza mista a conoscenza e professionalità oppure, ma senza escludere niente di quanto prima ho detto, qualche giovane in più che “lavori” concretamente su questo progetto e vi assicuro che scrivere e parlare è molto facile, il difficile è “fare”.
Queste le “assenze”, i vuoti che vanno colmati. Se si pensa di farlo, non basta l’impegno fin qui profuso; se si pensa di non farlo, ci siamo dette tante bugie, abbiamo parlato, e sognato, a lungo invano.

Le “presenze”

Poichè, nell’elaborare questa traccia, ho messo in evidenza la mia preferenza per un intervento di “massima, ritengo di dover aggiungere a queste considerazioni una parte più propriamente pratica con un elenco di “necessità funzionali”, di “operatori necessari” e di “presenze” che in parte già sono state poste in evidenza. Accanto alle “assenze” pongo, quindi, delle “presenze”; esse sono, a parer mio, almeno tre e le elenco velocemente: 1) Il Circolo “MOVIES” ed il suo nucleo dirigente fondatore con il suo progetto, peraltro in via di formazione; 2) Una esigenza fondamentalmente attiva e stimolante da parte del pubblico; 3) Una pressante richiesta, pur se molto spesso non formalizzata concretamente, ed un interesse sempre più ampio della scuola nei confronti delle nuove tecnologie e del Cinema, in generale.

Il gruppo dirigente: quello che c’è
Il grupo dirigente del Circolo, quello funzionale, secondo me, non esiste ancora (o, se esiste, è insufficiente a reggere il progetto di “massima”), in quanto su circa nove elementi che lo compongono sulla carta, solo due potrebbero garantire di impegnarsi sul progetto e non sono sufficienti; tre altri compagni potrebbero, comunque, garantire un impegno, ma sono già oberati di lavoro nell’organizzazione del complesso; sui rimanenti quattro non me la sento di pronunciarmi a pieno, in quanto, secondo alcuni, non offrirebbero – essendone consapevoli – sufficienti garanzie di un impegno continuativo, ed io d’altra parte, anche nel rispetto delle loro consapevolezze, conoscendoli molto poco non azzardo giudizi negativi: anzi!

Professionalità e volontariato
E’ proprio partendo da questo dato “oggettivo” che io ho iniziato a porre delle serie difficoltà ed ho avanzato continue perplessità sulla possibilità di realizzare, in queste condizioni, il progetto in cui intendiamo imbarcarci. Devo dire purtroppo che non ho ricevuto ancora risposte convincenti e che il mio atteggiamento naturalmente è sul guardingo e di riflesso non è incondizionato. Tra l’altro, poco si addicono i discorsi di alcuni compagni che parlano di “professionalità” e di “imprenditorialità” con altri discorsi che non prevedono neanche il recupero delle spese vive da parte dei collaboratori. Devo qui confermare il mio netto dissenso con quanti parlano appunto di “professionalità” e poi vorrebbero affidare la gestione del progetto in gran parte al “volontariato”: questi due termini non possono facilmente coincidere nella realtà (anche se molto spesso il volontariato si basa, soprattutto in questi territori, su criteri di sufficiente professionalità), perchè il volontariato può venir meno quando vuole dai suoi compiti e creare dei vuoti pericolosi e difficoltà letali per l’attività del Circolo….

Fine parte 9