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da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale….quella politica e cinematografica – ottava parte – 5

 

Feltre-Tomatico

da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale….quella politica e cinematografica – ottava parte – 5

Gli inverni, con la complicità del Monte Tomatico, erano fin troppo lunghi lassù ed alla prima occasione che avemmo di poterci trasferire ne approfittammo.

Ci avevamo pensato in quei cinque anni, forse più intensi per me con tutti quegli impegni pubblici, professionali, politici, culturali. Marietta aveva ripreso a frequentare l’Università per una nuova laurea legata alle sue predilezioni storiche e filosofiche; andava a Padova, con un viaggio di andata e ritorno, che era una vera e propria impresa, nei giorni liberi dall’insegnamento; coltivava alcune amicizie che sono poi rimaste solide nel tempo; sospinta dalle mie sollecitazioni frequentava mugugnando per il poco entusiasmo le riunioni dell’UDI, che per la caratteristica delle partecipanti, potevano apparire abbastanza simili a quelle delle nobili dame di carità, anche se si occupavano principalmente di diritti (erano gli anni subito successivi al referendum relativo alla legislazione sull’aborto).

In verità si stava bene, al di là del gelo. Ciononostante pensando al nostro futuro attraverso le nostre frequentazioni turistiche e culturali verso Sud avevamo inquadrato alcuni territori, scartando ipotesi di ritornare a Napoli.

D’altronde non avevamo ancora, per scelta, una nostra casa. Chi si sposta per stabilirsi lo avrebbe dovuto già fare. Noi no. Noi non pensavamo di stabilirci.  Eravamo naturalmente nomadi, diversamente da altri che, pur lamentandosi costantemente per la nostalgia “d’’o paisiello suio” e frequentando il “muro del pianto”, si stabilivano là preferendo far da “pendolari occasionali” tutte le volte che potevano. E così approfittando di vacanze o di occasioni festivaliere, visitavamo il Centro Italia, da Pesaro a Volterra. Da giovani avevamo pochi soldi e dunque si era pensato di risparmiare nei viaggi di piacere, acquistando una tenda “confortevole” con atrio e catino molto ampi. Così ampi che per provare a montarla ci dovemmo recare in una radura riservata dove le nostre evoluzioni avrebbero prodotto risate miste a commiserazione in chi ci avesse potuto vedere. Facemmo bene a far le prove perché in un campeggio, passate le risate ci avrebbero espulso per incapacità palese a usufruire di tali servizi. Ed infatti poco mancò che ciò non avvenisse, perchè non si era certamente prodotta in noi, con una sola prima prova, l’abilità necessaria.

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Mystfest

Per fortuna, a Pesaro (Mostra Internazionale  del Nuovo Cinema allora diretto da Lino Miccichè) e a Cattolica ( MystFest – Festival internazionale del giallo e del mistero ) ero accreditato come giovane critico cinematografico e venni ospitato; ci toccava dunque pagare solo la “pensione” di Marietta. Ma ci eravamo sentiti coccolati dall’ospitalità romagnola e marchigiana sia quella marina (Rimini, sopra tutte) che quella dell’entroterra (San Leo e Gradara)

Il varo della tenda fu tra Marina di Bibbona e Marina di Castagneto; e fu da lì che ci innamorammo delle colline toscane e della città di Volterra, imponente ed austera.

Era il 1982.  A maggio prima di chiudere l’anno scolastico inoltrammo la nostra domanda di trasferimento: scegliemmo la Toscana, Firenze e provincia. Ci piaceva immergerci nella Cultura, e Firenze per tanti di noi ne era Capitale.

…fine ottava parte – 6….continua

Joshua Madalon

PATETICO TRAMONTO: è inevitabile?

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PATETICO TRAMONTO: è inevitabile?

Mentre scrivo, il Partito Democratico nella sua stragrande maggioranza (la maggioranza più parte della minoranza) è a discutere del “sesso degli angeli” all’Hotel “Ergife” di Roma, senza mostrare di aver compreso il vero senso della sconfitta. Bisognerebbe saper entrare nell’intimo precordio di quanti nel corso degli anni ha abbandonato quel Partito: invece si dice qualcosa ma in definitiva non si sa di chi sia la responsabilità. Si dice che quella parte di popolo che ha deciso di votare Lega o M5S dopo aver sostenuto il PD sia in preda ad una depressione di sconforto, abbia subìto una percezione fallace relativamente agli “ottimi” interventi messi in atto dall’esecutivo Renzi-Gentiloni, aiutata dai morsi della prolungata crisi. Un peana comune a sostegno delle scelte politiche, peccato che gli elettori non le abbiano capite: a sostegno di questo ci prova il “lungagnone” Piero Fassino che, riportando i dati disastrosi, non se ne fa una ragione dato che – parlando della sua Torino – dice che in quella città la disoccupazione è al 4%. Probabilmente non si è ancora reso conto, o come tanti altri fa il finto tonto, che non si tratta di occupazione stabile e troppo spesso è anche mal retribuita. Quali speranze possono essere attivate nelle famiglie trepidanti per il futuro dei loro figli e nei giovani che sono costretti in assenza di regole vantaggiose “anche” per loro ad accettare elemosine da tre/quattro euro l’ora (proposte che si possono anche rifiutare per sussulto di dignità, ma che poco contribuiscono a cambiare il metodo, visto che un codazzo di altri questuanti disperati è già alle porte per accettarle)? Bisogna riconoscere che quegli interventi sul mondo del Lavoro sono stati disastrosi e lontanissimi dalle esigenze del popolo.
In Politica il voto ha un senso profondo. Ai seggi abbiamo visto gente che voleva partecipare, non gente assetata di vendette politiche irrazionali. Se il PD non è in grado di rappresentare quella parte di popolo, saranno altri a prendere il “testimone”. E’ quel che è già accaduto e l’unico modo per risollevarsi sarebbe in assoluto riconoscere gli errori e non affidare alcuna responsabilità alle percezioni.
Il Partito Democratico anche per questa incapacità è destinato al tramonto: che non sia “patetico”! al futuro diamo un indirizzo, ricostruendo la Sinistra, partendo dalla Sinistra e confluendo in un unico soggetto unitario.
Non ci si può innamorare dell’idea che in Politica “tutto può succedere” e che le contraddizioni sono pane quotidiano; non si può giustificare una scelta, ancorchè solo annunciata ma purtroppo prevedibile, di riconversione ad “U” di una parte dei fuoriusciti dal PD, folgorati dalla paura dell’avanzata delle Destre.
Le Destre nel nostro Paese avanzano certamente in modo vertiginoso; ma la responsabilità sta in chi non ha perseguito una corretta Politica di Sinistra. Sia coloro che hanno voluto abbracciare il neoliberismo pur con il presupposto di poterne ammorbidire i tratti aggressivi nei confronti delle classi lavoratrici e salariate; sia coloro che hanno proseguito a rincorrere le vestuste utopie ideologiche indirizzando il loro agire a ruoli di testimonianza, con l’esclusione assoluta di forme di compromissione “illuminate”.
Le Destre e i movimenti populisti non connotati ideologicamente potrebbero assumere ruoli capaci di dare risposte pragmatiche ai bisogni più importanti ed urgenti, cogliendo del tutto impreparata la Sinistra.
Anche per questo bisogna essere capaci di sorprendere!

Joshua Madalon

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 5

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 5

E’ sorprendente aver vissuto per circa cinque lustri nell’area partenopea, esservi nato e poi scoprire che a proteggere la città c’è una pletora infinita di santi. Mi verrebbe da ripetere che “non c’è più religione”, cioè che non servono tanti santi a far vincere lo scudetto al Napoli, visto che Torino, patria della Juventus tanto titolata, di protettori ne ha solo uno, anche se è molto forte San Giovanni Battista; ma San Gennaro non bastava e non bastava la Madonna Assunta! No, ce ne volevano altri cinquanta; ma tutti iniseme neanche riescono a far uscire dalle crisi, troppo frequenti da non essere nemmeno riconoscibili, che colpiscono questa città. E così, quella mattina, insieme a Marietta e a Lavinia siamo partiti con la Metropolitana verso Piazza Cavour.
Come sempre, anche in quel caso, la mia mania per la puntualità mi ha spinto ad anticipare la partenza. “Mania” sì, ma con l’esperienza dei ritardi frequenti e delle difficoltà del traffico, ci portano ad arrivare con largo anticipo. Niente di male, però. Il tempo è bello, il clima è caldo e la pasticceria che ci ospita ci invita a consumare pasticcini freschi, sfogliatelle ricce e frolle a volontà e caffè nero bollente.
La pasticceria fu scelta a ragion veduta per la offerta di prodotti freschi gluten free, anche se – meno male che c’era un po’ di tempo – dovemmo attendere qualche decina di minuti – era davvero un po’ presto e di Domenica anche a Napoli, forse più che altrove, si sonnecchia più a lungo.
Alla Porta San Gennaro c’era l’appuntamento con l’Associazione “Insolitaguida”. La fila per l’iscrizione era già lunga e c’erano due banchini per effettuarla. D’altronde noi avevamo già prenotato e si trattava semplicemente di definirne il pagamento e sapere come si sarebbe evoluta la visita al quartiere Sanità, che si trova proprio di fronte alla Porta. “Maddaluno” diedi il mio nome alla signora che scorrendo l’elenco spuntò con un segno il mio nome: “Siete in tre: sono 21 euro”. In cambio mi diede tre adesivi con la “I” da apporre sulla giacca, e tre bigliettini “Gradite tre caffè? Questi sono per voi” indicando l’ingresso di un barrettino lì accanto. Li intascai e rimasero lì: dopo i circa tre caffè presi a casa e i due del bar pasticceria di poco prima, non potevamo esagerare!
La visita ebbe inizio con l’aggregazione di un paio di “portoghesi” che avevano fatto il doppio gioco: ma lasciamo stare, tutto il mondo è paese e se non erano portoghesi quelli là però non erano neanche napoletani! E tutti i Santi che la guida (una signora di circa quaranta anni, che tuttavia senza sfigurare ne dimostrava qualcuno di più) ci snocciolò non servirono a lanciare strali contro gli imbroglioni. San Tommaso d’Aquino, Sant’Andrea Avellino, Santa Patrizia Vergine, San Francesco di Paola, San Domenico Guzman e via dicendo altri quarantacinque nomi alcuni molto noti altri un po’ meno famosi si accodarono al punto che mi chiesi quando i napoletani trovassero il tempo per festeggiarli, supponendo che la classica indolenza “attiva”, un classico “ossimoro”, li porti a festeggiare ben 52 giorni all’anno il proprio Santo patrono.

Joshua Madalon

….fine parte 5….continua….

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IERI e oggi – parte prima – IERI

Zero-de21

IERI e oggi – parte prima
IERI
I ragazzi del Collegio avevano segnalato già più volte il cattivo funzionamento del riscaldamento – uno degli operai addetto al mestiere del “tuttofare” diceva che era per colpa della caldaia che “ha più anni di me che sono quasi alla pensione”. il clima in quella zona predolomitica da ottobre a maggio era di quelli orrendi da sopportare. In più occasioni, a loro volta, gli istitutori, cui in primo luogo i ragazzi si erano riferiti (la “gerarchia” doveva in assoluto essere rispettata) con la loro riconosciuta “cortesia” avevano alzato le spalle per evidenziare anche ai meno accorti il livello di cura che avrebbero riservato ai rilievi dei giovani. Le stanze riservate agli istitutori non erano così alte ed ampie con grandi finestroni come quelle, le camerate, dove in comune gli studenti sostavano durante le fredde notti autunnali ed invernali – con frequenti sforamenti dentro la primavera.
“Bisogna essere forti e temprati, un po’ di freddo vi sarà utile anche per forgiare i vostri caratteri” fu la risposta ufficiale che il Direttore del Collegio formulò, quando uno degli studenti riuscì a colloquiare con lui, approfittando della presenza della madre che era arrivata dalle montagne circostanti a portargli un cambio di biancheria e dei biscotti che aveva amorevolmente preparato.
Il Direttore era un frate domenicano di origini altoatesine che aveva fatto carriera nella Curia, noto e apprezzato nel suo ambiente per la rigidità e l’intransigenza tipicamente teutonica verso tutti coloro che considerava inferiori, in particolare chi metteva in evidenza qualsiasi possibile debolezza. Lui, però, meglio ancora rispetto agli istitutori, se ne stava al caldo, nella sua comoda ed ampia dependance con riscaldamento autonomo ed indipendente e un caminetto sempre attivo cui provvedeva un solerte accudiente. “Bisogna avere pazienza” disse anche il Segretario particolare del Vescovo al quale si erano rivolti gli studenti “esterni” – i semiconvittori – solidali con i loro amici collegiali “e affidarsi nelle mani della Santa Provvidenza”.
E fu così che per la prima volta nella storia di quel Collegio poco prima di Natale gli studenti si ammutinarono e, approfittando di una manifestazione studentesca già indetta su una piattaforma nazionale, subito dopo la consueta colazione collettiva nella sala Mensa, invece di dirigersi verso le aule di studio, superarono il portone di ingresso e scesero in piazza insieme alle altre scuole, chiedendo rispetto. Eravamo nel 1977; così andava il mondo, anche in quelle terre.
Ma perché mai sto parlando di questo?
Quell’energia è andata perduta. Oggi sembra improponibile soltanto immaginarla. E storie come queste sono state raccontate nella letteratura, nel cinema, nel teatro.

….continua….

Joshua Madalon

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reloaded Tessere Cultura 6 dicembre 2002 – come eravamo – prima parte

Tessere Cultura 6 dicembre 2002 – come eravamo –
prima parte

In quel periodo curavo un lavoro di équipe all’interno del territorio pratese – Questo documento è pubblicato in un libro che raccoglie tutti gli interventi, gli Atti di quel Convegno. E’ soprattutto un testo molto importante per comprendere le “difficoltà del Decentramento” che poi è stato smantellato (in un intervento successivo al mio il prof. Giampiero Nigro mi onora di una menzione (“Ho sentito dire da Maddaluno cose molto intelligenti, ma ho letto nelle sue riflessioni un problema di rapporti istituzionali più che di politiche culturali.”). Il prof. Nigro aveva ben compreso quali fossero gli elementi della contesa; ed infatti con il 2014 il Decentramento a Prato ha smesso di esistere con grande sospiro di sollievo da parte dell’Amministrazione.

Data la lunghezza ve lo propongo in tre parti:

Sono il Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Est e coordino i Presidenti delle Commissioni Cultura di tutte le altre Circoscrizioni; queste due cose sono due purissimi “accidenti” solo contingenti, cioè di passaggio. Non così è il mio ruolo di insegnante.
Quando, insieme ai miei studenti, rifletto sulla contemporaneità, di tanto in tanto parlo loro del ruolo della letteratura “profetica” e rammento, ad esempio, “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury. La nostra società contemporanea non è di certo ancora quella di quel libro né quella del tanto altrettanto profetico “1984” di George Orwell.
Ma il ruolo della letteratura “profetica” è quello di indicare la “non strada” da percorrere, è quella di dare luce agli obbrobri possibili futuri, dove sarebbe l’incultura o la “NON CULTURA” a farla da padrone.
Molti sono stati i segnali già pervenuti. Si guardi, per esempio, all’abbassamento qualitativo dello spettacolo televisivo, non solo quello della tv pubblica di cui tanto si chiacchiera negli ultimi tempi, ma quello complessivo della tv. Prima gli spettatori sono stati assuefatti un poco alla volta con spettacoli dignitosi ma poi questi ultimi sono diventati progressivamente sempre più imbecilli e gli spettatori “assuefatti” sono stati man mano incapsulati, un po’ come quell’altro capolavoro della cinematografia simbolico-fantascientifica, “La cosa dall’altro mondo”. Ora, questo che stiamo vivendo appare sempre più un momento di presa di coscienza, in cui per fortuna tanti spettatori sono sempre meno attratti dal consueto mezzo televisivo.
E’ inutile dire che, appartenendo alla generazione della radio e della prima fase televisiva sono stato un tantino più protetto,, lo sono ancora di più perché con quello che ho da fare ho davvero poco tempo per stare davanti alla tv.
E questo è dunque anche il momento di riappropriarsi dei vecchi mezzi di comunicazione, più riservati, meno invasivi: la radio, il giornale, il libro, gli spettacoli dal vivo, le conferenze, la formazione diretta. E così si allontana il pericolo di un “Fahrenheit 451”. E allora?

…fine prima parte…continua…

In quel periodo curavo un lavoro di équipe all’interno del territorio pratese – Questo documento è pubblicato in un libro che raccoglie tutti gli interventi, gli Atti di quel Convegno. E’ soprattutto un testo molto importante per comprendere le “difficoltà del Decentramento” che poi è stato smantellato (in un intervento successivo al mio il prof. Giampiero Nigro mi onora di una menzione “Ho sentito dire da Maddaluno cose molto intelligenti, ma ho letto nelle sue riflessioni un problema di rapporti istituzionali più che di politiche culturali.”). Il prof. Nigro aveva ben compreso quali fossero gli elementi della contesa; ed infatti con il 2014 il Decentramento a Prato ha smesso di esistere con grande sospiro di sollievo da parte dell’Amministrazione.

– seconda parte –

Devo dire che questa premessa ci consente di collegarci all’intervento fatto dall’Assessore Giorgi, che non ho ascoltato ma che ho letto con molta attenzione, in una direzione tutta particolare: è possibile, oggi, per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini, ricercare obiettivi e percorsi comuni o dobbiamo, ciascuno nel suo territorio, intervenire in maniera separata, per salvaguardare eventualmente ciascuno la nostra identità e la nostra personale visibilità?
Io penso che, se noi agiamo, pur in maniera diversa ed articolata, ma con obiettivi comuni con un Progetto generale comune, questo potrà essere nel nostro piccolo cosmo, un elemento di forte positività.
Infatti se si pensa davvero, ma proprio davvero (il dubbio a volte è forte) che cooperando tutti, come peraltro in alcune occasioni ci è riuscito di fare, si riesca dunque a fare meglio e di più con costi anche inferiori (che di questi tempi è davvero importante), non dobbiamo avere paura di ricevere critiche e di suscitare polemiche. Sfido chiunque infatti a porre sui piatti di una bilancia da una parte le polemiche e dall’altra i risultati e tutti si accorgerebbero che i risultati ottenuti, pur fra le tante difficoltà, sono più consistenti e pesanti delle critiche e delle polemiche. D’altra parte voglio aggiungere che temere le critiche e le polemiche (anche per me lo dico nei confronti di chi me le rivolge) mi sembra davvero ben poca cosa in un mondo, quello nostro, questo nostro, che ci permette poi comunque di lavorare, di ottenere risultati positivi, di avere le soddisfazioni di costruire tanti piccoli progetti utili.
Nelle realtà periferiche che noi rappresentiamo si costruiscono, spesso con le nostre mani e la nostra intelligenza, progetti culturali validi per tutte le fasce d’età; sono progetti utili perché producono, perché creano nuove occasioni, fermenti nuovi, idee nuove, che per qualcuno possono anche sembrare “vecchie” ma che sono nuove per chi ne usufruisce.
Gli esempi possono essere tanti, ma io ne farò uno solo. Ed è quello legato al progetto di Educazione degli Adulti, “Gestire il cambiamento” che ha coinvolto, grazie alle Circoscrizioni, tante diverse realtà grandi e piccole della nostra rete culturale.
Quel Progetto, inoltre, almeno per la mia esperienza, sta creando nuovi percorsi, nuove domande e saranno perciò costruite nuove occasioni per i cittadini del mio territorio.
Dopo di che voglio dire che parlare di “mio territorio” è completamente fuori luogo perché le iniziative che noi facciamo sono aperte a tutti i cittadini.
E’ utile progettare? Serve? Può sembrare di no (perché ci vuole un’idea e ci vuole del tempo). Può sembrare di sì.
Comunque se vi è un Progetto, questo, se funzionasse male, potrebbe essere modificato. Viceversa sarebbe tutto più difficile. Certo, anche la verifica risulta difficile perché i veri risultati, positivi o negativi, si coglierebbero solo dopo qualche tempo. E mi viene così da ricordare che solo da poco stiamo lentamente superando quel periodo di crisi innescato dal “riflusso” (ve lo ricordate?) degli anni Settanta. Andate a riguardarvi tutti i dati: dopo l’impegno il disimpegno la casa la famiglia la televisione il gatto le pantofole, dopo il pubblico il privato e poi uno dopo l’altro calci nel sedere e pugni sui denti e non è finita ancora ma da poco come è bello manifestare eravamo in tanti quanta gente che bella gioventù.

– fine seconda parte….continua –

In quel periodo curavo un lavoro di équipe all’interno del territorio pratese – Questo documento è pubblicato in un libro che raccoglie tutti gli interventi, gli Atti di quel Convegno. E’ soprattutto un testo molto importante per comprendere le “difficoltà del Decentramento” che poi è stato smantellato (in un intervento successivo al mio il prof. Giampiero Nigro mi onora di una menzione “Ho sentito dire da Maddaluno cose molto intelligenti, ma ho letto nelle sue riflessioni un problema di rapporti istituzionali più che di politiche culturali.”). Il prof. Nigro aveva ben compreso quali fossero gli elementi della contesa; ed infatti con il 2014 il Decentramento a Prato ha smesso di esistere con grande sospiro di sollievo da parte dell’Amministrazione.

– terza ed ultima parte –

Abbiamo davanti a noi “tempi lunghi” ma dobbiamo avere occhi e cervelli per guardarli; non si può governare l’emergenza e il contingente: dobbiamo perciò progettare, essere in grado di farlo per bene sapendo dove si va, come si va e con chi si va.
Ho letto con attenzione l’intervento introduttivo dell’Assessore e lo condivido così totalmente che mi vergogno di aver preparato come Coordinatore un intervento, che non posso rinnegare nella sostanza ma che è di livello molto più basso dello standard normale di questo Convegno. Esso, vi prego, non deve essere letto soltanto come “polemica” (peraltro, anche se fosse – lo dicevo prima – sarebbe giusto considerare quel documento come “propositivo”). Sfido chiunque, sotto questo aspetto, a voler strumentalmente rilevare che ci sia acrimonia o astio nei confronti di chicchessia: c’è in quelle pagine molta preoccupazione verso il futuro, non solo quello nazionale, ma soprattutto quello locale, quello per il quale noi siamo qui. Quello che lì si chiede alla fin fine è di lavorare insieme di più e meglio: lo potremmo fare dividendoci sulle polemiche? No che non lo potremmo fare: sfasceremmo tutto. Ma c’è di più: nel complesso delle cose, aborro soprattutto, non la polemica costruttiva, ma l’indifferenza, la scarsa chiarezza, i tatticismi, il dire e il non dire, la scarsa fiducia, ed il procrastinare. In poche parole, aborro questo modo di fare politica, che va molto di moda. Odio quelli che professano che i tempi devono maturarsi e quelli che si schierano per convenienza.
Per fortuna che c’è l’intelligenza e la Cultura, e di questo davvero ringrazio l’Assessore. Le cose che Ambra ha detto sono tutte estremamente importanti ed interessanti. Lo è anche il titolo del Convegno che richiama in modo intenso da una parte la caratteristica peculiare di Prato dall’altra quello che è il nostro obiettivo. Obiettivo, peraltro, cui noi quotidianamente miriamo e per il quale già scontiamo positivi risultati.
L’Associazionismo, ad esempio, ha un ottimo rapporto con le Circoscrizioni, così come lo hanno gruppi di artisti, anche singoli; così come le Circoscrizioni hanno attivato da qualche anno rapporti con le grandi Istituzioni Culturali della città, costruendo una rete che ha fornito la possibilità di costruire bei progetti, fra i quali ricordavo quello dell’EDA.
Fra i tanti punti toccati dall’Assessore, per il tempo ristretto che ho a disposizione ne vorrei sottolineare molto brevemente due:
1) il tema della sicurezza (o dell’insicurezza);
2) il tema dell’utilità dell’inutile.
Quanto al primo ritengo che sia doveroso da parte degli Amministratori saper rispondere a chi avverte oggi maggiore insicurezza con progetti complessivi. Vorrei ricordare a tale proposito che, nella campagna elettorale relativa a questa legislatura nella mia Circoscrizione la forza politica alla quale aderivo presentò un Programma da me suggerito che ribaltava completamente l’ordine delle priorità: al posto della sicurezza inserii la Cultura come elemento strategico per contrastare il senso di insicurezza, in quel periodo artatamente e strumentalmente ancora più diffuso.
Sull’utilità dell’inutile la riflessione è di certo più ambigua e difficile. Sarebbe sbagliato un approccio che tenda a distinguere i due binomi utile = buono \ inutile = cattivo, soprattutto perché risulta impossibile sapere davvero in modo immediato cosa sia davvero utile, così come non si comprenderebbe perché una produzione artistica debba essere considerata inutile, quando comunque la sua fruizione da parte fosse anche di un solo spettatore potrebbe produrre stimoli nuovi e creare percorsi nuovi. Se poi si pensa davvero che a decretare il successo di un’artista non sia solo il mercato (ma allo stesso tempo mi chiedo perché negare l’importanza del “mercato”) occorre allora lavorare in modo più intenso e forte sul pubblico, formarlo senza soffocarlo, rendergli più immediata e semplice la fruizione.

Questo, ad esempio, è un lavoro che le Circoscrizioni potrebbero svolgere, è uno dei loro ruoli possibili, è una delle tante potenzialità che noi abbiamo.
Noi siamo qui, già lavoriamo, lo facciamo da soli o insieme.
Io credo comunque, e lavoro per questo, che sia meglio farlo insieme.

Prof. Giuseppe Maddaluno
Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Est e
Coordinatore dei Presidenti delle Commissioni Cultura delle Circoscrizioni.

RITORNIAMO A PARLAR DI POLITICA – 3

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RITORNIAMO A PARLAR DI POLITICA – 3

Indubbiamente il ragazzo ha carattere e affronta le questioni in modo diretto da vero “princeps” machiavelliano; di fronte alla bonomia emiliana di Pier Luigi apparve come una vera e propria manna dal cielo da contrapporre alla sicumera plutocratica di Silvio per poter tornare a vincere sul serio, dopo quel “siamo primi ma non abbiamo vinto”, la “non vittoria”, del 2013. E lo apparve soprattutto a coloro che erano rimasti fuori perché sconfitti in tantissime realtà e che, davanti all’occasione di un caterpillar senza anima, soprattutto se si pensa a quella di Sinistra, si impegnarono a convincere la dirigenza di allora ad aprire in modo ampio le porte della partecipazione alle Primarie. Ma questa, come ben si sa, è roba vecchia!
Delle vittorie e delle sconfitte pure abbiamo già parlato. Ma dopo quel che è accaduto ieri, dove un leader dimissionato per demerito ha rimesso nuovamente in discussione le sue stesse scelte chiamato in causa proprio dai vecchi perdenti, preoccupati di perdere il loro Potere derivato soprattutto dalla presenza del loro mèntore, viene da farsi alcune domande.
Chi glielo dice a quelle migliaia di elettrici ed elettori (reali e potenziali, ovverosia quelli che hanno votato e quelli che hanno pensato più volte di poterlo fare) di Sinistra che si sono spostati verso il M5S (sarà il 20, il 30 o solo il 10%) che si sono sbagliati? E che dunque con quella parte di elettorato non ci si vuole confrontare? E che dire di quelli che hanno votato Lega Nord? Non mi si venga a dire che non si sa che una parte dei voti potenziali del PD nella occasione del 4 marzo sono andati da quella parte? I temi della Sicurezza pensate davvero che debbano essere delinati solo in modo “buonista”? o non è vero che la “gente comune” non ne può più di regole infrante senza un vero e proprio controllo? E pensate che si possa accettare così “alla buona” che si venga aggrediti senza potersi difendere e si possa stare sereni, attendendo che la Giustizia applichi pene severe, ben sapendo che così non sarà?
L’intervento a gamba tesa (sì certamente da vero “bullo”) di ieri sera è andato a colpire la democrazia del Partito: un nuovo benservito (uno “stai sereno”!) è stato lanciato verso il “reggente” ed il gruppo che in ogni caso ha parlamentato con il M5S, lasciando intravedere pur timide e scarse possibilità di proseguire nel dialogo.
Un confronto tra “uomini veri”, quelli duri “che non devono chiedere….mai” (non parlo al maschile solamente, se pensate di criticare questo aspetto vi sbagliate: mi riferisco a chi “pensa” ed è capace di esprimere il proprio punto di vista senza proteggere il suo tornaconto), potrebbe portare ad un chiarimento definitivo. Se si va alla conta, che abbia un suo valore! Il PD è già a pezzi nei fatti: in Friuli ha perso in due mesi 53.000 voti (non vi lasciate ingannare dalla percentuale più o meno simile a quella delle Politiche, il 18 e rotti % ma fate caso invece ai dati dell’affluenza ). Bisogna ricostruirlo ma senza Renzi e la sua “corte”! e con un orientamento completamente diverso.
Ad ogni modo parlerò di Sinistra, oltre queste righe, come promesso, nelle prossime ore.

Joshua Madalon

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 – parte 1

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PASSEGGIATE FLEGREE – 1

I ragazzi sostavano in apparente ricerca di una riservatezza proprio in quell’angolo remoto della spiaggia là dove avevo sospinto i nostri ospiti per poter ammirare quell’altarino laico formato da improbabili ed originali ex voto dei pescatori e dei loro congiunti attaccato alla parete del costone est della spiaggia di Miseno. Il rapido sguardo da lontano mi aveva rivelato che la bellezza di quel luogo era sfiorita forse a causa delle mareggiate e del clima freddo e ventoso dell’inverno che lungamente aveva sferzato quelle terre quei mari e quelle spiagge.
Ero stato aggressivo ma cortese, chiedendo loro di spostarsi per consentirmi di documentare quel luogo. Avevo avuto il dubbio, il sospetto che fossero dei giovani sulla via della tossicodipendenza quando avevo intravisto come celate delle cartine e del tabacco. Mi ero scusato con ipocrisia “Disturbo il vostro “spinello”?”. I giovani sorrisero in modo tranquillo ed educato “No, è solo una normale sigaretta! Due tiri e via!”. Si spostarono di quel tanto perché io procedessi. Intanto si avvicinarono i miei ospiti che in un primo momento si erano assentati impegnati a riprendere il rosso tramonto dietro il promontorio di Monte Grillo.
Due tre battute di cortesia ma poi quella apparente signorilità inattesa in giovani poco più che ventenni spinse ad un’espressione di curiosità. “Sono diplomato all’Istituto Nautico…Macchinista….sì penso di imbarcarmi… la figura di macchinista non è più la stessa: oggi non ha più un rapporto diretto con grassi e rumori. Il mare mi è sempre piaciuto!” e l’altro sempre rispondendo a quelle curiosità “Ho frequentato il Liceo Scientifico…a Torregaveta…mi sono iscritto a Filosofia” due giovani davvero maturi, non lo avrei potuto pensare solo a vederli. Ed è sorprendente che in quella chiusura di serata io li abbia incontrati. Ed è sorprendente che io mi sia dovuto sorprendere di questo incontro, che apre sprazzi di luce sulla realtà giovanile che tante volte ci delude e forse, mi viene da pensare, questo accade perché non ci soffermiamo a dialogare sufficientemente per loro. E’ una “speranza” la mia. E lo è ancora di più nei confronti di una realtà meridionale fin troppo a ragione o a torto dileggiata, umiliata, forse sottovalutata.
Le giornate di vacanza mi avevano sospinto ad andare alla ricerca di luoghi da scoprire o da rivedere con gli occhi degli anni maturi e così si era capitati, insieme a mia moglie Marietta, su per il costone di Miseno che affaccia verso Miliscola prospiciente a Cala Moresca, uno degli alberghi e ristoranti più famosi della zona per la qualità dei servizi. Avevo potuto già apprezzare in un’unica occasione precedente la straordinaria veduta panoramica unica da Procida-Ischia, Monte di Procida, Miliscola, il Mare Morto, Bacoli, Baia con il suo castello, i Campi Flegrei con lo skyline dei suoi vulcani, Pozzuoli, Bagnoli, Nisida, Posillipo ed il resto di Napoli, l’area vesuviana con tutto il resto, la costiera sorrentina ed il mare, tanto mare indorato da un sole che in quel periodo illuminava e riscaldava il mondo. La baia di Miseno circoscritta dal promontorio Punta Pennata divenuto poi un’isola a causa di una tempesta ( e che tempesta! Fu quella del novembre 1966 mentre Firenze ed altri territori finivano inondati dalle acque ) si adagiava sul lato destro della vista con un pieno di imbarcazioni di media misura che sostavano riposando in attesa della stagione tardo primaverile ed estiva.

Passeggiate flegree 2018 – parte 1…continua

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“QUERIMONIAE” FLEGREE

QUERIMONIAE FLEGREE

Non vorrei apparire ipercritico ed ingrato né tantomeno sciovinista. Decanto la “bellezza” dei luoghi ma ne rilevo anche le notevoli ed imperdonabili mancanze, che non posso che addebitare alla Politica locale, all’Amministrazione comunale ed a quella Regionale.
Non è ammissibile che un turista (uno solo perché anche da solo ha diritto ad essere rispettato) o più turisti, come sta accadendo sempre più spesso (nel periodo 21 aprile-1° maggio si sposteranno intorno ai 15 milioni per recarsi in località come quelle dei Campi Flegrei), arrivino in questa terra e trovino l’Ufficio Turistico sbarrato perché, a quanto mi si dice, non ci sono più “fondi”. La foto che qui riproduco è stata scattata stamattina 21 aprile intorno alle 11.00.

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Di fronte a questo “sconforto” decido di passare in Biblioteca comunale, dove – a mia memoria – dovrebbe esserci un desk curato da giovani per dispensare indicazioni e suggerimenti di tipo storico e turistico ai turisti. Mi ci reco con fiducia. Purtroppo non c’è più il desk e neanche l’ombra di un ragazzo che stia lì per aiutare i turisti di transito. Qualcuno potrà dire che ormai c’è Internet che supplisce a questo ruolo; ma non è così. Questa estate un giovanotto di grandi speranze, di origini casertane, ma ormai globetrotter della Cultura (ora è ad Harvard, prima era in Germania a Berlino e prima ancora a Cambridge), giovane alfiere dell’ANPI (l’Associazione dei Partigiani per capirci), consultando Internet è venuto a Pozzuoli per visitare l’Anfiteatro che però era drammaticamente “chiuso”: Internet riportava l’orario di apertura per quella giornata.
Vorrei stare sempre – come ho fatto ieri su questo Blog – a decantare la “bellezza”. Ma la realtà non me lo consente.
Non vorrei accordare credito a quel “burlone” che alla insegna della stazione di Quarto (a pochi chilometri da Pozzuoli, ricordate? È quel Comune amministrato dal M5S dalla Sindaca Rosa Capuozzo e poi sciolto per decreto prefettizio) aveva scritto dopo il nome del Comune che delinea l’aggettivazione numerale ordinale il sostantivo mondo, cioè QUARTO MONDO.
Vorrei invece parlare ancora, e lo farò nei prossimi giorni, di tutto ciò che di bello ogni volta che vengo giù riesco a cogliere.

A volte le sorprese sono semplicemente legate ad un “colpo d’occhio”. La foto che è qui sotto è essenzialmente legata all’abbandono e mi ricorda la ricchezza (e la inusitata “bellezza” della vigna disordinata di Renzo nei “Promessi Sposi”) della Natura che supera la stessa Arte che non può andare “oltre” le Nature morte.

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Ed in quest’altra foto c’è o meno la mano dell’uomo? Sono propenso a dire di no. E lo spero! Se così fosse, riponiamo fiducia nella “natura”.

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E lo facciamo riprendendo l’immagine in evidenza che è invece il segno dell’abbandono umano senza speranze.

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da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale – settima parte – 2

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da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale – settima parte – 2

Gabbiani o viandanti medievali pellegrini alla ricerca del loro destino, avrei voluto essere! I secondi alla fin fine mi assomigliavano di più perché non potevo volare se non che con la fantasia ed in anticipo sui tempi mi inventai il “drone”.

D’altronde non possiamo sceglierci il luogo né la famiglia; ma l’uno e l’altra sono due delle mie grandi fortune. Solo la fine della nostra esistenza ci renderà piatti ed un luogo varrà l’altro così come una famiglia.
Nascere e “vivere” nei Campi Flegrei è stato ed è straordinario. Non esiste un luogo nel quale la leggenda, il Mito e la Storia si sono intrecciate in modo così continuativo ed intenso. Le abbiamo respirate tutte quelle vicende e le portiamo dentro di noi. Non c’è altro luogo che possa contenere tutta la “bellezza” che qui trasuda dalle zolle sulfuree e dalle onde che emanano profumo di salsedine ineguagliabile nella sua composizione vulcanica. Viviamo tra e dentro i vulcani e la nostra terra ribolle come il nostro sangue sempre caldo.

Joshua Madalon

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da giovane: “No! grazie. Ho altri progetti!” quarta parte

Presentatore 001

da giovane: “No! grazie. Ho altri progetti!” quarta parte

Don Salvatore aveva un modo di comunicare che era “doloroso”! ogni volta che ci si accostava il suo approccio era con dei pizzicotti che trasmettevano una sorta di compartecipazione non del tutto decifrabile ma non ho mai dubitato che quella modalità fosse affettuosa e connessa alle sue origini contadine irpine, ma facevano male! Era anche la prima volta che io conoscevo il classico “prete operaio” sempre indaffarato ad aggiustare la Parrocchia impegnato nelle più varie attività sporco di lavoro ed anche per questa sua dedizione al bene comune spesso lo aiutavo, intravedendo in lui qualcosa che lo avvicinava alla figura di mio padre che, pur avendo avuto incarichi di direzione dei lavori edili nei cantieri, non tralasciava mai di cooperare, “sporcandosi le mani” in modo concreto insieme ai suoi operai. Fu forse questa mia “partecipazione” a far emergere l’equivoco che io potessi essere stato colpito da una vocazione al sacerdozio. Don Salvatore me ne parlò ma feci comprendere con la dovuta gentilezza e gratitudine che non avevo affatto questa intenzione; avevo altri progetti. Ma era del tutto evidente che i miei comportamenti impostati ad una correttezza formale di un “bravo ragazzo” conducevano alcuni miei interlouctori all’errore: non ne ero però contrariato. Tutto sommato, non mi scambiavano per un “delinquente”!
Continuavo ad impegnarmi nell’attività teatrale a Procida e memorabile fu la costituzione di una compagnia provvisoria che mise in scena “Miseria e nobiltà” di Eduardo Scarpetta nel Teatro del Penitenziario di Procida che in quel periodo era ancora funzionante anche se non come “ergastolo”.

Procida Penitenzario Miseria e nobiltà 001

A Pozzuoli dopo la fase happening dell’oratorio formammo una Compagnia diretta da Nunzio Matarazzo che mise in scena lavori di Peppino De Filippo (“Cupido scherza…e spazza”) e di Oscar Wilde (“L’importanza di chiamarsi Ernesto”), di Eduardo Scarpetta (‘O miedico d’’e pazze”) e di Guglielmo Giannini, nostro concittadino commediografo ma soprattutto noto per aver fondato nel secondo dopoguerra il Movimento de Il “Fronte dell’Uomo Qualunque” (“Eva in vetrina”). Ci fu poi una proposta da parte di un noto musicologo puteolano, appassionato di teatro, il M° Enzo Saturnino, di mettere in scena uno dei testi più stimolanti e ricchi di connessioni antropologiche partenopee scritto da Raffaele Viviani (“‘O vico”) dove c’erano anche numerose parti musicali e cantate: e fu un grande successo, con numerose repliche. A quel lavoro collaborava anche Giuseppe (Peppe) La Mura, giovane artista che si occupò delle scenografie. E con quest’ultimo grande amico ispirati da Viviani e stimolati dalla vivacità e dalla particolarità linguistica del popolo puteolano intraprendemmo un lavoro di ricerca etnico-linguistico andando a registrare voci e suoni della vita e ad intervistare alcune figure (il pescivendolo, il pescatore, la “nevaiola”). Tutto questo lavorio era progettato per la realizzazione di un lavoro teatrale originale ma ispirato alla famosa “Cantata dei pastori” di Andrea Perrucci, un testo classico popolare scritto nel 1698. L’originalità della versione sarebbe stata quella di trasposizione linguistica nel dialetto puteolano.
Ad interrompere questa attività fu però l’obbligo militare ed il primo incarico del lavoro che ormai stavo intraprendendo. Nel frattempo avevo conosciuto la ragazza che sarebbe diventata mia moglie e proprio in una delle nostre prime uscite insieme a Firenze accadde che……

Joshua Madalon

…fine quarta parte….

Totore 'o guappo 'nnammurato 001