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LIBERI UGUALI dopo il 3 dicembre!

LIBERI UGUALI dopo il 3 dicembre!

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Joshua Madalon

Inserisco il paragrafo con cui chiudo questo post perché non sfugga a chi di dovere:

Detto questo, aggiungo che molte persone sono ritornate a fare Politica e moltissime ancora ritorneranno nelle prossime ore. Lo faranno sperando che condivisione, partecipazione, coinvolgimento non siano parole vuote, a partire da subito. La Festa potrebbe essere già finita, ancorchè bella, coinvolgente e ricca di stimoli appassionati. Se non vogliamo renderci complici di un disastro democratico, se vogliamo davvero fermare le Destre (quelle con lo sguardo al passato e le teste vuote e lucide ed anche quelle che credono di poter governare con la rabbia e la disperazione dei più deboli) facciamo un “pieno” di Democrazia prima delle grandi “convention tematiche” già previste, che potrebbero alla fin fine essere poco più che delle “passerelle” teatrali. Anche per questo vanno ascoltati i territori, vanno coinvolti quanti non sono stati già coinvolti, al di fuori dei piccoli recinti partitici ed occorre avviare un dialogo franco ed aperto con quelle forze politiche e sociali di Sinistra che sono rimaste fuori.

LIBERI UGUALI dopo il 3 dicembre!

LIBERI E UGUALI è un ottimo binomio che sintetizza l’esigenza fondamentale che la Sinistra deve porre a base della sua stessa esistenza. Ad essere sincero non lo avevo apprezzato quando la sera prima del 3 dicembre uno dei segretari locali delle tre forze politiche principali già organizzate me lo ha comunicato e l’impatto negativo era comune.

Sarà – come diranno i maligni (e a pensar male spesso non si sbaglia) – la necessità di accogliere ciò che è stato prescelto in modo verticistico come binomio da accompagnare all’agire politico dei prossimi mesi ed anni (insieme all’auspicio ci metto l’impegno) per tante e tanti di noi!

“Liberi e uguali” si riferisce certamente alla storia della Sinistra, a partire dalla collocazione che assunsero i deputati francesi ostili verso la monarchia fin dal periodo pre-rivoluzionario; ma si riferisce poi ad uno dei testi fondamentali della storia giuridica mondiale e cioè la DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO DEL 26 AGOSTO 1789 al cui Art. 1 si legge
“Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune”.

Non l’ho riportata per intero perché siete perfettamente in grado di recuperarla ma ne avevo voglia allo scopo di confermare il mio gradimento verso la scelta che i vertici hanno prodotto: potrei lamentarmi per non aver potuto partecipare ad essa, ma non posso evitare di essere fiero di appartenere a questo nuovo soggetto politico; anche perché in tempi come questi di celebrazione della nostra Carta costituzionale non va dimenticato che “Liberi” e “Uguali” rappresentano le basi dei principi fondamentali espressi in quell’alto documento, come si rileva nell’art.3

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Qualcuna/o si è rammaricata/o di non aver trovato la parola “Sinistra” (anche io peraltro lo faccio) e soprattutto non si comprendono le “giustificazioni” non richieste (excusationes non petitae) da parte dei leaders quando affermano che vi era il timore di costituire uno steccato con quel termine. Ad essi dico che facciano tuttavia grande attenzione: con la “libera circolazione” all’interno del nuovo soggetto non vorrei ritrovarmi con personaggi come quelli che “l’altro ieri” sostenevano il centrodestra ed ieri si dirigevano ed oggi ancora trasmigrano contribuendo alla definitiva contaminazione del Partito Democratico.

Detto questo, aggiungo che molte persone sono ritornate a fare Politica e moltissime ancora ritorneranno nelle prossime ore. Lo faranno sperando che condivisione, partecipazione, coinvolgimento non siano parole vuote, a partire da subito. La Festa potrebbe essere già finita, ancorchè bella, coinvolgente e ricca di stimoli appassionati. Se non vogliamo renderci complici di un disastro democratico, se vogliamo davvero fermare le Destre (quelle con lo sguardo al passato e le teste vuote e lucide ed anche quelle che credono di poter governare con la rabbia e la disperazione dei più deboli) facciamo un “pieno” di Democrazia prima delle grandi “convention tematiche” già previste, che potrebbero alla fin fine essere poco più che delle “passerelle” teatrali. Anche per questo vanno ascoltati i territori, vanno coinvolti quanti non sono stati già coinvolti, al di fuori dei piccoli recinti partitici ed occorre avviare un dialogo franco ed aperto con quelle forze politiche e sociali di Sinistra che sono rimaste fuori.

Joshua Madalon

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Niente di nuovo sotto il sole

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Niente di nuovo sotto il sole

Non ha forse ragione Bersani quando afferma che non sia possibile alcun accordo, senza un’analisi critica da parte del PD a trazione renziana (“tutto il PD non solo Renzi!”) su una serie di scelte nel settore ampio del lavoro?
Il mediatico “Job’s Act” ha potuto, sì, vedere risultati positivi dal punto di vista dei numeri ma quel “positivi” non è dalla parte dei giovani, dei disoccupati, dei cassintegrati, dei diseredati, degli “ultimi” ma è a favore degli imprenditori piccoli medi e grandi che hanno usufruito di speciali garanzie e le hanno utilizzate spesso – troppo spesso – umiliando e mortificando la dignità del lavoro.
Non voler riconoscere questo è il segnale che quello di Renzi e questo Esecutivo di Gentiloni insieme al maggior partito di esso non è in grado di comprendere il discrimine tra una Politica di Sinistra a vantaggio dei molti ed una politica di centrodestra a vantaggio dei pochi. Oltretutto non è possibile alcun accordo con chi ritiene di poter vantare credito distribuendo elemosine sotto forma di “bonus” a chi da quelle scelte viene ulteriormente colpito: sembra quasi sia ritornato il tempo della “scarpa” o del “pacco di pasta” in cambio del voto: “ti ho dato gli 80 euro, ricordati di me!”
E così nelle politiche scolastiche dove, insieme ai bonus, è stata avviata una “monsteRiforma” chiamata pomposamente “La Buona Scuola” con il risultato di aver burocratizzato all’inverosimile un percorso educativo che dovrebbe puntare su una ridiscussione fondamentale dei “curricola” perchè si adeguino al resto del Mondo; l’attuale Riforma ha reso molto meno stabili gli insegnanti e non è in grado di produrre un orientamento per il futuro destino dei giovani. Allo stesso tempo il Governo sia quello Renzi che l’attuale non è riuscito a riparare il grave stato degli immobili scolastici, su cui roboante aveva prodotto parole vane l’attuale Segretario PD.
Io, per la cronaca, non parlo a nome di MDP-Art.1; prendo solo a pretesto ciò che sinteticamente Bersani esprime. Non aderisco neanche ad una delle altre forze oggi in campo per la costruzione di un’Alternativa di Sinistra (SI e Possibile, Rifondazione e altre sigle), ma osservo con attenzione quel che si muove in quella direzione con un unico certo orientamento: a mio parere, è l’ora di operare tutti (anche una parte del PD che non ha ancora deciso) per costruire una forza di SINISTRA che abbia un suo programma di Governo autonomo e contrapposto a quello del Partito Democratico.
A tale proposito, mi preoccupano le vicende di “Democrazia e uguaglianza”, l’Associazione fondata da Anna Falcone e Tomaso Montanari che tutti meglio conosciamo come “Assemblea del Brancaccio”, perché da una parte noto l’insensibilità delle forze politiche che avrebbero dovuto sostenerla dall’altra riconosco che vi è nei due promotori una certa forma di ingenuità collegata alla disabitudine a destreggiarsi nell’agone politico. Personalmente per quel poco che posso mi adopererò per far riprendere quel Progetto, non solo per evitare che si disperdano tante energie ma soprattutto per non svenderle a gruppi tendenzialmente “minoritari” e “ribelli”.
Ricordando la Falcone e il Montanari mi viene da dire che certamente la costruzione di un percorso politico non è paragonabile a quanto necessario per una campagna referendaria. E bisogna tenerne conto. A tale proposito bisognerebbe ben ricordare quel 4 dicembre di un anno fa, allorchè un gruppo dirigente del più importante Partito italiano guidato dal Presidente del Consiglio tentò di sconvolgere dalle fondamenta la nostra carta costituzionale (i principi non venivano toccati ma sarebbero stati più facilmente modificabili dopo l’approvazione di quelle modifiche) ma fu sonoramente sconfitto.
Non aver riconosciuto le ragioni di quella sconfitta è alla base della conferma totale del mio dissenso.

Joshua Madalon

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ANNIVERSARI 2017 a MONTEMURLO lunedì 20 novembre ore 21.00 IL PROF. ANGELO d’ORSI A MONTEMURLO con il suo libro “1917 L’ANNO DELLA RIVOLUZIONE” edizione Laterza

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ANNIVERSARI 2017 a MONTEMURLO lunedì 20 novembre ore 21.00 IL PROF. ANGELO d’ORSI A MONTEMURLO con il suo libro “1917 L’ANNO DELLA RIVOLUZIONE” edizione Laterza

L’evento è organizzato dal Comune di Montemurlo che si avvale della collaborazione dell’Associazione Altroteatro Firenze coordinata dal prof. Antonello Nave.
Nelle scorse settimane si sono svolte due iniziative propedeutiche curate dagli stessi soggetti culturali con letture ed immagini. A leggere i brani erano Davide Finizio, Serena Mannucci, Serena Di mauro, Bianca Nesi. La scelta delle immagini era di Chiara Gori.

A preparare e svolgere la serata sarà lo stesso prof. Giuseppe Maddaluno, a nome di Altroteatro insieme all’attrice Giulia Calamai.
Il prof. d’Orsi è già stato gradito ospite di un’iniziativa organizzata a Prato da Altroteatro presso lo Spazio Aut di via Filippino 24 lo scorso 1 giugno. In quell’occasione con un’anteprima pomeridiana alla Feltrinelli di via Garibaldi è stato presentato l’altro importante saggio da lui pubblicato per i tipi della Feltrinelli dedicato alla figura di Antonio Gramsci.

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1917 L’Anno della Rivoluzione è un saggio intenso, una sintesi straordinariamente completa dei personaggi e delle vicende che costellano quell’anno che si chiuderà con la Rivoluzione d’Ottobre, con la occupazione del Palazzo d’Inverno e con l’avvio delle trattative di pace tra la Russia e gli Imperi centrali e la pubblicazione delle Tesi sull’Assemblea costituente.
Il saggio si concentra sul tema della Rivoluzione, evento che con la sua imponenza ma anche la sua “apparente” semplicità ha creato non poche speranze, sulle quali ancor oggi di tanto in tanto siamo ad interrogarci.
Il 1917 è senza alcun ombra di dubbio caratterizzato dalla presenza di personaggi come Antonio Gramsci, giovane di 26 anni attivo nella città di Torino dall’ottobre del 1911, da Nicolaj Lenin che ha 47 anni e vive gran parte della sua vita in esilio, e dagli avvenimenti del 4° anno di guerra. In tutto questo quadro si inseriscono altre vicende come la “Rivoluzione russa di marzo”, che da molti è considerata il vero snodo con la caduta dello zarismo, le apparizioni mariane a Fatima, le rivolte popolari diffuse anche ma non solo in Italia, la disfatta di Caporetto e si chiude con quella speranza di pace che si realizzerà soltanto un anno dopo.
Il libro del prof. D’Orsi è diviso in 12 capitoli ciascuno riferito ad un mese di quell’anno preceduti da una breve Premessa e da una Introduzione e conchiusi da una Cronologia, da una Bibliografia e sitografia imponente.
Noi pensiamo di dedicare la nostra introduzione alle due figure che abbiamo segnalato come dominanti: Gramsci e Lenin.

Al primo tra l’altro Angelo d’Orsi ha dedicato la sua vita. Uno dei più forse “Il più” recente dei suoi lavori è stato “Gramsci Una nuova biografia”.

L’ingresso è aperto. La biblioteca si trova in Piazza don Milani – Montemurlo.

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ANNIVERSARI 1917 – 2017 – VERSO LA DISFATTA DI CAPORETTO

VERSO LA DISFATTA DI CAPORETTO

Non era certo una festa, come quella che sembrava alle folle osannanti degli interventisti e dei loro sostenitori inconsapevoli in quella fine di maggio del 2015, quando l’Italia abbandonata la Triplice Alleanza dichiarò guerra all’Austria-Ungheria. I giorni, le settimane, i mesi erano trascorsi ed il morale delle truppe – costrette a subire i rigori dell’inverno in condizioni proibitive non solo climatiche nelle trincee alpine – era davvero ai più bassi livelli. Si diffondevano episodi di ribellione dovuti alla disperazione ed all’incapacità culturale di comprendere le ragioni di tanti sacrifici e tante sofferenze.

Il rigore nei confronti delle truppe viene delineato già nella Circolare n.1 del 24 maggio 1915 (il giorno della “entrata in guerra”). In essa preventivamente si legge: “la punizione intervenga pronta: l’immediatezza nel colpire riesce di salutare esempio, distrugge sul nascere i germi dell’indisciplina, scongiura mali peggiori e talvolta irreparabili”.
Ed il 28 settembre di quello stesso anno, probabilmente già a ragion veduta la Circolare m.3525 conferma: “chi tenti ignominiosamente di arrendersi o di retrocedere sarà raggiunto, prima che si infami, dalla giustizia sommaria del piombo delle linee retrostanti o da quello dei carabinieri incaricati di vigilare alle spalle delle truppe, sempre quando non sia stato freddato prima da quello dell’ufficiale”.
Nel novembre del 1916 una circolare di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta nipote di Vittorio Emanuele II re d’Italia ritorna a trattare con forza la questione evidentemente sempre più diffusa di “indisciplina”: “Intendo che la disciplina regni sovrana fra le mie truppe. Perciò ho approvato che nei reparti che sciaguratamente si macchiarono di grave onta, alcuni, colpevoli o non, fossero immediatamente passati per le armi”.

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E nove giorni dopo la tristemente nota circolare “delle decimazioni” da parte di Cadorna, la 2910 del 10 novembre 1916: “Ricordo che non vi è altro mezzo idoneo a reprimere reato collettivo che quello della immediata fucilazione dei maggiori responsabili e allorché l’accertamento personale dei responsabili non è possibile, rimane il dovere e il diritto dei Comandanti di estrarre a sorte tra gli indiziati alcuni militari e punirli con la pena di morte. A codesto dovere nessuno che sia conscio di una ferrea disciplina di guerra può sottrarsi ed io faccio obbligo assoluto ed indeclinabile a tutti i Comandanti”.

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La vita in trincea era davvero dura ma più incomprensibili erano gli “assalti” cui erano costretti (molto spesso le “ribellioni” erano verso questi atti assurdi che comportavano la sicura morte per i poveri fanti che dovevano uscire allo scoperto facili bersagli dell’artiglieria nemica). In “Isonzo 1917” Edizioni BUR Mario Silvestri scrive:
“Uscire dalla protezione della trincea e lanciarsi nel vuoto, verso le armi che sputavano fuoco secondo uno schema studiato da mesi; la sopravvivenza determinata da un fatto puramente statistico: il non trovarsi sul percorso di una pallottola; una decimazione ripetuta tante volte, che alla fine di una serie di attacchi solo un piccolo gruppo di superstiti si guardava smarrito e terrorizzato: questo toccava il limite delle possibilità di sopportazione dell’uomo normale.
Ogni volta che un essere umano era sottoposto ad una simile prova, perdeva una parte della sua personalità, una parte della capacità di intendere e di volere. Dopo un certo numero di queste esperienze il giovane combattente era trasformato in un essere psichicamente malato.
Si diedero casi di suicidio, per la paura di dover andare all’assalto. La pazzia improvvisa era tutt’altro che infrequente”.

La disfatta di Caporetto era molto vicina

Joshua Madalon

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UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – sesta ed ultima parte

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NON VORREI INDURRE IN ERRORE CHI LEGGE QUESTE NOTE – L’ULIVO NON PUO’ ESSERE RIPRODOTTO
Pubblico questo testo in più parti per evidenziare quanto si sarebbe potuto realizzare e quanto si sia perduto; inoltre intendo sottolineare come si debba interpretare la Politica, e cioè senza inganni nè con i potenziali elettori nè tantomeno con i propri compagni – Oggi abbiamo solo una strada: quella della SINISTRA Unita ed Alternativa

UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – sesta ed ultima parte


COMITATO DI PRATO PER IL PARTITO DEMOCRATICO DELL’ULIVO

Prato 12 dicembre 2006 –
Dopolavoro Ferroviario
Incontro con i Partiti

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6.

Più giovani più donne

Il ricambio generazionale ed il riequilibrio dei generi può essere utile a patto che non sia né affrettato né rispondente a criteri che non abbiano valutato il reale merito, le capacità, la preparazione. In questa doppia direzione va la proposta del Forum dei giovani che abbiamo proposto di svolgere a Prato nel corso dell’Assemblea di Montecatini: lo avevamo pensato su scala metropolitana o poco più (volevamo coinvolgere al massimo Lucca e Fiesole, oltre Pistoia e Firenze) ed è stato invece accolto come ipotesi nazionale da svolgersi quanto prima. Il Comitato ovviamente chiede la collaborazione delle forze politiche per la riuscita del Forum; tale collaborazione si può adeguatamente estrinsecare con la presenza di personalità politiche o del mondo della Cultura, che intervengano a trattare argomenti che interessano il mondo giovanile.
Allo stesso tempo il Comitato, organizzando direttamente o sollecitando indirettamente iniziative di carattere politico – culturale attraverso la presentazione di Forum settoriali, si segnala come Agenzia formativa di tipo politico sul territorio proprio per le giovani generazioni.

Le Primarie

Al comma 5 dell’art.4 del nostro Regolamento sottolineiamo l’importanza fondamentale del metodo delle Primarie. Come Comitato intendiamo contribuire a far passare nella società tale metodo come quello maggiormente “democratico” a nostra disposizione per la scelta dei candidati a ricoprire cariche politiche ed amministrative nel nuovo Partito Democratico. Siamo disposti a discuterne regole e modalità di effettuazione insieme a tutti i soggetti interessati.

I Forum

Essi devono essere uno strumento aperto, libero di dibattere, discutere e confrontarsi su tematiche sia locali sia nazionali. L’obiettivo è quello di essere propositivi concretamente sia per sostenere le Amministrazioni locali o il percorso della politica locale sia per accompagnare la realizzazione del Programma di Governo nazionale dell’Unione. Ritornando ad argomenti prima trattati occorre saper accogliere il pensiero e la riflessione diversa come una vera e propria risorsa non come un inutile e pericoloso ingombro. Anche in questo modo si rinnova la democrazia, si rinnova la politica.

Conclusione

Infine alle forze politiche del Centrosinistra chiediamo di contribuire alla diffusione di un dibattito aperto, chiaro, franco sui percorsi da intraprendere per costituire, partendo anche dalle sedi amministrative decentrate, gruppi unici dell’Ulivo o del Partito Democratico. Chiediamo anche di affrontare con decisione tutti i nodi da sciogliere: una discussione franca ed aperta, scevra da pregiudizi ideologici superati dalla Storia, sui valori comuni che sono tantissimi, sulle differenze che sono invece molto poche, sulla collocazione europea del nuovo soggetto politico, per la quale occorre quel coraggio che è proprio dei grandi protagonisti della Storia, senza i quali oggi non avremmo avuto né il percorso del socialismo né quello del cattolicesimo sociale.

Prato li 12 dicembre 2006 – Dopolavoro Ferroviario di Prato

—–LO RIPETO – L’ULIVO NON PUO’ ESSERE RIPRODOTTO – IL DOCUMENTO CHE HO PUBBLICATO – AL DI LA’ DELLA CONTESTUALIZZAZIONE AL 2006 -NON PUO’ DI CERTO ANDARE – SERVE A RIFLETTERE SUI MOTIVI PER CUI “OGGI” LA SINISTRA NON HA UNA SUA CASA – ALCUNE PERSONE – COME ME – STANNO CERCANDOLA!————

La mia firma

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DEI BARONI E VIZI VARI – a partire da un post facebookiano del 26 settembre ore 20.28

DEI BARONI E VIZI VARI – a partire da un post facebookiano del 26 settembre ore 20.28

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26 settembre ore 20.28 e su Facebook appare un post di una “beneficiata” dalla Politica, anche se, a mio parere, avrebbe svolto molto bene anche il ruolo professionale (quell’ “anche” è un rammarico insieme ad un riconoscimento sincero, davvero sincero). Non balzo più sulla sedia per motivi fisici ma il cervello si accende, quello – anche se qualche mio amico può dubitarne – si accende ancora un po’. Ma come si fa, mi dico, come è possibile che ci sia da sorprendersi verginalmente su quello che ora tutti chiamano “scandalo dei baroni”. Sarebbe da sorprendersi se fosse un “caso isolato”, un po’ come ci ha detto con le sue riflessioni un docente dell’ateneo fiorentino, etichettandolo come “marginale”. Di tanto in tanto qualche “mosca bianca” non si piega alle volontà di chi può e, come è accaduto a Firenze, non accetta di “farsi da parte”. Ad aggravare il tutto c’è anche spesso l’invito chiaramente mafioso (il termine ci sta tutto) “prima o poi – o la prossima volta – vedrai che toccherà a te”. E sì! Perchè funziona così la spartizione tra i cattedratici baroni “oggi il tuo ma – ricordatelo bene – domani sarò io a proporre il vincitore del prossimo concorso”. Ed è così che accade che i concorsi siano molto ma molto riservati, tanto che spesso è difficile che se ne conoscano i termini e con l’andazzo di cui sopra molti “che sanno” rinunciano in partenza, semmai mettendosi fiduciosamente in coda. Capita così che vi siano “giovani” quarantenni o cinquantenni (di più sarebbe innaturale ma tutto può accadere) che, arrivato il loro turno, rischiano di esalare l’ultimo respiro in vista del traguardo. “Vox populi, vox Dei” un saggio proverbio lo sancisce: la “vulgata” del “populi” diffonde notizie di simili angherie tra le mura degli atenei italiani; e dopo tutto lo si può ben capire: i “cattedratici” amano circondarsi di persone fidate, nè più nè meno di quel che accade nell’ambito dei Partiti, dove il “libero pensiero” è del tutto bandito.
Ed è forse per questa abitudine che alla “nostra” (di cui sopra) vien da sorprendersi: quel che “accade” è la normalità ed acquista “legalità”, per cui ci si abitua. E poi succede come quella volta che in una Commissione di Concorso per Associato (un po’ di anni fa) il candidato “a latere” non si appartò ma volle svolgere il suo ruolo e concorse, presentando titoli e pubblicazioni di egregio livello a fronte del candidato “princeps” che aveva dalla sua esclusivamente la benedizione baronale: ebbene poichè si trattava di una Commissione formata da persone serie l’invito alla benevolenza non fu accolto ed il “migliore” ottenne la Cattedra, facendo infuriare l’Altissima. Capita, anche questo, per fortuna! Così come è accaduto in questo caso allorché il candidato invitato a desistere ha giustamente pensato (forse attingendo a quella parte inglese della sua persona) di denunciare il tutto, tutelandosi con registrazioni d’ambiente. Spero che d’ora in poi siano avvertiti, così come spero, auspico che la Politica sappia regolare ben diversamente gli accessi a questi ruoli, facendo privilegiare i meriti, amche per superare il profondo “gap” tra la nostra Università e quella di altri Paesi, alcuni dei quali imperterriti continuiamo ad inserire nel “Terzo Mondo”:
Dobbiamo solo sperare che l’episodio recente non sia così sorprendente: tanto più tra coloro che, in qualche modo, dovrebbero rappresentarci in positivo più che essere rappresentativi in negativo.

La mia firma

gatto silvestro

UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – quarta parte

Pubblico questo testo in più parti per evidenziare quanto si sarebbe potuto realizzare e quanto si sia perduto – Oggi abbiamo solo una strada: quella della SINISTRA Unita ed Alternativa

UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – terza parte


COMITATO DI PRATO PER IL PARTITO DEMOCRATICO DELL’ULIVO

Prato 12 dicembre 2006 –
Dopolavoro Ferroviario
Incontro con i Partiti

(…vedi prima parte 20 settembre, seconda parte 21 settembre e terza parte 23 settembre)

UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – quarta parte

4.
Conosciamo la “fatica” della politica, la pazienza nel costruire le relazioni, nell’intraprendere il confronto ed il dialogo, la capacità di saper ascoltare prima che del saper argomentare: è un lento processo nel quale bisogna far emergere le grandi doti politiche. Ad esso, ed in esso, dobbiamo formare le nuove generazioni di politici ed amministratori del futuro Partito Democratico. E per riuscire a far questo dobbiamo promuovere maggiormente la “partecipazione”.
Per far questo occorrerà che la Politica non presenti idee e progetti pre-confezionati ad uso e consumo dei pochi eletti; anche i programmi non possono essere scritti nel chiuso delle stanze dei Partiti con la partecipazione di qualche illustre professionista dei diversi settori, e basta. Se si continua di questo passo, aumenterà la solitudine di qualche amministratore e di qualche politico e la gente sarà ancor più delusa e frustrata.

Prato è la nostra città, è quella che meglio conosciamo; dunque, in essa dobbiamo impegnarci. Ed il silenzio che la pervade è anche dovuto al fatto che vi è una profonda stanchezza da parte di chi, a volte, più che una risorsa, è visto come un ingombro scomodo se nell’intervenire sottolinea quegli aspetti poco chiari o quelle parti che non lo convincono del tutto o per niente.

Questo stato di cose va affrontato anche all’interno di quel percorso di rinnovamento della Politica e di rinvigorimento del processo democratico che vuole essere il Partito Democratico.

Il Comitato intende da questo punto di vista accreditarsi in modo concreto come elemento catalizzatore di quest’ansia, giusta ed equilibrata, democratica di cambiamento, un elemento catalizzatore di tipo dunque né populistico né demagogico per la società civile.

Il Comitato vuole partecipare da protagonista a questo progetto inserendosi in un percorso di Coordinamento; noi non pensiamo di doverne avere il monopolio, la leadership o il copyright: saremmo felicissimi se a Prato si costituissero altre forme associative come la nostra aventi gli stessi obiettivi.

E’ importante avere gli stessi obiettivi ed infatti nel nostro Regolamento all’art. n.10 abbiamo sottinteso che il mutamento eventuale, laddove con un colpo di mano pur democratico si verificasse, dell’obiettivo equivarrebbe alla conclusione dell’esperienza dello stesso Comitato.

Il Comitato anche per questo intende agire da stimolo sia verso le forze politiche sia verso l’associazionismo organizzato sia verso le singole ed i singoli cittadini, e con tutte queste realtà intende cooperare per il raggiungimento dell’obiettivo. A tale scopo cercheremo di utilizzare tutti gli spazi, tutti i mezzi a nostra disposizione ed alla nostra portata per far procedere in avanti la costruzione del Partito Democratico. Ed è così che nel percorso da compiere verso l’obiettivo principale ribadiamo che non intendiamo affiancare i Partiti perché consideriamo ciò come limitativo della necessaria autonomia, necessaria per poter essere maggiormente entrambi funzionali alla società civile.

Intendiamo però stringere un patto fra gentiluomini con le forze del Centrosinistra interessate a questo progetto per costruire insieme le regole, per condividere tutti insieme i valori, per riavviare una discussione che ha avuto finora, come abbiamo detto, fasi alterne e non è mai completamente “decollata”. Confermiamo dunque di non voler avere nessun tipo di monopolio ma di voler essere uno dei punti di riferimento sul territorio.

…fine quarta parte…continua

a cura di Joshua Madalon

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UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – seconda parte

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94513284

Pubblico questo testo in più parti per evidenziare quanto si sarebbe potuto realizzare e quanto si sia perduto – Oggi abbiamo solo una strada: quella della SINISTRA Unita ed Alternativa

UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – seconda parte


COMITATO DI PRATO PER IL PARTITO DEMOCRATICO DELL’ULIVO

Prato 12 dicembre 2006 –
Dopolavoro Ferroviario
Incontro con i Partiti

…………… (vedi prima parte 20 settembre)

In questo ultimo periodo, proprio quando le difficoltà del Governo emergevano, è apparsa ancora più importante e non più rinviabile la costruzione del nuovo Partito Democratico: è necessario avviarsi verso una semplificazione del quadro politico, con aggregazioni su contenuti e idealità condivise anche se provenienti da radici culturali diverse; è ancora più necessario rinnovare la nostra democrazia con una iniezione di democraticità e trasparenza anche all’interno dei partiti per recuperare alla fiducia nell’azione politica il mondo giovanile che protesta sull’onda dell’antipolitica, del qualunquismo della non partecipazione (sono tutti uguali). Abbiamo oggi, di fronte, un grandissimo pericolo segnalato da Amato, quello di scivolare lentamente nel populismo, nello sfruttamento cinico di ogni protesta egoista e spesso non consapevole, non riflettuta, preda di aspettative che sembrano immediatamente non rispettate, il salario non è raddoppiato, i fondi per la scuola non sono quadruplicati, la precarietà sul lavoro non è stata annullata, non c’è ancora il matrimonio per i gay, si vuol distruggere la famiglia …. E così via in un crescendo di proteste su tutto e il contrario di tutto. Abbiamo bisogno di un rinnovamento, il partito democratico, che risvegli il bisogno di discutere con consapevolezza sulle necessità primarie di cittadini che vogliono esprimere il proprio pensiero, abbiamo bisogno di coinvolgere nel dibattito le competenze di cittadini che quotidianamente lavorano ed affrontano problemi per i quali hanno in mente soluzioni, abbiamo bisogno di una grande forza politica che dia slancio e fiducia a cittadini che vogliano costruire il futuro per sé e per i propri figli.

Da un anno a questa parte nella nostra città si è notata la presenza di un gruppo di cittadine e di cittadini impegnati, in un primo tempo, a sostenere la candidatura di Romano Prodi nelle Primarie, e successivamente a supportare, nella fase più calda della campagna elettorale, il Governo dell’Unione e la prospettiva di formare un Partito Democratico “nuovo” – non un nuovo Partito, ma un Partito “nuovo”.

Alcuni si sono impegnati a mettere in piedi dei momenti di dibattito, di confronto sul “Programma”, in particolare intorno alle tematiche della Formazione. Allo stesso tempo in Prato sono stati organizzati incontri pubblici intorno al tema del Partito Democratico. Il tutto è stato realizzato con la partecipazione delle forze politiche, in primo luogo dei DS e della Margherita (ma si è notata la presenza dello SDI, dei repubblicani Europei e dell’Italia dei Valori), quasi sempre (interessante è stato il dibattito organizzato dai giovani della Margherita o quello organizzato da Baroncelli e Tomada al Palazzo Novellucci) su nostra sollecitazione.

Già al ritorno dalle ultime vacanze estive (ma l’idea era stata già espressa più volte prima di allora) alcuni di noi avanzavano la proposta di costruire una struttura leggera del Comitato perché superasse parte dei limiti creati dal volontarismo, quali ad esempio l’impossibilità di essere riconoscibili (al di là di quei due, tre leaders), l’assenza di un punto di riferimento concreto nella città e fuori di essa sia per le forze politiche che per la cosiddetta “società civile” cui si ritiene ci si debba prioritariamente rivolgere e proporre.

Abbiamo coltivato l’idea di aderire ad una delle Associazioni che agiscono sul territorio nazionale e siamo entrati in contatto con esse in più occasioni: volevamo organismi leggeri che assomigliassero poco o niente alla forma Partito ed alla fine abbiamo optato per la Rete dei Cittadini per l’Ulivo, fortemente consolidata in Toscana, soprattutto a Lucca, Livorno, Pistoia, Fiesole, Firenze e Grosseto.
Abbiamo costituito un’Associazione che aderisce alla Rete e, come tutti sapete, abbiamo avuto il tempo di partecipare con due delegati all’Assemblea Nazionale, riuscendo ad ottenere un riconoscimento insperato, che sa tanto per noi tutti di investimento per il futuro.

….fine seconda parte….

– a cura di J.M. —

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reloaded LA SINISTRA Peter Pan

Peter Pan

LA SINISTRA Peter Pan

Crescere è uno degli effetti naturali dell’esistenza, anche se non sempre il passare degli anni ci migliora; eppure l’esperienza dovrebbe essere d’aiuto così come la conoscenza dei fatti storici, da quelli recenti a quelli più lontani, riportati dai testi di Storia o raccontati da testimoni diretti.
Essere adulti significa anche sapersi staccare dai cordoni ombelicali, quelli reali e quelli ideali; vale a dire quelli della famiglia di appartenenza (dal punto di vista prettamente esistenziale è un fattore naturale) e quelli dei gruppi con cui ci si è accompagnati per un periodo della vita (quelli dell’infanzia, della scuola, dell’adolescenza e via via, fino ad andare alle passioni comuni, sportive, ricreative, sentimentali, culturali e…politiche). Bisogna sapere accettare come ineludibili questi distacchi, elaborando più rapidamente possibile i lutti.
Alla difficoltà dei distacchi contribuisce con forza anche l’avvertimento di una grande “sicurezza” nel grembo materno e familiare, che molto spesso concede vantaggi di ogni tipologia, dalla sensazione di poter essere protetti dagli attacchi esterni (il “gruppo” come branco) alla certezza di poter ottenere dei vantaggi anche economici che, uscendo da quel “grembo”, non proteggerebbero più i transfughi.
Il dibattito sulla SINISTRA mi intriga ma mi angoscia allo stesso tempo.
La SINISTRA deve crescere, non solo numericamente, ma psicologicamente. Deve staccarsi dal cordone ombelicale di una forza politica che non si è impegnata e non si impegna a rispettare una parte considerevole di se stessa. Anche per questo, madre-matrigna, merita di essere abbandonata. Una forza politica, quella beninteso sedicente Democratica, che ha sempre meno a che fare con le posizioni di SINISTRA. E’ necessario dunque prendere il largo staccando le gomene, alzando le vele. Occorre sapere costruire una vera ALTERNATIVA; la parola deve avere un suo significato preciso: occorre costruire un PROGETTO, partendo dalla gente, con la quale bisogna parlare, facendosi riconoscere come ALTERNATIVI nel vero senso della parola. La gente, il popolo non ha più fiducia nella Politica; e come dar loro torto! Tanti ciarlatani girano il nostro mondo parlando bene ma poi sottomettendosi a dei compromessi che mettono in dubbio le loro parole, a cominciare dal termine “Democrazia”.
E fino a quando la SINISTRA non impara a fare la SINISTRA, della quale c’è un immenso bisogno (e lo possiamo comprendere tutti i giorni), finirà per contare davvero poco. Ai “soloni” che prefigurano la “necessità” di fare accordi con la forza politica maggioritaria lancio l’invito a farsi da parte ed a bussare direttamente (fanno prima, no?) a quella porta. Forse temono di ricevere “in anticipo” pugni sui denti e calci nel culo? Perché è quello il destino poi di una SINISTRA servile. Perché un elettore dovrebbe votare per un “leccaculo”? Personalmente, o mi asterrei, o voterei l’originale o mi rivolgerei ad altra forza che mi attragga nell’imminenza del voto. Ecco: chiediamoci come mai una forza fondamentalmente “ruspante” dal punto di vista culturale di infimo livello (si piglia quel che passa il “convento” del web!) come il M5S riesca a competere in questo panorama politico dei nostri giorni
La SINISTRA ha praterie ampie, sconfinate, ma non ha mai imparato a crescere.

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