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LE DIVISIONI DELLA “SINISTRA”

LE DIVISIONI DELLA “SINISTRA”

Non sono innocente e riconosco che dal punto di vista politico e culturale ho le mie responsabilità in merito ed allo stesso tempo ce le hanno coloro che a me in questo momento sono più vicini. Allo stesso tempo riconosco che non sia possibile dialogare con chi in modo a volte chiaro a volte criptico pensa ad altre strade da percorrere, altre condivisioni, altre collocazioni, altre strategie per il future, quello prossimo e quello a medio e lungo termine. Se la Politica è quella cosa che dovrebbe aiutare a costruire il bene comune e non quello personale o poco poco più allora è abbastanza evidente il disappunto mio e dei miei vicini attuali di fronte a scelte che non ci sono piaciute e nelle quali non vi è stato peraltro (per me la differenza è molto sottile, non mi avrebbe, ciò, fatto cambiare idea) alcun tentativo di un nostro coinvolgimento. C’è un profondo discrimine legato a quel che si presume e che non è del tutto palesato: si opera su “sospetti”, non ci si fida e, dunque, non si coopera. Punto
Se non lo si è compreso, mi riferisco – per esperienza personale – a quel che accade a Prato. La mia presunzione non va oltre.
Ma poichè siamo in un Paese nel quale c’è una maggioranza di Destra, nella quale populismo e sovranismo fanno a cazzotti sulla nostra pelle, occorrerebbe che se ne prendesse piena consapevolezza e si evitassero personalismi da una parte e dall’altra: ma, lo si sa, non mi sembra che ciò stia avvenendo e non se ne intravede all’orizzonte una soluzione in tal senso.
Una maggioranza che non fa velo di voler ricercare un cambiamento nell’impianto democratico del Paese, uno smantellamento dell’insieme dei diritti fondamentali conquistati con lotte mai regalati dal Potere. Gli anni del berlusconismo e poi quelli più recenti del renzismo hanno annunciato questo “cambiamento”; ed è stato evidente come ci si sia indeboliti progressivamente incapaci di reagire e di capire fino in fondo quello che stava accadendo, quello che stava per accadere, quali sono i rischi per il futuro, quello prossimo e quello più lontano ma non tanto da non appartenerci.
Assistiamo al paradosso dei paradossi allorquando troviamo al nostro fianco addirittura Silvio Berlusconi. Ovviamente lo disconosciamo come nostro sodale, ma non possiamo non confermarci nell’idea che il consociativismo del “Nazareno” è stato reale ed ha creato cloni diffuse sui territori.
C’è un attacco alla libertà di stampa per giunta condotto in modo maldestro, dato che il livello culturale di chi lo sferra è infimo. Sentir attaccare la stampa perchè si occuperebbe troppo delle confuse e balzane idee dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle fa indubbiamente riflettere su quali potrebbero essere gli interventi che attraverso il Governo si intendono proporre ed approvare. C’è un attacco al Parlamento sempre più esautorato nelle sue funzioni a vantaggio dell’esecutivo e nemmeno nella sua totalità. Ma anche su questi temi poco di nuovo appare, visto quello che abbiamo vissuto nell’ultimo ventennio; grande è la responsabilità di chi ha presieduto le ultime legislature. Noi non possiamo condividerne I passi. Non possiamo confonderci.

PRATO IN COMUNE o “come nella Sinistra si possano avere idee diverse senza perdere l’orientamento”

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PRATO IN COMUNE o “come nella Sinistra si possano avere idee diverse senza perdere l’orientamento”

Lo scorso 14 ottobre scrivevo un post che trattava di una scelta portata avanti dalla Dirigente dell’Istituto scolastico “San Niccolò” relativo al divieto imposto agli studenti stranieri (in modo specifico “cinesi”) di utilizzare nel corso della loro permanenza all’interno delle mura scolastiche la loro lingua per comunicare. Sottolineavo che in un primo momento anche io ho trovato questa scelta antilibertaria ed abnorme. “In un primo momento”; dopodichè ho riflettuto e sono tornato con la memoria agli anni del mio insegnamento nella scuola media superiore e ho cercato di capire il senso di una scelta così perentoria da parte della Preside e del Consiglio d’Istituto di quella scuola.
L’istituzione scolastica è una comunità dialogante all’interno della quale occorre essenzialmente perseguire obiettivi di inclusione attraverso la condivisione di spazi, conoscenze ed esperienze per mirare alla integrazione positiva nella società nella quale l’altra importante istituzione ha scelto di vivere almeno una parte della propria esistenza, e cioè la famiglia. Se quest’ultima peraltro chiede esplicitamente che i propri figli acquisiscano abilità linguistiche autoctone anche per contribuire ad un inserimento più forte in questa società è compito dell’altra istituzione con la quale si interagisce rendere possibile questi risultati. Senza queste regole i gruppi etnicolinguistici tendono ad isolarsi comunicando anche per comodità nella propria lingua.
Indubbiamente la percezione che viene indotta da notizie che ci raggiungono attraverso articoli di stampa costruiti su interviste che tendono a produrre l’effetto “sensazionale” è quella di una costrizione insopportabile dal punto di vista libertario. Occorre però ricordare che la vita in comune deve essere sempre regolata da precise norme che tendano al perseguimento degli obiettivi di cui sopra. Forse sarebbe stato importante, ma non sappiamo se ciò sia o meno avvenuto, comunicare preventivamente agli studenti queste scelte motivandole.
Ho segnalato tuttavia questo tema proprio per far comprendere che le “regole” non devono essere sempre e comunque considerate “di Destra”, scatenando proteste “ideologiche” da parte della “Sinistra”. Continuerò a “faticare” per spiegarlo ai miei compagni.

PRATO IN COMUNE – prove di dialogo (intorno ad un caso recente)

“No, non sono per niente d’accordo!” Roberto è stato assertivo in modo netto.
Eppure, avevo bisogno di portare un esempio per poter poi ulteriormente confermare ed affermare la necessità di una visione diversa da quella prettamente ideologica rispetto alle multiformi realtà. Il “punto di vista” che non rinnega la validità dei valori collegati alla libertà, alla richiesta di giustizia sociale connessa al bisogno sempre più impellente di raggiungere l’eguaglianza tra le diverse classi. “Est modus in rebus” con cui affrontare non necessariamente in modo moderato ed ambiguo, a dirla tout court “riformista”, le diverse questioni. Ribadisco dunque che non si riuscirebbe a fare un solo passo in avanti senza mettersi a disposizione dialettica non pregiudiziale nei confronti di coloro che a prima vista appaiono nostri avversari. Bisognerebbe convincersi che alcune persone ed alcuni eventi tra quelle e quelli che incontriamo potrebbero essere utili a comprendere meglio la realtà che vogliamo trasformare e non è detto che non si riesca a trovare delle ragioni che suffraghino pienamente la realizzazione dei valori in cui crediamo. C’è una modalità integralista che chiude completamente a saracinesca le porte del dialogo e finisce per non essere utile al progresso: d’altronde, si può essere ancora più convinti delle “proprie ragioni” dopo un dialogo, dopo l’approfondimento delle “ragioni degli altri”. Certamente da soli o in piccola compagnia ci si sente sicuri e protetti, ed è infinitamente più comodo! Diversamente c’è da faticare, utilizzando il cervello in modo aperto e senza condizionamenti. E, dopo questo preambolo, scendiamo nello specifico: non ho condiviso la posizione di una parte della Sinistra e dei Giovani Democratici in relazione alla scelta che il Consiglio d’Istituto della scuola “San Niccolò” ha approvato all’inizio di questo anno scolastico concernente il divieto di utilizzare a scuola la lingua cinese da parte dei bambini e ragazzi di quella nazionalità.
Di primo acchito anche a me è apparsa una scelta antilibertaria ed ho condiviso l’opinione di chi la osteggiava anche se nelle affermazioni di chi la proponeva ed in quella di chi la combatteva trovavo da subito delle profonde verità. Perchè – mi sono chiesto – non incrociarle? Immagino che siano queste le modalità che attengono ad educatori e politici nel tentativo di migliorare il nostro mondo. La contrapposizione non rende facile l’esistenza e crea altri muri.
La scelta della scuola “San Niccolò” è indubbiamente quella di chi ha un ruolo specifico nel campo dell’educazione; tocca al “politico” andare oltre ma per “procedere” bisogna parlarsi; altrimenti ciascuno rimane nella convinzione delle “proprie ragioni”.

Joshua Madalon

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Vademecum per la Sinistra

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Vademecum per la Sinistra

E’ davvero necessario approfondire le molteplici ragioni che stanno portando sempre più ad affermazioni autenticamente razziste da parte di alcuni che fino a ieri – lo avremmo giurato – avrebbero perlomeno avvertito l’imbarazzo di tali espressioni aggiungendo un “ma io…non sono razzista”. La crisi economica prolungata accompagnata da Governi che facevano essenzialmente propaganda delle loro scelte, contabbandandole come sostegno alla crescita ed allo sviluppo dei posti di lavoro, mentre lasciavano che pochi si arricchivano a dismisura sulla pelle dei molti, ha prodotti danni che in questo momento sembrano irreparabili, irreversibili. Si è voluto far credere che la crescita fosse in atto, ed in verità lo era ma solo per quella parte di imprenditoria che ha usufruito dei proventi derivati dal Job’s Act, mentre la povertà invece cresceva e con essa l’insicurezza per il futuro di generazioni diverse, composte da chi il posto di lavoro lo perdeva e da chi non ne trovava più uno che potesse rendere la sua vita degna di costruirsi una famiglia.
Mentre si crogiolavano irresponsabilmente nel proprio ego, i governanti non si accorgevano e non ascoltavano le critiche che una parte sana del Paese, ben preoccupata da quel che poi purtroppo sarebbe accaduto, rivolgeva loro: per l’aggiunta chi criticava era considerato un avversario da demolire.
Bene, insieme a quelle macerie dei rottamati si osservi questo Paese, ora che rimane in alcuni solo la rabbia e la consapevolezza che – forse – non si è fatto proprio tutto quello che sarebbe stato necessario. E’ un Paese in balia di una follia maggioritaria.

J.M.

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meno due giorni a PRIMA ASSEMBLEA di PRATO IN COMUNE / sabato 6 ottobre ore 16.00 CINEMA TERMINALE Via Carbonaia PRATO

meno due giorni a PRIMA ASSEMBLEA di PRATO IN COMUNE / sabato 6 ottobre ore 16.00 CINEMA TERMINALE Via Carbonaia PRATO

Era inevitabile per tanti di noi, rappresentanti civici in questa fase, essendo molti ormai senza una collocazione specifica dal punto di vista partitico, scendere in campo.
Io che scrivo non ho tessera dal 2015, non ho aderito nemmeno a LeU, pur avendone sostenuto la prima parte del percorso, e fino a quando ho operato nel PD sono sempre stato ai suoi margini in minoranza, senza mai tuttavia avere scopi personalistici in quella posizione.
Ho avuto da sempre forti dubbi sul futuro di un Partito che, proprio nel momento in cui avrebbe potuto avere un ruolo di sostegno agli interessi della parte più debole del Paese ha preferito rincorrere forme di neoliberismo, che hanno impoverito maggiormente proprio coloro i cui vantaggi avrebbero dovuto sostenere.
Da LeU o meglio da quel che residua di LeU ci divide soprattutto la forma ambigua di sudditanza al Partito Democratico. Per questo motivo stiamo per far nascere un nuovo progetto alternativo di Sinistra che tragga la sua forza soprattutto dal radicamento nella società civile, senza chiudersi ad esperienze precedenti chiaramente alternative ed autonome o comunque convinte di dover procedere in modo libero da condizionamenti politici che hanno mostrato di essere fallimentari.

Joshua Madalon

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MANIFESTO per una
PRATO in COMUNE

Riteniamo che la maggioranza delle cittadine e dei cittadini pratesi abbia voglia di un cambiamento reale.
La città ne ha bisogno, la città lo merita.

Il territorio di Prato è da anni in piena transizione.
La crisi del sistema “distretto”, la terziarizzazione dell’economia, la composizione sociale e culturale degli abitanti della città con circa 35mila stranieri residenti sono solo alcuni elementi che raccontano la trasformazione della città laniera negli ultimi 20/30 anni. Trasformazione non supportata da un progetto complessivo e da un’idea avanzata di città: non ne sono stati capace chi, con maggioranze di centrosinistra o centrodestra ha governato Prato negli ultimi 10/20 anni.

La terza città dell’Italia centrale non può continuare ad essere ostaggio di finte alternative che si copiano in buona parte fra loro su politiche sociali e sanitarie territoriali insufficienti, derive securitarie e autoritarie che aizzano e fomentano le paure, il solito sentir ripetere di grandi opere spesso non prioritarie e comunque rimaste (o destinate a rimanere) in buona parte lettera morta.

Dobbiamo provare tutte e tutti insieme ad invertire la tendenza che isola i singoli in una condizione che non è capace di dar loro un futuro – sociale, lavorativo, affettivo – e che ha desertificato quel senso di comunità che era la vera forza di Prato.
Riteniamo sia necessario rimettere al centro i temi della casa, del sostegno al lavoro e del reddito , dell’inclusione sociale e della valorizzazione delle diversità. È necessario dare priorità ad infrastrutture che si caratterizzino per un’utilità reale a favore di tutti e non di pochi, alla tutela del territorio e facciano della valorizzazione dell’ambiente il faro su cui impostare il progetto politico.

Proponiamo questo sapendo che anche Prato non è “fuori dal mondo”, ma che si inserisce – tanto più alle prossime amministrative quando si voterà anche per le elezioni europee –
in un quadro nazionale che ci pone di fronte ad una alternativa insopportabile e pericolosa per la democrazia: o la barbarie delle forze della Destra variamente declinata o PD & co., difensori dei poteri forti, delle politiche di austerità e dell’attacco ai diritti sociali degli ultimi anni.
Non possiamo rassegnarci a consegnare la città a tutto questo.
Ne uscirebbe in ogni caso la riproposizione di un film già visto. Una consapevolezza che – a partire da tante realtà in Europa, in Italia ed in Toscana che si sono dimostrate alternative vincenti o comunque non marginali – si sta in queste settimane diffondendo anche a livello nazionale.

L’obbiettivo è costruire uno spazio aperto, pubblico che unisca – nella chiarezza dell’alternativa a formule fallite come centro destra e centro sinistra – forze politiche della sinistra, il municipalismo di sinistra, l’associazionismo diffuso, i movimenti DEMOCRATICI – e che faccia della pluralità e della partecipazione reale e incisiva dei cittadini il suo metodo di far politica ed il suo punto di forza.

Un impegno che tutti noi abbiamo già perseguito in molte occasioni, a cominciare dal referendum contro lo stravolgimento della Costituzione del 2016, che ci ha visto difendere un patrimonio che era anche un’idea di società che combatte le disuguaglianze, le quali oggi sono invece accettate da tutti gli altri come un dogma intoccabile. Per noi quello è un ineludibile spartiacque.

Per ribadire tutto questo terremo una prima assemblea pubblica di lancio di questo percorso a Prato, il prossimo SABATO 6 ottobre, in stretta connessione con altri che si vanno definendo anche in Toscana su queste linee, e cominceremo a lavorare in maniera aperta e partecipata per la costruzione di una proposta di governo per la città in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera.
Il resto, il dibattito che interessa più i rappresentanti che i rappresentati, lo lasciamo al vecchio a cui confermiamo di essere chiaramente alternativi.

Per sottoscrivere il manifesto:
pratoincomune2019@gmail.com

reloaded di un mio post del 3 maggio 2015 dedicato oggi a LE BUONE PRATICHE Domenico Lucano e il Comune di Riace

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reloaded di un mio post del 3 maggio 2015 dedicato oggi a LE BUONE PRATICHE Domenico Lucano e il Comune di Riace

Il mio impegno “civico” è in queste critiche che devono essere interpretate in modo positivo e non per interessi di parte e spero siano accolte senza essere confuse con chi polemizza senza alcun costrutto.

Aldo Masullo (filosofo)

Aldo MASULLO

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Domenico LUCANO

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Maurizio DEL BUFALO

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Renato CARPENTIERI

LA “LEGGEREZZA” DELLE ISTITUZIONI

Scrivevo nei giorni scorsi del Festival delle Idee Politiche di Pozzuoli (2426 aprile – organizzato da Città Meridiana). Intanto occorre sottolineare che “Idee Politiche” non sottintendono “Idee partitiche” ma utilizzano la forma “Politiche” in modo teoretico e sovrastrutturale senza per questo essere necessariamente “utopistiche”, anche se l’Utopia è la più limpida delle proposizioni politiche perché non conosce dipendenza e sottomissione a padroni ed interessi partitici, cioè “di parte”. Mi era sfuggita per motivi assai complessi da spiegare la partecipazione alla prima Edizione nel 2014; ho recuperato con gioia questa del 2015, partecipando in modo diretto anche ad una delle iniziative che immediatamente l’hanno preceduta. Le qualità degli eventi che hanno caratterizzato il Festival di quest’anno sono tutte “scritte” nelle figure che si sono succedute nel corso delle tre giornate (24 26 aprile con l’anticipazione del 23 al “Gozzetto”). Ne faccio un rapido elenco perché se ne abbia conoscenza: Aldo MASULLO, docente emerito di Filosofia Morale alla Federico II di Napoli la cui Storia accademica e politica è collegata alle vicende di trasformazione della società italiana dalla seconda parte del secolo scorso ad oggi; Nicola MAGLIULO, professore di filosofia e storia nei licei e con varie attività didattiche presso l’Università Federico II di Napoli ed una produzione significativa di varie pubblicazioni; Chiara SARACENO, una delle sociologhe italiane di maggior fama: importanti i suoi studi sulla famiglia, sulla questione femminile, sulla povertà e le politiche sociali, docente di Sociologia della Famiglia presso la facoltà di scienze politiche all’università di Torino; Maria Antonietta SELVAGGIO, docente ricercatrice di “Sociologia, analisi sociale, politiche pubbliche” presso l’Università di Salerno; Gianfranco VIESTI, Professore Ordinario di Economia Applicata presso l’Università “Aldo Moro” di Bari; Stefano CAUSA, docente di Storia dell’Arte contemporanea presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, Franco ESCALONA, architetto, presidente del Parco Regionale dei Campi Flegrei e coordinatore di un grande Programma Integrato per la valorizzazione dei beni culturali del territorio nonché eccellente scrittore e costruttore di eventi culturali; Alfonso ARTIACO, gallerista e cultore raffinato di Arte contemporanea; Mimmo GRASSO, poeta, saggista di critica letteraria, filosofia e arti visive; Caroline ABITBOL, fotografa e film-maker francese, autrice di un corto dedicato a Lina Mangiacapre; Nadia PIZZUTI, giornalista, scrittrice e cineasta, autrice del video “Amica nostra Angela” dedicato ad Angela Putino; Luigi RUSSI, giovane sociologo italiano “emigrato” in India, dove insegna all’Università di Bangalore ed autore di un libro estremamente attuale, “In pasto al capitale”; Massimiano BUCCHI docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università degli Studi di Trento ed autore di un gustoso testo, “Il pollo di Newton – La scienza in cucina”; Domenico LUCANO, Sindaco di Riace, piccolo Comune calabro assurti agli onori della cronaca per eventi positivi collegati ai temi dell’immigrazione, esempio eccelso di come si possa intervenire sulle “emergenze” portandole a diventare punto di riferimento “planetario”; Maurizio PALLANTE, impegnato in attività di ricerca e divulgazione scientifica sui rapporti tra ecologia, tecnologia ed economia, con particolare riferimento alle tecnologie ambientali; Salvatore ESPOSITO, presidente di “Mediterraneo Sociale”, un’inedita esperienza di rete di imprese sociali no profit e piccoli imprenditori con spiccata “mission” etica; Maurizio DEL BUFALO, ideatore del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli; inoltre sono stati presenti due rappresentanti eccellenti dell’arte drammaturgica italiana come Renato CARPENTIERI e Massimo ANDREI.
Ho fatto l’elenco per esprimere meglio quel che avevo in animo, in riferimento al titolo del “post”. Sarebbe molto importante che la “presenza” delle Istituzioni in occasioni come queste fosse “lieve” non ingombrante; attenzione, però: la leggerezza non può essere “assenza”. Esse devono far avvertire che esistono, partecipando in maniera tale da non appesantire con retoriche trite e ritrite, massa troppe volte di parole vuote, lo svolgimento degli eventi.
Nel corso del FIP sarebbe stato molto importante che le autorità cittadine fossero intervenute perlomeno in due momenti maggiormente significativi, come l’Omaggio a Raffaello CAUSA, storico dell’Arte e sovrintendente ai Beni culturali della Campania e l’incontro con il Sindaco di Riace, Domenico Lucano; e, sono qui a ripeterlo, non sarebbe stato necessario intervenire con fini eloqui retorici. A dire il vero, un intervento è stato fatto ma, a me è parso, a titolo personale dall’Assessore alle Pari opportunità del Comune di Pozzuoli, Maria Teresa STELLATO nel pomeriggio del 24 aprile.

Il mio impegno “civico” è in queste critiche che devono essere interpretate in modo positivo e non per interessi di parte e spero siano accolte senza essere confuse con chi polemizza senza alcun costrutto.

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ECCO PERCHE’…..DI CIASCUNO DI NOI

ECCO PERCHE’…..DI CIASCUNO DI NOI

Ecco perché,

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pur sospinto

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da passioni civili

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e politiche

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e da impegni familiari,

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faccio ritorno a Prato

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con qualche linea

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di malinconia.

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Questi paesaggi

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rimangono nella mente

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e nel cuore

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di ciascuno di noi.

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il mio BLOG – LA SINISTRA ed alcune domande – LA SINISTRA nel prossimo futuro – PENSO DUNQUE SONO

il mio BLOG – LA SINISTRA ed alcune domande – LA SINISTRA nel prossimo futuro – PENSO DUNQUE SONO

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IL MIO BLOG

Sin dal primo giorno in cui ho avviato ad utilizzare questo Blog a mio nome anche se contrassegnato da un “alias” riconoscibile in ogni sua forma (i miei amici degli anni Sessanta e Settanta cominciarono a chiamarmi Giosuè e nelle mie attività culturali scelsi di modificare il mio nome in Joshua Madalon) ho caratterizzato i miei interventi seguendo le mie predilezioni letterarie.
Ho parlato di altri ma anche di me, sia scrivendo recensioni sia producendo “storie” che hanno sempre l’intendimento di approfondire gli aspetti sociologici ed antropologici partendo dalla realtà.
Allo stesso tempo ho voluto raccontare spesso con molta passione le tormentate vicissitudini politiche che hanno coinvolto la mia esistenza nel corso degli ultimi dieci anni.
Oltre questo ho accompagnato per lungo tratto alcune porzioni piccole di Cultura costruendo occasioni originali o partecipando in modo costruttivo alla realizzazione di queste.

LA SINISTRA ed alcune domande

Nelle ultime settimane ho esposto alcune preoccupazioni in merito alla difficoltà che sta continuando a vivere la Sinistra, tutta insieme ma con profonde differenze tra quella che si considera “Sinistra” ma che ha privilegiato scelte più che altro centriste riservando alla parte più debole – sempre più debole – solo briciole intrise di pauperismo veterocattolico e che afferisce al PD, e quella che è sparsa in più rivoli e sigle ma che non riesce a trovare una strada maggiormente unitaria.
Vogliamo una buona volta porci qualche domanda? Per cercare di rispondere?
Esistono solo pochi e buoni rappresentanti dell’ideologia di Sinistra?
E’ davvero molto soddisfacente sentirsi depositari quasi unici dell’ideologia di Sinistra?
Ovviamente parlo di “ideologia” perché non mi trovo d’accordo con gli inventori della “morte delle ideologie” le cui affermazioni considero invece come espressione di una volontà di diffondere tale teoria, portando poi alla ”consapevolezza” che ciò che si dice e si ripete sia vero.
C’è solo un modo “unico” per interpretare le diverse realtà?
La Sinistra deve porsi come interprete e paladina dei diritti di tutti? A partire ovviamente da chi è più debole, ma senza dimenticare che la “debolezza” è insita anche in chi apparentemente non la evidenzia.
E cosa esprime la Sinistra intorno ai “doveri”? e come giudica la necessità di rapportarsi alla “legalità”?
Una Sinistra che voglia riportare l’attenzione su tutti questi temi può affidarsi ad una interpretazione acritica dei fatti, delle realtà?
Continuo ad affermare che l’illegalità, la trasgressione, a volte la violenza, non può appartenere alla Sinistra. Il rispetto delle regole deve camminare allo stesso passo della richiesta, accompagnata da iniziative anche forti, che tali regole, se considerate ingiuste, vadano cambiate in parte o in toto. Ma la Democrazia non può essere messa a rischio e quindi va praticata soprattutto da quelle persone che rappresentano storicamente il riferimento a coloro che questa Democrazia hanno contribuito a far nascere e far crescere pur attraverso tanti ostacoli.

LA SINISTRA nel prossimo futuro

Nei prossimi giorni alcuni di noi cominceranno a ritrovarsi per costruire un nuovo percorso delle Sinistre. Il mio riferimento al Partito Democratico sottintende in linea di massima la necessità di non dimenticare che in quella forza politica c’è una grande presenza di disillusi alla ricerca di uno spazio vitale nel quale cimentarsi per un cambiamento nella direzione “ostinata e contraria” rispetto a quel che oggi accade.

PENSO DUNQUE SONO

Queste poche righe possono essere un piccolo inizio di contributo. Chi mi ha seguito su questo Blog sa che non sto scrivendo nulla di nuovo. Penso dunque sono.

Joshua Madalon

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RACCONTO D’AUTUNNO riproposto

Prato

c’è un Teatro al quale si accede gratis in un luogo stupendo dove di tanto in tanto duellano con le parole, sprecandole sovrabbondanti ed inutili, semplicemente per auto convincersi che hanno un ruolo. Quel che è strano è che non sempre ciò che si dice vuol dire quel che una persona normale crede di capire….
In un’Aula di Consiglio comunale si discute di un Ordine del giorno e Alfonso, un ragazzino vispo ed intelligente cerca di capire. Ce la farà mai?

– RACCONTO D’AUTUNNO –

“…ha detto che loro sono pienamente d’accordo con il testo e che vogliono aggiungere degli elementi per migliorarla…Buono, no?”.

Un marziano che fosse per caso piombato in quell’Aula, a parte il fatto che non ci avrebbe capito un gran che, si sarebbe convinto di quanto espresso dal giovane Alfonso che accompagnava la madre ed un gruppo di sostenitori dell’ANPI.
Si trovavano in Consiglio comunale ed assistevano ad un dibattito su un Ordine del giorno presentato dalla maggioranza relativo al divieto di concessione di spazi pubblici ad Associazioni, gruppi e singoli che non dichiarassero nel loro Statuto apertamente di ispirarsi ai valori esplicitati nella Carta costituzionale, chiaramente antifascisti. Aveva appena finito di parlare uno dei rappresentanti dell’opposizione di Centrodestra e ad Alfonso era parso che fosse d’accordo con i contenuti dell’Ordine del giorno ma chiedeva che venissero approvate delle integrazioni. Tra l’altro appariva quasi offeso dal fatto che quelli che gli erano di fronte si considerassero “antifascisti” lasciando intendere che, dunque, dall’altra parte fossero “fascisti” o “filofascisti”.
La madre di Alfonso, Rebecca De Vivo, presidente dell’ANPI, cercò velocemente di spiegare ad Alfonso “Guarda, molte volte quel che si dice qui dentro non significa quel che a te sembra…quello lì semplicemente vuole annacquare tutto, metterci ancor più elementi per rendere impossibile poi la vera applicazione di quel che si chiede…alla fine non sarà possibile concedere spazi a nessuno per cui…li si concederanno a tutti….Sei troppo giovane ancora…”. Alfonso con tutti gli sforzi possibili cercò di capire ma non ci riusciva: perché mai uno per dire una cosa ne deve dire una che è esattamente il contrario?
Tra l’altro aveva sentito anche interventi della maggioranza che anche loro non capivano perché mai quegli altri non capissero ma ci aggiungevano tutta una serie di riferimenti a fatti orrendi che si erano verificati settanta anni prima ed esprimevano l’orrore verso alcuni che inneggiavano a coloro che li avevano commessi, accusando l’opposizione di volerli proteggere e fiancheggiare. Si parlava anche di una ripresa delle forze di Destra e del pericolo che correva la Democrazia.
Tra i banchi dell’opposizione ad Alfonso parve di intravedere la figura di Agathe Clery; lo disse a Lucio, che era tra i rappresentanti più giovani dell’Associazione, e questi “Ma no! Agathe Clery è un personaggio inventato…quella è solo una consigliera!”. Eppure aveva le stesse sembianze di quella dirigente d’azienda che odiava dal profondo dell’anima la gente dal coloro scuro e che era stata colpita da una rara malattia che progressivamente le avrebbe fatto cambiare la pelle rendendola simile alle persone che disprezzava.
Intervenne poi una donna dai banchi dell’opposizione, seduta in fondo quasi a volersi distinguere dagli altri e si diffuse in un intervento pedagogico facendo l’elenco dei parenti e degli amici e dei valori comuni a cui ella si era ispirata sin da quando era ragazza, e teatralmente aveva dato anche libero sfogo alle lacrime: un intervento che ad Alfonso apparve una lezione non richiesta di Storia in un contesto che aveva bisogno di un Si o di un NO. Aveva anche aggiunto che la Storia dell’antifascismo era ormai di dominio pubblico e che la studiavano alle elementari, alle medie inferiori ed anche a quelle superiori. Non disse “Uffà” ma poco ci mancava. Chiese lumi a Lucio mentre Rebecca si intratteneva a parlare con alcuni dei consiglieri di maggioranza. “Si tratta di una consigliera eletta nella maggioranza ma che ha lasciato quella parte non condividendone più le linee del Sindaco, lo stesso che aveva convintamente sostenuto in campagna elettorale…Alfò, è un altro dei misteri della Politica. Oggi ti stai proprio facendo una cultura…”

Alfonso era arrivato più tardi rispetto alla madre ed ai suoi collaboratori; si era attardato per seguire gli esiti di un match di volley internazionale che non si decideva a concludere. Abitavano a pochi passi dal Salone del Consiglio ed era abituato a girare per le vie del centro da solo: aveva tredici anni e la Politica lo interessava così a grandi linee, ma quel giorno, invitato dalla madre ad accompagnarlo aveva soltanto chiesto di rimanere ancora un po’ a casa.
Salì per le scale alte insieme ad uno dei vigili che faceva lo stesso percorso ed al quale aveva chiesto come fare per entrare nella sala del Consiglio. Lo seguì e prima di entrare, così come gli aveva suggerito raccomandandosi Rebecca, silenziò il suo cellulare.
Che meraviglia! Un luogo nel quale non era mai stato: la famiglia di Alfonso non era originaria di Prato; era arrivato da circa due anni e non aveva avuto, anche per pigrizia, mai occasione di visitare il Palazzo comunale. Non salutò neanche con un cenno del capo, tutto preso dal girare lo sguardo intorno verso gli affreschi ed i fregi che arricchivano quel luogo. Si diresse pian piano verso il gruppo, che mostrava una grande attenzione al fiume di parole che proveniva dai banchi dei consiglieri attraverso i microfoni. Lui non capiva assolutamente nulla di quel che stavano dicendo perché non aveva per niente capito i meccanismi di quel tanto parlare e dell’agitazione che ciò faceva nascere sia tra chi interveniva sia tra una gran parte di quelli che ascoltavano e si esprimevano con gesti e parole spezzate.
Lucio gli spiegò in larghe linee i motivi della contesa, proprio mentre interveniva un uomo maturo, brizzolato, che dimostrava di essere molto esperto dei duelli politici, apparendo leader della maggioranza: difese l’operato della sua parte, rilevando che fosse necessario creare un argine alla deriva antidemocratica che andavano proponendo gruppi di estrema Destra sempre più presenti in città con le loro provocazioni.
Alfonso era un ragazzino di intelligenza superiore alla media ed afferrò immediatamente il senso del dibattito, anche se non riusciva a capire perchè si esprimessero con tanta foga, poco meno di quella che aveva accompagnato l’esito della partita di pallavolo le cui fasi conclusive aveva voluto seguire poco prima.
Il più anziano del gruppo, Andrea, che era seduto in prima fila insieme a Rebecca, notò l’interesse di Alfonso e si complimentò con lui, chiese però di abbassare le voci, annunciando che stava per intervenire il più folcloristico rappresentante dell’opposizione e che forse, al di là del giusto rispetto dovuto per il luogo, valeva la pena ascoltarlo. Folcloristico lo era doppiamente, anche perchè il suo slang era poco chiaro, parlando in un italiano incerto, ma aggressivo nei toni, disprezzante, irridente. “Voi volete approvare quest’Ordine del giorno solo per continuare a strumentalizzare a vostro vantaggio alcuni episodi irrilevanti. E’ un vero e proprio schiaffo alla Democrazia, alla libertà di espressione. Non c’è differenza tra noi e voi sul piano dell’antifascismo! Siamo forse più antifascisti noi di quanto lo siate voi!”.
Dall’altra parte chiese di intervenire una consigliera di maggioranza. “Se quel che dite rispondesse a verità, e cioè che siete più antifascisti di noi, innanzitutto non stareste a rinfacciarcelo non riconoscendo che la discriminante antifascista è nel nostro DNA costitutiva più di quanto lo possa essere nel vostro che riscontra – o finge di farlo – l’esistenza dell’antifascismo in modo strumentale, e lo dimostrate nell’agire quotidiano, spesso sostenendo in modo celato ma anche aperto le azioni provocatorie di forze dell’estrema Destra in questa città… Anche per questo il vostro tentativo di rendere tutto una melassa confusa ed indistinta non può che fallire. Mentite sapendo di mentire ed in modo non dissimile dallo stile che contraddistingue chi, da antifascisti (se in realtà voi lo foste), dovreste combattere. Non siete credibili in questa farsa da guitti di strada!”

Si andava facendo sera, ma era ancora più buio del solito. Ed infatti ad un certo punto le parole sparse dell’interno furono contrastate da un roboante tuono e per un attimo ci fu anche un calo di pressione dell’energia elettrica. Niente di importante, ma la Presidente del Consiglio titubò un poco, cincischiò con delle frasi smozzicate prima di concedere la parola ad un tizio nei banchi alla sua Destra che somigliava un poco a Dick Tracy e che rivelò subito la sua verve popolare radicata nelle modalità con cui si esprimeva che tuttavia rivelava una buona esperienza oratoria “Non si comprende perché mai avete tutta questa fretta per approvare un Ordine del giorno su questi temi: a noi non sembra che vi sia tanta urgenza. Riparliamone in Commissione.” E sullo stesso schema intervenne un altro dei giovani seduto a Destra “Strano davvero questa fretta di approvare tale delibera: non si è mai visto che si discuta in Consiglio nei primissimi giorni di settembre…”.
Strano, sì. Perché mai? Anche Alfonso se lo chiese e lo chiese a Lucio, che però era attratto da un paio di gambe che sbucavano tra le sedie dei consiglieri ed andava spippolando sul suo smartphone. Non ottenne risposta, ma non insistette più di tanto, anche perché dalla Presidenza venne annunciato che non vi erano più iscritti a parlare e che si poteva procedere alle dichiarazioni di voto.
Ribadirono tutti le loro motivazioni, chi avrebbe votato il Documento chi avrebbe votato gli emendamenti e non avrebbe approvato l’Ordine del giorno se non fossero passati quelli e poi prese la parola una giovane seduta anch’ella sulla Destra, che aveva per tutto il tempo confabulato con altri due consiglieri, un giovane ed una ragazza dai capelli rossi tipo Pippi Calzelunghe, ed annunciò che il suo Gruppo, evidentemente quei tre, avrebbe votato a favore sia dell’Ordine del giorno sia degli emendamenti, a prescindere dal fatto che questi fossero poi approvati o meno dalla maggioranza.
Alfonso aveva ben ragione di essere confuso. Che strano modo di ragionare! Guardò perplesso Andrea che con un sorriso gli rispose: “Alfò, questa è la Democrazia! D’altronde meglio così; un Ordine del giorno approvato dalla sola maggioranza sarebbe stato “zoppo”: dobbiamo anche ringraziarli! anche se continuano ad essere ambigui e la loro scelta è orientata a non scontentare il plafond dei loro elettori, un po’ di Centro un po’ di Destra ed un altro po’ di Sinistra!”.
Qualcuno poi suonò una campanella ed alcuni consiglieri che erano fuori posto si sistemarono per votare….
Alfonso, quella sera, tornando a casa, non ne volle nemmeno parlare. Era andato con curiosità a seguire quel dibattito; forse era ancora troppo giovane. Non ci aveva proprio capito nulla: anzi, era più confuso di prima. E decise che, sì, forse tra qualche anno ci sarebbe tornato. Forse! Ma chissà! La Politica non faceva davvero per lui: aveva un carattere da sognatore. La fantasia non gli mancava. Quel pomeriggio però non era riuscito ad utilizzarla. Era così arida la Politica? Eppure è uno dei compiti più importanti per chi voglia contribuire a migliorare il mondo, a partire dal suo.

— fine —-

anche se alcune figure possono essere riconoscibili il testo ha puramente valore pedagogico orientato come è verso la conquista di una pratica politica che sia meno rigida e che dia più spazio alla fantasia . C’era una volta il Consiglio comunale dei ragazzi: purtroppo finiva per scimmiottare pedissequamente quello dei loro genitori. Invece sarebbe bello che i giovani si esprimessero molto liberamente e al di fuori degli schematismi precostituiti; forse Alfonso avrebbe molto da dire ed altri come lui potrebbero davvero insegnare ai grandi l’essenzialità e la concretezza.

 

 

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La rozzezza e l’improvvisazione – Il paese di Pulcinella

 

 

La rozzezza e l’improvvisazione – Il paese di Pulcinella

Sono le due caratteristiche grossolanamente evidenti rappresentate nella compagine di Governo di questo Paese dopo il 4 marzo 2018. La prima è stata antropologicamente il tratto distintivo dei fondatori della Lega, a partire da quell’Umberto Bossi, le cui espressioni “colte” sono state fondamento del successo. Un florilegio analizzato con una certa accuratezza è presente in questo articolo di Fulvio Sguerso  e quindi non mi dilungo troppo su questi aspetti, rimandando tuttavia i lettori alle puntate successive, non le mie, ma quelle del rude Salvini che a tutta evidenza raccoglie consensi nella parte più debole culturalmente del nostro Paese. Utilizza parole base come “papà”, “famiglia” e mostra lo sguardo severo e truce verso i suoi avversari. Tra l’altro coglierei l’occasione per suggerirgli, sapendo comunque di non essere ascoltato, di non rivolgersi a me come suo amico, come suo elettore. Non sono né l’uno nè l’altro e la mia espressione è quella di sentirmi costretto a trascendere, scendendo al suo livello pur se per un solo attimo: “Ma va’…….!”.

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http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2202:il-linguaggio-della-lega&catid=65:fulvio-sguerso&Itemid=57

Dall’altra parte c’è la seconda caratteristica, confusionaria, velleitaria, basata sulla scarsa conoscenza del livello bassissimo di rispetto delle regole da parte del popolo italiano. Parlano di “cambiamento” e vorrebbero partire dalla coda mentre sarebbe opportuno prendere il bandolo della matassa dal capo. Ma per fare questo occorrerebbe svelare agli italiani, non tutti ma quasi tutti, che responsabili dello stato di degrado non sono in maniera esclusiva coloro che hanno governato e i boiardi di Stato in genere ma loro stessi, inclini al non rispetto delle leggi. Tra l’altro è la stessa natura del Movimento, basato su un rapporto quasi esclusivamente telematico, a creare questa incertezza “istituzionale”: dichiarazioni improvvisate, individuali, sotto l’effetto di un accesso passionale costringono quasi sempre a marce indietro, distinguo, che ci fanno assistere impotenti (per ora) ad un teatrino della Politica che se appartiene alla Terza Repubblica identifica quest’ultima come “il Paese di Pulcinella”. A proposito, vuoi vedere che ci sia un grado di parentela tra quel personaggio, originario di Acerra, e l’attuale viceministro, che è invece originario di un paese che dista pochissimi chilometri, poco più di 6?

 

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Forse questa è la verità. In fondo Pulcinella non è poi un personaggio dai tratti negativi. Come tutte le maschere rappresenta una parte della società. Lui è beffardo, contrasta i potenti da quelli più vicini a lui a quelli più in alto. Una specie di Beppe Grillo, no? e chissà che non sia stato proprio in questa direzione che abbia fatto sì che a rappresentare il Movimento sia stato scelto Di Maio. in ogni caso ritorno ad evidenziare quello che è il modello base della partecipazione che non garantisce democrazia perché sfugge ai più ed è prerogativa solo dei “capi”. In questo modo è molto chiaro che non ci si possa fidare e che troppo spesso assisteremo a scelte contraddittorie smentite nel giro di poco tempo (il valzer dei vaccini sì-vaccini no-vaccini vediamo).

 

J.M.

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Andare dal barbiere…..

 

 

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Andare dal barbiere…..

Andare dal barbiere e/o dal parrucchiere dovrebbe essere utile a chi voglia occuparsi di “res publica”, di sociale, di antropologico. Avessi un po’ di tempo mi fermerei più a lungo ed invidio quei signori in pensione (ahi ahi anche io lo sono) che vi sostano pur avendo capelli e barba in ordine per accapigliarsi su temi sportivi, politici, locali. Certo, capita soltanto dai barbieri; dai parrucchieri non è solito nè trovare maschi anziani polemizzanti mè allo stesso tempo donne, che hanno di norma appuntamenti abbastanza precisi e non si prodigano in chiacchiere. E poi è di regola molto diverso anche il materiale a disposizione per trascorrere il tempo: i signori leggono quotidiani locali o sportivi, le signore riviste di gossip, di cucina e di costume. C’era un tempo in cui ai maschi era riservato anche qualche rivista più spericolata; d’altronde di donne non se ne vedevano e l’unico limite era dettato dal tener lontano i casti occhietti dei rampolli che venivano lì accompagnati. Si ricordano quei calendarietti profumati con le foto delle dive in posa audace con le poppe in vista, anche se ancora difese da corsetti minimi.

Badate bene, non sto deviando dalle mie noiosissime elucubrazioni politiche, non ci penso nemmeno un po’. Mi chiedevo infatti quale barbiere o parrucchiere abbiano frequentato i nostri politici della cosidetta Sinistra ampia (tutta! Non faccio eccezioni, perché – lo sapete – ce l’ho un po’ con tutte le sigle) per non aver capito le sofferenze decennali della parte più debole del Paese?

Infatti bastano solo uno o due turni di attesa in una barberìa che non chiede la prenotazione per ascoltare il disagio di gran parte dei frequentatori. Non si è tenuto conto delle sofferenze che spingevano persone democratiche ad esprimere concetti che si aprivano, e chiudevano con “Io non sono razzista, ma…” e “…ma non sono razzista!”. Si è lasciato che tantissime persone si accaparrassero attraverso la pratica politica posti be n remunerati di rilievo, mentre tantissime altre soffrivano la perdita del posto di lavoro e la difficoltà per i loro giovani di trovarne uno. Si è fatto sì che diventasse una norma positiva la flessibilità, non tenendo conto che questa pratica è fruttuosa per i i ricchi e piena di incognite e pericoli per tutti gli altri.

Bastava aver ascoltato. Ma eh già! Avrebbero potuto farlo, e forse lo hanno fatto; ma non hanno dato poi pratica a quel che ascoltavano. E’ un dato di fatto, incontrovertibile. Il dramma è che ancora oggi non hanno trovato la buona strada.

J.M.

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