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ALTRE STORIE

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ALTRE STORIE

Su questo Blog in un mio post del 31 ottobre u.s. http://www.maddaluno.eu/?p=10467 proseguendo a parlare di alcune iniziative svolte a Feltre nel 1982 annunciavo come operatore del Circolo di Cultura Cinematografica “La Grande Bouffe”

“……..nostre iniziative future, ad esempio quella che interesserà particolarmente il mondo della scuola e l’uso corretto didattico dei mezzi audiovisivi, che in dettaglio presenteremo al Provveditore agli Studi di Belluno, all’ IRRSAE, al Consiglio Scolastico Distrettuale n.4, ai Direttori Didattici ed ai Presidi. La necessità di un approfondimento di studio su questi temi è tanta ed è comprovata da una parte dall’importanza che hanno assunto, e vanno assumendo sempre di più, i mezzi audiovisivi, dall’altra dall’imperizia della maggior parte degli operatori scolastici nell’essere in grado di adoperare correttamente tutta la più o meno complessa serie di attrezzature che, pur acquisite dai singoli Istituti, giacciono molto spesso inutilizzate negli sgabuzzini e nei sottoscala delle varie scuole.“
E poi con una nota a piè di pagina scrivevo

“nda: Nei mesi successivi mia moglie ebbe il trasferimento a Prato ed io la seguii con un’assegnazione provvisoria a Empoli. E tra Prato ed Empoli iniziarono altre storie.”

Ecco, dunque alcune delle altre storie.

A Prato nel 1988 seguendo quelli che erano i miei specifici intreressi, all’interno dei quali sviluppavo competenze, ho potuto portare il mio contributo ad un Seminario internazionale promosso dal Comune di Prato, dall’Università degli Studi di Firenze, dall’Istituto di Pedagogia con il patrocinio della Comunità Economica Europea, del Ministero della pubblica Istruzione, dalla Direzione generale degli scambi culturali, dall’Associazione Intercomunale Area Pratese. Il seminario si svolse dal 18 al 22 maggio.
Durante il periodo “feltrino” ero stato protagonista della “stagione” delle 150 ore e contemporaneamente avevo costruito progetti e iniziative culturali cinematografiche sempre tenendo presente la funzione didattica dei mezzi audiovisivi. A Prato avevo partecipato da protagonista alla fondazione del Terminale e proseguivo la mia attività nel mondo degli audiovisivi utilizzati come strumenti culturali. Prato, attraverso la grande attenzione civile e sociale, tesa al recupero delle conoscenze disperse in tempi nei quali il lavoro portava via dal mondo dell’istruzione molti giovani prima che avessero concluso il ciclo di studi, aveva avviato, già da alcuni anni, percorsi di rialfabetizzazione rivolti agli adulti, grazie alla sensibilità di una classe dirigente politica ed amministrativa di altissimo livello (Liliana Rossi, Anna Fondi, Ivana Marcocci, Eliana Monarca, Massimo Bellandi sono solo alcuni dei nomi di amministratori, quasi tutti da me incontrati in quegli anni). La collaborazione con l’Università, in particolar modo con Francesco Maria De Santis, Paolo Federighi e Paolo Orefice era stata preziosissima ed aveva prodotto grandi risultati ed aspettative.
Anche per fermare lo “stato delle cose” e stimolare il processo si svolse dunque il Seminario “Strategie per uno sviluppo generale dell’educazione degli adulti. Verso un 2000 educativo” al quale ebbi la fortuna e l’onore di partecipare con un mio specifico intervento dal titolo “Nuove tecnologie…verso il 2000” all’nterno della Sezione che si occupava di “Nuove tecnologie audiovisive e sviluppo dell’educazione degli adulti”.
Nel prossimo post riporterò alcune parti della Presentazione curata dal prof. Paolo Federighi e dell’Introduzione del prof. Filippo Maria De Santis.

….1……

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LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 11 e finale

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 11 e finale

11.
Dimenticheremo qualche aspetto inevitabilmente, ma possiamo assicurare che quando eravamo al termine della legislatura e ci siamo guardati indietro non credevamo neanche noi di aver avuta tanta energia per poter produrre, in cinque anni, tante occasioni nuove nel settore ampiamente culturale e ci spaventava soprattutto un’ipotesi, che non era legata soltanto a personali egoistiche normali rendite di posizione: che, se si fossero perse le elezioni, non avremmo potuto proseguire in questa nostra opera.
Noi infatti crediamo fermamente che una sana azione formativa e culturale garantisca ai cittadini, siano essi giovanissimi, giovani o meno giovani, siano essi uomini o donne, siano essi italiani o stranieri, siano essi cattolici o mussulmani, una maggiore serenità, un senso di maggiore sicurezza.

La nostra città è profondamente cambiata in questi ultimi cinque anni: anche la presenza di nuovi cittadini sta divenendo sempre più un fatto normale, Prato sta assumendo l’aspetto di una città multietnica come le grandi città europee. Il nostro territorio si è fortemente modificato in meglio: i problemi di certo non mancano e saranno affrontati da noi in questa legislatura; la viabilità, pur con qualche elemento di criticità, sta migliorando; il sistema delle piste ciclabili lungo il fiume Bisenzio consente ai cittadini la fruizione di parti del territorio che prima non conosceva; anche la collina e la montagna sono più vicine con il percorso del Pedecollinare e l’asfaltatura della strada che porta a Poggio Castiglioni; nella prossima legislatura di certo completeremo il progetto della Stazione Centrale con la definitiva acquisizione e trasformazione dei Magazzini Merci; allo stesso modo andranno risolti i problemi di Viale Marconi e realizzate alcune idee emerse dal progetto di Urbanistica Partecipata a Mezzana. In ogni caso noi che veniamo dall’esperienza degli ultimi anni, siamo responsabili di quanto realizzato e di quanto non ancora realizzato, ma decisamente non possiamo negare che vi abbiamo contribuito con le nostre idee, con i nostri progetti, con la nostra passione.
Se vogliamo fermarci a riflettere, non possiamo fare a meno di dire che, pur non essendo del tutto soddisfatti, abbiamo costruito nuovi percorsi, abbiamo continuato progetti già tracciati, abbiamo concorso a migliorare la percezione culturale in questo territorio. Basterebbe soltanto sapere, infatti, che in questa legislatura il nostro sito www.comune.prato.it/circoscrizioni/est è stato il più visitato e consultato: ed esso è contrassegnato quasi esclusivamente da notizie di carattere culturale relative alle nostre iniziative.

Abbiamo tralasciato volutamente di menzionare i grandi contenitori (il Natale e l’Estate), anche se è importante poter dire che in questa ultima estate abbiamo coinvolto con i progetti diretti o indiretti cui abbiamo contribuito tanti luoghi della nostra Circoscrizione, dalla Piazzetta della Castellina al Cantiere, dal Circolo La Macine a quello de La Querce, da Gonfienti alla Pier Cironi, dalla Piazza della Stazione alla Tenda di Mezzana, dove ci troviamo. E poi ci sono stati tanti eventi, alcuni di carattere addirittura nazionale ed internazionale, inseriti nelle Natalogie.

Conclusioni

Siamo qui anche per poter continuare e migliorare tutto questo; lo faremo in questa Circoscrizione con voi ed insieme a voi cercheremo anche di svolgere un ruolo che non ci isoli dal resto della città e ci consenta di raccogliere i successi che possano accrescere il valore culturale di questo territorio.

Purtroppo negli ultimi giorni, ma a dire il vero per tutto questo anno, si sono avvertiti gli inviti a volte appena sussurrati a fare molta attenzione alle spese. In effetti, si può dire che la Circoscrizione, ma non solo quella Est, non ha mai speso un euro in più di quelli assegnati come budget all’inizio dell’anno. Dunque? Dunque, gli inviti che nelle ultime ore appaiono delle vere e proprie imposizioni, e non si parla di non spendere in più ma di non spendere per niente, non possono essere accolti senza aggiungere poi che tale decisione sarebbe un vero e proprio attacco al decentramento. Anche perché con i tagli sul budget già assegnato l’Ente Locale non ricava che poche misere briciole, con il rischio che non si andrà a colpire laddove davvero forse ci sono gli sprechi. Inoltre sarebbe bene che una volta per tutte l’Ente Locale e le forze politiche che lo amministrano svolgessero una seria verifica andando a bilanciare costi e ricavi e soprattutto andando a valutare la capacità di spesa sia quantitativa che qualitativa che è espressa da una Circoscrizione, il cui lavoro sul territorio è prezioso, svolto come è sia per assenza sia per delega del Comune e della Provincia.

Dopo aver chiarito tutto questo, occorrerà da subito affrontare un ulteriore approfondimento su tutta la linea sul futuro del decentramento. Ritengo sia improcrastinabile tutto questo se non vogliamo abdicare al ruolo che ciascuno di noi ha scelto al momento dell’adesione alle liste per questo Consiglio Circoscrizionale.

– Prof. Giuseppe Maddaluno
– presidente della Commissione Formazione e Cultura
– della Circoscrizione Est del Comune di Prato

C’è un “populismo” buono?

C’è un “populismo” buono?

La domanda non attende risposte rassicuranti. C’è chi potrebbe pensare che sia strumentalmente diretta per giustificare qualsiasi tentativo di “ascolto” da parte della Politica dei problemi generali e particolari della gente. C’è chi invece potrebbe immediatamente affermare che non esista una forma di “populismo” nell’ambito della Sinistra e che questa modalità politica appartiene in modo esclusivo alla Destra o al più a movimenti di nicchia “autoreferenziali”. In effetti la domanda contiene una risposta e serve dunque solo ad ottenere una risposta “positiva”, distinguendo in partenza un “populismo” collegato a chi intende far crescere il dissenso verso chi governa ed un “populismo” inteso come “presa in carico” delle urgenze e dei bisogni primari della parte più debole del Paese.
Comprendo che, come tanti altri –ismi, anche questa parola ha assunto un suono significante negativo; ma, come per altri –ismi, il giudizio sfavorevole è, a mio parere, profondamente ingiusto.
Non si può aspettare – in modo benevole e passivo – cosa sanno “fare” quelli della Destra. Bisogna “fare” quello che è compito della Sinistra. La Destra avanza proposte ma per realizzarle dovrebbe comprimere ulteriormente le potenzialità dei ceti medi. Basterebbe riflettere su come si amministra un semplice “bilancio familiare”, quello in cui entrano da duemila euro in più al mese, quelle famiglie che hanno perlomeno un membro che lavora o percepisce una somma mensile intorno ai 1500/2000 euro.
Tra “entrate” e “uscite” l’equilibrio deve essere mantenuto. E allora? Se per fare un piccolo investimento (una nuova auto, un elettrodomestico, una nuova cucina come “ambiente”) servono nuove “entrate” cosa si fa? Si reperiscono le risorse necessarie prima di intervenire nella spesa.
Nello Stato per reperire fondi si applicano nuovi balzelli oppure si attuano scelte restrittive verso coloro che evadono – o eludono – il fisco. E c’è molto poco da fare: anche nel recupero di somme ingenti dagli evasori parziali o totali il peso di tali interventi graverà sugli “onesti”. A meno che non si attui una riforma fiscale “totale”, che consenta al cittadino di avvalersi di detrazioni corpose al momento della dichiarazione annuale dei redditi. In pratica un cittadino dovrebbe poter scalare dal complesso delle tasse per intero la “cifra” in più che un qualsiasi artigiano, professionista o detentore di partita IVA che presta un servizio aggiunge alla sua parcella. L’evasione – o elusione – avviene solitamente in modo molto “riservato” ed è per questo motivo che è difficile colpirla. Diversamente nei luoghi pubblici l’assenza dello “scontrino” può essere verificata in modo molto diretto da qualsiasi cittadino e semmai segnalata. Ovviamente il cittadino contribuente non dovrebbe comunque mai essere “a credito” con lo Stato, accontentandosi di avere comunque svolto un ruolo attivo nel recupero.
Quanto ai nuovi balzelli bisogna stare allo stesso modo attenti. Uno tra i tanti “facili innamoramenti” del popolo italiano è quello che gira intorno al tema “plastic free”. Su questo tema, come su tanti altri, ho da sempre pensato che si è, come italiani, tremendamente in ritardo. Ne parlerò in un prossimo post.

UNO e DUE

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UNO e DUE

1.

Cosa fare? Non ho intenzione di gareggiare con Lenin ma in ogni caso non possiamo evitare questa domanda rivolta a noi stessi. E, dunque, “cosa fare” e non solo “che fare?”, anche se la realtà con la quale stiamo confrontandoci – pur non essendo paragonabile tout court a quella dei primi anni del secolo scorso, è altrettanto foriera di oscuri presagi.
Occorrono ampie interlocuzioni nell’ambito della Sinistra. Ho dato la mia disponibilità personale ad interloquire con quella parte di Partito Democratico disponibile ad un profondo reale cambiamento rispetto alle fasi recenti renziane, che hanno evidenziato volontà centriste sempre più elitarie ed esclusive sempre meno attente ai reali bisogni delle parti più emarginate ed indebolite del Paese, che hanno subito l’attrazione della Destra populista e regressiva. E’ estremamente importante analizzare nel profondo i motivi per cui una larga parte di elettorato si orienta verso la Destra retrogada rappresentata da Matteo Salvini. Contemporaneamente tuttavia occorre agire mettendo in campo una progettualità di Sinistra che corrisponda alle loro richieste. C’è una sensazione, e forse più di “una sensazione”, che siano stati abbandonati per sopraggiunta incapacità di una leadership tesa a difendere i propri “fortini” come se fossero inespugnabili; ed è per questo che, oltre la incapacità, c’è una sottovalutazione dei problemi collegata ad una autosopravvalutazione.
Raccontare tutto questo, con l’esperienza personale, comporta la profonda amarezza di dover sottolineare il fatto che già dalla nascita del PD erano state evidenziate le contraddizioni che sono “scoppiate” in modo fragoroso all’avvento del renzismo. Questo Partito così come è “ora” non può funzionare come “difensore” dei più deboli; anche l’uscita di Renzi e di pochi altri non ne ha cambiato la fisionomia. Va rifondato. L’ho scritto nel corso della campagna elettorale delle amministrative pratesi e sono stato oltraggiato. Mi fa piacere però sentire in questi giorni voci che mi darebbero ragione. In questa direzione sono disponibile a contribuire “dall’esterno” ad avviare un nuovo viaggio.

2.

Ci sono forze politiche “di massa” come il PD (per capirsi sono quelle che raggiungono risultati a doppia cifra nei consensi “elettorali”) che non possono giustificarsi nè a livello locale nè a quello nazionale per tutto quello che accade: quasi sempre ne sono partecipi e complici non succubi. Ci sono d’altra parte forze politiche “testimoniali” come Potere al Popolo, LeU o Sinistra Italiana (per capirsi quelle che a stento superano il 3% quando va bene) che navigano nel sottobosco delle minoranze oppositive, assumendo il compito costituzionale di evidenziare i problemi facendoli emergere in tutta la loro gravità.
Ovviamente mi fermo nella parte “mancina” che è quella che mi interessa e coinvolge: troppe volte la forza di maggioranza, impegnata nelle sue navigazioni governative locali e nazionali non ascolta le “voci” e tira avanti perseguendo i suoi obiettivi che finiscono per emarginare le parti più deboli del Paese. Sarebbe opportuno trovare il tempo per fermarsi, anche solo per un piccolo spazio di tempo, e ragionare sui disastri che si compiono nel corpo sociale quando si va avanti senza osservare, senza ascoltare: e dire che con i “social” questa operazione è molto più semplice. Tutti i giorni, tutte le ore, ogni minuto ed ogni secondo sui principali “Social Network” il dibattito ferve ed il battito della vita procede. Chi è in grado di intercettarlo, ascoltarlo e interpretarlo ha gli strumenti per vincere. Troppe volte, però, si alzano steccati da parte di difensori di ufficio (le “mosche cocchiere” che tutto sanno) e si finisce per trascendere in modo poco utile.

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LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 9

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LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 9

….vorrei ricordare che il documento è datato 5 ottobre 2004………..

9.
Ben diverso e alterno è stato il rapporto con il Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci”. Ottimo all’avvio, come dimostra anche il fatto che è stato sopra riferito, allorquando a dirigere dal punto di vista artistico il Centro vi era il prof. Bruno Corà e Presidente era Italo Moscati. Con loro due il feeling è stato ottimo ed abbiamo anche realizzato per due anni di seguito, nel 2000 una serie di incontri sul rapporto arte – malattia (Anoressia – Bulimia) con una performance dell’artista Sandra Tomboloni, nel 2001 una nuova serie di incontri di interesse filosofico sull’Estetica “L’ Educazione Estetica – Un progetto per le generazioni presenti” ed una installazione di Mario Bottinelli Montandon. Entrambi, Tomboloni e Montandon, giovanissimi artisti già affermati, che abbiamo poi trovato nelle collettive che sono state ospitate dal “Pecci” negli anni seguenti. Con la partenza di Corà e Moscati non siamo stati in grado, sia a livello circoscrizionale sia intercircoscrizionale, di riprendere i rapporti per reciproche difficoltà. Abbiamo intenzione di riavviare i contatti e ne abbiamo già parlato con il nuovo Assessore alla Cultura.

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Nell’ambito del Coordinamento delle Commissioni Cultura chiederemo un incontro con il prossimo Presidente del centro, una volta che sarà chiara la sua identità.

Un’attività che è stata sostanziale nel corso di questa legislatura e l’ha davvero caratterizzata in pieno è quella dell’organizzazione delle “Passeggiate”.
Fra gli obiettivi prioritari che questa Circoscrizione si era prefissati c’era la migliore conoscenza del territorio in tutti i suoi diversi aspetti, da quello naturalistico a quello economico, da quello culturale e storico a quello antropologico.
A questa esigenza ha corrisposto l’iniziativa voluta soprattutto da Mauro Franceschini che ha ideato il Progetto “Passeggiate fra Storia e Natura” insieme al geologo Maurizio Negri. Nell’organizzazione, oltre alla Circoscrizione, sono coinvolti i due Circoli de La Macine e della Querce, la Pubblica Assistenza e tanta tanta gente comune, il cui numero è in continua progressiva crescita. Il lavoro che svolgono è preziosissimo anche perché ci permette un controllo sul territorio soprattutto quello pedecollinare e montano ed è stato tale in occasione del tremendo incendio che si verificò lo scorso anno e che ha messo a repentaglio gli abitati fra la Macine e la Cementizia. A questo progetto abbiamo dedicato una pubblicazione davvero stimolante, che può essere un primo assaggio per la conoscenza del nostro territorio per chi volesse percorrerlo: per tutte queste ragioni siamo convinti che occorra proseguire in questa attività riservando una parte delle energie per avvicinare le giovani generazioni ad una più corretta educazione ambientale, ed un primo passo è stato quello di far conoscere le “Passeggiate” ai giovani del Consiglio Circoscrizionale, che avevano espressamente chiesto fra le scelte che avevano proposto di conoscere il territorio in modo più corretto e scientifico.

Abbiamo appena incontrato il nuovo Assessore al Turismo della Provincia, Roberto Rosati, cui abbiamo chiesto di proseguire l’impegno che eravamo riusciti ad avere dal suo predecessore, Alessandro Attucci.

Fra le tante attività organizzate dalla Circoscrizione hanno avuto poi una grande risonanza i due Corsi di Ceramica curati dal prof. Edoardo Bruno e dalla prof.ssa Rosina Scarpino. Essi si sono svolti presso il Circolo “La Pietà” e sono stati seguiti da un gran numero di persone. Il secondo Corso ha peraltro prodotto un’opera “L’Albero della Vita” che è esposta all’interno della sede circoscrizionale. In prospettiva vorremmo realizzare un altro corso con l’idea di costruire i vari elementi di un Presepe.

…..9………

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INTELLIGENTIBUS PAUCA VERBA SUFFICIUNT

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INTELLIGENTIBUS PAUCA VERBA SUFFICIUNT

Non c’è più tempo per lamentarsi e neanche per riaffermare tout court ed in maniera solitaria ciascuno le proprie posizioni.
A questo punto occorre il coraggio della capacità critica collettiva, rinunciando tutti – ma proprio tutti – a difendere interessi poco più che – se non del tutto – personali. Occorre essere in grado di riconoscere le ragioni anche del successo degli avversari: non sono tra quanti si lasciano abbagliare dalla pretesa obsolescenza delle ideologie, ma esiste – oltre la forma fideistica – una pragmaticità che va al di là delle affermazioni ortodosse. C’è una Destra e, se c’è, significa che esiste anche una Sinistra. Non si può tuttavia escludere, in modo categorico, che la Destra abbia a cuore i destini dei diseredati, così come afferma di voler in modo esclusivo la Sinistra. Ciò non significa che vi sia una forma fluida nella quale tutto è indistinto ma di certo vorrà dire che in quella direzione della difesa degli ultimi non vi possa essere una leadership assoluta, ma una interpretazione diversa certamente sì. Al di là di polemiche di basso profilo sulla ragione o meno di queste affermazioni non si può negare che la percezione di questa incapacità/capacità della Sinistra/Destra negli ultimi anni è stata alta e perdente/vincente.
L’attualità mette in ogni caso in evidenza il fallimento del progetto collegato al Partito Democratico. Prima lo si riconoscerà prima potremo risalire la china.
Ho scritto che il Partito Democratico andava resettato e ricostruito. Ciò è necessario per il futuro del nostro Paese.

Joshua Madalon

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 6

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 6

Nel 1982 ero ancora a Feltre, dove avevo fondato un Circolo di Cultura Cinematografica. Scrivendo di Cinema e Cultura, collaboravo con “Areanord” e con “Segnocinema”.
L’articolo che riporto qui sotto, diviso in due parti, era per “Areanord” e trattava proprio delle attività del Circolo “La Grande Bouffe” e mette in evidenza anche gli aspetti antropologici connessi ad una realtà molto chiusa tra la presenza asfissiante di Comunione e Liberazione e la nascente Lega Nord.

“Fra i Circoli operanti nella nostra Provincia (nda: Belluno)ve n’è una che programma iniziative culturali cinematografiche, il Circolo “La Grande Bouffe” di Feltre. La sua attività, ad un anno e mezzo dalla nascita, conta già numerose proposte tra le quali molti successi e qualche “fiasco”. L’idea di formare un gruppo che si interessasse alla programmazione culturale cinematografica risale all’organizzazione di un ciclo di film sul movimento operaio che fu presentato a Feltre nell’ultima parte del 1980. Ad essa aderirono CGIL, CISL, UIL, ARCI e UDI e sia durante che dopo la sua realizzazione alcuni giovani si riunirono e fu decisa la formazione di un Circolo di Cultura Cinematografica, cui fu dato il nome “La Grande Bouffe”, a sottintendere – oltre alla stima per Marco Ferreri – che fra i suoi compiti ci sarebbe stato quello di presentare tanti film, da farne fare a tutti una “grande abbuffata”, ed in verità è andata proprio così. Grazie a questo Circolo, a Feltre sono stati presentati dei film che nessuno prima d’ora aveva avuto altrimenti il coraggio di mostrare. E’ vero che il “coraggio si paga”, da una parte ciò richiede un notevole impegno (e questo spesso stimola e incoraggia gli organizzatori a proseguire), dall’altra si va incontro a innumerevoli critiche, con l’accusa di presentare film cervellotici e noiosi! Ma non è sempre così.
Grande successo hanno avuto, ad esempio, le tre serate dedicate a Jean Vigo, con la presentazione di opere in originale, appartenenti peraltro al periodo dell’Avanguardia degli anni Trenta. Ciò che ha soddisfatto maggiormente gli organizzatori è stato il pubblico, che ha seguito la manifestazione con grandissima attenzione, mostrando di riuscire a cogliere pienamente il senso delle opere presentate ed a conoscere questo importante autore, prematuramente scomparso. Anche il contesto nel quale è avvenuta la presentazione, sostenuta sia dalla Biblioteca comunale che dalla sede staccata dello IULM di Milano, era di altissimo livello: le sale del cinquecentesco Palazzo “Tomitano”.
Un’altra iniziativa molto interessante è stata quella detta “Cine-giro”. In quattro diverse località della nostra zona – il Feltrino (Pez, Porcen, Villapaiera e Mugnai) veniva proiettato lo stesso film (nda: la scelta era fatta su cataloghi della Sanpaolo film ed era indiscutibile il fatto che i film non fossero proibiti per i minorenni; inoltre va sottolineato che l’attrezzatura era prestata dall’IPSIA “Carlo Rizzarda”). Il pubblico è accorso con interesse a cogliere quell’occasione, quella possibilità di poter uscire di casa nelle sere d’inverno per stare un po’ insieme agli altri (nda: la televisione commerciale era appena agli esordi, ma in alcune zone non era ancora arrivato il segnale)…….

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Ho scritto poco di Politica in queste ultime settimane….

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Ho scritto poco di Politica in queste ultime settimane; non ho tuttavia smesso di ascoltare scrutare approfondire soprattutto dal punto di vista socio antropologico le discussioni intorno a quel che è accaduto nel periodo estivo che, molto diversamente da tanti altri, hanno prodotto rivolgimenti storico politici di cui certamente parleranno i nostri figli e nipoti. E, così, nell’ascoltare e leggere il dibattito soprattutto sui media e sui social, abbiamo potuto verificare il grado di sopportabilità connesso al livello di ipocrisia persistente nel ceto politico medio alto dei sedicenti “Democratici”. Molti non ci crederanno ma ho da sempre avuto la capacità di fare autocritica di alcuni miei errori ed avrei potuto – forse “voluto” – farla anche in questa occasione. Ho alzato il tiro, il livello di scontro, nei mesi scorsi durante la campagna elettorale, arrivando anche a dire che il Partito Democratico meritava di sparire per il bene di tutti. Sono inorriditi i dirigenti del medio livello locale, sentendosi punti ed offesi, o perlomeno mostrando di essere “punti ed offesi”. Ho guadagnato soprattutto su Facebook attacchi virulenti cui sono seguiti silenzi, in modo particolare dopo il sospiro di sollievo che ha preso il posto dello sgomento per lo scampato pericolo di una riedizione “peggiorativa” della sconfitta del 2009. Erano “silenzi” dovuti anche al sentimento di superiorità verso uno “sconfitto” e forse, oltre i silenzi, c’è stata anche la disistima. E, come suggerivo pocanzi, ho taciuto, aspettando che qualcosa mi portasse chiarezza sia nella buona che nella cattiva conferma del mio pensiero.
Mi ha aiutato molto Matteo, Renzi intendo dire. Il quale ha fatto la sua scelta, e per la prima volta ha mostrato coerenza: in realtà lui non aveva nulla da condividere con il Partito Democratico. Si dice spesso, affondando il dito nella piaga con nonchalance, che un Partito è uno strumento attraverso il quale alcune donne ed alcuni uomini costruiscono, realizzano e mettono in pratica il loro Progetto. Renzi si è reso conto di avere fallito e, come spesso lui stesso è andato ripetendo, ha portato via il “pallone” ed ha cambiato squadra e campo di gioco, presupponendo che potrà essere riconosciuto, al di là delle enunciazioni democratiche ed ecumeniche sulla “squadra” e sulla “parità assoluta di genere”, capo indiscusso, gallo in mezzo ad un pollaio di indistinte entità.
Insieme a Renzi qualcun altro è uscito dal PD, ma molti altri – e forse troppi – preoccupati di non avere spazio, avendo ben conosciuto lo stile dell’ex leader, pur continuando a stimarlo, anche per inveterata amicizia, hanno deciso “per ora” di non lasciare il Partito. Questo atteggiamento, comprensibile dal punto di vista pragmatico, rischia di produrre un doppio danno mortale sia al corpo debole con cui è stato generato il Pd e che non ha permesso alla Sinistra di diventare matura nel Paese sia alla stessa nuova formazione che non riesce a raccogliere consensi in un elettorato già in possesso di solidi punti di riferimento nella parte moderata del Centro e del Centrodestra nel Paese.
Sarebbe molto utile un momento di riflessione semmai nella prossima primavera. Occorre una presa di coscienza degli errori e un cambio di passo, che parta dal riconoscimento delle profonde ragioni espresse con critiche a volte connotate da pregiudizi da parte della Sinistra diffusa, quella dell’associazionismo e delle forze politiche civiche, che sono state massacrate e ricattate con lo spauracchio concreto peraltro della vittoria delle Destre. Dopo i ricatti però i risultati non sono cambiati e proseguono ad libitum altri ricatti consimili. Usque tandem…?

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 5

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 5

“Szindbad”

Sindbad, il marinaio, il giramondo, l’uomo alla ricerca di se stesso, alla ricerca del suo passato: un viaggio nel tempo, senza passat-senza presente; Zoltàn Huszarik ci mostra nel prologo del film questo personaggio alla fine della sua vita, una vita dispendiosa di sentimenti, di gioie, di erotismi naturali. Egli rivela come sia possibile costruire un film fortemente erotico senza mostrare nulla di particolarmente piccante (ad eccezione del peperoncino, che con accuratezza meticolosa il protagonista si accinge a sminuzzare nel brodo): è l’erotismo dei sensi, elevato al massimo grado, l’erotismo delle stesse immagini che affascinano forse in misura talmente estetica da condurre lo spettatore al di là di ciò che è concreto ed essenziale. Le immagini che sanno di “decadenza”, di malinconico addio alle gioie della vita avviluppano le menti, coinvolgendo tutti nel sapore dolce amaro dell’eterna lotta dell’uomo che conduce alla sconfitta, destinandolo ad abbandonare tutto quello che ha posseduto nel compimento del destino mortale. Sindbad non ha legami, o forse ne ha mille e più; minuscoli e tenaci fili si collegano a lui: il ricordo, in quest’ora e mezza circa di immagini, musiche e danze, fa da padrone assoluto e la vicenda, volutamente scoordinata, si snoda davanti ai nostri occhi, offrendoci sensazioni mai provate o riposte e riscoperte d’un tratto. L’esaltazione dei sensi, il calore umano, la estrema voglia di trovare la quiete, la pace, di sentirsi a proprio agio già si avvertono nella prima sequenza riassuntiva: il ceppo acceso, le travi mature grondanti pioggia serena, i fiori che si schiudono e si chiudono, gli occhielli di grasso galleggianti nel brodo, la sazietà, l’esser cereti di aver sapèuto godere la vita elegantemente, sobria ma anche ricca di occasioni, mai abbandonate vigliaccamente.
La scena che, più di tutte, è apparsa significativa è quella che presenta la cena di Sindbad. Famose sono nella storia della letteratura e del cinema cene come quella di Trimalcione e quella altrettanto ricca e vorace a più dimensioni concettuali de “La Grande Bouffe” di Marco Ferreri. Nessuna delle precedenti eguaglia, a parer nostro, questi pochi minuti, che il noto critico Maurizio Grande ha definito “sequenza da antologia”. Sul piano della qualità e della quantità dei cibi il paragone non può essere operato (le portate nel film “Szindbad” sono appena tre): questa notazione ci offre l’estro di avviare una discussione sulle innumerevoli potenzialità dell’arte cinematografica nel saper rendere con poche immagini atmosfere e condizioni inesprimibili a pieno con le semplici parole. Questo film ha inoltre un’ulteriore valenza, dovuta ad un perenne richiamo all’alternanza tra la vita e la morte, un segno quasi premonitore del destino dei suoi protagonisti: anche Zoltan Latinovits, il superbo interprete del personaggio Sindbad, è prematuramente scomparso.

Di Huszarik avremmo voluto vedere, ma a Pesaro non è stato proposto, il suo ultimo film, “Csontvary” (1979). Sappiamo che vi ha lavorato per oltre un anno e mezzo, che per realizzarlo è stata spesa una fortuna. Questo film è dedicato ad un geniale pittore ungherese dei primo del ‘900, ma così come per Szindbad, ispirato ad un personaggio inventato da Gyula Krudy, non è un tentativo biografico, aneddotico. Disse Huszarik: “…il film su Csontvary segue un itinerario completamente diverso. Non intende rilevare le miserie, le fallibilità umane, non si riferisce alle debolezze dell’uomo. Non tace dei tratti della personalità, dei problemi psicologici, ma respinge i ricordi aneddotici che circondano la figura del pittore e non eleva al rango di mito la pazzia di Csontvary. La figura di Csontvary mi interessa in quanto personalità straordinariamente creativa”. Purtroppo non si sa molto di più: speriamo di poter vedere al più presto questo film.

……….giuseppe………………maddaluno………………….feltre ………………..28.06.1982

DA GIOVANE – due post di fine marzo scorso…. riprendiamo il cammino

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DA GIOVANE – due post di fine marzo scorso…. riprendiamo il cammino

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 1

Da giovane. In tante altre pagine su questo Blog ho celebrato “Il mio Cinema”. Ho dedicato a quella passione una parte importante della mia vita. Anche in questi giorni continuo ininterrottamente a guardare film attraverso i mezzi domestici. Ma il titolo del post rimanda a quel che facevo quando avevo l’età dell’Alighieri all’inizio del suo viaggio nell’aldilà. Ero ancora a Feltre, dove insieme ad alcuni giovanissimi amici, cinephiles anche loro, avevamo fondato un Circolo di Cultura Cinematografica. Ne ho già parlato in altri post.
Per recuperare quella memoria trascrivo in questa ottava parte alcuni articoli scritti per una rivista del Nordest, “AREANORD”, curata da altri giovani.
In quegli anni alla fine della scuola frequentavo come “critico” alcuni Festival come quello di Pesaro, quello di Cattolica, quello di Venezia.
Gli articoli che vi presento riguardano Pesaro. La Mostra Internazionale del Cinema Nuovo era soprattutto un’occasione di studio sulle cinematografie. Per averne un’idea vi riporto il link dal quale potete recepire pur epidermicamente le caratteristiche.
Nel 1982 venne approfondita la cinematografia magiara e quella jugoslava. Era da poco morto il maresciallo Tito e di lì a breve si sarebbe dissolto il Paese in una guerra civile sanguinosa.

1.
La XVIII edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro (12-20 giugno 1982) era quest’anno dedicata a due cinematografie poco presenti nelle nostre sale, quella magiara e quella jugoslava. La programmazione dei films presentati è stata suddivisa in quattro parti: nella stessa giornata, in perfetta concomitanza, venivano proiettati films e videonastri in quattro diversi punti. Questo ha comportato ovviamente nello spettatore una scelta da compiere di volta in volta e la conseguenza di tutto ciò è che si sono perse delle incredibili occasioni per seguire filmetti a dir poco mediocri. Poichè, da quel che si è visto, il cinema che è apparso più interessante è stato quello ungherese, ci sembra giusto, dopo le consuete e meritate lodi al Direttore della Mostra, Lino Miccichè, noto critico de L’Avanti!, formulare delle critiche nei confronti dell’organizzazione per quanto riguarda la scelta dei temi da trattare, delle cinematografie da presentare. Ci è apparsa infatti pretestuosa, e almeno non pienamente motivata la decisione di affrontare il duplice impegno del cinema ungherese e jugoslavo e non riescono a convincerci neanche le motivazioni riportate nell’introduzione fatta alla Mostra. Sarebbe bastato infatti dedicare questa edizione soltanto al cinema ungherese per offrire un’occasione “unica” ed irripetibile agli studiosi ed al grande pubblico: su 128 films presentati, ben 82 appartenevano all’Ungheria e 46 erano invece jugoslavi.
Quest’ultima cinematografia ha deluso, sia per la quasi totale bassa qualità del prodotto(escluso alcuni titoli che ricorderemo più avanti), sia per l’assenza forse di carattere opportunistico o per scelta, del cinema d’animazione, noto ed apprezzato in tutto il mondo, peraltro annunciato nel programma e non presentato: è probabile che, essendosi aperto negli stessi giorni il Festival di Zagabria (dedicato proprio a quel settore), gli organizzatori di quell’evento abbiano preferito tenere “in casa” le pellicole più importanti. Complessivamente, dunque, il cinema jugoslavo ha deluso ed anche il seminario che lo riguardava è stato meno seguito di quello ungherese.

…ottava parte – 1…continua

Joshua Madalon

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 2

intro: L’avvio dell’articolo postato il 27 marzo (mercoledì scorso) aveva una serie di difetti, in primo luogo la ridondanza, la prolissità e poi di conseguenza la pesantezza della struttura. Lo riconosco, anche se non posso per una sorta di scientificità che consenta di comprendere le varie fasi della mia esistenza esimermi dal pubblicarlo. In effetti, poi, le parti successive dello stesso articolo risultano più sciolte, grazie anche alla varietà dei prodotti filmici analizzati.

Chi è che canta laggiù

2.
Fra i film presentati ve n’erano alcuni di buona qualità, che a ragione potrebbero trovare posto nella programmazione delle sale cinematografiche italiane senza perdere nel confronto con i più diffusi e spettacolari prodotti statunitensi. Parliamo del divertente “Koto Tamo Peva” (Chi è che canta laggiù) di Slobodan Sijan, che, dopo il successo ottenuto al Festival di Cannes, potremo vedere nella prossima stagione cinematografica; di “Usijanje” (Incandescenza”) di Boro Draskovic; di “Specijalno Vaspitanje” (Educazione speciale”) di Goran Markovic, un delicato film sull’educazione e sul problema del recupero dei ragazzi emarginati, disadattati, spesso costretti a scoprire la violenza all’interno ed a contatto con le istituzioni. Il ritmo dell’inchiesta che appare dalla visione del film mette in evidenza il precedente lavoro del regista, che aveva prodotto, prima di questo, che è il suo film lungometraggio d’esordio, un numero notevole – una cinquantina – di documentari per la televisione jugoslava. Buona la recitazione di Bekim Fehmiu (il già famoso “Ulisse” televisivo di Franco Rossi) nell’interpretazione di Zarko, un moderno educatore alle prese con dei giovani delinquenti; bravo anche Slavko Stimac nel ruolo del giovane Pera, protagonista della storia narrata. Complessivamente un film che è piaciuto; questo però ci impone una precisazione: i moduli stilistici adottati lo avvicinano notevolmente alle cinematografie occidentali, la recitazione e la vicenda, che si svolge in maniera perfettamente ellittica, lo fanno ritenere un prodotto “industriale” di largo consumo. Il film che ci ha maggiormente entusiasmato è stato “Samo Jednom Se Ljubi” (Si ama una volta sola), terzo film di Rajko Grlic. Speriamo di poterlo rivedere: ci ha ricordato il cinema del compianto Fassbinder, in particolare “Il matrimonio di Maria Braun” (lo stesso Grlic,ammettendo di aver visto “Maria Braun” solo dopo la realizzazione del suo film, vi ha notato delle consonanze). C’è forse la stessa atmosfera drammatica che ha caratterizzato dappertutto, nel dopoguerra, la fase della ricostruzione, foriera di mille e più speranze, ma portatrice di altrettante disillusioni. Ciò che ci ha impressionato di più è stata la capacità di narrare una vicenda sentimentale, senza cadere nel fumettone romantico, ambientata in un momento di intenso dibattito politico, senza per questo incappare in un’opera di agiografia filo-socialista. Anzi, nel rapporto fra i due protagonisti della vicenda narrata, Tomislav (eroe della Resistenza, membro dell’Ufficio Speciale della Milizia Popolare) e Bebèe (danzatrice di balletto classico, appartenente ad un ceto medio-borghese), la politica non è mai preponderante rispetto all’amore.

fine parte ottava – 2….continua

Post dell’autore: Nel prossimo blocco termineremo l’articolo sul cinema jugoslavo e continueremo con quello magiaro.

Joshua Madalon

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