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1 aprile – REPETITA IUVANT (alcune cose da ricordare, da “non dimenticare”) intero

REPETITA IUVANT (alcune cose da ricordare, da “non dimenticare”) parte 1

Di tanto in tanto vado a rileggere alcuni tra i miei post degli anni precedenti; non è una forma di egocentrismo vanaglorioso ma – all’incontrario – una debolezza congenita, un certo qual senso di finitezza che mi spinge a verificare i miei percorsi “diretti”, quelli soprattutto che mi hanno portato gradualmente ad allontanarmi dal Partito che ho contribuito a fondare da coordinatore “in seconda” di un Comitato.

Sinceramente avverto “sempre” un senso di frustrazione, una disillusione profonda nel vedere confermate tutte le critiche che in modo filiale, fraterno, paterno rivolgevamo sin dagli inizi a coloro che – seduti sugli scranni degli “apparati” o loro sostenitori pedissequi (il termine, quest’ultimo, non deve essere interpretato in modo negativo, erano “acritici” ma convinti: in maggioranza con la “buona fede” in tasca) – volevamo che condividessero il nostro bisogno di creare  un “Partito nuovo più aperto, inclusivo e partecipato”, un Partito, come lo chiamammo noi, “Davvero Democratico”.                                                                                                                      Molta documentazione di quel periodo è stata da me pubblicata qui. Ma immensa è la Rassegna Stampa di allora, tra il 2006 ed il 2007 e ricca la produzione territoriale.

I segnali di un malessere che sarebbe poi diventato profondo c’erano già allora, allorquando coloro che si arrogavano un potere democraticamente aperto ai contributi, illudendosi di poter anche dare una svolta ai metodi politici, affinchè tenessero conto principalmente dei bisogni e delle richieste che provenivano dalla base, furono deliberatamente contrastati nelle loro istanze e marginalizzati nella loro attività. Nondimeno però gli apparati continuavano a predicare la necessità di un rinnovamento.  Lentamente poi si è prodotto un “gap” sempre più forte che ha allargato le distanze; in un territorio come quello di Prato alcune vicende hanno messo in evidenza lampante questa discrasia. In una di queste il PD si è lacerato, arrivando addirittura a mettere in discussione un candidato alla carica di “primo Cittadino” che era stato eletto dalle Primarie “aperte” creando in pratica le condizioni per consegnare la stessa città alla Destra; in un’altra occasione la ricerca del consenso per raggiungere il successo nelle Amministrative si è spinta ad accogliere qualsiasi voto, anche da parte di gruppi chiaramente di Destra. Nel frattempo un sostegno a questa deriva è stato fornito dalla ascesa di Matteo Renzi che, insieme a vecchi e nuovi sostenitori, ha progressivamente mortificato la partecipazione critica propositiva delle periferie, non solo quelle “territoriali”. Un po’ alla volta i Circoli si sono desertificati, a causa della frustrazione diffusa: a cosa possono servire i dibattiti, i confronti intorno alle idee ed alle proposte se poi non solo non se ne tiene conto, ma addirittura le si combatte sotterraneamente, anche se non solo?

Oggi potrebbe apparire a molti ingenui (anche questo termine deve essere inteso in modo positivo) che, essendo Matteo Renzi uscito dal PD, ci siano meno “lacci” per coloro i quali volessero riprendere a dialogare semmai con due piedi fuori e l’anima leggermente “dentro”. Non è affatto così; la realtà è che quei “veleni” introdotti hanno lasciato segni indelebili, dolori, che potrebbero anche essere leniti ma con atti concreti nei metodi, nello stile, negli approcci diretti. Per capirci; non bastano più le “parole” (anche quelle scritte), ne abbiamo sentite (e lette)  tante anche da parte di chi poi le tradiva nei fatti.

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REPETITA IUVANT (alcune cose da ricordare, da “non dimenticare”) parte 2

Cercare voti a destra era purtroppo necessario per poter vincere, visto che una parte sempre più corposa di elettori di Sinistra si allontanava, in parte correndo dietro all’attivismo verbale pentastellato in parte contribuendo ad aumentare il voto di astensione o quello “disperso” a volte anche in controtendenza (non è sempre facile per tutti in questi tempi comprendere quale sia la differenza tra Sinistra e Destra). E allora perchè mai non camuffarsi da Zelig se questo torna a vantaggio?

Quelli che conoscono i miei percorsi politici sanno perfettamente che non è mai stato tra i miei obiettivi il lucrare sul tipo di impegno che profondevo; ovviamente ho sempre più agito in modo disinteressato, soprattutto man mano che la mia età avanzava. La specificità con cui mi sono mosso è stata quella di un federatore e dunque è stata proprio quest’ultima funzione a non essere accolta, perché implicava l’accoglimento di figure che si sarebbero potute porre in concorrenza con quanti aspiravano a ricoprire incarichi. In realtà proprio quelle “poltrone” di cui ha trattato il segretario del PD, Nicola Zingaretti, nell’annunciare le sue irrevocabili dimissioni. Il campo d’azione è stato sempre quello della Sinistra, ed in modo netto quella Sinistra democratica, progressista, moderatamente riformista, non di certo meramente identitariamente ideologica. Fino a quando sono rimasto nel Partito Democratico ho lavorato per far costruire progetti, per consentire elaborazioni comuni aperte agli esterni volenterosi e condivise. Di certo partivo dalla consapevolezza dei limiti del “progetto originario” non tanto sui “fondamentali espressi” quanto sulle “pratiche attivate”. “Palestra delle Idee”, adesione ai “Luoghi ideali”, partecipazione a “Trame di Quartiere” sono state alcune tappe che hanno fatto del territorio nel quale ho operato, Quartiere San Paolo di Prato, un luogo di elaborazione riconosciuto da molti, in senso positivo nonchè negativo, come esemplare.

Dopo essere uscito non ho mai smesso di adoperarmi nella costruzione di una forma di coalizione dei soggetti della Sinistra, sempre più escludendomi da posizioni apicali che avessero lo scopo di ottenere riconoscimenti che non fossero quelli di tipo morale. Ho tentato di operare all’interno di quel raggruppamento che ha fondato “Liberi e Uguali” con molti dubbi, soprattutto alcune ambiguità mai sciolte; per cui avvertendo l’inutilità del mio contributo, o addirittura un senso di fastidio, ho scelto di muovermi per costituire un soggetto federativo dei residui della Sinistra con la creazione di “Prato in Comune”. Ovviamente non sono riuscito, insieme ad altri “compagni” a federare – per evidente incompatibilità (come già espresso) – la parte maggiormente dogmatica della Sinistra.

In questi ultimi giorni, complice la marginalità indotta dal virus, ho continuato ad osservare in solitudine lo scorrere degli eventi. In modo particolare mi hanno attratto alcune vicissitudini nazionali collegate alla crisi del Governo Conte 2 ed alla nascita del nuovo Governo Draghi. L’esito del percorso del dimissionario Segretario nazionale del PD e l’arrivo del “nuovo” che tuttavia nelle sue prime uscite non ha espresso nuovi esiti, rimanendo nel vago della solita retorica politica, fatta di “parole d’ordine” sempre le stesse, mi spingono a chiedere di “vedere le carte”, a partire dal “locale”.

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3. REPETITA IUVANT (alcune cose da ricordare, da “non dimenticare”) parte 3 In questa nuova “palestra” ci sono passi indietro e passi avanti. Se per davvero si vuole cambiare, occorre che vi sia chi fa dei passi indietro e chi abbia la possibilità di fare dei passi avanti. Se si annunciano cambiamenti, occorre agire di conseguenza. Diversamente, sarebbe una nuova buona occasione perduta.

E’ solo una “metafora”, quel “vedere le carte”, ovviamente! Innanzitutto perché per troppo tempo le abbiamo vedute sempre così identiche a se stesse e non abbiamo mai avuto un riscontro con ciò che sarebbe stato realizzato. Tante “parole” pochissime “conferme”; tanto che di volta in volta le si sono ripetute come se fossero “nuove”, ma erano vecchie e stantie. E’ una pessima abitudine della “Politica” che ha avuto bisogno di “rinnovarsi” continuamente proprio perché non riusciva a rinnovarsi per niente.

Di certo ci siam cascati anche noi, che abbiamo i capelli bianchi. Ed è davvero molto difficile che ci si ricaschi senza avere  la necessaria prudenza.

E’ possibile oggi attivare un nuovo percorso virtuoso? La “ragione” mi dice di NO, ma la passione mi sospinge. Gli elementi positivi possono avere la prevalenza solo se per davvero si avvii a considerare questo “tempo” così sospeso ad un passo dal precipizio come bisognoso di una cura molto energica e speciale.

L’equiparazione tra pandemìa e vaccini e crisi profonda e ricerca di una soluzione appare a me molto carica di significati e molto appropriata.

Quel che occorre non sono altre “vecchie” parole rielaborate in modo abborracciato pur con un nobile e sincero intento.

Non si può far finta di niente, come se in questi anni non fossero accadute vicende che hanno ridotto il livello di democraticità, hanno mortificato la partecipazione diffusa, hanno svenduto gli ideali in cambio di un potere accentrato sempre più nelle mani di pochi. Occorre costruire forme politiche che si occupino prioritariamente delle realtà umane ed economiche, culturali e sociali, attenuando le differenze  ed incentivando le uniche forme di ricchezza che siano utili a migliorare la società, distribuendo gli utili nella creazione di occasioni di lavoro “stabile” anche se diversificato. Occorre far tesoro per davvero di questo dramma che stiamo vivendo; dobbiamo impegnarci a far sì che per davvero da questa tragedia si esca tutti migliori. Ce lo siamo detto ma non sembra che queste affermazioni siano state considerate come sacrosante verità da realizzare.

In questa nuova “palestra” ci sono passi indietro e passi avanti. Se per davvero si vuole cambiare, occorre che vi sia chi fa dei passi indietro e chi abbia la possibilità di fare dei passi avanti. Se si annunciano cambiamenti, occorre agire di conseguenza. Diversamente, sarebbe una nuova buona occasione perduta.

22 marzo – AVVOCATI vs BANCHIERI – ciarlieri vs taciturni parte 2

AVVOCATI vs BANCHIERI – ciarlieri vs taciturni parte 2

A coloro che hanno sostenuto fino all’ultimo il precedente Governo va detto che è un errore lasciare all’Opposizione la funzione propulsiva di una Critica puntuale ed oggettiva sui ritardi da colmare, e che occorre denunciare gli sciovinismi deleteri dei sostenitori “a prescindere”, semmai silenti per convenienza. Essere leali non significa essere servili. Lo ha mostrato Pier Luigi Bersani qualche sera fa a “Otto e mezzo” affermando che “non vedeva alcun cambio di passo in atto”. E, a dire il vero, Mario Draghi non manca occasione (non ce ne sono molte ma per ora ci si può anche accontentare: “il ragazzo si farà!” come dice Francesco De Gregori ne “La leva calcistica del ‘68”) di segnalare quanto di buono il Governo Conte 2 ha fatto, riconoscendo che non sia stato fortunato con la “bad company”, con la quale si è ritrovato a convivere, di Oppositori esterni ed “interni”.

Quanto al raffronto del titolo “Avvocati vs Banchieri” è del tutto evidente, anche all’indomani della Conferenza Stampa nella quale, tirato per la “giacchetta”, Draghi ha avviato a profferire qualche timido “blabla”, che il suo “mestiere” non è quello del “Politico”. Lo si evince da alcune sue affermazioni, forse “sincere ma avventate” dal momento in cui egli vuole presentarsi come “estraneo” alla Politica, ma poi finisce per cascarci “dentro” se non con due, almeno con un piede. In tanti si sono sperticati in lodi ed in critiche; le lodi per la prospettiva “salvifica” di cui l’ex Presidente della BCE è accreditato – le critiche per la sua connaturata tendenza a non eccedere in esternazioni verbali. Lo ha detto sin dall’inizio – ed in molti tra noi “osservatori” lo avevamo preannunciato – che non avrebbe avanzato promesse che non potevano essere mantenute. Tornando a quel titolo (Avvocati vs Banchieri) è ben chiaro il riferimento alle qualità professionali dei due leader, Conte e Draghi. Il primo, da bravo “avvocato del popolo” ha mostrato in più occasioni una delle peculiarità tipiche del lavoro forense; l’altro, economista studioso banchiere, ha evidenziato la sua propensione ad una elaborazione solitaria o limitata ad un piccolo gruppo.

In tutto questo periodo, ben contento del suo lavoro, Renzi ha sonnecchiato e poi è riapparso subito dopo l’investitura di Letta a segretario nazionale del PD. Ne parleremo in altro post  ma ho la necessità di ribadire alcuni aspetti.

Chi è Renzi? Presuppone di essere uno statista ma non riesce in quel ruolo.

Aprire al dialogo da parte del PD può essere semplicemente una delle modalità con cui ci si chiarisca per poter poi comprendere che le “strade” non possono essere condivise. Allo stesso tempo chi ha “nostalgia” di lui all’interno del PD faccia la sua scelta; d’altra parte potrebbero essere un peso per il PD e non un vantaggio per “Italia Viva” che, a mio parere, non si schioderebbe da una posizione marginale tra il 2 ed il 3 per cento dei consensi (in questi ultimi giorni c’è solo un andirivieni in atto, ma poco cambia).

Renzi che sognava di essere un epigono di Berlusconi, sostenuto anche in tale direzione da una parte del Partito Democratico (“per battere Berlusconi ci vuole uno come lui” dicevano), ha dimostrato di essere ben poca cosa. Sognava di essere un Clinton, un Obama, un Cameron; infine un Macron: il risultato, per ora è che potrebbe finire per bussare alla porta di un Centrodestra con la mano tesa e le pezze al culo.

12 marzo – CINEMA – Storia minima – parte 16 – 1939 – per la XV vedi 15 febbraio

CINEMA – Storia minima – parte 16 – 1939

Il film di cui si tratta in coda alla parte 15 è “Ombre rosse”

“Ombre rosse” (“Stagecoach” – La diligenza) si basa su un racconto di Ernest Haycox e narra il viaggio tra un gruppo di sconosciuti rappresentativi di una eterogeneità (una prostituta, un venditore di superalcolici, un alcolizzato, una donna incinta che intende raggiungere il marito che è un ufficiale di cavalleria, un giocatore d’azzardo, un banchiere, un maresciallo chiamato a difendere il convoglio dal suo postiglione, preoccupato non solo del pericolo di poter incrociare un ricercato ma anche dall’annuncio della discesa sul “sentiero di guerra” da parte di Geronimo e degli Apache. Il film inaugura un percorso western in una delle location classiche di quel genere, la Monument Valley, scelta da John Ford in altre opere altrettanto significative (come “Sentieri selvaggi”) nelle quali il grande regista volle anche proseguire la sua collaborazione con John Wayne, che in “Ombre rosse” interpreta il ruolo del “ricercato” Ringo Kid. Tra gli interpreti dobbiamo ricordare Claire Trevor – la prostituta – e John Carradine – il giocatore d’azzardo.

Il film pur avendo avuto molte candidature agli Oscar ne ottenne solo due di secondo piano, per il Miglior attore non protagonista a Josiah Boone (l’alcolizzato) e per la Migliore Colonna Sonora. Pur tuttavia “Ombre rosse” è rimasto nella Storia del Cinema come uno dei più grandi straordinari capolavori di tutti i tempi ed è costantemente oggetto di studio per la tecnica adottata e la capacità narrativa espressa.

Approdando in Europa fermandoci per ora in Francia ritroviamo due tra i giovani ma già affermati cineasti più attivi in quel periodo, Marcel Carné e Jean Renoir.

Il primo gira un nuovo capolavoro, anche questo, come il precedente “Il porto delle nebbie”, di cui abbiamo brevemente accennato nella parte 13, interpretato da Jean Gabin, che pian piano confermerà di poter essere una icona fondamentale del cinema francese e non solo. Il nuovo film,“Alba tragica”, si avvale anche di una sceneggiatura di altissimo livello, dovuta a Jacques Prévert. Accanto a Jean Gabin troviamo Arletty, che aveva lavorato con Renoir l’anno prima in “Hotel du Nord”. Il film è riconosciuto come uno dei capisaldi del realismo poetico. La storia è come nel caso dei due precedenti, ambientata in parti degradate, ben collegate simbolicamente alle vicende umane di amore e morte cui sono destinati i loro protagonisti: in “Alba tragica”, François è un operaio orfano che ha appena commesso un omicidio; nel film precedente era Jean, un disertore dell’esercito coloniale francese. Entrambi degli autentici “dropout”, scartati dalla società o destinati a diventarli.

Il secondo, Jean Renoir, continua ad alternare nei suoi film ambientazioni popolari e medioalte, borghesi e aristocratiche, mettendo in evidenza le contraddizioni della società del suo tempo. Molto vicino agli ideali del Fronte Popolare francese, aveva girato pellicole di denuncia sulle ingiustizie sociali con “Toni” del 1935 e “La vita è nostra” del 1936 accanto a film che trattano la tranquilla vita della società borghese in quadretti deliziosi che si rifanno all’esperienza dell’altrettanto celebre genitore in “Une partie de campagne” del 1936. Nel 1939 è la volta di questa commedia “con delitto” “La regola del gioco”, il cui titolo rimanda inequivocabilmente anche se indirettamente al nostro Pirandello. Anche in questo delizioso film, che è considerato ai vertici dei valori mondiali, non mancano i contrappunti critici tra le diverse classi sociali ed al loro interno (mi ricordano in modo specifico i temi trattati ben più di due secoli prima da Carlo Goldoni nella “Trilogia della Villeggiatura”). Da notare l’interpretazione di uno dei personaggi chiave, Octave, da parte dello stesso regista.

9 marzo martedì – IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – Atti di un Convegno del 2006 -parte seconda (per la prima vedi 23 febbraio)

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte seconda

..continua l’intervento introduttivo di Giuseppe Maddaluno

….Perché a trenta anni dalla sua morte continuiamo a parlare di Pier Paolo Pasolini? L’occasione della commemorazione è trascorsa da qualche mese e noi ancora una volta intendiamo interrogarci sulla modernità del pensiero di Pasolini e forse anche per rispondere a quanti ancora qualche giorno fa obiettavano che abbiamo dedicato troppo tempo a Pasolini, diciamo che non possiamo ritenerci appagati. Soprattutto Perché Pasolini e la sua multiforme opera, la sua presenza in quei pochi anni, una cinquantina circa in cui lui è vissuto, ci pone ancora oggi davanti a mille quesiti. Spesso ci andiamo chiedendo cosa avrebbe detto Pasolini davanti alla nostra realtà politica, sociale, culturale ed è a mio parere una esercitazione ben oziosa ed inutile alla pari di quando ci si chiede cosa sarebbe stato il nostro mondo se Colombo non avesse scoperto l’America o Hitler e Mussolini non fossero stati sconfitti o il Muro di Berlino non fosse mai stato alzato o ancora in piedi non fosse stato ancora abbattuto.

Rimane di Pasolini un’opera omnia notevole non ancora del tutto studiata che vale la pena di approfondire e poiché il mondo, per fortuna, non è qualcosa di definito e statico è importante che le giovani generazioni si accostino all’universo pasoliniano per contestualizzarne il messaggio. Ed è in questo modo che dobbiamo rispondere a questo quesito che prima dicevo ozioso: non possiamo saperecosa avrebbe detto Pasolini, ma possiamo avere il contributo dei nostri giovani studenti, lettori, studiosi dell’opera di Pasolini chiedendo loro di continuare a mantenere vivo il suo pensiero. E’ ben vero infatti che quando si decide di inserire nel percorso scolastico Pier Paolo Pasolini sembra l’inizio di dover fare delle scelte coraggiose, per scoprire poi che quanto Pasolini scrive in particolare nelle sue opere per così dire polemiche, dove questo termine sta per dialettiche, forse provocatorie ma nel senso positivo di una ricerca costante di interpretazione di una realtà sempre più si direbbe ora in trasformazione genetica non proprio positiva, quel che appunto scrive Pasolini è molto più in sintonia oggi con quello che pensano le giovani generazioni. Ed è alla fine una gran bella scoperta, ci si appassiona e quello di Pasolini finisce per diventare qualcosa di molto più moderno rispetto a quanto lo fosse per davvero negli anni ’60, negli anni ’70 e nella prima metà degli anni ’70. Ci potrebbe venire addirittura da dire che al di là dei giovani, nei quali permangono due elementi che hanno caratterizzato Pasolini, passione ed ideologia, egli oggi continuerebbe ad essere un rompiscatole, un trasgressivo, un uomo non violento che ingenera verso di sé violenza. Potremmo con un accostamento neanche troppo blasfemo accostarlo a Cristo che simbolicamente crocifiggiamo quando l’umanità umilia parte di sé stessa con la guerra, con l’odio, con la violenza e con l’arroganza. Altro elemento da cui sfuggire è la banalità. Pasolini aveva già compreso l’abisso di banalità che si sarebbe toccato negli anni successivi.

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7 marzo – LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO – parte 5 e ultima (per la 4 vedi 6 marzo)

LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO – parte 5 e ultima

Apparentemente rimane, per ora, di scrivere intorno al punto 5, e cioè la “sostituzione” di Domenico Arcuri al ruolo di “Commissario straordinario emergenza Covid”. In realtà, questa operazione era nell’aria da qualche settimana. Con l’avvio del nuovo Governo, Arcuri era rimasto silente ed aveva lasciato spazio ad altre figure. Pesavano su di lui molte critiche, ed in modo particolare il cumulo di responsabilità che gli erano state assegnate: indubbiamente uno degli aspetti per conto mio meno comprensibili del Governo precedente. Nondimeno la scelta dell’attuale Presidente del Consiglio, Mario Draghi, contiene degli aspetti che dovrebbero preoccupare al di là delle ideali divisioni tra bellicisti e pacifisti: affidare l’incarico ad un esponente di primo livello del mondo militare come il Generale Figliuolo mette in evidenza il livello di degrado degli apparati civili, considerati inadeguati a seguire efficacemente il decorso della pandemia.E’ una vera e propria resa incondizionata, una dichiarazione di impotenza da parte dello Stato anche se in un “tempo” di alta ed urgente drammatica emergenza. La gestione Arcuri forse ha peccato di superbia ma la responsabilità più alta risiede nell’assenza di un controllo adeguato da parte del Governo. Il generale Figliuolo si presenta ad ogni buon conto con un ottimo curriculum, soprattutto quello più recente, che fa riferimento alla gestione logistica dell’emergenza Covid nella prima fase pandemica (era sotto la sua guida la gestione di quelle lunghe meste file di camion militari che un anno fa aiutavano a smaltire le salme a Bergamo). Pur tuttavia a me ha fatto impressione vederlo nel suo esordio seduto al tavolo del Coordinamento con la sua divisa militare con nastrini e distintivi vari. L’ho considerata una forma di scarso rispetto per il ruolo “nuovo” che sta svolgendo, di tipo esclusivamente “civile”: basta una giacca ed una cravatta; non occorre altro.

Difficile concludere, mentre il quadro si evolve aggiungendo temi su temi. Ritorno per quest’ultimo motivo alla questione PD e alla sua crisi, di fronte alle dimissioni di Nicola Zingaretti, irrevocabili.

Ne ho parlato con alcuni miei interlocutori. Considero la scelta del Segretario PD come una vera propria provocazione: per me l’appello sottinteso è ai “suoi” non a coloro che sono di fatto i suoi “interni” avversari. Zingaretti chiede – è un mantra molto diffuso in Politica in questo periodo – “un cambio di passo” e probabilmente anche una “nuova” iniziativa politica. Semmai anche una iniziativa altrettanto provocatoria, come la occupazione degli spazi associativi. In ciò sono stato preceduto dalle “Sardine”, anche se mi sono subito chiesto “a che titolo lo avrebbero fatto”. Su di loro ho sospetti che non sono mai stati fugati: cosa fanno nella vita? Chi li “sostenta”? come mai spuntano così all’improvviso senza essersi mai fatti sentire in questo tempo nel quale avremmo avuto bisogno “anche” del loro contributo?

Un’iniziativa forse sarebbe molto utile per la “Democrazia”. Avviare con procedura d’urgenza la revisione dello Statuto del PD nella parte che non ha consentito la ricomposizione degli organismi territoriali nel rispetto delle nuove maggioranze all’indomani della tornata di Primarie dello scorso 3 marzo 2019, allorquando Zingaretti ottenne il 66% dei consensi. Da allora, mentre l’Assemblea Nazionale è composta in modo da rispettare tali risultati, nelle Assemblee ed organismi territoriali tutto è rimasto come prima: a decidere e scegliere vi sono maggioranze irrispettose del voto “democratico” di tanti iscritti e simpatizzanti di quel Partito. Quello Statuto così come è è “antidemocratico” ed “anticostituzionale”!

6 marzo – LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO parte 4 (per la parte 3 vedi 4 marzo)

4.

Esercitando la “memoria” mi vien da ricordare che, a inizio “pandemìa”, in uno dei Paesi europei l’opposizione tese la mano a coloro che governavano. Si tratta del Portogallo; in Italia sarebbe stato impossibile, visto il clima acido, livido, rancoroso che si è instaurato da qualche tempo in qua. Sempre rincorrendo la memoria, grazie anche al “gesto” inusuale per drammaticità di Zingaretti, mi viene da ricordare come fosse accolta da molti “difensori ad oltranza” dell’integrità del corpus PD, già canceroso, la mia proposta di “scioglimento e rifondazione” di quel Partito. Temo che costoro non siano in grado di ricordarselo, ricorrendo semmai alla “rimozione convenzionale”. Il tema è riferibile al punto 3 dove si accomuna la crisi del M5S a quella del PD. Il segretario di quest’ultimo ha profferito parole di fuoco, inaudite, che potrebbero aprire spazi di rinnovamento. “Potrebbero” ma ho molti dubbi in merito alla capacità del quadro dirigente, in modo particolare quelli locali, che hanno purtroppo consolidato i loro blocchi di potere, tradendo con la complicità di molte persone per bene  (tante delle quali ancora si dispongono supinamente a turarsi il naso ed inforcare occhiali scuri), i valori fondamentali di una forza politica nata con una spinta poderosa di “popolo”, ormai però espressi su carte  quasi del tutto illeggibili.   Anche in questo caso, la Storia dovrà essere scritta per bene solo dopo aver preso in considerazione tanti di quegli aspetti che sfuggono “oggi” ai più: si dovrebbero prendere in considerazione anche tutti i “travagli” propedeutici a questa “altisonante” denuncia del Segretario Zingaretti.

Il Partito Democratico ha mostrato sin dai suoi primi passi la sua profonda ambiguità: è accaduto più o meno quello che capita agli umani, quando si accoppiano e serbano ricordi segreti di amori irrisolti o di vizi particolari difficili da rivelare, pena lo scioglimento precoce, anche se poi…..

Sono rimasti in piedi solo i meri interessi dei gruppi dirigenti, delle caste, delle lobby di riferimento diretto ed indiretto che hanno fatto “cartello”. Su questo corpo debilitato si è insediato il virus renziano, che ha introdotto altre forme malefiche del tutto estranee alla Sinistra, con un progetto di smantellamento progressivo e spostamento dell’asse verso un Centro con inclinazioni conservatoristiche, che hanno svilito, mortificato, marginalizzato la partecipazione democratica espressa nei lavoro periferico dei Circoli. Con queste ultime “turbolenze” (oltre agli eventi “sanitari”) sarà difficile continuare a trattare di quell’incontro tra il senatore italiano in carica con il principe saudita; ma a  noi quell’ “amarcord” è utile per segnalare ancora una volta il carattere del nostro personaggio, che presume di essere alla pari di altre figure come Barack Obama, Bill Clinton, Michail Gorbaciov e via dicendo, dimenticando la differenza tra lui e loro, che solo dopo aver concluso in modo definitivo e con successo la loro esperienza (direi anche ”dopo essere entrati a pieno titolo nei libri di Storia”) girano il mondo a svolgere la loro funzione catalizzatrice di valori che giustamente possono rappresentare.

Matteo Renzi ha certamente molta responsabilità in merito a quanto sta accadendo: a lui, e forse a qualche altro, potrà apparire “positiva” la deriva degli eventi. Ma – qui mi ripeto per necessità – vedremo fra molto tempo (forse, direi meglio, altri “vedranno”) quel che davvero emergerà da questa bolla magmatica con cui ci troviamo in questi giorni a fare i conti.

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5 marzo 2021 – reloaded mio primo intervento su Coronavirus del 29 febbraio 2020


UN PAESE DIVISO E’ PIU’ DEBOLE in un momento difficile lo è ancor più – lo sappiano i leaders dell’opposizione esterna ed interna a questo Governo! il Paese lo ricorderà!

29 febbraio

Mostrare il ghigno o fare la faccia truce è una delle modalità di autodifesa che gli animali o le persone in difficoltà utilizzano. Basterebbe poco a neutralizzarli questi tentativi così come fa Indiana Jones in una delle scene cult dell’Arca perduta.

Nella realtà e nella Politica dei nostri giorni molto più assoggettata al mondo della comunicazione globale sono sempre più frequenti simili comportamenti: la mimica facciale , la prossemica, l’uso oratorio a dismisura dell’invettiva finiscono per essere utili per aggregare masse sempre meno colte e fondamentalmente bisognose di esprimere tutto il fiele accumulato nei tempi. Hanno bisogno di un leader che giustifichi l’espressione di quei bisogni sopiti, ne hanno bisogno per imitarlo e semmai superarlo.
Questo è solo un preambolo al disastro che una modalità di espressione politica di quel livello, così infimo, sta provocando nel nostro Paese. Sarebbe necessario, di fronte alla diffusione di un virus la cui incidenza e gravità è in gran parte ignota, fare per davvero un fronte comune. Sarebbe utile al Paese, che di questo potrebbe essere grato, fronteggiare le conseguenze di un pericolo globale per la salute e l’economia generale. Sarebbe un’ottima occasione per rivedere gli stili di vita consumistici e riappropriarci dell’essenzialità dell’esistenza “Sarebbe”: invece no. “Io vorrei” e giù un breve preambolo di buone intenzioni accompagnate da una sequela di estrema virulenza ed aggressività, con lo scopo – si osservi – di accreditarsi come sostituto aspirante non appena ve ne sia l’occasione.

Questa modalità è la prima vera responsabile del danno economico e quello di reputazione internazionale del nostro Paese. Questo non è il momento di lucrare sulle disgrazie; è l’ora di cooperare senza se e senza ma. Quando l’attuale opposizione avrà contribuito a produrre ulteriori divisioni potrà anche governare il Paese ma sulle sue macerie. Là invece dove un’opposizione responsabile potrà dimostrare di essere stata collaborativa in un momento così difficile e complesso, a tutta evidenza si accrediterebbe come alternativa positiva.
La bassezza “politica” dell’attuale opposizione (ma non è molto diverso il comportamento di Italia Viva, alla ricerca spasmodica di ottenere riconoscimenti sotto forma di sottogoverno e grand commis di Stato, oltre a qualche decimale di consenso) osannata e supportata da una parte del mondo dell’informazione gretta e meschina apporterà ulteriori danni all’immagine dell’Italia.
Viene forte il sospetto, tuttavia che, essendo i leader dell’opposizione (in primo luogo Salvini della Lega e Berlusconi di Forza Italia) rappresentanti di quel protagonismo del Nord piemontese lombardo veneto la cui superbia sfiora e travalica la tracotanza, avvertendo per sè la superiorità su tutto e tutti, stiano invece dovendo fare i conti con la superficialità con la quale qualche loro struttura sanitaria ha trattato l’inizio degli eventi di contagio. Lo dico con profonda consapevolezza: tutti possono sbagliare, è umano. Meno lo è non volerlo riconoscere e ribaltare la responsabilità nei confronti del Governo centrale, reo di non aver chiuso ermeticamente l’ingresso a persone provenienti dalle aree dove si era sviluppata l’epidemia di Coronavirus, Wuhan e via dicendo. La “consapevolezza” di cui sopra è legata al fatto che vivo a Prato, luogo dove la comunità cinese è molto presente e dove sin dalle prime avvisaglie è scattata in modo autonomo da parte loro la quarantena che in linea di massima sta proseguendo tuttora. Fatto è che non vi siano stati casi di contagio finora: anche se non mancano di essere diffuse sotterraneamente fole e fake news di bassissimo profilo sul fatto che “i contagiati ci sono ma vengono nascosti”.
Continueremo a trattare questi temi in altri post.

Joshua Madalon

Leggete quel che accade a Prato

http://www.notiziediprato.it/news/coronavirus-il-direttore-dello-spallanzani-elogia-il-metodo-prato-e-il-comportamento-della-nostra-comunita-cinese

4 marzo – LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO parte 3 (per la parte 2 vedi 3 marzo)

4 marzo – LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO parte 3 (per la parte 2 vedi 3 marzo)

Utilizzando la parte più ottimistica della mia visione politica, valuto questo periodo come una interlocuzione provocatoria che solleciti ad un risveglio delle coscienze di tutte quelle persone che sono state sospinte a mantenersi in zona neutra, costrette a sostenere progetti politici non convincenti e non condivisi o scegliere l’astensione. Di questi tempi un elettore, la cui Storia e  le cui passioni civili progressiste ed egualitarie si sono radicate nella Sinistra, non ha un punto di riferimento al quale ancorarsi. Nel corso degli anni si è confusa, annebbiata, liquefatta l’idea della Sinistra; è avvenuta una suddivisione parcellizzata progressiva in varie forme, tutte sedicenti depositarie dei valori fondamentali della Sinistra, ma “tutte” in fin dei conti traditrici di essi. A partire da quei gruppi che vivono esclusivamente nell’ortodossia delle regole, spesso condizionate da interpretazioni parziali e personali, che si autoescludono dal resto del mondo reale in una classica “turris eburnea”; per andare a quei “rassemblement” di tipo riformistico, molto aperti ai condizionamenti di un mercato essenzialmente avido e arido, solo a tratti ed in apparenza ipocritamente interessato ad occuparsi dei problemi universali. In mezzo a queste due “sponde” non vi è un terreno di confronto: non c’è mai stato. E in ogni caso, nelle condizioni in cui abbiamo vissuto, non avrebbe potuto avere alcun riconoscimento, visto il permanere surrettizio di una sorta di autosufficienza da parte di chi avrebbe dovuto disporsi a rivedere alcune forme paraideologiche paralizzanti, onde consentire una ripartenza nuova.

Ovviamente, parlo della Sinistra che non c’è ma che vorrei ci fosse. Una Sinistra concreta, non dottrinale, da mettere in moto sulle principali questioni civili, sulle ingiustizie sociali, sui temi che ci consentano di vivere dignitosamente in una realtà molto diversa da quella che, è bene dircelo con chiarezza, è responsabile dei disastri attuali. La mia risposta alla domanda finale della seconda parte di questo post è dunque: una SINISTRA nuova capace di collegare le diverse anime in una unica coalizione o federazione, pur che sia SINISTRA.

Ritornando agli “episodi” recenti su cui ragionavamo e facendo in qualche modo seguito al “discorso” di sopra sono qui a sperare che il travaglio che sta attraversando il Partito Democratico lo possa spingere  a far emergere un nuovo progetto che consenta di fare dei passi in avanti e non indietro. Certamente non si può non prendere in considerazione le “storie” pregresse; sono utili “zibaldoni” che dovrebbero permettere di non commettere gli stessi errori che lo hanno portato ai più bassi livelli della sua Storia. Allo stesso tempo ritengo sia corretto da parte mia esplicitare il mio giudizio negativo sulla posizione che ha espresso Sinistra Italiana, cui peraltro guardo con molta attenzione da qualche anno in qua, sulla formazione del nuovo Governo. Essersi autoesclusa in un momento così drammatico per me vuol dire non volersi  assumere delle responsabilità. Governare insieme a tutti quelli che sono stati “avversari” implica per tutti il dover fare un passo indietro in vista dei principali risultati su temi estremamente trasversali come la Salute pubblica e la Ripresa economica. Starsene “fuori” non produrrà un gran guadagno in termini di consensi.

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3 Marzo – LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO – parte 2 (per la parte 1 vedi 2 marzo)

LE STORIE DEL NOSTRO TEMPO – parte 2 (per la parte 1 vedi 2 marzo)

Ed è infatti stata già ventilata l’ipotesi che, acquisendo un ruolo primario nel nuovo Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte dovrebbe adoperarsi per ricucire i rapporti con la maggior parte di coloro che si sono allontanati, in particolar modo coloro che lo hanno deciso come non adesione al nuovo Governo. Personalmente lo avevo auspicato prima che in qualche modo fossero confermati i “rumors” in tale direzione. A tarda sera del 1 marzo, nei consueti sondaggi del lunedì che La 7 propone, l’idea di un impegno in prima persona dell’ex Primo Ministro sembra essere piaciuta al corpo elettorale, anche se è presto per comprendere se ciò avrà una sua stabilità o è il semplice entusiasmo iniziatico: come ho scritto sopra “la Storia va analizzata nei suoi sviluppi”.           

Anche per questo motivo non si può assegnare ad alcuno la palma del vincitore (peraltro in questa occasione come in tante altre i “concorrenti” sono più di uno) e non è mica detto che l’essere stati costretti a rinunciare a quell’alto incarico debba avere conseguenze negative. Così di riflesso non è mica scritto già con inchiostro indelebile che al nuovo Primo Ministro il Paese riconosca grandi meriti, così come annunciato in grande pompa. Se qualcuno ha dei dubbi si vada a rivedere l’arrivo di un altro gran Salvatore della Patria, che si chiamava (l’imperfetto è utilizzato solo per collocarne la figura in un tempo distante – anche se non molto: il personaggio è ancora in vita e gli auguro di campare ancora molto a lungo, affinché sia di buon esempio) Mario Monti. Accolto da grandi aspettative, ritengo non abbia lasciato un buon ricordo del suo Ministero. In realtà, l’altro Mario, quello più vicino a noi, ha un drammatico vantaggio a suo favore, “grazie” alla pandemìa non ancora debellata. Avendo più o meno molto identiche le “compagnie” finanziarie, i due potrebbero assomigliarsi negli esiti, in modo particolare nel settore economico finanziario; potrebbero (qualche timido annuncio, forse qualche “timore”, è stato già avanzato) farne le spese i ceti medi, ancora una volta, costretti a cedere potere economico ai grandi “squali” che continuerebbero la loro ascesa,  e rischierebbero seriamente di dover rivedere al ribasso il loro tenore di vita, finendo per essere trascinati nel fondo, dove potrebbero confrontarsi con una massa immane di nuovi poveri, come una neo Corte dei Miracoli di hughiana memoria. Ovviamente vorrei sperare di essere considerato “distopico” anche se giorno dopo giorno sono sempre più estremamente convinto che quanto “temo” possa avverarsi.  A meno che non ci si risvegli da questo grande letargo della “Ragione” e non si avvii una profonda revisione intorno a ciò che non si è fatto colpevolmente per evitare questo grande disastro umano cui sciattamente ed accidiosamente stiamo assistendo.

“Chi?” dovrebbe recuperare questo ruolo di difesa delle classi emarginate, cresciute a dismisura negli ultimi anni ed ancor più in questo ultimo anno?

A questa domanda cercherò di avanzare un timido consiglio nel prossimo post. Anche se ho sempre meno speranze.

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2 MARZO – LE “STORIE” DEL NOSTRO TEMPO – PARTE 1

LE “STORIE” DEL NOSTRO TEMPO

Le “storie” vanno sempre raccontate esaminando ogni punto di vista ed in modo particolare vanno presi in considerazione gli sviluppi nel percorso, quello prossimo quello a medio e quello a lungo termine. Inevitabilmente noi assistiamo agli eventi in modo progressivo inserendo nel giudizio che ne facciamo molti elementi sentimentali, passionali ideologici, spesso connotati da una certa partigianeria.

In breve analizziamo alcuni episodi recenti: 1) le dimissioni del Governo “Conte”; 2) la formazione del nuovo Governo “Draghi”; 3) la crisi del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico 4) la partecipazione di Matteo Renzi al Future Investment Initiative; 5) la sostituzione di Domenico Arcuri commissario straordinario emergenza antiCovid.

I primi due episodi sono stati già trattati in altri miei post. Ma è opportuna una rivisitazione con la quale si possa meglio comprendere alla luce degli sviluppi “attuali” lo stato delle cose. Sulle “crisi” tratterò in modo contestuale ai primi due aspetti elencati. Sul quarto episodio di questa “telenovela” sono qui a notare la “pittoresca” boutade dell’autointervista dell’ameno leader di “Italia Viva”. Sul quinto, essendo la notizia “fresca” di stampa (scrivo alle ore 16 del 1 marzo 2021), adotterò una prima possibile valutazione previsionale.

Le “luci” e le “ombre” del Ministero Conte 2 le abbiamo già trattate “in itinere” in questo ultimo anno e mezzo. Non mi ripeterò. Addolorato per la rinuncia indotta “voi tutti sapete come” ho cominciato nell’immediatezza dell’alternanza a valutare la nuova formazione onnicomprensiva, annotando giorno dopo giorno l’assenza di una nuova era, così come annunciata. E’ ancora presto, di certo, ma le prospettive non appaiono affatto positive. Anzi, verrebbe da supporre che la attuale recrudescenza dei contagi sia essenzialmente dovuta proprio al rilassamento generale derivato dalla “speranza” di un ruolo miracolistico del nuovo Ministero, pressoché immediato.

A più di qualcuno, indotto da una “propaganda” irresponsabile, sembrava ormai giunto il momento di recuperare la “libertà perduta”. 


Verrebbe da dire, riflettendo, che la “nuova” era laddove iniziata sia poco diversa se non peggiore della precedente.

  L’ex Primo Ministro, il professor Giuseppe Conte, facendo esclusivamente ritorno al proprio ruolo di docente di Diritto privato, si eliminava dal contesto “politico” e lentamente spariva dai sondaggi, che lo avevano più volte visto in vetta alle preferenze dei cittadini italiani. Mentre accadevano questi eventi, il M5S, principale forza politica di riferimento di Conte, si spaccava in mille rivoli, arrivando addirittura a perdere il ruolo di primo Partito rappresentato in Parlamento, così come uscito dalle urne nelle elezioni di tre anni fa, quelle del 4 marzo 2018. Le varie operazioni volute da Beppe Grillo, vera anima del Movimento, forse ancora uno che fa lavorare il cervello, pur non dandolo a vedere, hanno negli ultimi mesi lasciato il segno. Anche quello che è accaduto ieri è opera sua. Da quel che sappiamo, ha riunito un gruppo di lavoro a Roma quasi certamente per sviare i giornalisti che si attendevano un incontro nella sua villa al mare di Bibbona, con lo scopo di coinvolgere più rapidamente possibile Giuseppe Conte in un progetto di rilancio del Movimento. L’obiettivo è perlomeno duplice: da una parte fare in modo che Conte non venga “bollito” in una lunga inazione; dall’altra rivitalizzare le forze che afferiscono al Movimento 5 Stelle spossate dai tanti sconvolgenti mutamenti, cui naturalmente non sono abituati.

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