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IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 29 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 29 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI

Promemoria – Vado pubblicando i testi del dibattito che si svolse nel corso di un Convegno da me organizzato a Prato, dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini – si tratta dell’unica testimonianza di quell’evento. Grazie alla sbobinatura di cui posseggo testi e registrazioni, vi riporto gli interventi di illustri critici che in quell’occasione vennero al PIN di Prato

Però al di là del caso specifico mi interessava dire questo: che c’è un Bazen però in Pasolini in qualche modo recuperato assieme o addirittura, come dire, con il filtro di (parola non comprensibile)…perchè l’altro autore essenziale per la teoria poi anche fisica di Pasolini è il Bart cinematografico, ma il Bart che legge Brecht. Quindi in pratica tutta la teoria estetica del Pasolini cineasta…(VOCI FUORI MICROFONO)….>>

Parla voce non identificata:

<< Gli studenti che non conoscessero questi saggi di Bart, ricordo che sono i saggi critici editi prima da Einaudi e adesso anche gli scritti di Roland Bart sul teatro. >>

Parla il Professor Antonio Tricomi:

<< Quindi, in pratica, c’è questa commistione tra Bart e Bazen probabilmente è all’origine dell’estetica cinematografica di Pasolini. Ci sono anche altre fonti, però a mio avviso le due fonti più calzanti e più decisive sono queste. >>

Parla il Professor Sandro Bernardi:

<< Bene, a questo punto è previsto un secondo discassant, Giuseppe Panella. Purtroppo il nome di Giuseppe Panella è rimasto fuori dal programma per un errore tipografico. Giuseppe Panella è ricercatore alla Scuola Normale Superiore di Pisa come Rino Genovese. >>

Parla il Dott. Giuseppe Panella – Ricercatore Scuola Normale Superiore di Pisa:

<< Come dire questo intervento è un po’ in contumacia, no? Latitante. Volevo dire questo: come nei buoni film polizieschi, nei buoni romandi polizieschi quando c’è una indagine gli interrogatori vengono condotti dal poliziotto buono e dal poliziotto cattivo è un gioco classico. Genovese ha fatto il poliziotto buono, io faccio il poliziotto cattivo non Perché voglio bastonare i relatori, anzi ho per loro il più vivo apprezzamento, ma Perché volevo porre dei dubbi. Proprio quella sineciosi *del dubbio come si accennava prima. Non a caso il titolo dell’intervento di Fortini è proprio “Sineciosi del dubbio” dove la sineciosi in realtà ha qualcosa ha che vedere con l’ossimoro, ma è una figura leggermente diversa proprio Perché compone i pezzi del proprio discorso, sineciosi appunto è una figura retorica nella quale le argomentazioni vengono portate in maniera infinita, cioè non si concludono. E’ qualcosa appunto che mostra tutte le possibilità di qualcosa, ma non dà alla fine una risposta. Ed è un po’ questo che accade sempre confrontandosi con Pasolini.

* riporto da Google: Il termine «sineciosi», mutuato da Franco Fortini, significa «ossimoro» ed indica il procedimento retorico, molto spesso utilizzato da Pasolini,consistente nell’accostamento di due termini opposti al fine di esprimere, ad un tempo, due contrari.

….29….. prosegue l’intervento del prof. Giuseppe Panella

Al di là della mera ritualità, oltre i “sogni”

Al di là della mera ritualità

Di tanto in tanto chi si occupa (chi crede di occuparsi….) di temi politici, avverte il bisogno di mostrare come è in grado di ascoltare il parere della società diffusa (quella parte che la Politica non la pratica, pur avendone specifiche competenze settoriali), pur essendo consapevole che le soluzioni sono più o meno già delineate, all’interno di una serie di “confini” dove i “bisogni” vengono ad essere limitati dagli interessi non sempre per diversi buoni o meno buoni motivi espressi chiaramente. Questa forma di falsa Democrazia è praticata costantemente, soprattutto nella Sinistra. Nella realtà, tutto questo “palcoscenico” serve a costruire provvisorie condivisioni, con una naturale selezione basata su adesioni strumentali, poco utili alla costruzione di una programmazione di media e lunga durata, quella che era (ed è) necessaria per costruire un futuro di cambiamento percepibile realisticamente. Se si vuole rivolgere una critica a chi scrive, vi tolgo dall’imbarazzo: sono perfettamente consapevole che questi meccanismi li ho utilizzati anche io. Anche se, come molti sanno, li ho criticati e denunciati da alcuni decenni. E chi mi segue sul Blog può rendersene conto: sono considerato un polemico ma ne ho ben donde, visto che dopo venti anni a Prato si discute di edilizia scolastica e di dispersione, argomenti che potevano essere affrontati (seriamente) e avviati a soluzione già alla fine del secolo scorso e nei primi anni del nuovo. Nel frattempo, complice anche la pandemia, che ha reso tutto più difficile, si è buttato all’aria tutta la storia del Decentramento. E, questo, per ora, solo per soffermare molto sinteticamente sulle tematiche scolastiche (il Decentramento ha una valenza “universale” ed è la massima interpretazione di volontà democratica partecipativa, a patto che sia riconosciuta sul serio). Poi tratterò dei temi collegati al Lavoro, con particolare attenzione alla “crisi” del Sindacato.

Non basta, ora, riavviare i motori, come se nulla fosse accaduto: occorrerebbe ma è per davvero inimmaginabile che ciò accada, riconoscere gli “errori”, le sottovalutazioni ammantate da un “falso perenne ascolto”. Lo dovrebbero fare quelli che c’erano prima, alcuni dei quali ancora oggi rimangono in sella e lo dovrebbero affermare quelli che vogliono cambiare. Bisogna fare un bagno nell’Umiltà: finora abbiamo ascoltato dichiarazioni e su queste ci si è sperticati in elogi; ma la sostanza tarda a farsi strada, ancor più  se permangono ostacoli alla realizzazione dei “sogni”.

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 28 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI

PARTE 28

Parla voce non identificata:

<< Credo che sia molto importante quello che dice Pasolini sul piano sequenza e il montaggio. Ci sono

pagine bellissime in cui, come giustamente diceva il Professor Costa, Pasolini quasi riscrive, ma riscrive anche (parola non comprensibile) secondo me: l’essere il nulla e quelle pagine che lui aveva letto in francese probabilmente in cui Sartr  parla delle storie e dice che le storie cominciano solo quando sono finite. Si racconta una storia solo quando è finita Perché prima non si può raccontarla. Questa osservazione di Sartr, che è fondamentale per la narratologia che seguirà successivamente, è anche una osservazione filosofica, Pasolini la intende proprio in senso filosofico e non narratologico nel senso che per lui il piano sequenza è paragonabile alla vita ed il montaggio è paragonabile alla morte e fra piano sequenza e montaggio c’è lo stesso rapporto intenso, vivo e costruttivo che c’è tra la vita e la morte nel senso che hanno bisogno l’una dell’altra proprio per esistere, per definirsi. C’è una frase molto famosa di Eghel che dice che l’uomo inizia a morire dal giorno in cui nasce, ed è forse questo appunto il rapporto in cui dobbiamo intendere quel discorso che fa Pasolini fra piano sequenza e montaggio nel cinema e vita uguale piano sequenza, montaggio uguale morte nella filosofia. Se la vita sta alla morte come il piano sequenza sta al montaggio, allora bisogna pensare che come la vita ha bisogno della morte quotidiana, del nostro invecchiare, del nostro chiudere le giornate e sono queste tutte tappe di costruzione del senso della nostra vita, di giornate che si chiude, ogni anno, ogni momento che si chiude, le ricorrenze, le celebrazioni non a caso noi alla fine dell’anno facciamo un riepilogo e diciamo quest’anno è successo questo, questo e questo cioè ce lo raccontiamo Perché l’anno è finito e così anche c’è questo rapporto di reciproca costruzione, di reciproca definizione allora veramente si potrebbe dire che il piano sequenza e il montaggio sono entrambi necessari al cinema e vitali l’uno per l’altro, non due modi alterni di fare cinema, ma due modi veramente che si fecondano, che acquistano senso con l’uno con l’altro. C’è anche una risposta di Tricomi. >>

Parla il Professor Antonio Tricomi:

<< Volevo dire solo una cosa su Bazen in pratica per quel poco che può contare la mia adesione a quanto è stato detto. Che ci sia un recupero di Bazen da parte di Pasolini è innegabile. Dopo di che cosa succede? Che come spesso Pasolini fa segue la fonte per due terzi la abbandona infine, e quindi poi arriva a dire la cosa contraria della (parole non comprensibili – VOCE FUORI MICROFONO)…nell’opposizione piano sequenza e montaggio. Però se c’è un recupero di Bazen è evidente soprattutto nel modo in cui poi entrambi concepiscono la possibilità della sceneggiatura come possibilità di (parole non comprensibili – VOCE FUORI MICROFONO)…ad un certo punto Bazen scrive verrà il tempo delle (parole non comprensibili – VOCE FUORI MICROFONO)…direttamente gli sceneggiatori.

Oltre “Helgoland” navigando nel “mare magnum” della Cultura universale si incrociano navicelle cinematografiche e lezioni di vita…….

Oltre “Helgoland” navigando nel “mare magnum” della Cultura universale si incrociano navicelle cinematografiche e lezioni di vita…….

Può apparire davvero curioso che ad aprire e chiudere il saggio di Alberto Crespi, “Short Cuts”, vi siano riferimenti diretti a quel testo di fisica quantistica, scritto da Carlo Rovelli. Parlando di arte cinematografica nella parte introduttiva egli osa riferirsi ad “una metafora forse un po’ forzata”, cioè quella di coltivare l’ “ambizione” di accostare le sue analisi critiche storiche culturali alla scienza “quantistica”. Condivide, come me, l’idea che la scienza debba essere “un’esplorazione di nuovi modi per pensare il mondo”, nonché “la capacità di rimettere costantemente in discussione i nostri concetti”; il pensiero critico “dev’essere capace di modificare le sue stesse basi concettuali…di ridisegnare il mondo da zero”.

E, poi, andando alle ultime righe del saggio Crespi ritorna su quel testo di Rovelli: “Ogni film è una molecola, e ogni molecola interagisce con migliaia di altre molecole. La fisica quantistica, anziché di molecole, parla di “grani”, dell’aspetto granulare del mondo….”

A me in modo particolare attrae la prima parte, quella nella quale si sospinge il viaggio di noi umani verso conquiste di nuovi orizzonti, mettendo in moto le inter-relazionali, le capacità di potersi contraddire di fronte alle modificazioni intercorse, senza dover necessariamente rinunciare alla difesa dei valori e dei principi fondamentali del consesso civile.
Ed è stato con immenso piacere viaggiare nella lettura anche attraverso i “classici” da Omero a Senofonte, da Shakespeare a Joyce.

Oltre “Helgoland” navigando nel “mare magnum” della Cultura universale si incrociano navicelle cinematografiche e lezioni di vita

Oltre “Helgoland” navigando nel “mare magnum” della Cultura universale si incrociano navicelle cinematografiche e lezioni di vita…….

Può apparire davvero curioso che ad aprire e chiudere il saggio di Alberto Crespi, “Short Cuts”, vi siano riferimenti diretti a quel testo di fisica quantistica, scritto da Carlo Rovelli. Parlando di arte cinematografica nella parte introduttiva egli osa riferirsi ad “una metafora forse un po’ forzata”, cioè quella di coltivare l’ “ambizione” di accostare le sue analisi critiche storiche culturali alla scienza “quantistica”. Condivide, come me, l’idea che la scienza debba essere “un’esplorazione di nuovi modi per pensare il mondo”, nonché “la capacità di rimettere costantemente in discussione i nostri concetti”; il pensiero critico “dev’essere capace di modificare le sue stesse basi concettuali…di ridisegnare il mondo da zero”.

E, poi, andando alle ultime righe del saggio Crespi ritorna su quel testo di Rovelli: “Ogni film è una molecola, e ogni molecola interagisce con migliaia di altre molecole. La fisica quantistica, anziché di molecole, parla di “grani”, dell’aspetto granulare del mondo….”

A me in modo particolare attrae la prima parte, quella nella quale si sospinge il viaggio di noi umani verso conquiste di nuovi orizzonti, mettendo in moto le inter-relazionali, le capacità di potersi contraddire di fronte alle modificazioni intercorse, senza dover necessariamente rinunciare alla difesa dei valori e dei principi fondamentali del consesso civile.
Ed è stato con immenso piacere viaggiare nella lettura anche attraverso i “classici” da Omero a Senofonte, da Shakespeare a Joyce.

Su “Helgoland” ma non solo: l’eclisse della classe politica mondiale

Sempre stimolato dalla lettura del libro di Crespi di cui parlo nel post precedente, proseguo le mie riflessioni, necessariamente brevi per poter poi produrre “altri” contributi. Nessuno di noi può dirsi “solo”, anche se poi dobbiamo fare i conti con noi stessi quando è necessario.

In questo lungo periodo pandemico e post pandemico, con le illusioni che gran parte di noi avevamo costruito intorno alla possibilità di venirne fuori “migliori” di prima, ci si sta sempre più rendendo conto, che – come “illusioni” – le rosee prospettive si stanno sciogliendo come neve al sole.

Il testo del Crespi tratta “anche” di Cinema: infatti il titolo lo rivelerebbe. Pur tuttavia si tratta di un libro, molto “aperto” verso orizzonti di tipo sociologico con una grande attenzione verso la riflessione di Filosofia politica, quella “materia” ignota alla stragrande parte della classe politica cui con il nostro silenzio o con il nostro sostegno abbiamo consentito finora troppo spazio.

Sembra strano, ma Crespi con i riferimenti che utilizza parla anche di questi temi. Sono stato silente per motivi che ho cominciato a porre in chiaro da qualche giorno; ma sono stato appartato anche perché disturbato dal chiacchiericcio ideologico intransigente che la società “ufficiale” (quella che “appare”) ha messo in evidenza, contrapponendosi all’unica possibile via d’uscita: la pratica del “dubbio” per poter poi riconoscere quale strada percorrere.

Crespi in modo molto – potrei dire – “originale”, si riferisce ad un testo apparentemente lontanissimo dai temi culturali e artistici cinematografici. “Helgoland” di Carlo Rovelli tratta del percorso che porta alcuni giovani scienziati a scoperte importantissime, ancorché difficilissime da comprendere e spiegare a comuni mortali come siamo, relative alla fisica quantistica. Dal testo di Rovelli, Crespi enuclea però alcune parti di “saggezza” come quando l’illustre scienziato cerca di spiegare cosa sia la scienza: “un’esplorazione di nuovi modi per pensare il mondo”! Ecco, a me viene in mente che “questo obiettivo dovrebbe essere anche quello della classe politica”.

Cosa scriva Rovelli e cosa vada a pescare in quel saggio sulla storia della fisica quantistica un cultore dell’arte cinematografica come Alberto Crespi sarà l’argomento del breve post che pubblicherò nelle prossime ore.

L’ipocrisia dei celebranti

In questi ultimi giorni sto leggendo un libro di Alberto Crespi, “Short Cuts _ Il Cinema in 12 storie” Edizioni Laterza; è stata una lettura galoppante nella Storia del Cinema, e tra i tantissimi stimoli, in concomitanza con il centenario dalla nascita di Enrico Berlinguer, alla fine del 10° percorso ho riscontrato le caratteristiche profetiche di uno dei più grandi – anche se amato e odiato visceralmente – autori del nostro Cinema, Nanni Moretti, capace di prevedere eventi decisivi del nostro tempo come la fine del comunismo, l’ascesa di Berlusconi e la fase più recente della storia della Chiesa, Ratzinger-Bergoglio.

Questo è solo un preambolo, forse più lungo del testo che produco. Quella che segue è una delle riflessioni più acute e significative che stanno a descrivere il senso profondo di smarrimento che ha colpito la base politica della Sinistra, dopo la “morte” di Enrico Berlinguer. La si ritrova nel libro da me menzionato alle pagine 296-297

“Suona strano parlare oggi di morale, eppure bisogna farlo. C’è una cosa insostituibile, cioè la tensione morale, che oggi è latitante, e non può essere sostituita dalla professionalità. Non basta saper fare bene la politica per dare un senso nuovo al partito. Per me, per milioni di persone, il cambiamento brutale è avvenuto in un solo giorno, quello della morte di Enrico Berlinguer. Con lui l’espressione “diversità” era chiara: aveva una faccia diversa, un diverso modo di affrontare la politica. Da quel giorno il partito ha cominciato a voler essere come gli altri, ad assomigliare agli altri” (Natalia Aspesi, La Repubblica 10 settembre 1989)

Quello che è accaduto dopo quell’evento così traumatizzante è stato un segno di un mondo che finiva del tutto, un sogno spezzato.

In questi giorni molti si ammassano a celebrare la figura di Berlinguer, ma sono i rappresentanti di quella classe politica che ha tradito nel senso più ampio di questo termine quel progetto di rinnovamento morale cui era protesa la pratica politica di quell’uomo e di una parte dei suoi sostenitori. Ho sempre aborrito le false celebrazioni, i peana ipocriti sulle bare dei giusti. Odio coloro che se ne imbevono; preferirei riflettessero in silenzio ed operassero realmente per il Bene Comune. Ma purtroppo è – la mia – solo una pia illusione

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 27 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI (per la parte 26 vedi 10 marzo)

Parte 27

* L’INTERVENTO SI INTERROMPE IMPROVVISAMENTE. DALLA REGISTRAZIONE RISULTA LA PROIEZIONE DI UN FILMATO.

<<…montaggio verticale e gli organizzatori ve ne hanno fatto un esempio. Ecco le combinazioni che Pasolini riesce a fare collegando, la cosa in cui è stato maestro è l’inquadratura ed il silenzio. Pasolini è stato un grandissimo utilizzatore dell’effetto di silenzio nei suoi film, magari un silenzio che avviene dopo un accumulo di elementi musicali molto importanti.

Quindi, sicuramente lui è stato più vicino ad un cinema di montaggio che ad un cinema di piano sequenza, anche se ossessionato da questa idea del cinema come lingua scritta della realtà. Ha scritto delle pagine sul piano sequenza estremamente interessanti ed anche molte volte, a proposito di una suggestione che veniva dall’intervento di Tricomi in questa capacità di Pasolini di descrivere (parola non comprensibile), manipolando in qualche modo e poi di presentarli cancellando la fonte, insomma in quella mezza dozzina di interventi che ha fatto sull’opera di Pasolini quello che mi ha provocato più dispiaceri, soprattutto ad opera dei miei colleghi francesi è Perché ho scritto, cioè ho messo in rapporto gli scritti di Bazen sul piano sequenza e Pasolini con delle prove poi fisiologiche ineccepibili Perché Pasolini è stato il direttore della collana che ha sdoganato. Ricordiamo Bazen in Italia è stato oggetto di un intervento totale Perché aveva fatto una lettura non marsistisant del neorealismo e quindi era stato immediatamente bloccato. Mentre noi sappiamo che da quella lettura poi deriva tutta la teoria e la teoria e la pratica del cinema moderno. Pasolini pubblica gli scritti di Bazen tradotti da Adriano Apprà e dentro questi scritti troviamo una analogia, per esempio c’è un passo in cui Bazen dice: guardate, in questo film di Rossellini sembra che l’unità minima del linguaggio cinematografico non sia più l’inquadratura ma sia l’oggetto stesso. Quando Pasolini scrive la lingua scritta della realtà inventa questa storia dei (parola non comprensibile) che non è altro che la traduzione in termini un po’ asimmetrici di una cosa che aveva già scritto.

Quindi io metterei in carico, adesso per rispondere alla domanda, io stesso avevo preannunciato che sul piano sequenza il montaggio Pasolini ha scritto tutto e il contrario di tutto e dobbiamo metterlo sotto questa categoria della (parola non comprensibile) o ossimoro. La volontà di entrare in contatto con la realtà e quindi trasformare l’opera in un segmento di realtà inteso come infinito piano sequenza e nello stesso tempo sapere che ogni operazione linguistica, poetica è…(parole non comprensibili – VOCE FUORI MICROFONO)….>>

14 marzo – elogio dell’ipocondria – parte 1 dopo intro

14 marzo – elogio dell’ipocondria – parte 1 dopo intro

Avevo potuto notare un certo imbarazzo nel tecnico di laboratorio che, dando uno sguardo alla radiografia, mi aveva immediatamente chiesto quali sintomi avessi. In quel periodo c’era quella tosse nervosa, che era apparsa per lo più come afferente a una patologia di tipo gastro intestinale, e solo qualche lieve inizio di affaticamento. Da ipocondriaco colto, prima di uscire dallo studio medico ho dato una rapida occhiata su Google, digitando “area di consolidazione parenchimale”; poco di buono mi diceva (ma lo si sa, ed è un monito per tutti coloro che leggono: non vi fidate troppo di Internet; potrebbe sortire in voi l'”effetto Jerome Klapka Jerome di cui parlavo nel blocco introduttivo); poi ho inviato la scannerizzazione alla dottoressa di famiglia cui per prassi viene spedito il referto. E’ una giovane preparata e che, nelle sporadiche occasioni in cui ne ho avuto bisogno è stata sempre molto attenta scrupolosa e sollecita. Anche in questa occasione lo sarà. Il giorno dopo di prima mattina, nove e trenta precise come da lei indicato, sono in ambulatorio. Legge nuovamente il referto, guarda il dischetto e suggerisce di procedere immediatamente con altra indagine più profonda, una TAC con mezzo di contrasto. La prenoto rapidamente e contemporaneamente mi attivo con altri contatti più attinenti alla materia. La prima persona che sento è un mio carissimo amico, medico pneumologo, che mi riceve nel suo studio privato e mi dice che può essere qualsiasi cosa e occorre essere preparati anche al peggio. Mi rendo conto che il peggio sia un cancro e dico a me stesso e anche a voce alta, che, sì, d’altra parte in una vita, se non si muore di colpo, può toccare anche questa esperienza da “vivere”. Quante volte ho immaginato di non attraversare la “notte”; che potesse accadere quel che è avvenuto per tante altre persone, senza sintomi evidenti, senza sofferenza alcuna. E, poi, dall’altra parte ci sono tante valide esperienze di lotta ingaggiata, perduta o vinta non importa: quel che conta è non arrendersi a ciò che potrebbe apparire come ineluttabile.

La TAC del 31 gennaio conferma quel che non va, mettendone in evidenza ulteriori dettagli. Alla dottoressa evidenzio la mia scelta per il “Careggi” nel proseguire indagini e procedere più rapidamente possibile agli interventi necessari. Ho provveduto già a fissare per l’8 febbraio una visita “intra moenia”, così si identificano i rapporti privati con i medici di un ospedale. Ho scelto una figura intermedia, non il Primario né tanto meno un giovane: il dott…….. dal curriculum che vado a scorrere appare maturo e competente. In realtà avrei potuto rivolgermi subito all’ospedale di Prato, ma per alcuni motivi, che attengono ad esperienze personali e non hanno creato in me quel senso di fiducia necessario che deve esistere nel rapporto paziente-personale medico, non l’ho fatto. A conti fatti, potrei oggi dire – anche se è ancora troppo presto per poterlo fare del tutto – che ne sono pentito. Vedremo, infatti: vedremo. Ad ogni modo, vado al “Careggi”.

1 – segue 2 con una digressione sul significato del titolo

14 marzo – elogio dell’ipocondria – introduzione

E’ la data del mio ultimo post pubblicato prima di questa “ripresa”. Vado a controllare e già in quel periodo da un paio di settimane ero “impegnato” nella contesa tra un malanno non ancora del tutto identificato, ma le cui caratteristiche lasciavano ben pochi dubbi, e le innumerevoli insidie del sistema sanitario, anche in un territorio come quello toscano che viene esaltato – a giuste ragioni, visto il degrado generale molto diffuso – da tanti altri.

Voglio qui spezzare una lancia (è un modo di dire) a favore degli ipocondriaci. Periodicamente, ma molto molto raramente, mi sono sentito affibbiare la caratteristica di “ipocondriaco” anche in famiglia, ma si trattava di episodi più che altro collegati ai “cambiamenti di stagione” che hanno fatto di me un chiaro esempio di “meteoropatico”.

Ovviamente non posso non pensare a quello straordinario “incipit” di “Tre uomini in barca….” (1889) di J.K.Jerome che ha fatto grande scuola in tantissimi come noi, lettori seriali sin dalla nostra tenera età. E’ una sintesi dell’ipocondria, utilissima con annessa “morale” finale sotto forma di ricetta utile per tutto il resto della vita, fino a che, però……

E poi ne abbiamo conosciuto altri di ipocondriaci, reali, come quella “signora” che quotidianamente accedeva allo studio medico della dottoressa di famiglia e ne occupava lo studio, ponendo tutti i suoi dubbi, mentre altre persone che forse ne avrebbero avuto vero bisogno erano costrette ad attendere tempi “biblici” nella sala d’attesa. E poi alcuni personaggi pubblici, chiaramente e pateticamente, naturalmente ipocondriaci, come Carlo Verdone o Woody Allen, che hanno giocato molto su questa loro “patologia” rendendola funzionale allo stile artistico. Un discorso a parte merita Nanni Moretti. Forse molto più collegabile alla esperienza “personale” di cui tratto.

Malgrado, procedendo nella ricostruzione di quel che mi stava accadendo, ben poche erano le speranze di esiti benevoli, ma imperterrito continuavo a pubblicare su questo Blog, in quella forma molto personalistica che mi caratterizza, documenti che si riferivano a iniziative da me promosse, misti a riflessioni contemporanee e progettazioni future.

Per la cronaca, affinché sia di aiuto anche per tanti altri, erano già alcuni mesi che in modo particolare ero di tanto in tanto interessato a colpi di tosse, stizzosa, nevrotica; ma ciò accadeva quasi sempre mentre mi trovavo a dibattere con qualcun altro sulle possibili prospettive organizzative da mettere in atto sul nostro territorio nella fase post pandemica, cercando di lenire le difficoltà sempre più crescenti di quella parte di popolazione che aveva dovuto inevitabilmente soffrire maggiormente la crisi.

Comunque la data da cui la crono-storia potrebbe partire può essere quella del 22 gennaio 2022. Ho avuto – come dicevo – dall’inizio del nuovo anno sempre più frequenti, crisi, soprattutto notturne, di tosse e difficoltà respiratorie. Decido di andare a fare un controllo con un RX torace; ovviamente, per poter accelerare gli esiti, mi dirigo verso uno studio privato. La risposta è immediata, l’interpretazione è evidente, anche se rimanda a controlli più approfonditi da espletare: c’è più di qualcosa che proprio non va bene. “Si documenta estesa area di consolidazione parenchimale” nel lobo polmonare superiore destro: vuol dire che una parte del polmone è occupato da materia estranea, cioè qualcosa che preme, soffoca, costringe a respirare sempre più con grande difficoltà.