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Nel tempo del Coronavirus – alcune attività e riflessioni

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Nel tempo del Coronavirus – alcune attività e riflessioni

Non c’è dubbio: nel tempo del bisogno si riconoscono le amicizie lunghe, quelle che – comunque vada – conteranno. Ovviamente, parlo di “bisogno” reciproco, collettivo, condiviso. Sotto questo aspetto, molto utili sono i “social”. Nessuno può sentirsi solo con questi strumenti: si comunica più di quanto non si facesse prima ed a nessuno verrebbe in mente “ora” di sottolineare l’inutilità dell’uso di essi; anche quello parossistico di cui spesso sono stato accusato – devo dirlo? – ingiustamente.
In questi giorni di reclusione forzata, incolpevole, abbiamo molto da fare: che strano? Non ce ne eravamo accorti prima: non ci si annoia, per niente, e fondamentalmente, finisce per piacerci questo ritmo che non è per niente lento, anche se meditato e pieno di belle sorprese. A dirla pienamente cominciamo a renderci conto che la nostra vita fino a qualche settimana fa era scandita da ritmi inutilmente infernali.
A me, poi, cui piace il Cinema, rivedo vecchi capolavori e vado alla ricerca di nuovi prodotti di livello medio-alto. Prima erano le sale cinematografiche a partire da quelle fumose dei “cinemini” di periferia e le “matinèè” festive ed estive, queste ultime soprattutto “arene” vicine al mare come quella di “Nuovo Cinema Paradiso”.
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Poi vennero le proiezioni domestiche di materiali in 16 mm che mi venivano spediti dalle varie Ambasciate, il Canada e la Germania Ovest; c’era una vecchia credenza veneta, dal quale facevo scendere un lenzuolo e furono i tempi e la scoperta di Murnau, Wegener, Lang, Vigo, Clair, Carné, Renoir e McLaren. Poi la passione per i Festival e per le sale d’essai, a partire dalla “Giovanni XXIII” di Bergamo bassa per andare allo Spazio Uno di Firenze ed alla nascita del Terminale qui a Prato. Oggi – poi – riesco a vedere di tutto. Ho migliaia di file (non riesco più a contarli e chissà che in questo periodo non li catalogherò tutti); e posso segnalare all’attenzione un po’ di prodotti. Può servire, questo, a diluire la tensione di un tempo che a tanti può apparire pesante da sopportare.

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Guardo anche la TV. Forse è la parte meno esaltante: mette in evidenza l’eroismo di tanti, ma anche la sottolineatura delle sconfitte, della incapacità a fornire una spiegazione valida su tanti aspetti. Ci girano e ci rigirano intorno ed a volte si ha la sensazione che in qualcuno vi sia un perfido cinismo, quasi una rivalsa sulle proprie dicutibili competenze. L’ho letta nel sogghigno di una tra le più quotate scienziate italiane, che non ha ancora chiesto scusa agli italiani per la sottovalutazione dell’epidemia valutata né più né meno a livello di una sindrome influenzale. E la “signora” in una recente sortita, di poche ore fa, ha preteso di poter parlare del “dopo”, affidandosi ad uno sciovinismo “femminista” di dubbio – anche questo – valore, andando ad affermare che il “futuro” sarebbe da affidare – ho avuto la sensazione che fosse un occhiolino all’imprenditoria famelica ed alla finanza ottusa – alle donne, visto che percentualmente sono di gran lunga le meno colpite da questo “virus”.
Imprenditoria e finanza che mal digeriscono il blocco delle attività, dimostrando una fortissima sensibilità al guadagno ed un’insensibilità verso i problemi che stanno colpendo la parte più debole del Paese, si ergono, entrambi, insieme ai loro sostenitori politici, come se fossero difensori dell’Economia e del Lavoro, anche se finora non lo hanno mai evidenziato, in realtà a difesa dei propri limitati interessi.
Certamente l’Impresa quando è soprattutto ad evidenza sociale va tutelata e difesa ed in questi settori la mano del pubblico deve essere protettiva.

A questo proposito ricordo il dettato costituzionale all’
Articolo 41

L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

SERI sì, ma non abbattuti e piegati – il Coronavirus ha già fatto tanti danni e bisogna limitarlo nella sua voracità!

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SERI sì, ma non abbattuti e piegati – il Coronavirus ha già fatto tanti danni e bisogna limitarlo nella sua voracità!

C’è poco da scherzare ma non si può nemmeno essere draconianamente fustigatori verso un “popolo” (del quale più o meno facciamo parte) che da un giorno all’altro è andato incontro ad un profondissimo radicale cambiamento di stili di vita e che è alla spasmodica ricerca di qualcosa che lo distragga (e non è per niente facile con i “bollettini di guerra costanti emanati dal tubo catodico).
Se ci è venuto da ridere, da sorridere, da rilassarci riflettendo su video o foto o altre composizioni varie, non possiamo né colpevolizzarci né tanto più lanciare la croce addosso a chi produce e diffonde queste amenità più o meno gradevoli o, se a qualcuno pare lo sia pure, di cattivo gusto.
Da sempre la “satira” ha diviso il mondo e non sarà certamente il Coronavirus a cambiarne la “mission”.

Ad ogni modo anch’io “oggi” sono “triste” e mal sopporto alcuni messaggi che mi sembrano delle grandi fesserie. Per non parlare delle “fake news” che circolano!

Già da qualche giorno pensavo che le battute, le ironie, le parodie scherzose, di fronte all’impietoso elenco dei contagiati e soprattutto di coloro che non ce l’avevano fatta a sopravvivere stessero diventando fuori luogo, e volevo parlarne. Vedo che ciò che pensavo, e che non avevo avuto la forza di esprimere, tutto di un botto è diventato in una parte di noi, amiche ed amici, compagne e compagni, urgente: accanto alla morte di tanti si è palesata quella di un compagno, che peraltro – oltre al comune sentire come vitale necessità quella di un profondo rinnovamento culturale e politico – era “giovane” e senza sintomatologie pregresse. Si sa, di quelli che vengono meno perché sono tra gli ottanta e i novanta e/o perché hanno importanti sintomatologie, si tende a farsene una ragione, anche se a nessun amico e parente puoi pretendere di chiederla. E infatti dopo le prime volte che da parte dei commentatori si faceva spallucce ora quasi sempre si dice l’età ma non si va oltre.
Il cattivo gusto però prosegue imperterrito a circolare sui nostri dispositivi e nelle diverse piattaforme social. Ho detto “cattivo gusto” perché il problema che abbiamo è nel suo complesso tremendamente serio. Non lo è diventato: lo è!!! Lo è stato e rimane tale; anzi va peggiorando.
Tuttavia – con grande sincerità – non mi piace mettere in croce coloro che affidano l’esorcizzazione della paura a scenette ironiche come la maggior parte di quelle che vado incrociando. Noi che abbiamo cominciato a soffrire in modo più diretto e che siamo diventati – pur lentamente – consapevoli della tragicità del momento non possiamo sanzionare tutti coloro che in un periodo di maggiore grande solitudine (su questo “termine” ovviamente discuteremo: in realtà si è più soli se non si sa variare il proprio sguardo o se non si è in grado di provare a farlo) trascorrono una parte del loro tempo in attività futili condividendo banali video scherzosi. Alcuni di questi video sono utilissimi a comunicare comportamenti “virtuosi” in modo leggero: sarebbe ottima cosa applicare quelle prescrizioni. Al limite, noi che riteniamo di essere più intelligenti e corretti dovremmo augurarci che, anche grazie a quei messaggi che oggi consideriamo troppo scherzosi ed ironici, tutto possa poi andare verso una conclusione felice e soprattutto nessuno possa essere colpito negli affetti più cari.

Joshua Madalon

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 15

Miseno

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 15

….Più in là Miseno con i suoi ruderi sparsi ma non meno importanti (interessante uno degli ultimi ritrovamenti: alcune stature in un ninfeo di una villa), sede della flotta militare romana, dava ospitalità nelle sue ville prospicienti al mare a personaggi come Plinio il Vecchio, che di là spiccò il volo verso la morte, per amore della scienza, sulle pendici del Vesuvio in eruzione (79 d.C.). Plinio il Vecchio fu un esperto di scienze naturali ed era nato a Como nel 23 d.C.. Il nome che fu dato al nostro promontorio è quello del mitico figlio del troiano Eolo, che era stato trombettiere dell’esercito troiano. Egli, avendo seguito Enea nel suo viaggio da Troia verso l’Italia, cadde misteriosamente (sembra sa stato vittima di una delle maledizioni di Circe) nel mare nei pressi delle nostre coste e diede il nome al Capo che fu dunque chiamato “Miseno”.

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POZZUOLI

Ed ora tracciamo un po’ la storia di Pozzuoli.
Gli esuli di Samo nel 528 a.C. (per l’appunto 2500 anni fa) fondarono la nostra città e la chiamarono “Dicearchia” ( che nel greco antico significava “governo giusto” ), volendo forse operare un raffronto con il governo del loro paese che li aveva costretti all’esilio. Poche ed incerte cose sappiamo della Pozzuoli greca e sannita. Ma con la conquista romana iniziò la sua fortuna dovuta massimamente all’importanza strategica del suo porto. Sbocco marittimo principale dei Romani, collegata attraverso buone strade con Roma e con tutte le altre più importanti città, Pozzuoli fu fiorente sede di scambi commerciali. I monumenti che restano, quelli occultati volontariamente o per ignoranza da un popolo parimenti incolto, quelli trafugati o depredati da altra gente poco rispettabile, testimoniano la grandezza che questa nostra città raggiunse nel mondo antico. Ma con l’apertura del porto di Ostia e con il progressivo accentuarsi dei fenomeni bradisismici, il nostro territorio decadde ed a nulla valsero i numerosi tentativi fatti per riportarlo all’antico fulgore. Le invasioni barbariche diedero poi il colpo di grazia spopolando quasi completamente la città. Da quel periodo fino ad oggi il destino del nostro paese si è poi legato intimamente a quello della vicina Napoli e del suo Regno e così abbiamo avuto le dominazioni dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e dei Vicerè Aragonesi e poi i Borboni che si sono avvicendate attraverso guerre sanguinose al comando della nostra terra. Infine l’Unità d’Italia ed ancora poi la formazione di un Comune autonomo hanno fatto di Pozzuoli la bella cittadina che noi oggi possiamo vedere ed apprezzare. Del periodo vicereale resta ancora in piedi un vecchio palazzo, quello del Vicerè don Pedro di Toledo, nella zona dove si trovava fino a poco tempo fa il vecchio ospedale civile.
Durante il Medio Evo di Pozzuoli si parla poco, ma da quel poco possiamo capire come la sua popolazione vivesse. Molte testimonianze riguardano i suoi bagni termo minerali (di cui restano alcuni tuttora in funzione), che ebbero per secoli una grande importanza in tutta Europa.

PalToledo

….VII….14

TEMPI NUOVI ….ci risiamo

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TEMPI NUOVI ….ci risiamo

Tempi nuovi. Lo dicevo ieri; lo ripeto oggi. Sicuramente questo grande evento cosmico (la “pandemia” non è stata ancora annunciata, ma di ciò si tratta) sconvolgerà le nostre esistenze. Inatteso come è giusto che sia, anche se le avvisaglie c’erano tutte ma fa parte dell’essere umani non riconoscerle o quantomeno, fingendo di non curarsene, esorcizzarne gli esiti.
Bisognerà in ogni caso resettare molta parte delle nostre giornate e guardare al futuro con una grande disponibilità a rivedere continuamente e progressivamente le nostre attività.
Ho di certo, per l’età, bisogni diversi da quelli dei miei figli e degli amici più giovani; ma sento il dovere di contribuire a far sì che anche per loro questa revisione possa essere meglio sopportabile, costruendo alternative utili, con la speranza che, poi, proseguano a praticarle.
Nel 2020 ci troviamo davanti alla chiusura delle scuole per un periodo – per ora – previsto di 11 giorni, ma che si annuncia essere molto più lungo (a cosa servirebbero 11 giorni? Forse è il “tempo” utile per avviare un resettaggio delle modalità didattiche): d’altronde è il 2020 ed in tantissime altre occasioni la letteratura distopica ha tentato di porci di fronte alle responsabilità che nel futuro sarebbero state necessarie di fronte ad eventi simili – ben peggiori – a questi.
In “tempi” diversi, alcuni anni addietro, in situazioni di “non emergenza”, ho anche io utilizzato le nuove tecnologie ( sono ancora presenti dei “gruppi” su Facebook che afferivano a classi di ragazze e ragazzi con cui si interloquiva annunciando temi, proponendo argomenti corredati da link: avevano dei “limiti” collegati essenzialmente al fatto che non tutti accedevano, per motivi diversi, a quelle piattaforme ) e ritengo che – nel pieno rispetto dei ruoli e dell’età – funzionassero come stimoli, pur nei limiti sopra esposti.
Da allora è trascorso poco meno di un decennio (le prime erano del 2010-2011, una terza, una quarta ed una quinta A ed una terza B) e le tecnologie sono migliorate. Guardate cosa fanno alcuni docenti (nella foto collegata all’articolo de “Il Tirreno” riconosco Marcello Contento) nella scuola dove ho insegnato per trenta anni.

https://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2020/03/07/news/il-dagomari-non-si-ferma-lezioni-a-distanza-grazie-a-un-applicazione-1.38559565

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Quel che è importante è che ciascuno dei membri (sia docenti che allievi) possa partecipare in modo attivo e propositivo.
Tra le altre questioni che mi preme mettere all’attenzione è la consapevolezza “positiva” dei limiti umani di fronte ad eventi così drammatici (utilizzo il termine nella sua accezione catartica senza negatività). Gli stessi cinesi utilizzano lo stesso ideogramma per i concetti di “crisi” ed “opportunità”. Dunque, perchè non approfittarne in questo comune travaglio per coglierne insieme il senso?
E’ per questo motivo che la lettura dell’articolo del Corriere – sull’inserto culturale “7” – del 25 gennaio scorso sembra tagliato proprio intorno alle riflessioni che da qualche tempo ci perseguitano, al di là del Coronavirus. Quell’articolo merita un supplemento di indagine, partendo dalla mia realtà contingente, casualmente collegata all’epidemia in corso. Da un po’ di tempo trascorro ore ed ore, senza tuttavia trovare il bandolo della matassa, per mettere ordine nelle mie cose. Anche io ho accumulato fogli e fogli, libri e libri, immagini ed immagini.
Ne riparleremo, poprio a conferma dell’impossibilità di tale impresa.

https://www.corriere.it/sette/opinioni/polito/20_gennaio_25/pulizie-morte-diventare-grandi-quando-scompaiono-genitori-6255f93e-3fb7-11ea-9d81-62d1a4802e12.shtml?fbclid=IwAR3sqY59xB7grK0ts7TukWI5EMkDNdSLS1La_-Ocx2qRDTWJ3pVHQ1iJb90

I VASI COMUNICANTI, MACHIAVELLI E IL NUOVO PRINCIPE perchè NI o forse SI

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I VASI COMUNICANTI, MACHIAVELLI E IL NUOVO PRINCIPE perchè NI o forse SI

Tra poco più di un mese si dovrebbe votare (Coronavirus permettendolo) per un referendum sul taglio dei parlamentari. Come ho già scritto, sono in forte imbarazzo: forse non partecipo al voto, forse mi astengo o…forse voto SI. La qual cosa mi porrebbe ancor più in disaccordo con il mio gruppo di riferimento attuale che è “Prato in Comune”. Eppure, non ho fatto nessuna mossa per far prevalere la mia posizione, lasciando che altri esprimessero la loro; ancor più, una volta espressa da maggioranza molto netta la scelta per il NO, ho comunicato personalmente al coordinatore pratese del Comitato per il NO l’adesione dell’Associazione.
Ho anche aggiunto che nessuno di coloro che ha optato in nuna rapida consultazione per il Ni o per il SI, avrebbe dovuto partecipare per rispetto della maggioranza ad una campagna favorevole al SI.
Non posso tuttavia esimermi dal rappresentare le motivazioni per cui in controtendenza rispetto a tanta parte della Sinistra sono più orientato a non seguire le indicazioni comuni.

Una visione elitaria
Ho parlato di paradossi e contraddizioni in un altro post dove in qualche modo sottolineavo l’incoerenza che emerge tra il voto dei primi giorni dell’ottobre scorso (circa cinque mesi fa) e la decisione di andare a referendum. Il primo paradosso è evidenziato dalla sottolineatura di una riduzione numerica della rappresentanza, come se quella attuale composizione di eletti non dovesse essere riconosciuta come “rappresentativa” mentre lo sarebbe la “futura” semmai numericamente (ma, dico io, non solo numericamente) omogenea. Credo che la “rappresentatività” è – sì certamente – limitata, ma non certo per il numero dei rappresentanti. Ben altri sono i problemi della nostra “Democrazia” e non sarebbero portati a soluzione nè con 945 (630 + 315) nè con 600 (400 + 200) parlamentari. D’altra parte i 945, se fossero riconosciuti come rappresentativi, dovrebbero avere il rispetto democratico dell’intera popolazione rappresentata e di conseguenza delle scelte portate a compimento così altamente “rappresentative” (il 97 circa di percentuale).
L’altro paradosso è dato dalla scelta di porre in evidenza il fatto che la riduzione avvantaggerebbe chi ha più mezzi e più risorse, i più ricchi e possidenti. Sono perfettamente d’accordo, ma mi impunto sui pilastri della mia polemica, che – lo ribadisco – è da Sinistra, senza “se” e senza “ma”. C’è qualcuno che vuole farci credere che sarebbe il numero (un compagno mi ha detto che lui sarebbe favorevole anche a raddoppiare, triplicare il numero dei parlamentari) a decretare l’applicazione democratica della Carta o la presa in carico degli interessi dei più deboli tra i rappresentati? a far sì che ad essere rappresentanti possano essere chiamati figli del popolo come volevano alcuni nostri “padri” storici e costituenti?
Ciò che è drammatico – a me pare – è che nessuno tra i sostenitori primari del mantenimento dell’attuale numero di parlamentari, nessuna forza politica, ivi compresa la Sinistra ed il Movimento 5 stelle, abbia una visione aperta e democratica pronta a rivedere i meccanismi primari nella scelta dei propri “rappresentanti”. Trovo sia elitaria dappertutto: come si scelgono i rappresentanti del popolo? Con quale legge elettorale? Vedo listini bloccati e candidature uniche nei quali e nelle quali gli aspiranti “eletti” sono inseriti dall’alto delle Segreterie con decisioni tutte all’interno di chiuse stanze su undicazioni degli apparati, quelli macro e quelli micro, quelli interni e quelli esterni, ma sempre “tali” sono.
D’altronde chi naviga, chi – come me – ha navigato nel mare della Politica sa perfettamente che non è consentito per limiti oggettivi la pratica della Politica amministrativa e parlamentare a chi non abbia risorse proprie o a suo sostegno, a meno che non si abbiano “padrini” illuminati alle spalle, che prima o poi, però, potrebbero passare all’incasso, per sè o per i suoi.

Il titolo “ I VASI COMUNICANTI, MACHIAVELLI E IL NUOVO PRINCIPE” può apparire fuorviante ma, leggendo il post n.2 forse riuscirò a spiegarlo.

Joshua Madalon

reloaded per ricominciare DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

Mi ero ripromesso di pubblicare su questo mio Blog il testo di un mio libretto preparato in occasione dei 2500 anni dalla fondazione di Dicearchia, nome greco della mia città di provenienza, cioè Puteoli – nome romano – Pozzuoli. Avevo da tempo questa intenzione. Ora, in coda alla mia presenza estiva su questi luoghi della mia infanzia adolescenza e giovinezza, mi appresto a pubblicarlo. Può apparire datato; tuttavia, le problematiche antropologiche e sociali sono peggiorate o perlomeno poco è cambiato, a volte tuttavia in peggio. La mia non è una critica senza dolore; nell’intenzione del giovane che ero esisteva la volontà di un cambiamento in meglio. Tuttavia ritorno alla mia terra e non rilevo miglioramenti nella sua cura. Anche i tanti interventi prodotti potenzialmente positivi subiscono il degrado antropologico ormai strutturale.

So bene che gli amministratori sono dotati di una volontà propositiva eccellente; pur tuttavia non riescono per motivi che mi sfuggono a superare le numerose difficoltà che incontrano ed anche alcuni interventi che avrebbero dovuto e potuto produrre effetti positivi sono stati poi negletti e disattesi come ad esempio lo spazio antistante l’uscita dal tunnel del tram chiamato Piazza Rione Terra, nel quale peraltro si celebrava la Storia della città, la mia, di Pozzuoli.

Sul mio Blog dall’inizio ho parlato del mio ritorno in questi luoghi che mi hanno visto crescere. Non ho mai accettato di ricevere rimproveri per essermene allontanato che tendevano a ribaltare su coloro che da qui sono partiti la responsabilità del degrado che se non è peggiorato – come io credo – è di certo rimasto ai livelli precedenti. Non sarei stato in grado di cambiare e forse sarei rimasto invischiato in quei meccanismi antropologici che io critico o mi sarei isolato come è accaduto a qualcuno dei miei amici antichi. Quindi non ho volontà specifiche sanzionatorie nei confronti di chi ha amministrato ed amministra e di quella “intellighentia” alla quale avrei potuto essere affiliato.

Dal libretto possiamo comprendere l’entusiasmo di un neofita: nel 1971 avevo 24 anni e la volontà di produrre un cambiamento. Sono andato via da questa città poco dopo per lavoro e quando ne avevo la possibilità non sono ritornato. Non avrei potuto cambiare nulla; ma il mio sguardo mitteleuropeo l’ho potuto costruire rimanendo tra l’Alto Veneto e l’Alta Toscana. Non sono pentito di averlo fatto.

 

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 10

…L’erba muore, gli alberi, gli arbusti selvatici della macchia mediterranea, tutto diventa grigio, nero, ti sporchi perché tutto è carbone. Salvaguardiamo il verde. In una conca craterica vicina notiamo il cupo specchio lacustre dell’Averno. Teatro di mitologiche leggendarie imprese, dall’aspetto tetro, è stato ritenuto uno degli ingressi agli Inferi e una delle sedi della Maga Sibilla. Numerose sorgenti di acqua scaturivano qui intorno ma, interrate dall’eruzione del Monte Nuovo nel 1538 la maggior parte, ora ne rimane solo qualcuna.I ruderi del cosiddetto Tempio di Apollo, non altro che sala termale confusa con un tempio, sono testimoni dell’antica uso e della civiltà romana. Del lago si gode un’ottima totale vista dal belvedere della Domitiana dal quale ognuno può assistere al sapiente gioco di luci e di ombre che rende misterioso questo luogo. Nelle ore pomeridiane sulle sue rive il silnezio è ispiratore di pace. E così, lontano dai rumori della città, in alcune ore del giorno fastidiosissimi, alla ricerca di luoghi silenziosi e pieni di storia e di fascino qualcuno può scoprire scorci nuovi, che prima non aveva considerato. Non è forse migliore il silenzio? Nopn è meglio ascoltare i dolci rumori naturali? Quelli del vento, del mare calmo o in tempesta, la voce degli uccelli, i pesci guizzare, le rane tuffarsi, la brezza leggera che muove le onde superficiali e le foglie, il fruscio delle erbe.

Nota post dell’autore: Da qualche anno nel perimetro intero del quasi perfetto bordo circolare del Lago è stato tracciato un percorso verde con spazi per la sosta e per il birdwatching. In un’occasione vi ho trovato anche una serie di istallazioni artistiche molto interessanti proprio per una collocazione appropriata dentro il contesto naturale. Aggiungo che le pendici sono ricche di prodotti della terra a partire dalle uve che producono un ottimo vino. Quel che segue è da collegare al fatto che la maggior parte dei fruitori del libretto erano allievi delle scuole cittadine…

Ma qui in città il silenzio non è di casa. Siamo un po’ tutti rumorosi: le nostre voci che tendono ai toni alti; i nostri apparecchi radiotelevisivi, grammofoni e registratori che non ne vogliono sapere di stare zitti o perlomeno di continuare abbassando i toni; i nostri motori roboanti e scoppiettanti; il nostro entusiasmo esorbitante e tanti altri fattori che ci fanno prigionieri. Anche contro i rumori occorre mettere riparo.

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Più vicino al mare c’è il Lago Lucrino (che sarebbe meglio chiamare “laguna” per le sue caratteristiche), era anticamente un ampio golfo in comunicazione diretta, per mezzo di un canale, con il più ampio lago d’Averno. Ritornando a quest’ultimo occorre aggiungere che fu la sede di una parte della flotta romana e in esso, per esercizi bellici e divertimento collettivo, si svolgevano le celebri naumachie (battaglie navali).
Esso è il risultato di un’accumulazione progressiva di detriti costieri e di sabbia, oltre che delle conseguenze della famosa eruzione del 1538, a causa della quale fu ulteriormente scollegato dall’altro specchio lacustre.
Famoso per la ittiocoltura, nell’epoca romana imperiale fu tenuto in gran pregio per la coltivazione delle ostriche, iniziata e condotta con un metodo industriale da un certo Gaio Sergio Orata.

Joshua Madalon

….fine parte settima – 10……

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 11

…riprendo questo tema dopo l’ultimo mio post del 23 marzo 2019….

…..Dall’alto del nostro (immaginario) aereo potremmo notare altri laghi (per lo più stagni costieri) nella nostra terra: a nord il lago di Patria, ora sede di competizioni sportive (Olimpiadi 1960); ad ovest il lago del Fusaro fra Cuma e il Monte di Procida, i cui mitili sono ancora riconosciuti fra i migliori della nostra zona; a sud-ovest il Mare Morto fra il Monte di Procida e il Capo Miseno. Altro cratere evidente è la pianura che sorge in una vasta concavità al di sotto e verso l’interno del castello Aragonese di Baia. E’ questo un posto di rara bellezza.
Molte rientranze costiere nascondono crateri, dove la forza delle acque ha corroso o i fenomeni bradisismici evidenti su tutta la zona del litorale flegreo hanno inabissato una parte del ciglio craterico. Luogo di grande interesse è il Capo Miseno anch’esso oggetto di incendi, di speculazioni incontrollate che hanno deturpato irreparabilmente il paesaggio, a difesa del quale si alzarono autorevoli voci.

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 12

Ma è dall’alto del Monte Grillo, una delle sommità estreme del Monte di Procida, che si gode un magnifico paesaggio. Da un lato Procida, Ischia due delle isole campane, la più grande e la più piccola. Dall’altro pure su uno strapiombo, come su una cartina geografica, lo sguardo si posa su tutta la spiaggia di Miliscola, Bacoli, Miseno e viene sospinto oltre su tutta la plaga flegrea fino alla estremità di Nisida, isolotto ora collegato alla terraferma e sede del Carcere minorile. Oltre si scorge parte della città di Napoli ed il Vesuvio ed il prolungamento costiero sorrentino fino alla Punta della Campanella e l’altra isola, Capri.
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Uno sguardo sulla zona interna a nord (Cappella, Fusaro, Cuma) lo si può dare ampiamente e progressivamente lungo la salita che da Torregaveta porta al Monte di Procida. Dall’alto dell’Acropoli di Cuma possiamo completare il nostro viaggio paesaggistico ammirando la lunga linea della spiaggia di Licola alla ricerca di un orizzonte marino e terrestre speso reso opaco dal sole. Per tutto l’arco dei Campi Flegrei ci sarebbe ancora tanto da dire riguardo al paesaggio. Ma potrei essere noioso se continuassi e poi voglio fare in modo che il resto possiate scoprirlo da soli o, almeno, sotto la guida dei vostri insegnanti o genitori.
In bocca al lupo, dunque, e buona fortuna!
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….settima – 12……

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – dodicesima e penultima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – dodicesima e penultima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

riprende l’intervento Stefano Gruni

Le “primarie” comunali
Laddove vi siano più candidati ma a Prato sembrano essere un “diluvio” come le celeberrime leggi seicentesche del Manzoni, occorrerà andare a svolgere le Primarie e, se necessario, anche le Secondarie. Intanto ci vogliono regole precise che evitino di incorrere negli errori fin qui verificatisi, che hanno creato notevoli danni di immagine al nostro Partito. Innanzitutto un “regolamento” che vada a circoscrivere la partecipazione (meglio sarebbe un albo degli elettori chiuso prima che si sappiano i nomi di chi partecipa), poi un patto fra gentiluomini che di fronte alla correttezza della forma si sostanzi in un appoggio solidale di chi avrà perso nei confronti di chi avrà vinto. Nelle Secondarie (ovverosia le Primarie di coalizione) evitare drammi; in questo caso se il Patto è stretto bene anche le “sorprese” possono essere accolte piacevolmente. Abbiamo avvertito sofferenza nella base di fronte alle proposte di candidature variegate che sulla Stampa locale cominciano a profilarsi così come se fosse normale un procedimento siffatto; qualcuno ha peraltro affermato che, di fronte a candidature emerse da proposte non suffragate da percorsi democratici non esiterebbe a votare altro Partito o a non votare. Condividiamo questa preoccupazione e ci batteremo perché non si verifichino simili condizioni. Chiederemo (anche con un Ordine del Giorno appositamente preparato) che il Partito provveda a dotarsi di strumenti idonei (Regolamenti, Albo degli elettori, Primarie, discussioni assembleari e verifiche nei circoli di Base) per creare il migliore possibile percorso democratico per la scelta dei candidati.

conclusioni di Giuseppe Maddaluno

Noi ovviamente abbiamo molte idee in relazione a tantissimi altri aspetti per i quali di volta in volta ci esprimeremo nella modalità con la quale lo abbiamo fatto finora: partecipazione, discussione, condivisione ed espressione sintetica. In questi ultimi mesi abbiamo guardato con attenzione anche alla società civile, ai movimenti, aderendo ad alcune iniziative e fornendo un contributo non solo logistico ma attivo e propositivo ad alcune iniziative referendarie. Crediamo sia opportuno parlare di questi temi in modo più ampio anche per evitare che per debolezza nostra si aprano spazi per altre formazioni vecchie o nuove che esse siano.
Altri interverranno con le loro specifiche sensibilità dopo la presentazione di questo Documento.
Da oggi in poi abbiamo bisogno di parlare fra di noi e con la gente, dobbiamo sviluppare il nostro compito con una presenza diffusa sul territorio coinvolgendo nuove donne e nuovi uomini nella convinzione che in questo nostro Paese sia necessario rafforzare il Partito Democratico, unica forza ancora dotata di credibilità in un panorama politico sempre più depresso e confuso. Noi da parte nostra non vorremmo essere confusi nel generale calderone della cattiva Politica; siamo un’altra cosa! Vogliamo marcare le differenze. Dobbiamo parlare ai delusi, siamo la speranza dell’Italia per bene che è maggioritaria; noi lo sappiamo ma dobbiamo mostrarlo con maggiore convinzione. Noi siamo qui e siamo a disposizione come già detto per dare il nostro contributo senza chiedere niente in cambio se non quel riconoscimento morale di poter contribuire a far crescere la partecipazione ed il consenso alle proposte del nostro Partito. Attraverso i nostri portavoce di settore dunque , continuando in modo finalmente ufficiale ad essere presenti, parteciperemo ai Forum tematici portando le nostre proposte ed ascoltando quelle degli altri per arrivare a produrre una vera e propria Piattaforma programmatica per amministrare questa città che non merita di essere ulteriormente malgovernata da una giunta fallimentare in ogni senso. Noi crediamo che ciò sia doveroso e necessario. E lo faremo! Non dimenticheremo questa giornata!

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – undecima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – undecima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

riprende ad intervenire Sabrina Pratesi

Una parte della popolazione, una parte consistente di essa, oggi certamente non si pone prioritariamente il problema di come sia e come sarà il territorio. Ha negli ultimi tempi ben altro cui pensare. Ma noi riteniamo che la qualità migliorata del territorio implichi anche una migliorata qualità della vita di chi su quel territorio abita. Così come noi siamo convinti che una migliore proposta culturale complessiva (informazione e formazione) sia assolutamente urgente per evitare che la gente si rinchiuda ancor più in se stessa. Le nostre proposte continueranno ad essere adatte ad un pubblico ampio; lo abbiamo già realizzato in questi anni di “prove”; ora ci avvieremo a renderlo costante con l’idea di avvicinare sempre più nuove persone ad una Politica che sia quella praticata tutti i giorni da ciascun cittadino. Abbiamo bisogno di far percepire a tutti la nostra presenza; lo abbiamo già fatto in più occasioni al Mercato e lo faremo ancora.
Ai giovani rivolgiamo un invito speciale; vogliamo conoscere le vostre idee: ne abbiamo anche noi da proporre ma è importante un confronto. A noi che abbiamo qualche anno in più interessano i vostri progetti; non lasciatevi sedurre da false scorciatoie. Ai giovani che scalpitano diciamo: “NON ISOLATEVI!” non abbiate la presunzione di essere autosufficienti! La Politica è pazienza, costanza e determinazione razionale. Il tutto e subito non produce effetti positivi; anzi crea false aspettative. Fra i nostri progetti c’è la costruzione di un blog e di un foglio informativo. Lo vogliamo fare anche per un territorio più ampio che coinvolga più Circoli; abbiamo lo spazio grazie al Circolo ARCI che ci ospita per realizzare momenti di aggregazione più legati alla verde età.
Abbiamo bisogno anche noi di capire come mai in questa nostra Italia lo spreco più inaccettabile sia quello che riguarda i giovani: li prepariamo alla vita nella famiglia, nella scuola, nella società e poi non concediamo loro opportunità dignitose (anche minimamente dignitose), li utilizziamo come fossero semplici macchine da usare e gettar via al minimo costo; ci dobbiamo chiedere anche come mai alcuni giovani, i più preparati, non appena varcano i confini anche in realtà difficili lontano dai loro cari riescano ad inserirsi e ad essere valorizzati e motivati. Non ci piacciono balbettii e farfugliamenti su questo tema; il “merito” non può essere solo uno “specchietto per le allodole” in tempi preelettorali. Non rispettare questo criterio è il peggior crimine contro il nostro futuro.

riprende ad intervenire Elisa Valdambrini

Il nostro Circolo proprio perché nuovo si presenta su questo territorio con l’ambizione di diventare un punto di riferimento concreto sia propositivo che collaborativo. Alla Circoscrizione fin quando rimarrà istituzione di riferimento di prossimità daremo il nostro contributo ma chiediamo allo stesso tempo un patto di consultazione politico. In seguito dovremmo rafforzare la cooperazione fra i Circoli per porci come elementi di riferimento autorevoli e credibili con l’Amministrazione che non possiamo che auspicare sarà dalla nostra parte.
Allo stesso modo i problemi della viabilità in questa zona appena periferica di Prato in modo particolare negli ultimi mesi a ridosso degli interventi infrastrutturali collegati alla costruzione della nuova sede ospedaliera di Galciana hanno finito per imbottigliare ulteriormente il borgo di San Paolo ed a nulla sono valse le reiterate civili richieste per rivedere anche in modo provvisorio la circolazione dei veicoli; l’eliminazione della rotonda sulla declassata all’altezza della vecchia Coop ha condizionato notevolmente soprattutto l’uscita da San Paolo verso Firenze (questo accadeva già in coda alla passata legislatura); la soluzione portata avanti da questa Amministrazione nel tracciare i percorsi di uscita da San Paolo in questo periodo ha provocato proteste e malumori fra cittadini, artigiani e commercianti; in particolare sono state contestate le scelte del senso unico in via Traversa Pistoiese etc… Altrettanto incomprensibile è stata da parte dell’Amministrazione con il sostegno di una Circoscrizione distratta la decisione di inserire un percorso ciclabile all’interno degli insediamenti abitativi già di per sé congestionati; una ciclabile che attraversa il cuore di San Paolo con un percorso pericoloso radente ingressi abitativi e commerciali e fra incroci e rotonde che va a ridurre posti macchina e vanifica la difesa di luoghi comuni quali i Giardini fra via Vivaldi e via Donizetti. Un percorso ciclabile assurdo che a detta dei promotori dovrebbe condurre in modo assolutamente contorto il cittadino su due ruote verso il Centro città. Ben diversa era stata la nostra proposta e molto più lineare: In coda alla precedente fase amministrativa la Circoscrizione si era fatta promotrice insieme all’Assessorato all’Ambiente di un percorso ciclabile che dalla Stazione di Borgonuovo si dirigeva verso il Centro più che altro costeggiando la linea ferroviaria in un modo ben più diretto; ma, si sa, la “capronite” è ben più efficace della “kriptonite”!

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reloaded dal 3 dicembre 2014 “NON SOLO VINCERE”

Elezioni regionali

Fine novembre 2014 in E.R. vota il 37,67% degli aventi diritto contro il 68,06% delle precedenti elezioni (29 marzo 2010).

risultati-elezioni-regionali-calabria-2014-16

Anche in Calabria c’è una flessione nella partecipazione (vota il 44,07 contro il precedente dato di 59,26). Renzi, che è Presidente del Consiglio, sottovaluta pubblicamente il dato. Siamo nel periodo di maggior successo per Matteo Renzi. Questo mio post potrebbe essere utile per far comprendere quanto sia stato, e sia tuttora, molto pericoloso per la tenuta democratica del nostro Paese sostenere la spregiudicatezza di tale individuo.

reloaded dal 3 dicembre 2014 NON SOLO VINCERE

Questa notte. Come spesso capita a noi mortali, questa notte ho sognato. In mattinata, credo. Proponevo ad un amico un dibattito sull’Etica in Politica. Questo sogno mi conferma l’idea che ho e che è suffragata da tanti altri sogni rispetto al fatto che è di notte che le idee mi si presentano: volevo dire “le migliori” (l’ho detto) ma avvertivo il rischio di apparire un po’ presuntuoso (che dire? Forse lo sono). Non menziono l’amico ma per lanciare qualche indizio lo identifico in un famoso antropologo. Ed un motivo sottile sottile c’è: da giorni lo cerco per proporgli altre mie idee e forse stanotte me ne è venuta un’altra.
Ne parlerò con lui o forse con qualcun altro che vorrà ascoltarmi. Ma l’analisi non può non partire da quello che negli ultimi mesi è riuscito ad avallare un rampantismo assolutamente anomalo nelle file della Sinistra, del Centro(sinistra) a dire il vero, concretizzato con l’affermazione diffusa “finalmente possiamo vincere”.
E’ sconfortante ed umiliante per tutti quelli come me che ritengono che le vittorie vanno ottenute dietro i vessilli dei fondamentali valori della Sinistra e di un riequilibrio sociale già in bilico dopo il nefasto ventennio berlusconiano ed oggi assolutamente negato a favore di una rivincita dei ceti sociali più ricchi, fra i quali indubbiamente si annidano evasori, disonesti e reazionari che invece la Sinistra dovrebbe impegnarsi a combattere. L’assioma tout court fra ricchi, delinquenti, disonesti evasori e reazionari non ha alcuna possibile conferma ma è di certo un elemento su cui riflettere visti gli entusiasmi con i quali l’avvento del nuovo leader è stato “accompagnato” e “seguito” finora.
Chiedersi allora se a decretare la bassa affluenza sia o meno uno solo degli interventi del Governo come il Jobs Act è fuorviante e fa il gioco del “Renzi” furbo. Sono perfettamente d’accordo con lui: non è il Jobs Act ad allontanare gli elettori. E’ tutto l’impianto della “presa del Potere”, mio caro. E’ la tua presunzione e quella di tanti tuoi sostenitori; quella prosopopea che, come ebbi modo di dire, sarà fra i “ricordi” di questa fase storica dei nostri tempi quando presto o tardi, speriamo molto ma molto presto, decadrà. Se si costruisce un impianto che necessariamente faccia a meno dei fumosi e faticosi “dibattiti” nelle SezioniCircoli è del tutto evidente che moltissime delle cittadine ed altrettanto dei cittadini che hanno dato la vita per la loro organizzazione avvertano un sentimento di frustrazione ed umiliazione e si affranchino essendo del resto affrancati da tali impegni. Aggiungici che i sostenitori che hanno decretato il “cambiamento” (e che cambiamento!) men che mai ritengano di doversi sobbarcare quegli oneri organizzativi e ti spieghi le ragioni del riflusso.
Ritornando all’Etica in Politica mi viene da ricordare che una parte del “rinnovamento” amministrativo ha identificato il proprio impegno con un possibile “guadagno” in termini non di prestigio ma di risorse personali. Rimango dell’idea che occorra impegnarsi per il bene della collettività e non per il proprio o per quello dei propri adepti o congiunti. E’ la mentalità che deve cambiare; lo dico insieme a tanti (ma anche se fossero “pochi” dovrebbe valere) da molto tempo: non culi ma cervelli occorrerebbe coltivare. Ed invece a cambiare sono soltanto i loro didietro che si siedono su comode ed ampie poltrone mentre i cervelli non cambiano; e quelli migliori li esportiamo!
Non basta solo “vincere”. E non diffondiamo “eresie” politiche: il Partito Democratico aveva la nobile intenzione di avvicinare i “moderati” dietro le bandiere della dignità umana e del lavoro, garantendo la massima giustizia sociale. Avvicinare i “moderati” non significa mescolarsi immediatamente e rapidamente con loro; tuttavia l’ascesa rapida al Potere ha creato i presupposti per una commistione pericolosissima per l’identità del PD di cui oggi avvertiamo gli esiti.

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P.S.: Alle Europee del 25 maggio 2014 il risultato era stato ben diverso. In quell’occasione l’elettorato era stato spaventato da una serie di annunci da parte del Movimento 5 Stelle avverse all’Europa. Si attendeva un boom da parte dei “grillini” ed invece ci fu un “flop”. La Lega contava poco.

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 4 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio più quella numero 3 del 12 febbraio)

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 4 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio più quella numero 3 del 12 febbraio)

…..ci stimola poi la foto di un Congresso del Partito Comunista Italiano dove si vede Eugenio Tinti aggirarsi fra le poltrone di un cinema di Firenze, gremite di delegati, con un voluminoso pacco formato dalle copie de “l’Unità”. Marite ci parla anche di una foto che lo ritrae da giovane (altre di un periodo immediatamente seguente ce le riesce a mostrare) vestito da Bersagliere (con il fez) ai tempi della Grande Guerra: ritiene di poterla trovare e di consegnarcela per la pubblicazione. Nel frattempo, però, prima di salutarla (intanto, Eugenio è sgattaiolato via per la sua solita passeggiata), ci affida con grande tenerezza un video che racchiude un’intervista al suo babbo realizzata da un’emittente privata regionale qualche anno fa. E’ un’intervista generica sulla condizione degli anziani in città che ci presenta un Eugenio Tinti novantenne pimpante ed esuberante, per niente timoroso della telecamera, assolutamente padrone della scena né più né meno come è oggi.

L’intervista viene trascritta da mia figlia Lavinia, a quel tempo studentessa del terzo liceo “Cicognini” di via Baldanzi

Eugenio Tinti

L’intervista è a cura di Neva Domenici (d’ora in poi ND), Eugenio Tinti ( d’ora in poi ET) ha appena novanta anni; quindi siamo nel 1991, vive ancora a Firenze in Borgo dei Greci con la moglie già gravemente malata: dopo la sua scomparsa verrà ad abitare a Prato in viale Montegrappa con sua figlia Marite ed il genero Goffredo Lohengrin Landini, sindaco della città di Prato dal 1975 al 1985.

ND.: Siamo in casa del signor Eugenio in Borgo de’ Greci proprio nel pieno centro di Firenze; abbiamo salito i cento gradini, quasi da fiaba, cento gradini per arrivare su in alto in mezzo ai tetti di Firenze con una visuale che dopo il nostro tecnico ci regalerà. Signor Eugenio, da quanti anni fa questi cento gradini?
ET.: Cinquantotto anni.
ND.: Da cinquantotto anni. Ci vuol dire quanti anni ha?
ET.: Ho compiuto gli 89 anni nel mese di agosto; quindi credo di essere a 90. Novanta anni.
ND.: E’ un “ragazzo del ’99?

ET.: Sono un ragazzo del ’99, ho fatto la Guerra Mondiale, mi danno centocinquantamila lire all’anno come premio, diciamo così, di consolazione diciamo, via, perché non è una cosa… E quindi, quello che a me mi danno tra le centocinquantamila lire, la pensione che prendo e tutto ciò che ho da pagare perché ci ho la moglie malata, devo fare tutto da me, me la cavo bene, giusto per me; ma, ora io sto pensando, dato che siamo nel ragionamento, coloro che hanno una pensione più bassa della mia…
ND.: Come fanno?!
ET.: …come fanno loro? Eppure ci sono delle persone sole, oppure due vecchi soli che avranno, si può dire fra tutti e due, settanta ottanta mila lire al mese e anche loro avranno i suoi acciacchi come ce li ho io, come ce li ha mia moglie; come faranno a vivere quella gente là?
ND.: E’ una domanda più che giusta. Però io vorrei tornare alla sua vita, più che altro al suo ambiente: lei ha detto che sono cinquantotto anni che vive qui nel centro di Firenze: tanto per cominciare vorrei sapere quali differenze trova tra questo centro di Firenze di allora e questo di ora.

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