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L’ECO DEL VAFFA La sacrosanta pratica del “vaffa”

 

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L’ECO DEL VAFFA

La sacrosanta pratica del “vaffa”

Chi lo avrebbe mai detto che avremmo potuto ripagare della stessa identica “moneta” liberatoria il Movimento 5 Stelle che, complice il suo insigne fondatore, l’aveva utilizzata. Parlo di quel “vaffa” con seguito delle parti posteriori adoperato “ad libitum” come se fosse un brindisi conclusivo festoso.

Se lo meritano a gloria, anche perché stanno utilizzando la loro primitività abbinandola ad una spropositata dabbenaggine, sottovalutazione, a mo’ di novello “Candide” volteriano, al quale tutto va bene. Ovviamente non si può non riconoscere che dabbenaggine e spudoratezza, irrisione e presunzione, arroganza e protervia non siano state già utilizzate a piene mani da quell’epigono berlusconiano, che è stato Matteo Renzi.

Ma ancora ancora tra quelle figure che hanno tenuto bordone ai precedenti governi vi si trovavano personalità di livello medio-alto, che in questo nuovo andranno ricercate con il lumicino, temo con scarsi risultati. Ma tant’è: mi si risponderà che i tempi sono cambiati e che io – in compagnia di molti altri – sono innegabilmente (confesso di esserne anche convinto) “retrò”.

Perchè mai un vecchio rimbambito come me dovrebbe allora mandare a quel paese i rappresentanti di questo Governo ed in modo principale i pentastellati?

E’ presto detto: costoro “governano” in modo molto originale (eh già! Sono i paladini del cambiamento); quando alcuni di loro (per esempio, e che esempio!, il Presidente della Camera, terza carica dello Stato) aprono la bocca distinguendosi da una linea peraltro inesistente (il contratto di Governo è quanto di più aleatorio possa immaginarsi) ci si appresta a dichiarare che “parlano a titolo personale”. Anche lo stesso Presidente del Consiglio parla più o meno a titolo personale e agisce nello stesso modo quando, sollecitato dal Presidente della Repubblica, forse sgomento davanti a tale “brancaleonata”, ha dovuto dare ordine di far sbarcare i 67 della motovedetta Diciotti. Ed a titolo personale parla, a sentire Di Maio, l’altro vice-premier Salvini, quando brontola in modo sconnesso, perché non gli si è consentito fare quel che caspita vuole fregandosene delle regole: lui che ne dovrebbe essere garante e tutore, come Ministro degli Interni.

Quindi s’è capito? “un sonoro  infinito “VAFFA” con annessi e connessi al Governo, al Movimento 5 Stelle e ai suoi sostenitori ovunque essi siano. Andate pure!

 

Joshua Madalon

 

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reloaded ALTRI TEMPI?

 

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ALTRI TEMPI ?

Mio padre mi ammoniva rispetto alla “politica” nel ricordo degli anni bui della sua “giovinezza”, ma di certo era molto orgoglioso dei miei “impegni” sociali culturali e politici.
Un amico mi ha detto qualche giorno fa parlando dei “giovani” impegnati nell’agone politico in questo ultimo ventennio: “Non credo che si divertano quanto ci si divertiva noi alla loro età!….”. Dissento.

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“Ci sono le Primarie… e io vi partecipo. Non solo come elettore, sono tra i candidati”. 
Giuliano, quella sera era tornato a casa galvanizzato dalla prospettiva di potersi mettere alla prova in quella “contesa” tutta interna al suo Partito.
“Guarda di non esagerare” riflettè Silvia, la sua compagna “non sei ancora così conosciuto…ed in politica sei troppo giovane…”.
Giuliano da poco era arrivato in quella città e politicamente in verità non si era distinto; la politica è fatta di rapporti intensi e compromissori; la sua presenza era stata orientata alle problematiche culturali ed anche nel Partito, dopo vicende drammatiche di livello nazionale, da poco tempo si occupava di Cultura e, si sa, questa non è mai stata, se non a chiacchiere per acchiappare qualche consenso passeggero, nelle priorità di nessuna forza politica.
“Ecco dunque un’occasione per evidenziare il mio valore” ebbe a pensare il giovane e si scrollò di doso il pessimismo pragmatico di Silvia. La quale in verità più di una buona ragione ce l’aveva: quelle Primarie erano riservate in modo esclusivo alle iscritte ed agli iscritti; non erano “aperte” e Giuliano era conosciuto solo da una minima parte di militanti, e i concorrenti erano temibilissimi.

C’era però una clausola che lo incoraggiava a sperare: erano Primarie un po’ strane, si potevano segnalare anche, nel segreto del gabbiotto, delle indicazioni in negativo, una sorta di “gioco al massacro consentito dalle regole”. E lui pensò che la sua militanza attiva, anche – e forse proprio per questo motivo – se non lo aveva fatto conoscere a tantissimi, proprio per il fatto che in quella città era arrivato da non molto, tre-quattro anni, non aveva avuto il tempo di produrre giudizi e concrezioni negative, e lui quindi sperava in un saldo positivo.

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Era la prima volta che nelle Amministrative si votava con una nuova Legge, quella che avrebbe affidato un ruolo di primissimo piano ai Sindaci con una votazione a preferenza unica e con la trascrizione del cognome del consigliere prescelto da parte dell’elettore.
Fino ad allora si era votato con tre preferenze e bastava segnare accanto al simbolo dei numeretti, la qual cosa aveva prodotto un vero e proprio mercato dei consiglieri che si organizzavano attraverso il Partito con delle cordate ben precise ed orientate allo scopo anche di stabilire preventivamente la scelta del Sindaco.
Tutte le campagne elettorali si basavano su questi pre-accordi e di norma circolavano queste “terne” sui “pizzini” che candidati e loro galoppini distribuivano ad amici ed amici degli amici.

Eh sì, ti dicono “sono tutti uguali” e ti ci incazzi perché alla fine dei conti hai vissuto tante belle stagioni e tante avventure politiche entusiasmanti senza mai chiedere e, quando ti è andata bene, hai recuperato una parte delle spese (ho imparato che “il tempo è denaro” quando ho incontrato la Politica attiva, quella per la quale “se do qualcosa devo ricevere altro in cambio; e l’ho imparato tra il centro ed il Nord dell’Italia e forse non è un caso!”). Ma non bisogna chiedere, bisogna dare anche se chi è abituato a questo meccanismo del “do ut des” non lo potrà mai capire, cosicché a Prato un tipo di ringraziamento è quell’ “a buon rendere!” che è tutto dire, no?

….Giuliano ne aveva fatte di campagne elettorali su e giù per le montagne bellunesi e conosceva molto bene quei meccanismi ma non gli sarebbero tornati utili: ognuno, in quel 1995, era praticamente da solo, non esistevano più accordi possibili tra candidati per lo stesso incarico: tutt’al più le cordate potevano avere un consigliere comunale, un consigliere circoscrizionale e un consigliere provinciale. Lui lo sapeva, ma non tutti sembravano averlo compreso anche per ignoranza.

“La Commissione di Garanzia vuole incontrarti” a telefono la Gisella, impiegata al Partito, chiamò Giuliano.

“Vieni nel pomeriggio”

“Di che si tratta?”

“Non mi hanno detto altro. Vogliono, evidentemente te, vogliono vederti”

“Va bene, alle 17.00 va bene, allora?

“Ok alle 17.00”.

Giuliano arrivò al Partito intorno alle 16.30 e ci trovò altri candidati convocati, ma nessuno di loro conosceva il motivo per il quale erano stati lì chiamati.
Quando fu il suo turno e si trovò di fronte ai “saggi garanti” lo scoprì: “Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni, ovviamente dobbiamo mantenere l’anonimato, su alcune tue scorrettezze”

Lo sguardo di Giuliano mostrò sorpresa: in fondo non capiva di che cosa si potesse trattare e la domanda non fu necessaria. “Ti stai muovendo in modo autonomo al di fuori delle regole del Partito: scrivi lettere personali, distribuisci bigliettini che invitano a votare per te, qualcuno a cui hai telefonato ci ha mostrato una grande sorpresa perché non sei tra i designati del suo territorio” e poi minacciarono sanzioni, anche gravi: era nelle loro mani.

Giuliano però poteva essere considerato uno sprovveduto da parte di quei “vecchi saggi” ma non lo era affatto: aveva ben studiato le nuove regole e conosceva quelle precedenti e, punto per punto, confermando tutti gli addebiti, smontò le accuse e pur con rispetto, sottolineò: “Evidentemente non conoscete la nuova legge elettorale”………

No, non è possibile prendersela con tanti tra quelli che, giovani, si sono imbarcati in un’avventura nella quale credono in buona fede: sono loro il nostro futuro “buono”. A loro vanno segnalate quelle vecchie (a volte giovani ma vecchie nell’animo) volpi, furbe ma non tanto da convincere me, che hanno semplicemente subodorato la ghiotta occasione (sono come “vampiri assetati di sangue”) e si sono aggregati (sono le più pericolose persone che troveranno il modo, se il vento cambia, di cambiare casacca, così come hanno fatto con il “bullo” di Rignano) al trenino che passava…..

Ma Giuliano non aveva scelto lui quelle modalità di campagna elettorale che ai “saggi” apparivano scorrette: vi era stato costretto. Avrebbe potuto anche abbandonare, ma…

“Ti sono state assegnate quattro sezioni elettorali”

gli aveva detto la funzionaria del Partito, quando era andato a regolare e concordare le formalità con cui ciascuno dei candidati avrebbe potuto e dovuto agire in campagna elettorale e Giuliano accoglieva con entusiasmo tutto questo “rito”…

“Chiama Giovanni Di Dio, lo conosci, no?…Si metterà a tua disposizione…” 

E sì, Giovanni era il segretario di una Sezione di Partito in una delle frazioni della sua città: più che una frazione, un Paese vero e proprio, un po’ periferico ma tra quelli più vitali ed attivi. E Giuliano che veniva da esperienze in realtà popolari anche se i suoi ambiti culturali lo spingevano in quegli ultimi anni ad occuparsi di attività diverse mostrò di apprezzare quella proposta, che d’altronde per regolamento non poteva discutere. Anche se…a Giuliano avrebbero dovuto assegnare ben altro, visto che nelle Primarie, con quel giochino al massacro, aveva ottenuto un ottimo risultato, sorprendente davvero per un outsider.

“Ciao, Giovanni…” Giuliano, appena fu a casa aveva messo in pratica le indicazioni ricevute “la Francesca mi ha detto di rivolgermi a te. Sai già tutto, no? Io sono pronto…quando posso venire per concordare le modalità della nostra campagna elettorale?… Tu lo sai, di pomeriggio o di sera prima o dopo cena, io sono….”

Giovanni non gli diede il tempo di dire che era “libero” e

“Senti, forse non è il caso che tu venga , sarebbe imbarazzante per me ed una perdita di tempo per te…. Qui…si stanno già organizzando per altri due candidati e sono già avanti con la “campagna”…. Mi dispiace…ma….”.

Giuliano ringraziò per la franchezza ed essendo una persona essenzialmente gentile, soggiunse: “Vedrò allora di organizzarmi da solo…”.

Fu una campagna elettorale emozionante, intensa, ricca di motivazioni soprattutto culturali. Giuliano chiese due settimane di permesso dal lavoro e si impegnò a fondo. Ebbe modo di incontrare tanta gente che già conosceva e di conoscerne di nuova e molti dei vecchi e nuovi amici si impegnarono a farne conoscere. Alla fine fu eletto tra i primissimi cinque, sorprendendo se stesso ma anche tanta parte del Partito, che evidentemente non lo amava, anche perché – come sempre accade – avrebbe preferito persone meno autonome, più “affidabili” su cui far veicolare scelte e valutazioni dei soliti gruppi di potere, lobby di costruttori e di categorie professionali, uguali in ogni tempo, ogni stagione. Ma Giuliano era un giovane uomo di Sinistra, fiero della propria intelligenza e della propria libertà, un esempio da non imitare per chi volesse allora ed oggi far carriera.

Mio padre mi ammoniva rispetto alla “politica” nel ricordo degli anni bui della sua “giovinezza”, ma di certo era molto orgoglioso dei miei “impegni” sociali culturali e politici.

PICCOLE (MA SIGNIFICATIVE) INEFFICIENZE parte 4 e ultima (per ora)

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PICCOLE (MA SIGNIFICATIVE) INEFFICIENZE parte 4 e ultima (per ora)

Perlomeno siamo stati in un ambiente lindo, pulito, dove i corridoi erano illuminati, aerati in modo artificiale ma non eccessivo. Insomma siamo stati bene; le panchine erano comode, per quanto poco utilizzate. Ma, tra tutte quelle stanze vuote e quel personale che gentilmente mostrava però di “non sapere”, mi chiedo davvero quanto spreco “organizzativo” vi sia nella pubblica amministrazione. Quel personale non ha colpe specifiche e dirette: loro svolgevano le funzioni assegnate; ne hanno molte di più, e gravi e serie, i dirigenti, quei papaveri boriosi che “puppano” risorse a non finire e che troppo spesso afferiscono a cordate politiche senza il possesso minimo delle qualità tecniche e professionali – aggiungerei addirittura “politiche” affidando a questo termine un valore altissimo – necessarie per potersi occupare almeno “sufficientemente” – come la mia (im)perizia digitale – della “cosa pubblica”.

In quell’anda e rianda di questa mattina ho allenato tutti i miei muscoli delle gambe senza tante storie; anzi, la mia pazienza ha tenuto e la mia mente ha operato. Mi sono chiesto: va bene per me che, a qualche anno dopo i settanta, con una lieve pinguedine ma una memoria della mia attività di atleta, riesce a muoversi ancora; ma come avrebbe potuto fare un’altra persona, simile per età, ma più acciaccato, meno abile anche dal punto di vista digitale a districarsi in quell’ambito? E che dire di chi, ancora in età lavorativa, avrebbe dovuto utilizzare permessi o pagare qualche “spicciafacende” (scritto così con una “c”, alla “partenopea”) per compiti che non sarebbero poi andati a buon fine?

Laddove ci sono le “inefficienze” spesso a pagare sono in primo luogo i cittadini, in secondo gli operatori, in modo particolare quelli che “lavorano” assumendosi gli oneri di coloro che invece non lo fanno. Non si arriva al terzo luogo, che è invece quello che rappresenta il “cuore” del problema e sono i “funzionari”, i “dirigenti” che, quando lavorano, lo fanno non di certo per migliorare la vita della gente; anzi, sottraggono risorse immeritatamente, non subendo alcuna penalizzazione nè monetaria nè morale da parte di chi li ha proposti e promossi.

………………

Sono passate alcune settimane. Memore del disservizio di inizio giugno prima di prendere l’iniziativa (devo assolutamente ritirare i buoni per la celiachia perlomeno quelli del prossimo mese o quel che è stato annunciato in sua sostituzione, una tessera elettronica) digito il numero telefonico, quello per così dire “fortunato”, ed ascolto il messaggio. Occorre aspettare ancora qualche giorno, quasi a ridosso dell’inizio di luglio. Il luogo della distribuzione è un altro, uno ancora diverso rispetto a quelli di prima.

………………

Ci vado. Sono, come sempre molto gentili e disponibili. Di tessera elettronica non se ne parla più: pare che in Lombardia ne abbiano clonate alcune. Saranno stati “padani”? o “terroni”? o “quelli brutti e neri”? o ancora gli “zingari”? Ai posteri l’ardua sentenza! Forse, come sempre accade, sono dei malviventi, umani anche loro, perdinci!

 

Joshua Madalon

 

P.S.: come scritto nel titolo, non penso che siano – queste – inefficienze importanti, perlomeno per me (volendo fare atto di egocentrismo). Lo sono invece significativamente per la parte più debole ed indifesa della popolazione (gli anziani, i non capienti e poveri in assoluto, i portatori di handicap, gli analfabeti). Ed è a queste persone che io penso quando mi adiro nei confronti di chi gestisce il potere variegato diffuso con criteri molto personali e non è in grado di operare correttamente nella società (per motivi di incapacità culturale e professionale ed ancor più per privilegiare i propri interessi e quelli dei propri accoliti).

 

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ANNA PANDICO

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ANNA PANDICO

Molto di noi rimane nella vita degli altri se avremo saputo lasciare I nostri “segni”.   Non avevo avuto che scarni segnali del morbo che ha portato via la nostra amica. E, quando l’altro giorno sono stato chiamato da una giornalista de “Il Tirreno” ho pensato che fosse per i soliti banali aridi sterili problemi politici locali e nazionali. Mai avrei potuto immaginare….

Di Anna Pàndico rimane, al di là di quello che ha prodotto in versi e testi teatrali, il suo straordinario bellissimo sorriso. Quando era serena lo abbozzava in modo “infantile” ritornando poi più o meno all’improvviso seria ed un tantino cupa ed il suo saluto era lievemente strascicato con quel tono di complicità affettiva che mi faceva sentire suo coetaneo.  Il nostro è stato un rapporto di amicizia culturale forse paterno forse fraterno non avendo mai avuto una sorella tutta mia: certamente diverso da tutti gli altri che ho avuto e da tutti gli altri che lei ha avuto.                                                                Abbiamo amato la “poesia” come strumento terapeutico che portasse a galla i turbamenti profondi dell’animo umano.

Leggevamo insieme i suoi appunti ed io parlavo a lei dei miei progetti culturali sui quali di frequente opponeva critiche acute e pregnanti su cui discutevamo.                                Era insoddisfatta ma naturalmente rispondeva a quelle problematiche continuando ad occuparsi di Teatro e di Poesia.

Era a volte presente alle mie iniziative, anche se non amava svolgere un ruolo di osservatrice passiva ed i suoi appunti critici mi sono stati molto utili.

Era venuta una volta anche a seguire una delle mie “incursioni” flegree sul Lago Fusaro e nella Casina vanvitelliana. Sì, parlavamo anche allora di Poesia e Narrativa ed era subito dopo il Natale 2014 e lei venne insieme ai due nipoti ad assistere alla presentazione di un libro che raccoglieva i versi e le parole di autrici ed autori che avevano preso parte alle prime due edizioni del Premio Sovente.

Negli anni precedenti aveva partecipato a due edizioni, le ultime, della silloge che curavo personalmente. In “Poesia Sostantivo Femminile” nella 11° e 12° edizione si trovano tre testi firmati da Anna che scelsi in accordo con lei: “1997 (ad una mia amica e guida)” nel 2011 e “senza titolo” e “Corpi rap” nel 2012.        Nel 2015 poi aveva regalato ad Antonello Nave ed a me una sua lirica dedicata a Pier Paolo Pasolini, inserita nella silloge da noi composta per il 40ennale dalla scomparsa del grande intellettuale friulano.                                            Io l’ho conosciuta così e con dolore voglio ricordarla così con quel suo sorriso da bambina.

Il Poeta descrive in modo chiaro ma crudele la nostra vita: siamo “umani” ma abbiamo una forma di cinismo salvifico che, di fronte agli eventi funesti, ci spinge ad apprezzare la “vita” e dare ancora per un po’ un calcio alla “morte”. Egli nel canto XXV “Il sabato del villaggio” vv.40-42 scrive

“Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno”

In uno dei miei prossimi post pubblicherò le poesie di Anna di cui accenno.

Mi piace però concludere con dei versi che avevo dedicato ad un’altra mia carissima amica e che sono stati apposti in chiusura dei “Saluti” nel 12° volumetto di “Poesia Sostantivo Femminile”.

Libera

ogni tua energia

anima bella

solcando

i cieli del cosmo

senza frontiere.

 

Sciogli le gomene

e vai

oltre i confini

del cielo

nello spazio infinito

dei tuoi sogni

di perenne fanciulla.

 

Così

ti ricordo.

 

Joshua Madalon

 

Anna

UN LUNGO POST SULLA QUESTIONE SANITA’ E SULL’ANNUNCIO DEL NUOVO DISTRETTO DI SAN PAOLO – C’E’ DA FIDARSI?

 

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UN LUNGO POST SULLA QUESTIONE SANITA’ E SULL’ANNUNCIO DEL NUOVO DISTRETTO DI SAN PAOLO – C’E’ DA FIDARSI?

A Prato, come in molte altre importanti città italiane, il 2019 sarà un anno “elettorale”: si rinnovano tra gli altri i Consigli comunali di Prato e Firenze.

Ho seguito “a latere” ma con attenzione le vicende dello smantellamento del Distretto sanitario di San Paolo, periferia popolare e popolosa Ovest di Prato. Tra le altre questioni, con la chiusura di quello spazio in contemporanea con la chiusura/apertura del vecchio/nuovo Ospedale con i problemi gravi che ciò ha prodotto in termini di servizi, questa parte della città ha subìto un profondo decadimento sociale, al quale non ha corrisposto la giusta attenzione da parte dell’Amministrazione comunale che, solo in queste ore, dovendo prepararsi alla contesa elettorale, lancia un messaggio attraverso l’Assessore ai Servizi Sociali, rassicurando che il Distretto si farà.  Fino ad ora gli interventi urbanistici hanno riguardato scelte molto discutibili dal punto di vista dell’impatto sociale (Giovani – Ambiente – Cultura – Urbanistica – Servizi) che non hanno portato miglioramenti.                                    

Siamo a metà giugno 2018: durante l’intera legislatura dal 2014 ad oggi si è discusso ed ora a meno di un anno dalla scadenza elettorale si procede a qualche “annuncio” come quello riportato sui social.

Ormai non bastano i meri annunci: i cittadini sono stanchi di farsi buggerare da politicanti incapaci e non interessati ai reali problemi.   Non si fidano più!

Cosa ci comunica l’Assessore Biancalani? Ecco: questo in grassetto è il testo.  Di seguito una serie di miei interventi su questo tema, pubblicati sul mio Blog. Sono di certo ripetitivi, ma attestano che su questi temi le persone più attive come Fernando Masciello,  appartenevano alla “società civile” e non a forze politiche come qualcuno pretenderebbe di fare a proprio esclusivo vantaggio “elettorale”.

 

 

Lo avevamo promesso ai cittadini di San Paolo, ma non solo, dopo la chiusura del vecchio distretto perché non più a norma. E ora ci siamo. Questa mattina è stata firmata la convenzione tra Comune di Prato e Asl per la realizzazione del nuovo distretto socio sanitario. Sorgerà in via Toscanini, sarà ampio tre volte più del vecchio (1500 metri quadri) e comprenderà il centro prelievi, gli ambulatori, il centro salute donna e in servizi per la salute mentale, oltre ai servizi amministrativi (cambio medico e pediatra, dichiarazioni esenzioni e così via). Il prossimo passo è la variante urbanistica in Consiglio comunale mentre andiamo avanti con la progettazione. Luigi Biancalani

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11 novembre 2014

SMANTELLIAMO IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE in nome e per conto dell’Austerity
– PRATO DUE ESEMPI LOCALI –

Capita, e sì che capita, che in una certa parte della nostra vita si abbia più bisogno di cure, analisi, medicine e via dicendo, si abbia maggior bisogno della Sanità. E di certo ne hanno ancor più bisogno coloro che non sono vissuti negli agi e nella ricchezza; coloro che hanno tribolato, arrancato nelle loro attività lavorative e si trovano nella parte discendente della loro vita, semmai rinunciando ai costosi mezzi di trasporto personali, con difficoltà progressive nella deambulazione. La società anziana e sempre più povera con la crisi crescente subirà nuovi attacchi alla qualità della sua vita con altri interventi che si assommano a quelli già in atto. Per quel che riguarda la Toscana e Prato utilizzo due esempi concreti sui quali intenderei avere anche sostegni e risposte.
Il primo riguarda ciò che è già in atto e che appare un vero e proprio attacco al Servizio Sanitario Nazionale; non so se quel che accade qui in Toscana avvenga anche altrove, ma capita che per tantissime persone, sia per la mancanza di servizi adeguati sulla diagnostica (soprattutto radiografie, TAC e Risonanza Magnetica) sia per i costi, risulti maggiormente conveniente servirsi di strutture private. In questo modo si profila il depauperamento del SSN ed il conseguente arricchimento dei “privati”.
Il secondo esempio ha caratteristiche locali. A Prato, a breve, il Distretto Sanitario Prato Ovest in via Clementi – San Paolo chiuderà i battenti. Qualcuno potrebbe dire che da pochi mesi a due passi c’è il “nuovo” Ospedale, ma già si sentirebbero opporre la certezza che quella struttura, per ampiezza (si fa per dire; è più piccolo di gran lunga rispetto al “vecchio”) e per competenze esplicate non ha alcuna possibilità di supplire alla operatività del Distretto di via Clementi. Qualcun altro potrebbe dire che gli ambienti di via Clementi sono angusti ed inadatti ad ospitare tali funzioni; bene! se i politici e gli amministratori si fossero guardati meglio intorno si sarebbero accorti che vi sono decine, forse centinaia di capannoni inutilizzati proprio in quell’area e che, dunque, prima di decidere lo smantellamento dei servizi, si attivassero sullo stesso territorio di San Paolo a trovare soluzioni utili per la collettività.
Il territorio di San Paolo e zone limitrofe è abitato densamente da una popolazione anziana e la chiusura del Servizio Sanitario di via Clementi apporterà un ulteriore arretramento della loro “qualità della vita”.
Il Circolo ARCI San Paolo di via Cilea si fa promotore di una raccolta firme a sostegno del “provvisorio” mantenimento dei servizi sanitari di via Clementi in attesa che venga reperito uno spazio più ampio e dignitoso dove espletarlo in futuro.

 

 

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18 dicembre 2014

Un Paese iniquo perché i loro “leader” sono tendenzialmente iniqui non può essere “riformato”.
La parola “equità” è semplicemente un “boccone avvelenato” offerto al popolo assetato di giustizia. La si prepara come fosse una “torta” per propinarla agli affamati; soprattutto gli ultimi Governi – da Monti a Renzi – hanno utilizzato come arma impropria il timore di interventi “esterni” sull’Economia per andare ad intaccare nel profondo più di quanto sia necessario il “welfare” soprattutto quello della “povera gente” sempre più povera e sempre più affollata (anche la classe media è toccata dalla crisi economica). I detentori della “ricchezza” sono sempre più ricchi; prevale la furbizia della “legalità”, ovverosia la capacità di utilizzare a proprio vantaggio le pieghe delle leggi sempre più costruite a favore dei “potenti” dai loro fedeli servitori. Di fronte agli scandali miliardari che hanno caratterizzato la storia recente e nei quali sono state coinvolte in maniera diretta donne ed uomini che della Politica hanno fatto il loro unico e redditizio “mestiere” si è voluto diffondere l’unico obiettivo di stringere i cordoni della borsa pubblica ma non si è proceduto nel contempo ad una vera e propria moralizzazione. Le forze politiche cui quegli “illustri” esponenti facevano (e fanno) riferimento non hanno per niente avvertito il dovere di operare un reale cambiamento al loro interno ma si sono impegnati fortemente ad intervenire sulla “spesa pubblica” tagliando le risorse ad essa destinate, sostenute in verità in questo loro intento da un’ opinione pubblica passionalmente sospinta nella richiesta di “giustizia ed equità”. Di fatti sta accadendo che gli interventi sulla “spesa pubblica” finiscono per mortificare gli onesti mantenendo inalterata la forza dei disonesti. Ne è prova certa l’intervento sulla Sanità che riducendo gli spazi “pubblici” per la Medicina di base e preventiva incentiva l’intervento “privato” anche per quelle fasce di reddito medio-basse, escludendo del tutto e relegandole verso le agenzie e gli organismi caritatevoli quelle sulla soglia ed oltre della miseria.

E’ quello che accade dappertutto ed un esempio ne è la scelta scellerata della Regione Toscana. In nome della “spending review” si chiudono alcuni Distretti sanitari ed il caso di Prato sollevato da questo BLOG ne è l’esempio. Qui di seguito quello che scrivevo l’11 novembre; subito dopo alcuni cittadini membri di un’Associazione locale ed altri membri del CIRCOLO ARCI di via Cilea si sono impegnati a raccogliere delle firme per una petizione.

LUNEDì 22 alle ore 21.00 presso il Circolo ARCI Borgonuovo in via Lorenzo da Prato ci sarà un’iniziativa dei cittadini per chiedere che la Regione faccia TOTALMENTE marcia indietro.

SMANTELLIAMO IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE in nome e per conto dell’Austerity
– PRATO DUE ESEMPI LOCALI –

Capita, e sì che capita, che in una certa parte della nostra vita si abbia più bisogno di cure, analisi, medicine e via dicendo, si abbia maggior bisogno della Sanità. E di certo ne hanno ancor più bisogno coloro che non sono vissuti negli agi e nella ricchezza; coloro che hanno tribolato, arrancato nelle loro attività lavorative e si trovano nella parte discendente della loro vita, semmai rinunciando ai costosi mezzi di trasporto personali, con difficoltà progressive nella deambulazione. La società anziana e sempre più povera con la crisi crescente subirà nuovi attacchi alla qualità della sua vita con altri interventi che si assommano a quelli già in atto. Per quel che riguarda la Toscana e Prato utilizzo due esempi concreti sui quali intenderei avere anche sostegni e risposte.
Il primo riguarda ciò che è già in atto e che appare un vero e proprio attacco al Servizio Sanitario Nazionale; non so se quel che accade qui in Toscana avvenga anche altrove, ma capita che per tantissime persone, sia per la mancanza di servizi adeguati sulla diagnostica (soprattutto radiografie, TAC e Risonanza Magnetica) sia per i costi, sia maggiormente conveniente servirsi di strutture private. In questo modo si profila il depauperamento del SSN ed il conseguente arricchimento dei “privati”.
Il secondo esempio ha caratteristiche locali. A Prato, a breve, il Distretto Sanitario Prato Ovest in via Clementi – San Paolo chiuderà i battenti. Qualcuno potrebbe dire che da pochi mesi a due passi c’è il “nuovo” Ospedale, ma già si sentirebbero opporre la certezza che quella struttura, per ampiezza (si fa per dire; è più piccolo di gran lunga rispetto al “vecchio”) e per competenze esplicate non ha alcuna possibilità di supplire alla operatività del Distretto di via Clementi. Qualcun altro potrebbe dire che gli ambienti di via Clementi sono angusti ed inadatti ad ospitare tali funzioni; bene! se i politici e gli amministratori si fossero guardati meglio intorno si sarebbero accorti che vi sono decine, forse centinaia di capannoni inutilizzati proprio in quell’area e che, dunque, prima di decidere lo smantellamento dei servizi, si attivassero sullo stesso territorio di San Paolo a trovare soluzioni utili per la collettività.
Il territorio di San Paolo e zone limitrofe è abitato densamente da una popolazione anziana e la chiusura del Servizio Sanitario di via Clementi apporterà un ulteriore arretramento della loro “qualità della vita”.
Il Circolo ARCI San Paolo di via Cilea si fa promotore di una raccolta firme a sostegno del “provvisorio” mantenimento dei servizi sanitari di via Clementi in attesa che venga reperito uno spazio più ampio e dignitoso dove espletarlo in futuro.

 

 

 

 

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19 dicembre 2014

 

LUNEDI’ 22 ORE 21.00 – al circolo BORGONUOVO di via Lorenzo da Prato i cittadini discutono della ventilata “chiusura” delDISTRETTO SANITARIO di via Clementi

Da questo BLOG è partito in modo ufficiale (nelle strade, nei mercati e negli uffici e nei circoli se ne parlava da tempo) la richiesta di BLOCCARE l’iter scellerato della chiusura del Distretto Sanitario di via Clementi a Prato. Questa scelta sarebbe un colpo mortale ad una realtà demograficamente fitta socialmente sempre più povera e sostanzialmente anziana. Il Circolo ARCI di via Cilea attraverso questo BLOG lanciò l’idea di preparare una petizione, raccogliere firme per evitare questa scelta; si è contestata la motivazione legata all’inidoneità degli ambienti di via Clementi (per i quali l’ASL paga l’affitto), soprattutto perché in quella zona vi sono centinaia di capannoni ed ambienti vari sfitti che potrebbero essere utilizzati per il “trasferimento” della struttura (e non , dunque, per la sua definitiva struttura). Tra l’altro le funzioni del Distretto non verrebbero in alcun modo compensate dal nuovo Ospedale che non è in grado nemmeno di sopperire alle necessità correnti. I membri del Circolo hanno trovato cooperazione in Umberto Valdambrini e la nuova Associazione che si andava appena allora costituendo ed in Cristina Sanzò, consigliera comunale del PD Presidente della Commissione Bilancio che ha preparato e discusso ieri giovedì 18 una sua Interrogazione, ricevendo la disponibilità e l’impegno da parte del Sindaco e dell’Assessore al Sociale per ricercare sul territorio di San Paolo strutture utili ad ospitare il Distretto Sanitario evitandone la chiusura e la conseguente mancanza dei servizi di prevenzione e cura per i cittadini.

 

 

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6 febbraio 2015

Nella vicenda relativa alla annunciata chiusura del Distretto Sanitario di via Clementi a Prato Ovest (zona San Paolo) si metterà alla prova anche l’Amministrazione comunale, che non può tirarsi fuori dalle responsabilità (è assurdo affermare che “non ci si possa far molto” e che la responsabilità unica sia dell’Azienda Sanitaria). Occorre – forse questo sì – coraggio ed anche le forze politiche come il Partito Democratico forte del consenso ottenuto in recenti competizioni elettorali dovrà mostrare gli attributi, se li possiede; e quando parlo del PD mi riferisco di certo al Sindaco Biffoni ma anche al Segretario Bosi, perché è questa un’altra occasione da non perdere come quella per ora “persa” della vicenda Aeroporto di Firenze-Peretola. I cittadini elettori di San Paolo avranno da riflettere nell’occasione delle prossime tornate elettorali; le scelte politiche regionali volute da Rossi e compagnia bella vanno in controtendenza rispetto all’assunto che chi si occupa di Politica lo faccia per difendere gli interessi “comuni”, anche perché nel caso in oggetto finiranno per avvantaggiarsi solo le strutture “private” che già ora hanno di che festeggiare, visto che anche l’Ospedale NUOVO non è in grado di erogare gli stessi servizi già parecchio limitati di quello VECCHIO. Le stesse promesse di poter utilizzare strutture convenzionate a supporto della riduzione oggettiva dei servizi non sono state mantenute.

I cittadini di una realtà la più popolosa, la più anziana e la più “povera” di Prato non possono veder ridursi il loro già “basso” tenore di vita; è forse il tempo di far sentire la loro voce: c’è una sola unica soluzione!

BLOCCARE LA CHIUSURA E PROVVEDERE A RICERCARE SUL TERRITORIO DI SAN PAOLO UNA STRUTTURA IDONEA AD OSPITARE TUTTI I SERVIZI FINORA EROGATI INCENTIVANDOLI ULTERIORMENTE!!!

 

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31 gennaio 2016

LA QUESTIONE SANITARIA A PRATO: UN (forse maldestro)TENTATIVO DI ALLEGGERIMENTO DELLA TENSIONE NELLA FRAZIONE SAN PAOLO DI PRATO

Lo si sa: quando i cittadini a ragione si agitano il “potere” politico/amministrativo tenta di imbonirli inviando degli autentici “azzeccagarbugli” esperti del gioco delle tre carte allo scopo di alleggerire la tensione contando sulla dabbenaggine e la credulonità degli astanti. A costoro suggerisco di capire il senso partenopeo della frase “ccà nisciuno è fesso” e di un’altra forma verbale anch’essa napoletana “avite sbagliato palazzo”.
E, visto che forse dobbiamo raccontarla, cerchiamo di essere sintetici e chiari!
Da un anno nella frazione San Paolo, una delle più popolose, delle più anziane, delle più povere, delle più multietniche (ma l’ambito territoriale è assai “più” ampio), è stato chiuso il Distretto sanitario. I cittadini prima che lo si chiudesse hanno rappresentato le loro “doleances” chiedendo che non si procedesse prima di reperire alternative, ma il “potere” regionale, sanitario pubblico e privato – ma ben più privato! – ha disatteso tali richieste, promettendo di fronte a vibranti ma civili (e forse è un limite? Vorrei che non lo fosse) proteste soluzioni solo provvisorie in attesa di urgenti soluzioni definitive. Gli impegni anche allora giocati in modo ipocrita e cinico ci sono stati ma dopo un anno non si intravedono altro che “chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere….”. Fino a quando, poi, alcuni cittadini, Fernando Mascello uber alles, si sono organizzati ed hanno deciso di agire, indicendo una Conferenza Stampa ed accusando ASL, Regione Toscana e Comune di Prato di essere inadempienti, soprattutto di fronte a proposte concrete (nel frattempo è stata addirittura trovata la soluzione con una struttura nel cuore di San Paolo ed è stato approntato da tecnici privati un progetto; al quale il Sindaco, che abdica al suo ruolo di “garante” per tutti – pubblico e privato, intendo dire, ha risposto che non può impegnarsi su materie che riguardano l’ASL).
L’altra sera sono apparsi al Circolo ARCI San Paolo, che continua ad essere avamposto a difesa degli interessi comuni, il Direttore della Società della Salute Michele Mezzacappa (Presidente è l’Assessore alla Salute ed alle Politiche sociali dell’attuale Giunta, “ma anche” preposto della Misericordia in palese “conflitto di interesse”, ma in quest’epoca “renziana” chissenefrega!) e il consigliere regionale PD Nicola Ciolini. Mai più come in quest’occasione vale “Timeo Danaos et dona ferentis”, frase di virgiliana scolastica memoria. Gentiluomini pronti ad ascoltare ed a proporre: ho parlato di gioco delle tre carte, ovverosia dell’ambiguità del “parlare politico”. Infatti la proposta allettante è “siamo disponibili, non solo, siamo “disponibilissimi!”; “abbiamo pronto il bando e siamo aperti a due opzioni, una che contrassegniamo con la “A” ed un’altra con la “B”. Che bello! Direste! Che bello, sì, ma… Prima opzione (“A”): reperimento a breve – sei o dodici mesi – di un fabbricato che sia pronto ed a norma; seconda opzione (“B”): utilizzo di uno spazio comunale per costruirvi una struttura “ex novo” con tempi burocratici amministrativi di certo più lunghi. Intanto il “privato” gongola ed accresce i suoi introiti.
In effetti va spiegato che qualsiasi fabbricato preesistente per poter poi essere utilizzato come sede del Distretto avrebbe bisogno di ristrutturazioni e messa a norma onerose – a carico del proprietario, il quale poi lo potrebbe mettere a reddito affittandolo all’ASL lo spazio. Tuttavia tra l’esborso di centinaia di migliaia di euro in pochi mesi ed il rientro con la retta di affitto non vi è alcun guadagno – anzi si tratterebbe di “perdita secca”. Indubbiamente una soluzione ci sarebbe! Basterebbe che gran parte dei lavori di ristrutturazione e messa a norma fossero già a carico dell’ASL; il vantaggio evidente per il pubblico sarebbe che in pochi mesi il territorio avrebbe un Distretto “pubblico” funzionale (prelievi, consultori, guardia medica). L’ipotesi “B” non va bene anche perché è stata ventilata l’ipotesi che il terreno pubblico forse disponibile (ma non esiste ancora neanche la certezza) è al di là della Stazione ferroviaria di Borgonuovo, zona dalla difficile viabilità ed assolutamente fuori mano per la popolazione di San Paolo.
I cittadini di San Paolo non sono dei “polli” e nemmeno dei “trogloditi”. Vi sono molte teste pensanti che non si lasciano turlupinare ed attendono risposte concrete, efficaci e veloci. E non si meraviglino i nostri politici che il Circolo PD sia chiuso per mancanza di adesioni! A proposito, di quale Prato ha parlato il Segretario provinciale PD Bosi a Parma?

 

Joshua Madalon

 

– scusandomi per il lungo post – 

PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 3

 

PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 3

 

Riprendemmo la strada del ritorno ripercorrendo quella dell’andata, mentre la giornata si faceva più calda ed afosa. Avevamo previsto di fermarci ad un supermarket adiacente al Cimitero ma riflettemmo sul fatto che una volta fatto acquisti  deperibili avremmo dovuto necessariamente far ritorno a casa, anche perché, appesantiti dalle borse colme di derrate non potevamo pensare di proseguire nel nostro primo pedonale vagabondaggio flegreo.

Arrivati alla piazza Francesco Capomazza, quella subito dopo la Chiesa della santissima Annunziata, la attraversammo per utilizzare la via Pergolesi, intitolata al grande musicista che poco più avanti concluse la sua vita terrena, a soli 26 anni, il 16 marzo del 1736.

 

 

 

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Sulla destra, mentre si intravedeva il panorama del Golfo di Pozzuoli con un ampio sguardo sulle bellezze dei Campi Flegrei, un altro grande vallone abbandonato ma ricchissimo di vegetazione ci  rendeva  esplicito il lavorio intenso della natura con la sua grande bellezza. A sinistra una lunga fila di persone di età diversa si accalcava all’ingresso del carcere per fare visita ai propri congiunti, vivi.

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Mentre dirigevo la telecamera sulla destra, evitavo con accortezza il lato sinistro; ma subito dopo lanciando lo sguardo verso l’alto non era possibile distoglierlo dalla lunga ed “appesa” scalinata che portava alla Chiesa di Sant’Antonio da Padova.  Eretta nel 1472 e dedicata congiuntamente a San Francesco d’Assisi andò distrutta per il cataclisma naturale del 1538, che aveva sconvolto tutta l’area. In quel luogo c’era  stato dunque anche  il Convento dei Cappuccini dove morì Giovan Battista Draghi detto Pergolesi, a causa della tubercolosi. Il giovane ormai affermato violinista sperava di poter guarire utilizzando l’aria salubre dei luoghi flegrei, ricchi di vapori e fanghi benefici; ma la sua salute era già stata compromessa da una serie di fattori genetici che avevano visto perire prematuramente gran parte della sua famiglia.

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Proprio poco più giù scendendo c’era stato negli anni passati uno stabilimento termale, che nel tempo era stato abbandonato per incuria gestionale. Quando ero ragazzo frequentavo con assiduità  il Cinema che aveva occupato parte delle Terme, che dal suo antico proprietario aveva preso il nome, “Lopez”.

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Da qualche anno sapevamo che, dopo la chiusura definitiva delle Terme e quella del Cinema, alcune anime imprenditoriali si erano attivate per recuperare  quella attività. Nel frattempo si erano progressivamente concluse le vicende di altri stabilimenti come quello detto de “La Salute” e poi le “Terme Puteolane”, entrambe sulla strada che porta a Bagnoli. Eravamo già passati di là alcuni mesi addietro, avendo intravisto un accenno di recupero del complesso,  incoraggiati anche da cartelli che pubblicizzavano attività turistiche. Eravamo entrati ed eravamo stati informati di una prossima ma non precisata riapertura.

Non speravamo, quindi, di avere risposte diverse e nuove, ma decidemmo di entrare nuovamente in quegli ambienti per sincerarcene. Con nostra sorpresa, dopo un breve percorso dall’ingresso si intravedeva  un salottino al piano inferiore molto lindo e curato. Non c’era nessuno a ricevere eventuali visitatori o curiosi importuni e scocciatori come potevamo essere noi; ma mentre scattavo qualche foto si era palesata una signora in palese tenuta da cameriera che, al nostro cenno di indicazioni, ci aveva invitati a procedere senza indugi o timidezze. Più avanti si sentivano delle voci dall’ inconfondibile slang locale e si procedette in quella direzione.

….fine parte 3….

 

Joshua Madalon

PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 2

 

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PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 2

Passando davanti alla Chiesa buttai lo sguardo all’ingresso come d’abitudine si fa con un luogo amico. Compresi che tanto tempo era trascorso da quando frequentavo quegli ambienti. Ma a quell’ora non si intravedeva alcun movimento, non sarebbe stato possibile.  Ci inoltrammo su via Luciano, la strada degli addii perché porta al Cimitero. Sulla sinistra cespugli incolti dietro un alto cancello nascondevano il vialetto di ingresso ad una Villa signorile, che apparteneva ad una famiglia che ebbi modo di conoscere da bambino, avendo ricevuto in quel luogo  lezioni private per la “primina” alla quale mi inviarono i miei genitori. Più in là da adolescente ho frequentato quei luoghi perché amico di Ludovico un mio coetaneo del quale ho perso le tracce da un mezzo secolo circa. La villa era interamente abbandonata, circondata da alberi alti e rovi pungenti, allo stesso modo con cui lo erano altre vestigia imperiali all’esterno di quella.

 

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Camminammo lungo la strada tra abitazioni popolari fatiscenti e sorrette da travature di acciaio per difendere i passanti da un possibile crollo e manufatti ristrutturati, tra i quali quelli del complesso che appartiene alla Curia vescovile e che, prima del picco del bradisismo agli inizi degli anni ’80, ospitavano giovani orfani e bisognosi di sostegno economico per gli studi. Dagli anni Ottanta, poi, il “Villaggio del Fanciullo” aveva accolto tutto l’Archivio e la Biblioteca Diocesana. I suoi spazi moderni ed accoglienti vengono utilizzati per Convegni e Seminari non solo afferenti alla cultura cattolica. Poco prima del “Villaggio” c’era uno spazio semi verde che forniva l’idea dell’incuria e dell’abbandono: si trattava di un vallone incolto adibito ad attività artigianali.

Poco oltre sulla sinistra grazie ad un muro meno alto degli altri si apriva a noi uno splendido panorama sul Golfo di Pozzuoli.  Sollevando il nostro sguardo al di sopra del muretto  scorgemmo altri ruderi più corposi ed apparentemente meno trascurati. Si trattava dello Stadio Antonino Pio, una vera e propria rarità, il cui trattamento ci spingeva a maggiori preoccupazioni per il futuro rispetto delle “storie”: l’incuria verso il passato è segno di una inciviltà barbarica.

Era abbastanza presto; di prima estate in prossimità del solstizio i frequentatori del cimitero si riducono, soprattutto nei giorni infrasettimanali lavorativi. Avanzammo lentamente per rendere il nostro saluto ai parenti più stretti. C’era un grande ordine nei viali. Sostituimmo i fiori fradici rinsecchiti e scoloriti con nuovi e sgargianti oggetti floreali in plastica, non essendo consentito con la stagione calda il deposito di fiori freschi. Tra le tombe notammo che in qualche vasetto di nostra pertinenza  avevano sottratto – o erano magicamente spariti – ogni traccia di fiori. Pensammo anche ai colombi che imperversavano nelle aree protette da loggiati, accomodandosi sugli steli fogliosi a costruire una sorta di loro esclusivo nido. Non che quelle bestiole li avessero portati nel becco da una tomba all’altra, ma che li avessero fatti cascare e…raccogliere da qualche umano passante.

Muovendoci da una parte all’altra del luogo gettavo lo sguardo ad osservare cognomi e nomi e date, anche alla ricerca di visi da me conosciuti; per anni ero stato via e di alcuni avevo perso le tracce e non sempre i pochi amici rimasti mi informavano delle “storie” concluse.

….fine parte 2…..

 

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MI SON SENTITO COME BOB DE NIRO

MI SON SENTITO COME BOB DE NIRO

Ieri mattina scrivevo “Le tre vie” già in preda alla confusione che si è addensata sulle nostre teste: pur non avendone fatta esperienza (ma il “Cinema” serve a trasferire sensazioni, così accadeva a noi ragazzetti che ci sentivamo “eroi” dopo aver visto western e film di guerra), mi sentivo come in una sala fumeria d’oppio come Bob De Niro in quell’ultima scena di “C’era una volta in America”.

Sguardo trasognato inebetito, rintronato come un pugile suonato, spèrso.

Se il Presidente della Repubblica abbia fatto bene o no può appassionare i supporters hooligans o i suoi detrattori hoolingans.

Non intendo però sottrarmi ad un giudizio!

E’ certo che, ora, dobbiamo prepararci alle nuove elezioni politiche e, sinceramente, non me la sento di modificare la mia posizione fortemente critica verso il PD e le politiche governative proposte e difese a spada tratta.

Qualcuno potrebbe argomentare – anche approfittandone strumentalmente a proprio vantaggio – quanto sia stato migliore il passato di fronte al futuro che si prospetta. O ancora quale sia stato il pericolo che abbiamo corso e che, con la scelta di Mattarella, avremmo scansato.

Come si dovrebbe capire da quel che ho scritto prima sono confuso e non trovo riscontro diverso negli altri che incontro o di cui leggo o ascolto le riflessioni, anche quando esprimono (cercano di farlo con immane sforzo) sicurezza.

Si può difendere l’indifendibile ma bisogna anche ragionare su quel che accade in queste ore durante le quali ci rendiamo conto che il rimedio è peggiore del male. Non si è voluto accettare la proposta avanzata dalle due forze politiche che hanno trovato un accordo per evitare le speculazioni finanziarie, che avevano già dato segnali in quel senso. Ma con quella scelta il Capo dello Stato ha delineato con maggiore chiarezza quanto sia incerto il futuro del nostro Paese, che anche mentre scrivo è sotto attacco da parte degli speculatori internazionali e lo spread sta volando.

Mattarella ha peraltro condizionato il futuro, sovvertendo l’agenda politica del Paese, spingendo quest’ultimo verso il baratro istituzionale.

Non ha avuto, egli stesso, la necessaria fiducia verso il dettato costituzionale e le prerogative concesse al Capo dello Stato (avrebbe avuto tutte le carte in regola per richiamare il Governo alle sue responsabilità in corso d’opera). Probabilmente l’annunciato “impeachment” è un “ballon d’essai” per far decantare l’ipotesi che la proposta Savona era il grimaldello per condurre ad elezioni e modificare i rapporti tra le due forze per poter avere, come Lega, un peso maggiore. Si agita lo spauracchio della messa sotto accusa per poter poi ottenere un risultato che metta nelle condizioni non solo di governare il Paese ma anche di modificarne l’assetto costituzionale.

Da questo punto di vista è ben chiaro che ognuno dovrà assumersi le sue responsabilità anche mettendosi da parte, senza vantare meriti che non si posseggono.

 

Joshua Madalon

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TRE VIE

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TRE VIE

Si fa un grande sforzo ad allontanarsi dall’agone politico, ritirandosi perlomeno temporaneamente nel guscio familiare. Ho ringraziato i compagni di LeU Prato per l’aver differito alcuni appuntamenti pur urgenti e necessari affermando con una certa amara ironia che “avrei potuto dedicare più attenzione a mia moglie, accettando il suo invito in pizzeria” e poi ho disertato l’incontro “troppo” a mio parere differito rispetto alle necessità, venendo meno anche al mio ruolo di “amministratore” di una chat e concordando in qualche modo l’assenza del gruppo San Paolo.

Ho ironizzato postando il mitico soliloquio di Nanni Moretti in “Ecce bombo” del 1978  “…Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: “…. vieni in là con noi dai…” e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo…”. Vengo! Ci vediamo là. No, non mi va, non vengo, no. Ciao, arrivederci…..”.

 

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A parte la riflessione, un po’ onanistica, morettiana l’assenza di alcuni di noi (Elda, Laura, Marzio, oltre me) aveva il senso di segnalare l’altrui stanchezza. A parte tutto il resto, che è poi il motivo dell’incipit di questo post, progressivamente hanno abbandonato migliaia di elettrici ed elettori, tra cui alcune/i militanti.

Chi mi ha riferito dell’incontro di martedì 22 a San Giusto ha parlato di delusione e stanchezza ed è evidente che davanti a noi a questo punto ci sono tre strade: la prima sarebbe quella di rifugiarci nel “privato”; la seconda potrebbe essere quella di accodarsi, salvando solo una parte della propria dignità, ai parenti più forti con una sorta di reinterpretazione del “figliuol prodigo”; la terza che nello spirito più mi appartiene è quella di avviare da subito un percorso virtuoso di pratica politica sui nostri territori.

Scarto dunque sia la prima che la seconda “strada” e chiedo nuovamente di poter impegnare il mio tempo residuo a livello locale in questa impresa.

Mi sia consentito solo esemplarmente recuperare l’Ulisse di Dante “a questa tanto picciola vigilia / d’i nostri sensi ch’è del rimanente / non vogliate negar l’esperïenza, ….. Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza”.

Che ci sia “stanchezza” lo si poteva anche capire dall’andamento dei nostri incontri, quasi sempre frutto di un braccio di ferro con pochi protagonisti, e dai sondaggi deprimenti nei numeri in progressione negativa oppure dai partecipanti ai consessi delle forze politiche che avevano stretto l’accordo  o in quello generale di sabato 26. In questa ultima occasione è stato prodotto un documento che – solo apparentemente – appare positivo. E’ in pratica altra “aria fritta” che serve solo a creare illusioni in un parterre di sostenitori sempre più ristretto. Il documento parla di date che, alla luce di quanto è accaduto ieri, 27 maggio, sono improponibili. Allo stesso tempo lo sono per quel che interessa il prossimo appuntamento amministrativo del 2019 a Prato.

Bisognerà decidersi a “sciogliere le righe” e consentire a chi lo desidera di percorrere “una” delle tre vie che ho prima proposto.

 

Joshua Madalon