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un imbroglione quale io notoriamente sono

un imbroglione quale io notoriamente sono

Napoli è sempre una sorpresa. Non ascoltate gli stereotipi diffusi per maldicenza e disinformazione.
Il caso ha voluto che, dopo aver ricevuto grandi riconoscimenti anche economici in terra straniera per studi sulla storia del Settecento lombardo, alla nostra primogenita, l’Università “Federico II” ha concesso un assegno di ricerca per studi su Parigi e Marsiglia.
E così per farle compagnia sono ritornato piacevolmente, malgrado una “campagna elettorale incipiente” ed un dolorino alla schiena che si acuisce dopo faticose ma interessanti colte camminate, nella mia città natale.
Queste foto non vi aiuteranno a comprendere il piacere che potreste ricevere. Ma sono utili per invitarvi a guardare la realtà con i vostri occhi senza fidarvi delle parole di un imbroglione quale io notoriamente sono.

CaeiatidiPortafortuna


Bello

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reloaded “CONDITIO SINE QUA NON” 26 febbraio 2017

Ohiohi!!! cosa succede? sono costretto a ripetermi? No! semplicemente ho la necessità di mettere un ulteriore punto fermo su cosa debba essere la Sinistra, per me. Meno categorica nei pre-giudizi, più disponibile all’ascolto, meno dogmatica più pragmatica, meno stra-sicura di sè dei suoi fondamentali più aperta alle contaminazioni che producanno effetti positivi per quella parte della popolazione emarginata e umiliata dai poteri finanziari ed economici.

J.M.

reloaded “CONDITIO SINE QUA NON” 26 febbraio 2017

…ripropongo quanto scrivevo un anno fa per confermare che quanto vado dicendo e scrivendo ancora oggi ad un passo dalle elezioni politiche e ad un tiro di schioppo da quelle amministrative non ha visto un ripiegamento….alcune sortite tendenti all’unità semplicemente per far mantenere una “cadrega” (mi scuserete il “venetismo”) a personaggi che valgono poco più di una “mazza” ed a qualcun altro per continuare a farsi “bello” in attesa del “dono” improbabile ma desiderato mi convincono che a Prato dobbiamo lavorare per costruire un’alternativa di Sinistra….

SINISTRA
CONDITIO SINE QUA NON

“CONDITIO SINE QUA NON” e non per tutelare i miei interessi personali “legittimi o illegittimi” essi siano considerati, ma per costruire una vera alternativa di SINISTRA libera e non al servizio di “interessi” molto particolari e poco più (e qui son buono!) che “personali” è la NON COMPROMISSIONE CON IL PD RENZIANO senza “se” e senza “ma”, assunta come ELEMENTO DI BASE INDISCUTIBILE.
Posso comprendere la “fregola” di qualche giovane ma, dopo la comprensione, la stigmatizzo come “ansia individuale per farsi strada a gomitate, piegate ad una interpretazione di “coerenza”.
Detto questo, poichè la mia vita (lo dico ad uso di coloro che di problemi esistenziali non capiscono una sacra “mazza”) ha di fronte a sè poco FUTURO ma molto PASSATO (il PRESENTE è ingannevole e fuggevole e stenta ad esistere) non intendo impegnare il mio TEMPO in codesto modo.

LA SINISTRA come appendice è inconsistente e non (sol)tanto per le valutazioni demoscopiche, ma soprattutto nella realtà sostanziale. Di fronte a raggruppamenti tendenti alla compromissione un elettore che non sia un convinto militante (e qualche perplessità, con i tempi che corrono, potrebbe apparire anche in quest’ultimo) affida il suo voto a gruppi seriamente demagogici e populisti oppure accresce l’area del non voto molto ampia ed articolata ( scheda bianca, nulla o astensione dal recarsi al seggio).
Quando accenno al mio TEMPO RESIDUO intendo sottolineare soprattutto che la costruzione di un PARTITO della SINISTRA in questo Paese manca dai tempi del grande PCI degli anni Settanta (lo straziante frequente amarcord di Enrico Berlinguer lo attesta). E se era vero “allora” che sarebbe stato impossibile che la SINISTRA assumesse le leve del Potere, oggi possiamo dirci che questo assunto, che ascoltiamo come un “mantra” maledetto, sia una minaccia ed un alibi imperdonabile.
Una minaccia per spaventare i coraggiosi, da parte della Destra e del Centro s.; un alibi per coloro che affidano le loro ambizioni ad un’annacquata forma di SINISTRA che non vede poi l’ora di “calarsi” nella formazione di governi e sottogoverni.

LA SINISTRA che non fa LA SINISTRA fino in fondo diffonde frustrazione e non contribuisce realmente al bene del Paese.
Ho anche la sensazione che qualcuno abbia paura di promuovere la stessa parola “SINISTRA” e che di riflesso come un acuto senso di colpa pensi che quella possa far paura. No, la gente non ha “paura”, è semplicemente “schifata” dalla profonda incoerenza di tanti sedicenti esponenti della SINISTRA.

Perché mai dovrebbe fidarsi delle affermazioni programmatiche ricche di elementi positivi di giustizia sociale da ottenere e ri-ottenere se poi i proponenti si rivelano pron(t)i a mescolarsi nella melassa centrista?

Certo, dopo le deludenti esperienze fin qui avute, gli elettori hanno buone ragioni per mostrarsi ancor più cauti nella scelta e dovrebbero compiere uno sforzo di fiducia; ma, tant’è, se non si comincia non si può concludere, se non si parte (con il piede giusto) non si raggiunge mai una meta.

SINISTRA, dunque, SIA SINISTRA! PUNTO E BASTA

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PRATO IN COMUNE alla prova – la partecipazione

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PRATO IN COMUNE alla prova – la partecipazione

Anche oggi, e ieri, e in altri giorni mi è capitato di incontrare persone che si sentono escluse, abbandonate da coloro che avevano loro promesso di occuparsi del bene comune cinque, dieci, quindici anni addietro (amministrazioni di diverso colore accomunate dalla identica forma comportamentale collegata al sistema di un voto che è sempre più una delega in bianco). Centrosinistra e Centrodestra con le stesse facce di quelle già comprovate da quell’atteggiamento di superiorità, espresso attraverso il convincimento che la “democrazia” si limiti al momento del voto (quante volte ci siamo sentiti dire “se non vi va la prossima volta non lo votate”), non si sono reciprocamente distinte così come professato nelle battaglie elettorali. In effetti, è stato troppo spesso così: e si è creata una profonda frattura tra elettori ed eletti ed insieme ad essa una disaffezione progressiva tout court verso la Democrazia.
In alcune realtà questa mancanza di contatto tra alettori ed eletti era stata surrogata dalle Circoscrizioni e dai Quartieri. A Prato c’erano negli anni Ottanta 11 suddivisioni come Quartieri, sostituiti poi da 5 Circoscrizioni negli anni Novanta del vecchio secolo e nei primi anni del nuovo. Poi dal 2009 consunte da diatribe strumentali i parlamentini periferici sono stati aboliti. Costavano troppo e le “spending review” cominciavano ad andare di moda, ma questa motivazione era semplicemente addotta per guadagnarsi consensi per recuperare quelli che si perdevano da parte dei difensori di una Politica praticata a diretto contatto con i territori. La ragione più concreta era che l’elaborazione “politica” dei membri delle Circoscrizioni era più difficilmente controllabile dall’Amministrazione centrale e dalle forze politiche, che stavano già abbandonando le periferie.
In cambio offrivano meccanismi legislativi di partecipazione, prodotti dalla Regione, che tuttavia mantenevano una gestione verticistica dei vari Assessorati e dei funzionari, i quali andavano all’ascolto già preparati a portare avanti progetti che in realtà rispondevano ad interessi specialistici, settoriali ed afferenti alle categorie professionali collegate in modo più stretto al mondo dell’edilizia e dell’industria.
Se si va in giro e si ascolta la gente, in maniera particolare quella più presente sui territori, ci si sente raccontare vari esempi, nei quali il coinvolgimento del territorio è stato realizzato, per soddisfare le clausole legislative regionali che prevedono che vi sia un percorso partecipativo, ma poi quando le persone hanno espresso il loro parere questo non è stato preso in considerazione.
Alcuni casi esemplari sono quelli del percorso verso il “nuovo” Distretto Sanitario di San Paolo e quello della Piazza – sempre a San Paolo – di via Vivaldi-via dell’Alberaccio. I cittadini si sono fatti promotori di progettualità ma sono stati sbeffeggiati ed umiliati; ancor più come nel caso del Distretto nell’aver prima rifiutato quattro anni fa il suggerimento di utilizzare una struttura già esistente, scegliendola tra i numerosi immobili presenti ed abbandonati nella zona, e poi, rendendosi conto che all’approssimarsi della nuova contesa elettorale, ci si presentava “a mani vuote”, riproporre, facendola scaturire da un cilindro magico, la necessità di procedere “in zona Cesarini” alla ricerca di un immobile da utilizzare provvisoriamente come sede del Distretto Sanitario. Per la precisione c’è anche da aggiungere che il “nuovo” Distretto progettato non sarebbe pronto prima del 2021-22.

Ad ogni buon conto sui temi della “partecipazione” è necessario avviare una riflessione profonda, partendo dalla consapevolezza che “nulla ci sarà dato senza l’impegno di ciascuno di noi”.

Centrosinistra e Centrodestra sono stati fallimentari e il Movimento 5 Stelle ha mostrato di non essere in grado di produrre una Politica che coinvolga per davvero i cittadini.

Partendo dalle cose concrete noi di Prato in Comune ci mettiamo alla prova, ascoltando e riflettendo “insieme”!

Joshua Madalon

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QUALCHE PICCOLO CONSIGLIO a chi si candiderà a rappresentare le forze politiche

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QUALCHE PICCOLO CONSIGLIO a chi si candiderà a rappresentare le forze politiche (a partire da quelle che mi sono più vicine: le Sinistre, quelle vere – come vado ripetendo da qualche anno in modo ossessivo – e non quelle “fake” autodefinite tali ad uso e consumo di interessi molto particolaristici).

Evitate gli sproloqui, anche se conditi da dotte citazioni e riferimenti inter-nazionali. Chi lo fa mette in mostra la sua sapienza, tanto che ci si potrebbe chiedere quanto tempo ha impiegato a sapere tutto quello che sa, sottraendolo alla pratica quotidiana del lavoro e dell’attività pratica. L’invito è tendente anche a mettere in guardia coloro che ascoltano affinchè non si lascino condizionare da quel profluvio di parole spesso espresse proprio per sorprendere gli sprovveduti. Non dite però d’ora in poi che non siate stati avvertiti!

Andate al cuore dei problemi, partendo non tanto da ciò che già credete di sapere. Non si finisce mai di imparare; e allora bisogna saper ascoltare: anche le persone apparentemente più semplici potranno essere parte del bagaglio progettuale. E, dopo un primo momento di imbarazzo, vi accorgerete che saranno meno timidi e tanto prodighi di consigli e suggerimenti, a volte confusi con le problematiche più immediate con le quali ci si trova a combattere quotidianamente.

Non mostrate di sottovalutare anche le questioni che vi appariranno essere lontane dalle vostre coscienze. Sottolineando questo aspetto non ho intenzione di spingere ad un atteggiamento ipocrita. Prima di esprimervi riflettete: “occorre entrare nel punto di vista individuale” per coglierne il valore collettivo, sempre che questo sia possibile. A volte, la varietà caleidoscopica dell’umanità riesce a sorprendere.
Non date giudizi tranchant. Potreste essere smentiti non appena avrete svoltato l’angolo.

In una città non ci sono nemici: anche quelli che ci odiano e ci odiassero vanno compresi. Non è un invito a “porgere l’altra guancia” è una sollecitazione a saper cogliere le differenze e comprendere il punto di partenza di tale intima sofferenza (l’odio è generato e genera malesseri; chi odia è malato e dunque va aiutato). Anche per questo alcuni richiami a collegarsi con il dovuto e necessario rispetto al Magistero della Chiesa devono essere accolti anche da parte di chi dichiara la sua laicità.

In realtà nella nostra società c’è più “bene” che “male” se non ci si ferma all’apparenza. Anche in questo tempo nel quale viviamo, contrassegnato da una confusione di valori, la società continua ad essere in maggioranza solidale, aperta, disponibile al dialogo. Non ci lasciamo confondere da ciò che è propaganda e da episodi che afferiscono al bisogno di appartenere ad un branco: sono la conferma di un profondo disagio di una parte del Paese, che non va sottovalutato ma non deve essere allo stesso tempo ingigantito. Se lo si sopravvaluta in modo esclusivo si spinge al compattamento all’interno di un autoconvincimento che le ragioni di quella forma di contrapposizione a volte violenta siano giustificate, e giuste.

Joshua Madalon

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Un breve semplice post per il (mio) 12 febbraio 2019

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Un breve semplice post per il 12 febbraio 2019

Ringrazio tutte le amiche e gli amici che su Facebook mi hanno fatto gli auguri di Buon compleanno!
Non sono tra quanti rifiutano di contare il tempo. Sono ben fiero di aver attraversato più (poco più) di settanta anni di storia e di poter raccontare come era il nostro “mondo”. Anche per questo motivo non ho rincorso editori, anche quelli che pubblicano “a pagamento”, con le mie narrazioni e coltivo il mio Blog nel quale troverete la mia vita dagli anni Cinquanta del secolo scorso ad oggi.
Abbraccio virtualmente tutte e tutti con grande affetto.

Joshua Madalon (Giuseppe Maddaluno)

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reloaded due miei post del febbraio (10 e 14) di quattro anni fa ************ PASSI VERSO IL FUTURO – una bozza sintetica di proposta per l’area SAN PAOLO – MACROLOTTO ZERO di Prato – CIRCOLO DELLE IDEE DEMOCRATICHE e CIRCOLO DELLE IDEE SAN PAOLO PRATO – COMMON LAND – Terre comuni

reloaded due miei post del febbraio (10 e 14) di quattro anni fa

PASSI VERSO IL FUTURO – una bozza sintetica di proposta per l’area SAN PAOLO – MACROLOTTO ZERO di Prato – CIRCOLO DELLE IDEE DEMOCRATICHE e CIRCOLO DELLE IDEE SAN PAOLO PRATO – COMMON LAND – Terre comuni

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PASSI VERSO IL FUTURO – una bozza sintetica di proposta per l’area SAN PAOLO – MACROLOTTO ZERO di Prato – CIRCOLO DELLE IDEE DEMOCRATICHE

Ci possono essere interessi “comuni” e non personali; cioè, intendo dire non orientati ad un vantaggio economico di coloro che nel promuovere “progetti” li difendono? e caratterizzati per l’appunto da vantaggi sociali (da cui inevitabilmente scaturiscono effetti positivi anche economici) che coinvolgano la gente nel modo più ampio possibile? E’ allo stesso tempo evidente che chi propone questa progettualità per così dire “ideale” troverà anche sostegno da parte di coloro che subodorano un loro “personale” vantaggio, così come da parte di coloro che “idealmente” appoggeranno quei progetti, ma dovranno fare i conti con coloro che, ammantandoli di presunti idealismi, ne proporranno altri “alternativi” che semmai tendano soprattutto a difendere interessi parziali.
Osservando la realtà di San Paolo, qui a Prato, non posso che rilevare la fondamentale importanza di questo territorio nell’avviare un ridisegno urbanistico dell’intera città con valenze elevatissime di tipo sociologico ambientale antropologico, con una possibilità immensa di far ripartire a livelli stratosferici il dibattito CULTURALE sui destini futuri di Prato. Non è un caso che abbia utilizzato le maiuscole per scrivere la bella parola che in sé contiene il futuro dei nostri figli, dei nostri nipoti e di tantissime generazioni. Quel FUTURO è nelle mani nostre e di coloro che riusciranno gestendo il loro POTERE a costruire con la risistemazione di tante aree di questo territorio (San Paolo e Macrolotto Zero) della città di Prato a modificarne l’assetto senza indulgere verso le pretese costruttive degli immobiliaristi e dei palazzinari, ai quali bisogna con fermezza rivolgere l’invito (con fermezza una volta per tutte) ad impegnarsi nel settore delle messe a norma e nella ristrutturazione ad uso sociale dell’intera area.
Vasti spazi a verde che solo in parte sono coltivati dovrebbero poter essere impegnati a scopo didattico sempre però all’interno di progetti condivisi e coordinati dalle Istituzioni e dalle amministrazioni.
Trasformare un’area postindustriale in una serie di spazi utilizzabili per la Cultura e la Conoscenza (si pensi anche alle sorti di quell’incredibile CREAF) rendendo questa parte periferica di Prato un “PARCO UNICO con servizi” alla stregua delle migliori e più accoglienti città europee.

Nelle prossime ore se ne parlerà al nuovo “CIRCOLO LIBERA AGGREGAZIONE DEMOCRATICA – CIRCOLO DELLE IDEE DEMOCRATICHE di SAN PAOLO” e quando sortirà il Documento finale lo pubblicizzeremo.

Intanto possiamo dire con limitata soddisfazione (per ora solo PAROLE, si attendono a breve i FATTI!) che l’iniziativa che avevamo intrapreso sul DISTRETTO SANITARIO ha ottenuto PAROLE per ora “convincenti” di possibili soluzioni da parte del Sindaco e della Società della Salute. Vigileremo!

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CIRCOLO DELLE IDEE SAN PAOLO PRATO – COMMON LAND – Terre comuni –

Il nostro territorio è “patrimonio” comune. Il nostro compito è difenderne le integrità, migliorarne le strutture, adeguarle ai bisogni, progettare a misura del nostro futuro all’interno di percorsi integralmente sostenibili. Osservando le carte di decennio in decennio il territorio di San Paolo è stato aggredito, violato, mortificato, umiliato da scelte che troppe volte sono apparse piegate ad interessi particolaristici che hanno prodotto situazioni critiche. Su quella parte di territorio, in particolare quella parte che si chiama Macrolotto Zero, si parla ora di interventi di riqualificazione. Molto bene se questi sono però collegati e collegabili ai bisogni del territorio; meno esaltante sarebbe l’ipotesi di interventi realizzati ad uso e consumo di piccoli gruppi, ancor più se questi afferiscono a realtà “private” con intendimenti prettamente mercantilistici, all’insegna del motto “a buon rendere” che ha tristemente e bassamente caratterizzato lo stile di vita di una parte, ahimè anche quella “dirigente”, dell’intera città. Non “mecenati” ma semplici “profittatori” finché c’è da mungere la vacca pubblica; pronti poi ad abbandonare la “nave” quando la tempesta si avvicina.
IL CIRCOLO DELLE IDEE che sostituisce ed integra l’attività di un Circolo del PD ha avviato da tempo serie riflessioni sui temi dell’ambiente e del territorio e non mancherà di denunciare interessi che non appaiano e non siano di rilevanza pubblica; non certamente per impedire ingiustamente ai legittimi proprietari di poter disporre liberamente dei loro possessi ma per evitare “democraticamente” con l’uso del pensiero e della parola che altri scempi vengano compiuti soprattutto sul territorio di San Paolo. Come si scriveva qualche giorno fa questa realtà che attende da decenni di essere risarcita per la violenza subita potrebbe diventare un “grande polmone verde” indirizzato (gli assunti di EXPO 2015 di cui tanto ci si riempie la bocca dovrebbero essere un punto di riferimento “reale”) verso l’agricoltura (un’agricoltura di sperimentazioni), il giardinaggio con scopi didattici ed educativi, garantendo ai cittadini che verranno l’usufrutto di quegli spazi per la “vita”, quella reale non di certo quella virtuale solo narrata ai poveri e goduta dai ricchi. E, questo, soprattutto in un’area nella quale le differenze sociali – come purtroppo accade in tutto il nostro Paese – vanno vieppiù aumentando.

Giuseppe Maddaluno – J.M.

reloaded PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

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PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

Negli ultimi tempi dedico molto spazio al recupero della memoria attraverso la scrittura, la lettura e la visione di filmati. Molto più spazio rivolgo a riflessioni amare sulla crisi delle istituzioni ed il degrado dei livelli culturali espressi dai governanti attuali, con lievi ma non confortanti eccezioni. Negli ultimi anni si è fatto progressivamente molto poco per elevare il grado di istruzione del nostro Paese. Il livello qualitativo è sempre più peggiorato mentre quello quantitativo si è sempre più assottigliato. La dispersione scolastica ha mostrato segnali insopportabili per un Paese civile, come storicamente meriterebbe di essere riconosciuto l’Italia. Eppure questo è un tasto dolente che non appartiene soltanto al nostro tempo: a mia memoria ne trattavamo già sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso quando me ne occupavo in Commissione Scuola e Cultura nella Federazione Comunista pratese, essendo questa città tradizionalmente vocata al lavoro che spingeva pragmaticamente i giovani fuori dai percorsi scolastici a volte in modo legislativamente prematuro. Ma da allora tanto tempo è passato. Le occasioni lavorative sono diminuite ma questa condizione non ha influenzato in modo positivo i dati della dispersione.
A Prato, dunque, si evidenzia in modo netto la necessità di operare interventi specifici rivolti al recupero di conoscenze e competenze che nel corso dei decenni si sono perdute. Queste attività competono solo in parte al Ministero nazionale; la comunità locale ha indubbiamente un ruolo di primo piano nell’approntare strategie di recupero soprattutto rivolte a coloro che, avendo abbandonato gli studi trenta, venti, dieci anni fa si ritrova ad essere più o meno “analfabeta di ritorno” e volontariamente – oltre che gratuitamente – intendono usufruire di tali opportunità.
In un riassetto strategico territoriale del decentramento sarebbe molto importante inserire percorsi educativi a disposizione degli adulti, non essenzialmente intesi ad ottenere riconoscimenti ufficiali ma neanche del tutto potenzialmente scevri dalla possibilità di accedere a percorsi scolastici ministeriali.
Per fare questo è comunque necessario aprire un rapporto con le Istituzioni scolastiche territoriali, anche se solo per coordinare le possibili utilizzazioni di spazi e strumenti.

Joshua Madalon

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“ALTO” e “BASSO” ribaltare il punto di partenza e quello di arrivo

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“ALTO” e “BASSO” ribaltare il punto di partenza e quello di arrivo

Dobbiamo imparare a valorizzare le creatività ed i contributi della gente

Ribaltare il punto di partenza e quello dell’arrivo. L’attuale “alto” deve essere sostituito dal “basso”: sono essenzialmente punti indicativi, non ci deve essere il concetto di “alto” e di “basso” per noi. Anzi, poiché l'”alto” attuale ha prevalentemente crediti immeritati, spesso connessi a potentati lobbistici discutibili, la nostra considerazione di “merito” ci porta a valorizzare la creatività libera che promana da ciò che oggi ingiustamente viene conosciuto come “basso”.
In soldoni, è nostro compito portare alla conoscenza di tutti che la creatività non nasce nei luoghi di vertice, ma deriva molto spesso dalla necessità primaria che risiede nel “popolo”, intendendo con questo termine riferirci alla maggioranza della popolazione, che nell’industriarsi quotidianamente per riuscire a praticare la propria dignità spesso inventa nuovi progetti.
Questi ultimi in un contesto in cui prevale l'”alto” dovrebbero essere valorizzati da chi detiene le leve del comando e i cordoni della borsa; mentre invece frequentemente accade che ad esserne coinvolti siano gli sgherri a volte anche consanguinei o parificati tali che formano codazzi asserviti clienti del barone – non solo universitario ma anche – di riferimento.
Per rendere più chiaro il concetto tratterò due argomenti: nel primo mi riferirò alla vicenda allucinante del Distretto Sanitario di San Paolo.
Il caso San Paolo sta a rendere chiaro quale sia il valore della “partecipazione” e come questa sia stata consapevolmente svenduta, svilita, mortificata da parte di chi ha gestito l’Amministrazione del Comune e della Regione Toscana. Partire dal “basso” prevederebbe l’ascolto dei suggerimenti che il territorio avanza all’interno di un contesto di “passione politica” che sviluppa condivisione puntando sulla utile e necessaria partecipazione. Aver costruito meccanismi farraginosi e velleitari porta ad una progressiva esclusione del contributo della gente ed alla supervalorizzazione del ruolo dei dirigenti e degli amministratori.
Tutto quello che si dice “oggi” a tre mesi dall’appuntamento elettorale cittadino puzza di bruciato lontano un miglio.
Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2016, circa quattro anni fa, cittadine e cittadini di San Paolo proposero di reperire uno dei tanti fondi liberi e disponibili sul territorio, ne cercarono e ne trovarono di disponibili con forme anche vantaggiose per le Amministrazioni, ma non furono ascoltati: o meglio, si fece finta di ascoltare, ma si agì in tutt’altra direzione. Come di consueto fu emanato un Bando veloce e non sufficientemente appetibile, per cui andò deserto.
OGGI appunto si propone di ritornare a cercare un fondo per attivare prima possibile (ma quando? non lo si dice) alcune attività sanitarie indispensabili per alleggerire il carico sopportato dal nuovo Ospedale, struttura notoriamente inadeguata ai bisogni dell’area.
Il secondo esempio riguarda in maniera più specifica la creatività. E ne scriverò domani.

Joshua Madalon

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PILLOLE di un programma politico amministrativo di buon senso per la CITTA’ CHE VOGLIAMO

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PILLOLE di un programma politico amministrativo di buon senso per la CITTA’ CHE VOGLIAMO

Un programma serio per il Governo di una città deve tener conto dei bisogni, delle necessità, confrontandosi tuttavia con i limiti oggettivi che la realtà impone di prendere in esame.
Non occorre scrivere un “libro dei sogni” inattuabile ma in primo luogo occorre andare ad enucleare le criticità esterne ed interne ad un contesto antropologico del quale molti di noi, a partire da “noi, non conosciamo le caratteristiche.
Scrivere un Programma ha proprio per tanti di questi motivi il compito di comprendere lo stato delle cose, rendendo partecipi in primo luogo tutti coloro che collettivamente avranno partecipato con i loro contributi alla costruzione di un Progetto virtuoso di consolidamento di una comunità dialogante e coesa.
Di fronte alla realtà da cui si prende il via, bisogna far emergere il “vero”.
Nessuno ha bisogno di essere ulteriormente preso in giro: troppi sono stati e sono i venditori di fumo, incapaci di andare verso la concretizzazione di ciò che promettono.
A conti fatti funziona ancora quella frase di John Fitgerald Kennedy che risuona nelle nostre orecchie “NON CHIEDERTI COSA IL TUO PAESE PUÒ FARE PER TE, CHIEDITI COSA PUOI FARE TU PER IL TUO PAESE”. A tutti va chiesto, in questo periodo di profonda crisi, di fare qualcosa di buono, di nuovo, di utile per la città, per il suo quartiere, per i suoi vicini.

Joshua Madalon

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