Archivi categoria: Senza categoria

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – UN’UMANITA’ IN CAMMINO – parte terza

2d0155f5-napoli

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – UN’UMANITA’ IN CAMMINO – parte terza

E così mi permettono di scendere; anzi, mi aiutano a farlo. Li saluto e riassettandomi così come posso visto che la valigia non riesce a reggersi in posizione eretta mi avvio verso l’uscita. Avevo programmato di fermarmi a chiedere alcune informazioni ma con quei pesi da trasportare mi servirebbero almeno altre due braccia per stare comodo. Per fortuna avevo già fatto il biglietto della Metropolitana. Lo custodivo abbastanza nel profondo di una tasca interna della giacca pronto ad esibirlo al controllore sul treno, ma sorprendentemente Trenitalia si era decisa ad impedire ai portoghesi partenopei di entrare sulle banchine senza il titolo di viaggio e c’era un blocco invalicabile formato da tre giovani. Con cortesia per evitare le attese di frettolosi passeggeri, segnalo loro che mi facciano passare e che mostrerò loro il mio biglietto subito dopo averli superati ed aver riposto i miei bagagli. Con qualche lieve difficoltà motoria riesco ad estrarre il foglio su cui avevo stampato il doppio viaggio della giornata, e devo faticare non poco a farglielo interpretare: sono ancora un po’ inesperti.
C’è la solita umanità rumorosa anche se condizionata sempre più fortemente dalla modernità ad una solitudine dialogante. A volte mi chiedo se tutta questa moltitudine, nella quale mi inserisco, non sia connotata da follia. Fatico a scoprire sprazzi di felicità, ancor più in questo indaffararsi frenetico e non riconosco nemmeno più quel fatalismo ben tipico dei partenopei, sintetizzato in quel defilippesco “Hadda finì ‘a nuttata”. La “nuttata” è ancora lunga e non finisce mai; a volte sembra quasi che neanche la guerra sia finita: le macerie sono ancora tutte in attesa di una perenne ricostruzione.
Come sempre, quando un treno è appena partito le banchine sono vuote ma poi man mano che si attende il prossimo si rimpinguano e ti viene in mente il traghettatore infernale della “Commedia”.
Montare sul treno è un’altra impresa sia per la folla che per il peso dei bagagli e la distanza a cui sollevarli. Il treno della Metro non è fatto per turisti come noi: non c’è un posto dove sistemare i bagagli; non c’è un posto sicuro. Hai sempre la percezione che possano sparire ed allora dai fondo a tutti i tentacoli possibili a disposizione per abbrancarli, sostenerli, difenderli da un pericolo che in generale poi non c’è.
Chi sale e chi scende, chi scende e chi sale. A telefono sberciano, dialogano amorevolmente senza ritegno alcuno, stringono accordi non sempre chiari, si danno appuntamenti.
In uno di questi vani c’è qualcuno che risponde e “Sì, siamo sul treno che sta arrivando adesso a Mergellina, tra qualche minuto saremo a Campi Flegrei. Tu, dove stai?…Ah, allora ci vediamo, ti aspettiamo…”
Accanto nell’altro vano c’è una signora sola che snocciola i grani di una coroncina da preghiera e legge un librettino con immagini sacre da cui attinge speranze per la sua eternità.
A Campi Flegrei di solito il treno si ferma qualche minuto. Gli ingegneri ferroviari hanno scoperto che per far viaggiare i treni in orario basta allungare i tempi.

Alla fermata sale un signore segaligno.

….fine parte terza….

Campi-300x202

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte seconda

Latina-Formia-Panorama-Con-Golfo-Di

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte seconda

La giovane veniva da Reggio Emilia e quando dal treno ci si è affacciati sul Tirreno ha esclamato “Il mare!” come una bimba e si è illuminata nel volto; allo stesso modo ma più maturo e disincantato i due americani, che evidentemente sapevano che l’Italia si allunga sul mare si apprestarono ad aprire i loro smartphone per riprendere il magnifico panorama del golfo di Gaeta. Avevo anche pensato poco prima di fare mostra delle mie conoscenze ed indicare ai miei provvisori compagni di viaggio l’altura del Circeo, che si erge a dominare l’area di Sabaudia e di Terracina ed era un’isola al tempo, se ci fu un “tempo”, di Ulisse e della maga. Ma non lo feci. Non potei trattenermi tuttavia allorquando miracolosamente grazie a congiunture climatiche favorevoli mi accorsi che con inusitata chiarezza si intravedevano le isole dell’arcipelago pontino, soprattutto Ponza e Ventotene. E gliele mostrai, utilizzando anche Google Maps. Nulla di emozionante avvenne poi fino a pochi minuti prima dell’arrivo a Napoli. Avevo anticipato un po’ tutti gli altri passeggeri, smontando i voluminosi bagagli dalla griglia superiore e sistemandomi nella parte anteriore del treno pronto a scendere non appena fossimo arrivati a destinazione. Il treno di solito si ferma per attendere il segnale di via libera e così lanciai uno sguardo verso la montagna che sovrasta il golfo: era cupa e minacciosa dalle nuvole nere che la sovrastavano. Mi ritornava alla mente il Leopardi de “La Ginestra” che riflette sulle condizioni dell’uomo pur con un sottile filo di speranza residua. Non appena il treno si è mosso, ho rivolto lo sguardo dalla parte opposta: un aereo decollava da Capodichino e mi ricordava che il giorno dopo sarei andato con metropolitana e navetta ad aspettare Lavinia che verrà da Parigi per una sua nuova incursione nella cultura storica dell’ateneo partenopeo; subito dopo ho rivisto la struttura esterna del Cimitero di Poggioreale, il Cimitero monumentale della città, una egregia summa della grande Cultura di questa città, dove riposano tra gli altri Benedetto Cairoli e Benedetto Croce, Francesco De Sanctis e Salvatore Di Giacomo, Vincenzo Gemito e Saverio Mercadante, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani e il grande incommensurabile Antonio de Curtis; poco distante dall’altro lato ho intravisto il Rione Luzzatti, assurto a memoria culturale nazionale – ed internazionale – grazie alla penna di quella misteriosa persona che è Elena Ferrante (donna? o uomo?) con le vicende della sua opera “L’amica geniale”; e lo skyline del Centro Direzionale che sovrasta come una Gotham City casareccia tutta l’umanità diversa per tanti motivi che sotto di esso si arrabatta alla meglio per sopravvivere.
Gli americani intanto si sono affacciati con i loro bagagli immensi come le loro praterie e le distanze e mi chiedono da che parte si scenderà “Mah, chi lo sa!” faccio con la mia mimica e capiscono perfettamente il mio muto linguaggio. Sorridono quando capiscono che toccherà loro scendere per primi, visto che mi trovo dalla parte opposta, ma sono gentili e forse sono anche un po’ pragmatici: d’altra parte anche se mi lamento ho molto meno bagagli di loro.

fine parte seconda …..

Centro direx

Cimitero_Poggioreale_ingresso

Rione-luzzatti-csq

Joshua Madalon

…giusto per gradire…e dare un calcio alla stanchezza….

…giusto per gradire…e dare un calcio alla stanchezza….

Non c’era più un posto libero ieri sera al Teatro “Borsi”. Mancava ancora un’ora all’inizio della trasmissione che TV Prato dedicava ad un confronto tra gli otto candidati (solo otto, visto che due erano stati esclusi per irregolarità) a Sindaco della città. Non c’era – si può dire – nemmeno un posto in piedi, dato che per ragioni di sicurezza non avrebbero nemmeno potuto esserci tante persone: ma d’altronde c’era il fior fiore della politica locale, dalla Lega al PD, dal M5S alle varie liste civiche, dai diversi colori. I candidati poi tardavano anche ad arrivare, mancavano infatti quasi tutti; nel mentre in un caos generale tipico dei set cinematografici un gruppo di operatori, dopo aver sistemato nelle postazioni previste le telecamere, si attardavano a confabulare varie tecniche di riprese. Il conduttore, già microfonato, con i suoi collaboratori ne organizzava i tempi in previsione dell’inizio della diretta.

ERA DE MAGGIO….. Era il primo Maggio del 2013, sei anni fa!

ERA DE MAGGIO…..
Era il primo Maggio del 2013, sei anni fa!

di Joshua Madalon

Poco prima, nel pomeriggio del 24 aprile, avevamo preso contatto con la segretaria del Circolo PD di via dei Giubbonari a Roma. Le avevamo lasciato un messaggio con il mio numero di telefono, chiedendo espressamente quel che volevamo. Avevamo avuto il sentore che in altri luoghi, contemporaneamente, alcuni “eretici” complottassero democraticamente per stimolare la voglia di cambiare. In quel Circolo a Roma un Ministro del Governo Monti pochi giorni dopo le sue dimissioni rende pubblico un documento
http://download.repubblica.it/pdf/2013/politica/barca_manifesto.pdf

che alcuni di noi riescono a scaricare ed a leggere rapidamente. Ne cogliamo il senso sin dalle prime pagine e, forse con un po’ di presunzione, avvertiamo che – pur essendo meno famosi di lui – molte parti della sua riflessione coincidono con quanto abbiamo avviato sul nostro piccolo territorio. Parliamo di Fabrizio Barca, Ministro senza portafoglio con delega per la coesione territoriale nel governo Monti dal novembre 2011 all’aprile 2013. Parliamo di quello straordinario pamphlet “UN PARTITO NUOVO PER UN BUON GOVERNO Memoria politica dopo 16 mesi di governo” che ci aveva fatto sentire partecipi di un comune sentimento di ribellione democratica.
Il 25 aprile sentivamo che sarebbe stata una giornata straordinaria ed infatti quella mattina, mentre stavamo preparandoci per la manifestazione della Liberazione arrivò la telefonata. Giulia Urso ci forniva il contatto di una giornalista, Silvia, che si occupava dell’agenda di Fabrizio Barca.
La chiamai e spiegai quali fossero i motivi, aggiungendo che avrei in quella stessa giornata inviato una richiesta con le motivazioni. Decidemmo di mantenere riservato il tutto e sfilammo nel corteo.
La mattina del primo Maggio, anche in quel caso ci stavamo preparando alla manifestazione e sotto casa di Marzio arrivò la telefonata di Silvia che ci esprimeva il profondo interesse di Barca per il nostro impegno e ci dava la disponibilità dell’ex Ministro per il 5 maggio. Mancavano solo 4 giorni e bisognava organizzare il tutto; entusiasmati dalla notizia, i nostri piedi presero le ali. Bloccammo la data al Circolo, immediatamente. Poi, consapevoli della grande opportunità della festa e della manifestazione con grande velocità Marzio ed io ci dividemmo gli spazi e percorremmo in lungo e in largo il corteo annunciando che il 5 maggio avremmo avuto al Circolo San Paolo la presenza di Fabrizio Barca. I più increduli e sorpresi erano i dirigenti che cominciarono a chiedersi come mai Fabrizio Barca avesse scelto – saltando a piè pari la leadership locale del Partito – di venire a Prato. Non sapevano che si trattava della prima tappa di una “traversata”, erano addirittura infastiditi e fecero di tutto per condurre l’illustre ospite in una location – secondo loro – più degna. Anche noi non lo sapevamo; lo abbiamo capito dopo.

Questi sono alcuni link preziosissimi

https://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2013/05/05/news/fabrizio-barca-a-prato-i-tweet-dalla-sala-dell-incontro-1.7004618

https://formiche.net/2013/05/fabrizio-barca-tournee-pd/

http://www.luoghideali.it/luoghideali/wp-content/uploads/2014/04/Left.pdf

https://twitter.com/search?q=%23barca+%23prato+exclude%3Anativeretweets+exclude%3Aretweets

PERCHE’ ABBIAMO SCELTO MIRCO come candidato di PRATO IN COMUNE – prima parte – CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 10 con PRATO IN COMUNE

rocchi-1-678x381

CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 10 con PRATO IN COMUNE

Vi racconterò la campagna elettorale per le amministrative del 2019 qui a Prato con Prato in Comune – candidato Sindaco Mirco Rocchi

PERCHE’ ABBIAMO SCELTO MIRCO come candidato di PRATO IN COMUNE – prima parte
di Joshua Madalon

Non conoscevo il Mirco autore del film “La ballata del sacco di Prato” fino a quando, insieme a tante altre persone, non si è avviato un percorso ricognitivo intorno alla Sinistra dispersa in mille rivoli tra gruppi organizzati e singole figure (la cosiddetta “società civile”) alla ricerca di un nuovo approdo. Dopo l’esperienza del referendum del 2016 – 4 dicembre – quella galassia che aveva ritrovato una unità prima non praticata provò sin dalle prime albe del 2017 a riproporsi come un nuovo possibile soggetto politico. E fu, dunque, nelle stanze dello Spazio Aut ed in alcuni Circoli (San Giusto, San Paolo, Paperino) che, lavorando intorno a questa nuova idea, ebbi l’occasione di incontrare Mirco Rocchi e, conoscendolo, di apprezzare le sue doti umane, artistiche, culturali. Fu lui a preparare alcune bozze per il simbolo di quel Progetto che alcuni di noi volemmo, ascoltati da una straordinaria maggioranza assembleare, chiamare “Prato A Sinistra”.
Da quella “storia” sono emerse molte riflessioni di valore politico che ci hanno accompagnato per alcuni mesi. L’idea che ci sorreggeva era riferita alle Amministrative del 2019 ma “Prato A Sinistra” naufragò sulle scogliere delle elezioni politiche del 2018, 4 marzo. Ci si divise, a Prato con naturalezza senza polemiche, tra Liberi e Uguali e Potere al Popolo. Mancò la possibilità di una decisione diversa da quella nazionale, dato che quel rassemblement detto “Brancaccio”, il cui scopo era proprio lo stesso che aveva animato “Prato A Sinistra”, nel novembre del 2018 chiuse definitivamente I battenti.
A Prato alcuni di noi, rappresentanti soprattutto del “civismo”, avendo ormai da tempo abbandonato l’appartenenza a forme partitiche, decisero di rimanere ai margini, pur preferendo agire in modo collaterale all’interno di un percorso più moderato e disponibile ad un dialogo basato su un confronto dialettico. Si sceglieva LeU pur rispettando PaP, i cui aderenti apparivano tradizionalmente meno disponibili a rimettere in discussione strutture del loro pensiero categorizzate come imprescindibili. In un certo senso, l’assolutizzazione del pensiero rendeva impossibile un dialogo, anche se la speranza di una possbilità futura ci sorreggeva.
Ad ogni buon conto la presenza di alcuni, come me, all’esterno di LeU, poneva una condizione sine qua non per la quale non sarebbe stato accolta una scelta di appoggio al Partito Democratico, in particolar modo a quel Partito che non rimettesse in discussione molte delle scelte centriste e molto più consone ad un’Amministrazione di Centrodestra.
L’implosione di LeU, successiva all’esito catastrofico del 4 marzo ed in vicinanza del nuovo appuntamento amministrativo locale del 2019, è stata provocata proprio da questa profonda ambiguità.

fine prima parte

un imbroglione quale io notoriamente sono

un imbroglione quale io notoriamente sono

Napoli è sempre una sorpresa. Non ascoltate gli stereotipi diffusi per maldicenza e disinformazione.
Il caso ha voluto che, dopo aver ricevuto grandi riconoscimenti anche economici in terra straniera per studi sulla storia del Settecento lombardo, alla nostra primogenita, l’Università “Federico II” ha concesso un assegno di ricerca per studi su Parigi e Marsiglia.
E così per farle compagnia sono ritornato piacevolmente, malgrado una “campagna elettorale incipiente” ed un dolorino alla schiena che si acuisce dopo faticose ma interessanti colte camminate, nella mia città natale.
Queste foto non vi aiuteranno a comprendere il piacere che potreste ricevere. Ma sono utili per invitarvi a guardare la realtà con i vostri occhi senza fidarvi delle parole di un imbroglione quale io notoriamente sono.

CaeiatidiPortafortuna


Bello

53430046_411990209375736_6541678947829022720_n

2487,0,1,0,360,256,443,5,0,50,52,0,0,100,0,1970,1968,2177,800966
2487,0,1,0,360,256,443,5,0,50,52,0,0,100,0,1970,1968,2177,800966

reloaded “CONDITIO SINE QUA NON” 26 febbraio 2017

Ohiohi!!! cosa succede? sono costretto a ripetermi? No! semplicemente ho la necessità di mettere un ulteriore punto fermo su cosa debba essere la Sinistra, per me. Meno categorica nei pre-giudizi, più disponibile all’ascolto, meno dogmatica più pragmatica, meno stra-sicura di sè dei suoi fondamentali più aperta alle contaminazioni che producanno effetti positivi per quella parte della popolazione emarginata e umiliata dai poteri finanziari ed economici.

J.M.

reloaded “CONDITIO SINE QUA NON” 26 febbraio 2017

…ripropongo quanto scrivevo un anno fa per confermare che quanto vado dicendo e scrivendo ancora oggi ad un passo dalle elezioni politiche e ad un tiro di schioppo da quelle amministrative non ha visto un ripiegamento….alcune sortite tendenti all’unità semplicemente per far mantenere una “cadrega” (mi scuserete il “venetismo”) a personaggi che valgono poco più di una “mazza” ed a qualcun altro per continuare a farsi “bello” in attesa del “dono” improbabile ma desiderato mi convincono che a Prato dobbiamo lavorare per costruire un’alternativa di Sinistra….

SINISTRA
CONDITIO SINE QUA NON

“CONDITIO SINE QUA NON” e non per tutelare i miei interessi personali “legittimi o illegittimi” essi siano considerati, ma per costruire una vera alternativa di SINISTRA libera e non al servizio di “interessi” molto particolari e poco più (e qui son buono!) che “personali” è la NON COMPROMISSIONE CON IL PD RENZIANO senza “se” e senza “ma”, assunta come ELEMENTO DI BASE INDISCUTIBILE.
Posso comprendere la “fregola” di qualche giovane ma, dopo la comprensione, la stigmatizzo come “ansia individuale per farsi strada a gomitate, piegate ad una interpretazione di “coerenza”.
Detto questo, poichè la mia vita (lo dico ad uso di coloro che di problemi esistenziali non capiscono una sacra “mazza”) ha di fronte a sè poco FUTURO ma molto PASSATO (il PRESENTE è ingannevole e fuggevole e stenta ad esistere) non intendo impegnare il mio TEMPO in codesto modo.

LA SINISTRA come appendice è inconsistente e non (sol)tanto per le valutazioni demoscopiche, ma soprattutto nella realtà sostanziale. Di fronte a raggruppamenti tendenti alla compromissione un elettore che non sia un convinto militante (e qualche perplessità, con i tempi che corrono, potrebbe apparire anche in quest’ultimo) affida il suo voto a gruppi seriamente demagogici e populisti oppure accresce l’area del non voto molto ampia ed articolata ( scheda bianca, nulla o astensione dal recarsi al seggio).
Quando accenno al mio TEMPO RESIDUO intendo sottolineare soprattutto che la costruzione di un PARTITO della SINISTRA in questo Paese manca dai tempi del grande PCI degli anni Settanta (lo straziante frequente amarcord di Enrico Berlinguer lo attesta). E se era vero “allora” che sarebbe stato impossibile che la SINISTRA assumesse le leve del Potere, oggi possiamo dirci che questo assunto, che ascoltiamo come un “mantra” maledetto, sia una minaccia ed un alibi imperdonabile.
Una minaccia per spaventare i coraggiosi, da parte della Destra e del Centro s.; un alibi per coloro che affidano le loro ambizioni ad un’annacquata forma di SINISTRA che non vede poi l’ora di “calarsi” nella formazione di governi e sottogoverni.

LA SINISTRA che non fa LA SINISTRA fino in fondo diffonde frustrazione e non contribuisce realmente al bene del Paese.
Ho anche la sensazione che qualcuno abbia paura di promuovere la stessa parola “SINISTRA” e che di riflesso come un acuto senso di colpa pensi che quella possa far paura. No, la gente non ha “paura”, è semplicemente “schifata” dalla profonda incoerenza di tanti sedicenti esponenti della SINISTRA.

Perché mai dovrebbe fidarsi delle affermazioni programmatiche ricche di elementi positivi di giustizia sociale da ottenere e ri-ottenere se poi i proponenti si rivelano pron(t)i a mescolarsi nella melassa centrista?

Certo, dopo le deludenti esperienze fin qui avute, gli elettori hanno buone ragioni per mostrarsi ancor più cauti nella scelta e dovrebbero compiere uno sforzo di fiducia; ma, tant’è, se non si comincia non si può concludere, se non si parte (con il piede giusto) non si raggiunge mai una meta.

SINISTRA, dunque, SIA SINISTRA! PUNTO E BASTA

signature_3

PRATO IN COMUNE alla prova – la partecipazione

beni-comuni-1

PRATO IN COMUNE alla prova – la partecipazione

Anche oggi, e ieri, e in altri giorni mi è capitato di incontrare persone che si sentono escluse, abbandonate da coloro che avevano loro promesso di occuparsi del bene comune cinque, dieci, quindici anni addietro (amministrazioni di diverso colore accomunate dalla identica forma comportamentale collegata al sistema di un voto che è sempre più una delega in bianco). Centrosinistra e Centrodestra con le stesse facce di quelle già comprovate da quell’atteggiamento di superiorità, espresso attraverso il convincimento che la “democrazia” si limiti al momento del voto (quante volte ci siamo sentiti dire “se non vi va la prossima volta non lo votate”), non si sono reciprocamente distinte così come professato nelle battaglie elettorali. In effetti, è stato troppo spesso così: e si è creata una profonda frattura tra elettori ed eletti ed insieme ad essa una disaffezione progressiva tout court verso la Democrazia.
In alcune realtà questa mancanza di contatto tra alettori ed eletti era stata surrogata dalle Circoscrizioni e dai Quartieri. A Prato c’erano negli anni Ottanta 11 suddivisioni come Quartieri, sostituiti poi da 5 Circoscrizioni negli anni Novanta del vecchio secolo e nei primi anni del nuovo. Poi dal 2009 consunte da diatribe strumentali i parlamentini periferici sono stati aboliti. Costavano troppo e le “spending review” cominciavano ad andare di moda, ma questa motivazione era semplicemente addotta per guadagnarsi consensi per recuperare quelli che si perdevano da parte dei difensori di una Politica praticata a diretto contatto con i territori. La ragione più concreta era che l’elaborazione “politica” dei membri delle Circoscrizioni era più difficilmente controllabile dall’Amministrazione centrale e dalle forze politiche, che stavano già abbandonando le periferie.
In cambio offrivano meccanismi legislativi di partecipazione, prodotti dalla Regione, che tuttavia mantenevano una gestione verticistica dei vari Assessorati e dei funzionari, i quali andavano all’ascolto già preparati a portare avanti progetti che in realtà rispondevano ad interessi specialistici, settoriali ed afferenti alle categorie professionali collegate in modo più stretto al mondo dell’edilizia e dell’industria.
Se si va in giro e si ascolta la gente, in maniera particolare quella più presente sui territori, ci si sente raccontare vari esempi, nei quali il coinvolgimento del territorio è stato realizzato, per soddisfare le clausole legislative regionali che prevedono che vi sia un percorso partecipativo, ma poi quando le persone hanno espresso il loro parere questo non è stato preso in considerazione.
Alcuni casi esemplari sono quelli del percorso verso il “nuovo” Distretto Sanitario di San Paolo e quello della Piazza – sempre a San Paolo – di via Vivaldi-via dell’Alberaccio. I cittadini si sono fatti promotori di progettualità ma sono stati sbeffeggiati ed umiliati; ancor più come nel caso del Distretto nell’aver prima rifiutato quattro anni fa il suggerimento di utilizzare una struttura già esistente, scegliendola tra i numerosi immobili presenti ed abbandonati nella zona, e poi, rendendosi conto che all’approssimarsi della nuova contesa elettorale, ci si presentava “a mani vuote”, riproporre, facendola scaturire da un cilindro magico, la necessità di procedere “in zona Cesarini” alla ricerca di un immobile da utilizzare provvisoriamente come sede del Distretto Sanitario. Per la precisione c’è anche da aggiungere che il “nuovo” Distretto progettato non sarebbe pronto prima del 2021-22.

Ad ogni buon conto sui temi della “partecipazione” è necessario avviare una riflessione profonda, partendo dalla consapevolezza che “nulla ci sarà dato senza l’impegno di ciascuno di noi”.

Centrosinistra e Centrodestra sono stati fallimentari e il Movimento 5 Stelle ha mostrato di non essere in grado di produrre una Politica che coinvolga per davvero i cittadini.

Partendo dalle cose concrete noi di Prato in Comune ci mettiamo alla prova, ascoltando e riflettendo “insieme”!

Joshua Madalon

cloud6definitivo340x238

QUALCHE PICCOLO CONSIGLIO a chi si candiderà a rappresentare le forze politiche

Ginevra1

QUALCHE PICCOLO CONSIGLIO a chi si candiderà a rappresentare le forze politiche (a partire da quelle che mi sono più vicine: le Sinistre, quelle vere – come vado ripetendo da qualche anno in modo ossessivo – e non quelle “fake” autodefinite tali ad uso e consumo di interessi molto particolaristici).

Evitate gli sproloqui, anche se conditi da dotte citazioni e riferimenti inter-nazionali. Chi lo fa mette in mostra la sua sapienza, tanto che ci si potrebbe chiedere quanto tempo ha impiegato a sapere tutto quello che sa, sottraendolo alla pratica quotidiana del lavoro e dell’attività pratica. L’invito è tendente anche a mettere in guardia coloro che ascoltano affinchè non si lascino condizionare da quel profluvio di parole spesso espresse proprio per sorprendere gli sprovveduti. Non dite però d’ora in poi che non siate stati avvertiti!

Andate al cuore dei problemi, partendo non tanto da ciò che già credete di sapere. Non si finisce mai di imparare; e allora bisogna saper ascoltare: anche le persone apparentemente più semplici potranno essere parte del bagaglio progettuale. E, dopo un primo momento di imbarazzo, vi accorgerete che saranno meno timidi e tanto prodighi di consigli e suggerimenti, a volte confusi con le problematiche più immediate con le quali ci si trova a combattere quotidianamente.

Non mostrate di sottovalutare anche le questioni che vi appariranno essere lontane dalle vostre coscienze. Sottolineando questo aspetto non ho intenzione di spingere ad un atteggiamento ipocrita. Prima di esprimervi riflettete: “occorre entrare nel punto di vista individuale” per coglierne il valore collettivo, sempre che questo sia possibile. A volte, la varietà caleidoscopica dell’umanità riesce a sorprendere.
Non date giudizi tranchant. Potreste essere smentiti non appena avrete svoltato l’angolo.

In una città non ci sono nemici: anche quelli che ci odiano e ci odiassero vanno compresi. Non è un invito a “porgere l’altra guancia” è una sollecitazione a saper cogliere le differenze e comprendere il punto di partenza di tale intima sofferenza (l’odio è generato e genera malesseri; chi odia è malato e dunque va aiutato). Anche per questo alcuni richiami a collegarsi con il dovuto e necessario rispetto al Magistero della Chiesa devono essere accolti anche da parte di chi dichiara la sua laicità.

In realtà nella nostra società c’è più “bene” che “male” se non ci si ferma all’apparenza. Anche in questo tempo nel quale viviamo, contrassegnato da una confusione di valori, la società continua ad essere in maggioranza solidale, aperta, disponibile al dialogo. Non ci lasciamo confondere da ciò che è propaganda e da episodi che afferiscono al bisogno di appartenere ad un branco: sono la conferma di un profondo disagio di una parte del Paese, che non va sottovalutato ma non deve essere allo stesso tempo ingigantito. Se lo si sopravvaluta in modo esclusivo si spinge al compattamento all’interno di un autoconvincimento che le ragioni di quella forma di contrapposizione a volte violenta siano giustificate, e giuste.

Joshua Madalon

hqdefault