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Oltre “Helgoland” navigando nel “mare magnum” della Cultura universale si incrociano navicelle cinematografiche e lezioni di vita…….

Oltre “Helgoland” navigando nel “mare magnum” della Cultura universale si incrociano navicelle cinematografiche e lezioni di vita…….

Può apparire davvero curioso che ad aprire e chiudere il saggio di Alberto Crespi, “Short Cuts”, vi siano riferimenti diretti a quel testo di fisica quantistica, scritto da Carlo Rovelli. Parlando di arte cinematografica nella parte introduttiva egli osa riferirsi ad “una metafora forse un po’ forzata”, cioè quella di coltivare l’ “ambizione” di accostare le sue analisi critiche storiche culturali alla scienza “quantistica”. Condivide, come me, l’idea che la scienza debba essere “un’esplorazione di nuovi modi per pensare il mondo”, nonché “la capacità di rimettere costantemente in discussione i nostri concetti”; il pensiero critico “dev’essere capace di modificare le sue stesse basi concettuali…di ridisegnare il mondo da zero”.

E, poi, andando alle ultime righe del saggio Crespi ritorna su quel testo di Rovelli: “Ogni film è una molecola, e ogni molecola interagisce con migliaia di altre molecole. La fisica quantistica, anziché di molecole, parla di “grani”, dell’aspetto granulare del mondo….”

A me in modo particolare attrae la prima parte, quella nella quale si sospinge il viaggio di noi umani verso conquiste di nuovi orizzonti, mettendo in moto le inter-relazionali, le capacità di potersi contraddire di fronte alle modificazioni intercorse, senza dover necessariamente rinunciare alla difesa dei valori e dei principi fondamentali del consesso civile.
Ed è stato con immenso piacere viaggiare nella lettura anche attraverso i “classici” da Omero a Senofonte, da Shakespeare a Joyce.

Oltre “Helgoland” navigando nel “mare magnum” della Cultura universale si incrociano navicelle cinematografiche e lezioni di vita

Oltre “Helgoland” navigando nel “mare magnum” della Cultura universale si incrociano navicelle cinematografiche e lezioni di vita…….

Può apparire davvero curioso che ad aprire e chiudere il saggio di Alberto Crespi, “Short Cuts”, vi siano riferimenti diretti a quel testo di fisica quantistica, scritto da Carlo Rovelli. Parlando di arte cinematografica nella parte introduttiva egli osa riferirsi ad “una metafora forse un po’ forzata”, cioè quella di coltivare l’ “ambizione” di accostare le sue analisi critiche storiche culturali alla scienza “quantistica”. Condivide, come me, l’idea che la scienza debba essere “un’esplorazione di nuovi modi per pensare il mondo”, nonché “la capacità di rimettere costantemente in discussione i nostri concetti”; il pensiero critico “dev’essere capace di modificare le sue stesse basi concettuali…di ridisegnare il mondo da zero”.

E, poi, andando alle ultime righe del saggio Crespi ritorna su quel testo di Rovelli: “Ogni film è una molecola, e ogni molecola interagisce con migliaia di altre molecole. La fisica quantistica, anziché di molecole, parla di “grani”, dell’aspetto granulare del mondo….”

A me in modo particolare attrae la prima parte, quella nella quale si sospinge il viaggio di noi umani verso conquiste di nuovi orizzonti, mettendo in moto le inter-relazionali, le capacità di potersi contraddire di fronte alle modificazioni intercorse, senza dover necessariamente rinunciare alla difesa dei valori e dei principi fondamentali del consesso civile.
Ed è stato con immenso piacere viaggiare nella lettura anche attraverso i “classici” da Omero a Senofonte, da Shakespeare a Joyce.

Su “Helgoland” ma non solo: l’eclisse della classe politica mondiale

Sempre stimolato dalla lettura del libro di Crespi di cui parlo nel post precedente, proseguo le mie riflessioni, necessariamente brevi per poter poi produrre “altri” contributi. Nessuno di noi può dirsi “solo”, anche se poi dobbiamo fare i conti con noi stessi quando è necessario.

In questo lungo periodo pandemico e post pandemico, con le illusioni che gran parte di noi avevamo costruito intorno alla possibilità di venirne fuori “migliori” di prima, ci si sta sempre più rendendo conto, che – come “illusioni” – le rosee prospettive si stanno sciogliendo come neve al sole.

Il testo del Crespi tratta “anche” di Cinema: infatti il titolo lo rivelerebbe. Pur tuttavia si tratta di un libro, molto “aperto” verso orizzonti di tipo sociologico con una grande attenzione verso la riflessione di Filosofia politica, quella “materia” ignota alla stragrande parte della classe politica cui con il nostro silenzio o con il nostro sostegno abbiamo consentito finora troppo spazio.

Sembra strano, ma Crespi con i riferimenti che utilizza parla anche di questi temi. Sono stato silente per motivi che ho cominciato a porre in chiaro da qualche giorno; ma sono stato appartato anche perché disturbato dal chiacchiericcio ideologico intransigente che la società “ufficiale” (quella che “appare”) ha messo in evidenza, contrapponendosi all’unica possibile via d’uscita: la pratica del “dubbio” per poter poi riconoscere quale strada percorrere.

Crespi in modo molto – potrei dire – “originale”, si riferisce ad un testo apparentemente lontanissimo dai temi culturali e artistici cinematografici. “Helgoland” di Carlo Rovelli tratta del percorso che porta alcuni giovani scienziati a scoperte importantissime, ancorché difficilissime da comprendere e spiegare a comuni mortali come siamo, relative alla fisica quantistica. Dal testo di Rovelli, Crespi enuclea però alcune parti di “saggezza” come quando l’illustre scienziato cerca di spiegare cosa sia la scienza: “un’esplorazione di nuovi modi per pensare il mondo”! Ecco, a me viene in mente che “questo obiettivo dovrebbe essere anche quello della classe politica”.

Cosa scriva Rovelli e cosa vada a pescare in quel saggio sulla storia della fisica quantistica un cultore dell’arte cinematografica come Alberto Crespi sarà l’argomento del breve post che pubblicherò nelle prossime ore.

L’ipocrisia dei celebranti

In questi ultimi giorni sto leggendo un libro di Alberto Crespi, “Short Cuts _ Il Cinema in 12 storie” Edizioni Laterza; è stata una lettura galoppante nella Storia del Cinema, e tra i tantissimi stimoli, in concomitanza con il centenario dalla nascita di Enrico Berlinguer, alla fine del 10° percorso ho riscontrato le caratteristiche profetiche di uno dei più grandi – anche se amato e odiato visceralmente – autori del nostro Cinema, Nanni Moretti, capace di prevedere eventi decisivi del nostro tempo come la fine del comunismo, l’ascesa di Berlusconi e la fase più recente della storia della Chiesa, Ratzinger-Bergoglio.

Questo è solo un preambolo, forse più lungo del testo che produco. Quella che segue è una delle riflessioni più acute e significative che stanno a descrivere il senso profondo di smarrimento che ha colpito la base politica della Sinistra, dopo la “morte” di Enrico Berlinguer. La si ritrova nel libro da me menzionato alle pagine 296-297

“Suona strano parlare oggi di morale, eppure bisogna farlo. C’è una cosa insostituibile, cioè la tensione morale, che oggi è latitante, e non può essere sostituita dalla professionalità. Non basta saper fare bene la politica per dare un senso nuovo al partito. Per me, per milioni di persone, il cambiamento brutale è avvenuto in un solo giorno, quello della morte di Enrico Berlinguer. Con lui l’espressione “diversità” era chiara: aveva una faccia diversa, un diverso modo di affrontare la politica. Da quel giorno il partito ha cominciato a voler essere come gli altri, ad assomigliare agli altri” (Natalia Aspesi, La Repubblica 10 settembre 1989)

Quello che è accaduto dopo quell’evento così traumatizzante è stato un segno di un mondo che finiva del tutto, un sogno spezzato.

In questi giorni molti si ammassano a celebrare la figura di Berlinguer, ma sono i rappresentanti di quella classe politica che ha tradito nel senso più ampio di questo termine quel progetto di rinnovamento morale cui era protesa la pratica politica di quell’uomo e di una parte dei suoi sostenitori. Ho sempre aborrito le false celebrazioni, i peana ipocriti sulle bare dei giusti. Odio coloro che se ne imbevono; preferirei riflettessero in silenzio ed operassero realmente per il Bene Comune. Ma purtroppo è – la mia – solo una pia illusione

IN RICORDO DEL “POETA” PIER PAOLO PASOLINI – parte 27 – atti di un Convegno del 2006 IN RICORDO DI PIER PAOLO PASOLINI (per la parte 26 vedi 10 marzo)

Parte 27

* L’INTERVENTO SI INTERROMPE IMPROVVISAMENTE. DALLA REGISTRAZIONE RISULTA LA PROIEZIONE DI UN FILMATO.

<<…montaggio verticale e gli organizzatori ve ne hanno fatto un esempio. Ecco le combinazioni che Pasolini riesce a fare collegando, la cosa in cui è stato maestro è l’inquadratura ed il silenzio. Pasolini è stato un grandissimo utilizzatore dell’effetto di silenzio nei suoi film, magari un silenzio che avviene dopo un accumulo di elementi musicali molto importanti.

Quindi, sicuramente lui è stato più vicino ad un cinema di montaggio che ad un cinema di piano sequenza, anche se ossessionato da questa idea del cinema come lingua scritta della realtà. Ha scritto delle pagine sul piano sequenza estremamente interessanti ed anche molte volte, a proposito di una suggestione che veniva dall’intervento di Tricomi in questa capacità di Pasolini di descrivere (parola non comprensibile), manipolando in qualche modo e poi di presentarli cancellando la fonte, insomma in quella mezza dozzina di interventi che ha fatto sull’opera di Pasolini quello che mi ha provocato più dispiaceri, soprattutto ad opera dei miei colleghi francesi è Perché ho scritto, cioè ho messo in rapporto gli scritti di Bazen sul piano sequenza e Pasolini con delle prove poi fisiologiche ineccepibili Perché Pasolini è stato il direttore della collana che ha sdoganato. Ricordiamo Bazen in Italia è stato oggetto di un intervento totale Perché aveva fatto una lettura non marsistisant del neorealismo e quindi era stato immediatamente bloccato. Mentre noi sappiamo che da quella lettura poi deriva tutta la teoria e la teoria e la pratica del cinema moderno. Pasolini pubblica gli scritti di Bazen tradotti da Adriano Apprà e dentro questi scritti troviamo una analogia, per esempio c’è un passo in cui Bazen dice: guardate, in questo film di Rossellini sembra che l’unità minima del linguaggio cinematografico non sia più l’inquadratura ma sia l’oggetto stesso. Quando Pasolini scrive la lingua scritta della realtà inventa questa storia dei (parola non comprensibile) che non è altro che la traduzione in termini un po’ asimmetrici di una cosa che aveva già scritto.

Quindi io metterei in carico, adesso per rispondere alla domanda, io stesso avevo preannunciato che sul piano sequenza il montaggio Pasolini ha scritto tutto e il contrario di tutto e dobbiamo metterlo sotto questa categoria della (parola non comprensibile) o ossimoro. La volontà di entrare in contatto con la realtà e quindi trasformare l’opera in un segmento di realtà inteso come infinito piano sequenza e nello stesso tempo sapere che ogni operazione linguistica, poetica è…(parole non comprensibili – VOCE FUORI MICROFONO)….>>

14 marzo – elogio dell’ipocondria – parte 1 dopo intro

14 marzo – elogio dell’ipocondria – parte 1 dopo intro

Avevo potuto notare un certo imbarazzo nel tecnico di laboratorio che, dando uno sguardo alla radiografia, mi aveva immediatamente chiesto quali sintomi avessi. In quel periodo c’era quella tosse nervosa, che era apparsa per lo più come afferente a una patologia di tipo gastro intestinale, e solo qualche lieve inizio di affaticamento. Da ipocondriaco colto, prima di uscire dallo studio medico ho dato una rapida occhiata su Google, digitando “area di consolidazione parenchimale”; poco di buono mi diceva (ma lo si sa, ed è un monito per tutti coloro che leggono: non vi fidate troppo di Internet; potrebbe sortire in voi l'”effetto Jerome Klapka Jerome di cui parlavo nel blocco introduttivo); poi ho inviato la scannerizzazione alla dottoressa di famiglia cui per prassi viene spedito il referto. E’ una giovane preparata e che, nelle sporadiche occasioni in cui ne ho avuto bisogno è stata sempre molto attenta scrupolosa e sollecita. Anche in questa occasione lo sarà. Il giorno dopo di prima mattina, nove e trenta precise come da lei indicato, sono in ambulatorio. Legge nuovamente il referto, guarda il dischetto e suggerisce di procedere immediatamente con altra indagine più profonda, una TAC con mezzo di contrasto. La prenoto rapidamente e contemporaneamente mi attivo con altri contatti più attinenti alla materia. La prima persona che sento è un mio carissimo amico, medico pneumologo, che mi riceve nel suo studio privato e mi dice che può essere qualsiasi cosa e occorre essere preparati anche al peggio. Mi rendo conto che il peggio sia un cancro e dico a me stesso e anche a voce alta, che, sì, d’altra parte in una vita, se non si muore di colpo, può toccare anche questa esperienza da “vivere”. Quante volte ho immaginato di non attraversare la “notte”; che potesse accadere quel che è avvenuto per tante altre persone, senza sintomi evidenti, senza sofferenza alcuna. E, poi, dall’altra parte ci sono tante valide esperienze di lotta ingaggiata, perduta o vinta non importa: quel che conta è non arrendersi a ciò che potrebbe apparire come ineluttabile.

La TAC del 31 gennaio conferma quel che non va, mettendone in evidenza ulteriori dettagli. Alla dottoressa evidenzio la mia scelta per il “Careggi” nel proseguire indagini e procedere più rapidamente possibile agli interventi necessari. Ho provveduto già a fissare per l’8 febbraio una visita “intra moenia”, così si identificano i rapporti privati con i medici di un ospedale. Ho scelto una figura intermedia, non il Primario né tanto meno un giovane: il dott…….. dal curriculum che vado a scorrere appare maturo e competente. In realtà avrei potuto rivolgermi subito all’ospedale di Prato, ma per alcuni motivi, che attengono ad esperienze personali e non hanno creato in me quel senso di fiducia necessario che deve esistere nel rapporto paziente-personale medico, non l’ho fatto. A conti fatti, potrei oggi dire – anche se è ancora troppo presto per poterlo fare del tutto – che ne sono pentito. Vedremo, infatti: vedremo. Ad ogni modo, vado al “Careggi”.

1 – segue 2 con una digressione sul significato del titolo

14 marzo – elogio dell’ipocondria – introduzione

E’ la data del mio ultimo post pubblicato prima di questa “ripresa”. Vado a controllare e già in quel periodo da un paio di settimane ero “impegnato” nella contesa tra un malanno non ancora del tutto identificato, ma le cui caratteristiche lasciavano ben pochi dubbi, e le innumerevoli insidie del sistema sanitario, anche in un territorio come quello toscano che viene esaltato – a giuste ragioni, visto il degrado generale molto diffuso – da tanti altri.

Voglio qui spezzare una lancia (è un modo di dire) a favore degli ipocondriaci. Periodicamente, ma molto molto raramente, mi sono sentito affibbiare la caratteristica di “ipocondriaco” anche in famiglia, ma si trattava di episodi più che altro collegati ai “cambiamenti di stagione” che hanno fatto di me un chiaro esempio di “meteoropatico”.

Ovviamente non posso non pensare a quello straordinario “incipit” di “Tre uomini in barca….” (1889) di J.K.Jerome che ha fatto grande scuola in tantissimi come noi, lettori seriali sin dalla nostra tenera età. E’ una sintesi dell’ipocondria, utilissima con annessa “morale” finale sotto forma di ricetta utile per tutto il resto della vita, fino a che, però……

E poi ne abbiamo conosciuto altri di ipocondriaci, reali, come quella “signora” che quotidianamente accedeva allo studio medico della dottoressa di famiglia e ne occupava lo studio, ponendo tutti i suoi dubbi, mentre altre persone che forse ne avrebbero avuto vero bisogno erano costrette ad attendere tempi “biblici” nella sala d’attesa. E poi alcuni personaggi pubblici, chiaramente e pateticamente, naturalmente ipocondriaci, come Carlo Verdone o Woody Allen, che hanno giocato molto su questa loro “patologia” rendendola funzionale allo stile artistico. Un discorso a parte merita Nanni Moretti. Forse molto più collegabile alla esperienza “personale” di cui tratto.

Malgrado, procedendo nella ricostruzione di quel che mi stava accadendo, ben poche erano le speranze di esiti benevoli, ma imperterrito continuavo a pubblicare su questo Blog, in quella forma molto personalistica che mi caratterizza, documenti che si riferivano a iniziative da me promosse, misti a riflessioni contemporanee e progettazioni future.

Per la cronaca, affinché sia di aiuto anche per tanti altri, erano già alcuni mesi che in modo particolare ero di tanto in tanto interessato a colpi di tosse, stizzosa, nevrotica; ma ciò accadeva quasi sempre mentre mi trovavo a dibattere con qualcun altro sulle possibili prospettive organizzative da mettere in atto sul nostro territorio nella fase post pandemica, cercando di lenire le difficoltà sempre più crescenti di quella parte di popolazione che aveva dovuto inevitabilmente soffrire maggiormente la crisi.

Comunque la data da cui la crono-storia potrebbe partire può essere quella del 22 gennaio 2022. Ho avuto – come dicevo – dall’inizio del nuovo anno sempre più frequenti, crisi, soprattutto notturne, di tosse e difficoltà respiratorie. Decido di andare a fare un controllo con un RX torace; ovviamente, per poter accelerare gli esiti, mi dirigo verso uno studio privato. La risposta è immediata, l’interpretazione è evidente, anche se rimanda a controlli più approfonditi da espletare: c’è più di qualcosa che proprio non va bene. “Si documenta estesa area di consolidazione parenchimale” nel lobo polmonare superiore destro: vuol dire che una parte del polmone è occupato da materia estranea, cioè qualcosa che preme, soffoca, costringe a respirare sempre più con grande difficoltà.

RIECCOCI (da oggi si riprende)

Da alcune settimane per motivi abbastanza seri ho dovuto tralasciare questo impegno di presenza documentaria. Da oggi riprendo a lavorare. Tante, forse davvero troppe, sono le argomentazioni che vorrei trattare, ma soprattutto vi parlerò della mia esperienza “sanitaria” senza rinunciare a far emergere gli aspetti negativi, molto spesso triti e ritriti e controproducenti (tenendo conto che la responsabilità dei limiti del nostro sistema sanitario non può essere addossata a figure distinguibili in modo oggettivo), così come porrò in luce i tanti aspetti positivi che non sono mai mancati (faccio presente che – pur essendo un “emerito” rompiscatole” – ho una visione bonaria ed ottimistica della nostra società).

una riproposizione da post di un anno fa – per segnare il cambiamento (!!!)

LE “STORIE” DEL NOSTRO TEMPO  

Le “storie” vanno sempre raccontate esaminando ogni punto di vista ed in modo particolare vanno presi in considerazione gli sviluppi nel percorso, quello prossimo quello a medio e quello a lungo termine. Inevitabilmente noi assistiamo agli eventi in modo progressivo inserendo nel giudizio che ne facciamo molti elementi sentimentali, passionali ideologici, spesso connotati da una certa partigianeria.

In breve analizziamo alcuni episodi recenti: 1) le dimissioni del Governo “Conte”; 2) la formazione del nuovo Governo “Draghi”; 3) la crisi del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico 4) la partecipazione di Matteo Renzi al Future Investment Initiative; 5) la sostituzione di Domenico Arcuri commissario straordinario emergenza antiCovid.

I primi due episodi sono stati già trattati in altri miei post. Ma è opportuna una rivisitazione con la quale si possa meglio comprendere alla luce degli sviluppi “attuali” lo stato delle cose. Sulle “crisi” tratterò in modo contestuale ai primi due aspetti elencati. Sul quarto episodio di questa “telenovela” sono qui a notare la “pittoresca” boutade dell’autointervista dell’ameno leader di “Italia Viva”. Sul quinto, essendo la notizia “fresca” di stampa (scrivo alle ore 16 del 1 marzo 2021), adotterò una prima possibile valutazione previsionale.

Le “luci” e le “ombre” del Ministero Conte 2 le abbiamo già trattate “in itinere” in questo ultimo anno e mezzo. Non mi ripeterò. Addolorato per la rinuncia indotta “voi tutti sapete come” ho cominciato nell’immediatezza dell’alternanza a valutare la nuova formazione onnicomprensiva, annotando giorno dopo giorno l’assenza di una nuova era, così come annunciata. E’ ancora presto, di certo, ma le prospettive non appaiono affatto positive. Anzi, verrebbe da supporre che la attuale recrudescenza dei contagi sia essenzialmente dovuta proprio al rilassamento generale derivato dalla “speranza” di un ruolo miracolistico del nuovo Ministero, pressoché immediato.

A più di qualcuno, indotto da una “propaganda” irresponsabile, sembrava ormai giunto il momento di recuperare la “libertà perduta”. 

Verrebbe da dire, riflettendo, che la “nuova” era laddove iniziata sia poco diversa se non peggiore della precedente.

  L’ex Primo Ministro, il professor Giuseppe Conte, facendo esclusivamente ritorno al proprio ruolo di docente di Diritto privato, si eliminava dal contesto “politico” e lentamente spariva dai sondaggi, che lo avevano più volte visto in vetta alle preferenze dei cittadini italiani. Mentre accadevano questi eventi, il M5S, principale forza politica di riferimento di Conte, si spaccava in mille rivoli, arrivando addirittura a perdere il ruolo di primo Partito rappresentato in Parlamento, così come uscito dalle urne nelle elezioni di tre anni fa, quelle del 4 marzo 2018. Le varie operazioni volute da Beppe Grillo, vera anima del Movimento, forse ancora uno che fa lavorare il cervello, pur non dandolo a vedere, hanno negli ultimi mesi lasciato il segno. Anche quello che è accaduto ieri è opera sua. Da quel che sappiamo, ha riunito un gruppo di lavoro a Roma quasi certamente per sviare i giornalisti che si attendevano un incontro nella sua villa al mare di Bibbona, con lo scopo di coinvolgere più rapidamente possibile Giuseppe Conte in un progetto di rilancio del Movimento. L’obiettivo è perlomeno duplice: da una parte fare in modo che Conte non venga “bollito” in una lunga inazione; dall’altra rivitalizzare le forze che afferiscono al Movimento 5 Stelle spossate dai tanti sconvolgenti mutamenti, cui naturalmente non sono abituati.

Ed è infatti stata già ventilata l’ipotesi che, acquisendo un ruolo primario nel nuovo Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte dovrebbe adoperarsi per ricucire i rapporti con la maggior parte di coloro che si sono allontanati, in particolar modo coloro che lo hanno deciso come non adesione al nuovo Governo. Personalmente lo avevo auspicato prima che in qualche modo fossero confermati i “rumors” in tale direzione. A tarda sera del 1 marzo, nei consueti sondaggi del lunedì che La 7 propone, l’idea di un impegno in prima persona dell’ex Primo Ministro sembra essere piaciuta al corpo elettorale, anche se è presto per comprendere se ciò avrà una sua stabilità o è il semplice entusiasmo iniziatico: come ho scritto sopra “la Storia va analizzata nei suoi sviluppi”.           

Anche per questo motivo non si può assegnare ad alcuno la palma del vincitore (peraltro in questa occasione come in tante altre i “concorrenti” sono più di uno) e non è mica detto che l’essere stati costretti a rinunciare a quell’alto incarico debba avere conseguenze negative. Così di riflesso non è mica scritto già con inchiostro indelebile che al nuovo Primo Ministro il Paese riconosca grandi meriti, così come annunciato in grande pompa. Se qualcuno ha dei dubbi si vada a rivedere l’arrivo di un altro gran Salvatore della Patria, che si chiamava (l’imperfetto è utilizzato solo per collocarne la figura in un tempo distante – anche se non molto: il personaggio è ancora in vita e gli auguro di campare ancora molto a lungo, affinché sia di buon esempio) Mario Monti. Accolto da grandi aspettative, ritengo non abbia lasciato un buon ricordo del suo Ministero. In realtà, l’altro Mario, quello più vicino a noi, ha un drammatico vantaggio a suo favore, “grazie” alla pandemìa non ancora debellata. Avendo più o meno molto identiche le “compagnie” finanziarie, i due potrebbero assomigliarsi negli esiti, in modo particolare nel settore economico finanziario; potrebbero (qualche timido annuncio, forse qualche “timore”, è stato già avanzato) farne le spese i ceti medi, ancora una volta, costretti a cedere potere economico ai grandi “squali” che continuerebbero la loro ascesa,  e rischierebbero seriamente di dover rivedere al ribasso il loro tenore di vita, finendo per essere trascinati nel fondo, dove potrebbero confrontarsi con una massa immane di nuovi poveri, come una neo Corte dei Miracoli di hughiana memoria. Ovviamente vorrei sperare di essere considerato “distopico” anche se giorno dopo giorno sono sempre più estremamente convinto che quanto “temo” possa avverarsi.  A meno che non ci si risvegli da questo grande letargo della “Ragione” e non si avvii una profonda revisione intorno a ciò che non si è fatto colpevolmente per evitare questo grande disastro umano cui sciattamente ed accidiosamente stiamo assistendo.

“Chi?” dovrebbe recuperare questo ruolo di difesa delle classi emarginate, cresciute a dismisura negli ultimi anni ed ancor più in questo ultimo anno?

A questa domanda cercherò di avanzare un timido consiglio nel prossimo post. Anche se ho sempre meno speranze.

Utilizzando la parte più ottimistica della mia visione politica, valuto questo periodo come una interlocuzione provocatoria che solleciti ad un risveglio delle coscienze di tutte quelle persone che sono state sospinte a mantenersi in zona neutra, costrette a sostenere progetti politici non convincenti e non condivisi o scegliere l’astensione. Di questi tempi un elettore, la cui Storia e  le cui passioni civili progressiste ed egualitarie si sono radicate nella Sinistra, non ha un punto di riferimento al quale ancorarsi. Nel corso degli anni si è confusa, annebbiata, liquefatta l’idea della Sinistra; è avvenuta una suddivisione parcellizzata progressiva in varie forme, tutte sedicenti depositarie dei valori fondamentali della Sinistra, ma “tutte” in fin dei conti traditrici di essi. A partire da quei gruppi che vivono esclusivamente nell’ortodossia delle regole, spesso condizionate da interpretazioni parziali e personali, che si autoescludono dal resto del mondo reale in una classica “turris eburnea”; per andare a quei “rassemblement” di tipo riformistico, molto aperti ai condizionamenti di un mercato essenzialmente avido e arido, solo a tratti ed in apparenza ipocritamente interessato ad occuparsi dei problemi universali. In mezzo a queste due “sponde” non vi è un terreno di confronto: non c’è mai stato. E in ogni caso, nelle condizioni in cui abbiamo vissuto, non avrebbe potuto avere alcun riconoscimento, visto il permanere surrettizio di una sorta di autosufficienza da parte di chi avrebbe dovuto disporsi a rivedere alcune forme paraideologiche paralizzanti, onde consentire una ripartenza nuova.

Ovviamente, parlo della Sinistra che non c’è ma che vorrei ci fosse. Una Sinistra concreta, non dottrinale, da mettere in moto sulle principali questioni civili, sulle ingiustizie sociali, sui temi che ci consentano di vivere dignitosamente in una realtà molto diversa da quella che, è bene dircelo con chiarezza, è responsabile dei disastri attuali. La mia risposta alla domanda finale della seconda parte di questo post è dunque: una SINISTRA nuova capace di collegare le diverse anime in una unica coalizione o federazione, pur che sia SINISTRA.

Ritornando agli “episodi” recenti su cui ragionavamo e facendo in qualche modo seguito al “discorso” di sopra sono qui a sperare che il travaglio che sta attraversando il Partito Democratico lo possa spingere  a far emergere un nuovo progetto che consenta di fare dei passi in avanti e non indietro. Certamente non si può non prendere in considerazione le “storie” pregresse; sono utili “zibaldoni” che dovrebbero permettere di non commettere gli stessi errori che lo hanno portato ai più bassi livelli della sua Storia. Allo stesso tempo ritengo sia corretto da parte mia esplicitare il mio giudizio negativo sulla posizione che ha espresso Sinistra Italiana, cui peraltro guardo con molta attenzione da qualche anno in qua, sulla formazione del nuovo Governo. Essersi autoesclusa in un momento così drammatico per me vuol dire non volersi  assumere delle responsabilità. Governare insieme a tutti quelli che sono stati “avversari” implica per tutti il dover fare un passo indietro in vista dei principali risultati su temi estremamente trasversali come la Salute pubblica e la Ripresa economica. Starsene “fuori” non produrrà un gran guadagno in termini di consensi.

Esercitando la “memoria” mi vien da ricordare che, a inizio “pandemìa”, in uno dei Paesi europei l’opposizione tese la mano a coloro che governavano. Si tratta del Portogallo; in Italia sarebbe stato impossibile, visto il clima acido, livido, rancoroso che si è instaurato da qualche tempo in qua. Sempre rincorrendo la memoria, grazie anche al “gesto” inusuale per drammaticità di Zingaretti, mi viene da ricordare come fosse accolta da molti “difensori ad oltranza” dell’integrità del corpus PD, già canceroso, la mia proposta di “scioglimento e rifondazione” di quel Partito. Temo che costoro non siano in grado di ricordarselo, ricorrendo semmai alla “rimozione convenzionale”. Il tema è riferibile al punto 3 dove si accomuna la crisi del M5S a quella del PD. Il segretario di quest’ultimo ha profferito parole di fuoco, inaudite, che potrebbero aprire spazi di rinnovamento. “Potrebbero” ma ho molti dubbi in merito alla capacità del quadro dirigente, in modo particolare quelli locali, che hanno purtroppo consolidato i loro blocchi di potere, tradendo con la complicità di molte persone per bene  (tante delle quali ancora si dispongono supinamente a turarsi il naso ed inforcare occhiali scuri), i valori fondamentali di una forza politica nata con una spinta poderosa di “popolo”, ormai però espressi su carte  quasi del tutto illeggibili.   Anche in questo caso, la Storia dovrà essere scritta per bene solo dopo aver preso in considerazione tanti di quegli aspetti che sfuggono “oggi” ai più: si dovrebbero prendere in considerazione anche tutti i “travagli” propedeutici a questa “altisonante” denuncia del Segretario Zingaretti. Il Partito Democratico ha mostrato sin dai suoi primi passi la sua profonda ambiguità: è accaduto più o meno quello che capita agli umani, quando si accoppiano e serbano ricordi segreti di amori irrisolti o di vizi particolari difficili da rivelare, pena lo scioglimento precoce, anche se poi….. Sono rimasti in piedi solo i meri interessi dei gruppi dirigenti, delle caste, delle lobby di riferimento diretto ed indiretto che hanno fatto “cartello”. Su questo corpo debilitato si è insediato il virus renziano, che ha introdotto altre forme malefiche del tutto estranee alla Sinistra, con un progetto di smantellamento progressivo e spostamento dell’asse verso un Centro con inclinazioni conservatoristiche, che hanno svilito, mortificato, marginalizzato la partecipazione democratica espressa nei lavoro periferico dei Circoli. Con queste ultime “turbolenze” (oltre agli eventi “sanitari”) sarà difficile continuare a trattare di quell’incontro tra il senatore italiano in carica con il principe saudita; ma a  noi quell’ “amarcord” è utile per segnalare ancora una volta il carattere del nostro personaggio, che presume di essere alla pari di altre figure come Barack Obama, Bill Clinton, Michail Gorbaciov e via dicendo, dimenticando la differenza tra lui e loro, che solo dopo aver concluso in modo definitivo e con successo la loro esperienza (direi anche ”dopo essere entrati a pieno titolo nei libri di Storia”) girano il mondo a svolgere la loro funzione catalizzatrice di valori che giustamente possono rappresentare. Matteo Renzi ha certamente molta responsabilità in merito a quanto sta accadendo: a lui, e forse a qualche altro, potrà apparire “positiva” la deriva degli eventi. Ma – qui mi ripeto per necessità – vedremo fra molto tempo (forse, direi meglio, altri “vedranno”) quel che davvero emergerà da questa bolla magmatica con cui ci troviamo in questi giorni a fare i conti. Apparentemente rimane, per ora, di scrivere intorno al punto 5, e cioè la “sostituzione” di Domenico Arcuri al ruolo di “Commissario straordinario emergenza Covid”. In realtà, questa operazione era nell’aria da qualche settimana. Con l’avvio del nuovo Governo, Arcuri era rimasto silente ed aveva lasciato spazio ad altre figure. Pesavano su di lui molte critiche, ed in modo particolare il cumulo di responsabilità che gli erano state assegnate: indubbiamente uno degli aspetti per conto mio meno comprensibili del Governo precedente. Nondimeno la scelta dell’attuale Presidente del Consiglio, Mario Draghi, contiene degli aspetti che dovrebbero preoccupare al di là delle ideali divisioni tra bellicisti e pacifisti: affidare l’incarico ad un esponente di primo livello del mondo militare come il Generale Figliuolo mette in evidenza il livello di degrado degli apparati civili, considerati inadeguati a seguire efficacemente il decorso della pandemia.E’ una vera e propria resa incondizionata, una dichiarazione di impotenza da parte dello Stato anche se in un “tempo” di alta ed urgente drammatica emergenza. La gestione Arcuri forse ha peccato di superbia ma la responsabilità più alta risiede nell’assenza di un controllo adeguato da parte del Governo. Il generale Figliuolo si presenta ad ogni buon conto con un ottimo curriculum, soprattutto quello più recente, che fa riferimento alla gestione logistica dell’emergenza Covid nella prima fase pandemica (era sotto la sua guida la gestione di quelle lunghe meste file di camion militari che un anno fa aiutavano a smaltire le salme a Bergamo). Pur tuttavia a me ha fatto impressione vederlo nel suo esordio seduto al tavolo del Coordinamento con la sua divisa militare con nastrini e distintivi vari. L’ho considerata una forma di scarso rispetto per il ruolo “nuovo” che sta svolgendo, di tipo esclusivamente “civile”: basta una giacca ed una cravatta; non occorre altro. Difficile concludere, mentre il quadro si evolve aggiungendo temi su temi. Ritorno per quest’ultimo motivo alla questione PD e alla sua crisi, di fronte alle dimissioni di Nicola Zingaretti, irrevocabili.

Ne ho parlato con alcuni miei interlocutori. Considero la scelta del Segretario PD come una vera propria provocazione: per me l’appello sottinteso è ai “suoi” non a coloro che sono di fatto i suoi “interni” avversari. Zingaretti chiede – è un mantra molto diffuso in Politica in questo periodo – “un cambio di passo” e probabilmente anche una “nuova” iniziativa politica. Semmai anche una iniziativa altrettanto provocatoria, come la occupazione degli spazi associativi. In ciò sono stato preceduto dalle “Sardine”, anche se mi sono subito chiesto “a che titolo lo avrebbero fatto”. Su di loro ho sospetti che non sono mai stati fugati: cosa fanno nella vita? Chi li “sostenta”? come mai spuntano così all’improvviso senza essersi mai fatti sentire in questo tempo nel quale avremmo avuto bisogno “anche” del loro contributo?

Un’iniziativa forse sarebbe molto utile per la “Democrazia”. Avviare con procedura d’urgenza la revisione dello Statuto del PD nella parte che non ha consentito la ricomposizione degli organismi territoriali nel rispetto delle nuove maggioranze all’indomani della tornata di Primarie dello scorso 3 marzo 2019, allorquando Zingaretti ottenne il 66% dei consensi. Da allora, mentre l’Assemblea Nazionale è composta in modo da rispettare tali risultati, nelle Assemblee ed organismi territoriali tutto è rimasto come prima: a decidere e scegliere vi sono maggioranze irrispettose del voto “democratico” di tanti iscritti e simpatizzanti di quel Partito. Quello Statuto così come è è “antidemocratico” ed “anticostituzionale”!

parte 8 – POESIA SOSTANTIVO FEMMINILE – parte 8 – 2022 – un recupero dei testi di presentazione, introduzioni e Saluti (e questa è “La presentazione” della IX edizione, del 2009)

POESIA SOSTANTIVO FEMMINILE – parte 8 – 2022 – un recupero dei testi di presentazione, introduzioni e Saluti (e questa è “La presentazione” della IX edizione, del 2009)

Nona Edizione di questa “avventura” nel mondo della Poesia in questo scorcio di fine legislatura. L’idea è stata fertile ed ha prodotto una enorme quantità di “liriche” che poetesse e poeti, “giovani e non”, costantemente ci hanno inviato per la pubblicazione. Siamo molto soddisfatti pe questa iniziativa che è riuscita ad abbinare la quantità di cui accennavo sopra con la qualità delle produzioni. Abbiamo la certezza che anche nei prossimi anni l’iniziativa che chiamammo con splendida intuizione “Poesia sostantivo femminile”: sulla sua genesi abbiamo trattato nelle passate edizioni, i cui libretti sono andati molto rapidamente esauriti. Quest’anno siamo partiti per diversi non del tutto perdonabili motivi con un po’ di ritardo ma siamo nuovamente qui a proporre le produzioni di donne ed uomini “innamorate/i” della vita che in un giorno dedicato in modo esclusivo alle figure femminili si presenteranno e leggeranno il loro pensiero pubblicamente nel corso della consueta serata, che in tutti questi ultimi anni è stata condotta da diversi personaggi del mondo dello spettacolo all’interno dello storico Istituto Tecnico Tessile “Tullio Buzzi”.

La poesia è uno strumento formidabile di relazione “alta” fra gli uomini (ho detto “uomini” e non intendo dire “maschi”) e non tutti riescono a possedere la capacità di farne uso. Anche se, occorre ribadirlo, siamo assolutamente convinti che ciascuno di noi in diversi momenti della propria vita ha avuto l’occasione di rapportarvisi in modo diretto o indiretto; e questo fa della “poesia” non una forma in assoluto elitaria ma sicuramente una delle poche o tante (e qui è la differenza) occasioni “epifaniche” che la vita ci concede.

Alle lettrici e ai lettori giovani e meno giovani che avranno questo libretto tra le loro mani auguro che esso possa essere fonte di serenità e di ispirazione per la sempre maggiore partecipazione nei prossimi anni a iniziative come queste che hanno finito per caratterizzare la Circoscrizione Est del Comune di Prato come fra le più attente Istituzioni locali di secondo livello verso l’universo femminile e la Poesia che ne è indubbiamente una delle più potenti proiezioni.

Prato 8 marzo 2009

Prof. Giuseppe Maddaluno

Presidente Commissione Cultura Circoscrizione Prato Est