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reloaded in occasione “Bisogna parlare,/addestrare la memoria/per ricordare. ANNIVERSARI 2018 – VERSO IL GIORNO DELLA MEMORIA (27 GENNAIO 1945 – 27 GENNAIO 2019) parte 8″

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Bisogna parlare,/addestrare la memoria/per ricordare. ANNIVERSARI 2018 – VERSO IL GIORNO DELLA MEMORIA (27 GENNAIO 1945 – 27 GENNAIO 2018) parte 8

“…Bisogna parlare,
addestrare la memoria
per ricordare.”

Con questi versi si concludeva il brano poetico di Lisa Panella che ho “posto” ad apertura e chiusura del mio intervento di ieri su questo Blog.
All’interno del video vi sono due miei specifici interventi concordati nel gruppo di scrittura che ha sceneggiato il videofilm “”APPUNTI…SULL’UMANA FOLLIA DEL XX° SECOLO: LA DEPORTAZIONE”

“CAPIRE – RICORDARE – NON DIMENTICARE – NON E’ STATO FACILE DIMENTICARE QUESTA ESPERIENZA DELLA DEPORTAZIONE PER CHI L’HA VISSUTA DIRETTAMENTE ED E’ RIUSCITO A TORNARE.
PER GLI ALTRI, QUELLI CHE SI DICHIARANO SCETTICI, QUELLI CHE SI DICONO PACIFISTI COME TANTI DI NOI, LA CONOSCENZA E LA CULTURA DEVONO VIAGGIARE DI PARI PASSO COL DUBBIO, ATROCE MA RICCO DI SIGNIFICATO.
OGGI, IN TEMPO DI DEMOCRAZIA, CIASCUNO DI NOI LIBERAMENTE E SENZA PAGARNE ALCUNA CONSEGUENZA PUO’ ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE, IL PROPRIO PENSIERO.
COSA AVREMMO FATTO, ALLORA, IN UN REGIME OPPRESSIVO E TOTALITARIO?
SAPERE E RICORDARE SERVE A MIGLIORARE CIASCUNO DI NOI E PUO’ SERVIRE A NON RIPETERE GLI STESSI DRAMMATICI ERRORI.
MA OCCORRE ANCHE SAPERE CHE IN QUESTO SECOLO ED IN QUESTO SCORCIO DI FINE SECOLO TROPPI SONO STATI GLI ORRORI IN NOME DELLA RAZZA, IN NOME DEI NAZIONALISMI, IN NOME DELLA RELIGIONE, E DI QUESTI ERRORI SI SONO MACCHIATI ANCHE GIOVANI CHE SI CONSIDERVANO FINO AL GIORNO PRIMA PACIFISTI, CHE SI RITENEVANO PIENAMENTE DEMOCRATICI, CHE CONSIDERAVANO CON ATTENZIONE LE IDEE DEGLI ALTRI, MA CHE SI LASCIAVANO AFFASCINARE DAL POTERE – DAL POTENTE DI TURNO.
SUL DUBBIO BISOGNA COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO NON PER GIUSTIFICARE QUALSIASI NOSTRA POSSIBILE SCELTA ED AZIONE MA PER RAFFORZARE LE SCELTE PER LA PACE, LA DEMOCRAZIA, LA TOLLERANZA.”

Questo è il primo. Il secondo è “corale”: sulle scene finali di guerra e di distruzione Giulia e gli altri giovani del Liceo Classico “Cicognini”, quello di via Baldanzi per capirci ed in particolare il gruppo teatrale scolastico diretto dal prof. Antonello Nave, leggono questo brano, a me ispirato dal titolo del testo di cui parlo in uno dei post precedenti, quello relativo alla parte 2 del 17 gennaio u.s..

“IO, IO NON POSSO TACERE GLI ORRORI
NON POSSO TACERE L’UMANA PERVERSA FOLLIA
NON POSSO TACERE LE INFINITE TRAGEDIE DELLE GUERRE CHE CHIAMANO “CIVILI”
NON POSSO TACERE L’ARROGANTE PRESUNZIONE DELL’ANIMO UMANO.

NON POSSO TACERE L’OTTUSA INTOLLERANZA
NON POSSO TACERE LE UMILIAZIONI, LE TORTURE,
LA VOLONTA’ DI ANNIENTAMENTO TOTALE DELL’AVVERSARIO
LE “PULIZIE ETNICHE”, IL FANATISMO IDEOLOGICO E RELIGIOSO
NON POSSO TACERE LA STUPIDITA’ DI CHI, SENZA MAI DUBITARE,
CONSENTE.
NON POSSO TACERE GLI ORRORI DI QUESTO SECOLO CHE SI COMPIE.”

Oggi è il 27 gennaio 2018.
Oggi è la giornata dedicata alla MEMORIA di quella subcondizione dell’animo umano, non solo quella degli oppressi ma anche quella degli oppressori.
Se non si analizzano le ragioni profonde che portarono nel corso della prima metà del secolo scorso a quelle aberrazioni e nel corso dei decenni successivi ad altre simili nefandezze il mondo nella sua globalità procederà verso un’autodistruzione inevitabile.
Non si può pensare di fermare le Destre razziste e violente senza un riconoscimento degli errori costanti che la Sinistra democratica e progressista ha per debolezza e sottovalutazione inconsapevolmente compiuto. Quei giovani che sollevano braccia e grida minacciose verso l’altro, il diverso, lo straniero interpretano la realtà spesso condizionati da un’emarginazione sociale all’interno di contesti che non hanno prodotto risposte al loro desiderio di giustizia. Molti di loro sono strumenti umani nelle mani di fomentatori ideologici. Tocca alla vera Democrazia fornire risposte adeguate ai bisogni diffusi; diversamente queste organizzazioni troveranno sempre più adesioni e le conseguenze potrebbero essere davvero tremende!

Joshua Madalon

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reloaded mio post su POLITICS BLOG maggio 2014

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“Un blog non può neanche lontanamente risolvere i problemi ma può denunciarli annunciarli ed avviare una ricognizione, suscitando attenzione e dibattito”

Fra le conseguenze negative della globalizzazione dei “mercati” e delle persone vi è stato di certo in contemporanea un degrado del livello di alfabetizzazione e di preparazione professionale, di acculturamento parallelo rispetto alle trasformazioni economiche e sociali che il mondo, soprattutto quello finanziario globale, stava subendo. A Prato l’imprenditoria piccola e media (ma in qualche caso anche quella medio-grande) non era stata costruita su una solida preparazione culturale ma piuttosto su una “praticità” istintiva che pure aveva prodotto eccellenze, destinate tuttavia a non reggere il passo sia per il susseguirsi di generazioni non sempre ben disposte ad una vita fatta soprattutto di sacrifici sia per il sopraggiungere di tecnologie innovative e mutamenti epocali nelle abitudini e nei consumi. Di fronte al tempo che scorre il mondo cambia e noi non sempre ce ne rendiamo conto.
La crisi del “tessile” a Prato è stata più volte annunciata ma poi in più occasioni con formule provvisorie è stata considerata come superata; ma non si è voluto riconoscere che il problema più importante era di tipo “culturale”, intendendo con questo termine la capacità complessiva di conoscere le trasformazioni ampie in atto. Ed è anche per questo che non si è percepita, forse non si è voluto, forse non si è riusciti a, percepire la cosiddetta “invasione” cinese nei suoi connotati “positivi”. Questa sottovalutazione dal punto di vista “politico” è stata “generale”, con qualche limitata eccezione, generando sia una forma di accoglienza umanitaria di tipo “cristiano” sia – dall’altra parte – un rifiuto categorico di stampo razzistico con in mezzo un atteggiamento ambiguo del tipo “non sono razzista, ma….” che si collocava in ogni caso in un’area culturalmente e socialmente assai modesta.
Se non si comprende questo punto di partenza non si è in grado di fornire alcuna soluzione al fenomeno che da un paio di decenni sta travagliando la società pratese e mettendo in crisi profonda la parte imprenditoriale “tessile”, non di certo quella immobiliarista, né quella commerciale che, grazie alla comunità cinese, ha visto, se non elevare, reggere i propri guadagni: se il mercato immobiliare è crollato meno che altrove lo si deve alla presenza straniera; se alcuni supermercati (vedi la PAM di via Pistoiese) reggono è per lo stesso motivo; se alcune concessionarie non hanno chiuso i battenti è perché hanno i migliori clienti fra la comunità cinese. Ad ogni modo il ”degrado” del territorio è direttamente collegato al degrado che la società “pratese” (quella fatta da “pratesi” doc o non doc poco importa) ha evidenziato negli ultimi venti\trenta anni e di ciò è indubbiamente colpevole la classe politica così come quella imprenditoriale e così anche l’intellighentia che non ha saputo interpretare i mutamenti e, laddove li ha riscontrati, poco ha fatto per divulgarli e chiedere alle diverse istituzioni azioni precise e decise per affrontarne le conseguenze. Ognuno ha pensato a rincorrere i propri vantaggi, le proprie rendite di posizione: politici, imprenditori, intellettuali, quelli che avrebbero potuto e non hanno agito, tanti di quelli che oggi ancora sopravvivono a se stessi, complice il vento di rinnovamento ipocrita che sta investendo la nostra società. Non sarà facile modificare quello che oggi vediamo, per cui ne traggono vantaggio “politico” – in netta e chiara malafede – coloro che spingono a scelte estreme come i blitz hollywoodiani con grande utilizzo di mezzi e di uomini, coloro che urlano in modo insensato che “devono andare tutti via” o che “ci hanno portato e ci portano via il lavoro”, coloro che parlano più alla pancia che alle menti.

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Ed allora mi vengono in mente due film particolarmente significativi anche se non si tratta di “capolavori”; il primo è già chiaro dal titolo: “Un giorno senza messicani”. Eh già, meno male che si tratta di un solo “giorno”, anche perché i poveri americani non ne saprebbero fare a meno, visto che i messicani svolgono in quella città al confine fra gli States ed il Messico lavori molto umili ma altrettanto utili; eppure di questi messicani si dicono le cose peggiori fin quando non ci si rende conto della loro “utilità” fino ad allora mai riconosciuta. L’altro film è “La macchina ammazzacattivi” (1959) di Roberto Rossellini, una sorta di “favola dark nostrana” e lo utilizzo semplicemente per suggerire un sistema risolutivo per eliminare tutti quelli che non ci piacciono, quelli che anche temporaneamente ci disturbano, che sono colpevoli di qualcosa che non riusciamo nemmeno a spiegarci: lo hanno fatto anche in passato, ad esempio, con gli Ebrei, con i disabili, con i rom, con gli omosessuali, con gli oppositori. Che dite? Ci si vuole provare ancora una volta? Forse una sparizione “temporanea” – ma non di un solo giorno – potrebbe servire a togliere il velo che copre il preesistente “degrado” di cui non si vuole essere consapevoli per non assumersene in quota parte le profonde e fondamentali responsabilità.
Noi non pensiamo tuttavia di poter proporre soluzioni ma non vogliamo rinunciare a leggere, studiare, approfondire la realtà che ci circonda sapendo anche che lo facciamo in modo parziale e gravato da forme di ideologismi che si sono andati accumulando nel tempo e che difficilmente potremmo superare senza un “reset” impossibile per ora nel cervello umano. Ad ogni modo è del tutto evidente che il nostro Paese, e con esso la città di cui abbiamo parlato, evidenzia un’arretratezza “culturale” che la sua Storia non merita, anche se tale “gap” è inscritto nella sua Storia. Ne sono prove certe le difficoltà del settore dell’istruzione che ormai non forma più adeguati “quadri” dirigenti e professionisti: i migliori studenti, al termine del loro percorso formativo, frustrati da una costante sottovalutazione del “merito” e da una sopravvalutazione di ben altre doti non sempre significative dal punto di vista delle relative competenze, trovano il loro spazio vitale in altri Paesi, dai quali difficilmente tornano: è questo da anni il vero drammatico “spread” che inficia l’ingente impiego di risorse a fondo perduto. I dati sono di un’evidenza assoluta anche per il settore del Turismo nel quale il nostro Paese potrebbe eccellere, “dovrebbe” eccellere. Ne parleremo ancora in uno dei prossimi interventi.

Giuseppe Maddaluno

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BUON SANGUE NON MENTE – l’attività sociale di un vicesindaco

Ci giunge notizia della solerzia “civica” di un tale Paolo Polidori, vicesindaco della città di Trieste, “leghista” (varda un po’!), che di fronte ad un mucchio di stracci si è offerto di riporli in un cassonetto. Incurante del rischio di beccarsi qualche “malattia” ha operato nell’esclusivo interesse della “sua” città.
Abbiamo molto bisogno di lui anche dalle nostre parti, dove “cresce” il disordine. Ce ne sarebbe di lavoro civico!

Joshua Madalon

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ANNO NUOVO – VECCHIO ANNO la continuità

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ANNO NUOVO – VECCHIO ANNO la continuità

Cominciamo il nuovo Anno così come abbiamo chiuso il vecchio.
A coloro che – nella tradizione favolistica d’antan – credevano che ci si potesse lasciar dietro tutto quello che non ci era piaciuto e mantenere quella parte di buono, diciamo “di comodo”, che avevamo acquisito, dovrò dare una delusione. E’ finito il tempo in cui in modo apotropaico a fine anno buttavamo dalla finestra quegli oggetti che non ci servivano più, vecchi arnesi, piatti sbeccati e simbolicamente anche la spazzatura che, nel suo complesso, allagava le strade. Oggi, dopo la mezzanotte, finito lo spettacolo dei fuochi di artificio, si può circolare senza il timore che vi siano danni agli pneumatici ed alla carrozzeria: la crisi ha indotto la buona educazione, grazie al fatto che anche le cose un po’ vecchie un po’ rotte possono essere utili ancora, con il risultato che le cantine e i ripostigli, i garage, sono pieni di cianfrusaglie che ciascuno conserva, “non si sa mai possano essere utili”.
E’ tempo, questo, di letture e di riflessioni. A fine anno in zona Cesarini il Governo è riuscito a produrre e farsi approvare a tamburo battente una legge di Bilancio che dire “creativa” le fa assumere un valore di positività che non merita. La modalità attuata, generata da una necessità emergenziale (andare oltre il 31 dicembre sarebbe stato un atto doveroso per il rispetto del ruolo del Parlamento ma una iattura ulteriore inferta al quadro economico del nostro Paese), è legata al fatto che si è voluto costruire un Bilancio attraverso un braccio di ferro con la Comunità europea, che ha prodotto nel suo iter danni incommensurabili alla nostra economia attraverso lo spread. Lo si è fatto per difendere fino all’ultimo le scelte che ciascuna delle due forze, antitetiche in campagna elettorale – alleate per necessità nel Governo, aveva messo in campo. Via facendo, con il consiglio dei responsabili istituzionali europei, a quei progetti è stato fatto il tagliando; e la soluzione apparentemente positiva è scaturita da un assist poderoso da parte del Presidente francese Macron che, spintonato dai gilet gialli ha promesso l’impossibile facendo crescere a dismisura il rapporto deficit/pil del suo Paese.
Ho accennato al termine “creatività” assegnandolo al Bilancio appena approvato. Ho anche detto che non lo assegnavo come elemento positivo. Infatti il termine “creativo” solitamente collegato a forme artistiche ha un valore positivo, mentre quello collegato agli strumenti economici con cui si governa uno Stato è stato da sempre contornato dall’ironia.
Nel Bilancio, infatti, ci sono molte cifre di uscita che di fronte a quelle “incerte” di entrata non possono che essere delle mere illusioni. Tra l’altro gli interventi collegati a quella pur minima parte della “flat tax” ridurranno le entrate, facendo crescere l’elusione fiscale; quelli collegati alla fantomatica “quota 100” per le pensioni potrebbero avere effetti devastanti anche sulla qualità del lavoro; quelli riservati invece al “reddito di cittadinanza” sono pure affermazioni ideologiche che produrranno tuttavia danni irreparabili su un corpo antropologicamente malato di una parte considerevole del Paese: e non c’è alcuna differenza tra Nord Centro e Sud anche se la Lega continua a pensare che la parte peggiore sia nel Mezzogiorno (anche se, negli ultimi tempi, tende strumentalmente a nascondere questa idea).
Ovviamente i sostenitori di questo Governo sbandierano cifre a tutto spiano per propagandare “le magnifiche sorti e progressive” innescate dai loro interventi. Continueranno a dirlo, allo scopo di imbambolare un popolo disperso che avrebbe bisogno di essere sostenuto ben diversamente da quanto non hanno fatto i precedenti Governi e non sono in grado di fare costoro, venditori di odio e di fumo.

Joshua Madalon

LE CULTURE – UN NUOVO VIAGGIO

Qualche mese fa scrivevo un post con altro titolo; lo ripropongo con diverso titolo e pressoché identico contenuto (tranne i riferimenti alla precedente occasione, che potrebbero essere inutilmente fuorvianti).
J.M.

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LE CULTURE – UN NUOVO VIAGGIO

In quell’occasione mi sorprendeva la posizione quasi defilata del tema “Cultura”.
Sarà una mia fissazione: ma la CULTURA dovrebbe essere al primo punto dell’agenda politica perlomeno nelle accezioni che io ho da sempre dato a questo termine.

Non penso infatti a quella CULTURA legata agli eventi ed a ciò che gira intorno ad essi, legati essenzialmente al business. Quella è in linea di massima una forma di subcultura, sottomessa al mercato ed a quello collegato indissolubilmente. Quella Cultura non può interessare il processo civile del Paese, non può avere status di attenzione particolare per una formazione politica di Sinistra che voglia rinnovare, cambiare “davvero e non in modo propagandistico fittizio” dalle fondamenta, la vita delle nuove generazioni.
Quel che noi “oggi” osserviamo e giudichiamo negativamente della nostra società (lo scarso rispetto delle regole, la valorizzazione dell’apparire, il disprezzo per il merito, l’umiliazione verso i deboli) deriva dalla scarsa considerazione verso le tematiche culturali, del sapere e della conoscenza che nel corso dei decenni una classe dirigente spesso incolta e famelica di potere ha prodotto. Ne sono segnali incontestabili il degrado progressivo della contesa politica con l’apparire di movimenti che hanno finito per valorizzare personaggi populistici e demagogici (non solo quelli afferenti al M5S).

Sarebbe altresì importante approfondire un’analisi severa sulle ragioni per cui si vanno riproponendo in modo crescente formazioni che afferiscono alle Destre più aggressive e razziste.

La CULTURA, dunque, sia al centro del Progetto politico dei prossimi anni. Una grande Rivoluzione Culturale non necessariamente configurata come alcune di quelle che abbiamo conosciuto come “imposte” dall’alto! Una grande Rivoluzione Culturale che riprenda idealmente il percorso, ad esempio, delle straordinarie esperienze delle 150 ore (anche in questo caso non mi riferisco ad una riproposizione di quei momenti e di quel periodo, essendo passati più di quaranta anni da allora). Mi piacerebbe che la parola CULTURA venisse abbinata a “del Lavoro”, dell’Ambiente”, “della Salute”, “del Sapere e della Conoscenza”, “della Legalità”, “dei Diritti”, “delle Differenze” e “dell’Umanità”.

Fondamentale dovrà essere il riferimento costante alle “periferie” cuore pulsante della vita di ogni città, piccola, media e grande, soprattutto per le ultime due categorie. Negli ultimi decenni si è avuta maggiore attenzione per i centri storici, lasciando alle periferie le briciole dell’attenzione politica, spesso collegate ad interessi personalistici e senza una vera e propria progettualità che ne affronti le emergenze, il degrado, l’abbandono.

Joshua Madalon

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IL FUTURO DELLA SINISTRA

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IL FUTURO DELLA SINISTRA

Ho speso molta parte del mio tempo a tracciare il mio pensiero politico sulle vicende degli ultimi anni. Sono da un po’ di tempo convinto, dopo essere passato per una serie di delusioni – o illusioni, che tutta la storia del Partito Democratico così come si è venuta a concretizzare, subito dopo – o addirittura “durante” – la sua fase costitutiva, sia stata una vera e propria beffa nei confronti di quella parte che aveva dato fiducia ad un progetto di rinnovamento dei metodi e delle scelte politiche, dopo gli anni della Prima Repubblica ed i tentativi di costituire un blocco progressista democratico di Sinistra. Non ho mai accettato la posizione dei compagni della Sinistra che non aderivano a quel progetto, anche perché probabilmente con il loro dissenso non hanno consentito al nuovo Partito di affermare con chiarezza i fondamentali valori democratici. Detto ciò, tuttavia, sono ancor più convinto, oggi, che non si sarebbe comunque riusciti a creare una forza politica davvero innovativa nei contenuti e nei metodi. Troppi e potenti erano gli interessi particolari in gioco per consentire al “nuovo” di emergere e cambiare il verso della Politica.
Per questi motivi ho assunto insieme ad altre ed altri una posizione critica anche se sempre condotta con moderazione, punteggiata da forme caratteriali personali di rifiuto silente o di protesta dirompente. Tranne che per brevi periodi la mia, e quella di altre figure a me affini, è stata una visione di minoranza, accentuata dal “golpe” interno del renzismo caratterizzato da una serie di scelte mortificanti. In questi frangenti non c’è stata da parte di chi oggi rappresenta l’opposizione interna la consapevolezza di essere corresponsabili in toto del disastro che si è generato nel Partito e nel Paese. Taccio per ora (anche se ho già trattato questo tema in altri post) su quel che ha significato il tradimento profondo di coloro che avevano sostenuto surrettiziamente e forse in modo ignobile la posizione di Civati.
Anche le riflessioni che ho – oggi -sottomano perché Marzio attraverso una delle rappresentanti della minoranza attuale me le ha inviate in file sono eleganti ma deludenti. A scuola l’avrei descritta come “aria fritta”. Si parla di “Sinistra”, presumendo di poterla identificare come “SempliceMente Sinistra”. Ma si capisce perfettamente che si vuole ancora una volta gabellare gli umili ingenui come sono stato io per tanto tempo. La Sinistra di cui si parla è in fin dei conti una costruzione che ha lo scopo di mantenere anche se in una posizione di minoranza un ruolo ed una funzione che non è in grado di svincolarsi dai rapporti di Potere con gruppi di interesse, lobbies e congreghe varie che non hanno lo scopo di livellare i profitti a favore di chi ha perso forza economica e potere d’acquisto.
Non funziona purtroppo nemmeno la parte critica verso l’attuale (s)compagine governativa perché pur riconoscendo che le risposte del sovranismo e del populismo sono sbagliat(issime)e, purtroppo dobbiamo rilevare che sono state – e sono – le “uniche” che tentano di collegarsi al mal di pancia diffuso nel Paese, che non è stato minimamente intercettato dai precedenti Governi.
In tutto questo certamente il futuro della Sinistra non può essere quello di una galassia indistinta di monadi impazzite ed autoreferenziali ma non può – oggi – ergersi a capofila una congerie di personaggi ormai screditati – a torto o a ragione, non spetta a me dirlo – dall’aver mantenuto il bordone alla maggioranza del PD per garantirsi qualche posizione, accettando a volte anche delle umiliazioni.
Sarà faticosa la traversata e forse ci si incontrerà in qualche oasi, sperando che si sia ritrovata l’unità “ideale” non a scopi personali ma per cambiare davvero questo nostro Paese, a partire da Prato e con uno sguardo all’Europa.

Joshua Madalon

reloaded mio post “datato” 22 marzo 2018 “PASSAGGI CRITICI – un metodo democratico necessario (che non c’è)”

reloaded mio post “datato” 22 marzo 2018 “PASSAGGI CRITICI – un metodo democratico necessario (che non c’è)”

La pigrizia ed un pc che recalcitra a suo piacimento mi spingono ad affrettarmi per il post odierno – è una riproposizione che andrebbe spiegata più a fondo, ed ha un suo senso soprattutto riferibile a quel che ho espresso forse non troppo bene nei confronti ma che ho scritto da mesi, anche quando la mia scelta tra una Sinistra di testimonianza ed una con un possibile progetto governativo mi ha portato a preferire la seconda senza mai contrappormi alla prima. Il desiderio era di rivederci presto!

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PASSAGGI CRITICI – un metodo democratico necessario (che non c’è)


Tra le riflessioni che emergono maggiormente tra tutti coloro che guardano al futuro per affrontare le conseguenze di una tornata elettorale disastrosa per la Sinistra vi è la mancanza di un metodo critico democratico che fosse in grado di far emergere gli aspetti negativi dell’azione di Governo e di produrre analisi concrete per agganciare parte dell’elettorato deluso.
Se per il Partito Democratico questa mancanza di metodo è da assegnare al suo ruolo di “maggioranza” ed alla presunzione del suo gruppo dirigente, per altre forze che si sono – e sono state – “rappresentate” come di “Sinistra radicale” può servire come giustificazione soltanto la fretta con la quale si è dovuto procedere alla elaborazione di un “Progetto”, ivi compreso il nome (mi riferisco chiaramente a LeU) ed il Programma, elaborato il primo in un ristretto “caminetto” ed il secondo con cinque “dibattiti tematici aperti” della durata di una giornata. Ho assistito ad uno solo di questi dibattiti e ne ho ricavato il ragionevole dubbio che non siano serviti a produrre – se non che in minima parte – il programma.
Nel corso della “campagna elettorale” ho scritto molti post sul Programma e ne ho rilevato alcuni aspetti che stridevano ragionevolmente con la logica di fondo che dovrebbe possedere una forza di Sinistra che voglia avviare un processo di rinnovamento e di cambiamento partendo dal basso.
LeU prosegue un percorso, in questa fase postelettorale, che presenta numerose ambiguità ed incertezze a quelle collegate. Tra l’altro più si è “piccoli” e maggiormente si dovrebbe applicare alla propria azione politica un metodo democratico, per aggregare e poter poi crescere. Invece si applica un metodo centralistico con una leadership ristrettissima ed indistinta che si muove perseguendo una linea che non ha alcuna rispondenza con il sentire comune dei “militanti” più attivi. Questo accade dappertutto e non è un mistero che produca disaffezione (in diretta seguo “PIAZZAPULITA” con le intenzioni di voto al 22 marzo dai quali LeU non avrebbe neppure rappresentanza parlamentare, essendo ben al di sotto del 3%). E’ molto difficile capire chi decida a livello nazionale cosa si fa o cosa non si fa in Parlamento: Grasso tratta con le altre forze politiche, ma quando decide chi rappresenta? A livello locale, la domanda che ho posto è: “quando si discute con l’attuale Sindaco di cosa si parla e cosa si propone?”.
E allora, diciamocela tutta: “se si fanno le assemblee, per discutere del “sesso degli angeli” e piangersi addosso e poi alla fine si annunciano incontri “di vertice” sui quali nessuno ha avuto modo di intervenire “in merito”, a questo punto o se ne ragiona prima in un incontro appositamente convocato oppure evitiamo del tutto di perdere del tempo, non raccontiamoci fandonie “pseudodemocratiche” ed ognuno viva la sua esistenza in modo libero.

Joshua Madalon

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TEMPO DI SINTESI

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TEMPO DI SINTESI

Le mie assenze sono il segno di una forma schizofrenica mai portata agli eccessi e per questo motivo non sempre evidenziata. Si accentuano quando si annunciano momenti di passaggio come la fine di un anno caratterizzata peraltro da una situazione meteorologica che tende al declino collegata ad un periodo dell’anno astronomico che non offre sufficienti garanzie a chi è depresso.
E allora mi soffermo a riflettere sullo stato delle cose, su quel che ho fatto e su quel che non sono riuscito a fare. Sin da quando ero fanciullo la mia condizione esistenziale mi conduceva a rinchiudermi nel mio “io” proponendo un aspetto di me che era in controtendenza rispetto agli standard di uomo mediterraneo latino: di me la famiglia di una zia che era emigrato nel Regno Unito per amore diceva che avevo un carattere britannico, austero e riservato. Certamente ero talvolta immerso nei miei pensieri, imbronciato (‘o pizzo a chiàgnere” diceva di me mia suocera) e tormentato da oscuri pensieri.
Comprendo tuttavia che le complessioni opposte, che si ritrovano tra quelle persone che si danno un gran da fare a ridosso delle feste natalizie e del passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo, siano il frutto di un’esorcizzazione estrema verso la fine della vita e l’esigenza di non essere troppo critici nei confronti di se stessi, utilizzando a proprio vantaggio una forma di “carpe diem” non sempre interpretata culturalmente e scelta consapevolmente.
Ho da sempre vissuto in modo schivo i tempi della “caciara”, cercando di utilizzare quella parte della vita per riprendere in mano i fili del discorso talvolta interrotti dal ritmo frenetico dei giorni che man mano sono diventati sempre più corti con il passare degli anni.
Non mi è mai tuttavia – forse in virtù di questo carattere – venuto in mente di coinvolgere altri (dai più vicini ai più lontani) in questo mio comportamento e, fino ad oggi, l’ho conservato dentro di me come un necessario segreto, figlio di quella mia riservatezza congenita.
Forse d’ora in poi cambierò, forse no. Di certo, chi si muove come me non ha molto da chiedere agli altri, oggi più che ieri e domani ancora più di oggi; ma, come ieri oggi e domani, non sono disposto neanche a svendere le mie idee per uno o due piatti di lenticchie, che di questi tempi sarebbero anche beneagurali per l’Anno nuovo!

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reloaded a immediata memoria – Un anno fa dicevo quel che è scritto – io non ho cambiato

Un’utile occasione per parlare di un’ALTERNATIVA al PD qui a Prato sarebbe già quella qui sotto pubblicizzata, alla quale sono invitate tutte le persone interessate.

Domenica 26 novembre ore 17.00 – a Vaiano La Briglia c/o “La spola d’oro”

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UN NUOVO SOGGETTO POLITICO DI SINISTRA – la mia adesione ed il mio appello

Il percorso verso un nuovo soggetto della Sinistra in questo Paese si è avviato da alcuni mesi a questa parte: chi tra i nostri discendenti tra qualche anno proverà a scrivere la Storia dei nostri giorni potrebbe rendersi conto che a produrre la spinta verso la creazione di un ampio raggruppamento di Sinistra ha contribuito ampiamente proprio colui che si voleva accreditare come “rottamatore” sia dei vecchi politici sia dei loro ideali. Chi, come il sottoscritto (e non sono il solo), ha vissuto la stagione della fondazione del PD ne aveva tempestivamente denunciato i limiti, insiti certamente nella fusione condizionata di varie formazioni precedenti, ma non rinunciava ad un ruolo di spirito critico verso i metodi e le scelte che continuavano ad essere molto diverse e lontane da una pratica democratica. Ne fanno testo documenti su documenti ed iniziative di carattere politico sui territori che denunciavano queste pratiche accentrate nei luoghi di potere spesso non corrispondenti nemmeno alle sedi politiche ed istituzionali. Fino a quando poi si è deciso di allontanarsi definitivamente da quel Partito. Il sottoscritto lo ha fatto da quattro anni, altri lo hanno fatto nel corso del tempo – prima o dopo di me, altri ancora possono vantarsi di aver compreso assai prima dove sarebbe andato il Partito Democratico.

Beninteso, questo è soltanto un preambolo. Ha la funzione di sottolineare sinteticamente il pregresso e guardare avanti, incoraggiando i timorosi, in particolare coloro che – e sono ancora tanti – non si fidano ancora ad avvicinarsi a quello che potrebbe essere (utilizzo il condizionale anch’io ma non sono timoroso, perchè questa è l’ora del coraggio e delle scelte) – dopo anni di grandi divsioni – un nuovo grande Partito della Sinistra italiana, una forza capace di aggregare le varie anime dell’attuale sinistra e le tantissime persone che in questi anni avevano perduto la speranza e non si sentivano più rappresentate. Occorre dunque restituire fiducia, attraverso un’operazione di generosità, alle masse che in questi ultimi decenni hanno visto diminuire progressivamente la loro dignità di lavoratori, che sono state spinte ai margini della società, vedendo sempre di più diminuire il loro potere democratico, costrette a soggiacere a regole del mercato che le porta ad essere sempre più simili a schiavi, accettando ricatti ed essendo costrette a rinunce per se stessi e per le loro famiglie.
Di fronte a tutto questo continuano a dirci che non vi sia differenza tra Destra e Sinistra, e se ci si oppone all’ avanzare delle Destre ci rinfacciano le nefandezze del Comunismo; e poi ci raccontano che tuto va bene, che l’economia va a gonfie vele mentre nella realtà c’è chi si arricchisce sempre di più e chi si impoverisce in modo altrettanto rapido. Ma non è la stessa cosa! Noi vogliamo un mondo nel quale le differenze economiche diminuiscano; vogliamo che sia garantito a tutti attraverso un lavoro dignitoso un corrispettivo economico che permetta loro di poter vivere e progredire, procurando benessere e sviluppo della conoscenza in modo diffuso. Noi vogliamo che vengano applicati gli articoli fondamentali della nostra Costituzione, in modo particolare il primo ed il quarto, laddove si parla di “lavoro”. In modo particolare ma non solo.

Per questi motivi, sarò al fianco delle forze politiche che stanno per ora stringendo un patto di alleanza (MdP Art.1 – Sinistra Italiana – Possibile) augurandomi che a queste si possano sin dai prossimi giorni aggiungere altre forze organizzate della Sinistra come CP, Rifondazione e lo stesso parterre del Brancaccio, oltre a quelle persone che da singoli, come peraltro io stesso sono, vorranno parteciparvi strada facendo.
Per quel che riguarda poi la realtà territoriale di Prato sono estremamente convinto che occorrerà da subito mettersi al lavoro per la costituzione di una struttura comune aperta a 360° ai contributi esterni, che anzi vanno ricercati e stimolati, facendo partire dei “Gruppi di lavoro” su tematiche ben definite, quakli – ad esempio – Il lavoro, la Sanità, l’Ambiente, l’Urbanistica, l’Immigrazione, la Cultura, il Lavoro, la Sicurezza.

GIUSEPPE MADDALUNO (joshua madalon)

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L’anormalità (ovvero La normalità)

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L’anormalità (ovvero La normalità)

Intorno alle questioni sollevate dalle irregolarità riscontrate nella famiglia Di Maio quanto a rispetto delle regole nel rapporto lavorativo con alcuni dipendenti della loro ditta edile ed in relazione ad abusi piccoli o grandi all’interno di alcune loro proprietà si stanno sbizzarrendo i mass media e le varie fazioni politiche, disponibili da una parte a relativizzare tali accadimenti o dall’altra a far pagare pan per focaccia lo stentoreo richiamo alla Onestà così perentoriamente proclamato da parte dei pentastellati.
Un giochino delle parti che tende purtroppo a nascondere il reale punto centrale della questione, che finisce per condizionare la stessa sorte del Governo, in particolare quella parte che fa riferimento al M5S, ced al loro “reddito di cittadinanza” (intendo per “loro” la loro interpretazione e proposta di attuazione di quel progetto). Ho già scritto senza pretesa di essere originale che il “reddito di cittadinanza” proposto non può essere attuato in presenza di una realtà antropologica che ha costruito la sua essenza sul clientelismo, sulla trasgressione fatta norma corrente tale da far ritenere legittimo ogni comportamento, quali per l’appunto il non rispetto delle regole ediizie, il fenomeno del lavoro nero, l’elusione fiscale.
Ecco perché nel titolo di queste breve post ho utlizzato la doppia forma di una composizione che utilizza le medesime lettere alfabetiche conducendo a risultati opposti.
“Che volete che sia, bazzecole!, “quisquilie e pinzillacchere” aggiungerebbe Totò per suggerire l’infondatezza per meriti di appartenenza alla stessa terra di origine. Ma, detto ciò, delle due l’una! O questo Governo accennando a “cambiamento” e “rivoluzione” sa di cosa sta parlando (e non vende, come sembra, del fumo!) oppure molto presto finirà per sbattere contro il muro dell’impotenza.
Quanto al giudizio su questo “incidente” di percorso ribadisco che l’ingenuità, il pressappochismo, l’impreparazione culturale non possono appartenere allo “status” di governanti. Ed anche questo si aggiunge a tutte le altre castronerie, che pur essendo molto gravi, possono far sorridere maternalisticamente una parte del pubblico più indulgente, i veri “buonisti”(quelli che “o poverini, lasciamoli governare!”), che pensano che la Politica sia un gioco per ragazze e ragazzi e non una cosa seria. Chi legge ed è sostenitore di parte o tutto questo Esecutivo, può astenersi dallo scagliarsi contro di me e cominiciare a riflettere sui danni che il proseguimento dell’azione del Governo arrecherà al nostro Paese nella sua totalità, ma con maggiori gravi conseguenze per la parte più debole di esso.

Joshua Madalon

P.S.: Non c’è paragone tra quel che hanno combinato Boschi e Renzi…. loro non sono dei dilettanti!

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