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25 luglio ancora sulle politiche scolastiche abborracciate

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25 luglio
ancora sulle politiche scolastiche abborracciate

Avevo percepito tra alcuni docenti il gradimento nei confronti del Ministro della Pubblica Istruzione del Governo Giallo-Rosso, Azzolina. Mi sorprendeva questo endorsement soprattutto da parte di docenti notoriamente iper democratici, per capirci bene “assolutamente e risolutamente di Sinistra”. Lo trovavo strano anche perché quasi sempre la contrapposizione da parte di questi colleghi era apparsa tale a prescindere dalla collocazione partitica dei Ministri in carica. Indubbiamente mi sono sentito spesso in linea con alcune critiche verso Ministri come la Gelmini o la Moratti rappresentanti della Destra ma non mi erano affatto piaciute nè la Carrozza nè la Giannini rappresentanti del Centrosinistra. Non credo che sia stata l’appartenenza nè alla parte politica nè tantomeno al “genere” che mi hanno fatto apprezzare Ministri come Berlinguer, come De Mauro e, negli ultimi tempi, lo stesso Fioramonti.
Eccolo, il Fioramonti. Sarebbe utile che la signora Ministra Azzolina, verso cui la critica da me rivolta ha degli elementi ben fondati (esposti in un post molto recente) legati alla incapacità di sviluppare una “memoria storica” adeguata alla necessità di attribuire le giuste responsabilità del disastro epocale cui stanno spingendo il nostro mondo della scuola, spieghi a se stessa ed a tutti noi le ragioni dell’astio, del fastidio profondo che esprime ogni qualvolta sente il nome del suo predecessore, proprio quel Fioramonti verso il quale mi sono sopra espresso positivamente. Non lo capisco, anche perchè il Fioramonti aveva denunciato il degrado del settore, una situazione molto complessa che aveva bisogno di interventi massicci, speciali, ben prima dell’arrivo del Covid19 e dei problemi che con esso si sono acuiti ulteriormente.
La Azzolina sta dimostrando di essere molto più vicina a rappresentare quelle forme di autocelebrazione, a partire dalle pretese competenze, peraltro (non scherziamoci su troppo!) di una “dilettante alle prime armi”, di esperienza ben difficile da essere credibile, molto più assimilabile a quelle di Ministre come la Moratti o la Gelmini, assai lontane da quelle di Ministri come Berlinguer o Di Mauro. Insomma, dimostri l’umiltà “vera” reale, di essere in grado di affrontare le emergenze, riconoscendo i suoi limiti culturali, storici. Basterebbe intanto far riferimento alla forza politica cui appartiene, quel Movimento 5 Stelle che ha fondato la sua forza sulla critica non sempre puntuale ma in ogni caso in grado di coinvolgere le masse e che è cresciuta essenzialmente sulla critica all’establishment consolidato. Uno dei motivi principali della disaffezione progressiva dell’elettorato verso quel Movimento, evidenziata dai frequenti sondaggi, è proprio l’abbandono – altrettanto progressivo – della opposizione alla politica di mestiere che i suoi Ministri stanno praticando. In realtà, l’Azzolina sta ogni giorno di più mettendo in mostra una modalità molto vecchia – non di certo alternativa – di far Politica. Questa omologazione sta producendo disastri, facendo crescere il consenso a favore delle Destre, che in realtà senza troppa fatica acquistano forza, nel mentre si riducono proprio quelli del Movimento 5 Stelle.
Questa mia attenzione verso il Ministero della Pubblica Istruzione è legata essenzialmente al ruolo che assegno a quel dicastero, che si occupa di costruire il futuro, il nostro e soprattutto quello dei nostri figli e dei nostri nipoti. Ne parleremo? Sì, certo, ne riparleremo.

UN PROGETTO PER IL CINEMA 2 gennaio 1984 Parte 4 (per la terza parte vedi 12 luglio)

UN PROGETTO PER IL CINEMA 2 gennaio 1984
Parte 4

Ne deriva che non vi è alcun bisogno comprovato di aprire una nuova sala cinematografica, che affronti in maniera banale e solita la gestione della sua programmazione, riuscendo anche, perché non augurarcelo, ad ottenere un certo successo quanto all’affluenza del pubblico e, di riflesso, alla generosità degli incassi, ma senza fornire alcuna risposta seria ed adeguata alle attese nuove che un pubblico più studiato da vicino, maggiormente coinvolto e stimolato ad esprimere le proprie esigenze, i propri interessi culturali, potrebbe mettere in evidenza con laggiore forza e chiarezza che nel passato.
Due livelli di proposta
Esistono dunque due livelli di intervento: il primo che chiameremo “minimo” si potrebbe identificare, ad esempio, con il “BORSI d’essai” e, peggio, con una sla di tipo parrocchiale, dove unico interesse imperante è programmare, anche se lo si fa in maniera soggettivamente intelligente e funzionale ad un proprio progetto di intervento; il secondo che chiamremmo “massimo” dovrebbe invece comprendere una forma culturale più complessiva, aperta alle istanze ed alle sollecitazioni esterne, quando esse si caratterizzino particolarmente per essere interessanti dal punto di vista sociale e politico e legate ad uno specifico intento culturale, soprattutto nel quadro di interventi di educazione permanente rivolti ai più diversi soggetti sociali (studenti, operai, giovani e giovanissimi, anziani, etc…); occorre altresì essere capaci di creare un centro di studi cinematografici che abbia anche la possibilità di fornire materiali filmografici e critici di prima mano e che sappia diffondere, oltretutto, il gusto e la passione per l’arte cinematografica, riuscendo a diventare centro di raccolta e di diffusione delle iniziative più importanti e culturalmente più convincenti. E’ a questo ultio livello di intervento cui il nostro gruppo deve pretendere di pervenire, non può accontetarsi di raggiungere l’obiettivo “minimo”. Certamente, non intendo nè trovare la soluzione della crisi cinematografica, nè assumere il compito di insegnare agli altri come si fa a costruire e sorreggere l’attività di un circolo di cultura cinematografica che funzioni; intendo solamente “sfondare porte aperte” che molti non riescono a vedere e spero non siano un semplice e personale miraggio; cioè vorrei capire e ricercare insieme a voi, come si è già da qualche tempo, ma sporadicamente e disorganicamente, cominciato a fare, come si può e si deve lavorare per ottenere risultati dignitosi ed interessanti in un circolo di cultura cinematografica, ben altro dunque rispetto a tutto quello che finora è stato fatto dalle nostre e dalle altre Associazioni qui a Prato.
Potremmo accennare anche, e perché no, ad un progetto “intermedio”, ma forse non ne vale la pena, soprattutto perché mirare al progetto “massimo”, che comunque potrebbe essere utopistico, ci garantisce parzialmente nella convinzione che, vada come vada, si potrà pervenire ad una posizione “media” del tutto nuova, anche se non ottimale, in questa nostra realtà.
Le “assenze”
Occorrebbe dunque “in primis” innestarsi sulle cosiddette “assenze”: ne ho voluto evidenziare cinque, ma possono essere nè così tante nè così poche, sarete voi a confermarlo. Le assenze: un problema che pomposamente ed in maniera particolarmente ristretta si potrebbe chiamare “di scenario”. Uno scenario molto poco esaltante, in verità leggermente squallido e deludente.

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LA SCUOLA AL TEMPO DEL GOVERNO BERLUSCONI parte 7 per la sesta parte vedi 9 luglio

LA SCUOLA AL TEMPO DEL GOVERNO BERLUSCONI parte 7 per la sesta parte vedi 9 luglio

Come avevo annunciato, c’è un “extra” a quelle riflessioni che puntavano una certa attenzione sui temi della “dispersione e dell’abbandono” scolastico.
Protocollato 26.3 del 28.01.1993 un Comunicato Stampa del Partito Democratico della Sinistra Federazione di Prato – Dipartimento Scuola e Cultura analizza i dati allarmanti che subito dopo riporterò in modo analitico intorno all’abbandono ed alla dispersione scolastica nelle scuole superiodi di secondo grado della città. Per fare questo utilizzerò “in parte” un articolo che uscì il giorno dopo, 29 gennaio 1993, su “Il Tirreno” Cronaca di Prato a firma di Fabio Barni.
COMUNICATO STAMPA
Il Ministero della Pubblica Istruzione, guidato dalla signora Rosa Russo Iervolino si sta caratterizzando per l’ottica bigotta e codina, impedendo la diffusione nelle scuole di un manuale di prevenzione dell’AIDS per l’uso che ivi viene fatto della parola “profilattico” (come se i bambini ed i ragazzi, le bambine e le ragazze non dovessero conoscere quell’oggetto a forma di palloncino cilindrico che molto spesso vedono, oltre che in televisione, nei cassetti dei loro genitori!); si è altresì caratterizzato di fronte alla crisi economica, con scelte contraddittorie ma parimenti miranti a rendere più squilibratoe difficoltoso il percorso formativo nell’ambito della scuola italiana: ci si riferisce in particolare al blocco del contratto per il personale della scuola (che impedisce di fatto ogni possibile rinnovamento) , all’evidente volontà di far fallire ogni ipotesi di reale riforma della scuola, ed in particolare della scuola media superiore (con il proliferare di sperimentazioni, per le quali si parla di entrata prossima in ordinamento!), all’incapacità di affrontare gli enormi sprechi (esami di maturità, esami di riparazione, corsi di aggiornamento speciali, convenzioni costose ed improduttive, ecc…). il Ministero della P.I. non interviene invece su quelli che sono i problemi più acuti del percorso formativo dei giovani: l’abbandono e la dispersione, legati soprattutto al settore della scuola media superiore. Il Dipartimento Scuola del PDS di Prato ha analizzato alcuni dati provenienti dall’Assessorato alla P.I. del Comune di Prato ed intende lanciare un primo allarme sulla situazione cittadina, in materia particolarmente di dispersione, che si attesta su livelli superiori (anche di molto) alle percentuali nazionali. Nei prossimi giorni il Dipartimento attiverà una seria riflessione per ricercare le possibili soluzioni e culturali per far sì che nei futuri anni scolastici sia sensibilmente ridotto il tasso di dispersione.
Il tasso di dispersione è dato dal rapporto fra allievi iscritti e promossi nell’arco di un anno scolastico o di un quinquennio. Risulta evidente che il dato reale è da considerare in ogni caso ben superiore a quello espresso, in quanto fra i promossi ed i maturati non vengono conteggiati i ripetenti la cui condizione è da annoverare già fra i “dispersi” di un anno precedente o di un quinquennio appena precedente. Allo stesso modo non vengono espressi gli “abbandoni” che si sommano dunque al numero dei dispersi. Ad una prima riflessione occorre dire che ci si trova di fronte ad un sistema di orientamento che non funziona; ad una scuola ancora troppo “squilibrata” nei suoi comparti; ad un’organizzazione scolastica complessivamente fallimentare.
Si allega prospetto sui dati finora pervenuti

PACE E DIRITTI UMANI parte XVIII 18 (per la 17 vedi 28 giugno)

PACE E DIRITTI UMANI parte XVIII 18 /strong>
Prosegue l’intervento della prof.ssa Anna Agostini, che rappresenta il Provveditorato agli Studi di Prato
Ecco, stasera sono state costruite, secondo me, le condizioni perchè la riflessione sia più profonda e perchè si tenti una attualizzazione di quello che è stato e soprattutto si riscopra il fatto che certi prodotti non maturano nel vuoto. Se voi guardate, se voi fate un’analisi attenta di quel periodo vi rendete conto che i prodotti sono diversi e vi ripeto ancora una volta che si può fare una politica buona soprattutto se le idee circolano, soprattutto se ci si ferma un attimo, soprattutto se si fanno delle riflessioni. E’ il modo migliore, credo, per difendere i nostri diritti e quelli degli altri, non tanto con le manifestazioni di piazza, anche quelle sono una cosa che quando ci vogliono sono necessarie. I modi migliori rimangono soprattutto una riflessione seria ed attenta ed una interiorizzazione di quello che la storia ancora oggi ci può comunicare. Quindi grazie al professor Maddaluno ed a quelli che insieme a lui hanno in qualche modo realizzato questo omento di riflessione.
Riprende a parlare il Professor Maddaluno
Grazie, io penso che la professoressa Agostini abbia colto nel segno perché se non altro questi sono i nostri obiettivi; vogliamo dare degli stimoli, partecipare a questo dibattito anche noi, solo così renderemo utile la nostra presenza qui in questo momento, il 30 novembre dell’anno 2000. Una piccola precisazione, perché c’è qualcuno che evidentemente forse mi vede solo come il Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Est quale veramente sono, ed è bene invece precisare che noi stiamo svolgento questo dibattito all’interno della Circoscrizione Est ma in una struttura che appariene alla città intera e non solo, essendo essa uno dei pochissimi Centri per l’Arte contemporanea in Europa. In effetti e per la verità, questa è un’iniziativa congiunta delle cinque Circoscrizioni del Comune di Prato; insieme a me che contemporaneamente sono il coordinatore delle Commissioni Cultura, in sala c’è la Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Ovest, Cristina Sanzò, ed il Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Centro, Matteo Aiazzi, che in questa iniziativa hanno collaborato allo stesso livello, meglio di me per tanti versi. Non sono presenti, ma hanno ugualmente lavorato per realizzare questa giornata il Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Sud, Gabriele Zampini e la Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Nord Laura Castagni. Ho fatto questa precisazione per dovere nei confronti di chi coopera a pari merito in questo progetto: come avevo preannunciato, passo la parola alla Signora Liviana Livi che è un membro delegato da Amnesty International di questa città e che credo abbia dei dati molto interessanti ed importanti da fornirci.
Parla la Signora Liviana Livi, delegata di Amnesty International di Prato:
Allora, diciamo subito che Amnesty International è contro la pena di morte, in quanto incompatibile con la difesa dei diritti umani; siamo convinti che la pena di morte renda brutale qualsiasi società la utilizzi ed incoraggia un clima di vendetta e violenza, distogliendo l’attenzione dalla ricerca di migliori e più efficaci rimedi alla criminalità….

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I CONTI NON TORNANO 11 – per la 10 vedi 27 giugno

I CONTI NON TORNANO 11 – per la 10 vedi 27 giugno

11. In questo post commenterò il “Quadro riepilogativo residenti 14-18 anni e iscritti agli istituti secondari superiori”. Molto interessanti sono ancor più adesso a venti anni di distanza le parti previsionali.
Eravamo alla fine degli anni Novanta: alla fine del XX secolo. A pensarci adesso, sono ancor più convinto che le scelte che furono fatte allora sulle scuole medie superiori di secondo grado a Prato fossero sbagliate in ogni senso.
Le previsioni su cui si basarono erano errate. Noi lo dicemmo ma non vollero ascoltarci o di certo non vollero accogliere quelle che erano posizioni assolutamente contrarie alle scelte che si profilavano, considerate in ogni caso anche controtendenti rispetto alla legislazione cui si diceva di volersi riferire, quella del dimensionamento ottimale. Le previsioni parlavano di un calo complessivo di studenti sulla base di un calo di residenti nella fascia 14 – 18 anni che non era credibile. In quegli anni molte famiglie cinesi si erano trasferite sia da altre città italiane sia dal loro Paese e quindi andavano accrescendo il numero dei richiedenti servizio scolastico; inoltre era già partita la Riforma Berlinguer che avrebbe portato l’obbligo di frequenza per tutti fino ai primi tre anni delle superiori di secondo grado ed allo stesso tempo era diffusamente sentita l’esigenza di abbattere i livelli altissimi (in modo particolare in realtà come quella di Prato) di dispersione ed abbandono. Su questi ultimi aggiungerò dei dat in un successivo post.
I nostri esperti (!) avevano invece previsto che dal 1991 la popolazione scolastica residente della fascia 14 -18 che contava 14.312 unità sarebbe passata in fase progressivamente calante fino a 9857 nell’anno 2003. In realtà i dati cui ci si riferiva per gli anni dal 1991 al 1998 apparivano (ma non sono certo che lo fossero davvero) calanti fino a 10656. Per gli anni successivi si procedeva per tendenza. Allo stesso tempo i dati dei totali degli iscritti per anno andavano dai 8862 del 1991 agli 8328 del 1998. Su questo dato non venivano fatte previsioni per le annate successive. Molta attenzione avrebbero dovuto fare in realtà sui dati del tasso di scolarità che, come dicevo prima, era stato da sempre molto basso, a livelli di aree depresse. Questo era però in lieve aumento lineare e progressivo dal 61,9 % del 1991 al 78,2 % del 1998. In un successivo grafico veniva mantenuta la progressione del tasso di scolarità fino al 2003 mentre il totale degli iscritti dal 1999 al 2003 sarebbe passato da 8259 a 8047, la qual cosa per tutto quello che cominciava ad essere prevedibile appariva come una forzatura, che tra l’altro decretava indirettamente che alcune scuola non avrebbero avuto un incremento numerico, forse per un appeal sempre meno positivo, ed altre invece, dotate di appeal super positivo, sarebbero invece cresciute. Indubbiamente, se tu releghi in uno spazio ridotto un Istituto che non riesce a fornire in modo adeguato la sua offerta formativa ne disegni il destino in una direzione calante; diversamente quell’Istituto che si ritrova ad avere molti spazi in più, è destinato a crescere. Per dimostrare che invece il Dagomari non avrebbe avuto problemi si costruì un’altra tabella davvero incredibile per la fantasia che i cosiddetti “esperti” profusero nell’impostarla.
Su questa ed altro parleremo nel prossimo post.

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UCCA 1985 – PROGETTO DI ATTIVITA’ dell’ UCCA Prato Firenze martedì 23 aprile 1985 – quinta parte (per la quarta parte vedi 21 giugno)

UCCA 1985 – PROGETTO DI ATTIVITA’ dell’ UCCA Prato Firenze martedì 23 aprile 1985 – quinta parte (per la quarta parte vedi 21 giugno)

Ho potuto però verificare che i Territoriali sono negli ultimi tempi più disponibili ad accettare dei progetti pre confezionati da poter poi realizzare adattandoli “in loco”. Anche intorno a questa “partita” occorrerebbe conoscere la disponibilità – anche se solo tecnica e di servizio – della Mediateca Regionale ad elaborare e realizzare progetti comuni o a fornire semmai una collaborazione “attiva”. Sarebbe, ad esempio, molto importante riuscire a capire in quale modo nella collaborazione “attiva” della Mediateca potrebbe essere preso in considerazione l’utilizzo di filmati altrimenti irreperibili oppure “inediti” in Italia così come, nell’ambito di questo tema specifico, sarebbe utile sapere se non sia il caso di far raccogliere il materiale audiovisivo didattico alla Biennale del Cinema dei Ragazzi di Pisa, decentrando in quella sede una parte delle attività centrali dell’Istituto. Nel caso che la prima ipotesi fosse attualmente irrealizzabile, come credo, mi sembrerebbe opportuno un nostro intervento perché queste strutture decentrate dello Stato abbiano la possibilità di derogare, attraverso speciali permessi, concessi con rpidità inconsueta, a tutta la problematica dei “diritti”, per fini culturali e didattici.
Sul piano dell’attività di formazione terrei conto di una doppia necessità nell’ambito della scuola differenziando l’intervento per i docenti da quello per gli studenti. La riforma dei programmi della scuola elementare, peraltro ancora in discussione, che tiene nel giusto conto le problematiche dell’educazione all’immagine, l’esigenza vera direttamente avvertita dal corpo docente in tutti gli ordini di scuola, la recente decisione del Ministero della Pubblica Istruzione di preparare gruppi di docenti all’uso del computer (che solo apparentemente non ha connessioni con il nostro ambito di attività ma significa che intorno al settore dell’educazione all’immagine non c’è stata finora molta attenzione da parte dell’amministrazione statale), rendono necessario un nostro intervento sull’uso pratico dei “media” sia per quanto concerne la realizzazione, così come per la fruizione più corretta del prodotto, diciamo così, “finito”. Nel primo caso la nostra proposta è quella di un corso teorico pratico sull’uso tecnico e didattico dei moderni mezzi – e strumenti – audiovisivi, che preveda l’insegnamento da parte di tecnici capaci nell’uso della cinepresa (Super 8 e 16 millimetri) e della telecamera insieme ad incontri con direttori della fotografia, con sceneggiatori, tecnici del montaggio, scenografi, curatori degli effetti speciali ad iniziare da quelli sonori, registi, attori. Sempre in questo ambito, ma interconnessa agli altri nostri interventi, vi è la richiesta di riapertura degli ex stabilimenti cinematografici di Tirrenia affinchè possano essere valorizzati, utilizzandoli a fini culturali e didattici.
Per quella che si è chiamata “fruizione diretta” del prodotto “finito” ci si rivolge ancora ai docenti, impostando un corso di lettura dell’immagine, attraverso metodi diversi di lettura critica della stessa, dividendola in analisi semiologica, contenutistica, tecnica e storicistica, nonchè ponendo in evidenza la presenza di una fondamentale diversità nella critica, suddivisa perlomeno nelle due principali, quella cattolica e quella di orientamento marxista. Si partirebbe da un singolo film e si strutturerebbe il corso in momenti distinti con diversi esperti che abbiano le caratteristiche sia culturali che ideologiche di cui dicevamo prima.

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La scuola al tempo del Governo Berlusconi – sesta parte (per la quinta vedi 17 giugno)

La scuola al tempo del Governo Berlusconi – sesta parte (per la quinta vedi 17 giugno)

– Un mio intervento sui temi della scuola 1994 (ero responsabile della Commissione Scuola e Cultura del PDS a Prato) – sesta parte
E’ un tempo questo, di cui tratto nell’intervento, in cui è in atto una vera e propria trasformazione del quadro politico nazionale –abbiamo governi “quadripartiti” (Giuliano Amato dal 28 giugno 92 al 29 aprile 93) e di unità nazionale (Carlo Azeglio Ciampi 29 aprile 93 – 11 maggio 1994) seguito dal primo Governo Berlusconi che durerà 9 mesi fino al 17 gennaio 1995

Quel che sta accadendo negli ultimi mesi mette in evidenza anche un grosso rischio: alcuni settori, meno appetibili all’interno dell’opinione pubblica corrente, come la scuola primaria e la scuola media inferiore finiscono per essere sacrificati ed emarginati nelle scelte, mentre avrebbero bisogno di corposi interventi fondamentali per la loro crescita.
A Prato va ripreso il lavoro del Forum, anche perché sono convinto che i problemi della dispersione e dell’abbandono non saranno suerati con l’abolizione degli esami di riparazione.
Nella nostra città si assiste, negli ultimi anni, ad un notevole (non so se progressivo ed esponenziale abbassamento del livello culturale generale. I dati esposti dai compagni che lavorano nella Formazione Professionale erano a me già noti, ed è bene però che di tanto in tanto qualcuno ce li ricordi.
Non condivido per niente l’atteggiamento trionfalistico di chi considera Prato come il posto migliore di questo mondo: se c’è qualcosa di buono (ed anche io dico che non è poco!) manteniamolo e miglioriamolo ma procediamo in avanti in modo critico. E’ comunque assente un progetto culturale-educativo che coinvolga la città, partendo non dal suo centro, ma dalle sue periferie. Occorre pensare ai giovani, stimolarli ad essere sempre più soggetto politico collettivo pur mantenendo una loro autonomia e produrre per loro e con loro progetti che li coinvolgano e li vedano protagonisti. Occorre pensare ai meno giovani per un ampliamento ed una diffusione di una educazione permanente che non sia solo ricreativa e poco più che ludica. Occorre realizzare, o contribuire a farlo con gli organismi competenti, un orientamento che consenta di operare al meglio non solo nel passaggio dalla fascia dell’obbligo alle superiori ma anche successivamente.
Occorre costruire un saldo – e franco – rapporto con il mondo delle imprese e dell’industria che non si appiattisca sul settore della formazione professionale così come essa è attualmente, ma che preveda l’istituzione di nuovi percorsi formativi.
A livello generale direi che occorrerebbe 1) innescare un trend positivo che porti alla soluzione complessiva del problema asilo nido-materne, utilizzando, anche se con la necessaria cautela, le strutture private; 2) proseguire ed ampliare il progetto continuità, affrontando e risolvendo i problemi che sorgono; 3) razionalizzare e distribuire equamente le strutture sul territorio, dando loro un respiro largamente provinciale; 4) utilizzare a pieno le strutture ed il personale per diffondere cultura e conoscenza sul territorio.
Fine del documento
Un annuncio: nel rovistare tra le carte di quel periodo ho trovato dei dati sulla dispersione scolastica, un articolo de “Il Tirreno” ed alcune lettere tra noi di Prato ed i vertici nazionali del PDS tra il febbraio del 1993 e l’agosto del 1994. In uno dei prossimi post ne parlerò.

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L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA “a breve” (reloaded di un mio post 31 marzo 2020)

L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA “a breve” (reloaded di un mio post 31 marzo 2020)

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COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Ovviamente quello che scrivo è quel che io penso, ciò che mi appartiene come indomito inguaribile utopista. L’ utopia però non è sempre nella sua interezza irraggiungibile chimera. Accade però che là dove è fissato l’orizzonte da raggiungere ne appaia subito un altro e un altro ancora e, a volte, la compagnia con cui ci si muove verso quella meta non è delle migliori o, in altre occasioni si arricchisce di incogniti soggetti o di eventi inattesi il cui obiettivo, come in alcuni giochi da tavolo, spinge ad arretrare.
Ad ogni modo, quella che chiamo “utopia” oggi ha la possibilità di essere praticata molto diversamente da come accadde agli uomini della fine del Trecento che emersero con enormi difficoltà dalla “peste nera” di cui parla Boccaccio nel suo “Decameron”. Su quei “fatti storici” vi sono eccellenti esempi di trattazione. A quelli occorre riferirsi quando dovremo avviare ad emergere. Ma non è mai troppo presto per farlo. Anche in questo caso, come in tanti altri – forse meno seri e gravi – bisognerà urlare sulla faccia di tutti quelli che, nel mentre, insieme ai loro sodali, ci diranno che “non è il momento” (che è un “mantra” drammatico) pregustando vantaggi per sè (semmai trasfigurandoli come interessi generali), decidiamo noi “ORA” quando sia il momento e cominciamo a discuterne.
Che si sopravviva o meno – e qui “scongiuri vari” da grattatine ad uso di amuleti – bisognerà essere in grado di osservare il “prima” ed il nostro “durante” e progettare il “dopo”. Partendo dalla consapevolezza che, come sta accadendo adesso, non riusciremo a farlo se non “insieme”, tutti indistintamente a prescindere dagli interessi personali limitati e limitanti.
Abbiamo di fronte a noi un “mondo” che non ci piaceva, che volevamo cambiare; anche se, nel progettare tali cambiamenti partivamo inevitabilmente dal nostro “particulare” e ci arroccavamo a difesa di questo, utilizzando troppi “distinguo”. Quante volte, anche nel nostro “piccolo”, abbiamo superato le discussioni chiudendoci a riccio: lo abbiamo fatto più volte dividendo e non aggregando.
Abbiamo denunciato le ingiustizie ma non siamo stati in grado di creare rapporti virtuosi con quella parte della società che avrebbe potuto sostenere le nostre posizioni. Il mondo che conosciamo è troppo legato alla forma delle fortune finanziarie e questo ha condizionato anche l’esito di questa crisi pandemica che ci assale. I grandi imperi finanziari non conosceranno la crisi che oggi fingono di temere: sanno perfettamente che, come è accaduto nel passato, saranno loro a dettare le leggi delle ricostruzioni. Nessuno potrà impedirlo; è una pia illusione quella di chi lo prevede, minacciando fulmini e saette. Toccherà tuttavia alla parte più colta dei paesi mettere in piedi una task force intellettuale che tenda a limitare l’arroganza e la prosopopea, la presunzione di poter agire senza “cultura” se non quella del Dio denaro intorno alle macerie.
Un mondo diverso deve essere possibile; un mondo in cui prevalga la giustizia sociale e dove la ricchezza sia distribuita al di là delle differenze tenendo conto in modo specifico dei reali meriti e delle concrete competenze.

Joshua Madalon

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VALORI E PRINCIPI NON NEGOZIABILI

VALORI E PRINCIPI NON NEGOZIABILI

E’ davvero molto scomoda la posizione di chi, in questo spazio di tempo nel primo quarto del secolo ventunesimo si ritrova ad avere uno spirito critico autonomo da appartenenze partitiche, pur mantenendo ben fermi gli ideali collegati ai valori progressisti, democratici, solidali, egualitari e libertari: semplicemente “di Sinistra”. Da molto tempo, ma in modo particolare dall’inizio di questo nuovo millennio, non ci convincono le scelte di quella Sinistra di Governo che si è troppe volte lasciata sedurre da progetti riformistici disponibili ad una serie di accordi con il mondo della Finanza e dell’Impresa, contrabbandati come necessari alla creazione di nuove ed importanti opportunità lavorative ma troppe volte rivelatisi tranelli allestiti per far crescere a dismisura le differenze sociali; una sedicente Sinistra che con inganno e simulazione sventola una sua presunta anima verde ma non rinuncia ad inquinare con tantissimi piccoli medi grandi e devastanti interventi infrastrutturali quali la nuova Pista aeroportuale di Firenze.
Quest’ultimo sciagurato proponimento in questa terra di Toscana sarà più che simbolicamente l’emblema del distacco ulteriore tra me ed il Partito Democratico. E’ in assoluto il discrimine poichè in quella scelta si coglie proprio l’elemento di contraddizione che si evince dall’uso di termini ecologici che si dicono essenziali e le attività imprenditoriali che si vogliono intraprendere in una realtà territoriale comunque delicata e fragile come la Piana fiorentina. Il candidato alla Presidenza della Regione Toscana non ha mai fatto mistero sulle sue idee in proposito e non ha mai fatto un passo indietro nè ha mai fatto esprimere su questi temi coloro che maggiormente vi saranno coinvolti. Questa sua “insensibilità” tradisce che per lui gli interessi delle imprese coinvolte in questo progetto sono più importanti dei cittadini che in quei luoghi vivono o che hanno inteso difendere tout court gli ecosistemi sotto scatto.
Questa candidatura, emersa al di fuori di qualsiasi normale condivisione anche interna, è l’espressione di gruppi di potere economico finanziario molto più forti rispetto alla stessa massa – sempre più esigua ma abbastanza consistente – degli stessi militanti attivisti, molti dei quali condividono il mio disappunto, anche se avvertono forte il ricatto insito nella possibilità che a vincere non sia il Centrosinistra ma i suoi avversari più temuti, rappresentati in questo caso dalla Lega, sempre più un Partito di Destra. Verso di loro, intendo i militanti di base, ci sarà una grande provvisoria interessata convergenza da parte dei dirigenti e dei loro accoliti portaborse e cortigiani senza colore che si impegneranno a portare acqua a quel mulino sfasciato cercando di dimostrare l’inverosimile pur di poter avere un piccolo momentaneo consenso.
Noi non siamo più dei giovani virgulti rampanti con tanta prospettiva davanti. Ed è anche questo uno dei motivi per cui “tertium non datur”, non c’è alternativa: o il sedicente centro(Sinistra) si chiarisce al suo interno in relazione al “modello di sviluppo” che intende scegliere (per ora, quello prospettato, non è adatto ad una Sinistra che voglia davvero essere ambientalista) e parlo di un complesso di scelte ineludibili come la gestione dei rifiuti, la Sanità eminentemente “pubblica”, la legalità economica ed il rispetto rigoroso delle regole nel mercato del Lavoro, un modello di servizi sociali che sia per tutti a partire dagli “ultimi”, un blocco strategico del consumo di suolo e di spazi (c’è un surplus di appartamenti nuovi non affittati e non venduti mentre si continuano a costruire “mostri” di cemento) a vantaggio del restauro e risanamento conservativo dei vecchi edifici, adeguandoli alle norme antisismiche e semmai riconvertendoli ad usi pubblici o privati “nuovi”, collegati anche ai bisogni insorti dopo gli eventi pandemici.

Joshua Madalon

FACCIAMO FINTA CHE TUTTO VA BEN TUTTO VA BEN – PARTE 1

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Facciamo finta che “tutto va ben – tutto va ben!” – parte 1

C’erano una volta dei Sindaci che, mentre ancora la pandemia era in corso (si era a fine aprile) volevano riaprire le scuole; lo dicevano con molta energia, come per convincere coloro che lo tiravano per la giacchetta: intanto facevano lunghe passeggiate in bici per lanciare occhiate severe; molte dirette per rispondere alle domande della popolazione; dichiaravano una grande disponibilità ad occuparsi delle angustie della gente. Tuttavia, “anche” grazie ad una legge che concentra nelle loro mani – e nella loro testa – molti poteri alla conta dei “fatti” hanno soltanto utilizzato gli spazi a loro disposizione per farsi propaganda: non importa se poi l’applicazione pratica di quei “poteri” non permette, per mancanza di materia grigia e di capacità organizzative “manageriali”, di affrontare i veri problemi quotidiani che come nodi irrisolti incancreniti da anni di profonda incuria e sottovalutazione (ambiente, scuola, traffico, sanità, cura del territorio a partire dalle periferie), finiscono per accumularsi e rendere peggiore il livello qualitativo della vita della gente comune.
Accade in molte parti. Quasi dappertutto. Accade anche a Prato. In una città, che ha retto nel periodo dell’emergenza grazie al senso civico di “responsabilità” della cittadinanza, ma che ai suoi vertici (non solo amministrativi ma anche imprenditoriali) non ha costruito un nuovo inizio per il “dopo” emergenza. Come e più che altrove i suoi amministratori e le sue classi dirigenti non sono in grado di rispondere ai bisogni e non può essere una giustificazione che “è così dappertutto” oppure che “il Governo non è in grado di…”.
Parlo spesso dei problemi della Scuola. Anche l’altro giorno in un post che cercava di spiegare il senso di quei “conti che non tornano” ponevo in evidenza l’incapacità dei governi di ieri e dell’altroieri – non supportati diversamente da quelli di “oggi” – nell’affrontare i problemi della Scuola, non “un” problema ma i “mille” problemi irrisolti che da diversi anni condizionano il livello di Istruzione e di Cultura “generale” (a partire da quella “civica”) nel nostro Paese.
Sin dal primo momento dell’emergenza Covid19 con la chiusura delle strutture scolastiche una classe dirigente con gli attributi avrebbe dovuto luogo per luogo, in piena ed assoluta autonomia mettere in piedi una “task force” (che bello, questo termine, di cui i governanti piccoli, medi e grandi, si sono riempiti la bocca!) per affrontare le urgenze di una emergenza che viene da lontano.
Io, da parte mia, mi riempio la bocca di un altro macrotermine, “Memoria”. E lo faccio per segnalare che ciò che oggi ha difficoltà a funzionare non è che funzionasse prima del marzo 2020: non è stato certo il Covid19 ad evidenziare le carenze strutturali degli edifici scolastici; la mancanza di aule era male cronico, così grave da condizionare gli avvii di ogni anno scolastico e costringere gruppi numerosi di studenti a frequentare le loro lezioni in spazi “inventati”, adattati all’uso didattico ma non a tale scopo vocati nella loro genesi. E neanche si può pensare che una didattica moderna, semmai digitale ma non a distanza, si possa praticare in aule costruite per una didattica ottocentesca, eminentemente umanistica; ed ancor più ciò può avvenire in strutture che non erano destinate a scopi didattici. E dunque bisognava, bisogna, bisognerà preparare una progettazione che guardi davvero verso il futuro, verso il quale naturalmente si rivolge il mondo dell’Istruzione, della ricerca, dell’apprendimento, della Cultura.
In questo stesso periodo, ma c’è chi osserva giudica ed esprime sue opinioni in merito da tempo, si mette in evidenza l’esistenza di un surplus insopportabile di strutture abitative “nuove” ma invendute (colpa ovviamente dei costi, della crisi di prima e di quella che andiamo vivendo ora, ma non solo: anche qui c’è una profonda incapacità progettuale. Che rasenta l’irresponsabilità e l’illegalità). Ci si giustifica – nei “piani alti” – che, così facendo (cioè permettendo a ditte edili di lavorare e far lavorare) – si svolga anche un ruolo ed una funzione sociale. Molto bene: allora se è così dirottiamo sull’edilizia pubblica di riconversione, ristrutturazione o anche semplice manutenzione del patrimonio esistente delle scuole e degli edfici pubblici generici.
Ne riparleremo. Non si può tacere.

Joshua Madalon

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