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PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 4

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PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 4

Girata la balaustra che affacciava sul salottino collegato ad ambienti che noi, per memoria, presupponevamo essere collegati alle vecchie terme ed ai locali di un Cinema che da giovani avevamo frequentato da artisti filodrammatici e e da spettatori molto attenti alle opera dei grandi registi europei ed americani, ci eravamo così diretti verso le “voci”.

Un ufficio dove sedevano tre persone, due donne giovani ed un signore attempato ma di un’eleganza professionale indubbia, mentre di spalle sulla soglia dell’ufficio un altro signore altrettanto elegante in piedi questionava intorno a temi probabilmente organizzativi.

Al nostro saluto doveroso, si girò verso di noi; e fu allora che lo riconobbi. Quando ero all’Università, lo conoscevo appena, essendo solo il fratello di un altro mio coetaneo, che partecipava in modo costante alle nostre organizzazioni culturali, oltre che ricreative. Sapevo che poi aveva fatto carriera nella Democrazia Cristiana, arrivando a ricoprire incarichi prestigiosi fino a quello di primo cittadino puteolano.

“Ciao” con reciproca cordialità. Una stretta di mano vigorosa. “Sei te che ti occupi di questo spazio?” “Sì, da alcuni anni…” “Ma eravamo passati e sembrava tutto in perfetto ordine, ma non in attività!” “Sì, certo, da qualche mese ci siamo dati da fare. C’è l’albergo, il ristorante, la beauty farm con le terme e poi delle iniziative culturali…”. Procedemmo nella visita, ora accompagnati da uno chaperon esclusivo che ci spinge verso la terrazza panoramica, dalla quale si gode nel pieno del calore già estivo uno splendido panorama sul golfo, a partire dal Serapeo sottostante. L’ambiente è però algido, indistinto; manca un vero e proprio tocco artistico che non sarebbe male: la terra flegrea è per sua natura semantica vulcanica, calda impetuosa ed in quella realtà invece ci si trova di fronte ad un luogo che, pur nella sua indubbia eleganza, potrebbe essere tra le fredde valli delle Alpi.

Ovviamente il nostro amico vantava professionalità di ottimo livello come collaboratori e collaboratrici e su questo non potevamo che assentire. Lasciammo che decantasse anche quelli che erano importanti collegamenti con bagni esclusivi raggiungibili con facilità dalla Ferrovia sottostante, la Cumana, esempio di fatiscenza ormai consolidata e disperata. Non riuscimmo a visitare gli altri ambienti; volevamo accedere a qualche camera per saggiarne le caratteristiche, ma non fu possibile. Andammo via insesauditi. Perplessi sul futuro di un’attività nella quale la passione è sovrastata da un’indolenza caratteristica di una parte della mentalità meridionale, che sembra affidarsi più nelle mani della dea “fortuna” piuttosto che nell’ativismo umano. “Dio gliela mandi buona. Dio perchè non altri!” pensammo all’unisono.

Scendemmo le scale del vicoletto sempre lurido di residui corporali ed acque indistinte che cascano da tubature pendenti, quella stretta viuzza che conduce verso il piccolo passaggio a livello della Cumana che si affaccia sul lato interno del Tempio di Serapide. Giusto allora dei rintocchi segnalavano l’arrivo del treno impedendo l’attraversamento pedonale. Di lì a poco un treno reso cadente anche dall’impeto graffittaro di anonimi artisti, che ne avevano letteralmente coperto tutti i finestrini, abbuiando gli interni, sopraggiunse fischiando forse semplicemente per salutare gli addetti del casello che corrisposero con un cenno delle loro mani.

 

J.M.

 

…fine parte 4….continua

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Bannatemi pure…io no, non vi banno!

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Bannatemi pure…io no, non vi banno!

Il vento sembra essere cambiato…e tante tra le persone con cui interloquisco, alcune delle quali conosco da anni, e non dai tempi di Facebook, ma da anni e anni, e con le quali non sono sempre stato d’accordo, alcune appartengono a storie politiche comuni, altre a percorsi politici assai diversi, in questo tempo cambiato difendono in modo spesso inatteso storie lontane anni miglia dalla mia cultura.

Negli ultimi giorni leggo che molti fanno a gara a bannare coloro con i quali non sono d’accordo. Lo trovo assurdo, soprattutto in quanto la dialettica combatte differenti pensieri tutti collegati ad una specifica coerenza ispirata a percorsi di vita ed esperienze distinte. Io non lo farò, anche se, come ho già fatto, orgoglioso del mio pensiero, suggerirò a coloro che non sono d’accordo con quello che esprimo, di uscire dal mio account; in modo particolare da quello  spazio dove propongo quotidianamente i miei post, la mia Pagina Pubblica.

Coloro che lamentano espressioni offensive oggettivamente riconoscibili fanno bene invece a mostrarle, poste così a disposizione pubblica. E’ bene anche “copiarle” e datarle, pronte nell’eventualità di doverle utilizzare per querele o denunce, civili e penali. Perché non dare la possibilità a queste persone di poter vedere utilizzati su se stessi gli aspetti rieducativi di una “pena” a norma del terzo comma dell’art.27 della nostra Carta costituzionale?

 

Joshua Madalon

p.s.: Sono stato un “professionista” dell’Educazione! Lo sono tuttora! Non dispenso giudizi “tanto all’ora”! Sono oltre che tollerante! Non banno nessuno: se qualcuno lo vuole fare lo faccia pure nei miei confronti!

 

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Un novello Capitan Fracassa e…il suo servo sciocco (una reinterpretazione della “commedia dell’arte”)

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Un novello Capitan Fracassa…e il suo servo sciocco (una reinterpretazione della “commedia dell’arte”)

Ma chi crede di essere, quel rude individuo degno di rappresentare la barbarie veteroleghista,  che attenua  ipocritamente con un eloquio che ricerca di rassicurare utilizzando bonarie terminologie (“Papà”), allorquando in modo guascone digrigna i denti e mostra il volto rabbioso da novello Capitan Fracassa?

La sua ambizione è quella di essere l’unico depositario del Potere; è per questa ragione uno dei personaggi paradossali che ci tocca incontrare più pericolosi per la diffusione di un cattivo esempio che ha già generato momenti di “ordinaria follia” come quelli di Macerata (cari italiani, la “memoria” di fatti anche recenti non va sotterrata) , a Caserta poco meno di un mese fa e di Latina (11 luglio scorso).

Anche per questo occorre un pieno sostegno alla decisione del Presidente della Repubblica di telefonare al Premier (!) Conte per chiedergli di intervenire nella soluzione della vicenda della nave della Guardia costiera Diciotti. Fa bene, molto bene, a stupirsi Salvini; fa parte della sua (in)cultura ed il suo livello di (non)rispetto dei valori trascritti nella Carta costituzionale. E’ pericoloso questo atteggiamento, questo comportamento, questo modo di agire che parte da una precisa volontà di derogare da quelle che sono le basi delle regole costituzionali, a partire dallla divisione dei poteri (il potere giudiziario è autonomo e non può rispondere nè direttamente nè indirettamente a diktat).

Tra le altre cose è proprio il Governo nella sua interezza a fare una pessima figura. Certo che c’è da stupirsi: abbiamo un Presidente del Consiglio a servizio ridotto (a prescindere dalla sua qualità umana e accademica) che è del tutto incapace di gestire la squadra. E’ del tutto evidente che, andando avanti, se continua la Storia di questo Governo, ci saranno più disastri fallimentari che successi.

 

 

 

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Un altro esemplare momento di festa è stato quello intorno all’approvazione del taglio dei vitalizi. Agli italiani smemorati stanno raccontando fandonie: i vitalizi per quel che è necessario in “tempi di vacche magre e di giustizia sociale” sono stati già aboliti. Con l’Ordine del giorno approvato in Commissione alla Camera sono stati ricalcolati retroattivamente alcuni vitalizi di ex parlamentari. Questa operazione puramente mediatica approvata anche dal PD avrà esiti disastrosi anche in relazione  a quel ventilato maxi(!)risparmio, e pagheremo con gli interessi questa aberrazione.

Io sono a favore di una riduzione, anche ulteriore, dei benefit in modo complessivo ma considero un’altra forma “giacobina” contornata da acredini odiose questa battaglia retroattiva.

Ecco, siamo appena agli inizi di questa XVIII legislatura. Non c’è nulla di buono da festeggiare: anche quell’annuncio di superamento del Job’s Act è una falsità. Ci sono degli aggiustamenti molto limitati tanto da non avere alcun effetto positivo nè per i lavoratori nè per i datori di lavoro.

 

Joshua Madalon

 

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Una Maddalena del Terzo Millennio – parte terza

 

Foto di Agnese Morganti

 

Una Maddalena del Terzo Millennio – parte terza

E’ sera tardi. Claudio è al computer nel suo studio, tranquillo. Scrive. Ha riacceso il cellulare privato inserendo la modalità silente. Ed ha provato anche a ricomporre il numero di Laura. Lo fa lanciando soltanto due squilli.

Mentre prepara un documento lo ha sotto gli occhi davanti al monitor. Ed è così che ad un certo punto nel semibuio della stanza il piccolo schermo si illumina: c’è un messaggio. “Ci sono”, breve ma chiaro.  “Ci sono” e’ quasi mezzanotte. Tutto tace e l’ambiente è molto lontano dallo spazio notte della famiglia. Claudio tuttavia ha una forte titubanza a chiamare a quell’ora. E, poi, davvero non sa cosa dire; forse non sa come dirlo: la sua è una curiosità senile, non c’è un ardore maschile irrefrenabile e insoddisfatto. Di quella donna, peraltro, non sa nulla e si rifiuta di pensare a lei come ad una comune squillo.  Quando l’ha sentita, in quelle brevi battute, l’ha percepita come fosse una sua amica con la quale avviare un rapporto di complicità. Non più di tanto. Di lei conosce la voce molto diversa da quella di “altre” che nei contatti si sono proposte; e conosce le sue cosce (almeno lui crede siano le sue), unica parte in vendita sui banchi del sito che ha visitato.

Claudio pensa che, forse, proprio a quell’ora nel silenzio della notte in quella parte riservata della casa sia sia il tempo migliore per rompere gli indugi; anche per capire meglio chi sia Laura.

“Ciao.  Penso sia difficile che tu ti ricordi di me. Ci siamo sentiti qualche giorno fa. Eri a casa di amici”

“Sì, mi ricordo, ma…”

“Non ho potuto richiamarti prima, sono stato via alcuni giorni”

“Ah…ma allora?”

“Non ho avuto modo di pensare ad incontrarti, immagino che tu abbia inserito l’annuncio per questo, no?”

“Certamente…”

“Beh, diciamo la verità, sono molto curioso di conoscerti. Dove stai?”

“Io abito ad Agliana, ma ho un posto riservato a Lamporecchio. Quando vuoi venire?”.

Claudio, a quel punto, rompe gli indugi, aiutato anche dalla leggerezza della conversazione telefonica

“Va bene anche domattina, intorno alle 10. Sono a Prato, ci impiegherò un’ oretta, non sono un Nuvolari”

“Magnifico! Tu vieni su e quando sei a Lamporecchio mi richiami e ti do le ultime indicazioni per arrivare fino a casa mia. Hai il navigatore?”

“Sì, dai. A domattina, allora!”

Una di quelle casette a schiera utilizzate dal turismo estivo; Claudio ha ricevuto tutto in dettaglio.

Quella mattina si è alzato come sempre intorno alle 8. Ha detto alla moglie che usciva per uno dei soliti appuntamenti al Circolo e si è diretto verso Pistoia salendo sulle strade che si inerpicano lievemente sul Montalbano Ovest.

Laura così come aveva detto la notte prima, non appena lui aveva superato il cartello che indicava l’ingresso al paese, gli aveva fornito telefonicamente l’indirizzo, provando anche a descrivere bene le caratteristiche del luogo.  Claudio aveva mostrato di sapersi districare sui meccanismi tecnologici che gli davano precise indicazioni ed aveva visto su Google maps il cancello corrispondente al numero civico.

“Quando sarò fuori parcheggerò e poi ti chiamo”. Poi impostò il navigatore e gli si affidò.

fine parte terza….

 

J.M.

 

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reloaded Una “Maddalena” del Terzo Millennio intro prima e seconda parte

 

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Una “Maddalena” del Terzo Millennio

 

Sarà forse la “selva oscura” o una delle tante modalità con cui noi maschi sperimentiamo la nostra sessualità, mettiamo in gioco il nostro “appeal”, o ancor più intraprendiamo una ricerca quasi all’interno di un gioco di ruolo che nella conduzione “correct” dell’esistenza è considerata rischiosa, proibita; sarà tutto o in parte questo, ma forse sarà il bisogno naturale di aprirsi a nuove esperienze….e così nel finire dell’inverno come una marmotta o un ghiro ancora insonnolito che si risveglia ai tepori Claudio lancia un’occhiata a quegli annunci particolari attraverso i quali donne per lo più giovani si lanciano alla ricerca di maschi proponendo prestazioni meravigliose ed orribili allo stesso tempo, alcune delle quali per Claudio, che ha consapevolezza della sua forza e dei suoi limiti, sono praticamente impossibili. “Alla mia età” egli pensa a voce alta “ non bastano promesse di quel tipo, non ce ne vogliono di più, ne abbisognano di diverse!”. E allora si dà sotto a sfogliare le pagine con le offerte, gustandosi in senso estetico alcune forme femminili rotondeggianti e sinuose, scoprendo l’esistenza di sorprendenti cadeaux verso i quali Claudio prova immediato rigetto, fino a quando la sua attenzione non si sofferma sull’unica foto di un annuncio stringato e cortese nel quale una persona decide di farsi apprezzare attraverso un semplice scorcio anonimo di cosce in posizione più che casta e pudica…………………………………………..

  1. A chi abitualmente ricerca “sesso” su quei siti difficilmente quelle immagini possono bastare; ed anche l’”annuncio” nella sua stringatezza ed essenzialità dignitosa non risulta per niente carico di promesse allettanti. Claudio come un esperto giocatore di poker decide di “vedere” ma più che altro, vista l’unica foto, di sapere qualcosa di più. Innanzitutto si affida ad un indirizzo mail che non garantisce la verifica della ricezione del suo messaggio.
    Infatti passano alcuni giorni, durante i quali Claudio è preso dai suoi impegni ed ha del tutto dimenticato di controllare la sua mail riservata ed anonima, o meglio contrassegnata da un nickname improbabile; lo fa raramente anche perché vuole tenere per sè quelle storie, laddove si concretizzino. Ha anche dimenticato che nel contatto da lui richiesto ha lasciato un numero di un cellulare, anche quello riservato, che non utilizza mai ed a volte lo smarrisce, dimenticandolo nel fondo di un cassetto. E quando se ne ricorda e lo recupera, dopo aver digidato la password gli appare un messaggio laconico: “Contattami. Ci sono! Laura”. Claudio capisce che si tratta di quella ragazza: le parole e l’immagine che la presentano si congiungono. Il messaggio, però, è della sera avanti, lo ha inviato alle 23.31 ed ora sono le 19.40 del giorno dopo. Che fare? Claudio recupera il numero contando sul fatto che anche lei, Laura, avrà memorizzato il suo. E’ una domenica sera; c’è una certa tranquillità in casa: “Ciao. Sono Claudio. Laura?” “Sì” “Ti disturbo?” “Niente affatto. Sono, però…a casa di amici e…non posso parlare troppo. Mi richiami?” “…Scusami. Non accendo questo cellulare così spesso…certo che ti richiamo” “Allora sentiamoci anche più tardi verso le 23 quando sarò a casa, sola!”

«Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia», usava dire Bertrand Morane. Per tutta la vita è stato ossessionato e guidato dal fascino delle donne, e di certo gli sarebbe piaciuta la vista di tante paia di belle gambe al suo funerale…

Utilizzo come mio punto di riferimento proprio il testo collegato al film di François Truffaut “L’uomo che amava le donne” del 1977

 

Una “Maddalena” del Terzo Millennio – seconda parte

“Ma tu…dove abiti?”
Il telefono tacque…la voce, pensò Claudio, era giovanile….poteva avere l’età di sua figlia o anche di meno e non gli dispiacque di non aver accennato a contratti specifici…. e quella sera, dopo le 23, Claudio era già da più di un’ora nelle braccia di Morfeo e poi trascorse più di dieci giorni senza pensare tanto a quel contatto; dopo tutto….a quella età si diradano gli impulsi passionali e vengono sostituiti per lo più da considerazioni puramente estetiche… epidermiche ma non superficiali.
All’interno di quelle pulsioni si sviluppano in modo particolare i diversi sensi di cui gli umani dispongono fin dalla nascita ed a volte con il tempo si vanno perdendo ma non sempre capita che trovino un loro adattamento che li rende migliori e più attenti.

L’udito, innanzitutto, attraverso cui una voce e l’uso che ne viene fatto anche attraverso le scelte espressive e lessicali ti rende più familiare l’approccio: a Claudio in altre occasioni come quelle di cui ragioniamo ha dato molta noia, fino a farlo diventare ostile, quando a telefono senza conoscerlo (ma sarebbe lo stesso se a proferire tale termine con quelle modalità suadenti ed affettate fosse sua moglie) abusano del termine “a-mo-re” e si propongono apertamente con precisi e non richiesti dettagli. E poi l’olfatto che rende più gradevole il contatto umano con i profumi delicati e naturali di una pelle giovane in un ambiente sgombro di orpelli; ed il tatto, dalla prima stretta di mano sicura e forte ma non vigorosa fino alle carezze esplorative delle dolci sinuosità femminili. La vista, quella di un viso dolce, tranquillo, sereno, sorridente su un corpo aggraziato non eccessivamente abbondante nè smagrito; ed il gusto acquisito attraverso le labbra e con la lingua sin dai primi timidi, perchè non autorizzati del tutto, approcci.

Passano dunque un po’ di giorni e Claudio ritrova su uno dei fogli vaganti sui tavoli stracolmi di appunti il contatto di quella ragazza, Laura.
Forma di nuovo il numero, dopo un’iniziale titubanza.
Libero ma non risponde: c’è la segreteria ma a Claudio non piace lasciare messaggi, non lo fa nemmeno con gli amici.

E’ il tardo pomeriggio e deve uscire per raggiungere un gruppo di amici al Circolo. Come sempre fa, spenge il cellulare e lo lascia nel cassetto della sua scrivania: non ne ha bisogno, a casa sanno come fare per chiamarlo nel caso fosse necessario, ma non è mai accaduto.

 

fine intro prima e seconda parte (domani la terza)

 

J.M.

 

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UNA LUNGA “NOTTATA” per tutti indistintamente!

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UNA LUNGA “NOTTATA” per tutti indistintamente!

Ho appena ripubblicato ieri alcune riflessioni sul carattere ed i comportamenti degli italiani.

Non ho tralasciato di scrivere che non mi piace riferirmi, o costruire ex novo, stereotipi discutibili.

Ma non posso tacere circa la sensazione che ho sul fatto che noi italiani siamo passionali e disponibili (anche se di fronte ad una contestazione negheremmo tutto) al perdono ed alla tolleranza, fino a porre in oblio molte aberrazioni.

La nostra Storia, fatta spesso di “ignoranza” (anche strumentale) delle regole o di “incompetenza”,  tout court di vero e proprio analfabetismo, porta a noi innumerevoli conferme di tale sensazione su piatti d’argento.

Parlo spesso di regole. E credo che sia, questo, il nodo centrale su cui operare affinchè la Sinistra, cioè quella zona fluida impalpabile “liquida”, riprenda il “centro” della scena; anche se in fondo, sinceramente, sono convinto che ad affrontare tali problematiche debbano essere tutte indistintamente le forze politiche.

L’imbarbarimento attuale è dovuto a questa fase troppo giovanile (non mi riferisco alle età anagrafiche ma alle capacità logiche non solo intuitive e passionali dei vari “agenti” politici dei nostri giorni) del mondo politico, incline alla trasgressione come stile di vita, un comportamento giustificato dalle nefandezze reali o a volte immaginate (ma “a pensar male….”)  delle classi politiche dei decenni passati.

Non avverto il bisogno di portare qui degli esempi, anche perchè basterebbe aprire le pagine dei quotidiani (“cotidie” appartiene al tempo che corre) per scoprire se ho ragioni da fornire o somiglio a quei babbei che hanno perduto la testa e vendono fandonie “un tanto all’etto”.

Ma in verità oggi (“hodie” per collegarmi al precedente “cotidie”) – ma per precisione era ieri 29 giugno – sono stato ben isprirato dai peana sollevati ai governanti che a Bruxelles questa notte hanno discusso intorno al tema dei migranti alla ricerca di una soluzione che alleviasse il carico del nostro Paese ed aprisse una strada per il prossimo futuro sulla ricollocazione equilibrata dei richiedenti asilo cui questo riconoscimento fosse assegnato. Ciò che trovo ridicolo e che appartiene essenzialmente al vecchio modo di fare “politica” (quello, per intenderci, che ricercava gli elementi “positivi” anche di fronte agli insuccessi più clamorosi) è che, dopo una discussione faticosissima durata l’intera nottata (ricordate Eduardo?), il nostro Primo Ministro, che è anche un accademico preparato e  colto, ha commentato, anche leggendolo, il dispositivo sottolineando con orgoglio (!) che la “redistribuzione avverrà su base volontaria”. La qual cosa significa che ciascun Paese può decidere in piena autonomia se, quando e come, accogliere o no.

Niente di nuovo, dunque.

Il tema rimane irrisolto, perché si è deciso di scrivere regole inique utili per tutti i Paesi europei che non hanno per confine il Mediterraneo. Italia e Spagna, ma anche Francia, se si vuole essere seri,  (in quota parte minima, ma la Corsica era stata disponibile ad accogliere l’Aquarius; tuttavia Macron non vuole aprire varchi alla contestazione interna della Destra lepeniana) e Grecia: essi devono rispettare la legge “etica” del mare, una legge antica, che si ispira ai valori tradizionali delle nostre “civiltà”.

 

…fine parte 1….

Joshua Madalon

 

 

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reloaded dal 15-18 e 19 marzo 2018 PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema….

reloaded dal 15-18 e 19 marzo 2018

PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema….

Questi sono “inevitabilmente” giorni di riflessione conseguenti ai risultati elettorali. E’ per questi motivi che ho utilizzato come titolo il proclama-mantra di larga parte della Destra, che per qualche breve rigo di questo post condividerò.
Le compagne ed i compagni della Sinistra stiano tranquille/i. O, meglio, si preoccupino anche loro di quel che dirò, perché siamo tutti coinvolti: ve la ricordate la “Canzone del Maggio” di Fabrizio De André?
E siamo coinvolti in quanto italiani! Mio Dio, non vorrei che ci si riferisse ad uno stereotipo generico come ve ne sono a iosa: il napoletano, il siciliano, il calabrese, il toscano, il genovese, il milanese ed il veneto. Ciascuno certamente rappresenta nella vulgata antropologica diffusa un tipo, un carattere, una predilezione quasi sempre pittoresca e oggetto di maldicenze simpatiche. C’è qualcosa che ci accomuna, tutti: oltre alla simpatia, alla giovialità scoppiettante, si rileva un difetto che consiste nella induzione alla trasgressione con naturalezza estrema. E questa la si rileva in particolare tra coloro che dovrebbero far rispettare le regole prescritte, sancite in precedenza attraverso atti legislativi, con una forma di eccessivo lassismo che crea nell’applicazione pratica una generale anarchia intervallata da interventi istituzionali a volte isterici ed improduttivi.
Porterò esempi concreti semplicissimi anche allo scopo di mettere in evidenza come si possa partire dal “basso” per profilare un “cambiamento”.

Il primo. Alla fine dello scorso anno all’interno della Legge di Bilancio del Ministero dei Trasporti è stato approvato un emendamento per sanzionare non solo chi telefona al volante, ma anche chi lo sta semplicemente consultando ad un semaforo rosso con multe salatissime e sospensione della patente in modo progressivo alla reiterazione dell’infrazione. Si è data poi una roboante pubblicità durata due tre settimane relativamente ai controlli “serrati” da parte di agenti – alcuni dei quali anche in borghese; dopodichè tutto è calato nell’oblio. Basta osservare mentre si cammina o si guida quante persone continuano pericolosamente per sè e per gli altri a trasgredire.

Il secondo. Altro esempio “pratico” e verificabile nella città di Prato: la raccolta differenziata “porta a porta”. ASM (poi sostituita come sigla da ALIA) nel far partire il progetto distribuisce ai cittadini un opuscolo nel quale viene indicata la modalità di conferimento delle varie qualità di rifiuti. Si legge: “Esporre sacchi e contenitori fronte strada dalle 21.00 del giorno precedente ed entro le 5.00 del giorno di raccolta” in italiano, in inglese, cinese e arabo. Parte la raccolta porta a porta e a volte durante le prime settimane sul cassonetto condominiale viene apposto un modulo plastificato ed adesivo con una sorta di “avviso di sanzione” per evidenti trasgressioni. Dopodichè tutto è nell’oblio. Nè altre apposizioni minacciose nè sanzioni. Caos e sporcizia diffuse in tutta la città senza rispetto minimo delle regole.

 

 

Un terzo. Ora, in attesa di un nuovo Governo, siamo “alle porte coi sassi” sulla questione “vaccini”. Il tempo è scaduto e si contano molti inadempienti; passerà tutto “in cavalleria”? forse no perchè il tema “appare ed è” serio; ma non auguriamoci che ciò accada soltanto a causa dello scoppio di una mini-epidemia (me la augurerei, se ci fosse, molto “mini”). Le “regole” anche quando a qualcuno non piacciono vanno rispettate e, come ho detto in altre occasioni, eventualmente modificate, annullate in modo democratico e responsabilmente, accollandosi poi le conseguenze, con la speranza che siano ottime.

…continua…

Joshua Madalon

 

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PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema…. (seconda parte)

Un preambolo reso necessario dalla difficoltà che hanno mostrato alcuni lettori (i pochi che mi seguono) a comprendere il senso del titolo. Ho la sensazione anche che non abbiano però avuto la pazienza di leggere tutto il post fino in fondo. Allora vi dirò pensando di parlare davvero a pochi che c’è dell’amara ironia in quel titolo che richiama lo slogan preferito dalla Destra sovranista. In fin dei conti, sono convinto che nulla cambia se non cambiano gli italiani!

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Le due foto riportano un’indicazione relativa al divieto di “sputare per

terra” – norma igienica necessaria in un consesso civile. A Prato con l’arrivo dei cinesi che utilizzano questa pratica a loro modo necessaria molti nostri concittadini la rilevano come forma tipica di inciviltà “etnica”. Tuttavia quella stessa pratica è molto diffusa tra i ceti popolari autoctoni. Anche in questo caso occorrerebbe sanzionare complessivamente e non in linea unidirezionale tale comportamento!

La nostra “italianità” va difesa, certamente, ma sarebbe anche più urgente impegnarci a costruire una società maggiormente rispettosa delle regole, meno incline a valorizzare le furbizie e le trasgressioni, meno isterica nei rapporti con le altre comunità, alle quali spesso “indebitamente” richiediamo che rispettino quelle regole che noi stessi non siamo sempre pronti ad osservare diligentemente.

E’ quasi ovvio che qualora una forza politica avanzasse la proposta di sviluppare un’azione pedagogica che riducesse fino al limite massimo gli elementi negativi di carattere quasi ormai connaturati nella cosidetta “italianità”, l’insuccesso sarebbe inevitabile. Ed è per questo che nessuna delle forze politiche che conosciamo prova a proporre nulla che possa essere perlomeno accostato a quell’idea.
E’ evidente che utilizzo un paradosso, ma è anche molto chiaro che la mia è una visione pessimistica globale. Non nutro peraltro fiducia alcuna nelle attuali forze politiche egemoni all’indomani delle elezioni. Ed allo stesso tempo non sono in grado di riprendere fiducia pensando a Partiti presenti e futuri che rappresentino idee ed ideologie che siano a me congeniali.
Assumo per dimostrare l’impossibilità di un cambiamento uno degli aspetti che ha permesso al Movimento 5 Stelle di raggranellare migliaia e migliaia di voti: la proposta del “reddito di cittadinanza”. Non intendo pormi in opposizione netta e ottusa come farebbe un bambino nel rifiutare pregiudizialmente un cibo, ritenuto gustoso e nutriente da parte dei genitori. Ma comincio il mio ragionamento chiedendo a me stesso: “Perché mai una soluzione così “intelligente” del problema della sopravvivenza di chi si trova temporaneamente in indigenza non è stata approvata da chi ha finora governato?”. Risponderei da cialtrone dicendo che non trovo “intelligente” tale proposta ed urterei doppiamente la sensibilità delle persone che ci hanno creduto e di quelle che lo hanno proposto, anche se per queste ultime nutro scarsa stima, e lo spiegherò meglio, riportando l’attenzione su quanto dicevo nell’Introduzione. Allo stesso tempo assegno la patente di “intelligente” a chi finora, affidandosi al pragmatismo, non ha provato ad affrontare il problema dell’indigenza con quella modalità. Non credano – questi ultimi però – di cavarsela senza essere redarguiti. E lo capiranno subito dopo.

….continua….

Joshua Madalon

ansa - lavoro - Un ragazzo davanti a una agenzia interinale, in una foto del 31 maggio 2010. Sarà un autunno nero per l'occupazione: anche se l'emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente (circa 1,5 milioni) mostra ancora il segno meno: 88mila i posti in uscita - dice Unioncamere - pari a un calo dell'occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%.               ANSA/ FRANCO SILVI
ansa – lavoro – Un ragazzo davanti a una agenzia interinale, in una foto del 31 maggio 2010. Sarà un autunno nero per l’occupazione: anche se l’emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente (circa 1,5 milioni) mostra ancora il segno meno: 88mila i posti in uscita – dice Unioncamere – pari a un calo dell’occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%. ANSA/ FRANCO SILVI

PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema…. (terza parte)

Il “reddito di cittadinanza” funziona con un meccanismo burocratico apparentemente semplice. Intanto occorre avere avuto un “lavoro” ma non “in nero”, averne uno “sottopagato” ma non “in nero”, non averne avuto ma essere comunque alla ricerca di esso, utilizzando i “Centri per l’impiego”. Ora, qualche “Centro per l’Impiego” funziona ma non come dovrebbe, anche perché spesso, con i meccanismi legislativi, agli imprenditori (che, diciamocelo, sono “in gran parte” onesti!) non conviene assumere attraverso strutture che in qualche modo potrebbero procedere a verifiche ed in ogni caso risulta più utile assumere sotto banco contrattando direttamente con il prestatore d’opera. Ed è proprio per lo stesso motivo che non sarà facile controllare che funzioni il “processo” delle tre chiamate, oltre le quali – se non accolta perlomeno una – si perderebbe il diritto all’assegno di cittadinanza. Per non parlare della parte dove si accenna a “Iniziare un percorso per essere accompagnato nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego”: e qui ritorno alla funzionalità dei “Centri per l’Impiego”. Così come appare ridicolo (ed i moralisti si astengano dal commentare che “ci vuole rispetto” per chi attraversa momenti di difficoltà) il riferimento alle due ore giornaliere durante le quali si dovrà svolgere una “ricerca attiva del lavoro” da parte del detsinatario del reddito. Quanto ad “Offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (8 ore settimanali)” sarebbe interessante capire chi li organizza e con quali ulteriori fondi da assegnare a tecnici e funzionari di vari livelli si coprirebbero queste spese. Quanto poi al “Comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito” riterrei che vuole fare “le nozze con i fichi secchi” e rimando al post di Introduzione dove si tratta dell’inveterata abitudine degli “italiani” alla “furbizia”.

Non vorrei far torto all’intelligenza dei miei pochi lettori, ma non riesco a fare a meno di sottolinearvi come tantissime strutture pubbliche, private o partecipate, in modo particolare nel Sud (là dove la “protesta” a favore dei 5 Stelle è stata più forte), sono oberate da presenze e pratiche illegali (che, alla lunga, sono state viste come consolidate e dunque “necessarie”).

In Sicilia, inaugurando l’anno giudiziario della Corte dei Conti Gianluca Albo ha tra l’altro scritto:

“Un insidioso fenomeno che caratterizza la gestione delle risorse in Sicilia, ma, non dubito, anche altrove, è quello della metabolizzazione dell’atto illecito In sostanza, la condotta amministrativa vietata ma non immediatamente perseguita viene reiterata nel tempo divenendo prassi amministrativa ove la percezione di illiceità si affievolisce sempre di più nel tempo, tanto poi da suscitare addirittura sorpresa (o simulazione di sorpresa) l’intervento della Procura contabile volto a reintegrare le conseguenze della condotta illecita. Ipotesi emblematica al riguardo è la vicenda dei milioni di euro con disinvoltura elargiti extrabudget agli enti di formazione professionale. Un approccio serio e sereno con la sana gestione finanziaria delle risorse siciliane non può, quindi, prescindere da una convinta adesione ai principi di legalità e ragionevolezza, presidi democratici imprescindibili, sia nella fase di indirizzo politico che nella fase di gestione delle risorse pubbliche. In questa ottica, va da sé, non possono ipotizzarsi deroghe riconducibili all’autonomia statutaria o parlamentare”.

Lo riporto dal seguente link http://www.palermotoday.it/politica/inaugurazione-anno-giudiziario-corte-dei-conti-2018-regione.html

E qui mi fermo.

Ho tuttavia un aneddoto, un vero e proprio apologo da riportare, per avvalorare drammaticamente le mie riflessioni.

Nella mia giovinezza ho incontrato tante persone che si impegnavano nel loro lavoro: una di queste era mio padre. Ha avuto anche lui periodi di disoccupazione, ma erano altri tempi, ma non è di lui che voglio parlarvi.

Non farò nomi, ma è “gente in carne ed ossa” che rappresenta una parte della nostra popolazione.
Allorquando il figlio A. ormai in età da aspirare ad un lavoro ne trovò uno in Germania, il padre lo chiamò e, premuroso ed affettuoso, gli disse:

“Tu, quando sei insieme agli altri, fatti valere; non appena, però, sei in disparte e nessuno ti controlla, riposati!”

Il ragazzo acquisì tale lezione e dopo poche settimane ritornò forzatamente alla sua casa.
Ebbe un’altra occasione e, memore della sollecitudine paterna, non si comportò diversamente.
Il risultato fu uguale.

Con questi presupposti maligni il Movimento 5 Stelle avrà gioco facile a dire che “non è colpa loro” se il meccanismo non avrà funzionato.
E’ del tutto evidente che non basta “cambiare” le facce e qualcosaltro dei politici per far cambiare le cose. E’ necessario anche questo, intendiamoci!
In realtà occorre cambiare gli “italiani”. PRIMA GLI ITALIANI!

Joshua Madalon

APRITE GLI OMBRELLI – NON SI SA COSA PIOVA!

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APRITE GLI OMBRELLI – NON SI SA COSA PIOVA!

Sembra “fresca” la ferita, ma il “pus” che si intravede ci fa comprendere che la cancrena era annunciata. Non sempre la modificazione genetica funziona; a volte crea metastasi. Quest’orrido parlare di temi politici ha una profonda ragione di essere. La trasformazione antroposociologica inferta al tenero corpo del Partito Democratico per la furia di voler marcare i territori aggregandoli a sè ed ai propri accoliti fedeli da parte di Matteo Renzi ha prodotto un danno irreparabile.

Non si facciano illusioni, coloro che ancora sguazzano nelle acque insozzate dai detriti dopo il naufragio; stiano attenti piuttosto ai pescecani. L’isola della salvezza è lontana e quando ci arriveranno dovranno vedersela con gli indigeni, alcuni dei quali possono essere antropofagi. Non credano che basti un toccasana salvifico congressuale; di certo non l’usuale rito cui si è stati abituati.   Molti tra coloro che erano i responsabili di un parto travagliato perché già squassato da diatribe avide di Potere, dopo qualche sconfitta hanno cambiato cavalcatura senza timore di essere – ed anche “apparire” (che è la forma più giusta da assegnare ad un “politico”) – incoerenti. Ora che le “tavole su cui galleggiano” traballano implorano “Unità!”.

A cosa servirebbe? Ad aumentare il numero dei “perdenti”? pensano – questi – di avere così un maggiore consenso? Oppure che, aggregando un po’ di rompicoglioni, li si sterilizza, impedendo loro, che sono persone per bene, di votare altri Partiti o Movimenti? ? Il fatto è che ora i rompicoglioni se li sono rotti i …..! e non sono più disponibili a farsi prendere per il culo.

Forse già i risultati recenti di marzo, aprile, maggio e giugno potrebbero fornire adeguate risposte ed indicazioni; ma no!  Non è così, tanto – così sembra –  che il Partito Democratico non farà congresso prima delle Europee. Come a ribadire che va tutto bene e non è il momento di cambiare.

Dico questo, perché solo con un cambiamento “rivoluzionario” di quel Partito si potrebbe avviare una discussione seria sull’Unità delle Sinistre. Proposta “fantapolitica”, del tutto irrealizzabile che non corrisponde però alla proposta di “fronte” semmai con quella parte di Forza Italia che si manterrebbe al “centro” (vedi Calenda e poco più).

Quanto a Prato, dove si vota nel 2019, quel poco di dibattito che c’è verte su “Biffoni sì, Biffoni no”. Assurdo, del tutto fuorviante. Personalmente ritengo che “sì o no” non cambia. Non è questo il modo di ragionare. Per me, “no! e basta”, considerando, come si dovrebbe essere evinto da quel che scrivo sopra, che l’alternativa proponibile sarebbe addirittura peggiorativa, visto il parterre complessivo ed il peso delle diverse parti.

Meglio, dunque, impegnare il proprio tempo e le proprie risorse a costruire un nuovo soggetto “unitario”,  sì – ma con caratteristiche valoriali afferenti alla Sinistra. C’è già un gruppo che si va ri-costituendo dalle ceneri del “Brancaccio”.  “Alleanza popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza”. Si può ripartire!

 

Joshua Madalon

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PICCOLE (MA SIGNIFICATIVE) INEFFICIENZE parte 4 e ultima (per ora)

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PICCOLE (MA SIGNIFICATIVE) INEFFICIENZE parte 4 e ultima (per ora)

Perlomeno siamo stati in un ambiente lindo, pulito, dove i corridoi erano illuminati, aerati in modo artificiale ma non eccessivo. Insomma siamo stati bene; le panchine erano comode, per quanto poco utilizzate. Ma, tra tutte quelle stanze vuote e quel personale che gentilmente mostrava però di “non sapere”, mi chiedo davvero quanto spreco “organizzativo” vi sia nella pubblica amministrazione. Quel personale non ha colpe specifiche e dirette: loro svolgevano le funzioni assegnate; ne hanno molte di più, e gravi e serie, i dirigenti, quei papaveri boriosi che “puppano” risorse a non finire e che troppo spesso afferiscono a cordate politiche senza il possesso minimo delle qualità tecniche e professionali – aggiungerei addirittura “politiche” affidando a questo termine un valore altissimo – necessarie per potersi occupare almeno “sufficientemente” – come la mia (im)perizia digitale – della “cosa pubblica”.

In quell’anda e rianda di questa mattina ho allenato tutti i miei muscoli delle gambe senza tante storie; anzi, la mia pazienza ha tenuto e la mia mente ha operato. Mi sono chiesto: va bene per me che, a qualche anno dopo i settanta, con una lieve pinguedine ma una memoria della mia attività di atleta, riesce a muoversi ancora; ma come avrebbe potuto fare un’altra persona, simile per età, ma più acciaccato, meno abile anche dal punto di vista digitale a districarsi in quell’ambito? E che dire di chi, ancora in età lavorativa, avrebbe dovuto utilizzare permessi o pagare qualche “spicciafacende” (scritto così con una “c”, alla “partenopea”) per compiti che non sarebbero poi andati a buon fine?

Laddove ci sono le “inefficienze” spesso a pagare sono in primo luogo i cittadini, in secondo gli operatori, in modo particolare quelli che “lavorano” assumendosi gli oneri di coloro che invece non lo fanno. Non si arriva al terzo luogo, che è invece quello che rappresenta il “cuore” del problema e sono i “funzionari”, i “dirigenti” che, quando lavorano, lo fanno non di certo per migliorare la vita della gente; anzi, sottraggono risorse immeritatamente, non subendo alcuna penalizzazione nè monetaria nè morale da parte di chi li ha proposti e promossi.

………………

Sono passate alcune settimane. Memore del disservizio di inizio giugno prima di prendere l’iniziativa (devo assolutamente ritirare i buoni per la celiachia perlomeno quelli del prossimo mese o quel che è stato annunciato in sua sostituzione, una tessera elettronica) digito il numero telefonico, quello per così dire “fortunato”, ed ascolto il messaggio. Occorre aspettare ancora qualche giorno, quasi a ridosso dell’inizio di luglio. Il luogo della distribuzione è un altro, uno ancora diverso rispetto a quelli di prima.

………………

Ci vado. Sono, come sempre molto gentili e disponibili. Di tessera elettronica non se ne parla più: pare che in Lombardia ne abbiano clonate alcune. Saranno stati “padani”? o “terroni”? o “quelli brutti e neri”? o ancora gli “zingari”? Ai posteri l’ardua sentenza! Forse, come sempre accade, sono dei malviventi, umani anche loro, perdinci!

 

Joshua Madalon

 

P.S.: come scritto nel titolo, non penso che siano – queste – inefficienze importanti, perlomeno per me (volendo fare atto di egocentrismo). Lo sono invece significativamente per la parte più debole ed indifesa della popolazione (gli anziani, i non capienti e poveri in assoluto, i portatori di handicap, gli analfabeti). Ed è a queste persone che io penso quando mi adiro nei confronti di chi gestisce il potere variegato diffuso con criteri molto personali e non è in grado di operare correttamente nella società (per motivi di incapacità culturale e professionale ed ancor più per privilegiare i propri interessi e quelli dei propri accoliti).

 

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Keep calm and carry on (Mantenete la calma e andate avanti)

 

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Keep calm and carry on (Mantenete la calma e andate avanti)

Non vorrei che, alzando I toni della polemica, si perdesse il senso degli accenti critici che ho inteso elevare alla conduzione di una lista, “non ancora un Partito”, alla quale ho dato sostegno convinto mai tuttavia subordinato a qualsiasi altro interesse che non fosse collegato ai valori di riferimento di una comune forza di Sinistra.

Essendo il mio pensiero espresso negli scritti del Blog o delle mail afferente ad un unico individuo, anche se a volte corroborato dalla condivisione di un “picciol” gruppo (San Paolo e poco più), assumo con pienezza le responsabilità delle affermazioni che non possono essere obnubilate da alcuna ombra compromissiva.

Voglio soltanto riaffermare, senza alcun ripensamento, il mio dissenso nei confronti della scelta formulata sin dalla sua nascita e relativa alla collocazione in maggioranza del gruppo LeU in Consiglio comunale. Quella scelta è stata, a conti fatti, uno degli errori strategici compiuti in vista dell’appuntamento elettorale del 4 marzo, creando confusione e disorientamento tra la scelta nazionale e quella locale, suggerendo agli elettori che “non si stava facendo poi tanto sul serio”, “che si diceva di voler essere alternativi, ma poi…”.  Ho già ribadito che non poteva essere, quello dell’atto di nascita del gruppo, il momento giusto per alzare una polemica, peraltro solitaria: c’era da fare la campagna elettorale e si erano presi degli impegni, che comprendevano anche una forte distinzione tra PD e sua coalizione e LeU.

C’è qualcuno, poi, che possa contestare a “me” che le critiche al “gruppo dirigente” siano state fuori luogo? Non è forse vero che dopo il 4 marzo, smaltiti gli effetti del “knockout”, non si sia mai dato spazio ad una riflessione adeguata e ad un coinvolgimento della base di militanti, attivisti ed elettrìci ed elettori, contando che a Prato in ogni caso LeU ha ricevuto più di 3000 voti? Anche gli incontri che hanno avuto luogo sono stati il frutto di un braccio di ferro; anche i documenti approvati dai sempre meno presenti non sono stati diffusi. E a me risulta che le discussioni “ai vertici” sono state quasi sempre sterili e che troppe volte per evitare confronti si rinviavano le assemblee con un progressivo sfaldamento della base attiva.

E mi si dica che non è vero che di questi argomenti io “non” abbia mai parlato o scritto fino ad oggi!

In decine di post ho sottolineato il mio pensiero.

Era distratta quella persona che oggi su mail condivisa mi grida “Vergogna” e probabilmente farebbe meglio a riflettere su quelle “proprie”, intendendo quell’atteggiamento di complicità con chi ha protratto i tempi del silenzio e della presunzione di poter essere autosufficienti in un mondo nel quale, anche a Prato,  è necessaria la più ampia condivisione anche per abbattere i “muri” del populismo e della demagogia.

 

Giuseppe Maddaluno (Joshua Madalon)

 

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