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COSA DOVREBBE FARE LA SINISTRA (per essere Sinistra) su un editoriale di “Avvenire” 18 febbraio u.s.

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COSA DOVREBBE FARE LA SINISTRA (per essere Sinistra)

“Vox clamantis in deserto” in un tempo nel quale le forze vengono meno: è la mia condizione.
D’altro canto è stato un segno distintivo che mi è appartenuto anche quando non lamentavo dèfaillance alcuna; ora tuttavia rilevo con piacere quelle poche voci libere che non si preoccupano di compiacere a questo o a quel politico spregiudicato che lancia proclami a vanvera come un cercatore massivo di consensi a buon mercato. E mi affido a loro. La mia libertà, conquistata con tenacia, mi permette di poter confrontare le mie idee senza dover addivenire a compromessi di basso profilo e senza temere di essere considerato “politicamente scorretto” anche dalla mia parte politica tradizionale, la Sinistra.

Un editoriale di “Avvenire” del 18 febbraio u.s., intitolato “Ciò che i politici non sanno fare”, a firma di Antonella Mariani mi ha trovato del tutto d’accordo con la stigmatizzazione della posizione del leader della Lega, Salvini, espressa domenica 16 febbraio in un comizio a Roma nel quale “ha stigmatizzato l’utilizzo dei Pronto Soccorsi italiani come supermarket degli aborti ripetuti da parte di donne “né di Milano né di Roma”, come soluzione a stili di vita incivili”.

Salvini ha detto tutto questo, e altro ancora, per poter intestarsi il ruolo di difensore della Vita e quello di difensore dell’italianità contro l’”invasione” degli stranieri, a partire ovviamente da quelli africani e del medio oriente. Donne né di Milano né di Roma sarebbero per l’appunto appartenenti a nazionalità diverse dalla nostra e le loro donne utilizzerebbero “stili di vita incivili”.

Antonella Mariani smonta pezzo per pezzo l’intervento (ed il pensiero così espresso) di Matteo Salvini. Intanto “le donne non vanno ad abortire al Pronto soccorso”. Inoltre parlare di “stili di vita incivili” non tiene conto dei motivi che quasi sempre spingono ad abortire “Giovani immigrate che svolgono lavori non regolari, sottoposti a duri ricatti sulla propria vita personale.” Non si tiene in alcun conto la ragione più frequente che, oltre alla violenza, “è quella di povertà materiale e culturale, solitudine e sopraffazione”

L’autrice dell’editoriale tuttavia riserva una critica anche alla Sinistra “altrettanto deludente, con un contro-slogan del leader del PD – “Giù le mani dalle donne” – ugualmente fuorviante”.
Quel che emerge, ed è quel che più mi interessa sottolineare è l’incapacità profonda della Sinistra di sollevarsi dagli “slogan” triti e ritriti che non producono il necessario cambiamento. E dire che, in questo caso, sarebbe molto semplice: basterebbe applicare in tutto e per tutto la legge 194 che non è messa in discussione minimamente da questo editoriale. Anzi.
Conclude la Mariani rivolgendosi proprio alla Sinistra: “rovesciamo lo slogan: non “Giù le mani dalle donne” bensì “Mani tese alle donne”, soprattutto a quelle più fragili. Con i sostegni per altro previsti e mai attuati dalla 194, che non a caso si intitola “Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità””.
In coda è vero che la Mariani, scrivendo su “Avvenire”, loda il ruolo del Movimento per la vita, ma a me, laico di Sinistra, di una Sinistra moderata democratica e riflessiva, interessa sollecitare la mia “parte” a non fermarsi agli slogan, neanche nelle manifestazioni pubbliche ma portare un contributo etico propositivo per combattere la solitudine e la povertà, la violenza, la sopraffazione, le ingiustizie che sono le vere cause di quel dramma che è l’aborto.

Questo è il link dove poter trovare l’articolo di cui parlo
https://qoshe.com/avvenire/antonella-mariani/roma-l-aborto-le-donne-e-gli-stili-di-vita-inciv/64924100

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

questo fu la parte riservata all’intervento di Sabrina Pratesi

E dire che ce l’abbiamo con tutti è vero, perché anche i Gruppi degli amministratori locali viaggiano in modo separato ma, con un’ aggettivazione ironica, “molto articolato e diverso”. Troppi negli ultimi tempi scelgono modalità personalistiche preferendo il palcoscenico della Stampa locale alle Assemblee deputate al confronto.
Non è un caso, dunque, che si vada assistendo negli ultimi mesi ad una congerie di candidature per le prossime occasioni che presentano all’opinione pubblica un Partito che non ha come obiettivi la buona Politica, un Programma che contribuisca a rendere meno difficili le condizioni dei pratesi, ma l’acquisizione di prestigio personale da parte di alcuni. Non ne abbiamo proprio bisogno.
Il nostro parere sarebbe che un candidato debba emergere dalla discussione sui programmi e non essere catapultato preventivamente sulla scena semplicemente per la bella faccia che ha. Non ci convincono neanche, e qui chiudiamo, le ventilate ipotesi da parte di alcuni di dare vita a “liste civiche” a meno che questo non sia un “punto di arrivo” condiviso e frutto del dibattito programmatico.
Di fronte a questo quadro sconfortante vi sono però centinaia di semplici militanti che ancora credono in questo Partito e che costituiscono l’ossatura forte dalla quale ripartire: sono le risorse fondamentali su cui poter contare; sono le persone come noi che chiedono solo che vengano messe da parte le divisioni e che si faccia fronte comune contro gli avversari che non sono i nostri amici ed i nostri compagni.
Negli ultimi tempi probabilmente acuiti dalla crisi che morde un po’ tutti ma colpisce maggiormente chi è più debole sono emersi come un problema da affrontare con maggiore urgenza i temi cosiddetti dell’etica e della trasparenza; alcuni di noi ne hanno parlato sin dalla fase genetica del Partito Democratico altri ne hanno parlato da molto prima altri ancora hanno ritirato fuori queste problematiche da poco. Il fatto è che non si può oggi fingere che non esistano motivi validi, a prescindere dagli “scandali” (alcuni dei quali coinvolgenti anche esponenti a noi a vario modo collegabili), per affrontare la questione dei “rimborsi elettorali” (ed il Partito Democratico ha già risposto) e del modo con cui dovrebbe essere finanziato un Partito. Su questo ovviamente siamo convinti che vadano esaminati e discussi i Bilanci per verificare in modo serio e corretto oltre che rigoroso i motivi per cui, anche a Prato, non si riesca ad avere un Bilancio attivo o perlomeno con perdite minime. Noi abbiamo un’idea sul perché e non mancheremo di esplicitarla nel rispetto delle competenze degli organismi statutari. In ogni caso abbiamo aderito al documento che è stato preparato da alcuni dirigenti fiorentini ed è stato diffuso sul web; alcuni degli estensori come abbiamo detto nell’introduzione sono qui con noi e ne parleranno (il loro documento si intitola “Etica e trasparenza); abbiamo altresì dato il nostro apporto alla elaborazione di un Documento sugli stessi temi redatto qui a Prato e presentato alla Segreteria provinciale.

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Mentre Sabrina interviene sul display appaiono le parole del testo della canzone accompagnate solo dalla “base” musicale

L’assenza (Fiorella Mannoia)

(P.Fabrizi)

Sarai distante o sarai vicino
sarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c’è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell’assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un’antica danza
Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C’è solo un posto dove puoi tornare
c’è solo un cuore dove puoi stare

Le foto non mentono

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Le foto non mentono

Le foto non mentono, a meno che non vengano ritoccate magistralmente con aggiunte ed omissioni. Ma non mi sembra sia il caso che riguarda la foto che ritrae i quattro leader delle “sardine” con Benetton e Toscani, tutti sorridenti, in posa fashion, ben felici di essere in quel posto, luogo certamente ricco di spunti e riflessioni positive relativamente al mondo del lavoro contemporaneo, quello della creatività. Sia Benetton che Toscani rappresentano quel mondo borghese ed aristocratico che ha guardato con grande attenzione all’ascesa di personaggi rappresentativi nel mondo della Politica caratterizzata da un rampantismo esasperato senza limiti e postideologico. Non discuto qui della loro visione industriale poggiata fortemente sui contributi pubblici, anche se – dopo le sciagure del Ponte Morandi e la scoperta di tantissima altre falle sulle strade italiane – è la più forte accusa che si rivolge a Benetton, non altre, visto che stiamo vivendo in un tempo nel quale gli interessi primari della gente vengono calpestati impunemente e la responsabilità di tutto questo non può che essere addebitata al mondo politico sempre più orientato verso scelte di Centro, che producono un progressivo impoverimento delle fasce più deboli.
Le foto non mentono ed a poco vale che le “sardine” punzecchiate da api operose si siano scusate. Anzi, sono proprio le scuse ad attrarre l’attenzione di chi ne osserva le mosse.
Probabilmente l’ubriacatura di un voto nelle Regionali dell’Emilia Romagna che non mi è apparso proprio essere di Sinistra e il vedersi assegnare dei meriti che non vanno al di là della manovalanza organizzativa di masse impaurite dallo spauracchio della Destra salviniana, ha fatto perdere loro la percezione della realtà. Certamente è molto bello scendere in piazza ed essere in tanti, ma quella gente appartiene a quella parte della società generalmente garantita se non da sufficienti situazioni economiche proprie perlomeno da rendite familiari: non si trattava di “popolo” pentito che ritrovava la strada smarrita. Ben diversa è la provenienza del voto della Destra, sottratto anche alla Sinistra nel corso degli ultimi anni, che in quelle piazze ovviamente non era rappresentato. Ed è questo il dramma: la Sinistra non riesce più a parlare con quella parte di società che si è vista progressivamente abbandonata; e non saranno certamente le “sardine” a sanare questo “vulnus”. I loro rappresentanti fanno parte integrante della buona borghesia cittadina, quella che, insieme ad un ceto medio urbano, ha decretato la vittoria di Bonaccini. Ed è per questo motivo che la loro presenza accanto a Benetton e Toscani non era fuori luogo: ci stavano bene, erano sorridenti, baldanzosi, felici; perché scusarsi?

J.M.

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – settima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – settima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

continuano gli interventi “programmati” riprende la parola ELISA Valdambrini

Vogliamo per questo invitare il nostro Partito ad analizzare con severità e rigore tutte le fasi che hanno portato – negli ultimi anni – Prato ad essere amministrata, dopo più di 60 anni, dal Centrodestra. Crediamo sia fortemente indispensabile ed urgente perché si avvicinano importanti scadenze e non possiamo sottovalutare le critiche che, soprattutto dall’interno, o dall’immediata periferia del Partito, sono venute e continuano tuttora a venire. Ognuno di noi, è logico, si è fatta un’idea specifica di quanto è accaduto; ma non è più il tempo di ragionare per gruppi separati. E’ l’ora di lavorare tutti insieme, perché se si riesce a vincere, vinceremo tutti; se si perde, allo stesso modo, perderemo tutti. E non ci si venga a dire che questa esperienza del passaggio all’Opposizione è stata positiva – oltre che per noi – per la nostra città! E dunque noi dobbiamo cercare di vincere e dobbiamo farlo abbandonando gli errori dopo averli riconosciuti e costruendo una piattaforma programmatica chiara e comprensibile e, per poterlo fare, non bisogna attendere altro tempo: noi proponiamo la convocazione dei Forum per il Programma e pensiamo ad un Programma che, senza tralasciare alcun aspetto, si presenti alla fine con delle Sintesi ampie. Finora non abbiamo fatto altro che rincorrere le ubbie del Centrodestra; ora bisogna cambiare rotta. Per poterlo fare bene occorrerà aprire la discussione davvero e non solo per slogan, farlo preventivamente senza steccati precostituiti, raccogliere le idee e la progettualità, valutandone le reali concrete fattibilità, valorizzare la “parola” e diffondere le “idee”:

riprende la parola STEFANO Gruni

Per fare questo occorre innanzitutto un Partito Democratico unito e forte, anche perché “unito”. Nel PD le vecchie “anime” precostituenti si sono amalgamate solo in parte in modo positivo; le divisioni, al di là di schieramenti riferiti alle storie precedenti si riferiscono a malumori sopiti che affondano le loro piccole robuste radici in alcune diatribe prevalentemente di natura personale fra opposte fazioni a sostegno di questo o quel personaggio, di questo o quel candidato etc etc etc
E sarà necessario un impegno poderoso e robusto, coraggioso di tutti, proprio tutti e sottolineiamo tutti, in quella direzione.
A noi oggi il Partito appare in forte difficoltà: se non fosse vero, se fosse solo l’impressione di un minuscolo gruppetto di militanti incapaci di interpretare la Politica, non potremmo che esserne felici. Noi in effetti vediamo divisioni, sentiamo critiche spesso feroci non solo fuori ma anche dentro i gruppi Dirigenti; c’è una Segreteria Provinciale che non ci convince. Tutti sanno che questo Circolo, nel suo nucleo costitutivo, ha sostenuto la candidatura di Ilaria Bugetti e non ci accingiamo qui a smentire il nostro operato. Chiediamo un cambio deciso di passo; chiediamo che chi fa parte della Segreteria si assuma pienamente le sue responsabilità; non ci interessano le questioni personali: bisogna essere operativi come Gruppo, bisogna essere coesi e, se necessario, cambiare. Noi pensiamo che sia venuto il momento di fare chiarezza e bisognerà andare ad una gestione collegiale non necessariamente unitaria (intendendo con ciò che chi ha perso il Congresso può anche rifiutarsi di avere delle responsabilità ma chi lo ha vinto ha degli obblighi ed a questi deve corrispondere). Pertanto sarà opportuno procedere ad una verifica di “maggioranza” per comprendere cosa non abbia funzionato: non ci si può nascondere solamente dietro al disfattismo o complottismo della minoranza. C’è di certo qualcosa da verificare e bisogna farlo al più presto. E’ assolutamente necessario sviluppare una maggiore forza propulsiva sui territori e sulle tematiche evitando fra l’altro di lasciare spazi del tutto liberi ed incustoditi a quella che genericamente chiamiamo “Antipolitica”. C’è un’Assemblea Provinciale che viaggia a scartamento ridotto: parte di essa non è molto presente (scusateci l’eufemismo ironico!) e non partecipa al dibattito “aperto” e democratico neppure in modo apertamente critico. E questo, in una città governata male da un Centrodestra impreparato ed arrogante oltre che a tratti aggressivo ed offensivo, non è ammissibile. Occorre avvertire un senso di corresponsabilizzazione ed evitare, non solo apparentemente ed ipocritamente, divisioni che non siano il frutto di discussioni franche aperte e comuni, evitando incontri separati e semi-segreti o conventicole di parte.

Uno dei brani con cui si intervallarono gli interventi:

Sognamo il pane, bambino mio
E le mele rosse e lo scintillio
Dell’uragano che porta via
E pulisce l’aria di nostalgia
Un cuore caldo e le calze lunghe
Gli inverni corti e le libertà
Gli uccelli neri e la pioggia lieve
Che viene e và
Sognamo il mare, bambino mio
E le reti piene e lo scampanio
Un uomo in casa e la verità
La sua sposa rosa che riderà
Il passato è una fotografia
Ma l’avvenire ti aspetta già
Sulla nave bianca che un giorno o l’altro ti ruberà

Sognare è vita
è fare cosa non puoi fare
(è sentire che ti puoi) dimenticare
La porta aperta e poi dormire
Sognare è vita
è cogliere la luna amica
è l’acqua della fantasia

Sognamo il sole, bambino mio
Con il tempo bello del nostro addio
Mentre il canto della malinconia
è una chitarra giù nella via
Con un po’ di vino e la tua allegria
Un vestito nuovo e la mia poesia
Sotto le lenzuola di lino e neve tu voli via

Sognare è vita
è fare cosa non puoi fare
(è sentire che ti puoi) dimenticare
La luce accesa e poi dormire
Sognare è vita
è cogliere la luna amica
è l’acqua della fantasia
Sognare è vita
Sognare è vita
è il fuoco della tua follia
Sognare è vita
Sognare è vita

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – quarta parte (verso il Congresso)

Via Vivaldi

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – quarta parte (verso il Congresso)

Il nostro non fu un Congresso come se ne svolgono tanti altri. Di certo i grandi Congressi, quelli nazionali, hanno dei loro “riti” che possono anche essere “spettacolari”, se non altro “mastodontici” nella loro struttura anche teatrale (grandi raduni con i loro apparati istrionici in grandissimi spazi). “Noi” a San Paolo pensavamo ad una festa- E “festa” fu. Allestimmo anche un canovaccio con una sceneggiatura di ferro come per una documentazione mediatica. Qualcuno di noi in fondo era esperto per questi aspetti. Non ci sarebbe stato un relatore unico; un gruppo consistente di compagne e compagni avrebbe letto parti della Presentazione, facendole intervallare da variegate forme multimediali e testimonianze in video (videoclip, letture).
Era uno spettacolo in tutti i sensi. Quel che avremmo detto lo scrivemmo insieme e ci furono varie edizioni del testo fino a quella finale.
Avevamo in mente di costruire un Circolo nel quale “tutti” (cittadine e cittadini di San Paolo e non) avrebbero potuto partecipare “anche” alle scelte strategiche territoriali, a prescindere dall’iscrizione al PD: un vero e proprio Laboratorio Democratico aperto, una vera e propria “Palestra delle Idee”. Non credo che non ci fossero nel Paese altri esempi consimili, ma a Prato non ce n’erano. Il Partito Democratico già allora, prima della meteora renziana, era rinchiuso in se stesso, piegato a difesa dei fortini degli apparati veteropopolari democristiani e vetero diessini. Ci guardavano con curiosità e con timori. Con curiosità coloro che aspiravano al “nuovo”, con paura quelli che il “nuovo” lo aborrivano, pur professandosi a parole come rinnovatori.
Se qualcuno di quelli che ancora appartengono ai vecchi apparati o agiscono come loro cloni vogliono obiettare rispetto a quel che scrivo, alle critiche che continuo a rivolgere a quei metodi, riflettano un attimo prima, se ne hanno la capacità, in quale stato di degrado hanno portato il PD, senza lasciarsi prendere da entusiasmi acritici legati a presunte “vittorie” che non appartengono loro.
Nei prossimi giorni pubblicherò anche “ad uso” dei prossimi Congressi (in quel di San Paolo ne è annunciato uno a breve) il testo di quella nostra “performance”.
Posso sbagliarmi per una forma senile di auto-sciovinismo, ma quel che scrivevamo allora è “purtroppo” ancora attuale perché “non praticato” (e i risultati si vedono).

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Paesaggio libero 2

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – terza parte (verso il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – terza parte (verso il Congresso)

Quello che segue è il testo di alcune mie riflessioni che spero possano essere ancora utili per coloro che aspirano ad un reale rinnovamento della pratica e dei metodi della Politica.
Voglio sottolineare, e lo farò ancora nelle prossime occasioni, che “noi” credevamo in quel che dicevamo: non era “aria fritta” per attirare il consenso di persone sincere. E, forse, l’apparato “politico” se ne avvide e ci contrastò ulteriormente negli anni successivi. Di certo “noi” non facevamo sconti: ci hanno “illusi” – alcune compagne e compagni che aspiravano a conquistare posti di prestigio; ci siamo “illusi” ma poi ci siamo ritirati sdegnati da tali comportamenti opportunistici, che sono la vera piaga della Politica. Noi credevamo in quel che dicevamo. Non era “aria fritta”!

Perché un Circolo “nuovo”

Ce lo chiedono, ce lo siamo chiesto più volte anche noi! In fondo la voglia e la capacità di lottare, di fare gruppo, di proporre, discutere non ci mancava, non ci manca e dunque avremmo pur potuto operare come minoranza in crescita all’interno del Circolo territoriale che fino a pochi mesi fa – potremmo dire fino ad oggi – esisteva come unico punto di riferimento ufficiale del Partito Democratico: cioè Borgonuovo-San Paolo.
Il fatto è che noi – anche se con diverse sfumature – pensavamo e pensiamo ad un Partito Democratico “nuovo” ben diverso da quello che vediamo muoversi sul piano pratico (i valori, gli ideali, i contenuti sono punti di partenza base per ciascuno di noi) nella maggior parte delle realtà territoriali. A noi sembra che anche il nostro Partito fatto da italiane e italiani dimentichi troppo presto le ragioni vere che ci hanno condotto a costituire questa nuova formazione, aggregando – sulla stessa base di valori ed ideali – forze provenienti da esperienze diverse, in primo luogo quelle cattoliche democratiche e quelle della sinistra democratica e liberale, senza trascurare quelle afferenti al comunitarismo, all’ambientalismo ed al criticismo radicale democratico. Eppure non sono passati che cinque anni (non mi sembra un secolo!) da quell’ottobre del 2007 in cui si svolsero le elezioni dei membri dell’Assemblea Costituente e vorrei ricordare, accanto alle esperienze che tanti di noi possono vantare quel che aveva detto presentando al Congresso dei DS un anno prima Piero Fassino su cosa avrebbe dovuto essere il futuro Partito Democratico:

« Diamo vita al Partito Democratico non per un’esigenza dei DS o della Margherita o di un ceto politico. No. Il Partito Democratico è una necessità del Paese, serve all’Italia. Vogliamo dare vita ad un soggetto politico non moderato o centrista, bensì progressista, riformista e riformatore. Un partito che faccia incontrare i valori storici per cui la sinistra è nata e vive – libertà, democrazia, giustizia, uguaglianza, solidarietà, lavoro – con l’alfabeto del nuovo secolo: cittadinanza, diritti, laicità, innovazione, integrazione, merito, multi-culturalità, pari opportunità, sicurezza, sostenibilità, sopranazionalità. E per questo dovrà essere un partito del lavoro, dello sviluppo sostenibile, della cittadinanza e dei diritti, dell’innovazione e del merito, del sapere e della conoscenza, della persona e della laicità, della democrazia e dell’autogoverno locale, dell’Europa e dell’integrazione sopranazionale, della pace e della sicurezza….”

Quella fase l’ho vissuta in primo piano per convinzione profonda ed un po’ in modo defilato per carattere personale: ho molti documenti che attestano la mia convinzione ed anche la certificazione che non molti fra i Dirigenti di allora ,che sono mescolati ora fra coloro che attendono il passaggio di eventuali cadaveri per riprendere vigore, erano convinti della necessità, a prescindere dal loro specifico collocamento, di andare verso l’imprescindibile rinnovamento della mentalità (o del personale – in alternativa) politica. Di certo potrei raccontare quei giorni, quelle settimane, quei mesi a dialogare con sordi; e forse prima o poi lo farò!
E’ assurdo, oggi, dopo quello sforzo sentirci dire che “tutti” i Partiti sono da rottamare, che “tutta” la Politica fa schifo, che siamo “vecchi”. Vi sono stati degli errori, dei pressappochismi e soprattutto si è davvero pensato molto a mantenere i propri vantaggi, piccolissimi piccoli o grandi che fossero, a scapito del necessario e doveroso preannunciato rinnovamento.
Soprattutto ed al di là di quel che si vuole e si deve proporre e fare penso al metodo. Ed è questo l’aspetto prioritario che abbiamo voluto introdurre in questo nostro Circolo.

J.M.

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005)

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria.

Così si legge su Wikipedia. Ma il recupero della “memoria” è stato uno degli obiettivi che, durante la mia permanenza amministrativa nella Circoscrizione Est come Presidente della Commissione Scuola e Cultura, insieme ad altri componenti come la Presidente Fulvia Bendotti ed il segretario amministraivo della Circoscrizione, Gianfranco Ravenni, ci ponemmo.

Non intendo accreditarmi come anticipatore, essendo ben consapevole che tante altre iniziative consimili si attuavano sia nella sfera pubblica che in quella privata.

Fummo stimolati e fortunati, in quanto – all’interno di un percorso programmato dall’Amministrazione che festeggiava le cittadine ed i cittadini che compivano 100 anni – incontrammo Eugenio Tinti.
A lui nel maggio 2001 dedicammo il primo opuscolo della “Mediateca della Memoria”. Il titolo ha un riferimento fantasy “E.T. (Eugenio Tinti)” – il sottotitolo indica la particolarità del contesto, “Tre secoli”.
A pagina 25 c’è una mia postfazione.

“La Circoscrizione Est del Comune di Prato, sin dall’inizio di questa legislatura (1999-2004) ha inserito nel suo Programma un impegno specifico di recupero della memoria collettiva attraverso la ricerca diretta sul territorio con il coinvolgimento della nostra gente. Questo Progetto porta il titolo di “Mediateca della Memoria” ed ha lo scopo attraverso tutta una serie di interventi (raccolta materiali, raccolta testimonianze, riprese in video e registrazioni audio, lavori svolti dalle istituzioni scolastiche con i giovani) di ordinare questi materiali e metterli a disposizione di quanti li vogliano studiare. La Circoscrizione poi con i mezzi e le risorse che riuscirà a convogliare su questo Progetto produrrà in proprio delle elaborazioni, come questa piccola e limitata monografia su Eugenio Tinti, che peraltro ringraziamo per questa collaborazione prestataci.”

A precisare il senso dell’iniziativa della Circoscrizione ecco le parole della Prefazione scritta dalla prof.ssa Fulvia Bendotti, presidente della Circoscrizione Est dal 1996.

“Càpita sempre più spesso ascoltare personaggi di grande prestigio (studiosi, politici, scrittori, uomini genericamente di cultura) formulare delle affermazioni sul secolo che si è appena concluso che tendono a rivalutare alcuni movimenti a scapito di altri, senza nessun apparente tipo di approfondimento analitico. Noi non intendiamo in questa sede supplire a questa carenza; vogliamo invece avviare una riflessione più profonda su alcuni aspetti del secolo scorso che, basandosi su documenti e testimonianze, chiarisca il più possibile le questioni. Sembra quasi, negli ultimi anni, che si vogliano dimenticare le ragioni diverse che nel Novecento hanno visto nascere e poi morire alcune ideologie di tipo totalitario per creare poi nella confusione generale una corte fumogena che offuschi la “memoria collettiva”: La Circoscrizione Est, nell’attuare il programma di questa legislatura, avvia dunque quella che ha chiamato “MEDIATECA della Memoria”: la raccolta di materiali più vari (lettere, fotografie, testimonianze, diari, nastri magnetici in audio e in video, ecc…) che supportino poi un lavoro di rielaborazione critica che, tenendo conto delle diverse idee e posizioni, contribuisca a mantenere la memoria sul secolo scorso. Queste riflessioni, frutto degli incontri con un nostro concittadino, Eugenio Tinti, costituiscono dunque il primo elemento di questa “Mediateca”.

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OGGI SI VOTA in Emilia Romagna (anche in Calabria!) – nell’occasione recupero un mio post relativo alle Europee del 2014 che precedettero quelle Regionali di qualche mese (maggio – novembre): c’erano già allora segnali di (in)sofferenza

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OGGI SI VOTA in Emilia Romagna (anche in Calabria!) – nell’occasione recupero un mio post relativo alle Europee del 2014 che precedettero quelle Regionali di qualche mese (maggio – novembre): c’erano già allora segnali di (in)sofferenza

Fresco di nomina come Segretario del PD (dicembre 2013) e come Presidente del Consiglio (febbraio 2014) Matteo Renzi esultò per il risultato alle Europee (25 giugno 2014) e si montò la testa: spesso è accaduto (ma la conoscenza della Storia evidentemente non è il suo punto “forte”!) che grandi successi improvvisi annuncino altrettanto improvvisi sfracelli. In Emilia Romagna, terra “rossa”, la partecipazione alle elezioni Regionali di novembre (dopo il grande boom del 40 e più per cento del risultato alle Europee, dove – per la cronaca – era andato a votare il 58,7%) rappresentò un segnale importante di riflusso con il 37,71% di partecipanti alle elezioni regionali in Emilia Romagna. Bonaccini vinse ed il commento di Renzi sulla bassa affluenza fu irridente, sprezzante, nel suo stile bullesco “Si tratta di un elemento secondario”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/23/regionali-urne-deserte-in-emilia-romagna-calabria-meno-40-degli-aventi-diritto/1229156/

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In quell’occasione scrivevo:

Si festeggi pure! perché il risultato è di quelli a tutti gli effetti “storico”, “e-po-ca-le”. Eppure è lo stesso Premier, che nella Conferenza Stampa di lunedì 26, qualche ora dopo il “brindisi” collettivo dello staff di via del Nazareno, si appresta a smorzare con politica eleganza i toni fino a quel momento trionfalistici. “Nulla da festeggiare” ma grandi responsabilità da assumere. Sono pienamente d’accordo. In effetti è Renzi che si accorge che il 40 % dei consensi, pur se limitati da una percentuale di votanti più bassa, sono fin troppi da potersi adeguatamente gestire. E’ come se si fosse accorto di un’anomalia davvero unica e rivoluzionaria secondo la quale in Italia per la prima volta ci si trovi di fronte ad un elettorato che è per più della metà di Centrosinistra. Ma come può essere accaduto tutto questo? Non parlo solo come chi non ha condiviso il percorso di Renzi men che mai negli ultimi tempi, non parlo come chi – ciecamente – non vuole riconoscere il bel risultato ed il grande merito del lavoro collettivo (il Partito) ed individual\collettivo (i tantissimi candidati ed i loro sostenitori-militanti): vorrei che mi si riconoscesse un ruolo di super-partes anche se in modo temporaneo. Di certo sta ancora funzionando il consenso “bipartisan” per il Renzi che ha avanzato molte promesse e ne ha mantenute ben poche, ma fra queste molto forte è quella degli “80 euro” anche se distribuiti in modo parziale. In ogni caso va riconosciuto che anche questa è una promessa che ne annuncia – a livello di sensazione – altre che potrebbero contribuire ad aprire “varchi” positivi a chi cerca lavoro o a chi lo ha perso (in entrambi i casi non sono destinatari del “bonus”): funzionano ancora – anche perché formulati da un “homo novus” gli annunci e le promesse di “giustizia sociale” e di “risparmi (“spending review”) costruiti intorno al funzionamento del settore pubblico. L’elettore dunque sta firmando alcune cambiali in bianco, per ora: ma ritornerà a votare PD? Beh, dipende! Dipende da quel che d’ora in poi riuscirà a fare il Governo che, dopo l’ubriacatura delle Europee, dovrà tornare a contemperare posizioni di Sinistra con quelle di Centro e quelle di Destra che non sono cambiate di colpo e che non cambieranno, a meno che Alfano ed il composito raggruppamento di Centro non vogliano suicidarsi del tutto, visti i risultati. Forse, e sembrerà davvero strano quel che dico, il futuro è nelle mani non del PD di Renzi ma nel Movimento 5 stelle (non di Grillo e Casaleggio ma dei suoi “freschi” militanti). Infatti se dietro di esso non continuerà a muoversi il Beppe Grillo vestito da “sfasciacarrozze” (non dimentichiamo – spesso i politologi in buona o cattiva fede non lo dicono – che il lavoro del leader del Movimento è quello di “comico” ed in ogni caso di “interprete” – avete visto che “agnellino” contrito era il giorno dopo le elezioni?) e il Casaleggio, che muove le fila dietro le quinte, si facesse – o fosse fatto – da parte, forse si capirebbe che in Italia c’è in tutta evidenza un deficit di Sinistra e che sarebbe necessario costruire una Rete che non conti solo sul web, che non si appiattisca su quello; che sarebbe altresì necessario costruire dei “luoghi” per organizzare il dialogo ed in ogni caso sarebbe importante “partecipare” al confronto dialettico su tutti i territori anche a muso duro ma con cognizione di causa come tante volte ma sporadicamente hanno dimostrato di saper fare i cosiddetti “grillini”, alzando i toni dello scontro politico. Ecco, se si facesse strada questa consapevolezza, forse il PD e Renzi avrebbe maggiori difficoltà a sentirsi “sereni” ed a festeggiare. In pratica il 42 % dei consensi è fatto in gran parte di un elettorato storico mal disposto anche se con tanti mal di pancia a rimettere in discussione la sua “fede”, un elettorato che ha mugugnato e minacciato sfracelli ma che poi ha accolto come il male minore l’ascesa di Renzi, l’unico in grado (un nuovo “unto del Signore”), dicono, di sconfiggere Berlusconi ( a dire il vero sia nel 2013 che oggi a battere Berlusconi ci hanno pensato gli elettori di Grillo; il punteggio in modalità calcistica sarebbe di 2 a 1 a favore del M5S); un’altra parte di quel 42 % è fatto di gente e del suo elettorato personale che si è imbarcata sul battello di Renzi fiutando la buona occasione ed è semmai tutt’altro che di Sinistra. Dunque è un 42 % fluttuante che difficilmente tornerà interamente a votare PD, se i conti personali non torneranno. E questo anche Renzi lo ha capito: ecco perché più che festeggiare dovrà stare attento a meditare.

Giuseppe Maddaluno

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – seconda parte (dopo il Preambolo)

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – seconda parte (dopo il Preambolo)

Un Blog ha un senso sia quando chi lo conduce esprime le sue caratteristiche, produce testi originali narrativi o pre-narrativi o ancora metanarrativi, sia quando ci si inoltra in riflessioni sociopolitiche legate al tempo che si vive sia quando ci si affida alle onde della memoria soprattutto quella locale e personale, intendendo riferirsi ad esperienze vissute nel corso degli anni, allo scopo di non ridurle nel grande buglione dell’oblio.

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2.
La vicenda “San Paolo” porta il segno di tali scontri e divisioni. Non fu per niente facile avviare il procedimento per la nascita del nuovo Circolo, anche per il fatto che la stragrande maggioranza, la totalità assoluta dei proponenti aveva sostenuto convintamente Massimo Carlesi, candidato “popolare” alla carica di Sindaco nelle Primarie del Partito Democratico, mentre sul territorio agiva un altro Circolo PD che aveva sostenuto il candidato dell’apparato, Paolo Abati. Noi dunque eravamo stati “eretici” e lo rimanevamo anche dopo la sconfitta del 2009, forse anche a noi addebitata in quota parte, minima. Si assisteva ad un’anomalia, che oggi sono portato a considerare “congenita” (anche in questo tempo, come allora dopo una sonora sconfessione dell’apparato, dopo la vittoria “popolare” nelle Primarie aperte ad elettrici ed elettori non solo iscritte/i, della nuova linea Zingaretti, la Segreteria “renziana” ha voluto mantenere una maggioranza illegittima), con la Segreteria sonoramente sconfitta che tuttavia non si schiodava da via Carbonaia. Chiaramente chi decideva non era favorevole alla nostra richiesta.
Trascorsero alcuni mesi durante i quali l’apparato fece melina, frapponendo ostacoli inimmaginabili in un consesso democratico.
Nel 2010 ci fu però un Congresso e noi di via Cilea sostenemmo in maggioranza Ilaria Bugetti preferendola al candidato che aveva i favori del gruppo più forte, Stefano Ciuoffo. Anche in questo caso la nostra candidata prevalse e divenne Segretaria provinciale.
Il percorso per il nostro riconoscimento fu facilitato anche se le difficoltà non furono poche. A fine aprile del 2011 potemmo così annunciare in un Comunicato stampa l’avvio del procedimento fondativo del nuovo Circolo.

COMUNICATO STAMPA

PRATO 04.05.2011 (c.b.) Un nuovo circolo del Partito democratico a San Paolo: tutti d’accordo per l’avvio del percorso costituente. La decisione è stata presentata ieri dalla Segreteria Provinciale del PD al coordinamento del circolo Borgonuovo-San Paolo, ed è stata messa a punto una road-map finalizzata alla nascita del nuovo Circolo.
Si tratterà di un “percorso costituente” che vuole essere nelle intenzioni dei proponenti del nuovo Circolo “un vero valore aggiunto nel quartiere, capace anche di coprire una più vasta area territoriale e di lavorare anche al recupero di iscritti oltre a nuove adesioni al Partito in tutto il territorio”.
Per l’apertura del nuovo circolo di San Paolo in via Cilea presso il Circolo ARCI, i “promotori” in questa fase costituiranno un Coordinamento pro-tempore nominando un responsabile (portavoce).
La fase transitoria sarà chiusa in ottobre con il voto formale dell’Assemblea provinciale del Pd. Da quel momento in poi sarà attiva una nuova suddivisione territoriale sulla quale incidere con la propria attività politica in netta autonomia dei due Circoli.

«Sono molto soddisfatta per l’accordo raggiunto – commenta la segretaria provinciale Ilaria Bugetti – perché si sono messe le basi per crescere ed allargarsi, non per dividere l’esistente. Sono sicura che i promotori faranno un buon lavoro, in uno spirito di collaborazione con il circolo esistente e, per quanto mi sarà possibile, darò il mio contributo al successo dell’iniziativa, che significa nuovo circolo ma anche consolidamento di quello di Borgonuovo».

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PAROLE : DISUGUAGLIANZE

PAROLE : DISUGUAGLIANZE di J.M.

Non può essere considerato un vezzo, nè tanto meno una modalità ipocrita da parte della Sinistra, quella con la “S” maiuscola non quella snob che tanto spesso si mette in mostra e finisce prima o poi per cadere in contraddizione. Mi riferisco alle argomentazioni umanitarie, “umanistiche”, che spingono a sentirsi tutti “uguali”, a lavorare per abbattere le disuguaglianze sempre crescenti; temi che vengono discussi nei consessi partitici e sindacali ma che poi rimangono lì e finiscono per aggravare piuttosto che portare a soluzione la realtà economica delle classi più deboli. Ma, lo ripeto, affinché queste mie parole non appaiano altro “esercizio retorico”, non credo sia un vezzo o un puro lavacro delle coscienze la volontà di discutere; in realtà poi ci si ferma di fronte a muri insormontabili che spingono alla rinuncia nel procedere. Era già enormemente difficile affrontare le disuguaglianze nella metà del secolo scorso, quando ero ragazzo e l’economia si muoveva in ambiti poco più che nazionali; lo è oggi in modo drammatico di fronte ad un’economia globalizzata, fluida, liquida, sfuggente, oleosa. Tornare indietro è assolutamente improponibile; d’altra parte non dipende dalla volontà né individuale né collettiva politica e tutto potrebbe per qualche anno accadere all’interno di uno sconvolgimento apocalittico catastrofico che nessuno, proprio nessuno a partire dai più deboli, ha mai pensato di innescare.
A parte questi ultimi ragionamenti ipocondriaci di un ultrasettantenne mi piace ricordare l’impegno di Fabrizio Barca
Andate su questo sito sbilanciamoci.info o copiate questo link

http://sbilanciamoci.info/abbattere-le-diseguaglianze-la-ricetta-di-barca/

Il sito ha un sottotitolo che è

L’economia com’è e come può essere
Per un’Italia capace di futuro

Ci trovate un’articolo

Diseguaglianze, la ricetta di Barca
Rachele Gonnelli

Fabrizio Barca ha trattato da anni questi temi, partendo dalla sua esperienza di Ministro al tempo del Ministero per la coesione territoriale nel Governo Monti. Ha continuato a farlo con un Progetto di cui ho trattato in altri post.
Qui di seguito

“Ecco la triplice disuguaglianza che l’Europa deve combattere”

per il Research Magazine della LUISS (LUISS Open)

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https://open.luiss.it/2017/12/01/ecco-la-triplice-disuguaglianza-che-leuropa-deve-combattere-appunti-di-fabrizio-barca-per-una-nuova-politica-di-coesione/

Segnalo anche un’intervista al quotidiano “Avvenire” del 15 dicembre 2019 dal titolo “Aggredire le disuguaglianze”.

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Pur tuttavia in realtà periferiche come possono essere quelle in cui noi viviamo (Prato, ad esser precisi) abbiamo la possibilità – non dico il dovere, ma l’occasione – per poter dare dei segnali in controtendenza. E invece càpita proprio il contrario: nella corsa a mantenere posti di leadership – che sono, lo ricordo agli smemorati a-storici, provvisori e traballanti – si rischia di innalzare altri poderosi muri ed aumentare la distanza tra indigenti e garantiti. Ne abbiamo avuto la prova nella recente contesa tra l’Amministrazione comunale insieme al principale Sindacato confederale contro l’organizzazione sindacale di base Si Cobas. Anche su questo ho detto quel che pensavo: in un tempo come questo, che ci è dato di vivere, le divisioni nuocciono proprio ai più deboli. Tra gruppi, istituzioni, organizzazioni varie devono essere proprio le più forti e sensibili, sensibili e forti concordemente, a fare passi in avanti di apertura. I più deboli non possono essere ulteriormente mortificati, umiliati; devono essere sorretti – cristianamente e laicamente – ed aiutati a sollevarsi.

….a seguire: Rifondazione…..

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