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DEMOCRAZIA, ipocrisia ed ignoranza

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DEMOCRAZIA, ipocrisia ed ignoranza

Ieri sono stato attaccato al telefono per seguire le vicende che vedevano coinvolte le tante persone che erano partite anche da Prato per raggiungere Roma per partecipare alla manifestazione contro il Decreto Salvini, contro il razzismo emergente e contro il Disegno di Legge Pillon. Leggevo i commenti che venivano postati su Facebook ed i messaggi che arrivavano via whatsapp corredati entrambi da foto. Provavo lo stesso sdegno che veniva trasmesso attraverso quegli strumenti comunicativi, contemporaneamente riflettevo intorno alle ragioni per le quali tutto ciò accadeva. Molti erano i commenti che presagivano progressive riduzioni della Democrazia, uno Stato illiberale voluto dal nuovo Governo e si attaccava in modo esclusivo l’attuale vice Ministro titolare degli Interni come “mandante” di simili operazioni liberticide. Indubbiamente Salvini non fa molto per rasserenare gli animi ed ha un atteggiamento altezzoso e tracotante che non fa ben sperare per il futuro relativamente ad una pace sociale di cui il nostro Paese da tanto tempo ha urgente bisogno. Quel piglio con il quale rappresenta la sua narrazione lascia credere ciò che non gli appartiene direttamente, di cui però con piacere raccoglie i frutti.
In realtà sono stati applicati forse in maniera estensiva alcuni dettami del Decreto Sicurezza n.14 del 20.02.2017 firmato dal predecessore di Salvini, Marco Minniti. E qui ovviamente occorre fare chiarezza: so che serve a poco dire che “lo avevamo detto” che la stragrande maggioranza delle iniziative legislative dei Governi sedicenti di Centrosinistra erano molto più orientate verso il Centro e la Destra. Non voglio vantarmi di averlo detto ma tanto è: le scelte di questo Governo non hanno molto bisogno di mettere in discussione sul serio quelle precedenti. Basta semplicemente calcare la mano, utilizzando quello che è già indicato.
Inoltre c’è un elemento molto importante da valutare: i partecipanti alla manifestazione di ieri erano essenzialmente liberi cittadini, molti dei quali facenti riferimento ad associazioni ed organizzazioni che non erano state funzionali o collaterali al Governo precedente e quindi non avevano neanche la tutela del maggior Partito pur residuale, e cioè il Partito Democratico, il quale si è ben guardato dall’appoggiare la loro scelta. D’altronde al Partito Democratico nell’ultimo anno della legislatura passata era mancato il coraggio, o i suoi rappresentanti non ne erano così convinti o ritenevano di dover soggiacere a volontà xenofobe ed autenticamente razziste per lucrare sporchi consensi, allorquando non hanno fatto avanzare l’iter di approvazione dello “ius soli”.
L’ipocrisia che è una forma endemica di malattia politica ha prodotto, oltre che una visione parziale dell’attuale situazione (si attacca Salvini ed il Governo ma non si riconoscono gli errori commessi), anche una sorta di via libera sotterranea per iniziative parapolitiche (il termine non è negativo in sè e per sè, ma è negativo ciò che si vuol far credere alla gente che possiede valori alti e che finisce per essere strumentalizzata) in cui una parte della Poltica si traveste da “società civile” ed organizza eventi “paralleli” ad uso poco più che personale.
Con questi presupposti, aggiunti a quelli che da tempo vado rilevando e che appartengono comunemente ad una parte considerevole delle persone che avvertono l’impossibilità di un dialogo “politico” con il Partito Democratico, non è per niente ricevibile alcun invito all’unità, come i “messaggi di pace” molto anonimi e impersonali che vengono distribuiti qua e là, accompagnati da ricatti morali poco credibili e davvero penosi.

Joshua Madalon

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

Eh sì è anche per questo che poi avvengono fatti drammatici nella nostra città. Sembra, dico “sembra” non per prudenza ma per correttezza, che siano stati dei “cinesi” a picchiare l’altro giorno in modo violento ed apparentemente senza un motivo logico alcuni operai che, in un’azienda tessile condotta da cinesi, si erano ribellati denunciando il trattamento economico essenzialmente “a nero” e fortemente al di sotto del minimo della dignità.
Lo dico a voce alta: in un Paese nel quale l’elusione e l’evasione contributiva e fiscale non è mai stata adeguatamente controllata, sanzionata e punita, le comunità straniere trovano terreno fertile per allinearsi in tal senso e considerare a ragione (una ragione “amara” ma perfino comprensibile) atto di intolleranza xenofoba e persecutoria qualsiasi accertamento in materia fiscale. Possiamo certamente dire che entrando nel nostro Paese devono rispettarne le regole, ma non possiamo chiedere “solo” a loro di adeguarsi, perchè potrebbero rispondere che, certo, sono ben più integrati di quanto noi si chieda.
Se, e dico “se” per le ragioni di cui sopra, quel che è accaduto nel capannone di Montemurlo ha a che vedere davvero per una resa dei conti nei confronti di chi ha voluto denunciare al Sindacato il trattamento economico illegale, allora bisogna dire che molte sono le continue segnalazioni “anonime” (mi spiego meglio, io conosco chi segnala ma spesso per motivi “umanitari” mi chiede di non procedere in una denuncia) sul lavoro nero diffuso in questa città.
Sarebbe tempo di reagire e rimettere in circolo l’economia in modo legale, ma anche il Governo del “cambiamento” non ha tra le sue proposte questa scelta come priorità, alla faccia dell’ “Onestà” di cui ci si riempie la bocca.
Ritornando a questioni più umili, non meno serie, ma amene, vi parlo del dramma del “porta a porta” e degli esiti paradossali della sua diffusione.
Arrivarono forse sottopagati come tanti operatori delle cooperative ad illustrarci le magnifiche sorti e progressive della raccolta rifiuti porta a porta, condominio per condominio, scala per scala. Tutti muniti di opuscoli colorati su cui campeggiava, accompagnato dal simpatico Lupo Alberto, il logo dell’Azienda partecipata locale. Illustrarono con dovizia di particolari tutte le pratiche e le funzioni dei vari contenitori, annunciando che in una prima fase sarebbero state segnalate le infrazioni e successivamente sarebbero state sanzionate esplicitamente e solidamente.
L’uomo d’ordine, che –anche se non vi sembrerò tale (leggete il post del 6 novembre) – sono io, si propose di avviare all’interno della scala condominiale un controllo, segnalando le infrazioni “involontarie” per motivi logici collegati all’analfabetismo, di “andata” e di “ritorno”.
Diciamo che la “cosa” non funzionò; troppe volte pacchi maleodoranti e grondanti liquidi venivano per l’aggiunta depositati alcuni giorni prima di quando sarebbero poi stati prelevati dagli addetti. La carta che viene ritirata un solo giorno a settimana e per la quale espressamente era richiesto che fosse raccolta in modo compatto (e non alla rinfusa) veniva buttata a casaccio, con il risultato che allorquando traboccava e c’era il vento si spargeva per le strade.
Ero rimasto fermo con l’auto all’uscita dal passo carrabile. Davanti a me il furgone della raccolta della carta, abbandonato provvisoriamente per il tempo nel quale l’addetto, un giovanotto dall’aria intelligente e cortese, fosse tornato con un nuovo carico.
“Mi scusi. Deve uscire? Mi sposto” gli faccio cenno di no, anche se la posizione del mio mezzo rivela la bugia. Rimango lì a guardare il suo lavoro, rispettoso dei suoi tempi molto più cogenti dei miei. La macchina a cui ha agganciato i due contenitori solleva un carico di carta svolazzante. Glielo faccio notare. E lui: “Sono i “cinesi”!”

Joshua Madalon

….continua…

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Una “fisima”

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Una “fisima”

L’altro giorno in “In(decoro)so paesaggio” ho rappresentato il livello di degrado della nostra società.
L’ho fatto involontariamente ma nel finale c’era un segnale lanciato in modo subliminale che avrebbe dovuto farlo comprendere: immagino che un lettore di qualche anno in qua dopo la mia scomparsa e che abbia del tempo da perdere leggendo i miei post probabilmente in modo critico, così come oggi noi conosciamo la “critica letteraria”, potrebbe intuire ciò che nemmeno io supponevo di fare.
Ebbene, quel lettore oggi sono io, preincarnato in me stesso, e confermo che già in quel titolo inserito dopo la “scrittura” volessi segnalare il senso complessivo di smarrimento di fronte al crollo dei valori raffigurato attraverso immagini di sporcizia non solo reale ma anche morale.
Il “j’accuse” era rivolto alla nostra stessa società incapace di distinguere tra il bene ed il male, o meglio non in grado più di riconoscere che sia il bene che il male siano in modo complessivo e trasversale non dislocati in una sola categoria, quella peraltro altrettanto complessiva degli “stranieri”.
A Cambridge già qualche anno fa, forse dieci, forse meno – non so se Primo Ministro fosse Gordon Brown o David Cameron – parlando con un imprenditore di origini italiane (l’inglese lo mastico male) mi venne da chiedergli cosa pensasse dei cinesi (ne avevo visti alcuni in giro e non mi erano parsi dei turisti) e “Gente che lavora sodo, in gamba e” poichè gli avevo chiesto se pagavano le tasse e si comportavano in modo illecito quanto a rispetto delle regole soggiunse “…sono sempre ligi ai doveri previsti dalla nostra legislazione…D’altra parte tutti devono essere in regola, a partire da noi”. E, a dire il vero, ebbi modo di capire che diceva la verità. Io, da parte mia, non potevo affermare la stessa cosa quanto a quello che conoscevo già allora, riferito ad una parte considerevole della comunità cinese e, riconoscendo che quel “tutti devono essere in regola, a partire da noi” non ci apparteneva, masticai amaro ed abbozzai un sorrisino di cui forse solo io potevo cogliere il significato.
Tra le mie “fisime” (in effetti una “fisima” è qualcosa di anomalo, di proibito; e quindi non posso proprio identificarla con questa accezione) c’è l’ordine. Diamine, se passate da casa, penserete che sono un mentitore: troverete una gran confusione di oggetti spaiati e fuori posto, fogliacci apparentemente insignificanti, cartelline semiaperte che denunciano ricerche avviate e mai concluse, panni da stirare che attendono con pazienza, scarpe abbandonate qua e là, giubbotti attaccati fuori posto. E allora? Di che ordine si tratta? Ho anche litigato con i miei condòmini sulle modalità di conferimento dei rifiuti, dopo l’avvento del porta a porta; ed ho fatto anche rimostranze ufficiali attraverso la mia pec al gestore locale per non aver mantenuto quanto prescritto in merito al rispetto delle regole civili. Eh sì, anche nel condominio dove abito ci sono dei cinesi e non hanno molta cura del decoro “esterno” (su quello interno non mi esprimo, non vado a metter naso, anche se a volte gli odori non sono molto gradevoli); ma non si può chieder loro di fare ciò che noi non facciamo, di rispettare ciò che noi non rispettiamo.

– continua… –

Confusione

Disordine

IRRICEVIBILI FANFARONATE E SERIE PROPOSTE

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IRRICEVIBILI FANFARONATE E SERIE PROPOSTE

Negli ultimi giorni su Facebook, prototipo dei socials e testimone eminente dell’umana follia del XXI° secolo, si è svolto un dibattito che si occupava della mancata o scarsa o non pronta evidenza delle varie tragedie che hanno colpito il Paese ed in particolare il Nordest, con particolare attenzione all’area bellunese. Veniva denunciata la mancata pubblicizzazione da parte della stampa “di regime” (sic!) con una modalità pretestuosa e vuota di contenuti. Un attacco che veniva molto chiaramente da aree di Destra che intendeva essenzialmente diffondere la rabbia tra la gente del Nord nei confronti della Roma (non la squadra di calcio), che ora come ora non può essere più “ladrona”, visto che quella “Lega” che sventolava tali slogan è stata peraltro condannata proprio per ragioni che con quel “ladrona” hanno eccellenti riferimenti.
Quell’intervento tuttavia appariva fuori luogo a coloro che seguivano le informazioni attraverso la televisione in modo imparziale, dato che il cataclisma stava colpendo diverse zone del Paese ed è chiaro che non si poteva accontentare soltanto una parte di esso ed in modo particolare chi seguiva solo il proprio punto di vista, considerandosi “ombelico del mondo”.
Questi alcuni passi del post di cui parlo

“In Veneto sono giorni che le cataratte del cielo si sono aperte.
I danni sono incalcolabili, interi paesi nel bellunese rasi al suolo, migliaia di persone senza elettricità, senza acqua potabile, senza gas.
E tutto nel vergognoso silenzio dei media.
Tutto nella vergognosa indifferenza del resto del paese.”

Faccio notare però che attraverso la solita catena di solidarietà dalle mie zone già immediatamente e non per soddisfare l’egotismo dell’autore del post stavano partendo i soccorsi. Faccio notare che La7 attraverso il suo direttore già da qualche ora chiedeva di poter avviare una raccolta di liberi contributi come già fatto in altre occasioni (ciò non può avvenire attraverso un colpo di bacchetta magica, ma con meccanismi di garanzia istituzionali): il “noto” estensore lamentava anche “Niente gare di solidarietà, niente “dona 2 euro al numero…”.
Evito di aggiungere altro su questo individuo, mentre do un riconoscimento ad un altro figlio di quelle terre che contemporaneamente avanzava una proposta seria:

“Proporrei un fondo pluriennale che metta assieme risorse che stanno per essere stanziate per il reddito di cittadinanza,per i fondi stanziati per i comuni di confine,alfine di finanziare un grande progetto pluriennale dove si occupano dei disoccupati che formati e guidati da ditte boschive e agricole , anche edilizie e sotto il controllo dei comuni o dei servizi forestali possano servire a recuperare i boschi cancellati,la costante manutenzione idrogelogica e ambientale,la cura del territorio,gli sfalci.A mio parere sarebbe cosa utile e apprezzata da tutti e potrebbe mettere d’accordo perfino i mercati finanziari e l’unione Europea.”

Conosco quella realtà. L’ho amata e l’amo ancora. Conosco il carattere dei veneti, soprattutto quelli di altura e so per certo che hanno una grande forza, una straordinaria intelligenza e che apprezzeranno chi fa proposte serie e non fanfaronate,anche se sembrano essere di moda (penso in modo particolare a quell’invettiva di Salvini sugli “ambientalisti da salotto” senza alcun senso come tante delle altre sortite pittoresche dell’attuale Vicepremier).

Joshua Madalon

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IN(DECORO)SO paesaggio

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L’altra sera per andare in un discount sono passato ed un ratto mi è sgusciato davanti. Stamattina, sperando che tutto fosse stato “ripulito” e che si trattasse di una casualità sono ritornato. I ratti si sono ben guardati dal mettersi in posa ma la situazione era anche peggiorata… Signori, siamo in via del Gelso! Sembra che, chiamati dal discount che non cito per motivi vari (incolpevole del dissesto igienico), i vigili urbani abbiano dichiarato di non aver alcun potere. A me davvero sembra allucinante! Incredibile! e non mi si venga a dire che si tratta di “cinesi”. Significa molto poco: semplicemente lo scaricare su un’etnia la responsabilità di tutti noi, comunità educante – a questo punto – fallita!

La situazione non era certo migliore sei mesi fa

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PROVE DI DIALOGO a Sinistra

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PROVE DI DIALOGO a Sinistra

Ho già detto più volte che una nuova Sinistra non deve avere connotazioni iperideologiche. Cerco di chiarire ancora una volta che quell’ “iper” che appongo davanti al connotato “ideologiche” ha un senso preciso: non si può declinare tutta la realtà piegandola a ragioni precostituite, nè tantomeno adattandola ad esse. Non ci si può affidare a criteri rigidi se si vuole contribuire a migliorare in senso progressivo la società. Il massimo difetto della Sinistra, quella per intenderci che non si è piegata ai dogmi del mercato, è stato quello di non aver compreso che occorreva , dopo l’ascolto dei bisogni e delle istanze della popolazione, cercare e proporre soluzioni che garantissero giustizia e libertà, eguaglianza di partenza ma differenziazioni sul piano delle intelligenze, delle competenze e dei risultati ottenuti. Tutti devono essere eguali ma non appiattiti in una melassa indistinta, dalla quale tuttavia troppe volte c’è il rischio poi che non emergano i migliori ma solo i più furbi.
A volte quasi certamente mi spiego male, utilizzando forme verbali non consone. Non lo faccio tanto per somigliare lontanamente a simboli o icone del secolo scorso che polemizzarono con la Sinistra in modo forte pur riconoscendo se stessi ed essendo da altri conosciuti come espressione autentica di quel pensiero. Ed infatti lo faccio in modo maldestro rischiando molto: non possiamo alzare la nostra voce a testimoniare senza avanzare dubbi senza accogliere il pensiero critico, affermando semplicisticamente i fondamentali della nostra essenza. Quando dico che dobbiamo lasciar credere che si stia rinnegando noi stessi e somigliare alla Destra, so di esagerare. Ma è l’unico modo che conosca per potervi comunicare il mio disagio. Quando parlo di “regole” e chiedo che vengano rispettate, mi posso anche rendere conto che quelle “regole” non siano giuste, ma mi do da fare per combatterle dialetticamente, modificarle e, se necessario, abolirle ma non lo farò mai senza avanzare costruttivamente un’alternativa possibile. E questa non può essere il frutto di una semplificazione che non può essere presa in considerazione in uno Stato democratico senza apparire elitaria, oppressiva, autoritaria.
Ho speso pagine per indicare quali siano stati gli errori della Sinistra e il più delle volte questi tendono a ripetersi costantemente giorno dopo giorno. In una società complessa anche il peggiore dei Governi e la peggiore delle Amministrazioni riesce a costruire programmi – o parti di programmi – positivi. E questo non può che essere riconosciuto. Compito di chi vuole candidarsi a rappresentare un’alternativa, soprattutto se “di Sinistra”, è il saper ascoltare tutti coloro che riterranno importante dialogare presentando le proprie istanze, le angosce, i problemi, anche – e soprattutto – quando ci appariranno da noi lontani “ideologicamente”. Ad esempio, ascoltare la voce di coloro che lamentano ciò che a loro appare un’ingiustizia all’interno dei rapporti comuni con altre etnie non è indulgere al “razzismo” ed alla “xenofobia” e quell’ascolto deve produrre proposte che sulla base del riconoscimento delle loro ragioni mirino alla soluzione di tali forme di pur apparente – ma quasi sempre non è solo apparenza e pregiudizio (e questo lo sappiamo molto bene) – sentimento di avversione pregiudiziale.
Non bisogna, dunque, fermarsi nella considerazione che si sia destinati ad essere “residuali”; altrimenti di certo lo si è.

Joshua Madalon

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reloaded “abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!” prima e seconda parte

reloaded “abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!”
del 31 marzo 2018 e 1° aprile 2018 che coincideva con la Pasqua

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abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!
Prima parte

“Mente e braccia vogliono riunirsi, manca il cuore….Tu, Mediatore, mostra la via dell’uno e dell’altro….”

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Intanto, chiariamoci una volta per tutte (anche se non sarà l’ultima, credo!): se esiste una Destra possiamo presupporre che vi sia una Sinistra. Politologi e massmediologi nel corso degli ultimi decenni hanno propinato a larghe mani la sciocchezza che dietro al fallimento del comunismo reale (quello sovietico) tutta la Sinistra sia fallita. Complici interessati o utili idioti, inconsapevoli dei danni che avrebbero provocato, hanno dato fiato a questa teoria, rincorrendo il neoliberismo sfrenato accompagnato dalla globalizzazione economica. Anche una parte di coloro che prima del 1989 dicevano di appartenere alla Sinistra si adeguarono e cominciarono a costruire una profonda revisione del loro passato ideologico. Si dedicarono al sostegno delle pratiche economiche neoliberiste trovando appoggi nelle lobbies finanziarie internazionali che dettavano sempre più la loro legge anche nel nostro Paese. Indubbiamente la conseguenza di tutto questo divenne conferma della causa. Il mondo del lavoro subì, soprattutto ma non solo ai livelli bassi di operatività, una profonda trasformazione che costantemente e progressivamente tese a modificare a vantaggio del padronato le condizioni. Negli ultimi anni a sostegno di questi ultimi in Italia abbiamo avuto governi di Centrodestra e governi di Centrosinistra, che hanno contribuito in modo concorde a smantellare i diritti acquisiti dal movimento operaio nel corso degli anni Settanta del secolo scorso. Ma non solo nel mondo del Lavoro è importante segnare la differenza tra la Destra e la Sinistra: nella società contemporanea molto dipende dalla capacità di comunicazione. Troppe volte la Politica mente. Lo fa soprattutto per rendersi più credibile, solleticando i bisogni e le paure della gente. Tende a convincere che dalla loro parte è la difesa degli interessi comuni. Non può essere così! Se il Centrodestra è sostenuto dal punto di vista economico dalla società neocapitalistica, essa non può ergersi a difesa degli ultimi. Di converso in condizioni simili non lo può fare il Centrosinistra, soprattutto non il Partito Democratico a trazione renziana. Ritornando per un rapido esempio al mondo del Lavoro, il Job’s Act vede il sostegno convinto al 200% di Confindustria e la contrapposizione di larga parte del mondo operaio e lavorativo: una Legge “zoppa” che non è stata concordata con i veri protagonisti e li ha voluti subalterni.
Il mondo dell’Istruzione ha visto sempre più prevalere la burocrazia e l’aziendalizzazione della Conoscenza; è diventato sempre più lontano da una sua funzione umanistica e la tendenza si è spostata sempre più verso una “privatizzazione” anche nella scuola “pubblica”. La Sanità ha subito un decorso analogo, rendendo un pessimo servizio quello pubblico e conveniente per chi possiede mezzi propri quello privato. L’Ambiente è sottoposto all’incuria delle amministrazioni pubbliche e dei cittadini irrispettosi, interessati più al consumo mordi e fuggi che alla costruzione di un futuro ecologicamente corretto.
Non ci sono giustificazioni accettabili; non di certo il riferimento al trasferimento di risorse sempre più alto dallo Stato centrale alle periferie, accolto con scarsissime rimostranze da queste ultime, nell’accettazione supina di una “spending review” che ha finito per continuare a colpire i più deboli a vantaggio dei potenti.
Continuerò nelle prossime ore a riflettere sui motivi per cui abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!

Joshua Madalon – prima parte —

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BUONA PASQUA…abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!…seconda parte

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O MEDIADOR ENTRE A MENTE E AS MÃOS DEVE SER O CORAÇÃO

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Rivedo la scena finale del film di Fritz Lang,“Metropolis” del 1927, nella quale Freder il giovane rampollo della buona società dei ricchi industriali attraverso una giovane donna, Maria, rappresentante della società del mondo sotterraneo dove vivono e lavorano gli operai, si pone come mediatore tra gli interessi del mondo della produzione industriale, impersonati dal padre di Freder, Johann, e quello del lavoro interpretato da un rappresentante degli operai che nella scena appena precedente si recano con il consueto ordine verso l’ingresso della cattedrale. Il gesto della stretta di mano su invito di Maria è il suggello finale del film, che contribuisce a portare pace ed armonia in quel mondo.

Per tantissimi motivi quel film mi è caro ma questo finale supera la distopia generale e si addentra in un mondo utopico ma non del tutto impossibile.

Quel Freder avrebbe potuto essere rappresentato da quel “rampollo” di buona famiglia che ha governato il Paese prima direttamente poi “indirettamente”; ma non è stato così: egli ha preferito allearsi esclusivamente con quella parte più forte, garantendo che nella ripresa essa si arricchisse a dismisura.
Il “Job’s Act” è una legge squilibrata a favore dei “furbi”. Ha lasciato ampi spazi ai profittatori, non ha risolto la piaga del “lavoro nero”, ha abbassato il potere contrattuale in modo generale. Tardivamente lo stesso Partito Democratico in corso di campagna elettorale ha cercato di rimediare in modo maldestro a questi aspetti, senza tuttavia fare ammenda dell’errore. L’idea che la ricchezza prodotta potesse essere redistribuita era davvero amena, conoscendo la tradizionale cupidigia della stragrande parte del mondo imprenditoriale sempre più lontano dalla Cultura, se non quella del Guadagno. D’altra parte la lieve marcia indietro ha contribuito all’insuccesso elettorale, in quanto non ha convinto nessuna delle parti in causa. Ha creato profondo allarmismo nei gruppi industriali, abbinato ormai ad un discredito diffuso corrispondente ai proclami demagogici ed autogiustificatori del gruppo dirigente del PD, che tendevano a valorizzare (Cicero pro domo sua) le grandi scelte ed il loro successo.
In modo davvero paradossale sembra che ad operare un’inversione di tendenza in quel settore fondamentale della vita possano essere “oggi” coloro che si vogliono accreditare come “onesti” e “puri” ma che difettano di esperienza (e non è certamente poco importante sapere distinguere la sincerità dalla furbizia senza una certa esperienza “politica”) e possono essere facili vittime di inganni e soprattutto schiavi del malgoverno già ampiamente diffuso. Noi abbiamo bisogno di gente umile e di gente abile ed esperta nella ricostruzione della Sinistra. Parlo di “ricostruzione” perchè la Sinistra – anche se, come ho rilevato all’avvio di questo post nella prima parte (31 marzo), essa esiste come necessità da tempo inespressa – va reinventata aggredendo le contraddizioni che l’hanno resa quasi invisibile da alcuni decenni a questa parte. Alcune idee del M5S sono assolutamente affini alla Sinistra ma non possono essere realizzate senza un profondo coinvolgimento della parte più sana della società, che abbia la capacità di sanzionare comportamenti illegali purtroppo diffusi in tutto il Paese e tollerati con una forma di lassismo dilagante (“Così fan tutti!”).

Ritornando al film di Fritz Lang del quale qui sotto allego la scena finale riporto la traduzione delle didascalie, che ho utilizzato all’inizio di questo post del 1° aprile 2018, Giorno di Pasqua, come “Augurio” per il nostro futuro.

“Mente e braccia vogliono riunirsi, manca il cuore….Tu, Mediatore, mostra la via dell’uno e dell’altro….”

…abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!…fine seconda parte

SEGNALI DI BARBARIE – l’attacco al sistema scolastico nazionale (la regionalizzazione)

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SEGNALI DI BARBARIE – l’attacco al sistema scolastico nazionale (la regionalizzazione)

Un arretramento culturale frutto di anni ed anni di sottovalutazione del ruolo e dell’importanza dello studio si appresta a rendere sempre più difficile l’esistenza in primo luogo di quella parte che invece ha dedicato gran tempo della sua esistenza allo studio ed alla diffusione della Cultura ed in secondo luogo di una gran parte della popolazione che, avendo avuto meno opportunità, senza del tutto sceglierlo, non ha potuto studiare ed è costretta a vivere ai margini della società condizionata da quella minoranza di incolti furbi e scaltri.
Ho trattato in altri post del problema della dispersione scolastica, derivata alcuni anni fa dalla possibilità di trovare un lavoro allettante sin dall’adolescenza ma che oggi è collegata semplicemente ad un discredito del valore degli studi in relazione al lavoro cui si potrà accedere (sapere che molti giovani laureati ingolfano concorsi che fino a ieri erano prerogative dei diplomati non è una bella prospettiva: la scuola viene così vista sempre più come un luogo di parcheggio in attesa di emigrare o di avere una botta di fortuna). Quando ero ragazzo (anni sessanta) ho visto alcuni miei amici che si erano allontanati dagli studi dopo la terza media diventare dei bravi artigiani; ma erano altri tempi, così come scrivevo poco prima.
A Prato, poi, mia terra di arrivo più o meno definitivo (si sappia che sono naturalmente “nomade”) ancora negli anni Ottanta si riusciva a venir via dal percorso scolastico per accedere ad attività allettanti dal punto di vista della soddisfazione economica. Ma è durata assai poco quell’età dell’oro, celebrata e rimpianta da Edoardo Nesi. Ed in ogni caso, ne stiamo pagando le conseguenze in questa “età della barbarie” che si sta annunciando in modo impetuoso.
La Cultura e la Conoscenza sono sotto attacco. Uno dei segnali, non pochi in verità, che mi sta angosciando è la distruzione proprio dell’unità nazionale, che appare un controsenso di fronte al sovranismo ed al populismo dichiarato. Non bisogna dimenticare che a volte la Politica ha delle forme contorte che sembrano voler far abbandonare dei percorsi che poi invece in modo subdolo riappaiono. E’ il caso della “secessione” del Nord, annunciata in modo roboante negli anni Ottanta e successivi ma poi abbandonata sull’altare di accordi strategici nazionali: ebbene, sta ritornando sotto forma di autonomismo strisciante, a partire dalla scuola.
Ne parla in modo diffuso su “LEFT” di questa settimana Donatella Coccoli in un articolo dal titolo “Chi fa a pezzi la scuola”. E non è solo la Lega del Governatore del Veneto e di quello della Lombardia ad essere interessato a questo progetto autonomistico: anche quello dell’Emilia e Romagna che appartiene al Partito Democratico si candida a regionalizzare intanto la scuola con modalità che smantellerebbero il sistema nazionale in ogni sua parte. Altro che secessione: grazie a quello che annuncia il Ministro Bussetti si andrebbe verso una regionalizzazione dell’Istruzione con tutto quello che ne consegue, sia dal punto di vista dei programmi e dell’accesso all’insegnamento sia da quello che potrebbe essere obbligo differenziato relativo alla conoscenza della storia regionale e dei dialetti locali. Non sarebbe importante per un docente conoscere la propria materia e saperla insegnare: piuttosto occorrerà sapere interloquire nella lingua degli studenti ( e delle famiglie e dei docenti ) autoctoni. E dopo la scuola si procederà oltre con il “Veneto first” e via dicendo. Uno sconquasso legislativo che ha allarmato anche i Sindacati e le Associazioni dei Docenti, che sono giustamente sul piede di guerra.

Joshua Madalon

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BANALITA’

“Da tempo non ti vedo…l’altro giorno ho incrociato tua moglie….”
Da tempo non lo vedevo ma ora che, casualmente, ero in un delle stradine “minori” della città, lo vidi sbucare da uno dei tanti sottoportici che attraversano gli anditi delle case antiche fatte di pietra e che si innalzano quasi sorreggendosi reciprocamente.
“Sempre le stesse identiche passioni? Il cinema, no?”
“Ho meno tempo e lo guardo a casa, sai? con le moderne tecnologie mi è consentito!”
Sapevo di lui che era un maledetto pigro, da tanto tempo lo sapevo, l’ho sempre saputo: per quante volte l’ho invitato a partecipare alle iniziative culturali e politiche, tante volte si è negato neghittoso ed indolente.
Lo guardo. Sorrido e “Sei in pensione?” dimenticando che già da qualche anno avevo intravisto in lui una senescenza anticipata, indotta certamente da quel carattere schivo e disinteressato a quel che gli accadeva intorno. D’altra parte le sue competenze erano sempre state alte e fuori dalla portata dei comuni mortali. Era, ed è, un fisico, che non mette in discussione la diceria che siano un po’ fuori di testa.
“Macchè! Ne ho ancora per sette anni…” e mi accorgo di aver fatto una “gaffe” e allora la prendo a ridere ed alla lontana, raccontando che non ricordo, ed è la verità, da quanti anni io sono in pensione, facendo trapelare che un po’ fuori di senno lo sono anche io.
E poi aggiungo con lunghe perifrasi da politico consumato (non esperto eh! Ma proprio “consumato” ovverosia distrutto) che soprattutto alle signore non si deve mai chiedere se “sono in pensione” perché il rischio è quello di creare due elementi di turbamento.
“Il primo è che chiedendolo si allude al fatto che la signora debba avere una certa età; se glielo chiedi le stai dicendo che ha ben più di sessanta anni, mentre, guarda là, lei ne conta poco più di cinquanta e tu non te ne sei reso conto” e proseguendo davanti ad un impaziente amico incontrato per caso in una serata che minaccia di essere piovosa “Il secondo elemento è che ti senti rispondere: eh no, mio caro, me ne mancano ancora cinque, sei, sette boh chissà quanti, se non decidono laggiù a Roma quei dannati politici e c’è finalmente la possibilità anche per me; ma….comunque ci vorranno cinque anni….!”.
“Quindi” dico all’amico “quel che ti ho chiesto è un’inutile domanda, di quelle che si fanno sopra pensiero come “Come va?” giusto per avviare il discorso e per sentirsi dire “Bene, bene!” che è altro inutile contrappeso generico e formale, che niente significa, anche perché ci si nasconde i veri problemi che abbiamo.”
Ci salutiamo e ciascuno prosegue per la sua strada, fin quando non incontri un altro amico e gli chiedi “Come va? Sei in pensione?” e lui ti risponde “Va a cagare!”.

Joshua Madalon

il castello di buzov animato giusto

PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

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PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

Negli ultimi tempi dedico molto spazio al recupero della memoria attraverso la scrittura, la lettura e la visione di filmati. Molto più spazio rivolgo a riflessioni amare sulla crisi delle istituzioni ed il degrado dei livelli culturali espressi dai governanti attuali, con lievi ma non confortanti eccezioni. Negli ultimi anni si è fatto progressivamente molto poco per elevare il grado di istruzione del nostro Paese. Il livello qualitativo è sempre più peggiorato mentre quello quantitativo si è sempre più assottigliato. La dispersione scolastica ha mostrato segnali insopportabili per un Paese civile, come storicamente meriterebbe di essere riconosciuto l’Italia. Eppure questo è un tasto dolente che non appartiene soltanto al nostro tempo: a mia memoria ne trattavamo già sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso quando me ne occupavo in Commissione Scuola e Cultura nella Federazione Comunista pratese, essendo questa città tradizionalmente vocata al lavoro che spingeva pragmaticamente i giovani fuori dai percorsi scolastici a volte in modo legislativamente prematuro. Ma da allora tanto tempo è passato. Le occasioni lavorative sono diminuite ma questa condizione non ha influenzato in modo positivo i dati della dispersione.
A Prato, dunque, si evidenzia in modo netto la necessità di operare interventi specifici rivolti al recupero di conoscenze e competenze che nel corso dei decenni si sono perdute. Queste attività competono solo in parte al Ministero nazionale; la comunità locale ha indubbiamente un ruolo di primo piano nell’approntare strategie di recupero soprattutto rivolte a coloro che, avendo abbandonato gli studi trenta, venti, dieci anni fa si ritrova ad essere più o meno “analfabeta di ritorno” e volontariamente – oltre che gratuitamente – intendono usufruire di tali opportunità.
In un riassetto strategico territoriale del decentramento sarebbe molto importante inserire percorsi educativi a disposizione degli adulti, non essenzialmente intesi ad ottenere riconoscimenti ufficiali ma neanche del tutto potenzialmente scevri dalla possibilità di accedere a percorsi scolastici ministeriali.
Per fare questo è comunque necessario aprire un rapporto con le Istituzioni scolastiche territoriali, anche se solo per coordinare le possibili utilizzazioni di spazi e strumenti.

Joshua Madalon

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