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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 1 e 2

QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 1

“Speriamo che Salvatore ci sia!” la nostra guida mentre ci accompagna lungo le stradine dei Quartieri Spagnoli sembra quasi parlare tra sé e sé.

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Ci aveva dato appuntamento all’altezza di una pizzeria all’angolo di via Chiaia. Dopo un caffè al bar del San Carlo, visto che eravamo in anticipo siamo arrivati al luogo convenuto. Le responsabili di Insolitaguida erano già là insieme ad un piccolo gruppo di persone. Simona ci riconosce e partono i convenevoli. Sbrighiamo le pratiche e ci fermiamo lì a due passi dall’assembramento momentaneo. Mary ed io eravamo un po’ distratti dal controllare se la sede dell’Università Suor Orsola Benincasa venisse aperta; dovevamo chiedere informazioni su alcuni corsi, ma negli uffici sembrava tutto in ordine, illuminato ma non c’era ombra alcuna di impiegati.
In quel mentre un signore tra i settanta e gli ottanta, italiano sicuramente napoletano ben vestito a dimostrazione di un’appartenenza borghese ma con un evidente calo di fortuna, ci ha chiesto un aiuto. Ho frugato in tasca e gli ho porto un euro, rammaricandomi del fatto che si fosse umiliato così. Anche altre persone hanno contribuito subito dopo. Distratti non ci eravamo accorti che Simona aveva già preso il via su per la stradina accanto alla Pizzeria Brandi, quella della famosa “Margherita”. Siamo partiti all’inseguimento della coda del gruppo, per poter cogliere le prime indicazioni su cosa siano stati i Quartieri Spagnoli e sulla storia della pizza “ab ovo”.
Tra le stradine rese ancor più strette da auto parcheggiate e tavolini di alcune trattorie o arnesi vari di artigiani diversi, alcuni dei quali chiamati “zarellari”, il gruppo si snodava osservando i tipici “bassi” come quelli descritti da Eduardo in “Napoli milionaria” e “Filumena Marturano”, ma che erano assai lontani ormai da quel tempo. Eppure da queste parti avevo una vecchia zia di mia madre, vedova già negli anni Cinquanta e qualche volta da bambino c’ero anche venuto. Su alcuni muri accanto a questi “bassi” si possono leggere targhe storiche del Comune che dichiarano quegli ambienti non adatti all’abitabilità; anche se, oggi, a vederli somigliano a villette svizzere.

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Abbiamo visitato vecchi monasteri abbandonati e trasformati in decine di appartamenti decorosi che affacciano su corti arricchite da una presenza umana di straordinaria potenza. Passando accanto ai vari negozietti di vicinato Simona tenta di farci comprendere come mai non vi sia alcun segno di fallimento in questa pratica commerciale “Qui non ci sono i centri commerciali; la gente compra negli stessi esercizi nei quali compravano i loro nonni ed i loro genitori” ed io ci ragiono tra me e me: “Credo che la verità sia tutta nell’invecchiamento della popolazione fatta in maggioranza di gente che non possiede mezzi di trasporto, gente che non possiede grandi risorse e che trova un enorme vantaggio a rifornirsi da chi opera a stretto contatto e conosce i veri problemi di quel territorio”.
Abbiamo notato sugli angoli una serie di cartelli indicatori a forma di freccia, tutti realizzati con lo stesso stile. In tre di questi sovrapposti c’è scritto: CULTURA INTEGRAZIONE TOLLERANZA. Chiedo cosa indichino.

….fine parte 1….
Joshua Madalon
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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 2

Veniamo a scoprire come a realizzare quei cartelli sia stata la stessa persona di cui si parla all’inizio come forma di interlocuzione letteraria (“Chissà chi è ‘sto Salvatore?”). E Simona ce ne mostra altri che stanno ad indicare luoghi, strade, persone, esercizi commerciali.
I Quartieri appaiono puliti ed ordinati, ad eccezione del traffico di auto e motorini che tuttavia attendono pazienti il deflusso del gruppo. La realtà è ancora più sorprendente se si segnali la data della visita guidata, il 4 gennaio, a ridosso del rito liberatorio del passaggio di anno, che richiama alla mente altri passaggi significativi nel corso dei quali ci si libera dei panni vecchi per indossarne di nuovi. Mi riferisco all’abitudine di lanciare giù sulla strada qualche oggetto consunto o fuori uso per una sostituzione migliorativa. La nostra guida sottolinea questo cambiamento di mentalità, probabilmente collegato alle ristrettezze finanziarie degli ultimi anni e poi aggiunge “C’è tutto un impegno soprattutto in questo Quartiere ma non solo per un riciclo utile di vecchi materiali ed arnesi. Se c’è Salvatore, ve lo rivelerà!”.
Intanto proseguiamo il nostro viaggio a zigzag nei Quartieri. E’ quasi ora del pranzo, quasi perché non è ancora scoccato il mezzodì. Davanti ad una pizzeria c’è già una gran fila formata da un gruppo di stranieri, sembrano statunitensi dallo strascichio del loro linguaggio simile all’inglese. La pizzeria è collocata in mezzo alla strada con una serie copiosa di tavolini già pronti; all’interno c’è un gran daffare per il personale. Simona ci dice che si tratta di una pizzeria tipica che ha come sua caratteristica il modo di trattare “spiccio” i clienti. Sullo stile del volgare più spinto. Più avanti c’è – almeno così ci dice la guida – un vecchio monastero. Se ci passate non ve ne accorgete, perché in realtà “c’era”. Tuttavia ci fa entrare in un portone, mentre qualche abitante ci osserva ed un passante lancia un avvertimento scherzoso “Nun è overo!” rivolto alle dotte indicazioni della Simona, che non si scompone. Saliamo pochi gradini ed entriamo in un cunicolo che in modo contorto ci porta in una piazzetta interna sulla quale affacciano molti ballatoi con ingressi separati come le “case di ringhiera” del Nord industriale. C’è anche una torre che funge da divisorio per i diversi ingressi. Era un vecchio monastero che nel tempo aveva subito storie e trasformazioni: vantava anche di essere stato un set per quel bellissimo film di Nanni Loy che celebrava “Le quattro giornate di Napoli”.

…fine parte 2….

Joshua Madalon

QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 2

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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 2

Veniamo a scoprire che a realizzare quei cartelli sia stata la stessa persona di cui si parla all’inizio come forma di interlocuzione letteraria (“Chissà chi è ‘sto Salvatore?”). E Simona ce ne mostra altri che stanno ad indicare luoghi, strade, persone, esercizi commerciali.
I Quartieri appaiono puliti ed ordinati, ad eccezione del traffico di auto e motorini che tuttavia attendono pazienti il deflusso del gruppo. La realtà è ancora più sorprendente se si segnali la data della visita guidata, il 4 gennaio, a ridosso del rito liberatorio del passaggio di anno, che richiama alla mente altri passaggi significativi nel corso dei quali ci si libera dei panni vecchi per indossarne di nuovi. Mi riferisco all’abitudine di lanciare giù sulla strada qualche oggetto consunto o fuori uso per una sostituzione migliorativa. La nostra guida sottolinea questo cambiamento di mentalità, probabilmente collegato alle ristrettezze finanziarie degli ultimi anni e poi aggiunge “C’è tutto un impegno soprattutto in questo Quartiere ma non solo per un riciclo utile di vecchi materiali ed arnesi. Se c’è Salvatore, ve lo rivelerà!”.
Intanto proseguiamo il nostro viaggio a zigzag nei Quartieri. E’ quasi ora del pranzo, quasi perché non è ancora scoccato il mezzodì. Davanti ad una pizzeria c’è già una gran fila formata da un gruppo di stranieri, sembrano statunitensi dallo strascichio del loro linguaggio simile all’inglese. La pizzeria è collocata in mezzo alla strada con una serie copiosa di tavolini già pronti; all’interno c’è un gran daffare per il personale. Simona ci dice che si tratta di una pizzeria tipica che ha come sua caratteristica il modo di trattare “spiccio” i clienti. Sullo stile del volgare più spinto. Più avanti c’è – almeno così ci dice la guida – un vecchio monastero. Se ci passate non ve ne accorgete, perché in realtà “c’era”. Tuttavia ci fa entrare in un portone, mentre qualche abitante ci osserva ed un passante lancia un avvertimento scherzoso “Nun è overo!” rivolto alle dotte indicazioni della Simona, che non si scompone. Saliamo pochi gradini ed entriamo in un cunicolo che in modo contorto ci porta in una piazzetta interna sulla quale affacciano molti ballatoi con ingressi separati come le “case di ringhiera” del Nord industriale. C’è anche una torre che funge da divisorio per i diversi ingressi. Era un vecchio monastero che nel tempo aveva subito storie e trasformazioni: vantava anche di essere stato un set per quel bellissimo film di Nanni Loy che celebrava “Le quattro giornate di Napoli”.

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Joshua Madalon

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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 1

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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 1

“Speriamo che Salvatore ci sia!” la nostra guida mentre ci accompagna lungo le stradine dei Quartieri Spagnoli sembra quasi parlare tra sé e sé.

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Ci aveva dato appuntamento all’altezza di una pizzeria all’angolo di via Chiaia. Dopo un caffè al bar del San Carlo, visto che eravamo in anticipo siamo arrivati al luogo convenuto. Le responsabili di Insolitaguida erano già là insieme ad un piccolo gruppo di persone. Simona ci riconosce e partono i convenevoli. Sbrighiamo le pratiche e ci fermiamo lì a due passi dall’assembramento momentaneo. Mary ed io eravamo un po’ distratti dal controllare se la sede dell’Università Suor Orsola Benincasa venisse aperta; dovevamo chiedere informazioni su alcuni corsi, ma negli uffici sembrava tutto in ordine, illuminato ma non c’era ombra alcuna di impiegati.
In quel mentre un signore tra i settanta e gli ottanta, italiano sicuramente napoletano ben vestito a dimostrazione di un’appartenenza borghese ma con un evidente calo di fortuna, ci ha chiesto un aiuto. Ho frugato in tasca e gli ho porto un euro, rammaricandomi del fatto che si fosse umiliato così. Anche altre persone hanno contribuito subito dopo. Distratti non ci eravamo accorti che Simona aveva già preso il via su per la stradina accanto alla Pizzeria Brandi, quella della famosa “Margherita”. Siamo partiti all’inseguimento della coda del gruppo, per poter cogliere le prime indicazioni su cosa siano stati i Quartieri Spagnoli e sulla storia della pizza “ab ovo”.
Tra le stradine rese ancor più strette da auto parcheggiate e tavolini di alcune trattorie o arnesi vari di artigiani diversi, alcuni dei quali chiamati “zarellari”, il gruppo si snodava osservando i tipici “bassi” come quelli descritti da Eduardo in “Napoli milionaria” e “Filumena Marturano”, ma che erano assai lontani ormai da quel tempo. Eppure da queste parti avevo una vecchia zia di mia madre, vedova già negli anni Cinquanta e qualche volta da bambino c’ero anche venuto. Su alcuni muri accanto a questi “bassi” si possono leggere targhe storiche del Comune che dichiarano quegli ambienti non adatti all’abitabilità; anche se, oggi, a vederli somigliano a villette svizzere.

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Abbiamo visitato vecchi monasteri abbandonati e trasformati in decine di appartamenti decorosi che affacciano su corti arricchite da una presenza umana di straordinaria potenza. Passando accanto ai vari negozietti di vicinato Simona ci fa comprendere come mai non vi sia alcun segno di fallimento in questa pratica commerciale “Qui non ci sono i centri commerciali; la gente compra negli stessi esercizi nei quali compravano i loro nonni ed i loro genitori” ed io ci ragiono tra me e me: “Credo che la verità sia tutta nell’invecchiamento della popolazione fatta in maggioranza di gente che non possiede mezzi di trasporto, gente che non possiede grandi risorse e che trova un enorme vantaggio a rifornirsi da chi opera a stretto contatto e conosce i veri problemi di quel territorio”.
Abbiamo notato sugli angoli una serie di cartelli indicatori a forma di freccia, tutti realizzati con lo stesso stile. In tre di questi sovrapposti c’è scritto: CULTURA INTEGRAZIONE TOLLERANZA. Chiedo cosa indichino.

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Joshua Madalon

NAPOLI e la civiltà – istruzioni per un uso politico amministrativo

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NAPOLI e la civiltà – istruzioni per un uso politico amministrativo

Via Toledo è ancora infreddolita in questa mezza giornata , quando Mary ed io la percorriamo di ritorno dalla visita guidata sui Quartieri Spagnoli dalla preziosissima Simona di Insolitaguida. Eppure mentre dappertutto in questo Sud il ghiaccio e la neve la fanno da padroni (persino Matera ha accolto la nostra amica Angela desiderosa di lasciare la fredda Feltre con ben più di dieci centimetri di neve) qui a Napoli solo la cima del Vesuvio è circondata da uno spruzzo di bianco. Passando da un lato all’altro per dare un’occhiata ai negozi ci ritroviamo a ridosso dell’ingresso della Stazione della Linea 1 del Metrò quando ci arriva un’ondata di aria calda. Ne siamo per un attimo sorpresi; poi la memoria recente ci aiuta. Nei giorni scorsi la città di Napoli in previsione di questi freddi annunciati ha aperto tutti gli spazi coperti, come quello di alcune stazioni della linea ferroviaria, per ospitare i sempre più numerosi senza tetto, consentendo alle organizzazioni volontarie di svolgere la loro preziosa assistenza. Quel caldo che arrivava assumeva anche la funzione di un simbolo, di una città accogliente, solidale, pienamente consapevole dei problemi generali ma anche attenta ai bisogni degli ultimi e di tutti quelli che sono stati condotti in quelle condizioni dall’insipienza volontaria o meno di governanti incapaci se non addirittura xenofobi e razzisti. Napoli conosce anche i problemi dei suoi cittadini “privilegiati” (gli “italiani”, come ribadisce ad ogni piè sospinto quel “qualcuno” innominabile), ma un buon Sindaco deve occuparsi di tutti quelli che coabitano anche se temporaneamente il suo territorio, garantendo la Sicurezza che è anche quella Sociale e Sanitaria.
Allo stesso tempo quell’aria calda mi fa ricordare che a Prato, invece, le stazioni vengono chiuse ermeticamente per non consentire l’utilizzo dei suoi spazi coperti ai bisognosi di un tetto mentre fuori piove e fa freddo.
Cresce dunque l’intolleranza, l’indifferenza, l’incuria. Altro che!
Nei Quartieri spagnoli a ridosso di via Toledo avevamo letto un cartello con tre parole “CULTURA – INTEGRAZIONE – TOLLERANZA”.
La civile città ha da insegnare valori fondamentali al mondo incivile che chiude gli occhi sulla sofferenza e gioisce ipocritamente su discutibili successi.

Joshua Madalon

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UN ARGINE AL DEGRADO: SI PUO’ FARE!

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UN ARGINE AL DEGRADO: SI PUO’ FARE!

In Democrazia non ci si può porre questa domanda, ma ugualmente noi ce la facciamo: può un Partito che alle elezioni ha preso il 17% del 73% degli elettori assumersi un ruolo guida del Paese, rischiando di portarlo alla deriva? Di chi è la responsabilità, in quota parte ma predominante malgrado il numero degli elettori che è circa il 50% inferiore a quello dell’altro Partito che governa, dell’innalzamento dello spread che ha comportato un copioso esborso di capitali a danno dello Stato che si pretende di voler rappresentare? E’ pensabile di poter affrontare e risolvere le problematiche connesse al tema dell’immigrazione a fil di ferro, mostrando il ghigno xenofobo e minaccioso in modo indistinto nei confronti dello straniero?
I superficiali, quelli “cattivisti”, rispondono all’impronta accusando i precedenti Governi di non essere stati in grado di svolgere i loro compiti, avvalorando l’ipotesi sempre più certa che anche questi non ce la faranno e dunque perché mai accanirsi a criticarli. E il mondo continua a girare a vuoto.
Siamo tuttavia a doverci confrontare con una forma di Governo abbastanza nuova, che è il frutto di un lassismo culturale che nel corso dei decenni ha prodotto danni i cui esiti non sono ancora stati realizzati. Ne siamo responsabili ma proprio in quanto tali abbiamo il dovere di analizzare gli errori che abbiamo compiuto ed avviare delle vie d’uscita. La Cultura non ha avuto più il riconoscimento di essere un perno fondamentale dell’azione politica; la Conoscenza ed il Sapere sono state forme sempre più neglette. Il Merito è stato umiliato lasciando posto al servilismo di persone quasi sempre incapaci di svolgere il proprio ruolo. In tutto questo caracollare verso il baratro si è teso a creare cloni abilitati al consenso, che hanno giustificato costanti e progressive deroghe alle leggi del lavoro e della convivenza civile, dove i più furbi proliferano a danno di una minoranza di onesti: non si tratta di grandi furbizie ma di piccoli escamotage supportati da un piccolo potere locale che le autorizza silente in cambio del consenso.
A volte poi fa rumore il risveglio di coscienze come quella del Sindaco di Palermo o di Napoli che in questi giorni vanno sfidando il Ministro dell’Inferno, artefice di un dispositivo di leggi che al posto di affrontare le problematiche dell’immigrazione incentivano gli aspetti più rischiosi di una presenza che non governata può essere dirompente per la convivenza civile. Rendendo irregolari e clandestini “a prescindere” tutti coloro che sono arrivati in Italia alla ricerca di un lembo di terra per loro più accogliente li consegna al degrado, allo sbando, nelle mani della delinquenza. E’ opera meritoria dunque ed è una “luce” che si accende nel profondo del buio quella di una parte del mondo politico e religioso che si prende cura di queste creature. Il Governo fa quadrato per sete di Potere intorno a queste spregevoli azioni, richiamando al mero rispetto di leggi ingiuste, che – come tali – tuttavia meritano di essere trasgredite. E’ giusto che sia così, anche a rischio di essere sanzionate. Non appaia spropositato il rimando a leggi liberticide di governi autoritari del passato ed al ruolo che hanno avuto alcune dimostrazioni ribelli, che hanno dato il via a nuove rinascite culturali.

Joshua Madalon
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PERCHE’ L’UNITA’ DELLE SINISTRE deve essere “oltre” il PD

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PERCHE’ L’UNITA’ DELLE SINISTRE deve essere “oltre” il PD

Nelle vicende storiche, in quelle personali o collettive di donne ed uomini normali, quel che avviene si spiega come conseguenza di altre vicende che si sono verificate e snodate nel corso del tempo. Quel che accade non è il frutto di una casualità né l’espressione di un capriccio individuale che può coincidere con scelte di singoli e di gruppi in modo indistinto.
Anche per questo motivo la scelta di costruire un nuovo soggetto di Sinistra che coinvolga le Sinistre è per tante e tanti la conclusione di un percorso di ricerca meditato a lungo e che ha a che fare con la consapevolezza che non vi sia altra scelta nella rappresentanza di quelle che sono le principali urgenze da affrontare relative ai bisogni in primo luogo davvero primari della stragrande maggioranza della popolazione. Indubbiamente la principale forza che si avvale solo in parte di un retaggio antico di Sinistra ha vissuto progressivamente un degrado culturale e politico che l’ha allontanata dai valori fondamentali avvicinandola sempre più ad un neocentrismo depositario di valori capitalistici più consoni alle Destre, ancorché illuminate democratiche e liberali.
Le scelte politiche del Partito Democratico sono dunque state forgiate dagli interessi dei gruppi finanziari e imprenditoriali. Quel Partito si è così allontanato dal mondo che lo aveva sorretto, preferendo acquisire meriti da parte di una leadership arrogante insensibile ed aggressiva nei confronti delle richieste dei più deboli.
La crisi attuale di quel Partito è tutta inscritta in quel quadro che molto sinteticamente ho qui sopra delineato. Di fronte alla crisi solitamente si risponde con una presa di coscienza oppure con un’alzata di spalle. Il Partito Democratico, la sua dirigenza “in toto” con minime prese di distanza, ha scelto il secondo atteggiamento. Ancor di più, ancor peggio, questo Partito ha riconosciuto gli addebiti ma non ha proposto le soluzioni; ancor più, ancor peggio, i maggiori responsabili di queste “storie” sono stati riconfermati nei loro ruoli e, quando può apparir bene, dirigono nell’ombra i fili dell’agire politico sia sui territori che a livello nazionale. Per capirci, Renzi è solo apparentemente “dietro le quinte”: c’è, è lì, ma ancora dirige i fili dei suoi burattini. La stessa cosa accade nelle realtà periferiche.
Quel che ho scritto è un semplice preambolo: sintetico quanto basta. Voglio infatti rispondere a compagne e compagni che avvertono il rischio di nuove divisioni e potrebbero essere disponibili ad un ultimo appello all’unità da parte del PD, semmai accompagnato da una sorta di anatema verso coloro che vadano lavorando per un’altra forma di UNITA’, scaricando su di loro l’eventuale probabile inevitabile debacle a favore della Destra. Spero non si lascino incantare: sono sempre gli stessi, non hanno riconosciuto gli errori e quando hanno accennato a farlo non hanno poi dato seguito a quell’atto. Continueranno a dire: “Compagni, non è il momento!” rispondendo alla vostra richiesta di una revisione; e vi prenderanno per la gola.
Qualcuno “sembra” esserci cascato in quella trappola; ma non è così. Vecchie volpi, “pesce ‘e cannuccia”, creduloni dalla bocca buona ed in perenne attesa di un riconoscimento. Loro, questi ultimi, diranno che sono alternativi: pura ipocrisia d’accatto.

Joshua Madalon

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IL POLVERONE

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IL POLVERONE

Non c’è molto di nuovo sotto il sole del nostro Paese in questa fine anno 2018. Anche quello che viene alla luce attraverso le indagini degli organi inquirenti qui a Prato in relazione a fatti che sarebbero avvenuti nel corso degli ultimi anni nella gestione dei migranti da parte di una grande cooperativa quasi certamente confermerà la profonda trasversale ipocrisia della classe politica ed amministrativa che ha governato questa città. Perchè, come spesso accade, si scoprirà che molti sapevano, molti vedevano, molti sospettavano ma “tutti” alla fin fine si tenevano per mano. E non c’è Destra, Sinistra o Centro, o Movimenti vari, che possano tirarsi fuori dalle responsabilità. Il colmo dell’ ipocrisia è peraltro espressa da chi pensa di lucrare su queste vicende dal punto di vista elettorale da Destra; basterebbe ricordar loro che di fronte alle proteste dei migranti che lamentavano di non essere trattati bene, si rispondeva con forme esclusivamente xenofobe. Mentre sarebbe stato più produttivo andare a fondo di quelle denunce. Non ne parlo con ampia cognizione di causa e dunque attendo i risultati delle indagini. Ritengo tuttavia che la gestione dei migranti non sia stata – e ancor più oggi non lo sia – condotta in piena regola. In modo particolare in relazione ai progetti di integrazione che sono stati vanificati all’interno di strutture – i CAS – spesso decentrate e affollate a causa del rifiuto di una gran parte della popolazione “italiana” che non accetta la presenza dello straniero, riconoscendo in lui esclusivamente gli aspetti negativi che mass media in fondo razzisti diffondono. Tutti concentrati in quei luoghi fa diventare difficile la convivenza sul territorio procurando in ultima analisi un’apparente certezza delle percezioni negative.
Indubbiamente serve alzare il polverone da parte del Centrodestra governativo (Lega e M5S) su queste vicende, senza attendere che si accerti la verità, per allontanare dall’attenzione della gente gli scarsissimi risultati del Governo, espressi all’interno della Legge di Bilancio, che si tiene in piedi ancora una volta, come sempre, alzando la pressione fiscale, operando prelievi su assegni pensionistici ai limiti della povertà ed operando forti tagli e riduzioni di spesa su Scuola e Sanità. In piena confusione sui fondamentali pilastri programmatici (quota 100 per le pensioni – reddito di cittadinanza) non sanno che pesci pigliare, tranne che suggerire elenchi “fantasma” di cose fatte e consigliare ai sostenitori di spiegare meglio i successi del Governo a qualche parente nel corso dei “cenoni”.

Joshua Madalon

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La Politica senza l’apporto della Cultura – delle Culture – è una pratica arida

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La Politica senza l’apporto della Cultura – delle Culture – è una pratica arida. Uno dei motivi per cui la nostra società sta regredendo in modo vertiginoso sta nella mancanza di un punto di riferimento prioritario sui temi della Conoscenza e del Sapere da parte di quella che è stata ed è la classe politica italiana. Accanto all’incultura si ritrova in essa l’arroganza e la presunzione di essere pervenuti ai vertici fondamentalmente in modo immeritevole. Non c’è Buona Politica senza la Conoscenza profonda ed il Sapere diffuso; sono elementi base che non appartengono alla leadership vincente. Quella precedente aveva dentro di sé il germe di quella che oggi appare egemone o comunque alla ricerca della conquista di un’egemonia demoniaca. Il berlusconismo ed il renzismo hanno preparato “insieme” questo mix pericoloso per la “democrazia”, rincorrendo allo scopo di ottenere consenso i poteri forti (l’Alta Finanza, le lobbies più variegate a partire da quelle locali per andare a quelle internazionali) e dimenticando di difendere gli interessi dei più deboli. Gli stessi interventi a favore di questi ultimi sono sempre stati contrassegnati da atteggiamenti pietistici e caritatevoli che offendevano la dignità delle persone per bene, che chiedevano certezze e sicurezze per la sopravvivenza delle proprie famiglie. Si sono infatti trincerati a difesa dei loro interessi con scelte “ad personam” sia Berlusconi che Renzi. Quest’ultimo – accompagnato poi dal successivo governo Gentiloni – ha stretto accordi con la Confindustria ben sapendo che gli incentivi alle imprese per sostenere il Job’s Act sarebbero stati utili solo a far arricchire ulteriormente la parte peggiore – che è purtroppo la parte maggiore – degli imprenditori. Nel caso in cui qualcuno volesse giurare che non sia stato voluto in questo modo per insipienza, bisognerebbe anche aggiungere che non si conosce la realtà e si capirebbe come l’attuale Governo rappresenti la continuità non l’eccezione non il cambiamento non il rinnovamento che invece si vuole rappresentare populisticamente. Su quest’ultima caratteristica bisognerebbe davvero operare un approfondimento di tipo sociologico, dal momento che credo non sia una novità rappresentata da Salvini e Di Maio, ma sia stata ben preparata dai venti anni precedenti, culminati in quello sciagurato Referendum del 4 dicembre 2016. Ad ogni modo e senza alcun dubbio coloro che verranno di fronte alle macerie dell’incultura – generate, si spera, da una guerra senza morti e feriti, senza prigionieri e torture – dovranno cominciare a recuperare il gusto del bello e del sapere, interrogando prima di tutto se stessi nel profondo, partendo dal dubbio e rinunciando alla certezza assoluta del proprio credo.
In generale questa apatia che ci ha bloccato le menti accompagnata da un pragmatismo ideologico funesto va abbandonata. Bisognerà partire certamente dai valori fondamentali retaggio delle Rivoluzioni culturali dei secoli passati ma con l’obiettivo di analizzare gli errori e procedere per la creazione di una società che sappia partire dalle Culture, abolendo l’Ignoranza.

Joshua Madalon

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“Prima gli italiani…ma sì! andate pure avanti!”

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“Prima gli italiani…ma sì! andate pure avanti!”

Avevo detto a Mary “Comincia ad entrare tu…io sposto la macchina” Mi ero accorto di averla fermata davanti ad un ingresso – o forse un’uscita – del parcheggio del piccolo centro commerciale di Coiano. L’ho spostata di cinque metri, giusto lo spazio per liberare il passaggio. Mi sembrava logico doverlo fare, anche se vi erano moltissimi spazi vuoti vista l’ora, tarda mattinata, e il clima gelido del solstizio che incombe.
Ero appena uscito dall’auto ed avevo cliccato sul comando di chiusura che un’altra auto aveva ben pensato di occupare il posto che avevo lasciato vuoto. Avrei voluto dire alla signora che era al posto di guida che forse non era il caso di star lì, ma sono stato distratto da un’altra signora che era entrata nella sua auto per ripartire e, prima di chiudere la porta, aveva ben pensato di liberarsi dello scontrino, appallottolandolo e con nonchalance lasciarlo cadere come per caso là a terra.
Mary aveva intanto avviato le sue compere tra gli scaffali dei dolciumi e del pane. L’avevo raggiunta, e le ho portato via il carrello puntando sulla verdura. “Compra una riccia. La facciamo stufata e poi facciamo la focaccia ripiena” “Buona!” pensando soprattutto alla focaccia. Andai da quella parte. Le confezioni della riccia sono già cellofanate, ma vanno pesate. Guardai il codice e lo digitai alla bilancia.
Mary arrivò con i suoi acquisti; era passata anche ai formaggi e ne aveva trovato uno, squisito, al tartufo. Lo ripose nel carrello e, sollevando la “riccia” per controllarne il peso, finì per tranciarne il contrassegno con il peso ed il prezzo proprio all’altezza del codice a barre. “Pazienza!” mi spostai verso la bilancia fiducioso nella mia memoria, ma non mi ricordavo più quale fosse il numero da digitare. Allungai il collo per intercettare il settore della “riccia” ma nulla da fare. Girandomi incrociai lo sguardo severo, arcigno, di una matura signora che era dietro di me in attesa con una busta di carote ed un’altra di cetrioli. “Prego” le dissi senza avere un minimo battito di ciglia da parte sua “Prego! Ma per favore non mi guardi così” le dissi e, fatto due passi, ritrovai il codice necessario per l’acquisto.
Pensai per tutto il tempo a quell’infelice signora, incapace di sopportare la quotidiana routine della propria esistenza; e pensai a quella donna altrettanto matura, per l’età, che lasciava tracce dietro di sè e fuori dalla sua auto “lindissima”, dubitando sul suo ruolo educativo all’niterno del suo nucleo familiare ed a quell’altra incapace di osservare la realtà. Era di certo casuale tutto ciò, che fossero delle donne.
Ma, uscendo, un largo sorriso ci accolse, Mary ed io. “Da quanto tempo…! Dove eri finito?” Il nostro amico Senegalese, Moudou, un ragazzone alto ed esile con capelli e cappello di lana arcobalenato alla Bob Marley, che non vedevamo da mesi allargando le braccia si avvicinò. E fu capace di farmi dimenticare l’assurda presunzione di “essere I migliori” con la pratesità e l’italianità che serve a raccattare voti di gente modesta che avrebbe davvero tanto da imparare se sapesse aprire le braccia ed il sorriso.

Joshua Madalon

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