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Un racconto “morale” riproposto RACCONTO D’AUTUNNO

Prato

c’è un Teatro al quale si accede gratis in un luogo stupendo dove di tanto in tanto duellano con le parole, sprecandole sovrabbondanti ed inutili, semplicemente per auto convincersi che hanno un ruolo. Quel che è strano è che non sempre ciò che si dice vuol dire quel che una persona normale crede di capire….
In un’Aula di Consiglio comunale si discute di un Ordine del giorno e Alfonso, un ragazzino vispo ed intelligente cerca di capire. Ce la farà mai?

– RACCONTO D’AUTUNNO –

“…ha detto che loro sono pienamente d’accordo con il testo e che vogliono aggiungere degli elementi per migliorarlo…Buono, no?”.

Un marziano che fosse per caso piombato in quell’Aula, a parte il fatto che non ci avrebbe capito un gran che, si sarebbe convinto di quanto espresso dal giovane Alfonso che accompagnava la madre ed un gruppo di sostenitori dell’ANPI.
Si trovavano in Consiglio comunale ed assistevano ad un dibattito su un Ordine del giorno presentato dalla maggioranza relativo al divieto di concessione di spazi pubblici ad Associazioni, gruppi e singoli che non dichiarassero nel loro Statuto apertamente di ispirarsi ai valori esplicitati nella Carta costituzionale, chiaramente antifascisti. Aveva appena finito di parlare uno dei rappresentanti dell’opposizione di Centrodestra e ad Alfonso era parso che fosse d’accordo con i contenuti dell’Ordine del giorno ma chiedeva che venissero approvate delle integrazioni. Tra l’altro appariva quasi offeso dal fatto che quelli che gli erano di fronte si considerassero “antifascisti” lasciando intendere che, dunque, dall’altra parte fossero “fascisti” o “filofascisti”.
La madre di Alfonso, Rebecca De Vivo, presidente dell’ANPI, cercò velocemente di spiegare ad Alfonso “Guarda, molte volte quel che si dice qui dentro non significa quel che a te sembra…quello lì semplicemente vuole annacquare tutto, metterci ancor più elementi per rendere impossibile poi la vera applicazione di quel che si chiede…alla fine non sarà possibile concedere spazi a nessuno per cui…li si concederanno a tutti….Sei troppo giovane ancora…”. Alfonso con tutti gli sforzi possibili cercò di capire ma non ci riusciva: perché mai uno per dire una cosa ne deve dire una che è esattamente il contrario?
Tra l’altro aveva sentito anche interventi della maggioranza che anche loro non capivano perché mai quegli altri non capissero ma ci aggiungevano tutta una serie di riferimenti a fatti orrendi che si erano verificati settanta anni prima ed esprimevano l’orrore verso alcuni che inneggiavano a coloro che li avevano commessi, accusando l’opposizione di volerli proteggere e fiancheggiare. Si parlava anche di una ripresa delle forze di Destra e del pericolo che correva la Democrazia.
Tra i banchi dell’opposizione ad Alfonso parve di intravedere la figura di Agathe Clery; lo disse a Lucio, che era tra i rappresentanti più giovani dell’Associazione, e questi “Ma no! Agathe Clery è un personaggio inventato…quella è solo una consigliera!”. Eppure aveva le stesse sembianze di quella dirigente d’azienda che odiava dal profondo dell’anima la gente dal coloro scuro e che era stata colpita da una rara malattia che progressivamente le avrebbe fatto cambiare la pelle rendendola simile alle persone che disprezzava.
Intervenne poi una donna dai banchi dell’opposizione, seduta in fondo quasi a volersi distinguere dagli altri e si diffuse in un intervento pedagogico facendo l’elenco dei parenti e degli amici e dei valori comuni a cui ella si era ispirata sin da quando era ragazza, e teatralmente aveva dato anche libero sfogo alle lacrime: un intervento che ad Alfonso apparve una lezione non richiesta di Storia in un contesto che aveva bisogno di un Si o di un NO. Aveva anche aggiunto che la Storia dell’antifascismo era ormai di dominio pubblico e che la studiavano alle elementari, alle medie inferiori ed anche a quelle superiori. Non disse “Uffà” ma poco ci mancava. Chiese lumi a Lucio mentre Rebecca si intratteneva a parlare con alcuni dei consiglieri di maggioranza. “Si tratta di una consigliera eletta nella maggioranza ma che ha lasciato quella parte non condividendone più le linee del Sindaco, lo stesso che aveva convintamente sostenuto in campagna elettorale…Alfò, è un altro dei misteri della Politica. Oggi ti stai proprio facendo una cultura…”

Alfonso era arrivato più tardi rispetto alla madre ed ai suoi collaboratori; si era attardato per seguire gli esiti di un match di volley internazionale che non si decideva a concludere. Abitavano a pochi passi dal Salone del Consiglio ed era abituato a girare per le vie del centro da solo: aveva tredici anni e la Politica lo interessava così a grandi linee, ma quel giorno, invitato dalla madre ad accompagnarlo aveva soltanto chiesto di rimanere ancora un po’ a casa.
Salì per le scale alte insieme ad uno dei vigili che faceva lo stesso percorso ed al quale aveva chiesto come fare per entrare nella sala del Consiglio. Lo seguì e prima di entrare, così come gli aveva suggerito raccomandandosi Rebecca, silenziò il suo cellulare.
Che meraviglia! Un luogo nel quale non era mai stato: la famiglia di Alfonso non era originaria di Prato; era arrivato da circa due anni e non aveva avuto, anche per pigrizia, mai occasione di visitare il Palazzo comunale. Non salutò neanche con un cenno del capo, tutto preso dal girare lo sguardo intorno verso gli affreschi ed i fregi che arricchivano quel luogo. Si diresse pian piano verso il gruppo, che mostrava una grande attenzione al fiume di parole che proveniva dai banchi dei consiglieri attraverso i microfoni. Lui non capiva assolutamente nulla di quel che stavano dicendo perché non aveva per niente capito i meccanismi di quel tanto parlare e dell’agitazione che ciò faceva nascere sia tra chi interveniva sia tra una gran parte di quelli che ascoltavano e si esprimevano con gesti e parole spezzate.
Lucio gli spiegò in larghe linee i motivi della contesa, proprio mentre interveniva un uomo maturo, brizzolato, che dimostrava di essere molto esperto dei duelli politici, apparendo leader della maggioranza: difese l’operato della sua parte, rilevando che fosse necessario creare un argine alla deriva antidemocratica che andavano proponendo gruppi di estrema Destra sempre più presenti in città con le loro provocazioni.
Alfonso era un ragazzino di intelligenza superiore alla media ed afferrò immediatamente il senso del dibattito, anche se non riusciva a capire perchè si esprimessero con tanta foga, poco meno di quella che aveva accompagnato l’esito della partita di pallavolo le cui fasi conclusive aveva voluto seguire poco prima.
Il più anziano del gruppo, Andrea, che era seduto in prima fila insieme a Rebecca, notò l’interesse di Alfonso e si complimentò con lui, chiese però di abbassare le voci, annunciando che stava per intervenire il più folcloristico rappresentante dell’opposizione e che forse, al di là del giusto rispetto dovuto per il luogo, valeva la pena ascoltarlo. Folcloristico lo era doppiamente, anche perchè il suo slang era poco chiaro, parlando in un italiano incerto, ma aggressivo nei toni, disprezzante, irridente. “Voi volete approvare quest’Ordine del giorno solo per continuare a strumentalizzare a vostro vantaggio alcuni episodi irrilevanti. E’ un vero e proprio schiaffo alla Democrazia, alla libertà di espressione. Non c’è differenza tra noi e voi sul piano dell’antifascismo! Siamo forse più antifascisti noi di quanto lo siate voi!”.
Dall’altra parte chiese di intervenire una consigliera di maggioranza. “Se quel che dite rispondesse a verità, e cioè che siete più antifascisti di noi, innanzitutto non stareste a rinfacciarcelo non riconoscendo che la discriminante antifascista è nel nostro DNA costitutiva più di quanto lo possa essere nel vostro che riscontra – o finge di farlo – l’esistenza dell’antifascismo in modo strumentale, e lo dimostrate nell’agire quotidiano, spesso sostenendo in modo celato ma anche aperto le azioni provocatorie di forze dell’estrema Destra in questa città… Anche per questo il vostro tentativo di rendere tutto una melassa confusa ed indistinta non può che fallire. Mentite sapendo di mentire ed in modo non dissimile dallo stile che contraddistingue chi, da antifascisti (se in realtà voi lo foste), dovreste combattere. Non siete credibili in questa farsa da guitti di strada!”

Si andava facendo sera, ma era ancora più buio del solito. Ed infatti ad un certo punto le parole sparse dell’interno furono contrastate da un roboante tuono e per un attimo ci fu anche un calo di pressione dell’energia elettrica. Niente di importante, ma la Presidente del Consiglio titubò un poco, cincischiò con delle frasi smozzicate prima di concedere la parola ad un tizio nei banchi alla sua Destra che somigliava un poco a Dick Tracy e che rivelò subito la sua verve popolare radicata nelle modalità con cui si esprimeva che tuttavia rivelava una buona esperienza oratoria “Non si comprende perché mai avete tutta questa fretta per approvare un Ordine del giorno su questi temi: a noi non sembra che vi sia tanta urgenza. Riparliamone in Commissione.” E sullo stesso schema intervenne un altro dei giovani seduto a Destra “Strano davvero questa fretta di approvare tale delibera: non si è mai visto che si discuta in Consiglio nei primissimi giorni di settembre…”.
Strano, sì. Perché mai? Anche Alfonso se lo chiese e lo chiese a Lucio, che però era attratto da un paio di gambe che sbucavano tra le sedie dei consiglieri ed andava spippolando sul suo smartphone. Non ottenne risposta, ma non insistette più di tanto, anche perché dalla Presidenza venne annunciato che non vi erano più iscritti a parlare e che si poteva procedere alle dichiarazioni di voto.
Ribadirono tutti le loro motivazioni, chi avrebbe votato il Documento chi avrebbe votato gli emendamenti e non avrebbe approvato l’Ordine del giorno se non fossero passati quelli e poi prese la parola una giovane seduta anch’ella sulla Destra, che aveva per tutto il tempo confabulato con altri due consiglieri, un giovane ed una ragazza dai capelli rossi tipo Pippi Calzelunghe, ed annunciò che il suo Gruppo, evidentemente quei tre, avrebbe votato a favore sia dell’Ordine del giorno sia degli emendamenti, a prescindere dal fatto che questi fossero poi approvati o meno dalla maggioranza.
Alfonso aveva ben ragione di essere confuso. Che strano modo di ragionare! Guardò perplesso Andrea che con un sorriso gli rispose: “Alfò, questa è la Democrazia! D’altronde meglio così; un Ordine del giorno approvato dalla sola maggioranza sarebbe stato “zoppo”: dobbiamo anche ringraziarli! anche se continuano ad essere ambigui e la loro scelta è orientata a non scontentare il plafond dei loro elettori, un po’ di Centro un po’ di Destra ed un altro po’ di Sinistra!”.
Qualcuno poi suonò una campanella ed alcuni consiglieri che erano fuori posto si sistemarono per votare….
Alfonso, quella sera, tornando a casa, non ne volle nemmeno parlare. Era andato con curiosità a seguire quel dibattito; forse era ancora troppo giovane. Non ci aveva proprio capito nulla: anzi, era più confuso di prima. E decise che, sì, forse tra qualche anno ci sarebbe tornato. Forse! Ma chissà! La Politica non faceva davvero per lui: aveva un carattere da sognatore. La fantasia non gli mancava. Quel pomeriggio però non era riuscito ad utilizzarla. Era così arida la Politica? Eppure è uno dei compiti più importanti per chi voglia contribuire a migliorare il mondo, a partire dal suo.

— fine —-

anche se alcune figure possono essere riconoscibili il testo ha puramente valore pedagogico orientato come è verso la conquista di una pratica politica che sia meno rigida e che dia più spazio alla fantasia . C’era una volta il Consiglio comunale dei ragazzi: purtroppo finiva per scimmiottare pedissequamente quello dei loro genitori. Invece sarebbe bello che i giovani si esprimessero molto liberamente e al di fuori degli schematismi precostituiti; forse Alfonso avrebbe molto da dire ed altri come lui potrebbero davvero insegnare ai grandi l’essenzialità e la concretezza.

 

 

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PRATO IN COMUNE – il viaggio è iniziato e prosegue

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PRATO IN COMUNE – il viaggio è iniziato e prosegue

Fino ad ora, solo saltuariamente, il mio Blog è stato dedicato all’esperienza di Prato in Comune – Da oggi proseguendo gli interventi di questi ultimi due giorni accanto a post miei personali (testi, racconti, riflessioni) pubblicherò anche parti del programma di “PRATO IN COMUNE” spiegando anche le motivazioni che hanno condotto alla scelta del candidato Sindaco MIRCO ROCCHI

Quello che segue è il testo del Manifesto presentato al Cinema Terminale il 6 ottobre 2018

Riteniamo che la maggioranza delle cittadine e dei cittadini pratesi abbia voglia di un cambiamento reale.
La città ne ha bisogno, la città lo merita.

Il territorio di Prato è da anni in piena transizione.
La crisi del sistema “distretto”, la terziarizzazione dell’economia, la composizione sociale e culturale degli abitanti della città con circa 35mila stranieri residenti sono solo alcuni elementi che raccontano la trasformazione della città laniera negli ultimi 20/30 anni. Trasformazione non supportata da un progetto complessivo e da un’idea avanzata di città: non ne sono stati capace chi, con maggioranze di centrosinistra o centrodestra ha governato Prato negli ultimi 10/20 anni.

La terza città dell’Italia centrale non può continuare ad essere ostaggio di finte alternative che si copiano in buona parte fra loro su politiche sociali e sanitarie territoriali insufficienti, derive securitarie e autoritarie che aizzano e fomentano le paure, il solito sentir ripetere di grandi opere spesso non prioritarie e comunque rimaste (o destinate a rimanere) in buona parte lettera morta.
Dobbiamo provare tutte e tutti insieme ad invertire la tendenza che isola i singoli in una condizione che non è capace di dar loro un futuro – sociale, lavorativo, affettivo – e che ha desertificato quel senso di comunità che era la vera forza di Prato.

Riteniamo sia necessario rimettere al centro i temi della casa, del sostegno al lavoro e del reddito , dell’inclusione sociale e della valorizzazione delle diversità. È necessario dare priorità ad infrastrutture che si caratterizzino per un’utilità reale a favore di tutti e non di pochi, alla tutela del territorio e facciano della valorizzazione dell’ambiente il faro su cui impostare il progetto politico.

Proponiamo questo sapendo che anche Prato non è “fuori dal mondo”, ma che si inserisce – tanto più alle prossime amministrative quando si voterà anche per le elezioni europee –
in un quadro nazionale che ci pone di fronte ad una alternativa insopportabile e pericolosa per la democrazia: o la barbarie delle forze della Destra variamente declinata o PD & co., difensori dei poteri forti, delle politiche di austerità e dell’attacco ai diritti sociali degli ultimi anni.

Non possiamo rassegnarci a consegnare la città a tutto questo.
Ne uscirebbe in ogni caso la riproposizione di un film già visto. Una consapevolezza che – a partire da tante realtà in Europa, in Italia ed in Toscana che si sono dimostrate alternative vincenti o comunque non marginali – si sta in queste settimane diffondendo anche a livello nazionale.

L’obbiettivo è costruire uno spazio aperto, pubblico che unisca – nella chiarezza dell’alternativa a formule fallite come centro destra e centro sinistra – forze politiche della sinistra, il municipalismo di sinistra, l’associazionismo diffuso, i movimenti DEMOCRATICI – e che faccia della pluralità e della partecipazione reale e incisiva dei cittadini il suo metodo di far politica ed il suo punto di forza.
Un impegno che tutti noi abbiamo già perseguito in molte occasioni, a cominciare dal referendum contro lo stravolgimento della Costituzione del 2016, che ci ha visto difendere un patrimonio che era anche un’idea di società che combatte le disuguaglianze, le quali oggi sono invece accettate da tutti gli altri come un dogma intoccabile. Per noi quello è un ineludibile spartiacque.

Per ribadire tutto questo terremo una prima assemblea pubblica di lancio di questo percorso a Prato, il prossimo SABATO 6 ottobre, in stretta connessione con altri che si vanno definendo anche in Toscana su queste linee, e cominceremo a lavorare in maniera aperta e partecipata per la costruzione di una proposta di governo per la città in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera.

Il resto, il dibattito che interessa più i rappresentanti che i rappresentati, lo lasciamo al vecchio a cui confermiamo di essere chiaramente alternativi.

Per sottoscrivere il manifesto:
pratoincomune2019@gmail.com

Joshua Madalon

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I GIOVANI ma non solo

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I GIOVANI ma non solo

le donne, gli anziani e i bambini

Concludevo il mio post di ieri parlando di “giovani”. E penso che abbiate compreso che non considero, quella dei giovani, una categoria politica da confinare in una – fosse anche la prima – parte ben distinta dell’apparato programmatico. Non lo sono allo stesso tempo le donne, nè tantomeno gli anziani o i bambini. Ciascuno per sua parte ha bisogni che afferiscono ai temi dell’Ambiente, del Sociale, della Cultura e della Conoscenza, del Lavoro e del Tempo Libero.
I giovani non sono soltanto interessati ad una fruizione più ricca ed immediata del Tempo Libero, ma mirano ad ottenere un riconoscimento delle loro qualità sia nei percorsi di studio che in quelli lavorativi; la Cultura li arricchisce facendo veicolare idee innovative e creando prospettive nuove al passo dei tempi; una migliore qualità della vita in un Ambiente non soffocato da modernismi eccessivi, tecnologicamente disumanizzanti e generatori di nuovi modelli di solitudine involontaria, consentirebbe di progettare in autonomia con maggiore serenità la loro esistenza; una società che riesca a ridurre al minimo le differenze potrebbe essere aiutata a consolidarsi attraverso patti generazionali interconnessi. Parafrasando una frase ormai famosissima, potremmo affermare che “Una società migliore è possibile”.
Si può sognare di realizzarla, passo dopo passo, partendo intanto dalla certezza che a costruirla e definirla debbano essere “donne ed uomini nuovi” ricchi degli antichi ideali della Fratellanza, della Libertà e dell’Uguaglianza.
A livello locale questo è più difficile perchè molte variabili (apparati legislativi e reperimento delle risorse economiche) appartengono a strutture amministrative extraterritoriali, ma è anche reso più facile perchè si può contare sulla professionalità e la passionalità – elementi inscindibili – della gente a partire dalle giovani generazioni.

Joshua Madalon

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PRATO IN COMUNE – contributi per un avvio di programma

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PRATO IN COMUNE – contributi per un avvio di programma

Stiamo realizzando, partendo da individualità, un collettivo

Ora è il tempo di costruire il Programma vero e proprio del soggetto che abbiamo chiamato “PRATO IN COMUNE”.

Il nostro Programma non si baserà sul “NO”, ma costruiremo ogni aspetto di esso sul “COME” e sul “PERCHE’”

Ho tralasciato di occuparmi del mio Blog per alcuni giorni, una settimana. Mi sono occupato di Politica in modo più diretto, dando spazio alla riflessione ed alla parola, cercando di fare una ricognizione delle idee che abbiamo avuto modo di raccogliere tra le tante persone che hanno pensato di aiutarci nella costruzione di un progetto programmatico che prendesse il via da concretezza per dare risposte alle problematiche che abbiamo riscontrato nella nostra esperienza individuale.

Stiamo realizzando, partendo da individualità, un collettivo.

Ciascuno di noi ha una sua storia fatta di successi ed errori e, mettendo a reddito ognuno di questi, approfondendone le ragioni, abbiamo avviato la valutazione critica delle contraddizioni della Sinistra, della nostra particolare personale visione di questa e di quella che intendiamo sottoporre a verifica proprio perchè non ci ha onestamente convinto sia quella che appartiene ad una visione integralista purista intransigente poco disponibile ed aperta al confronto sia di quell’altra che afferisce ad un riformismo che ha corrisposto più ai bisogni del “mercato” (pur giustificandosi con la convinzione che se gira il mercato si possa ottenere un benessere diffuso) che a quelli della stragrande maggioranza della gente, sempre più emarginata ed umiliata.

In questi ultimi mesi ho scritto molto su tutto questo.

Ora è il tempo di costruire il Programma vero e proprio del soggetto che abbiamo chiamato “PRATO IN COMUNE”.
Il nostro Programma non si baserà sul “NO”, ma costruiremo ogni aspetto di esso sul “COME” e sul “PERCHE’”

Il nostro candidato Sindaco non è e non sarà un “uomo solo al comando”.
Siamo un gruppo affiatato di donne ed uomini che porteranno la loro esperienza nei diversi settori, dai temi della Cultura a quelli della Scuola, da quelli dell’Urbanistica al Sociale, dal Lavoro all’Ambiente, dalla Partecipazione alla Sicurezza, costruendo intorno a quest’ultima la definizione delle problematiche connesse a tutti gli altri settori allo scopo di abbattere il profondo senso di “incertezza” che deriva particolarmente dalla sempre più alta solitudine nella quale viviamo ( una Cultura sempre più appannaggio dei “pochi”, una Scuola con livelli di abbandono e dispersione elevatissimi, una visione urbanistica che si lega a poteri imprenditoriali incapaci di modificare le loro tipologie di intervento, una Sanità ed un Sociale che invece di allargarsi sui territori tende a ridurre e concentrare in pochi luoghi la sua azione, una scarsa attenzione reale ai temi ambientali ed una sottovalutazione dell’importanza della Partecipazione attiva dei cittadini)
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Una particolare attenzione alle problematiche del Lavoro ci spinge a costruire un’idea complessiva programmatica che ci consenta di sviluppare molteplici azioni riferite ai vari settori di cui sopra, capaci di creare nuovi posti di lavoro (nell’Ambiente, nella Cultura, nella Scuola, nel mondo produttivo tout court).
Di questo parleremo con le organizzazioni sindacali e quelle imprenditoriali.

Non manca la nostra attenzione al mondo giovanile, all’interno di un contesto complessivo che afferisca alle varie sezioni. Certamente non consideriamo i giovani come un settore a sè stante; fondamentalmente ci consideriamo ancora “tutte e tutti” alla pari e guardiamo ad un progetto che tenda a migliorare l’esistenza di ciascuno e di tutte e tutti.

Joshua Madalon

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non sono candidato e sosterrò la candidatura a Sindaco di una forza politica di SINISTRA unitaria alternativa ed in competizione con il PD (non a chiacchiere) che esprima quello in cui crede senza remore senza indugi senza alcun tipo di compromissione

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non sono candidato e sosterrò la candidatura di una forza politica di SINISTRA unitaria alternativa ed in competizione con il PD (non a chiacchiere) che esprima quello in cui crede senza remore senza indugi senza alcun tipo di compromissione

quel che segue è un mio documento del 2011

Sono nato a Napoli ma i miei vivevano a Pozzuoli. Mio padre, puteolano doc e mia madre procidana avevano frequentato solo la scuola elementare; mio padre non aveva conseguito nemmeno la licenza elementare. Entrambi avevano tuttavia un grande rammarico per non aver potuto studiare e se lo portavano dietro con l’obiettivo di far sì che i loro figli avrebbero soddisfatto in modo indiretto quel “bi-sogno” irrealizzato. Di figli i miei genitori non ne fecero che uno e si impegnarono molto a far sì che, io, potessi riuscire a realizzare quel loro obiettivo così desiderato. Mio padre lavorava nell’edilizia, dapprima come operaio semplice manovale poi si era “specializzato” sia in carpenteria (seguendo le orme del padre, mio nonno –omonimo – come da tradizione meridionale) che in costruzione in cemento armato. Aveva doti organizzative e di direzione ed una grande passione per il suo lavoro (sempre presente anche quando aveva qualche linea di febbre), cosicchè molto presto aveva ottenuto riconoscimenti espliciti nel ruolo di “capo cantiere”. I committenti ed i direttori di lavoro (ingegneri, geometri, dirigenti di imprese) si fidavano di lui e gli affidavano l’organizzazione del lavoro.
Ho studiato ma non avrei mai potuto seguire le orme di mio padre, avendo prediletto la sfera umanistica.

Perché ho parlato di me nel presentare questo mio contributo?
L’analisi della realtà industriale pratese negli ultimi decenni è contrassegnata da un rapporto fra le diverse generazioni di piccoli imprenditori o artigiani tessili che partivano da una mera cultura del lavoro senza limiti d’orario e con scarse regole, innanzitutto perché le imprese, soprattutto quelle piccole, erano per lo più familiari (ci lavoravano tutti alla bisogna, compreso i minori e donne incinte) ed anche perché con gli operai “esterni” vigeva un rapporto “familiare” non conflittuale, garantito anche dal miglior guadagno – semmai con extra in nero – più o meno equamente distribuito.
Negli anni settanta e seguenti i giovani figli degli industriali e degli artigiani tessili pratesi si sono (ma , in moltissimi casi, sono stati) allontanati dal lavoro manuale “sporco e maleodorante” (molte attività del tessile sono caratterizzate da polvere, umido e odori insopportabili) ed hanno (o sono stati indotti a farlo) scelto la strada della formazione scolastica, universitaria ed extrauniversitaria.
Ho detto “figli degli industriali etc…” ma in effetti è accaduto più o meno la stessa cosa con i figli degli operai tessili che hanno preferito gli studi ad un lavoro duro e gravoso, nonché incerto prima in modo ciclico poi in modo “drammaticamente strutturale”.
Molte delle aziende familiari operose fino alla fine del secolo scorso hanno esaurito il loro compito non reggendo più il ritmo di un mercato sempre più schizofrenico e de-regolato dal sistema globale.
In questa crisi si sono inserite altre variabili che hanno visto il prevalere di comunità operose e silenziose come quella cinese che, come si sente dire, lavora come i pratesi degli anni Sessanta e Settanta con delle variabili discutibili “oggi molto ma molto più di ieri” (è cambiata positivamente l’attenzione e la sensibilità verso il rispetto dell’ambiente e delle regole del lavoro).
In tutto questo la società pratese (non solo dunque quella parte “politica” e non solo “una” parte politica) ed in modo particolare l’imprenditoria – rappresentata sia dall’Unione Industriale sia dalle organizzazioni di categoria artigiane – non è stata in grado di dare risposte adeguate, tempestive ed innovative né di suggerire possibili utili riconversioni ed adeguamenti produttivi; mentre ha teso a scaricare anche le proprie responsabilità sugli amministratori locali. Fra l’altro molto curioso è stato l’atteggiamento di questa parte imprenditoriale che utilizza il liberismo e lo statalismo a suo piacimento ed a suo mero comodo: in effetti questa incertezza ha provocato molti più danni di quanto si possa credere.
Nello stesso tempo poi molti imprenditori chiudendo le loro aziende si sono auto convertiti in immobiliaristi sia affittando (o vendendo) le loro strutture ai migliori offerenti sia smantellandole e costruendo su quel terreno centinaia di appartamenti con il risultato di ingolfare anche quel mercato.
Ovviamente questa analisi è necessariamente parziale ma negli ultimi tempi troppi tanti troppi pratesi hanno dimenticato di prendere in considerazione questi aspetti ed hanno preferito risposte facili a domande semplici, contribuendo a far credere che tutto possa ritornare come prima se si condizionano alcune comunità al rispetto delle regole, proprio quelle regole che, grazie anche alla loro parziale (o totale) “non” applicazione, avevano decretato il successo del “modello pratese”. Fra l’altro coloro che ritengono che basterebbe mandar via da Prato queste comunità – a partire dagli irregolari – per riprendere in mano la guida del distretto, si illudono e vengono illusi dai “falsi profeti travestiti da politici rampanti”.
La soluzione sta altrove ed è nella creatività delle giovani generazioni che bisogna scommettere!
Fra l’altro la richiesta di rispetto delle regole a senso più o meno unico (e l’impegno degli “sceriffi” locali è teso esplicitamente in tale direzione) non funziona se – accanto ad essa – si vorrebbe garantire maggiore sicurezza, in quanto inasprirà i rapporti ed il clima generale, già di per sé difficile, di integrazione e convivenza, senza portare a soluzione i problemi reali che girano attorno alla “crisi”. La richiesta di rispetto delle regole a senso unico finirà per creare maggiori “sacche” di illegalità diffusa anche nel resto della società, autorizzando “indirettamente” molti a non rispettarle e contribuendo così a creare un circolo vizioso molto pericoloso.

Joshua Madalon

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 8

Ritorno a pubblicare il post del 12 dicembre 2018 allo scopo di riprendere il viaggio sui tempi della “memoria” personale. Il mio impegno storico, ambientalista e culturale è già tutto inscritto in questo piccolo contributo che diedi alla mia città.
A seguire il blocco numero 8 della settima parte del mio racconto
Il libro è “PASSEGGIATA nei Campi Flegrei – Pozzuoli” novembre 1971
Quelli che…sono nati ieri lo sappiano

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 7 Continua la lettura di DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 8

Senza titolo – senza testa né coda (e senza immagini)

Senza titolo – senza testa né coda ( e senza immagini )

Ha pienamente ragione, quel giovane sempre rampante alla ricerca del suo “posto al sole”, ad inalberarsi dopo i suggerimenti “critici” che ho proposto ieri intorno alle ambiguità ed alle mistificazioni che caratterizzano l’ipocrisia della solita Politica d’accatto tendente ad accaparrarsi crediti inesistenti. Racconta di suoi impegni – e del gruppo più strettamente collegato a lui – nel campo del sociale ed altro dai quali è tuttavia realisticamente difficile ricavare effetti costruttivi da quelli derivati. E tutto questo accadeva mentre io ed altri fondavamo il PD. Peccato che non sappia che in quel periodo, oltre ad impegnarmi in modo intenso nella fondazione di un Partito Democratico, che fosse “davvero” tale (riprendo la dizione che volle assegnare al suo Gruppo Rosy Bindi che non fu certo per caso leader della “minoranza” critica – che ancor oggi non credo rinneghi quella posizione), mi dedicavo anima e corpo a sviluppare un’azione di difesa della partecipazione democratica contro gli attacchi che venivano prodotti contro di questa proprio dalla maggioranza di Centrosinistra. Non è un caso dunque che oggi (ma già da tempo, diciamo cinque? quattro? tre anni?) dovendo condurre una campagna elettorale che si annuncia “all’ultimo sangue” contro la Destra, non possono essere sottaciute le furberie, le ambiguità, le mistificazioni.
Se si crede davvero nella difesa dell’ambiente (non quella di tipo “algebrico” del più 4 meno 3 uguale più uno) e nell’abbassamento del divario tra ricchi e poveri con un attacco alle ragioni che hanno creato diseguaglianze, bisogna anche spiegare perché mai ci si allea con chi fino ad oggi ha prodotto tali scempi. Quale credibilità si possiede? Quelle scelte portate avanti da Governi centrali e maggioranze amministrative locali negli ultimi cinque anni stanno ad evidenziare una deriva progressiva verso Destra i cui esiti non sono ancora del tutto prevedibili.
Ma ci si allea forse esclusivamente con la speranza che tale indefesso impegno venga ricompensato. Nooo! Ci si trova di fronte a persone dalla purezza cristallina! Che agiscono in modo ideale (neanche “ideologico”!). Il dramma è che già nella competizione “politica” del 4 marzo 2018 molti hanno scelto di non votare Partito Democratico e suoi affini o riconosciuti come tali. Perché dovrebbero ora votare i “cloni”?
Mi viene da sorridere anche nei confronti di chi rispolvera, dopo anni di silenzio in quella direzione, il tema della partecipazione democratica e lo pone al centro della sua azione amministrativa. Pur essendo stato un ottimo amministratore anche sui territori del Sud, non ci sono stati da parte sua segnali di difesa del Decentramento allorquando lo si attaccava e lo si smantellava progressivamente. Oggi , all’interno di un giochino delle parti chiaramente strumentale a convincere che si voglia fare autocritica, se ne propone una riedizione all’acqua di rose senza un filo di coraggio. Si dice che la legislazione non permette di istituire Circoscrizioni in una realtà come Prato, al di sotto dei 250.000 abitanti. E’ la verità. Certamente. Ma la nostra città ha molte specificità uniche da mettere in luce per richiedere una interpretazione speciale di quei dispositivi: basterebbe ricordare che Prato è la città con il maggior numero di etnie e che ha vissuto e continua a subire i contraccolpi di una crisi del suo Distretto tessile che ha emarginato ed impoverito sempre più le periferie.

Joshua Madalon

Alzare il velo che cela le ambiguità e le mistificazioni

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Alzare il velo che cela le ambiguità e le mistificazioni

Alzare il velo che cela le ambiguità e le mistificazioni. Come spesso accade, c’è chi utilizza le furberie ammiccando a pretesi richiami a temi ecologici ambientalisti senza avere mai mostrato di possedere qualità e meriti in tali ambiti. Tra l’altro allo stesso tempo si va sostenendo chi, nel corso di questi anni nulla ha fatto in tale direzione ed ora sventola bandiere improbabili intorno al “consumo zero” del territorio, nel mentre autorizza all’interno del Piano operativo a costruire nuovi manufatti cementizi peraltro destinati a rimanere vuoti, così come moltissimi altri precedentemente autorizzati e innalzati, sia scheletri vuoti sia strutture quasi completamente disabitate.
Noi di Prato in Comune possediamo da Sinistra, quella vera (è stancante la diatriba su cosa sia Sinistra e cosa non lo sia: non lo è di certo quella rappresentata da coloro che hanno contrabbandato l’impegno ad operare per il bene comune per ottenere propri esclusivi vantaggi, quelli cioè che hanno distrutto la Sinistra), il pieno titolo a denunciare questi obbrobri ideologici.
Di pari passo, se non fosse tragica la situazione, ci potrebbe far sorridere la pretesa di occuparsi di Nuove povertà e aumento delle diseguaglianze. Come se la responsabilità fosse della Destra: ideologicamente è davvero problematico dover affermare che è proprio quella sedicente pseudoSinistra ad aver accelerato negli ultimi anni il divario tra quei pochi ricchi e quei tanti poveri sempre più poveri, condizionando l’impoverimento della classe media e accelerando il passaggio alle soglie minime di sopravvivenza.
Sostenere il Partito Democratico incapace per ragioni di Potere interno ed esterno a riconoscere gli errori genetici (chi scrive conosce perfettamente il DNA del PD e sin dall’inizio è stato critico ed emarginato senza mai indulgere in compromissioni che invece appaiono pane quotidiano per altri) è un’operazione che non ci interessa. Allo stesso tempo ci tocca mettere in evidenza le ambiguità e le mistificazioni di chi in apparenza in modo esterno lo sostiene.

Joshua Madalon

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LE IDEE CHE CRESCONO INSIEME ALLE PERSONE non sono preesistenti, diventano “condivise” se elaborate concordemente

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LE IDEE CHE CRESCONO INSIEME ALLE PERSONE non sono preesistenti, diventano “condivise” se elaborate concordemente

Sono anche io convinto che le idee contino più delle persone che le portano. Ma come spesso accade affermarlo essendone convinti serve a poco se non si contestualizza tale condivisibile riflessione.

Le idee, quando viaggiano in una unica persona convinta di avere il dono della verità, di esserne portatore prescelto, servono a poco; aggiungerei “a nulla”: non servono, non sono utili alla crescita di un corpo collettivo. Non aiutano. Il “dubbio” molte volte è più forte della “certezza”.

In uno dei casi specifici cui mi riferisco concretamente si evidenzia l’incapacità profonda ad accettare posizioni diverse in un contesto peraltro connotato da esperienze variegate caratterizzate da una precisa volontà di contaminarsi a vicenda con l’obiettivo di produrre un progetto unitario. Per fare questo occorre prioritariamente saper ascoltare senza porre precondizioni, che non siano il rispetto dei fondamentali valori di riferimento. Tra questi non vi può essere spazio per la presunzione. Chi sa da solo già più o meno tutto, o forse “tout court “già tutto di tutto” non ha bisogno di vivere in comunità. E’ una “monade vagante” destinata a mantenere il suo posto su un altissimo piedistallo.

Quando ci si inserisce in un gruppo non si può pretendere di egemonizzarlo con le proprie idee. Queste non precedono, come invece i valori, le discussioni, ma si costruiscono insieme, dopodichè è chi ne sa interpretare la sintesi a poter ambire ad esserne il portatore, inserendovi parte del proprio bagaglio di conoscenze.
Se non si capisce quale sia stato il senso di alcune scelte e le si vogliono descrivere come veti di carattere “politico” c’è ben poco da sperare in un ripensamento operoso. Ci si autoumilia, ci si autoesclude e ci si dispone all’autoemarginazione.

D’altronde ognuno è fatto in modo diverso: sarebbe utile che ciascuno poi si rendesse conto che “insieme” si può costruire qualcosa di nuovo, di diverso, di migliore; a patto che non si pretenda di avere l’unica verità già in tasca.

Joshua Madalon

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UNA SCUOLA DELL’ACCOGLIENZA – esempio contrario in quel di Foligno (è un segno dei tempi “bui”?)

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UNA SCUOLA DELL’ACCOGLIENZA – esempio contrario

– chi insegna non può improvvisare “progetti” così innovativi –

La vicenda della scuola elementare di Foligno, nella quale un maestro supplente annuale ha messo in pratica un “progetto” teso alla denuncia dell’atmosfera razzistica che si respira nel Paese. Perlomeno questo è quello che lui afferma dopo aver umiliato due bambini nigeriani, apostrofandoli in modo indegno di una professione che si basa in modo precipuo sul rispetto, sull’accoglienza, sulla cordialità, beninteso qualità accompagnate da una preparazione adeguata che non è solo riferita alle diverse materie insegnate.
Questo individuo non è degno di proseguire la sua attività di docente: il suo comportamento può essere accostato al livello sempre più infimo della preparazione culturale diffusa e a quel che si chiama, al netto di quel di “andata”, analfabetismo “di ritorno”.
Chi insegna “dovrebbe” sapere che iniziative di “alto livello” come quella proposta dal docente di Foligno proprio per la loro eccelsa caratteristica andrebbero condivise negli ambiti collegiali. Sembra che non ve ne sia traccia; laddove ciò invece fosse stato messo a punto sarebbe tutto il Consiglio di classe compreso I Dirigenti ad essere interessati per un coinvolgimento di tale portata.
Ad ogni modo ritengo sia anche giusto, se fosse evidenziata l’omertosità neghittosa, dovuta alla stanchezza, della Dirigenza, che anche questa venga sollevata dall’incarico.
La vicenda ci aiuta anche a prendere consapevolezza che gli addebiti sotto forma di paterni consigli rivolti ai docenti del Sud da parte dell’attuale Ministro andrebbero indirizzati un po’ a tutti coloro che stanno contribuendo alla creazione di un’atmosfera xenofoba e razzista, che certamente si è acuita negli ultimi mesi, nei quali si è sdoganata la temperie quiescente di coloro che mal sopportano le difficoltà e scaricano ogni responsabilità di esse sulla presenza degli stranieri.
La Lega e Salvini continuano a sentirsi vittime, proseguendo in modo molto esplicito a lucrare su tutta questa insofferenza.

Joshua Madalon