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“ERO STRANIERO” e gli eventi di questi giorni a Prato

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“ERO STRANIERO” e gli eventi di questi giorni a Prato

Mi ero ripromesso qualche giorno fa di scrivere intorno a questo tema dell’immigrazione. C’è una campagna di raccolta firme, che spero possa poi decollare a settembre, per sostenere una Proposta di legge di iniziativa popolare su “Nuove norme per la promozione del regolare soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”.
La campagna ha sostenitori di prestigio come il Vaticano di papa Bergoglio e poi ci sono i Radicali Italiani insieme a Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, ed altre numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell’immigrazione, tra cui Caritas Italiana, Fondazione Migrantes Comunità di Sant’Egidio e tante tante tante associazioni locali e semplici cittadine e cittadini.
La proposta è costituita da otto articoli: con l’art.1 vengono aggiunti tre nuovi articoli al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero: l’articolo 22-bis istituisce il permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di lavoro relativamente all’ingresso di lavoratori stranieri; l’articolo 22-ter ripristina il sistema dello sponsor; l’articolo 22-quater tratta del permesso di soggiorno per comprovata integrazione, e con esso si prevede la regolarizzazione dei migranti irregolari, compresi i richiedenti asilo ai quali è stata respinta la richiesta di protezione internazionale, che dimostrino di essere radicati nel territorio e integrati nel tessuto civile, sociale e ordinamentale del nostro Paese, condizione desumibile da elementi quali l’immediata disponibilità al lavoro, il grado di conoscenza della lingua italiana, la frequentazione di corsi di formazione professionale, i legami familiari o altre circostanze di fatto o comportamenti idonei a dimostrare un legame stabile con il territorio nel quale vive.
L’articolo 2 della proposta colma una delle gravi lacune, rispetto
al processo di integrazione nel nostro sistema politico e
sociale dei migranti, costituito dal mancato riconoscimento agli stranieri, che risiedono regolarmente e stabilmente nel territorio nazionale, dell’elettorato attivo e passivo nelle consultazioni elettorali e referendarie a carattere locale.
L’articolo 3 prevede che il lavoratore straniero che
lasci il territorio nazionale conservi tutti i diritti
previdenziali e di sicurezza sociale maturati e possa goderne, al verificarsi della maturazione dei requisiti
previsti dalla normativa vigente, a nche in deroga al requisito dell’anzianità contributiva minima di vent’anni.
L’ articolo 4 abroga le quote d’ingresso degli stranieri, dal momento che dalle riforme previste nei precedenti articoli viene meno la necessità di fissare limiti all’entrata di migranti poiché è il mercato a stabilire l’effettiva necessità di lavoratori stranieri in base alla domanda reale.
L’articolo 5 propone che il permesso di soggiorno per richiesta asilo possa essere trasformato in permesso di soggiorno per comprovata
integrazione nel caso di richiedenti asilo in grado di dimostrare di essere integrati nel tessuto civile, sociale e ordinamentale del nostro Paese, desumibile principalmente dalla immediata disponibilità al lavoro.
L’articolo 6 prevede la piena equiparazione dei diritti assistenziali fra cittadini comunitari ed extracomunitari,
la possibilità di iscrizione al medico di medicina generale, onde garantire la continuità delle cure, e il riconoscimento ai minori, figli di cittadini stranieri, indipendentemente dallo stato
giuridico, degli stessi diritti sanitari dei minori italiani.
L’articolo 7 interviene sulle disposizioni che richiedono, per l’accesso a molte prestazioni di sicurezza sociale (assegno di natalità, indennità di maternità di base, sostegno all’inclusione attiva ecc.), il requisito del permesso di lungo periodo escludendo dalle prestazioni proprio gli stranieri regolarmente soggiornanti
che hanno maggiormente bisogno di sostegno.
L’articolo 8 abolisce il reato di clandestinità, abrogando l’articolo 10-bis del decreto legislativo 26 luglio 1998, n. 286.

Questo, in estrema sintesi e con un copia-incolla di alcune parti del testo che per intero potreste trovare sul seguente link

http://www.radicali.it/wp-content/uploads/2017/05/Proposta-di-legge-per-soggiorno-e-inclusione-stranieri_def.pdf

Ma mi occorre sottolineare quanto sta accadendo in questi giorni “grazie”(!) al Decreto Minniti e compagnia bella, ivi compreso la grande confusione politica e amministrativa con cui la questione “immigrazione” viene trattata. Alcune Associazioni locali di Prato, ma immagino che ciò stia accadendo anche altrove, hanno denunciato alla Prefettura questa situazione che può peraltro ingenerare anche episodi piccoli o grandi essi siano che non diano contezza della realtà ma accrescano la psicosi dello straniero in una comunità bombardata da messaggi e slogans purtroppo negativi, quasi sempre non veri.
In questa città qualche giorno fa sono stati “allontanati” da una delle strutture SPRAR alcuni giovani richiedenti asilo, colpevoli di non aver frequentato alcune lezioni del corso di alfabetizzazione alla lingua italiana. Già volli notare che troppo spesso questi corsi sono affidati a personale “qualificato” ma che non ha alcuna esperienza pratica per rendere tali lezioni gradevoli ed utili davvero alla comprensione dell’abc della “necessità” primaria di uno straniero. Ma la gravità della vicenda non può essere la “colpa” degli ospiti; ciò che è più serio e grave è che questi giovani vengono sì espulsi ma non “accompagnati” in altre strutture o “rimpatriati” e potrebbero essere attratti ad entrare in circuiti davvero pericolosi per l’ordine pubblico o, e forse è il meno, essere considerati utili per il lavoro nero oppure darsi all’accattonaggio. Sono in ogni caso giovani deboli dal punto di vista psicologico e potrebbero comportarsi in modo tale da creare preoccupazione tra i cittadini.
Come spesso dico in questi giorni parlando di Politica, occorre ricordarsi che la responsabilità di ciò che fanno gli altri è anche nostra, che viviamo nella “nostra” società, abbiamo i nostri contatti sociali, che ci garantiscono tutto sommato qualche certezza in più.
So che c’è un Gruppo di persone giovani, attente a questi temi che si sta impegnando per portare all’attenzione delle autorità e dell’opinione pubblica locale tali questioni. Anche se non ho la loro età sono loro vicino.

Joshua Madalon

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UN RACCONTO iniziato il 20 luglio e finito il 21 luglio 2017

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UN RACCONTO iniziato il 20 luglio e finito il 21 luglio 2017

E’ il 21 luglio, oggi. Ieri ho cominciato a scrivere un racconto-apologo sul concetto di “benessere” da qualche punto di vista diversificato.

Protagonisti due figure di mezza età che si incontrano casualmente alla cassa di un supermercato.
Uno dei due è un signore, un lucano di Avigliano, che prima di congedarsi si palesa come tale dietro la richiesta di Joe; egli stesso, in precedenza, in avvio della conversazione inattesa, aveva scherzato con Joe sulle loro origini comuni, seguendo i fonemi espressi intorno ai pubblicizzati economici cerotti curativi a base di arnica. “Lei non è di certo alto-atesino” gli aveva detto e Joe gli aveva scherzosamente risposto che invece lo era, mentendo e sapendo di farlo, e aveva giocato su quella parola alludendo al fatto che un cerotto non sarebbe stato in grado di cedere “benessere” a chicchessia.

“Sono campano, ma ho vissuto per alcuni anni in Alto Veneto tra l’Alto Adige e il Friuli per cui un po’ mi sono formattato anche in quei luoghi” gli ha poi rivelato, prima di avviarmi verso l’uscita con il carico di frutta varia acquistata in barba alle indicazioni di Mary. Fuori aveva incrociato il cliente post-moderno, con il suo tappetino ricolmo di oggettini di dubbia utilità che tra un Buongiorno ed un Ciao rivela di non aver poi imparato tanto di più della lingua italiana e si è chiesto quale concezione loro, che arrivano nel nostro Paese lasciando miserie inenarrabili e inimmaginabili, abbiano del concetto di “benessere”.

Joe se lo è chiesto ma non lo ha palesato. Ma, dopo aver fatto dono di una delle buste di frutta al custode di turno, che non si aspettava altro che qualche spicciolo e mostra diverso interesse verso quel lascito, è ripiombato nei suoi pensieri, collocandoli nella contemporaneità del suo tempo.

“Certo, dice bene l’amico lucano: la Politica dovrebbe occuparsi del benessere dei deboli, degli ultimi, degli sfruttati, dei senza lavoro per affrontarli e portare i loro problemi – anche se lentamente – a soluzione. Non si chiede mica l’impossibile, mentre da un lato ti ingannano dicendo che sono impegnati in tale direzione e dall’altro ti ingannano ugualmente affermando la loro impotenza e semmai scaricando su altro e su altri la loro inettitudine”.
“Appaiono tutti desiderosi di ottenere consenso, promettendo il loro impegno verso la riduzione delle differenze; ma poi ti accorgi che si corre dietro soprattutto ai desideri dei ricchi”.
“La disoccupazione se non cresce è perchè una parte dei disoccupati sparisce non perché c’è più occupazione; in effetti diminuisce anche il numero dei ricchi! ma non c’è da esultare: è semplicemente perché anche tra loro c’è chi è maggiormente baciato dalla fortuna e diventa più ricco, allontanando da quel consesso prefino qualcuno che poco prima vi apparteneva. Insomma i ricchi diminuiscono e sono sempre più ricchi ed, evviva, i poveri aumentano e sono sempre più poveri. Sembra quasi un giochettino di fisica con i vasi comunicanti. Solo che qui si tratta di donne ed uomini e tanti minori. C’è ben poco da scherzare”.
Joe è preso da questi pensieri ed avverte la sua profonda impotenza; attraversa la città e si dirige alla Mensa dei poveri. Ha sentito un appello nei giorni precedenti: in effetti non cercano cibo o derrate varie, hanno bisogno di braccia. Joe però vi entra non a mani del tutto vuote: porta con sè le buste della spesa. Chiede indicazioni al primo che incontra e, lasciandogli le buste, si mette a disposizione per il lavoro di cui hanno bisogno. Ha già avvertito Mary che non ha comprato nulla e che tornerà dopo pranzo.

J.M.

UN RACCONTO DEL 20 LUGLIO 2017 – intro

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UN RACCONTO DEL 20 LUGLIO 2017 – intro


Nei giorni scorsi ho pubblicato alcuni post “velenosi” ma concretamente riferibili ad una serie di eventi collegati ai temi dell’immigrazione – un’amica mi ha rimproverato di essere stato troppo “tranchant” nei giudizi (credo si riferisse ad alcune accuse di cinismo, ipocrisia e – di converso – criminalità politica); un altro amico invece sembra aver apprezzato i miei interventi riconoscendone il valore civico. A quest’ultimo ho rivelato che “avrei preferito scrivere un racconto”; ecco perché oggi metto insieme impegno civile e passione letteraria e comincio a scriverne uno, senza titolo, semplicemente UN RACCONTO per l’appunto DEL 20 LUGLIO 2017

“Se passi al supermercato, quello vicino alla tua scuola, compra 8-9 pesche gialle. Ieri ne ho prese poche per assaggiarle, il prezzo era molto buono e la qualità anche, per cui….” Mary impartiva indicazioni di spesa a Joe, che stava per uscire a fare fotocopie per il progetto che aveva allestito nelle ultime settimane e si raccomandava che fossero solo 8 – 9 perché non vi era spazio sufficiente nel frigorifero ed il caldo torrido di metà luglio quell’anno non consentiva di mantenere integra la frutta per troppo tempo. Joe in verità non se ne preoccupava perchè sia lui che Mary erano grandi consumatori di frutta e verdura e già pensava dentro di sè che ne avrebbe potute prendere 89 collegando i due numeri dell’ordine trascritto su un foglietto di carta riciclata. E così più o meno fece; con il solito entusiasmo, entrato nel piccolo supermercato rionale, si tuffò sui banchi ed insaccò 9 pesche gialle, un numero pari o di poco superiore di noci pesche e delle buone percoche, dure e corpose; poi adocchiò delle pesche saturnine il cui sapore è incomparabile, rivelando aromi che provengono direttamete dai fiori. Vide anche delle fragole e le comprò, così come delle carote di cui era particolarmente ghiotto sia lui che suo figlio. Insomma caricò un bel po’ di frutta e si avviò alle casse.
“Un prodotto che promette benessere; mah! In effetti se ne ha bisogno di questi tempi!” un signore anziano che lo seguiva in coda volle indicare a Joe una sorta di cerotto medicamentoso che prometteva di acquistare benessere con una sola applicazione, che veniva pubblicizzato ai lati della prima cassa. In effetti era un prodotto a base di arnica e certamente avrebbe lenito il dolore muscolare; quanto a benessere era abbastanza discutibile, soprattutto se l’occasionale interlocutore si riferiva, con quel suo sorriso sardonico di un’arguzia sottile tipicamente meridionale, a quello economico.” Joe sorrise sorpreso ed incerto se rilanciare con qualche battuta la conversazione appena avviata: di solito glissava, considerando queste situazioni nella loro inevitabile provvisorietà. “Di sicuro l’arnica è indicata per affrontare gli stati flogistici” disse senza nascondere la sua professionalità linguistica. “Di solito anche io, e mia moglie, se bisogna curare delle contusioni mostre e dei nostri figlioli utilizziamo una pomata a base di arnica. Questi cerotti saranno ugualmente ottimi ed anche economici, rispetto ad un tubetto di unguento a base di arnica”. Il signore, però, non era affatto interessato a quel prodotto, pubblicizzato in pompa magna e, proseguendo nel suo arguto argomentare: “La Politica dovrebbe avere come obiettivo principale quello di affrontare e risolvere i problemi dei più deboli, ma…”. Ecco! Il tema del “benessere” non era legato a un trauma muscolare o ad una contusione da curare….

… continua ….

ANNIVERSARI 2017 all’ex Cava di Bacchereto (frazione di Carmignano) sabato 22 luglio ore 21.00

ANNIVERSARI 2017 all’ex Cava di Bacchereto (frazione di Carmignano) sabato 22 luglio ore 21.00

ANNIVERSARI è un contenitore ampio, articolato, aperto che utilizza “in primis” alcune suggestioni personali ma è disponibile a misurarsi con quelle di altri, e soprattutto quelle di settori diversi da quelli che in partenza sono i miei preferiti: “miei” perchè da me l’idea, che ha caratteristiche di semplicità assoluta (in senso sia negativo che positivo), è partita. Intendo sottolineare che appassionati di Musica, di Arte, di Fotografia, di Scienze, di Filosofia, di Economia oltre che di Letteratura, Storia e Cinema e/o altro possono senza alcun limite inserirsi in questo contesto in collaborazione oppure in competizione non importa come purché si facciano crescere le conoscenze comuni.

Nel programma di Social Cava di questo luglio 2017 la proposta rievocativa di alcuni temi, di alcuni eventi e di alcuni personaggi si occuperà inevitabilmente di Antonio Gramsci attraverso la lettura di un suo testo classico dal titolo “Oppressi ed oppressori” che il filosofo sardo, rinchiuso nelle galere fasciste per ordine di Mussolini, compose al termine dei suoi studi liceali nel 1910. Seguendo il pensiero di Gramsci è davvero impossibile non pensare a don Milani ed alle sue vicende che, pur da un altro versante, forse apparentemente lontano da quello laico dell’uomo politico, si occupa degli ultimi, dei diseredati, degli emarginati, dei figli dei contadini che lui chiama “Gianni”contrapponendoli ai Pierini, figli di papà. Nell’ ex cava di Bacchereto sabato 22 dalle ore 21.00 leggeremo alcuni brani da “L’obbedienza non è più una virtù” e da “Esperienze pastorali”, rilevandone gli aspetti rivoluzionari che permearono le menti dei partecipanti alle assemblee della contestazione studentesca e del movimento operaio tra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso. Anniversari poi dedicherà uno spazio anche al ricordo di Carlo Rosselli, fondatore di “Giustizia e Libertà” del quale leggeremo uno stralcio da “Oggi in Spagna domani in Italia”, un discorso pronunciato alla radio di Barcellona il 13 novembre 1936, in piena guerra civile spagnola, palestra per i futuri disastri mondiali. Ci affideremo poi di nuovo a Gramsci per ricordare un altro personaggio della letteratura e del teatro, come Pirandello, del quale ricorre il centenario dalla nascita: avremmo potuto utilizzare anche Camilleri con la sua acutezza ma il tempo a disposizione non ci consente di farlo ma lo riproporremo in autunno in una delle serate dedicate ad ANNIVERSARI da LeftLab.
Il 1917 è un anno che ha impresso una svolta drammatica alla Storia del mondo: lo ricorderemo con un breve brano di Gabriele D’Annunzio che descrive l’atmosfera cupa che caratterizzò le vicende che precedono la rotta di Caporetto. Allo stesso tempo daremo voce a John Reed, cronista di levatura mondiale che seppe descrivere i fatti che portarono alla Rivoluzione d’ottobre in quello stesso drammatico glorioso anno.
ANNIVERSARI darà voce, utilizzando alcuni stralci da suoi discorsi e lettere (fortemente significativa è quella sotto forma di testamento indirizzata ai figli) anche ad uno dei simboli della lotta di liberazione dei popoli, Che Guevara, ucciso 50 anni fa il 9 ottobre 1967.

Alla fine dell’anno dovremo ricordare un uomo ed un evento fondamentali per tutti noi, collegati a tutto il resto, a ciò che ci importa prioritariamente, a quelli che sono i nostri fondamentali valori di riferimento. L’uomo è Danilo Dolci, così simile, pur nella sua diversità storica, antropologica, sociologica ed umana, a Gramsci e don Milani. Icona del pacifismo, della non violenza che lo fece accomunare secondo Aldo Capitini al Mahatma Gandhi, scelse di dedicare dagli anni cinquanta la sua esistenza ai contadini diseredati dell’entroterra palermitano (Trappeto e Partinico), organizzando una presa di coscienza che non poteva passare inosservata tra i potenti ed i malavitosi, che gli resero difficile la permanenza e l’azione. Di lui leggeremo un breve brano da “Racconti siciliani”, testimonianze raccolte direttamente in carcere, dove per breve tempo egli fu rinchiuso all’indomani dello “sciopero alla rovescia” organizzato per denunciare le condizioni di sottosviluppo di quella parte del nostro Paese. In quell’occasione egli fu mirabilmente difeso da Piero Calamandrei, altro punto di riferimento del nostro impegno: avremmo voluto leggere a Bacchereto anche un brano tratto da quel suo autorevolissimo intervento, ma abbiamo deciso di farlo in altra occasione dedicata appositamente a questo. Il brano ridotto tratta un altro tema molto importante, che è quello della “tortura”, che poi ritorna nel testo che chiuderà la serata e che è collegato ad altri anniversari: uno meno tondo rispetto agli altri è quello del G8 di Genova del 21 luglio 2001, l’altro tondo e significativo è quello dell’approvazione della nostra Costituzione. A questi argomenti è dedicata la lettura di un racconto, a conclusione della serata di ANNIVERSARI 2017 a Bacchereto frazione di Carmignano sabato 22 luglio 2017 ore 21.00.

A leggere i brani saranno Stefania Colzi, Serena Di Mauro, Luca Mori, Tommaso Chiti e Giuseppe Maddaluno.

Siete tutte/i invitate/i a partecipare.

J.M.

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ERO STRANIERO – un preambolo

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ERO STRANIERO – un preambolo

Lo sfruttamento degli “stranieri”, deboli ed indifesi, che riescono a fare notizia quando il loro comportamento non è considerato adeguato in linea con le regole italiane, ha molte facce. Da una parte la loro inferiorità psicologica (provate voi ad andare in un paese straniero, semmai per necessità e non come turisti o studenti, e vedete cosa significa non conoscere la lingua, comportarsi in un modo considerato in quel luogo scorretto, e forse capirete) li spinge ad accettare lavori per un tozzo di pane (non simbolico, come qualcuno potrebbe credere: andate nelle lande aride e polverose, disordinate e confusionarie dell’agro casertano e troverete nugoli di extracomunitari quasi tutti africani sui crocicchi ad attendere il “padrone” di passaggio, sia esso un privato bisognoso di un intervento unico nel proprio giardino, sia esso un “caporale” alla ricerca di un migliore guadagno per sè); dall’altra coloro che agitano paure al di fuori ed al di sopra della realtà per lucrare qualche centinaio di voti per la loro vanità.
Affermare che tra loro non vi siano anche dei malviventi, al netto di coloro che, per la debolezza di cui sopra, possano essere indotti ad una reazione violenta, sarebbe un errore. Certamente c’è chi già dai luoghi da dove proviene ha condotto una vita sregolata e violenta, e semmai la sua fuga non è condizionata da una necessità vitale ma è dovuta ad aver commesso dei reati anche gravi da cui fuggire. Ma com’è per noi autoctoni la maggioranza è formata da gente per bene ai quali va riconosciuta soprattutto la dignità, quella stessa, certamente, che va riconosciuta parimenti ai nostri fratelli, figli e nipoti.
A me sembra inutile sottolineare che la concezione dello “straniero” come persona pericolosa tout court è tipica degli anni che vanno dall’ultima parte del XX secolo ai giorni nostri. Non era affatto così prima, e lo straniero, in tempo di pace ma anche a volte in periodi di guerra, era sempre accolto con grande generosità. La differenza non esisteva, la distinzione non aveva diritto. Negli ultimi anni invece spesso si sono elevati muri di indifferenza e di ostilità.
La Politica, soprattutto quella della Destra ma da qualche giorno anche quella sedicente di Centrosinistra, ne è profondamente colpevole. Per fortuna c’è una parte di opinione pubblica che si è impegnata negli ultimi giorni a presentare una “Proposta di legge di iniziativa popolare” che ha per titolo “Nuove norme per la promozione del regolare soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non residenti” con lo slogan “ERO STRANIERO”. Ne parlerò in un prossimo post in modo dettagliato.

parte 1 ……

My name is Joshua

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/21/migranti-il-papa-sostiene-la-campagna-ero-straniero-di-caritas-e-radicali-per-abolire-la-bossi-fini-e-dare-diritto-di-voto/3675888/

STRUTTURA dell’intervento da me coordinato (a nome di Altroteatro) martedì 11 luglio a Montemurlo

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STRUTTURA dell’intervento da me coordinato (a nome di Altroteatro) martedì 11 luglio a Montemurlo

Il Comune di Montemurlo, attraverso la Biblioteca, e la sua Direzione (Roberta Chiti, Valerio Fiaschi e Silvia Zizzo) e l’Assessore alla Cultura, Giuseppe Forastiero, mi ha chiesto di organizzare la presentazione del libro “Processo all’obbedienza La vera storia di don Milani” edizioni Laterza. Ho accolto l’invito riservandomi tuttavia il ruolo di aprire la serata con un rapido excursus sul tema che è quello legato al processo che don Milani e Luca Pavolini furono costretti a subire in un tempo nel quale l’obiezione di coscienza era considerata un reato.

Ringrazio i collaboratori, a partire da Antonello Nave, ed i giovani Bianca Nesi e Davide Finizio che hanno letto i brani da me suggeriti.
Alla serata, partecipata ed intensamente vissuta, hanno dato il loro contributo per farla riuscire bene sia il Sindaco Mauro Lorenzini e l’Assessore Giuseppe Forastiero sia il Vescovo di Pistoia (Montemurlo fa parte di quella Diocesi) Fausto Tardelli sia il Governatore della Toscana, Enrico Rossi, oltre all’autore Mario Lancisi.

Qui di seguito il testo:

NARRATORE – Cominceremo con la storia di un’amicizia particolare, quella con il mitico professor Ammannati. Come spesso accade, i rapporti personali non cominciano bene ma la stima alla lunga, quando ci sono i presupposti qualitativi, si consolida con il passare del tempo e si fanno frequenti le lezioni del professor Ammannati spesso con alcuni suoi allievi ai ragazzi di Barbiana.
Ed è così che, in quella domenica 14 febbraio 1965, Agostino Ammannati, salendo lassù, porta con sè un ritaglio di giornale (“La Nazione” del 12 febbraio) e con una faccia molto seria lo mostra al Priore, chiedendogli se lo avesse già visto.
(prima lettura) Davide Finizio
B – Lettura del Comunicato dei cappellani militari (integrale)

Nell’anniversario della conciliazione tra la Chiesa e lo Stato italiano, si sono riuniti ieri, presso l’Istituto della Sacra Famiglia in via Lorenzo il Magnifico, i cappellani militari in congedo della Toscana. Al termine dei lavori, su proposta del presidente della sezione don Alberto Cambi, e stato votato il seguente ordine del giorno:
“I cappellani militari in congedo della regione Toscana nello spirito del recente congresso nazionale dell’associazione svoltosi a Napoli, tributano il loro riverente e fraterno omaggio a tutti i caduti per l’Italia auspicando che abbia termine, finalmente, in nome di Dio, ogni discriminazione e ogni divisione di parte di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise che morendo si sono sacrificati per il sacro ideale di Patria. Considerano un insulto alla patria e ai suoi caduti la cosiddetta obiezione di coscienza che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, e espressione di viltà”.
L’assemblea ha avuto termine con una preghiera di suffragio per tutti i caduti.

Narratore

L’impegno di don Milani nell’ambito del pacifismo, della non violenza e dell’applicazione del dettato costituzionale era già stato espresso in diverse occasioni. Come in quella lettera destinata ad essere stampata, indirizzata a Nicola Pistelli, direttore della rivista cattolica “POLITICA”. Il cui titolo era “Un muro di foglio e di incenso”.
Davanti a quel Comunicato dei Cappellani militari forte fu l’indignazione di tutti i ragazzi di Barbiana ed il loro Priore ed insieme decisero che bisognava dare una risposta. Don Milani impiegò una settimana per scriverla in “un solo foglio scritto molto fitto e stampato in tremila copie, che inviò a undici giornali, soprattutto cattolici, ai sindacati…e a tutti i preti fiorentini… Ma l’unica testata a pubblicarla fu “Rinascita”, una importante famosa rivista comunista.
Seconda lettura Bianca Nesi

“Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita…. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola….. Io l’avrei voluto privato, ma ora che avete rotto il silenzio, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.
PRIMO perché avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo.
SECONDO perché avete usato vocaboli che sono più grandi di voi.
Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. Certo ammetterete che la parola Patria è stata usata male molte volte. Spesso essa non è che una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia, dallo scegliere, quando occorra, tra la Patria e valori ben più alti di lei. Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo. È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé non accettò nemmeno la legittima difesa. Mi riferirò piuttosto alla Costituzione. Articolo 11 «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…». Era nel ’22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Stette a aspettare gli ordini che non vennero. Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e che, riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra «Patria», quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria (e, sia detto incidentalmente, disonorarono anche la Chiesa).

Narratore

Quella parte della società, inneggiante agli eroi della Patria, ai suoi “fasti”, all’apologia della guerra, ed in particolare le Associazioni d’Arma, gli ex-combattenti di Firenze, non tardò a farsi sentire ed il 10 marzo del 1965 espressero solidarietà e profonda gratitudine ai Cappellani militari, e rivolgendosi al procuratore della Repubblica di Firenze gli chiesero “con viva deferenza” di ripristinare l’onore ed il “diritto offeso” denunciando, oltre don Lorenzo, il direttore della rivista “Rinascita” Luca Pavolini ed i firmatari della lettera pubblicata sulla stessa rivista dal titolo “Non è viltà l’obiezione di coscienza”.
Don Lorenzo già non stava bene ed era tuttavia molto motivato a difendersi nel procedimento processuale che con insolita immediatezza (erano appena trascorsi poco più di quattro mesi dall’avvio della vicenda) il Tribunale di Roma aveva aperto per lui e per Luca Pavolini; ma sapeva anche che non sarebbe stato in grado di essere presente per il male che lo stava consumando. Scrisse allora un’articolata difesa nella straordinaria “Lettera ai giudici”.

Terza lettura – Davide Finizio

Brevi stralci dalla “Lettera ai Giudici”
Barbiana 18 ottobre 1965
Signori Giudici,
vi metto qui per scritto quello che avrei detto volentieri in aula. Non sarà infatti facile ch’io possa venire a Roma perché sono da tempo malato.
Allego un certificato medico e vi prego di procedere in mia assenza…..
La mia è una parrocchia di montagna. Quando ci arrivai c’era solo una scuola elementare. Cinque classi in un’aula sola. I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e andavano a lavorare. Timidi e disprezzati.
Decisi allora che avrei speso la mia vita di parroco per la loro elevazione civile e non solo religiosa.
Così da undici anni in qua, la più gran parte del mio ministero consiste in una scuola…….
La questione appartiene a questo processo solo perché vi sarebbe difficile capire il mio modo di argomentare se non sapeste che i ragazzi vivono praticamente con me. Riceviamo le visite insieme. Leggiamo insieme: i libri, il giornale, la posta. Scriviamo insieme…..

Bianca NESI

Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto.
Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande «I care». È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. «Me ne importa, mi sta a cuore». È il contrario esatto del motto fascista «Me ne frego».
Quando quel comunicato era arrivato a noi era già vecchio di una settimana. Si seppe che né le autorità civili, né quelle religiose avevano reagito.
Allora abbiamo reagito noi. Una scuola austera come la nostra, che non conosce ricreazione né vacanze, ha tanto tempo a disposizione per pensare e studiare. Ha perciò il diritto e il dovere di dire le cose che altri non dice. È l’unica ricreazione che concedo ai miei ragazzi. La scuola è diversa dall’aula del tribunale. Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita. La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. È l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità, dall’altro la volontà di leggi migliori.

Narratore

La “Lettera ai Giudici” è uno dei documenti più alti del pacifismo e dell’antimilitarismo cui ancora oggi tanti di noi laici e credenti ci riferiamo. Nell’udienza del 15 febbraio 1966 ad un anno dall’avvio della vicenda don Milani fu assolto “perché il fatto non costituisce reato”. Diverso fu l’esito dell’appello del 28 ottobre del 1967. Don Milani venne condannato, ma la condanna non poteva essere applicata. Don Lorenzo era spirato il 26 giugno. Negli ultimi giorni aveva detto ai suoi ragazzi che non l’avevano mai abbandonato:

Davide FINIZIO

“Ragazzi, un grande miracolo sta avvenendo in questa stanza: un cammello passa per la cruna di un ago”

Narratore

nel suo testamento egli scrisse

Bianca NESI

“Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, non è vero che non ho debiti verso di voi. L’ho scritto per dar forza al discorso! Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo posto”.

Narratore

Il libro di Mario Lancisi tratta in modo completo ed esauriente questa vicenda approfondendone vari aspetti, a partire da quello che emerge dal titolo, e cioè il rapporto tra “obbedienza e disobbedienza” soprattutto in materia di impegno civile.

L’attualità del messaggio che ci ha lasciato don Milani è stato più volte sottolineato da papa Francesco, che tuttavia anche nella recente visita a Barbiana non ha utilizzato termini come “strumentalizzazione” che invece da altre parti viene evidenziata come un pericolo: sembra che i tempi dei fronti contrapposti stiano ritornando a farsi sentire.
Cosa ne pensano i nostri autorevoli relatori?

J.M.

11 luglio Montemurlo 001

reloaded ad un anno dalla pubblicazione GLI ESAMI NON FINIRANNO MAI – Istruzioni per l’uso

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GLI ESAMI NON FINIRANNO MAI – Istruzioni per l’uso

Ieri sera in una delle poche occasioni nelle quali partecipo ad incontri conviviali mi è capitato di affrontare un dialogo sulla possibilità che nei prossimi anni vi possano essere delle modifiche per l’esame di Maturità e qualcuno, menzionando la Spagna (ma non ho trovato notizie che me ne confermassero l’effettiva pratica), arrivava a prevedere che l’intero Esame di Stato, in nome della tecnologia 2.0, si sarebbe svolto per via telematica, con una serie di prove a test né più né meno come accade già per l’accesso ad alcuni dei corsi universitari. Ho pensato che probabilmente il candidato avrebbe in quel modo avuto interlocutori assai più umani di alcuni dei nostri colleghi semoventi, di quelli che non ti guardano mai negli occhi e che quando articolano un pensiero che si estrinseca in una pseudo-domanda hanno bisogno di una Pizia personale per sciogliere gli enigmi.

Se non altro la macchina non pretenderà di essere umana!

A dire la verità, anche se la mia appare una scherzosa digressione, mi riferisco a persone in carne ed ossa che imperversano all’interno delle Commissioni e procurano danni irreparabili.

Di certo, lo studente avrà molta più attenzione dallo schermo del computer di quanta ne ha avuta durante le prove in qualche Commissione, allorché vi era chi “spippolava” sui propri cellulari, chi bisbigliava argomentazioni segrete nelle orecchie di un altro Commissario, chi si distraeva vagando nell’aula alla ricerca di una via d’uscita dalla noiosa situazione nella quale avvertiva di essersi cacciato, mentre nel contempo si svolgeva una “caccia” spasmodica alla domanda intelligente e difficile sulla quale far cadere il malcapitato di turno.

In questa sessione 2016 ho svolto il compito di Presidente e devo ribadire con serietà che nella mia Commissione nulla di quel che ho rilevato con quell’ironia un po’ acre (sarcasmo?) è accaduto, e spero di non essere stato cieco; tant’è che tra la nostra Commissione e gli studenti si è creata un’empatia particolarmente fervida che ha prodotto ottimi risultati anche nella votazione finale.

E forse alcune storture, laddove nel prossimo anno non imperversi la tecnologia riportando l’Esame a livelli di umanità 2.0, andrebbero sanzionate addirittura in partenza. Mi riferisco a quei colleghi che, nominati, si affrettano ad affermare che la scuola dove andranno è quella dei ciuchi, mentre la loro – di conseguenza logica in “soggettiva” – è la migliore nel migliore dei mondi possibili e si avviano ad operare con quel piglio già aggressivo e pregiudizievole che non lascia sperare nulla di buono. Per non parlare del ruolo di alcuni Presidenti che si adeguano a – o sollecitano a – questi strani comportamenti mentre toccherebbe loro il rendere sereno il lavoro di tutti, proprio tutti però, a cominciare da coloro che sono il nostro obiettivo principale, gli studenti ai quali non bisogna chiedere l’impossibile ma portarli a ragionare partendo da quel che hanno acquisito negli anni di frequenza e di studio “umano”. Il Presidente peraltro non partecipa alla pratica inquisitoria ma conduce con mano lieve il percorso colloquiale andando a stemperare – non aggravare – le difficoltà, laddove queste emergano.

Ne parlerò ancora, ma non posso non rilevare che tra le giovani generazioni di docenti, peraltro ancora “precari”, quest’anno nella “mia” Commissione ho avuto il piacere di incontrare alcuni che erano alla loro prima esperienza ed il loro contributo è stato egregio ed hanno arricchito il gruppo con la loro freschezza ed il loro genuino entusiasmo senza mancare in competenza dal punto di vista dei contenuti.

Ricordo la tensione della mia prima esperienza in Commissione e l’ausilio che mi fornì in quell’occasione un mio ex insegnante di Matematica al tempo della Scuola Media e mi specchio – a tanti anni di distanza – nell’emozione che avranno provato Chiara e Monica quest’anno che per me, come nel caso del professore Iazzetti, è l’ultimo nel quale posso svolgere questo ruolo, dal quale ho tratto sempre nuovi insegnamenti soprattutto umani.

UN AVVERTIMENTO: HO PARLATO DI ALCUNI DEI MIEI COMMISSARI MA ACCENNERO’ ANCHE AGLI ALTRI PERCHE’ POSSANO ESSERE DA ESEMPIO POSITIVO PER IL LAVORO DEI PROSSIMI ANNI

…e, per questo, il mio Blog continuerà a parlare ancora di ESAMI

…siete sotto tiro!

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NEBBIA CHE SCENDE NEBBIA CHE SALE

NEBBIA CHE SCENDE NEBBIA CHE SALE

“A che ora pensate di avviare la presentazione?” lo andava chiedendo ripetutamente il Presidente del circolo ARCI dove Gipo e Rosaria quella sera avrebbero presentato un collage di immagini e letture sul tema del “Cibo” con assaggi gastronomici.
Erano le 20.40; Gipo, che era di casa e si era presentato sul posto in anticipo, aveva sistemato i materiali tecnici per la performance ed apparecchiato i tavoli dai quali i suoi collaboratori avrebbero poi letto e recitato alcune poesie sull’argomento.
Gipo era a Prato da più di trenta anni e proveniva dalla zona flegrea; si era sempre occupato di Cultura, sia nella sua professione di docente sia nella sua attività politica sia ancora in quella di tipo amatoriale ora che era in pensione.
Rosaria era molto più giovane di Gipo e quasi certamente l’incontro tra i due era stato aiutato dalla loro provenienza dai luoghi del mito classico, da cui è nata la principale tradizione storica del nostro Paese.
Lei era di Bacoli, lui di Pozzuoli.
Era stato un puro caso a farli incontrare: quella sera di settembre inoltrato sui gradoni del Serraglio, dove si svolgeva un happening di letture, Gipo aveva in un primo tempo scelto un brano da “Le ceneri Gramsci” di Pasolini ma si era trovato in un programma dove di norma tutti sceglievano liberamente ed in tanti altri avevano proprio privilegiato il poeta friulano; Gipo aveva però previsto – lo faceva sempre con la consapevolezza dell’imprevisto – di leggere qualcosa d’altro ed aveva con sè una gustosissima poesia di Raffaele Viviani, autore al quale aveva dedicato molto nella sua giovinezza partenopea. E la lesse, intonandola in modo tale che potesse essere, con l’aiuto della mimica facciale, più comprensibile possibile a tutto l’uditorio in gran parte toscano.
Al termine della serata, Rosaria si fece avanti, complimentandosi con l’anziano Gipo ed utilizzando quella inflessione molto particolare dei “bacolesi” non facilmente ripetibile nelle trascrizioni: “Sei stato molto bravo, anche la mia amica che è di qui, ha capito la descrizione del vicolo napoletano”. Altri si complimentarono chiedendo che vi fossero occasioni ulteriori per risentire quelle gustosissine descrizioni popolari degli ambienti napoletani.

*******************

Erika quella mattina di ottobre prendeva il treno dei pendolari: era una giovanissima ragazza dai lunghi capelli biondi ed un sorriso smagliante. Gipo non ricordava quando l’aveva conosciuta; probabilmente durante gli happening poetici da lui proposti per anni e anni, ma non ne era sicuro. Tuttavia Erika aveva una passione fortissima verso il teatro e si era già cimentata egregiamente in un “musical”. Gipo accompagnava a quell’ora la figliola alla stazione ed il binario era stracolmo di gente varia, tante sconosciute e qualche faccia nota, qualcuna da salutare, qualche altra da schivare. E quel giorno c’era anche Rosaria, alla quale, dopo averla salutata amichevolmente, Gipo presentò la figliola. Erika non si era accorto di Gipo ma, non appena lo vide, gli si avvicinò. “Che piacere! Sei anche tu qui a quest’ora. Cosa stai combinando con il teatro?”. Erika sorrise e spiegò a Gipo che aveva avviato un progetto con una residenza per anziani autosufficienti e che aveva scritto un suo testo e lo stava preparando con gli ospiti di quel luogo per le feste di Natale. Fece anche il nome di altri suoi collaboratori che Gipo ben conosceva e poi: “Avrei bisogno di una figura femminile matura. Ne hai – gli chiese, consapevole dell’esperienza del suo interlocutore – qualcuna da suggerirmi?”

….nebbia che scende nebbia che sale…. fine parte 1…….continua

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Dopo i tramonti ci sono le albe – ricordiamocelo!

Tramonto

Dopo i tramonti ci sono le albe – ricordiamocelo!

Questa mattina riflettevo su quanto è accaduto di recente intorno allo Spazio AUT di via Filippino 24, il luogo nel quale ho deciso di impegnare il mio tempo residuo nell’elaborazione di progettualità culturale con valenze politiche e politiche con valenze culturali. C’è irritazione e un po’ di rabbia verso l’atteggiamento “padronale” di chi finora senza che gli fosse stato chiesto (perlomeno così a me pare) ha pagato l’affitto di quei locali. Ho cercato di capire, come faccio sempre più spesso con l’età che avanza (ero anch’io un giovane scalpitante puledro), ascoltando gli altri che vivono quella realtà da più tempo, alcuni di loro dall’inizio, dalla fondazione, dall’apertura degli spazi. Tuttavia ho voluto esprimere il mio disagio, non solo quello attuale che condivido solo in parte (ed è per questo che scrivo qui) ma soprattutto quello che ho percepito sin dal primo momento di vita di quegli spazi: c’era – già allora – qualcosa che non mi convinceva del tutto: avrei dovuto esprimerlo? In effetti lo feci ad un compagno che si vantava di aver contribuito – immagino con il suo impegno diretto – a creare un “luogo” nel quale coinvolgere tanti giovani. Conoscendo le motivazioni e le frequentazioni del compagno di sopra, ricordo bene che gli urlai di non ingannare quei giovani, come spesso avevo visto fare da parte di presunti politici mediatori anche in occasione di altri dissensi espressi da gruppi dei quali anche io facevo parte. Era la solita trappola da inganno.
Ora, però, l’inganno si è svelato ed allora più che inalberarsi occorre avviare abbastanza rapidamente una riflessione. A me sembra che abbiano più problemi quelli che ora ci sembrano prevaricatori di quanti se ne abbia noi che ci siamo sentiti ingannati. Il rapporto di forza è quanto mai pendente verso coloro che posseggono un po’ di Cultura e la praticano per crescere senza presumere di averne troppa, a sfavore di chi forse possiede momentanee risorse che sono ben poca cosa rispetto ai valori civili che ci sorreggono.
E, allora, andiamo avanti. Dopo un provvisorio “tramonto” l’alba ci sorride!

Appunto ecco quel che stamattina ho inviato a tre dei miei compagni con cui dialogo negli ultimi tempi:

Non sempre quello che appare un impedimento porta con sè elementi negativi. L’intelligenza umana deve prevalere sull’ottusità. Occorreva maggiore chiarezza e quel che è accaduto permette a ciascuno di noi di ottenerla. Si procedeva su un cammino di ambiguità, di cose non dette ma frequentemente pensate o dette tra pochi. E’ dunque necessario, al di là delle possibili dichiarazioni “ufficiali” o personali, dei “distinguo”, reimpossessarsi della nostra autonomia, senza per questo dover rinunciare a proporre una linea politica alternativa. La scelta di consentire ad una forza politica ben distinta, il Partito Democratico, di occupare uno dei due spazi all’interno dei quali si è svolta finora l’attività culturale-politica di AUT e LeftLab, non può essere accolta come un elemento marginale collegato a giustificazioni meramente economicistiche; in quell’azione è venuto meno essenzialmente un possibile rapporto umano di fiducia tra chi possiede risorse e le mette a disposizione e chi, soprattutto giovani, ha bisogno di quegli spazi per esprimere “LIBERAMENTE” la propria essenza.
La parte potenzialmente meno libera per vincoli di carattere economico ha la possibilità di contrapporsi razionalmente a tutto questo, senza esprimere necessariamente il proprio dissenso sdegnato a volte negativamente sguaiato. Occorre dunque fare gruppo, unirsi, fare “massa”, arricchendo di Cultura questo “impasse” politico.

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My name is Joshua

NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – quarta parte

ICARE

NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – quarta parte

E così don Milani ci aiuta a capire il mondo contemporaneo.
Non si può certo dire che non se ne abbia bisogno. Personalmente ma insieme a molte amiche ed amici, sto da alcuni anni ripercorrendo le strade di molti dei nostri maestri. Lo faccio insieme a loro costantemente e – parlo soprattutto per me – senza mai la volontà di padroneggiare le loro vicende, accostandole alle mie. Ho la consapevolezza della mia piccolezza di fronte a loro, ma – devo essere sincero – di questo mi faccio forza e costantemente imparo, acquisisco cose nuove, cerco con sempre maggiore difficoltà data l’età di elaborarle.
Il bisogno di affidare il nostro futuro a questi maestri è ancora più urgente in un periodo di profonda crisi morale ed intellettuale ed è questo uno dei motivi per i quali di tanto in tanto recuperiamo “memorie”, lo facciamo per gli eventi drammatici e festosi, come la Resistenza e la Liberazione, come la Shoah e le Foibe, come la Costituzione ed i Trattati di Roma, lo facciamo anche “approfittando degli ANNIVERSARI” ricordando figure come Pier Paolo Pasolini e poi quest’anno, significativamente una linea rossa (chissà perché poi “rossa” traducendo “fil rouge”) tra Gramsci, don Milani e Danilo Dolci. Gli ultimi due si sono mossi nello stesso periodo degli anni Cinquanta e Sessanta elaborando ciascuno nella sua diversa realtà metodi educativi rivoluzionari: don Lorenzo però chiude la sua vita terrena il 26 giugno del 1967 mentre la parabola di Danilo Dolci proseguirà per oltre trent’anni fino al dicembre 1997. Quanto a Gramsci, la stima che aveva nei suoi confronti don Lorenzo era molto alta e le “Lettere dal carcere” facevano parte della Biblioteca di Barbiana accanto a testi classici.
Per affrontare questi temi abbiamo deciso di allungare lo sguardo sul passato, accumulare valori nel presente per poterli utilizzare nel futuro piccolo nostro e grandissimo per quelli che verranno. Per poterlo fare abbiamo bisogno sia dei personaggi e degli eventi sia dei loro testimoni diretti ed indiretti. Vogliamo essere utilizzatori utilizzabili ed utilizzati all’interno di quell’interscambio funzionale che è alla base della pedagogia. Insegno ma imparo ed imparo insegnando, ponendomi in discussione, una perenne crisi, nell’insegnamento. Punti di partenza e punti di arrivo contemporanei.
Oggi non parleremo ovviamente nè di Gramsci nè di Dolci. Ci fermiamo a parlare di don Milani e ne ascoltiamo le parole che egli rivolge ad una giovane studentessa che con una lettera gli aveva posto alcuni quesiti. E’ una delle pagine più belle per noi che allora eravamo giovani e ci apprestavamo all’impegno.

Napoli 7 gennaio 1966
Cara Nadia,
da qualche tempo ho rinunciato a rispondere alla posta e ho incaricato i ragazzi di farlo per me. Arriva troppa posta e troppe visite e io sto piuttosto male. Le forze che mi restano preferisco spenderle per i miei figlioli che per i figlioli degli altri. Oggi però la Carla (14 anni), arrivata alla tua lettera e dopo averti risposto lei con la lettera che ti accludo, mi ha avvertito che ti meriteresti una risposta migliore.Ti dispiacerà che io faccia leggere la posta ai ragazzi, ma dovresti pensare che a loro fa bene. Sono poveri figlioli di montagna dai 12 ai 16 anni. E poi te l’ho già detto, io vivo per loro, tutti gli altri son solo strumenti per far funzionare la nostra scuola. Anche le lettere ai cappellani e ai giudici son episodi della nostra vita e servono solo per insegnare ai ragazzi l’arte dello scrivere cioè di esprimersi cioè di amare il prossimo, cioè di far scuola.
So che a voi studenti queste parole fanno rabbia, che vorreste ch’io fossi un uomo pubblico a disposizione di tutti, ma forse è proprio qui la risposta alla domanda che mi fai. Non si può amare tutti gli uomini. Si può amare una classe sola (e questo l’hai capito anche te). Ma non si può nemmeno amare tutta una classe sociale se non potenzialmente. Di fatto si può amare solo un numero di persone limitato, forse qualche decina forse qualche centinaio. E siccome l’esperienza ci dice che all’uomo è possibile solo questo, mi pare evidente che Dio non ci chiede di più.
Nei partiti di sinistra bisogna militare solo perché è un dovere, ma le persone istruite non ci devono stare. Li hanno appestati. I poveri non hanno bisogno dei signori. I signori ai poveri possono dare una cosa sola: la lingua cioè il mezzo d’espressione. Lo sanno da sé i poveri cosa dovranno scrivere quando sapranno scrivere.
E allora se vuoi trovare Dio e i poveri bisogna fermarsi in un posto e smettere di leggere e di studiare e occuparsi solo di far scuola ai ragazzi della età dell’obbligo e non un anno di più, oppure agli adulti, ma non un parola di più dell’eguaglianza e l’eguaglianza in questo momento dev’essere sulla III media. Tutto il di più è privilegio.
Naturalmente bisogna fare ben altro di quel che fa la scuola di Stato con le sue 600 ore scarse. E allora chi non può fare come me deve fare solo doposcuola il pomeriggio, le domeniche e l’estate e portare i figli dei poveri al pieno tempo come l’hanno i figli dei ricchi.
Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio. Ti toccherà trovarlo per forza perché non si può far scuola senza una fede sicura. È una promessa del Signore contenuta nella parabola delle pecorelle, nella meraviglia di coloro che scoprono se stessi dopo morti amici e benefattori del Signore senza averlo nemmeno conosciuto. «Quello che avete fatto a questi piccoli ecc.». È inutile che tu ti bachi il cervello alla ricerca di Dio o non Dio. Ai partiti di sinistra dagli soltanto il voto, ai poveri scuola subito prima d’esser pronta, prima d’esser matura, prima d’esser laureata, prima d’esser fidanzata o sposata, prima d’esser credente. Ti ritroverai credente senza nemmeno accorgertene.Ora son troppo malconcio per rileggere questa lettera, chissà se ti avrò spiegato bene quel che volevo dirti.
Un saluto affettuoso da me e dai ragazzi, tuo
Lorenzo Milani

….fine quarta parte….continua…

My name is Joshua