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VERSO IL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI – 29 MARZO

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VERSO IL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI – 29 MARZO

Il 29 marzo andremo a votare per un referendum per confermare o rigettare il taglio dei parlamentari. Come tanti sono in grande imbarazzo: comunque vada, mi dico, continueranno a dettar legge i soliti apparati. Se viene fermato il taglio canteranno vittoria la gran massa dei politici di mestiere, soprattutto quelli che non hanno un loro passato professionale “normale” avendo vissuto solo di “politica”. Strano a dirsi ma accadrà la stessa cosa, se invece il “taglio” sarà confermato. Nei primi giorni di ottobre dello scorso anno (il 2019) una maggioranza ”bulgara” vicina al 100% ha approvato il taglio (vedi foto in evidenza). E’ molto strano, paradossale, davvero assurdo che, poi, molti di quelli che hanno votato per il taglio, oggi si impegnino a partecipare al referendum sostenendo proprio il contrario di quella scelta. Ma la Politica, conosciuta come Arte del possibile ( e, dico io, dell’impossibile ), è fatta così.

Mi sento – e lo sono – un comune cittadino informato e consapevole. Ed esprimo i miei dubbi.
La chiamano “Democrazia”, ma il “demos” è sostituito da una congerie di lobbies, veri e propri potentati economici o subeconomici che mirano a realizzare macrointeressi di classe concedendo benevolmente poco più che briciole al “popolo”, ovvero alla parte più debole di un Paese.

La rappresentanza indiretta stabilita dalla nostra forma di “repubblica parlamentare” non consente il pieno esercizio della “democrazia” da parte dei cittadini. Occorre dunque prevedere una regolamentazione che permetta una vera partecipazione popolare alle fasi di reclutamento e di accesso alle liste o perlomeno si abbia la possibilità di esprimere delle preferenze e semmai di poter utilizzare la forma del voto disgiunto. Invece sia nella scelta del personale politico rappresentativo sia in quelle di carattere politico ed economico generale pochi sono coloro che gestiscono il potere quasi sempre a proprio esclusivo vantaggio ed a danno dei molti.
Tra qualche settimana andiamo a votare per il referendum che tratta del “taglio del numero dei parlamentari italiani”.

Sottopongo al lettore una (la n.5 su 9 pubblicate su
http://www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it/2020/02/12/faq-sul-referendum-costituzionale-del-29-marzo-sul-taglio-dei-parlamentari/) delle FAQ preparate dal Comitato per il NO al taglio. Intendo rilevare che nella risposta, peraltro convincente se tutto quel che si scrive dipendesse da “altri” (un “nume” cattivo, un “despota” sanguinario), vi è la “soluzione”: chi viene eletto quasi sempre “non “ rappresenta i propri elettori nel senso vasto, ma quella piccola parte “di potere” che gli ha consentito di poter essere eletto. Ragion per cui anche se i parlamentari si riducessero, poco cambia per il “popolo” se non vengono realizzati dei correttivi metodologici utili alla costruzione di un vero e proprio rapporto con i territori.
Questa la domanda assertiva
A: La riduzione del numero dei parlamentari non incide sulla rappresentanza, anzi la rende più autorevole.
Questa è invece la risposta
B: Completamente falso. Se si riduce il rapporto fra cittadini e parlamentari si incide profondamente sulla rappresentanza politica, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.Perché si realizzi una vera rappresentanza politica, bisogna che i singoli parlamentari abbiano una relazione reale e continua con i problemi del territorio in cui è avvenuta la loro elezione e dei cittadini che ci vivono, nonché un rapporto costante, non limitato al momento del voto, con i propri elettori. Meno sono gli eletti e più difficile è realizzare quel rapporto. Questo inevitabilmente nuoce all’azione dei parlamentari sul piano qualitativo perché riduce la possibilità di una conoscenza dei problemi concreti.Quindi la rappresentanza politica ne risulta peggiorata.

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Ne riparleremo

Joshua Madalon

GLI INTELLETTUALI E SANREMO (San Remo tutto attaccato per indicare il Festival) parte 2

GLI INTELLETTUALI E SANREMO (San Remo tutto attaccato per indicare il Festival)
parte 2

E non provo neanche a ricercarli; d’altra parte dopo aver decretato che la loro esibizione era deludente trovo poco corretto affondare il coltello nella piaga e taccio sulle loro identità (d’altra parte basterebbe andare su Raiplay e rivedere l’ultima serata per capirlo). Ecco, Raiplay è il refugium peccatorum cui qualche “intellettuale” come me (di che livello sia poco importa) si rivolge per andare rapidamente a vedere cosa è accaduto nelle circa 25 ore di trasmissione. La Rai nel corso della settimana dal 5 al 9 febbraio (il Festival si è svolto dal 4 all’8) ogni mattina riproponeva le highlights e qualcuna di queste sollecitava la curiosità, anche se è forte il dubbio che molte di esse si dovessero riferire allo show business, comprese quelle che apparivano sorprendenti come la sortita di Morgan e l’abbandono di Bugo, che è da collegare invece alla volontà di dare “un senso” alla loro presenza con un brano davvero modesto. Tutta la “pantomima” successiva all’evento (conferenze stampa e “ospitate” in vari programmi) è servita a questo: l’ultima canzone in classifica tra le 24, benché ormai eliminata del tutto dall’elenco dei concorrenti, diventava una delle più presenti nei palinsesti in varie edizioni. Ora, a dire il vero, le classifiche (quella dei big e quella degli esordienti, le Nuove Proposte) sono state profondamente menzognere. In quella ricognizione “post” che ho fatto su Raiplay ho potuto apprezzare sia la canzone di Tecla, “8 marzo”

che è stata sconfitta sul fotofinish da Leo Gassmann, con “Vai bene così”,

che ha un testo banale (si dirà “è la norma!”), sia (ho potuto apprezzare in modo positivo) la canzone di Marco Sentieri, “Billy Blu” con un testo davvero forte, che – utilizzando il “rap” – ricorda il compianto Giorgio Faletti.

Ve la ricordate “Signor Tenente” che nel Festival di Sanremo del 1994 arrivò seconda dietro “Passerà” di Aleandro Baldi, mentre al terzo posto si piazzò Laura Pausini con “Strani amori”.

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Tra le canzoni presentate dai big ho apprezzato sia quella di Tosca che è arrivata solo sesta, ma ancora di più è stata deludente la classificazione del brano presentato da Levante, straordinaria interprete funky di un testo originalissimo, “Tikibombom”, che mi ha ricordato un’altra grande interprete del panorama colto della musica italiana, Georgia. Nello stesso anno, 1994, di cui scrivevo sopra, arrivò solo settima tra le Nuove proposte con un brano che è poi diventato uno dei suoi cavalli di battaglia, “E poi”.

L’anno successivo, per fortuna, Georgia si rifece, con “Come saprei”, vincendo Sanremo 1995.

La Storia del Festival si intreccia con la Storia del nostro Paese facendone emergere virtù e difetti. Ecco, se si volesse riconoscere anche minimamente questa caratteristica, che è concreta e reale, sarebbe buona norma fare meno gli snob intellettualoidi e, pur senza perdere le venticinque ore di tempo di cui sopra, potrebbe essere ad ogni modo svolta un’analisi dei testi e delle performance, utilizzando i motori di ricerca multimediali di cui il nostro tempo dispone.

Lo ricordate il monologo di Pier Francesco Favino sui migranti («Siamo tutti, più o meno, stranieri») tratto dal suo spettacolo La notte poco prima delle foreste, adattamento del libro di Bernard-Marie Koltès.
Era il 2018 ed a presentare il Festival, insieme al grande attore ormai “internazionale”, c’erano Claudio Baglioni e Michelle Hunziker.

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

questo fu la parte riservata all’intervento di Sabrina Pratesi

E dire che ce l’abbiamo con tutti è vero, perché anche i Gruppi degli amministratori locali viaggiano in modo separato ma, con un’ aggettivazione ironica, “molto articolato e diverso”. Troppi negli ultimi tempi scelgono modalità personalistiche preferendo il palcoscenico della Stampa locale alle Assemblee deputate al confronto.
Non è un caso, dunque, che si vada assistendo negli ultimi mesi ad una congerie di candidature per le prossime occasioni che presentano all’opinione pubblica un Partito che non ha come obiettivi la buona Politica, un Programma che contribuisca a rendere meno difficili le condizioni dei pratesi, ma l’acquisizione di prestigio personale da parte di alcuni. Non ne abbiamo proprio bisogno.
Il nostro parere sarebbe che un candidato debba emergere dalla discussione sui programmi e non essere catapultato preventivamente sulla scena semplicemente per la bella faccia che ha. Non ci convincono neanche, e qui chiudiamo, le ventilate ipotesi da parte di alcuni di dare vita a “liste civiche” a meno che questo non sia un “punto di arrivo” condiviso e frutto del dibattito programmatico.
Di fronte a questo quadro sconfortante vi sono però centinaia di semplici militanti che ancora credono in questo Partito e che costituiscono l’ossatura forte dalla quale ripartire: sono le risorse fondamentali su cui poter contare; sono le persone come noi che chiedono solo che vengano messe da parte le divisioni e che si faccia fronte comune contro gli avversari che non sono i nostri amici ed i nostri compagni.
Negli ultimi tempi probabilmente acuiti dalla crisi che morde un po’ tutti ma colpisce maggiormente chi è più debole sono emersi come un problema da affrontare con maggiore urgenza i temi cosiddetti dell’etica e della trasparenza; alcuni di noi ne hanno parlato sin dalla fase genetica del Partito Democratico altri ne hanno parlato da molto prima altri ancora hanno ritirato fuori queste problematiche da poco. Il fatto è che non si può oggi fingere che non esistano motivi validi, a prescindere dagli “scandali” (alcuni dei quali coinvolgenti anche esponenti a noi a vario modo collegabili), per affrontare la questione dei “rimborsi elettorali” (ed il Partito Democratico ha già risposto) e del modo con cui dovrebbe essere finanziato un Partito. Su questo ovviamente siamo convinti che vadano esaminati e discussi i Bilanci per verificare in modo serio e corretto oltre che rigoroso i motivi per cui, anche a Prato, non si riesca ad avere un Bilancio attivo o perlomeno con perdite minime. Noi abbiamo un’idea sul perché e non mancheremo di esplicitarla nel rispetto delle competenze degli organismi statutari. In ogni caso abbiamo aderito al documento che è stato preparato da alcuni dirigenti fiorentini ed è stato diffuso sul web; alcuni degli estensori come abbiamo detto nell’introduzione sono qui con noi e ne parleranno (il loro documento si intitola “Etica e trasparenza); abbiamo altresì dato il nostro apporto alla elaborazione di un Documento sugli stessi temi redatto qui a Prato e presentato alla Segreteria provinciale.

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Mentre Sabrina interviene sul display appaiono le parole del testo della canzone accompagnate solo dalla “base” musicale

L’assenza (Fiorella Mannoia)

(P.Fabrizi)

Sarai distante o sarai vicino
sarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c’è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell’assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un’antica danza
Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C’è solo un posto dove puoi tornare
c’è solo un cuore dove puoi stare

Le foto non mentono

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Le foto non mentono

Le foto non mentono, a meno che non vengano ritoccate magistralmente con aggiunte ed omissioni. Ma non mi sembra sia il caso che riguarda la foto che ritrae i quattro leader delle “sardine” con Benetton e Toscani, tutti sorridenti, in posa fashion, ben felici di essere in quel posto, luogo certamente ricco di spunti e riflessioni positive relativamente al mondo del lavoro contemporaneo, quello della creatività. Sia Benetton che Toscani rappresentano quel mondo borghese ed aristocratico che ha guardato con grande attenzione all’ascesa di personaggi rappresentativi nel mondo della Politica caratterizzata da un rampantismo esasperato senza limiti e postideologico. Non discuto qui della loro visione industriale poggiata fortemente sui contributi pubblici, anche se – dopo le sciagure del Ponte Morandi e la scoperta di tantissima altre falle sulle strade italiane – è la più forte accusa che si rivolge a Benetton, non altre, visto che stiamo vivendo in un tempo nel quale gli interessi primari della gente vengono calpestati impunemente e la responsabilità di tutto questo non può che essere addebitata al mondo politico sempre più orientato verso scelte di Centro, che producono un progressivo impoverimento delle fasce più deboli.
Le foto non mentono ed a poco vale che le “sardine” punzecchiate da api operose si siano scusate. Anzi, sono proprio le scuse ad attrarre l’attenzione di chi ne osserva le mosse.
Probabilmente l’ubriacatura di un voto nelle Regionali dell’Emilia Romagna che non mi è apparso proprio essere di Sinistra e il vedersi assegnare dei meriti che non vanno al di là della manovalanza organizzativa di masse impaurite dallo spauracchio della Destra salviniana, ha fatto perdere loro la percezione della realtà. Certamente è molto bello scendere in piazza ed essere in tanti, ma quella gente appartiene a quella parte della società generalmente garantita se non da sufficienti situazioni economiche proprie perlomeno da rendite familiari: non si trattava di “popolo” pentito che ritrovava la strada smarrita. Ben diversa è la provenienza del voto della Destra, sottratto anche alla Sinistra nel corso degli ultimi anni, che in quelle piazze ovviamente non era rappresentato. Ed è questo il dramma: la Sinistra non riesce più a parlare con quella parte di società che si è vista progressivamente abbandonata; e non saranno certamente le “sardine” a sanare questo “vulnus”. I loro rappresentanti fanno parte integrante della buona borghesia cittadina, quella che, insieme ad un ceto medio urbano, ha decretato la vittoria di Bonaccini. Ed è per questo motivo che la loro presenza accanto a Benetton e Toscani non era fuori luogo: ci stavano bene, erano sorridenti, baldanzosi, felici; perché scusarsi?

J.M.

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – settima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – settima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

continuano gli interventi “programmati” riprende la parola ELISA Valdambrini

Vogliamo per questo invitare il nostro Partito ad analizzare con severità e rigore tutte le fasi che hanno portato – negli ultimi anni – Prato ad essere amministrata, dopo più di 60 anni, dal Centrodestra. Crediamo sia fortemente indispensabile ed urgente perché si avvicinano importanti scadenze e non possiamo sottovalutare le critiche che, soprattutto dall’interno, o dall’immediata periferia del Partito, sono venute e continuano tuttora a venire. Ognuno di noi, è logico, si è fatta un’idea specifica di quanto è accaduto; ma non è più il tempo di ragionare per gruppi separati. E’ l’ora di lavorare tutti insieme, perché se si riesce a vincere, vinceremo tutti; se si perde, allo stesso modo, perderemo tutti. E non ci si venga a dire che questa esperienza del passaggio all’Opposizione è stata positiva – oltre che per noi – per la nostra città! E dunque noi dobbiamo cercare di vincere e dobbiamo farlo abbandonando gli errori dopo averli riconosciuti e costruendo una piattaforma programmatica chiara e comprensibile e, per poterlo fare, non bisogna attendere altro tempo: noi proponiamo la convocazione dei Forum per il Programma e pensiamo ad un Programma che, senza tralasciare alcun aspetto, si presenti alla fine con delle Sintesi ampie. Finora non abbiamo fatto altro che rincorrere le ubbie del Centrodestra; ora bisogna cambiare rotta. Per poterlo fare bene occorrerà aprire la discussione davvero e non solo per slogan, farlo preventivamente senza steccati precostituiti, raccogliere le idee e la progettualità, valutandone le reali concrete fattibilità, valorizzare la “parola” e diffondere le “idee”:

riprende la parola STEFANO Gruni

Per fare questo occorre innanzitutto un Partito Democratico unito e forte, anche perché “unito”. Nel PD le vecchie “anime” precostituenti si sono amalgamate solo in parte in modo positivo; le divisioni, al di là di schieramenti riferiti alle storie precedenti si riferiscono a malumori sopiti che affondano le loro piccole robuste radici in alcune diatribe prevalentemente di natura personale fra opposte fazioni a sostegno di questo o quel personaggio, di questo o quel candidato etc etc etc
E sarà necessario un impegno poderoso e robusto, coraggioso di tutti, proprio tutti e sottolineiamo tutti, in quella direzione.
A noi oggi il Partito appare in forte difficoltà: se non fosse vero, se fosse solo l’impressione di un minuscolo gruppetto di militanti incapaci di interpretare la Politica, non potremmo che esserne felici. Noi in effetti vediamo divisioni, sentiamo critiche spesso feroci non solo fuori ma anche dentro i gruppi Dirigenti; c’è una Segreteria Provinciale che non ci convince. Tutti sanno che questo Circolo, nel suo nucleo costitutivo, ha sostenuto la candidatura di Ilaria Bugetti e non ci accingiamo qui a smentire il nostro operato. Chiediamo un cambio deciso di passo; chiediamo che chi fa parte della Segreteria si assuma pienamente le sue responsabilità; non ci interessano le questioni personali: bisogna essere operativi come Gruppo, bisogna essere coesi e, se necessario, cambiare. Noi pensiamo che sia venuto il momento di fare chiarezza e bisognerà andare ad una gestione collegiale non necessariamente unitaria (intendendo con ciò che chi ha perso il Congresso può anche rifiutarsi di avere delle responsabilità ma chi lo ha vinto ha degli obblighi ed a questi deve corrispondere). Pertanto sarà opportuno procedere ad una verifica di “maggioranza” per comprendere cosa non abbia funzionato: non ci si può nascondere solamente dietro al disfattismo o complottismo della minoranza. C’è di certo qualcosa da verificare e bisogna farlo al più presto. E’ assolutamente necessario sviluppare una maggiore forza propulsiva sui territori e sulle tematiche evitando fra l’altro di lasciare spazi del tutto liberi ed incustoditi a quella che genericamente chiamiamo “Antipolitica”. C’è un’Assemblea Provinciale che viaggia a scartamento ridotto: parte di essa non è molto presente (scusateci l’eufemismo ironico!) e non partecipa al dibattito “aperto” e democratico neppure in modo apertamente critico. E questo, in una città governata male da un Centrodestra impreparato ed arrogante oltre che a tratti aggressivo ed offensivo, non è ammissibile. Occorre avvertire un senso di corresponsabilizzazione ed evitare, non solo apparentemente ed ipocritamente, divisioni che non siano il frutto di discussioni franche aperte e comuni, evitando incontri separati e semi-segreti o conventicole di parte.

Uno dei brani con cui si intervallarono gli interventi:

Sognamo il pane, bambino mio
E le mele rosse e lo scintillio
Dell’uragano che porta via
E pulisce l’aria di nostalgia
Un cuore caldo e le calze lunghe
Gli inverni corti e le libertà
Gli uccelli neri e la pioggia lieve
Che viene e và
Sognamo il mare, bambino mio
E le reti piene e lo scampanio
Un uomo in casa e la verità
La sua sposa rosa che riderà
Il passato è una fotografia
Ma l’avvenire ti aspetta già
Sulla nave bianca che un giorno o l’altro ti ruberà

Sognare è vita
è fare cosa non puoi fare
(è sentire che ti puoi) dimenticare
La porta aperta e poi dormire
Sognare è vita
è cogliere la luna amica
è l’acqua della fantasia

Sognamo il sole, bambino mio
Con il tempo bello del nostro addio
Mentre il canto della malinconia
è una chitarra giù nella via
Con un po’ di vino e la tua allegria
Un vestito nuovo e la mia poesia
Sotto le lenzuola di lino e neve tu voli via

Sognare è vita
è fare cosa non puoi fare
(è sentire che ti puoi) dimenticare
La luce accesa e poi dormire
Sognare è vita
è cogliere la luna amica
è l’acqua della fantasia
Sognare è vita
Sognare è vita
è il fuoco della tua follia
Sognare è vita
Sognare è vita

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 2 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio)

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 2 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio)

2.
Quando lo andiamo a trovare per intervistarlo scatta in piedi, in una posizione eratta che ci fa anche un pochino di invidia; gli occhi gli brillano di una luce straordinaria che ci trasmette una gran voglia di comnicare; si agita un po’ perché sa che di lì a poco dovrà parlare con noi della sua vita delle sue storie. La figlia ci ha fatto trovare dei documenti: li guardiamo e li troviamo assolutamente importanti, così interessanti da non volerli portare via, come ci consigliano: torneremo invece a fotografarli, forse li fotocopieremo (sotto casa c’è una copisteria) un altro giorno, per ora li guardiamo soltanto: riguardano la partecipazione di Eugenio Tinti, classe 1899, alla prima guerra mondiale.

Eugenio congedo

Parte del foglio di congedo illimitato relativo alla Grande Guerra
Gli chiediamo di ricordare qualche episodio: ci parla del Piave, ci parla delle cariche, era un Bersagliere con il cappello piumato e la tromba, e lui suonava la tromba dando la carica. Ci tornano alla memoria alcuni passi della “Canzone del Piave” ed il tributo di vite umane e di gioventù perduta che quella guerra, non meno di certo delle tante altre guerre che hanno insanguinato il Novecento, ha significato.
Eugenio Tinti è un sopravvissuto, uno che ha visto e che ha potuto raccontare: quanti altri giovani come lui non sono più tornati, quanti altri sono ritornati a casa mutilati nel corpo e nell’anima, testimoni degli orrori e delle sofferenze fisiche e morali che hanno dovuto subire, nelle fredde umide anguste trincee, nei percorsi di marcia faticosi e nelle cariche di morte! Forse gli fa fatica oggi ricordare quei momenti: non è uno sforzo soltanto mentale, è qualcosa d’altro, è la volontà di dimenticare una parte così essenziale nella storia di un uomo, la giovinezza, perduta un po’ dietro questi percorsi obbligati da un Paese che sceglieva la forza delle armi per risolvere alcuni problemi territoriali.

Eugentio Tinti, lo si capisce meglio incontrandolo, è un pacifista e quella parte di vita vorrebbe non averla vissuta ed infatti la rimuove: ma ci sono i documenti che noi riportiamo in fotografia e che costituiscono un’attestazione comunque storicamente fondamentale della sua vita, a riportare quei momenti all’attenzione di chi come noi ha pensato che fosse di grande interesse ricostruire i cento e più anni di un uomo, testimone di grandi eventi e di piccoli eventi, che hanno costellato il secolo scorso.
Ricorda anche l’infanzia e l’adolescenza, i giochi, gli amori: nella sua Poppi; ci parla della parte alta e della parte bassa, ricorda ancora il vecchio Ponte medievale sull’Arno distrutto nella seconda guerra mondiale (ora ce n’è un altro – ci dice – ma anche se gli assomiglia è tutta un’altra cosa) e la vita che si svolgeva in paese con le stradine fiancheggiate tutte da portici, ed i bagni nell’Arno in un periodo nel quale le amicizie e le storie d’amore non erano ancora contrassegnate da quei contrasti mortali che caratterizzarono gli anni del famigerato Ventennio fascista: infatti alcuni degli amici di Eugenio Tinti poi divennero suoi nemici, nel vero senso del termine in quell’ambito di guerra civile che contrassegnò lo scontro fascisti-antifascisti (fra i ricordi particolari di quel periodo, il nostro ne sottolinea due con un po’ di confusione che ci viene dissolta con l’aiuto della figlia Marite: il primo riguarda la tragica fine di un suo amico d’infanzia annegato nell’Arno: il secondo una serie di furibondi litigi di carattere ideologico con l’allora giovane capostipite della pelletteria Gucci).

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 1 (dopo il preambolo dello scorso 27gennaio)

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 1 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio)

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Eugenio Tinti classe 1899, uno di quelli che a giusta ragione possiamo anche chiamare “ragazzo del 99”: infatti, benchè interessato da alcuni acciacchi dovuti all’età (102 anni compiuti), ogni mattina dalla sua abitazione in Viale Montegrappa continua ad andare, con la sua andatura lenta ma anche con la postura eretta che fa invidia a tanti giovani, alla Coop di Piazza San Marco per fare le sue spese con una sosta, poi, vero il ritorno, al bar “Europa” dove incontra i suoi amici, i cosidetti “senatori” ed, a volte, càpita che con loro si accendano animate discussioni di tipo politico (e non solo) che gli rammentano la prima gioventù.
Eugenio Tinti è un testimone importante e credibile dell’intero XX secolo, peraltro possiamo dire che ha conosciuto tre secoli: anche se a volte esprime il suo pensiero con qualche lieve difficoltà (e come se ne rammarica!) ne è consapevole ed ha una gran voglia di parlare, di sè, del suo tempo, della sua storia.
Eugenio Tinti è rimasto più o meno quello che era, “un ragazzo del ‘99”: di lui ci dicono, prima di incontrarlo, quelli che da più tempo lo conoscono, che sia caparbio e deciso, un vero e proprio “Leone”, segno zodiacale che gli appartiene in modo certamente appropriato. E’ un po’ anche per questo la disperazione (espressa con amoroso affetto) di chi gli sta più vicino, la figliola Marite (diminutivo di Maria Teresa) ed il genero Lohengrin; ma è ovvio che c’entra poco l’età, perché si tratta di una persona autosufficiente ed anche un pochino esuberante con un caratterino non proprio ammorbidito dal passare degli anni e dell’accumularsi delle esperienze.
E poi, lo abbiamo già scritto, è uomo difficile da convincere, difficile che cambi le sue idee, le sue certezze. Verrebbe da chiedersi quale sia il segreto di tanta vitalità: una cosa è certa, la passeggiata quotidiana ( ne è assolutamente convinto) gli serve a mantenere in forma la circolazione. Andò a piedi anche fino al Palazzo Comunale, rifiutando sdegnosamente l’auto blu messagli a disposizione (data l’età e l’occasione) dal Sindaco, anche quando, nell’agosto di due anni fa, fu festeggiato ufficialmente per il compimento dei cento anni. Poi, vedremo in seguito quali altri segreti vitali si nascondono in un uomo così.

Eugenio Tinti non ha avuto una vita facile: due guerre mondiali una delle quali, la prima, combattuta in modo diretto; una contrapposizione chiara e forte contro il Fascismo; una fede non sempre comoda da comunista (anche in una Regione rossa come la Toscana); un lavorofaticoso e poi, come è normale per chi raggiunge la sua età, qualche piccolo acciacco ed il venir meno di tanti amici e congiunti con la conseguente malinconica solitudine, contemperata però in lui dal suo carattere forte e risoluto, che gli permette di affrontare ancora le difficoltà normali della vita.

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – quarta parte (verso il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – quarta parte (verso il Congresso)

Il nostro non fu un Congresso come se ne svolgono tanti altri. Di certo i grandi Congressi, quelli nazionali, hanno dei loro “riti” che possono anche essere “spettacolari”, se non altro “mastodontici” nella loro struttura anche teatrale (grandi raduni con i loro apparati istrionici in grandissimi spazi). “Noi” a San Paolo pensavamo ad una festa- E “festa” fu. Allestimmo anche un canovaccio con una sceneggiatura di ferro come per una documentazione mediatica. Qualcuno di noi in fondo era esperto per questi aspetti. Non ci sarebbe stato un relatore unico; un gruppo consistente di compagne e compagni avrebbe letto parti della Presentazione, facendole intervallare da variegate forme multimediali e testimonianze in video (videoclip, letture).
Era uno spettacolo in tutti i sensi. Quel che avremmo detto lo scrivemmo insieme e ci furono varie edizioni del testo fino a quella finale.
Avevamo in mente di costruire un Circolo nel quale “tutti” (cittadine e cittadini di San Paolo e non) avrebbero potuto partecipare “anche” alle scelte strategiche territoriali, a prescindere dall’iscrizione al PD: un vero e proprio Laboratorio Democratico aperto, una vera e propria “Palestra delle Idee”. Non credo che non ci fossero nel Paese altri esempi consimili, ma a Prato non ce n’erano. Il Partito Democratico già allora, prima della meteora renziana, era rinchiuso in se stesso, piegato a difesa dei fortini degli apparati veteropopolari democristiani e vetero diessini. Ci guardavano con curiosità e con timori. Con curiosità coloro che aspiravano al “nuovo”, con paura quelli che il “nuovo” lo aborrivano, pur professandosi a parole come rinnovatori.
Se qualcuno di quelli che ancora appartengono ai vecchi apparati o agiscono come loro cloni vogliono obiettare rispetto a quel che scrivo, alle critiche che continuo a rivolgere a quei metodi, riflettano un attimo prima, se ne hanno la capacità, in quale stato di degrado hanno portato il PD, senza lasciarsi prendere da entusiasmi acritici legati a presunte “vittorie” che non appartengono loro.
Nei prossimi giorni pubblicherò anche “ad uso” dei prossimi Congressi (in quel di San Paolo ne è annunciato uno a breve) il testo di quella nostra “performance”.
Posso sbagliarmi per una forma senile di auto-sciovinismo, ma quel che scrivevamo allora è “purtroppo” ancora attuale perché “non praticato” (e i risultati si vedono).

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Paesaggio libero 2

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – terza parte (verso il Congresso)

PD San Paolo

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – terza parte (verso il Congresso)

Quello che segue è il testo di alcune mie riflessioni che spero possano essere ancora utili per coloro che aspirano ad un reale rinnovamento della pratica e dei metodi della Politica.
Voglio sottolineare, e lo farò ancora nelle prossime occasioni, che “noi” credevamo in quel che dicevamo: non era “aria fritta” per attirare il consenso di persone sincere. E, forse, l’apparato “politico” se ne avvide e ci contrastò ulteriormente negli anni successivi. Di certo “noi” non facevamo sconti: ci hanno “illusi” – alcune compagne e compagni che aspiravano a conquistare posti di prestigio; ci siamo “illusi” ma poi ci siamo ritirati sdegnati da tali comportamenti opportunistici, che sono la vera piaga della Politica. Noi credevamo in quel che dicevamo. Non era “aria fritta”!

Perché un Circolo “nuovo”

Ce lo chiedono, ce lo siamo chiesto più volte anche noi! In fondo la voglia e la capacità di lottare, di fare gruppo, di proporre, discutere non ci mancava, non ci manca e dunque avremmo pur potuto operare come minoranza in crescita all’interno del Circolo territoriale che fino a pochi mesi fa – potremmo dire fino ad oggi – esisteva come unico punto di riferimento ufficiale del Partito Democratico: cioè Borgonuovo-San Paolo.
Il fatto è che noi – anche se con diverse sfumature – pensavamo e pensiamo ad un Partito Democratico “nuovo” ben diverso da quello che vediamo muoversi sul piano pratico (i valori, gli ideali, i contenuti sono punti di partenza base per ciascuno di noi) nella maggior parte delle realtà territoriali. A noi sembra che anche il nostro Partito fatto da italiane e italiani dimentichi troppo presto le ragioni vere che ci hanno condotto a costituire questa nuova formazione, aggregando – sulla stessa base di valori ed ideali – forze provenienti da esperienze diverse, in primo luogo quelle cattoliche democratiche e quelle della sinistra democratica e liberale, senza trascurare quelle afferenti al comunitarismo, all’ambientalismo ed al criticismo radicale democratico. Eppure non sono passati che cinque anni (non mi sembra un secolo!) da quell’ottobre del 2007 in cui si svolsero le elezioni dei membri dell’Assemblea Costituente e vorrei ricordare, accanto alle esperienze che tanti di noi possono vantare quel che aveva detto presentando al Congresso dei DS un anno prima Piero Fassino su cosa avrebbe dovuto essere il futuro Partito Democratico:

« Diamo vita al Partito Democratico non per un’esigenza dei DS o della Margherita o di un ceto politico. No. Il Partito Democratico è una necessità del Paese, serve all’Italia. Vogliamo dare vita ad un soggetto politico non moderato o centrista, bensì progressista, riformista e riformatore. Un partito che faccia incontrare i valori storici per cui la sinistra è nata e vive – libertà, democrazia, giustizia, uguaglianza, solidarietà, lavoro – con l’alfabeto del nuovo secolo: cittadinanza, diritti, laicità, innovazione, integrazione, merito, multi-culturalità, pari opportunità, sicurezza, sostenibilità, sopranazionalità. E per questo dovrà essere un partito del lavoro, dello sviluppo sostenibile, della cittadinanza e dei diritti, dell’innovazione e del merito, del sapere e della conoscenza, della persona e della laicità, della democrazia e dell’autogoverno locale, dell’Europa e dell’integrazione sopranazionale, della pace e della sicurezza….”

Quella fase l’ho vissuta in primo piano per convinzione profonda ed un po’ in modo defilato per carattere personale: ho molti documenti che attestano la mia convinzione ed anche la certificazione che non molti fra i Dirigenti di allora ,che sono mescolati ora fra coloro che attendono il passaggio di eventuali cadaveri per riprendere vigore, erano convinti della necessità, a prescindere dal loro specifico collocamento, di andare verso l’imprescindibile rinnovamento della mentalità (o del personale – in alternativa) politica. Di certo potrei raccontare quei giorni, quelle settimane, quei mesi a dialogare con sordi; e forse prima o poi lo farò!
E’ assurdo, oggi, dopo quello sforzo sentirci dire che “tutti” i Partiti sono da rottamare, che “tutta” la Politica fa schifo, che siamo “vecchi”. Vi sono stati degli errori, dei pressappochismi e soprattutto si è davvero pensato molto a mantenere i propri vantaggi, piccolissimi piccoli o grandi che fossero, a scapito del necessario e doveroso preannunciato rinnovamento.
Soprattutto ed al di là di quel che si vuole e si deve proporre e fare penso al metodo. Ed è questo l’aspetto prioritario che abbiamo voluto introdurre in questo nostro Circolo.

J.M.

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005)

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria.

Così si legge su Wikipedia. Ma il recupero della “memoria” è stato uno degli obiettivi che, durante la mia permanenza amministrativa nella Circoscrizione Est come Presidente della Commissione Scuola e Cultura, insieme ad altri componenti come la Presidente Fulvia Bendotti ed il segretario amministraivo della Circoscrizione, Gianfranco Ravenni, ci ponemmo.

Non intendo accreditarmi come anticipatore, essendo ben consapevole che tante altre iniziative consimili si attuavano sia nella sfera pubblica che in quella privata.

Fummo stimolati e fortunati, in quanto – all’interno di un percorso programmato dall’Amministrazione che festeggiava le cittadine ed i cittadini che compivano 100 anni – incontrammo Eugenio Tinti.
A lui nel maggio 2001 dedicammo il primo opuscolo della “Mediateca della Memoria”. Il titolo ha un riferimento fantasy “E.T. (Eugenio Tinti)” – il sottotitolo indica la particolarità del contesto, “Tre secoli”.
A pagina 25 c’è una mia postfazione.

“La Circoscrizione Est del Comune di Prato, sin dall’inizio di questa legislatura (1999-2004) ha inserito nel suo Programma un impegno specifico di recupero della memoria collettiva attraverso la ricerca diretta sul territorio con il coinvolgimento della nostra gente. Questo Progetto porta il titolo di “Mediateca della Memoria” ed ha lo scopo attraverso tutta una serie di interventi (raccolta materiali, raccolta testimonianze, riprese in video e registrazioni audio, lavori svolti dalle istituzioni scolastiche con i giovani) di ordinare questi materiali e metterli a disposizione di quanti li vogliano studiare. La Circoscrizione poi con i mezzi e le risorse che riuscirà a convogliare su questo Progetto produrrà in proprio delle elaborazioni, come questa piccola e limitata monografia su Eugenio Tinti, che peraltro ringraziamo per questa collaborazione prestataci.”

A precisare il senso dell’iniziativa della Circoscrizione ecco le parole della Prefazione scritta dalla prof.ssa Fulvia Bendotti, presidente della Circoscrizione Est dal 1996.

“Càpita sempre più spesso ascoltare personaggi di grande prestigio (studiosi, politici, scrittori, uomini genericamente di cultura) formulare delle affermazioni sul secolo che si è appena concluso che tendono a rivalutare alcuni movimenti a scapito di altri, senza nessun apparente tipo di approfondimento analitico. Noi non intendiamo in questa sede supplire a questa carenza; vogliamo invece avviare una riflessione più profonda su alcuni aspetti del secolo scorso che, basandosi su documenti e testimonianze, chiarisca il più possibile le questioni. Sembra quasi, negli ultimi anni, che si vogliano dimenticare le ragioni diverse che nel Novecento hanno visto nascere e poi morire alcune ideologie di tipo totalitario per creare poi nella confusione generale una corte fumogena che offuschi la “memoria collettiva”: La Circoscrizione Est, nell’attuare il programma di questa legislatura, avvia dunque quella che ha chiamato “MEDIATECA della Memoria”: la raccolta di materiali più vari (lettere, fotografie, testimonianze, diari, nastri magnetici in audio e in video, ecc…) che supportino poi un lavoro di rielaborazione critica che, tenendo conto delle diverse idee e posizioni, contribuisca a mantenere la memoria sul secolo scorso. Queste riflessioni, frutto degli incontri con un nostro concittadino, Eugenio Tinti, costituiscono dunque il primo elemento di questa “Mediateca”.

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