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BUON COMPLEANNO COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi – 5 – LE DONNE COSTITUENTI parte 1

BUON COMPLEANNO COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi – 5 – LE DONNE COSTITUENTI parte 1

Avrei voluto intitolare questo post “Le “madri” costituenti” operando u n parallelo con quel generico “padri costituenti” con cui si indicano gli eletti (556) all’Assemblea costituente. Ma poi ho pensato che con quella dizione si operava un parallelo troppo marcato con il ventennio fascista allorquando la donna veniva ad essere considerata in modo esclusivo “madre esemplare”, animalescamente fattrice tout court. Nel percorso che ho voluto dedicare al settantesimo della nostra Carta costituzionale voglio oggi soffermare la mia attenzione sulle “donne”.
Il 2 giugno del 1946 fu una data importante anche per la partecipazione per la prima volta – con diritto di elettorato attivo e passivo – delle donne ad una elezione referendaria e politica. Si trattava di un evento eccezionale come quello della scelta tra Monarchia e Repubblica e la formazione dell’Assemblea costituente.
Le figure femminili elette furono 21 e, anche se rappresentavano solo il 4% dei deputati (556 il numero totale), la loro presenza fu fondamentale; esse avevano vissuto da protagoniste gli anni della Resistenza e della dittatura, molte di loro avevano pagato a caro prezzo il loro impegno politico che risultò essere decisivo per la liberazione del nostro Paese.
Diamo uno sguardo ai nomi di queste donne e tracciamone solo pochi – per brevità di un post – elementi identificativi così come reperiti dalla Rete.

Sindacalista. Nel 1933 condannata dal Tribunale speciale a 18 anni di reclusione. Rientra clandestinamente a Roma nel 1943 e partecipa alla Resistenza, raggiungendo il grado di Capitano. Eletta all’Assemblea Costituente per il Partito Comunista a 42 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.
Sindacalista. Nel 1933 condannata dal Tribunale speciale a 18 anni di reclusione. Rientra clandestinamente a Roma nel 1943 e partecipa alla Resistenza, raggiungendo il grado di Capitano. Eletta all’Assemblea Costituente per il Partito Comunista a 42 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.

BEI CIUFOLI Adele (PCI) – Eletta nel Collegio di Ancona e Segretaria Terza Commissione per esame ddl.
Nata in provincia di Pesaro nel 1904 e morta nel 1974, fu una sindacalista e parlamentare comunista.
Adele Bei fu una figura molto attiva nella Resistenza, combattendo al fianco dei partigiani e organizzando la partecipazione delle donne nella lotta al fascismo.

Bianchi Bianca 3280
BIANCHI Bianca (PSI) – Eletta nel Collegio di Firenze
Nata in provincia di Firenze nel 1914 e deceduta nel 2000, fu una parlamentare socialista.

Laureata in Filosofia. Pubblicista. Molto attiva nella Resistenza bresciana e milanese, oltre alla stampa clandestina organizza aiuti alle famiglie ebree ricercate dai nazisti, favorendone la fuga in Svizzera. Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 42 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.
Laureata in Filosofia. Pubblicista. Molto attiva nella Resistenza bresciana e milanese, oltre alla stampa clandestina organizza aiuti alle famiglie ebree ricercate dai nazisti, favorendone la fuga in Svizzera. Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 42 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.

BIANCHINI Laura (DC) – Eletta nel Collegio di Brescia
Nata nel 1903 e deceduta nel 1983 fu una parlamentare “Dossettiana” della Democrazia Cristiana.
Fu una insegnante e giornalista pubblicista che, durante l’occupazione nazifascista, entrò nella Resistenza.

Laureata in Lettere. Insegnante. Molto attiva nella FUCI, durante la guerra collabora all’organizzazione di centri di studio e assistenza, doposcuola e mense per studenti. Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 51 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.
Laureata in Lettere. Insegnante. Molto attiva nella FUCI, durante la guerra collabora all’organizzazione di centri di studio e assistenza, doposcuola e mense per studenti. Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 51 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.

CONCI Elisabetta (DC) – Eletta nel Collegio di Trento
Nata a Trento nel 1895 e morta nel 1965 fu una parlamentare della Democrazia Cristiana.

Laureata in Lettere. Insegnante. Attiva nella FUCI (di cui è stata presidente). Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 43 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.
Laureata in Lettere. Insegnante. Attiva nella FUCI (di cui è stata presidente). Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 43 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.

DE UNTERRICHTER JERVOLINO Maria (DC) – Eletta nel Collegio Unico Nazionale
Nata nel 1902 in provincia di Trento e morta nel 1975 fu una parlamentare della Democrazia Cristiana, madre della onorevole Rosa Russo Jervolino.

….fine parte 1

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 4

manifesto referendum 1946

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 4

Ed arriviamo così al 2 giugno del 1946.

Diciamo subito che i risultati del referendum del 2 giugno 1946 non furono così esaltanti per la Repubblica (a fare un calcolo ad occhio e croce la scelta referendaria dello scorso 4 dicembre è stata più netta a favore del NO allorquando 19.419.507 voti a fronte di 13.423.208 assegnarono la vittoria ai sostenitori del rigetto del quesito referendario). La scelta repubblicana fu approvata con poco più di 2 milioni di differenza da quella monarchica (12.718.641 votarono per la Repubblica, 10.718.502 per la Monarchia), mentre il 4 dicembre del 2016 la differenza ha toccato poco meno di 6.000.000 a favore del NO (19.419.507 contro 13.423.208).

L’Italia del 2 giugno risultò peraltro spaccata in due con un Nord quasi tutto schierato a favore della Repubblica con realtà come Cuneo e Brescia dove il risultato fu molto equilibrato ed altre realtà tradizionalmente resistenti al nazifascismo come Genova, Milano, Bologna, Parma e Trento (dove la scelta per la Repubblica fu dell’ 85%) chiaramente repubblicane. Al centro a sostegno della Repubblica si distinsero, superando il 70% dei consensi, le città toscane ed Ancona, mentre Roma pur percorsa da una grande partecipazione popolare a favore della Liberazione il risultato fu lievemente a vantaggio della Monarchia, così come avvenne in tutto il mezzogiorno, con valori altissimi come a Napoli dove si sfiorò l’80% del sostegno ai Savoia.

Contemporaneamente alla scelta istituzionale si svolsero le elezioni per l’Assemblea costituente: prevalse la Democrazia Cristiana con il 35,2%; le due forze di Sinistra – il PSIUP – Partito Socialista di Unità Proletarie ed il PCI – Partito Comunista Italiano – ottennero rispettivamente il 20,7% ed il 18,9% superando di fatto di 22 unità il numero di deputati ottenuto dalla DC (207 a fronte dei rispettivi 115 più 104). L’Unione Democratica Nazionale di ispirazione liberale ottenne il 6,8% con 41 rappresentanti, il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini ebbe il 5,3% con 30 eletti, il Partito Repubblicano Italiano il 4,4% con 23 membri ed il Blocco Nazionale delle Libertà che si dissolse poi rapidamente tra Liberali, Monarchici e Qualunquisti prese il 2,8% con 16 deputati. Lo storico Partito d’Azione raccolse solo l’1,4% con 7 rappresentanti.

Proclamati i risultati il Consiglio dei Ministri l’11 giugno volle subito portare a compimento il
3° comma dell’art. 2 del Decreto Legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98: «Nella ipotesi prevista dal primo comma (cioè la vittoria della Repubblica, n.d.r.), dal giorno della proclamazione dei risultati del referendum e fino alla elezione del Capo provvisorio dello Stato, le relative funzioni saranno esercitate dal Presidente del Consiglio dei Ministri in carica nel giorno delle elezioni».

Per una forma di cortesia istituzionale il Consiglio dei Ministri affifdata la guida ad Alcide De Gasperi si affrettò a stilare un documento da sottoporre all’attenzione del re Umberto II:

«Preso atto della proclamazione dei risultati del referendum fatta dalla Corte di Cassazione, tenuto conto che questi risultati, per dichiarazione della stessa Corte di Cassazione, sono suscettibili di modificazione e di integrazione, nel supremo interesse della concordia degli italiani, si consente che, fino alla proclamazione dei risultati definitivi, il Presidente del Consiglio dei Ministri, on.le Alcide De Gasperi, eserciti i poteri del Capo dello Stato, di cui all’art. 2, DLL 16 marzo 1946, n. 98, secondo i principi dell’attuale ordinamento costituzionale”.

Joshua Madalon

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COERENZA ED AFFIDABILITA’ (i perché di una Storia) ripartire da San Paolo con la Palestra delle Idee

La Palestra delle Idee - prossima fermata

COERENZA ED AFFIDABILITA’ (i perché di una Storia) ripartire da San Paolo con la Palestra delle Idee

Mi sono già molte volte trovato a sottolineare la distanza tra il Partito Democratico ed una parte sempre più considerevole di coloro che ne avevano sostenuto la Fondazione, tra i quali mi annovero.
Forse è necessario ribadire che già nella fase fondativa alcuni di noi (e dunque me stesso) avevano scelto di impegnarsi in modo critico e propositivo. In uno dei documenti da me stilati e datato 29 giugno 2008 scrivevo:

“abbiamo lavorato in modo particolare per il cambiamento, per un Partito davvero nuovo, per un Partito davvero aperto, per un Partito che includesse e fondesse; abbiamo lavorato “contro” coloro che non volevano cambiare pur profferendo parole di cambiamento o rimanendo in silenzio “in attesa fiduciosa”.
Questo nostro convincimento che occorresse restituire entusiasmo e fiducia alla gente, che occorresse rimettere in moto le passioni civili ed ideali ha dato fastidio, ha creato una sorta di muro difensivo da parte dei “politici di mestiere” soprattutto perché si chiedeva a “tutti” di rimettersi in discussione, di aprirsi al confronto, di riproporsi in modo nuovo.”

Trovammo dileggio e contrasti, ma siamo andati avanti.

A San Paolo poi abbiamo avviato un lavoro “democratico” lottando nel vero senso della parola ma con l’uso della ragionevolezza e della dialettica per poter aprire un Circolo nuovo nei metodi e nelle scelte. Altri contrasti ed altre contrapposizioni accompagnate da blandizie e tranelli vari. Di cosa si preoccupavano? Di sicuro di un metodo “democratico” aperto ai contributi di quante persone fossero interessate a partecipare in modo attivo (non ho visto affluire gente che non condividesse pienamente i valori della Sinistra) ed è nata così “La Palestra delle Idee”, un modo come l’altro di affrontare questioni territoriali e nazionali come l’Immigrazione, la Formazione, il Lavoro, la Sanità, la Cultura, l’Ambiente, il Territorio e via dicendo. Anche per questo la meteora Barca ci coinvolse con il suo “sperimentalismo democratico” che a San Paolo avevamo anticipato a praticare. E, fallito quel progetto insieme all’eclissi dello stesso Fabrizio Barca, abbiamo partecipato da protagonisti a “Trame di Quartiere”, portando il nostro contributo ed arricchendoci vicendevolmente.
Forse è proprio questo metodo a creare preoccupazione e timore in coloro che hanno disimparato a praticarlo ed è ancora più inaccettabile che sia posto un limite a chi lo pratica, allorquando ciò è svolto in maniera disinteressata e limpida (mi facevano ridere coloro che si chiedevano “perché lo fanno? chi c’è dietro?” e spero tanto non debba continuare a ridere adesso che sono passati tanti anni).
Certamente il metodo che continuerei a chiamare “sperimentalismo democratico” (Fabrizio Barca mi consentirà di appropriarmi del titolo) ha bisogno di un profondo rispetto e di cambiali in bianco; in cambio chi concede quel rispetto potrà trovare elementi utili per un raccordo programmatico che parta dal basso o, ad essere precisi, dal medio-basso (chi partecipa a questi incontri pur essendo questi “aperti e pubblici” è portatore di culture e conoscenze di un certo livello).

Ecco: il gruppo che a San Paolo potrebbe riprendere la sua attività, a partire da “LIBERI e UGUALI”, è nella sua stragrande maggioranza lo stesso che ha praticato lo “sperimentalismo democratico”; è quello stesso che, dopo un riconoscimento non solo formale da parte dello stesso Barca (voglio qui ricordare che Fabrizio partì dal Circolo San Paolo per il suo “Viaggio in Italia” di cui parla ne “La Traversata”), fu praticamente bloccato dal Partito che non ci riconosceva la necessaria affidabilità.

Joshua Madalon

FABRIZIO BARCA a San Paolo con Marzio Gruni e Daniele Pinai

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 3

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BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 3

Dopo la Liberazione di Roma avvenuta il 4 e 5 giugno 1944 era stato emanato il decreto legge Luogotenenziale n.151 che verrà considerato come la prima “Costituzione provvisoria dell’Italia” (il documento è stato pubblicato in un mio post lo scorso 3 dicembre con il titolo “BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 2″) seguirà il Decreto-legge luogotenenziale n.98 del 16 marzo 1946, che viene considerato la seconda “Costituzione provvisoria” con la quale viene praticamente deciso che sarà il popolo a scegliere, attraverso un referendum, tra monarchia e repubblica quale dovesse essere la forma di governo del Paese. Nella stessa occasione che sarà indetta per il 2 giugno 1946, come già previsto genericamente dal Dl 151, sarebbe stata eletta l’Assemblea costituente. Se in un primo tempo anche la scelta tra monarchia e repubblica era stata affidata ai membri che sarebbero stati eletti, dietro una sollecitazione di parte monarchica, preoccupata dalla accertata preponderanza repubblicana fra gli eletti, si pensò di consultare il popolo. L’idea ovviamente aveva una sua logica: la monarchia possedeva un suo indubbio fascino ed aveva svolto un ruolo da protagonista negli ultimi anni, riconoscendo di fatto gli errori commessi nell’appoggiare il regime fascista.
Vedremo poi come si svolse il referendum e quali furono i risultati in un prossimo post. Qui sotto trovate il documento cui faccio riferimento.

Joshua Madalon

Decreto-legge luogotenenziale
16 marzo 1946, n. 98

(In Gazz. Uff., 23 marzo 1946, n. 699). – Integrazioni e modifiche al decreto legge Luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151 relativo all’Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, al giuramento dei Membri del Governo ed alla facoltà del Governo di emanare norme giuridiche
In virtù dell’autorità a Noi delegata.
Visto il decreto legge Luogotenenziale 25 giugno 1944 n. 151 relativo all’Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, al giuramento di membri del governo ed alla facoltà del Governo per emanare norme giuridiche;
Visto il decreto legislativo luogotenenziale I febbraio 1945, n. 58, concernente nuove norme sull’emanazione, promulgazione e pubblicazione dei decreti luogotenenziali e di altri provvedimenti.
Ritenuta la necessità di apportare integrazioni e modifiche al sopra citato decreto-legge Luogotenenziale 25 giugno 1945 n. 15;
Udito il parere della Consulta Nazionale;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro Segretario di Stato, e del Ministro per la Costituente di concerto con tutti i Ministri.
Abbiamo sanzionato e promulgato quanto segue :
Art. 1.
Contemporaneamente alle elezioni per l’Assemblea Costituente il popolo sarà chiamato a decidere mediante referendum sulla forma istituzionale dello Stato (Repubblica o Monarchia).
Art. 2.
Qualora maggioranza degli elettori votanti si pronunci in favore della Repubblica, dopo la sua Costituzione, come suo primo atto eleggerà il Capo provvisorio dello Stato, che eserciterà le sue funzioni fino a quando sarà nominato il Capo dello Stato a norma della Costituzione deliberata dall’Assemblea.
Per l’elezione del Capo provvisorio dello Stato è richiesta la maggioranza dei tre quinti dei membri dell’Assemblea. Se al terzo scrutinio non sarà raggiunta tale maggioranza, basterà la maggioranza assoluta.
Avvenuta l’elezione del Capo provvisorio dello Stato, il Governo in carica gli presenterà le sue dimissioni e il Capo provvisorio dello Stato darà l’incarico per la formazione del nuovo Governo.
Nell’ipotesi prevista dal primo comma, dal giorno della proclamazione dei risultati del referendum e fino alla elezione del Capo provvisorio dello Stato, le relative funzioni saranno esercitate dal Presidente del Consiglio dei Ministri in carica nel giorno delle elezioni.
Qualora la maggioranza degli elettori votanti si pronunci in favore della Monarchia, continuerà l’attuale regime Luogotenenziale fino all’entrata in vigore delle deliberazioni dell’Assemblea sulla nuova Costituzione e sul Capo dello Stato.
Art. 3.
Durante il periodo della Costituzione e fino alla convocazione del Parlamento a norma della nuova Costituzione il potere legislativo resta delegato, salva la materia costituzionale, al Governo, ad eccezione delle leggi elettorali e delle leggi di approvazione dei trattati internazionali, le quali saranno deliberate dall’Assemblea.
Il Governo potrà sottoporre all’esame dell’Assemblea qualunque altro argomento per il quale ritenga opportuna la deliberazione di essa,
Il Governo è responsabile verso l’Assemblea Costituente.
Il rigetto di una proposta governativa da parte dell’Assemblea non porta come conseguenza le dimissioni del Governo. Queste sonno obbligatorie soltanto in seguito alla votazione di sfiducia, intervenuta non prima di due giorni dalla sua presentazione e adottata a maggioranza assoluta dei Membri dell’Assemblea.
Art. 4.
L’Assemblea Costituente terrà la sua prima riunione in Roma, nel Palazzo di Montecitorio, il ventiduesimo giorno successivo a quello in cui si saranno svolte le elezioni.
L’Assemblea è sciolta di diritto il giorno dell’entrata in vigore della nuova Costituzione e comunque non oltre l’ottavo mese dalla sua prima riunione. Essa può prorogare questo termine per non più di quattro mesi.
Finchè non avrà deliberato il proprio regolamento interno dell’Assemblea Costituente applicherà il regolamento interno della camera dei deputati in data I luglio 1900 e successive modificazioni fino al 1922.
Art. 5.
Fino a quando non sia entrata in funzione la nuova Costituzione le attribuzioni del Capo dello Stato sono regolate dalle norme finora vigenti in quanto applicabili.
Art. 6.
I provvedimenti legislativi che non siano di competenza dell’Assemblea Costituente ai sensi del primo comma dell’art. 3, deliberati nel periodo ivi indicato, devono essere sottoposti a ratifica del nuovo Parlamento entro un anno dalla sua entrata in funzione.
Art. 7.
Entro il termine di trenta giorni dalla data del decreto luogotenenziale che indice le elezioni dell’Assemblea Costituente i dipendenti civili e militari dello Stato devono impegnarsi, sul loro onore, a rispettare e far rispettare nell’adempimento dei doveri del loro stato il risultato del referendum istituzionale e le relative decisioni dell’Assemblea Costituente. Nessuno degli impegni da essi precedentemente assunti, anche con giuramento, limita la libertà di opinione e di voto dei dipendenti civili e militari dello Stato.
Art. 8.
Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito in Consiglio dei Ministri, saranno emanate le norme relative alle operazioni del referendum, alla proclamazione dei risultati di esso e al giudizio definitivo sulle contestazioni, le proteste ed i reclami relativi alle operazioni del referendum, con facoltà di variare ed integrare, a tali fini, le disposizioni del decreto legislativo Luogotenenziale 10 marzo 1946 n. 74, per l’elezione dei deputati dall’Assemblea Costituente e di disporre che alla scheda di Stato, prevista dal decreto anzidetto, siano apportate le modificazioni eventualmente necessarie.
Per la risposta al referendum dovranno essere indicati due distinti contrassegni.
Art. 9.
Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella “Gazzetta Ufficiale ” del Regno

manifesto referendum 1946

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 2

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 2

Dopo lo scioglimento della Camera dei fasci e delle corporazioni avvenuto con il decreto legislativo n.705 del 2 agosto 1943 con il quale, nel rispetto dello statuto albertino si andava a promettere una nuova elezione della Camera dei deputati, una volta finita la guerra, i progetti di coloro che avevano pensato di poter contare sempre su un ruolo centrale della monarchia, si avviarono al fallimento, grazie alla presenza ed all’attivismo dei Partiti antifascisti, quelli antichi come il Partito Socialista ed il Partito Comunista e quelli nati da poco come la Democrazia cristiana ed il Partito d’azione. Fu stretto un accordo (tregua istituzionale) tra questi e la monarchia in attesa che la guerra si concludesse e poi si decidessero le scelte da prendere. In quel periodo le funzioni di governo furono assegnate ad un Governo provvisorio formato dai partiti che facevano parte del Comitato di liberazione nazionale (Cln). Il re Umberto II subentrato a capo della monarchia sabauda dopo l’abdicazione di vittorio Emanuele III, che per quest’atto fu accusato di aver violato la tregua istituzionale trovò un accordo con il Cln e nel giugno del 1944 promulgò una prima Costituzione provvisoria che è espressa nel decreto-legge luogotenenziale n. 151 del 25 giugno. Nei sei articoli del decreto sono delineati la futura Assemblea Costituente, il giuramento dei membri del Governo e la facoltà del Governo di emanare “provvedimenti aventi forza di legge”.

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Ecco il documento:


Decreto-legge luogotenenziale
25 giugno 1944, n. 151
(In Gazz. Uff., Serie speciale 8 luglio 1944, n. 39). – Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, giuramento dei membri del Governo e facoltà del Governo di emanare norme giuridiche.
In virtù della autorità a noi delegata;
Visto il R. decreto-legge 30 ottobre 1943, n. 2/B.
Visto l’art. 18 della legge 19 gennaio 1939, n. 129.
Ritenuta la necessità e l’urgenza per causa di guerra;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro Segretario di Stato;
Abbiamo decretato e decretiamo :
Art. 1.
Dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, un’assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato.
I modi e le procedure saranno stabiliti con successivo provvedimento.
Art. 2.
È abrogata la disposizione concernente la elezione di una nuova Camera dei Deputati e la sua convocazione entro quattro mesi dalla cessazione dell’attuale stato di guerra, contenuta nel comma terzo dell’articolo unico del R. decreto-legge 12 agosto 1943, n. 705, con cui venne dichiarata chiusa la sessione parlamentare e sciolta la Camera dei fasci e delle corporazioni.
Art. 3.
I ministri e sottosegretari di Stato giurano sul loro onore di esercitare la loro funzione nell’interesse supremo della Nazione e di non compiere, fino alla convocazione dell’Assemblea Costituente, atti che comunque pregiudichino la soluzione della questione istituzionale.
Art. 4.
Finché non sará entrato in funzione il nuovo Parlamento, i provvedimenti aventi forza di legge sono deliberati dal Consiglio dei Ministri. Tali decreti legislativi preveduti nel comma precedente sono sanzionati e promulgati dal Luogotenente Generale del regno con la formula:
“Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta di…
Abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue…”
Art. 5.
Fino a quando resta in vigore la disposizione dell’art. 2, comma primo del R. decreto-legge 30 ottobre 1943, n. 2/B, i decreti relativi alle materie indicate nell’art I della legge 31 gennaio 1926, n. 100, sono emanati dal Luogotenente Generale del regno con la formul :
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Abbiamo decretato e decretiamo…
Art. 6.
Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella “Gazzetta Ufficiale ” del regno —serie speciale— e sarà presentato all’Assemblee Legislative per la conversione in legge.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, proponente, è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

Nei prossimi giorni passo dopo passo attraverso altri documenti arriveremo alla stesura, alla primulgazione ed alla entrata in vigore della nostra Carta costituzionale.

Joshua Madalon

ANNIVERSARI 231 ANNI FA – 30 NOVEMBRE 1786

FESTA DELLA TOSCANA in ricordo di un evento del 30 novembre 1786 – 231 anni fa

231 anni fa il 30 novembre del 1786 il Granduca Pietro Leopoldo abolì la pena di morte nel Granducato di Toscana. Dal 2000 la Regione Toscana in questo giorno lo vuole ricordare assumendosi il compito di paladina della libertà e del rispetto dei diritti civili, opponendosi all’applicazione della pena capitale ancora vigente in alcuni paesi. Le Circoscrizioni di Prato in quella prima occasione assunsero un ruolo di primo piano organizzando riflessioni approfondite su quel tema attraverso momenti culturali quali il convegno che si svolse presso il centro per l’Arte contemporanea “Luigi Pecci”. Nel 2003 furono poi pubblicati gli atti con il titolo PACE E DIRITTI UMANI.
Qui di seguito riporto uno dei contributi “esterni” (l’autrice non era presente ma fu menzionata proprio in quanto un mese e mezzo prima aveva inviato una lettera a “Repubblica” nella quale discuteva del caso di Derek Rocco Barnabei, giustiziato dopo che sulla sua colpevolezza erano emersi seri dubbi), quello della Presidente del Parlamento Europeo, Nicole Fontaine, riportato nel libretto sopra menzionato.

Joshua Madalon

Pace e diritti ummani 001

Nicole Fontaine, Lettera aperta agli americani

Nella sua stragrande maggioranza, senza distinzioni di nazionalità o di sensibilità politica, il Parlamento europeo, che è la voce democratica di 370 milioni di europei che costituiscono attualmente l’Unione europea, non comprende il fatto che gli Stati Uniti siano oggi l’unico, tra le grandi democrazie del mondo, a non aver rinunciato a comminare e applicare la pena di morte.

Ogni volta che un’esecuzione capitale è programmata in uno degli Stati del vostro paese, l’emozione e la riprovazione che essa suscita assumono, ormai, una dimensione mondiale. Tutti gli interventi a favore della clemenza, fatti dalle più alte autorità religiose o politiche presso i governatori da cui dipende la decisione finale, ricevono soltanto un netto rifiuto.

Il caso di Derek Rocco Barnabei ha suscitato un’emozione particolarmente grande in Europa, sia perché, ancora una volta, sussistono dubbi sulla sua reale colpevolezza, sia perché, oltre alla sua nazionalità americana, egli è anche originario di uno Stato membro dell’Unione europea, l’Italia.

Le iniziative diplomatiche, che invano in tanti abbiamo intrapreso presso il governatore della Virginia su richiesta dei parenti del condannato e delle associazioni che sostengono la sua causa, non hanno avuto alcun seguito. Mi permetto, allora, di dirigervi questa lettera aperta, non nello spirito di dare delle lezioni, ma in quello del dialogo leale che si addice all’amicizia che unisce i nostri grandi insiemi continentali.
Da questa parte dell’Atlantico, si riconosce che il vostro grande paese simbolizza ampiamente, in tutto il mondo, la libertà e la democrazia. Nessuno ha dimenticato ciò che l’Europa gli deve per averla aiutata a ritrovare la libertà al prezzo del sangue dei suoi figli negli ultimi due conflitti mondiali.

Nessuno contesta che la pena di morte sia stata riconosciuta dalla Corte Suprema conforme alla Costituzione degli Stati Uniti. Nessuno contesta che, in seguito a una condanna capitale, lunghi anni di procedure offrono ai condannati la possibilità di una revisione del loro processo. Nessuno contesta il diritto di una società organizzata a difendersi dai criminali che minacciano la sicurezza delle persone e dei beni, né quello di punirli nella misura dei loro delitti.

L’Europa non dimentica che, fino a poco tempo fa, essa stessa ha usato la pena di morte, e spesso con crudeltà. Alcuni Stati l’avevano abolita da tempo, nel loro diritto penale e nella pratica, ma meno di vent’anni fa alcune grandi nazioni europee, profondamente legate ai diritti dell’uomo e ai valori universali, tra cui il mio paese, la Francia, non vi avevano ancora rinunciato e quando i loro parlamenti hanno affrontato la sua abolizione, i dibattiti politici sono stati veementi quanto lo sono oggi negli Stati Uniti. Oggi, ogni polemica è spenta.

Si è però sviluppata in tutta l’Europa una presa di coscienza collettiva che ha travolto le esitazioni ancora esistenti. Questa presa di coscienza, alla quale mi permetto oggi di invitare il popolo americano, è fondata sui seguenti elementi: nessuno studio obiettivo ha mai dimostrato che la pena di morte abbia un effetto dissuasivo sulla grande criminalità e in nessuno dei paesi europei che l’hanno recentemente abolita si è avuto un aumento della grande criminalità; le società contemporanee hanno dei mezzi sufficienti per difendersi da essa senza spezzare il sacro principio della vita umana; la punizione per mezzo della pena di morte non è che la sopravvivenza arcaica della vecchia legge del taglione: poiché hai ucciso, anche tu morirai; il macabro copione delle esecuzioni capitali ha ben poco di degno ed è piuttosto il rito sacrificale di un omicidio legale; quando una società di diritto perfettamente stabilizzata e che dispone di altri mezzi per difendersi ricorre alla pena di morte, essa indebolisce il carattere sacro di ogni vita umana e l’autorità morale che essa può avere per difenderla dovunque essa sia offesa nel mondo; infine, troppi condannati a cui si toglie la vita sono stati poi riconosciuti innocenti e in quel caso è la società, anche in nome del diritto che si è data, ad aver commesso un crimine irreparabile.

In tutta la storia della giustizia della nostra società moderna, un solo innocente da noi messo a morte per errore, una morte che non comporta alcuna necessità, sarebbe sufficiente per condannare radicalmente il principio stesso di questa pena capitale. Ora, sappiamo tutti che il caso è proprio questo, in particolare negli Stati Uniti.

So che la maggioranza della popolazione del vostro paese rimane favorevole al mantenimento della pena di morte e che, in democrazia, il popolo è sovrano, ma tutto ciò può bastare a chi ha la responsabilità di guidare il proprio paese in modo saggio o moderno? Quando il presidente Lincoln abolì la schiavitù, aveva forse il sostegno della maggioranza degli Stati del Sud? Quando il presidente Roosevelt impegnò gli Stati Uniti al fianco degli europei per ristabilire la pace e la libertà nel mondo devastato dal nazismo o dai suoi alleati, ebbe egli immediatamente il sostegno maggioritario degli americani? Quando il presidente Kennedy impose la fine della segregazione razziale che perdurava in alcuni Stati, egli ebbe il coraggio, senza dubbio a costo della sua stessa vita, di andare controcorrente rispetto ai tanti che intendevano mantenerla, anche con la violenza. E’ possibile che gli uomini politici di oggi, per opportunismo o per motivi elettorali, non siano che una pallida ombra di quei grandi visionari che hanno fatto l’unione e la grandezza della nazione americana?

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BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi

Caduta del Fascismo - 26 luglio 1943 - Prima pagina - La-Stampa
Caduta del Fascismo – 26 luglio 1943 – Prima pagina – La-Stampa

Ricorderete tutte/i questo proclama; non mi riferisco tanto a chi lo abbia potuto sentire “in diretta” ma a quanti lo hanno ascoltato dai documentari e dai film, come “Tutti a casa” di Luigi Comencini 1960. In questa fase di grande confusione ci fu il tentativo che aveva una sua logica conseguenziale di puntare sulla monarchia eliminando qualsiasi elemento riferibile al fascismo.
A tale scopo mirava il Regio Decereto Legislativo n.705 del 2 agosto 1943 che qui sotto viene riportato. Si andava allo scioglimento della Camera dei Fasci e delle Corporazioni ed all’annuncio di nuove elezioni – una volta conclusa la guerra – per la Camera dei Deputati.

Leggi preparatorie dell’Assemblea Costituente
R. D. L. 2 agosto 1943 n. 705
(In Gazz. Uff., 5 agosto, n. 180). – Scioglimento della Camera dei Fasci e delle corporazioni
Visto l’Art. 18 della legge 19 gennaio 1939, n. 129;
Ritenuto lo stato di necessità derivato da causa di guerra;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del capo del Governo Primo Ministro segretario di Stato; abbiamo decretato e decretiamo:
La XXX legislatura è chiusa.
La Camera dei Fasci e delle corporazioni è sciolta.
Sarà provveduto nel termine di quattro mesi dalla cessazione dell’attuale stato di guerra, alla elezione di una nuova Camera dei deputati e alla conseguente convocazione ed inizio della nuova legislatura.
Il presente decreto, che entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato alle assemblee legislative per la conversione in legge. Il Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato, è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.
R. D. L. 2 agosto 1943, n. 706
(In Gazz. Uff., 5 agosto, n. 180). – Soppressione del Gran Consiglio del Fascismo
Visto l’art 18 della legge 19 gennaio 1939, n. 129;
Ritenuto lo stato di necessità derivato da causa di guerra;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del capo del Governo Primo Ministro segretario di Stato;
Abbiamo decretato e decretiamo
Il Gran Consiglio del fascismo è soppresso.
Sono abrogati le leggi 9 dicembre 1928 n. 2693 e 14 dicembre 1929, n. 2099 il Reggio decreto legge 14 dicembre 1929, n. 2100, convertito nella legge 17 marzo 1930, n. 233; il regio-decreto legge 14 dicembre 1929, n. 2100, convertito nella legge 19 dicembre 1933, n. 2121; convertito nella legge 2 aprile 1936, n. 607 ed il regio-decreto legge 7 gennaio 1937, n. 5, convertito nella legge 5 aprile 1937, n. 592.
Il presente decreto, che entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato alle assemblee legislative per la conversione in legge.
Il Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato, è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.

Nei prossimi giorni pubblicherò altri documenti per augurare storicamente BUON COMPLEANNO (70 ma non li dimostra) alla nostra COSTITUZIONE!

Joshua Madalon

UN NUOVO SOGGETTO POLITICO DI SINISTRA – perché?

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UN NUOVO SOGGETTO POLITICO DI SINISTRA – perché?

Basterebbe consultare un qualsiasi trattato di “Psicologia” per comprendere le ragioni dell’avversione che una parte considerevole del mondo politico italiano di Sinistra prova per colui che, con un metodo “democratico” abbastanza curioso (non mi stanco mai di ricordare il “parterre” che ha contribuito alla sua ascesa), è diventato il Segretario del Partito Democratico.
Ancora ieri chiudendo la sua “Leopolda”, una convention che ha evidenziato ancora una volta i limiti del PD – condotta come è stata in assenza della minoranza (c’è ancora una “minoranza” che resiste) – Renzi ha agito come sa, porgendo la mano ed allo stesso tempo alzando la voce minacciosa e rancorosa ha detto: “Noi non abbiamo nemici, non viviamo di rancori, non viviamo di odio. Se vivi di rancore, non lo cambi il tuo Paese, se accetti la sfida sul terreno del fango non costruisci”.
In questo Paese se c’è qualcuno che, dopo aver stretto accordi con il Centrodestra (vedi “Patto del Nazareno”), sta facendo di tutto per consegnare il Paese nelle mani dei nostri avversari, di quelli che dovrebbero essere naturalmente anche i “suoi avversari”, questo è Renzi. Come si fa a sostenere la politica che il Partito Democratico ha condotto in questi anni? Quella Politica che ha prodotto nuove e più forti diseguaglianze, aprendo le porte alla precarietà, a lenimento della quale ha proposto – e continua a proporre – scelte pietistiche caritatevoli tipiche delle esperienze peggiori pportate avanti dalla aristocrazia e dalla borghesia cattolica di derivazione ottocentesca. In quest’ottica si leggono le promesse elettorali degli 80 euro allargate alle “famiglie con figli” (un occhiolino ai “Family Day”?).
E cosa dire del Job’s Act che ha garantito alle aziende ed all’imprenditoria famelica nuovi e più lauti guadagni a scapito dello sfruttamento ad libitum di giovani e meno giovani ormai disponibili per sfinimento ad accettare lavori con un reddito molto al di sotto del minimo garantito per una sopravvivenza individuale (se non avessero la “temporanea” copertura di nonni e genitori dovrebbero vivere sotto i ponti o nei ricoveri per “homeless”)?
Sfruttamento di giovani, che non erano certo rappresentati tra coloro che alla Leopolda osannavano Renzi (se non avessi ragione, si tratterebbe di un delirio masochistico!), costretti a subire umiliazioni che speravamo fossero state eliminate dalle battaglie che alcuni di noi, insieme a tante donne ed uomini della seconda parte del Novecento avevano condotto.
E cosa aggiungere della non resipiscenza del messaggio ricevuto lo scorso 4 dicembre dal popolo italiano? Quel tentativo era un attacco diretto alla Costituzione italiana: ne abbiamo la conferma per la modalità con la quale ancora ieri abbiamo assistito alla minaccia congiunta da parte sia di Renzi che di Berlusconi, a dimostrazione che, dietro le quinte fasulle di una contrapposizione recitata da “guitti”, ci si preparerebbe ad un contrattacco per sferrare un colpo mortale alla nostra forma costituzionale repubblicana e democratica.

Con tutto questo, ma non solo questo, come si fa a non sentire il bisogno di costituire un nuovo grande soggetto di SINISTRA in questo Paese? non abbiamo molto tempo davanti a noi. Questa potrebbe essere un’ultima occasione. Non dimentichiamo la nostra Storia.

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ANNIVERSARI o della memoria collettiva – Verso gli anniversari: Danilo Dolci e la Costituzione italiana

ANNIVERSARI o della memoria collettiva
Verso gli anniversari: Danilo Dolci e la Costituzione italiana

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(il titolo dell’immagine in evidenza è “Non si può processare l’art.4 della Costituzione”)

Ieri nel mio penultimo post, quello intitolato “UN NUOVO SOGGETTO POLITICO DI SINISTRA – la mia adesione ed il mio appello” mi richiamavo alla nostra Costituzione. Oggi riporto qui sotto l’incipit di un testo che andrebbe studiato sia nelle scuole medie superiori sia nelle Università. Si tratta di un discorso che Piero Calamandrei pronunciò in difesa di Danilo Dolci, che nel 1956 a 32 anni dopo diverse esperienze di antifascista e promotore della non violenza si era recato nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promosse lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti ed il lavoro: questo impegno sociale gli varrà il soprannome – rivolto in quegli anni anche ad Aldo Capitini – di “Gandhi italiano”.

Tra qualche giorno ricorreranno 20 anni dalla morte di Danilo Dolci (30 dicembre 1997) e 70 anni dalla promulgazione e dalla entrata in vigore della nostra Costituzione. La difesa di Danilo Dolci da parte di Piero Calamandrei ha un chiaro riferimento a quel documento fondamentale della nostra vita pubblica. Voglio qui ricordare che un anno fa (questo sarà un altro anniversario da ricordare: il 4 dicembre 2016) il popolo italiano in maggioranza con un’affluenza del 65,5% e con la prevalenza del NO al 59,1% ha sventato uno dei tentativi più subdoli per mortificare la Carta costituzionale (beninteso, non erano in discussione direttamente gli articoli relativi ai “Principi fondamentali” ma venivano inserite delle clausole che avrebbero consentito in seguito le loro modifiche).
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Occorre ricordarlo! Anche per questo da oggi pubblicherò una serie di documenti che raccontano il passaggio cruciale dal Fascismo alla Repubblica costituzionale.

Danilo Dolci Processo

IN DIFESA DI DANILO DOLCI
Piero Calamandrei *
Pubblicato in “Quaderni di “Nuova Repubblica””, 4, 1956, p. 15, anche in “Il Ponte”,XII, 4, aprile 1956, pp. 529-544 e in Processo all’art. 4,”Testimonianze”, 8, pp. 291-316. Testo stenografico dell’arringa pronunciata il 30 marzo 1956 dinanzi al Tribunale penale di Palermo.
(Danilo Dolci era stato arrestato il 2 febbraio 1956 per aver promosso e capeggiato, insieme con alcuni suoi compagni, una manifestazione di protesta contro le autorità che non avevano provveduto a dar lavoro ai disoccupati della zona: la manifestazione era consistita nell’indurre un certo numero di questi disoccupati a iniziare lavori di sterramento e di assestamento in una vecchia strada comunale abbandonata, detta “trazzera vecchia”, nei pressi di Trappeto (provincia di Palermo), allo scopo di dimostrare che non mancavano né la volontà di lavorare né opere socialmente utili da intraprendere in beneficio della comunità. I principali capi di accusa riguardavano la violazione degli articoli 341 (oltraggio a pubblico ufficiale), 415 (istigazione a disobbedire alle leggi), 633 (invasione di terreni) del Codice penale.)

Signori Giudici.
Questo processo avrebbe potuto concludersi, meglio che con la parola mia, con la parola di un giovane. Le parole dei giovani sono parole di speranza, preannunziatrici dell’avvenire: e questo è un processo che preannuncia l’avvenire.
Avrebbe dovuto parlare prima l’imputato, Danilo Dolci che è un giovane; e dopo di lui,non per difenderlo ma per ringraziarlo, il più giovane dei suoi difensori, l’avvocato Antonino Sorgi.
Se si fosse fatto così questo processo sarebbe finito da cinque giorni; e da cinque giorni Danilo Dolci e gli altri imputati, i cosiddetti “imputati”, sarebbero tornati a Partinico, invece di tornarvi, come vi torneranno, soltanto stasera, dopo l’assoluzione, a far Pasqua con le loro famiglie.
Ma forse, per la risonanza nazionale e sociale di questo processo, è stato meglio che sia avvenuto così: che abbiano parlato anche i vecchi e meno giovani; e non brevemente………..

Joshua Madalon

Angelo d’Orsi ed il 1917 Anno della Rivoluzione – a Montemurlo oggi, lunedì 20 novembre, alle ore 21.00 nella Biblioteca “B.Della Fonte” a Montemurlo

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Angelo d’Orsi ed il 1917 Anno della Rivoluzione

Questa sera in una delle sale della Biblioteca Comunale “Bartolomeo Della Fonte” a Villa Giamari in Montemurlo si terrà un incontro con il prof. Angelo d’Orsi, incentrato sulla presentazione del suo libro “1917 L’Anno della Rivoluzione” edizioni Laterza.
Il Comune di Montemurlo con la collaborazione dell’Associazione ALTROTEATRO di Firenze coordinata dal prof. Antonello Nave ed il contributo alle scelte dei testi ed ai filmati di Giuseppe Maddaluno e Chiara Gori ha organizzato anche due serate propedeutiche che si sono svolte il 6 ed il 13 novembre presso il centro Giovani antistante la stessa Biblioteca in Piazza don Milani.
A quei due incontri hanno contribuito, oltre ai sunnominati Giuseppe Maddaluno e Chiara Gori, quattro giovani di Altroteatro: Serena Di Mauro, Davide Finizio, Serena Mannucci e Bianca Nesi che hanno letto I brani e gli intermezzi esplicativi, aiutati da immagini tratte da vari filmati, tra cui un documentario “La Russia dai Romanov alla Rivoluzione”, film celebrativi come “Lenin in Ottobre”, grandi capolavori come “La corazzata Potemkin” e “Reds”, film come “Una lunga domenica di passione” e “Joyeux Noel”.
Nella serata conclusiva, questa del 20 novembre, il pubblico potrà incontrare uno dei massimi esperti di Storia contemporanea ed in particolare della figura di Antonio Gramsci, al quale ha dedicato proprio quest’anno “Una nuova biografia” edizione Feltrinelli.
A presentare l’autore sarà ancora una volta il prof. Giuseppe Maddaluno coadiuvato dalla giovane Giulia Calamai.
L’ingresso è libero.

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