Archivi categoria: Storia

Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

rifiuti macrolotto111

Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

Eh sì è anche per questo che poi avvengono fatti drammatici nella nostra città. Sembra, dico “sembra” non per prudenza ma per correttezza, che siano stati dei “cinesi” a picchiare l’altro giorno in modo violento ed apparentemente senza un motivo logico alcuni operai che, in un’azienda tessile condotta da cinesi, si erano ribellati denunciando il trattamento economico essenzialmente “a nero” e fortemente al di sotto del minimo della dignità.
Lo dico a voce alta: in un Paese nel quale l’elusione e l’evasione contributiva e fiscale non è mai stata adeguatamente controllata, sanzionata e punita, le comunità straniere trovano terreno fertile per allinearsi in tal senso e considerare a ragione (una ragione “amara” ma perfino comprensibile) atto di intolleranza xenofoba e persecutoria qualsiasi accertamento in materia fiscale. Possiamo certamente dire che entrando nel nostro Paese devono rispettarne le regole, ma non possiamo chiedere “solo” a loro di adeguarsi, perchè potrebbero rispondere che, certo, sono ben più integrati di quanto noi si chieda.
Se, e dico “se” per le ragioni di cui sopra, quel che è accaduto nel capannone di Montemurlo ha a che vedere davvero per una resa dei conti nei confronti di chi ha voluto denunciare al Sindacato il trattamento economico illegale, allora bisogna dire che molte sono le continue segnalazioni “anonime” (mi spiego meglio, io conosco chi segnala ma spesso per motivi “umanitari” mi chiede di non procedere in una denuncia) sul lavoro nero diffuso in questa città.
Sarebbe tempo di reagire e rimettere in circolo l’economia in modo legale, ma anche il Governo del “cambiamento” non ha tra le sue proposte questa scelta come priorità, alla faccia dell’ “Onestà” di cui ci si riempie la bocca.
Ritornando a questioni più umili, non meno serie, ma amene, vi parlo del dramma del “porta a porta” e degli esiti paradossali della sua diffusione.
Arrivarono forse sottopagati come tanti operatori delle cooperative ad illustrarci le magnifiche sorti e progressive della raccolta rifiuti porta a porta, condominio per condominio, scala per scala. Tutti muniti di opuscoli colorati su cui campeggiava, accompagnato dal simpatico Lupo Alberto, il logo dell’Azienda partecipata locale. Illustrarono con dovizia di particolari tutte le pratiche e le funzioni dei vari contenitori, annunciando che in una prima fase sarebbero state segnalate le infrazioni e successivamente sarebbero state sanzionate esplicitamente e solidamente.
L’uomo d’ordine, che –anche se non vi sembrerò tale (leggete il post del 6 novembre) – sono io, si propose di avviare all’interno della scala condominiale un controllo, segnalando le infrazioni “involontarie” per motivi logici collegati all’analfabetismo, di “andata” e di “ritorno”.
Diciamo che la “cosa” non funzionò; troppe volte pacchi maleodoranti e grondanti liquidi venivano per l’aggiunta depositati alcuni giorni prima di quando sarebbero poi stati prelevati dagli addetti. La carta che viene ritirata un solo giorno a settimana e per la quale espressamente era richiesto che fosse raccolta in modo compatto (e non alla rinfusa) veniva buttata a casaccio, con il risultato che allorquando traboccava e c’era il vento si spargeva per le strade.
Ero rimasto fermo con l’auto all’uscita dal passo carrabile. Davanti a me il furgone della raccolta della carta, abbandonato provvisoriamente per il tempo nel quale l’addetto, un giovanotto dall’aria intelligente e cortese, fosse tornato con un nuovo carico.
“Mi scusi. Deve uscire? Mi sposto” gli faccio cenno di no, anche se la posizione del mio mezzo rivela la bugia. Rimango lì a guardare il suo lavoro, rispettoso dei suoi tempi molto più cogenti dei miei. La macchina a cui ha agganciato i due contenitori solleva un carico di carta svolazzante. Glielo faccio notare. E lui: “Sono i “cinesi”!”

Joshua Madalon

….continua…

2487,0,1,0,256,282,653,1,3,24,23,0,1,146,72,2246,2225,2258,149855
2487,0,1,0,256,282,653,1,3,24,23,0,1,146,72,2246,2225,2258,149855

Gli sciacalli e la Sinistra (Salvini e gli “ambientalisti da salotto”)

Top candidates of the ecologist Greens party in Bavaria Katharina Schulze and Ludwig Hartmann celebrate on stage at the election party after the Bavaria state election in Munich, southern Germany, on October 14, 2018. (Photo by Sven Hoppe / dpa / AFP) / Germany OUT        (Photo credit should read SVEN HOPPE/AFP/Getty Images)
Top candidates of the ecologist Greens party in Bavaria Katharina Schulze and Ludwig Hartmann celebrate on stage at the election party after the Bavaria state election in Munich, southern Germany, on October 14, 2018. (Photo by Sven Hoppe / dpa / AFP) / Germany OUT (Photo credit should read SVEN HOPPE/AFP/Getty Images)

Gli sciacalli e la Sinistra(Salvini e gli ambientalisti da salotto)

Ottobre 2018. In Baviera ed in Assia, due degli stati federati tra i più popolosi della Germania, il successo dei Verdi blocca la crescita dei movimenti xenofobi e nazionalisti pur decretando la crisi delle forze politiche maggioritarie tradizionali CDU e SPD.
I Verdi tedeschi si candidano dunque a rappresentare le istanze di una Sinistra che è largamente messa all’angolo in realtà storiche come la Francia e l’Italia.
Questo accade soprattutto perché l’attuale forma partito degli ambientalisti tedeschi si è dimostrata in grado di rispondere ai bisogni ed alle esigenze di una larga parte di elettorato di Sinistra con un progetto politico che va al di là dei fondamentali ecologisti, aperto al confronto dialettico, meno ideologico e più concreto.
Ecco dunque le ragioni per cui il Ministro Salvini, approfittando della situazione collegata agli eventi che hanno colpito larga parte del nostro Paese, imitando gli sciacalli, si è scagliato contro “gli ambientalisti da salotto”, somigliando egregiamente a quei cani aggressivi ma docili allo stesso tempo che abbaiano e digrignano i denti per paura. Verdi o non Verdi, il disastro che abbiamo sotto gli occhi è proprio dovuto scientificamente alla scarsa cura dell’ambiente nei decenni passati e dunque al non ascolto delle istanze che proprio gli ecologisti (“da salotto o non”, poco importa) hanno più volte posto all’attenzione del mondo politico ed economico. Sarebbe anche gioco facile sottolineare come siano proprio le amicizie politiche internazionali che questo Governo sostiene a rendere sempre più difficili le condizioni ambientali mondiali.
Quel che è avvenuto nelle elezioni tedesche è un buon annuncio per il futuro italiano della Sinistra, a patto che sia in grado di superare i settarismi dai quali è perennemente appesantita; che sappia costruire progetti che mirino alla realizzazione di una società che sia prospera senza trascurare l’equità, riuscendo a declinare in modo innovativo libertà ed eguaglianza, in modo nettamente alternative alle politiche neoriformiste e tributarie di istanze neocentriste espresse da chi ha inteso rappresentare la Sinistra senza possederne le qualità.

Joshua Madalon

320x180

Una “fisima”

casa-caos-1
Una “fisima”

L’altro giorno in “In(decoro)so paesaggio” ho rappresentato il livello di degrado della nostra società.
L’ho fatto involontariamente ma nel finale c’era un segnale lanciato in modo subliminale che avrebbe dovuto farlo comprendere: immagino che un lettore di qualche anno in qua dopo la mia scomparsa e che abbia del tempo da perdere leggendo i miei post probabilmente in modo critico, così come oggi noi conosciamo la “critica letteraria”, potrebbe intuire ciò che nemmeno io supponevo di fare.
Ebbene, quel lettore oggi sono io, preincarnato in me stesso, e confermo che già in quel titolo inserito dopo la “scrittura” volessi segnalare il senso complessivo di smarrimento di fronte al crollo dei valori raffigurato attraverso immagini di sporcizia non solo reale ma anche morale.
Il “j’accuse” era rivolto alla nostra stessa società incapace di distinguere tra il bene ed il male, o meglio non in grado più di riconoscere che sia il bene che il male siano in modo complessivo e trasversale non dislocati in una sola categoria, quella peraltro altrettanto complessiva degli “stranieri”.
A Cambridge già qualche anno fa, forse dieci, forse meno – non so se Primo Ministro fosse Gordon Brown o David Cameron – parlando con un imprenditore di origini italiane (l’inglese lo mastico male) mi venne da chiedergli cosa pensasse dei cinesi (ne avevo visti alcuni in giro e non mi erano parsi dei turisti) e “Gente che lavora sodo, in gamba e” poichè gli avevo chiesto se pagavano le tasse e si comportavano in modo illecito quanto a rispetto delle regole soggiunse “…sono sempre ligi ai doveri previsti dalla nostra legislazione…D’altra parte tutti devono essere in regola, a partire da noi”. E, a dire il vero, ebbi modo di capire che diceva la verità. Io, da parte mia, non potevo affermare la stessa cosa quanto a quello che conoscevo già allora, riferito ad una parte considerevole della comunità cinese e, riconoscendo che quel “tutti devono essere in regola, a partire da noi” non ci apparteneva, masticai amaro ed abbozzai un sorrisino di cui forse solo io potevo cogliere il significato.
Tra le mie “fisime” (in effetti una “fisima” è qualcosa di anomalo, di proibito; e quindi non posso proprio identificarla con questa accezione) c’è l’ordine. Diamine, se passate da casa, penserete che sono un mentitore: troverete una gran confusione di oggetti spaiati e fuori posto, fogliacci apparentemente insignificanti, cartelline semiaperte che denunciano ricerche avviate e mai concluse, panni da stirare che attendono con pazienza, scarpe abbandonate qua e là, giubbotti attaccati fuori posto. E allora? Di che ordine si tratta? Ho anche litigato con i miei condòmini sulle modalità di conferimento dei rifiuti, dopo l’avvento del porta a porta; ed ho fatto anche rimostranze ufficiali attraverso la mia pec al gestore locale per non aver mantenuto quanto prescritto in merito al rispetto delle regole civili. Eh sì, anche nel condominio dove abito ci sono dei cinesi e non hanno molta cura del decoro “esterno” (su quello interno non mi esprimo, non vado a metter naso, anche se a volte gli odori non sono molto gradevoli); ma non si può chieder loro di fare ciò che noi non facciamo, di rispettare ciò che noi non rispettiamo.

– continua… –

Confusione

Disordine

PROVE DI DIALOGO a Sinistra

2487,0,1,0,305,256,457,2,2,177,51,0,0,100,0,1974,1968,2177,330848
2487,0,1,0,305,256,457,2,2,177,51,0,0,100,0,1974,1968,2177,330848

PROVE DI DIALOGO a Sinistra

Ho già detto più volte che una nuova Sinistra non deve avere connotazioni iperideologiche. Cerco di chiarire ancora una volta che quell’ “iper” che appongo davanti al connotato “ideologiche” ha un senso preciso: non si può declinare tutta la realtà piegandola a ragioni precostituite, nè tantomeno adattandola ad esse. Non ci si può affidare a criteri rigidi se si vuole contribuire a migliorare in senso progressivo la società. Il massimo difetto della Sinistra, quella per intenderci che non si è piegata ai dogmi del mercato, è stato quello di non aver compreso che occorreva , dopo l’ascolto dei bisogni e delle istanze della popolazione, cercare e proporre soluzioni che garantissero giustizia e libertà, eguaglianza di partenza ma differenziazioni sul piano delle intelligenze, delle competenze e dei risultati ottenuti. Tutti devono essere eguali ma non appiattiti in una melassa indistinta, dalla quale tuttavia troppe volte c’è il rischio poi che non emergano i migliori ma solo i più furbi.
A volte quasi certamente mi spiego male, utilizzando forme verbali non consone. Non lo faccio tanto per somigliare lontanamente a simboli o icone del secolo scorso che polemizzarono con la Sinistra in modo forte pur riconoscendo se stessi ed essendo da altri conosciuti come espressione autentica di quel pensiero. Ed infatti lo faccio in modo maldestro rischiando molto: non possiamo alzare la nostra voce a testimoniare senza avanzare dubbi senza accogliere il pensiero critico, affermando semplicisticamente i fondamentali della nostra essenza. Quando dico che dobbiamo lasciar credere che si stia rinnegando noi stessi e somigliare alla Destra, so di esagerare. Ma è l’unico modo che conosca per potervi comunicare il mio disagio. Quando parlo di “regole” e chiedo che vengano rispettate, mi posso anche rendere conto che quelle “regole” non siano giuste, ma mi do da fare per combatterle dialetticamente, modificarle e, se necessario, abolirle ma non lo farò mai senza avanzare costruttivamente un’alternativa possibile. E questa non può essere il frutto di una semplificazione che non può essere presa in considerazione in uno Stato democratico senza apparire elitaria, oppressiva, autoritaria.
Ho speso pagine per indicare quali siano stati gli errori della Sinistra e il più delle volte questi tendono a ripetersi costantemente giorno dopo giorno. In una società complessa anche il peggiore dei Governi e la peggiore delle Amministrazioni riesce a costruire programmi – o parti di programmi – positivi. E questo non può che essere riconosciuto. Compito di chi vuole candidarsi a rappresentare un’alternativa, soprattutto se “di Sinistra”, è il saper ascoltare tutti coloro che riterranno importante dialogare presentando le proprie istanze, le angosce, i problemi, anche – e soprattutto – quando ci appariranno da noi lontani “ideologicamente”. Ad esempio, ascoltare la voce di coloro che lamentano ciò che a loro appare un’ingiustizia all’interno dei rapporti comuni con altre etnie non è indulgere al “razzismo” ed alla “xenofobia” e quell’ascolto deve produrre proposte che sulla base del riconoscimento delle loro ragioni mirino alla soluzione di tali forme di pur apparente – ma quasi sempre non è solo apparenza e pregiudizio (e questo lo sappiamo molto bene) – sentimento di avversione pregiudiziale.
Non bisogna, dunque, fermarsi nella considerazione che si sia destinati ad essere “residuali”; altrimenti di certo lo si è.

Joshua Madalon

2487,0,1,0,369,256,304,1,0,104,48,0,0,100,0,1968,1968,2177,496024
2487,0,1,0,369,256,304,1,0,104,48,0,0,100,0,1968,1968,2177,496024

reloaded “abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!” prima e seconda parte

reloaded “abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!”
del 31 marzo 2018 e 1° aprile 2018 che coincideva con la Pasqua

dito-che-indica-la-mano-del-fumetto-73944098

abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!
Prima parte

“Mente e braccia vogliono riunirsi, manca il cuore….Tu, Mediatore, mostra la via dell’uno e dell’altro….”

hqdefault (1)

signature_2 (2)

Intanto, chiariamoci una volta per tutte (anche se non sarà l’ultima, credo!): se esiste una Destra possiamo presupporre che vi sia una Sinistra. Politologi e massmediologi nel corso degli ultimi decenni hanno propinato a larghe mani la sciocchezza che dietro al fallimento del comunismo reale (quello sovietico) tutta la Sinistra sia fallita. Complici interessati o utili idioti, inconsapevoli dei danni che avrebbero provocato, hanno dato fiato a questa teoria, rincorrendo il neoliberismo sfrenato accompagnato dalla globalizzazione economica. Anche una parte di coloro che prima del 1989 dicevano di appartenere alla Sinistra si adeguarono e cominciarono a costruire una profonda revisione del loro passato ideologico. Si dedicarono al sostegno delle pratiche economiche neoliberiste trovando appoggi nelle lobbies finanziarie internazionali che dettavano sempre più la loro legge anche nel nostro Paese. Indubbiamente la conseguenza di tutto questo divenne conferma della causa. Il mondo del lavoro subì, soprattutto ma non solo ai livelli bassi di operatività, una profonda trasformazione che costantemente e progressivamente tese a modificare a vantaggio del padronato le condizioni. Negli ultimi anni a sostegno di questi ultimi in Italia abbiamo avuto governi di Centrodestra e governi di Centrosinistra, che hanno contribuito in modo concorde a smantellare i diritti acquisiti dal movimento operaio nel corso degli anni Settanta del secolo scorso. Ma non solo nel mondo del Lavoro è importante segnare la differenza tra la Destra e la Sinistra: nella società contemporanea molto dipende dalla capacità di comunicazione. Troppe volte la Politica mente. Lo fa soprattutto per rendersi più credibile, solleticando i bisogni e le paure della gente. Tende a convincere che dalla loro parte è la difesa degli interessi comuni. Non può essere così! Se il Centrodestra è sostenuto dal punto di vista economico dalla società neocapitalistica, essa non può ergersi a difesa degli ultimi. Di converso in condizioni simili non lo può fare il Centrosinistra, soprattutto non il Partito Democratico a trazione renziana. Ritornando per un rapido esempio al mondo del Lavoro, il Job’s Act vede il sostegno convinto al 200% di Confindustria e la contrapposizione di larga parte del mondo operaio e lavorativo: una Legge “zoppa” che non è stata concordata con i veri protagonisti e li ha voluti subalterni.
Il mondo dell’Istruzione ha visto sempre più prevalere la burocrazia e l’aziendalizzazione della Conoscenza; è diventato sempre più lontano da una sua funzione umanistica e la tendenza si è spostata sempre più verso una “privatizzazione” anche nella scuola “pubblica”. La Sanità ha subito un decorso analogo, rendendo un pessimo servizio quello pubblico e conveniente per chi possiede mezzi propri quello privato. L’Ambiente è sottoposto all’incuria delle amministrazioni pubbliche e dei cittadini irrispettosi, interessati più al consumo mordi e fuggi che alla costruzione di un futuro ecologicamente corretto.
Non ci sono giustificazioni accettabili; non di certo il riferimento al trasferimento di risorse sempre più alto dallo Stato centrale alle periferie, accolto con scarsissime rimostranze da queste ultime, nell’accettazione supina di una “spending review” che ha finito per continuare a colpire i più deboli a vantaggio dei potenti.
Continuerò nelle prossime ore a riflettere sui motivi per cui abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!

Joshua Madalon – prima parte —

signature_1 (2)

BUONA PASQUA…abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!…seconda parte

metro54-e1288122007687
O MEDIADOR ENTRE A MENTE E AS MÃOS DEVE SER O CORAÇÃO

tumblr_lifu2bxF011qcoaf4o1_r1_500

Rivedo la scena finale del film di Fritz Lang,“Metropolis” del 1927, nella quale Freder il giovane rampollo della buona società dei ricchi industriali attraverso una giovane donna, Maria, rappresentante della società del mondo sotterraneo dove vivono e lavorano gli operai, si pone come mediatore tra gli interessi del mondo della produzione industriale, impersonati dal padre di Freder, Johann, e quello del lavoro interpretato da un rappresentante degli operai che nella scena appena precedente si recano con il consueto ordine verso l’ingresso della cattedrale. Il gesto della stretta di mano su invito di Maria è il suggello finale del film, che contribuisce a portare pace ed armonia in quel mondo.

Per tantissimi motivi quel film mi è caro ma questo finale supera la distopia generale e si addentra in un mondo utopico ma non del tutto impossibile.

Quel Freder avrebbe potuto essere rappresentato da quel “rampollo” di buona famiglia che ha governato il Paese prima direttamente poi “indirettamente”; ma non è stato così: egli ha preferito allearsi esclusivamente con quella parte più forte, garantendo che nella ripresa essa si arricchisse a dismisura.
Il “Job’s Act” è una legge squilibrata a favore dei “furbi”. Ha lasciato ampi spazi ai profittatori, non ha risolto la piaga del “lavoro nero”, ha abbassato il potere contrattuale in modo generale. Tardivamente lo stesso Partito Democratico in corso di campagna elettorale ha cercato di rimediare in modo maldestro a questi aspetti, senza tuttavia fare ammenda dell’errore. L’idea che la ricchezza prodotta potesse essere redistribuita era davvero amena, conoscendo la tradizionale cupidigia della stragrande parte del mondo imprenditoriale sempre più lontano dalla Cultura, se non quella del Guadagno. D’altra parte la lieve marcia indietro ha contribuito all’insuccesso elettorale, in quanto non ha convinto nessuna delle parti in causa. Ha creato profondo allarmismo nei gruppi industriali, abbinato ormai ad un discredito diffuso corrispondente ai proclami demagogici ed autogiustificatori del gruppo dirigente del PD, che tendevano a valorizzare (Cicero pro domo sua) le grandi scelte ed il loro successo.
In modo davvero paradossale sembra che ad operare un’inversione di tendenza in quel settore fondamentale della vita possano essere “oggi” coloro che si vogliono accreditare come “onesti” e “puri” ma che difettano di esperienza (e non è certamente poco importante sapere distinguere la sincerità dalla furbizia senza una certa esperienza “politica”) e possono essere facili vittime di inganni e soprattutto schiavi del malgoverno già ampiamente diffuso. Noi abbiamo bisogno di gente umile e di gente abile ed esperta nella ricostruzione della Sinistra. Parlo di “ricostruzione” perchè la Sinistra – anche se, come ho rilevato all’avvio di questo post nella prima parte (31 marzo), essa esiste come necessità da tempo inespressa – va reinventata aggredendo le contraddizioni che l’hanno resa quasi invisibile da alcuni decenni a questa parte. Alcune idee del M5S sono assolutamente affini alla Sinistra ma non possono essere realizzate senza un profondo coinvolgimento della parte più sana della società, che abbia la capacità di sanzionare comportamenti illegali purtroppo diffusi in tutto il Paese e tollerati con una forma di lassismo dilagante (“Così fan tutti!”).

Ritornando al film di Fritz Lang del quale qui sotto allego la scena finale riporto la traduzione delle didascalie, che ho utilizzato all’inizio di questo post del 1° aprile 2018, Giorno di Pasqua, come “Augurio” per il nostro futuro.

“Mente e braccia vogliono riunirsi, manca il cuore….Tu, Mediatore, mostra la via dell’uno e dell’altro….”

…abbiamo bisogno di una Sinistra, vera!…fine seconda parte

SEGNALI DI BARBARIE – l’attacco al sistema scolastico nazionale (la regionalizzazione)

images

SEGNALI DI BARBARIE – l’attacco al sistema scolastico nazionale (la regionalizzazione)

Un arretramento culturale frutto di anni ed anni di sottovalutazione del ruolo e dell’importanza dello studio si appresta a rendere sempre più difficile l’esistenza in primo luogo di quella parte che invece ha dedicato gran tempo della sua esistenza allo studio ed alla diffusione della Cultura ed in secondo luogo di una gran parte della popolazione che, avendo avuto meno opportunità, senza del tutto sceglierlo, non ha potuto studiare ed è costretta a vivere ai margini della società condizionata da quella minoranza di incolti furbi e scaltri.
Ho trattato in altri post del problema della dispersione scolastica, derivata alcuni anni fa dalla possibilità di trovare un lavoro allettante sin dall’adolescenza ma che oggi è collegata semplicemente ad un discredito del valore degli studi in relazione al lavoro cui si potrà accedere (sapere che molti giovani laureati ingolfano concorsi che fino a ieri erano prerogative dei diplomati non è una bella prospettiva: la scuola viene così vista sempre più come un luogo di parcheggio in attesa di emigrare o di avere una botta di fortuna). Quando ero ragazzo (anni sessanta) ho visto alcuni miei amici che si erano allontanati dagli studi dopo la terza media diventare dei bravi artigiani; ma erano altri tempi, così come scrivevo poco prima.
A Prato, poi, mia terra di arrivo più o meno definitivo (si sappia che sono naturalmente “nomade”) ancora negli anni Ottanta si riusciva a venir via dal percorso scolastico per accedere ad attività allettanti dal punto di vista della soddisfazione economica. Ma è durata assai poco quell’età dell’oro, celebrata e rimpianta da Edoardo Nesi. Ed in ogni caso, ne stiamo pagando le conseguenze in questa “età della barbarie” che si sta annunciando in modo impetuoso.
La Cultura e la Conoscenza sono sotto attacco. Uno dei segnali, non pochi in verità, che mi sta angosciando è la distruzione proprio dell’unità nazionale, che appare un controsenso di fronte al sovranismo ed al populismo dichiarato. Non bisogna dimenticare che a volte la Politica ha delle forme contorte che sembrano voler far abbandonare dei percorsi che poi invece in modo subdolo riappaiono. E’ il caso della “secessione” del Nord, annunciata in modo roboante negli anni Ottanta e successivi ma poi abbandonata sull’altare di accordi strategici nazionali: ebbene, sta ritornando sotto forma di autonomismo strisciante, a partire dalla scuola.
Ne parla in modo diffuso su “LEFT” di questa settimana Donatella Coccoli in un articolo dal titolo “Chi fa a pezzi la scuola”. E non è solo la Lega del Governatore del Veneto e di quello della Lombardia ad essere interessato a questo progetto autonomistico: anche quello dell’Emilia e Romagna che appartiene al Partito Democratico si candida a regionalizzare intanto la scuola con modalità che smantellerebbero il sistema nazionale in ogni sua parte. Altro che secessione: grazie a quello che annuncia il Ministro Bussetti si andrebbe verso una regionalizzazione dell’Istruzione con tutto quello che ne consegue, sia dal punto di vista dei programmi e dell’accesso all’insegnamento sia da quello che potrebbe essere obbligo differenziato relativo alla conoscenza della storia regionale e dei dialetti locali. Non sarebbe importante per un docente conoscere la propria materia e saperla insegnare: piuttosto occorrerà sapere interloquire nella lingua degli studenti ( e delle famiglie e dei docenti ) autoctoni. E dopo la scuola si procederà oltre con il “Veneto first” e via dicendo. Uno sconquasso legislativo che ha allarmato anche i Sindacati e le Associazioni dei Docenti, che sono giustamente sul piede di guerra.

Joshua Madalon

LEFT

BANALITA’

2487,0,1,0,360,256,443,5,2,200,49,0,0,100,0,1968,1968,2177,275905
2487,0,1,0,360,256,443,5,2,200,49,0,0,100,0,1968,1968,2177,275905

BANALITA’

“Da tempo non ti vedo…l’altro giorno ho incrociato tua moglie….”
Da tempo non lo vedevo ma ora che, casualmente, ero in un delle stradine “minori” della città, lo vidi sbucare da uno dei tanti sottoportici che attraversano gli anditi delle case antiche fatte di pietra e che si innalzano quasi sorreggendosi reciprocamente.
“Sempre le stesse identiche passioni? Il cinema, no?”
“Ho meno tempo e lo guardo a casa, sai? con le moderne tecnologie mi è consentito!”
Sapevo di lui che era un maledetto pigro, da tanto tempo lo sapevo, l’ho sempre saputo: per quante volte l’ho invitato a partecipare alle iniziative culturali e politiche, tante volte si è negato neghittoso ed indolente.
Lo guardo. Sorrido e “Sei in pensione?” dimenticando che già da qualche anno avevo intravisto in lui una senescenza anticipata, indotta certamente da quel carattere schivo e disinteressato a quel che gli accadeva intorno. D’altra parte le sue competenze erano sempre state alte e fuori dalla portata dei comuni mortali. Era, ed è, un fisico, che non mette in discussione la diceria che siano un po’ fuori di testa.
“Macchè! Ne ho ancora per sette anni…” e mi accorgo di aver fatto una “gaffe” e allora la prendo a ridere ed alla lontana, raccontando che non ricordo, ed è la verità, da quanti anni io sono in pensione, facendo trapelare che un po’ fuori di senno lo sono anche io.
E poi aggiungo con lunghe perifrasi da politico consumato (non esperto eh! Ma proprio “consumato” ovverosia distrutto) che soprattutto alle signore non si deve mai chiedere se “sono in pensione” perché il rischio è quello di creare due elementi di turbamento.
“Il primo è che chiedendolo si allude al fatto che la signora debba avere una certa età; se glielo chiedi le stai dicendo che ha ben più di sessanta anni, mentre, guarda là, lei ne conta poco più di cinquanta e tu non te ne sei reso conto” e proseguendo davanti ad un impaziente amico incontrato per caso in una serata che minaccia di essere piovosa “Il secondo elemento è che ti senti rispondere: eh no, mio caro, me ne mancano ancora cinque, sei, sette boh chissà quanti, se non decidono laggiù a Roma quei dannati politici e c’è finalmente la possibilità anche per me; ma….comunque ci vorranno cinque anni….!”.
“Quindi” dico all’amico “quel che ti ho chiesto è un’inutile domanda, di quelle che si fanno sopra pensiero come “Come va?” giusto per avviare il discorso e per sentirsi dire “Bene, bene!” che è altro inutile contrappeso generico e formale, che niente significa, anche perché ci si nasconde i veri problemi che abbiamo.”
Ci salutiamo e ciascuno prosegue per la sua strada, fin quando non incontri un altro amico e gli chiedi “Come va? Sei in pensione?” e lui ti risponde “Va a cagare!”.

Joshua Madalon

il castello di buzov animato giusto

PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

2017_11_21_Alberto-Manzi-Non-è-mai-troppo-tardi-1024x575

PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

Negli ultimi tempi dedico molto spazio al recupero della memoria attraverso la scrittura, la lettura e la visione di filmati. Molto più spazio rivolgo a riflessioni amare sulla crisi delle istituzioni ed il degrado dei livelli culturali espressi dai governanti attuali, con lievi ma non confortanti eccezioni. Negli ultimi anni si è fatto progressivamente molto poco per elevare il grado di istruzione del nostro Paese. Il livello qualitativo è sempre più peggiorato mentre quello quantitativo si è sempre più assottigliato. La dispersione scolastica ha mostrato segnali insopportabili per un Paese civile, come storicamente meriterebbe di essere riconosciuto l’Italia. Eppure questo è un tasto dolente che non appartiene soltanto al nostro tempo: a mia memoria ne trattavamo già sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso quando me ne occupavo in Commissione Scuola e Cultura nella Federazione Comunista pratese, essendo questa città tradizionalmente vocata al lavoro che spingeva pragmaticamente i giovani fuori dai percorsi scolastici a volte in modo legislativamente prematuro. Ma da allora tanto tempo è passato. Le occasioni lavorative sono diminuite ma questa condizione non ha influenzato in modo positivo i dati della dispersione.
A Prato, dunque, si evidenzia in modo netto la necessità di operare interventi specifici rivolti al recupero di conoscenze e competenze che nel corso dei decenni si sono perdute. Queste attività competono solo in parte al Ministero nazionale; la comunità locale ha indubbiamente un ruolo di primo piano nell’approntare strategie di recupero soprattutto rivolte a coloro che, avendo abbandonato gli studi trenta, venti, dieci anni fa si ritrova ad essere più o meno “analfabeta di ritorno” e volontariamente – oltre che gratuitamente – intendono usufruire di tali opportunità.
In un riassetto strategico territoriale del decentramento sarebbe molto importante inserire percorsi educativi a disposizione degli adulti, non essenzialmente intesi ad ottenere riconoscimenti ufficiali ma neanche del tutto potenzialmente scevri dalla possibilità di accedere a percorsi scolastici ministeriali.
Per fare questo è comunque necessario aprire un rapporto con le Istituzioni scolastiche territoriali, anche se solo per coordinare le possibili utilizzazioni di spazi e strumenti.

Joshua Madalon

Non-è-mai-troppo-tardi-per-essere-ciò-che-avresti-potuto-essere.-820x820

Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli? (sul “modello Riace” e sulla protervia e l’ignavia di chi ci governa)

Left_412018_COVER

Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli? (sul “modello Riace” e sulla protervia e l’ignavia di chi ci governa)

Non si può liquidare il “modello Riace” come illegale ed allo stesso tempo muoversi all’interno di profonde illegalità con nonchalance approfittando del provvisorio potere politico ottenuto (vedasi la generosità che lo Stato attraverso uno dei suoi poteri autonomi ha mostrato nell’affare non proprio limpido dei fondi della Lega); così come non si può garantire a coloro che non sono in grado di soddisfare il loro debito con l’erario condoni più o meno tombali, semplicemente perché appartengono ad una base elettorale di riferimento (gli imprenditori sanno già molto prima di intraprendere la loro attività che le fortune vanno e vengono e non possono essere trattati in modo diverso da quanti perdono il lavoro).
Ritornando al “modello Riace” non posso non rilevare che sarebbe stato opportuno assumerlo ad esempio istituzionale già dai precedenti Governi (è uno degli addebiti negativi che assegno al Partito Democratico, incapace di affrontare con coraggio le problematiche inerenti l’immigrazione, così come ha fatto Mimmo Lucano.
Di persone coraggiose il nostro Paese ne ha conosciute e con il senno di poi abbiamo mitizzato don Milani, Pier Paolo Pasolini, Danilo Dolci e altri. Sembra quasi che si abbia bisogno prima di riconoscerne il valore, di umiliarle, denigrarle, sbeffeggiarle, accusarle di ignominie varie, incatenarle,imprigionarle fino alla distruzione totale. In questo ruolo ben si inserisce l’attuale Governo, nella sua interezza. Il leader della Lega con la sua superbia e tracotanza che non riesce a nascondere nella prossemica non è mai limitato in tale direzione dai difensori dell’onestà per antonomasia, quelli del Movimento 5 Stelle, che in cambio dei 30 denari d’argento di un possibile vacuo “reddito di cittadinanza” tacciono.
Se il modello fosse stato riconosciuto in modo ufficiale e proposto e diffuso sui territori, incoraggiando quelli virtuosi, disponibili all’accoglienza, e l’esempio avesse avuto un sostegno istituzionale concreto, oggi il tema dell’immigrazione non potrebbe nemmeno lontanamente apparire un “problema” ma sarebbe davvero una “risorsa”.
Così come è stato nei fatti a Riace.
Ma non solo.
Il n.41 del settimanale LEFT, l’unico giornale di sinistra, è dedicato a RIACE. Il titolo è evocativo “Una due tre quattro cinque dieci cento Riace” e si occupa proprio dei “luoghi” oltre Riace nei quali il “modello” ha vissuto alcuni tentativi di imitazione, a cominciare da Camini proprio confinante con Riace nella Calabria ionica, o Badolato in provincia di Catanzaro, o nella Sicilia orientale tra Acireale e Catania o in quella profonda di Caltanissetta tra Milena, Mazzarino e Sutera. Non dimentichiamo la profonda umanità espressa da Danilo Dolci e i suoi contadini pescatori ed il processo che gli fu intentato. Ricordiamo la difesa che Piero Calamandrei approntò in quella occasione. Danilo Dolci era stato arrestato il 2 febbraio 1956 per aver promosso e capeggiato, insieme con alcuni suoi compagni, una manifestazione di protesta contro le autorità che non avevano provveduto a dar lavoro ai disoccupati della zona. Anche lui non aveva rispettato le leggi. E Calamandrei ad un certo punto si chiede e tuona: “Ma questo non è un processo penale: dov’è il reo, il delinquente, il criminale? Dov’è il delitto, in che consiste il delitto, chi lo ha commesso?”.

Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli?


Joshua Madalon

LEFT

reloaded COME ERAVAMO – Supplemento al documento pubblicato lo scorso 1-2-3 agosto

42633996_316338749152813_8574620121601933312_n

44481293_326454388141249_1119518014937497600_n

– questo documento era “preparatorio” all’altro – “ufficiale” e trascritto così come espresso dalla mia voce nel corso del Convegno del 6 dicembre 2002 – E’ evidente la tensione tra l’Amministrazione ed il Decentramento, che pochi anni dopo fu smantellato –

COME ERAVAMO – Supplemento al documento pubblicato lo scorso 1-2-3 agosto

Tessere Cultura – 5\6 dicembre 2002

Intervento del Coordinatore delle Commissioni Cultura delle cinque Circoscrizioni del Comune di Prato

Una premessa doverosa

Troviamo estremamente significativo ed importante che, nell’impianto generale che qualche giorno fa ci è stato sottoposto dall’Assessore Giorgi la quarta sessione, questa nella quale noi interveniamo, sia quella con il commento più smilzo (lo rileggo per la cronaca “E’ la parte del convegno riservata all’approfondimento delle tematiche locali. Discuterà le linee del progetto cultura”). Ci sia consentito auspicare che questo impianto abbia il significato che a noi più interessa, e cioè che da oggi noi si parta per costruire poi, sin da domani, insieme il Progetto.

Un’altra notazione fortemente positiva è nel titolo.
Il verbo “Tessere”, così familiare e connaturato alla nostra realtà, implica la cooperazione, lo stare insieme in modo concatenato e stretto nel formare un tessuto; “Tessere” implica la coesione forte di ogni parte, e questa coesione, questa cooperazione per chi ci segue e ci conosce, diciamo di noi che, nelle Circoscrizioni ci occupiamo di Cultura, è stata la nostra “stella polare”, che ci ha consentito di fare qualche importante passo avanti nella elaborazione e nella costruzione di una politica culturale che, se non è univoca, è comunque conosciuta e rispettata da tutti.

IERI

In una situazione di percorso amministrativo più o meno simile, ovvero più o meno verso la parte conclusiva della scorsa legislatura quattro anni fa all’incirca (20 – 21 novembre 1998) a Villa Fiorelli ci si interrogò in modo serio ed approfondito sulle tematiche culturali. A realizzare quell’incontro furono le “nuove” Circoscrizioni.
Queste ultime sono ancora davvero giovani, essendo appena alla seconda legislatura; anche se, nei fatti, hanno dimostrato di saper agire sul territorio di loro competenza con significativa maturità ed eccellente capacità amministrativa in molti settori, fra i quali spicca, oltre al sociale, allo sport ed alla formazione, proprio l’intervento culturale. Un intervento culturale che si avvicina, senza assecondarli in maniera piatta e pedissequa, ai gusti della gente che su quel territorio insiste: ecco perché dunque l’intervento culturale, soprattutto questo, varia da territorio a territorio e nel suo complesso evidenzia una varietà multiforme di interessi, che si concretizzano sia negli utilissimi corsi di base sia negli stimolantissimi momenti di approfondimento di tematiche culturali di buon livello storico, sociale, artistico, filosofico e quant’altro, sia nell’organizzazione di eventi piccoli, medi e grandi nel campo dello spettacolo: il tutto con una capacità di gestione delle risorse umane e finanziarie che non può essere sottovalutata.
Dal Convegno di Villa Fiorelli al quale accennavamo emerse, con l’accordo di tutti, la necessità di promuovere un’azione di Coordinamento fra le diverse Istituzioni pubbliche del territorio per costruire comuni opportunità culturali nuove e consolidare, migliorandoli, precedenti progetti. Dietro la spinta della Regione Toscana si avviò un lavoro collegiale intorno a tematiche soprattutto di multiculturalità con il progetto “Porto Franco”.
All’inizio di questa legislatura si è poi dato vita ad un nuovo Coordinamento fra le cinque Circoscrizioni, all’insediamento del quale, fu presentato un brevissimo documento, al quale era allegato il “Documento Programmatico” conclusivo di Villa Fiorelli, con il quale si sottolineava ancora una volta l’importanza di un sempre più ampio Coordinamento per un lavoro di progettazione e realizzazione comune e per una migliore razionalizzazione dei nostri interventi sul territorio.

OGGI e DOMANI

Dette queste poche cose sul “passato”, ci interessa molto parlare del presente e del futuro, e lo farò con necessaria sintesi.

Oggi occorrerebbe partire dal riconoscimento che le Circoscrizioni sono un serbatoio di risorse umane, soprattutto dal punto di vista della capacità elaborativa culturale, cui non può essere disgiunta quella straordinaria capacità di operare in economia anche su progetti di medio e alto valore; questo riconoscimento è pervenuto alle Circoscrizioni soprattutto ma non solo da parte dei cittadini singoli ed associati: e questo ci riempie di positivo e giusto orgoglio.
Noi siamo qui, come in altre occasioni, anche a dimostrare di essere parte integrante del Comune di Prato ed a chiedere nuovamente di lavorare tutti insieme: si sappia che non ci bastano più le classiche pacche sulla spalla e le chiacchiere più o meno in quel momento sincere a modificare la sensazione che la politica culturale delle Circoscrizioni sia, soprattutto dall’Amministrazione Comunale che invece dovrebbe sostenerla in modo più concreto, scarsamente considerata e snobbata il più delle volte. E’ una sensazione, credeteci, abbastanza sgradevole che, neanche per amor di parte, può essere taciuta: è una sensazione che vorremmo davvero fosse una volta per tutte superata! Questa Amministrazione, il ceto politico che l’ha espressa, si è voluto dotare di articolazioni che si diramassero al meglio sul territorio; ma l’autonomia che posseggono non può essere distacco, né può essere controllata nei contenuti; noi chiediamo infatti che sia compartecipata.
E’ dunque necessario ancora una volta chiedere che si attuino le linee di Villa Fiorelli, che sia dunque creato un Coordinamento più ampio, semmai con un proprio Regolamento, con un riconoscimento anche sostanziale, presieduto dall’Assessore alla Cultura e con la partecipazione sia del Presidente della Commissione Cultura del Comune sia, volendolo, del pari grado della Provincia.

Per ritornare al nostro atteggiamento propositivo vogliamo aggiungere che da tempo andiamo affermando che sia antieconomico ed antipolitico, amministrativamente disordinato, procedere in maniera disarticolata e sparsa in una confusione generale di bei progetti spesso senza un loro fine comune ben delineato e senza una condivisione la più larga possibile.
Poi, per carità, nessuno vuole negare che esistano differenze nelle nostre Istituzioni, un diverso modo di interpretare l’azione amministrativa; ma è molto importante un lavoro di Coordinamento perché, fra le tante cose positive, permette a tutti di imparare qualcosa di nuovo e di migliorare i propri interventi e consente anche di realizzare progetti comuni di più ampio respiro.

Avvertiamo, per questo, la necessità di progetti comuni di grande respiro che possano essere utili a tutta la città; abbiamo, ad esempio, bisogno di un lavoro che unisca il momento culturale a quello formativo.
Le Circoscrizioni lo hanno percepito in particolare nel settore dell’Educazione Permanente ed in quello degli Adulti: abbiamo chiesto per questo il riconoscimento di una nostra “autonomia” ed abbiamo per adesso raccolto soltanto l’impegno da parte dell’Assessorato ad occuparsene in modo prioritario. Siamo convinti che questa affermazione non basti, non insistiamo sulla nostra richiesta, ma consideriamo la risposta dell’Assessore come una vera e propria sfida in positivo proprio nella direzione di un lavoro di Coordinamento, che abbiamo espressamente ed in più di un’occasione richiesto su quelle tematiche.

Esistono anche altri percorsi “comuni” da sperimentare: a partire dai consueti contenitori stagionali come Natalogie e Pratestate per andare verso momenti estremamente importanti come l’8 Marzo, il 30 novembre ed il 21 di gennaio (giorno della memoria), senza trascurare altre occasioni come il Carnevale, il 25 aprile ed il primo maggio. Vi è la necessità di un discorso comune, formativo e culturale, sul decentramento delle Biblioteche e sulla ricerca di nuovi luoghi per la Cultura nell’intera città, così come nel rapporto con le più importanti Istituzioni Culturali del territorio, il Pecci ed il Metastasio.
Quanto al Teatro sarebbe opportuno avere anche un’idea comune sulla programmazione teatrale estiva sia per i ragazzi che per gli adulti, utilizzando al meglio alcuni spazi.
Inoltre un discorso a parte ma fortemente significativo andrebbe svolto su “Porto Franco” e sui progetti legati alle tematiche della multiculturalità, intorno ai quali le Circoscrizioni hanno sempre mostrato di possedere una grande sensibilità.

Come si vede, non c’è poco da fare per chi si occupa di una Circoscrizione e viene smentito chiunque creda che il lavoro in una Circoscrizione sia meno impegnativo che in altre Istituzioni.

Altro motivo importante che richiede un lavoro di Coordinamento così come noi desideriamo è la concatenazione ahimè sinergica di tagli alla spesa pubblica e di sottovalutazione dell’intervento culturale, sempre più asservito a logiche di profitto, che promana dal Governo italiano.
Di fronte a questi attacchi vorremmo non essere considerati compagni dei leggendari “polli di Renzo” e vorremmo che tutti noi (Comune, Circoscrizioni e Provincia) riuscissimo a fare fronte comune, attuando interventi sinergici che rispondano positivamente alla necessaria economicità e possano essere utilmente stimolanti per la crescita culturale della nostra città, in un momento come questo che potrebbe vedere fortemente arretrare la linea dei “diritti”, non ultimi quelli legati propriamente alla formazione ed alla cultura: le Circoscrizioni come frontiera dell’Ente Locale sono in grado di recepire anche il più flebile grido d’allarme e sono in grado di affrontare le diverse problematiche con le capacità di cui già dicevamo dianzi.

A proposito poi di “utilità dell’inutile” bisognerebbe chiarirsi: a noi, in linea di massima, non piacciono quei progetti che non producano qualcosa che sia utilizzabile poi. Certo, noi abbiamo nei nostri programmi anche momenti riservati al consumo di spettacoli ed è difficile dire se essi poi producano dei risultati e quali essi siano; per lo più anche gli interventi nelle diverse sezioni dello spettacolo afferiscono in gran parte a particolari operazioni culturali condotte precedentemente: esempi ce ne sono a bizzeffe e sarebbe lungo e forse fuori tema elencarli.

Ci limitiamo a riflettere, tuttavia, su che cosa sarebbe la nostra città senza i nostri interventi culturali e le nostre programmazioni di concerti, di teatro, di arte, di cinema e altro.
Prato non è un deserto come qualcuno di tanto in tanto molto strumentalmente la vuole dipingere; anzi, a volte, i fiorentini ce la invidiano, la nostra città, e quelli che sono, come il sottoscritto, un po’ stranieri possono davvero dirsi molto felici di vivere qui. Potremmo aggiungere in ogni caso, un po’ per convinzione un po’ per continuare a portare acqua al proprio mulino (ma si tratta di una casa comune che produce beni comuni), che l’ ”inutilità” di cui si parla nasca tante volte dalla sovrapposizione di iniziative molto simili fra di loro che si danneggiano reciprocamente in mancanza di Coordinamento: un motivo in più, appunto, per insistere nel nostro obiettivo.

Vorrei aggiungere una parte relativamente personale.
Vorrei concludere per ora questo intervento sintetico, evidenziando un certo disagio che personalmente mi porto dentro da qualche anno.
Quando ero giovane consideravo la mia appartenenza politica come l’unica nella quale la Cultura trovava una collocazione privilegiata; forse ero giovane o forse erano anni un po’ particolari nei quali si è costruito molto nel settore dei diritti alla Formazione ed alla Cultura; forse parlo anche di luoghi diversi, di città diverse, dove non ci si interroga se all’intervento culturale che si progetta ci possa essere un tornaconto tangibile. E’ vero che Prato ha il mito del Datini e che fonda la sua ricchezza sui bilanci, dove campeggiano i riparti del dare e dell’avere, ma è anche vero, come ho detto prima, che la Cultura non può essere assoggettata alla convenienza economica ma deve essere comunque inserita in un Progetto politico amministrativo per la città dei prossimi anni. Il mio disagio è legato al fatto che sempre meno leggo nelle vere intenzioni (non nelle parole, ma nei fatti) della mia parte politica un’attenzione verso le problematiche culturali, sempre più collegate a questioni di bilancio finanziario e sempre meno inserite in un discorso strategico di ampio respiro.

Bene aver organizzato questo Convegno! anche se chiederemmo che venga recuperato il nostro ruolo in una seduta suppletiva non straordinaria nella quale tracciare in modo più chiaro e definito il progetto “Prato Culture”, che se fosse presentato oggi potrebbe apparire quasi verticistico e potrebbe essere davvero un frutto acerbo del nostro impegno istituzionale, il risultato frettoloso di una carrellata di gruppi, associazioni ed individui che presentano i loro bei risultati o di critici che smantellano tutto quello che gli altri di buono o di meno buono hanno costruito anche con una certa cura.

Un dato certo che implicherebbe una risoluzione urgente è che, a quattro anni di distanza, fra di noi ancora continua ad aleggiare lo spirito di “Villa Fiorelli”, il quale non ha ancora trovato la sua risoluzione. E questo è più significativo di tante chiacchiere, di quelle mie prima di tutte, e poi di quelle di tutti noi; chiacchiere, volendolo, anche molto futili, se non pretendessimo di voler fare le cose sul serio ed a patto che non si consideri anche questa occasione una mera passerella di sfogo.

Questa è una sintesi dello stato d’animo, a volte amareggiato a volte combattivo che noi abbiamo; ma questa sintesi, pur in alcune sue parti apertamente critica, ha delle sue forti proposizioni ed è quindi proiettata verso il futuro: noi crediamo nell’impegno dell’Amministrazione Comunale ed in quello specifico dell’Assessore nel costruire un raccordo sempre più stretto e coinvolgente con le Circoscrizioni soprattutto su alcune problematiche; noi riteniamo che, per la nostra esperienza, possiamo fornire un forte contributo alla strutturazione di un Progetto per la Cultura nella nostra città che si spinga fino alla fine di questo decennio, e cioè nella prossima legislatura. Questo Convegno, dunque, non sia (come peraltro ribadito dall’Assessore) un punto di arrivo, ma un vero e proprio momento di partenza per la costruzione di un Programma di Governo che si incardini su un’asse eminentemente culturale, partendo, per questa volta, non dal Centro ma dalle periferie.

Prato li dicembre 2002
Il Coordinatore delle Commissioni Cultura
-prof. Giuseppe Maddaluno-
Joshua Madalon

563537_329377607150335_456347080_n (1)