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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 6

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 6

Molto è andato perduto, e sarebbe meglio anche dire “troppo”. Da antiche carte sappiamo come antichi basolati romani, colonne ed arredi venissero prelevati spesso nemmeno di nascosto e, trasportati in altre città, venissero usati per (abbellire) altre costruzioni, inframmezzati ad altri materiali meno nobili o venduti da improvvisati antiquari ambulanti come arredo nelle case degli appassionati.

Nota post: Da ragazzino curioso mi ero incuneato in varchi minuti all’interno delle stanze funerarie della Necropoli di via Celle ma non ho mai trovato nulla se non tanta tanta polvere.

Contiguo a quello degli Astroni ma molto più vicino al nostro centro si può ammirare, accanto ad altri più piccoli e forse anche per questo meno riconoscibili, il cratere di Cigliano. Le colline che ne circondano la base sono coltivate a vigneti ed il vino che lì si produce è famoso da tempi immemorabili. E’ una zona, questa, in cui il poco verde che resta deve essere salvaguardato. Per questo ci appelliamo a voi, giovani cari amici.
Fu immenso il mio stupore quando, ritornando dopo qualche anno dalle mie scorribande giovanili attraverso le “cupe” che iniziano subito dopo via Celle verso Nord Est ed arrivando in quel posto detto “la Cava” alla ricerca dei ricordi dell’infanzia, scoprii che anche quella zona aveva acquistato una forma “lunare”, che la polvere vi abbondava e sapeva di cemento, là dove il profumo dei rovi mi aveva conquistato, mentre d’ora in poi non si sarebbe più trasformata in terra fertile. Dove non c’è il verde, c’è il grigio. E come è triste il grigio!

Nota post: per visitare il cratere occorre penetrare attraverso una fenditura che accompagna vecchi casolari contadini. Non bisogna temere di chiedere il permesso per poter poi godere della vista: si entra in una sorta di Shangri-La e chissà che non vi sia ivi la vita eterna.

Alle falde del cratere di Cigliano, lungo la via Campana antica, lungo la via Celle e lungo i binari della ferrovia statale si trova la più bella raccolta di tombe antiche della nostra zona (e forse non solo di quella): tombe d’età romana messa una al di sopra dell’altra. Gli ultimi lenti lavori di restauro le hanno meglio portate alla luce, ma le hanno rese, con quel grigio che le contraddistingue or ache son prive della vegetazione che le ricopriva, meno poetiche.

Nota post: più volte sono ripassato da quelle parti, nulla è cambiato nè in meglio nè in peggio.

Proseguendo per la via Campana nuova tra il complesso del Monte Gauro-cratere di Campiglione (di cui subito dopo accenneremo) ed il cratere collina di Cigliano si arriva, attraverso lo stretto passaggio (due auto si incrociano con difficoltà: immaginatevi altri più ingombranti mezzi) della Montagna Spaccata, opera dei Romani (si può notare chiaramente l’ “opus reticulatum”, formato, come dice la stessa parola, da moltissimi cubetti messi l’uno accanto all’altro in posizione di rombi), nella pianura del comune di Quarto.

Nota post: sono due dei miracoli che ci accompagnano. Il primo è legato alla capacità ingegneristica dei nostri antenati che per rendere più agevole il passaggio in men che non si dica riuscivano a tagliare le colline. Il secondo è riferito alla tecnica edilizia per rinsaldare le pareti della collina con opera che hanno sfidato I millenni. Oggi quel che costruiamo non supera il secolo di vita, a volte anche molto meno.

…fine settima parte – 6 – continua….

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 5

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 5

Da un aggettivo derivato dalla lingua greca e che significa “ardente” la nostra zona fu detta “Campi Flegrei”. Tale dovette essere l’impressione per I primi colonizzatori di questa terra, che avevano anche attinto alle loro precedenti conoscenze (“Flegrea”, che deriva da un verbo Greco che significa “bruciare”, era l’antico nome di una penisola greca e nella sua pianura era avvenuta la mitologica battaglia di Giove con I Giganti, rei di averlo volute sfidare).
Se ci alzassimo ora in volo sopra questo territorio, potremmo spiegarci anche il perchè di questa denominazione. Molti sarebbero infatti I crateri che noi potremmo vedere a cominciare da quello molto ampio degli Astroni, sede anche di un piccolo lago, di un parco botanico e zoologico aperto ai visitatori grandi e piccolo (questi ultimi solo se accompagnati).

Nota post: Non conosco le attuali condizioni del “luogo” in quanto quel territorio è stato più volte oggetto di devastazioni attraverso incendi dolosi.

L’altro cratere vicino, quello di Agnano (di cui gà abbiamo accennato) è interessato tuttora da fenomeni vulcanici secondary con emission di vapori e fango, entrambi utilizzati a scopi industriali nelle famose Terme.

Nota post: Sono stato alcuni anni fa – circa dieci – in quelle Terme in visita istituzionale come membro dell’Esecutivo della Circoscrizione Est del Comune di Prato in occasione del gemellaggio con il Municipio di Bagnoli e ne ho potuto apprezzare le caratteristiche.

La Solfatara, cratere di vulcano allo stato inerte, è caratterizzata da numerosi fenomeni come emissione di fango ad elevata temperature, fumarole che emettono vapori densissimi, sorgenti d’acqua; le sue pendici, che emanano costantemente vaporti di zolfo (da cui deriva il nome del luogo), hanno un colorito giallognolo e mancano del tutto di vegetazione. Ma in questo caso la colpa non è dell’uomo.

Nota post: Una delle particolarità del luogo è che sia proprietà di un privato, che ne ha tenuto cura. Circa un anno fa è accaduto un evento tragico, a seguito del quale il sito è stato chiuso al pubblico. Gli studiosi vulcanologi e sismologi continuano ad occuparsene.

Sempre da un immaginario aereo, potremmo notare la fettuccia d’asfalto che ha deturpato la verde zona del nostro entroterra, rendendola colam di detriti e facile preda di speculazioni.
Essa è un’impportante arteria stradale che collegherà il nostro centro con Napoli, rendendo più scorrevole il traffic sulle attuali strade ed il suo nome è ormai noto: “Tangenziale Est-Ovest alla città di Napoli”. “Tangenziale” significa pressappoco “che tocca” e cioè che unisce I vari luoghi più vicini al nostro capoluogo. La Natura è sacrificata alla Tecnica. Questa, in omaggio della quale sono state occultate innumerevoli testimonianze, sul suo cammino tenta di calpestare molto di ciò che ci va ricollegando al passato, protesa come è verso un future nel quale l’uomo non avrà più possibilità di vivere, là dove le strutture di cemento e di acciaio, l’asfalto, il petrolio, le machine e tutto ciò che le riguarda, avranno il predominio sulla natura e sull’uomo.

Nota post: Nei luoghi dove è stata costruita la Tangenziale molti di noi abbiamo vissuto le prime avventure fantastiche. La chiamavamo “ ’A selva ” e nelle sue “cupe” ombrose e contorte immaginavamo storie orientali. In alcuni spazi più ampi di vecchie cave si giocava anche a calcio e più in là per qualcuno nacque qualche storia d’amore.

Joshua Madalon

…fine parte settima – 5….continua

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 4

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 4

Proseguo a riportare con qualche lieve modifica e poche note aggiuntive il testo di “Passeggiata nei Campi Flegrei – Pozzuoli” scritto da me nel novembre 1971 edito dall’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo in occasione dei 2500 anni dalla Fondazione della città di Pozzuoli (Dicearchia)

….Lungo la via S.Francesco ai Gerolomini, che parte dal corso che porta a Bagnoli e si inerpica sulla collina rasentando all’inizio le Terme Puteolane, nelle giornate più terse o verso il tramonto, man mano che si sale – meglio a piedi – l’orizzonte si allarga ed allora una parte della nostra città e del Golfo antistante fin verso il Capo Miseno, fin verso le isole, ci apparirà incantevole. E’ un tipico paesaggio per il quale vale la pena di sopportare una pur lieve fatica. Da non perdere tale occasione. Così come da non perdere è una visita al Rione Terra, ora che le sue stradine e le sue casupole sono per lo più deserte ed ha acquistato un tono di città morta.

(Nota post: lo scritto è del 1971; oggi il Rione Terra ha mantenuto lo stesso tono. Si gira per le sue strade nei giorni prescritti – solitamente I prefestivi e festivi – ma le case ristrutturate in modo ultramoderno sono vuote ed alcune possono addirittura essere visitate clandestinamente)

Questa zona risulta oggi carica di motivi sentimentali sia per chi ha vissuto in questi luoghi e ha dovuto lasciarli nei primissimi giorni del marzo ’70 sia negli altri cittadini che hanno ugualmente sofferto la tragedia degli amici, costretti ad abbandonare le loro case e con esse i ricordi più belli e struggenti della loro esistenza, anche se carichi di sofferenza e miseria.

(Nota post: alcune amiche, come Giovanna Buonanno, ed amici come Giuseppe M. Gaudino e Claudio Correale, hanno trattato questa parte di storia della mia città. Allegherò qualche esempio)

Attraverso queste stradine abbandonate e solo per questo, diversamente dal resto della città chiassosa, silenziose, riusciamo a intravedere anche paesaggi bellissimi. Qua e là i palazzi, alcuni dei quali austeri testimoni di diverse fortune, dichiarano la loro età attraverso gli stili architettonici evidenti sulle loro facciate ed è così che proprio accanto a impianti moderni possiamo trovare quelli settecenteschi e frammisti ad opera di più recente costruzione l’incastro di pregevoli marmi talvolta istoriati o di colonne con capitelli che ne evidenziano l’origine tardoromana.
I fotografi sguinzagliati in un colto safari si sono sbizzarriti. Dilettanti o professionisti hanno ripreso angolo per angolo, pietra su pietra questa zona, alla riscoperta degli scorci più pittoreschi ed inediti là dove le line architettoniche riuscivano a formare grovigli geometrici di rara bellezza. La fotografia è una passione molto interessante da coltivare. Insieme ai vostri insegnanti dedicate un po’ di tempo anche a questa material, riprendendo anche voi ciò che più vi avrà impressionato. Chissà che non ne esca qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno prima aveva mai notato. Anche così potreste essere utili alla conoscenza della nostra città, al miglioramento suo e dei suoi cittadini.

…fine parte settima – 4…..continua

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reloaded ad uso futuro “DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3″

Il 14 settembre scorso scrivevo quel che segue nell’intento di proseguire nella ricognizione di alcune mie “imprese”.
Riprendo solo ora nella convinzione che “SOLO LA CULTURA CI POTRA’SALVARE”

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3 Continua la lettura di reloaded ad uso futuro “DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3″

GIORNI

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GIORNI

Giorni uggiosi schizofrenici tra bassi e alti, alti e bassi, con lenti sonnacchiosi risvegli e serate che decollano troppo tardi, costringendoti ad addormentarti ad ora tarda dopo aver avuto colpi di sonno. Un giorno senti di essere molto più giovane di quanto sei ed addirittura senti dentro il desiderio di ritornare al lavoro che hai condotto per tanti anni; un altro subito dopo, un altro giorno, cammini lento portandoti dietro molto più peso di quanto dovresti. Capita per l’ appunto in modalità schizzata proprio in quel giorno in cui sei ritornato a scuola per una festa di commemorazione per un giovane ex allievo di tanti anni fa, che se ne è andato via, così all’improvviso: quello proprio il giorno giusto, no, per sentire dentro di te la vitalità! Roba da psicanalisti anche di quelli alle prime armi o di un counselor che come la mosca cocchiera si possa credere alla stessa altezza dei migliori professionisti. Certamente contribuisce a farti sentire vivo la tragedia di una vita stroncata anzitempo, anche se Menandro suggerirebbe che quella tragica fine sia cara agli dei. Ancor più la giornata mite tranquilla pur di un autunno maturo e l’incontro con docenti che non vedevi da tempo e che nella distanza “forse” hanno imparato ad apprezzare meglio quel che valevi e ti sorridono, mentre alcuni anni prima non erano così cordiali e felici di incontrarti. Ed ancor più la presenza di allievi di quelli ancora più giovani che, casualmente, incroci nei corridoi ti riconduce il desiderio di riprendere un rapporto più sereno e maturo.

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Il giorno dopo ti svegli più presto del solito. A fine novembre è ancora buio. Devo lavorare in casa prima di uscire. Devo farlo entro le 8.00 perchè per le 9.00 devo essere a scuola; non quella del giorno prima. Esco di casa dopo una mezza dozzina di caffè perchè non sono riuscito ancora a scrollarmi di dosso la sonnolenza. Per fortuna non piove. Fa freddo, sì, ma non piove e questo mi dà garanzie che non correrò il rischio di impallarmi nel traffico, come in altre occasioni. La città è come me sonnacchiosa. Esco presto anche perché parcheggio in un posto lontano dal luogo dove devo recarmi. Mi dà la possibilità di camminare, che per un settantenne è necessario terapeuticamente. Mi fermo in un parcheggio libero dove non c’è quasi nessun’ altra auto. Mi fermo e
prima di uscire nascondo alla vista qualsiasi oggetto che pur immeritatamente possa indurre in tentazione qualche ladruncolo di passaggio. E poi con una lentezza biblica come se dovessi attraversare un deserto mi avvio lungo la pista pedonale del Bisenzio andando verso il centro. Cammino, mi fermo ed osservo tutti i soggetti che la Natura propone. C’è un sole tiepido rinfrescato dal venticello della valle ma è straordinariamente piacevole prendersela comoda, ed avvertire la forza morale dell’età che si contrappone alla sensazione di un inevitabile lento declino.

Joshua Madalon

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Ci vuole pazienza, ancora un po’ prima che finisca!

Ci vuole pazienza, ancora un po’ prima che finisca!

Indubbiamente ci vuole pazienza, poi ci vuole una dedizione massima che ci faccia dimenticare i nostri specifici – e perciò “miseri” – interessi ponendo come priorità quello degli altri, che sono altrettanto “personali” ma appartengono a persone più deboli, meno tutelate dalla fortuna e dalle vicissitudini del contesto in cui sono vissute. in questo senso, la pratica politica può somigliare anche a quella religiosa che ha tuttavia un limite, che è quello di affidarsi, consultandola continuamente, ad una entità ignota, invisibile, difficilmente riconoscibile. Ciascuno, però, degli operatori politici, sia aspiranti sia praticanti di medio o lungo corso, vive la sua storia centripeta, senza mai allargare il proprio raggio d’azione oltre gli steccati del territorio che si è costruito intorno.
E’ anche per questi motivi che non si è compreso ancora che, non essendo mai soli, si ha il bisogno urgente di aprirsi anche a coloro che la pensano in maniera diversa: perchè il mondo non è mai stato come ora, un granitico monolita compatto. E si ha un grande bisogno di collegarsi a competenze che non siano solo quelle strettamente imparate nell’agone politico, sterile platea di compromessi mortiferi.

Joahua Madalon

La visione positiva dei partenopei

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La visione positiva dei partenopei

Stamattina mentre andavo ad incontrare I miei allievi a San Bartolomeo dove svolgo da volontario attività di alfabetizzazione con adulti provenienti da diverse nazioni del Mondo, passando per via Garibaldi ho lanciato lo sguardo verso le locandine del Politeama e ne ho particolarmente memorizzata una, che riguarda un evento dal titolo “Up and Down” con Paolo Ruffini. Diciamo che non è stata la locandina con la faccia buffa straniante del simpaticissimo conduttore livornese a colpirmi ma il titolo, sul quale ho svolto una immediata riflessione. Mi è venuta infatti alla mente dalle mie origini partenopee, che pure di tragedie e disastri ne avrebbero da raccontare, il modo di esprimere qualsiasi evento drammatico che nasconde tuttavia una visione tutto sommato ottimistica, di evidente speranza. Il titolo si rifà certamente ad una modalità inglese per definire (anche) le alterne vicende umane: gli alti ed i bassi, che mettono in evidenza la possibilità per uno che se la passa bene di andare verso un tracollo. Eppure gli inglesi, diversamente dai tedeschi e dai popoli mitteleuropei (mi riferisco essenzialmente alla letteratura, anche se non a tutta – si pensi solo a Mann ed a Kafka) sono dotati di un humour davvero raffinato ed hanno spesso narrato le fortune di persone che si sono “fatte” partendo dal basso. In questo loro modo di dire mi hanno deluso un pochino; e ci ho messo settanta anni per comprenderlo. Noi, partenopei, forse siamo un po’ troppo ottimisti e non lo nascondiamo nemmeno nelle nostre espressioni. Non diciamo “Sopra e sotto” ma “Sotto e sopra” intendendo dire che diamo un calcio alla iella ed abbiamo sempre la speranza di un tempo migliore. Sì, certo per rifarsi al motto di Gramsci che mutuava da Romain Rolland: “pessimismo della ragione e ottimismo della volontà”, sono ben felice di sentirmi figlio di quel popolo che tra tante traversie dovute anche a dominazioni predatorie, penso ai Borboni ma anche al periodo di Lauro e di Gava, riesce sempre a trovare il modo di sorridere. Ah dimenticavo: noi partenopei diciamo “Sotto e ‘ncoppa”

Joshua Madalon

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

Eh sì è anche per questo che poi avvengono fatti drammatici nella nostra città. Sembra, dico “sembra” non per prudenza ma per correttezza, che siano stati dei “cinesi” a picchiare l’altro giorno in modo violento ed apparentemente senza un motivo logico alcuni operai che, in un’azienda tessile condotta da cinesi, si erano ribellati denunciando il trattamento economico essenzialmente “a nero” e fortemente al di sotto del minimo della dignità.
Lo dico a voce alta: in un Paese nel quale l’elusione e l’evasione contributiva e fiscale non è mai stata adeguatamente controllata, sanzionata e punita, le comunità straniere trovano terreno fertile per allinearsi in tal senso e considerare a ragione (una ragione “amara” ma perfino comprensibile) atto di intolleranza xenofoba e persecutoria qualsiasi accertamento in materia fiscale. Possiamo certamente dire che entrando nel nostro Paese devono rispettarne le regole, ma non possiamo chiedere “solo” a loro di adeguarsi, perchè potrebbero rispondere che, certo, sono ben più integrati di quanto noi si chieda.
Se, e dico “se” per le ragioni di cui sopra, quel che è accaduto nel capannone di Montemurlo ha a che vedere davvero per una resa dei conti nei confronti di chi ha voluto denunciare al Sindacato il trattamento economico illegale, allora bisogna dire che molte sono le continue segnalazioni “anonime” (mi spiego meglio, io conosco chi segnala ma spesso per motivi “umanitari” mi chiede di non procedere in una denuncia) sul lavoro nero diffuso in questa città.
Sarebbe tempo di reagire e rimettere in circolo l’economia in modo legale, ma anche il Governo del “cambiamento” non ha tra le sue proposte questa scelta come priorità, alla faccia dell’ “Onestà” di cui ci si riempie la bocca.
Ritornando a questioni più umili, non meno serie, ma amene, vi parlo del dramma del “porta a porta” e degli esiti paradossali della sua diffusione.
Arrivarono forse sottopagati come tanti operatori delle cooperative ad illustrarci le magnifiche sorti e progressive della raccolta rifiuti porta a porta, condominio per condominio, scala per scala. Tutti muniti di opuscoli colorati su cui campeggiava, accompagnato dal simpatico Lupo Alberto, il logo dell’Azienda partecipata locale. Illustrarono con dovizia di particolari tutte le pratiche e le funzioni dei vari contenitori, annunciando che in una prima fase sarebbero state segnalate le infrazioni e successivamente sarebbero state sanzionate esplicitamente e solidamente.
L’uomo d’ordine, che –anche se non vi sembrerò tale (leggete il post del 6 novembre) – sono io, si propose di avviare all’interno della scala condominiale un controllo, segnalando le infrazioni “involontarie” per motivi logici collegati all’analfabetismo, di “andata” e di “ritorno”.
Diciamo che la “cosa” non funzionò; troppe volte pacchi maleodoranti e grondanti liquidi venivano per l’aggiunta depositati alcuni giorni prima di quando sarebbero poi stati prelevati dagli addetti. La carta che viene ritirata un solo giorno a settimana e per la quale espressamente era richiesto che fosse raccolta in modo compatto (e non alla rinfusa) veniva buttata a casaccio, con il risultato che allorquando traboccava e c’era il vento si spargeva per le strade.
Ero rimasto fermo con l’auto all’uscita dal passo carrabile. Davanti a me il furgone della raccolta della carta, abbandonato provvisoriamente per il tempo nel quale l’addetto, un giovanotto dall’aria intelligente e cortese, fosse tornato con un nuovo carico.
“Mi scusi. Deve uscire? Mi sposto” gli faccio cenno di no, anche se la posizione del mio mezzo rivela la bugia. Rimango lì a guardare il suo lavoro, rispettoso dei suoi tempi molto più cogenti dei miei. La macchina a cui ha agganciato i due contenitori solleva un carico di carta svolazzante. Glielo faccio notare. E lui: “Sono i “cinesi”!”

Joshua Madalon

….continua…

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Gli sciacalli e la Sinistra (Salvini e gli “ambientalisti da salotto”)

Top candidates of the ecologist Greens party in Bavaria Katharina Schulze and Ludwig Hartmann celebrate on stage at the election party after the Bavaria state election in Munich, southern Germany, on October 14, 2018. (Photo by Sven Hoppe / dpa / AFP) / Germany OUT        (Photo credit should read SVEN HOPPE/AFP/Getty Images)
Top candidates of the ecologist Greens party in Bavaria Katharina Schulze and Ludwig Hartmann celebrate on stage at the election party after the Bavaria state election in Munich, southern Germany, on October 14, 2018. (Photo by Sven Hoppe / dpa / AFP) / Germany OUT (Photo credit should read SVEN HOPPE/AFP/Getty Images)

Gli sciacalli e la Sinistra(Salvini e gli ambientalisti da salotto)

Ottobre 2018. In Baviera ed in Assia, due degli stati federati tra i più popolosi della Germania, il successo dei Verdi blocca la crescita dei movimenti xenofobi e nazionalisti pur decretando la crisi delle forze politiche maggioritarie tradizionali CDU e SPD.
I Verdi tedeschi si candidano dunque a rappresentare le istanze di una Sinistra che è largamente messa all’angolo in realtà storiche come la Francia e l’Italia.
Questo accade soprattutto perché l’attuale forma partito degli ambientalisti tedeschi si è dimostrata in grado di rispondere ai bisogni ed alle esigenze di una larga parte di elettorato di Sinistra con un progetto politico che va al di là dei fondamentali ecologisti, aperto al confronto dialettico, meno ideologico e più concreto.
Ecco dunque le ragioni per cui il Ministro Salvini, approfittando della situazione collegata agli eventi che hanno colpito larga parte del nostro Paese, imitando gli sciacalli, si è scagliato contro “gli ambientalisti da salotto”, somigliando egregiamente a quei cani aggressivi ma docili allo stesso tempo che abbaiano e digrignano i denti per paura. Verdi o non Verdi, il disastro che abbiamo sotto gli occhi è proprio dovuto scientificamente alla scarsa cura dell’ambiente nei decenni passati e dunque al non ascolto delle istanze che proprio gli ecologisti (“da salotto o non”, poco importa) hanno più volte posto all’attenzione del mondo politico ed economico. Sarebbe anche gioco facile sottolineare come siano proprio le amicizie politiche internazionali che questo Governo sostiene a rendere sempre più difficili le condizioni ambientali mondiali.
Quel che è avvenuto nelle elezioni tedesche è un buon annuncio per il futuro italiano della Sinistra, a patto che sia in grado di superare i settarismi dai quali è perennemente appesantita; che sappia costruire progetti che mirino alla realizzazione di una società che sia prospera senza trascurare l’equità, riuscendo a declinare in modo innovativo libertà ed eguaglianza, in modo nettamente alternative alle politiche neoriformiste e tributarie di istanze neocentriste espresse da chi ha inteso rappresentare la Sinistra senza possederne le qualità.

Joshua Madalon

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Una “fisima”

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Una “fisima”

L’altro giorno in “In(decoro)so paesaggio” ho rappresentato il livello di degrado della nostra società.
L’ho fatto involontariamente ma nel finale c’era un segnale lanciato in modo subliminale che avrebbe dovuto farlo comprendere: immagino che un lettore di qualche anno in qua dopo la mia scomparsa e che abbia del tempo da perdere leggendo i miei post probabilmente in modo critico, così come oggi noi conosciamo la “critica letteraria”, potrebbe intuire ciò che nemmeno io supponevo di fare.
Ebbene, quel lettore oggi sono io, preincarnato in me stesso, e confermo che già in quel titolo inserito dopo la “scrittura” volessi segnalare il senso complessivo di smarrimento di fronte al crollo dei valori raffigurato attraverso immagini di sporcizia non solo reale ma anche morale.
Il “j’accuse” era rivolto alla nostra stessa società incapace di distinguere tra il bene ed il male, o meglio non in grado più di riconoscere che sia il bene che il male siano in modo complessivo e trasversale non dislocati in una sola categoria, quella peraltro altrettanto complessiva degli “stranieri”.
A Cambridge già qualche anno fa, forse dieci, forse meno – non so se Primo Ministro fosse Gordon Brown o David Cameron – parlando con un imprenditore di origini italiane (l’inglese lo mastico male) mi venne da chiedergli cosa pensasse dei cinesi (ne avevo visti alcuni in giro e non mi erano parsi dei turisti) e “Gente che lavora sodo, in gamba e” poichè gli avevo chiesto se pagavano le tasse e si comportavano in modo illecito quanto a rispetto delle regole soggiunse “…sono sempre ligi ai doveri previsti dalla nostra legislazione…D’altra parte tutti devono essere in regola, a partire da noi”. E, a dire il vero, ebbi modo di capire che diceva la verità. Io, da parte mia, non potevo affermare la stessa cosa quanto a quello che conoscevo già allora, riferito ad una parte considerevole della comunità cinese e, riconoscendo che quel “tutti devono essere in regola, a partire da noi” non ci apparteneva, masticai amaro ed abbozzai un sorrisino di cui forse solo io potevo cogliere il significato.
Tra le mie “fisime” (in effetti una “fisima” è qualcosa di anomalo, di proibito; e quindi non posso proprio identificarla con questa accezione) c’è l’ordine. Diamine, se passate da casa, penserete che sono un mentitore: troverete una gran confusione di oggetti spaiati e fuori posto, fogliacci apparentemente insignificanti, cartelline semiaperte che denunciano ricerche avviate e mai concluse, panni da stirare che attendono con pazienza, scarpe abbandonate qua e là, giubbotti attaccati fuori posto. E allora? Di che ordine si tratta? Ho anche litigato con i miei condòmini sulle modalità di conferimento dei rifiuti, dopo l’avvento del porta a porta; ed ho fatto anche rimostranze ufficiali attraverso la mia pec al gestore locale per non aver mantenuto quanto prescritto in merito al rispetto delle regole civili. Eh sì, anche nel condominio dove abito ci sono dei cinesi e non hanno molta cura del decoro “esterno” (su quello interno non mi esprimo, non vado a metter naso, anche se a volte gli odori non sono molto gradevoli); ma non si può chieder loro di fare ciò che noi non facciamo, di rispettare ciò che noi non rispettiamo.

– continua… –

Confusione

Disordine