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un recupero per una nuova riproposizione

STORYTELLING (digital) e METANARRAZIONE – proseguendo il lavoro in TRAMEDIQUARTIERE


Scrivevamo l’altro giorno: “Stamattina piove. Le prime gocce tamburellando sulle tettoie mi hanno svegliato: che ore sono? Dieci alle sette; tra qualche minuto anche il telefono sussulterà, vibrerà e poi suonerà. Decido di staccare la “sveglia”, non ne ho più bisogno e non voglio disturbare gli altri che continuano tranquillamente a dormire; mi alzo e vado in cucina a prepararmi il solito caffè. C’è meno luce del solito. Eppure siamo già al 15 di maggio. Con la tazzina di caffè fumante vado davanti all’ampia vetrage del salone attraverso la quale osservo la vasta pianura che va verso il mare, al di là delle colline pistoiesi che nascondono la piana di Montecatini e tutto il resto verso occidente. Le nuvole sono basse e continua a piovere. Ieri mattina a quest’ora la luce era così intensa e sono riuscito a fare una serie di buone riprese ed ottime foto.
Meno male, mi dico e continuo a dirlo mentre accedo al balcone esterno che guarda verso il Montalbano e si affaccia sul giardino e sulla vecchia Pieve. Sul balcone i fiori di cactus che ieri mattina erano aperti e turgidi si sono afflosciati, altri ne stanno nascendo e quando saranno pronti, come sempre faccio, li fotograferò. I colori della natura tendono in prevalenza al grigio, grigio-verdi, e la pioggia copre con il suo cadere a tratti i suoni ed i rumori della vita della gente che va a lavorare: è ancora presto per il “traffico” scolastico che tra poco si materializzerà. E continuo a pensare tra me e me: “Meno male che ieri mattina sono riuscito a fare le foto e le riprese di cui oggi avrò bisogno. Stamattina sarebbero state così cupe!”.
Da martedì insieme a pochi altri seguo un corso intensivo di soli quattro giorni: lavoriamo su “temi e storia” di questo territorio. Siamo a Prato. Quartiere San Paolo, periferia Ovest della città post-industriale. E’ piacevole ed interessante, forse anche utile. Siamo soltanto in sei suddivisi equamente quanto a genere ed età anagrafica. Il primo appuntamento è in una delle scuole della città appena alla periferia del nostro territorio. Mi sono presentato come uno scolaretto per l’appello del primo giorno. Molte le facce a me già note: in definitiva ad occuparci di Cultura ci si conosce. Sento subito che ci divertiremo, insieme. Handicap assoluto è la mia profonda impreparazione linguistica con l’inglese. La docente anche se in possesso di un curriculum internazionale di primissimo livello dal suo canto non capisce un’acca della nostra lingua: e questo mi consola ma non giustifica entrambi. C’è grande attenzione in tutti ma il più indisciplinato è colui che dovrebbe , per età soprattutto e per la professione che ha svolto, essere da esempio, cioè io. Mi distraggo, chiacchiero, insomma disturbo come un giovane allievo disabituato alla disciplina. L’americana mi guarda con severità e con quel solo sguardo impone il silenzio. Ciascuno viene chiamato poi a confessare in una sorta di autoanalisi, della quale non parlerò, le origini del proprio nome e della propria storia familiare. Io scherzo sul significato del mio cognome che richiama atmosfere donchisciottesche e sulle attività “carpentieristiche e marinare” di mio nonno paterno.

L’americana detta poi compiti e tempi. A ciascuno la sua storia. Non ne parlerò per rispettare la consegna del “silenzio” anche se qualche indicazione emergerà dal “racconto”. Discutiamo, scambiandoci idee ed opinioni, poi scriviamo. Amo la sintesi: lo so che voi (che leggete) non lo direste, che non siete d’accordo. Molti dicono che sono un “grafomane”. Ma io, in effetti, scrivo molto ma poi taglio: scorcio e taglio.

E così andiamo avanti fino ad ora di pranzo: non tutti però sono pronti e quindi si ripartirà  più tardi per il confronto finale, dopo pranzo.

La scrittura deve essere sintetica (e dagli con questa “sintesi”!) e sincopata per poter poi più agevolmente trasformarsi in uno story board dove le parole e le immagini si mescolino. Mentre le parole sono lì già pronte sul foglio di carta la docente ci invita a reperire quante più immagini possibili da poter collegare.

Dopo il pranzo infatti ciascuno di noi lavora per costituire il proprio esclusivo “database” da cui attingere poi foto e riprese in video da utilizzare.

Dalla prima scrittura a questo punto si passa ad una rielaborazione ad uso di traccia sonora parlata da ciascuno di noi. Dovremo essere noi a leggerla domattina, mercoledì 13 maggio, registrandola su una traccia audio che poi entrerà a far parte del nostro personale bottino.

Si ritorna a casa, però, con un compito da svolgere: cercare una musica da utilizzare, adattandola alle immagini. E’ una delle operazioni che mi coinvolgono a pieno;  il suono musicale deve appartenere alle immagini con il ritmo che acquistano nel mio pensiero; i movimenti delle persone e degli oggetti devono corrispondere nel miglior modo possibile alle note all’interno della loro composizione; devono viaggiare all’unisono come corpi in un amplesso erotico. Ne sono stato sempre convinto: ascoltare musica genera orgasmi mentali.

“La bellezza espressa da un artista non può risvegliarci un’emozione cinetica o una sensazione puramente fisica. Essa risveglia o dovrebbe risvegliare, produce o dovrebbe produrre, una stasi estetica, una pietà o un terrore ideali, una stasi protratta e finalmente dissolta da quello ch’io chiamo il ritmo della bellezza…..Il ritmo….è il primo rapporto estetico formale tra le varie parti di un tutto estetico oppure di un tutto estetico colle sue parti o con una sola oppure di una qualunque delle parti col tutto estetico al quale questa appartiene”

(da “Dedalus” di James Joyce trad.ne di Cesare Pavese, Frassinelli editore pag. 251)

I REGALI DI NATALE – p.4

I REGALI DI NATALE – p.4

Nella capitale dell’area flegrea ci sono vari altri luoghi dove si svolgono le attività mercantili. Pozzuoli deve essere stata sin dall’antichità un luogo in cui si svolgevano scambi di merci. Lo testimoniano i resti archeologici del “Macellum”, una sorta di ipermercato ante litteram, che si trova proprio davanti alla linea destra del porto e che ha subìto l’affronto antistorico di essere confuso con un “Tempio” solo per il fatto che negli scavi era stata ritrovata una statuina del dio greco egiziano Serapis. Da parte loro i geologi hanno utilizzato le residue colonne che caratterizzano l’ampiezza e l’altezza di questo sito per misurare i livelli del fenomeno bradisismico, cui è sottoposta la terra flegrea. Tra il Serapeo e il mare al di là di una strada sempre molto trafficata c’è uno spazio sul quale si svolge il mercato dell’usato e delle mercerie varie. Oggi ci sono pochi banchi; quasi certamente la crisi pandemica ha ridotto il livello di scambio e in un giorno prefestivo come questo, unico nel corso dell’anno, c’è più attenzione verso i prodotti tipici alimentari. Dopo un rapido sguardo decidiamo di andare verso quello che ricordiamo essere il mercato ittico – sia quello all’ingrosso che si svolge di prima mattina prima dell’alba che a dettaglio – e quello poi della frutta e verdura al dettaglio (gestito da commercianti) e ci sorprendiamo nel notare uno scarso afflusso. Ci accorgiamo che non c’è più alcun banco e alcuni addetti ai parcheggi, che per sostenere il commercio sono stati resi liberi dall’Amministrazione comunale nel limite di due ore, ci avvertono che i banchi si sono spostati tutti poco più sopra, dove c’è il mercato coperto. In realtà qualche anno prima si erano insediati lì ma poi, se ben ricordo, erano ritornati verso la linea del mare. Ci avvertono però che il mercato è chiuso; c’è stato per tutto ieri fino a notte fonda. Ora tutti stanno nelle loro case a preparare il cenone. Ecco perché – ci diciamo Mary ed io – non c’era tanto movimento.

E così superata la villa Comunale, che è da sempre molto ridotta e non ha molto a che vedere con quelle che si chiamano allo stesso modo ma hanno la fortuna di esistere in altri luoghi, ci inoltriamo attraverso le stradine che portano verso la piazza della Repubblica. Attraversiamo quello che i puteolani hanno chiamato con una certa esagerazione – alla pari con il concetto di “Villa” – “Canal Grande”, ‘o Cannalone” memori del fatto che a causa dei fenomeni bradisismici il mare fino ai primi anni del secolo scorso lo percorreva, costringendo gli abitanti ad utilizzare passerelle simili a quelle che a Venezia adoperano quando c’è l’acqua alta. Ve ne è una testimonianza nel film “Assunta Spina” (tratto dal dramma scritto da Salvatore Di Giacono) di Gustavo Serena e di Francesca Bertini, che ricopre anche il ruolo della protagonista (la potete vedere dal minuto 6 e 40″ del film che vi inserisco in coda a questo blocco).

..4….

28 gennaio – LE STORIE 2008-2009 – 17 (per la parte 16 vedi 14 gennaio)

Ad esso risponde un altro protagonista della storia politica e sociale del Decentramento pratese, G.Z..

Molto chiaro il documento: In particolare apprezzo il punto 5 sulle circoscrizioni leggere ma con più deleghe, al quale manca un passaggio dove ci sia più trasparenza (suggerisco un protocollo procedurale) tra l’amministrazione comunale e circoscrizionale: molto stride su questo rapporto non sempre chiaro.

Pochissime linee sul Decentramento

1. Importanza politica e democratica del Decentramento;

2. Il Decentramento così come è non va bene.

3. In tempi di crisi di solito si cercano e si trovano le migliori soluzioni (importante che non si faccia nulla per emergenza: quindi anticipiamo le scelte)

4. In ogni caso, Massimo darà delle linee generali su cui poi la futura Amministrazione lavorerà

5. Una Circoscrizione più forte ma più leggera; facendosi forti della Legge sulla partecipazione ci potrebbe essere una Circoscrizione in cui ogni eletto della maggioranza (un Consiglio di 11 membri con maggioranze 6\5, 7\4) potrebbe assumere degli incarichi ottenendo allo stesso tempo un riconoscimento formale forfettario (escluso il Presidente che avrebbe quel che ora gli viene riconosciuto); in ogni frazione del territorio verrebbe organizzato un Comitato rappresentativo da consultare obbligatoriamente ogni qualvolta dovessero essere discussi argomenti che riguardano quel territorio o più territori della città. Le Commissioni saranno formate da membri eletti e non eletti ma non potranno superare il numero massimo del totale dei consiglieri (max 11) ed in esse verranno rappresentate non le forze politiche ma le realtà territoriali di cui si diceva prima. I membri di maggioranza non percepiscono alcun gettone (ma verranno retribuiti – vedi sopra -).

Con la riduzione del numero – accanto alla valorizzazione delle competenze assolutamente necessarie – il lavoro nelle Circoscrizioni dovrebbe essere più fruttuoso e meno costoso per la collettività.

G. Z.

Di seguito su questi stessi temi, e altro, ci sarà un’elaborazione più approfondita.

Contributo su “Cultura e Decentramento”

In tempo di crisi, più che mai in tempi di crisi, occorre interrogarsi sul valore (sui valori) della Cultura; occorre comprendere, ad esempio, quali (e quanti) danni abbia comportato l’avvento della televisione commerciale.

Fra gli interventi da realizzare sarebbe opportuno istituire una rete televisiva civica che senza steccati dia spazio alle diverse (sono tantissime) voci della città, una piazza non virtuale da cui trasmettere programmazione ed iniziative dell’Ente Locale e non solo.

L’idea può apparire vecchia (se ne era parlato qualche legislatura fa) ma sarebbe molto efficace per informare e progettare ed anche per intrattenere a vari livelli i cittadini senza cadere nel provincialismo.

La Cultura va rielaborata a Prato con il coinvolgimento “pieno e totale” delle Circoscrizioni che in questi quindici anni hanno accumulato una immensa esperienza anche “autonoma”.

Va mantenuto e corroborato il rapporto fra i territori e i grandi contenitori; va rafforzato il contatto con i gruppi che si occupano di Cultura e vanno supportate ancora di più alcune esperienze “forti” come ad esempio “Officina Giovani”.

Va affrontato e risolto con scelte “comunque” coraggiose il nodo Interporto\Etruschi.

Devono trovare valorizzazione piena le esperienze del “Magnolfi”, dei Cineclub attivi in Prato e del Teatro Ragazzi.

Nelle realtà molto “decentrate” grande attenzione deve essere data verso i gruppi giovanili di aggregazione artistici, culturali o semplicemente ricreativi.

Molto di questo è stato realizzato ma sempre più in modo centralistico: diciamo che questo è l’elemento che deve davvero caratterizzare un cambiamento di mentalità nell’Amministrazione della nostra città.

…17….

Paradistopica post-epifania – parte 3

Paradistopica post-epifania – parte 3

Quantunque abbiano poche ragioni da contrapporre alle aspre critiche che il mondo civile rivolge loro, i No Vax devono essere ascoltati relativamente ai rischi immensi che il mondo democratico sta correndo. Quest’ultimo non se la passava granché bene; poi è arrivata la pandemia e il mondo dei potenti è andato avanti come se niente di grave stesse accadendo, anzi. Anzi. Ne ha colto l’occasione per ampliare il proprio status; abituati a svolgere il loro ruolo nei sottoboschi finanziari, hanno continuato a manovrare l’Economia ad esclusivo vantaggio di pochi, incuranti delle problematiche tragiche che si sono diffuse in tutto il pianeta, preoccupati di far prevalere i loro interessi. Hanno contribuito a costruire anche mediaticamente un miscuglio di terrore e speranza, consolando ed illudendo la gente, attraverso messaggi contraddittori che hanno prodotto confusione e sbandamento diffuso, creando volontariamente occasioni di ribellione, anche attraverso le voci del dissenso sanitario degli stessi No Vax, strumenti inconsapevoli quanto e più dei tanti che hanno considerato necessaria l’adesione alla campagna di vaccinazione sin dal primo momento.

Chi scrive – quanto ai vaccini – pur avendo un’età anziana (va per i 75) non aveva fino all’anno 2020 mai fatto l’antinfluenzale, pur avendo uno stile di vita sociale intenso. Ma non appena si è palesata la pandemia, prima che ci fossero i vaccini per il Covid ha chiesto al suo dottore di potersi vaccinare contro l’influenza.

Questo è un inciso, soltanto per procedere su una riflessione che è partita con una formulazione “paradistopica” convintamente pessimistica rispetto ai destini dell’umanità. Troppi sono i segnali del malessere che il nostro Pianeta sta lanciando da qualche tempo in qua ed uno di questi è di certo la pandemia. In realtà la Terra ha subìto già nei millenni passati alcune mega tragedie, a partire dalle distruzioni causate da cadute di metoriti o da eruzioni catastrofiche oppure dal Diluvio Universale, di cui parla la Bibbia, o dall’eruzione di Santorini, che sembrò causare la fine della civiltà minoica. Di certo la Terra ha subìto molte trasformazioni, visto che sulle Alpi si trovano residui marini. Le glaciazioni e l’inaridimento dei suoli hanno costretto popoli a errare lungo le linee verticali dei meridiani terrestri. Con quel che sta accadendo ora, penso che la maggior parte, complice proprio tutto quello che ho scritto nei giorni scorsi e qui vado precisando, ripetendolo in qualche modo, pensi che sia utile rintanarsi nei propri limiti e attendere che il peggio possa passare. Chi lo può fare senza avere danni, in primo luogo, di tipo economico?  Siamo di nuovo dunque a trattare della differenza di “classe”, che assegna ad una parte minoritaria migliori condizioni anche per fronteggiare la pandemia ed i suoi contraccolpi economici e sociali.

Ai No Vax ai quali ho concesso un vantaggio nelle righe iniziali di questo post riservo nella parte finale una critica doverosa; in definitiva loro che credono di essere eroi e rivoluzionari sono i più borghesi difensori dei potenti, cui rivolgono critiche dure, ma non fanno altro che far crescere il loro Potere, condizionando l’andamento di una pandemia che, se arginata con i vaccini (a conti fatti, si immaginano come sarebbe il “nostro” mondo senza quei prodotti?), che sono per ora l’unica possbile barriera al virus più aggressivo, potrebbe essere sconfitta.

…3…

25 Novembre – I CONTI NON TORNA(VA)NO – parte 32 per la parte 31 vedi 18 novembre

Nella parte 31 si è conclusa la riunione congiunta delle Commissioni Istruzione e Cultura del Comune di Prato del 18 dicembre 1998 dedicata al tema del “Dimensionamento degli istituti scolastici medi superiori”. In chiusura di essa, il Presidente Chiarugi aveva ritenuto “necessario un approfondimento dei problemi e quindi propone che si tenga una discussione in tempi rapidi in Consiglio comunale”.

Il giorno dopo sono io (ricordo che ero Consigliere Comunale nei Ds) ad inviare un Comunicato alla Stampa che qui di seguito riporto:

“Tutti i presenti all’incontro delle due Commissioni Scuola di Comune e Provincia hanno potuto capire che le ipotesi presentate dall’Assessore Cardillo Cardillo sul dimensionamento non erano condivise dalla maggior parte dei rappresentanti politici, alcuni dei quali (forse troppi) sentivano per la prima volta alcune questioni. Questo è davvero scandaloso e vergognoso. Io chiedo maggiori garanzie ed accuso politicamente l’Assessore Cardillo di pressappochismo e superficialità: questo soltanto perché ancora una volta mi rifiuto di credere che dietro tutto questo ci sia una vera e propria manovra: si è sentito parlare di un “SUPERMANAGER” che dovrebbe coordinare un Polo Tecnico che risorgerebbe, dopo essere stato affossato da tutti gli interlocutori, come l’Araba Fenice. C’é più di qualcosa che non torna nei conti: l’ultima é la pretesa, espressa anche ad esponenti istituzionali da alcuni docenti del “Copernico”, che certamente non parlavano a titolo personale, di trasferirsi al più presto nel solo luogo per loro possibile: il “Dagomari”. Questo è inaccettabile ed è una ragione di più per farci continuare a lottare, non tanto per il nostro territorio, quanto veramente (mi sembra retorico ma è così) per la democrazia e la libertà. Comincio ad essere preoccupato davvero, non tanto per le sorti della mia scuola, ma per quel che significa tutta questa faccenda che si va facendo sempre meno chiara. Faccio un appello a tutte le forze sociali, politiche ed economiche di questa città, faccio un appello ai parlamentari, ai sindaci e ai consigli comunali della provincia affinché si mobilitino per evitare questa ingiustizia. Il “Dagomari” non va spostato perché sta bene dove si trova e per mille altre ragioni che in questi mesi abbiamo spiegato. Bisogna cercare alternative possibili: si è fatto troppo poco finora. Ora bisogna cercare di fare qualcosa di più.

Giuseppe Maddaluno

La discussione in Consiglio comunale viene dunque calendarizzata per il 22 dicembre 1998. Nell’imminenza di questa, due Istituti medi superiori della città, quelli maggiormente coinvolti, in modo però ben diverso, intervengono nel dibattito pubblico cittadino. Gli istituti sono il Liceo “Copernico” e l’ITC “Paolo Dagomari”. Al primo è stata destinata la sede del secondo; a quest’ultimo uno spazio molto distante da quello in cui si trova e per giunta estremamente diverso, molto più piccolo ed inadeguato non solo per il legittimo mantenimento dello “stato attuale” ma anche e soprattutto per uno sviluppo della sua offerta formativa.

Molto diverse e significativamente distintive sono le reazioni. Da parte del Liceo “Copernico” c’è un fuoco di fila di tutte le categorie (insegnanti, genitori, studenti) e gli appelli vengono rivolti a tutta una serie di eccellenze amministrative e politiche. Da parte del “Dagomari” l’appello viene inviato “agli operai della Provincia di Prato”, riconosciuti come ex studenti, genitori, parenti dei loro allievi.

…32…

24 novembre – LE STORIE 2008/2009 e 2013/2014 – 13 – lunedì 8, martedì 9 e mercoledì 10 dicembre 2008 vedi file PER BLOG

Breve preambolo In relazione a quel che scrivevo ieri sulla Democrazia e la sua negazione attraverso la ricerca di un unanimismo di facciata, molto importante sarebbe per tutti ricordare quel che accadde nel 2008/2009 ricorrendo ai documenti che vado pubblicando (oggi è il tredicesimo post dedicato a quelLE STORIE)

l’8 dicembre 2008 un caro compagno scriveva “Cari amici, stavo riflettendo su alcune voci che danno per certe le primarie “di coalizione”, addirittura ho sentito parlare di un confronto Abati – Mezzacappa, e sull’eventuale comportamento che dovranno …
… chiediamo di raccogliere le firme oltre che fra i componenti della Direzione, fra gli iscritti , come previsto dallo statuto. Mi farebbe piacere una vostra opinione per capire come muoverci. ”
Francesco

Da parte mia avevo ricevuto una mail da parte di un altro caro compagno della Sinistra e il 9 dicembre scrivevo

Vi inoltro il “sostegno” di un veterocomunistalaico (lo dice lui stesso) ma, vi assicuro, lo considero sincero, perchè ne avevamo parlato insieme nei giorni precedenti alla “disponibilità” di Massimo.

Buona giornata. Giuseppe

Caro Giuseppe, al  momento che “confermo” la tua e mail, la macchina mi dice che è impossibile inviare conferma di ricevuta. Allora ho pensato   di copiare L’indirizzo e fare un  “invia a “. Vediamo se funziona. Magari dammi conferma di ricevuta.

In merito a Carlesi, credo che sia una buona candidatura. L’unica possibile oggi per Prato. In tutta onestà non riesco a vederne altre. Carlesi è una persona che stimo e apprezzo molto per la sua correttezza e le sue capacità, anche se poi non è esattamente in sintonia con il mio pensiero di “veterocomunistalaico”. Cosciente delle difficoltà che lo aspettano sia nelle primarie che in seguito ad un’auspicabile elezione a sindaco, porgo il mio “In bocca al lupo” e, nei limiti delle mie possibilità anche  il mio appoggio

R. C. (nome e cognome sono criptati ma la mail in oggetto è in mio possesso diretto)

Lo stesso giorno in un commento mi riaggancio ai giochi di corridoio in corso (in realtà il riferimento a Panerati è collegato al fatto che egli era tra i candidati possibili per la Provincia e quindi aveva bisogno di “voti” interni, che a quel punto però scarseggiavano essendo tutti, o quasi, già confluiti altrove. Mi pervenivano messaggi del tipo: ” …ciao giuseppe, mi viene la richiesta di far firmare la candidatura di Panerati, a Salvatore e se possibile anche ad altri, giulia p. ad esempio, nell’ottica di un possibile e futuro contatto mi …

In effetti vi potrebbero essere degli scambi di favore, perché anche Panerati ha bisogno di firme. E’ una situazione assurda; ed anche di questo ha responsabilità la Segretaria e tutta la Segreteria che riteneva di poter gestire a suo piacimento la situazione. Comunque vada dovrebbero “pagare” questo stallo della democrazia cui ci hanno costretto.

Ciao.  Giuseppe

Il 10 dicembre scrivo al Comitato per Massimo Carlesi questa mail:

Stamattina mi ha cercato S. B. dichiarando la sua disponibilità a firmare per Massimo. Stasera probabilmente verrà a Cafaggio o perlomeno la vedrò io prima a S. Lorenzo a Pizzidimonte dove si terrà il primo Concerto delle Natalogie dell’Est.

A stasera: vi ripeto che arriverò in ritardo. Se c’è un buon numero di persone, assisterò al primo brano e verrò. Se tuttavia come spesso accade ci sono poche presenze verrò via al termine. Vi saluto.

Giuseppe Maddaluno

…13…

23 novembre – sulla Democrazia ed alcune applicazioni – un preambolo ed un primo approccio IN DEMOCRAZIA l’UNANIMISMO non è un valore parte 1

sulla Democrazia ed alcune applicazioni un preambolo ed un primo approccio – IN DEMOCRAZIA l’UNANIMISMO non è un valore parte 1

Un preambolo –    Con l’avanzare dell’età si accumulano, grazie alle esperienze non sempre positive ma nemmeno del tutto negative (il “saggio” suggerisce che da qualsiasi evento si impara qualcosa: si può imparare, avendo la capacità di non lasciarsi corrompere dalle ambizioni), si sommano – come annunciavo – conoscenze che ti consentono di mantenere una certa equidistanza e provare a formulare concetti validi per tutti coloro che vorranno prenderli in considerazione.

La conoscenza della Letteratura nell’accezione più ampia del “termine” consente anche di poter avere dei punti di riferimento. Ed è con questi “amici” della mia vita che vado districandomi nei meandri delle problematiche, anche quelle più “basse”, nella gerarchia della loro rilevanza, da quelle locali a quelle nazionali.

Esprimerò concetti che appariranno di certo banali, ma mi piace sempre ricordare, a coloro che vorranno avvalersi di tale concezione per contrapporsi con altrettanta facilità alle riflessioni che farò, la storiella degli “Abiti nuovi dell’Imperatore” e della funzione del “bimbo” che ingenuamente osserva una realtà che ad altri, tanti e troppi, sfugge.

Osservando una “realtà” contingente, mi viene da avanzare delle tesi su alcuni aspetti della “Democrazia” applicata. In qualsiasi forma associativa, ricreativa, culturale, economica e politica, coesistono – pur se inserite all’interno di un babaglio comune di valori – opinioni e pensieri molto spesso diversissimi tra loro; nondimeno esistono ambizioni diffuse tra i vari soggetti che partecipano alla costituzione di quel nucleo associativo, anche esse assai diverse e degne di essere prese in considerazione. Accade sia nei piccoli nuclei associativi così come in quelli medi e grandi, come possono essere le formazioni politiche a tutti i livelli. Dalla loro fondazione in poi, di tanto in tanto, si svolgono i Congressi per stabilire i ruoli apicali sia di Governo che di Controllo all’interno del perimetro associativo, composto dalle persone iscritte in tempi e con modalità previste da Regolamenti interni. Più grandi sono i contenitori più facilmente diverse sono le idee che si confrontano. Ovviamente, lo ripeto, a scanso di equivoci, vado riferendomi a contesti “democratici” laddove il confronto tra “diversi” pur appartenenti ad uno stesso gruppo può anche creare uno scontro dialettico veemente, sfociando poi però in una soluzione che, tenendo conto delle differenze, vada ad operare un’unità di intenti finale.   Se tuttavia il confronto-scontro non viene realizzato in modo aperto ma finisce per svolgersi nel chiuso delle piccole stanze, definendosi solo nelle spartizioni correntizie e prefigurando un unanimismo di facciata, la funzione della Democrazia viene ad essere negata, calpestata in nome di interessi molto parziali pur se interni a quelli “comuni” dei Gruppi di Potere. Peraltro quando si arriva ad accordi poco più che “segreti” (che sono ignorati dalla stragrande maggioranza dei partecipanti) si evidenza anche l’assenza di “coraggio” nel pronunciare le idee di ciascuno dei vari contendenti. E in definitiva si ha un’ “impasse” progettuale, che – neutralizzando di fatto i processi progressivi, quelli che possono condurre ad una più coerente applicazione dei progetti costitutivi – non consente di produrre azioni positive sui vari territori di competenza.

…1…

18 novembre – I CONTI NON TORNA(VA)NO parte 31 – per la parte 30 vedi 16 ottobre

I CONTI NON TORNA(VA)NO parte 31 – per la parte 30 vedi 16 ottobre

Interviene poi la consigliera provinciale Luciana Galeotti che “Dichiara di condividere le proposte avanzate dall’assessore Cardillo e sostiene che se esse sono basate su un concetto di qualità sono valide anche se, purtroppo, scontentano qualcuno.” Subito dopo alle ore 21.25 esce.

A questo punto interviene il Presidente della Commissione Scuole e Cultura del Comune di Prato, Massimo Chiarugi che “Sottolinea il fatto che si è discusso poco di scuola dell’obbligo forse perché non ci sono problemi e, pur affermando che è stato fatto un lavoro egregio, esprime preoccupazione per questa carenza di dibattito. Riguardo agli istituti superiori, ritiene positivo il livello culturale della discussione ma fa osservare che essa verte solo sui problemi pratici il che farebbe pensare che se tutto andasse bene si riscontrerebbe la stessa carenza di dibattito circa la scuola dell’obbligo. Venendo al merito si dichiara contrario all’ipotesi del consigliere Monzali che vorrebbe ridimensionamento forzato del Copernico mentre, al contrario, ritiene che la soluzione debba essere quella di far rientrare il Liceo Classico di via Baldanzi all’interno del Convitto Cicognini. Afferma che, a livello politico, occorra fare tutti gli sforzi per rendere praticabile questa soluzione unitamente alla conferma del polo scolastico di via Reggiana, tenendo presente, tuttavia, tutti i problemi urbanistici e di traffico che ne conseguono. Chiede se la scadenza del 31.12 è ultimativa, dopo la quale la scelta potrebbe essere fatta in modo autonomo dallo stesso Provveditorato, o se ci sono margini di tempo. In quest’ultimo caso ritiene opportuno prendere tempo per adottare una decisione; in caso contrario propone di fare ora un dimensionamento provvisorio che non precluda una successiva ottimizzazione.” interviene la consigliera comunale Teresa Zucchi che “Ritiene giusto aumentare, dal punto di vista qualitativo, l’offerta formativa rivolta agli studenti e ne spiega ampiamente le ragioni. Circa i problemi emersi per gli istituti superiori, ritiene utile un ampliamento ed un approfondimento del dibattito, anche con una discussione in Consiglio comunale.”

Prende la parola l’Assessore alla Istruzione della Provincia di Prato, Gerardina Cardillo che “Esprime apprezzamento per lo sforzo che i consiglieri hanno fatto di capire e conoscere le questioni. Ricorda che sui problemi in discussione si è lavorato fin dal giugno scorso con continui confronti e approfondimenti. Sottolinea il fatto che tutte le proposte emerse sono già state discusse e vagliate come, ad esempio, quella cui ha accennato il consigliere Chiarugi relativa al Convitto Cicognini la quale, peraltro, non è praticabile perché i convitti sono soggetti a normativa diversa. Assicura, comunque, che le varie ipotesi sono state tutte prese in considerazione attentamente e mai si è scelto a priori di privilegiare alcune esigenze a scapito di altre. Conferma che il piano di dimensionamento va approvato entro il 31.12 altrimenti è il Provveditorato a scegliere e ribadisce che la scelta del Polo scolastico va attuata.”

Alle ore 22.25 esce la consigliera comunale Anna Rita Rossi.

Interviene l’Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Prato, Rita Frosini che “Conferma che il lavoro relativo alla scuola dell’obbligo è stato più semplice e avverte che, comunque, occorre fare delle scelte ben precise poiché tra non molto muterà il quadro di riferimento e ci ritroveremo una scuola del tutto diversa. Si dice convinta che c’è la necessità di rasserenare gli animi e, del pari, apprezzare il lavoro attento e preciso svolta dalla Provincia.”

Il Presidente della Commissione, Massimo Chiarugi, vista l’ora ormai tarda (22.35) interviene traendo delle provvisorie conclusioni: “Reputa necessario un approfondimento dei problemi e quindi propone che si tenga una discussione in tempi rapidi in Consiglio comunale, in occasione della quale ritiene opportuno invitare anche l’Assessore Cardillo.”

L’Assessore Cardillo “Si dichiara disponibile a partecipare alla seduta del Consiglio comunale.”

TUTTI I PRESENTI CONCORDANO CON LA PROPOSTA DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE, MASSIMO CHIARUGI

il quale, non essendoci altre richieste di intervento, dichiara chiusa la seduta.

LA SEDUTA TERMINA ALLE ORE 22.45

Il presente verbale è stato approvato nella seduta del 14 aprile 1999

Firme del segretario verbalizzante e del Presidente della Commissione

16 novembre 2021 – parte 12 – LE STORIE 2008/2009 e 2013/2014

16 novembre 2021 – parte 12 – LE STORIE 2008/2009 e 2013/2014

continua la pubblicazione di una serie di documenti collegati alle vicende che nel 2009 portarono la città di Prato ad essere amministrata dalla Destra

8 dicembre

Cara Tina

ti giro la lettera inviata alla Stampa l’altro giorno da un gruppo di cittadine\i. Fra l’altro l’ho raccolta dal sito di Municipio Verde di Prato che ha dato un giudizio esaltante della candidatura Carlesi.

Ti saluto. Giuseppe

PER NOI è una bella notizia. Siamo cittadini che conoscono Massimo Carlesi da tanto tempo. Siamo (e siamo stati) cittadini sempre solleciti e in primo piano quando sono in discussione argomenti e scelte importanti per il futuro della nostra città. Abbiamo avuto anche confronti vivaci con l’amministratore di ieri; confronti da cui magari qualche volta ognuno è uscito mantenendo le proprie idee. Sempre però abbiamo avvertito la correttezza e la dignità dell’uomo che mutuava in modo semplice a chi aveva di fronte lealtà e rispetto. E allora ben tornato Massimo Carlesi, bentornato in questo momento difficile per la vita della nostra città. Ricordiamo con tristezza quando fosti costretto ad abbandonare il tuo impegno di assessore da gravi motivi di salute cui non giovò certo l’ “aria” che eri costretto a respirare in giunta. Ti auguriamo, ci auguriamo per te, per noi e soprattutto per Prato che tu possa tagliare per primo il traguardo.

seguono numerose firme che ometto per privacy

Ecco un nuovo esempio di come veniva interpretata la candidatura di Massimo Carlesi

Carissima Tina, carissimi Massimo e Francesco

vi inoltro la mail che mi ha inviato Banchini. E’ la dimostrazione che esiste un altro PD, fuori da via Carraia e da via del Melograno che viaggia sulle spalle della “gente comune” della “società civile”. Come potete ben comprendere, mi impegnerò a far prevalere i secondi sui primi perchè chi ha lavorato come noi in questi anni possa vedere realizzarsi il Progetto del PD e non …. quello della P2.

Scusate l’azzardo! ma sono o non sono un “rivoluzionario”?

Giuseppe Maddaluno

Ciao: ho letto l’opinione di N***** O**** e la trovo assai condivisibile, avendo oltretutto salutato come una “good news” la decisione di Massimo Carlesi. Mi siano però consentite due valutazioni che sottopongo in spirito assolutamente costruttivo. In primo luogo nessuno – né iscritto né simpatizzante né … non antipatizzante del piddì – può dimenticare la tristissima, quasi umoristica che ci fosse qualcosa da ridere, vicenda del sondaggio in salsa pratese. La candidatura del presidente Consiag (e meno male – ripeto – è sceso in campo Carlesi) è la riprova di quanto strumentale e pilotato sia stato il famoso sondaggio (che nessuno ha ancora visto e che nessuno vedrà mai nella sua interezza). Si voleva/doveva far fuori Romagnoli, si aveva già in mente Abati (anche perché così c’è una importante “casella” di potere effettivo da riempire, una casella considerata dal piddì “cosa nostra”) e ci si è letteralmente inventati la scusa del sondaggio nonché una gestione così impasticcata da far dubitare sulla sobrietà (da alcool, da sostanze, da potere) dei dirigenti del piddì pratese e toscano.

Ma così una intera classe dirigente ha mostrato, ai cittadini e agli elettori pratesi e non solo, il suo grande limite. Culturale prima e politico subito dopo.

L’ultima cosa da fare sarebbe dimenticarsi tutta la vicenda, far finta di nulla, sperare che il tempo cancelli il ricordo di una così evidente mediocrità.

In secondo luogo, a questo punto – dopo le incredibili vicende fiorentine, ma anche a Pistoia non è che stiano meglio, nè nel resto d’Italia – mi pare proprio dimostrato che il metodo delle primarie non è quello giusto per selezionare la classe politica. Almeno in Italia. So che molti ci credono, alle primarie, ma a me pare semplicemente sbagliato scimmiottare altre realtà e altre culture. Bisognerà trovare altre soluzioni e, con molta probabilità, anche altri contenitori politici per una politica sempre più necessaria ma sempre meno interpretabile con strumenti di cesarismo populistico o di populismo cesaristico. Se devo essere sincero, a me pare che il piddì – se doveva essere una speranza – si sia già trasformato nella tomba di questa speranza.

La prima cosa da fare, per questo piddì toscano, sarebbe cambiare rotta sulla legge elettorale in Regione restituendo ai cittadini (altro che primarie !!!) il diritto e la responsabilità di indicare un nominativo nella scheda e facendo tornare il Consiglio Regionale nella condizione di normalità istituzionale (un consiglio di eletti dal popolo, non di scelti dalla segreterie).

Non a caso il modello elettorale toscano è sempre tirato in ballo dalla destra di Berlusconi impegnata a togliere le preferenze anche dalla prossima legge nazionale per le europee. Pensate, per fare un solo esempio, al paradosso: due giorni fa il mitico Leonardo Domenici spergiurò che avrebbe lasciato “la” politica”, ieri che avrebbe lasciato “una certa politica”, oggi lo leggiamo disponibile a candidarsi per un seggio alle Europee.

Allucinante! Ma allucinante a maggior ragione se a noi elettori fosse tolto il diritto di scegliere uno o più nomi dalla lista elettorale. Non trovate?

Mauro Banchini

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11 novembre – IDEE IN CIRCOLO – block notes

IDEE IN CIRCOLO – block notes – secondo blocco Le parrocchie – Gli Enti caritatevoli – Le Scuole… e molto altro

In questo ultimo periodo non è stato semplice affrontare la crisi che si è in realtà sovrapposta alla di già grave condizione generale della società. Un ruolo importante è da sempre stato svolto dalla Chiesa e dalle sue organizzazioni  dislocate sui territori. Il numero delle persone e delle famiglie bisognose di assistenza, di sostegno morale e materiale è cresciuto a dismisura e le difficoltà di potersi interfacciare con coloro che riuscivano anche a contribuire efficacemente nella raccolta e nella distribuzione di beni, non solo quelli di prima necessità, ma anche di parole confortevoli e generatrici di conforto, e di rapporti umani, hanno creato ulteriori problemi sociali.

Un’Associazione che abbia tra i suoi obiettivi la volontà di rendere più vivibile, accogliente e solidale il proprio territorio deve promuovere la condivisione – la più larga possibile –  delle problematiche che esistono, quelle pregresse e quelle create in questo periodo, attraverso l’ascolto attento delle esperienze che hanno accumulato le varie organizzazioni che si muovono in quegli ambiti. Allo stesso tempo bisogna dichiarare la propria disponibilità, sollecitando la partecipazione di tutti.

Per questi motivi, Idee in Circolo chiederà agli organismi ecclesiatici ed alle associazioni che si occupano di giustizia sociale, a partire dalla difesa e sostegno delle persone svantaggiate, di farsi promotrici di stimoli anche con le istituzioni civili affinchè prendano in carico ciò che attiene alle loro specifiche responsabilità. L’Associazione si impegnerà, laddove necessario, a mettere insieme le diverse risorse umane, partecipando direttamente anche ai progetti che altre Associazioni, altre organizzazioni pubbliche o private vorranno proporre per migliorare le condizioni degli abitanti di San Paolo; opererà anche a fianco di chi vorrà impegnarsi a portare avanti una ricognizione, la più attuale, dei bisogni e parteciperà a costruire concreti progetti basati sulla solidarietà di vicinanza e di comunità.

Oltre all’Associazionismo culturale e sociale e gli organismi di tipo caritatevole, particolarmente collegate alla Chiesa cattolica, altro punto di riferimento saranno le Scuole, in primo luogo quelle primarie, pubbliche e private. Abbiamo già avvicinato alcune figure nel mentre alcuni di noi organizzavano un incontro pubblico sulla Scuola, partendo da un importante contributo svolto da un numero considerevole di rappresentanti a livello nazionale per conto del Partito “Possibile”. Molti sono i temi su cui avvieremo le nostre riflessioni: in primo luogo la rilevanza che ha sul nostro territorio la multiculturalità e la grande difficoltà che hanno gli operatori scolastici a fronteggiarla; in secondo luogo la carenza cronica di “spazi” vitali per lo studio, sia dentro che fuori dalle stanze scolastiche, e per un ampliamento moderno, al passo dei tempi, dell’offerta formativa, da poter proporre anche sotto forma di LifeLong Learning, vale a dire “educazione permanente” rivolta soprattutto ai dinosauri digitali. In modo più ampio bisogna interrogarsi sul livello altissimo di dispersione ed abbandono che certamente coinvolge in modo più consistente i giovani che risiedono su questo territorio.

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