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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

questo fu la parte riservata all’intervento di Sabrina Pratesi

E dire che ce l’abbiamo con tutti è vero, perché anche i Gruppi degli amministratori locali viaggiano in modo separato ma, con un’ aggettivazione ironica, “molto articolato e diverso”. Troppi negli ultimi tempi scelgono modalità personalistiche preferendo il palcoscenico della Stampa locale alle Assemblee deputate al confronto.
Non è un caso, dunque, che si vada assistendo negli ultimi mesi ad una congerie di candidature per le prossime occasioni che presentano all’opinione pubblica un Partito che non ha come obiettivi la buona Politica, un Programma che contribuisca a rendere meno difficili le condizioni dei pratesi, ma l’acquisizione di prestigio personale da parte di alcuni. Non ne abbiamo proprio bisogno.
Il nostro parere sarebbe che un candidato debba emergere dalla discussione sui programmi e non essere catapultato preventivamente sulla scena semplicemente per la bella faccia che ha. Non ci convincono neanche, e qui chiudiamo, le ventilate ipotesi da parte di alcuni di dare vita a “liste civiche” a meno che questo non sia un “punto di arrivo” condiviso e frutto del dibattito programmatico.
Di fronte a questo quadro sconfortante vi sono però centinaia di semplici militanti che ancora credono in questo Partito e che costituiscono l’ossatura forte dalla quale ripartire: sono le risorse fondamentali su cui poter contare; sono le persone come noi che chiedono solo che vengano messe da parte le divisioni e che si faccia fronte comune contro gli avversari che non sono i nostri amici ed i nostri compagni.
Negli ultimi tempi probabilmente acuiti dalla crisi che morde un po’ tutti ma colpisce maggiormente chi è più debole sono emersi come un problema da affrontare con maggiore urgenza i temi cosiddetti dell’etica e della trasparenza; alcuni di noi ne hanno parlato sin dalla fase genetica del Partito Democratico altri ne hanno parlato da molto prima altri ancora hanno ritirato fuori queste problematiche da poco. Il fatto è che non si può oggi fingere che non esistano motivi validi, a prescindere dagli “scandali” (alcuni dei quali coinvolgenti anche esponenti a noi a vario modo collegabili), per affrontare la questione dei “rimborsi elettorali” (ed il Partito Democratico ha già risposto) e del modo con cui dovrebbe essere finanziato un Partito. Su questo ovviamente siamo convinti che vadano esaminati e discussi i Bilanci per verificare in modo serio e corretto oltre che rigoroso i motivi per cui, anche a Prato, non si riesca ad avere un Bilancio attivo o perlomeno con perdite minime. Noi abbiamo un’idea sul perché e non mancheremo di esplicitarla nel rispetto delle competenze degli organismi statutari. In ogni caso abbiamo aderito al documento che è stato preparato da alcuni dirigenti fiorentini ed è stato diffuso sul web; alcuni degli estensori come abbiamo detto nell’introduzione sono qui con noi e ne parleranno (il loro documento si intitola “Etica e trasparenza); abbiamo altresì dato il nostro apporto alla elaborazione di un Documento sugli stessi temi redatto qui a Prato e presentato alla Segreteria provinciale.

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Mentre Sabrina interviene sul display appaiono le parole del testo della canzone accompagnate solo dalla “base” musicale

L’assenza (Fiorella Mannoia)

(P.Fabrizi)

Sarai distante o sarai vicino
sarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c’è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell’assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un’antica danza
Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C’è solo un posto dove puoi tornare
c’è solo un cuore dove puoi stare

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – seconda parte (dopo il Preambolo)

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – seconda parte (dopo il Preambolo)

Un Blog ha un senso sia quando chi lo conduce esprime le sue caratteristiche, produce testi originali narrativi o pre-narrativi o ancora metanarrativi, sia quando ci si inoltra in riflessioni sociopolitiche legate al tempo che si vive sia quando ci si affida alle onde della memoria soprattutto quella locale e personale, intendendo riferirsi ad esperienze vissute nel corso degli anni, allo scopo di non ridurle nel grande buglione dell’oblio.

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2.
La vicenda “San Paolo” porta il segno di tali scontri e divisioni. Non fu per niente facile avviare il procedimento per la nascita del nuovo Circolo, anche per il fatto che la stragrande maggioranza, la totalità assoluta dei proponenti aveva sostenuto convintamente Massimo Carlesi, candidato “popolare” alla carica di Sindaco nelle Primarie del Partito Democratico, mentre sul territorio agiva un altro Circolo PD che aveva sostenuto il candidato dell’apparato, Paolo Abati. Noi dunque eravamo stati “eretici” e lo rimanevamo anche dopo la sconfitta del 2009, forse anche a noi addebitata in quota parte, minima. Si assisteva ad un’anomalia, che oggi sono portato a considerare “congenita” (anche in questo tempo, come allora dopo una sonora sconfessione dell’apparato, dopo la vittoria “popolare” nelle Primarie aperte ad elettrici ed elettori non solo iscritte/i, della nuova linea Zingaretti, la Segreteria “renziana” ha voluto mantenere una maggioranza illegittima), con la Segreteria sonoramente sconfitta che tuttavia non si schiodava da via Carbonaia. Chiaramente chi decideva non era favorevole alla nostra richiesta.
Trascorsero alcuni mesi durante i quali l’apparato fece melina, frapponendo ostacoli inimmaginabili in un consesso democratico.
Nel 2010 ci fu però un Congresso e noi di via Cilea sostenemmo in maggioranza Ilaria Bugetti preferendola al candidato che aveva i favori del gruppo più forte, Stefano Ciuoffo. Anche in questo caso la nostra candidata prevalse e divenne Segretaria provinciale.
Il percorso per il nostro riconoscimento fu facilitato anche se le difficoltà non furono poche. A fine aprile del 2011 potemmo così annunciare in un Comunicato stampa l’avvio del procedimento fondativo del nuovo Circolo.

COMUNICATO STAMPA

PRATO 04.05.2011 (c.b.) Un nuovo circolo del Partito democratico a San Paolo: tutti d’accordo per l’avvio del percorso costituente. La decisione è stata presentata ieri dalla Segreteria Provinciale del PD al coordinamento del circolo Borgonuovo-San Paolo, ed è stata messa a punto una road-map finalizzata alla nascita del nuovo Circolo.
Si tratterà di un “percorso costituente” che vuole essere nelle intenzioni dei proponenti del nuovo Circolo “un vero valore aggiunto nel quartiere, capace anche di coprire una più vasta area territoriale e di lavorare anche al recupero di iscritti oltre a nuove adesioni al Partito in tutto il territorio”.
Per l’apertura del nuovo circolo di San Paolo in via Cilea presso il Circolo ARCI, i “promotori” in questa fase costituiranno un Coordinamento pro-tempore nominando un responsabile (portavoce).
La fase transitoria sarà chiusa in ottobre con il voto formale dell’Assemblea provinciale del Pd. Da quel momento in poi sarà attiva una nuova suddivisione territoriale sulla quale incidere con la propria attività politica in netta autonomia dei due Circoli.

«Sono molto soddisfatta per l’accordo raggiunto – commenta la segretaria provinciale Ilaria Bugetti – perché si sono messe le basi per crescere ed allargarsi, non per dividere l’esistente. Sono sicura che i promotori faranno un buon lavoro, in uno spirito di collaborazione con il circolo esistente e, per quanto mi sarà possibile, darò il mio contributo al successo dell’iniziativa, che significa nuovo circolo ma anche consolidamento di quello di Borgonuovo».

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continuo a riprodurre alcuni documenti per la storia politica del territorio – Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO seconda parte

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continuo a riprodurre alcuni documenti per la storia politica del territorio – Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO seconda parte

18 gennaio 2014

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Il Partito non era (e non è ancor oggi, gonfio dei successi effimeri della valanga renziana) in grado di lavorare in tale direzione; il partito non è in grado neanche di produrre una vera e propria sua Piattaforma programmatica a quattro mesi dalla prossima scadenza elettorale. A noi purtroppo sembra che l’onda dell’incultura sia lunga e che difficilmente in questa città riusciremo a riprendere l’egemonia; si parla di “egemonia” perché anche laddove si fosse in grado di vincere non vi sarebbe alcun cambiamento. E’ la Cultura che manca a questa sedicente classe dirigente ed in tutto questo noi che possediamo il senso dei nostri limiti vorremmo far prevalere la ricerca della conoscenza all’ideologia del pragmatismo quotidiano.
Quando Fabrizio Barca ha deciso di intraprendere il suo Viaggio noi avevamo già avviato un percorso di approfondimento di temi con il più ampio coinvolgimento di persone, di associazioni, di forze politiche, sindacali, economiche ed imprenditoriali e l’avevamo chiamata “La Palestra delle Idee”. Il Partito ci guardava (ma questo avveniva anche prima) con un certo sospetto, ci sopportava, sperando che alla fine ci saremmo stancati. Non è accaduto anche se il nostro stato è in una fase precomatosa, nella quale la nostra forza è tendenzialmente “fuori” dal Partito, anche se singolarmente ciascuno deciderà il proprio destino. Quando abbiamo letto la “Memoria” di Fabrizio ci si è aperto un varco ed è stato lì che abbiamo attivato i nostri contatti ed è partito l’invito, raccolto con entusiasmo da Fabrizio e Silvia, ma accolto con enormi sospetti dall’apparato locale con il quale abbiamo dovuto ingaggiare un braccio di ferro inspiegabile a chi poco conosce i meccanismi della Politica.
Dopo quell’incontro siamo andati avanti per un po’ con i vari incontri de “La Palestra delle Idee” riscuotendo grandi consensi in particolre fra gli osservatori esterni alla Politica. In alcuni di questi incontri abbiamo cominciato a discutere con Massimo Bressan, con Betsy Krause, con Roberto Vezzosi; abbiamo attivato un rapporto molto stretto con alcuni altri Circoli, con il Laboratorio di via del Cittadino fatto soprattutto di giovani, come Michele Del Campo, direttore della FIL (che si occupa di Formazione professionale e mercato del Lavoro) e con alcuni rappresentanti di forze politiche minori, come Alessandro Michelozzi. E le discussioni sono state frequenti, assidue e fruttuose dal punto di vista progettuale; anche se negli ultimi mesi abbiamo dovuto pagare lo scotto degli appuntamenti frenetici che la Politica del Partito Democratico ci ha riservato con la congerie di pre-Congressi e Congressi, di Primarie e Secondarie che tutti conosciamo. E si è perso del tempo prezioso per ascoltare e discutere, per analizzare ed approfondire. Sì, tempo prezioso! Anche se vi è una parte dell’apparato che sembra avere l’orticaria quando le si chiede di confrontarsi: hanno già le loro soluzioni, ovverosia i nomi ed i cognomi di coloro che saranno chiamati a comandare.
Ma arriviamo a noi ed a quello che, a prescindere da quale sia il destino di questo Partito e di questa città, noi vorremmo proporre. Innanzitutto il territorio, questo che circonda il Circolo; un’area ben precisa che conosciamo come Macrolotto Zero. E’ un’area caratterizzata da forte connotazione industriale sulla quale aveva puntato grande attenzione Bernardo Secchi con il suo Piano urbanistico del 1996. Abbiamo incontrato il grande urbanista venerdì 10 u.s. in un incontro che rimarrà nella nostra memoria come lezione somma di intervento urbanistico in un’area postindustriale. E forse l’idea di ripartire dall’analisi di quel Piano a quasi venti anni di distanza per lavorare poi su questo nuovo tessuto sfrangiato di rapporti umani vecchi e nuovi non è irrilevante. Noi non vogliamo porci dei limiti troppo vicini; anche per questo non vendiamo a nessuno la nostra proposta in relazione a competizioni elettorali ravvicinate. Costruiremo un Progetto che veda la presenza costante di un nucleo di esperti di vari settori che ci aiutino a comprendere meglio la nostra realtà, coinvolgendo gli stessi abitanti del Quartiere, sia quelli autoctoni che stranieri, con frequenti interviste sia strutturate che libere da registrare in video che conserveremo in un nostro Archivio della Memoria. Il Progetto che è “in fieri” si chiamerà quasi certamente “Quartieri inclusivi” ma ne discuteremo meglio nei prossimi giorni. Gli obiettivi minimi sono quelli di una migliore conoscenza della nostra realtà, ma ci piacerebbe essere in grado di migliorare la condizione di vita “morale” e “civile” di tutti gli abitanti, contribuendo a creare un clima più sereno fra le diverse etnie portandole tutte ad una positiva cointegrazione.

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continuo a riprodurre alcuni documenti per la storia politica del territorio – Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO

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Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO

Tra gli obiettivi che mi sono posto operando su questo Blog c’è quello di riportare molte delle documentazioni su quanto siamo riusciti a fare nei decenni passati – credo di poter essere considerato tra i promotori ed ispiratori di progetti – insieme a tanti altri, come Marzio Gruni, Paolo Giusti, Nicola Verde, Elda Baldacci, Livio Santini (menziono solo una piccola parte non presente nel testo che oggi ripropongo nel suo primo blocco)

La struttura che noi in primo luogo rappresentiamo è un Circolo ARCI (S.Paolo) antico nel quale trova sede un Circolo PD (Sezione Nuova San Paolo) molto giovane (vi era assai prima una sede PCI, poi PDS e poi ancora DS) ma solo da poco più di due anni si è costituito un Gruppo di persone di varia provenienza culturale ed anche territoriale con l’obiettivo di lavorare su questo territorio partendo da una critica severa nei confronti dell’apparato politico tradizionale. L’ansia di rinnovamento espressa ha fatto sì che, all’apparir del Renzi, questo Gruppo fosse accreditato, a prescindere da qualsiasi valutazione, alla sua corte. Ma non poteva essere così, in quanto il nostro obiettivo non era quello di sostituire una leadership vincente ad un’altra perdente ma molto più ambizioso e coerente con i bisogni culturali del territorio.
Questa parte di Prato – zona Ovest, zona Macrolotto Zero, Quartiere di San Paolo – ha vissuto gli anni della crisi del distretto tessile senza più quell’apporto vitale che la Politica era riuscita a dare fino alla fine degli anni Ottanta. Le crisi, che erano state cicliche ed erano state risolte con interventi straordinari dallo Stato, dagli anni Novanta ad oggi hanno prodotto uno sfilacciamento progressivo del rapporto fra Politica e territorio e dei rapporti umani, provocando quel disastro che oggi appare irrisolvibile. Anche se è vero che parlando di Politica il pensiero va a quella della Sinistra e qualcuno potrebbe obiettare che a quella si è andata sostituendo quella della Destra, occorre precisare che la Destra ha solo occupato dei “vuoti” ma non è stata in grado di fornire risposte adeguate per risolvere i drammi, sia quelli che colpiscono gli autoctoni (una congerie di provenienza disparata dal Friuli all’Emilia, alla Campania, alla Sicilia e oltre) sia quelli che riguardano le comunità straniere , in primo luogo quella cinese.
Il nucleo principale del nostro Circolo, prima della sua nascita, è apparso attivo immediatamente dopo la sconfitta del 2009: una sconfitta inattesa ma a conti fatti meritata, perché da anni la Sinistra ed il Centro che la sosteneva avevano smesso di ascoltare in modo diretto i cittadini e si era asserragliata nelle stanze delle Segreterie e nei palazzi centrali senza mai avere la consapevolezza che si era definitivamente rotto quel rapporto di fiducia che fino a pochi anni indietro era comunque il risultato di un lavoro condotto in prima linea dagli amministratori e dai militanti. Su quella sconfitta fino ad oggi il Partito più importante del Centro Sinistra pratese non ha mai voluto fare i conti. In verità quanto accadeva a Prato (dove un gruppo dirigente “giovane” arrogantemente si permetteva di dire, dopo un’analoga sconfitta a Pistoia, che “Prato non era Pistoia”!) avveniva un po’ dappertutto e questo funzionava da “pomata lenitiva” dei dolori politici di tanti di noi. Ma non era sufficiente. Occorreva lavorare, analizzare, studiare, approfondire tanti dei processi che avevano prodotto quel disastro.

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riprendo da un post del 23 marzo 2019 DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 11

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

Mi ero ripromesso di pubblicare su questo mio Blog il testo di un mio libretto preparato in occasione dei 2500 anni dalla fondazione di Dicearchia, nome greco della mia città di provenienza, cioè Puteoli – nome romano – Pozzuoli. Avevo da tempo questa intenzione. Ora, in coda alla mia presenza estiva su questi luoghi della mia infanzia adolescenza e giovinezza, mi appresto a pubblicarlo. Può apparire datato; tuttavia, le problematiche antropologiche e sociali sono peggiorate o perlomeno poco è cambiato, a volte tuttavia in peggio. La mia non è una critica senza dolore; nell’intenzione del giovane che ero esisteva la volontà di un cambiamento in meglio. Tuttavia ritorno alla mia terra e non rilevo miglioramenti nella sua cura. Anche i tanti interventi prodotti potenzialmente  positivi subiscono il degrado antropologico ormai strutturale.

So bene che gli amministratori sono dotati di una volontà propositiva  eccellente; pur tuttavia non riescono per motivi che mi sfuggono a superare le numerose difficoltà che incontrano ed anche alcuni interventi  che avrebbero dovuto e potuto produrre effetti positivi  sono stati poi negletti e disattesi come ad esempio lo spazio antistante l’uscita dal tunnel del tram chiamato Piazza Rione Terra, nel quale peraltro si celebrava la Storia della città, la mia, di Pozzuoli.

Sul mio Blog dall’inizio ho parlato del mio ritorno in questi luoghi che mi hanno visto crescere. Non ho mai accettato di ricevere rimproveri per essermene allontanato che tendevano a ribaltare su coloro che da qui sono partiti la responsabilità del degrado che se non è peggiorato – come io credo –  è di certo rimasto ai livelli precedenti. Non sarei stato in grado di cambiare e forse sarei rimasto invischiato in quei meccanismi antropologici che io critico o mi sarei isolato come è accaduto a qualcuno dei miei amici antichi. Quindi non ho  volontà specifiche  sanzionatorie nei confronti di chi ha amministrato ed amministra e di quella “intellighentia” alla quale avrei potuto essere affiliato.

Dal libretto possiamo comprendere l’entusiasmo di un neofita: nel 1971 avevo 24 anni e la volontà di produrre un cambiamento. Sono andato via da questa città poco dopo per lavoro e quando ne avevo la possibilità non sono ritornato. Non avrei potuto cambiare nulla; ma il mio sguardo mitteleuropeo l’ho potuto costruire rimanendo tra l’Alto Veneto e l’Alta Toscana. Non sono pentito di averlo fatto.

 

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 11

…riprendo questo tema dopo l’ultimo mio post del 23 marzo 2019….

…..Dall’alto del nostro (immaginario) aereo potremmo notare altri laghi (per lo più stagni costieri) nella nostra terra: a nord il lago di Patria, ora sede di competizioni sportive (Olimpiadi 1960); ad ovest il lago del Fusaro fra Cuma e il Monte di Procida, i cui mitili sono ancora riconosciuti fra i migliori della nostra zona; a sud-ovest il Mare Morto fra il Monte di Procida e il Capo Miseno. Altro cratere evidente è la pianura che sorge in una vasta concavità al di sotto e verso l’interno del castello Aragonese di Baia. E’ questo un posto di rara bellezza.
Molte rientranze costiere nascondono crateri, dove la forza delle acque ha corroso o i fenomeni bradisismici evidenti su tutta la zona del litorale flegreo hanno inabissato una parte del ciglio craterico. Luogo di grande interesse è il Capo Miseno anch’esso oggetto di incendi, di speculazioni incontrollate che hanno deturpato irreparabilmente il paesaggio, a difesa del quale si alzarono autorevoli voci.

RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 2 e finale

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RI-PARTIRE (appunti per una ri-partenza) parte 2 e finale

“Un blog non può neanche lontanamente risolvere i problemi ma può denunciarli annunciarli ed avviare una ricognizione, suscitando attenzione e dibattito”

Ognuno ha pensato a rincorrere i propri vantaggi, le proprie rendite di posizione: politici, imprenditori, intellettuali, quelli che avrebbero potuto e non hanno agito, tanti di quelli che oggi ancora sopravvivono a se stessi, complice il vento di rinnovamento ipocrita che sta investendo la nostra società. Non sarà facile modificare quello che oggi vediamo, per cui ne traggono vantaggio “politico” – in netta e chiara malafede – coloro che spingono a scelte estreme come i blitz hollywoodiani con grande utilizzo di mezzi e di uomini, coloro che urlano in modo insensato che “devono andare tutti via” o che “ci hanno portato e ci portano via il lavoro”, coloro che parlano più alla pancia che alle menti. Ed allora mi vengono in mente due film particolarmente significativi anche se non si tratta di “capolavori”; il primo è già chiaro dal titolo: “Un giorno senza messicani”. Eh già, meno male che si tratta di un solo “giorno”, anche perché i poveri americani non ne saprebbero fare a meno, visto che i messicani svolgono in quella città al confine fra gli States ed il Messico lavori molto umili ma altrettanto utili; eppure di questi messicani si dicono le cose peggiori fin quando non ci si rende conto della loro “utilità” fino ad allora mai riconosciuta. L’altro film è “La macchina ammazzacattivi” (1959) di Roberto Rossellini, una sorta di “favola dark nostrana” e lo utilizzo semplicemente per suggerire un sistema risolutivo per eliminare tutti quelli che non ci piacciono, quelli che anche temporaneamente ci disturbano, che sono colpevoli di qualcosa che non riusciamo nemmeno a spiegarci: lo hanno fatto anche in passato, ad esempio, con gli Ebrei, con i disabili, con i rom, con gli omosessuali, con gli oppositori. Che dite? Ci si vuole provare ancora una volta? Forse una sparizione “temporanea” – ma non di un solo giorno – potrebbe servire a togliere il velo che copre il preesistente “degrado” di cui non si vuole essere consapevoli per non assumersene in quota parte le profonde e fondamentali responsabilità.
Noi non pensiamo tuttavia di poter proporre soluzioni ma non vogliamo rinunciare a leggere, studiare, approfondire la realtà che ci circonda sapendo anche che lo facciamo in modo parziale e gravato da forme di ideologismi che si sono andati accumulando nel tempo e che difficilmente potremmo superare senza un “reset” impossibile per ora nel cervello umano. Ad ogni modo è del tutto evidente che il nostro Paese, e con esso la città di cui abbiamo parlato, evidenzia un’arretratezza “culturale” che la sua Storia non merita, anche se tale “gap” è inscritto nella sua Storia. Ne sono prove certe le difficoltà del settore dell’istruzione che ormai non forma più adeguati “quadri” dirigenti e professionisti: i migliori studenti, al termine del loro percorso formativo, frustrati da una costante sottovalutazione del “merito” e da una sopravvalutazione di ben altre doti non sempre significative dal punto di vista delle relative competenze, trovano il loro spazio vitale in altri Paesi, dai quali difficilmente tornano: è questo da anni il vero drammatico “spread” che inficia l’ingente impiego di risorse a fondo perduto. I dati sono di un’evidenza assoluta anche per il settore del Turismo nel quale il nostro Paese potrebbe eccellere, “dovrebbe” eccellere. Ne parleremo ancora in uno dei prossimi interventi.

Giuseppe Maddaluno

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. “What Salvini is saying now is that there are simple answers to complex problems.”

“What Salvini is saying now is that there are simple answers to complex problems.”

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Lo scorso 5 dicembre il New York Times ha pubblicato un lungo reportage su Prato e sulle ragioni per le quali la Lega va acquisendo, pur immeritatamente, larghi consensi.
Per farvene un’idea – forse diversa dalla mia, leggetelo https://www.nytimes.com/2019/12/05/business/italy-china-far-right.html

Il titolo è The Chinese Roots of Italy’s Far-Right Rage

Il sommario è The country’s new politics are often attributed to anger over migrants. But the story begins decades ago, when China first targeted small textile towns.

Una delle frasi, quella di Riccardo Cammelli è

“What Salvini is saying now is that there are simple answers to complex problems.”

E’ la sintesi di quel che accade, che comprende ogni aspetto, ivi compreso il nuovo epifenomeno delle “sardine”: la semplificazione dei temi complessi. Basta urlare “in modo più composto e civile” alcune tematiche per ravvivare le passioni ed avviare forme virtuose? Ne dubito da tempo.

Il quadro che emerge dall’articolo del New York Times è desolante ed indubbiamente spinge chi, come il Sindaco di Prato, è chiamato a rappresentare la città in primissima fila, ad indignarsi nel considerare superficiale e desueta l’analisi. Pur tuttavia non si può non sottolineare che, al di là di ogni fallace percezione, la realtà che quotidianamente noi tocchiamo con mano è deprimente e molto più vicina a quella descritta da Peter S. Goodman ed Emma Bubola. Lo sciovinismo autocelebrativo può essere anche giustificabile ma poi occorre agire di conseguenza ed in questa città nella quale vivo consapevolmente la seconda legislatura di Matteo Biffoni non sembra destinata alla gloria. L’amministrazione è ingessata in un processo di autoreferenzialità insopportabile e larga parte della città non ha avuto rappresentatività ed ascolto. E continua a non averla.
Molto diversamente da quanto scrive il Sindaco su “La Nazione” di oggi 8 dicembre, Prato ha smarrito proprio quella “capacità di essere comunità, di costruire il proprio futuro” e non sembra più “una città forte e coesa”, e forse non lo è da un po’ di tempo in qua, malgrado non siano mancati gli allarmi che parti della Sinistra hanno più volte lanciato in questa direzione.

Joshua Madalon

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UN DOCUMENTO DEL 19 GIUGNO 2003 – TERZA ed ultima PARTE

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UN DOCUMENTO DEL 19 GIUGNO 2003 – TERZA ed ultima PARTE

Questo che segue è un mio intervento su temi che hanno conosciuto una stagione d’oro nella nostra città e che negli ultimi decenni sono stati trascurati. Il disastro che potrebbe derivare da questa negligenza potrebbe essere letale anche per la nostra Democrazia. (J.M.)

Come potete comprendere, vado recuperando la mia memoria con la speranza che non tutto ciò che è stato fatto sia stato inutile.

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Il decentramento delle attività formative sul territorio

3.
Non sembri, quest’ultima, una critica gratuita: è principalmente rivolta a quella straordinaria contraddizione che sono i “Circoli di Studio”, fiore all’occhiello della progettualità europea; come si fa a contemperare la libertà massima istituzionalizzata del concetto stesso di “Circoli di Studio” con la costrittività mortificante della burocrazia degli apparati di controllo amministrativo, che pure sono necessari? E’ una domanda semplice e difficile che purtroppo non attende risposte immediate.
Gli incontri preparatori che si sono svolti principalmente in Biblioteca, ma abbiamo anche utilizzato momenti privati per confrontarci fra un biscottino ed un caffè, sono stati, come sempre accade in queste occasioni, momenti di emissione e di immissione di diverse competenze: se eravamo già ricchi ne siamo emersi più ricchi; perché è in simili occasioni che si percepisce la vera qualità della vita, ed io non posso non ricordare un altro personaggio che ci ha lasciato nel bel mezzo di questa impresa, Eliana Monarca, alla quale tutti noi davvero dobbiamo molto e mi avrebbe fatto molto piacere continuare a lavorare con lei.
Credo che, nel concludere, proprio per significare anche la nostra precisa volontà, debba anche precisare che l’opportunità offertaci da questo Progetto possa servirci da insegnamento, sia considerando i lati positivi sia quelli negativi. Negli ultimi anni, infatti, sono partiti nella città di Prato, per volontà delle Circoscrizioni, alcuni progetti EDA estremamente interessanti; anche laddove non è stato possibile, per varie ragioni, coordinarsi, quei progetti, per la loro validità e per i risultati che hanno dato, sono tappe fondamentali del percorso EDA di tutta la città. Infatti il Coordinamento, così come io lo interpreto deve essere anche luogo, perché non accademico e teorico?, di confronto di esperienze diverse, che possono essere utili per tutti; ed è poi da quel luogo che possono emergere progetti comuni che coinvolgano non necessariamente tutte le Circoscrizioni.
Le Circoscrizioni, in ogni caso, devono essere viste come luoghi centrali essenziali per far emergere la domanda e devono essere, nel settore dell’EDA, dotate di una loro specifica autonomia da esplicare attraverso il Coordinamento. Una precisazione tuttavia va fatta: vedo il Coordinamento non come una struttura a se stante, ma come un luogo nel quale essenziale deve essere il ruolo dell’Assessorato. La richiesta più volte espressa dalle Circoscrizioni di ricevere la delega per questo settore ha valore più di un riconoscimento per il lavoro svolto che di un vero e proprio passaggio di competenze; sarebbe infatti per tutti noi più utile che da parte del Comune cui noi ci riferiamo venisse un impegno a lavorare tutti insieme per costruire progetti comuni come quello per il quale oggi siamo qui, piuttosto che un’elaborazione teorica alla quale poi non segue una vera e propria forte affermazione politica. Se invece ci fossero passate le competenze più come una rinuncia ad occuparsene che una convinta operazione di decentramento, questo creerebbe solo un grave danno al settore dell’Educazione degli Adulti, e nessuno di noi potrebbe volerlo. Piuttosto, non sarebbe un grave delitto se, nel riconoscere praticamente la funzione delle Circoscrizioni, esse fossero rappresentate in modo più diretto all’interno del Comitato locale.
Questo Progetto “Gestire il cambiamento” deve dunque servirci ad andare avanti; l’esperienza dei Circoli di Studio (così come la consimile e pionieristica esperienza della Circoscrizione Sud) è forse l’elemento sul quale continuare a lavorare per il futuro. Per diversi motivi: 1) per il coinvolgimento diretto dei cittadini; 2) per la rivitalizzazione (o il non depauperamento) di alcuni luoghi di incontro e di aggregazione; 3) per la libertà di espressione che emanano; 4) per il forte entusiasmo che questo tipo di situazione crea; 5) per i risultati per struttura specifica sempre inattesi che essi riescono a produrre; 6) per i costi abbastanza esigui che comporta la loro organizzazione e la loro realizzazione. Quest’ultimo aspetto, per chi soprattutto nelle Circoscrizioni opera, è purtroppo centrale: le risorse sono esigue e le necessità aumentano.
Per finire, vorrei auspicare che nei prossimi programmi elettorali di coalizione sia comunali che circoscrizionali (ormai, tanto, come ho detto prima, ci siamo vicini) fosse possibile inserire una parte consistente di vera progettualità dedicata all’EDA; che si avviassero anche accordi e si stilassero convenzioni con le diverse agenzie formative presenti sul territorio per costruire interventi specifici nell’area non formale; che, nei fatti, si riconoscesse alle Circoscrizioni il ruolo specifico che hanno in questo settore.

Prato li 19 giugno 2003
prof. G. Maddaluno
Coord.to Comm.ni Cultura Circoscrizioni

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breve post – Chi è causa del suo mal pianga se stesso

Danza

Chi è causa del suo mal pianga se stesso

La distanza tra gli apparati (grandi, medi e piccoli) politici della Sinistra (nessuno escluso, in quanto tutti sodali a difesa dei propri parchi, giardini, giardinetti, orti ed orticelli) ed il sentire della gente non può essere colmata dal pannicello delle “sardine”. Anche se affollate quelle piazze sono la dimostrazione evidente della sconfitta e della debacle futura. Anche se ci si aggrappa a valori fondativi dell’antifascismo, tutti condivisibilissimi, non rimane altro ed emerge tutta l’incapacità a riprendere un cammino che sia di rinascita. Per mantenere i loro posti, ci si accorda con le lobbies, bypassando totalmente i bisogni primari della gente (in ordine alfabetico quelli che mi vengono in mente sono Ambiente, Casa, Istruzione, Lavoro, Salute). Tutti ormai capiscono che per fare Politica occorrono gli “schei” ma questo impedisce nei fatti di privilegiare gli interessi comuni, a partire da quelli minimi riferiti alla parte più debole. Invece si opera attraverso meccanismi diabolici condizionanti che finiscono per allontanare sempre più le persone dalla Politica: i più deboli, poi, verranno condizionati da ricatti vergognosi in nome di un antifascismo farlocco, che in defintiva serve a coprire le nefandezze politiche alle quali stiamo assistendo.

Joshua Madalon

GLI ESSERI UMANI sono tutti uguali

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GLI ESSERI UMANI sono tutti uguali
di Joshua Madalon

Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio.
Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine.
Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.

(Albert Einstein)

Quando si può, se non piove a dirotto o se fa tanto freddo o c’è un vento forte Gil e Mary escono a piedi anche solo per comprare un pezzo di pane. Non amano i piccoli supermercati vicini e quindi si allungano verso via Pistoiese fino alla Pam.
La giornata di sabato ha già l’aria di festa. Dopo alcune giornate di pioggia incessante c’è un’arietta freschina ma pulita; e non c’è vento. La palazzina dove abitano è impacchettata con impalcature ferrose ricoperte da drappi fatti di plastica tipo canapa per sacchi. Gli operai pur in una giornata semifestiva stanno lavorando a rifinire la base di alcuni balconi prima di procedere con la posa delle piastrelle.
Davanti al bar di fronte alcuni avventori osservano i lavori con il solito interesse dei nullafacenti, mentre sgranocchiano patatine e noccioline per il consueto rito dell’aperitivo. Da un balcone di fronte una giovane signora gentile accenna un saluto, al quale Gil e Mary cordialmente rispondono. Con un sorrisino beffardo rilevano come in modo ben diverso altri, nascondendo la loro maleducazione dietro una presunta timidezza, anche se salutati, sembrano non avvedersi della loro esistenza. Ma la sorpresa è in arrivo lungo il marciapiede che Mary e Gil percorrono.
Prato – quando si andava in giro per il Paese negli anni passati – era nota per il “tessile”, per il “panno”; da qualche anno invece, allorché da pratesi si rivela la loro dimora, “ci sono i cinesi?!” dicono esprimendo l’incapacità ad approfondire altre caratteristiche, come la presenza di luoghi d’arte magnifici, di un Museo dedicato al tessuto, di un Teatro che ha vissuto grandi successi, di un Centro per l’Arte contemporanea unico al mondo per la sua “mission”.
Quando cammini, particolarmente nelle vie di San Paolo, ne incontri di cinesi! Ci sono anche due famiglie nel condominio di Gil e Mary, gente operosa e molto aperta all’Occidente, e non importa se tale ampiezza di vedute sia strumentale nella forma tipica dei “mercanti”.
Non è stato semplice avviare una convivenza condominiale, ma non lo è a prescindere dalle diverse nazionalità: ad esempio, nel contesto di cui si tratta, è più difficile il rapporto tra la gran parte degli altri, autoctoni o comunque immigrati interni come Gil e Mary. Diverse questioni, a partire dal corretto conferimento dei rifiuti, per il quale tuttavia non vi è stata cura da parte dell’ente preposto a tali controlli.
Un raggio di sole illumina lo stretto marciapiede attraverso il sorriso di una piccola bimba, tenuta per mano dalla mamma, che già da qualche metro agitava la manina per mostrarsi a Gil che in realtà era stato distratto da alcuni suoi pensieri e vagava con la mente. Gil infatti se la ritrova direttamente abbarbicata ad una delle sue gambone. Vuole essere sollevata, ricorda Gil di averlo fatto con i propri figli che ora sono molto grandi e, anche se non obesi, pesanti. La solleva e la bimba lo abbraccia come se fosse pratica consueta, quella con un nonno o con uno zio. Sprizza energia attraverso gorgheggi come un uccellino…..
Anche la madre, una giovane ragazza probabilmente abituata ad un contatto non ostile, è sorpresa. Chissà quali siano i suoi pensieri e quali quelli della bimba, si chiede Gil. E’ solo un attimo: sempre sorridente, dopo l’abbraccio si sporge verso la mamma e passa tra le sue braccia. Rivolge il sorriso a Gil dal comodo nido conquistato. Chissà, pensa Gil, che non lo abbia fatto proprio per quel transito furbesco. Ma è proprio bella e gli ricorda la sua bambina. A dire il vero, a Gil ricorda in quello stesso momento un cagnolino che aveva incontrato, condotto dal suo padrone al guinzaglio: non voleva camminare e continuava a piccoli passi con lo sguardo innalzato supplichevole verso il ragazzo, rifiutandosi di procedere. Lo disse a Mary, alla quale tornò in mente subito un altro episodio con un cane di grossa taglia che praticamente si stendeva spiaccicato in un corridoio di un discount. Sorrisero e proseguirono verso il supermercato. La dolcezza degli esseri viventi ha espressioni che li rendono molto simili tra loro. Anche lo sguardo truce di un uomo o quello sprezzante di una donna può assomigliare al ringhio di un doberman.
Camminare a piedi permette di osservare il mondo gli oggetti i condomìni; meglio farlo lentamente senza avere fretta. Mary e Gil passarono attraverso i giardini di via dell’Alberaccio e si diressero verso quelli di via Vivaldi, in fondo. Mary riferendosi agli stranieri che da alcuni anni hanno cominciato ad abitare quei caseggiati si rammentò di una querelle nella quale due famiglie di un contesto complesso di ben dodici condòmini avevano portato in tribunale le altre dieci perché non avevano accettato che in due occasioni all’anno lo spazio comune venisse impegnato in incontri multiculturali coinvolgenti tutto il caseggiato compreso alcune delle famiglie formate da persone di altre nazionalità. Per fortuna, dice Mary, che hanno trovato un buon giudice, un giudice giusto che ha dato loro torto, riconoscendo la funzione civile di un contesto condominiale.
Parlando parlando arrivano al supermercato. E’ uno di quelli frequentato quasi esclusivamente da stranieri, in massima parte cinesi. La spesa è anche l’occasione in uno spazio non tanto affollato di guardare le merci come si fa al mercato generale. Non c’è molta scelta, ma ciascuno si ferma a particolari banchi. Mary al pane, Gil alle verdure; Gil ai formaggi, Mary alle carni e via via poi ci si guarda intorno e si va verso le casse. Accanto ad esse ci sono prodotti vari, dai rasoi ai chicchi dolci, dalle ricariche telefoniche alle batterie di diversa forma e potenza. C’è anche lì in fila una giovane mamma cinese con una bimbina che frigna e allunga la mano verso una mini confezione di cioccolatini. La madre la dissuade ma pur se con dignità la bimba continua a mugolare. C’è dietro Gil e Mary un signore di età avanzata che mostra visivamente di non sopportare l’espressione della bambina e con voce alta avvia ad affermare che non se ne può più di questa gente, che se ne tornassero a casa loro. Mary non può tacere e sottolinea come i bambini siano molto simili tra loro qualsiasi sia la provenienza geografica delle loro famiglie. Si avvia una controversia intorno alla educazione da impartire ai propri figli. I miei, dice quel signore là, non hanno mai piagnucolato. E lo afferma con sguardo truce. Saranno stati repressi e cresciuti nella rabbia e nel rancore, aggiunge Mary, che si becca un “cattolica di merda” dall’aggressivo signore. Mary, che peraltro “cattolica” non è, soggiunge “meglio cattolica che infelice come lei”. Il commesso ha seguito ma, professionalmente, non interviene. La bimba ha smesso di frignare, mentre gioca con i corti capelli della madre, ignara di avere scatenato un empito cieco razzistico. Gil e Mary pensano ai figli del signore, infelici e repressi. Saranno, ora, grandi e da genitori forse saranno diversi, pensano. Lo si spera, ma forse, quel signore là, non ha mai avuto figli; o perlomeno non ha mai avuto bambini come tutti quelli che noi conosciamo. E si avviano verso casa.

Joshua Madalon

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