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Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli? (sul “modello Riace” e sulla protervia e l’ignavia di chi ci governa)

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Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli? (sul “modello Riace” e sulla protervia e l’ignavia di chi ci governa)

Non si può liquidare il “modello Riace” come illegale ed allo stesso tempo muoversi all’interno di profonde illegalità con nonchalance approfittando del provvisorio potere politico ottenuto (vedasi la generosità che lo Stato attraverso uno dei suoi poteri autonomi ha mostrato nell’affare non proprio limpido dei fondi della Lega); così come non si può garantire a coloro che non sono in grado di soddisfare il loro debito con l’erario condoni più o meno tombali, semplicemente perché appartengono ad una base elettorale di riferimento (gli imprenditori sanno già molto prima di intraprendere la loro attività che le fortune vanno e vengono e non possono essere trattati in modo diverso da quanti perdono il lavoro).
Ritornando al “modello Riace” non posso non rilevare che sarebbe stato opportuno assumerlo ad esempio istituzionale già dai precedenti Governi (è uno degli addebiti negativi che assegno al Partito Democratico, incapace di affrontare con coraggio le problematiche inerenti l’immigrazione, così come ha fatto Mimmo Lucano.
Di persone coraggiose il nostro Paese ne ha conosciute e con il senno di poi abbiamo mitizzato don Milani, Pier Paolo Pasolini, Danilo Dolci e altri. Sembra quasi che si abbia bisogno prima di riconoscerne il valore, di umiliarle, denigrarle, sbeffeggiarle, accusarle di ignominie varie, incatenarle,imprigionarle fino alla distruzione totale. In questo ruolo ben si inserisce l’attuale Governo, nella sua interezza. Il leader della Lega con la sua superbia e tracotanza che non riesce a nascondere nella prossemica non è mai limitato in tale direzione dai difensori dell’onestà per antonomasia, quelli del Movimento 5 Stelle, che in cambio dei 30 denari d’argento di un possibile vacuo “reddito di cittadinanza” tacciono.
Se il modello fosse stato riconosciuto in modo ufficiale e proposto e diffuso sui territori, incoraggiando quelli virtuosi, disponibili all’accoglienza, e l’esempio avesse avuto un sostegno istituzionale concreto, oggi il tema dell’immigrazione non potrebbe nemmeno lontanamente apparire un “problema” ma sarebbe davvero una “risorsa”.
Così come è stato nei fatti a Riace.
Ma non solo.
Il n.41 del settimanale LEFT, l’unico giornale di sinistra, è dedicato a RIACE. Il titolo è evocativo “Una due tre quattro cinque dieci cento Riace” e si occupa proprio dei “luoghi” oltre Riace nei quali il “modello” ha vissuto alcuni tentativi di imitazione, a cominciare da Camini proprio confinante con Riace nella Calabria ionica, o Badolato in provincia di Catanzaro, o nella Sicilia orientale tra Acireale e Catania o in quella profonda di Caltanissetta tra Milena, Mazzarino e Sutera. Non dimentichiamo la profonda umanità espressa da Danilo Dolci e i suoi contadini pescatori ed il processo che gli fu intentato. Ricordiamo la difesa che Piero Calamandrei approntò in quella occasione. Danilo Dolci era stato arrestato il 2 febbraio 1956 per aver promosso e capeggiato, insieme con alcuni suoi compagni, una manifestazione di protesta contro le autorità che non avevano provveduto a dar lavoro ai disoccupati della zona. Anche lui non aveva rispettato le leggi. E Calamandrei ad un certo punto si chiede e tuona: “Ma questo non è un processo penale: dov’è il reo, il delinquente, il criminale? Dov’è il delitto, in che consiste il delitto, chi lo ha commesso?”.

Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli?


Joshua Madalon

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reloaded COME ERAVAMO – Supplemento al documento pubblicato lo scorso 1-2-3 agosto

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– questo documento era “preparatorio” all’altro – “ufficiale” e trascritto così come espresso dalla mia voce nel corso del Convegno del 6 dicembre 2002 – E’ evidente la tensione tra l’Amministrazione ed il Decentramento, che pochi anni dopo fu smantellato –

COME ERAVAMO – Supplemento al documento pubblicato lo scorso 1-2-3 agosto

Tessere Cultura – 5\6 dicembre 2002

Intervento del Coordinatore delle Commissioni Cultura delle cinque Circoscrizioni del Comune di Prato

Una premessa doverosa

Troviamo estremamente significativo ed importante che, nell’impianto generale che qualche giorno fa ci è stato sottoposto dall’Assessore Giorgi la quarta sessione, questa nella quale noi interveniamo, sia quella con il commento più smilzo (lo rileggo per la cronaca “E’ la parte del convegno riservata all’approfondimento delle tematiche locali. Discuterà le linee del progetto cultura”). Ci sia consentito auspicare che questo impianto abbia il significato che a noi più interessa, e cioè che da oggi noi si parta per costruire poi, sin da domani, insieme il Progetto.

Un’altra notazione fortemente positiva è nel titolo.
Il verbo “Tessere”, così familiare e connaturato alla nostra realtà, implica la cooperazione, lo stare insieme in modo concatenato e stretto nel formare un tessuto; “Tessere” implica la coesione forte di ogni parte, e questa coesione, questa cooperazione per chi ci segue e ci conosce, diciamo di noi che, nelle Circoscrizioni ci occupiamo di Cultura, è stata la nostra “stella polare”, che ci ha consentito di fare qualche importante passo avanti nella elaborazione e nella costruzione di una politica culturale che, se non è univoca, è comunque conosciuta e rispettata da tutti.

IERI

In una situazione di percorso amministrativo più o meno simile, ovvero più o meno verso la parte conclusiva della scorsa legislatura quattro anni fa all’incirca (20 – 21 novembre 1998) a Villa Fiorelli ci si interrogò in modo serio ed approfondito sulle tematiche culturali. A realizzare quell’incontro furono le “nuove” Circoscrizioni.
Queste ultime sono ancora davvero giovani, essendo appena alla seconda legislatura; anche se, nei fatti, hanno dimostrato di saper agire sul territorio di loro competenza con significativa maturità ed eccellente capacità amministrativa in molti settori, fra i quali spicca, oltre al sociale, allo sport ed alla formazione, proprio l’intervento culturale. Un intervento culturale che si avvicina, senza assecondarli in maniera piatta e pedissequa, ai gusti della gente che su quel territorio insiste: ecco perché dunque l’intervento culturale, soprattutto questo, varia da territorio a territorio e nel suo complesso evidenzia una varietà multiforme di interessi, che si concretizzano sia negli utilissimi corsi di base sia negli stimolantissimi momenti di approfondimento di tematiche culturali di buon livello storico, sociale, artistico, filosofico e quant’altro, sia nell’organizzazione di eventi piccoli, medi e grandi nel campo dello spettacolo: il tutto con una capacità di gestione delle risorse umane e finanziarie che non può essere sottovalutata.
Dal Convegno di Villa Fiorelli al quale accennavamo emerse, con l’accordo di tutti, la necessità di promuovere un’azione di Coordinamento fra le diverse Istituzioni pubbliche del territorio per costruire comuni opportunità culturali nuove e consolidare, migliorandoli, precedenti progetti. Dietro la spinta della Regione Toscana si avviò un lavoro collegiale intorno a tematiche soprattutto di multiculturalità con il progetto “Porto Franco”.
All’inizio di questa legislatura si è poi dato vita ad un nuovo Coordinamento fra le cinque Circoscrizioni, all’insediamento del quale, fu presentato un brevissimo documento, al quale era allegato il “Documento Programmatico” conclusivo di Villa Fiorelli, con il quale si sottolineava ancora una volta l’importanza di un sempre più ampio Coordinamento per un lavoro di progettazione e realizzazione comune e per una migliore razionalizzazione dei nostri interventi sul territorio.

OGGI e DOMANI

Dette queste poche cose sul “passato”, ci interessa molto parlare del presente e del futuro, e lo farò con necessaria sintesi.

Oggi occorrerebbe partire dal riconoscimento che le Circoscrizioni sono un serbatoio di risorse umane, soprattutto dal punto di vista della capacità elaborativa culturale, cui non può essere disgiunta quella straordinaria capacità di operare in economia anche su progetti di medio e alto valore; questo riconoscimento è pervenuto alle Circoscrizioni soprattutto ma non solo da parte dei cittadini singoli ed associati: e questo ci riempie di positivo e giusto orgoglio.
Noi siamo qui, come in altre occasioni, anche a dimostrare di essere parte integrante del Comune di Prato ed a chiedere nuovamente di lavorare tutti insieme: si sappia che non ci bastano più le classiche pacche sulla spalla e le chiacchiere più o meno in quel momento sincere a modificare la sensazione che la politica culturale delle Circoscrizioni sia, soprattutto dall’Amministrazione Comunale che invece dovrebbe sostenerla in modo più concreto, scarsamente considerata e snobbata il più delle volte. E’ una sensazione, credeteci, abbastanza sgradevole che, neanche per amor di parte, può essere taciuta: è una sensazione che vorremmo davvero fosse una volta per tutte superata! Questa Amministrazione, il ceto politico che l’ha espressa, si è voluto dotare di articolazioni che si diramassero al meglio sul territorio; ma l’autonomia che posseggono non può essere distacco, né può essere controllata nei contenuti; noi chiediamo infatti che sia compartecipata.
E’ dunque necessario ancora una volta chiedere che si attuino le linee di Villa Fiorelli, che sia dunque creato un Coordinamento più ampio, semmai con un proprio Regolamento, con un riconoscimento anche sostanziale, presieduto dall’Assessore alla Cultura e con la partecipazione sia del Presidente della Commissione Cultura del Comune sia, volendolo, del pari grado della Provincia.

Per ritornare al nostro atteggiamento propositivo vogliamo aggiungere che da tempo andiamo affermando che sia antieconomico ed antipolitico, amministrativamente disordinato, procedere in maniera disarticolata e sparsa in una confusione generale di bei progetti spesso senza un loro fine comune ben delineato e senza una condivisione la più larga possibile.
Poi, per carità, nessuno vuole negare che esistano differenze nelle nostre Istituzioni, un diverso modo di interpretare l’azione amministrativa; ma è molto importante un lavoro di Coordinamento perché, fra le tante cose positive, permette a tutti di imparare qualcosa di nuovo e di migliorare i propri interventi e consente anche di realizzare progetti comuni di più ampio respiro.

Avvertiamo, per questo, la necessità di progetti comuni di grande respiro che possano essere utili a tutta la città; abbiamo, ad esempio, bisogno di un lavoro che unisca il momento culturale a quello formativo.
Le Circoscrizioni lo hanno percepito in particolare nel settore dell’Educazione Permanente ed in quello degli Adulti: abbiamo chiesto per questo il riconoscimento di una nostra “autonomia” ed abbiamo per adesso raccolto soltanto l’impegno da parte dell’Assessorato ad occuparsene in modo prioritario. Siamo convinti che questa affermazione non basti, non insistiamo sulla nostra richiesta, ma consideriamo la risposta dell’Assessore come una vera e propria sfida in positivo proprio nella direzione di un lavoro di Coordinamento, che abbiamo espressamente ed in più di un’occasione richiesto su quelle tematiche.

Esistono anche altri percorsi “comuni” da sperimentare: a partire dai consueti contenitori stagionali come Natalogie e Pratestate per andare verso momenti estremamente importanti come l’8 Marzo, il 30 novembre ed il 21 di gennaio (giorno della memoria), senza trascurare altre occasioni come il Carnevale, il 25 aprile ed il primo maggio. Vi è la necessità di un discorso comune, formativo e culturale, sul decentramento delle Biblioteche e sulla ricerca di nuovi luoghi per la Cultura nell’intera città, così come nel rapporto con le più importanti Istituzioni Culturali del territorio, il Pecci ed il Metastasio.
Quanto al Teatro sarebbe opportuno avere anche un’idea comune sulla programmazione teatrale estiva sia per i ragazzi che per gli adulti, utilizzando al meglio alcuni spazi.
Inoltre un discorso a parte ma fortemente significativo andrebbe svolto su “Porto Franco” e sui progetti legati alle tematiche della multiculturalità, intorno ai quali le Circoscrizioni hanno sempre mostrato di possedere una grande sensibilità.

Come si vede, non c’è poco da fare per chi si occupa di una Circoscrizione e viene smentito chiunque creda che il lavoro in una Circoscrizione sia meno impegnativo che in altre Istituzioni.

Altro motivo importante che richiede un lavoro di Coordinamento così come noi desideriamo è la concatenazione ahimè sinergica di tagli alla spesa pubblica e di sottovalutazione dell’intervento culturale, sempre più asservito a logiche di profitto, che promana dal Governo italiano.
Di fronte a questi attacchi vorremmo non essere considerati compagni dei leggendari “polli di Renzo” e vorremmo che tutti noi (Comune, Circoscrizioni e Provincia) riuscissimo a fare fronte comune, attuando interventi sinergici che rispondano positivamente alla necessaria economicità e possano essere utilmente stimolanti per la crescita culturale della nostra città, in un momento come questo che potrebbe vedere fortemente arretrare la linea dei “diritti”, non ultimi quelli legati propriamente alla formazione ed alla cultura: le Circoscrizioni come frontiera dell’Ente Locale sono in grado di recepire anche il più flebile grido d’allarme e sono in grado di affrontare le diverse problematiche con le capacità di cui già dicevamo dianzi.

A proposito poi di “utilità dell’inutile” bisognerebbe chiarirsi: a noi, in linea di massima, non piacciono quei progetti che non producano qualcosa che sia utilizzabile poi. Certo, noi abbiamo nei nostri programmi anche momenti riservati al consumo di spettacoli ed è difficile dire se essi poi producano dei risultati e quali essi siano; per lo più anche gli interventi nelle diverse sezioni dello spettacolo afferiscono in gran parte a particolari operazioni culturali condotte precedentemente: esempi ce ne sono a bizzeffe e sarebbe lungo e forse fuori tema elencarli.

Ci limitiamo a riflettere, tuttavia, su che cosa sarebbe la nostra città senza i nostri interventi culturali e le nostre programmazioni di concerti, di teatro, di arte, di cinema e altro.
Prato non è un deserto come qualcuno di tanto in tanto molto strumentalmente la vuole dipingere; anzi, a volte, i fiorentini ce la invidiano, la nostra città, e quelli che sono, come il sottoscritto, un po’ stranieri possono davvero dirsi molto felici di vivere qui. Potremmo aggiungere in ogni caso, un po’ per convinzione un po’ per continuare a portare acqua al proprio mulino (ma si tratta di una casa comune che produce beni comuni), che l’ ”inutilità” di cui si parla nasca tante volte dalla sovrapposizione di iniziative molto simili fra di loro che si danneggiano reciprocamente in mancanza di Coordinamento: un motivo in più, appunto, per insistere nel nostro obiettivo.

Vorrei aggiungere una parte relativamente personale.
Vorrei concludere per ora questo intervento sintetico, evidenziando un certo disagio che personalmente mi porto dentro da qualche anno.
Quando ero giovane consideravo la mia appartenenza politica come l’unica nella quale la Cultura trovava una collocazione privilegiata; forse ero giovane o forse erano anni un po’ particolari nei quali si è costruito molto nel settore dei diritti alla Formazione ed alla Cultura; forse parlo anche di luoghi diversi, di città diverse, dove non ci si interroga se all’intervento culturale che si progetta ci possa essere un tornaconto tangibile. E’ vero che Prato ha il mito del Datini e che fonda la sua ricchezza sui bilanci, dove campeggiano i riparti del dare e dell’avere, ma è anche vero, come ho detto prima, che la Cultura non può essere assoggettata alla convenienza economica ma deve essere comunque inserita in un Progetto politico amministrativo per la città dei prossimi anni. Il mio disagio è legato al fatto che sempre meno leggo nelle vere intenzioni (non nelle parole, ma nei fatti) della mia parte politica un’attenzione verso le problematiche culturali, sempre più collegate a questioni di bilancio finanziario e sempre meno inserite in un discorso strategico di ampio respiro.

Bene aver organizzato questo Convegno! anche se chiederemmo che venga recuperato il nostro ruolo in una seduta suppletiva non straordinaria nella quale tracciare in modo più chiaro e definito il progetto “Prato Culture”, che se fosse presentato oggi potrebbe apparire quasi verticistico e potrebbe essere davvero un frutto acerbo del nostro impegno istituzionale, il risultato frettoloso di una carrellata di gruppi, associazioni ed individui che presentano i loro bei risultati o di critici che smantellano tutto quello che gli altri di buono o di meno buono hanno costruito anche con una certa cura.

Un dato certo che implicherebbe una risoluzione urgente è che, a quattro anni di distanza, fra di noi ancora continua ad aleggiare lo spirito di “Villa Fiorelli”, il quale non ha ancora trovato la sua risoluzione. E questo è più significativo di tante chiacchiere, di quelle mie prima di tutte, e poi di quelle di tutti noi; chiacchiere, volendolo, anche molto futili, se non pretendessimo di voler fare le cose sul serio ed a patto che non si consideri anche questa occasione una mera passerella di sfogo.

Questa è una sintesi dello stato d’animo, a volte amareggiato a volte combattivo che noi abbiamo; ma questa sintesi, pur in alcune sue parti apertamente critica, ha delle sue forti proposizioni ed è quindi proiettata verso il futuro: noi crediamo nell’impegno dell’Amministrazione Comunale ed in quello specifico dell’Assessore nel costruire un raccordo sempre più stretto e coinvolgente con le Circoscrizioni soprattutto su alcune problematiche; noi riteniamo che, per la nostra esperienza, possiamo fornire un forte contributo alla strutturazione di un Progetto per la Cultura nella nostra città che si spinga fino alla fine di questo decennio, e cioè nella prossima legislatura. Questo Convegno, dunque, non sia (come peraltro ribadito dall’Assessore) un punto di arrivo, ma un vero e proprio momento di partenza per la costruzione di un Programma di Governo che si incardini su un’asse eminentemente culturale, partendo, per questa volta, non dal Centro ma dalle periferie.

Prato li dicembre 2002
Il Coordinatore delle Commissioni Cultura
-prof. Giuseppe Maddaluno-
Joshua Madalon

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…eppur si muove!

…eppur si muove!

Sono ritornato dalle vacanze con un po’ di stanchezza. Indubbiamente, non sono state le solite vacanze ma semplicemente una sorta di trasloco temporaneo tra quella che è la casa della nostra famiglia e quella dei nostri genitori. Chi ha seguito le mie “chiacchiere” a ruota libera dal buen retiro flegreo sa che abbiamo vissuto una quotidianità anche colta ma lontana dall’agone politico che invece ho ritrovato tornando a casa. A Prato. E così con la giusta e necessaria lentezza stiamo costruendo “Prato in Comune”, ispirata con desiderio di distinguersene, alle Città in Comune già avviate. Dopo l’avvio del 6 ottobre stanno per partire alcuni Gruppi di lavoro. Avranno una caratteristica “aperta” di ascolto. Solo una breve introduzione e poi attraverso la richiesta di partenza ciascuno è invitato a portare un contributo di idee. Lo slogan potrebbe essere “Sei invitata/o a partecipare non (solo) per ascoltare ma (soprattutto) per analizzare e proporre”.
Non sono previsti sproloqui; sono utili e sufficienti anche gli stimoli. I Gruppi di lavoro cominceranno il loro percorso per enucleare un programma amministrativo alternativo di Sinistra. Di tanto in tanto poi si svolgeranno momenti assembleari per compattare le idee espresse attraverso i tavoli di Lavoro.
Questi sono i temi. Non troverete la “summa” di ogni argomento. Ve ne sono alcuni essenzialmente trasversali, come ad esempio il classico riferimento ai “giovani”.

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1)Intercultura. Accoglienza, inclusione. Nuova cittadinanza. Giustizia sociale: si riunisce martedì 23 ottobre ore 21 al circolo di Cafaggio – Via del Ferro Referente Tommaso Chiti 3334671628

2) Sanità pubblica e sociale. Casa e nuove povertà. Verrà comunicato a brevissimo quando e dove sarà convocato.

3) Modello di città. Urbanistica. Piani operativi. Ambiente. Servizi locali. Mobilità sostenibile. Si riunisce venerdì 26 ottobre ore 21 presso il circolo arci di Viaccia – referente: Leonardo Becheri 3332450963

4) Lavoro. Sistema produttivo. Si riunisce mercoledì 24 ottobre ore 21 presso il circolo Arci di San Giusto – Piazza Gelli – referente Andrea Martinelli 3392277903

5) Cultura. Formazione continua. Scuola. Sport. Verrà comunicato a brevissimo quando e dove sarà convocato.

6) Decentramento e Democrazia partecipata. Patti di collaborazione. – si riunisce mercoledì 26 ottobre ore 21 presso il circolo Arci di San Paolo, Via Cilea – Referente: Giuseppe Maddaluno 3465259722

J.M.

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PRATO IN COMUNE – prove di dialogo (intorno ad un caso recente)

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PRATO IN COMUNE – prove di dialogo (intorno ad un caso recente)

“No, non sono per niente d’accordo!” Roberto è stato assertivo in modo netto.
Eppure, avevo bisogno di portare un esempio per poter poi ulteriormente confermare ed affermare la necessità di una visione diversa da quella prettamente ideologica rispetto alle multiformi realtà. Il “punto di vista” che non rinnega la validità dei valori collegati alla libertà, alla richiesta di giustizia sociale connessa al bisogno sempre più impellente di raggiungere l’eguaglianza tra le diverse classi. “Est modus in rebus” con cui affrontare non necessariamente in modo moderato ed ambiguo, a dirla tout court “riformista”, le diverse questioni. Ribadisco dunque che non si riuscirebbe a fare un solo passo in avanti senza mettersi a disposizione dialettica non pregiudiziale nei confronti di coloro che a prima vista appaiono nostri avversari. Bisognerebbe convincersi che alcune persone ed alcuni eventi tra quelle e quelli che incontriamo potrebbero essere utili a comprendere meglio la realtà che vogliamo trasformare e non è detto che non si riesca a trovare delle ragioni che suffraghino pienamente la realizzazione dei valori in cui crediamo. C’è una modalità integralista che chiude completamente a saracinesca le porte del dialogo e finisce per non essere utile al progresso: d’altronde, si può essere ancora più convinti delle “proprie ragioni” dopo un dialogo, dopo l’approfondimento delle “ragioni degli altri”. Certamente da soli o in piccola compagnia ci si sente sicuri e protetti, ed è infinitamente più comodo! Diversamente c’è da faticare, utilizzando il cervello in modo aperto e senza condizionamenti. E, dopo questo preambolo, scendiamo nello specifico: non ho condiviso la posizione di una parte della Sinistra e dei Giovani Democratici in relazione alla scelta che il Consiglio d’Istituto della scuola “San Niccolò” ha approvato all’inizio di questo anno scolastico concernente il divieto di utilizzare a scuola la lingua cinese da parte dei bambini e ragazzi di quella nazionalità.
Di primo acchito anche a me è apparsa una scelta antilibertaria ed ho condiviso l’opinione di chi la osteggiava anche se nelle affermazioni di chi la proponeva ed in quella di chi la combatteva trovavo da subito delle profonde verità. Perchè – mi sono chiesto – non incrociarle? Immagino che siano queste le modalità che attengono ad educatori e politici nel tentativo di migliorare il nostro mondo. La contrapposizione non rende facile l’esistenza e crea altri muri.
La scelta della scuola “San Niccolò” è indubbiamente quella di chi ha un ruolo specifico nel campo dell’educazione; tocca al “politico” andare oltre ma per “procedere” bisogna parlarsi; altrimenti ciascuno rimane nella convinzione delle “proprie ragioni”.

Joshua Madalon

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LE DESTRE si battono con la chiarezza non con gli inganni

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LE DESTRE si battono con la chiarezza non con gli inganni

“Uniamo le forze per battere le Destre!” è l’invito a volte pressante che molte anime belle indirizzano a coloro, a tutta evidenza “anime dannate”, che invece pensano a costruire un’alternativa chiara e riconoscibile a Sinistra, molto critica sulle politiche neoliberiste del Partito Democratico. Un assembramento intorno a quest’ultima forza politica non può prescindere dalla valutazione negativa sulle scelte depressive non solo e non tanto in campo economico ma soprattuto nel Sociale portate avanti dai Governi più recenti, che non si sono distinti da quelli precedenti della Destra berlusconiana e finiana. Peraltro, e qui svolgo un inciso, non più tardi di 12 ore fa il buon Matteo Richetti intervenuto a “Piazza Puulita” noto programma di approfondimenti poltici ha forse involontariamente sostenuto che l’attuale Governo grigioneroverde si va caratterizzando per molti aspetti in continuità con quelli precedenti. Anche questo ci mancava!
Un abbraccio pur condizionato da necessità varrebbe a dire che non ci si distingue e così come è accaduto per l’esperienza del 4 marzo con la lista LeU che ondeggiava tra l’alternativa ed il sostegno al PD il risultato sarebbe inevitabilmente disastroso. Potrebbe servire solo al PD per raggranellare qualche zero virgola in più ma mortificherebbe l’intelligenza della vera Sinistra. Potrebbe essere utile al PD per sterilizzare dei potenziali avversari ma non contribuirebbe a cambiare la sorte della contesa finale.
Negli ultimi giorni a Prato abbiamo assistito sia alla nascita di un nuovo soggetto plurale di Sinistra, “Prato in Comune”, del quale sto trattando ampiamente essendone partecipe, sia la discutibile uscita dal PD da parte di Massimo Carlesi per approdare a “Democrazia Solidale” un soggetto liberal chic del Centro strabico. Forse si rivolgerà al PD sostenendolo, facendosi portavoce di una realtà cattolico centrista moderata ma incerta e quella parte cattolica delusa dalle politiche amminsitrative dell’attuale Sindaco Biffoni. Su Carlesi che ben conosco dirò altro in prossimi post.
“Liberi e Uguali” da parte sua vive una profonda crisi di identità. A dire il vero questa viene da lontano, sin dalla sua nascita. A Prato non posso non ribadirlo si è assistito ad una pantomima assurda nell’atto stesso della costituzione di un piccolo gruppo consiliare che non è stato in grado di formulare un progetto alternativo che, d’altronde, da un lato avrebbe prodotto frizioni ma avrebbe dall’altro contribuito fattivamente a migliorare, rivitalizzandola, la politica locale. Non ci si è distinti ed anche il risultato locale e nazionale ne ha risentito: LeU è stata vista come una sorta di riserva di compensazione del PD da parte di quell’elettorato grillino che si voleva agganciare e di sacca di traditori da parte di molti elettori “democrats” che accusavano prima e dopo i sostenitori di quella lista di avere la responsabilità dell’insuccesso del Partito Democratico.
La distanza di sensibilità politica tra gli ex renziani sempre più renziani e il complesso della Sinistra si è acuita e qualsiasi tentativo di riavvicinamento ha l’aspetto del ricatto. Fronteggiare le Destre, a Prato ma anche nel Paese, si può: con una politica chiara che dia risposte serie e concrete ai bisogni, prendendo da chi ha troppo (e molto spesso quel troppo non ha origine nella legalità) e fornendo a chi ha meno o poco o niente il necessario per vivere dignitosamente non da solo (non parlo di reddito di cittadinanza ma di “salario minimo garantito”); con una politica che abbatta con efficacia le solitudini e che premi l’impresa sociale, che si occupi dei beni ambientali e culturali rivitalizzandoli, che affronti le emergenze senza isterie, che rispetti le differenze e le diversità riconoscendone e sviluppandone il valore.
Tutto questo (e altro) non lo si può fare con chi non lo ha saputo o voluto fare finora.

Joshua Madalon

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MIMMO LUCANO sindaco di Riace e le buone pratiche nel settore dell’accoglienza e dell’ integrazione con un preambolo tecnico tipografico

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MIMMO LUCANO sindaco di Riace e le buone pratiche nel settore dell’accoglienza e dell’ integrazione con un preambolo tecnico tipografico

Scrivo sempre con una tastiera impazzita con errori involontari. Tuttavia spero che involontariamente io possa essere pi\ corretto *lo vedete_ clicco una parentesi ed appare un asterisco, clicco un punto interrogativo ed emerge un trattino basso( e poi chiudo la parentesi e potete vedere che invece mi si apre. Quindi cercate di interpretare la follia della tastiera allo stesso tempo con cui interpreterete la mia.
Ma quel che ho scritto [ *volevo scrivere la terza persona del presente indicativo del verbo essere ed invece [ apparsa una parentesi quadra [, lo ripeto, solo un preambolo tecnico tipografico.

Nelle ultime ore la protervia la arroganza della Destra salviniana supportata dalla dabbenaggine del Movimento 5 Stelle si va impegnando a sottolineare la propria soddisfazione per l’intervento della Magistratura nei confronti del Sindaco di Riace, Domenico detto Mimmo Lucano, che è costretto agli arresti domiciliari per presunte irregolarità nella gestione dell’immigrazione.
A Salvini che gioisce potremmo anche far sapere che laddove fossero riscontrati degli addebiti, ormai risulta molto chiaro che Mimmo Lucano potrebbe appellarsi ad un precedente grazie proprio alla Lega, chiedendo che le multe che gli fossero comminate fossero dilazionate in circa 80 rate annuali.
Purtroppo non funziona in questo modo, anche perchè in primo luogo sarebbero in molti, forse i soliti buonisti, a voler compartecipare ed in secondo luogo, ve lo assicuro, perchè tutto si scioglierà in una bolla di sapone, in quanto non ha valenza di reato quel che si compie attraverso la volontà dei protagonisti.
Tutta questa bagarre serve per mantenere attenzione intorno a temi che appassionano i destrorsi ed allontanano dalla mente dei cittadini la consapevolezza della incapacità sostanziale di questo Governo, alle prese con scelte impossibili da realizzarsi per ragioni che ho diverse volte descritto come antropologiche connaturate nel corpo vivo del nostro popolo, lo stesso peraltro che ha applaudito e sostenuto e continua ancora a farlo questi movimenti che anche per questi motivi sono populisti e sovranisti.
A Mimmo Lucano che ho incontrato nel maggio 2015 invio la mia personale solidarietà. La sua attenzione verso le vite degli immigrati ha avuto uno sviluppo che va esportato nei tanti luoghi del nostro Paese che sono stati abbandonati, per rivitalizzarli e renderli produttivi. La sua è una buona pratica da imitare anche sui nostri territori, e non penso soltanto agli immigrati ma anche a tanti italiani che potrebbero rimettersi in gioco nella vita, con il vedersi assegnate delle strutture periferiche abbandonate con piccoli appezzamenti di terreno nelle zone collinari e montane qui circostanti. Sembra impossibile? Forse no.

Joshua Madalon

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – parte 3

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – parte 3

Ci siamo avviati verso il centro, ripassando accanto alla Chiesa di San Vincenzo ed al Monumento ai Caduti e oltrepassando l’ampio arco sotto la strada che pota al Rione Terra. La piazza della Repubblica era già gremita di avventori seduti ai tavolini dei bar che ormai occupano lo spazio centrale in lungo e in largo, lasciando ai passanti non consumatori piccoli varchi. Anche questo è un segno della modernità sconosciuta a noi quando eravamo giovani. Qualcuno dei miei coetanei si rammarica di questi aspetti ma tende a minimizzare l’impatto che nella nostra società ha avuto l’era berlusconiana, peraltro preceduta da quella craxiana e seguita da quella renziana. Di quei periodi siamo tutti responsabili, e non possiamo fingere di non esserlo. Li abbiamo subìti tirando a campare: alcuni addirittura ne hanno usufruito ed il dilemma è se siano ipocriti o pentiti. Anche per questo motivo fino all’ultimo nostro respiro, mostrando il ravvedimento, a rischio di essere sbeffeggiati ed insultati, di non essere creduti, dobbiamo impegnarci a riprendere il cammino di una vera e propria Sinistra di Governo. Attraversiamo dunque una parte del Corso della Repubblica e svicoliamo per via Cosenza, detta ‘O canalone, perché fino ai primi anni del secolo scorso a causa dei fenomeni bradisismici Pozzuoli poteva sembrare una piccola Venezia, attraversata come era dal mare. Oltre a qualche foto antica di repertorio cartolinesco ci sono dei frame nel film muto “Assunta Spina” del 1915 che riprendono proprio questa strada invasa dall’acqua e corredata di ponteggi per l’attraversamento: non proprio la Venezia dei ponti ma quella dell’acqua alta.

 

AssuntaSpina

 

Decidiamo di dirigerci poi verso le rampe San Giuseppe, più agevoli di altre per portarci verso casa in collina. Si attraversano i binari della ferrovia Cumana, vetusta linea che da Torregaveta, frazione di Monte di Procida, porta a Napoli Montesanto, luogo centrale che attraverso la base dei Quartieri spagnoli e Pignasecca esce verso Piazza Salvo d’Acquisto e via Toledo, centro vitale della città di Napoli. Si cominciano a salire le scalinate lunghe che lasciano tempo anche al riposo, aiutate da un panorama eccelso di una parte del centro flegreo e del golfo fino a intravedere Monte Nuovo e il castello aragonese di Baia.

Le pareti delle rampe che portano poi alla Chiesa del Ss Nome di Gesù nota tuttavia come San Giuseppe ed all’ingresso secondario della Villa Avellino, che prende il nome da un archeologo Francesco Maria Avellino che la possedette a partire dal 15 marzo 1836, sono state decorate dalla fine del 2014  con murales da artisti locali come Stefania Colizzi, Aida Guardai, Antonio Isabettini, Bianca Ida Gerundo. Rappresentano con riferimenti locali i quattro elementi della natura Acqua, Aria, Terra e Fuoco. Gli elementi della natura sono anche accompagnati da riferimenti leggendari mitologici ed epici. Anche se un po’ invecchiate con il tempo sono forme gradevoli che rendono ancor meno faticoso il procedere. Salendo inoltre si incrocia la parte occidentale del complesso di palazzo Toledo, quella però meno pubblica. In alto poi si raggiunge la Chiesa e viale Capomazza per riprendere, passando accanto alla splendida chiesa barocca di San Raffaele, la strada che conduce al complesso di Villa Avellino-De Gemmis e si inerpica verso la Solfatara.

Joshua Madalon

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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

 

Abbiamo deciso di scendere verso via Napoli attraverso le rampe Cappuccini sul far della sera per godere dell’ultimo sole d’estate rinfrescato però dalla brezza marina attenuata, quel caldo ma non tanto, piacevole frescolino serale. Lavi è scesa indossando un paio di infradita che hanno deciso di interrompere la loro collaborazione ed una dopo l’altra in diverse parti l’una dall’altra si sono rotte. Scegliere di utilizzare la pianta nuda dei piedi in un ambiente come quello di Pozzuoli non è proprio l’optimum e  allora dopo un tentativo di Mary, fallito, di riaggiustarle alla meglio, mia moglie stessa decide di andar in uno dei negozietti cinesi della città, che di certo è aperto nonostante sia domenica e per giunta di sera, a cercare un paio di ciabatte per sostituirle. Lavi ed io siamo rimasti seduti alla prima panchina libera che abbiamo trovato sul lungomare.

Si sorride del caso, rilevando che ogni volta che si decide di venir fuori qualche caso strano ci accade. Ricordiamo l’episodio dell’ape sulla spiaggia di Acquamorta che ci ha costretti a cambiare programma e temiamo possa accadere qualcosaltro di nuovo. “Questa è mia figlia Lavinia!” dico ai due amici gentili che si sono avvicinati. Gentili anche per un cortese passaggio serale di qualche giorno prima, quando eravamo scesi giù Mary ed io e li avevamo incontrati sullo stesso percorso. Spiegato l’accaduto, la gentilezza si ripete: “Se avete bisogno, questo è il mio numero di cellulare! Chiamateci e vi riportiamo volentieri su, più tardi”. “Grazie, ad ogni modo vi aggiornerò brevemente”.

Di lì a poco, un messaggio whatsapp di Mary ci annuncia che ha trovato un paio di ciabatte e che arriva, noi di risposta diamo indicazione del luogo dove ci troviamo.  Sono buffe le ciabatte, tipicamente cinesi, che ci porta Mary, ma dopotutto Lavi le utilizzerà. Annunciata da una telefonata, appare anche Teresa, la zia e la cognata, che ci ha raggiunto per fare una passeggiata. Finalmente. Ci fermiamo sul Lido che è stato strutturato quest’anno  sulla scogliera ed argomentiamo intorno alla difficoltà di poter nuotare lì davanti con le onde che battono sulle impalcature: pensiamo anche ai bambini che non sanno ancora nuotare e ci chiediamo anche come si possa investire in strutture turistiche marine in assenza di balneabilità, accertata e palesata con cartelli diffusi su tutta la linea della riva. So che potrebbero rispondere che lo spazio, piuttosto elegante, opera come “solarium” e la discesa a mare attraverso delle ampie e sicure scale in legno serve esclusivamente per bagnarsi senza immersione.

In questo scorcio di fine estate la sera, prefestiva e festiva, gli spazi vengono utilizzati come bar esclusivo, il cui accesso è sorvegliato da un giovanotto che facendo passare chi lo desidera comunica agli addetti al servizio del locale quanti posti sono necessari preparare. Un segno, questo, di professionalità che fa piacere scoprire e che, tutto sommato, rende meno severa la critica. Non è il mio mondo, questo; non lo è mai stato. Ma ne conosco l’esistenza e non mi ergo a giudice sulle scelte libere soprattutto dei giovani.

Ci si muove per procedere. La serata è calda piacevole, come si era annunciata.

Joshua Madalon

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – ‘o Valione

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – ‘o Valione

L’impatto è devastante; il Valione è uno dei luoghi dove Mary ed io andiamo frequentemente. Ci sono molti motivi che ci spingono a farlo. Nei prossimi post ne parleremo. Tornando in questi luoghi nel settembre 2018 dopo una mia breve assenza da Pozzuoli abbiamo visto che non è accessibile più “per lavori”. E ci siamo chiesti: Qual è il Piano alternativo per la fruizione anche parziale dello spazio detto “O Valione” da parte dell’Amministrazione comunale di Pozzuoli ora che stanno per partire i lavori di risistemazione di quella parte? Come sarà possibile accedere alla Chiesetta della Madonna Assunta ed al Laboratorio Vallozzi? E come si pensa di rendere meno complicata la vita dei pescatori che avevano accesso per trasportare tutto ciò che era necessario per il loro lavoro?

Non penso di potermi ergere a loro interesse e difesa, non ne ho il diritto né le competenze. Ma ho la sensazione che tutto sia stato ordinato senza concordare preventivamente le soluzioni. Da un giorno all’altro sono state sistemate delle  alte recinzioni che hanno delimitato il perimetro della darsena e  ne hanno limitato l’accesso.

 

 

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Abbiamo incontrato qualche giorno fa Antimo Vallozzi, l’ultimo rappresentante di una famiglia di Maestri d’ascia, davanti al suo Laboratorio; aria stanca che tuttavia sparisce quando lo si coinvolge nel racconto di quello che è stato il suo lavoro. Ha davanti a sé un modellino di nave: è del nipote e lo sta restaurando.      Ci parla anche delle caratteristiche della barca “puzzulana” (di Pozzuoli)  della cui costruzione è specializzato tecnico e descrive la differenza tra questa e quella “sorrentina”. . Ci racconta del progetto “ultima barca” preparato da alcuni anni e mai avviato a causa di vari eventi e condizioni sfavorevoli. Ne volevano fare un documentario che seguisse le varie fasi; poi sono morti un fratello ed uno degli organizzatori locali ed il documentario è stato realizzato solo in parte attraverso interviste e documentazioni  (“Una città in barca” è il lavoro di Dario Antonioli del 2014 contornato ancora da un lieve ottimismo relativo al futuro)  ma l’ultima barca non è stata costruita.      Antimo Vallozzi rammaricato ci dice che tutta la legna che doveva servire per quel progetto è accatastata là dentro il casotto e non ha più né la forza né la voglia di metterci  mano:  avverte la stanchezza e la solitudine. Tra l’altro l’Associazione che avrebbe dovuto sovraintendere a quel lavoro “si è sfasciata” come una vecchia barca. Inoltre denuncia gli atti di vandalismo subiti e lo scarso rispetto che i giovani hanno per quel luogo, utilizzato spesso come bivacco notturno dove ubriacarsi e far trascorrere “allegramente” la serata. Antimo Vallozzi è forse anche disilluso dalla trascuratezza vissuta anche umiliazione da parte delle istituzioni che non sono state in grado di valorizzare le sue competenze aiutando a trasmetterle a nuove generazioni. Vita difficile e grama, con scarsi risultati economici ma vita sana certamente e aiutata da interventi pubblici e privati di sostegno culturale a questa attività. Ma purtroppo non c’è la giusta sensibilità verso il passato tale da poter traghettare al futuro la conoscenza tecnica di quel mestiere.

Ci siamo andati insieme a nostra figlia Lavinia, curiosa osservatrice degli aspetti sociologici ed antropologici della terra di origine dei suoi genitori. Ci siamo arrivati dopo un sopralluogo alla ricerca dei ricordi, così come qualche giorno prima ci eravamo andati, Mary ed io.

“Ah, mastu Peppe era proprio nu scassacazzo! T’’o ricuorde?” e chi era Mastu Peppe? La prossima volta ne parleremo.

 

 

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

Mi ero ripromesso di pubblicare su questo mio Blog il testo di un mio libretto preparato in occasione dei 2500 anni dalla fondazione di Dicearchia, nome greco della mia città di provenienza, cioè Puteoli – nome romano – Pozzuoli. Avevo da tempo questa intenzione. Ora, in coda alla mia presenza estiva su questi luoghi della mia infanzia adolescenza e giovinezza, mi appresto a pubblicarlo. Può apparire datato; tuttavia, le problematiche antropologiche e sociali sono peggiorate o perlomeno poco è cambiato, a volte tuttavia in peggio. La mia non è una critica senza dolore; nell’intenzione del giovane che ero esisteva la volontà di un cambiamento in meglio. Tuttavia ritorno alla mia terra e non rilevo miglioramenti nella sua cura. Anche i tanti interventi prodotti potenzialmente  positivi subiscono il degrado antropologico ormai strutturale.

So bene che gli amministratori sono dotati di una volontà propositiva  eccellente; pur tuttavia non riescono per motivi che mi sfuggono a superare le numerose difficoltà che incontrano ed anche alcuni interventi  che avrebbero dovuto e potuto produrre effetti positivi  sono stati poi negletti e disattesi come ad esempio lo spazio antistante l’uscita dal tunnel del tram chiamato Piazza Rione Terra, nel quale peraltro si celebrava la Storia della città, la mia, di Pozzuoli.

Sul mio Blog dall’inizio ho parlato del mio ritorno in questi luoghi che mi hanno visto crescere. Non ho mai accettato di ricevere rimproveri per essermene allontanato che tendevano a ribaltare su coloro che da qui sono partiti la responsabilità del degrado che se non è peggiorato – come io credo –  è di certo rimasto ai livelli precedenti. Non sarei stato in grado di cambiare e forse sarei rimasto invischiato in quei meccanismi antropologici che io critico o mi sarei isolato come è accaduto a qualcuno dei miei amici antichi. Quindi non ho  volontà specifiche  sanzionatorie nei confronti di chi ha amministrato ed amministra e di quella “intellighentia” alla quale avrei potuto essere affiliato.

Dal libretto possiamo comprendere l’entusiasmo di un neofita: nel 1971 avevo 24 anni e la volontà di produrre un cambiamento. Sono andato via da questa città poco dopo per lavoro e quando ne avevo la possibilità non sono ritornato. Non avrei potuto cambiare nulla; ma il mio sguardo mitteleuropeo l’ho potuto costruire rimanendo tra l’Alto Veneto e l’Alta Toscana. Non sono pentito di averlo fatto.

 

PASSEGGIATA NEI CAMPI FLEGREI novembre 1971

Prendendo il treno della Metropolitana e andando verso Napoli c’è, prima di entrare nel tunnel, un rapido scorcio panoramico di rara bellezza. Ma non viene notato. Immaginiamo allora di essere dei viaggiatori cui questa terra è sconosciuta e sentiremo, a vederla, un certo brivido. E’ proprio vero, bisogna per un attimo trasformarsi  per godere a pieno di un simile spettacolo.

Per il turista che invece arriva da Napoli per la Domitiana (leggi “Domiziana”), i Campi Flegrei si presentano dapprima con la conca cratere di Agnano una volta sede di un lago e di una vegetazione ed ora di industrie e cemento. Il verde si assottiglia.

Poco più avanti l’Accademia Aeronautica, da un belvedere, si può godere lo stupendo panorama del Golfo di Pozzuoli e delle isole dell’Arcipelago napoletano: Capri (a sinistra), Procida a destra e, dietro di questa, Ischia.

….fine parte 3…..   continua

Joshua Madalon

 

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