Archivi categoria: Urbanistica

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 6

69372341_410449592910427_7648452386050015232_n

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 6

Le strade sono vuote…sarà il caldo e l’ora certamente non del tutto adatta a muoversi. Anche le case appaiono inanimate…solo di tanto in tanto si incontra qualche anima. Uscendo da uno di quegli androni che portano verso panorami inattesi anche se sperati incrociamo due giovani, una coppia che a tutta evidenza dovrebbe abitare proprio là, da dove noi usciamo. Apprezziamo la bellezza tralasciando tutto quello che di vetusto, anche se non trascurato, appare in modo diffuso.
Poco dopo incrociamo una strada che porta verso la Marina; non c’è traffico…crediamo insolitamente, immaginando il viavai dei giorni normali. Ancora un po’ d’ombra c’è sotto le file dei palazzi e si va in fila indiana fino all’incrocio principale della via che conduce al mitico Mercato di Pugliano, dove nel dopoguerra molti di noi riuscivamo a trovare i primi jeans americani oltre a tanti altri materiali di seconda mano. Resìna o Pugliano erano mete ambìte: trovavamo di tutto e gli stracci di Prato non li conoscevamo ancora o, meglio, nemmeno Prato li conosceva ancora.
Siamo entrati nel Parco archeologico brulicante di visitatori; un luogo anche gradevole, ordinato, ben diverso dal più gettonato Pompei. Là una grande confusione in una sorta di suk polveroso ricolmo di paccottiglie di cattivo gusto; qui un giardino amèno che prende il via subito dopo un ingresso austero in puro stile neoclassico. Prendiamo i biglietti e scendiamo verso l’ingresso vero e proprio dove troviamo spazi di inattesa eleganza e pulizia. Scendendo non abbiamo incrociato pseudo venditori di oggetti di scarso buon gusto; dentro c’è molta folla ma la qualità appare essere ben superiore di quella che, in altre occasioni abbiamo incrociato nella città principale. Pompei vive grazie ad una propaganda immeritata, ma costruita nel tempo lungo, un ruolo di primo piano, anche grazie alla complessità degli spazi. Ercolano è ben più concentrata e consente una migliore fruibilità al visitatore colto; Pompei la raffronto ad un moderno centro commerciale mentre Ercolano somiglia a quello che può essere oggi un “centro storico” di una città mediamente importante come può essere Prato, città che a tutta evidenza ben conosco.
Oltrepassiamo i tornelli e ci rechiamo in uno spazio chiuso con la speranza che sia ben fresco. C’è una mostra sulla storia di Ercolano con l’esposizione di pezzi rari e preziosi. “Splendori ad Ercolano” è infatti il titolo dove gli “……ori” risplendono dentro teche ben protette. Non c’è fila e noi entriamo, anche se poi dentro si sgomita per poterci affacciare su alcune di quegli scrigni. Non è solo per il fresco che si gode, ci sono anche comode panchine per riposare le membra stanche, ma è tutto il contesto che ci rende raggianti e felici per avere fatto questa scelta, oggi che è il 15 agosto. Continuano ad entrare intanto frotte di visitatori che rendono più difficile la fruizione. Ci sediamo prima di riprendere il cammino sempre all’interno dell’exhibition ed ecco che appare una figura elegante e statuaria vestita con giacca e cravatta, fa un cenno ad alcune giovani la cui divisa ci fa capire essere provvisorie custodi degli spazi.

68245992_2378696615751456_6745439042529132544_n

…continua….

dove eravamo rimasti? – Ritornare per conoscere e (ri)conoscere

66740598_501961620346397_8954220438007840768_n

…dove eravamo rimasti?……………………………………………….

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere

L’ampia scelta del viaggiatore consapevole, quello che usa piedi e gambe ancora buoni a sostenere le menti, consente di poter variare in corso d’opera il percorso. E così Mary ed io in un Ferragosto bollente insieme ad una pletora di turisti, badanti ed accompagnatori vari – il 15 di agosto è un giovedì e, dunque, doppia festa – abbiamo deciso di visitare il Museo di Pietrarsa dedicato alla storia delle Ferrovie italiane, straordinariamente rappresentata da quella prima tratta che da Napoli portava a Portici inaugurata dai Borboni il 3 ottobre 1839, quel prototronco ferroviario costruito più per mera vanità dei regnanti che si spostavano da una reggia all’altra.
Internet ci aiuta con una delle sue applicazioni a controllare orari e costi. E quel che sorprende è proprio la voce di questi ultimi simile a quella di una corsa normale che dalla capitale flegrea porta alla Stazione di Piazza Garibaldi-Napoli centrale. Non ci importa molto dei costi che sono alla nostra portata ma scoprire che – tutto sommato – non avremo un aggravio ci incoraggia ad organizzarci.
Alla stazione faccio il biglietto sia per l’andata che per il ritorno. Per disabitudine ma forse anche per cultura chiedo all’edicolante di andare a Casarsa. E no, non siamo in Friuli ed il luogo si chiama Pietrarsa e non vi ha avuto dimora Pier Paolo Pasolini.
Siamo obbligati seguendo il consiglio dell’app inspiegabilmente poi a trasbordare a Mergellina: è strano perché il treno su cui dovremo salire proviene dalla stessa linea, parte da Campi Flegrei e transita fino a San Giovanni Barra. Per questo motivo non ci sarebbe niente di strano se il trasbordo avvenisse a Campi Flegrei, Piazza Leopardi, Mergellina, Piazza Amedeo, Montesanto, Piazza Cavour, Piazza Garibaldi, Gianturco o in estremo S. Giovanni Barra, dove termina la corsa: ma a quel punto si potrebbe scendere e salire sul treno che va verso Salerno o Sapri. Noi tra un dubbio e l’altro scendiamo a Campi Flegrei pensando che in questo modo non abbiamo problemi di trovare un posto comodo: il treno nasce proprio da qui.
Saliti a bordo in carrozze praticamente vuote Mary esprime tuttavia una sua perplessità: alla fin fine non le piace l’idea di visitare il Museo di Pietrarsa. Perchè mai non me lo ha detto prima? Ma tant’è. Il 15 agosto di quest’anno c’è anche una ulteriore possibilità da sperimentare, incoraggiata dalla gratuità. C’è tutto il complesso degli scavi di Ercolano ai quali oggi si accede senza pagare. Google Maps ci aiuta a capire come poterne approfIttare: in fondo possiamo visitare Pietrarsa e poi riprendere il treno: c’è soltanto una stazione dopo ed è quella di Portici Ercolano. Pietrarsa è già frazione del comune di Portici; ci vogliono meno di cinque minuti.
Arrivati a Piazza Garibaldi mentre i vagoni si riempiono di centinania di turisti finisce la parte sotterranea del tratto metropolitano che da Pozzuoli porta a Napoli centro. Nè Mary nè io siamo andati oltre in tanti anni di utilizzo del “metrò” e ci sorprende il panorama misto tra postmodernismo, archeologia industriale e degrado urbano. Passiamo a pochi metri dal quartiere Luzzati, sede delle vicende prodotte dalla penna fertile di Elena Ferrante. Dall’altro lato migliaia di container sovrapposti e accatastati come contemporanee artistiche installazioni disegnano un paesaggio che gareggia con lo skyline dei grattacieli del nuovo Centro Direzionale e la sagoma per niente rassicurante del Vesuvio. Strutture industriali vetuste e abbandonate sono inframezzate da boscaglie intricate vincenti mentre grovigli di strutture viarie mettono in evidenza l’incessante, malgrado il giorno di festa, lavorio umano. Il treno procede con paziente lentezza.

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 2

Poco prima di arrivare a Pietrarsa si decide di compiere un illecito: non scendere e proseguire in deroga al biglietto di viaggio. Una sola unica stazione, meno di un chilometro. Al controllore laddove fosse apparso possiamo dire che ci eravamo distratti guardando il paesaggio. In verità il treno sosta qualche minuto ed il conduttore è là a pochi metri da noi per far ripartire il convoglio. Partito il quale, Mary ed io ci alziamo per andare in un’altra carrozza contromano rispetto alla direzione del treno. La prossima fermata è quella di Portici Ercolano. Abbamo deciso di andare a visitare il complesso archeologico della città vesuviana. Ciascuno di noi c’è stato nei tempi passati ma ci fa piacere ritornarci e, poi, oggi 15 agosto l’ingresso è libero e ci sono nuovi ritrovamenti rispetto a prima e nuove exhibition da seguire e gustare.
Pietrarsa si allontana anche se la struttura del Museo composta di alti hangar che si protendono verso il mare rimane sempre a vista mentre il porto di Portici con alcuni pescherecci alla fonda per la giornata festiva si avvicina mentre pochi bagnanti sostano sugli scogli e sulle rene sottili e qualche barca da diporto va fuori o entra.
E come previsto pochissimi minuti, meno di cinque trascorrono ed il treno si ferma nuovamente e noi scendiamo in modo furtivo. Ad essere giusti, non abbiamo commesso un vero e proprio illecito, dato che al ritorno dovendo riprendere quel treno a quella stessa stazione ci toccherà acquistare un biglietto di viaggio molto più costoso: una sorta di multa morale, una forma di contrappasso minimo. Il viaggiatore “fai da te” ha indubbiamente questi limiti.
Ad Ercolano ci eravamo stati, sì, ma arrivandoci in auto più o meno direttamente: nella cittadina eravamo già venuti da giovani per acquistare vestiario usato in un mercato molto rinomato ben prima di quello “pratese” chiamato Pugliano e Resìna dove arrivavano balle di panni usati dagli States.
Non conosciamo però quel luogo, è del tutto nuovo per noi, appena usciti fuori dalla stazione. Una chiesina marina con delle brevi scalinate sulla sinistra, a destra invece un piccolo bar e pochi avventori. Mi rivolgo ad uno di questi, un signore che mi appare vispo e attento, e gi chiedo quale direzione prendere per arrivare agli scavi. Con uno sguardo pietoso ci fa comprendere preventivamente che la distanza da percorrere è abbastanza lunga; lo fa in contemporanea con un rapido consiglio ad un gruppetto di giovani che chiedono quale supermercato sia aperto: di Ferragosto in un paesetto della cinta vesuviana è abbastanza difficile trovarne. Indica in una direzione confusa ed icerta per tutti noi un negozio cinese, mentre il gruppo bofonchia parole in un dialetto volgare indistinto. A noi, invece, il signore riserva un trattamento diverso con gesti abbastanza chiari: salire verso una piazza, girare a destra. Procedere per circa un chilometro fino ad un semaforo; a quel punto svoltare a sinistra e trovarsi proprio all’ingresso del complesso archeologico. Di solito in questi casi dopo il primo consiglio ne sortisce un altro: una sorta di “passaggio a pagamento”, una forma di taxi abusivo: non sarebbe una vera e propria sorpresa. Ma non accade. E noi procediamo, sfruttando una linea d’ombra che ci aiuta a sopportare il caldo che già si fa sentire.

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 3

Il viaggiatore consapevole in possesso di buoni piedi e di vigile mente scopre molto più di quanti invece si affidano ad altri occhi, altri piedi, altri mezzi, altre menti. Su questo Blog ho costruito narrazioni, ad uso poco più che personale, basate sempre sulla conoscenza e la scoperta diretta. Anche nei viaggi da fermo, ospite temporaneo di mezzi pubblici o privati, ho raccontato degli incontri e delle “visioni” in cui mi è stata data l’occasione di imbattermi.

3.

La strada è in leggera salita. La carreggiata abbastanza ampia appare però ridotta a poco più di metà per le auto parcheggiate da ambo i sensi di marcia. Procediamo in modo previdentemente lento in fila indiana rispettosa io avanti Mary dietro. Sull’altro lato della strada un Parco giochi peraltro inaccessibile perché evidentemente chiuso; si intravedono le strutture dei giochi e quelle di un Giardino pubblico. Un cartello lo indica come Parco pubblico comunale o Parco della Reggia. E’ il 15 agosto.
Ma la “sorpresa” che ci incuriosisce di più è sulla nostra destra, laddove spunta una rientranza dimessa in modo non dissimile dai marciapiedi a tratti sconnessi con una cancellata semiaperta da indurre a chiedersi se sia possibile varcarla. Abbiamo notato di aver costeggiato un muretto sormontato da una inferriata oltre la quale si nota una vegetazione boschiva violentata da una presenza umana indiscreta e irrispettosa dell’ambiente. I commenti sono severi ma ci spingiamo a varcare l’ingresso percorrendo una via sterrata non adatta a piedi e gambe malferme. Siamo nel Bosco di Portici, il Boscoreale; non si pensava di visitarlo ma siamo all’inizio del viaggio, la curiosità è di gran lunga più forte della stanchezza che più in là potrebbe coglierci, e ci inoltriamo. Una indicazione suggerisce di andare verso una Prateria: non ne comprendiamo il senso, ma consapevoli del fatto che ci tocca percorrere un paio di chilometri chiediamo ad una ragazza che è a chiacchiera su una delle panchine intorno ad una peschiera secca se proseguendo in su si riesca ad arrivare ad un’uscita più vicina ad Ercolano. Ci dice di no, che c’è un’uscita dalla Reggia ma che è di sicuro chiusa e ci invita, però, ad andare verso la “Prateria” aggiungendo che ne vale la pena. I modi gentili della giovane donna e la nostra curiosità innata aiutano: arriviamo su un grande prato dove impunemente pascolano cani di stazza diversa in deroga alla prescrizione affissa al lato destro del varco tra le siepi che delimitano il luogo. Ecco dunque “la prateria” molto curata ed abbondantemente annaffiata di fresco. Procediamo verso il mezzo di essa: sugli sfondi a sinistra c’è il mare, a destra la struttura architettonica, discreta ed imponente allo stesso tempo, della Reggia.
Alcuni anziani siedono su panchine addossate al limitare dello spazio verde: converso con uno di loro. La Reggia è vuota, è stata saccheggiata degli arredi; c’è il rammarico dell’orgoglio tradito e lo sciovinismo tipico dei neoborbonici, osannanti il livello di civiltà di quei regnanti e del tempo che fu. C’è un attacco veemente al massone Garibaldi reo di aver consegnato il Regno delle due Sicilie ai Savoia.

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 4

Mary si infervora e argomenta sui limiti dei Borboni e sulla inconsistenza storica della loro potenza industriale ed economica pari o addirittura superiore ad altre contemporanee. Il signore cambia il tema e dopo aver chiesto di dove noi si sia, saputo che si viene dalla Toscana si dilunga in una storia romantica di cui era protagonista una sua zia, una di quelle storie che circolano e sono credibili perchè i percorsi del destino sono imperscrutabili e sorprendenti, una di quelle storie cui la narrativa letteraria rosa, o i fotoromanzi e la cinematografia ci ha fatto appassionare. Un amore a prima vista in un contesto borghese zeffirelliano.
Ritorniamo verso l’uscita insieme a lui che, abbandonando la parte apologetica e melò, si improvvisa guida. Ci descrive, contornate da una tipica aneddotica popolare, le vicende della Reggia dalla sua costruzione nella prima parte del Settecento fino ai giorni nostri, caratterizzati da un progressivo depauperamento. Si tratta di un abbandono storicamente decretato peraltro in primo luogo dal processo storico e contemporaneamente dalla scelta di privilegiare il sito omologo di Caserta, ispirato volutamente allo splendore di Versailles. Non ininfluente è stata certamente la vicinanza con le altre due sedi di Napoli ben più rappresentative della “grandeur” borbonica e ben più congeniali al potere aristocratico e baronale.
All’uscita il signore ci accompagna per un pezzo verso la parte più alta del corso che abbiamo percorso prima di entrare nel Bosco. Gli argomenti sono altri, molto più coinvolgenti dal punto di vista sociale ed antropologico. Il tema è quello dell’invasione degli extra e l’ispirazione è tuttavia un povero disgraziato forse più anziano di noi che parla tra sè e sè in un linguaggio locale incomprensibile che percorre quel tratto di strada chiedendo elemosina mentre sporco e lacero fuma un mezzo spinello. Extraterrestre comunitario autoctono. E’ in ogni caso un argomento che ricorre sempre più nel dibattito pubblico: è rivelatore della incapacità che le classi politiche governative hanno mostrato in campo sociale a favore di coloro che più hanno bisogno ed in quello dell’accoglienza dei migranti non economici. E si scopre che sempre più persone non sono in grado di accettare tali inadempienze: essenzialmente è una guerra tra poveri.
Poco più in su sempre sulla nostra sinistra un’insegna indica l’ingresso al Teatro comunale dedicato a i De Filippo. Deve essere uno spazio piccolo commisurato alla larghezza ed al luogo: ma molto spesso spazi piccoli riservano grandi sorprese e sono il trampolino di lancio di tante professionalità nell’ambito artistico.
Sulla sommità del corso c’è una Piazza con una rotatoria; di fronte una Chiesa, quella dell’Arciconfraternita del Ss.Sacramento a sinistra si ritorna, percorrendo la Strada statale 18 Tirrena Inferiore, verso Napoli. Noi dobbiamo procedere a destra su via Università. Salutiamo il nostro provvisorio amico e mantenendoci sulla linea d’ombra ormai molto più sottile ci avviamo. La strada è più stretta del Corso Umberto. Ma ci sembra più ampia perchè è ad una sola linea di marcia ed è dotata a tratti di dissuasori che consentono ai pedoni di essere protetti ed alle auto di non poter parcheggiare.

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 5

E’ il 15 agosto. Sono le 12.00 e forse anche per questo non c’è nè traffico pedonale nè traffico di auto. Le strutture abitative sono caratterizzate da un misto tra imponenza e degrado suddiviso in egual misura tra sedi nobili e abitazioni popolari: non mancano gli esempi di “bassi” abitati e di strutture che un tempo forse conobbero fasti di ori, di glorie e di Storia. E’ il 15 agosto e davanti a noi c’è una città che sembra morta, invecchiata.
Procediamo lentamente sia per il caldo sia perché da un lato e dall’altro si aprono varchi profondi: sulla sinistra verso la collina vulcanica ci si addentra in quartieri che ci invitano ad essere esplorati, sulla destra lo sguardo si allunga verso la marina. Per un primo tratto la schiera di abitazioni mostra antiche vestigia aristocratiche mescolate a popolari magioni: il nostro obiettivo essenziale è procedere verso gli scavi della città romana. Percorse poche decine di metri appare l’imponente struttura della Reggia: incredibile ma è attraversata dalla via dell’Università che entra ed esce dai portici laterali. E già “Portici”, siamo a Portici. Poco prima di arrivarci c’è una Chiesa dedicata a Sant’Antonio. C’è una piccola cappella votiva esterna; l’interno cui si accedde attraverso una breve scalinata non è particolarmente interessante. Ne usciamo ed approfittiamo di una fontanella per rinfrescarci e bere. Ci inoltriamo nel cortile interno percorso da qualche sparuta auto e ci dirigiamo verso l’ampia trittica cancellata inaccessibile oltre la quale però si intravede in fondo il mare. La direzione è comunque quella della “prateria” che abbiamo già percorso. La struttura ora sede dell’Università di Agraria merita un nostro ritorno; l’Orto Botanico subito dopo l’uscita dal cortile sembra aperto ma è un’illusione, visto che un signore, forse un custode, ci dice che riaprirà solo a fine agosto.
Si vanno accumulando uno dopo l’altro buoni motivi per ritornare, sempre “rigorosamente” a piedi, forse in giorni meno caldi. Non amiamo il turismo da “giapponesi”, preferiamo il turismo “fai da te” semmai con l’uso di qualche mezzo per spostarsi da un centro all’altro…ma poi occorre procedere lentamente, osservando tutti gli angoli nascosti e, avendo tempo e forze, perlustrarli. C’è sempre tanto da scoprire, c’è sempre tanto da imparare. Poco prima di superare il portico di uscita verso Ercolano c’è una targa che ricorda come in quel luogo il 19 giugno del 1758 fosse nato Raffaello Morghen, incisore sopraffino delle vestigia ercolanensi.
Di fronte all’ingresso dell’Orto botanico c’è villa Maltese, ben tenuta almeno nell’aspetto esterno. Un viaggiatore già consapevole come noi può assegnare un giudizio così positivo ben conoscendo lo stato di un pur austero degrado degli altri spazi. Alcuni di questi rimandano a suggestioni riferibili al famoso Palazzo dello Spagnolo al quartiere Sanità di Napoli con quella scala a doppi rampanti pur con un ridotto numero di fornìci.
Ad ogni modo in uno di questi casi non c’è alcuna limitazione e noi ci addentriamo fino in fondo superando l’arco della costruzione ed affacciandoci ad un non previsto “belvedere” da cui la vista spazia spingendosi verso lo skyline di Capri.

…continua….

download

LE CIRCOSCRIZIONI a Prato ed il lavoro di compartecipazione che curavano (da un’esperienza diretta) – Un nuovo documento- seconda parte

LE CIRCOSCRIZIONI a Prato ed il lavoro di compartecipazione che curavano (da un’esperienza diretta) – Un nuovo documento- seconda parte

Proseguo a riportare il testo del documento la cui prima parte ho pubblicato lo scorso 2 settembre

CIRCOSCRIZIONE EST DEL COMUNE DI PRATO
Commissione Formazione e Cultura
MARTEDI 5 ottobre 2004

Centro Polivalente don Lorenzo Milani – ore 21.00

La Formazione

Il lavoro nel settore della Formazione è stato caratterizzato da un’essenziale continuità rispetto alla legislatura precedente (1994\1999), tranne che per qualche aspetto di cui ora si parlerà.

L’impegno della Circoscrizione nel settore della Scuola si è configurato fino a tre anni fa in un intervento diretto su alcuni progetti condivisi: la nostra struttura amministrativa seguiva passo passo (soprattutto dal punto di vista finanziario) i progetti approvati. In pratica si operava così: la Circoscrizione (il Comitato Esecutivo, la Commissione e poi il Consiglio) stabiliva in sede di Piano Programma i macro argomenti su cui far confluire l’intervento finanziario. Di norma, in tutti questi anni i macro argomenti sono stati: l’ambiente, la multicultura, la memoria, la musica, la lettura.

Da tre anni in qua, con l’avvento dell’autonomia scolastica (autonomia soprattutto finanziaria, anche se le risorse poi le dovevamo mettere anche noi), abbiamo modificato di poco la modalità di intervento, lasciando alle scuole tutta la parte amministrativa con esclusione del preventivo e del resoconto finale, anche se alla Circoscrizione interessa soltanto questo ultimo (infatti noi spesso abbiamo coperto solo parte dei progetti, laddove il preventivo particolarmente “sostanzioso” si riferiva a progetti che ritenevamo interessanti, lasciando alle scuole il compito di reperire altrove le rimanenti risorse necessarie).

In pratica funziona così: le diverse realtà scolastiche presenti sul nostro territorio (due Circoli Didattici, il secondo ed il settimo; una Scuola Media Statale, la “Pier Cironi”; due istituti Medi Superiori, il “Buzzi” ed il “Copernico”; alcune scuole private), attraverso dei referenti, a volte supportati dai Dirigenti Scolastici stessi, vengono invitati a presentare – di norma all’inizio dell’anno scolastico – i loro progetti riferiti in particolare agli obiettivi istituzionali sopra espressi.
Nel corso degli ultimi anni, considerando questo settore fra le priorità da mantenere intatte nel limite delle possibilità, la Circoscrizione ha fatto di tutto per confermare i budget assegnati alle diverse realtà scolastiche del territorio, senza distinguere fra pubbliche e private, anche se per la caratteristica e la mole dei progetti proposti e realizzati la maggior parte degli interventi finanziari è stata appannaggio delle scuole pubbliche.

Nel prossimo futuro speriamo di poter mantenere questo nostro impegno, anche se i segnali già da qualche anno non ci aiutano in tal senso.

La Circoscrizione inoltre segue con incontri periodici sia di tipo collegiale sia individuale il percorso degli interventi con incontri con i referenti e gli operatori interni ed esterni chiamati ad operare, fin quando, di norma nelle ultime settimane di scuola, non si perviene alla realizzazione del progetto con mostre dei lavori svolti, relazioni aperte anche al pubblico esterno, performance dei gruppi degli studenti coinvolti. Molto interessante è stata in questo anno 2004 tutta la serie di interventi formativi e culturali, in parte finanziati dalla Circoscrizione, che hanno visto coinvolto il VII Circolo ed in particolare la Scuola della Castellina, che è stata intitolata a Fabrizio De Andrè.

Un quadro sintetico degli interventi realizzati, quest’anno, con le scuole della Circoscrizione è a vostra disposizione. Da quest’anno, al posto dell’unico primo incontro collegiale ho avviato già dalla scorsa settimana incontri riservati con ciascuna delle Istituzioni scolastiche del nostro territorio (pubbliche e private) nelle loro sedi per programmare i futuri interventi, verosimilmente quelli da realizzare nel 2005.

…2…

image035

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 5

68840036_1115165078684228_8706815233538129920_n

2487,0,1,0,303,256,452,2,2,157,50,0,0,100,0,1981,1968,2177,2171539
2487,0,1,0,303,256,452,2,2,157,50,0,0,100,0,1981,1968,2177,2171539

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 5

E’ il 15 agosto. Sono le 12.00 e forse anche per questo non c’è nè traffico pedonale nè traffico di auto. Le strutture abitative sono caratterizzate da un misto tra imponenza e degrado suddiviso in egual misura tra sedi nobili e abitazioni popolari: non mancano gli esempi di “bassi” abitati e di strutture che un tempo forse conobbero fasti di ori, di glorie e di Storia. E’ il 15 agosto e davanti a noi c’è una città che sembra morta, invecchiata.
Procediamo lentamente sia per il caldo sia perché da un lato e dall’altro si aprono varchi profondi: sulla sinistra verso la collina vulcanica ci si addentra in quartieri che ci invitano ad essere esplorati, sulla destra lo sguardo si allunga verso la marina. Per un primo tratto la schiera di abitazioni mostra antiche vestigia aristocratiche mescolate a popolari magioni: il nostro obiettivo essenziale è procedere verso gli scavi della città romana. Percorse poche decine di metri appare l’imponente struttura della Reggia: incredibile ma è attraversata dalla via dell’Università che entra ed esce dai portici laterali. E già “Portici”, siamo a Portici. Poco prima di arrivarci c’è una Chiesa dedicata a Sant’Antonio. C’è una piccola cappella votiva esterna; l’interno cui si accedde attraverso una breve scalinata non è particolarmente interessante. Ne usciamo ed approfittiamo di una fontanella per rinfrescarci e bere. Ci inoltriamo nel cortile interno percorso da qualche sparuta auto e ci dirigiamo verso l’ampia trittica cancellata inaccessibile oltre la quale però si intravede in fondo il mare. La direzione è comunque quella della “prateria” che abbiamo già percorso. La struttura ora sede dell’Università di Agraria merita un nostro ritorno; l’Orto Botanico subito dopo l’uscita dal cortile sembra aperto ma è un’illusione, visto che un signore, forse un custode, ci dice che riaprirà solo a fine agosto.
Si vanno accumulando uno dopo l’altro buoni motivi per ritornare, sempre “rigorosamente” a piedi, forse in giorni meno caldi. Non amiamo il turismo da “giapponesi”, preferiamo il turismo “fai da te” semmai con l’uso di qualche mezzo per spostarsi da un centro all’altro…ma poi occorre procedere lentamente, osservando tutti gli angoli nascosti e, avendo tempo e forze, perlustrarli. C’è sempre tanto da scoprire, c’è sempre tanto da imparare. Poco prima di superare il portico di uscita verso Ercolano c’è una targa che ricorda come in quel luogo il 19 giugno del 1758 fosse nato Raffaello Morghen, incisore sopraffino delle vestigia ercolanensi.
Di fronte all’ingresso dell’Orto botanico c’è villa Maltese, ben tenuta almeno nell’aspetto esterno. Un viaggiatore già consapevole come noi può assegnare un giudizio così positivo ben conoscendo lo stato di un pur austero degrado degli altri spazi. Alcuni di questi rimandano a suggestioni riferibili al famoso Palazzo dello Spagnolo al quartiere Sanità di Napoli con quella scala a doppi rampanti pur con un ridotto numero di fornìci.
Ad ogni modo in uno di questi casi non c’è alcuna limitazione e noi ci addentriamo fino in fondo superando l’arco della costruzione ed affacciandoci ad un non previsto “belvedere” da cui la vista spazia spingendosi verso lo skyline di Capri.

…5…

Joshua Madalon

68678231_2167897503339728_303758727331184640_n

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 4

68880598_903004283409461_2591239626073047040_n

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 4

Mary si infervora e argomenta sui limiti dei Borboni e sulla inconsistenza storica della loro potenza industriale ed economica pari o addirittura superiore ad altre contemporanee. Il signore cambia il tema e dopo aver chiesto di dove noi si sia, saputo che si viene dalla Toscana si dilunga in una storia romantica di cui era protagonista una sua zia, una di quelle storie che circolano e sono credibili perchè i percorsi del destino sono imperscrutabili e sorprendenti, una di quelle storie cui la narrativa letteraria rosa, o i fotoromanzi e la cinematografia ci ha fatto appassionare. Un amore a prima vista in un contesto borghese zeffirelliano.
Ritorniamo verso l’uscita insieme a lui che, abbandonando la parte apologetica e melò, si improvvisa guida. Ci descrive, contornate da una tipica aneddotica popolare, le vicende della Reggia dalla sua costruzione nella prima parte del Settecento fino ai giorni nostri, caratterizzati da un progressivo depauperamento. Si tratta di un abbandono storicamente decretato peraltro in primo luogo dal processo storico e contemporaneamente dalla scelta di privilegiare il sito omologo di Caserta, ispirato volutamente allo splendore di Versailles. Non ininfluente è stata certamente la vicinanza con le altre due sedi di Napoli ben più rappresentative della “grandeur” borbonica e ben più congeniali al potere aristocratico e baronale.
All’uscita il signore ci accompagna per un pezzo verso la parte più alta del corso che abbiamo percorso prima di entrare nel Bosco. Gli argomenti sono altri, molto più coinvolgenti dal punto di vista sociale ed antropologico. Il tema è quello dell’invasione degli extra e l’ispirazione è tuttavia un povero disgraziato forse più anziano di noi che parla tra sè e sè in un linguaggio locale incomprensibile che percorre quel tratto di strada chiedendo elemosina mentre sporco e lacero fuma un mezzo spinello. Extraterrestre comunitario autoctono. E’ in ogni caso un argomento che ricorre sempre più nel dibattito pubblico: è rivelatore della incapacità che le classi politiche governative hanno mostrato in campo sociale a favore di coloro che più hanno bisogno ed in quello dell’accoglienza dei migranti non economici. E si scopre che sempre più persone non sono in grado di accettare tali inadempienze: essenzialmente è una guerra tra poveri.
Poco più in su sempre sulla nostra sinistra un’insegna indica l’ingresso al Teatro comunale dedicato a i De Filippo. Deve essere uno spazio piccolo commisurato alla larghezza ed al luogo: ma molto spesso spazi piccoli riservano grandi sorprese e sono il trampolino di lancio di tante professionalità nell’ambito artistico.
Sulla sommità del corso c’è una Piazza con una rotatoria; di fronte una Chiesa, quella dell’Arciconfraternita del Ss.Sacramento a sinistra si ritorna, percorrendo la Strada statale 18 Tirrena Inferiore, verso Napoli. Noi dobbiamo procedere a destra su via Università. Salutiamo il nostro provvisorio amico e mantenendoci sulla linea d’ombra ormai molto più sottile ci avviamo. La strada è più stretta del Corso Umberto. Ma ci sembra più ampia perchè è ad una sola linea di marcia ed è dotata a tratti di dissuasori che consentono ai pedoni di essere protetti ed alle auto di non poter parcheggiare.

….4….

Joshua Madalon

2487,0,1,0,361,256,343,2,2,198,57,1,0,100,0,1969,1968,2177,190168
2487,0,1,0,361,256,343,2,2,198,57,1,0,100,0,1969,1968,2177,190168

COSA ERANO E COSA FACEVANO LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO – da un’esperienza diretta – parte 7

s-l600

COSA ERANO E COSA FACEVANO LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO – da un’esperienza diretta – parte 7


7.
Un altro settore nel quale la Circoscrizione ha operato con ruolo di primo piano nella città è stato quello della produzione culturale sia di racconti (“Giallo come un li…bro” era stato preceduto da una serie di incontri culturali sul libro giallo) sia di fumetti, sia di poesie. Interessanti sono stati i raduni periodici dei poeti pratesi, durante i quali ciascuno di loro leggeva alcune poesie; allo stesso tempo, la Circoscrizione ha dato vita ad una collana di poesie al femminile “Poesia sostantivo femminile” che ogni anno vengono lette in diretta in una serata organizzata nell’ambito della Festa della Donna. Queste iniziative che si sono ormai consolidate, sia per i costi esigui sia per la valenza sociale e culturale sia per la grande partecipazione che l’hanno caratterizzate in modo progressivo, rimangono di certo fra gli obiettivi principali di questa Circoscrizione.
Così come, superando qualche difficoltà incontrata nel corso della precedente legislatura, andrebbe ripreso il progetto di “Poesie da viaggio”, un foglio con racconti brevi e poesie, oltre a brevi informazioni ai cittadini, da distribuire sulle LAM che attraversano il nostro territorio.

Durante la legislatura 1999\2004 la sede della Circoscrizione è stata spostata dalla sede de La Querce in via Firenze ai “Lecci” in Viale De Gasperi. Collegato alla sede anagrafico – istituzionale è lo spazio che abbiamo voluto dedicare a “don Lorenzo Milani”. La scelta di intitolarlo al priore di Barbiana è da collegare proprio alla volontà di fare di quello spazio un luogo per la formazione delle giovani generazioni, possibilmente al di fuori dei soliti vincoli, sia burocratici che ideologici, e schematismi. Era ed è ancora una vera e propria sfida, difficile da realizzarsi, ma possibile umanamente con l’impegno di noi tutti, e soprattutto dei giovani amministratori che in questa legislatura si sono affacciati alla ribalta.

Abbiamo accennato al contatto con le due grandi Istituzioni culturali pubbliche cittadine; con il Teatro Stabile c’è un rapporto di ottimo livello: al Metastasio diamo collaborazione nel periodo della campagna abbonamenti sia con un front office in Circoscrizione sia con iniziative di promozione culturale sul Cartellone. Nel corso dell’anno poi di tanto in tanto ma sempre con una precisa programmazione prepariamo incontri con le compagnie, ospitandole in luoghi della Circoscrizione (di solito Scuole o Circoli), a volte offrendo ai nostri cittadini delle vere e proprie performances. Nel corso degli ultimi mesi, insieme alle altre Circoscrizioni, abbiamo avviato un percorso di primissimo livello culturale, che prevede un lavoro di ricognizione, seguito da un tutor, collegato al tema della memoria da farsi in cinque diverse realtà (ogni Circoscrizione dovrà cercarne una all’interno del proprio territorio) e poi la rielaborazione dei risultati operata da un esperto di scrittura teatrale e la messinscena finale realizzata con il contributo diretto dei cittadini protagonisti. Il tutto dovrebbe svolgersi in una biennalità suddivisa in parti uguali nelle due fasi prima descritte. La nostra Circoscrizione, avendo svolto già un lavoro di ricognizione sulla interessantissima ed unica nel suo genere realtà del Cantiere, aveva avuto la possibilità di saltare il primo anno e diventare punto di riferimento delle altre Circoscrizioni per le modalità già attivate, preparandosi subito alla realizzazione finale. Il progetto ha ricevuto uno stop comprensibilissimo, connesso alle fasi pre elettorali che sono state, come tutti sanno, piuttosto lunghe e difficoltose. Nel corso di questi prossimi anni l’idea va ripresa soprattutto all’interno del Coordinamento delle Commissioni Cultura.

….7….
Joshua Madalon

download (5)

DCF 1.0
DCF 1.0

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 3

2487,0,1,0,341,256,366,2,2,182,49,0,0,100,0,1971,1968,2177,357302
2487,0,1,0,341,256,366,2,2,182,49,0,0,100,0,1971,1968,2177,357302

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 3

Il viaggiatore consapevole in possesso di buoni piedi e di vigile mente scopre molto più di quanti invece si affidano ad altri occhi, altri piedi, altri mezzi, altre menti. Su questo Blog ho costruito narrazioni, ad uso poco più che personale, basate sempre sulla conoscenza e la scoperta diretta. Anche nei viaggi da fermo, ospite temporaneo di mezzi pubblici o privati, ho raccontato degli incontri e delle “visioni” in cui mi è stata data l’occasione di imbattermi.

2487,0,1,0,343,256,379,2,2,162,57,1,0,100,0,1968,1968,2177,1884835
2487,0,1,0,343,256,379,2,2,162,57,1,0,100,0,1968,1968,2177,1884835

95740_portici_bosco_della_reggia_di_portici

107526_30_101445_ANTO1600

3.

La strada è in leggera salita. La carreggiata abbastanza ampia appare però ridotta a poco più di metà per le auto parcheggiate da ambo i sensi di marcia. Procediamo in modo previdentemente lento in fila indiana rispettosa io avanti Mary dietro. Sull’altro lato della strada un Parco giochi peraltro inaccessibile perché evidentemente chiuso; si intravedono le strutture dei giochi e quelle di un Giardino pubblico. Un cartello lo indica come Parco pubblico comunale o Parco della Reggia. E’ il 15 agosto.

Ma la “sorpresa” che ci incuriosisce di più è sulla nostra destra, laddove spunta una rientranza dimessa in modo non dissimile dai marciapiedi a tratti sconnessi con una cancellata semiaperta da indurre a chiedersi se sia possibile varcarla. Abbiamo notato di aver costeggiato un muretto sormontato da una inferriata oltre la quale si nota una vegetazione boschiva violentata da una presenza umana indiscreta e irrispettosa dell’ambiente. I commenti sono severi ma ci spingiamo a varcare l’ingresso percorrendo una via sterrata non adatta a piedi e gambe malferme. Siamo nel Bosco di Portici, il Boscoreale; non si pensava di visitarlo ma siamo all’inizio del viaggio, la curiosità è di gran lunga più forte della stanchezza che più in là potrebbe coglierci, e ci inoltriamo. Una indicazione suggerisce di andare verso una Prateria: non ne comprendiamo il senso, ma consapevoli del fatto che ci tocca percorrere un paio di chilometri chiediamo ad una ragazza che è a chiacchiera su una delle panchine intorno ad una peschiera secca se proseguendo in su si riesca ad arrivare ad un’uscita più vicina ad Ercolano. Ci dice di no, che c’è un’uscita dalla Reggia ma che è di sicuro chiusa e ci invita, però, ad andare verso la “Prateria” aggiungendo che ne vale la pena. I modi gentili della giovane donna e la nostra curiosità innata aiutano: arriviamo su un grande prato dove impunemente pascolano cani di stazza diversa in deroga alla prescrizione affissa al lato destro del varco tra le siepi che delimitano il luogo. Ecco dunque “la prateria” molto curata ed abbondantemente annaffiata di fresco. Procediamo verso il mezzo di essa: sugli sfondi a sinistra c’è il mare, a destra la struttura architettonica, discreta ed imponente allo stesso tempo, della Reggia.
Alcuni anziani siedono su panchine addossate al limitare dello spazio verde: converso con uno di loro. La Reggia è vuota, è stata saccheggiata degli arredi; c’è il rammarico dell’orgoglio tradito e lo sciovinismo tipico dei neoborbonici, osannanti il livello di civiltà di quei regnanti e del tempo che fu. C’è un attacco veemente al massone Garibaldi reo di aver consegnato il Regno delle due Sicilie ai Savoia.

…3….

Joshua Madalon

78200047

COSA ERANO E COSA FACEVANO LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO – da un’esperienza diretta – parte 6

circoscrizione-est

COSA ERANO E COSA FACEVANO LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO – da un’esperienza diretta – parte 6

6.

Da quell’anno il 30 novembre è rimasta una delle date fondamentali in cui le Circoscrizioni, ma soprattutto la nostra, preparano delle iniziative: quest’anno l’argomento, molto interessante come sempre, è “Bambini in guerra ed in pace”.

Fra gli obiettivi che la Circoscrizione si era data all’inizio della legislatura vi era quello della ulteriore valorizzazione del territorio, sia utilizzando alcuni spazi già a disposizione sia creandone di nuovi. E’ stata data grande importanza dunque ai luoghi deputati canonicamente alla socializzazione (Circoli, Parrocchie, Associazioni, Scuole) e si sono cercati nuovi spazi soprattutto nelle piazze dei diversi borghi da cui è formato il nostro territorio (si pensi al Cantiere, a Gonfienti, alla Castellina, allo spazio Tenda a Mezzana): i risultati, anche se bisognerà migliorare, sono molto interessanti, ed in questa legislatura occorrerà consolidare l’utilizzazione di questi luoghi e valorizzarne qualche altro (si pensi a Pizzidimonte, ma anche ai Giardini di via Picasso a Mezzana ed ai Giardini di pertinenza della Scuola Media “Pier Cironi”, così come previsto dai progetti di Urbanistica Partecipata, di cui già prima si è detto). In effetti il lavoro della Circoscrizione ha coinvolto anche una parte del territorio che non era mai stato interessato: si parla di alcune Ville signorili (“Giardini segreti”) come la Rospigliosi, la Gherardi e la Rucellai; allo stesso tempo è stato utilizzato lo splendido spazio antistante i locali dell’Interporto a Gonfienti laddove c’era l’antico Mulino Ginori – Aldobrandini.

Grande spazio è stato dato ad un lavoro di recupero della memoria; si è cercato il coinvolgimento dei cittadini, si è avviato un lavoro di ricerca che, nel primo anno (il 2000), si è dedicato in particolare ai centenari. Il primo prodotto, che ha avuto anche il ruolo di essere promozionale è stato quello dedicato ad Eugenio Tinti (E.T.) che ha conosciuto tre secoli; poi ne sono venuti degli altri (Giovanna, costruito con il contributo del Sindacato CGIL, la Fiera, in collaborazione con le maestre ed i bambini della Scuola “Carlo Alberto Dalla Chiesa” nell’ambito del lavoro scolastico da noi finanziato, quello sui testi scolastici del Fascismo, con la collaborazione di alcuni insegnanti del Liceo “Livi” e di tanta tanta gente comune) e già ce ne sono alcuni che incalzano. Anche per rimanere in questo ambito la Circoscrizione è stata molto attenta a partecipare alla Giornata della Memoria – 27 gennaio, organizzando incontri con gli studenti, in particolare con quelli che ogni anno riescono ad andare a visitare i luoghi dove si svolse la tragedia delle deportazioni e dell’annientamento nel periodo della seconda guerra mondiale. E’ un impegno concreto che va mantenuto, affinché davvero la memoria continui ad avere un filo diretto con le nuove generazioni.

Alle giovani generazioni, nel complesso di questo termine, la Circoscrizione ha voluto dare molta attenzione: non è stato facile, anche perché la differenza generazionale fra noi e loro è notevole. Importante in questa legislatura, che per fortuna si prospetta meglio rispetto a quella precedente, è unire le forze giovanili presenti per costruire un progetto strategico che, partendo dalle magre risorse a nostra disposizione, ma puntando nel contempo ad utilizzare tutto quanto sia possibile a costo zero (si pensi a tutta l’esperienza di Officina Giovani, si pensi alla disponibilità di spazi cui la Circoscrizione può accedere), ponga le basi per una politica culturale a misura dei giovani. Molto importante è il confronto con realtà, come ad esempio quella del Centro “Michele Ventrone” a S.Giusto (circoscrizione Centro), dove le politiche giovanili hanno trovato, pur tra difficoltà e contrasti, terreno fertile per esprimersi.

….6….

Joshua Madalon

39234774_522706524851377_4094333546649354240_n

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 2

download (3)

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 2

Poco prima di arrivare a Pietrarsa si decide di compiere un illecito: non scendere e proseguire in deroga al biglietto di viaggio. Una sola unica stazione, meno di un chilometro. Al controllore laddove fosse apparso possiamo dire che ci eravamo distratti guardando il paesaggio. In verità il treno sosta qualche minuto ed il conduttore è là a pochi metri da noi per far ripartire il convoglio. Partito il quale, Mary ed io ci alziamo per andare in un’altra carrozza contromano rispetto alla direzione del treno. La prossima fermata è quella di Portici Ercolano. Abbamo deciso di andare a visitare il complesso archeologico della città vesuviana. Ciascuno di noi c’è stato nei tempi passati ma ci fa piacere ritornarci e, poi, oggi 15 agosto l’ingresso è libero e ci sono nuovi ritrovamenti rispetto a prima e nuove exhibition da seguire e gustare.
Pietrarsa si allontana anche se la struttura del Museo composta di alti hangar che si protendono verso il mare rimane sempre a vista mentre il porto di Portici con alcuni pescherecci alla fonda per la giornata festiva si avvicina mentre pochi bagnanti sostano sugli scogli e sulle rene sottili e qualche barca da diporto va fuori o entra.
E come previsto pochissimi minuti, meno di cinque trascorrono ed il treno si ferma nuovamente e noi scendiamo in modo furtivo. Ad essere giusti, non abbiamo commesso un vero e proprio illecito, dato che al ritorno dovendo riprendere quel treno a quella stessa stazione ci toccherà acquistare un biglietto di viaggio molto più costoso: una sorta di multa morale, una forma di contrappasso minimo. Il viaggiatore “fai da te” ha indubbiamente questi limiti.
Ad Ercolano ci eravamo stati, sì, ma arrivandoci in auto più o meno direttamente: nella cittadina eravamo già venuti da giovani per acquistare vestiario usato in un mercato molto rinomato ben prima di quello “pratese” chiamato Pugliano e Resìna dove arrivavano balle di panni usati dagli States.
Non conosciamo però quel luogo, è del tutto nuovo per noi, appena usciti fuori dalla stazione. Una chiesina marina con delle brevi scalinate sulla sinistra, a destra invece un piccolo bar e pochi avventori. Mi rivolgo ad uno di questi, un signore che mi appare vispo e attento, e gi chiedo quale direzione prendere per arrivare agli scavi. Con uno sguardo pietoso ci fa comprendere preventivamente che la distanza da percorrere è abbastanza lunga; lo fa in contemporanea con un rapido consiglio ad un gruppetto di giovani che chiedono quale supermercato sia aperto: di Ferragosto in un paesetto della cinta vesuviana è abbastanza difficile trovarne. Indica in una direzione confusa ed icerta per tutti noi un negozio cinese, mentre il gruppo bofonchia parole in un dialetto volgare indistinto. A noi, invece, il signore riserva un trattamento diverso con gesti abbastanza chiari: salire verso una piazza, girare a destra. Procedere per circa un chilometro fino ad un semaforo; a quel punto svoltare a sinistra e trovarsi proprio all’ingresso del complesso archeologico. Di solito in questi casi dopo il primo consiglio ne sortisce un altro: una sorta di “passaggio a pagamento”, una forma di taxi abusivo: non sarebbe una vera e propria sorpresa. Ma non accade. E noi procediamo, sfruttando una linea d’ombra che ci aiuta a sopportare il caldo che già si fa sentire.

….2….

Portici

UN NUOVO CAMBIAMENTO

download (1)

UN NUOVO CAMBIAMENTO o sarà la fine della Democrazia anche in questo Paese

Sono rimasto in silenzio, anche tra le mura domestiche ed amicali, in questi giorni. Provavo difficoltà a vaticinare prospettive in questa calda mezza estate astronomica ed in questa fase calante dei valori civili. A coloro che mi chiedevano cosa pensassi con la vana speranza di una illuminazione rispondevo con un mezzo umido e catarroso bofonchio. Ed è stato infatti un tempo di silenzio e di riflessioni, che non hanno tuttavia prodotto un ripensamento, anche se a qualcuno potrebbe venire il dubbio che io stia per aprire un varco in tal senso. Sono in sintonia con la riflessione di Daniele Pinai (post su Facebook 14 agosto ore 20.44), e non è la prima volta, ma provo un forte imbarazzo di fronte alle argomentazioni dei vari piccoli, medi e grandi leader, a parte quella che l’altro ieri – 17 agosto – è apparsa su “Repubblica”pagina 8 a firma di Pier Luigi Bersani. “… o si prende questo tornante come un’occasione per una correzione di rotta da parte di tutti i protagonisti, o qualsiasi soluzione apparirà un arrocco difensivo, e la destra potrà rimanere protagonista nel paese…”.
Ed è anche vero che in tutto questo tempo il mio silenzio è titanicamente (come iperbole immeritata ma ironicamente espressa) significativo per il fatto che quel che esprimono Pinai e Bersani è un punto di sintesi di quanto da me espresso in un fiume di post. Purtroppo devo rilevare – e “purtroppo” mi aspetto di dovermi ancor più ripetere e ripetere nei prossimi giorni e mesi – che quei consigli “diversamente” autorevoli saranno inascoltati ed andremo verso una deriva disastrosa.
Qualcuno farà spallucce, qualche altro mi considererà un inguaribile rompiscatole altri mi ignoreranno a bella posta. Scrivo anche per questo motivo: non mi si venga a rimproverare di non aver utilizzato il senso critico.
In soldoni, ritengo che la soluzione alla “crisi” debba partire dal riconoscere unilateralmente (tra coloro che aspirano al “nuovo cambiamento”) gli errori tattici e strategici nelle scelte troppo spesso contraddittorie rispetto ai punti fermi politici assunti preventivamente come necessari corollari imprescindibili. Occorre imparare a rimettersi in discussione: se nel Paese la Destra avanza significa che le risposte della parte opposta non sono state accolte, e bisogna chiedersi il perché non procedere come elefanti (o caproni) impazziti verso il baratro.
A quei tanti altri che continuano ad appassionarsi a difesa delle argomentazioni renziane, tronfie orgogliose ed acritiche rispetto ai disastri inferti alle posizioni di Sinistra in questo Paese sono a chiedere di fermarsi a riflettere, abbandonando forme scioviniste deleterie assumendosi la responsabilità primaria dell’aver consentito a Salvini ed alle Destre (non ci prendiamo in giro: con lui ci sono Casapound e Forza Nuova), le più chiaramente reazionarie dalla fine del ventennio fascista, di riprendere forza e vigore nella società.

Joshua Madalon

Intanto occorre mantenere desta ed attiva la “memoria” e non far finta che quel che è accaduto, quel che accade e – di riflesso – quel che accadrà sia colpa di un sortilegio maligno.

download (2)