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Gli irresponsabili

Gli irresponsabili

La Sinistra, dopo essersi assunta la responsabilità di avere svenduto sia con acquiescenza sia con forme elitarie e proprio per questo motivo velleitarie i suoi ideali senza portarli sul terreno del pragmatismo, deve recuperare il suo ruolo. Il Paese ne ha bisogno.

Ieri scrivendo sui temi dello “sviluppo” che sarebbe prerogativa di chi vuole la nuova pista dell’aeroporto etichettavo questi ultimi come “potenziali criminali”. Qualcuno mi ha suggerito di essere più cauto e meno offensivo. Tuttavia invece confermo il mio giudizio e lo arricchisco di documentazione. Innanzitutto mi rifaccio alle “Note tematiche sull’Unione Europea” riferite alla Politica ambientale. Dopo il link riporto il breve Preambolo e il capitolo sulla “Base giuridica” dell’Unione. Subito dopo suffragherò quel che ieri – 8 febbraio – ho riferito “a braccio” come espresso da Nardella (attuale Sindaco di Firenze e buon per lui…della Città metropolitana), senza aver però letto quanto riportato da “La Nazione” del 6 febbraio che confermava la sua “faccia tosta di bronzo” ripetendo ciò che io avevo sentito detto da lui qualche mese fa al Tg3 Regionale.

http://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/71/politica-ambientale-principi-generali-e-quadro-di-riferimento

Preambolo
La politica dell’Unione in materia di ambiente si fonda sui principi della precauzione, dell’azione preventiva e della correzione alla fonte dei danni causati dall’inquinamento, nonché sul principio «chi inquina paga». I programmi pluriennali di azione per l’ambiente definiscono il quadro per l’azione futura in tutti gli ambiti della politica ambientale. Essi sono integrati in strategie orizzontali e sono presi in considerazione nell’ambito dei negoziati internazionali in materia di ambiente. Infine, ma non da ultimo, la loro attuazione è di importanza fondamentale.
Base giuridica
Articoli 11 e da 191 a 193 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). L’Unione europea dispone delle competenze per intervenire in tutti gli ambiti della politica ambientale, come ad esempio l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la gestione dei rifiuti e i cambiamenti climatici. Il suo campo d’azione è limitato dal principio di sussidiarietà e dal requisito dell’unanimità in seno al Consiglio per quanto riguarda le questioni di natura fiscale, la pianificazione del territorio, la destinazione dei suoli, la gestione quantitativa delle risorse idriche, la scelta delle fonti di energia e la struttura dell’approvvigionamento energetico.

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LA NAZIONE 6 febbraio

Il sindaco Dario Nardella sceglie Facebook per annunciarlo. “È un traguardo straordinario al quale siamo arrivati solo grazie alla tenacia e alla determinazione di molti di noi. Ringrazio tutta la città che mi ha incoraggiato e sostenuto nel portare avanti le nostre ragioni a favore di un progetto di ampliamento che porterà più di mille nuovi posti di lavoro e nuove opportunità di crescita per Firenze e la Toscana e risolverà i problemi annosi che affliggono i cittadini di Brozzi, Quaracchi e Peretola”.

Non si chiede, pur essendo a capo della città metropolitana, cosa pensino i cittadini di Sesto Fiorentino, Carmignano, Poggio a Caiano e Prato?

Grande giubilo anche da parte di Forza Italia che esulta affermando che il 65% dei “fiorentini” sarebbe favorevole alla nuova pista aggiungendo che ci saranno migliaia di nuovi posti di lavoro.
Vi riporto il link relativo

www.quinewsfirenze.it/il-65-dei-fiorentini-vuole-il-nuovo-aeroporto.htm dove recuperare il tutto.

Sono degli irresponsabili ai quali si accoda il Presidente della Regione Enrico Rossi di LeU, il Partito Democratico, l’intero Centrodestra ed il Movimento 5 Stelle che dimostra ancora una volta la sua “incapacità” politica.

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Quest’ultimo messo ai margini dai poteri lobbistici (che dovrebbe statutariamente combattere) balbetta che ci saranno dei tagli di fondi pubblici ma non spende una sola parola sui temi ambientali relativi alle conseguenze di tali scelte che metteranno in pericolo prima e poi distruggeranno l’ecosistema della Piana.

Avrei ancora molto da aggiungere ma concludo riaffermando che “sviluppo” non può essere qualcosa che distrugge ed in un tempo nel quale vengono denunciati i rischi ambientali che potrebbero condurre rapidamente al disastro totale non si può continuare a sostenere la crescita esponenziale dei fattori inquinanti primari soprattutto in un’area che dovrebbe invece puntare, avendone tutte le qualità, ad un turismo ecosostenibile diffuso. Vi allego un link utile a comprendere lo stato delle cose.

https://www.weforum.org/reports/the-global-risks-report-2019

La Sinistra, dopo essersi assunta la responsabilità di avere svenduto sia con acquiescenza sia con forme elitarie e proprio per questo motivo velleitarie i suoi ideali senza portarli sul terreno del pragmatismo, deve recuperare il suo ruolo. Il Paese ne ha bisogno.

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Joshua Madalon

RIFLESSIONI ED ANATEMI

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RIFLESSIONI ED ANATEMI

Dove è detto che “progresso” debba coincidere con interventi come quello della nuova pista aeroportuale di Firenze? Dove è scritto che il “futuro” debba essere caratterizzato dalla presenza di termovalorizzatori o inceneritori? Chi continua a progettare nuove costruzioni di complessi residenziali che rimarranno invenduti? Chi si fa portatore di mantenere integro il verde pubblico nelle affermazioni e poi invece tradisce ipocritamente tale assunto svendendolo alle società immobiliari ed alle lobbies incapaci di riciclare il proprio intervento? Chi si impegna ad affermare che siano utili sempre più “centri commerciali” invece che uno sviluppo del commercio diffuso sui territori? Sarebbe bene avviare una critica puntuale sui danni che hanno provocato alcuni avanzamenti tecnologici, come quella che si continua a chiamare rivoluzione digitale, che ha reso molto più sola l’umanità, molto più rinchiusa nella sua individualità, inaridendo il dialogo a favore dei messaggini rapsodici e frenetici che spesso creano ambiguità ed incomprensioni: come era bello quando ci si parlava guardandosi negli occhi. Oggi l’uomo non è più capace di farlo, si è disabituato al confronto e prevale l’uso dei cinguettii e delle monodirette Whatsapp.
Detto tra noi, ci deve essere qualcuno che “non si vende”, che non opera scambi vantaggiosi che non appaiano “tangenti corruttive” pur praticamente essendole, che dica quel che pensa, che pensa quel che dice, che fa quel che pensa e dice; e non è disponbile a trattative.
Una Sinistra che voglia essere e rimanere tale, queste cose le deve pensare, le deve dire e le deve fare.
In primo luogo, ripetendo quel che ho scritto ieri e qualche settimana fa, i “grandi vantaggi” che l’Aeroporto di Firenze ampliato porterebbe non possono essere gli unici aspetti da valutare: l’inquinamento acustico (vorrei qui ricordare quel che “in un momento di sincerità” espresse l’attuale Sindaco di Firenze: “non posso non rispondere alle proteste degli abitanti di Scandicci che lamentano il persistente assordante rumore degli aerei che si apprestano ad atterrare”) insieme a quello atmosferico ed ambientale che – con l’aumento dei voli internazionali – più frequenti ma anche più pesanti – colpirà una vasta area, incidendo invece che su Scandicci su Prato e Sesto Fiorentino.
Allo stesso tempo quell’area che va da Prato a Firenze verrà “distrutta” ecologicamente e sarà più facilmente “preda” di famelici immobiliaristi, ivi comprese le “cooperative bianche e rosse, grigie e blu, verdi e rosa”, e loro accoliti, che “saranno costretti” ad innalzare nuovi templi per il turismo di elite e nuove “gabbie” per la solitudine dei consumatori, riempendo gli spazi di grigio cemento.
I nostri nipoti scopriranno che il “progresso” voluto da questi “potenziali criminali bugiardi o ignoranti” (ignoranti o bugiardi, scegliete voi: sapendo che ai “comuni mortali” non è data la possibilità di ignorare le leggi) ha acuito vecchi malanni e ne ha prodotti di nuovi. E sarà tardi per sanzionare i colpevoli, i quali oggi inorgogliti nel loro doppiopetto si saranno ben guardati dal continuare a vivere in questi luoghi, che peraltro saranno sempre più riservati alla parte più debole della popolazione, i “nuovi poveri” crescenti che dovranno accontentarsi di vivere semmai segregati in appartamenti il cui valore da un giorno all’altro si ridurrà in modo vertiginoso.
Quel che possiamo oggi permetterci è un sincero augurio di disgrazie sulle loro teste, essendo passato il tempo delle ghigliottine.

Joshua Madalon

reloaded SULLA CATASTROFE PROSSIMA VENTURA (seguendo le vicende del progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Firenze Peretola)

Ripropongo questo mio post sottolineando come l’IPOCRISIA degli amministratori pratesi capeggiati dal primo cittadino Biffoni ( che va al Tg3 Regionale a “dire e non dire niente” presentandosi come uno degli oppositori alla scelta della costruzione della Pista ma con la mano tesa da mendicante ) stia mostrando l’incapacità di quell’Esecutivo.

Sarebbe – a questo punto – opportuno dire che già troppi danni il “modernismo accattone e consumistico” ha fatto in questo territorio – sarebbe l’ora di dire “Basta!”. Tornare indietro anche molto più indietro “chiudendo” tutta la baracca sarebbe la cosa più utile per salvare la Natura e l’Ambiente.

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SULLA CATASTROFE PROSSIMA VENTURA (seguendo le vicende del progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Firenze Peretola)

Niente di nuovo sotto il sole della Toscana

Un Partito Democratico che non ha mai saputo trovare la popria essenza di Sinistra pur riformista e democratica appare sempre più confuso nell’oscillazione tra la resistenza di una leadership da sempre disponibile per la conservazione del Potere a costruire rapporti con i poteri forti e con le Destre semmai civiche ma non solo e le minoranze – che insieme non costruirebbero una maggioranza – che vanno alla ricerca di un collegamento con la vecchia e stanca base popolare ancor più indebolita dalle ricorrenti crisi economiche e sociali.

Una Destra divisa ancor più ben lontana dalle visioni culturali che negli anni avevano prodotto una certa qual egemonia che le aveva consentito di assumere posizioni di primo piano nella città di Prato, e piegata dalle ubbie e dai capricci della Lega che dietro i successi salviniani pregusta una nuova vittoria.

Un Movimento 5 Stelle inconsistente che non ha radici nella società e che vive per ora di una rendita che sembra sempre più vecchia pur non datata al di là di un quinquennio.

Come scritto in un inciso parlo di Prato.
E mi riferisco in particolare alla vicenda aeroporto. Mi spiego meglio: da qualche anno si dibatte in modo anche isterico e rapsodico del possibile ampliamento dell’aeroporto di Firenze. Un intervento che prevede di costruire una nuova pista parallela al tratto conclusivo della Firenze Mare che consentirebbe a parere dei sostenitori un maggiore e più pesante afflusso di veicoli, rendendo quello scalo di livello internazionale, portando a Firenze ancor più turismo, oltre che incentivando ancor più il commercio. Una visione ultramoderna non c’è che dire! Ma non fa i conti con la realtà, limitandosi alla difesa di una visione catastrofica e distruttiva degli ambienti naturali. Non solo quelli del Parco naturale della Piana che finirebbe per essere inquinato oltre misura ma tutto il resto del territorio della stessa Città metropolitana che per consentire afflussi umani e commerciali sempre più massicci finirebbe per occupare cementificamente molti degli spazi. Ho la sensazione che vi sia una profonda ottusità, una unilateralità di visione da parte dei proprietari dei territori e delle grandi imprese commerciali e turistiche che non consente loro, dietro il baluginio della moneta, di osservare come la città capoluogo sia già troppo stretta nelle diverse e sempre più frequenti occasioni internazionali. Da parte della Politica, Partito Democratico e Destre unite, si dà forza a questa idea nella speranza di poter lucrare consensi plutocratici che permettano di disporre di sostegni sostanziali nelle sempre più costose macchine elettorali. La gran massa di popolo si lascia in parte convincere che potrà trarne benefici per sè ed i propri figli, e forse nipoti, vista anche la certezza che la realizzazione definitiva non sarebbe così vicina nel tempo. Ovviamente molti non riescono ad essere informati correttamente e pienamente, visto che la forza economica di chi si batte perché quest’opera non veda la luce è molto ridotta, per i motivi di cui accennavo prima. D’altra parte il mondo è sempre più piccolo nelle distanze e l’aeroporto di Pisa – che ha spazi naturalmente molto più ampi per crescere – assolverebbe senza produrre gli stessi catastrofici danni al ruolo di scalo internazionale.
Qui di seguito un Comunicato di Prato in Comune (vedi cosa è Prato in Comune seguendo il mio Blog) relativo alla posizione delle varie forze politiche toscane in seguito ad un voto espresso qualche giorno fa.

Joshua Madalon

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Prato in comune Vicenda aeroporto

Dopo il si di ieri in regione di Ciolini e l’uscita dall’aula di Bugetti, dovrebbero dimettersi. Se no lo faccia Bosi. Gli unici contrari davvero noi di Prato in Comune qui e in regione. Dagli altri spettacolo indegno

Vicenda aeroporto. Tutta la comunità pratese ha preso ieri dal Consiglio regionale uno schiaffo tremendo. Con la risoluzione votata dall’ aula infatti è stato dato mandato al presidente Rossi di portare il parere favorevole della Regione per la nuova pista da 2400 metri del nuovo aeroporto di Peretola in Conferenza dei servizi. Come cittadine e cittadini di Prato non possiamo non chiedere le dimissioni immediate dei consiglieri regionali pratesi Bugetti e Ciolini (uno a favore, una uscita dall’aula, a differenza dei voti contari espressi dal consigliere pratese del PD nella scorsa legislatura Mattei), in quanto hanno espresso un voto in totale contrasto con la volontà del loro territorio, del Consiglio comunale e dello stesso PD locale. Se non si dimetteranno – non potendo pensare che sia un no falso quello del Sindaco e del Partito Democratico di questa città – un minimo di decenza vorrà che si dimetta il segretario del PD Bosi, per manifesta incapacità di far rispettare ai propri eletti il volere del suo partito, insieme allo stesso Sindaco che pur avendo tanta rappresentatività istituzionale (ANCI) e politica ( con un ruolo di primo piano a livello nazionale) non è stato in grado di svolgere un ruolo positivo come primo cittadino pratese. Infatti il PD ieri (21 novembre) in Regione ha votato compatto per la nuova pista insieme a Forza Italia. A Destra si è svolto invece uno psicodramma con ogni posizione possibile espressa (sono usciti dall’aula al momento del voto) compreso quella solita inconcludente dei 5 Stelle, contrari alla risoluzione ma astenuti sugli atti collegati, alcuni dei quali chiedevano espressamente il si alla nuova pista. Gli unici contrari, il gruppo di SI Toscana a sinistra e la rappresentante di MDP, Serena Spinelli che a questo punto ha votato coerentemente contro le indicazioni del suo Partito. Per l’aggiunta questo atto a nostro avviso non è solo politicamente illegittimo ma anche istituzionalmente barbarico perché dà carta bianca al “socialista” Rossi (quello che disse nel 2015 che se si fosse andati oltre la pista di 2000 metri si sarebbe dinesso) di distruggere il Parco agricolo della Piana, il Polo scientifico di Castello, mandare al macero la programmazione urbanistica dei comuni della piana. Insomma in Conferenza dei servizi potranno fare quello che vogliono pur di portare a casa il risultato, cioè il nuovo aeroporto. Fermiamoli con una mobilitazione di popolo, quel popolo che hanno abbandonato per fare politicamente primariamente gli interessi di qualche potere forte.

PRATO in Comune

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NESSUNO E’ INDISPENSABILE CIASCUNO E’ UTILE (intorno al profilo del candidato – o della candidata – Sindaco, di Prato in Comune).

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NESSUNO E’ INDISPENSABILE CIASCUNO E’ UTILE (intorno al profilo del candidato – o della candidata – Sindaco, di Prato in Comune).

Indubbiamente siamo alla fase in cui dobbiamo scegliere chi guiderà il nuovo soggetto della Sinistra pratese.
Ho più volte espresso, in modo indiretto ed in forme anche dirette, l’idea che quella figura riuscisse a rappresentare un modo molto diverso e nuovo di rapportarsi alle questioni politiche amministrative della città, un modo riflessivo non aggressivo su ciò che è stato fatto dalle precedenti Amministrazioni e su quel che non ha funzionato, a partire dalla crisi profonda della partecipazione democratica in itinere (questo termine sta a significare che “partecipare” alle scelte dell’Amministrazione pubblica non si concretizza soltanto nella scelta elettorale ma si realizza nel tempo amministrativo: in pratica, non ci si può vantare di avere messo in campo strumenti partecipativi altamente democratici, ma poi non prendere in seria considerazione i consigli dei cittadini chiamati a tale scopo).
Non è una fissazione, la mia, quella di mettere insieme Cultura Conoscenza e Partecipazione. Sono sempre più convinto che dobbiamo rappresentare una vera e propria novità nel quadro politico cittadino, partendo dalla convinzione che non funzionano più i vecchi apparati e chea molti di noi debba essere al limite riservato il ruolo di “padri nobili e generosi” aperti al contributo di idee utili al servizio di tutti.
Era anche per questo fuori luogo che una parte della stampa locale facesse i nomi di Paolo Balestri ed il mio come possibili candidati a quel ruolo di “primo” cittadino. Personalmente mi ha fatto sorridere ma quella forma di “ballon d’essai” mi ha rafforzato nell’idea che un soggetto plurale proteso verso l’area civica di Sinistra non può farsi rappresentare da vecchi strumenti politici come me, nè allo stesso tempo da personalità – anche se di valore “politico” indiscutibile – afferenti in modo molto preciso a formazioni politiche strutturate. A queste ultime – a mio parere – va chiesto un atto di generosità, di apertura, di disponibilità anche allo scopo di consolidare quel progetto che abbiamo avviato in questa città.

Joshua Madalon

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QUALCOSA DI NUOVO pillole di energia per LA CITTA’ CHE VOGLIAMO

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QUALCOSA DI NUOVO

L’istruzione è un bene di tutti, deve essere permanente e continua per l’intero arco della vita.

Qualcosa di nuovo….da tempo ed in maniera compulsiva in tanti si auspica un vero rinnovamento. “Cosa è la Sinistra, cosa la Destra” sembra quasi un’eco dei versi di Giorgio Gaber, irridenti, critici, pungenti anche se puntuali: un vero Programma per “qualcosa di nuovo” di diverso che da anni, come la mitica “terra promessa” sotto forma di una Fata Morgana, si intravede ad un orizzonte che va sempre più in là, un’Utopia che si rigenera progressivamente senza mai assolvere al suo ruolo. Costantemente qualcuno prova a concretizzare un’ombra di rinnovamento, avanzando promesse irrealizzabili nella loro specifica proposta, anche perché i proponenti ignorano – nel vero senso del termine – la realtà complessa del Paese e dei suoi abitanti. Ignorano anche molto di più i fondamentali della conoscenza e del sapere, avendo avuto con la Scuola un rapporto non semplice, troppo spesso costellato di abbandoni ed insuccessi meritati, superati attraverso la pratica della politica.
E’ dunque proprio da questa constatazione che dobbiamo far partire delle proposte sin dai territori nei quali operiamo: una idea di Sinistra non può esimersi da un intenso impegno inteso a recuperare Cultura e Conoscenza, Sapere e Saper fare come elementi fondamentali per la costruzione di un futuro meno fosco. Bisogna aggredire le solitudini partendo dalle periferie, non solo quelle territoriali ma soprattutto quelle morali che risiedono dappertutto. Bisogna sconfiggere l’Ignoranza, il Pressappochismo,la Rassegnazione. Dobbiamo farlo partendo da noi stessi e proponendo una campagna di sensibilizzazione diffusa per una nuova Istruzione per tutti, permanente.

Joshua Madalon

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LA SINISTRA (non c’è di certo nel PD); ma abbiamo bisogno di riprendere il cammino (oltre e senza il PD)

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LA SINISTRA (non c’è di certo nel PD); ma abbiamo bisogno di riprendere il cammino (oltre e senza il PD)

La Sinistra non c’è anche se dei piccoli pezzi di società qua e là possono cercare di ricomporla. Questo è il nostro obiettivo

Vorrei evitare polemiche e concentrare tutti gli sforzi verso la costruzione di un Programma di Governo della città che vogliamo che tenga conto di tutti gli elementi positivi già presenti, come eredità del lavoro di centinaia di compagne e compagni, che negli ultimi anni hanno visto disperdersi il loro impegno. Innanzitutto vi è stato l’abbandono dei luoghi del confronto, con progressivi attacchi da parte di chi sentendosi sicuro dell’appoggio potente e facendosi forza l’un l’altro hanno umiliata e disconosciuta l’importanza della partecipazione. I Circoli si sono rapidamente desertificati, le occasioni di popolo come la Festa de l’Unità ridotte a poco più che kermesse autoreferenziali di piccolo cabotaggio politico e culturale.
La Sinistra non c’è, posso anche essere d’accordo. Di certo non c’è in quel gruppo di potere che si chiama PD. Tuttavia c’è ancora tanto bisogno dei valori della Sinistra ed è necessario che qualcuno si avvii a farsene carico. Un nuovo modo di interpretare le istanze della gente, pensando soprattutto a quella parte più debole, che da tempo non ha difensori. Non lo possono essere i distruttori di pace, né tantomeno coloro che promettono senza nemmeno conoscere i propri limiti.
Non dobbiamo avere la presunzione di realizzare utopie, ma certamente dobbiamo ispirare il nostro lavoro verso la più alta vetta della giustizia, quella sociale, andando a combattere le differenze soprattutto quelle macroscopiche ed ingiustificate, soprattutto immeritate.
E allora andiamo avanti nella costruzione di un nuovo progetto che parta dal basso, cominciando a sostenere gli interessi dei più poveri, degli emarginati. Cominciamo ad ascoltare, non a farsi ascoltare e farsi imbrogliare ed imbrigliare da venditori di tappeto vecchi e nuovi.
Non dobbiamo inseguire le baggianate che ci racconteranno; le persone che incontreremo devono avere fiducia ma non collegabile a promesse: devono sentire che siamo davvero sinceri. Gli altri alzeranno il tiro come sanno fare, ben consapevoli tuttavia che non possono soddisfare quelle esigenze perché sono troppo compromessi, non solo i vecchi ma anche i nuovi e novissimi politici politicanti. Ma si sforzeranno in quella loro azione narcisistica guascone ed istrionica di far credere di essere in grado di farlo.

Joshua Madalon

QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 4 ed ultima

QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 4 ed ultima

Ma, dopo tutte queste belle sorprese, dov’era Salvatore? E chi era costui?
In una delle strade il cui nome si sviluppa intorno ad una fantasia creativa ma beneaugurale, Vico Giardinetto, e collegabile alle caratteristiche del personaggio che andremo a conoscere, c’è una bottega, all’apparenza disordinata e polverosa. L’insegna la identifica come MINIERA. E tale è!

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Simona si affaccia mostrandosi alla vetrata. “Sì, c’è. Salvato’ comme staie?” e ci invita ad entrare. Il gruppo è numeroso ma il giovane che appare vuole rendersi prima conto della consistenza e poi ci invita a scendere giù nella bottega vera e propria. In un primo momento pensiamo che il “luogo” sia solo quel piccolo spazio un po’ mal messo, ma quando si scende man mano ci si rende conto dell’ampiezza del locale e della sua profondità. Ci rendiamo conto che si tratti di una delle “cave” tipiche della Napoli tufacea anche se luminosa ed in un certo modo ordinata. Non appena siamo in ordine riappare Salvatore, una sorta di Alessandro Siani un po’ dimesso a causa di una febbre che lo ha colpito, dopo una sua breve incursione in quel di Venezia, città di cui non parlerà molto bene sottolineandone la tradizione mercantile che ancor oggi la caratterizza.

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La nostra guida ha tenuto nascosto per garantirci una sorpresa quelle che sono le peculiarità dell’impegno del ragazzo che stiamo conoscendo. Lui ci racconta parte della sua storia, di reietto o in ogni caso di aspirante tale, che lo ha portato a conoscere come tanti altri giovani come lui il carcere, la droga, la violenza. Lui in qualche modo ha saputo poi mettere in pratica ed in modo positivo la tipica filosofia napoletana dell’arrangiarsi. Certamente si ricorda, in senso negativo, quella invenzione della cintura dell’automobilista praticamente disegnata direttamente sulla maglietta o su altro indumento superiore. Ma quello è un caso che può far sorridere ma non è utile davvero. Invece, facendo tesoro degli scarti, che sono sempre più abbondanti e spesso ingombranti le stradine dei quartieri, ne ha ricreato l’uso sotto altra forma, inventandosi la “Riciclarte”. In questo “lavoro” ha cominciato a coinvolgere altri ragazzi come lui, destinati diversamente a vivere ai margini negativi degli ambienti degradati della città, facendo sviluppare in loro la creatività. E’ un uomo umile ma determinato “Se ce l’ho fatta io ce la possono fare tutti. Ogni giorno cerco di trovare dei giovani a cui insegnare il mestiere di falegname per dargli una prospettiva lavorativa che non sia la strada e la delinquenza”. Con loro raccoglie materiali di scarto e li trasforma in cestini per la spazzatura, resi artistici con disegni colorati, ha costruito panchine artistiche partendo da assi di legno e letti abbandonati sulla strada, ha prodotto insegne sia per indicare esercizi commerciali e luoghi di interesse storico ed artistico sia per indirizzare il turista un po’ sperso tra vicoli strade e vicoletti. Ha incoraggiato peraltro la produzione di “arte di strada” da parte di giovani writers. Interessanti sono i volti ritratti di Maradona e di Giancarlo Siani, il giovane giornalista ucciso dalla camorra.

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Salvatore parla di sé e della sua mission che ormai è diventata un vero e proprio lavoro, sociale, culturale, artistico. La sua però non è un’impresa facile, anche perché non sempre le istituzioni posseggono la giusta sensibilità e ci parla di grandi difficoltà, anche perché il ragazzo è orgoglioso, giustamente, e non vuole scendere a compromessi che lo vincolino poi a delle condizioni che snaturino poi i suoi obiettivi. Occorre seguirlo anche da lontano per coglierne le potenzialità e copiare le buone pratiche esportandole nei nostri territori.

Joshua Madalon

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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando Parte 3

QUARTIERI SPAGNOLI girovagando Parte 3


Sulla base della piazzetta c’ è un rettangolo piastrellato leggermente rialzato, sotto il quale si apre celato oggi alla nostra vista uno dei tanti pozzi-cave di tufo utilizzati come rifugio nel corso della guerra ed in altro modo prima e dopo di essa. La “Napoli sotterranea” è diventata celebre dal punto di vista turistico e meriterebbe altra escursione per tutti noi. La guida, riferendosi alla caratteristica conformazione tufacea del terreno, ci spiega il motivo per cui i palazzi si siano sviluppati in altezza piuttosto che in orizzontale sul territorio.
Proseguendo nella passeggiata “parlata” ci si ferma per un caffè in uno dei piccoli bar locali proprio accanto a Vico Conte di Mola. E’ l’occasione per accennare alla storia dei “cafè chantant” francesizzanti ma esclusivamente “napoletani”. La moda del “can can” del “Moulin Rouge” aveva coinvolto anche Napoli e, a due passi dal luogo dove ci si è fermati c’era fino a pochi anni fa (ne ho memoria personale”) il Salone “Margherita” teatro dove per l’appunto ai miei tempi si svolgeva attività di avanspettacolo nel quale si impegnava il fior fiore della “sceneggiata” e si esibivano procaci ragazzone a mantenere alto il morale di marinai di stanza nel porto e ragazzotti che avevano preferito esser là piuttosto che a scuola. Non era un luogo adatto a me ma per ragioni di studio socioantropologico mi rammarico oggi di non averlo mai frequentato.
Il Conte di Mola come luogo è menzionato in una delle canzoni più celebri dell’avanspettacolo locale, nota però ormai a tutto il mondo: “Lily Kangy”.

Nel testo di quella che chiamiamo “sciantosa” (dal francese “chanteuse” cioè cantante) c’è il riferimento a questa pratica che si basava sul rifiuto di avere “personale” straniero – francese – sui palcoscenici che tuttavia avrebbe dovuto imitare il più celebre “can can” e Lily afferma di essere in grado, pur se nata al vico Conte di Mola, di imitare le più titolate sue rivali, facendosi scambiare o per francese o per spagnola.
E c’era anche la più locale “Ninì Tirabusciò”, nome inventato che si riferisce al “cavatappi” tradotto in francese maccheronico, che ha dalla sua l’invenzione della mossa”.

Girovagando poi si parla dell’attività di molte donne dei “bassi” ora non più praticata così come lo era quando me ne narravano le “gesta” alcuni miei amici un po’ vecchi e scafati di me. Nella “tradizione” socioantropologica sostavano discinte e scosciate davanti ai loro usci. Famosissimo è il personaggio creato da Raffaele Viviani, quella “Bammenella ‘e copp’e Quartiere”, che ha attratto l’attenzione di molti di noi appassionati di teatro.

Sempre riferendosi a questi luoghi Simona ci mostra due stradine, due vicoli, anzi un vicoletto ed un vicolo che riportano lo stesso nome, “Tofa”.
Un’avvertenza è d’obbligo: non utilizzate questo termine nei confronti di altri e soprattutto di “altre”. “Tofa” in realtà è una conchiglia di mare utilizzata per emettere un suono prolungato come le “trumpette” della festa di Piedigrotta; ma a causa dei “luoghi” di cui sopra la parola è traslata, trasmigrata a significare “poco di buono”, una poco di buono, per cui “Si’ ‘na tofa” è offensivo.

…fine parte 3….

Joshua Madalon

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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 2

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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 2

Veniamo a scoprire che a realizzare quei cartelli sia stata la stessa persona di cui si parla all’inizio come forma di interlocuzione letteraria (“Chissà chi è ‘sto Salvatore?”). E Simona ce ne mostra altri che stanno ad indicare luoghi, strade, persone, esercizi commerciali.
I Quartieri appaiono puliti ed ordinati, ad eccezione del traffico di auto e motorini che tuttavia attendono pazienti il deflusso del gruppo. La realtà è ancora più sorprendente se si segnali la data della visita guidata, il 4 gennaio, a ridosso del rito liberatorio del passaggio di anno, che richiama alla mente altri passaggi significativi nel corso dei quali ci si libera dei panni vecchi per indossarne di nuovi. Mi riferisco all’abitudine di lanciare giù sulla strada qualche oggetto consunto o fuori uso per una sostituzione migliorativa. La nostra guida sottolinea questo cambiamento di mentalità, probabilmente collegato alle ristrettezze finanziarie degli ultimi anni e poi aggiunge “C’è tutto un impegno soprattutto in questo Quartiere ma non solo per un riciclo utile di vecchi materiali ed arnesi. Se c’è Salvatore, ve lo rivelerà!”.
Intanto proseguiamo il nostro viaggio a zigzag nei Quartieri. E’ quasi ora del pranzo, quasi perché non è ancora scoccato il mezzodì. Davanti ad una pizzeria c’è già una gran fila formata da un gruppo di stranieri, sembrano statunitensi dallo strascichio del loro linguaggio simile all’inglese. La pizzeria è collocata in mezzo alla strada con una serie copiosa di tavolini già pronti; all’interno c’è un gran daffare per il personale. Simona ci dice che si tratta di una pizzeria tipica che ha come sua caratteristica il modo di trattare “spiccio” i clienti. Sullo stile del volgare più spinto. Più avanti c’è – almeno così ci dice la guida – un vecchio monastero. Se ci passate non ve ne accorgete, perché in realtà “c’era”. Tuttavia ci fa entrare in un portone, mentre qualche abitante ci osserva ed un passante lancia un avvertimento scherzoso “Nun è overo!” rivolto alle dotte indicazioni della Simona, che non si scompone. Saliamo pochi gradini ed entriamo in un cunicolo che in modo contorto ci porta in una piazzetta interna sulla quale affacciano molti ballatoi con ingressi separati come le “case di ringhiera” del Nord industriale. C’è anche una torre che funge da divisorio per i diversi ingressi. Era un vecchio monastero che nel tempo aveva subito storie e trasformazioni: vantava anche di essere stato un set per quel bellissimo film di Nanni Loy che celebrava “Le quattro giornate di Napoli”.

…fine parte 2….

Joshua Madalon

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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 1

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QUARTIERI SPAGNOLI girovagando parte 1

“Speriamo che Salvatore ci sia!” la nostra guida mentre ci accompagna lungo le stradine dei Quartieri Spagnoli sembra quasi parlare tra sé e sé.

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Ci aveva dato appuntamento all’altezza di una pizzeria all’angolo di via Chiaia. Dopo un caffè al bar del San Carlo, visto che eravamo in anticipo siamo arrivati al luogo convenuto. Le responsabili di Insolitaguida erano già là insieme ad un piccolo gruppo di persone. Simona ci riconosce e partono i convenevoli. Sbrighiamo le pratiche e ci fermiamo lì a due passi dall’assembramento momentaneo. Mary ed io eravamo un po’ distratti dal controllare se la sede dell’Università Suor Orsola Benincasa venisse aperta; dovevamo chiedere informazioni su alcuni corsi, ma negli uffici sembrava tutto in ordine, illuminato ma non c’era ombra alcuna di impiegati.
In quel mentre un signore tra i settanta e gli ottanta, italiano sicuramente napoletano ben vestito a dimostrazione di un’appartenenza borghese ma con un evidente calo di fortuna, ci ha chiesto un aiuto. Ho frugato in tasca e gli ho porto un euro, rammaricandomi del fatto che si fosse umiliato così. Anche altre persone hanno contribuito subito dopo. Distratti non ci eravamo accorti che Simona aveva già preso il via su per la stradina accanto alla Pizzeria Brandi, quella della famosa “Margherita”. Siamo partiti all’inseguimento della coda del gruppo, per poter cogliere le prime indicazioni su cosa siano stati i Quartieri Spagnoli e sulla storia della pizza “ab ovo”.
Tra le stradine rese ancor più strette da auto parcheggiate e tavolini di alcune trattorie o arnesi vari di artigiani diversi, alcuni dei quali chiamati “zarellari”, il gruppo si snodava osservando i tipici “bassi” come quelli descritti da Eduardo in “Napoli milionaria” e “Filumena Marturano”, ma che erano assai lontani ormai da quel tempo. Eppure da queste parti avevo una vecchia zia di mia madre, vedova già negli anni Cinquanta e qualche volta da bambino c’ero anche venuto. Su alcuni muri accanto a questi “bassi” si possono leggere targhe storiche del Comune che dichiarano quegli ambienti non adatti all’abitabilità; anche se, oggi, a vederli somigliano a villette svizzere.

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Abbiamo visitato vecchi monasteri abbandonati e trasformati in decine di appartamenti decorosi che affacciano su corti arricchite da una presenza umana di straordinaria potenza. Passando accanto ai vari negozietti di vicinato Simona ci fa comprendere come mai non vi sia alcun segno di fallimento in questa pratica commerciale “Qui non ci sono i centri commerciali; la gente compra negli stessi esercizi nei quali compravano i loro nonni ed i loro genitori” ed io ci ragiono tra me e me: “Credo che la verità sia tutta nell’invecchiamento della popolazione fatta in maggioranza di gente che non possiede mezzi di trasporto, gente che non possiede grandi risorse e che trova un enorme vantaggio a rifornirsi da chi opera a stretto contatto e conosce i veri problemi di quel territorio”.
Abbiamo notato sugli angoli una serie di cartelli indicatori a forma di freccia, tutti realizzati con lo stesso stile. In tre di questi sovrapposti c’è scritto: CULTURA INTEGRAZIONE TOLLERANZA. Chiedo cosa indichino.

….fine parte 1….
Joshua Madalon