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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 17

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 17

…E’ necessario che si ricredano un po’ tutti sulle opinioni che si hanno su Pozzuoli paese poco pulito che, anche se vere fino ad oggi, da domani con la nostra volontà, con il nostro impegno dovranno naturalmente essere ritrattate. Bisogna costruire la nuova società e Pozzuoli, più di tutti gli altri paesi ne ha bisogno perché la sua dignità che deriva da una storia plurimillenaria non può permettere che i suoi abitanti non ne sentano completamente il peso, non ne avvertano l’eredità. Dobbiamo ulteriormente impegnarci, noi e voi, con l’esempio, con la persuasione, a fare della nostra Pozzuoli una città oltre che pulita anche civile, dove il turista che arriva non si debba sentire turlupinato o beffeggiato, ma si trovi come e, perché no, meglio che a casa propria.

Quest’anno Pozzuoli si prepara per festeggiare il suo 2500° compleanno. Perciò facciamo che quest’anno 2500 dalla fondazione passi alla storia come una svolta importante. Mostriamo a noi stessi, ai nostri insegnanti, ai nostri genitori, ai nostri colleghi, a tutti coloro che ci guarderanno realmente o soltanto con il pensiero, quale deve essere il comportamento civico di chi si senta erede di una tradizione che data già venticinque secoli.

Facciamo gli auguri a Pozzuoli e come nel giorno del compleanno di un nostro caro talvolta siamo soliti fare promesse di essere buoni ed ubbidienti, così facciamo per Pozzuoli, la nostra città. E ricordiamoci che essere buoni ed ubbidienti non significa essere lenti e pigri e stare senza far niente. Il nostro impegno costante sarà quello di rispettare e di far rispettare tutto quello che riguarda la salvaguardia della natura, del verde, del paesaggio, dei ritrovamenti archeologici, il rispetto verso il turista, la lotta contro i rumori, la pulizia delle strade e dei vicoli cittadini.
Ricordate che qui a Pozzuoli, così come in tutta la zona dei Campi Flegrei, ovunque si scavi si trova qualche reperto archeologico più o meno interessante. Talvolta quel che si trova è poco ed allora ci si rassegna, dopo le opportune verifiche e documentazioni, a perderlo. Molto più spesso quel che si perde, soprattutto per incuria, senza che nemmeno se ne conosca il valore, è molto. Dunque, stiamo attenti. Nella vostra campagna, nello scavo di fondamenta di nuove costruzioni, dovunque si scavi insomma può venir fuori anche un’opera d’arte d’inestimabile valore storico e culturale. Noi non vogliamo, non dobbiamo perderla ed essa deve essere ritrovata perché assolva la sua funzione di testimone.
Dopo un anno di grande impegno forse la nostra sensibilità sarà tale da fare di questo impegno un nostro modo di vita costante. Ed è questo il migliore augurio che formulo per tutti noi e massimamente per la nostra città: Pozzuoli.

Pozzuoli, novembre 1971

Il lavoro, pur attenendosi a nozioni elementari, non può fare a meno dell’uso di vocaboli leggermente più difficili, che in effetti sono quelli propri delle materie trattate.
Sarà quindi opera dei vostri insegnanti rendervi facile la comprensione del libretto, laddove dovesse risultare un po’ difficile.
Esso, per gli elementi più interessati curiosi e diligenti, può essere integrato attraverso la lettura degli opuscoli che l’Azienda Autonoma di Cura Soggiorno e Turismo di Pozzuoli ha edito in precedenza e che possono essere ritirati gratuitamente presso la sua attuale sede.
Alla buona volontà di maestri e professori è affidata la continuità pratica di questo libretto.

G.M.

VIGNE

…17…. prosegue con un ultimo blocco di “revisione” dopo circa 50 anni (poco meno ma “quasi”).

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 16

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 16

…La presenza delle terme a Pozzuoli (ed esse erano numerosissime), importante fattore economico e culturale, trova nella penna appassionata di Pietro da Eboli la sua collocazione letteraria nel tempo. Pozzuoli viveva allora un’atmosfera allegra nel ricordo dei suoi più bei giorni, alloraquando sulle sue coste approdava gente appartenente ad ogni ceto, ad ogni nazione. Durante tutto questo tempo sappiamo che Pozzuoli, il cui significato etimologico del nome è ancora incerto, alternò periodi di benessere a quelli di crisi in massima parte dovuti proprio ai sopraccennati lenti movimenti del suolo (è questo il significato della parola “bradisisma” derivata dalla lingua greca dove bradys è “lento” e sismos “movimento, scossa, terremoto”). Non va dimenticato che anche noi viviamo uno di questi periodi di crisi.

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Nello stemma di Pozzuoli vi sono sette teste. Di aquile o di galli, questo è il problema. Qui diciamo che sono aquile, anche perché tra galli e aquile preferiamo che siano queste ultime in quanto rappresentano di certo una maggiore nobiltà e una più nobile virtù rispetto a quanto non faccia il simbolo dei galli. Ma in questo campo, data l’ambiguità dello stemma riguardo alla parte superiore delle teste dove c’è chi ha voluto vedere teste di galli e chi, al contrario, corone di aquile reali tutto viene lasciato all’immaginazione e, per dir così, all’intuizione. Ma “sette teste” cosa potrebbero significare? Poichè nei testi di storia leggiamo che sette furono i martiri cristiani, forse addirittura puteolani, condannati a morte e giustiziati ( essi sono: Sosio, Gennaro, Desiderio, Festo, Acuzio, Eutichete e Procolo, attuale protettore della città di Pozzuoli ), possiamo arguire che ad essi si riferisca lo stemma e che le teste siano dunque di aquile, capaci di volare a maggiori altezze dei galli. Ma la storia ed altre varie supposizioni parimenti credibili ci parlano delle sette famiglie nobili puteolane e forse, ad una lettura più laica, questa è la più valida tesi, in quanto molto probabilmente furono queste famiglie a voler riunire nello stemma le loro forze. Le due tesi ad ogni buon conto si fronteggiano parimenti.

Se Napoli è la città che vive nei vicoli e se questi, quasi da soli, bastano a darle un senso di vita, Pozzuoli che pur le è vicina è tutta nei paesaggi, nelle sue incantevoli bellezze, nel suo verde ancora tale. Ma allorquando ci spogliamo del vestito di turista e ritorniamo a guardare con occhi scanzonati questa nostra cara città, passeggiando per le sue strade e discorrendo con la sua gente, della quale anche noi facciamo parte, ci accorgiamo che non tutto è perfetto, che anzi tante cose vanno male.
Le nostre strade troppe volte sono sporche, e non bastano gli spazzini comunali. Ma la colpa, a badarci bene, non è del Comune, non è degli spazzini. Siamo noi, gente del posto, a non avere un adeguato senso civico, a non aver capito che Pozzuoli per la sua storia appartiene al mondo intero e che per questo deve essere rispettata e salvaguardata da tutti i possibili pericoli di speculazioni (i cui esempi oggi non mancano) che deturpano il paesaggio occultando, ogni volta che lo possono, preziosi documenti architettonici archeologici.

….16….

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 14

Tempio di Augusto e Morghen

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 14

Vaso di Odemira

…Nascosto dal mare al di sotto del nuovo Molo puteolano si trova l’antico Molo Caligoliano che è dipinto sul famoso vaso di Odemira, reperto archeologico importantissimo per la conoscenza storica topografica della nostra città. Il molo caligoliano è riportato anche da una stampa del Morghen e per quel che si vede e che si sa doveva essere imponentissimo. Sul vaso di Odemira sono riportati tutti i più famosi monumenti puteolani, fra i quali anche il primo Anfiteatro, più piccolo di quello che oggi noi ammiriamo, e il teatro. Sull’ubicazione del teatro non abbiamo ancora notizie sicure, ma del primo Anfiteatro dove si tenevano solitamente spettacoli gladiatorii possiamo vedere i ruderi ai lati dei binari della Metropolitana subito dopo la stazione andando verso Napoli o facendo una passeggiata per via Vigna.

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Dopo l’incendio che distrusse la Cattedrale della nostra città nella notte tra il 16 e il 17 maggio 1964 vennero fuori colonne e capitelli di ordine corinzio facenti parte di un antico tempio, quello detto “di Augusto”. Oggi è impossibile accedere senza uno speciale permesso all’interno di questo tempio, dato che i lavori di restauro sono tuttora in corso. I ritrovamenti sono indubbiamente interessanti e non sono stati pochi. L’aspetto dell’antico tempio si può vedere da una delle stampe del ‘700 fatta da Raffaello Morghen anche se affidata alla libera immaginazione, non potendo più l’incisore in quel tempo controllare direttamente dalla realtà il tempio nascosto sotto uno stile diverso di costruzione.

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Antro Cuma

Nelle vicinanze di Pozzuoli Cuma resta una delle più importanti città dell’antichità. I suoi resti sono ben più cospicui di quelli di Pozzuoli e non ancora è stata portata completamente alla luce. Ingresso alla città è il famoso “Arco Felice” (cosa ben diversa e più lontana dalla località che oggi porta lo stesso nome), denominazione data dagli antichi Romani anche alla fertile terra campana: “Campania Felix”.

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L’Anfiteatro, fuori dalla cinta muraria, e l’Antro della Sibilla sono, accanto ai templi dell’Acropoli, le cose più interessanti da vedere. La fortuna di questa città fu grande e la ragione per cui essa decadde e finì è dovuta alla palude e all’aria malsana che infestò questa zona verso il 1200 d.C.. Da non molti anni il territorio di Cuma è stato liberato da questo gravoso incubo.

Cuma verso il litorele

Altra località da ricordare è Baia, così detta dalla forma che assume la sua costa, che rende ospitale la sosta alle navi con la sua rientranza naturale che la pone al di fuori del gioco dei venti più furiosi. Famosa nell’antichità per i suoi bagni termali, era qui che la parte più nobile ed intellettuale di Roma trascorreva le sue vacanze. Ci restano di quel tempo le Terme, grandiose per estensione e per tecnica, che danno una chiara visione di quel che poteva essere la Baia romana. Una strada ora sommersa dai movimenti bradisismici la collegava a Pozzuoli. Il mare ora la nasconde insieme ad una parte cospicua dell’antico centro abitato.

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 13

Anfiteatro

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 13

CENNI ARCHEOLOGICI
La zona dei Campi Flegrei possiede anche altre ricchezze oltre al paesaggio naturale.
Le antiche vestigia dell’Anfiteatro Flavio, ora in restauro (il testo si riferisce al novembre 1971, data della pubblicazione del libretto “Passeggiata nei CAMPI FLEGREI – POZZUOLI”), si presentano subito al viaggiatore che arrivi nella nostra città, lungo la Domiziana. Sede di spettacoli gladiatorii, né più né meno nel modo in cui vengono descritti nelle trasposizioni cinematografichw, era fornito di posti distinti per ogni ceto sociale. Ma esso era più adatto in realtà alle cacce con tigri, leoni, pantere (le cosiddette “venationes”). Con speciali e per il tempo davvero sorprendenti ed avveniristici meccanismi le fiere venivano tirate su nell’arena dalle gabbie che si trovavano giù nei sotterranei, riportati in modo integro, e splendidamente conservati, alla luce da pochi anni. E’ fra i pezzi più noti della raccolta che si trova nell’Anfiteatro Flavio il famoso “Santo Mamozio” cosiddetto a causa della storpiatura popolare di un’incisione “MAVORTIO” sotto la statua acefala di un senatore romano (mancando la testa, essa fu sostituita con un’altra ben più piccola, la qual cosa spinse a collegare tale dissonanza scultorea alla demenza o stupidità, cosicchè “Mamozio” assunse il significato di “storpio” o semplicemente “brutto”: uno scarabocchio per intenderci.
Soggetto ora (ricordarsi sempre che siamo nel 1971) alla fase ascendente (negativa) ed ora alla discendente (positiva) del bradisisma, il Tempio di Serapide ha agito nel tempo, fin che ha potuto, da mareografo segnalatore. i piccoli buchi che si notano sulla superficie delle tre colonne ancora in piedi (la quarta giace supina nell’acqua) sono opera di alcuni animaletti marini detti “litodomi” (abitatori della pietra). Il suo nome è improprio in quanto si trattava certamente di un grande magazzino mercato forse anche a due piani e con una disposizione alternata degli ingressi nei vari reparti. Al centro, in un tempietto, fu rinvenuta la statua del dio fenicio Serapide che dunque impropriamente diede il nome al presunto Tempio.

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Serapeo

PESI E MISURE ……continua

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PESI E MISURE ……continua

La giornata di ieri è stata intensamente contrassegnata da tutta una serie di vicende collegate al susseguirsi di argomentazioni e riflessioni intorno alla crisi epidemica che va travolgendo le nostre abitudini. Siamo tutti, soprattutto noi anziani che disponiamo di un maggiore spazio di tempo libero, incollati ai programmi televisivi che cpntinuano a trasmettere bollettini di guerra ed a dispensare consigli, più o meno sempre gli stessi.
Questo “preambolo” è utile a giustificare l’assenza dal Blog per alcune ore e per tutta la giornata di ieri.
Anche se ormai è storia passata (da ripassare in rassegna – per trarne lezione di vita – una volta conclusa questa vicenda) vorrei sottolineare la mia vicinanza a coloro che, all’annuncio della decisione del Governo di considerare “zona arancione” la Lombardia ed altre quattordici province del Nord Italia, hanno deciso in un battibaleno di prendere il primo mezzo utile e tornare alle loro famiglie.
Ho rilevato intorno a quell’evento una insolita severità e la considero il frutto di una profonda incapacità di comprendere la drammaticità nel suo complesso. E’ tipico, questo comportamento, di chi è garantito da una condizione di partenza già perlomeno sufficiente a mantenere un tenore di vita dignitoso. Mi spiego meglio portando un esempio: la signora Elsa Fornero nel pieno del suo impegno ministeriale, tra le lacrime ed i sorrisi, ebbe modo di avanzare una riflessione acuta sui benefici del lavoro in agricoltura. Le sue argomentazioni rivelavano il livello di cultura rappresentata dalla concezione snobbistica borghese da vera e propria “madamin”, che dall’alto della condizione economica personale poteva guardare all’agricoltura come un hobby.

Potete trovare parte delle sue dotte argomentazioni nel seguente articolo:

https://www.ilgiornale.it/news/interni/i-contadini-restano-giovani-fornero-ora-consiglia-andare-853630.html

Ho preso l’esempio della Fornero, perché ritengo più o meno simile il livello culturale di chi (anche persone che stimo per tanti versi) non ha avuto un minimo di comprensione verso chi, preso dal panico, cercava in tanti modi di ritornare a casa. Queste persone così rigide non si nascondano dietro lo stato di necessità unilaterale ma osservino la totalità delle problematiche. In questi giorni una parte del nostro popolo non ha soltanto il problema medico sanitario da tener d’occhio, ha anche un problema economico personale senza la soluzione del quale può essere molto difficile affrontare il primo. Molti hanno perso il lavoro, molti erano nei territori del Nord alla ricerca del lavoro, erano sulle spese per l’affitto e per la minima sussistenza personale: cosa avrebbero dovuto fare?
Sono ritornato a trattare quel tema, e penso che sarebbe stato meglio invece, anche da parte degli occhiuti censori di cui sopra, rivolgere il nostro biasimo a quei giovani che in diversi luoghi ed occasioni hanno affollato i luoghi delle “movide”. Il mio biasimo non è solo verso di loro, ma soprattutto verso i loro genitori, evidentemente incapaci di trasmettere rigore soprattutto nel momento in cui questo risulta necessario.
In realtà, anche io l’altro giorno, arrivando alla Coop di Prato sono stato colpito dal modo in cui persone adulte facessero capannelli senza curarsi delle prescrizioni generali. Probabilmente tra quei signori c’erano anche alcuni dei genitori “modello” dei “vitelloni” del nostro tempo.

Joshua Madalon

“Qui sono tutti matti” a partire da me

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“Qui sono tutti matti” a partire da me

Qualche giorno fa commentando alcuni dati sull’incidenza del Coronavirus rispetto ad altre patologie una mia amica oncologa concludeva: “Qui sono tutti matti!”. Ricevendo questo messaggio, non riuscivo però a comprendere chi fossero i “matti”. In realtà non avrei potuto comprenderlo, avendo io involontariamente (la mia non è una scelta condizionata dalla diffusione del virus) utilizzato una sorta di “quarantena” culturale: me ne sto per gran parte della giornata in casa in mezzo a migliaia di stimoli culturali, che mi distraggono dalla “catastrofe” mediatica. L’altra mattina Mary, svegliandosi un po’ più tardi del solito mi chiedeva i dati aggiornati sul contagio ed io le ho risposto che “non se ne può più…non c’è uno spazio libero dai bollettini di guerra…la tv non fa altro che questo…e io stamattina non l’ho proprio accesa!”.
Così, un po’ alla volta, sto comprendendo a cosa si riferisse la dottoressa, parlando di “matti”. Sono perfettamente convinto che quel che sta accadendo sia molto serio e grave: pur tuttavia occorre mantenere la calma e non farsi prendere dal panico, contribuendo ad aumentare così il numero dei “matti”.
Le isterie colletive non aiutano a superare la crisi. Occorre certamente rispettare le norme igieniche, anche se sarebbe stato bene farlo da sempre; ma non è mai troppo tardi per imparare. Sono quelle cose che ci aiutano a giustificare quel che ci appare come un sacrificio insormontabile. Ovviamente alcune indicazioni, come quella della “distanza di uno o, meglio, due (facciamo uno e mezzo) metri” non vanno interpretate in modo rigoroso: sarebbe molto comico vederci zigzagare per la strada o nei corridoi del supermarket alla ricerca di uno spazio di sicurezza. Intanto si evitino i luoghi pieni e si privilegino quelli meno affollati. Bene, perciò, aver chiuso le scuole; così, con l’accortezza di uscire poco, e con gli strumenti tecnologici sempre più avanzati utilizzati soprattutto dalle nuove generazioni, si potrebbero studiare forme alternative di trasmissione del sapere, sperando tuttavia di non dover corrispondere alle assurde pretese di quel Dirigente (!) preoccupato per il fatto che la chiusura straordinaria delle scuole avrebbe comportato un danno alla preparazione didattica dell’Istituto. A proposito di “matti” ci sono anche queste tipologie, che assestano un colpo di credibilità fortissimo alla validità della preparazione scolastica dei nostri studenti: basta lavorare sul “sapere” in modo esclusivo ed avviare invece un “saper fare”, che nella scuola italiana è fortemente carente. In Italia c’è ancora troppa accademia e troppi parrucconi vetusti a dettar legge. Chissà che un “virus” anche tanto pericoloso non ci aiuti in quella direzione.
E poi la grande confusione che alberga sovrana è dovuta proprio a questo analfabetismo civile che caratterizza il momento. L’altra sera ho ricevuto la richiesta da parte di una giovane amica supplente temporanea di farsi accompagnare alla Guardia medica. Forse non era necessario ma la solitudine fa brutti scherzi e quindi mi sono prestato per accontentarla. Aveva seguito le indicazioni prescritte dal giorno prima, per cui per accedere occorreva prenotare telefonicamente l’appuntamento. Ed era tutto in regola: niente di che, solo un mal di gola persistente, qualche linea di febbre. Ma mentre attendevo che uscisse dall’ambulatorio sono passate altre persone che non avevano tuttavia prenotato e le Guardie giurate le informavano su come fare, commentando in modo improprio che “la legge non ammette ignoranza”. Purtroppo non di “legge” si trattava, ma di una prescrizione temporanea di tipo organizzativo tesa ad evitare assembramenti pericolosi per la diffusione della patologia virale; e poi solo da poche ore era stata comunicata: fino al giorno prima chi aveva bisogno in giorno festivo o feriale notturno di un controllo ne poteva usufruire senza alcun preavviso. Ecco, dunque, che – guardandosi intorno – i matti li scopriamo un po’ dappertutto, a partire da noi stessi, ovviamente.

Joshua Madalon

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LA (nostra) VITA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS (dall’osservatorio di Prato) ….continua……

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LA (nostra) VITA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS (dall’osservatorio di Prato)……continua…..

Mentre rileggo il mio post di ieri seguo uno dei programmi di informazione del canale La7, Tagadà, e sono preso da un desiderio di esprimere pubblicamente il mio profondo disgusto verso un giornalista, tale Francesco Borgonovo, che pretende anche di esprimere “La Verità” ( è questo il nome del giornale di cui è caporedattore ). Nazionalista e sovranista convinto, non perde occasione, anche in questi frangenti critici, di lanciare attacchi alla comunità cinese e a coloro che in occasioni diverse ne hanno sottolineato la civiltà. Più o meno, egli dice che come nel momento della crisi più acuta vissuta in Cina qualcuno ha solidarizzato con la comunità in Italia entrando nei locali gestiti da quella, ora quelle stesse persone dovrebbero riempire i locali dei nostri connazionali, che invece sono vuoti. Lo fa con acredine: d’altra parte è la sua prossemica naturale che esprime tale sentimento: a mio parere, dovrebbe avere una grande difficoltà a reggere il suo stesso sguardo allo specchio.
Ebbene, ritorno su temi già trattati: il nostro Paese non si risolleverà dalla crisi profonda già precedente a questa “tragica” situazione epidemica. Ho la sensazione che se non si ritroverà uno spirito unitario, umile e rispettoso della libertà di ciascuno, limitata solo dagli accenti violenti e minacciosi, nei quali la forma critica oppositiva non possiede elementi di razionalità e di opportunità (non “opportunismo” come purtroppo è solitamente appannaggio di personalità politiche alla ricerca di consensi).
Una delle formulazioni sciovinistiche nazionali recita che “di fronte alle difficoltà emerge il carattere degli italiani”. A volte quel che si intravede è la parte buona, la migliore; in altre occasioni, invece, è quella peggiore. Nel caso di personaggi come Salvini e Borgonovo, che – credo – sia un collega molto stretto del primo, quel che viene fuori è proprio il peggio. E, dunque, se ne ricava che siano proprio queste esternazioni a rivelarne la vera natura.
Allo stesso tempo, da un osservatorio molto particolare che è quello della città di Prato, zona piena Chinatown (via Filzi e via Pistoiese con annessi e connessi), emerge un atteggiamento di profondo rispetto verso la comunità cinese, in grado autonomamente di regolarsi, dimostrando profonda cura e rispetto per le regole restrittive che comunemente dobbiamo seguire.
Bisognerà pure studiare sociologicamente questo periodo, quando arriveremo in fondo; credo che solo a quel punto potremo confermare le nostre opinioni che in questo momento sono “libere” e comprovarle o metterle in discussione. Per ora, ho la sensazione che questa esperienza ci consentirà di avere una migliore interlocuzione tra le due comunità maggiori della città.

Joshua Madalon

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – ottava parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

questo fu la parte riservata all’intervento di Sabrina Pratesi

E dire che ce l’abbiamo con tutti è vero, perché anche i Gruppi degli amministratori locali viaggiano in modo separato ma, con un’ aggettivazione ironica, “molto articolato e diverso”. Troppi negli ultimi tempi scelgono modalità personalistiche preferendo il palcoscenico della Stampa locale alle Assemblee deputate al confronto.
Non è un caso, dunque, che si vada assistendo negli ultimi mesi ad una congerie di candidature per le prossime occasioni che presentano all’opinione pubblica un Partito che non ha come obiettivi la buona Politica, un Programma che contribuisca a rendere meno difficili le condizioni dei pratesi, ma l’acquisizione di prestigio personale da parte di alcuni. Non ne abbiamo proprio bisogno.
Il nostro parere sarebbe che un candidato debba emergere dalla discussione sui programmi e non essere catapultato preventivamente sulla scena semplicemente per la bella faccia che ha. Non ci convincono neanche, e qui chiudiamo, le ventilate ipotesi da parte di alcuni di dare vita a “liste civiche” a meno che questo non sia un “punto di arrivo” condiviso e frutto del dibattito programmatico.
Di fronte a questo quadro sconfortante vi sono però centinaia di semplici militanti che ancora credono in questo Partito e che costituiscono l’ossatura forte dalla quale ripartire: sono le risorse fondamentali su cui poter contare; sono le persone come noi che chiedono solo che vengano messe da parte le divisioni e che si faccia fronte comune contro gli avversari che non sono i nostri amici ed i nostri compagni.
Negli ultimi tempi probabilmente acuiti dalla crisi che morde un po’ tutti ma colpisce maggiormente chi è più debole sono emersi come un problema da affrontare con maggiore urgenza i temi cosiddetti dell’etica e della trasparenza; alcuni di noi ne hanno parlato sin dalla fase genetica del Partito Democratico altri ne hanno parlato da molto prima altri ancora hanno ritirato fuori queste problematiche da poco. Il fatto è che non si può oggi fingere che non esistano motivi validi, a prescindere dagli “scandali” (alcuni dei quali coinvolgenti anche esponenti a noi a vario modo collegabili), per affrontare la questione dei “rimborsi elettorali” (ed il Partito Democratico ha già risposto) e del modo con cui dovrebbe essere finanziato un Partito. Su questo ovviamente siamo convinti che vadano esaminati e discussi i Bilanci per verificare in modo serio e corretto oltre che rigoroso i motivi per cui, anche a Prato, non si riesca ad avere un Bilancio attivo o perlomeno con perdite minime. Noi abbiamo un’idea sul perché e non mancheremo di esplicitarla nel rispetto delle competenze degli organismi statutari. In ogni caso abbiamo aderito al documento che è stato preparato da alcuni dirigenti fiorentini ed è stato diffuso sul web; alcuni degli estensori come abbiamo detto nell’introduzione sono qui con noi e ne parleranno (il loro documento si intitola “Etica e trasparenza); abbiamo altresì dato il nostro apporto alla elaborazione di un Documento sugli stessi temi redatto qui a Prato e presentato alla Segreteria provinciale.

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Mentre Sabrina interviene sul display appaiono le parole del testo della canzone accompagnate solo dalla “base” musicale

L’assenza (Fiorella Mannoia)

(P.Fabrizi)

Sarai distante o sarai vicino
sarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c’è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell’assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un’antica danza
Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C’è solo un posto dove puoi tornare
c’è solo un cuore dove puoi stare

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – seconda parte (dopo il Preambolo)

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – seconda parte (dopo il Preambolo)

Un Blog ha un senso sia quando chi lo conduce esprime le sue caratteristiche, produce testi originali narrativi o pre-narrativi o ancora metanarrativi, sia quando ci si inoltra in riflessioni sociopolitiche legate al tempo che si vive sia quando ci si affida alle onde della memoria soprattutto quella locale e personale, intendendo riferirsi ad esperienze vissute nel corso degli anni, allo scopo di non ridurle nel grande buglione dell’oblio.

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La vicenda “San Paolo” porta il segno di tali scontri e divisioni. Non fu per niente facile avviare il procedimento per la nascita del nuovo Circolo, anche per il fatto che la stragrande maggioranza, la totalità assoluta dei proponenti aveva sostenuto convintamente Massimo Carlesi, candidato “popolare” alla carica di Sindaco nelle Primarie del Partito Democratico, mentre sul territorio agiva un altro Circolo PD che aveva sostenuto il candidato dell’apparato, Paolo Abati. Noi dunque eravamo stati “eretici” e lo rimanevamo anche dopo la sconfitta del 2009, forse anche a noi addebitata in quota parte, minima. Si assisteva ad un’anomalia, che oggi sono portato a considerare “congenita” (anche in questo tempo, come allora dopo una sonora sconfessione dell’apparato, dopo la vittoria “popolare” nelle Primarie aperte ad elettrici ed elettori non solo iscritte/i, della nuova linea Zingaretti, la Segreteria “renziana” ha voluto mantenere una maggioranza illegittima), con la Segreteria sonoramente sconfitta che tuttavia non si schiodava da via Carbonaia. Chiaramente chi decideva non era favorevole alla nostra richiesta.
Trascorsero alcuni mesi durante i quali l’apparato fece melina, frapponendo ostacoli inimmaginabili in un consesso democratico.
Nel 2010 ci fu però un Congresso e noi di via Cilea sostenemmo in maggioranza Ilaria Bugetti preferendola al candidato che aveva i favori del gruppo più forte, Stefano Ciuoffo. Anche in questo caso la nostra candidata prevalse e divenne Segretaria provinciale.
Il percorso per il nostro riconoscimento fu facilitato anche se le difficoltà non furono poche. A fine aprile del 2011 potemmo così annunciare in un Comunicato stampa l’avvio del procedimento fondativo del nuovo Circolo.

COMUNICATO STAMPA

PRATO 04.05.2011 (c.b.) Un nuovo circolo del Partito democratico a San Paolo: tutti d’accordo per l’avvio del percorso costituente. La decisione è stata presentata ieri dalla Segreteria Provinciale del PD al coordinamento del circolo Borgonuovo-San Paolo, ed è stata messa a punto una road-map finalizzata alla nascita del nuovo Circolo.
Si tratterà di un “percorso costituente” che vuole essere nelle intenzioni dei proponenti del nuovo Circolo “un vero valore aggiunto nel quartiere, capace anche di coprire una più vasta area territoriale e di lavorare anche al recupero di iscritti oltre a nuove adesioni al Partito in tutto il territorio”.
Per l’apertura del nuovo circolo di San Paolo in via Cilea presso il Circolo ARCI, i “promotori” in questa fase costituiranno un Coordinamento pro-tempore nominando un responsabile (portavoce).
La fase transitoria sarà chiusa in ottobre con il voto formale dell’Assemblea provinciale del Pd. Da quel momento in poi sarà attiva una nuova suddivisione territoriale sulla quale incidere con la propria attività politica in netta autonomia dei due Circoli.

«Sono molto soddisfatta per l’accordo raggiunto – commenta la segretaria provinciale Ilaria Bugetti – perché si sono messe le basi per crescere ed allargarsi, non per dividere l’esistente. Sono sicura che i promotori faranno un buon lavoro, in uno spirito di collaborazione con il circolo esistente e, per quanto mi sarà possibile, darò il mio contributo al successo dell’iniziativa, che significa nuovo circolo ma anche consolidamento di quello di Borgonuovo».

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continuo a riprodurre alcuni documenti per la storia politica del territorio – Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO seconda parte

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continuo a riprodurre alcuni documenti per la storia politica del territorio – Comitato Civico Permanente di Studio ed Elaborazione Progettuale di San Paolo PRATO seconda parte

18 gennaio 2014

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Il Partito non era (e non è ancor oggi, gonfio dei successi effimeri della valanga renziana) in grado di lavorare in tale direzione; il partito non è in grado neanche di produrre una vera e propria sua Piattaforma programmatica a quattro mesi dalla prossima scadenza elettorale. A noi purtroppo sembra che l’onda dell’incultura sia lunga e che difficilmente in questa città riusciremo a riprendere l’egemonia; si parla di “egemonia” perché anche laddove si fosse in grado di vincere non vi sarebbe alcun cambiamento. E’ la Cultura che manca a questa sedicente classe dirigente ed in tutto questo noi che possediamo il senso dei nostri limiti vorremmo far prevalere la ricerca della conoscenza all’ideologia del pragmatismo quotidiano.
Quando Fabrizio Barca ha deciso di intraprendere il suo Viaggio noi avevamo già avviato un percorso di approfondimento di temi con il più ampio coinvolgimento di persone, di associazioni, di forze politiche, sindacali, economiche ed imprenditoriali e l’avevamo chiamata “La Palestra delle Idee”. Il Partito ci guardava (ma questo avveniva anche prima) con un certo sospetto, ci sopportava, sperando che alla fine ci saremmo stancati. Non è accaduto anche se il nostro stato è in una fase precomatosa, nella quale la nostra forza è tendenzialmente “fuori” dal Partito, anche se singolarmente ciascuno deciderà il proprio destino. Quando abbiamo letto la “Memoria” di Fabrizio ci si è aperto un varco ed è stato lì che abbiamo attivato i nostri contatti ed è partito l’invito, raccolto con entusiasmo da Fabrizio e Silvia, ma accolto con enormi sospetti dall’apparato locale con il quale abbiamo dovuto ingaggiare un braccio di ferro inspiegabile a chi poco conosce i meccanismi della Politica.
Dopo quell’incontro siamo andati avanti per un po’ con i vari incontri de “La Palestra delle Idee” riscuotendo grandi consensi in particolre fra gli osservatori esterni alla Politica. In alcuni di questi incontri abbiamo cominciato a discutere con Massimo Bressan, con Betsy Krause, con Roberto Vezzosi; abbiamo attivato un rapporto molto stretto con alcuni altri Circoli, con il Laboratorio di via del Cittadino fatto soprattutto di giovani, come Michele Del Campo, direttore della FIL (che si occupa di Formazione professionale e mercato del Lavoro) e con alcuni rappresentanti di forze politiche minori, come Alessandro Michelozzi. E le discussioni sono state frequenti, assidue e fruttuose dal punto di vista progettuale; anche se negli ultimi mesi abbiamo dovuto pagare lo scotto degli appuntamenti frenetici che la Politica del Partito Democratico ci ha riservato con la congerie di pre-Congressi e Congressi, di Primarie e Secondarie che tutti conosciamo. E si è perso del tempo prezioso per ascoltare e discutere, per analizzare ed approfondire. Sì, tempo prezioso! Anche se vi è una parte dell’apparato che sembra avere l’orticaria quando le si chiede di confrontarsi: hanno già le loro soluzioni, ovverosia i nomi ed i cognomi di coloro che saranno chiamati a comandare.
Ma arriviamo a noi ed a quello che, a prescindere da quale sia il destino di questo Partito e di questa città, noi vorremmo proporre. Innanzitutto il territorio, questo che circonda il Circolo; un’area ben precisa che conosciamo come Macrolotto Zero. E’ un’area caratterizzata da forte connotazione industriale sulla quale aveva puntato grande attenzione Bernardo Secchi con il suo Piano urbanistico del 1996. Abbiamo incontrato il grande urbanista venerdì 10 u.s. in un incontro che rimarrà nella nostra memoria come lezione somma di intervento urbanistico in un’area postindustriale. E forse l’idea di ripartire dall’analisi di quel Piano a quasi venti anni di distanza per lavorare poi su questo nuovo tessuto sfrangiato di rapporti umani vecchi e nuovi non è irrilevante. Noi non vogliamo porci dei limiti troppo vicini; anche per questo non vendiamo a nessuno la nostra proposta in relazione a competizioni elettorali ravvicinate. Costruiremo un Progetto che veda la presenza costante di un nucleo di esperti di vari settori che ci aiutino a comprendere meglio la nostra realtà, coinvolgendo gli stessi abitanti del Quartiere, sia quelli autoctoni che stranieri, con frequenti interviste sia strutturate che libere da registrare in video che conserveremo in un nostro Archivio della Memoria. Il Progetto che è “in fieri” si chiamerà quasi certamente “Quartieri inclusivi” ma ne discuteremo meglio nei prossimi giorni. Gli obiettivi minimi sono quelli di una migliore conoscenza della nostra realtà, ma ci piacerebbe essere in grado di migliorare la condizione di vita “morale” e “civile” di tutti gli abitanti, contribuendo a creare un clima più sereno fra le diverse etnie portandole tutte ad una positiva cointegrazione.

…2….. segue integrazione

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